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	<title>Nazione Indiana &#187; Moysikh!</title>
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		<title>Killing an Arab</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 08:21:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Conosco Michele Giorgio dagli anni ottanta, ovvero da quando lui e Silvia Tessitore animavano, insieme ad altri, una delle più belle redazioni giornalistiche della Campania, Caserta, di allora, Radio Città Futura. Corrispondente per il Manifesto ha messo su, poco tempo fa, un progetto, La Near East News Agency <a href="http://www.nena-news.com">(Nena-News)</a> che vale la pena seguire.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/11/killing-an-arab/">Killing an Arab</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/schIdC3LdLk" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<p>Conosco Michele Giorgio dagli anni ottanta, ovvero da quando lui e Silvia Tessitore animavano, insieme ad altri, una delle più belle redazioni giornalistiche della Campania, Caserta, di allora, Radio Città Futura. Corrispondente per il Manifesto ha messo su, poco tempo fa, un progetto, La Near East News Agency <a href="http://www.nena-news.com">(Nena-News)</a> che vale la pena seguire. effeffe</p>
<p>La Near East News Agency <a href="http://www.nena-news.com">(Nena-News)</a> nasce dal progetto di un collettivo di giornalisti, che vivono e lavorano nel Vicino Oriente e in Italia, con l’obiettivo di diffondere un’informazione indipendente ed accurata su un’area del mondo che è terreno di conflitti che condizionano l’intero pianeta. Il Vicino Oriente e’ da sempre oggetto di particolare attenzione da parte dei maggiori mezzi d’informazione internazionali; un’attenzione non sempre approfondita e spesso appiattita su rappresentazioni schematiche della realta’ dei singoli paesi della regione che, al contrario, e’ complessa e articolata. Gran parte delle notizie diffuse quotidianamente offre punti di vista parziali o distorti e trascura l’analisi dei contesti politici, sociali ed economici entro i quali maturano ed esplodono conflitti e contraddizioni.</p>
<p>La Nena si propone di fornire aggiornamenti quotidiani sui conflitti in corso, sui processi politici di cambiamento, le dinamiche sociali, le lotte dei lavoratori, il protagonismo emergente delle donne, le condizioni dei giovani, le produzioni culturali. Lo fara’ sia attraverso la diffusione di news quotidiane, sia attraverso articoli, reportages, analisi e materiale multimediale. L’auspicio e’ quello di riuscire ad offrire gli strumenti per la comprensione di questa parte di mondo che è il Vicino Oriente, in alternativa all’esistente lavoro di copertura mediatica, intenso ma troppo spesso standardizzato.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/11/killing-an-arab/">Killing an Arab</a></p>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Incontinental Jazz</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 08:58:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Loi]]></category>
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		<category><![CDATA[Magazzino jazz]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>A blue note</strong><br />
di<br />
<strong>Claudio Loi</strong><br />
su <strong>Magazzino jazz</strong> A<em>rticoli musicali d’occasione</em><br />
<a href="http://www.mobydickeditore.it/">Mobydick </a>I libri dello Zelig. 2011 di<strong> <a href="http://www.magazzinojazz.it/">Franco Bergoglio</a></strong></p>
<p>Partiamo dalla fine. Il libro si chiude con una lunga intervista all’americano John Gennari, esimio professore dell’Università del Vermont e autore di Blowin’ Hot and Cool: Jazz and its Critics un libro che cerca di aprire nuove strade nella comprensione e nella divulgazione del jazz.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/26/incontinental-jazz-2/">Incontinental Jazz</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/Magazzino-Jazz-180x300.jpg" alt="" title="Magazzino Jazz" width="180" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-41491" /><strong>A blue note</strong><br />
di<br />
<strong>Claudio Loi</strong><br />
su <strong>Magazzino jazz</strong> A<em>rticoli musicali d’occasione</em><br />
<a href="http://www.mobydickeditore.it/">Mobydick </a>I libri dello Zelig. 2011 di<strong> <a href="http://www.magazzinojazz.it/">Franco Bergoglio</a></strong></p>
<p>Partiamo dalla fine. Il libro si chiude con una lunga intervista all’americano John Gennari, esimio professore dell’Università del Vermont e autore di Blowin’ Hot and Cool: Jazz and its Critics un libro che cerca di aprire nuove strade nella comprensione e nella divulgazione del jazz. Il volume, uscito per i tipi dell’University of Chicago Press nel 2006 (ancora in attesa di una versione in lingua italiana), propone una personale storia della ‘critica jazz’ e si inserisce in modo autorevole nei cosiddetti Jazz Cultural Studies una materia che negli States gode di grande attenzione ma che in Italia è ben lontana da avere adeguati riconoscimenti. Il nuovo lavoro di Franco Bergoglio si posiziona proprio in questo segmento di conoscenza, una visione del jazz che si allontana dal semplice approccio storiografico e si spinge verso altre sensibilità laddove vengono in supporto gli studi sociali (sociologia e antropologia culturale ma anche politica) e sferzanti visioni filosofiche (estetica e dintorni). </p>
<p>Il tutto proposto con una scrittura fluida e friendly e con un retrogusto dal taglio british (inteso come leggero distacco intellettuale mai snob). E non inganni il titolo del libro e delle sezioni (Saldi al 70%, Saggi (mica tanto!), Articoli a metà prezzo, Fondi di magazzino) che sembrano rimandare al reparto delle offerte speciali o alle lusinghe delle occasioni da outlet. Qui è tutto artigianato creativo di gran qualità offerto al giusto prezzo senza trucchi e senza inganni. Piuttosto, come consiglia lo stesso Bergoglio, sarà meglio considerare il termine magazine riferendolo a quei periodici in lingua inglese che possono contenere argomenti molto diversi tra loro e di difficile catalogazione. Un luogo dove la conoscenza ha bisogno di attenzioni particolari e che può riservare gradite sorprese. Curiosando pertanto nel magazzino di Bergoglio ci possiamo imbattere in appassionati creatori di playlist immaginarie, in collezionisti irriducibili, ci possiamo ritrovare al bordo di un ring mentre Miles Davis scarica le sue tensioni o attraversare i percorsi creativi di John Coltrane che raccoglie le sue cose preferite. Ritroviamo pagine già edite, sparse tra riviste e webzine, e nuove intuizioni estetiche senza un filo conduttore ma legate esclusivamente dalla grande passione per il jazz. Insomma il mito della musica afroamericana rivive nelle pagine di Bergoglio attraverso una luce nuova e inedita e l’approccio romantico e umanista è sempre sostenuto da una ferrea disciplina metodologica. D’altronde lui stesso ama definirsi un “critico e scrittore al servizio del jazz” e leggendo i suoi articoli (e anche il precedente volume <strong>Jazz! Appunti e note del secolo breve,</strong> Costa &#038; Nolan) non si fatica poi tanto a capire perché.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/26/incontinental-jazz-2/">Incontinental Jazz</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Incontinental Jazz: Antonio Gramsci</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 01:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Gramsci e il jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Bergoglio]]></category>
		<category><![CDATA[Giangiorgio Pasqualotto]]></category>
		<category><![CDATA[Gigi (Luigi) Spina]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p align="center"><strong>Gramsci e il jazz</strong></p>
<p align="center">di <strong>Gigi (Luigi) Spina</strong></p>
<p> [Questo articolo, apparso in <em>Belfagor</em> 44/4, 1989, pp. 450-454, è stato accolto positivamente da studiosi e storici del jazz. Cito in particolare: Adriano Mazzoletti, <em>Il jazz in Italia. Dalle origini alle grandi orchestre </em>(2004); <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/03/cento-colpi-di-spazzole-e-cacciari/">Franco Bergoglio</a>, <em>Jazz.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/15/gramscession/">Incontinental Jazz: Antonio Gramsci</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-41308" title="Gramsci" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/Gramsci-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></p>
