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	<title>Commenti a: PERCHÉ SCURATI NON DEVE VINCERE LO STREGA</title>
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		<title>Di: Ecco la cinquina dello Strega. A chi dareste la vittoria? - GREG NOTIZIE</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-113838</link>
		<dc:creator>Ecco la cinquina dello Strega. A chi dareste la vittoria? - GREG NOTIZIE</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 15:16:26 +0000</pubDate>
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		<description>[...] di Antonio Scurati. Qualche esempio? L&#8217;acceso botta e risposta che era sortito su Nazione Indiana. E l&#8217;articolo pungente che Massimiliano Parente aveva scritto su Libero. Voi a chi dareste il [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] di Antonio Scurati. Qualche esempio? L&#8217;acceso botta e risposta che era sortito su Nazione Indiana. E l&#8217;articolo pungente che Massimiliano Parente aveva scritto su Libero. Voi a chi dareste il [...]</p>
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		<title>Di: Bernardo Di Mauro</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111892</link>
		<dc:creator>Bernardo Di Mauro</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2009 06:14:43 +0000</pubDate>
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		<description>Dopo tutti questi commenti c&#039;è poco da aggiungere. Ho provato a leggere il libro di Scurati anche se - colpevolmente - mi sono fermato a pagina 50. Il tempo è poco ed è meglio consumarlo in altro modo. Siamo oltre l&#039;autobiografismo, oltre la docu-fiction letteraria, la manipolazione cronachistica, ci troviamo di fronte al narcisismo più spudorato di chi non sa bene cosa scrivere, cosa inventarsi per alimentare la fama da scrittore di moda ottenuta in passato, e dunque un po&#039; rubacchia dall&#039;attualità e un po&#039; dalla sua vita. L&#039;autocandidatura allo Strega è un paratesto ancora più patetico, con la scusa di sovvertire le regole in realtà si ha solo voglia di incensarsi e di alimentare un sistema che poi è uguale a Sanremo (basato anziché sull&#039;accordo tra case editrici su quello tra case discografiche).  Ma vorrei fare i complimenti a Gilda Policastro per la sua stroncatura. E&#039; un&#039;ottima recensione, scritta con la verve della pamphlettista navigata e scontrarsi con i &quot;poteri forti&quot; dell&#039;editoria in tempi come questi, bui e conformisti, è davvero meritorio. Certo la Policastro non rischia la vita come Saviano, ma la carriera magari quella si e tra i tanti inetti che circolano nel mondo universitario (mi verrebbe da includere Scurati, ma non lo conosco come professore solo come scrittore) ci sono persone come lei che meriterebbero di avere almeno un posto da ricercatore, mentre non mi risulta che ce l&#039;abbia, evidentemente proprio perché non è una persona che scende a compromessi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo tutti questi commenti c&#8217;è poco da aggiungere. Ho provato a leggere il libro di Scurati anche se &#8211; colpevolmente &#8211; mi sono fermato a pagina 50. Il tempo è poco ed è meglio consumarlo in altro modo. Siamo oltre l&#8217;autobiografismo, oltre la docu-fiction letteraria, la manipolazione cronachistica, ci troviamo di fronte al narcisismo più spudorato di chi non sa bene cosa scrivere, cosa inventarsi per alimentare la fama da scrittore di moda ottenuta in passato, e dunque un po&#8217; rubacchia dall&#8217;attualità e un po&#8217; dalla sua vita. L&#8217;autocandidatura allo Strega è un paratesto ancora più patetico, con la scusa di sovvertire le regole in realtà si ha solo voglia di incensarsi e di alimentare un sistema che poi è uguale a Sanremo (basato anziché sull&#8217;accordo tra case editrici su quello tra case discografiche).  Ma vorrei fare i complimenti a Gilda Policastro per la sua stroncatura. E&#8217; un&#8217;ottima recensione, scritta con la verve della pamphlettista navigata e scontrarsi con i &#8220;poteri forti&#8221; dell&#8217;editoria in tempi come questi, bui e conformisti, è davvero meritorio. Certo la Policastro non rischia la vita come Saviano, ma la carriera magari quella si e tra i tanti inetti che circolano nel mondo universitario (mi verrebbe da includere Scurati, ma non lo conosco come professore solo come scrittore) ci sono persone come lei che meriterebbero di avere almeno un posto da ricercatore, mentre non mi risulta che ce l&#8217;abbia, evidentemente proprio perché non è una persona che scende a compromessi.</p>
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		<title>Di: Achille Maccapani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111508</link>
		<dc:creator>Achille Maccapani</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2009 13:14:42 +0000</pubDate>
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		<description>Rispondo a Simone Ghelli per esperienza diretta. Secondo me, è raro che un editore piccolo disponga di un proprio servizio di editing per la revisione dei dattiloscritti prescelti. Di solito (parlo per esperienza diretta) capita che sia l&#039;autore a doversi preoccupare di presentare un testo pulito, riveduto, editato alla bell&#039;e meglio, avvalendosi di amici, librai, insegnanti, persone che anni e anni fa hanno lavorato presso altre piccole case editrici. Qualche volta glielo fanno gratis, in altri casi a pagamento (esistono sulla rete anche associazioni culturali che fanno il servizio di editing agli autori, con tanto di bonifico e reinvio del file word via email). Tutto questo, ovviamente, prima di arrischiarsi di spedire il dattiloscritto alla segreteria editoriale di questa o quella casa editrice per paura della &quot;lettera prestampata di rifiuto&quot;. Per esperienza diretta, posso dire che fortunatamente non capita sempre così: oltre a questo tipo di editori, ce ne sono altri che invece ritengono di intervenire con un editing appropriato in collaborazione con l&#039;autore.
Tutto questo, insomma, per dire che l&#039;editing vale anche nella piccola editoria, in certi casi praticato all&#039;interno delle case editrici, in certi altri all&#039;esterno su iniziativa dell&#039;autore.
Grazie per l&#039;accoglienza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Rispondo a Simone Ghelli per esperienza diretta. Secondo me, è raro che un editore piccolo disponga di un proprio servizio di editing per la revisione dei dattiloscritti prescelti. Di solito (parlo per esperienza diretta) capita che sia l&#8217;autore a doversi preoccupare di presentare un testo pulito, riveduto, editato alla bell&#8217;e meglio, avvalendosi di amici, librai, insegnanti, persone che anni e anni fa hanno lavorato presso altre piccole case editrici. Qualche volta glielo fanno gratis, in altri casi a pagamento (esistono sulla rete anche associazioni culturali che fanno il servizio di editing agli autori, con tanto di bonifico e reinvio del file word via email). Tutto questo, ovviamente, prima di arrischiarsi di spedire il dattiloscritto alla segreteria editoriale di questa o quella casa editrice per paura della &#8220;lettera prestampata di rifiuto&#8221;. Per esperienza diretta, posso dire che fortunatamente non capita sempre così: oltre a questo tipo di editori, ce ne sono altri che invece ritengono di intervenire con un editing appropriato in collaborazione con l&#8217;autore.<br />
Tutto questo, insomma, per dire che l&#8217;editing vale anche nella piccola editoria, in certi casi praticato all&#8217;interno delle case editrici, in certi altri all&#8217;esterno su iniziativa dell&#8217;autore.<br />
Grazie per l&#8217;accoglienza.</p>
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	<item>
		<title>Di: cf05103025</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111392</link>
		<dc:creator>cf05103025</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 07:12:53 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;ho trovato, il finito!
E&#039; sotto il romanzo della zia Ersilia!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ho trovato, il finito!<br />
E&#8217; sotto il romanzo della zia Ersilia!</p>
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		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111390</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 06:35:56 +0000</pubDate>
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		<description>@macondo
pro-ponevo un post con quel titolo, magari ne uscivano altri 170 commenti nel tentativo di definire dov&#039;è romanzo il finito.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@macondo<br />
pro-ponevo un post con quel titolo, magari ne uscivano altri 170 commenti nel tentativo di definire dov&#8217;è romanzo il finito.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: macondo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111377</link>
