<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: Finestre e prospettive su Gaza</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/</link>
	<description>versione 2.0</description>
	<lastBuildDate>Thu, 18 Mar 2010 22:04:38 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
		<item>
		<title>Di: Monsterlippa &#187; Occupazione e guerra a Gaza, rassegna stampa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103891</link>
		<dc:creator>Monsterlippa &#187; Occupazione e guerra a Gaza, rassegna stampa</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 10:44:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103891</guid>
		<description>[...] Andrea Inglese su Nazione Indiana propone la lettura di Ilan Pappé e Raya Cohen, molto interessante la discussione nei commenti: Finestre su Gaza; [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Andrea Inglese su Nazione Indiana propone la lettura di Ilan Pappé e Raya Cohen, molto interessante la discussione nei commenti: Finestre su Gaza; [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103797</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 13:07:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103797</guid>
		<description>Domande sacrosante Lorenzo. Di cui si sta già parlando con gli amici di NI. Vedremo poi su questa questione specifica se si giungerà ad una posizione comune o ognuno espriemerà la sue posizioni personali.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Domande sacrosante Lorenzo. Di cui si sta già parlando con gli amici di NI. Vedremo poi su questa questione specifica se si giungerà ad una posizione comune o ognuno espriemerà la sue posizioni personali.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: lorenzo galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103792</link>
		<dc:creator>lorenzo galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 11:08:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103792</guid>
		<description>Sì, è vero Andrea, condivido tutto.

Però permettimi di rilanciare.

Abbiamo conosciuto nuovi dati, discusso, rivisto lessico e definizioni, abbiamo anche arricchito o cambiato la nostra posizione.

Però siamo fermi a concetti, parole, che rimandano ad altri concetti e parole. 

Si è parlato tanto a proposito di Saviano di letteratura e impegno in prima persona, letteratura che scaturisce da esperienza di vita.
Se leggi Pappe, il suo La pulizia etnica della Palestina, la sua stessa scelta dell&#039;esilio, noti che è conforme non solo al suo voler fare storia e memoria, ma anche al suo voler fare proposte di pace che passano dalla scelta dei singoli.
Pappe per esempio propone di condannare come criminali contro l&#039;umanità i padri fondatori di Israele, dicendo poi che la pena cada nell&#039;obsolescenza (anche perchè son quasi tutti morti) per favorire la pace. Warschawski dice di condannare gli attuali esponenti del governo israeliano come criminali contro l&#039;umanità a livello penale, e di considerare Yehoshua Oz Grossman criminali in modo peggiore essendo i loro fornitori di alibi pseudomorali.
E così possiamo anche continuare a parlare dei pacifisti israeliani, o meglio a far parlare loro e a discutere sui loro assunti ma a me sembra ineludibile la questione sul che fare: se loro ci propongono il boicottaggio come risposta concreta da attuare dopo le analisi, noi che facciamo?
Continuiamo a discutere la loro analisi e non diamo risposta? Anche il non dare risposta è una risposta, è scegliere di non attivarsi concretamente in nessun modo.
E&#039;, nei fatti, disattendere la possibilità di fare storia e memoria. Io per esempio ho proposto delle cose fattibili sia in privato sia a livello di gruppo. Si parlerà all&#039;imminente Giornata della memoria della pulizia etnica della Palestina, o si continuerà a tacere di fronte al negazionismo imperante. Si boicotterà Israele? O, nello specifico, si parlerà su Nazione Indiana dell&#039;opportunità o meno di proporre il boicottaggio di Israele, come ci chiedono i pacifisti israeliani?
Su questo nessuno finora ha voluto rispondere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, è vero Andrea, condivido tutto.</p>
<p>Però permettimi di rilanciare.</p>
<p>Abbiamo conosciuto nuovi dati, discusso, rivisto lessico e definizioni, abbiamo anche arricchito o cambiato la nostra posizione.</p>
<p>Però siamo fermi a concetti, parole, che rimandano ad altri concetti e parole. </p>
<p>Si è parlato tanto a proposito di Saviano di letteratura e impegno in prima persona, letteratura che scaturisce da esperienza di vita.<br />
Se leggi Pappe, il suo La pulizia etnica della Palestina, la sua stessa scelta dell&#8217;esilio, noti che è conforme non solo al suo voler fare storia e memoria, ma anche al suo voler fare proposte di pace che passano dalla scelta dei singoli.<br />
Pappe per esempio propone di condannare come criminali contro l&#8217;umanità i padri fondatori di Israele, dicendo poi che la pena cada nell&#8217;obsolescenza (anche perchè son quasi tutti morti) per favorire la pace. Warschawski dice di condannare gli attuali esponenti del governo israeliano come criminali contro l&#8217;umanità a livello penale, e di considerare Yehoshua Oz Grossman criminali in modo peggiore essendo i loro fornitori di alibi pseudomorali.<br />
E così possiamo anche continuare a parlare dei pacifisti israeliani, o meglio a far parlare loro e a discutere sui loro assunti ma a me sembra ineludibile la questione sul che fare: se loro ci propongono il boicottaggio come risposta concreta da attuare dopo le analisi, noi che facciamo?<br />
Continuiamo a discutere la loro analisi e non diamo risposta? Anche il non dare risposta è una risposta, è scegliere di non attivarsi concretamente in nessun modo.<br />
E&#8217;, nei fatti, disattendere la possibilità di fare storia e memoria. Io per esempio ho proposto delle cose fattibili sia in privato sia a livello di gruppo. Si parlerà all&#8217;imminente Giornata della memoria della pulizia etnica della Palestina, o si continuerà a tacere di fronte al negazionismo imperante. Si boicotterà Israele? O, nello specifico, si parlerà su Nazione Indiana dell&#8217;opportunità o meno di proporre il boicottaggio di Israele, come ci chiedono i pacifisti israeliani?<br />
Su questo nessuno finora ha voluto rispondere.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103791</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 10:40:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103791</guid>
		<description>Leggo ora il commento di fabio Masetti. E ne approfitto per dire due cose. La prima è che nel corso di questo trhead vi è stata una vera discussione, per quel poco che può contare, rispetto agli eventi d&#039;orrore da cui è scaturita. Discussione significa che i vari intervenenti parlando con gli altri si sono impegnati a fornire conoscenze, dati, e non solo luoghi comuni. Che la discussione ha costretto molti di noi a ridefinire termini e posizioni. Alcune realtà macroscopiche, che ancora stampa e tv riesce a minimizzare, sono state qui al centro della discussione. Non dico che hanno portato a conclusioni condivise, ma sono state almeno al &quot;centro&quot; della discussione.
Si è osato fare paragoni, a mio parere - e non solo mio - fuorvianti: Israele con i Palestinesi analogamente a III Reich con gli ebrei. Ma li si è discussi, analizzati, relativizzati, confutati. E questo non è poco. Discutere di quanto fa freddo d&#039;inverno è facile, discutere dell&#039;occupazione israeliana (o del colonialismo occidentale o dell&#039;eredità fascista nella vita dello stato italiano) non è facile, se si vuole cercare di mettere i nomi appropriati sulle cose e nell&#039;ordine più giusto. In altri luoghi pubblici più istituzionalizzati, questo non sarebbe neppure lontanamente possibile. Questi tipi di autocensura e censura preventiva non credo che siano molto utili. Né che servano alla causa di coloro che combattono l&#039;antisemitismo, come altre forme di razzismo. A me sembra che qui, come altrove su NI, e altrove in rete, siano circolate esperienze e conoscenze, non solo si sono scontrate opinioni avverse.
Questo non per autocelebrarsi in quanto bloggers, ma per dire quanto sta male lo stato della nostra stampa e della nostra TV.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo ora il commento di fabio Masetti. E ne approfitto per dire due cose. La prima è che nel corso di questo trhead vi è stata una vera discussione, per quel poco che può contare, rispetto agli eventi d&#8217;orrore da cui è scaturita. Discussione significa che i vari intervenenti parlando con gli altri si sono impegnati a fornire conoscenze, dati, e non solo luoghi comuni. Che la discussione ha costretto molti di noi a ridefinire termini e posizioni. Alcune realtà macroscopiche, che ancora stampa e tv riesce a minimizzare, sono state qui al centro della discussione. Non dico che hanno portato a conclusioni condivise, ma sono state almeno al &#8220;centro&#8221; della discussione.<br />
Si è osato fare paragoni, a mio parere &#8211; e non solo mio &#8211; fuorvianti: Israele con i Palestinesi analogamente a III Reich con gli ebrei. Ma li si è discussi, analizzati, relativizzati, confutati. E questo non è poco. Discutere di quanto fa freddo d&#8217;inverno è facile, discutere dell&#8217;occupazione israeliana (o del colonialismo occidentale o dell&#8217;eredità fascista nella vita dello stato italiano) non è facile, se si vuole cercare di mettere i nomi appropriati sulle cose e nell&#8217;ordine più giusto. In altri luoghi pubblici più istituzionalizzati, questo non sarebbe neppure lontanamente possibile. Questi tipi di autocensura e censura preventiva non credo che siano molto utili. Né che servano alla causa di coloro che combattono l&#8217;antisemitismo, come altre forme di razzismo. A me sembra che qui, come altrove su NI, e altrove in rete, siano circolate esperienze e conoscenze, non solo si sono scontrate opinioni avverse.<br />
Questo non per autocelebrarsi in quanto bloggers, ma per dire quanto sta male lo stato della nostra stampa e della nostra TV.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: ilnonsubire</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103783</link>
		<dc:creator>ilnonsubire</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 00:14:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103783</guid>
		<description>In uno dei commenti a questo post avevo risposto alle affermazioni per cui israele era un esempio di democrazia in quanto dava parola e rappresentanza agli arabai israeliani anche all&#039;interno del parlamento. nel mio commento (http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103521) avevo già fatto notare che in realtà la minoranza arabo israeliana subito in trattamento molto diverso da quello riservato agli israeliani. avevo osato anche fare un parallelismo storico con le leggi raziali, sottolineando che &quot;gli ebrei non furono imprigionati fin da subito nei campi di concentramento, ma un po’ alla volta vennero tolte tutte le libertà e i diritti creando leggi ad hoc solo per loro.&quot;

A confermare quello che dicevo ci ha pensato &quot;nuovamente&quot; Israele: &quot;Le autorità elettorali israeliane hanno messo al bando la candidatura dei partiti politici arabi alle prossime elezioni del 10 febbraio&quot;.

Volevo scrivere altre cose, citare autori di rilievo, segnalare articoli... ma per caso mi sono imbattutto in wikipedia e mi sono detto vediamo cosa scrive wikipedia su israele. wikipedia, vista la possibilità di editare di tutti e le continue decisioni a maggioranza sugli argomenti più discussi, non è certo la fonte più estermista... anzi spesso nella disperata ricerca della neutralità perde dei pezzi e appare molto fredda nell&#039;esporre le cose... questo però garantisce che non vengano scritti &quot;sfondoni&quot; di parte.

Questo per dire che mi ha molto sorpreso trovare anche su wikipedia molte cose che si sono dette qui e che alcuni hanno provato a negare o confutare.... ne copio alcuni stracci:

Israele non ha una Costituzione scritta, sebbene il punto B della Risoluzione 181 dell&#039;Assemblea dell&#039;ONU, che aveva sancito la divisione del Mandato Britannico in uno stato ebraico e in uno arabo[37], lo richiedesse. Hanno funzione di norme materialmente costituzionali la Dichiarazione d&#039;Indipendenza del 1948 (sebbene non costituisca in senso tecnico una &quot;legge&quot;) e le Leggi base della Knesset. Nel 2003, a partire da queste, la Knesset ha iniziato a redigere una costituzione, che è comunque respinta per ragioni di principio dai partiti religiosi non sionisti.

....


la minoranza araba residente in Israele si lamenta di discriminazioni ai suoi danni, sia nella quotidiana pratica amministrativa sia nel mantenimento in vigore di normative formalmente neutrali ma di fatto discriminatorie.

Per quanti riguarda i non ebrei che vivono nei territori occupati da Israele nel 1948 e sono sopravvissuti alla conseguente cacciata, ci sono molti diritti - soprattutto politici - negati. Molti di loro hanno perso le terre, che sono state confiscate dallo Stato e ridistribuite a soli ebrei. Da allora, nonostante rappresentino il 17% della popolazione israeliana, gli arabi non ha mai avuto incarichi importanti nell&#039;amministrazione o nell&#039;economia israeliana. Un ebreo non può legalmente sposare un non-ebreo. Per quanto riguarda poi i circa 1,8 milioni palestinesi che vivono nei territori occupati nel 1967 (tra cui Gerusalemme, striscia di Gaza e West Bank) i diritti sono quelli di un popolo sotto occupazione militare.

....

L&#039;arcivescovo anglicano Desmond Tutu, una delle figure di maggiore spicco nella lotta contro l&#039;apartheid in Sud Africa, ha criticato ripetutamente il trattamento dei palestinesi da parte di Israele, definendo anche questo una forma di apartheid. Lo stesso paragone è stato fatto nel novembre 2008 anche dal presidente dell&#039;assemblea dell&#039;ONU Miguel d&#039;Escoto Brockmann, durante un incontro nell&#039;ambito della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese. D&#039;Escoto Brockmann ha anche definito la non esistenza di uno stato palestinese e la continua situazione di tensione in medio oriente &quot;Il più grande fallimento nella storia delle Nazioni Unite&quot;.

In Cisgiordania, utilizzando leggi diverse, in particolare ottomane, e la possibilità stabilita dopo il 1967 di dichiarare statale il territorio occupato da nazioni &quot;nemiche&quot;, Israele ha ottenuto il controllo di parte dei terreni, che usa per costruire ed ampliare colonie .

Migliaia di detenuti palestinesi presenti nelle carceri israeliane sarebbe trattenuti per motivazioni politiche (circa 5.600 stimati nel 2003), in parte (circa 530 sempre nel 2003) sono in regime di &#039;detenzione amministrativa&#039;, vale a dire senza che sia stato fissato un processo. Il fatto che spesso Israele, nell&#039;ambito dei colloqui di pace, liberi alcune decine o centinaia di questi prigionieri come &quot;gesto di buona volontà&quot;, è stato indicato come una prova del fatto che queste detenzioni avvengono senza un reale motivo. In alcuni casi gruppi umanitari come Amnesty International hanno ricevuto segnalazioni di maltrattamenti, torture e della negazioni di asssistenza legale.


....

Un rapporto ufficiale ha ammesso che i servizi segreti israeliani hanno torturato detenuti palestinesi durante la prima intifada, fra il 1988 e il 1992. Uno dei metodi è lo scuotimento, che nel 1995 ha causato la morte di un detenuto. Secondo Yitzhak Rabin, questo metodo è stato usato contro 8.000 prigionieri Il 4 dicembre 2008 il Conciglio per i diritti umani dell&#039;ONU, dopo due anni di ricerche sul territorio israeliano, ha prodotto un rapporto in cui si chiedeva a Israele di sospendere le &quot;pratiche di tortura fisica e mentale&quot; sui detenuti palestinesi e di rimuovere il blocco alla Striscia di Gaza. Pochi giorni dopo la presentazione del rapporto, il 15 dicembre, Israele ha negato il rinnovo del visto di ingresso a Richard Falk, docente di diritto internazionale all&#039;Università di Princeton e rappresentante delle Nazioni Unite per i diritti umani nei terriotri palestinesi.

Dal 2003, Israele vieta l&#039;unificazione famigliare agli israeliani (in grandissima maggioranza cittadini arabi dello stato), e ai palestinesi che abitano a Gerusalemme Est, se il coniuge risiede in Cisgiordania o nella Striscia di Gaza.

....

I refusenik sono coloro i quali rifiutano di prestare servizio per motivi politici legati all&#039;occupazione della West Bank. Vengono giudicati dalla Corte marziale e rischiano pene detentive fino a un massimo di tre anni.

....

Nel 1986 Mordechai Vanunu rivelò l&#039;esistenza di un arsenale atomico e di un programma nucleare israeliano.

....

Tornando a me... provo a scrivere le ultime cose senza un&#039;idea prefissata... provo a buttare giù delle cose in base alle cose lette qui e trovate a giro, sperando di aiutare nella discussione... soprattutto di aiutare quelli che ancora hanno paura di accettare certe cose come vere e non hanno il coraggio di dire BASTA! e di applicare la stessa giustizia a tutti, SENZA SE e SENZA MA! I Palestinesi sicuramente hanno sbagliato molte cose e le sbagliano tutt&#039;ora, ma hanno sempre pagato ad alto prezzo le loro scelte e si sono sempre presi la loro responsabilità... Israele non ha mai pagato, è giunta l&#039;ora di fare giustizia, con le leggi ma anche con la cultura, la memoria... questo sicuramente aiuterebbe un processo di pace giusto.

a questo punto lascio andare la mano che batte da sola....

Una cosa da ricordare è che la politica degli omicidi mirati da parte di Israele non è una cosa di questi anni, ma va avani da oltre 40 anni. Cercando in rete potrete trovare informazioni molto dettagliate su politici, attivisti, militanti e intellettuali  uccisi a giro per il mondo da Israele.

Un altra cosa è la politica della vendetta, stile fosse ardeatine. Non so se vi ricordate ma è pratica comune dello stato israeliano, dopo un&#039;attentato kamikaze, di bombardare e distruggere la casa in cui viveva l&#039;attentatore, causando spesso la morte ai famigliari e dei vicini... oltre alla distruzione dell&#039;abitazione.

Sempre lasciando andare le mani... ricordo di Jenin, dove l&#039;esercito ha compiuto una stage enorme radendo completamente al suolo il campo profughi e buona parte della città. Io ci sono stato, e ground zero in confronto non è nulla. dove non potevano distruggere, i soldati hanno danneggiato in palazzi in maniera tale da renderli inutilizzabili. la &quot;battaglia di Jenin&quot; fu un vero massacro di centinaia di palestinesi. I rapporti di varie agenzie governative e non hanno evidenziato l&#039;uso in alcuni casi esagerato della forza, l&#039;utilizzo di scudi umani da parte dell&#039;esercito israeliano, alcuni cadaveri presentavano ferite a &quot;bruciapelo&quot; e segni di ammanettamento tipici delle esecuzioni. Molti testimoni, hanno raccontato di violenze inaudite come l&#039;obbligo di sdraiarsi sotto il carro armato prima di essere ucciso. Molti corpi vennero immediatamente bruciati dall&#039;esercito  in fosse comuni per non lasciare traccia. L&#039;ONU propose addirittura una task-force investigativa per controllare danni e possibili violazioni dei diritti umani.  L&#039;ONU accettò anche alcune richieste degli israeliani mentre ne rifiutò altre (limitare le indagini alla distruzione e l&#039;impunità per i propri militari eventualmente accusati), ma l&#039;indagine non fu completata a causa di Israele che impedi in tutti i modi di fare piena luce sull&#039;accaduto.

Ho iniziato con una notizia di oggi e finisco sempre con una notizia di oggi: &quot;L&#039;esercito israeliano ha oggi distrutto uno degli ospedali medici della Caritas a Gaza&quot;. Lo ha riferito al Sir, l&#039;agenzia stampa della Cei, la responsabile della stessa Caritas Claudette Habesc&quot;.