<p align="center"><strong>Gramsci e il jazz</strong></p>
<p align="center">di <strong>Gigi (Luigi) Spina</strong></p>
<p> [Questo articolo, apparso in <em>Belfagor</em> 44/4, 1989, pp. 450-454, è stato accolto positivamente da studiosi e storici del jazz. Cito in particolare: Adriano Mazzoletti, <em>Il jazz in Italia. Dalle origini alle grandi orchestre </em>(2004); <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/03/cento-colpi-di-spazzole-e-cacciari/">Franco Bergoglio</a>, <em>Jazz. Appunti e note del secolo breve</em> (2008); Claudio Loi, <em>Sardinia Hot Jazz</em> (2011). Per questo, grazie a Francesco Forlani e con l’autorizzazione di Carlo Ferdinando Russo, direttore di <em>Belfagor</em>, lo ripubblico con piacere su <em>Nazione Indiana</em>. G.S.]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Il buddismo non è un’idolatria»: è questa la seconda osservazione che Gramsci sottopone a quel tale «evangelista o metodista o presbiteriano», durante una «piccola discussione ‘carceraria’ svoltasi a pezzi e bocconi», di cui riferisce alla cognata Tania, per farle «passare il tempo», nella lettera del 27 febbraio 1928.<br />
<span id="more-41307"></span><br />
L’interlocutore di Gramsci, preoccupato (anzi, «indignato») per il pericolo «di un innesto dell’idolatria asiatica nel ceppo del cristianesimo europeo», viene facilmente cacciato «in un ginepraio di idee, senza uscita per lui» da due argomentate osservazioni, la seconda delle quali si apre, appunto, con la netta affermazione riportata all’inizio. Di questo, e dei riflessi probabili della cultura taoista sulla concezione dell’azione di Gramsci, ha scritto Giangiorgio Pasqualotto in «Belfagor» dello scorso anno.</p>
<p>La lettera citata offre, però, un’ulteriore, e forse insolita, materia d’interesse. Proseguiamone la lettura, partendo proprio da quella affermazione:</p>
<p><em>Da questo punto di vista, se un pericolo c’è, è costituito piuttosto dalla musica e dalla danza importata in Europa dai negri. Questa musica ha veramente conquistato tutto uno strato della popolazione europea colta, ha creato anzi un vero fanatismo. Ora è impossibile immaginare che la ripetizione continuata dei gesti fisici che i negri fanno intorno ai loro feticci danzando, che l’avere sempre nelle orecchie il ritmo sincopato delle jazz-bands, rimangano senza risultati ideologici; a) si tratta di un fenomeno enormemente diffuso, che tocca milioni e milioni di persone, specialmente giovani; b) si tratta di impressioni molto energiche e violente, cioè che lasciano tracce profonde e durature; c) si tratta di fenomeni musicali, cioè di manifestazioni che si esprimono nel linguaggio più universale oggi esistente, nel linguaggio che più rapidamente comunica immagini e impressioni totali di una civiltà non solo estranea alla nostra, ma certamente meno complessa di quella asiatica, primitiva ed elementare, cioè facilmente assimilabile e generalizzabile dalla musica e dalla danza a tutto il  mondo psichico. Insomma il povero evangelista fu convinto che, mentre aveva paura di diventare un asiatico, in realtà egli, senza accorgersene, stava diventando un negro e che tale processo era terribilmente avanzato, almeno fino alla fase di meticcio. Non so quali risultati sono stati ottenuti: penso però che non sia più capace di rinunziare al caffé con contorno di jazz e che d’ora innanzi si guarderà più attentamente allo specchio per sorprendere i pigmenti di colore nel suo sangue.</em> (A. Gramsci, <em>Lettere dal carcere </em>[= <em>L</em>], Torino 1965, pp. 179-180).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa non  superficiale analisi gramsciana dei risvolti del fenomeno jazzistico al suo apparire in Europa è, forse, poco nota, o frequentata; in ogni caso, non è isolata. Qualche mese prima, nella lettera all’amico Berti dell’8 agosto 1927, nell’esprimere «la grande delusione intellettuale» che gli aveva procurato la lettura del «tanto strombazzato libro di Henri Massis <em>Défense de l’Occident</em>» (Sul contenuto del libro, di stampo nazionalista e fortemente eurocentrico, Gramsci ritorna in una pagina dei <em>Quaderni </em>(VIII, c. 73 = <em>Note sul Machiavelli</em>, Torino 1966, p. 77).) Gramsci commentava:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ciò che mi fa ridere è il fatto che questo egregio Massis, il quale ha una benedetta paura che l’ideologia asiatica di Tagore e Ghandi non distrugga il razionalismo cattolico francese, non s’accorge che Parigi è diventata una mezza colonia dell’intellettualismo senegalese e che in Francia si moltiplica il numero dei meticci. Si potrebbe, per ridere, sostenere che se la Germania è l’estrema propaggine dell’asiatismo ideologico, la Francia è l’inizio dell’Africa tenebrosa e che il jazz-band è la prima molecola di una nuova civiltà eurafricana!</em> (<em>L</em>, p. 112).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come si vede, la modalità argomentativi, nelle due lettere, è la stessa: anche dal punto di vista della struttura epistolare: si parte dall’idea altrui (dell’evangelista, di Massis) di pericoli circa l’influenza della cultura asiatica, di cui si riferisce al destinatario della lettera; quest’ultimo viene fatto, altresì, partecipe dello stesso tipo di obiezione (non dall’Asia, ma dall’Africa viene, semmai, il pericolo), rivolta, in un caso, direttamente (all’evangelista), nell’altro quasi attraverso un immaginario contraddittorio (<em>questo</em> egregio Massis).</p>
<div>
<p>Non manca, inoltre, ad accomunare i due brani, ed è un aspetto importante, un tono fra l’ironico e il divertito, talvolta esplicitamente ‘comunicato’: «per farti passare il tempo», «cacciarlo in un ginepraio di idee», «il povero evangelista», fino alla conclusione della stessa lettera a Tania, con l’immagine del pover’uomo che si guarda allo specchio tentando di cogliere le tracce della sua incipiente negritudine<a title="" href="#_ftn1">[1]</a>. Allo stesso modo si osservino, nella lettera al Berti, le espressioni: «ciò che mi fa ridere … si potrebbe, per ridere … l’Africa tenebrosa» ecc.</p>
<p>Il tono leggero con cui Gramsci riferisce, in entrambi i casi, temi di riflessione che leggeri non sono, cela, a mio avviso, una certa cautela, se non vero e proprio imbarazzo, nell’affrontare argomenti intrinsecamente scabrosi. Si può cogliere nelle argomentazioni gramsciane quello che forse fu storicamente, negli intellettuali di una certa formazione politica e ideologica, l’impatto con nuove forme artistiche, in questo caso la musica nera americana, colta soprattutto nella sua ascendenza africana; forme artistiche che, mentre si presentavano come prodotti rispettabili di una cultura altra, ‘estranea’, da non censurare quindi razzisticamente<a title="" href="#_ftn2">[2]</a>, pur tuttavia, proprio per la loro ampia, e forse inaspettata, diffusione tra vari strati, specialmente di borghesia colta, mostravano l’aspetto pericoloso della ‘evasione’, della ‘irrazionalità’, terreni sui quali abbastanza tardi il movimento operaio avrebbe espresso una visione equilibrata e aperta.</p>
<p>Non volendosi, naturalmente, retrodatare all’epoca e alla coscienza gramsciane fenomeni più recenti, basterà notare la diversa precisione ‘geografica’ dei contesti epistolari per ricavarne sicuri elementi storici.</p>
<p>Nella lettera al Berti, Gramsci è molto più dettagliato nell’individuare l’area delle prime influenze afro-americane sui gusti musicali (e  non solo) europei; nella lettera a Tania, invece, il ragionamento è di più ampio quadro, generalizzante, teso com’è al tentativo di cogliere i dati di fondo, e la ‘pericolosità’ del fenomeno.</p>
