LIBERTA’ E GIUSTIZIA

4 aprile 2011
Pubblicato da

di Gustavo Zagrebelsky

Navi affollate di esseri umani alla deriva, immense tendopoli circondate da filo spinato, come moderni campi di concentramento, ogni avanzo di dignità perduta, i popoli che ci guardano allibiti, mentre discettiamo se siano clandestini, profughi o migranti, se la colpa sia della Tunisia, della Francia, dell’Europa o delle Regioni. L’assenza di pietà per esseri umani privi di tutto, corpi nelle mani di chi non li riconosce come propri simili. L’assuefazione all’orrore dei tanti morti annegati e dei bambini abbandonati a se stessi. Si può essere razzisti passivi, per indifferenza e omissione di soccorso. La parte civile del nostro Paese si aspetta – prima di distinguere tra i profughi chi ha diritto al soggiorno e chi no – un grande moto di solidarietà che accomuni le istituzioni pubbliche e il volontariato privato, laico e cattolico, fino alle famiglie disposte ad accogliere per il tempo necessario chi ha bisogno di aiuto. Avremmo bisogno di un governo degno d’essere ascoltato e creduto, immune dalle speculazioni politiche e dal vizio d’accarezzare le pulsioni più egoiste del proprio elettorato e capace d’organizzare una mobilitazione umanitaria.
“Rappresentanti del popolo” che sostengono un governo che sembra avere, come ragione sociale, la salvaguardia a ogni costo degli interessi d’uno solo, dalla cui sorte dipende la loro fortuna, ma non certo la sorte del Paese. Un Parlamento dove è stata portata gente per la quale la gazzarra, l’insulto e lo spregio della dignità delle istituzioni sono moneta corrente. La democrazia muore anche di queste cose. Dall’estero ci guardano allibiti, ricordando scene analoghe di degrado istituzionale già viste che sono state il prodromo di drammatiche crisi costituzionali.
Una campagna governativa contro la magistratura, oggetto di continua e prolungata diffamazione, condotta con l’evidente e talora impudentemente dichiarato intento di impedire lo svolgimento di determinati processi e di garantire l’impunità di chi vi è imputato. Una maggioranza di parlamentari che non sembrano incontrare limiti di decenza nel sostenere questa campagna, disposti a strumentalizzare perfino la funzione legislativa, a rinunciare alla propria dignità fingendo di credere l’incredibile e disposta ad andare fino in fondo. In fondo, c’è la corruzione della legge e il dissolvimento del vincolo politico di cui la legge è garanzia. Dobbiamo avere chiaro che in gioco non c’è la sorte processuale di una persona che, di per sé, importerebbe poco. C’è l’affermazione che, se se ne hanno i mezzi economici, mediatici e politici, si può fare quello che si vuole, in barba alla legge che vale invece per tutti coloro che di quei mezzi non dispongono.
Siamo in un gorgo. La sceneggiatura mediatica d’una Italia dei nostri sogni non regge più. La politica della simulazione e della dissimulazione nulla può di fronte alla dura realtà dei fatti. Può illudersi di andare avanti per un po’, ma il rifiuto della verità prima o poi si conclude nel dramma. Il dramma sta iniziando a rappresentarsi sulla scena delle nostre istituzioni. Siamo sul crinale tra il clownistico e il tragico. La comunità internazionale guarda a noi. Ma, prima di tutto, siamo noi a dover guardare a noi stessi.
Il Presidente della Repubblica in questi giorni e in queste ore sta operando per richiamare il Paese intero, i suoi rappresentanti e i suoi governanti alle nostre e alle loro responsabilità. Già ha dichiarato senza mezzi termini che quello che è stato fatto apparire come lo scontro senza uscita tra i diritti (legittimi) della politica e il potere (abusivo) magistratura si può e si deve evitare in un solo modo: onorando la legalità, che è il cemento della vita civile. Per questo nel nostro Paese esiste un “giusto processo” che rispetta gli standard della civiltà del diritto e che garantisce il rispetto della verità dei fatti.
Questo è il momento della mobilitazione e della responsabilità. Chiediamo alle forze politiche di opposizione intransigenza nella loro funzione di opposizione al degrado. Non è vero che se non si abbocca agli ami che vengono proposti si fa la parte di chi sa dire sempre e solo no. In certi casi – questo è un caso – il no è un sì a un Paese più umano, dignitoso e civile dove la uguaglianza e la legge regnino allo stesso modo per tutti: un ottimo programma o, almeno, un ottimo inizio per un programma di governo. Dobbiamo evitare che le piazze si scaldino ancora. La democrazia non è il regime della piazza irrazionale. Lo è la demagogia. La democrazia richiede però cittadini partecipi, attenti, responsabili, capaci di mobilitarsi nel momento giusto – questo è il momento giusto – e nelle giuste forme per ridistribuire a istituzioni infiacchite su se stesse le energie di cui hanno bisogno.
Libertà e Giustizia è impegnata a sostenere con le iniziative che prenderà nei prossimi giorni le azioni di chi opera per questo scopo, a iniziare dal Presidente della Repubblica fino al comune cittadino che avverte l’urgenza del momento.