		<dc:creator>macondo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 21:42:51 +0000</pubDate>
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		<description>perché non sarebbe chiaro, lo scurato stregato</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>perché non sarebbe chiaro, lo scurato stregato</p>
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	<item>
		<title>Di: cf05103025</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111372</link>
		<dc:creator>cf05103025</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 21:20:12 +0000</pubDate>
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		<description>sarà perché gli stregatti amano lo scuro, già</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sarà perché gli stregatti amano lo scuro, già</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111368</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 20:39:37 +0000</pubDate>
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		<description>perché stregati non deve vincere lo scuro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>perché stregati non deve vincere lo scuro.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Diamante</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111366</link>
		<dc:creator>Diamante</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 20:19:06 +0000</pubDate>
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		<description>@riccardo stracuzzi
Ho necessariamente corso nelle mie valutazioni, ma posso adesso con più calma dire che non so definire il genere romanzo, nè lo desidero; quello che però voglio affermare, è ciò che romanzo non è. Non è romanzo un libro che non mi permette di entrare in esso per mancanza di spazio, perchè è troppo &quot;piccolo&quot; (magari conta mille pagine), perchè non possiede vita propria, perchè mi lascia tale e quale a prima d&#039;averlo letto, perchè non dilata la mia coscienza (non dirò la mia intelligenza), perchè non mi fa volare il tempo, perchè non accende la mia creatività (quando un romanzo accende la nostra creatività proviamo una sensazione fantastica, come se ci avessero letteralmente regalato una splendida e sino allora opportunità), perchè in definitiva rappresenta un tradimento estetico, e quindi anche etico. Un romanzo non deve possedere tutte queste caratteristiche, ma almeno una sì - possederne almeno una è già tanto. Difatti, quasi mai m&#039;imbatto in un romanzo che mi piaccia totalmente, e non sono di bocca difficile come potrebbe sembrare dalle mie affermazioni. Ho finito oggi di leggere IL TEMPO MATERIALE di Vasta, e dico convinto che si tratta di un vero romanzo; benchè la prima metà mi abbia annoiato, AVEVA SENSO andare avanti, e infatti la seconda metà si è rivelata potente, a tratti indimenticabile. Lo sentivi, IL SENSO, nell&#039;aria, nelle pagine future, a chiamarti. L&#039;autore ha raccontato una storia, il che non significa &quot;e bona lì&quot;; per me vuol dire che ha costruito identità nuova per il mondo, nuova dimora psichica e spirituale da abitare; da abitare col magone, soffrendo e disperando, dato che il libro è duro, ma da abitare. E da Vasta mi collego alla tua obiezione sui libri stranieri e quelli italiani, dichiarandomi abbastanza d&#039;accordo con te. E&#039; senz&#039;altro vero che leggere romanzi nella propria lingua madre rappresenta una palestra migliore; ma è altrettanto vero, a mio avviso, che la letteratura italiana attuale (non tutta, non sempre come Vasta dimostra) è priva di spunti, non opera creativamente; essa ricicla la cronaca e la tv e l&#039;autobiografismo, la qual cosa non è tout court negativa; ma come ho più volte ripetuto, sono gl&#039;interpreti a steccare. Non condanno aprioristicamente alcun genere, anzi non definisco aprioristicamente alcun genere, dato che le gabbie mi fanno orrore. Mi fa orrore chi in gabbia ci si mette, o cerca di mettere me. Quanto alla letteratura italiana passata e contemporanea, l&#039;ho letta abbastanza da poter dire di conoscerla; e la rileggo pure, quando vale la pena - la necessità e il piacere della rilettura ritengo siano sintomi certi di grande opera.
Infine, su Roth non cambio idea, Joyce non lo sopporto (!!!!!!!) pur riconoscendone la grandezza, e gli altri da te citati sono veri e titanici romanzieri.
Ti saluto e mi scuso se ti ho dato del tu, mentre tu mi hai dato del lei, ma me ne accorgo ora.
ps: dato che ho spesso parlato nei miei post di autofiction, voglio sottolineare che io sono un appassionato di biografie, ho un talento innato per le date e gli eventi di grandi personaggi storici e artistici, mi ricordo tutto e di gusto; e che una delle opere che amo di più è un&#039;autofiction, UNA STAGIONE ALL&#039;INFERNO. Concludo dunque con quella splendida frase di Rimbaud: &quot;Intanto è la vigilia. Cogliamo ogni influsso di vigore e di reale tenerezza, e all&#039;alba, armati di ardente pazienza, entreremo nelle fulgide città.&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@riccardo stracuzzi<br />
Ho necessariamente corso nelle mie valutazioni, ma posso adesso con più calma dire che non so definire il genere romanzo, nè lo desidero; quello che però voglio affermare, è ciò che romanzo non è. Non è romanzo un libro che non mi permette di entrare in esso per mancanza di spazio, perchè è troppo &#8220;piccolo&#8221; (magari conta mille pagine), perchè non possiede vita propria, perchè mi lascia tale e quale a prima d&#8217;averlo letto, perchè non dilata la mia coscienza (non dirò la mia intelligenza), perchè non mi fa volare il tempo, perchè non accende la mia creatività (quando un romanzo accende la nostra creatività proviamo una sensazione fantastica, come se ci avessero letteralmente regalato una splendida e sino allora opportunità), perchè in definitiva rappresenta un tradimento estetico, e quindi anche etico. Un romanzo non deve possedere tutte queste caratteristiche, ma almeno una sì &#8211; possederne almeno una è già tanto. Difatti, quasi mai m&#8217;imbatto in un romanzo che mi piaccia totalmente, e non sono di bocca difficile come potrebbe sembrare dalle mie affermazioni. Ho finito oggi di leggere IL TEMPO MATERIALE di Vasta, e dico convinto che si tratta di un vero romanzo; benchè la prima metà mi abbia annoiato, AVEVA SENSO andare avanti, e infatti la seconda metà si è rivelata potente, a tratti indimenticabile. Lo sentivi, IL SENSO, nell&#8217;aria, nelle pagine future, a chiamarti. L&#8217;autore ha raccontato una storia, il che non significa &#8220;e bona lì&#8221;; per me vuol dire che ha costruito identità nuova per il mondo, nuova dimora psichica e spirituale da abitare; da abitare col magone, soffrendo e disperando, dato che il libro è duro, ma da abitare. E da Vasta mi collego alla tua obiezione sui libri stranieri e quelli italiani, dichiarandomi abbastanza d&#8217;accordo con te. E&#8217; senz&#8217;altro vero che leggere romanzi nella propria lingua madre rappresenta una palestra migliore; ma è altrettanto vero, a mio avviso, che la letteratura italiana attuale (non tutta, non sempre come Vasta dimostra) è priva di spunti, non opera creativamente; essa ricicla la cronaca e la tv e l&#8217;autobiografismo, la qual cosa non è tout court negativa; ma come ho più volte ripetuto, sono gl&#8217;interpreti a steccare. Non condanno aprioristicamente alcun genere, anzi non definisco aprioristicamente alcun genere, dato che le gabbie mi fanno orrore. Mi fa orrore chi in gabbia ci si mette, o cerca di mettere me. Quanto alla letteratura italiana passata e contemporanea, l&#8217;ho letta abbastanza da poter dire di conoscerla; e la rileggo pure, quando vale la pena &#8211; la necessità e il piacere della rilettura ritengo siano sintomi certi di grande opera.<br />
Infine, su Roth non cambio idea, Joyce non lo sopporto (!!!!!!!) pur riconoscendone la grandezza, e gli altri da te citati sono veri e titanici romanzieri.<br />
Ti saluto e mi scuso se ti ho dato del tu, mentre tu mi hai dato del lei, ma me ne accorgo ora.<br />
ps: dato che ho spesso parlato nei miei post di autofiction, voglio sottolineare che io sono un appassionato di biografie, ho un talento innato per le date e gli eventi di grandi personaggi storici e artistici, mi ricordo tutto e di gusto; e che una delle opere che amo di più è un&#8217;autofiction, UNA STAGIONE ALL&#8217;INFERNO. Concludo dunque con quella splendida frase di Rimbaud: &#8220;Intanto è la vigilia. Cogliamo ogni influsso di vigore e di reale tenerezza, e all&#8217;alba, armati di ardente pazienza, entreremo nelle fulgide città.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: soldato blu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111365</link>
		<dc:creator>soldato blu</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 20:13:29 +0000</pubDate>
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		<description>due refusi, scusate:

aver fatto un giro

Portnoy</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>due refusi, scusate:</p>
<p>aver fatto un giro</p>
<p>Portnoy</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: soldato blu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111364</link>
		<dc:creator>soldato blu</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 20:10:09 +0000</pubDate>
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		<description>Non dovrei intervenire ancora in questa discussione, perchè, le poche cose da dire che posso avere, le ho già dette - oltrettutto gonfiandole  per farle apparire più grandi di quanto non siano-. 

Ma non riesco, quasi mai, a non far sapere quanto mi entusiasmi potermi indentificare, completamente, nelle parole degli altri

Non sapevo chi fosse Riccardo Stracuzzi, ma ora, dopo aver un giro in internet, capisco anche perché, queste sue - ah queste sole per carità - sono parole che potrei aver detto io:

&quot; Nemmeno il “Lamento di Pornoy” le è piaciuto? Ma lo sa che lei ha davvero un cuore di pietra?&quot; 

&quot;Rimuovendo il problema della lingua, e delle sue articolazioni storiche, si finisce a scrivere nell’italiano abulico e immoto di maggior parte della prosa di oggi (Calvino e Moravia sono stati due maestri mica da scherzo di questa pochezza a venire: poi, si sa, i figli estremizzano)&quot;

Scusa Diamante, non è che tu ti aspettasi che ti dessi ragione più di due
volte, vero?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non dovrei intervenire ancora in questa discussione, perchè, le poche cose da dire che posso avere, le ho già dette &#8211; oltrettutto gonfiandole  per farle apparire più grandi di quanto non siano-. </p>
<p>Ma non riesco, quasi mai, a non far sapere quanto mi entusiasmi potermi indentificare, completamente, nelle parole degli altri</p>
<p>Non sapevo chi fosse Riccardo Stracuzzi, ma ora, dopo aver un giro in internet, capisco anche perché, queste sue &#8211; ah queste sole per carità &#8211; sono parole che potrei aver detto io:</p>
<p>&#8221; Nemmeno il “Lamento di Pornoy” le è piaciuto? Ma lo sa che lei ha davvero un cuore di pietra?&#8221; </p>
<p>&#8220;Rimuovendo il problema della lingua, e delle sue articolazioni storiche, si finisce a scrivere nell’italiano abulico e immoto di maggior parte della prosa di oggi (Calvino e Moravia sono stati due maestri mica da scherzo di questa pochezza a venire: poi, si sa, i figli estremizzano)&#8221;</p>
<p>Scusa Diamante, non è che tu ti aspettasi che ti dessi ragione più di due<br />
volte, vero?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Riccardo Stracuzzi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111362</link>
		<dc:creator>Riccardo Stracuzzi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 19:12:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=17049#comment-111362</guid>
		<description>@ diamante,

che scrive: &quot;A me di Roth è piaciuto davvero soltanto EVERYMAN [...]&quot;: ellamiseria! Nemmeno il &quot;Lamento di Pornoy&quot; le è piaciuto? Ma lo sa che lei ha davvero un cuore di pietra?

E che, dopo, scrive anche: &quot;In Italia il romanzo non è MAI stato all’altezza del romanzo estero, cioè americano, russo, tedesco, inglese e francese (e anche latino-americano). E’ una tara genetica. Noi italiani siamo più scrittori che romanzieri, viriamo dal poetico verso il prosastico con gran fatica e strascichi di lirismo; basti pensare alle OPERETTE MORALI, alla fatica immane di Manzoni per scrivere I PROMESSI SPOSI (che lo prosciugò), alle opere stranianti di Gadda, agli sperimentalismi favolistici di Calvino, alle stranezze di Flaiano o Arbasino, alla magia da fiaba della Morante, e potrei continuare molto a lungo. Faccio tre eccezioni: Svevo, Verga, Moravia, loro sì romanzieri puri, capaci di produrre più di un’opera romanzesca - ma attenzione: non sto esprimendo alcun giudizio di gusto, soltanto di genere&quot;.

Sono d&#039;accordo con lei che i romanzieri contemporanei (quelli che su NI sono definiti tali, quindi di oggi, di ieri o tutt&#039;al più di ier l&#039;altro) dovrebbero ripensare un po&#039; alla famosa questione della lingua. Lo so, fa tanto anni &#039;80 dell&#039;Ottocento: con i manzoniani di destra, quelli di sinistra, carducciani che imprecano su Manzoni ecc. Ma è solo per effetto di cattiva visione scolastica della questione, che invece è essenzialmente ideologica e politica. Rimuovendo il problema della lingua, e delle sue articolazioni storiche, si finisce a scrivere nell&#039;italiano abulico e immoto di maggior parte della prosa di oggi (Calvino e Moravia sono stati due maestri mica da scherzo di questa pochezza a venire: poi, si sa, i figli estremizzano).

Quindi capisco la posizione analitica, e non valutativa, del suo sconfessamento del romanzo italiano. Però mi sembra che lei banalizzi un po&#039; troppo il genere romanzo: che non è mica quel genere di scrittura in cui si racconta una storia, e bona lì. Sennò che fine fanno Sterne, Diderot e - prima di loro - nientemeno che Cervantes. E poi Proust, Joyce, Musil e Céline (e il Roth di &quot;Portnoy&quot; che, varà capito, io vedrei bene di salvare)? Forse il romanzo - dai suoi primordi sino a quella modernità che ancora non s&#039;interrogava sul dilemma seguente: son più moderno se vado e sto in disparte, o se non vado proprio? - non ha così tanto a che fare con il raccontare una storia. Se la mette in questi termini, la via italiana al romanzo è senz&#039;altro eccentrica, ma per questo anche più interessante di quella di altri paesi. Le dirò una cosa che parrà bestemmia, in questi lidi tanto contemporanei: ma se lo scrittore d&#039;oggi leggesse un po&#039; meno scrittori stranieri, ossia se consumasse un po&#039; meno la lingua spesso fungibile e inane dei traduttori di romanzieri stranieri, e un po&#039; più gli italiani (di qualunque epoca)? Forse sarebbe attraversato anche da qualche idea in più su cosa narrare. E magari cesserebbe di anelare o rifuggire alla realtà e alla società come cose esterne, da captare per mezzo di una lingua recipiente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ diamante,</p>
<p>che scrive: &#8220;A me di Roth è piaciuto davvero soltanto EVERYMAN [...]&#8220;: ellamiseria! Nemmeno il &#8220;Lamento di Pornoy&#8221; le è piaciuto? Ma lo sa che lei ha davvero un cuore di pietra?</p>
<p>E che, dopo, scrive anche: &#8220;In Italia il romanzo non è MAI stato all’altezza del romanzo estero, cioè americano, russo, tedesco, inglese e francese (e anche latino-americano). E’ una tara genetica. Noi italiani siamo più scrittori che romanzieri, viriamo dal poetico verso il prosastico con gran fatica e strascichi di lirismo; basti pensare alle OPERETTE MORALI, alla fatica immane di Manzoni per scrivere I PROMESSI SPOSI (che lo prosciugò), alle opere stranianti di Gadda, agli sperimentalismi favolistici di Calvino, alle stranezze di Flaiano o Arbasino, alla magia da fiaba della Morante, e potrei continuare molto a lungo. Faccio tre eccezioni: Svevo, Verga, Moravia, loro sì romanzieri puri, capaci di produrre più di un’opera romanzesca &#8211; ma attenzione: non sto esprimendo alcun giudizio di gusto, soltanto di genere&#8221;.</p>
<p>Sono d&#8217;accordo con lei che i romanzieri contemporanei (quelli che su NI sono definiti tali, quindi di oggi, di ieri o tutt&#8217;al più di ier l&#8217;altro) dovrebbero ripensare un po&#8217; alla famosa questione della lingua. Lo so, fa tanto anni &#8216;80 dell&#8217;Ottocento: con i manzoniani di destra, quelli di sinistra, carducciani che imprecano su Manzoni ecc. Ma è solo per effetto di cattiva visione scolastica della questione, che invece è essenzialmente ideologica e politica. Rimuovendo il problema della lingua, e delle sue articolazioni storiche, si finisce a scrivere nell&#8217;italiano abulico e immoto di maggior parte della prosa di oggi (Calvino e Moravia sono stati due maestri mica da scherzo di questa pochezza a venire: poi, si sa, i figli estremizzano).</p>
<p>Quindi capisco la posizione analitica, e non valutativa, del suo sconfessamento del romanzo italiano. Però mi sembra che lei banalizzi un po&#8217; troppo il genere romanzo: che non è mica quel genere di scrittura in cui si racconta una storia, e bona lì. Sennò che fine fanno Sterne, Diderot e &#8211; prima di loro &#8211; nientemeno che Cervantes. E poi Proust, Joyce, Musil e Céline (e il Roth di &#8220;Portnoy&#8221; che, varà capito, io vedrei bene di salvare)? Forse il romanzo &#8211; dai suoi primordi sino a quella modernità che ancora non s&#8217;interrogava sul dilemma seguente: son più moderno se vado e sto in disparte, o se non vado proprio? &#8211; non ha così tanto a che fare con il raccontare una storia. Se la mette in questi termini, la via italiana al romanzo è senz&#8217;altro eccentrica, ma per questo anche più interessante di quella di altri paesi. Le dirò una cosa che parrà bestemmia, in questi lidi tanto contemporanei: ma se lo scrittore d&#8217;oggi leggesse un po&#8217; meno scrittori stranieri, ossia se consumasse un po&#8217; meno la lingua spesso fungibile e inane dei traduttori di romanzieri stranieri, e un po&#8217; più gli italiani (di qualunque epoca)? Forse sarebbe attraversato anche da qualche idea in più su cosa narrare. E magari cesserebbe di anelare o rifuggire alla realtà e alla società come cose esterne, da captare per mezzo di una lingua recipiente.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: stefano gallerani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111329</link>
		<dc:creator>stefano gallerani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 10:04:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=17049#comment-111329</guid>
		<description>@helena,
non ti impressionare per l&#039;uso della parola omertà, c&#039;è contesto e contesto (altra parola chiave e &quot;siciliana&quot;). E non si tratta nemmeno di pestarsi i piedi. Il riferimento alla battuta finale era, ovviamente...una battuta, nulla più. E quanto al resto, se avevi letto il pezzo su NI, mi sfugge il senso delle parole che mi hai indirizzato: &quot;Capisco che uno possa non amare un certo tipo di letteratura perché troppo egotistica, autocentrata ecc., però non mi pare un criterio che pertiene alla critica letteraria. Lo diventa quando riesci a mostrare che caio ti sta raccontando o mettendo altrimenti in scena i cazzi suoi e se stesso - detto in francese- col presupposto che questi siano rappresentativi di qualcosa che lo oltrapassi, mentre questo salto non avviene affatto sulla pagina. Quindi, alla fine, si tratta sempre di guardare libro per libro, o no?&quot;. Un abbraccio e un saluto. Non pestiamoci i piedi,
s.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@helena,<br />
non ti impressionare per l&#8217;uso della parola omertà, c&#8217;è contesto e contesto (altra parola chiave e &#8220;siciliana&#8221;). E non si tratta nemmeno di pestarsi i piedi. Il riferimento alla battuta finale era, ovviamente&#8230;una battuta, nulla più. E quanto al resto, se avevi letto il pezzo su NI, mi sfugge il senso delle parole che mi hai indirizzato: &#8220;Capisco che uno possa non amare un certo tipo di letteratura perché troppo egotistica, autocentrata ecc., però non mi pare un criterio che pertiene alla critica letteraria. Lo diventa quando riesci a mostrare che caio ti sta raccontando o mettendo altrimenti in scena i cazzi suoi e se stesso &#8211; detto in francese- col presupposto che questi siano rappresentativi di qualcosa che lo oltrapassi, mentre questo salto non avviene affatto sulla pagina. Quindi, alla fine, si tratta sempre di guardare libro per libro, o no?&#8221;. Un abbraccio e un saluto. Non pestiamoci i piedi,<br />
s.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: roberta salardi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111308</link>
		<dc:creator>roberta salardi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 20:05:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=17049#comment-111308</guid>
		<description>La mia provocazione di ieri (qualche post sopra) è da collocarsi nel contesto di un articolo che stavo scrivendo per &quot;Il primo amore&quot;/sconfinamenti dal titolo &quot;Psicopatologia della vita democratica (2)&quot; di prossima apparizione sulla rivista on line o sul blog.
Viene infatti riportata in calce all&#039;articolo come piccolo esperimento. Ma sì, ogni tanto facciamole, queste cose, tiriamo sassolini a qualche finestra, usciamo dalle riserve...
Comunque grazie per le risposte. Terrò presente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La mia provocazione di ieri (qualche post sopra) è da collocarsi nel contesto di un articolo che stavo scrivendo per &#8220;Il primo amore&#8221;/sconfinamenti dal titolo &#8220;Psicopatologia della vita democratica (2)&#8221; di prossima apparizione sulla rivista on line o sul blog.<br />
Viene infatti riportata in calce all&#8217;articolo come piccolo esperimento. Ma sì, ogni tanto facciamole, queste cose, tiriamo sassolini a qualche finestra, usciamo dalle riserve&#8230;<br />
Comunque grazie per le risposte. Terrò presente.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: giuliomozzi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111262</link>
		<dc:creator>giuliomozzi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 13:41:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=17049#comment-111262</guid>
		<description>Gilda Policastro scrive: &quot;Al romanzo contemporaneo serve una lingua, una voce. Ha bisogno di ritrovare la distanza dalle cose, di parlare di ciò che accade da lontano, con l’eccedenza di visione garantita all’eroe in misura inversamente proporzionale, teste Bachtin, alla sua identificazione con l’autore&quot;.