<p>In primo piano è la Francia, influenzata dall’intellettualità delle colonie<a title="" href="#_ftn3">[3]</a>, quella Francia che, insieme all’Inghilterra, costituisce, nel secondo decennio del nostro secolo, una delle prime «piccole teste di ponte» del jazz in Europa<a title="" href="#_ftn4">[4]</a>. In questa prima fase dell’espansione della musica nera americana nel continente europeo, il ruolo di punta che svolgono le <em>jazz bands</em> si esprime soprattutto nella stretta connessione della <em>performance</em> musicale col ballo ritmato<a title="" href="#_ftn5">[5]</a>. Parigi è una delle capitali europee in cui si ascoltano le prime orchestre di jazz. Forse più che in altre grandi metropoli del continente europeo, il terreno è fertile per un incontro, un innesto culturale che avrà duraturi riflessi anche in altri settori dell’attività artistica<a title="" href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p>Mentre, dunque, Gramsci identifica il luogo dove maggiormente è andato avanti il processo di fusione delle nuove forme culturali, affronta poi con particolare acutezza l’analisi dell’intreccio tra musica e danza e i riflessi sull’atteggiamento mentale, sull’ideologia, che tali fenomeni possono mettere in atto. Gramsci coglie gli elementi più concreti e appariscenti della nuova realtà, non disconstandosi, nelle osservazioni sul fanatismo, sulla ripetitività e sul delirio che caratterizzano i danzatori, dalla sostanza delle notazioni contenute nelle fonti giornalistiche o storiografiche dell’epoca. Si pensi, per citare solo qualche esempio, al resoconto apparso il 1° maggio 1916 nel <em>Chicago Herald</em>, dal titolo <em>60 donne strappano la maschera al vizio</em>, dell’irruzione dell’Anti-Saloon League in locali del South Side di Chicago, sedi di <em>performances</em> jazzistiche<a title="" href="#_ftn7">[7]</a>. Vengono descritte atmosfere di delirio e confusione, tra il «fracasso che faceva la Jass Band importata da New Orleans». Secondo altre fonti, la gente impazziva dall’entusiasmo al suono della musica dell’orchestra, strillando: «Dateci ancora del jass»<a title="" href="#_ftn8">[8]</a>.</p>
<p>Se questo era il clima americano, non diverso – e più sconvolgente per una mentalità europea abituata a identificare atto musicale con classicità, melodramma, comunque equilibrio di suoni e forme – doveva essere il comportamento delle platee e delle sale europee.</p>
<p>L’altro esempio riguarda descrizioni, del secolo scorso, di <em>shout</em>, danza religiosa dei negri, nelle quali vengono messi in rilievo: monotonia dei movimenti, vigore, fervore religioso, intensità, ipnosi collettiva<a title="" href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p>Questi dati, che riflettono constatazioni autoptiche, corrispondono, ovviamente, in Gramsci, all’analisi dei riflessi psicologici e ideologici delle cadenze musicali (nulla a che fare, comunque, con le condanne xenofobe del jazz, di stampo fascista o nazista)<a title="" href="#_ftn10">[10]</a>: il pericolo che nettamente, anche se con l’attenuante dell’ironia, Gramsci prospetta è quello della semplificazione, della massificazione, della riduzione all’elementarietà delle sensazioni, del coinvolgimento di masse sempre crescenti, soprattutto di <em>giovani</em>, in tale esercizio fisico-mentale, dei riflessi, infine, che tale aspetto della personalità, educato attraverso il  linguaggio universale della musica, che comunica immagini e impressioni di una cultura estranea a quella europea, può avere sul comportamento ideologico e, perché no, politico di un individuo.</p>
<p>Sarebbe sbagliato leggere queste pagine gramsciane con l’occhio rivolto soltanto alla grande trasformazione che il fenomeno musicale (jazz, rock, pop-music) ha subito in questi ultimi decenni, e, soprattutto, al ruolo che grandi manifestazioni musicali, i ‘mega-concerti’, nei quali pure si riscontrano forme di ripetitività, addirittura elettronicamente sancite e televisivamente irradiate a livello mondiale, hanno conquistato, toccando anche, e con successo, terreni di impegno civile e politico (antirazzismo, diritti umani, pacifismo ecc.), in particolare tra le masse giovanili. Certo, anche in questi fenomeni si potrebbe cogliere criticamente, e qualcuno lo ha fatto, il rovescio della medaglia, che oggi si chiama: disinvolta sponsorizzazione, interessi industriali ed economici nella diffusione della musica, moda e conformismo.</p>
<p>La ‘lettura’ gramsciana, storicamente datata, può essere considerata, dunque, il tentativo di guardare criticamente a un fenomeno sociale e culturale ‘di massa’ totalmente nuovo, con in più, forse, i ‘sospetti’ che un dirigente comunista nutriva ‘costituzionalmente’ di fronte a espressioni e comportamenti non immediatamente inquadrabili attraverso la griglia conoscitiva e valutativa della sua ideologia.</p>
<div></div>
</div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> Non sembri irriverente l’accostamento, ma non posso non pensare alle notizie giornalistiche sulla <em>rock-star</em> Michael Jackson impegnata, così pare, nel tentativo di perdere la pigmentazione nera della pelle. E pensare che alcuni anni fa si cantava: «Sono stanco / d’esser bianco / la mia faccia voglio tingere di ner…».</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> Sul  razzismo e sull’antisemitismo, nonché sulla edulcorata visione dei negri da <em>Capanna dello zio Tom</em>, si vedano le riflessioni gramsciane in <em>L</em>, pp. 487, 500-502, 569-570, 782, 791, 808, 811.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> Il Senegal, la cui storia politica contemporanea è anche intellettualmente rilevante, pare essere per Gramsci un frequente punto di riferimento: anche in <em>L</em>, p. 423 «io dubito che un Senegalese, per aver fatto la guerra, possa comprendere meglio Omero» è l’ironica osservazione a una tesi del ‘filologo’ Emilio Brodero.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> L’espressione è di L. Malson, <em>Storia del jazz</em>, Torino, 1968, p. 38. Su tale espansione cfr. A. Francis, <em>Jazz</em>, Milano 1961, pp. 155-156; E.J. Hobsbawm, <em>Storia sociale del jazz</em>, Roma 1982 (ed. or. 1961), pp. 85 (per una sintetica periodizzazione), 96-97, 361 ss. (per la situazione inglese); G. Cane, <em>Facciamo che eravamo negri. Il jazz e il suo black-ground</em>, Bologna 1987, p. 291. Una breve osservazione merita il lavoro di Hobsbawm, apparso, come si sa, nella prima edizione, con lo pseudonimo di Francis Newton. Il taglio decisamente storico-sociologico ne fa una lettura affascinante anche per i non appassionati di jazz. In tale lavoro, vista la connotazione politico-culturale dell’autore, ci si sarebbe, forse, aspettati un cenno a queste pagine gramsciane.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref5">[5]</a> Cfr. E.J. Hobsbawm, <em>op. cit</em>., pp. 344-345.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> Basterà ricordare, a testimonianza della continuità di tale ruolo della capitale francese, la vicenda di F. Paudras e B. Powell, poeticamente trascritta dal regista francese B. Tavernier in <em>Round midnight</em>, o le atmosfere del <em>Gioco del mondo</em> di Julio Cortàzar (Torino 1969), nonché alcuni <em>Mi ricordo</em> jazzistici di G. Perec (Torino 1988).</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> Per tali notizie, cfr. A. Polillo, <em>Jazz. La vicenda e i protagonisti della musica afroamericana</em>, Milano 1975, pp. 93-95.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref8">[8]</a> Sulla primogenitura nell’uso del termine e sul suo significato cfr. A. Polillo, <em>op. cit</em>., pp. 96-99.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref9">[9]</a> Cfr. G. Cane, <em>op</em>. <em>cit</em>., pp. 61-62.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref10">[10]</a> A. Mazzoletti, <em>Il jazz in Italia dalle origini al dopoguerra</em>, bari 1983, riporta una testimonianza di G. Boneschi, musicista e direttore d’orchestra in auge negli anni ’50, sul trucco, sperimentato sia in Germania che nella repubblica di Salò, di ‘travestire’ stazioni radio tedesche o repubblichine da radio americane, proprio attraverso la diffusione di musica jazz (bandita ufficialmente), cui si facevano seguire messaggi di propaganda del regime.</p>
</div>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/15/gramscession/">Incontinental Jazz: Antonio Gramsci</a></p>
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		<title>Incontinental Jazz</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/12/incontinental-jazz/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 22:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong><br />
</strong> di<br />
<strong>Gigi Spina</strong></p>
<p><strong></strong><br />
<em>In the mood </em>è un brano capace di attraversare il tempo. Con Glenn Miller, naturalmente, cui James Stewart prestò volto occhialuto e figura dinoccolata nel film di Anthony Mann (1954). Stephen King ne ha fatto la colonna sonora, a prova di ucronia (o di alternative history, se si preferisce), del recentissimo <em>22/11/63 </em>(2011).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/12/incontinental-jazz/">Incontinental Jazz</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-41312" title="sardinia-hot-jazz-g" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/sardinia-hot-jazz-g.jpg" alt="" width="176" height="283" /><strong><br />
