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	<title>Commenti a: La lingua batte dove il dente duole</title>
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		<title>Di: LucaMa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/25/la-lingua-batte-dove-il-dente-duole/#comment-101096</link>
		<dc:creator>LucaMa</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Nov 2008 13:49:30 +0000</pubDate>
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		<description>C&#039;entra molto poco e forse poco interessa, ma anch&#039;io sono sempre stato affezionato a questo detto cosi&#039; bello della nostra lingua. Per me la lingua batte dove il dente duole perche&#039; e&#039; il dente che la chiama, e&#039; un fatto inevitabile, altrimenti batterebbe altrove. Dunque non e&#039; la lingua che sceglie, ma il dente. Questo vuol dire che i fatti aspettano solo di essere raccontati. Su questa falsariga, qualche mese fa, ho iniziato a sperimentare la lettura delle notizie dei quotidiani in chiave letteraria. E&#039; un esercizio per me interessante di cui, chi vuole, puo&#039; vedere i risultati su un blog che si chiama http://doveildenteduole.blogspot.com/
Il tema, molto bello, di questo post e&#039; tutt&#039;altro, ma la coincidenza, per me che sono un lettore affezionato di NI, era troppo golosa per non approfittarne.
L</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;entra molto poco e forse poco interessa, ma anch&#8217;io sono sempre stato affezionato a questo detto cosi&#8217; bello della nostra lingua. Per me la lingua batte dove il dente duole perche&#8217; e&#8217; il dente che la chiama, e&#8217; un fatto inevitabile, altrimenti batterebbe altrove. Dunque non e&#8217; la lingua che sceglie, ma il dente. Questo vuol dire che i fatti aspettano solo di essere raccontati. Su questa falsariga, qualche mese fa, ho iniziato a sperimentare la lettura delle notizie dei quotidiani in chiave letteraria. E&#8217; un esercizio per me interessante di cui, chi vuole, puo&#8217; vedere i risultati su un blog che si chiama <a href="http://doveildenteduole.blogspot.com/" rel="nofollow">http://doveildenteduole.blogspot.com/</a><br />
Il tema, molto bello, di questo post e&#8217; tutt&#8217;altro, ma la coincidenza, per me che sono un lettore affezionato di NI, era troppo golosa per non approfittarne.<br />
L</p>
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		<title>Di: A. Morgillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/25/la-lingua-batte-dove-il-dente-duole/#comment-100937</link>
		<dc:creator>A. Morgillo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 08:44:24 +0000</pubDate>
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		<description>La fine della Storia. Forse. Almeno per il momento. Qui. Da noi. Viviamo in città plurireligiose, pluri..., pluripluri... e bla bla bla. Slegate dal loro stesso passato. Una condizione senza precedenti umani.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La fine della Storia. Forse. Almeno per il momento. Qui. Da noi. Viviamo in città plurireligiose, pluri&#8230;, pluripluri&#8230; e bla bla bla. Slegate dal loro stesso passato. Una condizione senza precedenti umani.</p>
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		<title>Di: plessus</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/25/la-lingua-batte-dove-il-dente-duole/#comment-100935</link>
		<dc:creator>plessus</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 08:20:44 +0000</pubDate>
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		<description>Sono veramente pochi gli scrittori scavatori dell’inconscio che dall’humus del proprio dolore riescono a produrre terriccio universale ove ogni lettore può identificare la piantina delle proprie sofferenze. 
Ancora più difficile la missione della letteratura di scassinare “la solitudine che non cerca più un balsamo nei legami con le persone ma con gli oggetti che le circondano”, la solitudine “funzionale a una società che vuole solitudini arrese, persone sfiancate”, come vede giustamente Bajani. 
