Il Libro Bianco su Internet in Italia

24 giugno 2010
Pubblicato da

di Jan Reister

Se siete in Italia e non riuscite ad accedere a Facebook, le mail che spedite spariscono nello spazio profondo del web e su Amazon vi sono alcuni libri che non è possibile ordinare, da oggi in poi non dovrete più prendervela con il governo di Roma.

La colpa, piuttosto, è degli squilibrati che usano Facebook per incitare al reato, dei sovversivi come voi che complottano nascosti dietro lo schermo di un pc e dei ricercatori che riempiono i loro libri di falsità tese a rovinare l’immagine dell’Italia. Sono loro, e non l’Italia, a limitare la vostra libertà di espressione ed il vostro diritto di informazione. In realtà tutti godono del diritto di usare internet, della libertà di espressione e della libertà di informazione. I diritti e le libertà però non sono illimitati, e non possono essere goduti a proprio piacimento. Non è possibile usare Facebook, i blog o i quotidiani online per incitare all’odio verso gli stranieri, al cambiamento del sistema politico o al sovvertimento della democrazia. L’esercizio dei propri diritti deve avvenire nel rispetto dei diritti degli altri membri della società, e della sovranità della Repubblica Italiana.

Questi i concetti fondamentali del nuovo Libro Bianco su Internet in Italia (Inglese – Italiano).

Quanti pensavano che il minimo comune denominatore della sovranità interna di uno stato fosse la somma dei poteri di governo su tutto il suo territorio sono – pare – ancorati ad una concezione di sovranità ormai superata. La sovranità, secondo i teorici italiani, si estende bensì su tutto il territorio dell’Italia – sulle acque territoriali, sullo spazio aereo e sul sottosuolo. Ma va ben oltre, e copre anche lo spazio virtuale di internet.

Secondo il Libro Bianco, internet è un’importante infrastruttura. I server internet, e gli spazi virtuali esistenti all’interno dei confini della Repubblica sono posti sotto la sovranità italiana. Quindi, la sovranità dell’Italia su internet va rispettata e salvaguardata. L’utilizzo di internet deve avere luogo entro i limiti posti dalla legge.

Ergo, tutto quanto viene scritto o detto su internet è come se fosse scritto o detto in un luogo pubblico, un luogo fisico – come una grande piazza dove si possono affiggere manifesti, parlare ad alta voce ed esser visti ed ascoltati da tutti. E come in pubblico ci si contiene e comporta educatamente, autocontrollo ed educazione vanno esercitati anche su internet. Come non è opportuno frequentare i luoghi pubblici mascherati, così non è opportuno postare commenti anonimi, registrare account usando pseudonimi o tenere comportamenti lesivi della sovranità virtuale dell’Italia.

I comportamenti che potrebbero ledere la sovranità al punto da indurre uno stato di emergenza non possono essere previsti. Minacce al potere statale ed al sistema democratico possono sorgere in qualsiasi momento. Il rifiuto dei valori fondanti del mantenimento della democrazia, della volontà popolare, della guida del Governo, e della fedeltà istituzionale di volta in volta assume forme diverse. E’ possibile definire che chi causa volontariamente la morte di una persona commette un omicidio, e punire l’atto nelle forme previste dalla legge. La sovversione o il semplice tentativo di sovversione però va ben oltre la lesione di un interesse individuale – si rivolge al potere sovrano, negandone la legittimità e le fondamenta, si muove al di fuori da tutte le regole ed è difficile da anticipare.

Preservare delle definizioni vaghe che consentono di punire ciò che è imprevedibile è uno dei pochi modi per neutralizzare queste ed altre minacce: “Chiunque diffonde voci false e calunnie tese a sovvertire il potere dello Stato…”

Cosa sono, di grazia, le voci false e le calunnie?

Dire che le case a L’Aquila sono crollate alla prima scossa di terremoto perché costruite male potrebbe essere una calunnia. Calunnia potrebbe essere anche documentare la corruzione dei politici del Partito delle Libertà, che hanno acquistato enormi appartamenti nel centro di Roma a prezzi irrisori. Per non parlare, poi, di quanti sfruttano il lavoro a buon mercato nei campi di pomodori. Gettiamo davvero fango sull’Italia, se sosteniamo che non tutti gli Italiani sono onesti, ricchi e felici?

Non è possibile fornire una risposta certa a queste domande. Né norme vaghe ed aree grigie del diritto aiutano a risolvere simili questioni, nel caso si venga accusati di sovversione. E’ più facile che il giudice adotti interpretazioni diverse – più o meno restrittive – seguendo la direzione dei venti politici, ed ascoltando le “opinioni” delle commissioni politico-giuridiche.

Se i limiti ai comportamenti leciti sono incerti – e se riguardano solo noi e non il potere politico, cosa possiamo scrivere, e cosa faremmo meglio a tenere per noi stessi? Fin dove arrivano i nostri diritti alla libertà di espressione e di informazione, e quando si scontrano con la necessità di mantenere la libertà?

Questo articolo è una mia parafrasi de “Sovranità virtuale: il Libro Bianco su Internet in Cina” di Flora Sapio pubblicato su Cineresie.
Ogni tanto è bene fare un esercizio di ribaltamento – si finisce per conoscere meglio se stessi e gli altri. Jan Reister

Flora Sapio è affidataria del corso in Storia ed Istituzioni della Cina all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Ricercatrice attiva in ambito italiano e internazionale, membro della European China Law Studies Association, è autrice per Brill del volume “Sovereign Power and the Law in China”, e di articoli sul sistema di giustizia penale nella Repubblica Popolare Cinese.

Tag: , , ,

4 Responses to Il Libro Bianco su Internet in Italia

  1. Lucio Angelini il 24 giugno 2010 alle 15:59

    Io credo che Internet dovrebbe essere usato soprattutto per ringraziare i nostri governanti del tempo che così generosamente dedicano alla soluzione dei problemi collettivi e anche per battere le mani a tutti coloro che con eroica tenacia sono riusciti a farsi largo in ogni campo, uscendo dal desolante anonimato in cui gli invidiosi mediocri sono condannati a languire.

  2. Tommaso Facchin il 24 giugno 2010 alle 19:28

    Su una cosa non sono d’accordo, sul modificare il profilo di Flora Sapio.

    • jan reister il 25 giugno 2010 alle 07:45

      Tommaso, non era mia intenzione: mi scuso con Flora Sapio che è stata vittima del mio trova e sostituisci globale sul testo. Ora ho ripristinato il suo profilo originale.

  3. Fernando Bassoli il 26 giugno 2010 alle 20:39

    Secondo il mio modestissimo parere, tentare di tenere sotto controllo totale il web e monitorare i blogger è come pensare (pretendere) di sapere in ogni momento della giornata cosa stanno facendo i pesci sul fondo dell’oceano.
    Anche volendo, davvero ci possono riuscire?