... ma forse ancora non basta?
restiamo umani!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In uno dei commenti a questo post avevo risposto alle affermazioni per cui israele era un esempio di democrazia in quanto dava parola e rappresentanza agli arabai israeliani anche all&#8217;interno del parlamento. nel mio commento (<a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103521" rel="nofollow">http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103521</a>) avevo già fatto notare che in realtà la minoranza arabo israeliana subito in trattamento molto diverso da quello riservato agli israeliani. avevo osato anche fare un parallelismo storico con le leggi raziali, sottolineando che &#8220;gli ebrei non furono imprigionati fin da subito nei campi di concentramento, ma un po’ alla volta vennero tolte tutte le libertà e i diritti creando leggi ad hoc solo per loro.&#8221;</p>
<p>A confermare quello che dicevo ci ha pensato &#8220;nuovamente&#8221; Israele: &#8220;Le autorità elettorali israeliane hanno messo al bando la candidatura dei partiti politici arabi alle prossime elezioni del 10 febbraio&#8221;.</p>
<p>Volevo scrivere altre cose, citare autori di rilievo, segnalare articoli&#8230; ma per caso mi sono imbattutto in wikipedia e mi sono detto vediamo cosa scrive wikipedia su israele. wikipedia, vista la possibilità di editare di tutti e le continue decisioni a maggioranza sugli argomenti più discussi, non è certo la fonte più estermista&#8230; anzi spesso nella disperata ricerca della neutralità perde dei pezzi e appare molto fredda nell&#8217;esporre le cose&#8230; questo però garantisce che non vengano scritti &#8220;sfondoni&#8221; di parte.</p>
<p>Questo per dire che mi ha molto sorpreso trovare anche su wikipedia molte cose che si sono dette qui e che alcuni hanno provato a negare o confutare&#8230;. ne copio alcuni stracci:</p>
<p>Israele non ha una Costituzione scritta, sebbene il punto B della Risoluzione 181 dell&#8217;Assemblea dell&#8217;ONU, che aveva sancito la divisione del Mandato Britannico in uno stato ebraico e in uno arabo[37], lo richiedesse. Hanno funzione di norme materialmente costituzionali la Dichiarazione d&#8217;Indipendenza del 1948 (sebbene non costituisca in senso tecnico una &#8220;legge&#8221;) e le Leggi base della Knesset. Nel 2003, a partire da queste, la Knesset ha iniziato a redigere una costituzione, che è comunque respinta per ragioni di principio dai partiti religiosi non sionisti.</p>
<p>&#8230;.</p>
<p>la minoranza araba residente in Israele si lamenta di discriminazioni ai suoi danni, sia nella quotidiana pratica amministrativa sia nel mantenimento in vigore di normative formalmente neutrali ma di fatto discriminatorie.</p>
<p>Per quanti riguarda i non ebrei che vivono nei territori occupati da Israele nel 1948 e sono sopravvissuti alla conseguente cacciata, ci sono molti diritti &#8211; soprattutto politici &#8211; negati. Molti di loro hanno perso le terre, che sono state confiscate dallo Stato e ridistribuite a soli ebrei. Da allora, nonostante rappresentino il 17% della popolazione israeliana, gli arabi non ha mai avuto incarichi importanti nell&#8217;amministrazione o nell&#8217;economia israeliana. Un ebreo non può legalmente sposare un non-ebreo. Per quanto riguarda poi i circa 1,8 milioni palestinesi che vivono nei territori occupati nel 1967 (tra cui Gerusalemme, striscia di Gaza e West Bank) i diritti sono quelli di un popolo sotto occupazione militare.</p>
<p>&#8230;.</p>
<p>L&#8217;arcivescovo anglicano Desmond Tutu, una delle figure di maggiore spicco nella lotta contro l&#8217;apartheid in Sud Africa, ha criticato ripetutamente il trattamento dei palestinesi da parte di Israele, definendo anche questo una forma di apartheid. Lo stesso paragone è stato fatto nel novembre 2008 anche dal presidente dell&#8217;assemblea dell&#8217;ONU Miguel d&#8217;Escoto Brockmann, durante un incontro nell&#8217;ambito della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese. D&#8217;Escoto Brockmann ha anche definito la non esistenza di uno stato palestinese e la continua situazione di tensione in medio oriente &#8220;Il più grande fallimento nella storia delle Nazioni Unite&#8221;.</p>
<p>In Cisgiordania, utilizzando leggi diverse, in particolare ottomane, e la possibilità stabilita dopo il 1967 di dichiarare statale il territorio occupato da nazioni &#8220;nemiche&#8221;, Israele ha ottenuto il controllo di parte dei terreni, che usa per costruire ed ampliare colonie .</p>
<p>Migliaia di detenuti palestinesi presenti nelle carceri israeliane sarebbe trattenuti per motivazioni politiche (circa 5.600 stimati nel 2003), in parte (circa 530 sempre nel 2003) sono in regime di &#8216;detenzione amministrativa&#8217;, vale a dire senza che sia stato fissato un processo. Il fatto che spesso Israele, nell&#8217;ambito dei colloqui di pace, liberi alcune decine o centinaia di questi prigionieri come &#8220;gesto di buona volontà&#8221;, è stato indicato come una prova del fatto che queste detenzioni avvengono senza un reale motivo. In alcuni casi gruppi umanitari come Amnesty International hanno ricevuto segnalazioni di maltrattamenti, torture e della negazioni di asssistenza legale.</p>
<p>&#8230;.</p>
<p>Un rapporto ufficiale ha ammesso che i servizi segreti israeliani hanno torturato detenuti palestinesi durante la prima intifada, fra il 1988 e il 1992. Uno dei metodi è lo scuotimento, che nel 1995 ha causato la morte di un detenuto. Secondo Yitzhak Rabin, questo metodo è stato usato contro 8.000 prigionieri Il 4 dicembre 2008 il Conciglio per i diritti umani dell&#8217;ONU, dopo due anni di ricerche sul territorio israeliano, ha prodotto un rapporto in cui si chiedeva a Israele di sospendere le &#8220;pratiche di tortura fisica e mentale&#8221; sui detenuti palestinesi e di rimuovere il blocco alla Striscia di Gaza. Pochi giorni dopo la presentazione del rapporto, il 15 dicembre, Israele ha negato il rinnovo del visto di ingresso a Richard Falk, docente di diritto internazionale all&#8217;Università di Princeton e rappresentante delle Nazioni Unite per i diritti umani nei terriotri palestinesi.</p>
<p>Dal 2003, Israele vieta l&#8217;unificazione famigliare agli israeliani (in grandissima maggioranza cittadini arabi dello stato), e ai palestinesi che abitano a Gerusalemme Est, se il coniuge risiede in Cisgiordania o nella Striscia di Gaza.</p>
<p>&#8230;.</p>
<p>I refusenik sono coloro i quali rifiutano di prestare servizio per motivi politici legati all&#8217;occupazione della West Bank. Vengono giudicati dalla Corte marziale e rischiano pene detentive fino a un massimo di tre anni.</p>
<p>&#8230;.</p>
<p>Nel 1986 Mordechai Vanunu rivelò l&#8217;esistenza di un arsenale atomico e di un programma nucleare israeliano.</p>
<p>&#8230;.</p>
<p>Tornando a me&#8230; provo a scrivere le ultime cose senza un&#8217;idea prefissata&#8230; provo a buttare giù delle cose in base alle cose lette qui e trovate a giro, sperando di aiutare nella discussione&#8230; soprattutto di aiutare quelli che ancora hanno paura di accettare certe cose come vere e non hanno il coraggio di dire BASTA! e di applicare la stessa giustizia a tutti, SENZA SE e SENZA MA! I Palestinesi sicuramente hanno sbagliato molte cose e le sbagliano tutt&#8217;ora, ma hanno sempre pagato ad alto prezzo le loro scelte e si sono sempre presi la loro responsabilità&#8230; Israele non ha mai pagato, è giunta l&#8217;ora di fare giustizia, con le leggi ma anche con la cultura, la memoria&#8230; questo sicuramente aiuterebbe un processo di pace giusto.</p>
<p>a questo punto lascio andare la mano che batte da sola&#8230;.</p>
<p>Una cosa da ricordare è che la politica degli omicidi mirati da parte di Israele non è una cosa di questi anni, ma va avani da oltre 40 anni. Cercando in rete potrete trovare informazioni molto dettagliate su politici, attivisti, militanti e intellettuali  uccisi a giro per il mondo da Israele.</p>
<p>Un altra cosa è la politica della vendetta, stile fosse ardeatine. Non so se vi ricordate ma è pratica comune dello stato israeliano, dopo un&#8217;attentato kamikaze, di bombardare e distruggere la casa in cui viveva l&#8217;attentatore, causando spesso la morte ai famigliari e dei vicini&#8230; oltre alla distruzione dell&#8217;abitazione.</p>
<p>Sempre lasciando andare le mani&#8230; ricordo di Jenin, dove l&#8217;esercito ha compiuto una stage enorme radendo completamente al suolo il campo profughi e buona parte della città. Io ci sono stato, e ground zero in confronto non è nulla. dove non potevano distruggere, i soldati hanno danneggiato in palazzi in maniera tale da renderli inutilizzabili. la &#8220;battaglia di Jenin&#8221; fu un vero massacro di centinaia di palestinesi. I rapporti di varie agenzie governative e non hanno evidenziato l&#8217;uso in alcuni casi esagerato della forza, l&#8217;utilizzo di scudi umani da parte dell&#8217;esercito israeliano, alcuni cadaveri presentavano ferite a &#8220;bruciapelo&#8221; e segni di ammanettamento tipici delle esecuzioni. Molti testimoni, hanno raccontato di violenze inaudite come l&#8217;obbligo di sdraiarsi sotto il carro armato prima di essere ucciso. Molti corpi vennero immediatamente bruciati dall&#8217;esercito  in fosse comuni per non lasciare traccia. L&#8217;ONU propose addirittura una task-force investigativa per controllare danni e possibili violazioni dei diritti umani.  L&#8217;ONU accettò anche alcune richieste degli israeliani mentre ne rifiutò altre (limitare le indagini alla distruzione e l&#8217;impunità per i propri militari eventualmente accusati), ma l&#8217;indagine non fu completata a causa di Israele che impedi in tutti i modi di fare piena luce sull&#8217;accaduto.</p>
<p>Ho iniziato con una notizia di oggi e finisco sempre con una notizia di oggi: &#8220;L&#8217;esercito israeliano ha oggi distrutto uno degli ospedali medici della Caritas a Gaza&#8221;. Lo ha riferito al Sir, l&#8217;agenzia stampa della Cei, la responsabile della stessa Caritas Claudette Habesc&#8221;.</p>
<p>&#8230; ma forse ancora non basta?<br />
restiamo umani!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Fabio Masetti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103732</link>
		<dc:creator>Fabio Masetti</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 12:37:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103732</guid>
		<description>sono giunto al termine della lettura di tutti i commenti di questo thread. ci ho messo due giorni.
E&#039; stata un&#039;occasione per rifare il punto della situazione personale sulla tragedia in atto. 
Mi rivolgo ad Andrea Inglese non tanto personalmente quanto in veste di moderatore del dibattito. Comincio con il puntualizzare alcune osservazioni che non ho spiegato bene nella foga dello scrivere il mio precedente commento. 
Ho usato il termine invettive agganciato ad un generico voi non riferendomi a nazione indiana ma alla maggioranza dei commenti che leggevo. Non avevo intenzione di definire in maniera monolitica e riduttiva l&#039;opinione di alcuno ne tanto meno la &quot;linea&quot; editoriale di NI che anzi trovo tra le migliori fonti di informazione e dibattito disponibili. 
Anche il post di Inglese e quello che ne è seguito è aprrezzabilissimo. La visione di Ilan Pappè e l&#039;articolo sulla politica fondiaria di Israele e l&#039;impatto sull&#039;identità colelttiva dei due popoli in guerra sono in gran parte condivisibili anche se concordo con Sebastian76 per un approfondimento del dibattito su questi temi specifici (specie quello della dissisdenza intellettuale israeliana). 

Detto questo, resto un po sorpreso dalle affermazioni del tipo &quot;possible che resti indifferente rispetto alla morte di civili e di bambini&quot; ed altre dello stesso tenore. 

Mi sembra una tale ovvietà il contrario da non meritare alcun commento.

Però.

Ho due figli della stessa età del bambino che muore nella foto qualche post più su; ho visto anche io le molte foto che circolano in rete. Non mi sembrava utile al dibattito aggiungere anche il mio sdegno che è comunque personale e profondo. Io non sono ne filo israeliano ne filopalestinese nel senso che, di fronte a situazioni di tale portata, rifuggo da qualsiasi partigianeria. 

CErco solo di capire a fondo. 

Non è assolutamente contastabile la violazione dei diritti umani che Israele sta perpetrando da anni nei territori occupati, credo però che l&#039;uso delle parole vada sempre bilanciato e dal loro senso non si debba mai prescindere, nemmeno per cercare di smuovere emozoini e coscienze e amplificarle, nel pur nobile tentativo di risvegliare le coscienze e rimuovere traumi colelttivi che impediscono la realizzazione di una piena identità collettiva. 

Per questo esistono le immagini già potenti e strazianti a sufficienza e non sempre se ne fa un uso appropriato e disinteressato. 

Scrivo e vivo a Roma, in via Tasso, nello stesso palazzo che ospita il museo della liberazione. Non sono ebreo ma riflettere sulla storia dell&#039;orrore è diventato quasi un esercizio quotidiano. Quando chiudo gli occhi, la sera, il muro che vedo di fronte è lo stesso che qualche ufficiale della gestapo osservava dopo una giornata di &quot;lavoro&quot;. 

La mia dose emozionale sulla vicenda la prendo quotidianamente come un tossico prende il metadone al SERT. 

Se penso al dolore e all&#039;orrore della guerra non faccio distinzione di  etnia o fede. 

Nel cercare di rileggere la storia del conflitto israelo/palestinese senza lasciarmi andare a slogan e aberrazioni storiche, però, alcuni punti fermi credo di averli raggiunti. provo a riassumerli:

1) Esitono, è vero, in Israele dei rimossi collettivi riguardo al 1948 come in Italia è per le foibe. 
2) Il sionismo come ideologia ne è forse il maggiore responsabile ma se la maggiornaza dell&#039;opinione pubblica israeliana non fa i conti con questo rimosso penso sia dovuto alla paura che ogni ebreo riceve in dono alla nascita grazie alla storia delle persecuzioni lunga qualche millennio. 
3) a costo di sembrare cinico ma cercando di calarmi nella mentalità di un israeliano comune penso che, sebbene le azioni sioniste del 48 siano aberranti, esista tacita la convinzione che, senza un azione determinata e &quot;militare&quot;, lo stato di Israele non sarebbe nato. Trovatemi nella storia uno stato che è riuscito a nascere senza un&#039;azione cruenta e senza un apparato ideologico che sostenesse l&#039;impresa, apparato che come dice Sebastian 76, contempla la negazione del diritto ad esistere del &quot;nemico&quot;. LA questione è qundi legata a doppio filo con il tema dell&#039;esistenza di Israele e dello stato Palestinese e del mancato riconoscimento reciproco per un lungo tempo. Hamas e chi lo strumentalizza è su questo che ancora fa leva. 

La storia del ventennio precedente al 48, dalle persecuzioni in tutta europa fino alla grande rivolta araba, non hanno certo aumentato il senso di sicurezza di israele. E si è andati avanti così, dall&#039;aggresisone egiziana il giorno dopo la nascita dello stato di israele per continuare con la  lunga scia di povocazioni  e rappresaglie di cui ormai non ha senso fare il conto. Le resposnsabilità non si possono distribuire con un bilancino. Ambo le parti in conflitto hanno storicamente molte cose di cui pentirsi ma non si può non capire che nella mente dell&#039;israeliano &quot;medio&quot; tutto questo occuoi ancora un posto importante. La posta in gioco è la &quot;vita&quot; ancora una volta. 
 
Tutto questo ovviamente aiuta a capire ma non giustifica ne il terrore politico di parte araba  ne l&#039;uso indiscriminato e sproprozionato della violenza da parte israeliana.  

Rifuggo però dall&#039;uso ideologico e propagandistico che noto in parte della &quot;sinistra&quot; italiana (pur essendo di sinistra se questo ha ancora un senso) e spesso in quella che dovrebbe essere più illuminata e dal revisionismo strisciante sotteso alla tesi fuorviante del &quot;credito della Shoa&quot;. 

Non si agisce costro israele e contro le violazioni dei diritti umani perchè lo stato di israele ed il suo popolo avrebbe un &quot;credito&quot; (per altro ormai ampiamente delapidato) nei confronti della storia  della distruzione umana e l&#039;europa, al contrario,  un rimosso senso di colpa. No. In realtà i fattori che contano  non sono psico - storici ma geopolitici e materiali ed è vero che l&#039;ideologia sionista li maschera. Nel cercare di smarcherarli però non si possono usare argomenti di sapore antisemitico, nemmeno incosapevolemnte. Mi spiego meglio. Non sostengo che chi usa la parola genocidio, aprtheid o nazismo lo faccia con intento antisemita ma è pur sempre vero che contribuisce a farlo sopravvivere e poliferare l&#039;antisemitismo. Svastiche, bandiere in fiamme sono di nuovo all&#039;ordine del giorno e a pocono valgono i distinguo e le questioni di lana caprina come quella tra stato e cittadino israeliano come se la politica estera di israele fosse determinata da una oligarchia. Non funziona così nelle democrazie o almeno non dovrebbe. Se non non si sta attenti nell&#039;argomentare si offre solo materiale per chi manipola e propaganda per i fini di questo o quell&#039;altro gruppo politico. L&#039;anti semitismo è spregevole nella sfera individuale ma pericoloso in quella colletiva, sociale e politica. Ed io a farmi manipolare sulla pelle dei bambini di gaza non ci sto. Ne intendo minimamente, o inconsapevolemnte o sull&#039;onda del dolore e delle lacrime che verso guardando due buchi nel petto di un bambino di gaza e i suoi occhi meravigliosi, contribuire ad alimentare la spirale di odio che lo ha ucciso; il circolo vizioso per cui più anti semitismo, più credito per israele, più rimozione collettiva, meno diritti umani, più morti a gaza e a tel aviv e così via all&#039;infinito, va chiuso. Gettare in faccia ad un ebreo una contraddizione che ne negherebbe l&#039;esistenza e contemporanemente la memoria non svegliaerà nessuna coscienza ne dissolverà alcun rimosso collettivo ma semplicemente consoliderà un&#039;incubo che non sembra avere mai fine. L&#039;essere ebreo perseguitato, la negazione allo Stato di Israele del diritto a difendersi e ad esistere. 
Che piaccia o no è su questo che si fonda tutta la violenza e la sua legittimità. Criticare Israele è possible e necessario ma attenzione, le parole e i concetti che si usano sono troppo spesso fonte solo ed esclusivamente di odio. 