Se la gente intendesse, grazie ai libri, che A) la Storia passa attraverso il Dolore e che la propria melanconia, il proprio sottile mal di vivere sono ben poca cosa in confronto, e che B) la sfrontatezza di certa menefreghista gioia di vivere è solo un preservativo che può bucarsi da un momento all’altro, avremmo una società migliore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono veramente pochi gli scrittori scavatori dell’inconscio che dall’humus del proprio dolore riescono a produrre terriccio universale ove ogni lettore può identificare la piantina delle proprie sofferenze.<br />
Ancora più difficile la missione della letteratura di scassinare “la solitudine che non cerca più un balsamo nei legami con le persone ma con gli oggetti che le circondano”, la solitudine “funzionale a una società che vuole solitudini arrese, persone sfiancate”, come vede giustamente Bajani.<br />
Se la gente intendesse, grazie ai libri, che A) la Storia passa attraverso il Dolore e che la propria melanconia, il proprio sottile mal di vivere sono ben poca cosa in confronto, e che B) la sfrontatezza di certa menefreghista gioia di vivere è solo un preservativo che può bucarsi da un momento all’altro, avremmo una società migliore.</p>
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		<title>Di: macondo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/25/la-lingua-batte-dove-il-dente-duole/#comment-100931</link>
		<dc:creator>macondo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 00:34:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=11467#comment-100931</guid>
		<description>La storia la fanno i vincitori, e questa sorta di adagio conferma la sua drammatica verità quando i vincitori non solo tacciono o falsificano la storia dei vinti, ma ne distruggono anche la memoria e il sapere. Conosco poco la storia delle etnie indiane dell&#039;America del Nord, ma passando a quella del Sud, e in particolare all&#039;area Maya, voglio solo menzionare l&#039;opera di un francescano, dunque uno &quot;spirituale&quot;, Diego de Landa, che, inviato a convertire quelle popolazioni, ne mandò al rogo tutti i documenti scritti. E non disdegnò di mandare al rogo anche degli indigeni, che tanto non erano cristiani. (Poi si pentì, e scrisse &quot;Relazione delle cose dello Yucatan&quot;, ma ormai era troppo tardi).
Passando dal dolore della storia a quello della letteratura (per non continuare OT), mi pare che gli scrittori oggi siano più impegnati a contemplare e scrivere il dolore del proprio ombelico che interessarsi al dolore altrui.
Forse per ignoranza o perché i miei neuroni sono pigri, ma se dovessi su due piedi dire di uno scrittore che ha scritto del dolore secolare di intere popolazioni, dovrei andare fino in Uruguay e scomodare la tremenda e stupenda &quot;Memoria del fuoco&quot; di Galeano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La storia la fanno i vincitori, e questa sorta di adagio conferma la sua drammatica verità quando i vincitori non solo tacciono o falsificano la storia dei vinti, ma ne distruggono anche la memoria e il sapere. Conosco poco la storia delle etnie indiane dell&#8217;America del Nord, ma passando a quella del Sud, e in particolare all&#8217;area Maya, voglio solo menzionare l&#8217;opera di un francescano, dunque uno &#8220;spirituale&#8221;, Diego de Landa, che, inviato a convertire quelle popolazioni, ne mandò al rogo tutti i documenti scritti. E non disdegnò di mandare al rogo anche degli indigeni, che tanto non erano cristiani. (Poi si pentì, e scrisse &#8220;Relazione delle cose dello Yucatan&#8221;, ma ormai era troppo tardi).<br />
Passando dal dolore della storia a quello della letteratura (per non continuare OT), mi pare che gli scrittori oggi siano più impegnati a contemplare e scrivere il dolore del proprio ombelico che interessarsi al dolore altrui.<br />
Forse per ignoranza o perché i miei neuroni sono pigri, ma se dovessi su due piedi dire di uno scrittore che ha scritto del dolore secolare di intere popolazioni, dovrei andare fino in Uruguay e scomodare la tremenda e stupenda &#8220;Memoria del fuoco&#8221; di Galeano.</p>
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		<title>Di: macondo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/25/la-lingua-batte-dove-il-dente-duole/#comment-100930</link>
		<dc:creator>macondo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 00:28:47 +0000</pubDate>
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		<description>La storia la fanno i vincitori, e questa sorta di adagio conferma la sua drammatica verità quando i vincitori non solo tacciono o falsificano la storia di vinti, ma ne distruggono anche la memoria e il sapere. Conosco poco la storia delle etnie indiane dell&#039;America del Nord, ma passando a quella del Sud, e in particolare all&#039;area Maya, voglio solo menzionare l&#039;opera di un francescano, dunque uno &quot;spirituale&quot;, Diego de Landa, che, mandato a convertire quelle popolazioni, ne mandò al rogo tutti i documenti scritti. E non disdegnò di mandare al rogo anche degli indigeni, che tanto non erano cristiani. (Poi si pentì, e scrisse &quot;Relazione delle cose dello Yucatan&quot;, ma ormai era troppo tardi).
