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	<title>Commenti a: Baarìa (ovvero, il tempo dei sorvolatori)</title>
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		<title>Di: Flogisto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-122258</link>
		<dc:creator>Flogisto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 13:16:50 +0000</pubDate>
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		<description>Moby Dick, Il vecchio e il mare e Un pesce di nome Wanda.</description>
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		<title>Di: Ares</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-122252</link>
		<dc:creator>Ares</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 12:42:05 +0000</pubDate>
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		<description>Questo Vattelapesca mi sfugge.. che film ha fatto?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questo Vattelapesca mi sfugge.. che film ha fatto?</p>
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		<title>Di: Flogisto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-122216</link>
		<dc:creator>Flogisto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 10:22:24 +0000</pubDate>
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		<description>Totalmente d&#039;accordo con Evelina Santangelo. &quot;Baaria&quot; è uno sfilacciato armarcord in cui manca il raccordo unificante, chiarificatore, di uno sguardo infantile intriso di stupore e di senso dell&#039;avventura. E, nello stesso tempo, è una  narrazione corale, collettiva, desolatamente povera di èpos: forse  perché per fare &quot;epica&quot; occorrerebbe una condivisione profonda dei valori della collettività di cui si azzarda la descrizione. Cosa pressochè impossibile per un intellettuale di sinistra del profondo sud maturato negli anni della speculazione edilizia e della proliferazione mafiosa...Già la militanza politica, di per sé, si frappone come un    diafaramma invalicabile tra il soggetto e l&#039;oggetto della narrazione, e di politica ce n&#039;è fin troppa in questa pellicola di lunghezza sesquipedale! L&#039;altro elemento davvero insopportabile, dal mio punto di vista, è l&#039;assordante silenzio di una corda tragica convinta a stemperare il susseguirsi frenetico delle situazioni comediche e delle gag, neanche eccessivamente originali. L&#039;elemento più interessante del film, la dialettica tra passato e presente, è solo lasciato intuire nel titolo e nella scena finale (la catabasi del protagonista-bambino scaraventato di colpo nel presente). Tornatore ha avuto tra le mani una materia incandescente, interessantissima. Ma il suo peccato originale è stato quello di essere Tornatore, e di non chiamarsi Fellini, o Kusturica, o Bertolucci, o vattelapesca.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Totalmente d&#8217;accordo con Evelina Santangelo. &#8220;Baaria&#8221; è uno sfilacciato armarcord in cui manca il raccordo unificante, chiarificatore, di uno sguardo infantile intriso di stupore e di senso dell&#8217;avventura. E, nello stesso tempo, è una  narrazione corale, collettiva, desolatamente povera di èpos: forse  perché per fare &#8220;epica&#8221; occorrerebbe una condivisione profonda dei valori della collettività di cui si azzarda la descrizione. Cosa pressochè impossibile per un intellettuale di sinistra del profondo sud maturato negli anni della speculazione edilizia e della proliferazione mafiosa&#8230;Già la militanza politica, di per sé, si frappone come un    diafaramma invalicabile tra il soggetto e l&#8217;oggetto della narrazione, e di politica ce n&#8217;è fin troppa in questa pellicola di lunghezza sesquipedale! L&#8217;altro elemento davvero insopportabile, dal mio punto di vista, è l&#8217;assordante silenzio di una corda tragica convinta a stemperare il susseguirsi frenetico delle situazioni comediche e delle gag, neanche eccessivamente originali. L&#8217;elemento più interessante del film, la dialettica tra passato e presente, è solo lasciato intuire nel titolo e nella scena finale (la catabasi del protagonista-bambino scaraventato di colpo nel presente). Tornatore ha avuto tra le mani una materia incandescente, interessantissima. Ma il suo peccato originale è stato quello di essere Tornatore, e di non chiamarsi Fellini, o Kusturica, o Bertolucci, o vattelapesca.</p>
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	<item>
		<title>Di: La storia al cinema: stoici o epicurei? &#171; La Botte di Diogene &#8211; blog filosofico</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-121182</link>
		<dc:creator>La storia al cinema: stoici o epicurei? &#171; La Botte di Diogene &#8211; blog filosofico</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 18:02:24 +0000</pubDate>
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		<description>[...] possibile quell&#8217;incanto, sia sui contenuti (in buona parte vi ha contribuito un bell&#8217;articolo comparso su Nazione Indiana, molto critico in verità, con il dibattito che ne è seguito). Devo [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] possibile quell&#8217;incanto, sia sui contenuti (in buona parte vi ha contribuito un bell&#8217;articolo comparso su Nazione Indiana, molto critico in verità, con il dibattito che ne è seguito). Devo [...]</p>
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	<item>
		<title>Di: Addosso alla dittatura mediatica! E poi scoprire di esserne foraggiati… &#171; nabanassar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-121077</link>
		<dc:creator>Addosso alla dittatura mediatica! E poi scoprire di esserne foraggiati… &#171; nabanassar</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 18:48:33 +0000</pubDate>
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		<description>[...] , domina con queste parole (tratte da un intervento a chiusura di questo post su Nazione Indiana, http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comments) la [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] , domina con queste parole (tratte da un intervento a chiusura di questo post su Nazione Indiana, <a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comments)" rel="nofollow">http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comments)</a> la [...]</p>
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	<item>
		<title>Di: Evelina Santangelo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120957</link>
		<dc:creator>Evelina Santangelo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 11:38:24 +0000</pubDate>
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		<description>Non ho avuto modo di seguire il dibattito nei giorni scorsi e mi scuso.

Adesso, leggendo gli interventi, di Salvatore D’Angelo, di Helena, di Franz, di Ama, di Magda, di Giuseppe Zucco, di Francesco Pecoraro... e di quanti hanno portato il loro contributo alla mia riflessione iniziale sul film di Tornatore (senza cedere al pregiudizio), non posso che sentirmi confortata.
C&#039;è ancora spazio per un confronto serio e serrato, senza che si debba cadere nell&#039;offesa (pregiudiziale).

La mia riflessione si concentrava su uno degli aspetti (a mio parere macroscopici) di Baarìa, la sproporzione tra i mezzi, le intenzioni, le ambizioni e gli esiti. E per questo ho cercato di argomentare in modo circostanziato il senso di disagio che ho provato uscendo dal cinema, senza mettere in campo questioni che qualcuno mi ha attribuito, e che, a mio parere, sarebbero del tutto fuorvianti.

A me non interessa, in termini assoluti, quanta analisi sociologica, quanta analisi storica o psicologica ci sia in un’opera o in quest’opera, né credo sia questo il modo più fruttuoso per giudicare qualsiasi opera, anzi!
A me non interessa il «messaggio» in sé, che sento parola pericolosissima, se brandita come una spada, né interessa (in assoluto) chi ha prodotto quell’opera e con quanti soldi (perché tutto ciò avrebbe a che fare con un altro genere di riflessioni e un altro genere di problemi, rilevanti, ma di natura diversa. Problemi, per inciso, che mi riguardano, certo, e mi toccano personalmente, avendo pubblicato anche io con Einaudi gran parte dei miei libri).