Certo che fare? Domanda immensamente legittima. 
La cosa che mi sembra più logica è disertare il campo, lavorare sul singolo individuo per diffondere la cultura della pace in maniera da sottrarre umanità alla violenza della guerra e del martirio. 
Utopia? Forse ma è anche vero che uno sforzo serio, anche ideologico e culturale in questo senso non si più fatto dai tempi di Ghandi e usare la propaganda di opposte fazioni non mi sembra il modo per ottenere un centimetro quadro in più sul terreno della tutela dei diritti umani.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sono giunto al termine della lettura di tutti i commenti di questo thread. ci ho messo due giorni.<br />
E&#8217; stata un&#8217;occasione per rifare il punto della situazione personale sulla tragedia in atto.<br />
Mi rivolgo ad Andrea Inglese non tanto personalmente quanto in veste di moderatore del dibattito. Comincio con il puntualizzare alcune osservazioni che non ho spiegato bene nella foga dello scrivere il mio precedente commento.<br />
Ho usato il termine invettive agganciato ad un generico voi non riferendomi a nazione indiana ma alla maggioranza dei commenti che leggevo. Non avevo intenzione di definire in maniera monolitica e riduttiva l&#8217;opinione di alcuno ne tanto meno la &#8220;linea&#8221; editoriale di NI che anzi trovo tra le migliori fonti di informazione e dibattito disponibili.<br />
Anche il post di Inglese e quello che ne è seguito è aprrezzabilissimo. La visione di Ilan Pappè e l&#8217;articolo sulla politica fondiaria di Israele e l&#8217;impatto sull&#8217;identità colelttiva dei due popoli in guerra sono in gran parte condivisibili anche se concordo con Sebastian76 per un approfondimento del dibattito su questi temi specifici (specie quello della dissisdenza intellettuale israeliana). </p>
<p>Detto questo, resto un po sorpreso dalle affermazioni del tipo &#8220;possible che resti indifferente rispetto alla morte di civili e di bambini&#8221; ed altre dello stesso tenore. </p>
<p>Mi sembra una tale ovvietà il contrario da non meritare alcun commento.</p>
<p>Però.</p>
<p>Ho due figli della stessa età del bambino che muore nella foto qualche post più su; ho visto anche io le molte foto che circolano in rete. Non mi sembrava utile al dibattito aggiungere anche il mio sdegno che è comunque personale e profondo. Io non sono ne filo israeliano ne filopalestinese nel senso che, di fronte a situazioni di tale portata, rifuggo da qualsiasi partigianeria. </p>
<p>CErco solo di capire a fondo. </p>
<p>Non è assolutamente contastabile la violazione dei diritti umani che Israele sta perpetrando da anni nei territori occupati, credo però che l&#8217;uso delle parole vada sempre bilanciato e dal loro senso non si debba mai prescindere, nemmeno per cercare di smuovere emozoini e coscienze e amplificarle, nel pur nobile tentativo di risvegliare le coscienze e rimuovere traumi colelttivi che impediscono la realizzazione di una piena identità collettiva. </p>
<p>Per questo esistono le immagini già potenti e strazianti a sufficienza e non sempre se ne fa un uso appropriato e disinteressato. </p>
<p>Scrivo e vivo a Roma, in via Tasso, nello stesso palazzo che ospita il museo della liberazione. Non sono ebreo ma riflettere sulla storia dell&#8217;orrore è diventato quasi un esercizio quotidiano. Quando chiudo gli occhi, la sera, il muro che vedo di fronte è lo stesso che qualche ufficiale della gestapo osservava dopo una giornata di &#8220;lavoro&#8221;. </p>
<p>La mia dose emozionale sulla vicenda la prendo quotidianamente come un tossico prende il metadone al SERT. </p>
<p>Se penso al dolore e all&#8217;orrore della guerra non faccio distinzione di  etnia o fede. </p>
<p>Nel cercare di rileggere la storia del conflitto israelo/palestinese senza lasciarmi andare a slogan e aberrazioni storiche, però, alcuni punti fermi credo di averli raggiunti. provo a riassumerli:</p>
<p>1) Esitono, è vero, in Israele dei rimossi collettivi riguardo al 1948 come in Italia è per le foibe.<br />
2) Il sionismo come ideologia ne è forse il maggiore responsabile ma se la maggiornaza dell&#8217;opinione pubblica israeliana non fa i conti con questo rimosso penso sia dovuto alla paura che ogni ebreo riceve in dono alla nascita grazie alla storia delle persecuzioni lunga qualche millennio.<br />
3) a costo di sembrare cinico ma cercando di calarmi nella mentalità di un israeliano comune penso che, sebbene le azioni sioniste del 48 siano aberranti, esista tacita la convinzione che, senza un azione determinata e &#8220;militare&#8221;, lo stato di Israele non sarebbe nato. Trovatemi nella storia uno stato che è riuscito a nascere senza un&#8217;azione cruenta e senza un apparato ideologico che sostenesse l&#8217;impresa, apparato che come dice Sebastian 76, contempla la negazione del diritto ad esistere del &#8220;nemico&#8221;. LA questione è qundi legata a doppio filo con il tema dell&#8217;esistenza di Israele e dello stato Palestinese e del mancato riconoscimento reciproco per un lungo tempo. Hamas e chi lo strumentalizza è su questo che ancora fa leva. </p>
<p>La storia del ventennio precedente al 48, dalle persecuzioni in tutta europa fino alla grande rivolta araba, non hanno certo aumentato il senso di sicurezza di israele. E si è andati avanti così, dall&#8217;aggresisone egiziana il giorno dopo la nascita dello stato di israele per continuare con la  lunga scia di povocazioni  e rappresaglie di cui ormai non ha senso fare il conto. Le resposnsabilità non si possono distribuire con un bilancino. Ambo le parti in conflitto hanno storicamente molte cose di cui pentirsi ma non si può non capire che nella mente dell&#8217;israeliano &#8220;medio&#8221; tutto questo occuoi ancora un posto importante. La posta in gioco è la &#8220;vita&#8221; ancora una volta. </p>
<p>Tutto questo ovviamente aiuta a capire ma non giustifica ne il terrore politico di parte araba  ne l&#8217;uso indiscriminato e sproprozionato della violenza da parte israeliana.  </p>
<p>Rifuggo però dall&#8217;uso ideologico e propagandistico che noto in parte della &#8220;sinistra&#8221; italiana (pur essendo di sinistra se questo ha ancora un senso) e spesso in quella che dovrebbe essere più illuminata e dal revisionismo strisciante sotteso alla tesi fuorviante del &#8220;credito della Shoa&#8221;. </p>
<p>Non si agisce costro israele e contro le violazioni dei diritti umani perchè lo stato di israele ed il suo popolo avrebbe un &#8220;credito&#8221; (per altro ormai ampiamente delapidato) nei confronti della storia  della distruzione umana e l&#8217;europa, al contrario,  un rimosso senso di colpa. No. In realtà i fattori che contano  non sono psico &#8211; storici ma geopolitici e materiali ed è vero che l&#8217;ideologia sionista li maschera. Nel cercare di smarcherarli però non si possono usare argomenti di sapore antisemitico, nemmeno incosapevolemnte. Mi spiego meglio. Non sostengo che chi usa la parola genocidio, aprtheid o nazismo lo faccia con intento antisemita ma è pur sempre vero che contribuisce a farlo sopravvivere e poliferare l&#8217;antisemitismo. Svastiche, bandiere in fiamme sono di nuovo all&#8217;ordine del giorno e a pocono valgono i distinguo e le questioni di lana caprina come quella tra stato e cittadino israeliano come se la politica estera di israele fosse determinata da una oligarchia. Non funziona così nelle democrazie o almeno non dovrebbe. Se non non si sta attenti nell&#8217;argomentare si offre solo materiale per chi manipola e propaganda per i fini di questo o quell&#8217;altro gruppo politico. L&#8217;anti semitismo è spregevole nella sfera individuale ma pericoloso in quella colletiva, sociale e politica. Ed io a farmi manipolare sulla pelle dei bambini di gaza non ci sto. Ne intendo minimamente, o inconsapevolemnte o sull&#8217;onda del dolore e delle lacrime che verso guardando due buchi nel petto di un bambino di gaza e i suoi occhi meravigliosi, contribuire ad alimentare la spirale di odio che lo ha ucciso; il circolo vizioso per cui più anti semitismo, più credito per israele, più rimozione collettiva, meno diritti umani, più morti a gaza e a tel aviv e così via all&#8217;infinito, va chiuso. Gettare in faccia ad un ebreo una contraddizione che ne negherebbe l&#8217;esistenza e contemporanemente la memoria non svegliaerà nessuna coscienza ne dissolverà alcun rimosso collettivo ma semplicemente consoliderà un&#8217;incubo che non sembra avere mai fine. L&#8217;essere ebreo perseguitato, la negazione allo Stato di Israele del diritto a difendersi e ad esistere.<br />
Che piaccia o no è su questo che si fonda tutta la violenza e la sua legittimità. Criticare Israele è possible e necessario ma attenzione, le parole e i concetti che si usano sono troppo spesso fonte solo ed esclusivamente di odio. </p>
<p>Certo che fare? Domanda immensamente legittima.<br />
La cosa che mi sembra più logica è disertare il campo, lavorare sul singolo individuo per diffondere la cultura della pace in maniera da sottrarre umanità alla violenza della guerra e del martirio.<br />
Utopia? Forse ma è anche vero che uno sforzo serio, anche ideologico e culturale in questo senso non si più fatto dai tempi di Ghandi e usare la propaganda di opposte fazioni non mi sembra il modo per ottenere un centimetro quadro in più sul terreno della tutela dei diritti umani.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: la funambola</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103658</link>
		<dc:creator>la funambola</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 19:31:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103658</guid>
		<description>&quot;soltanto i popoli falliti si avvicinano a un ideale &quot;umano&quot;; gli altri, quelli realizzati, portano le stigmate della loro gloria, della loro dorata bestialità.
l&#039;uomo si riavrà mai dal colpo mortale che ha inferto alla vita?
troppo tardi lo scetticismo diffonde le sue benedizioni su di noi, sulle nostre facce deteriorate dalle convinzioni, le nostre facce da iene votate all&#039;ideale.
evoluzione:prometeo, ai giorni nostri, sarebbe un deputato dell&#039;opposizione.

signore abbi pietà del mio sangue, della mia anemia in fiamme!&quot;
la funambola</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;soltanto i popoli falliti si avvicinano a un ideale &#8220;umano&#8221;; gli altri, quelli realizzati, portano le stigmate della loro gloria, della loro dorata bestialità.<br />
l&#8217;uomo si riavrà mai dal colpo mortale che ha inferto alla vita?<br />
troppo tardi lo scetticismo diffonde le sue benedizioni su di noi, sulle nostre facce deteriorate dalle convinzioni, le nostre facce da iene votate all&#8217;ideale.<br />
evoluzione:prometeo, ai giorni nostri, sarebbe un deputato dell&#8217;opposizione.</p>
<p>signore abbi pietà del mio sangue, della mia anemia in fiamme!&#8221;<br />
la funambola</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sebastian76</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103623</link>
		<dc:creator>sebastian76</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 12:40:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103623</guid>
		<description>D&#039;accordo, accetto il compitino, dammi tempo fino a stasera, in questa sede mi interessava dire la mia su pochi punti (perché Pappé sì e non Morris, Shoah e nascita di Israele, criteri di uso e di applicazione del termine nazismo)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo, accetto il compitino, dammi tempo fino a stasera, in questa sede mi interessava dire la mia su pochi punti (perché Pappé sì e non Morris, Shoah e nascita di Israele, criteri di uso e di applicazione del termine nazismo)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103617</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 11:58:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103617</guid>
		<description>Sebastian, avrei piacere di conoscere la tua opinione a riguardo dell&#039;articolo di Romano pubblicato nel post più su. Magari con un commento proprio lì. Se vuoi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sebastian, avrei piacere di conoscere la tua opinione a riguardo dell&#8217;articolo di Romano pubblicato nel post più su. Magari con un commento proprio lì. Se vuoi.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sebastian76</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103611</link>
		<dc:creator>sebastian76</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 11:12:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103611</guid>
		<description>Ilan Pappé studia e racconta la creazione dell&#039;identità israeliana e la creazione del mito fondatore di Israele, cercando di individuare come questi abbiano influito e influiscano ancora sulla storia della Palestina. Sempre per Pappé in queste vicende è importante il ruolo della memoria (o dell&#039;industria, come direbbe Finkelstein) della Shoah.  Non è il solo che studia questi argomenti e ad esempio Ben Morris esprime opinioni diverse in proposito e sottolinea molti errori storici nella analisi di Pappé. A suo volta Pappé evidenzia gli svarioni di Morris. Chiedo quindi a Andrea Inglese se abbia valutato punti di vista diversi da quelli di Pappé e quali siano i motivi per cui abbia preferito quelli di Pappé. Provare non dico a confutare ma almeno a esporre in un modo appena articolato e dignitoso punti di vista diversi da quelli di Pappé è un lavoro non semplice almeno per me, che di mestiere non sono storico, ma non è detto che prima o poi non ci provi.

Non sono d&#039;accordo sull&#039;associare quanto è accaduto nel 1947-1948 alla Shoah. Allora la Palestina era sotto il mandato britannico che limitava fin dal 1938 l&#039;immigrazione ebraica in Palestina e che era più vicino alla monarchia hascemita di Amman che ai coloni ebraici, anche per via degli attacchi dell&#039;Irgun e della Banda Stern contro gli inglesi (vedi attentato al King David del 1946) che consideravano il mandato sulla Palestina una occupazione coloniale.  La guerra del 1948 fu combattuta secondo schemi di allenze che fotografavano gli interessi politici di allora (armi e supporto del blocco sovietico per Israele, armi francesi e inglesi per gli Arabi) e il ricordo della Shoah giocò un ruolo minimo nel gioco delle allenze.

La Shoah è stata sullo sfondo se non rimossa nei primi anni della vita di Israele, perché nel mito fondatore della nazione trova spazio l&#039;ebreo padrone del proprio destino (gli Zeloti di Masada, gli insorti del ghetto di Varsavia, il colono del kibbutz) e non la vittima deportata nei campi di sterminio senza reagire. La Shoah torna centrale nella società israeliana solo con la cattura e il processo di Eichmann nel 1960 e almeno fino alla guerra del 1967 la simpatia di molta parte dell&#039;opinione pubblica occidentale per Israele deriva sia dalla contrapposizione in blocchi della Guerra Fredda, che vede l&#039;Unione Sovietica sostenere Egitto e Siria,  e sia dalla percezione di un Davide israeliano che affronta e vince contro i più numerosi e più forti Golia arabi.

E&#039; invece vero che la Shoah è diventato almeno negli ultimi anni un alibi (mi scuso per l&#039;imprecisione lessicale) per giustificare da parte molti elementi della destra israeliana molti atti non giustificabili da parte di Israele, ma trovo scorretto storicamente associare questa teoria giustificazionista anche ai periodi precedenti. Con l&#039;inizio della presidenza di George W. Bush, anche la pecoresca destra italiana si è disciplinatamente allineata a questi discutibili modi di ragionare, che ha trovato ampio spazio ad esempio sul Giornale e sul Foglio. Come dimenticare certe entusiastiche stronzate (questa non è una imprecisione lessicale, ma la scelta del termine più calzante disponibile nel dizionario della lingua italiana) scritte sul Foglio che facevano della guerra a Saddam la chiave necessaria per risolvere il problema della Palestina.  Certi servizi giornalistici stile Cappuozzo del Tg5 sono figli di questo filone di pensiero relativamente giovane, che a me sembra destinato a durare fino al termine di una contingente convenienza politica meramente italiana. 

Passando all&#039;uso del termine nazismo, mi pare che in questa discussione esso si stia via via decantando e che non sia più associato al popolo di Israele in toto o al governo di Israele, ma ad alcuni atti concreti della politica e dell&#039;esercito israeliano. Il terreno rimane comunque infido, perché se ad esempio fosse sintomo di nazismo il causare la morte di civili nel corso di operazioni militari, allora esso andrebbe applicato a entrambi i contendenti delle guerre in Iraq e Afganistan, alle guerre jugoslave in toto, a entrambi i contendenti della guerra del Vietnam, ai lanci di razzi di Hezbollah e di Hamas sulle popolazioni civili, agli attentati suicidi in Israele, ai massacri dei Giordani ai danni dei palestinesi (Settembre Nero), ai massacri compiuti  dalle varie fazioni nelle guerra civili libanesi (Sabra e Chatila, Damour, …), ...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ilan Pappé studia e racconta la creazione dell&#8217;identità israeliana e la creazione del mito fondatore di Israele, cercando di individuare come questi abbiano influito e influiscano ancora sulla storia della Palestina. Sempre per Pappé in queste vicende è importante il ruolo della memoria (o dell&#8217;industria, come direbbe Finkelstein) della Shoah.  Non è il solo che studia questi argomenti e ad esempio Ben Morris esprime opinioni diverse in proposito e sottolinea molti errori storici nella analisi di Pappé. A suo volta Pappé evidenzia gli svarioni di Morris. Chiedo quindi a Andrea Inglese se abbia valutato punti di vista diversi da quelli di Pappé e quali siano i motivi per cui abbia preferito quelli di Pappé. Provare non dico a confutare ma almeno a esporre in un modo appena articolato e dignitoso punti di vista diversi da quelli di Pappé è un lavoro non semplice almeno per me, che di mestiere non sono storico, ma non è detto che prima o poi non ci provi.</p>
<p>Non sono d&#8217;accordo sull&#8217;associare quanto è accaduto nel 1947-1948 alla Shoah. Allora la Palestina era sotto il mandato britannico che limitava fin dal 1938 l&#8217;immigrazione ebraica in Palestina e che era più vicino alla monarchia hascemita di Amman che ai coloni ebraici, anche per via degli attacchi dell&#8217;Irgun e della Banda Stern contro gli inglesi (vedi attentato al King David del 1946) che consideravano il mandato sulla Palestina una occupazione coloniale.  La guerra del 1948 fu combattuta secondo schemi di allenze che fotografavano gli interessi politici di allora (armi e supporto del blocco sovietico per Israele, armi francesi e inglesi per gli Arabi) e il ricordo della Shoah giocò un ruolo minimo nel gioco delle allenze.</p>
<p>La Shoah è stata sullo sfondo se non rimossa nei primi anni della vita di Israele, perché nel mito fondatore della nazione trova spazio l&#8217;ebreo padrone del proprio destino (gli Zeloti di Masada, gli insorti del ghetto di Varsavia, il colono del kibbutz) e non la vittima deportata nei campi di sterminio senza reagire. La Shoah torna centrale nella società israeliana solo con la cattura e il processo di Eichmann nel 1960 e almeno fino alla guerra del 1967 la simpatia di molta parte dell&#8217;opinione pubblica occidentale per Israele deriva sia dalla contrapposizione in blocchi della Guerra Fredda, che vede l&#8217;Unione Sovietica sostenere Egitto e Siria,  e sia dalla percezione di un Davide israeliano che affronta e vince contro i più numerosi e più forti Golia arabi.</p>
<p>E&#8217; invece vero che la Shoah è diventato almeno negli ultimi anni un alibi (mi scuso per l&#8217;imprecisione lessicale) per giustificare da parte molti elementi della destra israeliana molti atti non giustificabili da parte di Israele, ma trovo scorretto storicamente associare questa teoria giustificazionista anche ai periodi precedenti. Con l&#8217;inizio della presidenza di George W. Bush, anche la pecoresca destra italiana si è disciplinatamente allineata a questi discutibili modi di ragionare, che ha trovato ampio spazio ad esempio sul Giornale e sul Foglio. Come dimenticare certe entusiastiche stronzate (questa non è una imprecisione lessicale, ma la scelta del termine più calzante disponibile nel dizionario della lingua italiana) scritte sul Foglio che facevano della guerra a Saddam la chiave necessaria per risolvere il problema della Palestina.  Certi servizi giornalistici stile Cappuozzo del Tg5 sono figli di questo filone di pensiero relativamente giovane, che a me sembra destinato a durare fino al termine di una contingente convenienza politica meramente italiana. </p>
<p>Passando all&#8217;uso del termine nazismo, mi pare che in questa discussione esso si stia via via decantando e che non sia più associato al popolo di Israele in toto o al governo di Israele, ma ad alcuni atti concreti della politica e dell&#8217;esercito israeliano. Il terreno rimane comunque infido, perché se ad esempio fosse sintomo di nazismo il causare la morte di civili nel corso di operazioni militari, allora esso andrebbe applicato a entrambi i contendenti delle guerre in Iraq e Afganistan, alle guerre jugoslave in toto, a entrambi i contendenti della guerra del Vietnam, ai lanci di razzi di Hezbollah e di Hamas sulle popolazioni civili, agli attentati suicidi in Israele, ai massacri dei Giordani ai danni dei palestinesi (Settembre Nero), ai massacri compiuti  dalle varie fazioni nelle guerra civili libanesi (Sabra e Chatila, Damour, …), &#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: lucia cossu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103598</link>
		<dc:creator>lucia cossu</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 02:41:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103598</guid>
		<description>a ilnonsubire
ho scritto che si potevano muovere liberamente volendo dire esattamente il contrario, ma presa dall&#039;impeto forse lo ho reso poco chiaro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a ilnonsubire<br />
ho scritto che si potevano muovere liberamente volendo dire esattamente il contrario, ma presa dall&#8217;impeto forse lo ho reso poco chiaro</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Salvatore D'Angelo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103596</link>
		<dc:creator>Salvatore D'Angelo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 00:43:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103596</guid>
		<description>GAZA, MORTI SENZA TOMBE