</strong> di<br />
<strong>Gigi Spina</strong></p>
<p><strong></strong><br />
<em>In the mood </em>è un brano capace di attraversare il tempo. Con Glenn Miller, naturalmente, cui James Stewart prestò volto occhialuto e figura dinoccolata nel film di Anthony Mann (1954). Stephen King ne ha fatto la colonna sonora, a prova di ucronia (o di alternative history, se si preferisce), del recentissimo <em>22/11/63 </em>(2011). Claudio Loi lo fa risuonare, quasi per magia, in una ‘cimiteriale’ strada di Cagliari, alla fine del ’43. Siamo alle pagine 31-32 dell’affascinante e coinvolgente <a href="http://www.aipsa.com/le-collane/sardinia-hot-jazz.htm">Sardinia Hot Jazz</a>.Le origini del jazz in Sardegna da Antonio Gramsci a Marcello Melis, con interventi di Franco Bergoglio e Giacomo Serreli, Aipsa edizioni, Cagliari 2011. Loi attinge alla testimonianza di Giuseppe Fiori, raccolta e ‘perfezionata’ da Giuseppe Podda: non era un disco, ma Glenn Miller in carne e ossa con la sua orchestra, che provava lo spettacolo da tenere per le truppe americane. In questo traffico a doppio senso, fra jazzisti non sardi che vanno a suonare in Sardegna e jazzisti sardi che emigrano, potrebbe condensarsi la storia delle origini del jazz nell’isola, ricostruite con passione e meticolosa documentazione da Loi.</p>
<div id="attachment_41311" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-41311" title="jazz-grfj" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/jazz-grfj-300x220.jpg" alt="" width="300" height="220" /><p class="wp-caption-text">Mario Schiano Gianfranco Schiaffini Franco Pecori Marcello Melis Gruppo Romano Free Jazz -Roma, Folk Studio 1966</p></div>
<p>Ma c’è un modo di pensare e di suonare il jazz che abbia caratterizzato o caratterizzi la Sardegna? La domanda non è peregrina, e fa il paio con quella che si poneva Alberto Rodriguez, uno dei protagonisti forti di questa storia (p. 154), a fine 1968: «cosa può fare allora un musicista che sta in Sardegna e si interessa di jazz?». Il dubbio gli veniva dalla vicenda di una delle figure più rappresentative del jazz italiano (e sardo) della seconda metà del secolo scorso, il bassista Marcello Melis (1939-1994), combattuto «fra l’attaccamento alle radici e la voglia di disincagliarsi da una realtà troppo statica». Perché è vero che gli italiani il jazz ce l’hanno nel DNA, come sosteneva Renzo Arbore (p. 103) nella presentazione del box dei Marc 4, il gruppo di cui faceva parte il chitarrista cagliaritano Carlo Pes, ben presto emigrato anche lui nella capitale; ma dal certificarne la presenza a metterlo in atto, dal dire al suonare, insomma, c’era davvero di mezzo il mare che separava l’isola da città, luoghi e locali molto più pronti a far vivere e dar da vivere a musicisti nati in Sardegna.</p>
<p>La ricerca delle radici, si sa, nasce dalle crisi di identità, ma anche, per converso, dal raggiungimento di un’identità forte, di cui si vogliono rintracciare percorsi di formazione. Qualche anno fa è uscito, ad esempio, <a href="http://www.edizioniesi.it/dettagli_articolo.php?id=1866&amp;tipologia=volumi_collane&amp;titolo=Vesuview_jazz_-_Tracce_di_jazz_in_campania_dal_1920_al_nuovo_millennio">Vesuview jazz. Tracce di jazz in Campania: dal 1920 al Nuovo Millennio, di Gildo De Stefano, (Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1999)</a>. È, dunque, il jazz contemporaneo in Sardegna, così fortemente caratterizzato da presenze e iniziative consolidate (è stato lo stesso Claudio Loi a scriverne in Sardinia jazz.Il jazz in Sardegna negli anni Zero. Musica, musicisti eventi, discografia di base, con interventi di Paolo Fresu e Stefano Fratta, stesso editore, 2010), ad esigere, se non un albero genealogico &#8211; che per il jazz, forma musicale libera quale nessun’altra, stonerebbe -, una galleria random di ritratti, punte di eccellenza che si stagliano come nuraghi.<br />
<img class="alignright size-medium wp-image-41313" title="paolo_fresu" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/paolo_fresu-300x215.jpg" alt="" width="300" height="215" /> A essi il jazz che oggi si suona in Sardegna può guardare con orgoglio, forse anche per riscattare le difficoltà del passato, quelle che Loi fa riaffiorare nelle sue pagine attraverso le parole degli stessi protagonisti, le scelte di emigrare perché la situazione sembrava stagnante, in particolare negli anni Sessanta (p. 129), anche se è proprio in quel periodo che, soprattutto grazie alla coppia Alberto Rodriguez &#8211; Marcello Melis, ma anche a figure quali Bruno Massidda (p. 139), si comincia a intravedere un’apertura della cultura jazzistica locale ai ‘suoni del mondo’. Ma il percorso è ancora tortuoso e nella figura di Marcello Melis, cui Loi dedica quasi un quarto del suo volume, si esprimono le tensioni feconde che portano al jazz odierno. Sua la profonda sensibilità verso il jazz come musica di minoranza (era Alberto Rodriguez a riportarne il pensiero, p. 194), come la musica etnica sarda, con radici profondamente popolari.</p>
<p>I nomi di questa storia sono molti, non solo quelli che ho citato finora. Loi ricorda giustamente (p. 118) che «la storia del jazz in Sardegna e in Italia è fatta anche di eventi minori, di personaggi di cui non si conosce sufficientemente la provenienza e l’origine. Talvolta un cognome, altre un luogo costituiscono piccoli indizi per accreditare qualche rapporto con l’isola». Vi sono, infatti, nel libro, accanto a presenze ben note, anche se colte in frequentazioni e passaggi inediti o poco conosciuti (Fred Buscaglione, Jula De Palma, Lucio Dalla), pagine autobiografiche intense e commoventi (Gianfranco Contu, Ninni Manca), nomi da sottrarre a un immeritato oblio (Franco Pisano). E ancora tanti altri nomi, più o meno famosi, che costituiscono le tappe di un viaggio nel tempo che Loi fa iniziare non dalle note di un musicista né dalle benemerite trasmissioni di Radio Sardegna, ma dalle riflessioni di un intellettuale sardo, di un pensatore politico fondamentale per la storia della cultura italiana, Antonio Gramsci. Qui non posso a fare a meno di denunziare, come fanno i ‘bravi’ recensori, il mio conflitto d’interessi, essendo autore di un articolo su Gramsci e il jazz, apparso su Belfagor più di venti anni fa e positivamente citato da studiosi e storici del jazz (da Adriano Mazzoletti a Franco Bergoglio, allo stesso Claudio Loi): grazie a Francesco Forlani ora verrà ripubblicato su Nazione Indiana il 15 gennaio.</p>
<p>Da Gramsci a Marcello Melis, dunque, fino ad Antonello Salis e Paolo Fresu negli anni ‘Zero’, pensiero e suono si sono fusi in una forma espressiva che rimane una delle più originali e libere del secolo che abbiamo alle spalle e di quello che si è aperto: forse ci è servito e ci servirà ancora ad attraversarne le asprezze e le miserie.<br />
E per finire, un tentativo di risposta, con l’aiuto della filologia classica, a un dubbio di Claudio Loi: «Pare che agli inizi del secolo i negozi di strumenti musicali non esistessero ancora e la vendita di questi ultimi era opera di commercianti di vario genere e – <em>non si capisce perché</em> – dei vari barbieri sparsi per la città [Cagliari] che avevano a disposizione le uniche chitarre della città e altri strumenti musicali» (p. 27, corsivo mio). Ora, chiamando a testimoni gli autori greci (Aristofane, Lisia, Teofrasto, Plutarco) e autocitandomi (Il chitarrista che c’era …, in Annali dell’Università di Ferrara – Sez. Lettere, N.S. 3, 2002, pp. 157-163), posso affermare che sin dall’antichità greca la bottega del barbiere è il luogo dove si trova di tutto, dalle notizie alle cose più disparate, è il luogo dove si chiacchiera (una sorta di bar dello sport d’altri tempi) e forse si suona anche. Non solo: il mio articolo era una recensione a un bel romanzo di un amico e collega filologo classico e antropologo, Maurizio Bettini,<em> In fondo al cuore, eccellenza </em>(Torino 2001). Personaggio di rilievo del romanzo è Renzo Braçes, cerusico e barbiere in Monterey. Ebbene, Renzo è anche un buon suonatore di chitarra, di chitarra ‘battente’. Ma qualche anno prima, in un saggio ‘intrigante’, I classici nell’età dell’indiscrezione, Torino 1995, Bettini aveva confessato (p. 77): «Ma a Casale io frequentavo soprattutto Renzo, il barbiere. Renzo era uno degli ultimi barbieri chitarristi d’Italia». Insomma, pare che fra barbieri e chitarre la simbiosi sia naturale!</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/12/incontinental-jazz/">Incontinental Jazz</a></p>