Quel che ho cercato di sottolineare, con quel mio intervento (e ho cercato di argomentare), è un aspetto che ha a che vedere con il farsi stesso di un’opera non concepita puramente con intenti (e alchimie) commerciali, e cioè: quanta avventura umana, intellettuale, affettiva, artistica, visiva... c’è in Baarìa? E quel che c’è trova davvero la sua misura nelle scelte espressive compiute? O c’è piuttosto una terribile sproporzione... al punto che, a volte, si ha addirittura l’impressione di contemplare semplicemente uno splendido abito, fastoso, magnifico?
Il che, ripeto, andrebbe benissimo! Come mi andrebbero benissimo persino i cliché e le macchiette... se non fosse che di continuo si ha la sensazione di esser chiamati a più «alti fini» (non dalle proprie aspettative) ma dal film stesso, dalla sua epicità... dalla quantità di mondo che sembra voler toccare o evocare...

Era (ed è ancora) questo il mio interrogativo. E su questo ho cercato di concentrare la mia riflessione.

Ringrazio tutti coloro che, partendo da lì, hanno sviluppato altre riflessioni su altri aspetti  non meno rilevanti (l’idea di memoria, l’idea di cinema evocati...) o su certe tentazioni cui si concede un po’ troppo (come il modo facile di confezionare alcune emozioni, sottolineato da Magda, mi sembra).
Credo che sia merito di tutti costoro se questo mio post si sia trasformato in un’occasione di riflessione e dialogo di più ampio respiro, ben al di là delle mie intenzioni iniziali e ben al di là del film di Tornatore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho avuto modo di seguire il dibattito nei giorni scorsi e mi scuso.</p>
<p>Adesso, leggendo gli interventi, di Salvatore D’Angelo, di Helena, di Franz, di Ama, di Magda, di Giuseppe Zucco, di Francesco Pecoraro&#8230; e di quanti hanno portato il loro contributo alla mia riflessione iniziale sul film di Tornatore (senza cedere al pregiudizio), non posso che sentirmi confortata.<br />
C&#8217;è ancora spazio per un confronto serio e serrato, senza che si debba cadere nell&#8217;offesa (pregiudiziale).</p>
<p>La mia riflessione si concentrava su uno degli aspetti (a mio parere macroscopici) di Baarìa, la sproporzione tra i mezzi, le intenzioni, le ambizioni e gli esiti. E per questo ho cercato di argomentare in modo circostanziato il senso di disagio che ho provato uscendo dal cinema, senza mettere in campo questioni che qualcuno mi ha attribuito, e che, a mio parere, sarebbero del tutto fuorvianti.</p>
<p>A me non interessa, in termini assoluti, quanta analisi sociologica, quanta analisi storica o psicologica ci sia in un’opera o in quest’opera, né credo sia questo il modo più fruttuoso per giudicare qualsiasi opera, anzi!<br />
A me non interessa il «messaggio» in sé, che sento parola pericolosissima, se brandita come una spada, né interessa (in assoluto) chi ha prodotto quell’opera e con quanti soldi (perché tutto ciò avrebbe a che fare con un altro genere di riflessioni e un altro genere di problemi, rilevanti, ma di natura diversa. Problemi, per inciso, che mi riguardano, certo, e mi toccano personalmente, avendo pubblicato anche io con Einaudi gran parte dei miei libri).</p>
<p>Quel che ho cercato di sottolineare, con quel mio intervento (e ho cercato di argomentare), è un aspetto che ha a che vedere con il farsi stesso di un’opera non concepita puramente con intenti (e alchimie) commerciali, e cioè: quanta avventura umana, intellettuale, affettiva, artistica, visiva&#8230; c’è in Baarìa? E quel che c’è trova davvero la sua misura nelle scelte espressive compiute? O c’è piuttosto una terribile sproporzione&#8230; al punto che, a volte, si ha addirittura l’impressione di contemplare semplicemente uno splendido abito, fastoso, magnifico?<br />
Il che, ripeto, andrebbe benissimo! Come mi andrebbero benissimo persino i cliché e le macchiette&#8230; se non fosse che di continuo si ha la sensazione di esser chiamati a più «alti fini» (non dalle proprie aspettative) ma dal film stesso, dalla sua epicità&#8230; dalla quantità di mondo che sembra voler toccare o evocare&#8230;</p>
<p>Era (ed è ancora) questo il mio interrogativo. E su questo ho cercato di concentrare la mia riflessione.</p>
<p>Ringrazio tutti coloro che, partendo da lì, hanno sviluppato altre riflessioni su altri aspetti  non meno rilevanti (l’idea di memoria, l’idea di cinema evocati&#8230;) o su certe tentazioni cui si concede un po’ troppo (come il modo facile di confezionare alcune emozioni, sottolineato da Magda, mi sembra).<br />
Credo che sia merito di tutti costoro se questo mio post si sia trasformato in un’occasione di riflessione e dialogo di più ampio respiro, ben al di là delle mie intenzioni iniziali e ben al di là del film di Tornatore.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Ares</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120943</link>
		<dc:creator>Ares</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 09:47:27 +0000</pubDate>
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		<description>E forse, speriamo, d&#039;immagine per l&#039;Italia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E forse, speriamo, d&#8217;immagine per l&#8217;Italia.</p>
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		<title>Di: Ares</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120942</link>
		<dc:creator>Ares</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 09:44:07 +0000</pubDate>
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		<description>Magda allora avevo capito, e ripeto che il teatro è ingrado di fare quel che vuole, ci sono tecniche squisitamente teatrali, che bisogna conoscere, che in mano a un buon regista, un buon autore e un buon attore, sanno condizionare la fruizione da parte del pubblico.

Due esempi: uno spettacolo di Eugenio Barba(lo cito solo perchè è vivente, ma ha dei predecessori illustri) porta a sentirsi il destinatario privilegiato dell&#039;azione scenica che è fatta di sudore, stridori e addirittura suggestioni incosce provate degli attori, che ti investono senza che tu lo voglia e fai tue; sempre che la predisposizione all&#039;ascolto sia di buon livello.

Poi ci sono i Momix(i ballerini acrobati, anche se sono l&#039;esempio più banale), che l&#039;anno scorso o due anni fa non ricordo, hanno posto un diaframma in tela acrilica semi trasparente(completamente invisibile ad un occhio poco attento), tra l&#039;azione sceniche e il pubblico, a volte sembrava di essere difronte a una proiezione, e invece dietro a quella bariera di luce colori e petrolio vi erano ballerini-acrobati in carne ed ossa.

Questi sono due esempi estremi di quel può fare il teatro, poi in mezzo c&#039;e&#039; tutta una schiera di registi, autori, e attori sommersi che agiscono sul compromesso o sperimentano tecniche che provano ad indagare strade diverse; alcuni provano addirittura a ragionare sul condizionamento delle reti neurali, attraverso la stimolazione uditiva e visiva.