Queste affermazioni sono vere? Se sì, dove sono le prove? Dove sono gli argomenti?

Portare come &quot;teste&quot; il povero Bachtin, che sicuramente non è più &quot;contemporaneo&quot; da un bel pezzo (cioè: che ha costruito la sua teoria studiando romanzi diversi da quelli a noi contemporanei, pubblicati in un momento storico diverso da quello a noi contemporaneo, ecc.), è sensato? 

L&#039;espressione &quot;distanza dalle cose&quot; ha senso? E se sì, quale?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gilda Policastro scrive: &#8220;Al romanzo contemporaneo serve una lingua, una voce. Ha bisogno di ritrovare la distanza dalle cose, di parlare di ciò che accade da lontano, con l’eccedenza di visione garantita all’eroe in misura inversamente proporzionale, teste Bachtin, alla sua identificazione con l’autore&#8221;.</p>
<p>Queste affermazioni sono vere? Se sì, dove sono le prove? Dove sono gli argomenti?</p>
<p>Portare come &#8220;teste&#8221; il povero Bachtin, che sicuramente non è più &#8220;contemporaneo&#8221; da un bel pezzo (cioè: che ha costruito la sua teoria studiando romanzi diversi da quelli a noi contemporanei, pubblicati in un momento storico diverso da quello a noi contemporaneo, ecc.), è sensato? </p>
<p>L&#8217;espressione &#8220;distanza dalle cose&#8221; ha senso? E se sì, quale?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: michele sisto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111261</link>
		<dc:creator>michele sisto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 13:31:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=17049#comment-111261</guid>
		<description>Sì, c&#039;è anche la questione della scomparsa della critica militante. Ed è vero che è dovuta, in parte, a un crisi politica, teorica e culturale. Mi chiedo però come se ne possa uscire, come si possa rilanciare il discorso critico. E, sarà una mia fissa, mi sembra che il punto di partenza possano essere i luoghi.

Dove si può fare critica militante? Fino a una trentina di anni fa il luogo deputato erano le riviste letterarie o politico-letterarie, che funzionavano al tempo stesso come laboratorio di teoria critica e come veicolo di legittimazione canonica. 

Oggi quali sono i luoghi della critica? I blog, in maniera nuova e ancora confusa, hanno ereditato, in parte, questa funzione. E poi? (La domanda non è retorica: la risposta potrebbe essere un elenco, molto concreto, di riviste, ecc.)

E, vorrei insistere anche su questo, frammenti di un discorso critico &quot;militante&quot; si possono ancora trovare nel sistema letterario attuale: su giornali, inserti settimanali, riviste accademiche, siti internet, libelli pubblicati da case editrici con poca o punto distribuzione, ecc. 

Bisognerebbe cominciare a metterli insieme, questi frammenti, questi critici, queste elaborazioni teoriche. Perché uno degli effetti (questo sì) del mercato è la polverizzazione degli spazi della critica, che oggi si può esprimere, pare, solo in assenza di contesto, in piccole enclaves, siano esse le rivistine per pochi o i pochi articoli e recensioni ben fatti che affondano nel maremagnum di una pubblicistica distratta e distraente.

