di David Ramanzini
Marzio Pieri fa precedere il suo volumone sul Marino e la poesia dell’età barocca per i “Cento libri per mille anni”, sontuosa e perlopiù scorrettissima (salvo in questo e pochi altri casi) edizione da credenziera del Poligrafico & Zecca dello Stato, 1995, un elenco cronologico di testi, inaugurato dal Petrarca, di cui si rubricano i RVF al 1465-’70, precisando tra parentesi: “prima opera a stampa” – in Italia, naturalmente.
Ne consegue che di tutti i testi che seguono, che, come suol dirsi in storiadellaletteraturese, selezionano una dorsale alternativa rispetto a quello che dopo Bloom si denomina talora come ‘canone’ – di qui l’utilità, indubbia, dell’elenco – siano riportati con accanto l’anno di stampa, e non quello di composizione.
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4 commenti
Ah, sono postato d’ufficio, a quel che vedo.
Mannaggia, Mimì, basta che scriva di scrittura ed eccomiti addosso. :-D
complimenti ad anfiosso. la scrittura di marzio pieri è fenomenale.
Pezzo acuto, che però desinit un po’ in piscem. Resta da fare infatti, dopo il meritorio libro di Gilberto Lonardi (del quale vale la pena segnalare però la seconda e accresciuta edizione, Sansoni 1990), uno studio complessivo sugli usi ideologici (ché ce ne sono, eccome, anche dopo la stagione engagé dei Luporini e dei Binni) del “gobbo”, come graziosamente lo epiteta l’Anfiosso.
Ancor più m’interessa la premessa diciamo teorica, anche quella poco frequentata dagli studi dei filologi ex professo. Ricordo, fra le meritorie eccezioni, il saggio di Carlo Ossola sul concetto di “prestigio storico dei testimoni testuali” (in “Lettere italiane”, XLIV, 1992, 4, pp. 525-51), che però fa il ragionamento un po’ inverso, diciamo l’altra faccia della medaglia di questo: ai fini, per es., di accertamenti intertestuali – sostiene l’Ossola e per quel che vale concordo a mia volta – dovrà preventivamente accertarsi, dell’autore letto, quale edizione circolasse durante la formazione presumibile dell’autore leggente. Restaurare una princeps superata dagli eventi, o finanche testualmente in sé scorretta, può essere in certi casi decisivo perché è su quell’edizione, e non ovviamente su quelle filologicamente avvertite ma seriori, che del testo in questione la materia testuale, o il messaggio ideologico, giunsero ai loro primi lettori. Il case-study più lampante ai miei occhi è “La volontà di potenza” di Nietzsche, che – molto prima dei pietosi e mirabili restauri di Colli & Montinari – venne usata da nazisti e altri buontemponi mercè il pastiche, purtroppo tutt’altro che stupido, della sorellaccia antisemita (e opportunamente ci fece leggere quell’edizione, quella incriminata dico, Maurizio Ferraris: Bompiani 1992). A corroborare il discorso di Anfiosso, si aggiunga che un certo poeta entra nella civiltà letteraria (al di là della questione del canone, che preesiste a Bloom ovviamente), diciamo nell’espisteme se mi si passa il foucaultismo vieto (e se non passa di qui qualcuno che issofatto mi tacci per questo di “culturame”, nella bella lignée Mario Scelba-Renato Brunetta), appunto quando pubblicato e non quando vive e scrive (come passivamente fanno invece i manuali di storia letteraria). Emily Dickinson e Gerard Manley Hopkins sono, a tutti gli effetti, poeti del Novecento. Non mi convince invece spingere “in avanti”, sino appunto a schiacciarli sulla data di stampa, autori attivi prima dell’invenzione della stampa medesima, come fa il pur geniale Marzio Pieri (ma a volte, come in questo caso, un po’ troppo innamorato dell’”effetto”) con Petrarca. Se prima della stampa la circolazione dei “testimoni” segue ovviamente altre filiere, documentalmente a loro volta testimoniabili, non ha senso far apparire tali materiali come “inediti”. Il Canzoniere, così come la Commedia, hanno le loro “edizioni” in pieno Trecento: più difficili, si capisce, da ricostruire e studiare: ma eccome se ce l’hanno.
episteme (caso limpido di autocensura preventivamente introiettata)
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[...] ho frequentato praticamente la rete. Ma dopo che Domenico Pinto mi ha scippato quella paginetta su Scrittura e stampa, ho fatto di tanto in tanto un [...]