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questo è proprio bellissimo, fra’, na babele de speranza, così. Grazie.
certe volte, come in questo caso, vien voglia di non scrivere nulla, non aggiungere niente, fare come su facebook, cliccare “mi piace”.
-i parla i stòlega i urla al ventro
parole inutili e senza senso.
- nun chiagner (..)
que ahora t’habita el mundo et te
veste d’ogni cosa
(na Babel d’esperanza (?)
sol un còr foresto pol consolar un còr foresto)
delicatissimo dialogo.
Non ho parole. Yes, I know my way…
In quella lengua sogni? Fuga poetica. La valigia delle parole. La frontiera in una linea di bosco, un bosco di madre lingua, dentro il vento dove si ascoltano le voci della terra natale, mai perdute e dietro le voci di quelli che partono, danza delle ombre cha hanno lasciato la terra, l’ombra dell’amore e cercano un riparo. Non c’è riparo per la lingua amata, per i volti dell”infanzia, non c’è riparo per l’amore, non c’è riparo contro l’esilio e l’abbandono, non c’è riparo in un amore fatto tra due lingue, non c’è riparo per queste parole di Anna Costalonga e di Francesco Forlani, siamo ombra nuda.
In quella lingua sono? Identità da svelare. Papiers come si dice. Frontiera linea irragiungibile. C’è montagne sorde. Il corpo immobile pensa a una lingua a parte. Partire è a volte impossibile, cielo si trasloca e sei in prigione, fermo aspettando un treno, il cielo si trasloca.
Questo post mi ha fatto pensare a tutti che hanno il desiderio di partire e rimangono sul binario, senza potere valicare la frontiera.
Ci sono momenti che la poesia ti prende a tradimento e t’ invade con grande tenerezza, come un balsamo che consola sì, ma non è consolatorio, perchè ti dà slancio di vita e intelligenza per la vita e per le cose. Ecco, questo photoshoperò è uno di quei momenti. di bellezza assoluta. Ha ragione Garufi. vien voglia di tacere e ascoltare e rivedere riascoltare. Che lingua meravigliosa! Straordinari Anna e Francesco, davvero bravi. Una lengua empotlatchada (Te li ricordi, Francé, i Potlatch 80?) e solo un cor foresto pol consolar un cor foresto ..com’è vero!. Sì, davvero, una bella lingua , e che LINGUAGGIO! Bravissimi.
Concordo su tutta la linea. Bellezza assoluta e delicatezza e contaminazione che è quello che dovremmo cercare in anni come questi di crisi e talk show: silenzio, ascolto e lasciarsi contaminare.
Via Chiavicone. Son morto.
new frontier!!!!
abbraccio
c.