le rire 1°: La vita del filosofo Kant

8 agosto 2009
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©,\\’ Orsola Puecher

  Joseph Haydn [ 1732 - 1809 ]
dalla Sinfonia n. 101 in re maggiore, Hob. I: 101 “L’orologio”

 
   di Cesare Zavattini
 
   Quando a mezzogiorno preciso Kant usciva a prendere una boccata d’aria, i cittadini di Koenisberg regolavano gli orologi: Invece del colpo di cannone a Koenisberg c’era il critico della ragion pura. I forestieri, visitando Koenisberg non mancavano mai di assistere alla tradizionale uscita di Kant. Appena Kant socchiudeva l’uscio, i presenti applaudivano calorosamente: Kant, astratto e solitario, con un libro sotto il braccio, lento lento si avviava verso la circonvallazione.
   Nessuno sospettò che Kant tenesse alla fama di un uomo che spacca il secondo: eppure Egli si preparava lungo le scale ogni dì alle undici e cinquanta, aspettava il segnale del servo che nella sala da pranzo, intanto, sbarrava gli occhi sulla pendola.”Via” gridava Martino. Emanuele Kant faceva in un salto i quattro gradini, poi apriva la porta e s’incamminava con l’aria più metafisica di questo mondo. Dovete sapere che il professor Karl Klaus invidiava il celebre filosofo. Una domenica Klaus invitò i cittadini per il mezzogiorno nella piazza di Koenisberg: ivi avrebbe pronunciato un discorso contro l’imperativo categorico di Kant. Kant allora ne pensò una bella: infatti, suona il mezzogiorno alla pendola e lui fermo in casa, nascosto dietro le persiane. Già in istrada c’era tanta folla ad attendere che poi sarebbe andata ad ascoltare Klaus.
   Ma passa un’ora e Kant non esce. Quando Martino entra ad avvisare Kant che il professor Klaus è andato a letto con un travaso di bile, Kant prende cappello e bastone, e va fuori. Sono le due. La folla applaude e regola gli orologi. Qualche fischio è sommerso dalle disapprovazioni generali… Da quella domenica a Koenisberg sono indietro di due ore rispetto al meridiano di Greenwich.

 

1930

 

Cesare Zavattini
[ Luzzara, 20 settembre 1902 – Roma, 13 ottobre 1989 ]

DITE LA VOSTRA
Da “Il Secolo Illustrato
Pag. 618
Scritti giovanili
A cura di Guido Conti
2002, Ugo Guanda Editore

 
[ Cesare Zavattini - Za - con cui inizio - d'elezione e per acclamazione - una piccola serie - le rire - di scritti divertenti - ma non per questo leggeri - anzi - nella sua trasmissione radio Voi ed io. Punto e a capo. - in quegli anni '70 non poi 'sì mitici - avvertì che - il giorno dopo - il 25 ottobre 1976 - avrebbe detto - per la prima volta attraverso l'etere delle patrie onde hertziane - quella parola con due zeta - vulgata di parte anatomica maschile - che oggi inflaziona e intercala ogni discorso minimo e affligge qualsiasi paginetta di parlato giovanilistico e finto trasgressivo - si veniva da tempi in cui in RAI avevano censurato con spesse calze nere le gambe lunghissime - 2X4 - delle gemelle Kessler - ed era vietata persino l’espressione membro del parlamento - e la disse - poi - davvero - quella parola con due zeta - in un sussurro soave della dolcezza emiliana del suo vocione simpatico - la disse così - per dirla - e perché - dicendola - sapeva che non sarebbe accaduto nulla di trascendentale - il fatto che le parole e soprattutto quelle degli scrittori cambino la realtà è pura illusione romantica - Za era un anticonformista - riuscendo - contemporaneamente - a prendere in giro gli anticonformisti - qui - in Kant - che esce dalla porta di casa puntuale come un cucù dal suo chalet tirolese - meccanico come il girotondo dei Re Magi sulla Torre dell'Orologio di Piazza San Marco - stigmatizza la creduloneria verso i maestri di qualsiasi cosa - che approfittando della loro fama - meritata o meno - diventano delle specie di guru - letterati o politici o filosofi che siano - che qualsiasi cosa dicano o facciano tutti se la bevono volentierissimo - oggi come allora - in quei littori anni trenta in cui un tragico cucù dalla mascella quadra - fra le ovazioni del popolo italico - tuttora assai incline a questo tipo di sbandate - faceva le sue uscite marionettistiche da un certo balcone romano ]
 
 

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8 Responses to le rire 1°: La vita del filosofo Kant

  1. chi on 8 agosto 2009 at 11:37

    nell’ora del nostro esser contenti.
    grande orsola! è bellissimo.
    :-)

  2. Ferdinando_Vino on 8 agosto 2009 at 17:44

    Delizioso davvero. Grazie.

  3. sparz on 8 agosto 2009 at 18:53

    la-parola-con-due-zeta, che bello, Orsola!

  4. paolettodicanio on 8 agosto 2009 at 19:07

    ebbrava orsola, de quelle dei parioli sei la mejo, se te pijo me te magno

  5. viola on 8 agosto 2009 at 19:18

    la profondità è sempre un fatto di superficie, un abbraccio Orsola

  6. lucia cossu on 8 agosto 2009 at 19:20

    e dopo questo è una bella serata.

  7. Mino Bigna on 8 agosto 2009 at 22:01

    Klaus è inventato, ma il dirimpettaio Hamann no (e se Kant lo vedeva, deviava).

  8. MARLENE on 26 agosto 2009 at 23:18

    Kant! Quanto mi ha fatto penare..pensare, crescere.Ancora mi chiedo cosa farò da grande..e me lo rivedo, cercando qualche trucco ed un piccolo inganno.
    Ma,ancora,non ne trovo un’IDEA. Grazie ORSOLA:sei davvero interessante. Marlene