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L’ostia in divina il corpo sconsacrato.
Corpo murato e dilavato.
Anima feroce,
facce contadine urbanizzate.
Cantico vergine, mea culpa:
funi, cric e coltelli/la malagrana.
Lacrime ingravidano lo tzunami,
svella radici l’uomo di dio.
Occhi di luna suggono rugiada,
a otturare le ferite mortali.
Il sole penserà a occultare
l’oscura rovina;
e, la trama, benedirà
i radiosi idilli,
degli innamorati amori,
i sospiri affranti.
Era il vento, la pioggia, la stagione.
Il ciclo naturale. Il fiume ha strappato
la terra, l’acqua ha creato il demone
delle ombre, è sempre lo specchio
rovinato del mare. Il tormento.
La bellezza delle case è di tragedia
i colori non si guardano
il viaggiatore amava l’estate
l’altezza della roccia
la vista di una barca
la solitudine
un punto
ha immaginato cadere
da una roccia verso il mare
finisce il pensiero
era un poeta, un pescatore,
una ragazza tuberculosa,
si pensava alla tragedia
in un romanzo
Ora è nella citta,
la notizia cade : una catastrofe nelle cinque terre
il mare sembra un oblio
i paesi colorati sfilano
ma non riconosce le case,
la lingua,
la terra, non è la sua,
era solo un tempo di vacanza
il tempo del dolore
è solo gli occhi dell’anziana
verso la sua terra
quando il fratello era di ritorno della pesca.
Agli abitanti delle cinque terre.
Non ho ancora vistato le cinque terre, ma ho sempre
sulla tavola, quando lavoro, la cartolina di Camogli,
un ricordo.
Effeffe strepitoso come sempre…ricordo Monterosso come uno dei luoghi più incantevoli che abbia mai visto. Ma mi chiedo, ricordando Libereso Guglielmi, il giardiniere di Calvino, queste alluvioni sono frequenti, si sono mai verificate in passato? e se sì, come mai non hanno avuto esiti (o li hanno avuti) così disastrosi?
Anzi credo proprio che il grande Guglielmi potrebbe spiegarmi come mai…Chissà se mi risponde, grande informazione del web mobilitati!
diomio, certo, Monterosso, Vernazza, un dramma che molti condividono perchè tutti conoscono quei posti. ma Borghetto Vara (5 morti), Rocchetta Vara, le frazioni sparse che non sono raggiungibili più nemmeno a piedi, completamente isolate perchè sono franate del tutto le strade, senz’acqua (che paradosso), senza luce nè gas, quei posti lì, appena dietro il mare, chi se li fila?
Mariateresa, va ben la poesia ma a volte bastano un banalissimo giornale:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/tozzi-e-mercalli-contro-il-governo-%E2%80%9Cal-posto-del-tav-metta-in-sicurezza-il-territorio%E2%80%9D/166551/
scusate la rudezza ma son ligure e la torta di riso è finita
un banalissimo giornale bastA/ stop
cara caterina sono d’accordo con te. nel principio e nei fatti. e sul fatto che sui giornali possano essere lette le notizie, si possa cogliere la vastità di un dramma. e che senza estetizzare nulla nè concentrarsi su questo piuttosto che su quello, qui su NI abbia riportato quanto io e la mia camera abbiamo visto sul tragitto che da Spezia porta a Genova. Tu sei ligure come lo sono anch’io e sicuramente lo sono stato in quei giorni e nei giorni a venire. E sarebbe cosa buona e giusta che si sentissero come sta accadendo e che si continuino a sentire liguri tutti quanti effeffe
(Commuove) e fa rabbia.
Accumulata dalla rabbia natale dell’anno scorso, quando l’acqua si è presa Vicenza. Ma non è all’acqua che va la rabbia, è all’uomo.