Ach, ich fühl’s, es ist verschwunden! [ Ah lo sento, è svanita! ]

31 dicembre 2010
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di Orsola Puecher

Preparava “Il flauto magico”. Sul comodino il piccolo registratore con le cassette. Ascoltava, parlava, quando ancora ci riusciva, e lei scriveva.

 
 
 
 
 
 
Ci sprofondiamo nelle note di quest’ultima opera di Mozart. Scritta al ritmo volante di ruote e zoccoli dei cavalli di posta delle carrozze. In viaggio fra Praga e Vienna. Così vaporosa e incantata. Così colma di desiderio di salvezza attraverso l’amore. Dove i cattivi sono buoni e i buoni non riescono a diventare cattivi sul serio. La sua bellezza, la giocosa simmetria fra alto e basso e la speranza oltre qualsiasi buio.

La musica così sola nell’aria.

 
 

L’Aria di Pamina, nello stile di una grande aria classica di lamento, che strugge i suoi accordi di basso continuo, metronomo d’inesorabile, rotto dalla voce e dal composto suo dolore, dal flauto che lo canta e ripete a specchio. Non c’è più tempo per nulla, ma che importa. Hai anche abbozzato la scenografia su di un foglietto. Con ultimi segni tanto confusi e senza senso che mettono paura. L’ultimità invade ogni gesto, ogni pensiero. E pian piano stai quasi smettendo di parlare. Ma io lo stesso accendo la musica e seduta, accanto a te, con il quaderno e la penna in mano, aspetto. Lo stesso. Per accarezzare questo dolore. Mi concedi ormai solo rari sguardi e deboli strette di mano. La musica, nella stanza, ha qualcosa di miracoloso e attutito. Che legittima il silenzio che ora ci avvolge, e incute alla fine vicina il rispetto e la tenerezza che le sono dovute.


Ach, ich fühl’s, es ist verschwunden!
Ewig hin der Liebe Glück!

Ah lo sento, è svanita!
Andata per sempre la felicità dell’amore!



Piangeva anche per lei, Pamina.



Nimmer kommt ihr Wonnestunden
Meinem Herzen mehr zurück!

Non tornerete ore di gioia
Mai più al mio cuore!



Sollevava e infieriva il suo canto, perché in esso soltanto
stava il perduto armonioso ricomporsi del dolore e dei destini.



Sieh, Tamino! diese Tränen
Fließen, Trauter, dir allein.

Guarda Tamino! queste lacrime
Scorrere, caro, solo per te.



Pamina che piangeva e si disperava
perché Tamino non le parlava più.



Fühlst du nicht der Liebe Sehnen
So wird Ruhe im Tode sein!

Se tu non senti il desiderio d’amore
Allora la quiete sarà nella morte!



Tamino deve adempiere alla prova del silenzio, imposta da Sarastro. Non può parlarti, Pamina, adesso, noi lo sappiamo, e vorremmo gridartelo non è così - non disperarti – abbi fede – come fanno i bambini al Teatro dei Burattini, gioendo e gemendo delle disavventure dei loro eroi. Illude e consola la sensazione grata che un terzo occhio sopra di noi tiri i fili dei destini, che un disegno sovrasti la sofferenza, che essa sia solo una Prova, e che l’eroe alla fine avrà la sua ricompensa, che la sventura è solo un passaggio verso la gioia, una delle prove di Tamino. Con la certezza che un Dio misericordioso ci sorride sempre, dall’alto. E fra gli applausi, nel lieto fine, canteremo tutti insieme in proscenio, buoni e cattivi, vinti e vincitori, tenendoci per mano, e ogni cosa avrà finalmente un senso e ci sarà il premio per tanto soffrire. Invece così non è. Il silenzio è definitivo. Qui, questo è il nostro epilogo. Non ci sarà alcun finale mozartiano. Non quel senso di compiuta purificazione, quando il sipario si chiude sulle ultime note. Le luci si spengono. E dopo un attimo di sospensione scrosciano gli applausi. A noi solo resta il dubbio sulla necessità del dolore. Sull’aldiqua e sull’aldilà. Sulla realtà e sull’universo metafisico degli “spiriti beati”, che sempre ci sono accanto.
 

Milano, 29 dicembre 1990


 
 
 

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