di
Marcello Faletra


Che cos’è un genicidio? La parola genocidio fu coniata dal giurista polacco Raphael Lemkin nel 1944 e impiegata successivamente durante il processo di Norimberga nel 1946. Il vocabolario della lingua italiana – Enciclopedia italiana 1987- definisce genocidio un “grave crimine, di cui possono rendersi colpevoli singoli individui oppure organismi statali, consistente nella metodica distruzione di un gruppo etnico, razziale o religioso, compiuta attraverso lo sterminio degli individui, la dissociazione e dispersione dei gruppi familiari…”. Un crimine, dunque, votato alla cancellazione storico-culturale di un popolo. Il 9 dicembre del 1948 l’Assemblea delle Nazioni Unite vara la Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, e all’articolo secondo si legge: “nella presente convenzione per genocidio si intende una delle seguenti azioni commesse con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso…” . Sono passati 63 anni (1945) da quando l’ultima infornata di sventurati ebrei entrò nelle camere a gas, di cui qualche zelante revisionista, oggi, pretende ridimensionarne l’esistenza. Da allora il Vietnam, la Cambogia, lo sterminio degli indios con le dittature sudamericane, e via di seguito fino ad oggi con la Palestina e la sua interminabile scia di sangue. Tutti questi stermini non furono fiammate di violenza: ma esecuzioni, liquidazioni di gruppi umani, attentati alla vita di interi popoli perpetrati da scienziati del crimine, con intenzioni deliberatamente sterminatrici. Quello a cui stiamo assistendo a Gaza è dello stesso tipo: l’applicazione di una teoria politica che ha come esito finale la deportazione di tutto il popolo palestinese. Dal punto di vista geografico questo progetto è quasi compiuto: oltre l’80 per cento di tutta la Palestina è controllata dagli israeliani. La garanzia di uno stato palestinese è stato costantemente ostacolato dagli israeliani, che dopo l’assassinio di Rabin hanno preferito ricorrere alla colonizzazione forzata e violenta. 
Tutto ciò porta a interrogarsi sul perché dei massacri. Il massacro è un modo di vedere l’altro. Le invenzioni inaudite messe al servizio della ferocia, gli abissi della perversità più diabolica, le raffinatezze più inimmaginabili dell’odio, tutto ciò ci lascia stupefatti. Muti. Il massacro è la forma attraverso cui l’altro è percepito nella nuda e cruda animalità. Ogni massacro è preceduto da un processo di desoggettivizzazione dove il linguaggio svolge un ruolo fondamentale.
Per massacrare qualcuno occorre prima distruggerne l’immagine, annientarlo nel proprio immaginario, nella propria rappresentazione. C’è nell’aria una grossa resistenza nel vedere nel popolo palestinese degli esseri soggetti al massacro. Si sente dire che sono “pericolosi”, che sono “terroristi”, ecc. I nostri contemporanei a quanto pare non vogliono sentire altro. L’equazione inculcata in anni e anni di rappresentazione immaginaria del palestinese come terrorista ha fatto il suo effetto . 
Questa mistificazione tende a confondere la posta in gioco nello scacchiere mediorientale. In effetti: gli attori del conflitto vedono una politica coloniale e un movimento di liberazione. Il sionismo che spesso viene confuso con l’ebraismo in generale, non è altro che un’ideologia politica, non è una realtà religiosa. Questa ideologia è stata anche ampiamente rifiutata dalla maggior parte degli ebrei dell’esilio, poiché essa è dal punto di vista della tradizione ebraica un’eresia (è la posizione di molti rabbini), mentre dal punto di vista politico è una teoria reazionaria (è la posizione sostenuta dai lavoratori ebrei dell’Europa centrale e orientale). Alla luce di ciò occorre distinguere antisionismo in quanto ideologia politica colonialista dall’antisemitismo – pregiudizio razziale. 
L’equazione palestinese/terrorismo non è altro che l’espressione propagandistica di un movimento coloniale che ha tutti gli strumenti di potere a livello internazionale per far passare una mistificazione come verità. E questo nonostante che le immagini di bimbi squartati a Gaza siano entrati nelle case di tutti. 
Oggi, il paradigma di questo laboratorio di disumanizzazione è stato messo a punto da Bush e  la sua banda con Guantanamo, che rappresenta il modello distillato del processo di desoggettivizzazione dell’altro concepito nel cuore della “democrazia” neoliberale americana. Un campo di concentramento dove un insieme di individui perde progressivamente qualsiasi riferimento all’ominità in quanto tale. Una regressione ontologica giustificata dal progressivo instaurarsi dello “stato d’eccezione” (Agamben) – la stabilizzazione dello stato d’emergenza che sospende una parte significativa dei diritti civili. 
Ma da dove inizia un massacro? In effetti i bombardamenti sono il momento finale di un lungo processo di invenzione del nemico. Le masse occidentali lo hanno scoperto recentemente con la guerra in Iraq. L’immagine di un Saddam che possedeva armi di distruzione di massa e che il mondo intero correva un forte pericolo è stata fatta circolare per due anni prima dell’attacco. E’ accaduto con la profilassi antisemita durante il nazismo, dove nelle scuole si insegnava a riconoscere i simboli della tradizione ebraica per individuare il “nemico”. Ma di fronte a progetti politici criminali il passato non conta. Lo diceva convinto l’antisemita Henry Ford: “la storia? Una sciocchezza”.  Chiunque attraversa le strade delle città israeliane può individuare scritte, manifesti, graffiti che inneggiano alla distruzione degli arabi. Ecco alcuni segni: 
“La Giordania è lo stato palestinese – Trasferimento subito” (centinaia di manifesti sull’autostrada).
“Espellere il nemico arabo” (manifesto)
“Annientare gli arabi” (manifesti)
O noi o loro” (manifesti)
“Morte agli arabi”(graffiti)
“No ai media ostili” (autoadesivo)
“Compro solo dagli ebrei” (manifesti)
“La pace è una catastrofe, vogliamo la guerra” (autoadesivo)
“No alla Palestina” (graffiti)
“Niente gente di sinistra niente attentati” (graffiti)
“Shoah per gli arabi” (scritta sull’autostrada per Gerusalemme) .
I segni s’impossessano dello spazio visivo pubblico ratificando la rappresentazione dell’altro come nemico da eliminare. Colonizzano l’immaginario costituendo una scenografia “naturale” dell’odio. L’affermazione: “La pace non è all’ordine del giorno per i prossimi cent’anni” di Sharon, è diventata uno slogan presso gli ambienti della destra israeliana, e appartiene allo stesso ordine di espressioni che circolavano presso i cristianissimi Hutu in Ruanda, quando dicevano “andiamo a lavorare”, che voleva dire “andiamo ad ammazzare i Tutsi”.
E’ sul piano dell’immagine e del linguaggio che si costruisce uno degli aspetti più tragici del massacro dei palestinesi. Questa mobilitazione generale all’odio, alla deportazione e all’espulsione dei palestinesi, è stata costruita in oltre quarant’anni.  C’è un altro aspetto da considerare. Ogni massacro si fa perché si è certi dell’impunità. I Turchi lo hanno fatto con gli armeni all’inizio del secolo scorso, e ci sono riusciti. I nazisti con gli ebrei, e ci sono riusciti. Gli americani impiegando armi chimiche (napalm) e non hanno avuto conseguenze. Questa certezza tira in ballo la responsabilità delle democrazie occidentali che hanno permesso che Israele commettesse crimini efferati. La nostra angoscia non è l’angoscia di chi non sa se la propria vita o quella dei propri figli vita durerà ancora un giorno. Lo stesso linguaggio non può sostituirsi a ciò che si prova davanti ai propri figli spappolati dalle bombe. Il massacro decreta, in un certo senso, anche la fine del linguaggio. 
Ma per concepire un massacro occorre pure che un territorio venga circoscritto, chiuso, trasformato in un campo di concentramento. Negli ultimi vent’anni i campi profughi della Palestina sono notevolmente aumentati di numero. Il senso della vita in un campo profughi è fortemente leucemico. L’assenza pressoché totale di infrastrutture rende questi luoghi degli inferni, dove è pure impossibile uscire dallo spazio chiuso perché controllato dalle milizie israeliane. In questi “campi profughi” la morte non è diretta, ma provocata a distanza. L’assenza di strutture sanitarie, la mancanza di acqua, l’estrema difficoltà nel reperire farmaci, preparano lentamente il lavoro di messa a morte. In sostanza la proliferazione dei “campi profughi” è direttamente proporzionale alla sottrazione delle terre ai palestinesi e il loro trasferimento in altri luoghi, spesso inospitali. Ciò che scrisse Hannah Arendt a proposito dei campi di concentramento nazisti non è lontano, con le dovute distinzioni, da ciò che l’amministrazione israeliana sta effettuando in Palestina: “I campi di concentramento sono i laboratori in cui si sperimenta una dominazione totale sull’uomo…”(Le tecniche della scienza sociale e lo studio dei campi di concentramento, in L’immagine dell’inferno, Editori Riuniti, 2001). E’ esagerato? Perché mai? E’ sufficiente informarsi su come vengono trattati i minorenni nella prigione di Telmond, dove sono rinchiusi circa 200 ragazzi tra i 13 e i 15 anni, detenuti perché aiutavano a combattere contro l’occupazione israeliana. Questi ragazzi non hanno diritto a studiare, ad ascoltare radio o ad avere contatti con gli avvocati. Viene ritenuto normale che essi non debbano vedere i genitori, ai quali non è concesso il permesso di vedere i propri figli. Di tutto ciò non sappiamo niente. L’ignoranza pianificata dai media istituzionali è il contributo più spettacolare all’oblio del massacro di un popolo. Essa costituisce una nuova tecnologia del massacro a distanza, centrato sulla disinformazione. 
Un celebre testo teatrale di Sartre – Morti senza tombe – in tal senso prolunga la sua ombra su di noi, sulla deliberata ferocia del massacro dei palestinesi: “Uno dei giovani combattenti consegnati alla tortura, dice: “ma si può ancora vivere… perché si deve ancora vivere in un mondo in cui picchiate uno fino a spezzargli le ossa?”. Nel nome di Gaza ciò che viene messo a tacere per sempre è la lotta di liberazione del popolo palestinese.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>GAZA, MORTI SENZA TOMBE</p>
<p>di<br />
Marcello Faletra</p>
<p>Che cos’è un genicidio? La parola genocidio fu coniata dal giurista polacco Raphael Lemkin nel 1944 e impiegata successivamente durante il processo di Norimberga nel 1946. Il vocabolario della lingua italiana – Enciclopedia italiana 1987- definisce genocidio un “grave crimine, di cui possono rendersi colpevoli singoli individui oppure organismi statali, consistente nella metodica distruzione di un gruppo etnico, razziale o religioso, compiuta attraverso lo sterminio degli individui, la dissociazione e dispersione dei gruppi familiari…”. Un crimine, dunque, votato alla cancellazione storico-culturale di un popolo. Il 9 dicembre del 1948 l’Assemblea delle Nazioni Unite vara la Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, e all’articolo secondo si legge: “nella presente convenzione per genocidio si intende una delle seguenti azioni commesse con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso…” . Sono passati 63 anni (1945) da quando l’ultima infornata di sventurati ebrei entrò nelle camere a gas, di cui qualche zelante revisionista, oggi, pretende ridimensionarne l’esistenza. Da allora il Vietnam, la Cambogia, lo sterminio degli indios con le dittature sudamericane, e via di seguito fino ad oggi con la Palestina e la sua interminabile scia di sangue. Tutti questi stermini non furono fiammate di violenza: ma esecuzioni, liquidazioni di gruppi umani, attentati alla vita di interi popoli perpetrati da scienziati del crimine, con intenzioni deliberatamente sterminatrici. Quello a cui stiamo assistendo a Gaza è dello stesso tipo: l’applicazione di una teoria politica che ha come esito finale la deportazione di tutto il popolo palestinese. Dal punto di vista geografico questo progetto è quasi compiuto: oltre l’80 per cento di tutta la Palestina è controllata dagli israeliani. La garanzia di uno stato palestinese è stato costantemente ostacolato dagli israeliani, che dopo l’assassinio di Rabin hanno preferito ricorrere alla colonizzazione forzata e violenta.<br />
Tutto ciò porta a interrogarsi sul perché dei massacri. Il massacro è un modo di vedere l’altro. Le invenzioni inaudite messe al servizio della ferocia, gli abissi della perversità più diabolica, le raffinatezze più inimmaginabili dell’odio, tutto ciò ci lascia stupefatti. Muti. Il massacro è la forma attraverso cui l’altro è percepito nella nuda e cruda animalità. Ogni massacro è preceduto da un processo di desoggettivizzazione dove il linguaggio svolge un ruolo fondamentale.<br />
Per massacrare qualcuno occorre prima distruggerne l’immagine, annientarlo nel proprio immaginario, nella propria rappresentazione. C’è nell’aria una grossa resistenza nel vedere nel popolo palestinese degli esseri soggetti al massacro. Si sente dire che sono “pericolosi”, che sono “terroristi”, ecc. I nostri contemporanei a quanto pare non vogliono sentire altro. L’equazione inculcata in anni e anni di rappresentazione immaginaria del palestinese come terrorista ha fatto il suo effetto .<br />
Questa mistificazione tende a confondere la posta in gioco nello scacchiere mediorientale. In effetti: gli attori del conflitto vedono una politica coloniale e un movimento di liberazione. Il sionismo che spesso viene confuso con l’ebraismo in generale, non è altro che un’ideologia politica, non è una realtà religiosa. Questa ideologia è stata anche ampiamente rifiutata dalla maggior parte degli ebrei dell’esilio, poiché essa è dal punto di vista della tradizione ebraica un’eresia (è la posizione di molti rabbini), mentre dal punto di vista politico è una teoria reazionaria (è la posizione sostenuta dai lavoratori ebrei dell’Europa centrale e orientale). Alla luce di ciò occorre distinguere antisionismo in quanto ideologia politica colonialista dall’antisemitismo – pregiudizio razziale.<br />
L’equazione palestinese/terrorismo non è altro che l’espressione propagandistica di un movimento coloniale che ha tutti gli strumenti di potere a livello internazionale per far passare una mistificazione come verità. E questo nonostante che le immagini di bimbi squartati a Gaza siano entrati nelle case di tutti.<br />
Oggi, il paradigma di questo laboratorio di disumanizzazione è stato messo a punto da Bush e  la sua banda con Guantanamo, che rappresenta il modello distillato del processo di desoggettivizzazione dell’altro concepito nel cuore della “democrazia” neoliberale americana. Un campo di concentramento dove un insieme di individui perde progressivamente qualsiasi riferimento all’ominità in quanto tale. Una regressione ontologica giustificata dal progressivo instaurarsi dello “stato d’eccezione” (Agamben) – la stabilizzazione dello stato d’emergenza che sospende una parte significativa dei diritti civili.<br />
Ma da dove inizia un massacro? In effetti i bombardamenti sono il momento finale di un lungo processo di invenzione del nemico. Le masse occidentali lo hanno scoperto recentemente con la guerra in Iraq. L’immagine di un Saddam che possedeva armi di distruzione di massa e che il mondo intero correva un forte pericolo è stata fatta circolare per due anni prima dell’attacco. E’ accaduto con la profilassi antisemita durante il nazismo, dove nelle scuole si insegnava a riconoscere i simboli della tradizione ebraica per individuare il “nemico”. Ma di fronte a progetti politici criminali il passato non conta. Lo diceva convinto l’antisemita Henry Ford: “la storia? Una sciocchezza”.  Chiunque attraversa le strade delle città israeliane può individuare scritte, manifesti, graffiti che inneggiano alla distruzione degli arabi. Ecco alcuni segni:<br />
“La Giordania è lo stato palestinese – Trasferimento subito” (centinaia di manifesti sull’autostrada).<br />
“Espellere il nemico arabo” (manifesto)<br />
“Annientare gli arabi” (manifesti)<br />
O noi o loro” (manifesti)<br />
“Morte agli arabi”(graffiti)<br />
“No ai media ostili” (autoadesivo)<br />
“Compro solo dagli ebrei” (manifesti)<br />
“La pace è una catastrofe, vogliamo la guerra” (autoadesivo)<br />
“No alla Palestina” (graffiti)<br />
“Niente gente di sinistra niente attentati” (graffiti)<br />
“Shoah per gli arabi” (scritta sull’autostrada per Gerusalemme) .<br />
I segni s’impossessano dello spazio visivo pubblico ratificando la rappresentazione dell’altro come nemico da eliminare. Colonizzano l’immaginario costituendo una scenografia “naturale” dell’odio. L’affermazione: “La pace non è all’ordine del giorno per i prossimi cent’anni” di Sharon, è diventata uno slogan presso gli ambienti della destra israeliana, e appartiene allo stesso ordine di espressioni che circolavano presso i cristianissimi Hutu in Ruanda, quando dicevano “andiamo a lavorare”, che voleva dire “andiamo ad ammazzare i Tutsi”.<br />
E’ sul piano dell’immagine e del linguaggio che si costruisce uno degli aspetti più tragici del massacro dei palestinesi. Questa mobilitazione generale all’odio, alla deportazione e all’espulsione dei palestinesi, è stata costruita in oltre quarant’anni.  C’è un altro aspetto da considerare. Ogni massacro si fa perché si è certi dell’impunità. I Turchi lo hanno fatto con gli armeni all’inizio del secolo scorso, e ci sono riusciti. I nazisti con gli ebrei, e ci sono riusciti. Gli americani impiegando armi chimiche (napalm) e non hanno avuto conseguenze. Questa certezza tira in ballo la responsabilità delle democrazie occidentali che hanno permesso che Israele commettesse crimini efferati. La nostra angoscia non è l’angoscia di chi non sa se la propria vita o quella dei propri figli vita durerà ancora un giorno. Lo stesso linguaggio non può sostituirsi a ciò che si prova davanti ai propri figli spappolati dalle bombe. Il massacro decreta, in un certo senso, anche la fine del linguaggio.<br />
Ma per concepire un massacro occorre pure che un territorio venga circoscritto, chiuso, trasformato in un campo di concentramento. Negli ultimi vent’anni i campi profughi della Palestina sono notevolmente aumentati di numero. Il senso della vita in un campo profughi è fortemente leucemico. L’assenza pressoché totale di infrastrutture rende questi luoghi degli inferni, dove è pure impossibile uscire dallo spazio chiuso perché controllato dalle milizie israeliane. In questi “campi profughi” la morte non è diretta, ma provocata a distanza. L’assenza di strutture sanitarie, la mancanza di acqua, l’estrema difficoltà nel reperire farmaci, preparano lentamente il lavoro di messa a morte. In sostanza la proliferazione dei “campi profughi” è direttamente proporzionale alla sottrazione delle terre ai palestinesi e il loro trasferimento in altri luoghi, spesso inospitali. Ciò che scrisse Hannah Arendt a proposito dei campi di concentramento nazisti non è lontano, con le dovute distinzioni, da ciò che l’amministrazione israeliana sta effettuando in Palestina: “I campi di concentramento sono i laboratori in cui si sperimenta una dominazione totale sull’uomo…”(Le tecniche della scienza sociale e lo studio dei campi di concentramento, in L’immagine dell’inferno, Editori Riuniti, 2001). E’ esagerato? Perché mai? E’ sufficiente informarsi su come vengono trattati i minorenni nella prigione di Telmond, dove sono rinchiusi circa 200 ragazzi tra i 13 e i 15 anni, detenuti perché aiutavano a combattere contro l’occupazione israeliana. Questi ragazzi non hanno diritto a studiare, ad ascoltare radio o ad avere contatti con gli avvocati. Viene ritenuto normale che essi non debbano vedere i genitori, ai quali non è concesso il permesso di vedere i propri figli. Di tutto ciò non sappiamo niente. L’ignoranza pianificata dai media istituzionali è il contributo più spettacolare all’oblio del massacro di un popolo. Essa costituisce una nuova tecnologia del massacro a distanza, centrato sulla disinformazione.<br />
Un celebre testo teatrale di Sartre – Morti senza tombe – in tal senso prolunga la sua ombra su di noi, sulla deliberata ferocia del massacro dei palestinesi: “Uno dei giovani combattenti consegnati alla tortura, dice: “ma si può ancora vivere… perché si deve ancora vivere in un mondo in cui picchiate uno fino a spezzargli le ossa?”. Nel nome di Gaza ciò che viene messo a tacere per sempre è la lotta di liberazione del popolo palestinese.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: ilnonsubire</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103595</link>
		<dc:creator>ilnonsubire</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 00:41:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103595</guid>
		<description>per quanto riguarda georgia e andrea inglese... credo che forse avete interpretato male le mie parole. vi invito a rileggere il post in cui analizzo l&#039;uso della parola nazismo. se rileggete bene io dico questo:

&quot;quando si parla di nazismo e si accosta questa parola a una situazione tipo quella medio orientale, affiancandola a Israele, forse effettivamente si commette un’errore. la parola nazismo infatti, effettivamente, richiama a un’ideologia ben precisa fatta di manifesti, ideali, regole, leggi etc… per fortuna a parte qualche malato a giro per il mondo (purtroppo sempre troppi) di nazisti non ce ne sono molti. usare però la parola in altri termini non è sbagliato. dire che una persona si comporta da nazista o ha un atteggiamento nazista non vuol dire accusarlo di essere fedele alla causa del nazismo, ma semplicemente sottolineare che le sue azioni hanno delle somiglianza con quello che succedeva durante il periodo del nazismo per mano dei nazisti! questo si puà dire e va detto!&quot;

e poi dopo aggiungo

&quot;accusare quindi Israele, ed è evidente che si fa sempre riferimento ai governanti e non al popolo, di avere atteggiamenti nazisti non è sbagliato: è la nuda e cruda verità. sicuramente è provocatorio in certi contesti, forse può non piacere visto il passato, ma ciò non toglie che certe azioni compiute dallo Stato di Israele possono considerarsi come quelle compiute dai nazisti.&quot;

in conclusione io non ho detto che dobbiamo usare la parola nazismo, ma ho detto, o almeno ci ho provato, che spesso questa parola viene usata (insieme ad altri termini) per esprimere un concetto con una sola parola, come per descrivere certi atti che essa contiene nell&#039;immaginario collettivo. infatti io, per corretteza, ho detto che sarebbe giusto e accettabli parlare di atteggiamenti nazisti! cosi come parlo di atteggiamenti razzisti, di politica di apartheid e/o di atti criminali.

questo si può e si deve dire.

molti si sono lamentati dell&#039;impossibilità di fare qualcosa per cambiare le cose. potremmo inziare dal sottolineare, senza paura, certe cose. sottolineare che lo stato di Israele e il sionismo negli anni hanno portato avanti una politica di occupazione e violenza indiscriminata verso il popolo palestinese, con gesti e azioni a volte di tipo nazista / fascista / criminale, con la tragica conseguenza di perpetuare un lento genocidio... etc etc etc

questo è un esempio banale di quello che potremmo fare. parliamo e ricordiamo la storia. facciamo memoria, facciamo verità, nel nostro piccolo.
dei miei viaggi in palestina una cosa mi è sempre rimasta dentro... moltissime persone (giovani, donne, anziani, ...) non mi hanno chiesto soldi, promesse, azioni o quant&#039;altro, ma mi hanno voluto raccontare la loro personale storia e/o quella della loro famiglia e/o quella del loro villaggio mentre mi offrivano un thè o un intero pasto in casa loro (o in quella che ne era rimasta di casa)... in cambio mi chiedevano di non dimenticare, di ricordare e di raccontare la loro storia... come un piccione viaggiatore, come un vecchio messaggero... in modo che la storia non si perdesse mai, che la memoria non si spengesse definitivamente e che la verità non finisse cancellata per sempre.

tutte le storie che ho sentito, da nord a sud e da est a ovest di tutti i territori palestinesi mi hanno parlato di morte, di violenze, di ingiustizie e di sofferenze quotidiane, sempre più grandi.

qui qualcuno ha scritto che i palestinesi sono come tutti gli altri, si possono muovere liberamente etc... ma non è vero, è un falso. diciamolo. tiriamo fuori il coraggio e iniziamo a dirlo. Israele ha teorizzato una nuova politica di apartheid (teorizzazioni ufficiali) tramite l&#039;occupazione di sempre più terre, la costruzione di tantissime colonie sparse ovunque e la bantustanizzazione dei territori palestinesi tramite la costruzione del muro. I Palestinesi per muoversi devono passare il muro (aperto solo due volte al giorno e non sempre), poi si devono passare una serie di check point fissi e mobili, dove si passa solo con determinati documenti (che molti palestinesi non hanno, in quanto è Israele a rilasciarli!) e infine si deve sperare di poter trovare un mezzo per arrivare a destinazione.... o meglio al check point prima della destinazione scelta, poi al controllo di ingresso dal muro e infine a destinazione. il controllore è sempre l&#039;esercito israeliano e sta a loro decidere se farti passare o meno, e spesso la risposta è no... contornata da  dopo umiliazione e vessazioni. vi invito a guarda un piccolo video (dura 3 minuti circa) che forse aiuta meglio a capire cosa comporta un checkpoint in palestina: http://www.youtube.com/watch?v=l6XIxfGRKFc
diciamo queste cose, le prove sono evidenti, davanti a tutti.

questo era un altro esempio banale di quello che succede e che noi dovremmo fare nostro.
basta ipocrisia, basta appoggio incondizionato. ognuno deve essere responsabile delle sue azioni, e che inizi a esserlo anche Israele... usiamo le parole, le storia, le immagini, i video, per raccontare piccoli pezzi di verità, per smontare la cortina di bugie che hanno costruito, per rendere giustizia altri oltre 6000 palestinesi uccisi dal 2000 ad oggi (fonti ONU).

come dice &quot;lorenzo galbiati&quot;, di cui apprezzo molto l&#039;intervento e le proposte ATTIVE, rimettiamo la palla al centro.

parliamo e ricordiamo la storia. facciamo memoria, facciamo verità, nel nostro piccolo. magari non cambierà le cose subito, ma a lungo termine potrebbe aiutare a vedere le cose in maniera diversa, e a spingere le future generazioni e leadership ad avere un approccio diverso alla questione israelo palestinese.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>per quanto riguarda georgia e andrea inglese&#8230; credo che forse avete interpretato male le mie parole. vi invito a rileggere il post in cui analizzo l&#8217;uso della parola nazismo. se rileggete bene io dico questo:</p>
<p>&#8220;quando si parla di nazismo e si accosta questa parola a una situazione tipo quella medio orientale, affiancandola a Israele, forse effettivamente si commette un’errore. la parola nazismo infatti, effettivamente, richiama a un’ideologia ben precisa fatta di manifesti, ideali, regole, leggi etc… per fortuna a parte qualche malato a giro per il mondo (purtroppo sempre troppi) di nazisti non ce ne sono molti. usare però la parola in altri termini non è sbagliato. dire che una persona si comporta da nazista o ha un atteggiamento nazista non vuol dire accusarlo di essere fedele alla causa del nazismo, ma semplicemente sottolineare che le sue azioni hanno delle somiglianza con quello che succedeva durante il periodo del nazismo per mano dei nazisti! questo si puà dire e va detto!&#8221;</p>
<p>e poi dopo aggiungo</p>
<p>&#8220;accusare quindi Israele, ed è evidente che si fa sempre riferimento ai governanti e non al popolo, di avere atteggiamenti nazisti non è sbagliato: è la nuda e cruda verità. sicuramente è provocatorio in certi contesti, forse può non piacere visto il passato, ma ciò non toglie che certe azioni compiute dallo Stato di Israele possono considerarsi come quelle compiute dai nazisti.&#8221;</p>
<p>in conclusione io non ho detto che dobbiamo usare la parola nazismo, ma ho detto, o almeno ci ho provato, che spesso questa parola viene usata (insieme ad altri termini) per esprimere un concetto con una sola parola, come per descrivere certi atti che essa contiene nell&#8217;immaginario collettivo. infatti io, per corretteza, ho detto che sarebbe giusto e accettabli parlare di atteggiamenti nazisti! cosi come parlo di atteggiamenti razzisti, di politica di apartheid e/o di atti criminali.</p>
<p>questo si può e si deve dire.</p>
<p>molti si sono lamentati dell&#8217;impossibilità di fare qualcosa per cambiare le cose. potremmo inziare dal sottolineare, senza paura, certe cose. sottolineare che lo stato di Israele e il sionismo negli anni hanno portato avanti una politica di occupazione e violenza indiscriminata verso il popolo palestinese, con gesti e azioni a volte di tipo nazista / fascista / criminale, con la tragica conseguenza di perpetuare un lento genocidio&#8230; etc etc etc</p>
<p>questo è un esempio banale di quello che potremmo fare. parliamo e ricordiamo la storia. facciamo memoria, facciamo verità, nel nostro piccolo.<br />
dei miei viaggi in palestina una cosa mi è sempre rimasta dentro&#8230; moltissime persone (giovani, donne, anziani, &#8230;) non mi hanno chiesto soldi, promesse, azioni o quant&#8217;altro, ma mi hanno voluto raccontare la loro personale storia e/o quella della loro famiglia e/o quella del loro villaggio mentre mi offrivano un thè o un intero pasto in casa loro (o in quella che ne era rimasta di casa)&#8230; in cambio mi chiedevano di non dimenticare, di ricordare e di raccontare la loro storia&#8230; come un piccione viaggiatore, come un vecchio messaggero&#8230; in modo che la storia non si perdesse mai, che la memoria non si spengesse definitivamente e che la verità non finisse cancellata per sempre.</p>
<p>tutte le storie che ho sentito, da nord a sud e da est a ovest di tutti i territori palestinesi mi hanno parlato di morte, di violenze, di ingiustizie e di sofferenze quotidiane, sempre più grandi.</p>
<p>qui qualcuno ha scritto che i palestinesi sono come tutti gli altri, si possono muovere liberamente etc&#8230; ma non è vero, è un falso. diciamolo. tiriamo fuori il coraggio e iniziamo a dirlo. Israele ha teorizzato una nuova politica di apartheid (teorizzazioni ufficiali) tramite l&#8217;occupazione di sempre più terre, la costruzione di tantissime colonie sparse ovunque e la bantustanizzazione dei territori palestinesi tramite la costruzione del muro. I Palestinesi per muoversi devono passare il muro (aperto solo due volte al giorno e non sempre), poi si devono passare una serie di check point fissi e mobili, dove si passa solo con determinati documenti (che molti palestinesi non hanno, in quanto è Israele a rilasciarli!) e infine si deve sperare di poter trovare un mezzo per arrivare a destinazione&#8230;. o meglio al check point prima della destinazione scelta, poi al controllo di ingresso dal muro e infine a destinazione. il controllore è sempre l&#8217;esercito israeliano e sta a loro decidere se farti passare o meno, e spesso la risposta è no&#8230; contornata da  dopo umiliazione e vessazioni. vi invito a guarda un piccolo video (dura 3 minuti circa) che forse aiuta meglio a capire cosa comporta un checkpoint in palestina: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=l6XIxfGRKFc" rel="nofollow">http://www.youtube.com/watch?v=l6XIxfGRKFc</a><br />
diciamo queste cose, le prove sono evidenti, davanti a tutti.</p>
<p>questo era un altro esempio banale di quello che succede e che noi dovremmo fare nostro.<br />
basta ipocrisia, basta appoggio incondizionato. ognuno deve essere responsabile delle sue azioni, e che inizi a esserlo anche Israele&#8230; usiamo le parole, le storia, le immagini, i video, per raccontare piccoli pezzi di verità, per smontare la cortina di bugie che hanno costruito, per rendere giustizia altri oltre 6000 palestinesi uccisi dal 2000 ad oggi (fonti ONU).</p>
<p>come dice &#8220;lorenzo galbiati&#8221;, di cui apprezzo molto l&#8217;intervento e le proposte ATTIVE, rimettiamo la palla al centro.</p>
<p>parliamo e ricordiamo la storia. facciamo memoria, facciamo verità, nel nostro piccolo. magari non cambierà le cose subito, ma a lungo termine potrebbe aiutare a vedere le cose in maniera diversa, e a spingere le future generazioni e leadership ad avere un approccio diverso alla questione israelo palestinese.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Salvatore D'Angelo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103594</link>
		<dc:creator>Salvatore D'Angelo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 00:38:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103594</guid>
		<description>PUBBLICO QUI DI SEGUITO UN POST DI MARCELLO FALETRA, REDATTORE DELLA RIVISTA CYBERZONE. UNA LUCIDA E ACCORATA ANALISI , RICCA DI RIFLESSIONI FILOSOFICHE, DI QUANTO STA ACCADENDO A GAZA IN QUESTI GIORNI E  CIO&#039; CHE VI STA SOTTO... NON TUTTO SI PUO&#039; CONDIVIDERE, PERCHE&#039; E&#039; FACILE RICHIAMARE IL TERRORISMO DI HAMAS E DELL&#039;INTEGRALISMO ISLAMICO...TUTTO VERO...NON ABBIAMO NULLA A CHE VEDERE CON ESSO, E COMBATTEREMO SEMPRE CONTRO L&#039;OSCURANTISMO ISLAMICO ....I PALESTINESI HANNO COMMESSO MOLTI ERRORI POLITICI E PER ANNI SI SON LASCIATI STRUMENTALIZZARE DA PADRINI PIU&#039; O MENO INTERESSATI, PERDENDO MOLTI TRENI DEL DIALOGO E DEL RECIPROCO RICONOSCIMENTO....NON SIAMO CONTRO GLI EBREI ( L&#039; AUTORE DELL&#039;ARTICOLO E&#039;  EBREO) NE&#039; CONTRO LO STATO DI ISRAELE....MA LA SPROPORZIONE  IN CAMPO E&#039; ENORME....UNA GRANDE MISTIFICAZIONE MEDIATICA E POLITICA TENTA DI COPRIRE UNA AMARISSIMA VERITA&#039; : NON E&#039; SOLO HAMAS CHE NON VUOLE RICONOSCERE ISRAELE, MA E&#039; ANCHE  IL SIONISMO PIU&#039; INTEGRALISTA (CHE E&#039; SEMPRE STATO PREVALENTE NEI /SUI GOVERNI DI ISRAELE) A NON VOLERE UNO STATO PALESTINESE....E QUANDO CON ARAFAT TRA IL &#039;90 E IL &#039;95  STAVA PER REALIZZARSI IL MIRACOLO ... IL SIONISMO ANTIPALESTINESE HA SOSTENUTO E AIZZATO CON OGNI MEZZO HAMAS E L&#039;INTEGRALISMO IN FUNZIONE ANTI ARAFAT...INSOMMA DIVIDE ET IMPERA. &quot; PIU&#039; LA LEADERSHIP PALESTINESE E&#039; DEBOLE, PIU&#039; PREVALE LA NOSTRA FORZA, PIU&#039;  QUELLA LEADERSDHIP E&#039; IN MANO AI &quot;TERRORISTI&quot;  PIU&#039; E&#039; FACILE ALLONTANARE QUALSIASI IDEA DI STATO PALESTINESE INDIPENDENTE&quot;.... COSI&#039; RAGIONANO GLI OCCULTI STRATEGHI DELLA FORZA E DEL RAZZISMO ANTIPALESTINESE, FELICI DI RITORNARE AI &quot;FASTI&quot; DEL &#039;48 E DEGLI ANNI CINQUANTA , SESSANTA E SETTANTA. PER QUESTO HANNO LAVORATO E ORA A GAZA SEMINANO PER RACCOGLIERE ALTRI ANNI E ANNI DI &quot;ODIO TERRORISTICO&quot; CHE ALLONTANA  LA COSTRUZIONE DELLO STATO PALESTINESE INDIPENDENTE ACCANTO A QUELLO DI ISRAELE..
QUEL CHE RESTA DI GAZA
 
di Marcello Faletra (Redattore di Cyberzone)
  
