Zoo

28 luglio 2009
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di Davide Racca

Stessa faccia stessa razza – dice il greco.

La scimmia dello zoo – con la mano
al mento, si concentra, si gratta,
si spaventa …

ZOO

Arm Macht Reich[1]

Dal nido alla cella – un uovo morto.

Disabitata – la voliera
sotterra
la testa del condor.

*

Il sonno – più forte

del leone -

spalanca
- lisergiche
- le fauci.

*

Nel deserto – estinto -
sotto grasse piogge di mani
- dietro rumori attutiti – e
nessuna uscita – il pitone
- scorsoio – si fa un nodo
alla gola.

*

Artrosi nell’aria – L’aquila
reale mette gli occhi
alla grata …

Dal trespolo obeso -
rimpicciolisce
sullo stomaco
la portata del becco.

*

Istinti -
incellofanati …

Uno sputo di oceano
mette in fuga lo squalo.

*

Trenta pollici di foresta
amazzonica
per la vedova nera.

Gli amanti – si sposano -
si massacrano -
in una nuova dimora.

*

Guardandosi – da dentro
- specchi agli specchi …

Dai copertoni -
scimpanzé – ieratici -
al parco giochi -
ondeggiano.

*

L’esemplare di panda
- è finito.

Resta
una tavola di legno,
briciole – la sua ultima
cena per terra …

La fotografia di lui – buddha
- che sorride e di lontano
comprende …

Una cartolina alle spalle -
tanti baci -
dalla terra natale.

*

Dementi,

se ne stanno
dietro i muri – nascosti -
camuffati da pecore -
duri come il freddo -
battendosi il capo …

Gli elefanti – fuori
d’equatore – fuori
misura -
occhieggiano
atterriti -

Quando si chiede a una zolla
di sole
di resistere
al ghiaccio.

*

I piranha – in terapia
di gruppo – hanno
ammorbidito
i metalli – compreso
la dignità del pesce rosso
- la ruota improba del caso
- il complesso profondo
degli offesi.

*

- O la borsa o la vita …

Il destino incoraggia
- al quieto Lete -
l’alligatore.

*

Dietro le grate – nero -
dal suo angolo zen – la lingua
slogata – zampe pese -
si appanna distante
il puma.

Attraverso
le strette fessure
- dal giallo
torbido degli occhi -
salgono odori pungenti
di pisciato.

Refrattario – a lui si chiede
di dimenticare – con un tenero
numero da circo – sulla schiena …

- ora che è calmo, mettigli la mano

*

Un urlo dal fossato
senza rete …

Patina di peli -
muffiti -
sullo stomaco dell’orsa.

Ghiaccia -
madre
isterica – prosciuga
il latte dalle sue mammelle

- inventa – schifata
- nere
favole.

*

Il rospo – fermo – testa
alta – occhi
al soffitto …

L’acqua del ruscelletto
scorre – La diga amniotica
dei girini controlla
le nascite

Niente di nuovo – non c’è
neanche il sole -

L’acqua
continua a girare – Il rospo
- di sale – aspetta
il diluvio.

*

- Impagliate nostalgie
di lontana sete …

Dall’aspetto coloniale
- le zebre – in tenuta
di ostaggio – sono
vicine -

- ben puntate.

*

- Istinti interrati …

Zoccoli ammassati
di montone – su montoni
di fango -

Sterco – a testa bassa –  raspa
la terra – ipnotica …

*

Il camaleonte – botanico
- in un piccolo cerchio
di rami – percorre
il suo buco di mondo -
barbaro – che
a un  tratto
scolora – scompare


[1] Povero Rende Ricco, frase che ho trovato scritta sui muri nei pressi dello Zoo di Berlino

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7 Responses to Zoo

  1. franz krauspenhaar on 28 luglio 2009 at 08:28

    bellissimo. tremendo. una rappresentazione della crudeltà degli zoo, con questi animali che somigliano per qualche verso a uomini o a “cose degli uomini” (es. le zebre coloniali). insomma, applaudo a questo poemetto di grande forza e maturità espressiva.

  2. Fabio Teti on 28 luglio 2009 at 11:07

    Le qualità distorte, ridotte, ritorte dalla cattività. Una lingua anch’essa interrotta, come la visione – esterna – da sbarre. E l’allegoria profilata bene, perspicua. Sono versi splendidi,

    complimenti.

  3. franco arminio on 30 luglio 2009 at 13:57

    bravo davide, bravissimo…

  4. davide racca on 30 luglio 2009 at 18:29

    Grazie, in particolare mi fa piacere che Franz abbia colto un elemento fondamentale del poemetto, e l’esempio della zebra dall’aspetto esotico-imperialistico-coloniale coglie l’origine ottocentesca dei giardini zoologici. La razionalizzazione della natura, il progresso umano inconciliante, portano inevitabilemente a uno stato di prigonia.
    Nel periodo in cui l’ho scritto imperversava l’orsetto bianco Knut: una mostruosità mediatica.

  5. Fabio Teti on 31 luglio 2009 at 00:58

    Per fortuna è cresciuto

  6. jacopo galimberti on 1 agosto 2009 at 11:02

    bella idea e belle poesie.

  7. Donato on 6 agosto 2009 at 23:54

    Ciao Davide, i tuoi versi sono molto belli… finalmente dopo anni leggo qualcosa di tuo e in un certo modo mi tolgo anche la curiosità su cosa stessi combinando…
    ciao, spero che non passino altre ere geologiche prima di riacchiapparci