Passando dal dolore della storia a quello della letteratura (per non continuare OT), mi pare che gli scrittori oggi siano più impegnati a contemplare e scrivere il dolore del proprio ombelico che interessarsi al dolore altrui.
Forse per ignoranza o perché i miei neuroni sono pigri, ma se dovessi su due piedi dire di uno scrittore che ha scritto del dolore secolare di intere popolazioni, dovrei andare fino in Uruguay e scomodare la tremenda e stupenda &quot;Memoria del fuoco&quot; di Galeano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La storia la fanno i vincitori, e questa sorta di adagio conferma la sua drammatica verità quando i vincitori non solo tacciono o falsificano la storia di vinti, ma ne distruggono anche la memoria e il sapere. Conosco poco la storia delle etnie indiane dell&#8217;America del Nord, ma passando a quella del Sud, e in particolare all&#8217;area Maya, voglio solo menzionare l&#8217;opera di un francescano, dunque uno &#8220;spirituale&#8221;, Diego de Landa, che, mandato a convertire quelle popolazioni, ne mandò al rogo tutti i documenti scritti. E non disdegnò di mandare al rogo anche degli indigeni, che tanto non erano cristiani. (Poi si pentì, e scrisse &#8220;Relazione delle cose dello Yucatan&#8221;, ma ormai era troppo tardi).<br />
Passando dal dolore della storia a quello della letteratura (per non continuare OT), mi pare che gli scrittori oggi siano più impegnati a contemplare e scrivere il dolore del proprio ombelico che interessarsi al dolore altrui.<br />
Forse per ignoranza o perché i miei neuroni sono pigri, ma se dovessi su due piedi dire di uno scrittore che ha scritto del dolore secolare di intere popolazioni, dovrei andare fino in Uruguay e scomodare la tremenda e stupenda &#8220;Memoria del fuoco&#8221; di Galeano.</p>
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	<item>
		<title>Di: plessus</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/25/la-lingua-batte-dove-il-dente-duole/#comment-100927</link>
		<dc:creator>plessus</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2008 22:07:53 +0000</pubDate>
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		<description>Soldato blu, sì, la mia memoria fallace richiama vagamente una raffigurazione indiana della prima visione, positiva, con lo sciamano Oglala al centro del mondo, sul suo baio, a fianco dell&#039;albero sacro. Ma la seconda non la ricordo. D&#039;altra parte lessi Alce Nero parla un quarto di secolo fa, credo...
Troppo rare le rappresentazioni letterarie del dolore patito dalla nazione dei nativi americani. Ogni volta che è cambiata la Storia, alle spalle ci sono eccidi di popolazioni. Mai raccontati a sufficienza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Soldato blu, sì, la mia memoria fallace richiama vagamente una raffigurazione indiana della prima visione, positiva, con lo sciamano Oglala al centro del mondo, sul suo baio, a fianco dell&#8217;albero sacro. Ma la seconda non la ricordo. D&#8217;altra parte lessi Alce Nero parla un quarto di secolo fa, credo&#8230;<br />
Troppo rare le rappresentazioni letterarie del dolore patito dalla nazione dei nativi americani. Ogni volta che è cambiata la Storia, alle spalle ci sono eccidi di popolazioni. Mai raccontati a sufficienza.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: soldato blu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/25/la-lingua-batte-dove-il-dente-duole/#comment-100925</link>
		<dc:creator>soldato blu</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2008 20:25:12 +0000</pubDate>
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		<description>O.T. (ma è che sono Indiani)

Sono pienamente d&#039;accordo con plessus che il libro di Dee Brown sia uno dei libri che provocano più commozione: una ripresa in diretta della sconfitta e della fine di un popolo.