Sabra e Chatila nel 1982, Jenin nell’aprile del 2002, adesso Gaza. Le prime due stragi con la regia di Sharon. Lungo tutti questi anni: muri, deportazioni, maltrattamenti, omicidi, umiliazioni, saccheggiamenti di villaggi profughi, distruzioni di ospedali, di scuole, di infrastrutture…
Nel nome di queste città sono state perpetrate stragi d’ogni specie. La verità sul massacro di Jenin è stata impedita con ogni mezzo. La commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite non è stata fatta entrare nei territori oggetto del massacro, nel silenzio complice delle “democrazie” occidentali.
Questa non è una guerra. Non vede due eserciti schierati l’uno contro l’altro. E’ la lenta e progressiva agonia del popolo palestinese. L’asimmetria militare è lampante. Cacciabombardieri, carriarmati, incrociatori e una tecnologia da guerra tra le più forti del pianeta contro un popolo pressocchè disarmato. Un popolo a cui non resta che la propria morte quale ultima forma di rivalsa. Ciò che la stampa ufficiale vergognosamente tace è che questa violenta offensiva era stata programmata da mesi. Si attendeva dunque il pretesto per scatenare la “legittima difesa”. Occorre ribadire che si tratta di un crimine internazionale. Dopo 10 giorni di bombardamenti i morti civili sono oltre 500, oltre migliaia di feriti, alcuni in gravissime condizioni e senza la possibilità di curarli, destinati a morire, perché l’esercito israeliano impedisce il passaggio della Croce Rossa internazionale. L’assassinio del popolo palestinese non è un fatto di cronaca nera. I crimini degli israeliani negli ultimi anni hanno assunto il tono di crimini eccezionali. Sono crimini perché stanno eliminando dalla faccia della terra un popolo. E’ un crimine ontologico. Perché tocca l’essenza stessa dell’uomo. E’ l’essere stesso palestinese che viene negato ed eliminato fisicamente. E quando questo popolo non coincide con l’identità del popolo occidentale, allora si cerca di sminuire la portata del crimine.
La propaganda antipalestinese trabocca di titoli nei quotidiani e nei telegiornali. “risposta all’aggressione”, “legittima difesa”, “reazione giustificata”, ecc. il linguaggio giornalistico dà il suo onorevole contributo a confondere aggrediti e aggressori. Quando un popolo viene decivilizzato privandolo di acqua, di ospedali, di scuole e di altri servizi necessari alla vita, come chiamare questo stato di cose? Gli esempi di disumanizzazione sono infiniti. Le morti dei civili vengono chiamate sarcasticamente “effetti collaterali” ai “bombardamenti chirurgici”. In sostanza una presa in giro. Perchè in realtà si bombarda indiscriminatamente. Chi muore, muore. Dio – come disse un papa – riconoscerà i suoi! Su questa guerra chirurgica è sufficiente ricordare un episodio accaduto a Jenin. Jamal Fayid, portatore di handicap su una sedia a rotelle, viene schiacciato volontariamente da un bulldozer guidato da un soldato israeliano davanti agli occhi atterriti dei parenti costretti a guardare la scena senza poter reagire. Questa scena ricorda un episodio accaduto durante la deportazione degli ebrei a Varsavia. Una squadra di SS di sera entra in un  condominio e rastrella intere famiglie, di fronte a un uomo seduto su una sedia a rotelle lo prendono e lo buttano dal balcone.
Ma il palestinese non è l’israeliano, protetto non solo dall’estabilishment politico mondiale, ma protetto soprattutto dal senso di colpa occidentale nei confronti della Shoah. Ogni tentativo di criticare Israele viene subito ricusato come “antisemitismo”. Questa è la più grande offesa che si possa fare alla Shoah: trasformarla in una garanzia d’immunità. Occorre difendere la memoria della Shoah anche dai discendenti delle vittime come accade in Israele, se questi  strumentalizzano la Memoria dello sterminio degli ebrei al fine di giustificare l’ingiustificabile. Essere israeliani non da certificati di infallibilità nella condotta umana. La memoria dei campi va difesa ogni giorno da qualsiasi tentativo di strumentalizzazione. Occorre domandarsi: l’identità di Israele coincide con l’identità del popolo ebraico in generale?  Israele in effetti non è uno stato costruito sul modello di Davide e Salomone. Uno stato, cioè, che poneva al primo posto la giustizia. L’attuale stato israeliano è di fatto costituito sul modello politico-militare-economico del modello occidentale. E, alla fin fine, non è stato altro che l’avamposto degli Stati Uniti nel cuore della società islamica. Dall’anno del suo insediamento – 1948 – lo stato israeliano è stato di carattere dominatore-colonizzatore.E’ democratico, si, ma solo per gli israeliani. Per gli arabi no, perché non godono degli stessi diritti degli israeliani (soprattutto non possono avere cariche politiche e sono proibiti i matrimoni misti). Democrazia?  E’ da vedere. Un solo esempio. Dal 1995 –  dunque prima della seconda intifada – ben 90.000 persone abitanti nell’agglomerato di Betlemme, non possono più utilizzare la strada principale, per garantire la sicurezza a una decina di israeliani (dico “israeliani” non ebrei, perché vi è una profonda differenza fra l’ebraismo della diaspora e lo stato ebraico sedentario).
A partire dal 2001, l’intera popolazione palestinese è rinchiusa in microzone, senza poter comunicare da una parte all’altra. Il blocco instaurato all’inizio del “processo di pace” si è man mano trasformato in vere prigioni urbane. La vita economica è interamente smantellata, come lo sono la vita familiare – non c’è famiglia che non abbia un morto. Nel corso dell’ultimo decennio, i coloni israeliani sono diventati come gli yankees al tempo della conquista del west. Arroganti, spadroneggiano su tutto. Impongono le loro volontà. Rubano le terre agli arabi e il loro raccolto, aprono strade e ne chiudono altre, vietano ai contadini arabi l’accesso alle loro terre, e quando questi reagiscono, organizzano spedizioni punitive.
Per gli ammalati, poi, l’ospedale è una meta a volte irraggiungibile per via degli estenuanti controlli e sbarramenti. Per non parlare dei numerosi attacchi contro il personale sanitario, di rifiuto all’assistenza a feriti, di donne incinta che hanno perduto il figlio perché non sono state fatte passare a un posto di blocco, eccetera. Come non pensare a ben altre esperienze di disumanizzazione degli esseri? Paragone impossibile? Perché no? Cosa impedisce di pensare il fatto che togliere agli uomini ciò che li caratterizza in quanto tali è ciò che è stato fatto agli ebrei dai nazisti? La differenza sarebbe in questo caso di gradualità. Se i lager, con le camere a gas, costituiscono il vertice del terrore, la punta estrema in cui la razionalità ha concepito la morte come produzione industriale, quello che da anni accade nei territori palestinesi sarebbe di una gradualità inferiore, ma concepita nell’ottica di una stessa idea: deumanizzare gli individui per poterli uccidere senza rimorsi, come si fa con le bestie. Certo, l’alibi è forte. Distruggere per salvarsi. La radicalità dell’antagonismo non lascia spazio ad altre vie. Questa radicalità fa pensare alla concezione del politico di Carl Schmitt, il quale sostiene che la percezione del nemico da distruggere costituisce l’essenza stessa del politico. La percezione dell’altro come nemico, di cui gli ebrei sono stati testimoni e vittime eccezionali, diventa una barriera simbolica invalicabile. Ma in tal modo si perpetua la propria differenza come identità nella misura in cui si percepisce l’altro come pericolo alla propria identità. E’ la stesa percezione del nemico che i cattolici hanno quando invocano il diavolo, rispetto al quale si costruisce l’identità del buono. Il problema reale e che il dubbio è estraneo a questa visione paranoica, così come l’autocritica. Il ragionamento che tende a giustificare l’alibi della guerra preventiva, apparentemente razionale, è in realtà di natura emozionale e affettiva e non rappresenta altro che la giustificazione delle sue tendenze regressive.
E’ necessario evitare confusioni. L’eccezionalità della Shoah non è l’eccezionalità di un popolo. Perché in tal caso cadremmo nella trappola della razza. Piuttosto è l’eccezionalità del pregiudizio e dell’odio. Ma se è così, allora i nazisti hanno ottenuto una vittoria postuma. Perché disumanizzare l’uomo, ovunque egli si trovi e a qualunque cultura esso appartenga, è un prolungamento della Shoah. I Tutsi del Ruanda ne hanno fatto le spese: massacrati e disumanizzati dai cristianissimi Hutu. Un genocidio ancora tutto da spiegare. Per non parlare dei milioni di africani che per secoli sono stati deportati nelle americhe in nome della civilizzazione.
Non è la Shoah che è in dubbio. Ma la sua memoria, quella si, se si continuano a perpetrare forme di disumanizzazione degli esseri per via di coloro che avrebbero dovuto mantenerne intatto il monito.
 
In tutto ciò vi è una profonda volontà di disumanizzare i palestinesi, ridurli a bestie, sradicare quanto di umano ancora resiste nelle loro vite. Aggredire e ridurre al silenzio tutto ciò che mostra segni di realtà umana. D’altra parte cosa sappiamo della società Israeliana? E, soprattutto, cosa sappiamo dei palestinesi? Tutti i telegiornali ogni volta che si parla dei palestinesi mostrano uomini incappucciati con armi in mano che fanno danze rituali. Niente di più oscurantista. Nessun servizio giornalistico è dedicato alla vita reale dei palestinesi. In tal modo si contribuisce a formare una rappresentazione immaginaria di un popolo di cui non conosciamo nulla. Identificando palestinesi e terrorismo, e giustificando la politica aggressiva della colonizzazione dei territori palestinesi, l’informazione da il suo contributo al massacro di un popolo.
Violenza dell’informazione che si aggiunge alla violenza dei bulldozer che cancellano la vita reale dei palestinesi. Al telespettatore non si sottopongono strumenti di analisi per comprendere la posta in gioco della violenza nei territori palestinesi. La nostra informazione è in preda alla paranoia. E’ paranoica ogni rappresentazione dell’altro come nemico. E’ il trionfo della “banalità del male”, come si espresse tempo fa Hannah Arendt. Cosa intendesse la Arendt per banalità del male lo scrisse nella rivista molti anni dopo il suo celebre saggio in “Social research (1971)”: “Per banalità del male intendo non una teoria o una dottrina, ma qualcosa di completamente fattuale, un crimine di enorme portata a che non può assolutamente essere ricondotto a una malvagità particolare, a qualche patologia o convinzione ideologica dell’autore, che si distingueva forse unicamente per una straordinaria superficialità”.
In tutto questo teatro della crudeltà ciò  che viene occultato è il rapporto di causa/effetto. Cosa c’entra l’antisemitismo di fronte a uno stato che dal dopoguerra ad oggi ha rubato con la forza e la violenza (”occupazione liberale”) gran parte dei territori palestinesi riducendo una popolazione allo stremo?
In oltre quarant’anni di colonizzazione violenta hanno creato le condizioni fisiche per decivilizzare un popolo. Privarlo dei diritti più elementari, costringendolo a reagire con l’unica arma a loro diposizione : la loro vita. Se vivere significa vivere come dei morti, tanto vale morire in mezzo a coloro che ti hanno rubato la vita. Conosciamo il “terrorismo” palestinese. Ma non conosciamo quello israeliano. Da quasi un decennio lo stato israeliano vede come guida una miscela esplosiva e suicida: bruti in uniforme come i generali Shaul Mafaz e Moshe Yaalon, nazionalisti estremisti come Avigdor Lieberman e Uzi landau, irresponsabili avventurieri come Benyamin Netanyahu ed esaltatori del messianesimo come il rabbino Beni Eilon e il generale Efi Eitam. Il nazionalismo messianico e il messianismo militarista costringono a considerare il peggio – lo sterminio dei palestinesi - come una scelta reale e l’apocalisse come un progetto politico.
 
Occorre ribadire che il concetto di guerra ha cambiato volto. Dopo il crollo delle torri gemelle e la conseguente politica della “guerra preventiva”, anche l’amministrazione israeliana si è prontamente adeguata. La seconda intifada (settembre 2002) è scoppiata dopo che gli israeliani avevano ucciso decine di giovani palestinesi sospettati di terrorismo. Mentre gli attentati in Israele cominceranno solo tre mesi più tardi. Tutti ciò non è stato mai evidenziato dalla stampa internazionale. L’espressione “guerra al terrorismo” è diventata uno slogan politico insindacabile a livello della politica internazionale per giustificare azioni militari e ingerenze politico-economiche presso popolazioni considerate “stati canaglia”.
D’altra parte le democrazie occidentali di fronte a tale stato di cose trovano soccorso morale nel nuovo catechismo della chiesa cattolica (2005), che si è prontamente adeguata a questa visione sanguinaria e vendicativa della politica neoliberista e all’articolo 2267 leggiamo: “L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani”. Apprendiamo adesso che vi sarebbero “aggressori giusti” che agirebbero in nome “del pieno accertamento dell’identità e della responsabilità” (sic!). Che la chiesa si sia impegnata cosi tanto per trovare parole che giustificassero la morte è davvero straordinario, proprio lei che dal trono di San Pietro predica la condanna anche dei preservativi e dell’aborto! La morale religiosa della chiesa fa della verità un obbligo verso Dio, non verso l’uomo. Esse vietano di mentire davanti a Dio, non davanti all’uomo.
Benché tra la chiesa cattolica e Israele vi siano forti disaccordi, resta tuttavia comune una complicità di fronte agli islamici. Nel loro immaginario è il loro nemico comune.
A livello di politica internazionale, questa ambiguità della chiesa da una mano, sicuramente dal punto di vista religioso e morale, cioè indirettamente, a quello “Stato d’eccezione” – versione contemporanea della dittatura - (Agamben), divenuto ordinario, che sospende parte dei diritti civili, riducendo la democrazia  ad una questione di ingerenze internazionali a livello militare sulle risorse energetiche e su altre questioni di egemonia economica. “Lo stato di eccezione – osserva Giorgio Agamben – si presenta…in questa prospettiva come una soglia di indeterminazione fra democrazia e assolutismo”. La guerra in Iraq, con i suoi 700.000 morti civili fino ad oggi ne è il teatro vivente. L’esportazione della democrazia si è ridotta ad una guerra civile senza fine, generando una profonda spaccatura tra la cultura Islamica e quella Occidentale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>PUBBLICO QUI DI SEGUITO UN POST DI MARCELLO FALETRA, REDATTORE DELLA RIVISTA CYBERZONE. UNA LUCIDA E ACCORATA ANALISI , RICCA DI RIFLESSIONI FILOSOFICHE, DI QUANTO STA ACCADENDO A GAZA IN QUESTI GIORNI E  CIO&#8217; CHE VI STA SOTTO&#8230; NON TUTTO SI PUO&#8217; CONDIVIDERE, PERCHE&#8217; E&#8217; FACILE RICHIAMARE IL TERRORISMO DI HAMAS E DELL&#8217;INTEGRALISMO ISLAMICO&#8230;TUTTO VERO&#8230;NON ABBIAMO NULLA A CHE VEDERE CON ESSO, E COMBATTEREMO SEMPRE CONTRO L&#8217;OSCURANTISMO ISLAMICO &#8230;.I PALESTINESI HANNO COMMESSO MOLTI ERRORI POLITICI E PER ANNI SI SON LASCIATI STRUMENTALIZZARE DA PADRINI PIU&#8217; O MENO INTERESSATI, PERDENDO MOLTI TRENI DEL DIALOGO E DEL RECIPROCO RICONOSCIMENTO&#8230;.NON SIAMO CONTRO GLI EBREI ( L&#8217; AUTORE DELL&#8217;ARTICOLO E&#8217;  EBREO) NE&#8217; CONTRO LO STATO DI ISRAELE&#8230;.MA LA SPROPORZIONE  IN CAMPO E&#8217; ENORME&#8230;.UNA GRANDE MISTIFICAZIONE MEDIATICA E POLITICA TENTA DI COPRIRE UNA AMARISSIMA VERITA&#8217; : NON E&#8217; SOLO HAMAS CHE NON VUOLE RICONOSCERE ISRAELE, MA E&#8217; ANCHE  IL SIONISMO PIU&#8217; INTEGRALISTA (CHE E&#8217; SEMPRE STATO PREVALENTE NEI /SUI GOVERNI DI ISRAELE) A NON VOLERE UNO STATO PALESTINESE&#8230;.E QUANDO CON ARAFAT TRA IL &#8216;90 E IL &#8216;95  STAVA PER REALIZZARSI IL MIRACOLO &#8230; IL SIONISMO ANTIPALESTINESE HA SOSTENUTO E AIZZATO CON OGNI MEZZO HAMAS E L&#8217;INTEGRALISMO IN FUNZIONE ANTI ARAFAT&#8230;INSOMMA DIVIDE ET IMPERA. &#8221; PIU&#8217; LA LEADERSHIP PALESTINESE E&#8217; DEBOLE, PIU&#8217; PREVALE LA NOSTRA FORZA, PIU&#8217;  QUELLA LEADERSDHIP E&#8217; IN MANO AI &#8220;TERRORISTI&#8221;  PIU&#8217; E&#8217; FACILE ALLONTANARE QUALSIASI IDEA DI STATO PALESTINESE INDIPENDENTE&#8221;&#8230;. COSI&#8217; RAGIONANO GLI OCCULTI STRATEGHI DELLA FORZA E DEL RAZZISMO ANTIPALESTINESE, FELICI DI RITORNARE AI &#8220;FASTI&#8221; DEL &#8216;48 E DEGLI ANNI CINQUANTA , SESSANTA E SETTANTA. PER QUESTO HANNO LAVORATO E ORA A GAZA SEMINANO PER RACCOGLIERE ALTRI ANNI E ANNI DI &#8220;ODIO TERRORISTICO&#8221; CHE ALLONTANA  LA COSTRUZIONE DELLO STATO PALESTINESE INDIPENDENTE ACCANTO A QUELLO DI ISRAELE..<br />
QUEL CHE RESTA DI GAZA</p>
<p>di Marcello Faletra (Redattore di Cyberzone)</p>
<p>Sabra e Chatila nel 1982, Jenin nell’aprile del 2002, adesso Gaza. Le prime due stragi con la regia di Sharon. Lungo tutti questi anni: muri, deportazioni, maltrattamenti, omicidi, umiliazioni, saccheggiamenti di villaggi profughi, distruzioni di ospedali, di scuole, di infrastrutture…<br />
Nel nome di queste città sono state perpetrate stragi d’ogni specie. La verità sul massacro di Jenin è stata impedita con ogni mezzo. La commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite non è stata fatta entrare nei territori oggetto del massacro, nel silenzio complice delle “democrazie” occidentali.<br />
Questa non è una guerra. Non vede due eserciti schierati l’uno contro l’altro. E’ la lenta e progressiva agonia del popolo palestinese. L’asimmetria militare è lampante. Cacciabombardieri, carriarmati, incrociatori e una tecnologia da guerra tra le più forti del pianeta contro un popolo pressocchè disarmato. Un popolo a cui non resta che la propria morte quale ultima forma di rivalsa. Ciò che la stampa ufficiale vergognosamente tace è che questa violenta offensiva era stata programmata da mesi. Si attendeva dunque il pretesto per scatenare la “legittima difesa”. Occorre ribadire che si tratta di un crimine internazionale. Dopo 10 giorni di bombardamenti i morti civili sono oltre 500, oltre migliaia di feriti, alcuni in gravissime condizioni e senza la possibilità di curarli, destinati a morire, perché l’esercito israeliano impedisce il passaggio della Croce Rossa internazionale. L’assassinio del popolo palestinese non è un fatto di cronaca nera. I crimini degli israeliani negli ultimi anni hanno assunto il tono di crimini eccezionali. Sono crimini perché stanno eliminando dalla faccia della terra un popolo. E’ un crimine ontologico. Perché tocca l’essenza stessa dell’uomo. E’ l’essere stesso palestinese che viene negato ed eliminato fisicamente. E quando questo popolo non coincide con l’identità del popolo occidentale, allora si cerca di sminuire la portata del crimine.<br />
La propaganda antipalestinese trabocca di titoli nei quotidiani e nei telegiornali. “risposta all’aggressione”, “legittima difesa”, “reazione giustificata”, ecc. il linguaggio giornalistico dà il suo onorevole contributo a confondere aggrediti e aggressori. Quando un popolo viene decivilizzato privandolo di acqua, di ospedali, di scuole e di altri servizi necessari alla vita, come chiamare questo stato di cose? Gli esempi di disumanizzazione sono infiniti. Le morti dei civili vengono chiamate sarcasticamente “effetti collaterali” ai “bombardamenti chirurgici”. In sostanza una presa in giro. Perchè in realtà si bombarda indiscriminatamente. Chi muore, muore. Dio – come disse un papa – riconoscerà i suoi! Su questa guerra chirurgica è sufficiente ricordare un episodio accaduto a Jenin. Jamal Fayid, portatore di handicap su una sedia a rotelle, viene schiacciato volontariamente da un bulldozer guidato da un soldato israeliano davanti agli occhi atterriti dei parenti costretti a guardare la scena senza poter reagire. Questa scena ricorda un episodio accaduto durante la deportazione degli ebrei a Varsavia. Una squadra di SS di sera entra in un  condominio e rastrella intere famiglie, di fronte a un uomo seduto su una sedia a rotelle lo prendono e lo buttano dal balcone.<br />
Ma il palestinese non è l’israeliano, protetto non solo dall’estabilishment politico mondiale, ma protetto soprattutto dal senso di colpa occidentale nei confronti della Shoah. Ogni tentativo di criticare Israele viene subito ricusato come “antisemitismo”. Questa è la più grande offesa che si possa fare alla Shoah: trasformarla in una garanzia d’immunità. Occorre difendere la memoria della Shoah anche dai discendenti delle vittime come accade in Israele, se questi  strumentalizzano la Memoria dello sterminio degli ebrei al fine di giustificare l’ingiustificabile. Essere israeliani non da certificati di infallibilità nella condotta umana. La memoria dei campi va difesa ogni giorno da qualsiasi tentativo di strumentalizzazione. Occorre domandarsi: l’identità di Israele coincide con l’identità del popolo ebraico in generale?  Israele in effetti non è uno stato costruito sul modello di Davide e Salomone. Uno stato, cioè, che poneva al primo posto la giustizia. L’attuale stato israeliano è di fatto costituito sul modello politico-militare-economico del modello occidentale. E, alla fin fine, non è stato altro che l’avamposto degli Stati Uniti nel cuore della società islamica. Dall’anno del suo insediamento – 1948 – lo stato israeliano è stato di carattere dominatore-colonizzatore.E’ democratico, si, ma solo per gli israeliani. Per gli arabi no, perché non godono degli stessi diritti degli israeliani (soprattutto non possono avere cariche politiche e sono proibiti i matrimoni misti). Democrazia?  E’ da vedere. Un solo esempio. Dal 1995 –  dunque prima della seconda intifada – ben 90.000 persone abitanti nell’agglomerato di Betlemme, non possono più utilizzare la strada principale, per garantire la sicurezza a una decina di israeliani (dico “israeliani” non ebrei, perché vi è una profonda differenza fra l’ebraismo della diaspora e lo stato ebraico sedentario).<br />
A partire dal 2001, l’intera popolazione palestinese è rinchiusa in microzone, senza poter comunicare da una parte all’altra. Il blocco instaurato all’inizio del “processo di pace” si è man mano trasformato in vere prigioni urbane. La vita economica è interamente smantellata, come lo sono la vita familiare – non c’è famiglia che non abbia un morto. Nel corso dell’ultimo decennio, i coloni israeliani sono diventati come gli yankees al tempo della conquista del west. Arroganti, spadroneggiano su tutto. Impongono le loro volontà. Rubano le terre agli arabi e il loro raccolto, aprono strade e ne chiudono altre, vietano ai contadini arabi l’accesso alle loro terre, e quando questi reagiscono, organizzano spedizioni punitive.<br />
Per gli ammalati, poi, l’ospedale è una meta a volte irraggiungibile per via degli estenuanti controlli e sbarramenti. Per non parlare dei numerosi attacchi contro il personale sanitario, di rifiuto all’assistenza a feriti, di donne incinta che hanno perduto il figlio perché non sono state fatte passare a un posto di blocco, eccetera. Come non pensare a ben altre esperienze di disumanizzazione degli esseri? Paragone impossibile? Perché no? Cosa impedisce di pensare il fatto che togliere agli uomini ciò che li caratterizza in quanto tali è ciò che è stato fatto agli ebrei dai nazisti? La differenza sarebbe in questo caso di gradualità. Se i lager, con le camere a gas, costituiscono il vertice del terrore, la punta estrema in cui la razionalità ha concepito la morte come produzione industriale, quello che da anni accade nei territori palestinesi sarebbe di una gradualità inferiore, ma concepita nell’ottica di una stessa idea: deumanizzare gli individui per poterli uccidere senza rimorsi, come si fa con le bestie. Certo, l’alibi è forte. Distruggere per salvarsi. La radicalità dell’antagonismo non lascia spazio ad altre vie. Questa radicalità fa pensare alla concezione del politico di Carl Schmitt, il quale sostiene che la percezione del nemico da distruggere costituisce l’essenza stessa del politico. La percezione dell’altro come nemico, di cui gli ebrei sono stati testimoni e vittime eccezionali, diventa una barriera simbolica invalicabile. Ma in tal modo si perpetua la propria differenza come identità nella misura in cui si percepisce l’altro come pericolo alla propria identità. E’ la stesa percezione del nemico che i cattolici hanno quando invocano il diavolo, rispetto al quale si costruisce l’identità del buono. Il problema reale e che il dubbio è estraneo a questa visione paranoica, così come l’autocritica. Il ragionamento che tende a giustificare l’alibi della guerra preventiva, apparentemente razionale, è in realtà di natura emozionale e affettiva e non rappresenta altro che la giustificazione delle sue tendenze regressive.<br />
E’ necessario evitare confusioni. L’eccezionalità della Shoah non è l’eccezionalità di un popolo. Perché in tal caso cadremmo nella trappola della razza. Piuttosto è l’eccezionalità del pregiudizio e dell’odio. Ma se è così, allora i nazisti hanno ottenuto una vittoria postuma. Perché disumanizzare l’uomo, ovunque egli si trovi e a qualunque cultura esso appartenga, è un prolungamento della Shoah. I Tutsi del Ruanda ne hanno fatto le spese: massacrati e disumanizzati dai cristianissimi Hutu. Un genocidio ancora tutto da spiegare. Per non parlare dei milioni di africani che per secoli sono stati deportati nelle americhe in nome della civilizzazione.<br />
Non è la Shoah che è in dubbio. Ma la sua memoria, quella si, se si continuano a perpetrare forme di disumanizzazione degli esseri per via di coloro che avrebbero dovuto mantenerne intatto il monito.</p>
<p>In tutto ciò vi è una profonda volontà di disumanizzare i palestinesi, ridurli a bestie, sradicare quanto di umano ancora resiste nelle loro vite. Aggredire e ridurre al silenzio tutto ciò che mostra segni di realtà umana. D’altra parte cosa sappiamo della società Israeliana? E, soprattutto, cosa sappiamo dei palestinesi? Tutti i telegiornali ogni volta che si parla dei palestinesi mostrano uomini incappucciati con armi in mano che fanno danze rituali. Niente di più oscurantista. Nessun servizio giornalistico è dedicato alla vita reale dei palestinesi. In tal modo si contribuisce a formare una rappresentazione immaginaria di un popolo di cui non conosciamo nulla. Identificando palestinesi e terrorismo, e giustificando la politica aggressiva della colonizzazione dei territori palestinesi, l’informazione da il suo contributo al massacro di un popolo.<br />
Violenza dell’informazione che si aggiunge alla violenza dei bulldozer che cancellano la vita reale dei palestinesi. Al telespettatore non si sottopongono strumenti di analisi per comprendere la posta in gioco della violenza nei territori palestinesi. La nostra informazione è in preda alla paranoia. E’ paranoica ogni rappresentazione dell’altro come nemico. E’ il trionfo della “banalità del male”, come si espresse tempo fa Hannah Arendt. Cosa intendesse la Arendt per banalità del male lo scrisse nella rivista molti anni dopo il suo celebre saggio in “Social research (1971)”: “Per banalità del male intendo non una teoria o una dottrina, ma qualcosa di completamente fattuale, un crimine di enorme portata a che non può assolutamente essere ricondotto a una malvagità particolare, a qualche patologia o convinzione ideologica dell’autore, che si distingueva forse unicamente per una straordinaria superficialità”.<br />
In tutto questo teatro della crudeltà ciò  che viene occultato è il rapporto di causa/effetto. Cosa c’entra l’antisemitismo di fronte a uno stato che dal dopoguerra ad oggi ha rubato con la forza e la violenza (”occupazione liberale”) gran parte dei territori palestinesi riducendo una popolazione allo stremo?<br />
In oltre quarant’anni di colonizzazione violenta hanno creato le condizioni fisiche per decivilizzare un popolo. Privarlo dei diritti più elementari, costringendolo a reagire con l’unica arma a loro diposizione : la loro vita. Se vivere significa vivere come dei morti, tanto vale morire in mezzo a coloro che ti hanno rubato la vita. Conosciamo il “terrorismo” palestinese. Ma non conosciamo quello israeliano. Da quasi un decennio lo stato israeliano vede come guida una miscela esplosiva e suicida: bruti in uniforme come i generali Shaul Mafaz e Moshe Yaalon, nazionalisti estremisti come Avigdor Lieberman e Uzi landau, irresponsabili avventurieri come Benyamin Netanyahu ed esaltatori del messianesimo come il rabbino Beni Eilon e il generale Efi Eitam. Il nazionalismo messianico e il messianismo militarista costringono a considerare il peggio – lo sterminio dei palestinesi &#8211; come una scelta reale e l’apocalisse come un progetto politico.</p>
<p>Occorre ribadire che il concetto di guerra ha cambiato volto. Dopo il crollo delle torri gemelle e la conseguente politica della “guerra preventiva”, anche l’amministrazione israeliana si è prontamente adeguata. La seconda intifada (settembre 2002) è scoppiata dopo che gli israeliani avevano ucciso decine di giovani palestinesi sospettati di terrorismo. Mentre gli attentati in Israele cominceranno solo tre mesi più tardi. Tutti ciò non è stato mai evidenziato dalla stampa internazionale. L’espressione “guerra al terrorismo” è diventata uno slogan politico insindacabile a livello della politica internazionale per giustificare azioni militari e ingerenze politico-economiche presso popolazioni considerate “stati canaglia”.<br />
D’altra parte le democrazie occidentali di fronte a tale stato di cose trovano soccorso morale nel nuovo catechismo della chiesa cattolica (2005), che si è prontamente adeguata a questa visione sanguinaria e vendicativa della politica neoliberista e all’articolo 2267 leggiamo: “L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani”. Apprendiamo adesso che vi sarebbero “aggressori giusti” che agirebbero in nome “del pieno accertamento dell’identità e della responsabilità” (sic!). Che la chiesa si sia impegnata cosi tanto per trovare parole che giustificassero la morte è davvero straordinario, proprio lei che dal trono di San Pietro predica la condanna anche dei preservativi e dell’aborto! La morale religiosa della chiesa fa della verità un obbligo verso Dio, non verso l’uomo. Esse vietano di mentire davanti a Dio, non davanti all’uomo.<br />
Benché tra la chiesa cattolica e Israele vi siano forti disaccordi, resta tuttavia comune una complicità di fronte agli islamici. Nel loro immaginario è il loro nemico comune.<br />
A livello di politica internazionale, questa ambiguità della chiesa da una mano, sicuramente dal punto di vista religioso e morale, cioè indirettamente, a quello “Stato d’eccezione” – versione contemporanea della dittatura &#8211; (Agamben), divenuto ordinario, che sospende parte dei diritti civili, riducendo la democrazia  ad una questione di ingerenze internazionali a livello militare sulle risorse energetiche e su altre questioni di egemonia economica. “Lo stato di eccezione – osserva Giorgio Agamben – si presenta…in questa prospettiva come una soglia di indeterminazione fra democrazia e assolutismo”. La guerra in Iraq, con i suoi 700.000 morti civili fino ad oggi ne è il teatro vivente. L’esportazione della democrazia si è ridotta ad una guerra civile senza fine, generando una profonda spaccatura tra la cultura Islamica e quella Occidentale.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: lorenzo galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103585</link>
		<dc:creator>lorenzo galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 21:19:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103585</guid>
		<description>@niky lismo

ecco, fare storia e memoria è &quot;innanzi tutto&quot; una questione lessicale: bene, io ho messo il sionismo a fianco di altre ideologie da condannare, e ne ho tracciato sinteticamente le peculiarità, stando molto attento al lessico.

Ora, chiarito quanto sta innanzi a tutto, vogliamo fare un passo avanti? vogliamo metterci in mezzo noi, prendere posizione, proporre, agire? 
io l&#039;ho fatto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@niky lismo</p>
<p>ecco, fare storia e memoria è &#8220;innanzi tutto&#8221; una questione lessicale: bene, io ho messo il sionismo a fianco di altre ideologie da condannare, e ne ho tracciato sinteticamente le peculiarità, stando molto attento al lessico.</p>
<p>Ora, chiarito quanto sta innanzi a tutto, vogliamo fare un passo avanti? vogliamo metterci in mezzo noi, prendere posizione, proporre, agire?<br />
io l&#8217;ho fatto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: bimodale</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103583</link>
		<dc:creator>bimodale</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 21:12:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103583</guid>
		<description>sarebbe ora di finirla con il monoteismo di dio e di allah e di tutti i dogmi che generano odio sempre.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sarebbe ora di finirla con il monoteismo di dio e di allah e di tutti i dogmi che generano odio sempre.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: niky lismo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103582</link>
		<dc:creator>niky lismo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 21:04:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103582</guid>
		<description>Finirla con le questioni lessicali? FARE STORIA E MEMORIA è anche (innanzitutto?) una questione lessicale. Oppure ho sbagliato blog...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Finirla con le questioni lessicali? FARE STORIA E MEMORIA è anche (innanzitutto?) una questione lessicale. Oppure ho sbagliato blog&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: lorenzo galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103581</link>
		<dc:creator>lorenzo galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 20:54:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103581</guid>
		<description>Non è ora di finirla con le questioni lessicali?

Abbiamo condannato il fascismo, il nazismo, il comunismo sovietico e asiatico (chiamiamolo stalinismo, maoismo ecc., come preferite) sarebbe ora di condannare il sionismo (&quot;reale&quot; se volete fare distinguo sulla teoria) come ideologia nazionalista, colonialista, razzista che ha praticato e pratica la pulizia etnica (la quale prevede anche cronici massacri, come ci spiega sempre Pappe, che comunque non si configurano come genocidio).

Va bene così?

E poi, dopo le analisi, mi volete dire anche VOI (chiunque ha letto e commentato finora) cosa proporreste?

Vi dico io cosa propongo:
-rottura dei rapporti diplomatici con Israele a livello nazionale e europeo
-boicottaggio dei prodotti israeliani a livello personale e di gruppo (quanto meno dei prodotti derivanti dalle colonie)
-richiesta di sanzioni economiche internazionali a Israele per le continue violazioni del diritto internazionale, a partire dalla costruzione delle colonie e del Muro per finire... non saprei, sono troppe le violazioni.
-boicottaggio accademico delle Università israeliane 
-FARE STORIA E MEMORIA sulla pulizia etnica che ha permesso la nascita dello stato di Israele: iniziamo a informarci su cosa è stata la nascita di Israele e a fare cultura in proposito diffondendo per es. quanto contenuto nel libro La pulizia etnica di Israele di Pappe a partire dalla prossima giornata della memoria - e non venitemi a dire che la Shoah non conta nulla con questa storia: i sionisti hanno potuto fare quel che han fatto in Palestina nel silenzio quasi totale dell&#039;ONU, dell&#039;Europa (e di quasi tutti gli altri, croce rossa internazionale compresa) per i sensi di colpa non solo europei per la Shoah; Ben Gurion mentre segnava sul suo diario i villaggi palestinesi distrutti, i massacri di civili inermi, la popolazione palestinese sfollata con le minacce o la forza delle città (in totale circa 800.000 palestinesi espulsi o indotti a fuggire) dichiarava al mondo intero che gli ebrei stavano subendo un secondo Olocausto in Palestina a ogni convoglio o colonia che veniva per rappresaglia attaccata dagli arabi; i confini dello stato ebraico, che avrebbe dovuto occupare il 56% della terra di Palestina, sono stati definiti dall&#039;ONU a pieno vantaggio dei sionisti che erano numericamente minoranza e soprattutto erano dei colonizzatori (a inizio del Novecento erano circa il 5% della popolazione) e possedevano non più del 7% della terra; nel dividere la terra l&#039;ONU ha , considerato anche gli ebrei che sarebbero arrivati in Palestina a seguito della tragedia della Shoah. Per tutti questi motivi, non si può spiegare nella della attuale situazione israelo palestinese senza partire dal 1947-48 e senza pertanto collegare il tutto alla Shoah. E&#039; esattamente questo che fa Pappe. Quindi, che la giornata della memoria, serva davvero a fare memoria, a scoperchiare la memoria sommersa della pulizia etnica della Palestina del 1947-48 (giusto: 1947-48, perchè la pulizia etnica è iniziata alla fine del 1947, PRIMA della proclamazione dello stato di Israele; la guerra araba a Israele è stata dichiarata DOPO che Israele aveva già espulso centinaia di migliaia di palestinesi ed è stata fatta anche per contenere la pulizia etnica). 

Palla al centro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non è ora di finirla con le questioni lessicali?</p>
<p>Abbiamo condannato il fascismo, il nazismo, il comunismo sovietico e asiatico (chiamiamolo stalinismo, maoismo ecc., come preferite) sarebbe ora di condannare il sionismo (&#8220;reale&#8221; se volete fare distinguo sulla teoria) come ideologia nazionalista, colonialista, razzista che ha praticato e pratica la pulizia etnica (la quale prevede anche cronici massacri, come ci spiega sempre Pappe, che comunque non si configurano come genocidio).</p>
<p>Va bene così?</p>
<p>E poi, dopo le analisi, mi volete dire anche VOI (chiunque ha letto e commentato finora) cosa proporreste?</p>
<p>Vi dico io cosa propongo:<br />
-rottura dei rapporti diplomatici con Israele a livello nazionale e europeo<br />
-boicottaggio dei prodotti israeliani a livello personale e di gruppo (quanto meno dei prodotti derivanti dalle colonie)<br />
-richiesta di sanzioni economiche internazionali a Israele per le continue violazioni del diritto internazionale, a partire dalla costruzione delle colonie e del Muro per finire&#8230; non saprei, sono troppe le violazioni.<br />
-boicottaggio accademico delle Università israeliane<br />
-FARE STORIA E MEMORIA sulla pulizia etnica che ha permesso la nascita dello stato di Israele: iniziamo a informarci su cosa è stata la nascita di Israele e a fare cultura in proposito diffondendo per es. quanto contenuto nel libro La pulizia etnica di Israele di Pappe a partire dalla prossima giornata della memoria &#8211; e non venitemi a dire che la Shoah non conta nulla con questa storia: i sionisti hanno potuto fare quel che han fatto in Palestina nel silenzio quasi totale dell&#8217;ONU, dell&#8217;Europa (e di quasi tutti gli altri, croce rossa internazionale compresa) per i sensi di colpa non solo europei per la Shoah; Ben Gurion mentre segnava sul suo diario i villaggi palestinesi distrutti, i massacri di civili inermi, la popolazione palestinese sfollata con le minacce o la forza delle città (in totale circa 800.000 palestinesi espulsi o indotti a fuggire) dichiarava al mondo intero che gli ebrei stavano subendo un secondo Olocausto in Palestina a ogni convoglio o colonia che veniva per rappresaglia attaccata dagli arabi; i confini dello stato ebraico, che avrebbe dovuto occupare il 56% della terra di Palestina, sono stati definiti dall&#8217;ONU a pieno vantaggio dei sionisti che erano numericamente minoranza e soprattutto erano dei colonizzatori (a inizio del Novecento erano circa il 5% della popolazione) e possedevano non più del 7% della terra; nel dividere la terra l&#8217;ONU ha , considerato anche gli ebrei che sarebbero arrivati in Palestina a seguito della tragedia della Shoah. Per tutti questi motivi, non si può spiegare nella della attuale situazione israelo palestinese senza partire dal 1947-48 e senza pertanto collegare il tutto alla Shoah. E&#8217; esattamente questo che fa Pappe. Quindi, che la giornata della memoria, serva davvero a fare memoria, a scoperchiare la memoria sommersa della pulizia etnica della Palestina del 1947-48 (giusto: 1947-48, perchè la pulizia etnica è iniziata alla fine del 1947, PRIMA della proclamazione dello stato di Israele; la guerra araba a Israele è stata dichiarata DOPO che Israele aveva già espulso centinaia di migliaia di palestinesi ed è stata fatta anche per contenere la pulizia etnica). </p>
<p>Palla al centro.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: soldato blu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103580</link>
		<dc:creator>soldato blu</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 19:52:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103580</guid>
		<description>in particolare

re, sicuramente no, fuso certamente</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>in particolare</p>
<p>re, sicuramente no, fuso certamente</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: soldato blu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103579</link>
		<dc:creator>soldato blu</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 19:51:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103579</guid>
		<description>in paticolare</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>in paticolare</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: soldato blu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103578</link>
		<dc:creator>soldato blu</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 19:50:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103578</guid>
		<description>A me pare che questo tentativo, per altro giusto, di allargare la discussione ai temi geopolitici generali e il particolare, come viene detto, agli &quot;interessi strategici che, guarda caso, si chiamano “GIACIMENTI E LINEE DI TRASMISSIONE DELLE RISORSE ENERGETICHE DI ORIGINE FOSSILE”, soffra per lo meno di strabismo.
A me risulta che su questo scacchiere uno dei principali giocatori sia l&#039;Arabia saudita e che l&#039;Arabia saudita, assieme all&#039;Iran, altro giocatore non meno importante sono entrambi finanziatori di Hamas.
E che quindi il quadro offerto agli ingenui risulta un pochino più sfaccettato di quanto non si voglia dare a intendere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A me pare che questo tentativo, per altro giusto, di allargare la discussione ai temi geopolitici generali e il particolare, come viene detto, agli &#8220;interessi strategici che, guarda caso, si chiamano “GIACIMENTI E LINEE DI TRASMISSIONE DELLE RISORSE ENERGETICHE DI ORIGINE FOSSILE”, soffra per lo meno di strabismo.<br />
A me risulta che su questo scacchiere uno dei principali giocatori sia l&#8217;Arabia saudita e che l&#8217;Arabia saudita, assieme all&#8217;Iran, altro giocatore non meno importante sono entrambi finanziatori di Hamas.<br />
E che quindi il quadro offerto agli ingenui risulta un pochino più sfaccettato di quanto non si voglia dare a intendere.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: cleto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103574</link>
		<dc:creator>cleto</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 18:56:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103574</guid>
		<description>Condivido Tashtego:

non c’è – ad oggi – soluzione se non nella sconfitta dei palestinesi. È il gioco perverso dei rapporti di forza e degli interessi nella zona. Chi pensa il contrario, anche se in buona fede, è un grande ingenuo. Così come è ingenuo chi ripone fiducia in Barak Obama: non potrà, il Nostro, affrontare il declino degli USA senza tentare di arrestarlo, e dunque sarà costretto a difendere strenuamente le sue “zone d’influenza”. 

PS: posto una serie di considerazioni rubate in rete, credo utili alla discussione:

 
[…] Andrebbe capito come mai, in Italia e in Occidente in generale, mentre il sostegno alla lotta palestinese era un impegno ovvio negli anni Settanta-Ottanta per la sinistra (nel senso che, al di là delle organizzazioni politiche, era un elemento della soggettività antimperialista), ora sia appannaggio di un ristretto gruppo di attivisti e di persone “impegnate”. Andrebbe, in quest’ambito, anche discussa la relativa autonomia in politica estera che la vituperata Prima Repubblica si era presa dagli Stati Uniti, autonomia finita in concomitanza con i diktat economici della globalizzazione, i cui esecutori e cani da guardia in Italia sono stati, dal principio, proprio gli uomini del personale politico di sinistra. specialmente ex-comunista. E bisognerebbe similmente capire come mai i pacifisti israeliani che dopo il massacro dei campi palestinesi di  Sabra e Chatila  scesero in piazza in 400.000, oggi per i crimini di Gaza scendono in piazza in 400. Evidentemente anche un mondo ideologico è cambiato, seguendo i passaggi temporali sopra accennati e ciò meriterebbe un’analisi di grana fine, che permettesse di mettere in rilievo l’incidenza della sfera culturale e ideologica e delle “grammatiche della vita” sulla cosiddetta “struttura”, come aveva indicato Gramsci poco meno di un secolo fa, un’incidenza che ai nostri giorni permette in modo apparentemente sempre più facile e scontando una sempre minore vischiosità, di fare e disfare le coscienze, di trasformarle in tabulae rasae su cui incidere ciò di cui le strutture di dominio locali e mondiali hanno via via bisogno (ma non si pensi a un processo uniforme, perché - per dirla in modo molto schematico - queste strutture di dominio necessitano di una base comune, dovuta alla logica di accumulazione e di componenti differenziate richieste dalle lotte strategiche di potere). […]

[…] Per quanto riguarda l’attacco a Gaza, mi sembra, così all’impronta, che esso sia un tentativo di “normalizzare” il fronte Palestinese a favore dell’OLP di Abu Mazen, che secondo Uri Avnery, giornalista ed ex parlamentare israeliano, “viene considerato da molti in Israele come una succursale dell&#039;organizzazione sionista”. In altri termini: “O vi fate rappresentare da chi vogliamo noi, o vi condanneremo alle pene dell’Inferno”. Per non parlare delle motivazioni relative alle prossime elezioni politiche israeliane (che senso morale! i voti contesi a suon di indicibili sofferenze agli abitanti di Gaza - un’annotazione etica del tutto elementare che però non mi sembra di aver letto o sentito da nessuna parte: “E’ la stampa, bellezza!”).
 
 
[…] Stare con Israele contro Hezbollah o Hamas (e, alla fin fine, senza nemmeno troppi  “se” o troppi “ma”) non è un invito né morale né politico, ma un’opzione geo-strategica, ammantata da motivazioni d’altro tipo.
Ed è un invito che nulla ha a che fare col benessere delle genti che popolano il Medio Oriente, quali esse siano in generale, anche se solo uno sciagurato o un delinquente non riesce a vedere chi nei fatti è stata finora la vittima sacrificale designata. Cosa tragicamente lampante in questi giorni a Gaza!
E’ un gioco di potere, una scelta di campo per interessi strategici che, guarda caso, si chiamano “GIACIMENTI E LINEE DI TRASMISSIONE DELLE RISORSE ENERGETICHE DI ORIGINE FOSSILE”.
Si badi bene, sono interessi non limitati a quelli di breve termine – che comunque ci sono – legati allo sfruttamento immediato delle risorse petrolifere o di gas naturale (ma un giorno bisognerà anche parlare del controllo dell’acqua). Sono interessi di medio-lungo termine che si giocano in Medio Oriente ma hanno come orizzonte la Cina, l’India e la Russia, cioè i nuovi assetti egemonici planetari che potrebbero emergere dall’esaurirsi di quel ciclo sistemico di accumulazione del capitale iniziato con la II Guerra Mondiale  coordinato dagli Stati Uniti, in crisi da oltre trent’anni e in cui le difficoltà economiche attuali sono una manifestazione della perniciosità e progressiva ingovernabilità di questa perdita di capacità statunitense a far sistema (che non c’entra niente col cosiddetto “crollo” o “esaurimento” del capitalismo di cui parlano intellettuali, economisti e ultrasinistri sfrantumati - la Jervolino mi conceda in prestito l’espressivo termine).
Una volta sviluppato, si vede allora chiaramente che questo assioma significa una cosa semplice e precisa: Israele deve essere l’unica potenza regionale di rilievo. Tutte le altre devono essere subordinate ad essa sia economicamente sia, innanzitutto, militarmente. […]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido Tashtego:</p>
<p>non c’è – ad oggi – soluzione se non nella sconfitta dei palestinesi. È il gioco perverso dei rapporti di forza e degli interessi nella zona. Chi pensa il contrario, anche se in buona fede, è un grande ingenuo. Così come è ingenuo chi ripone fiducia in Barak Obama: non potrà, il Nostro, affrontare il declino degli USA senza tentare di arrestarlo, e dunque sarà costretto a difendere strenuamente le sue “zone d’influenza”. </p>
<p>PS: posto una serie di considerazioni rubate in rete, credo utili alla discussione:</p>
<p>[…] Andrebbe capito come mai, in Italia e in Occidente in generale, mentre il sostegno alla lotta palestinese era un impegno ovvio negli anni Settanta-Ottanta per la sinistra (nel senso che, al di là delle organizzazioni politiche, era un elemento della soggettività antimperialista), ora sia appannaggio di un ristretto gruppo di attivisti e di persone “impegnate”. Andrebbe, in quest’ambito, anche discussa la relativa autonomia in politica estera che la vituperata Prima Repubblica si era presa dagli Stati Uniti, autonomia finita in concomitanza con i diktat economici della globalizzazione, i cui esecutori e cani da guardia in Italia sono stati, dal principio, proprio gli uomini del personale politico di sinistra. specialmente ex-comunista. E bisognerebbe similmente capire come mai i pacifisti israeliani che dopo il massacro dei campi palestinesi di  Sabra e Chatila  scesero in piazza in 400.000, oggi per i crimini di Gaza scendono in piazza in 400. Evidentemente anche un mondo ideologico è cambiato, seguendo i passaggi temporali sopra accennati e ciò meriterebbe un’analisi di grana fine, che permettesse di mettere in rilievo l’incidenza della sfera culturale e ideologica e delle “grammatiche della vita” sulla cosiddetta “struttura”, come aveva indicato Gramsci poco meno di un secolo fa, un’incidenza che ai nostri giorni permette in modo apparentemente sempre più facile e scontando una sempre minore vischiosità, di fare e disfare le coscienze, di trasformarle in tabulae rasae su cui incidere ciò di cui le strutture di dominio locali e mondiali hanno via via bisogno (ma non si pensi a un processo uniforme, perché &#8211; per dirla in modo molto schematico &#8211; queste strutture di dominio necessitano di una base comune, dovuta alla logica di accumulazione e di componenti differenziate richieste dalle lotte strategiche di potere). […]</p>
<p>[…] Per quanto riguarda l’attacco a Gaza, mi sembra, così all’impronta, che esso sia un tentativo di “normalizzare” il fronte Palestinese a favore dell’OLP di Abu Mazen, che secondo Uri Avnery, giornalista ed ex parlamentare israeliano, “viene considerato da molti in Israele come una succursale dell&#8217;organizzazione sionista”. In altri termini: “O vi fate rappresentare da chi vogliamo noi, o vi condanneremo alle pene dell’Inferno”. Per non parlare delle motivazioni relative alle prossime elezioni politiche israeliane (che senso morale! i voti contesi a suon di indicibili sofferenze agli abitanti di Gaza &#8211; un’annotazione etica del tutto elementare che però non mi sembra di aver letto o sentito da nessuna parte: “E’ la stampa, bellezza!”).</p>
<p>[…] Stare con Israele contro Hezbollah o Hamas (e, alla fin fine, senza nemmeno troppi  “se” o troppi “ma”) non è un invito né morale né politico, ma un’opzione geo-strategica, ammantata da motivazioni d’altro tipo.<br />
Ed è un invito che nulla ha a che fare col benessere delle genti che popolano il Medio Oriente, quali esse siano in generale, anche se solo uno sciagurato o un delinquente non riesce a vedere chi nei fatti è stata finora la vittima sacrificale designata. Cosa tragicamente lampante in questi giorni a Gaza!<br />
E’ un gioco di potere, una scelta di campo per interessi strategici che, guarda caso, si chiamano “GIACIMENTI E LINEE DI TRASMISSIONE DELLE RISORSE ENERGETICHE DI ORIGINE FOSSILE”.<br />
Si badi bene, sono interessi non limitati a quelli di breve termine – che comunque ci sono – legati allo sfruttamento immediato delle risorse petrolifere o di gas naturale (ma un giorno bisognerà anche parlare del controllo dell’acqua). Sono interessi di medio-lungo termine che si giocano in Medio Oriente ma hanno come orizzonte la Cina, l’India e la Russia, cioè i nuovi assetti egemonici planetari che potrebbero emergere dall’esaurirsi di quel ciclo sistemico di accumulazione del capitale iniziato con la II Guerra Mondiale  coordinato dagli Stati Uniti, in crisi da oltre trent’anni e in cui le difficoltà economiche attuali sono una manifestazione della perniciosità e progressiva ingovernabilità di questa perdita di capacità statunitense a far sistema (che non c’entra niente col cosiddetto “crollo” o “esaurimento” del capitalismo di cui parlano intellettuali, economisti e ultrasinistri sfrantumati &#8211; la Jervolino mi conceda in prestito l’espressivo termine).<br />
Una volta sviluppato, si vede allora chiaramente che questo assioma significa una cosa semplice e precisa: Israele deve essere l’unica potenza regionale di rilievo. Tutte le altre devono essere subordinate ad essa sia economicamente sia, innanzitutto, militarmente. […]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: La Portinaia dell'Accademia della Crusca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103570</link>
		<dc:creator>La Portinaia dell'Accademia della Crusca</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 17:45:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103570</guid>
		<description>Fuori tema

Scusate, ma un ce la fo a trattenemmi, eh.
Ma icché dice quello lì?
La mi&#039; Accademia e l&#039;è aggiornatissima. E un n&#039;è nemmeno annichilita.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Fuori tema</p>
<p>Scusate, ma un ce la fo a trattenemmi, eh.<br />
Ma icché dice quello lì?<br />
La mi&#8217; Accademia e l&#8217;è aggiornatissima. E un n&#8217;è nemmeno annichilita.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: bimodale</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103568</link>
		<dc:creator>bimodale</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 17:35:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103568</guid>
		<description>morgillo, ma che dici? l&#039;italia non esiste. il vaticano è un&#039;allucinazine collettiva e come leggi, si lotta per chi ha ragione. israelo palestinesi dio e dogmi e assenza di pensiero critico e orgoglio tracotante ma no.... siamo nella guerra dei muri mica del tutti avremmo qualcosa da dire no caro e poi a che serve rileggere il proprio commento. è inutile: dal microcosmo dei blog collettivi e della interrete privinciale al macrocosmo delle guerre: ottuso snervante autismo machista maschista castrantista. quei pochi uomini sensibile e palesemente intelligenti vanno via o restano come ago in un pagliaio. tutti gli altri, si ergono come muri contro muri muri contro muri sensibilità azzerata autismo degli affetti e io è la maggioranza. l&#039;italia è un&#039;ipocrita messa in scena di punti di (s)vista diversi e supponenti. quando arriva una guerra è segno che la stupidità prevale. nessuno ha ragione quando un bimbo muore. ma d&#039;altronde l&#039;istinto materno è materno, no?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>morgillo, ma che dici? l&#8217;italia non esiste. il vaticano è un&#8217;allucinazine collettiva e come leggi, si lotta per chi ha ragione. israelo palestinesi dio e dogmi e assenza di pensiero critico e orgoglio tracotante ma no&#8230;. siamo nella guerra dei muri mica del tutti avremmo qualcosa da dire no caro e poi a che serve rileggere il proprio commento. è inutile: dal microcosmo dei blog collettivi e della interrete privinciale al macrocosmo delle guerre: ottuso snervante autismo machista maschista castrantista. quei pochi uomini sensibile e palesemente intelligenti vanno via o restano come ago in un pagliaio. tutti gli altri, si ergono come muri contro muri muri contro muri sensibilità azzerata autismo degli affetti e io è la maggioranza. l&#8217;italia è un&#8217;ipocrita messa in scena di punti di (s)vista diversi e supponenti. quando arriva una guerra è segno che la stupidità prevale. nessuno ha ragione quando un bimbo muore. ma d&#8217;altronde l&#8217;istinto materno è materno, no?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Annichilito Morgillo Annichilito</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/#comment-103565</link>
		<dc:creator>Annichilito Morgillo Annichilito</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 16:44:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13150#comment-103565</guid>
		<description>Aggiungo... Forse al Vaticano serve la Terra Italiana per continuare ad avere un suo bacino...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiungo&#8230; Forse al Vaticano serve la Terra Italiana per continuare ad avere un suo bacino&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>