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		<title>I ragazzi di Luigi Romolo Carrino</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/02/41202/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 09:16:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Certi ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[ettore petraroli]]></category>
		<category><![CDATA[Liberi di scrivere]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>TITOLO	Certi Ragazzi<br />
AUTORE	Luigi Romolo Carrino<br />
GENERE	Poesia<br />
PUBBLICATA IL	23/09/2011<br />
EDITORE	Liberodiscrivere® edizioni
</p>
<p>da &#8220;certi ragazzi&#8221;  di Luigi Romolo Carrino<br />
<em>poesie scritte male dette a voce alta</em></p>
<p><strong>Fragile</strong></p>
<p>Non c’è lingua che non parli la tua mia.<br />
I mai d’ossa viene la vita a farci<br />
- fragile per disfarci l’aleph -<br />
farci suono di baci epilettici sulla bocca.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/02/41202/">I ragazzi di Luigi Romolo Carrino</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/3254-Cop-Carrino-206x300.jpg" alt="" title="Cop-Mannerini_Scritte Originali" width="206" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-41203" /></p>
<p>TITOLO	Certi Ragazzi<br />
AUTORE	Luigi Romolo Carrino<br />
GENERE	Poesia<br />
PUBBLICATA IL	23/09/2011<br />
EDITORE	Liberodiscrivere® edizioni
</p>
<p>da &#8220;certi ragazzi&#8221;  di Luigi Romolo Carrino<br />
<em>poesie scritte male dette a voce alta</em></p>
<p><strong>Fragile</strong></p>
<p>Non c’è lingua che non parli la tua mia.<br />
I mai d’ossa viene la vita a farci<br />
- fragile per disfarci l’aleph -<br />
farci suono di baci epilettici sulla bocca.<br />
<span id="more-41202"></span></p>
<p>So della faccia che fui e mi taccio,<br />
così mi faccio del tuo come che sei.<br />
E viene da sotto, e niente ci capisce,<br />
verisce la ferità, guarisce il mezzo altro tu.<br />
Tu sei quello che non mi sono stato mai.</p>
<p>Noi ci conosciamo così molto di Noi,<br />
sappiamo poco di quel tutto tanto<br />
che ci fece gli occhi di metà arrugginiti<br />
e feroci, tanto andavamo via, che dimenticammo.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/CTIQx5uUIt0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/02/41202/">I ragazzi di Luigi Romolo Carrino</a></p>
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		<title>Canto sun torrados sos pastores</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/12/30/canto-sun-torrados-sos-pastores/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/12/30/canto-sun-torrados-sos-pastores/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 18:31:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Calledda]]></category>
		<category><![CDATA[Barbagia]]></category>
		<category><![CDATA[Orgosolo]]></category>
		<category><![CDATA[Peppino Marotto]]></category>
		<category><![CDATA[Pratobello]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=41181</guid>
		<description><![CDATA[<p>a cura di Antonio Calledda<br />
</p>
<p><a href="http://nursardegna.blogs.it/2007/09/09/peppino_marotto_sa_lotta_de_pratobello~2951338/">Pratobello</a><br />
di<br />
<strong>Peppino Marotto</strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/30/canto-sun-torrados-sos-pastores/#footnote_0_41181" id="identifier_0_41181" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" il 29 dicembre 2007, &#232; stato assassinato con sei colpi di pistola a Orgosolo in pieno giorno, PEPPINO MAROTTO, poeta, cantore degli ideali di giustizia e libert&#224;, sindacalista della CGIL">1</a><br />
Canto a binti de maju sun torrados<br />
Sos pastores in su sesantanoe<br />
Tristos, né untos e nen tepenados.</p>
<p>Su vinti’e santandria proe proe<br />
Fini partidos cun sa roba anzande<br />
Da sa montagna, passende in Locoe;<br />
</p>
<p>càrrigos e infustos viaggende<br />
cun anzones in manu a fedu infatti,<br />
su tazzu arressu muttinde e truvande;</p>
<p>avvilidos, pessende a su riccattu<br />
impostu da su mere ‘e sa pastura:<br />
mettade ‘e fruttu e piùsu in cuntrattu.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/30/canto-sun-torrados-sos-pastores/">Canto sun torrados sos pastores</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di Antonio Calledda<br />
<iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/QbIh98O-b24" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><a href="http://nursardegna.blogs.it/2007/09/09/peppino_marotto_sa_lotta_de_pratobello~2951338/">Pratobello</a><br />
di<br />
<strong>Peppino Marotto</strong><sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/30/canto-sun-torrados-sos-pastores/#footnote_0_41181" id="identifier_0_41181" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" il 29 dicembre 2007, &egrave; stato assassinato con sei colpi di pistola a Orgosolo in pieno giorno, PEPPINO MAROTTO, poeta, cantore degli ideali di giustizia e libert&agrave;, sindacalista della CGIL">1</a></sup><br />
Canto a binti de maju sun torrados<br />
Sos pastores in su sesantanoe<br />
Tristos, né untos e nen tepenados.</p>
<p>Su vinti’e santandria proe proe<br />
Fini partidos cun sa roba anzande<br />
Da sa montagna, passende in Locoe;<br />
<span id="more-41181"></span></p>
<p>càrrigos e infustos viaggende<br />
cun anzones in manu a fedu infatti,<br />
su tazzu arressu muttinde e truvande;</p>
<p>avvilidos, pessende a su riccattu<br />
impostu da su mere ‘e sa pastura:<br />
mettade ‘e fruttu e piùsu in cuntrattu.</p>
<p>Est obbligu emigrare in pianura<br />
Pro salvare su magru capitale<br />
Da sos frittos iverros de s’altura.</p>
<p>Tùndene e murghen pro su principale,<br />
ma da su mere e da sa mal’annada<br />
si ristabìlin in su comunale,</p>
<p>ca sa paga ‘e s’affittu est moderada<br />
e poden liberamente pascolare<br />
sen’agattare muros in filada.</p>
<p>Ma in lampadas devene isgombrare<br />
tottuganta sa montagna orgolesa<br />
pro vàghere una base militare.</p>
<p>L’ordina su ministru ’e sa difesa<br />
cun manifestos mannos istampados,<br />
postos in sos zilléris a sorpresa…</p>
<p>che bandu de bandidos tallonados.<br />
E sos pastores cand’han bidu gai,<br />
Sos cuìles in su bandu elencados:</p>
<p>Su pradu, S’ena, Olìni e Olài<br />
Costa de turre cun Su Soliànu,<br />
Loppàna, Ottùlu, Unìare e Fumài;</p>
<p>belle tottu su pasculu montanu<br />
isgombru de animales e de zente<br />
cheret su ministeru italianu,</p>
<p>espostu a su bersàgliu su padente<br />
de bombas e mitraglias e cannone;<br />
dana su bandu: pro motivu urgente</p>
<p>si riúnat sa popolazione<br />
de ambo sessos mannos e minores<br />
bénzana tottus a sa riunione.</p>
<p>S’improvvisana tantos oratores<br />
e decidene de lottare unidos<br />
istudentes, bracciantes e pastores;</p>
<p>d’accordu sindacados e partidos,<br />
proclama cattolicos, marxistas:<br />
sos bandidores síana bandídos…</p>
<p>Serran buttega artigianos, baristas,<br />
e partin tottus, minores e mannos,<br />
pro che cazzare sos militaristas:</p>
<p>pizzinneddos e bezzos de chent’annos<br />
e zovaneddas de sa prima essida<br />
han’indossadu sos rusticos pannos.</p>
<p>Tottu sa idda in campagna est partída,<br />
in càmiu e in macchina minore.<br />
Sa lotta durat piús d’una chida;</p>
<p>a Pratobello finas su rettore<br />
ch’est arrivadu cun su sagrestanu<br />
pro difende su pradu e su pastore…</p>
<p>Sos polizottos cun mitras in manu<br />
Chircaìan sa lotta de virmare,<br />
ma mutìana e currìana invano,</p>
<p>ca dae s’assemblea popolare<br />
ch’in bidda si vaghìa frecuente<br />
sa zente vi decisa a non mollare</p>
<p>e de lottare in modu intelligente<br />
tuttuganta sa popolazione<br />
contra cussu invasore prepotente:</p>
<p>respingere ogni provocazione,<br />
bloccare cun sas massas sas istradas,<br />
impedire s’sercittazione</p>
<p>de sos tiros a sas forzas armadas,<br />
chi calpestare cherìan sas prendas<br />
de sas terras comunes non muradas</p>
<p>dae s’edittu de sas chiudendas.<br />
A sos sordados chi tentan d’esstre,<br />
Sa zente che los tòrrad’a sas tendas,</p>
<p>Finas ch’hana decisu de partire,<br />
unida e forte sa zente orgolesa<br />
sa lotta vi disposta de sighìre.</p>
<p>E cando l’hana raggiunta s’intesa<br />
Sos delegados dae s’assemblea,<br />
a Roma, in su ministru ‘e sa difesa,</p>
<p>sos cumbattenttes de sa idda mea,<br />