Comunque qui si stava parlando di Baaìa, che è un film che non ha altri scopi che vincere l&#039;oscar ed ottenere un buon ritorno economico.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Magda allora avevo capito, e ripeto che il teatro è ingrado di fare quel che vuole, ci sono tecniche squisitamente teatrali, che bisogna conoscere, che in mano a un buon regista, un buon autore e un buon attore, sanno condizionare la fruizione da parte del pubblico.</p>
<p>Due esempi: uno spettacolo di Eugenio Barba(lo cito solo perchè è vivente, ma ha dei predecessori illustri) porta a sentirsi il destinatario privilegiato dell&#8217;azione scenica che è fatta di sudore, stridori e addirittura suggestioni incosce provate degli attori, che ti investono senza che tu lo voglia e fai tue; sempre che la predisposizione all&#8217;ascolto sia di buon livello.</p>
<p>Poi ci sono i Momix(i ballerini acrobati, anche se sono l&#8217;esempio più banale), che l&#8217;anno scorso o due anni fa non ricordo, hanno posto un diaframma in tela acrilica semi trasparente(completamente invisibile ad un occhio poco attento), tra l&#8217;azione sceniche e il pubblico, a volte sembrava di essere difronte a una proiezione, e invece dietro a quella bariera di luce colori e petrolio vi erano ballerini-acrobati in carne ed ossa.</p>
<p>Questi sono due esempi estremi di quel può fare il teatro, poi in mezzo c&#8217;e&#8217; tutta una schiera di registi, autori, e attori sommersi che agiscono sul compromesso o sperimentano tecniche che provano ad indagare strade diverse; alcuni provano addirittura a ragionare sul condizionamento delle reti neurali, attraverso la stimolazione uditiva e visiva.</p>
<p>Comunque qui si stava parlando di Baaìa, che è un film che non ha altri scopi che vincere l&#8217;oscar ed ottenere un buon ritorno economico.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Salvatore D'Angelo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120924</link>
		<dc:creator>Salvatore D'Angelo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 00:09:39 +0000</pubDate>
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		<description>d&#039;accordo con luminamenti, ma sottolineo tutti i difetti di &quot;scrittura&quot; del film. Capisco perfettamente coloro a cui non piace la &quot;poetica&quot; di Tornatore. Tuttavia, non mi pare che faccia sempre lo stesso film; credo si confonda (per alcuni non so se in buona o cattiva fede, ma l&#039;equivoco in cui incorrono - o che propagano è lo stesso), dicevo credo si confonda la cifra stilistica  - che in un autore permane comunque, quale che sia il genere con cui si cimenta- e dunque gli stilemi e tutto quel che ne consegue, con i temi. I temi di Baarìa di sicuro non sono quelli di Stanno Tutti bene, del Camorrista,o di Nuovo Cinema Paradiso o de L&#039;uomo delle Stelle ( tralascio i film in cui T. rivisita - alla sua maniera- alcuni generi, il poliziesco, il thriller (iUna pura formalità, il Cane blu, La Sconosciuta). Io credo che i modi e le forme dell&#039;arte della narrazione, dell&#039;espressione, per immagini, parole, segni pittorici eccetera- sono molteplici, e molteplici gli stili e le  forme. Dunque, a che serve la pura denigrazione? o voler leggere un autore con le lenti del proprio gusto (operazione doverosa e legittima), ma senza minimamente oggettivizzarne la chiave di lettura? La stroncatura è una forma di recensione bella e feconda ( e, a scanso di equivoci , dico subito che Evelina Santangelo la usa con stile e misura), ma deve entrare dentro il codice di una narrazione e mostrarne i difetti , le ridondanze, le ripetizioni eccetera...Ora, e posso sbagliarmi, Evelina individua &quot; a pelle&quot; dei difetti di baarìa, si pone e ci pone delle domande sul senso di questo film, ma poi ho la sensazione che lasci  tutto a mezz&#039;aria, non entra nel merito, oppure - e mi ripeto- si aspetta da Tornatore un cinema che non è nelle sue corde. Può darsi che  abbia giudicato superfluo approfondire, stimando molto più intelligenti i lettori, più intelligenti di quanto sia io (e lo dico senza ironia, con assoluto candore- ma liberi di non crederci), tuttavia credo che un blog di questo tipo abbia un senso se diviene palestra di confronto, di battaglia di idee, anche accesa, ma con il comune intento di far crescere il livello dei temi che si propongono, contribuendo così a combattere questa sorta di autismo corale o di malattia narcisistica che ci prende un po&#039; tutti e ci consuma in una assurda voglia del &quot;partito preso&quot;, del parlarsi addosso senza minimamente ascoltare, magari con  l&#039;orecchio teso alle doppiezze e pronti agli agguati.Che senso ha? E questa è un notazione di carattere generale, che va al di là di questo post.   Chiusa questa lunga parentesi buonista/moralistica - e me ne scuso- vorrei concludere dicendo che di certo il cinema di Tornatore non ha forme innovative, ma è comunque un cinema &quot;positivo&quot;, che ha diritto di cittadinanza , e che chi si candida ad elaborare forme nuove, originali di espessione, non fa male a tenerne conto: c&#039;è sempre da imparare qualcosa da tutti. Inoltre, e non sembri un paradosso, non c&#039;è tanta lontananza tra il cinema di Tornatore e quello di Tarantino: entrambi usano all&#039;ennesima potenza la tecnica della &quot;citazione&quot;, dell&#039;ibridamento; Tornatore all&#039;interno di una lettura &quot;autoriale&quot; , con forme e ritmi un  po&#039; d&#039;altri tempi ( e magari anche un po&#039; paludate/i  questo è sicuro), Tarantino completamente affascinato dai codici di &quot;genere&quot;, con un ritmo travolgente e un amore sviscerato per &quot;i generi&quot;: ecco, se Tornatore mutuasse  da Tarantino la bravura nello scrivere&quot; se ne gioverebbe molto  ...ma entrambi fanno la stessa operazione &quot;citazionista&quot;, ossessiva e pervasiva, e rendono lo stesso omaggio a quell&#039;arte meraviglosa che è il cinema.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>d&#8217;accordo con luminamenti, ma sottolineo tutti i difetti di &#8220;scrittura&#8221; del film. Capisco perfettamente coloro a cui non piace la &#8220;poetica&#8221; di Tornatore. Tuttavia, non mi pare che faccia sempre lo stesso film; credo si confonda (per alcuni non so se in buona o cattiva fede, ma l&#8217;equivoco in cui incorrono &#8211; o che propagano è lo stesso), dicevo credo si confonda la cifra stilistica  &#8211; che in un autore permane comunque, quale che sia il genere con cui si cimenta- e dunque gli stilemi e tutto quel che ne consegue, con i temi. I temi di Baarìa di sicuro non sono quelli di Stanno Tutti bene, del Camorrista,o di Nuovo Cinema Paradiso o de L&#8217;uomo delle Stelle ( tralascio i film in cui T. rivisita &#8211; alla sua maniera- alcuni generi, il poliziesco, il thriller (iUna pura formalità, il Cane blu, La Sconosciuta). Io credo che i modi e le forme dell&#8217;arte della narrazione, dell&#8217;espressione, per immagini, parole, segni pittorici eccetera- sono molteplici, e molteplici gli stili e le  forme. Dunque, a che serve la pura denigrazione? o voler leggere un autore con le lenti del proprio gusto (operazione doverosa e legittima), ma senza minimamente oggettivizzarne la chiave di lettura? La stroncatura è una forma di recensione bella e feconda ( e, a scanso di equivoci , dico subito che Evelina Santangelo la usa con stile e misura), ma deve entrare dentro il codice di una narrazione e mostrarne i difetti , le ridondanze, le ripetizioni eccetera&#8230;Ora, e posso sbagliarmi, Evelina individua &#8221; a pelle&#8221; dei difetti di baarìa, si pone e ci pone delle domande sul senso di questo film, ma poi ho la sensazione che lasci  tutto a mezz&#8217;aria, non entra nel merito, oppure &#8211; e mi ripeto- si aspetta da Tornatore un cinema che non è nelle sue corde. Può darsi che  abbia giudicato superfluo approfondire, stimando molto più intelligenti i lettori, più intelligenti di quanto sia io (e lo dico senza ironia, con assoluto candore- ma liberi di non crederci), tuttavia credo che un blog di questo tipo abbia un senso se diviene palestra di confronto, di battaglia di idee, anche accesa, ma con il comune intento di far crescere il livello dei temi che si propongono, contribuendo così a combattere questa sorta di autismo corale o di malattia narcisistica che ci prende un po&#8217; tutti e ci consuma in una assurda voglia del &#8220;partito preso&#8221;, del parlarsi addosso senza minimamente ascoltare, magari con  l&#8217;orecchio teso alle doppiezze e pronti agli agguati.Che senso ha? E questa è un notazione di carattere generale, che va al di là di questo post.   