Ma ci sono altri motivi per cui Alce Nero si mostra così addolorato.
Alce Nero era cugino di Cavallo Pazzo, l&#039;ultimo grande condottiero dei Sioux, uno sciamano che combatteva. Contro la tradizione.

Il fatto importante, descritto minuziosamente nella sua biografia,
fu che Alce Nero, quando si isolò, come tutti i giovani, in montagna, per avere la sua &quot;visione&quot; personale - che in quelle condizioni di privazioni e sofferenze non tardavano ad arrivare - ebbe due visioni. 
E mai visioni furono così spettacolari e così &quot;numinose&quot;. 
Una prima, che sembrava indicare un futuro di pienezza e di forza per quel popolo. E una seconda, più tecnica, che sembrava invece indicare tattiche di guerra contro bianchi. Comparendo, in quest&#039;ultima, un soldato che viene colpito mentre sta, col suo cavallo, dentro l&#039;acqua.

Ma il giovane Alce Nero, sconvolto da quell&#039;esperienza, ebbe paura, e non riferì i sogni, come avrebbe dovuto fare, agli anziani.
I suggerimenti, eventuali, della visione non pervennero a Cavallo Pazzo, e questo non pensò - ma è solo una mia congettura - di colpire l&#039;esercito americano avvelenando le acque a loro necessarie.

Casualmente questo tema delle acque avvelate compare anche nel film &quot;Balla coi lupi&quot;. Assieme al tema del &quot;guado&quot;, che C.G.Jung considera uno degli archetipi che governano la paura, il timore, la debolezza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>O.T. (ma è che sono Indiani)</p>
<p>Sono pienamente d&#8217;accordo con plessus che il libro di Dee Brown sia uno dei libri che provocano più commozione: una ripresa in diretta della sconfitta e della fine di un popolo.<br />
Ma ci sono altri motivi per cui Alce Nero si mostra così addolorato.<br />
Alce Nero era cugino di Cavallo Pazzo, l&#8217;ultimo grande condottiero dei Sioux, uno sciamano che combatteva. Contro la tradizione.</p>
<p>Il fatto importante, descritto minuziosamente nella sua biografia,<br />
fu che Alce Nero, quando si isolò, come tutti i giovani, in montagna, per avere la sua &#8220;visione&#8221; personale &#8211; che in quelle condizioni di privazioni e sofferenze non tardavano ad arrivare &#8211; ebbe due visioni.<br />
E mai visioni furono così spettacolari e così &#8220;numinose&#8221;.<br />
Una prima, che sembrava indicare un futuro di pienezza e di forza per quel popolo. E una seconda, più tecnica, che sembrava invece indicare tattiche di guerra contro bianchi. Comparendo, in quest&#8217;ultima, un soldato che viene colpito mentre sta, col suo cavallo, dentro l&#8217;acqua.</p>
<p>Ma il giovane Alce Nero, sconvolto da quell&#8217;esperienza, ebbe paura, e non riferì i sogni, come avrebbe dovuto fare, agli anziani.<br />
I suggerimenti, eventuali, della visione non pervennero a Cavallo Pazzo, e questo non pensò &#8211; ma è solo una mia congettura &#8211; di colpire l&#8217;esercito americano avvelenando le acque a loro necessarie.</p>
<p>Casualmente questo tema delle acque avvelate compare anche nel film &#8220;Balla coi lupi&#8221;. Assieme al tema del &#8220;guado&#8221;, che C.G.Jung considera uno degli archetipi che governano la paura, il timore, la debolezza.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: plessus</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/25/la-lingua-batte-dove-il-dente-duole/#comment-100923</link>
		<dc:creator>plessus</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2008 19:00:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=11467#comment-100923</guid>
		<description>A proposito di scudi, spade, epoche, popoli.
Questo è il dolore di Alce Nero, sciamano della tribù dei Sioux Oglala.
Dopo il massacro di Wounded Knee.