fizzos de sa Barbagia de Ollolài,<br />
parìa sos sordados de Corea…</p>
<p>E una lotta de populu gai,<br />
naraìan sos bezzos pili canos,<br />
chi in bida insoro non l’han bida mai.</p>
<p>Tottus sos progressistas isolanos<br />
Solidales, cun tanta simpattia<br />
A Orgosolo toccheddana sas manos<br />
E naran: custa sì ch’est balentìa.</p>
<p>(Traduzione: “Quando il venti di maggio son tornati/ i pastori nel sessantanove / tristi, né uniti né pettinati. / Il venti di novembre sotto la pioggia / eran partiti con le bestie che figliavano / dalla montagna, passando da Locoe; / carichi e fradici viaggiando / con agnelli in mano e la madre dietro/ il gregge magro chiamando e intruppando; / avviliti pensandola ricatto / imposto dal padrone della pastura: / metà del frutto e più in contratto. / è obbligo emigrare in pianura / per salvare il magro capitale / dai freddi inverni dell’altura. / Tosano e mungono per il principale, / ma dal padrone e dalla mal’annata / si rifanno nel comunale, / perché la paga dell’affitto è moderata/ possono liberamente pascolare / senza trovare muri in infilata. / Ma a giugno devono sgomberare / tutta quanta la montagna orgolese / per fare una base militare. / L’ordina il ministro della Difesa / con manifesti grandi stampati, / messi nelle bettole a sorpresa… / come bando di banditi tallonati. / E i pastori quand’hanno visto così, / gli ovili nel bando elencati: / Su pradu, S’ena, Olìni e Olài / Custa de turre cun Su soliànu, / Loppàna, Ottùlu, Unìare e Fumài; / quasi tutto il pascolo montano / sgombro di animali e di gente / vuole il ministro italiano, / esposta al bersaglio la foresta / di bombe e mitraglie e cannone; / danno il bando: per motivo urgente / si riunisca la popolazione / di ambo i sessi, grandi e piccolini / vengono tutti alla riunione. / S’improvvisano tanti oratori / e decidono di lottare uniti / studenti, braccianti e pastori; / d’accordo sindacati e partiti / proclamano, cattolici, marxisti: / i banditori siano banditi… / Chiudon bottega artigiani, baristi, / e parton tutti, piccoli e grandi, / per cacciare i militaristi: / piccini e vecchi di cent’anni / e giovanette alla prima uscita / hanno indossato i panni rustici. / Tutto il paese in campagna è partito / in camion e in macchina piccola. / La lotta dura più d’una settimana; / a Pratobello anche il prete / è arrivato con il sacrestano / per difendere Su pradu e il pastore…/ I poliziotti con mitra in mano / cercano la lotta di fermare / ma chiamavan e correvano invano, / perché dall’assemblea popolare / che in città si faceva frequente / la gente era decisa a non mollare /e di lottare in modo intelligente / tutta quanta la popolazione / contro quell’invasore prepotente: / respingere ogni provocazione, / bloccare con le masse le strade, / impedire l’esercitazione/ dei tiri alle forze armate, / che calpestare volevan le perle / delle terre comuni non murate / dall’editto delle chiudende. / I soldati che cercan d’uscire / la gente li respinge nelle tende / finchè han deciso di partire, / unita e forte la gente orgolese / la lotta era disposta a continuare. / E quando l’han raggiunta l’intesa / i delegati dall’assemblea, / a Roma, nel ministero della Difesa, / i combattenti del paese mio, / figli della Barbagia di Ollolai, / sembravano i soldati di Corea… / E una lotta di popolo così, / dicevan i vecchi dai capelli canuti / che in vita loro non l’han mai vista. / Tutti i progressisti isolani / solidali, con tanta simpatia / Orgosolo applaudono / e dicono: questa si che è Balentìa.)” </p>
<p>I versi di Peppino Marotto sono stati ripresi da G. Pintore, Sardegna, Regione o colonia?, Mazzotta editore, Milano, 1974, pagg. 154-157).</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/30/canto-sun-torrados-sos-pastores/">Canto sun torrados sos pastores</a></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_41181" class="footnote"> il 29 dicembre 2007, è stato assassinato con sei colpi di pistola a Orgosolo in pieno giorno, PEPPINO MAROTTO, poeta, cantore degli ideali di giustizia e libertà, sindacalista della CGIL</li></ol><p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Richard Hamilton [1922 - 2011]</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/11/27/richard-hamilton-1922-2011/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/11/27/richard-hamilton-1922-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 10:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsola puecher</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Just what is it that makes today's homes so different so appealing?]]></category>
		<category><![CDATA[Lollipop]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[pop art]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Hamilton]]></category>
		<category><![CDATA[The Chordettes]]></category>
		<category><![CDATA[verticalismi&trasversalismi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p align="center"></p>
<p align="center"><a onclick="window.open(this.href, 'popupwindow', 'width=898,height=957,scrollbars,resizable'); return false;" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/big-hamilton.jpg" target="_blank" rel="nofollow"></a></p>
<p align="center">⇨ <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Just_what_is_it_that_makes_today%27s_homes_so_different,_so_appealing%3F" target="_blank"><strong>Just what is it that makes today&#8217;s homes so different, so appealing?</strong></a><br />
[1956 <em>collage con immagini e pubblicit&#224; di riviste popolari dell'epoca</em>]</p>
<p>Un culturista muscoloso brandisce provocatoriamente un lecca lecca <strong>Tootsie Pop</strong> verso una ragazza molto ben fornita di attributi con cappello a paralume in testa.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/27/richard-hamilton-1922-2011/">Richard Hamilton [1922 - 2011]</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/3hamilton.jpg" width="366" height="390" style="border:2px solid #7F7F7F;"/></p>
<p align="center"><a onclick="window.open(this.href, 'popupwindow', 'width=898,height=957,scrollbars,resizable'); return false;" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/big-hamilton.jpg" target="_blank" rel="nofollow"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/zoom.png"/></a></p>
<p align="center">⇨ <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Just_what_is_it_that_makes_today%27s_homes_so_different,_so_appealing%3F" target="_blank"><span style="font-size:8pt; font-family: Lucida Sans;"><strong>Just what is it that makes today&#8217;s homes so different, so appealing?</strong></span></a><br />
<span style="font-size:8pt; font-family: Lucida Sans;">[1956 <em>collage con immagini e pubblicit&agrave; di riviste popolari dell'epoca</em>]</span></p>
<p><span style="font-size:10pt; font-family: Lucida Sans;">Un culturista muscoloso brandisce provocatoriamente un lecca lecca <strong>Tootsie Pop</strong> verso una ragazza molto ben fornita di attributi con cappello a paralume in testa. <span id="more-40857"></span>Intorno quei prodotti in voga che <em>renderebbero</em> [ e continuano implacabili fino a oggi a rendere] <em>le case moderne cos&igrave; differenti e cos&igrave; affascinanti</em>, come l&#8217;aspirapolvere <strong>Hoover &#8220;Constellation&#8221;</strong> a palla, il prosciutto in scatola <strong>HAM</strong>, la televisione <strong>Stromberg-Carlson</strong> e il magnetofono a nastro<strong> Boosey &amp; Hawkes <span class="external text">&#8220;Reporter&#8221;</span></strong>.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt; font-family: Lucida Sans;">Il collage fu creato da ⇨ <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Richard_Hamilton_%28artist%29" target="_blank"><strong>Richard Hamilton</strong></a> per il catalogo della mostra ⇨ <strong><em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/This_Is_Tomorrow" title="This Is Tomorrow">This Is Tomorrow</a></em></strong> a Londra nel 1956.</span></p>
<p align="center"><iframe height="550" src="http://www.britishpathe.com/record.php?id=625" width="450"></iframe></p>
<p>&nbsp;<br />
<span style="font-size:10pt; font-family: Lucida Sans;">E&#8217; considerata la prima opera della <strong>Pop Art</strong>, così definita da <strong>Hamilton</strong> in una lettera del 1957 a Alison e Peter Smithson:</span><br />
&nbsp;</p>