Chiusa questa lunga parentesi buonista/moralistica &#8211; e me ne scuso- vorrei concludere dicendo che di certo il cinema di Tornatore non ha forme innovative, ma è comunque un cinema &#8220;positivo&#8221;, che ha diritto di cittadinanza , e che chi si candida ad elaborare forme nuove, originali di espessione, non fa male a tenerne conto: c&#8217;è sempre da imparare qualcosa da tutti. Inoltre, e non sembri un paradosso, non c&#8217;è tanta lontananza tra il cinema di Tornatore e quello di Tarantino: entrambi usano all&#8217;ennesima potenza la tecnica della &#8220;citazione&#8221;, dell&#8217;ibridamento; Tornatore all&#8217;interno di una lettura &#8220;autoriale&#8221; , con forme e ritmi un  po&#8217; d&#8217;altri tempi ( e magari anche un po&#8217; paludate/i  questo è sicuro), Tarantino completamente affascinato dai codici di &#8220;genere&#8221;, con un ritmo travolgente e un amore sviscerato per &#8220;i generi&#8221;: ecco, se Tornatore mutuasse  da Tarantino la bravura nello scrivere&#8221; se ne gioverebbe molto  &#8230;ma entrambi fanno la stessa operazione &#8220;citazionista&#8221;, ossessiva e pervasiva, e rendono lo stesso omaggio a quell&#8217;arte meraviglosa che è il cinema.</p>
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		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120905</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 11:31:10 +0000</pubDate>
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		<description>@giuseppe zucco scrive un discorso ben articolato e sopratutto si comprende come a differenza di altri non sia fazioso, figlio dell&#039;ideologia.
La memoria, non quella storica, ma quella individuale, non è come un mero deposito di informazioni, che vanno recuperate, ricordate, messe in sequenza e legate da un filo narrativo.
Ma, questa, appunto, non è la memoria individuale. Insisto sull&#039;incomprensione. Questo è un film d&#039;autore, dell&#039;autore. E poeticamente riuscito, perchè ciò che fotografa è impressione passiva e per nulla nostalgia, piuttosto mancata liberazione di &quot;quella&quot; sicilianità</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@giuseppe zucco scrive un discorso ben articolato e sopratutto si comprende come a differenza di altri non sia fazioso, figlio dell&#8217;ideologia.<br />
La memoria, non quella storica, ma quella individuale, non è come un mero deposito di informazioni, che vanno recuperate, ricordate, messe in sequenza e legate da un filo narrativo.<br />
Ma, questa, appunto, non è la memoria individuale. Insisto sull&#8217;incomprensione. Questo è un film d&#8217;autore, dell&#8217;autore. E poeticamente riuscito, perchè ciò che fotografa è impressione passiva e per nulla nostalgia, piuttosto mancata liberazione di &#8220;quella&#8221; sicilianità</p>
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		<title>Di: magda</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120885</link>
		<dc:creator>magda</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 08:37:18 +0000</pubDate>
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		<description>Nel cinema credo che succeda invece qualcosa di molto simile a ciò che i napoletani rappresentano nel presepe: il sogno di gesù bambino.
Infatti il cinema è un delirio, un&#039;opera dell&#039;inconscio sviluppato per immagini e le immagini non sudano, non puzzano, non emettono vibrazioni nell&#039;aria si depositano nell&#039;archivio simbolico e parlano il linguaggio, per immagini appunto, degli stessi sogni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nel cinema credo che succeda invece qualcosa di molto simile a ciò che i napoletani rappresentano nel presepe: il sogno di gesù bambino.<br />
Infatti il cinema è un delirio, un&#8217;opera dell&#8217;inconscio sviluppato per immagini e le immagini non sudano, non puzzano, non emettono vibrazioni nell&#8217;aria si depositano nell&#8217;archivio simbolico e parlano il linguaggio, per immagini appunto, degli stessi sogni.</p>
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		<title>Di: magda</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120882</link>
		<dc:creator>magda</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 08:06:36 +0000</pubDate>
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		<description>Ares il distinguo fatto precedentemente parte dalla premessa delle notevoli diversità tra la rappresentazione teatrale e quella cinematografica.
Storiche....strumentali....ambientali...ma quello a cui mi riferisco sono quelle  psicologiche, particolarmente neurologiche.
La fisicità messa in gioco dalla teatralità non è fatta di pixell o di pellicole impresse ma di un corpo che posto nell&#039;etere produce suoni, vibrazioni, in una parola, emozioni a cui gli altri corpi sono geneticamente  e etologicamente predisposti, tant&#039;è che ad ogni azione fisica prodotta, come il parlare o il gesticolare, cantare, o persino il tacere produce nello spettatore una reazione corrispondente data appunto dall&#039;impianto neurofisiologico di cui siamo dotati. In questo senso quando l&#039;attore in scena agisce lo spettatore è portato a sentirsi il destinatario di quell&#039;azione, cioè il complemento oggetto dal punto di vista logico-analitico.E&#039; la fisicità del teatro che pone questo rapporto che infatti riproduce il rapporto soggetto oggetto delle dinamiche quotidiane.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ares il distinguo fatto precedentemente parte dalla premessa delle notevoli diversità tra la rappresentazione teatrale e quella cinematografica.<br />
Storiche&#8230;.strumentali&#8230;.ambientali&#8230;ma quello a cui mi riferisco sono quelle  psicologiche, particolarmente neurologiche.<br />
La fisicità messa in gioco dalla teatralità non è fatta di pixell o di pellicole impresse ma di un corpo che posto nell&#8217;etere produce suoni, vibrazioni, in una parola, emozioni a cui gli altri corpi sono geneticamente  e etologicamente predisposti, tant&#8217;è che ad ogni azione fisica prodotta, come il parlare o il gesticolare, cantare, o persino il tacere produce nello spettatore una reazione corrispondente data appunto dall&#8217;impianto neurofisiologico di cui siamo dotati. In questo senso quando l&#8217;attore in scena agisce lo spettatore è portato a sentirsi il destinatario di quell&#8217;azione, cioè il complemento oggetto dal punto di vista logico-analitico.E&#8217; la fisicità del teatro che pone questo rapporto che infatti riproduce il rapporto soggetto oggetto delle dinamiche quotidiane.</p>
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		<title>Di: Ares</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120833</link>
		<dc:creator>Ares</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 13:58:45 +0000</pubDate>
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		<description>Stiamo parlando della Sicilia e di Tornatore forse perchè il Siciliano Tornatore ha fatto un Film che parla della sua terra e non solo, e il suo film s&#039;intitola Baarìa.. hem.. e il titolo di questo post è, appunto, Baarìa (ovvero, il tempo dei sorvolatori).

Se vuoi parlare della Calabria ci sono altri post, altrettanto interessanti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Stiamo parlando della Sicilia e di Tornatore forse perchè il Siciliano Tornatore ha fatto un Film che parla della sua terra e non solo, e il suo film s&#8217;intitola Baarìa.. hem.. e il titolo di questo post è, appunto, Baarìa (ovvero, il tempo dei sorvolatori).</p>
<p>Se vuoi parlare della Calabria ci sono altri post, altrettanto interessanti.</p>
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	<item>
		<title>Di: md</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120832</link>
		<dc:creator>md</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 13:53:30 +0000</pubDate>
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		<description>in compenso quando l&#039;Italia frana e viene sommersa dal fango è piuttosto unita e solidale...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>in compenso quando l&#8217;Italia frana e viene sommersa dal fango è piuttosto unita e solidale&#8230;</p>
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		<title>Di: GiusCo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120825</link>
		<dc:creator>GiusCo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 12:29:30 +0000</pubDate>
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		<description>Pur capendo perfettamente la rilevanza storica e culturale della Sicilia nel contesto nazionale, non capisco l&#039;enfasi su autori e prodotti di rilevanza -questa volta- puramente regionale, come Tornatore. Non capisco nemmeno perche&#039;, a questo punto, non si parli con altrettanta enfasi di un&#039;epica molisana, di una lotta valdostana, del melange umbro; materiale che invece giunge all&#039;attenzione nazionale solo in casi di cronaca nera. E poi il consueto refrain di identita&#039; lesa, vilipesa, autoassolutoria proprio di ogni spirito regionale che non cerca nemmeno di avere respiro piu&#039; ampio. Con le questioni politiche del dialetto/lingua, dello &quot;statuto speciale&quot; e dei vanagloriosi propositi di autonomia completa o di contributo &quot;di sangue&quot; (non avendo altro) alla comunita&#039; nazionale.

