Lampedusa, Europa. La fabbrica della clandestinità

27 ottobre 2008
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centro di Lampedusa foto di Giovanni Hänninen

“per istituire il proprio sé, cioè il «noi» che si autogoverna, l’unione europea istituisce frontiere e politiche dell’immigrazione. senza dubbio, una delle offerte dell’unione europea ai paesi membri è: «unisciti a noi e ti aiuteremo a vigilare sulle tue frontiere contro i lavoratori indesiderati. ci assicureremo anche che tu possa avere quei lavoratori a basso costo e che loro entrino con uno status meno che legale. e non preoccuparti: la tua popolazione non si altererà in modo permanente». o ancora: «potremmo produrre una classe lavoratrice permanente per te»…”
[judith butler, “who sings the nation-state?”]

Martedì 28 Ottobre ore 21, al circolo arci Metissage Lorenzo Bernini e Giovanni Hänninen raccontano il centro di accoglienza (ex cpt) di Lampedusa visitato questo settembre. Saranno proiettate le fotografie di Giovanni Hänninen.

CIRCOLO ARCI METISSAGE
Via Borsieri 2 – entrata da Via De Castilla
Quartiere Isola – Milano
ingresso con tessera Arci

fotografia (c) Giovanni Hänninen 2008

Aggiornamento del giorno dopo: qui le fotografie di Giovanni proiettate durante la serata

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3 Responses to Lampedusa, Europa. La fabbrica della clandestinità

  1. Cecile Landman il 27 ottobre 2008 alle 14:32

    Ieri si è tenuta la terza commemorazione con i sopravvissuti del rogo al centro di detenzione per immigrati al aeroporto Schiphol, di Amsterdam nei Paesi Bassi.

    Rifiutati dallo stato olandese, e in attesa della loro deportazione, undici persone sono morti, rinchiusi nelle loro celle, nel fuoco della notte del 26 ottobre, 2005.

    La detenzione di immigrati nel tan civile Olanda (sic!) si può senza nessun dubbio dichiarare disumano, e di fatto illegale.

    Ho qui linkato al mio nome il sito ‘schipholwakes.nl’ che porta dei rapporti al riguardo, di Amnesty e altri, in inglese.

  2. véronique vergé il 27 ottobre 2008 alle 18:36

    Mi sono sempre chiesto com’è l’isola, se ha il cuore per accogliere il dolore dell’ altro continente, cosi vicino e cosi allontanato. A volte ho immaginato le donne con i bambini e il mare di lungo viaggio, la fame e la sete, ho immaginato la speranza dentro cuore, la stanchezza, la paura, lo sguardo fissato sull’isola.
    Ho molto sognato su Lampedusa che vedevo come una terra faro, ma anche crudele dove si frammenta il desiderio di allontanare la fame.
    Ho sentito il sale sul volto, il ricordo del sole livido.
    Ho immaginato i corpi annegati, il sole speranza scoppiato nel cuore, ho immaginato le mani afferrando la sabbia.
    Non ho mai incrociato un solo sguardo, perché era terribile da mostrare, solo si vede un gruppo disperato,
    ma a volte vorrei ascoltare una voce venuta dall’ altro continente, dire il lungo viaggio, la speranza,
    non solo immaginare.

  3. jan il 29 ottobre 2008 alle 19:02

    Bella serata, circa 40 partecipanti, il circolo arci è molto accogliente, sbalorditiva la relazione di Lorenzo e Giovanni che ci dicono il contrario di quel che pensavamo tutti.
    Peccato per chi non c’era.