<p align="center"><img height="440" src="http://30.media.tumblr.com/tumblr_lrnokgcA9h1qa6c21o1_500.png" width="440" style="border:2px solid #7F7F7F;"/></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-size:10pt; font-family: Lucida Sans;"><strong>Pop Art is:<br /></strong><strong> Popular (designed for a mass audience)</strong><br /><strong> Transient (short term solution)</strong><br /><strong> Expendable (easily forgotten)</strong><br /><strong>Low Cost<br />Mass Produced</strong><br /><strong> Young (aimed at Youth)</strong><br /><strong>Witty</strong><br /><strong>Sexy</strong><br /><strong> Gimmicky</strong><br /><strong> Glamorous</strong><br /><strong> and Big Business</strong></span></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><iframe frameborder="0" height="360" src="http://www.youtube.com/embed/xRRdKo18gb0?rel=0" width="450"></iframe><br />
&nbsp;<br />
⇨ <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Chordettes" target="_blank"><span style="font-size:10pt; font-family: Lucida Sans;"><strong>The Chordettes <em>Lollipop</em> [1958]</strong></span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-size:10pt; font-family: Lucida Sans;"><strong>Lollipop lollipop<br />
Oh lolli lolli lolli<br />
Lollipop lollipop&#8230;..<br />
&nbsp;<br />
Call my baby lollipop<br />
Tell you why<br />
His kiss is sweeter than an apple pie<br />
And when he does his shaky rockin&#8217; dance<br />
Man, I haven&#8217;t got a chance<br />
&nbsp;<br />
I call him<br />
Lollipop lollipop<br />
Oh lolli lolli lolli<br />
Lollipop lollipop&#8230;..<br />
&nbsp;<br />
Sweeter than candy on a stick<br />
Huckleberry, chimry or lime<br />
If you had a choice<br />
He&#8217;d be your pick<br />
But lollipop is mine<br />
&nbsp;<br />
Lollipop lollipop<br />
Oh lolli lolli lolli<br />
Lollipop lollipop&#8230;..<br />
&nbsp;<br />
Crazy way he thrills me<br />
Tell you why<br />
Just like a lightning from the sky<br />
He loves to kiss me till I can&#8217;t see straight<br />
GEE, MY LOLLIPOP IS GREAT<br />
&nbsp;<br />
I call him<br />
Lollipop lollipop<br />
Oh lolli lolli lolli<br />
Lollipop lollipop&#8230;</strong></span></p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/27/richard-hamilton-1922-2011/">Richard Hamilton [1922 - 2011]</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sirenade &#8211; Vinicio Capossela</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/11/19/sirenade-vinicio-capossela/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/11/19/sirenade-vinicio-capossela/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 07:14:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[Arturo De Vivo]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Castellani]]></category>
		<category><![CDATA[Marinai]]></category>
		<category><![CDATA[profeti e balene]]></category>
		<category><![CDATA[Vinicio Capossela]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/la_serenata_cm_70x80.jpg"></a><br />
di<br />
<strong>Gigi Spina</strong><br />
Oggi che una lectio magistralis e magari una laurea honoris causa non si negano a nessuno, quello previsto con Vinicio Capossela era più modestamente un “incontro con gli studenti”, a Napoli, nell’aula magna della Facoltà di Lettere della Federico II, a cavallo fra le due serate del suo affascinante spettacolo Marinai, profeti e balene.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/19/sirenade-vinicio-capossela/">Sirenade &#8211; Vinicio Capossela</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/la_serenata_cm_70x80.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/la_serenata_cm_70x80-258x300.jpg" alt="" title="la_serenata_cm_70x80" width="258" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-40782" /></a><br />
di<br />
<strong>Gigi Spina</strong><br />
Oggi che una lectio magistralis e magari una laurea honoris causa non si negano a nessuno, quello previsto con Vinicio Capossela era più modestamente un “incontro con gli studenti”, a Napoli, nell’aula magna della Facoltà di Lettere della Federico II, a cavallo fra le due serate del suo affascinante spettacolo Marinai, profeti e balene. Magari se si chiede a qualcuno/a degli oltre duecento studenti (e non solo) seduti su ogni superficie disponibile e assiepati fuori, con vista sul meraviglioso chiostro dell’ex Manifattura Tabacchi (ancorché punteggiato da striscioni e impalcature), vi diranno che una lezione dovrebbe essere così, un dialogo intrecciato fra testo e vita, tra passato mitico e presente faticoso e, a voler essere sanamente retorici fino in fondo, fra filologia e anima.<br />
E dunque ecco Vinicio, che il preside della Facoltà, Arturo De Vivo, accoglie con un aneddoto prefigurante. Anni fa qualcuno aveva prenotato anche tal Vinicio Capossela sul foglio di prenotazioni dell’esame di Letteratura latina &#8211; era un trucco ricorrente, almeno ai tempi delle prenotazioni cartacee e generalmente autografe, scrivere nomi più o meno famosi per testare la lucidità del docente; ora la prenotazione per via elettronica ha mortificato questa vena irridente. Arturo, appassionato di musica e letteratura oltre che latinista, aveva affermato che se ci fosse stato davvero Capossela avrebbe sospeso subito la seduta di esame per accoglierlo; anzi, aveva aggiunto, se fosse stato preside lo avrebbe invitato subito a parlare in facoltà. Il fato, dunque, si è compiuto. Vinicio, accolto da un’ovazione (per fortuna senza standing), è ora seduto al tavolo della presidenza, con Arturo e Gigi Spina (che ora tenta di raccontare fidando nella memoria).<br />
<span id="more-40781"></span><br />
Gigi ha scritto un fortunato libro sulle sirene, con Maurizio Bettini (Einaudi, 2007), e per questo è stato contattato da Marco Castellani per organizzare l’incontro (e Nazione Indiana non è estranea ai misteriosi percorsi del fato).<br />
I due professori non riescono a uscire del tutto dal proprio ruolo: Gigi chiede a Vinicio l’origine del suo nome, visto che ne circolano due versioni, una legata al console Marco Vinicio di Quo Vadis, l’altra che richiama un fisarmonicista degli anni Sessanta. </p>
<p><iframe width="320" height="247" src="http://www.youtube.com/embed/4T9PExKmBsY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Arturo, invece, fa un’analisi serrata del testo de La lancia del Pelide, uno dei pezzi dell’ultimo doppio CD che dà anche il nome allo spettacolo, rintracciandovi il mito di Telefo &#8211; ferito e guarito dalla stessa lancia -, impreziosito da una modalità elegiaca di tipo ovidiano. Vinicio, per nulla intimorito – sul nome, dice, si sente ben preparato -, ricorda il padre, Vito, figura epica ed etica dell’Irpinia emigrante, cultore sia del film (anche se il personaggio era un po’ mediocre, Vinicio avrebbe preferito Ursus) che del fisarmonicista (il cui nome, però, era falso), e incanta gli ascoltatori con ricordi e aneddoti di una memoria che conserva le radici e tenta di rinnovare un passato che ovviamente non può ritornare. Poi, con competenza e leggerezza, elenca le fonti del suo testo, molto più varie e intrecciate del canonico Ur-text classico.</p>
<p>Superato più che positivamente il test d’ingresso, ora Vinicio si dà, con generosità e sincerità, con la naturalezza di chi parla solo dopo aver riflettuto e capito il fondo delle numerose domande; si dà al suo pubblico che gli vuole bene proprio perché è fatto così, personaggio e uomo, sicuro quel che basta per capire e rivelare le proprie incertezze, sempre dentro a un mondo dal quale non può volgere lo sguardo, ma dalle cui bassezze si può dissociare, capace di parole e di suoni, di ritmi e armonie dolcissime, senza che le dissonanze sempre possibili scoraggino.  A chi gli chiede come si può avere successo, risponde che bisogna aver pazienza e partire dalla volontà di far conoscere, diffondere le proprie idee/composizioni anche in piccole cerchie ma solide, durature. Altre vie, che pure ci sono, bruciano nella rapidità. E comunque Vinicio non è mai asseverativo, censorio. Ciascuno scelga in base alle proprie convinzioni e attitudini, a quello che vuole essere, perfino a quel che vuole apparire, ma con la capacità di reggerne gli effetti.</p>
