Porta, accanto

30 novembre 2010
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Sabato 4 alle ore 16 in Sala Ametista durante la fiera della piccola e media editoria di Roma, PiùLibriPiùLiberi, Piero Manni presenta La scomparsa del corpo, la raccolta di racconti di Antonio Porta, con Andrea Cortellessa, Angelo Guglielmi e Rosemary Liedl Porta.
Ho letto il libro tutto d’un fiato da una stazione all’altra – non ricordo da dove e dove andassi ma è poi così importante? I racconti letti quasi a voce alta si mescolavano ai rumori di fondo, alla resistenza dell’aria del locomotore, al succedersi dei paesaggi, alle voci sussurrate dai vicini o quelle amplificate dagli altoparlanti, come in un dialogo costante. Se dovessi tentare una fenomenologia del leggere, applicata per esempio a quella compagine, il gruppo ’63, a cui Antonio Porta partecipò dalla sua fondazione, direi che se Nanni Balestrini ed Edoardo Sanguineti, per esempio, sono scrittori da leggere negli spazi interni, voci da camera, Antonio Porta e Adriano Spatola sono stati sicuramente degli autori dell’en plein air, da interni alla vita. Di qui l’inafferrabilità, talvolta, dei percorsi, il multiversum che ha reso difficile l’alfabetizzazione delle loro opere. Di qui la loro inattualità da “intempestivi”. Ho chiesto così a Rosemary Liedl Porta di accompagnare con una nota l’annuncio di questa presentazione. Eccola, insieme al pensiero manoscritto di Antonio Porta, usato in apertura. effeffe

Una nota di accompagnamento
di
Rosemary Liedl Porta
Lo so che sono passati venti e più anni, ma per me Antonio è intorno a me e ogni libro che arriva a voi lettori è come una prova per sapere se quello che io provo è qualcosa di così personale o se può essere invece condiviso. Ma io non so trovare la strada, il modo della condivisione e contemporaneamente mi viene chiesto scrivere ma non so come fare, le parole si gelano.
Posso farti delle domande?

Hai mai provato il gelo del silenzio dopo la pubblicazione di un tuo progetto? Un senso di svuotamento totale come se tu non avessi più niente da dire? Un vuoto, un bianco di fronte alla pagina?
Cosa fai? Come riprendi in mano il linguaggio? Come lo attraversi? Ecco cosa sono i racconti per Antonio.
O forse potrei darti il segreto, avere fiducia che la tua domanda è qualcosa d’altro che non sai ancora o non lo hai scritto, rimasta domanda bianca e che io invece sento tutta contenuta nelle tue poche parole : “questa è la linea”.
Io ho conosciuto Antonio che mi narrava, dopo ho conosciuto la sua poesia.
Perchè tenere questi racconti per così tanti anni chiusi nell’archivio potresti chiedermi.


Cosa rappresentano per me?
Ti rispondo che Antonio è poeta e Tutte le poesie dello scorso anno sono la sua vita. Ho davvero faticato negli anni per questo traguardo. (Ma attento che sono solo le poesie pubblicate in vita, molte altre poesie sono ancora nell’archivio e da pubblicare in volume).
Ora il libro dei racconti con un titolo che mi si è attaccato da subito addosso e che riassume: La scomparsa del corpo.
Poi gli altri libri:il teatro, l’antologia degli anni settanta, le sue traduzioni, la critica, i suoi scritti di prosa ancora attuali
La scomparsa del corpo di Antonio per me significa che continua a esserci con la sua opera, che è vivo e presente per me e spero nei suoi alleati lettori. Antonio è l’uomo che aveva il coraggio ad essere libero. Il suo segreto è tutta nelle sue lettere, nei suo narrare.

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3 Responses to Porta, accanto

  1. stalker il 30 novembre 2010 alle 23:07

    http://www.nazioneindiana.com/2010/11/30/con-levita/

    MEGA OT PER ORSOLA

    quando ho letto “commenti disabilitati” ne sono stata felice, pensavo non si volesse dare la stura alla retorica, poi ho visto lo spezzone di film che hai scelto e sono stata un po’ meno felice.
    monicelli se n’è andato con grandissima dignità, e lo ha deciso lui, prima che qualcuno lo portasse in cariola verso il suo ultimo viaggio asciugandogli la bavetta e tenendogli la mano tremolante.

    io VOGLIO ricordarlo così, nel pieno del suo vigore intellettuale.
    http://www.youtube.com/watch?v=9sfkYJvSh-w
    uno splendido vecchio con due occhi da ragazzo e una mente r-esistente, fin quando ne ha avuto voglia….

    mi mancherà questo ragazzo.

    (scusate l’invasione)

  2. mariapia il 30 novembre 2010 alle 23:33

    ho scritto e testimoniato più volte del corpo a corpo che Antonio teneva con la vita ( con la vita-in morte, anche) e del senso di rischio di apertura e terribile libertà che ne emana.il profumo che questo soffio che scompiglia sa creare: lui lo sapeva e ce lo restituiva.
    L’esporsi, la dialogicità e mille di queste cose.
    Ora, occorre anche ringraziare la pazienza immensa di Rosemery se ancora lui esce e fa uscire la sua voce, che peraltro resterà leggibile,ed eternamente ” illeggibile” nel s enso della dilatazione che ne faremo -
    nel tempo-
    Occorre amore, tantissimo, assieme alla molta libertà da lui, anche questa esposta, mostrata per amarlo,ascoltarlo.Chi salverà, difatti gli scrittori dall’isolamento: la gente comune(aveva ragione)
    Senza quella risonanza questo nostro rifluire (d a lui e con lui), vana è la SUA scrittura pe r lo meno, nella nobile accezione cui lui mirava.
    Maria Pia Quintavalla

  3. Mariella Bettarini il 2 dicembre 2010 alle 18:54

    Mi dispiace davvero di non poter essere con tutti voi, per questa indispensabile, commovente, necessaria “occasione”.
    Ci manca moltissimo Antonio Porta. Ci manca sempre troppo la sua scrittura.
    Grazie per questa pubblicazione, che è molto più di un libro, di un “ricordo”: è una inesauribile testimonianza, di cui i nostri grigi, tristissimi anni hanno più che mai bisogno.
    Con stima e affetto. Mariella Bettarini