&quot;Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose. Quando guardo indietro, adesso, da questo alto monte della mia vecchiaia, ancora vedo le donne e i bambini massacrati, ammucchiati e sparsi lungo quel burrone a zig-zag, chiaramente come li vidi coi miei occhi da giovane. E posso vedere che con loro morì un&#039;altra cosa, lassù, sulla neve insanguinata, e rimase sepolto sotto la tormenta. Lassù morì il sogno di un popolo. Era un bel sogno... il cerchio della nazione è rotto e i suoi frammenti sono sparsi. Il cerchio non ha più centro, e l&#039;albero sacro è morto.&quot;
E&#039; in calce al testo più commovente e addolorato che abbia mai letto: Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, di dee Brown.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di scudi, spade, epoche, popoli.<br />
Questo è il dolore di Alce Nero, sciamano della tribù dei Sioux Oglala.<br />
Dopo il massacro di Wounded Knee.<br />
&#8220;Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose. Quando guardo indietro, adesso, da questo alto monte della mia vecchiaia, ancora vedo le donne e i bambini massacrati, ammucchiati e sparsi lungo quel burrone a zig-zag, chiaramente come li vidi coi miei occhi da giovane. E posso vedere che con loro morì un&#8217;altra cosa, lassù, sulla neve insanguinata, e rimase sepolto sotto la tormenta. Lassù morì il sogno di un popolo. Era un bel sogno&#8230; il cerchio della nazione è rotto e i suoi frammenti sono sparsi. Il cerchio non ha più centro, e l&#8217;albero sacro è morto.&#8221;<br />
E&#8217; in calce al testo più commovente e addolorato che abbia mai letto: Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, di dee Brown.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: macondo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/25/la-lingua-batte-dove-il-dente-duole/#comment-100912</link>
		<dc:creator>macondo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2008 15:12:01 +0000</pubDate>
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		<description>PS. (e pardon): Magari la parte seconda potrebbe essere: &quot;La lingua batte dove il piacere esplode&quot;. E allora vai con le &quot;Lolite&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>PS. (e pardon): Magari la parte seconda potrebbe essere: &#8220;La lingua batte dove il piacere esplode&#8221;. E allora vai con le &#8220;Lolite&#8221;.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: macondo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/25/la-lingua-batte-dove-il-dente-duole/#comment-100911</link>
		<dc:creator>macondo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2008 15:07:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=11467#comment-100911</guid>
		<description>Per restare fedele alla metafora ortodontica, il saggio si è sviluppato attorno al binomio letteratura-dolore. Ma non era meglio, dopo gli amarcord, affrancarsersene e passare a quello letteratura-condizione umana (storicamente data, s&#039;intende)? E nella &quot;condition humaine&quot; c&#039;è dolore, sì, ma anche sogni, gioie, illusioni, piaceri, magari dolorosi, sì, come insegna il Divin Marchese. Ma forse lo spazio di un saggio (benché un po&#039; ridondante) era insufficiente, ci sarebbe voluto quello di un trattato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per restare fedele alla metafora ortodontica, il saggio si è sviluppato attorno al binomio letteratura-dolore. Ma non era meglio, dopo gli amarcord, affrancarsersene e passare a quello letteratura-condizione umana (storicamente data, s&#8217;intende)? E nella &#8220;condition humaine&#8221; c&#8217;è dolore, sì, ma anche sogni, gioie, illusioni, piaceri, magari dolorosi, sì, come insegna il Divin Marchese. Ma forse lo spazio di un saggio (benché un po&#8217; ridondante) era insufficiente, ci sarebbe voluto quello di un trattato.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Arsenio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/25/la-lingua-batte-dove-il-dente-duole/#comment-100906</link>
		<dc:creator>Arsenio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2008 11:25:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=11467#comment-100906</guid>
		<description>semplice ma chiarissimo, forse solo un po&#039; prolisso...
sul dolore tutti sono daccordo ma pochi ne fanno tesoro...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>semplice ma chiarissimo, forse solo un po&#8217; prolisso&#8230;<br />
sul dolore tutti sono daccordo ma pochi ne fanno tesoro&#8230;</p>
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	</item>
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