<p>Ma siamo in una facoltà di lettere e Vinicio è innanzitutto un intellettuale ‘militante’, nel senso che mette la sua cultura (libri, idee, musica) a disposizione degli altri in un confronto serio e senza spocchia. Il rapporto col mito, con l’epica, più con l’Odissea che con l’Iliade, col racconto della Bibbia, fa parte del suo modo di vivere in questa realtà senza perdere i richiami alti del passato, cercando di affermare la bellezza contro il dilagare della bruttezza. Anche i riferimenti all’attualità politica sono esenti dal compiacimento di una satira scontata. Ho l’impressione che Vinicio voglia far trionfare la bellezza anche parlando il meno possibile del brutto. E quando una militante di un collettivo gli propone di firmare un appello contro un raduno nazifascista, Vinicio preferisce capire meglio, leggere, analizzare piuttosto che dare una facile e scontata risposta. E dopo aver letto e firmato non può fare a meno di inquadrare un conflitto forse inevitabile in un discorso sulla natura umana, sulla continua mediazione che ciascuno deve fare fra pensiero alto e limiti dei quali bisogna avere consapevolezza.</p>
<p>E poi ritorna ai libri, ai suoi libri, alle letture competenti sull’epica (Privitera, Boitani), a Ceronetti traduttore della Bibbia, a Melville e allo spettro della balena bianca, al mare, questo luogo non-luogo spettatore di partenze e ritorni, alla nostalgia, di cui conosce non solo letterariamente cause ed effetti, al mito e alle sirene, del cui canto, nella città di Partenope, dà una lettura approfondita e acuta (lasciatelo dire a un ‘sirenologo’), che affida all’ultimo testo del suo doppio CD/spettacolo. Il canto delle sirene affascina perché è il canto che parla di chi l’ascolta, della sua identità profonda, e chi non vorrebbe avere certezza sul proprio essere, chi non vorrebbe fermare il flusso del tempo per restare in una incessante fissità? Ecco perché il canto delle sirene affascina e uccide, perché ferma il divenire che è l’unica possibilità di sopravvivenza dell’uomo con i suoi limiti di uomo. E sul canto delle sirene – e sulla necessità di staccarsene, a un certo punto – si chiude l’incontro che forse tutti avremmo voluto durasse all’infinito, pericolosamente.</p>
<p>Ma prima di concludere, una precisazione. Non so se ho riportato fedelmente le parole  e i pensieri di Vinicio; d’altra parte questa non è un’intervista né un resoconto concordato, è solo una risposta, del tutto personale &#8211; affidata, lo ripeto, alla memoria –, una risposta alla speranza di Vinicio (dovrei dire auspicio, ma che ci posso fare se fa rima con Vinicio? Benedetto Quo Vadis e anche il fisarmonicista), che ciascuno andasse via dopo l’incontro riportando qualcosa di nuovo, idee da meditare, da far circolare. E poi, sto scrivendo questo pezzo sul treno che mi riporta a Bologna dopo una giornata magica a Napoli &#8211; in cui ho rivisto la mia (ex)Facoltà viva come dovrebbe continuare a essere ogni giorno –, ascoltando con le cuffie <em>L’indispensabile</em> e <em>Ovunque proteggi</em>. Il dialogo continua anche così.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/19/sirenade-vinicio-capossela/">Sirenade &#8211; Vinicio Capossela</a></p>
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		<title>Italie Unite d&#8217;America &#8211; Francesco Durante</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 08:56:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Moysikh!]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/italoamericano.jpg"></a><strong>Intervista a Francesco Durante</strong><br />
su &#8220;Italoamericana&#8221;<br />
dal 15 al 20 novembre al <a href="http://www.teatrostabiletorino.it/?action=season&#038;filter=gobetti">Teatro Gobetti di Torino</a><br />
a cura di<br />
<strong>effeffe</strong></p>
<p>Tra il Teatro Baretti e il Gobetti c&#8217;è un corso di mezzo. Dal cuore di San Salvario alla gigantesca Meridiana della Mole Antonelliana ci vuol poco, a piedi ed è difficile perdersi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/14/italie-unite-damerica-francesco-durante/">Italie Unite d&#8217;America &#8211; Francesco Durante</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/italoamericano.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/italoamericano-200x300.jpg" alt="" title="italoamericano" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-40723" /></a><strong>Intervista a Francesco Durante</strong><br />
su &#8220;Italoamericana&#8221;<br />
dal 15 al 20 novembre al <a href="http://www.teatrostabiletorino.it/?action=season&#038;filter=gobetti">Teatro Gobetti di Torino</a><br />
a cura di<br />
<strong>effeffe</strong></p>
<p>Tra il Teatro Baretti e il Gobetti c&#8217;è un corso di mezzo. Dal cuore di San Salvario alla gigantesca Meridiana della Mole Antonelliana ci vuol poco, a piedi ed è difficile perdersi. Quando Venerdì sono capitato nel piccolo Teatro di quartiere alle spalle di Porta Nuova, sui titoli di coda de  «La notte della tampa lirica», tutto mi immaginavo tranne di incontrare, tra bottiglie di vino e pianoforti a coda sul palco, in una esplosione di ugole e cori verdiani, Francesco Durante. Che appena mi vede, la prima cosa che mi chiede è se l&#8217;ho sentito cantare. No, ma mi sarebbe piaciuto. Una volta fuori, in compagnia dell&#8217;immancabile sigaretta, il romanziere mi spara nell&#8217;ordine tre grandi verità: la prima è che ama Torino, la seconda che se potesse ci verrebbe a vivere e la terza che martedì 15 novembre al Gobetti ci sarà la prima nazionale di Italoamericana, regia di Davide Livermore. Per entrare nel merito della terza &#8220;verità&#8221; e comunicarla su Nazione Indiana, ci diamo appuntamento l&#8217;indomani, al Gobetti questa volta, al momento dell&#8217;aperitivo. Si cammina di piazza in piazza obbedendo alle silenziose geometrie del centro e si parla, dello spettacolo. Ci accompagna nella passeggiata l&#8217;eccellente Tony Laudadio interprete in scena con Salvatore Sax Nicosia.<br />
<span id="more-40693"></span><br />
Lo spettacolo, intanto (come da comunicato):<br />
<em>In collaborazione con il Teatro Stabile, dal 15 al 20 novembre  al Gobetti la «prima» di «Italoamericana» di Francesco Durante. Tratta dal suo omonimo libro: «Duemila pagine sulla letteratura e le pubblicazioni dei migranti nelle Little Italy d’America dal 1876 al 1943».</em> Lo spettacolo si concentra particolarmente sugli scritti di Bernardino Ciambelli, forse il maggiore scrittore italoamericano, originario di Lucca, &#8220;l&#8217;Omero di Mulberry Street&#8221; e autore di decine di grandi feuilleton con titoli come <em>I misteri di Mulberry Street </em> (una celebre strada di Little Italy) o <em>La trovatella di Bleeker Street</em>, in appendice ai quotidiani italoamericani, o nella forma del dime novel, cioé a fascicoli settimanali da dieci centesimi l&#8217;uno. Le sue narrazioni sono una presa diretta su quello che stava accadendo  negli animi dei migranti italiani e sui profondi mutamenti delle città del Nuovo Continente in cui masse considerevoli di culture e di persone si stavano riversando.<br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/cop.aspx_.jpeg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/cop.aspx_.jpeg" alt="" title="cop.aspx" width="170" height="271" class="alignright size-full wp-image-40725" /></a><br />
In una intervista uscita al momento della pubblicazione del secondo volume dell&#8217;Italoamericana alla domanda,<br />
<em><a href="http://www.caffeeuropa.it/attualita02/139italiani-durante.html">Perché scrivere un libro come questo</a>?</em> Francesco Durante aveva risposto:</p>
<p><em>Perché non c&#8217;era, prima di tutto, ed era immorale che non ci fosse. Italoamericana copre un aspetto nascosto della nostra storia, un aspetto del quale ci si ricorda poco, tanto che mi piacerebbe che il mio saggio venisse adottato nelle scuole. Dal molo dell&#8217;Immacolatella Vecchia a Napoli si sono imbarcati almeno quattro milioni di italiani per trasferirsi all&#8217;estero, eppure su quel porto non c&#8217;è una sola targa che ricordi questo esodo, che secondo me è il più grande avvenimento della storia dell&#8217;Italia unita. Non c&#8217;è stato nulla di altrettanto colossale quanto l&#8217;emigrazione. Eppure l&#8217;abbiamo totalmente rimossa, quando invece dovrebbe ritornarci in mente proprio adesso che da paese emigrante siamo diventati paese di accoglienza.<br />
</em><br />
Gli dico che mi ha colpito molto quell&#8217;<em>immorale</em>, ovvero una prospettiva etica da cui guardare alla creazione letteraria. Poi prendendo spunto da quanto letto nel comunicato gli chiedo se sia un caso il fatto che la mise en scène sia stata affidata a Davide Livermore, regista operistico.<br />
<em>&#8220;Lo sai, oltre ad essere un regista affermato è anche cantante lirico, e comunque la persona giusta per cogliere la polifonia del racconto di Bernardino Ciambelli, comporre le parti recitate insieme a quelle cantate, giocate in scena. