il prezzo della parità

20 aprile 2009
Pubblicato da

lego-art1

di Darien Levani

La storia, come mi è stata spiegata da Ardit, si è svolta grosso modo così: lui lavora in un impianto sportivo, si occupa prevalentemente delle pulizie ma non solo. Fa un po’ tutto quello che c’è da fare. Lui è un albanese di quarant’anni con un contratto inutile come una banconota da trenta euro.

Non gode della stima del titolare per via della sua razza, il quale – parole sue – ha sempre un occhio di sriguardo verso di lui. Niente di che, solo insinuazioni soft, sfiducia che si taglia con un coltello. Questo perché chi gioca a calcetto sa quante cose si dimenticano negli spogliatoi. Da shampoo e calzini sporchi fino a orologi, portafogli, catenine di oro o argento. Il tuttofare che lavorava lì prima di Ardit è stato licenziato per appropriazione di questo genere di cose. Certo, fa Ardit, vedevo la sfiducia nei suoi occhi, io lo sentivo chiaramente quanto pensava “Ma per questo lavoro delicato, proprio un albanese dovevo assumere?”

Sono cose che noi possiamo sentire, sapete.

Un giorno Ardit si è stancato ed ha escogitato un piano semplice e geniale. Finito di pulire ha tirato 70 euro dal suo portafoglio, frutto del lavoro di qualche giorno, e li ha consegnati al tipo dicendo che li aveva trovati in uno degli spogliatoi. Adesso stava facendo il suo lavoro, dando prova della sua onesta. È stato in quel preciso momento che l’atteggiamento del titolare è cambiato. Ardit dice che è stato uno scambio equo: per soli 70 euro ha comprato la sua dignità da uomo libero ed uguale. Non ha rimpianti.

Potremmo rubargli l’idea. Dunque, siamo circa 4 milioni di stranieri. Tiriamo tutti un 70 euro verso i nostri amici italiani. Vi toccano circa 6 euro a testa. Come prezzo per la stupidità non è male, ed è uno scambio equo. Chi vuole i miei?

Due settimane dopo

Ardit mi aggiorna. Il titolare gli ha detto di aver trovato il legittimo proprietario e di aver restituito i soldi. Ardit si gratta la testa perché non capisce. Dopo un po’ giungiamo alla conclusione che il suo titolare è un ladro e un bugiardo. E dunque lo sono tutti gli italiani. Calcoliamo che pagando 70 euro ciascuno potete conquistare la vostra dignità macchiata da uno solo. Non so se ci conviene.

Che mi dite, troviamo un’altro modo?

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9 Responses to il prezzo della parità

  1. Ares il 20 aprile 2009 alle 11:39

    Ares

    Si ma che palle, se anche gli intellettuali o chi ha un minimo di cultura e capacità di pensiero si mette a fare questi discorsi, non veniamo piu’ fuori da queste misere questioni… uffff.. dai , dai usiamo le nostre riflessioni e le nostre inteligenze per fare fronte comune contro la stupidità e il pregiudizio, per costruire una nuova cultura italiana; smettiamola di raccontare queste storielle che non portano da nessuna parte..

    .. preferisco un bello sfogo rabbioso e volgare che queste storielle senza spessore.

  2. Natàlia Castaldi il 20 aprile 2009 alle 12:09

    - correggere svista: un altro –

    ben venga lo sfogo – anche se credo che una riflessione pacata raggiunga molto di più e si incida meglio nel lettore – ma trovo questo raccontino senza pretese un ottimo spunto per la riflessione.
    a metà strada tra “parabola” e favola esopica, lo trovo efficace, conciso, ed ottimanmente “messo a fuoco”.

    e chi l’avrebbe mai detto un tempo che ci sarebbe stato un prezzo, un costo traducibile in euro anche per la dignità, da acquistare su ipocrisia e volgare ignoranza? eppure, tant’è… evviva l’italietta.

  3. Ares il 20 aprile 2009 alle 12:24

    Ares

    Si, credo che abbia rovinato il tutto l’involuzione finale.. troppo didascalica… ufffffffffffffff