Allarghiamo le enclaves! Facciamo uscire gli indiani dalle riserve e invitiamoli a unirsi in una nazione! ;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, c&#8217;è anche la questione della scomparsa della critica militante. Ed è vero che è dovuta, in parte, a un crisi politica, teorica e culturale. Mi chiedo però come se ne possa uscire, come si possa rilanciare il discorso critico. E, sarà una mia fissa, mi sembra che il punto di partenza possano essere i luoghi.</p>
<p>Dove si può fare critica militante? Fino a una trentina di anni fa il luogo deputato erano le riviste letterarie o politico-letterarie, che funzionavano al tempo stesso come laboratorio di teoria critica e come veicolo di legittimazione canonica. </p>
<p>Oggi quali sono i luoghi della critica? I blog, in maniera nuova e ancora confusa, hanno ereditato, in parte, questa funzione. E poi? (La domanda non è retorica: la risposta potrebbe essere un elenco, molto concreto, di riviste, ecc.)</p>
<p>E, vorrei insistere anche su questo, frammenti di un discorso critico &#8220;militante&#8221; si possono ancora trovare nel sistema letterario attuale: su giornali, inserti settimanali, riviste accademiche, siti internet, libelli pubblicati da case editrici con poca o punto distribuzione, ecc. </p>
<p>Bisognerebbe cominciare a metterli insieme, questi frammenti, questi critici, queste elaborazioni teoriche. Perché uno degli effetti (questo sì) del mercato è la polverizzazione degli spazi della critica, che oggi si può esprimere, pare, solo in assenza di contesto, in piccole enclaves, siano esse le rivistine per pochi o i pochi articoli e recensioni ben fatti che affondano nel maremagnum di una pubblicistica distratta e distraente.</p>
<p>Allarghiamo le enclaves! Facciamo uscire gli indiani dalle riserve e invitiamoli a unirsi in una nazione! ;-)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: macondo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111257</link>
		<dc:creator>macondo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 12:03:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=17049#comment-111257</guid>
		<description>@ michele sisto,
l&#039;occaso della critica letteraria in Italia è fenomeno complesso, più complesso del fatto di essere stata “invasa e mutata dalla logica della merce, fa più che mai parte del ciclo delle merci, del mercato”, secondo le parole di Fofi. Vi sono altre specificità, a mio avviso, da tenere in conto. Una di esse è la scomparsa della critica militante, dovuta alla nuova temperie politica, teorica e culturale dei nostri temporamores. Oggi la critica o si è arroccata nell&#039;accademismo (la commistione tra figure: docente universitario, critico letterraio, poeta-narratore è oggi &quot;preoccupante&quot;) o di è diluita nella &quot;gazzetteria&quot;, e qui la fanno da padroni le cricche editoriali e/o le consorterie regionali. A fronte di ciò va anche registrata la totale terra di nessuno di elaborazione e produzione teorica in cui attualmente si muovono i critici superstiti. I libri di critica che escono oggi in Italia sono sempre più congerie di &quot;letture&quot; critiche e sempre meno elaborazioni teoriche di più ampio respiro sulla letteratura.
In chiosa alle consorterie regionali, per quanto riguarda la poesia, sarebbe interessante analizzare la provenienza regionale dei poeti ancora pubblicati dalle grosse case editrici. Mi pare che vi siano grosse case editrici che pubblicano in prevalenza poeti milanesi, e altre romani. Il resto, ciccia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ michele sisto,<br />
l&#8217;occaso della critica letteraria in Italia è fenomeno complesso, più complesso del fatto di essere stata “invasa e mutata dalla logica della merce, fa più che mai parte del ciclo delle merci, del mercato”, secondo le parole di Fofi. Vi sono altre specificità, a mio avviso, da tenere in conto. Una di esse è la scomparsa della critica militante, dovuta alla nuova temperie politica, teorica e culturale dei nostri temporamores. Oggi la critica o si è arroccata nell&#8217;accademismo (la commistione tra figure: docente universitario, critico letterraio, poeta-narratore è oggi &#8220;preoccupante&#8221;) o di è diluita nella &#8220;gazzetteria&#8221;, e qui la fanno da padroni le cricche editoriali e/o le consorterie regionali. A fronte di ciò va anche registrata la totale terra di nessuno di elaborazione e produzione teorica in cui attualmente si muovono i critici superstiti. I libri di critica che escono oggi in Italia sono sempre più congerie di &#8220;letture&#8221; critiche e sempre meno elaborazioni teoriche di più ampio respiro sulla letteratura.<br />
In chiosa alle consorterie regionali, per quanto riguarda la poesia, sarebbe interessante analizzare la provenienza regionale dei poeti ancora pubblicati dalle grosse case editrici. Mi pare che vi siano grosse case editrici che pubblicano in prevalenza poeti milanesi, e altre romani. Il resto, ciccia.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: simone battig</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111251</link>
		<dc:creator>simone battig</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 09:49:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=17049#comment-111251</guid>
		<description>@per Diamante (e per tutti)

Mi scuso caro Diamante se non sono stato chiaro.
Il mio appunto era semplicemente per non far partire l&#039;assurdo discorso della comparazione di letterature e per far tornare il discorso sui singoli libri e non su gli autori che magari scrivono un bel libro e poi libri bruttini (ho fatto l&#039;esempio di Siti).
Ed era anche perché se parte un discorso generale sulla &quot;letteratura&quot; viene fuori solo un gran casino come infatti sta succedendo.
Non ti ho rinfacciato Morselli....ma visto che anche tu hai citato scrittori di ieri (Roth per me è già ieri...) mi è sembrato giusto ricordare che quando si parla di scrittori contemporanei dal punto di vista critico non si può restringere il campo agli ultimi due lustri ma perlomeno criticamente vedere quello che è accaduto dal dopoguerra ad oggi....
Io ho citato libri precisi di Coccioli e Morselli, contemporanei di calvino, ho citato Scuola di Nudo e che chiamiamo anima e per quante vite di marosia castaldi che sono libri degli ultimi due lustri appunto, ti potrei citare Piero Chiara o Passavamo sulla terra leggeri di Atzeni che è un capolavora degli anni &#039;90 e della letteratura italiana contemporanea. Tu citi Mozzi  per quanto riguarda il suo primo libro sono d&#039;accordo (per inciso io devo a Mozzi la pubblicazone del mio primo libro tanto per chiarezza....quindi lo conosco bene come scrittore e un po&#039; come persona). Un altro libro importante è cargo di Galiazzo...etc etc...ma te ne potrei citare altri.....dico solo che i libri importanti ci sono, basta avere la pazienza di superare le pile di camilleri ;) o del Giordano di turno.....
Come scrittore poi non posso sottointendere che la mia voce sulla letteratura italiana non la devo certo spiegare qui, chi vuole se la può andare a leggere nei miei libri che, faccio notare, a seconda della scelta del titolo (essendo tutti abbastanza diversi) possono essere tacciati ognuno dei difetti e dei pregi che qui sono stati tirati in ballo sulla letteratura italiana. Ciò personalmente mi rassicura almeno del fatto che come scrittore un percorso lo sto facendo e che non mi limito a riprodurre lo stesso libro vita natural durante, cosa che spiazzerà anche i miei pochi lettori (con un libro come Neogenesis ad esempio..) ma per uno scrittore è la vita stessa della sua scrittura. Almeno secondo me.
Quindi rinnovo l&#039;invito a parlare di singoli libri e non di teorie generali e ad abbandonare la pessima abitudine di voler classificare tutto o ammucchiare scontri di categorie culturali tra libri italiani e stranieri. Semplicemente perché i grandi libri sfuggono a tutti questi discorsi e si trovano ovunque uno abbia voglia di cercare con pazienza. Che poi è uno dei &quot;divertimenti&quot; più grandi che può agognare un lettore: ricerca, scoperta e condivisione del piacere di una lettura.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@per Diamante (e per tutti)</p>
<p>Mi scuso caro Diamante se non sono stato chiaro.<br />
Il mio appunto era semplicemente per non far partire l&#8217;assurdo discorso della comparazione di letterature e per far tornare il discorso sui singoli libri e non su gli autori che magari scrivono un bel libro e poi libri bruttini (ho fatto l&#8217;esempio di Siti).<br />
Ed era anche perché se parte un discorso generale sulla &#8220;letteratura&#8221; viene fuori solo un gran casino come infatti sta succedendo.<br />
Non ti ho rinfacciato Morselli&#8230;.ma visto che anche tu hai citato scrittori di ieri (Roth per me è già ieri&#8230;) mi è sembrato giusto ricordare che quando si parla di scrittori contemporanei dal punto di vista critico non si può restringere il campo agli ultimi due lustri ma perlomeno criticamente vedere quello che è accaduto dal dopoguerra ad oggi&#8230;.<br />
Io ho citato libri precisi di Coccioli e Morselli, contemporanei di calvino, ho citato Scuola di Nudo e che chiamiamo anima e per quante vite di marosia castaldi che sono libri degli ultimi due lustri appunto, ti potrei citare Piero Chiara o Passavamo sulla terra leggeri di Atzeni che è un capolavora degli anni &#8216;90 e della letteratura italiana contemporanea. Tu citi Mozzi  per quanto riguarda il suo primo libro sono d&#8217;accordo (per inciso io devo a Mozzi la pubblicazone del mio primo libro tanto per chiarezza&#8230;.quindi lo conosco bene come scrittore e un po&#8217; come persona). Un altro libro importante è cargo di Galiazzo&#8230;etc etc&#8230;ma te ne potrei citare altri&#8230;..dico solo che i libri importanti ci sono, basta avere la pazienza di superare le pile di camilleri ;) o del Giordano di turno&#8230;..<br />
Come scrittore poi non posso sottointendere che la mia voce sulla letteratura italiana non la devo certo spiegare qui, chi vuole se la può andare a leggere nei miei libri che, faccio notare, a seconda della scelta del titolo (essendo tutti abbastanza diversi) possono essere tacciati ognuno dei difetti e dei pregi che qui sono stati tirati in ballo sulla letteratura italiana. Ciò personalmente mi rassicura almeno del fatto che come scrittore un percorso lo sto facendo e che non mi limito a riprodurre lo stesso libro vita natural durante, cosa che spiazzerà anche i miei pochi lettori (con un libro come Neogenesis ad esempio..) ma per uno scrittore è la vita stessa della sua scrittura. Almeno secondo me.<br />
Quindi rinnovo l&#8217;invito a parlare di singoli libri e non di teorie generali e ad abbandonare la pessima abitudine di voler classificare tutto o ammucchiare scontri di categorie culturali tra libri italiani e stranieri. Semplicemente perché i grandi libri sfuggono a tutti questi discorsi e si trovano ovunque uno abbia voglia di cercare con pazienza. Che poi è uno dei &#8220;divertimenti&#8221; più grandi che può agognare un lettore: ricerca, scoperta e condivisione del piacere di una lettura.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111250</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 09:36:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=17049#comment-111250</guid>
		<description>@stefano, io dopo anni di frequentazione della rete non capisco ancora perché sia così facile pestarsi i piedi nei commenti, così difficile parlarsi senza tutto questo genere di equivoci. Non avevo nessuna intenzione di rilevare polemicamente la tua battuta finale, né tantomeno accusarti di omertà (e mi fa lievemente impressione che tu usa questa parola). Il tuo pezzo su NI l&#039;avevo letto, in ogni caso....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@stefano, io dopo anni di frequentazione della rete non capisco ancora perché sia così facile pestarsi i piedi nei commenti, così difficile parlarsi senza tutto questo genere di equivoci. Non avevo nessuna intenzione di rilevare polemicamente la tua battuta finale, né tantomeno accusarti di omertà (e mi fa lievemente impressione che tu usa questa parola). Il tuo pezzo su NI l&#8217;avevo letto, in ogni caso&#8230;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: michele sisto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111240</link>
		<dc:creator>michele sisto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 07:05:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=17049#comment-111240</guid>
		<description>Trascrivo un lacerto del (breve) articolo di Fofi (del quale mi chiedo quale sia stata la causa prossima, scatenante), perché mi sembra costituisca un appello interessante, pertinente a questa discussione. La principale preoccupazione di Fofi non è certo la critica “letteraria” (e va bene così: si è detto che Lo straniero non è rivista letteraria in senso stretto), ma il pezzo contiene aperture non banali nei confronti della critica “sociologica”.

“Da dove si può mettere in crisi il meccanismo di cui si è diventati ostaggio? Non certo dal pubblico, che è la più condizionata delle tre parti. Gli artisti dicono, più o meno in buona fede, dall’arte. I critici (ma non illudiamoci, non lo fa quasi nessuno) potrebbero dire dalla critica. Ma far critica a questo punto non è soltanto spiegare e discutere un libro un film un concerto una mostra, è ampliare il quadro, è ricollocare le opere nel loro contesto (anche di mercato), è vederne e svelarne quasi sempre la superfluità e serialità e la funzione di anestetizzante dei bisogni veri del fruitore, è porsi domande molto più generali a monte della ‘semplice’ recensione, è spiegare a se stessi e al lettore (e all’autore) la ragnatela del contesto. Capire, qualcosa di più della singola opera, e spiegare, dandosi anche, necessariamente, una funzione ‘pedagogica’, che ridesti il fruitore e anche l’autore…”

Ecco, tornando a bomba, perché è utile dire che “Scurati non deve vincere lo Strega”. Serve a ricostruire almeno una piccola porzione della “ragnatela del contesto” (anche di mercato, sottolineo). Ammetto che può essere un lavoro noioso, ma finché non si comincia a farlo la critica rimarrà, inevitabilmente, “ostaggio” del “meccanismo”.  
È un lavoro del genere che ci potrebbe mettere nella condizione di dire, ad es., a Belpoliti: Ma tu, che sei un critico “letterario”, perché scrivi che Il bambino che sognava la fine del mondo è un libro “importante”? Non hai visto che è scritto male? E di porre, poi, magari, la stessa domanda anche a Walter Siti. (Non a Costantino Cossu, che evidentemente nel libro cercava altro, non il valore “letterario”). 

È un problema “sociologico” e va affrontato, di conseguenza, con gli strumenti forniti dalla critica “sociologica”: il critico, come qualsiasi altro professionista, deve rispondere a qualcuno. Ed è meglio che questo qualcuno siano i colleghi (e rivali) critici piuttosto che il mercato, no? Non sarebbe un passo avanti, verso la “salubrità” della critica e del sistema letterario tutto?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Trascrivo un lacerto del (breve) articolo di Fofi (del quale mi chiedo quale sia stata la causa prossima, scatenante), perché mi sembra costituisca un appello interessante, pertinente a questa discussione. La principale preoccupazione di Fofi non è certo la critica “letteraria” (e va bene così: si è detto che Lo straniero non è rivista letteraria in senso stretto), ma il pezzo contiene aperture non banali nei confronti della critica “sociologica”.</p>
<p>“Da dove si può mettere in crisi il meccanismo di cui si è diventati ostaggio? Non certo dal pubblico, che è la più condizionata delle tre parti. Gli artisti dicono, più o meno in buona fede, dall’arte. I critici (ma non illudiamoci, non lo fa quasi nessuno) potrebbero dire dalla critica. Ma far critica a questo punto non è soltanto spiegare e discutere un libro un film un concerto una mostra, è ampliare il quadro, è ricollocare le opere nel loro contesto (anche di mercato), è vederne e svelarne quasi sempre la superfluità e serialità e la funzione di anestetizzante dei bisogni veri del fruitore, è porsi domande molto più generali a monte della ‘semplice’ recensione, è spiegare a se stessi e al lettore (e all’autore) la ragnatela del contesto. Capire, qualcosa di più della singola opera, e spiegare, dandosi anche, necessariamente, una funzione ‘pedagogica’, che ridesti il fruitore e anche l’autore…”</p>
<p>Ecco, tornando a bomba, perché è utile dire che “Scurati non deve vincere lo Strega”. Serve a ricostruire almeno una piccola porzione della “ragnatela del contesto” (anche di mercato, sottolineo). Ammetto che può essere un lavoro noioso, ma finché non si comincia a farlo la critica rimarrà, inevitabilmente, “ostaggio” del “meccanismo”.<br />
È un lavoro del genere che ci potrebbe mettere nella condizione di dire, ad es., a Belpoliti: Ma tu, che sei un critico “letterario”, perché scrivi che Il bambino che sognava la fine del mondo è un libro “importante”? Non hai visto che è scritto male? E di porre, poi, magari, la stessa domanda anche a Walter Siti. (Non a Costantino Cossu, che evidentemente nel libro cercava altro, non il valore “letterario”). </p>
<p>È un problema “sociologico” e va affrontato, di conseguenza, con gli strumenti forniti dalla critica “sociologica”: il critico, come qualsiasi altro professionista, deve rispondere a qualcuno. Ed è meglio che questo qualcuno siano i colleghi (e rivali) critici piuttosto che il mercato, no? Non sarebbe un passo avanti, verso la “salubrità” della critica e del sistema letterario tutto?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: michele sisto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111238</link>
		<dc:creator>michele sisto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 06:44:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=17049#comment-111238</guid>
		<description>@ macondo
Grazie (anche per il tentativo di sintesi ;-). Certo, è importante sottolineare che ci sono diversi livelli ermeneutici. Ma più importante ancora è, secondo me, sforzarsi di tenerli distinti, sia nella prassi che nelle sedi, altrimenti si fa un sacco di confusione. 

Da una parte sarebbe auspicabile costruire (o mappare) sedi per la critica “letteraria” in senso stretto (nell’accezione del post precedente). Questa critica, in Italia, esiste, ma è disperatamente dispersa. Tanto che Goffredo Fofi, sullo Straniero di maggio (di cui proseguo la lettura) può intonare l’ennesimo epicedio “In morte della critica”. E ha ragione, in una certa misura, quando dice che la critica, come gli scrittori e il pubblico, è stata “invasa e mutata dalla logica della merce, fa più che mai parte del ciclo delle merci, del mercato”. Però, se non si fanno i nomi, se non si prova almeno a individuare chi in Italia fa critica “letteraria” e dove, e chi invece pur avendo posizioni nel campo critico non la fa, la svende e figura tra i suoi “assassini”, se non si fa questo lavoro, sine ira et studio, si rischia di non far altro che rinnovare lamentazioni come quella di Lavagetto di qualche anno fa, sull’”Eutanasia della critica” (laddove il critico che lamenta la dolce morte della critica è fortemente sospetto di aver contribuito a preparare l’iniezione letale).

Dall’altra mi sembra che la critica “letteraria” goda, tutto sommato, di miglior salute di quella “sociologica”, qui da noi abitualmente diffamata e snobbata. Credo anzi che una critica “sociologica” degna di questo nome, a parte i lodevoli tentativi di Spinazzola e di pochi altri, sia, in Italia, pressoché terra incognita. Penso, come termine di confronto, a quanto si fa in Francia e in Germania sulla scorta degli studi di Pierre Bourdieu, ma anche in casa nostra avremmo modelli di tutto rispetto, come Verifica dei poteri di Fortini. Chi ha più tentato una “verifica dei poteri” dopo gli anni sessanta? E quanto sarebbe utile, farla?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ macondo<br />
Grazie (anche per il tentativo di sintesi ;-). Certo, è importante sottolineare che ci sono diversi livelli ermeneutici. Ma più importante ancora è, secondo me, sforzarsi di tenerli distinti, sia nella prassi che nelle sedi, altrimenti si fa un sacco di confusione. </p>
<p>Da una parte sarebbe auspicabile costruire (o mappare) sedi per la critica “letteraria” in senso stretto (nell’accezione del post precedente). Questa critica, in Italia, esiste, ma è disperatamente dispersa. Tanto che Goffredo Fofi, sullo Straniero di maggio (di cui proseguo la lettura) può intonare l’ennesimo epicedio “In morte della critica”. E ha ragione, in una certa misura, quando dice che la critica, come gli scrittori e il pubblico, è stata “invasa e mutata dalla logica della merce, fa più che mai parte del ciclo delle merci, del mercato”. Però, se non si fanno i nomi, se non si prova almeno a individuare chi in Italia fa critica “letteraria” e dove, e chi invece pur avendo posizioni nel campo critico non la fa, la svende e figura tra i suoi “assassini”, se non si fa questo lavoro, sine ira et studio, si rischia di non far altro che rinnovare lamentazioni come quella di Lavagetto di qualche anno fa, sull’”Eutanasia della critica” (laddove il critico che lamenta la dolce morte della critica è fortemente sospetto di aver contribuito a preparare l’iniezione letale).</p>
<p>Dall’altra mi sembra che la critica “letteraria” goda, tutto sommato, di miglior salute di quella “sociologica”, qui da noi abitualmente diffamata e snobbata. Credo anzi che una critica “sociologica” degna di questo nome, a parte i lodevoli tentativi di Spinazzola e di pochi altri, sia, in Italia, pressoché terra incognita. Penso, come termine di confronto, a quanto si fa in Francia e in Germania sulla scorta degli studi di Pierre Bourdieu, ma anche in casa nostra avremmo modelli di tutto rispetto, come Verifica dei poteri di Fortini. Chi ha più tentato una “verifica dei poteri” dopo gli anni sessanta? E quanto sarebbe utile, farla?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: soldato blu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111236</link>
		<dc:creator>soldato blu</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 04:43:40 +0000</pubDate>
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		<description>Costantino Cossu non è mio parente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Costantino Cossu non è mio parente.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: macondo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111234</link>
		<dc:creator>macondo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 23:58:24 +0000</pubDate>
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		<description>Forse un aspetto (rilevante) del commento di Michele Sisto si potrebbe riassumere così: la c.d. ricezione dell&#039;opera è un settore (&quot;sociologico&quot;) della critica letteraria, ma non esaurisce la stessa, anzi, il giudizio sul valore stilistico-letterario dell&#039;opera si gioca altrove, su altri livelli ermeneutici.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forse un aspetto (rilevante) del commento di Michele Sisto si potrebbe riassumere così: la c.d. ricezione dell&#8217;opera è un settore (&#8220;sociologico&#8221;) della critica letteraria, ma non esaurisce la stessa, anzi, il giudizio sul valore stilistico-letterario dell&#8217;opera si gioca altrove, su altri livelli ermeneutici.</p>
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		<title>Di: michele sisto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111232</link>
		<dc:creator>michele sisto</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 23:02:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=17049#comment-111232</guid>
		<description>Scusate se torno al tema, ma vorrei riportare l’attenzione sul “sistema letterario” e su un problema che mi sembra importante mettere (e tenere) bene a fuoco: quello dei “livelli di lettura” o più precisamente delle “zone di pubblico”.

Leggo su “Lo straniero” di questo mese una recensione di Costantino Cossu al Bambino che sognava la fine del mondo. Positiva. Niente lodi sperticate, ma per Cossu “i due livelli del racconto di Scurati, quello sociologico […] e quello psicologico […] s’intrecciano in maniera convincente”. “Lo Straniero” è una rivista autorevole (e non sono molte), ma al tempo stesso non è una rivista letteraria in senso stretto.

Questo pone un problema: un romanzo che – su questo, mi sembra, siamo in gran parte d’accordo – ha valore letterario assai scarso può avere rilevanza per altri aspetti e – soprattutto – presso altri lettori. 

Mi spiego: Cossu, culminando la sua recensione, definisce il libro “uno sguardo lucido sul disastro del mondo, disastro già avvenuto”. Probabilmente ha ragione, e in effetti Scurati, come critico dei mass media dice cose, scusate se mi ripeto, forse scontate, ma generalmente corrette e condivisibili, e il fatto che le riproponga in forma romanzesca potrebbe far arrivare il messaggio a un pubblico più ampio, per il quale quelle cose sono tutt’altro che scontate.

Lo spettatore della Dandini, leggendo Scurati, potrebbe arrivare a riflettere su questioni che Adorno poneva sessant’anni fa. E non sarebbe affatto un risultato malvagio.

Non mi interessa ora (lo scrivo per prevenire eventuali reazioni di lettori che si sentano relegati tra gli “incolti”) fare a gara a chi ha letto quanto Adorno o vantare che qui su NI tutti tengono Minima moralia sul comodino. Non è questione di accesso o meno a saperi esoterici. Ma dovremmo forse cominciare a pensare in modo non episodico che la platea dei lettori è molto differenziata, e che quello che è ovvio per alcuni, per altri non lo sia; e allo stesso modo che ciò che ad alcuni suona insopportabilmente retorico (ad es. le ultime due righe del romanzo, citate da Cossu nella recensione: “Non piangere, bambino, non piangere. Non hai nulla da temere del futuro. La fine è già arrivata. Tanto tempo fa”.) ad altri possano suscitare un brivido sincero.

Uno dei problemi del sistema letterario italiano oggi è, mi pare, la scarsa distinzione delle sedi e delle pratiche della critica letteraria. Come lettore vorrei poter capire se la recensione che sto leggendo è rivolta a me, o a chi altri. È del tutto legittimo presentare un libro solo per il suo contenuto, senza porsi il problema se sia scritto bene o male; ed è altrettanto legittimo soffermarsi sullo stile, sulle strutture narrative, sulla postura dello scrittore, sulla posizione che occupa nel sistema letterario, ecc. 

La lettura di Cossu, voglio dire, è legittima quanto quella di Policastro: ma le due recensioni si trovano su due differenti “livelli di lettura” e si rivolgono ad altrettanto (almeno in larga misura) distinte “zone di pubblico”. Oggi però in Italia la confusione delle sedi è estrema, e la stessa prassi recensoria molto impressionistica. E questa circostanza - in sé,  senza aggiunta di ulteriori aggravanti o complicazioni - nuoce molto alla letteratura “letteraria”, quella che chiede di essere letta innanzitutto per la scommessa stilistica che propone e rappresenta. 

Recensioni valide se ne possono leggere ovunque, basta avere la pazienza di inseguire le firme: sono apparse cose molto belle di Cortellessa su quello che una volta era Tuttolibri, da tempo ormai ridotto a un collage di marchette; ci sono le recensioni della Benedetti sull’Espresso, e potrei citare molti altri casi di recensioni “letterarie” apparse nei luoghi più improbabili.  

Ma quali sono i luoghi in cui, oggi, si può essere certi di trovarsi di fronte a una recensione “letteraria”? Luoghi dove il libro di Scurati non sarebbe neanche preso in considerazione o rapidamente rubricato come “da non leggere”, non per supponenza o “odii” personali ma semplicemente perché non rilevante ai fini del discorso che in quel luogo, su quella rivista, si svolge? 

Sarebbe una rivista così noiosa, per quattro gatti? Non credo. Si può recensire con sguardo “letterario” anche un libro che letterario non è: lo ha fatto ad es. Paolo Nori sul “manifesto” di oggi, demolendo un brutto libro sulle brigate rosse solo a partire da come è costruito. Mi sembra, il suo, un buon esempio di come uno sguardo “letterario” sulle cose possa rivelare molto sulle cose stesse, e non solo sulla letteratura.

Allo stesso modo, un premio “letterario”, come lo Strega, dovrebbe essere conferito per meriti “letterari”. Alla fine della gara, nella motivazione, questo dovrebbe risultare evidente, e la motivazione stessa, sottoscritta dai giudici, dovrebbe essere un testo che assomiglia più alla recensione di Policastro (con tutti i limiti che può avere, e su cui si può discutere) che a quella di Cossu. (So che è roba da mondo dei sogni, ma non si potrebbe provare, almeno, a sostenere la dignità e autonomia del giudizio “letterario”, almeno nei luoghi in cui dovrebbe essere di casa?) 

Alcuni esempi di questa pratica critica si possono trovare, a volte, su NI, il primo amore, Alias, lo Straniero, l’Indice, su Nuovi Argomenti, su Allegoria e su alcune altre riviste semi- o para-accademiche che solo pochissimi leggono. Ma costruire un luogo in cui questo avvenga sistematicamente, o anche solo “mappare” i luoghi in cui (e i critici grazie a cui) questo avviene, potrebbe essere un grande passo avanti per riannodare i fili di un discorso critico (e di una prassi critica) che appare fatalmente sfilacciato (con la conseguenza che si finisce spesso per fraintendersi o parlarsi addosso) e – come già si diceva – per far recuperare alla letteratura “letteraria” qualche posizione sui “prodotti editoriali”.

Mi sembra quantomeno curioso, ad es., che in questi 150 post si sia discusso appassionatamente di canone contemporaneo, citando da Wallace a Bolaño, da Franzen a Houellebecq – segno che tutti noi abbiamo un gruppo di autori di riferimento, neppure troppo eterogeneo – e non si riesca a farne l’oggetto di una riflessione condivisa, in cui mettere a fuoco i non molti modelli “letterari” che rappresentano una novità e una caratteristica della contemporaneità.

Delimitare il campo, chiarire che in una certa sua zona l’attenzione è concentrata in particolare di aspetti strettamente letterari, credo possa servire non solo ad evitare discussioni in parte sterili (ad es. su quanto valga Scurati o Saviano o Siti, che hanno valore ovviamente diverso, a seconda di quali aspetti si vogliano considerare: lo stile, la fantasia, il realismo, l’autobiografismo, la postura, dello scrittore, il coraggio civile, ecc.) ma anche a rafforzare il punto di vista “letterario” sulle cose, la sua dignità, il suo portato di “verità”, se crediamo ne abbia uno.

(Chiedo scusa per la prolissità dei miei post, ma non riesco proprio a sintetizzare in minor spazio questo tipo di questioni, che sono “strutturali” e richiedono – ad evitare il fraintendimento – di essere presentate in modo articolato. E chiedo scusa anche per l’eventuale &quot;saccenza&quot; del tono: non è intenzionale).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate se torno al tema, ma vorrei riportare l’attenzione sul “sistema letterario” e su un problema che mi sembra importante mettere (e tenere) bene a fuoco: quello dei “livelli di lettura” o più precisamente delle “zone di pubblico”.</p>
<p>Leggo su “Lo straniero” di questo mese una recensione di Costantino Cossu al Bambino che sognava la fine del mondo. Positiva. Niente lodi sperticate, ma per Cossu “i due livelli del racconto di Scurati, quello sociologico […] e quello psicologico […] s’intrecciano in maniera convincente”. “Lo Straniero” è una rivista autorevole (e non sono molte), ma al tempo stesso non è una rivista letteraria in senso stretto.</p>
<p>Questo pone un problema: un romanzo che – su questo, mi sembra, siamo in gran parte d’accordo – ha valore letterario assai scarso può avere rilevanza per altri aspetti e – soprattutto – presso altri lettori. </p>
<p>Mi spiego: Cossu, culminando la sua recensione, definisce il libro “uno sguardo lucido sul disastro del mondo, disastro già avvenuto”. Probabilmente ha ragione, e in effetti Scurati, come critico dei mass media dice cose, scusate se mi ripeto, forse scontate, ma generalmente corrette e condivisibili, e il fatto che le riproponga in forma romanzesca potrebbe far arrivare il messaggio a un pubblico più ampio, per il quale quelle cose sono tutt’altro che scontate.</p>
<p>Lo spettatore della Dandini, leggendo Scurati, potrebbe arrivare a riflettere su questioni che Adorno poneva sessant’anni fa. E non sarebbe affatto un risultato malvagio.</p>
<p>Non mi interessa ora (lo scrivo per prevenire eventuali reazioni di lettori che si sentano relegati tra gli “incolti”) fare a gara a chi ha letto quanto Adorno o vantare che qui su NI tutti tengono Minima moralia sul comodino. Non è questione di accesso o meno a saperi esoterici. Ma dovremmo forse cominciare a pensare in modo non episodico che la platea dei lettori è molto differenziata, e che quello che è ovvio per alcuni, per altri non lo sia; e allo stesso modo che ciò che ad alcuni suona insopportabilmente retorico (ad es. le ultime due righe del romanzo, citate da Cossu nella recensione: “Non piangere, bambino, non piangere. Non hai nulla da temere del futuro. La fine è già arrivata. Tanto tempo fa”.) ad altri possano suscitare un brivido sincero.</p>
<p>Uno dei problemi del sistema letterario italiano oggi è, mi pare, la scarsa distinzione delle sedi e delle pratiche della critica letteraria. Come lettore vorrei poter capire se la recensione che sto leggendo è rivolta a me, o a chi altri. È del tutto legittimo presentare un libro solo per il suo contenuto, senza porsi il problema se sia scritto bene o male; ed è altrettanto legittimo soffermarsi sullo stile, sulle strutture narrative, sulla postura dello scrittore, sulla posizione che occupa nel sistema letterario, ecc. </p>
<p>La lettura di Cossu, voglio dire, è legittima quanto quella di Policastro: ma le due recensioni si trovano su due differenti “livelli di lettura” e si rivolgono ad altrettanto (almeno in larga misura) distinte “zone di pubblico”. Oggi però in Italia la confusione delle sedi è estrema, e la stessa prassi recensoria molto impressionistica. E questa circostanza &#8211; in sé,  senza aggiunta di ulteriori aggravanti o complicazioni &#8211; nuoce molto alla letteratura “letteraria”, quella che chiede di essere letta innanzitutto per la scommessa stilistica che propone e rappresenta. </p>
<p>Recensioni valide se ne possono leggere ovunque, basta avere la pazienza di inseguire le firme: sono apparse cose molto belle di Cortellessa su quello che una volta era Tuttolibri, da tempo ormai ridotto a un collage di marchette; ci sono le recensioni della Benedetti sull’Espresso, e potrei citare molti altri casi di recensioni “letterarie” apparse nei luoghi più improbabili.  </p>
<p>Ma quali sono i luoghi in cui, oggi, si può essere certi di trovarsi di fronte a una recensione “letteraria”? Luoghi dove il libro di Scurati non sarebbe neanche preso in considerazione o rapidamente rubricato come “da non leggere”, non per supponenza o “odii” personali ma semplicemente perché non rilevante ai fini del discorso che in quel luogo, su quella rivista, si svolge? </p>
<p>Sarebbe una rivista così noiosa, per quattro gatti? Non credo. Si può recensire con sguardo “letterario” anche un libro che letterario non è: lo ha fatto ad es. Paolo Nori sul “manifesto” di oggi, demolendo un brutto libro sulle brigate rosse solo a partire da come è costruito. Mi sembra, il suo, un buon esempio di come uno sguardo “letterario” sulle cose possa rivelare molto sulle cose stesse, e non solo sulla letteratura.</p>
<p>Allo stesso modo, un premio “letterario”, come lo Strega, dovrebbe essere conferito per meriti “letterari”. Alla fine della gara, nella motivazione, questo dovrebbe risultare evidente, e la motivazione stessa, sottoscritta dai giudici, dovrebbe essere un testo che assomiglia più alla recensione di Policastro (con tutti i limiti che può avere, e su cui si può discutere) che a quella di Cossu. (So che è roba da mondo dei sogni, ma non si potrebbe provare, almeno, a sostenere la dignità e autonomia del giudizio “letterario”, almeno nei luoghi in cui dovrebbe essere di casa?) </p>
<p>Alcuni esempi di questa pratica critica si possono trovare, a volte, su NI, il primo amore, Alias, lo Straniero, l’Indice, su Nuovi Argomenti, su Allegoria e su alcune altre riviste semi- o para-accademiche che solo pochissimi leggono. Ma costruire un luogo in cui questo avvenga sistematicamente, o anche solo “mappare” i luoghi in cui (e i critici grazie a cui) questo avviene, potrebbe essere un grande passo avanti per riannodare i fili di un discorso critico (e di una prassi critica) che appare fatalmente sfilacciato (con la conseguenza che si finisce spesso per fraintendersi o parlarsi addosso) e – come già si diceva – per far recuperare alla letteratura “letteraria” qualche posizione sui “prodotti editoriali”.</p>
<p>Mi sembra quantomeno curioso, ad es., che in questi 150 post si sia discusso appassionatamente di canone contemporaneo, citando da Wallace a Bolaño, da Franzen a Houellebecq – segno che tutti noi abbiamo un gruppo di autori di riferimento, neppure troppo eterogeneo – e non si riesca a farne l’oggetto di una riflessione condivisa, in cui mettere a fuoco i non molti modelli “letterari” che rappresentano una novità e una caratteristica della contemporaneità.</p>
<p>Delimitare il campo, chiarire che in una certa sua zona l’attenzione è concentrata in particolare di aspetti strettamente letterari, credo possa servire non solo ad evitare discussioni in parte sterili (ad es. su quanto valga Scurati o Saviano o Siti, che hanno valore ovviamente diverso, a seconda di quali aspetti si vogliano considerare: lo stile, la fantasia, il realismo, l’autobiografismo, la postura, dello scrittore, il coraggio civile, ecc.) ma anche a rafforzare il punto di vista “letterario” sulle cose, la sua dignità, il suo portato di “verità”, se crediamo ne abbia uno.</p>
<p>(Chiedo scusa per la prolissità dei miei post, ma non riesco proprio a sintetizzare in minor spazio questo tipo di questioni, che sono “strutturali” e richiedono – ad evitare il fraintendimento – di essere presentate in modo articolato. E chiedo scusa anche per l’eventuale &#8220;saccenza&#8221; del tono: non è intenzionale).</p>
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	<item>
		<title>Di: Alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/perche-scurati-non-deve-vincere-lo-strega/#comment-111231</link>
		<dc:creator>Alcor</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 22:47:24 +0000</pubDate>
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		<description>@macondo
 
Hai ragione, chissà perché ho avuto questa idea così stupida</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@macondo</p>
<p>Hai ragione, chissà perché ho avuto questa idea così stupida</p>
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