Penso invece alla vivacita&#039; culturale, sociale e addirittura imprenditoriale della Basilicata. E&#039; scomparsa di recente la notevole poetessa in vernacolo Assunta Finiguerra, ma siamo qui a bearci tritamente di Sicilia, sicilitudine e sicilianeria (e di Calabria, e di Campania, e prima ancora di Milano... cento citta&#039; e cento gonfaloni, ma nessun discorso di sintesi). 

Non so... almeno partissimo da Cipri&#039; e Maresco, che pur godendo di un&#039;attenzione minore ma non meno chic di quella dedicata a Tornatore, hanno il merito di scartavetrare l&#039;immagine da cartolina tanto cara al folklore locale. Voglio dire: la recensione e i commenti stanno sull&#039;onda di un populismo nostalgico che e&#039; espressione edulcorata dell&#039; immaginario del tanto odiato sultano dominante da trent&#039;anni. Dove sta l&#039;alternativa? Dove il modello culturale interrogante che dovrebbe opporglisi?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pur capendo perfettamente la rilevanza storica e culturale della Sicilia nel contesto nazionale, non capisco l&#8217;enfasi su autori e prodotti di rilevanza -questa volta- puramente regionale, come Tornatore. Non capisco nemmeno perche&#8217;, a questo punto, non si parli con altrettanta enfasi di un&#8217;epica molisana, di una lotta valdostana, del melange umbro; materiale che invece giunge all&#8217;attenzione nazionale solo in casi di cronaca nera. E poi il consueto refrain di identita&#8217; lesa, vilipesa, autoassolutoria proprio di ogni spirito regionale che non cerca nemmeno di avere respiro piu&#8217; ampio. Con le questioni politiche del dialetto/lingua, dello &#8220;statuto speciale&#8221; e dei vanagloriosi propositi di autonomia completa o di contributo &#8220;di sangue&#8221; (non avendo altro) alla comunita&#8217; nazionale.</p>
<p>Penso invece alla vivacita&#8217; culturale, sociale e addirittura imprenditoriale della Basilicata. E&#8217; scomparsa di recente la notevole poetessa in vernacolo Assunta Finiguerra, ma siamo qui a bearci tritamente di Sicilia, sicilitudine e sicilianeria (e di Calabria, e di Campania, e prima ancora di Milano&#8230; cento citta&#8217; e cento gonfaloni, ma nessun discorso di sintesi). </p>
<p>Non so&#8230; almeno partissimo da Cipri&#8217; e Maresco, che pur godendo di un&#8217;attenzione minore ma non meno chic di quella dedicata a Tornatore, hanno il merito di scartavetrare l&#8217;immagine da cartolina tanto cara al folklore locale. Voglio dire: la recensione e i commenti stanno sull&#8217;onda di un populismo nostalgico che e&#8217; espressione edulcorata dell&#8217; immaginario del tanto odiato sultano dominante da trent&#8217;anni. Dove sta l&#8217;alternativa? Dove il modello culturale interrogante che dovrebbe opporglisi?</p>
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	<item>
		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120823</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 12:10:51 +0000</pubDate>
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		<description>bella riflessione, giuseppe...mi hai fatto quasi venir voglia di sottomettermi a baaria...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bella riflessione, giuseppe&#8230;mi hai fatto quasi venir voglia di sottomettermi a baaria&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: Ares</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120820</link>
		<dc:creator>Ares</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 11:42:44 +0000</pubDate>
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		<description>Non ho capito la questione soggetto/oggetto, teatro/cinema, la tridimensionalità non cambia di molto le percezioni e i processi d&#039;identificazione; va da se che l&#039;attore teatrale dev&#039;essere piu&#039; bravo di quello cinematografico, perché il mezzo teatrale ha espedienti diversi e piu&#039; complessi che richiedono un alta professionalità per attivarsi ed essere efficaci. La grandezza e unicità del teatro è anche questa: saper rendere oggetto e soggetto lo spettatore a suo piacimento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho capito la questione soggetto/oggetto, teatro/cinema, la tridimensionalità non cambia di molto le percezioni e i processi d&#8217;identificazione; va da se che l&#8217;attore teatrale dev&#8217;essere piu&#8217; bravo di quello cinematografico, perché il mezzo teatrale ha espedienti diversi e piu&#8217; complessi che richiedono un alta professionalità per attivarsi ed essere efficaci. La grandezza e unicità del teatro è anche questa: saper rendere oggetto e soggetto lo spettatore a suo piacimento.</p>
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	<item>
		<title>Di: Gertrude Precaria Asfissiata</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120812</link>
		<dc:creator>Gertrude Precaria Asfissiata</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 10:21:14 +0000</pubDate>
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		<description>Io e volevo solo dire no... Che e son di morto d&#039;accordo con la Signora Desaparecida: home la hapisco, un&#039;asfissia questi firme moderni sui prehari... I&#039; firme di Tornatore un l&#039;ho visto, ma e mi pare d&#039;ave&#039; capito che sia di morto meglio i&#039; toro ammazzato, più divertente. Più antiho.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io e volevo solo dire no&#8230; Che e son di morto d&#8217;accordo con la Signora Desaparecida: home la hapisco, un&#8217;asfissia questi firme moderni sui prehari&#8230; I&#8217; firme di Tornatore un l&#8217;ho visto, ma e mi pare d&#8217;ave&#8217; capito che sia di morto meglio i&#8217; toro ammazzato, più divertente. Più antiho.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: magda</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120809</link>
		<dc:creator>magda</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 09:12:01 +0000</pubDate>
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		<description>Zucco parla della costruzione della competenza autobiografica.
In questo ci aiutano le relazioni privilegiate infantili, l-esperienza, conoscenza, e tutto quello che per rientrare nella funzione dell-oggetto transizionale funge da ponte tra noi e la mondanita&#039;.La cultura e&#039; sopratutto questo, il gioco con funzione guida.
prendiamo il teatro e il cinema per esempio. Se nel teatro la presenza fisica e quindi l&#039;azione dell&#039;attore e la reazione dello spettatore  e l-unicita&#039; della rappresentazione ogni sera diversa  conducono a dinamiche dove lo spettatore e&#039; l&#039;oggetto della rappresentazione, nel cinema, lo spettatore e&#039; speculare all&#039;attore e diventa soggetto della cinesi.E&#039; un viaggio in solitaria. e&#039; un percorso incredibilmente visionario e autarchico.
Un regista che sappia rispondere a questi requisiti e&#039; inconfondibile e facilmente riconoscibile perche&#039; provoca metamorfosi nello spettatore/attore e crea esperienza mutuata attraverso l&#039;aleatorieta&#039;.
Magistrale in questo e&#039; stato Kubrick, per esempio.
Ora Tornatore e&#039; adatto agli spot pubblicitari di grande respiro, e questo pare appunto uno spot pubblicitario dell&#039;azienda Italia, identificata con l&#039;azienda mediaset.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Zucco parla della costruzione della competenza autobiografica.<br />
In questo ci aiutano le relazioni privilegiate infantili, l-esperienza, conoscenza, e tutto quello che per rientrare nella funzione dell-oggetto transizionale funge da ponte tra noi e la mondanita&#8217;.La cultura e&#8217; sopratutto questo, il gioco con funzione guida.<br />
prendiamo il teatro e il cinema per esempio. Se nel teatro la presenza fisica e quindi l&#8217;azione dell&#8217;attore e la reazione dello spettatore  e l-unicita&#8217; della rappresentazione ogni sera diversa  conducono a dinamiche dove lo spettatore e&#8217; l&#8217;oggetto della rappresentazione, nel cinema, lo spettatore e&#8217; speculare all&#8217;attore e diventa soggetto della cinesi.E&#8217; un viaggio in solitaria. e&#8217; un percorso incredibilmente visionario e autarchico.<br />
Un regista che sappia rispondere a questi requisiti e&#8217; inconfondibile e facilmente riconoscibile perche&#8217; provoca metamorfosi nello spettatore/attore e crea esperienza mutuata attraverso l&#8217;aleatorieta&#8217;.<br />
Magistrale in questo e&#8217; stato Kubrick, per esempio.<br />
Ora Tornatore e&#8217; adatto agli spot pubblicitari di grande respiro, e questo pare appunto uno spot pubblicitario dell&#8217;azienda Italia, identificata con l&#8217;azienda mediaset.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: urbano rattazzi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120808</link>
		<dc:creator>urbano rattazzi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 08:50:56 +0000</pubDate>
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		<description>Tornatore è un talento della visione cinematografica per gli spot del Mulino Bianco, dove peraltro dev&#039;essere bravo il fotografo, il tecnico delle luci, valido il commento sonoro... Ne ho visti migliaia di film con ottima fotografia, belle carrellate... avete presente Barry Lindon? Il Colonnello Redl? Drowning by Numbers? eccetera. 
Scusate ma posso anche capire la magia dell&#039;epifania dell&#039;infanzia rivissuta, dei ricordi risuscitati ma credo che un film debba anche andare oltre gli &quot;effetti speciali&quot;, altrimenti meglio andare a vedersi Space Wars.
Il cinema deve &quot;affascinare&quot;, catturare lo sguardo, ma deve altrettanto saper raccontare, specie se vuole raccontare: perchè si possono fare ottimi film buoni per la pura visione, onirici, fantasmagorici, evocativi.
Invece se hai la presenzione di raccontare una storia devi possedere senso del ritmo, equilibrio fra pieni e vuoti, spiazzare lo spettatore impedendogli di indovinare la scena o la battuta esattamente un attimo prima del suo puntuale accadere. Eviti le citazioni a valanga che fanno tanto sfoggio di cultura nonchè la patinatura mod. deluxe per ruffianare subliminalmente l&#039;occhio acritico. Sai caratterizzarre i personaggi della tua storia dandogli uno spessore di credibilità, facendoli dialogare senza enfatizzarne le parole e i significati simbolici a ogni fiato...  
Tornatore dopo molti film, molti mezzi economici, molti bravi attori (scelti male per i ruoli da interpretare) non è riuscito ad andare oltre la &quot;bella confezione&quot; presumendo invece di aver conquistato l&#039;autorità del maestro, dicendo tra l&#039;altro grosse sciocchezze non sul cinema ma addirittura sul futuro dell&#039;Italia. Ma questo è un&#039;altro discorso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tornatore è un talento della visione cinematografica per gli spot del Mulino Bianco, dove peraltro dev&#8217;essere bravo il fotografo, il tecnico delle luci, valido il commento sonoro&#8230; Ne ho visti migliaia di film con ottima fotografia, belle carrellate&#8230; avete presente Barry Lindon? Il Colonnello Redl? Drowning by Numbers? eccetera.<br />
Scusate ma posso anche capire la magia dell&#8217;epifania dell&#8217;infanzia rivissuta, dei ricordi risuscitati ma credo che un film debba anche andare oltre gli &#8220;effetti speciali&#8221;, altrimenti meglio andare a vedersi Space Wars.<br />
Il cinema deve &#8220;affascinare&#8221;, catturare lo sguardo, ma deve altrettanto saper raccontare, specie se vuole raccontare: perchè si possono fare ottimi film buoni per la pura visione, onirici, fantasmagorici, evocativi.<br />
Invece se hai la presenzione di raccontare una storia devi possedere senso del ritmo, equilibrio fra pieni e vuoti, spiazzare lo spettatore impedendogli di indovinare la scena o la battuta esattamente un attimo prima del suo puntuale accadere. Eviti le citazioni a valanga che fanno tanto sfoggio di cultura nonchè la patinatura mod. deluxe per ruffianare subliminalmente l&#8217;occhio acritico. Sai caratterizzarre i personaggi della tua storia dandogli uno spessore di credibilità, facendoli dialogare senza enfatizzarne le parole e i significati simbolici a ogni fiato&#8230;<br />
Tornatore dopo molti film, molti mezzi economici, molti bravi attori (scelti male per i ruoli da interpretare) non è riuscito ad andare oltre la &#8220;bella confezione&#8221; presumendo invece di aver conquistato l&#8217;autorità del maestro, dicendo tra l&#8217;altro grosse sciocchezze non sul cinema ma addirittura sul futuro dell&#8217;Italia. Ma questo è un&#8217;altro discorso.</p>
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		<title>Di: Ares</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120806</link>
		<dc:creator>Ares</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 08:35:54 +0000</pubDate>
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		<description>Credo che il &quot;ritrovarsi&quot; sia centrale in questo film.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che il &#8220;ritrovarsi&#8221; sia centrale in questo film.</p>
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	</item>
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		<title>Di: Salvatore D'Angelo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120804</link>
		<dc:creator>Salvatore D'Angelo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 07:07:33 +0000</pubDate>
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		<description>Complimenti a giuseppe zucco per le interessanti ( e condivisibili) riflessioni proposte .Mi sembra che si vada approfondendo nel modo giusto un dibattito su un film e su un  autore che può piacere o meno, ma che di certo è un talento della &quot;visione&quot; cinematografica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Complimenti a giuseppe zucco per le interessanti ( e condivisibili) riflessioni proposte .Mi sembra che si vada approfondendo nel modo giusto un dibattito su un film e su un  autore che può piacere o meno, ma che di certo è un talento della &#8220;visione&#8221; cinematografica.</p>
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		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120801</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 05:54:35 +0000</pubDate>
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		<description>Non si tratta di ritrovarsi o di non ritrovarsi. Ma perchè, quando uno legge una pagina di storia è questo il problema principale? Tornatore registra bene un momento della storia, che corrisponde a una realtà, in parte ancora presente. Basta girare i migliaia di paesini che ci sono in Sicilia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non si tratta di ritrovarsi o di non ritrovarsi. Ma perchè, quando uno legge una pagina di storia è questo il problema principale? Tornatore registra bene un momento della storia, che corrisponde a una realtà, in parte ancora presente. Basta girare i migliaia di paesini che ci sono in Sicilia.</p>
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	<item>
		<title>Di: giuseppe zucco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120791</link>
		<dc:creator>giuseppe zucco</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 22:34:52 +0000</pubDate>
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		<description>ciao a tutti,

proprio ieri sera ho visto &quot;baaria&quot;. devo dire che come spettatore ho dato del mio meglio: ho riso nei punti giusti, mi sono lasciato guidare dalla lingua del dialetto, sono rimasto meravigliato dagli stacchi di montaggio improvvisi, ho provato stupore per i movimenti di macchina, sono saltato sulla sedia per i colpi di scena, ho goduto di alcuni stereotipi (perchè sì, riconoscersi negli stereotipi fa parte del modo in cui gli esseri umani percepiscono se stessi), ho seguito le linee narrative fino alla conclusione, ho riempito i vuoti del film - il cinema è l&#039;arte della condensazione - con il pieno della mia esperienza e della mia memoria. 

poi, all&#039;uscita dalla sala, una volta sceso dalla giostra delle immagini, nonostante il divertimento offerto dal film, ho cercato di mettere in fila i punti deboli, punti deboli parecchio in sintonia con quelli qui elencati: confezione troppo leccata, sentimentalismo patinato, mancanza di scavo psicologico dei personaggi (che non per forza è un difetto, per me i film che restituiscono davvero fondamenti e dispersione della psicologia umana sono per esempio quelli di lynch o di kubrick, cioè film antipsicologici o superpsicologici, il resto è interiorità rivelata come gancio per giustificare sequenze narrative e colpi di scena), impossibilità di immedesimazione, bozzettismo e stereotipie, eccessiva frammentazione del quadro narrativo, colpi di scena para-pubblicitari se non kitsch (per es., il ritrovamento dell&#039;orecchino alla fine del film, con tanto di sbrilluccichio, uno spettro completo di raggi dorati e simmetrici...)

e però: il cinema è molto di più di quello che si vede. il cinema è soprattutto dispiegamento di linguaggio: per comprendere i film non basta affidarsi alle percezioni superficiali, bisogna anche andare a vedere in che modo e con che figure linguistiche il film è stato costituito (secondo me questa è una cosa che vale anche e soprattutto per la letteratura, ma di questo se ne riparlerà prima o poi, spero).

viene da chiedersi allora come mai un film di memorie - almeno questo ha sostenuto tornatore - non solo di memorie personali, ma anche di memorie collettive, di memorie del cinema (il film è costellato di una miriade di citazioni, da &quot;il padrino&quot; a &quot;c&#039;era una volta l&#039;america&quot;, all&#039;intervista a lattuada alla vera e propria messa in scena del titolo del film di rosi, &quot;le mani sulla città&quot;), sia poi affidato ad un racconto per scene madri brevi se non brevissime, ad un montaggio serratissimo e veloce che non ti permette l&#039;immedesimazione con i personaggi, di carrelli vorticosi, di ripetutissime dissolvenze a nero, un ritornello visivo del film, un gioco di continua frammentazione e dispersione. 

incomincio a pensare che non sia un film sulla memoria, ma piuttosto un film su come si interiorizza e si ricorda la memoria. provo per un attimo a pensare alla mia vita, e la sensazione che ne ricavo è quello del ricordo di scene slegate, di situazioni, di personaggi, di eventi pieni di significato o banalissimi, che poi per una ragione o per un&#039;altra riesco a far confluire, con sommo rischio di una falsificazione di quella memoria, in una storia unica e lineare. 

cioè il film, nel dispiegamento del suo linguaggio, non mi sta tanto dicendo qualcosa sulla sicilia, o sulla disperazione e l&#039;allegria di vivere e respirare una particolare regione del sud italia - la sua bellezza e la sua barbarie - piuttosto da un verso rispecchia la formazione e l&#039;ermersione della memoria umana, e per l&#039;altro verso fornisce un modello di costituzione della memoria fino a farmi credere che quello sia il modo migliore e sincretico di fare memoria.

c&#039;è una delle scene più belle del film, quando parte della famiglia protagonista entra in una chiesa, alza lo sguardo sopra l&#039;altare cercando un affresco - soprattutto le facce che costituivano quell&#039;affresco, dato che guttuso aveva dipinto usando gli abitanti stessi di bagheria come modelli del dipinto - solo che l&#039;affresco non c&#039;è più, il soffitto è imbiancato. a quel punto, dentro un film di memorie, un insieme di personaggi dà fondo alla propria memoria per ricostruire l&#039;affresco, e disporlo di nuovo sul soffitto, come per vederlo ancora. in quella scena è racchiuso il tentivo di tornatore di inventare e rimettere in forma la sua memoria, quanto il nostro tentativo di spettatori che all&#039;uscita del film proviamo a ricordare e dare un senso a quanto abbiamo appena visto, al film, ma forse anche alla nostra esistenza.