  4. Andi K il 20 aprile 2009 alle 14:56

    Il racconto è bellissimo e molto più realistico di quello che sembra : anzi penso proprio che sia vero.. raggiunge in modo esemplare il suo scoppo!
    Comunque sia la questione essenziale (che io personalmente sin da quando ho messo piede in italia) ritengo sia il nociolo è che la maggior parte degli italiani devono capire che ogni persona dev’essere conosciuta ed esplorata come un caso particolare, senza nessunissima distinzione raziale, e giudizzi affrettati. Giudizzi affrettati perchè tante volte succede che un’italiano ti accetti come suo amico però apenna fai un minimo gesto che per lui è anche solo un pò scorretto,, ti elimina subito dalla sua lista degli amici.. essendo te straniere!! E la stessa cosa raramente succede se si tratasse di un italiano.. anzi dai loro compaesani accettano alle volte anche umiliazioni che non dovrebbero!!
    Io personalmente in italia mi sento isolato, lasciato a parte, evitato, dubitato (perciò alla fine mi sono rasegnato : ho dovuto restringere il campo delle mie amicizie solo a ragazzi e ragazze albanesi come me e questo mi dispiace).. e tutto questo come inizio mi dava noia e scomforto e dubbitavo se ero io quello stranno.. dopo si è trasformata in rabbia.. e dopo evitavo pure io gli italiani,perchè ho capito che questo fenomeno aveva un nome : “razzismo” che deriva da un’altro fenomeno : “ignoranza” e “disinformazione” e questo processo succede per la maggior parte degli extracomunitari!!!
    Se qualche italiano legge questo ho scritto : Immagina di essere pregiudicato, sfiduciato, e evetato..ogni giorno.. Come ti sentiresti??!!

  5. Ares il 20 aprile 2009 alle 16:38

    Andi, lo so, cosa devo dirti?.. l’idiozia si annida ovunque, anche negli italiani..ma non credere che gli inglesi siano immuni o gli americani , i francesi, gli svizzeri , gli austriaci, gli spagnoli… persino gli albanesi non sono immuni all’idiozia.
    La vita che fanno gli stranieri in italia e la stessa vita che fanno gli italiani che vanno all’estero, a lavorare o vivere: per prima cosa bisogna farsi conoscere, bisogna mostrare il meglio di noi, il peggio e’ facile che venga fuori da sè.
    Se cominciamo a sollevare bariere, noi che veniamo dall’estero, e’ finita, non possiamo piu’ entrare in comunicazione con l’altro.
    Andi sbagli se frequenti solo albanesi.. non imparerai mai ad entrare in comunicazione con gli italiani e gli italiani non impareranno a conoscerti. Non identificarti con la tua nazione d’origine, quella fa parte di te e’ nel tuo cuore e ci rimarrà per sempre, fai in modo che la tua individualità emerga.. fatti conoscere come Andi ..che guarda caso e’ anche albanese, Quando si approda in un paese straniero, bisogna portare noi stessi, non tutta l’etnia di appartenenza, quella ci apparterrà per sempre e ci sara’ comunque; Andi, lo so, e’ difficile entrare in comunicazione con uno straniero, soprattutto se l’ospite sei tu, io cercherei di mostrare sempre il meglio di me, perche’ e’ giusto che io mostri la mia parte migliore.. quando mi conosceranno accetterano anche i miei eventuali difetti e saranno pronti a scusarli… l’integrazione e’ piu’ facile che avvenga così, all’inizio ti guarderanno, ti scruteranno per capire se sei una brava persona, ma poi quando avranno conosciuto Andi, accettenanno di te tutto, anche i tuoi errori. Gli italiani idioti sono tanti, basta evitarli con eleganza, senza fare di un filo d’erba il fascio..non fare l’errore contrario.
    Se pretendi che il paese d’arrivo ti accetti solo perche’ sei straniero, purtroppo non funziona così, la stima e la fiducia si conquista sul campo giorno per giorno, senza arrendersi davanti alle prime resistenze, che sono inevitabili.
    Succede cosi’ anche nella vita quotidiana, ogni volta che ho cambiato lavoro il mio nuovo gruppo di lavoro, non mi ha acettato finche’ non ho dimostrato di essere una brava persona, capace di fare il suo lavoro; ogni giorno io cerco di mostrare il meglio di me, anche con i miei connazionali e’ un obbligo civile comportarsi da brava persona, ho tanti difetti che vengono accettati proprio perche’ quotidianamente mostro le mie qualità migliori(oltre ai difetti).

  6. Satana il 20 aprile 2009 alle 18:51

    Io sono nato con la cittadinanza italiana, eppure mi sento emarginato da sempre…

  7. Natàlia Castaldi il 20 aprile 2009 alle 19:43

    … povero diavolo!

  8. eri il 21 aprile 2009 alle 14:48

    Hey Satana
    vuoi essere mio amico ,

    Andi si hai ragione , anch’io non ho quasi nessun amico italiano , tutti i miei amici sono albanesi , e come se io fossi uscito da qualche film e tutto di me e mistero , siamo tutti uguali

  9. Antonio il 23 aprile 2009 alle 12:03

    Racconto bellissimo, sembra quasi una barzelletta, quello è secondo me è lo spessore. Non solo c’è lo spessore, ma pure il peso.