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11 Responses to LIBERTA’ E GIUSTIZIA

  1. Velia il 5 aprile 2011 alle 05:45

    Non ho mai votato partendo dal presupposto che “tra i due mali il male minore è sempre un male” ma questa volta corro. Corro a votare perchè non se ne può più di questo branco di ladri, papponi e mafiosi atti a tirare le redini di un Paese che tutto il mondo, per secoli, ci ha invidiato.
    Lo urlo anche qui: Vi prego spegnete le tv!!! La lobotomizzazione mediatica va avanti da venticinque anni e gli effetti oggi visibili sono devastanti.

    Ps: Ho appena scoperto questo sito e mi piace, grazie

  2. franco buffoni il 5 aprile 2011 alle 09:17

    Benvenuta/o nel sito, Vella. Fatti una scorpacciata degli arretrati… Caramente fb

  3. Fernando Bassoli il 5 aprile 2011 alle 11:12

    Tutti solidali coi migranti e i loro diritti, a parole. Nei fatti non li vuole nessuno. Ecco perché preferisco le frontiere. Almeno non ci prenderemmo in giro.

  4. Larry Massino il 5 aprile 2011 alle 11:31

    Purché si sappia che questi migranti, coi quali non ho difficoltà a solidarizzare, sono più o meno gli stessi che aderiscono pienamente all’immaginario proposto da B., quelli che lo applaudono quando promette loro l’accesso alla ricchezza dell’occidente.

    La legalità sarebbe una bella cosa, ma gli italiani la vogliono? Del resto, da come funzionano i processi in Italia, compresi quelli che non vengono istruiti, siamo sicuri che la magistratura sia innocente innocente?

  5. Sascha il 5 aprile 2011 alle 11:51

    Beh, doveva succedere: Zagrebelsky, pur con tutto il rispetto, è diventato un degno soggetto di parodia.

  6. Ares il 5 aprile 2011 alle 13:29

    “Navi affollate di esseri umani alla deriva, immense tendopoli circondate da filo spinato, come moderni campi di concentramento, ogni avanzo di dignità perduta, i popoli che ci guardano allibiti, mentre discettiamo se siano clandestini, profughi o migranti, se la colpa sia della Tunisia, della Francia, dell’Europa o delle Regioni. L’assenza di pietà per esseri umani privi di tutto, corpi nelle mani di chi non li riconosce come propri simili. L’assuefazione all’orrore dei tanti morti annegati e dei bambini abbandonati a se stessi. Si può essere razzisti passivi, per indifferenza e omissione di soccorso.”

  7. Fernando Bassoli il 5 aprile 2011 alle 13:31

    Per Larry: no, gli italiani sono allergici alla legalità e ce ne accorgiamo tutti i giorni. Forse se il sistema normativo fosse più accessibile e comprensibile sarebbe tutto più facile?

  8. Pisacane il 5 aprile 2011 alle 14:09

    Una democrazia sempre RECITATA; una Costituzione continuamente violata e irrisa; la servilizzazione di un popolo di furbi indifferenti, inabili civici e vili cortigiani; il cinismo delle elites amorali e drogate di potere; un capitalismo parassitario e demeritocratico; la marginalizzazione del suffragio elettorale; la desertificazione dell’opinione pubblica; la trasfigurazione della separazione dei poteri in un semplice parere di un singolo partito; la spettacolarizzazione della comunicazione politica; la mortificazione di ogni obiettiva indagine della verità; la scuola pubblica trattata come nemico; l’evasione fiscale ai primi posti nel mondo, la disoccupazione giovanile al 30%; la prepotenza delle organizzazioni criminali, libere di accedere alle cariche politiche; la pervasiva cementificazione del suolo italiano; l’enorme accumulazione di ricchezza e potere di un singolo uomo politico;
    occorre assaltare la Bastiglia, quella di oggi, prigione a cielo aperto che rinchiude servi interessati e indifferenti.

    Come dice il filosofo politico Viroli: “O noi ci liberiamo di loro, o loro si libereranno dalla Costituzione, ultimo baluardo della nostra libertà e dignità civile”

  9. harzie il 5 aprile 2011 alle 15:36

    «La democrazia non è il regime della piazza irrazionale. Lo è la demagogia. La democrazia richiede però cittadini partecipi, attenti, responsabili, capaci di mobilitarsi nel momento giusto – questo è il momento giusto – e nelle giuste forme per ridistribuire a istituzioni infiacchite su se stesse le energie di cui hanno bisogno».

    Bene.
    E quali sarebbero queste «giuste forme»?
    Paragonate alla violenza blindata del potere, le iniziative promosse da LeG sono innocue.
    E allora?

  10. Saga il 7 aprile 2011 alle 20:31

    «La democrazia non è il regime della piazza irrazionale. Lo è la demagogia. La democrazia richiede però cittadini partecipi, attenti, responsabili, capaci di mobilitarsi nel momento giusto – questo è il momento giusto – e nelle giuste forme per ridistribuire a istituzioni infiacchite su se stesse le energie di cui hanno bisogno»

    Giuste forme. Mobilitazioni, scioperi ma anche e sopratutto diffusione dell’informazione reale (!) a cominciare dal vicino di casa. Chi non sa o non si informa è “complice”, perché delega senza interessarsi. Ho paura della maggioranza silenziosa, quella che da sempre annuisce – e lascia governare – perché assumere una posizione è faticoso. Si tratta di rivalutare il concetto di cittadino, come individuo cosciente che pretende di sapere e controllare il potere.