a presto

giuseppe</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ciao a tutti,</p>
<p>proprio ieri sera ho visto &#8220;baaria&#8221;. devo dire che come spettatore ho dato del mio meglio: ho riso nei punti giusti, mi sono lasciato guidare dalla lingua del dialetto, sono rimasto meravigliato dagli stacchi di montaggio improvvisi, ho provato stupore per i movimenti di macchina, sono saltato sulla sedia per i colpi di scena, ho goduto di alcuni stereotipi (perchè sì, riconoscersi negli stereotipi fa parte del modo in cui gli esseri umani percepiscono se stessi), ho seguito le linee narrative fino alla conclusione, ho riempito i vuoti del film &#8211; il cinema è l&#8217;arte della condensazione &#8211; con il pieno della mia esperienza e della mia memoria. </p>
<p>poi, all&#8217;uscita dalla sala, una volta sceso dalla giostra delle immagini, nonostante il divertimento offerto dal film, ho cercato di mettere in fila i punti deboli, punti deboli parecchio in sintonia con quelli qui elencati: confezione troppo leccata, sentimentalismo patinato, mancanza di scavo psicologico dei personaggi (che non per forza è un difetto, per me i film che restituiscono davvero fondamenti e dispersione della psicologia umana sono per esempio quelli di lynch o di kubrick, cioè film antipsicologici o superpsicologici, il resto è interiorità rivelata come gancio per giustificare sequenze narrative e colpi di scena), impossibilità di immedesimazione, bozzettismo e stereotipie, eccessiva frammentazione del quadro narrativo, colpi di scena para-pubblicitari se non kitsch (per es., il ritrovamento dell&#8217;orecchino alla fine del film, con tanto di sbrilluccichio, uno spettro completo di raggi dorati e simmetrici&#8230;)</p>
<p>e però: il cinema è molto di più di quello che si vede. il cinema è soprattutto dispiegamento di linguaggio: per comprendere i film non basta affidarsi alle percezioni superficiali, bisogna anche andare a vedere in che modo e con che figure linguistiche il film è stato costituito (secondo me questa è una cosa che vale anche e soprattutto per la letteratura, ma di questo se ne riparlerà prima o poi, spero).</p>
<p>viene da chiedersi allora come mai un film di memorie &#8211; almeno questo ha sostenuto tornatore &#8211; non solo di memorie personali, ma anche di memorie collettive, di memorie del cinema (il film è costellato di una miriade di citazioni, da &#8220;il padrino&#8221; a &#8220;c&#8217;era una volta l&#8217;america&#8221;, all&#8217;intervista a lattuada alla vera e propria messa in scena del titolo del film di rosi, &#8220;le mani sulla città&#8221;), sia poi affidato ad un racconto per scene madri brevi se non brevissime, ad un montaggio serratissimo e veloce che non ti permette l&#8217;immedesimazione con i personaggi, di carrelli vorticosi, di ripetutissime dissolvenze a nero, un ritornello visivo del film, un gioco di continua frammentazione e dispersione. </p>
<p>incomincio a pensare che non sia un film sulla memoria, ma piuttosto un film su come si interiorizza e si ricorda la memoria. provo per un attimo a pensare alla mia vita, e la sensazione che ne ricavo è quello del ricordo di scene slegate, di situazioni, di personaggi, di eventi pieni di significato o banalissimi, che poi per una ragione o per un&#8217;altra riesco a far confluire, con sommo rischio di una falsificazione di quella memoria, in una storia unica e lineare. </p>
<p>cioè il film, nel dispiegamento del suo linguaggio, non mi sta tanto dicendo qualcosa sulla sicilia, o sulla disperazione e l&#8217;allegria di vivere e respirare una particolare regione del sud italia &#8211; la sua bellezza e la sua barbarie &#8211; piuttosto da un verso rispecchia la formazione e l&#8217;ermersione della memoria umana, e per l&#8217;altro verso fornisce un modello di costituzione della memoria fino a farmi credere che quello sia il modo migliore e sincretico di fare memoria.</p>
<p>c&#8217;è una delle scene più belle del film, quando parte della famiglia protagonista entra in una chiesa, alza lo sguardo sopra l&#8217;altare cercando un affresco &#8211; soprattutto le facce che costituivano quell&#8217;affresco, dato che guttuso aveva dipinto usando gli abitanti stessi di bagheria come modelli del dipinto &#8211; solo che l&#8217;affresco non c&#8217;è più, il soffitto è imbiancato. a quel punto, dentro un film di memorie, un insieme di personaggi dà fondo alla propria memoria per ricostruire l&#8217;affresco, e disporlo di nuovo sul soffitto, come per vederlo ancora. in quella scena è racchiuso il tentivo di tornatore di inventare e rimettere in forma la sua memoria, quanto il nostro tentativo di spettatori che all&#8217;uscita del film proviamo a ricordare e dare un senso a quanto abbiamo appena visto, al film, ma forse anche alla nostra esistenza.</p>
<p>a presto</p>
<p>giuseppe</p>
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		<title>Di: md</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/28/baaria-ovvero-il-tempo-dei-sorvolatori/#comment-120777</link>
		<dc:creator>md</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 17:10:44 +0000</pubDate>
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		<description>@francesco pecoraro: quel &quot;ritrovarsi&quot; va anche inteso come un &quot;non piacersi&quot;, ovviamente
sulla &quot;narrazione&quot; non saprei, forse a volte si trasferisce un po&#039; troppo meccanicamente quella letteraria (che pure è plurale) a quella cinematografica, ma del resto non sono esperto né dell&#039;una né dell&#039;altra, sono solo un lettore assiduo e un... non trovo il corrispettivo per il film, di cui sono però molto meno assiduo
il &quot;tantino di posa&quot; è solo perché mi risulta più complicato discutere di qualcosa di cui non ho una conoscenza sufficiente - anche se in realtà è un&#039;attività che esercitiamo di continuo (e naturalmente mi ci metto)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@francesco pecoraro: quel &#8220;ritrovarsi&#8221; va anche inteso come un &#8220;non piacersi&#8221;, ovviamente<br />
sulla &#8220;narrazione&#8221; non saprei, forse a volte si trasferisce un po&#8217; troppo meccanicamente quella letteraria (che pure è plurale) a quella cinematografica, ma del resto non sono esperto né dell&#8217;una né dell&#8217;altra, sono solo un lettore assiduo e un&#8230; non trovo il corrispettivo per il film, di cui sono però molto meno assiduo<br />
il &#8220;tantino di posa&#8221; è solo perché mi risulta più complicato discutere di qualcosa di cui non ho una conoscenza sufficiente &#8211; anche se in realtà è un&#8217;attività che esercitiamo di continuo (e naturalmente mi ci metto)</p>
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