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	<title>Commenti a: Quale realtà? &#8211; Note in margine alla questione del realismo in letteratura</title>
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		<title>Di: Mom</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/#comment-100604</link>
		<dc:creator>Mom</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 09:16:24 +0000</pubDate>
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		<description>Mamma mia! Viva il frullatone.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mamma mia! Viva il frullatone.</p>
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		<title>Di: sandro dell'orco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/#comment-100433</link>
		<dc:creator>sandro dell'orco</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 09:31:08 +0000</pubDate>
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		<description>Vorrei ancora, a sostegno della tesi anti realistica di Giulio, precisare meglio il mio pensiero. Ciò che distingue la narrativa in senso enfatico da tutte le altre possibili modalità di discorso è che in essa è presente il pàthos, che - sempre per esprimersi in termini greci - nasce dal thumòs dell&#039;autore, si deposita nel suo discorso, e raggiunge il thumòs del lettore. Il pàthos non è conoscenza discorsiva, concettuale, è l&#039;atto di sentire qualcosa, detto in in breve è un sentimento, un&#039;emozione. 
Il pàthos è conoscenza come lo sono il piacere, il dolore, la paura, la speranza, l&#039;odio, la simpatia ecc. Esso in ogni caso nasce dalla pressione del mondo sull&#039;anima dell&#039;individuo, il quale, se non può risolverlo nella realtà, lo esprime nel canto, nella poesia o nella narrazione. In questo senso la narrativa è un indice della bontà o meno del mondo, dice ciò che il mondo fa all&#039;individuo in un certo momento storico, dice il dolore, il pàthos cui lo sottopone per farlo sopravvivere. Da questo punto di vista la narrativa è la conoscenza più importante, quella che davvero conta, del mondo, poiché ci dice se il mondo fa felice o infelice l&#039;uomo. L&#039;altra conoscenza, quella del discorso scientifico o comunque concettuale, invece ci spiega il mondo, ce ne mostra le leggi, e nel migliore dei casi ci mostra razionalmente la causa del nostro pàthos, ma mai e poi mai esprime il pàthos stesso.
Tutto questo per dire che la rappresentazione della realtà (naturalismo, realismo ecc.) non è essenziale alla narrativa, non è il suo scopo, e pertanto può esserci o non esserci a seconda che il pàthos la richieda o meno per la propria espressione. Ritengo inoltre  - ma è solo una mia ipotesi, da verificare - che con il Novecento il mondo sia così cambiato, prema a tal punto sul singolo, che questo non sia più in grado di effettuare nella realtà un&#039;azione spontanea, cioè dettata dall&#039;anima invece che dalla ratio. Ma ciò che vale nella realtà empirica vale anche nella realtà immaginata. Dunque il narratore, se vuole esprimere il suo pàthos, la sua anima, è costretto ad abbandonare la realtà.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei ancora, a sostegno della tesi anti realistica di Giulio, precisare meglio il mio pensiero. Ciò che distingue la narrativa in senso enfatico da tutte le altre possibili modalità di discorso è che in essa è presente il pàthos, che &#8211; sempre per esprimersi in termini greci &#8211; nasce dal thumòs dell&#8217;autore, si deposita nel suo discorso, e raggiunge il thumòs del lettore. Il pàthos non è conoscenza discorsiva, concettuale, è l&#8217;atto di sentire qualcosa, detto in in breve è un sentimento, un&#8217;emozione.<br />
Il pàthos è conoscenza come lo sono il piacere, il dolore, la paura, la speranza, l&#8217;odio, la simpatia ecc. Esso in ogni caso nasce dalla pressione del mondo sull&#8217;anima dell&#8217;individuo, il quale, se non può risolverlo nella realtà, lo esprime nel canto, nella poesia o nella narrazione. In questo senso la narrativa è un indice della bontà o meno del mondo, dice ciò che il mondo fa all&#8217;individuo in un certo momento storico, dice il dolore, il pàthos cui lo sottopone per farlo sopravvivere. Da questo punto di vista la narrativa è la conoscenza più importante, quella che davvero conta, del mondo, poiché ci dice se il mondo fa felice o infelice l&#8217;uomo. L&#8217;altra conoscenza, quella del discorso scientifico o comunque concettuale, invece ci spiega il mondo, ce ne mostra le leggi, e nel migliore dei casi ci mostra razionalmente la causa del nostro pàthos, ma mai e poi mai esprime il pàthos stesso.<br />
Tutto questo per dire che la rappresentazione della realtà (naturalismo, realismo ecc.) non è essenziale alla narrativa, non è il suo scopo, e pertanto può esserci o non esserci a seconda che il pàthos la richieda o meno per la propria espressione. Ritengo inoltre  &#8211; ma è solo una mia ipotesi, da verificare &#8211; che con il Novecento il mondo sia così cambiato, prema a tal punto sul singolo, che questo non sia più in grado di effettuare nella realtà un&#8217;azione spontanea, cioè dettata dall&#8217;anima invece che dalla ratio. Ma ciò che vale nella realtà empirica vale anche nella realtà immaginata. Dunque il narratore, se vuole esprimere il suo pàthos, la sua anima, è costretto ad abbandonare la realtà.</p>
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		<title>Di: soldato blu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/#comment-100403</link>
		<dc:creator>soldato blu</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 15:49:52 +0000</pubDate>
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		<description>@ Giulio Milani

Grazie Giulio per la precisazione.

Ah, quando ho lanciato la &quot;storiellina&quot; la tua risposta non era ancora comparsa. Grazie di nuovo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Giulio Milani</p>
<p>Grazie Giulio per la precisazione.</p>
<p>Ah, quando ho lanciato la &#8220;storiellina&#8221; la tua risposta non era ancora comparsa. Grazie di nuovo.</p>
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		<title>Di: soldato blu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/#comment-100402</link>
		<dc:creator>soldato blu</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 15:45:51 +0000</pubDate>
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		<description>Mi sono dimenticato di una cosa. 

Uno scienziato ha voluto portare a fondo la verifica delle pretese buddhiste, che per indicare un kalpa raccontano la storia del vecchietto che sale sulla cima dell&#039;Himalaia per sfiorarne la cima, una sola volta, con un foulard di seta, per poi discendere e poi, ancora risalire, sino a spianare la montagna.

Ebbene il tempo che ci impiegherebbe il vecchio corrisponde, in scala, al tempo di durata di una espansione e di contrazione. Infilando la giustezza della cifra con una probabilità che rasenta l&#039;impossibile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono dimenticato di una cosa. </p>
<p>Uno scienziato ha voluto portare a fondo la verifica delle pretese buddhiste, che per indicare un kalpa raccontano la storia del vecchietto che sale sulla cima dell&#8217;Himalaia per sfiorarne la cima, una sola volta, con un foulard di seta, per poi discendere e poi, ancora risalire, sino a spianare la montagna.</p>
<p>Ebbene il tempo che ci impiegherebbe il vecchio corrisponde, in scala, al tempo di durata di una espansione e di contrazione. Infilando la giustezza della cifra con una probabilità che rasenta l&#8217;impossibile.</p>
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	<item>
		<title>Di: Giulio Milani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/#comment-100400</link>
		<dc:creator>Giulio Milani</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 15:43:24 +0000</pubDate>
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		<description>@soldato blu
Messa giù così, come &quot;verificazione scientifica di una teoria antropologica&quot;, francamente, pare troppo anche a me. ;-) Voglio dire che qui  non si tratta di mettere le braghe all&#039;universo.
A me interessava porre l&#039;accento sulla vitalità di questa teoria, non differentemente da quanto posto da Marco in termini di &quot;strumentalità&quot; o attrezzatura. Contro o &quot;malgrado&quot; (direbbe Vattimo) lo stesso Girard.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@soldato blu<br />
Messa giù così, come &#8220;verificazione scientifica di una teoria antropologica&#8221;, francamente, pare troppo anche a me. ;-) Voglio dire che qui  non si tratta di mettere le braghe all&#8217;universo.<br />
A me interessava porre l&#8217;accento sulla vitalità di questa teoria, non differentemente da quanto posto da Marco in termini di &#8220;strumentalità&#8221; o attrezzatura. Contro o &#8220;malgrado&#8221; (direbbe Vattimo) lo stesso Girard.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: soldato blu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/#comment-100399</link>
		<dc:creator>soldato blu</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 15:31:57 +0000</pubDate>
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		<description>Io, timidamente, chiedo un piccolo approfondimento di una questione che è stata fatta balenare, qui, per me, per la prima volta: la connessione tra &quot;neuroni specchio&quot; e, a quanto mi è dato di capire, il &quot;mimetismo&quot; girardiano.
Saremmo, quindi, di fronte non a una storia, immaginata dall&#039;autore francese, come &quot;L &#039;uomo Mosè&quot; di Freud, ma addirittura a una verificazione scientifica di una teoria antropologica.

Mi pare troppo.

Una volta chiesi a un amico fisico qualcosa sui neutrini: se hanno massa ha ragione il buddhismo, il tempo dell&#039;universo è fatto a kalpa, espansione e contrazione, se non hanno massa ha ragione Gesù Cristo, un inizio e una fine. L&#039;apocalisse.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io, timidamente, chiedo un piccolo approfondimento di una questione che è stata fatta balenare, qui, per me, per la prima volta: la connessione tra &#8220;neuroni specchio&#8221; e, a quanto mi è dato di capire, il &#8220;mimetismo&#8221; girardiano.<br />
Saremmo, quindi, di fronte non a una storia, immaginata dall&#8217;autore francese, come &#8220;L &#8216;uomo Mosè&#8221; di Freud, ma addirittura a una verificazione scientifica di una teoria antropologica.</p>
<p>Mi pare troppo.</p>
<p>Una volta chiesi a un amico fisico qualcosa sui neutrini: se hanno massa ha ragione il buddhismo, il tempo dell&#8217;universo è fatto a kalpa, espansione e contrazione, se non hanno massa ha ragione Gesù Cristo, un inizio e una fine. L&#8217;apocalisse.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/#comment-100394</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 13:05:11 +0000</pubDate>
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		<description>Marco, no sono poco intelligente. Non ho nessuna propensione a fare operazioni con le parole e coi concetti. Quindi ho bisogno di semplicità e concretezza. Ho bisogno delle parole &#039;per tutti&#039;.
La cosa curiosa è che proprio Milani è stato maestro in questo.

Comunque era uno strepito venuto fuori così, non è che volevo fare polemica, nel senso che se volevo fare polemica continuavo, invece mi pare di aver detto tutto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Marco, no sono poco intelligente. Non ho nessuna propensione a fare operazioni con le parole e coi concetti. Quindi ho bisogno di semplicità e concretezza. Ho bisogno delle parole &#8216;per tutti&#8217;.<br />
La cosa curiosa è che proprio Milani è stato maestro in questo.</p>
<p>Comunque era uno strepito venuto fuori così, non è che volevo fare polemica, nel senso che se volevo fare polemica continuavo, invece mi pare di aver detto tutto.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: marco rovelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/#comment-100391</link>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 11:01:54 +0000</pubDate>
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		<description>Credo sia molto utile l&#039;intervento di Dell&#039;Orco. Girard offre infatti dei dispositivi molto potenti - ma che sono per me utili proprio e solo nella misura in cui non vengono assolutizzati, eretti a principi monologici. Per cui si tratta di giocarli, quei principi, contro Girard stesso, contro ogni sua pretesa fondazionalista e tanto più (va da sé) apologetica. Riconoscere insomma la perspicuità degli attrezzi da lui forgiati (ma in realtà: che lui forgia combinando dispositivi preesistenti), ma solo come attrezzi finalizzati a scopi determinati, accanto ad altri - e non, come vorrebbe lui (sono d&#039;accordo con la recensione del suo ultimo libro su Alias), buoni per tutte le stagioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo sia molto utile l&#8217;intervento di Dell&#8217;Orco. Girard offre infatti dei dispositivi molto potenti &#8211; ma che sono per me utili proprio e solo nella misura in cui non vengono assolutizzati, eretti a principi monologici. Per cui si tratta di giocarli, quei principi, contro Girard stesso, contro ogni sua pretesa fondazionalista e tanto più (va da sé) apologetica. Riconoscere insomma la perspicuità degli attrezzi da lui forgiati (ma in realtà: che lui forgia combinando dispositivi preesistenti), ma solo come attrezzi finalizzati a scopi determinati, accanto ad altri &#8211; e non, come vorrebbe lui (sono d&#8217;accordo con la recensione del suo ultimo libro su Alias), buoni per tutte le stagioni.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Giulio Milani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/#comment-100390</link>
		<dc:creator>Giulio Milani</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 10:57:09 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Sandro, non avrei saputo dir meglio. Grazie. Mi rendo conto infatti che questo  articolo può risultare, a seconda del momento della lettura di ognuno, o troppo ostico (in quanto procede da determinate premesse, anche di vocabolario) o troppo banale (per chi, come te, conosce bene l&#039;argomento).
Tuttavia, rispetto alla tua chiusa, in base alla quale sembrerebbe possibile una lettura ideologica di questa teoria, e quindi una sua magari anche legittima relativizzazione, vorrei segnalare che stanno arrivando importanti conferme su un fronte inaspettato, quelle delle neuro-scienze (vedi gli studi sui “neuroni a specchio&quot; di cui ha parlato anche Sergio Garufi in altro post). 
Insomma, prima di correre in avanti (o indietro, mi pare di capire!) – come è anche giusto fare rispetto a una teoria che ha la stessa efficacia, e magari la stessa rozzaggine, di uno strumento diagnostico tipo i raggi X – forse varrebbe la pena rifletterci un momento di più, e farne – ognuno a proprio modo – tesoro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Sandro, non avrei saputo dir meglio. Grazie. Mi rendo conto infatti che questo  articolo può risultare, a seconda del momento della lettura di ognuno, o troppo ostico (in quanto procede da determinate premesse, anche di vocabolario) o troppo banale (per chi, come te, conosce bene l&#8217;argomento).<br />
Tuttavia, rispetto alla tua chiusa, in base alla quale sembrerebbe possibile una lettura ideologica di questa teoria, e quindi una sua magari anche legittima relativizzazione, vorrei segnalare che stanno arrivando importanti conferme su un fronte inaspettato, quelle delle neuro-scienze (vedi gli studi sui “neuroni a specchio&#8221; di cui ha parlato anche Sergio Garufi in altro post).<br />
Insomma, prima di correre in avanti (o indietro, mi pare di capire!) – come è anche giusto fare rispetto a una teoria che ha la stessa efficacia, e magari la stessa rozzaggine, di uno strumento diagnostico tipo i raggi X – forse varrebbe la pena rifletterci un momento di più, e farne – ognuno a proprio modo – tesoro.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sandro dell'orco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/#comment-100385</link>
		<dc:creator>sandro dell'orco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 10:21:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/#comment-100385</guid>
		<description>Dicevo ieri che l&#039;affermazione del mio caro amico Giulio circa il compito del narratore è giusta in generale, a prescindere dal particolare significato che lui vi attribuisce. Ciò va spiegato e proverò a farlo. Il compito del narratore è per lui un compito essenzialmente sociale, soteriologico, come lui dice, cioè salvifico nei confronti degli altri individui della sua società. Ciò non può essere contestato: da quando esiste, la letteratura ha una sua riconosciuta e importante utilità sociale, declinata, a partire da Aristotele, nei modi più vari. Ma Giulio si stacca da ogni precedente estetica filosofica per aderire ad una visione assolutamente nuova, antropologico - religiosa, del fatto letterario, quella di René Girard, in cui l’ utilità sociale del narratore assume un senso anch’esso nuovo e molto particolare. La teoria di Girard – mi si scusi dei colpi di scure con cui debbo procedere per ragioni di brevità – è un’antropologia, cioè pretende di dire qualcosa di definitivo sulla natura umana: rifiuta cioè una visione aperta, plastica, essenzialmente modificabile, storica, dell’uomo, per inchiodarlo ad una sua pretesa natura mimetica cui sarebbe fissato da sempre e per sempre. Non entro in dettaglio. Questa natura mimetica sarebbe poi alla base della sua eterna e insopprimibile aggressività e violenza intraspecifica. In sostanza, l’istinto di morte, che Freud  aveva scoperto nell’inconscio, e che con spirito illuminista aveva dichiarato integrabile a quello di vita in un progetto di civilizzazione storica in cui “L’Es doveva diventare Io”, viene di nuovo dogmaticamente appioppato in eterno all’uomo, secondo i dettami della religione cattolica. Il mondo sarà sempre una valle di lacrime. Rassegniamoci. L’uomo è cattivo. L’uomo è mimetico. 
Dati questi presupposti hobbesiani non sarebbe possibile alcuna società umana. L’ “homo homini lupus” impedirebbe prima o poi ogni aggregazione umana. Come spiegare allora la permanenza delle società umane sia pur nell’antagonismo e nel conflitto? Girard trova ancora una volta la  soluzione nella psicologia freudiana. L’innata aggressività di ognuno contro tutti, che distruggerebbe la società, viene di norma convogliata, dai capi religiosi e civili, fuori della società,  o, se non fuori, per lo meno ai suoi margini, con il meccanismo ben noto della proiezione paranoica,  con l’invenzione del nemico esterno o interno, detto anche, nella terminologia girardiana, vittima sacrificale. 
Gesù Cristo svelerebbe, come vittima sacrificale innocente, il meccanismo segreto con cui da sempre si tiene in piedi la società, e  aprirebbe gli occhi agli uomini sulla loro natura e sui meccanismi inconsci per mezzo dei quali continuano a mantenersi in vita. Indicherebbe anche l’unica via possibile per una società sopportabile: la visione disincantata della violenza innata, originale, degli uomini, e la sua conseguente implacabile repressione in nome dell’amore. 
Questa teoria è una riproposizione in chiave scientifica della religione cristiana. E come questa si basa su un atto di fede, che esista una natura umana cattiva, immodificabile dalla società e dalla storia, che si può solo sopportare e reprimere, con sacrificio e contrizione.
La letteratura, in questo quadro, avrebbe il compito di continuare l’opera di svelamento, di demistificazione - iniziata da Gesù e proseguita dalla Chiesa – con i mezzi dell’arte letteraria. Una sorta di immersione in se stessi, nella propria vicenda umana, per metterne in luce la propria insopprimibile, ancorché resistibile, natura mimetica e aggressiva.
Tale teoria si potrebbe riesaminare come ideologia (falsa coscienza socialmente necessaria) dell’attuale momento storico. Ma sarebbe troppo lungo farlo in questa sede.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dicevo ieri che l&#8217;affermazione del mio caro amico Giulio circa il compito del narratore è giusta in generale, a prescindere dal particolare significato che lui vi attribuisce. Ciò va spiegato e proverò a farlo. Il compito del narratore è per lui un compito essenzialmente sociale, soteriologico, come lui dice, cioè salvifico nei confronti degli altri individui della sua società. Ciò non può essere contestato: da quando esiste, la letteratura ha una sua riconosciuta e importante utilità sociale, declinata, a partire da Aristotele, nei modi più vari. Ma Giulio si stacca da ogni precedente estetica filosofica per aderire ad una visione assolutamente nuova, antropologico &#8211; religiosa, del fatto letterario, quella di René Girard, in cui l’ utilità sociale del narratore assume un senso anch’esso nuovo e molto particolare. La teoria di Girard – mi si scusi dei colpi di scure con cui debbo procedere per ragioni di brevità – è un’antropologia, cioè pretende di dire qualcosa di definitivo sulla natura umana: rifiuta cioè una visione aperta, plastica, essenzialmente modificabile, storica, dell’uomo, per inchiodarlo ad una sua pretesa natura mimetica cui sarebbe fissato da sempre e per sempre. Non entro in dettaglio. Questa natura mimetica sarebbe poi alla base della sua eterna e insopprimibile aggressività e violenza intraspecifica. In sostanza, l’istinto di morte, che Freud  aveva scoperto nell’inconscio, e che con spirito illuminista aveva dichiarato integrabile a quello di vita in un progetto di civilizzazione storica in cui “L’Es doveva diventare Io”, viene di nuovo dogmaticamente appioppato in eterno all’uomo, secondo i dettami della religione cattolica. Il mondo sarà sempre una valle di lacrime. Rassegniamoci. L’uomo è cattivo. L’uomo è mimetico.<br />
Dati questi presupposti hobbesiani non sarebbe possibile alcuna società umana. L’ “homo homini lupus” impedirebbe prima o poi ogni aggregazione umana. Come spiegare allora la permanenza delle società umane sia pur nell’antagonismo e nel conflitto? Girard trova ancora una volta la  soluzione nella psicologia freudiana. L’innata aggressività di ognuno contro tutti, che distruggerebbe la società, viene di norma convogliata, dai capi religiosi e civili, fuori della società,  o, se non fuori, per lo meno ai suoi margini, con il meccanismo ben noto della proiezione paranoica,  con l’invenzione del nemico esterno o interno, detto anche, nella terminologia girardiana, vittima sacrificale.<br />
Gesù Cristo svelerebbe, come vittima sacrificale innocente, il meccanismo segreto con cui da sempre si tiene in piedi la società, e  aprirebbe gli occhi agli uomini sulla loro natura e sui meccanismi inconsci per mezzo dei quali continuano a mantenersi in vita. Indicherebbe anche l’unica via possibile per una società sopportabile: la visione disincantata della violenza innata, originale, degli uomini, e la sua conseguente implacabile repressione in nome dell’amore.<br />
Questa teoria è una riproposizione in chiave scientifica della religione cristiana. E come questa si basa su un atto di fede, che esista una natura umana cattiva, immodificabile dalla società e dalla storia, che si può solo sopportare e reprimere, con sacrificio e contrizione.<br />
La letteratura, in questo quadro, avrebbe il compito di continuare l’opera di svelamento, di demistificazione &#8211; iniziata da Gesù e proseguita dalla Chiesa – con i mezzi dell’arte letteraria. Una sorta di immersione in se stessi, nella propria vicenda umana, per metterne in luce la propria insopprimibile, ancorché resistibile, natura mimetica e aggressiva.<br />
Tale teoria si potrebbe riesaminare come ideologia (falsa coscienza socialmente necessaria) dell’attuale momento storico. Ma sarebbe troppo lungo farlo in questa sede.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: marco rovelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/#comment-100343</link>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 13:22:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/#comment-100343</guid>
		<description>Premessa maggiore: Io l&#039;ho capito, e capisco uno che dica su questo scritto Non sono d&#039;accordo, ma fatico a capire uno che dica Non l&#039;ho capito
Premessa minore: Tu non sei poco intelligente, a quanto ne ho capito negli anni di questa reticolare conoscenza
Conclusione: Sarà che la tua lettura era svogliata e il tuo commento fatto per amor di polemica (altro dato che di te mi risulta piuttosto chiaro in relazione alla nostra conoscenza pregressa)?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Premessa maggiore: Io l&#8217;ho capito, e capisco uno che dica su questo scritto Non sono d&#8217;accordo, ma fatico a capire uno che dica Non l&#8217;ho capito<br />
Premessa minore: Tu non sei poco intelligente, a quanto ne ho capito negli anni di questa reticolare conoscenza<br />
Conclusione: Sarà che la tua lettura era svogliata e il tuo commento fatto per amor di polemica (altro dato che di te mi risulta piuttosto chiaro in relazione alla nostra conoscenza pregressa)?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/#comment-100337</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 12:42:16 +0000</pubDate>
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		<description>Non ci ho capito niente. Sono annegato tra le parole alla quindicesima riga. 
I casi sono due, sono io poco intelligente (è possibile) oppure è una specie di gioco di combinazione dove si interviene buttando un po&#039; di materiale senza preoccuparsi che il materiale sia in collegamento col mondo esterno. Un fantasy game insomma.
Nel secondo caso vorrei darvi l&#039;idea di organizzare dei tornei.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ci ho capito niente. Sono annegato tra le parole alla quindicesima riga.<br />
I casi sono due, sono io poco intelligente (è possibile) oppure è una specie di gioco di combinazione dove si interviene buttando un po&#8217; di materiale senza preoccuparsi che il materiale sia in collegamento col mondo esterno. Un fantasy game insomma.<br />
Nel secondo caso vorrei darvi l&#8217;idea di organizzare dei tornei.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Giulio Milani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/#comment-100331</link>
		<dc:creator>Giulio Milani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 11:40:06 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie, Marino. Ricordo anch&#039;io con piacere quel soggiorno al Nord.

@Sandro
Ho posto la questione del compito, o dei compiti del narratore anche per rispondere all&#039;idea che le narrazioni abbiano solo intenti o possibilità ludiche, di intrattenimento. 
Sono d&#039;accordo anche col tuo secondo enunciato, dal momento che il mio articolo risponde alla domanda &quot;Quale realtà?” – in ambito letterario – e la risposta è: quella umana. Nell&#039;ambito della realtà umana, infatti, anche alla narrazione è a mio avviso concesso un compito e un ruolo conoscitivo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, Marino. Ricordo anch&#8217;io con piacere quel soggiorno al Nord.</p>
<p>@Sandro<br />
Ho posto la questione del compito, o dei compiti del narratore anche per rispondere all&#8217;idea che le narrazioni abbiano solo intenti o possibilità ludiche, di intrattenimento.<br />
Sono d&#8217;accordo anche col tuo secondo enunciato, dal momento che il mio articolo risponde alla domanda &#8220;Quale realtà?” – in ambito letterario – e la risposta è: quella umana. Nell&#8217;ambito della realtà umana, infatti, anche alla narrazione è a mio avviso concesso un compito e un ruolo conoscitivo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sandro dell'orco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/#comment-100326</link>
		<dc:creator>sandro dell'orco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 10:43:56 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Il compito del narratore è dunque smisurato.&quot; leggo nel testo di Giulio Milani, e ciò deve trovare tutti d&#039;accordo. Certo, si tratta di vedere se questa smisuratezza è proprio quella che ci indica lui, o invece un&#039;altra, ma ciò è secondario rispetto al fatto fondamentale che in effetti il narratore si propone un compito smisurato. Smisurato in doppio senso, che deve raggiungere luoghi spirituali in cui gli altri uomini in genere non arrivano, e che lì la materia si sottrae alla consueta misurazione. 
Ciò esclude che la narrativa debba spiegare la realtà. La scienza e la filosofia lo sanno fare meglio. 
La narrativa deve rappresentare il pathos, il dolore che la realtà ci procura, e non la stessa realtà. E tale pathos, esistente nell&#039;anima del narratore, può esser rappresentato ed espresso in qualsiasi racconto d&#039;invenzione: l&#039;importante è che ci sia e che venga sentito dagli altri uomini, non il tipo di immagini (fantastiche o meno) che lo ospitano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il compito del narratore è dunque smisurato.&#8221; leggo nel testo di Giulio Milani, e ciò deve trovare tutti d&#8217;accordo. Certo, si tratta di vedere se questa smisuratezza è proprio quella che ci indica lui, o invece un&#8217;altra, ma ciò è secondario rispetto al fatto fondamentale che in effetti il narratore si propone un compito smisurato. Smisurato in doppio senso, che deve raggiungere luoghi spirituali in cui gli altri uomini in genere non arrivano, e che lì la materia si sottrae alla consueta misurazione.<br />
Ciò esclude che la narrativa debba spiegare la realtà. La scienza e la filosofia lo sanno fare meglio.<br />
La narrativa deve rappresentare il pathos, il dolore che la realtà ci procura, e non la stessa realtà. E tale pathos, esistente nell&#8217;anima del narratore, può esser rappresentato ed espresso in qualsiasi racconto d&#8217;invenzione: l&#8217;importante è che ci sia e che venga sentito dagli altri uomini, non il tipo di immagini (fantastiche o meno) che lo ospitano.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: marino</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/#comment-100310</link>
		<dc:creator>marino</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 19:40:01 +0000</pubDate>
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		<description>Ho avuto il piacere di ascoltare una conferenza di Milani ad Amsterdam.
Parole importanti. Grazie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho avuto il piacere di ascoltare una conferenza di Milani ad Amsterdam.<br />
Parole importanti. Grazie.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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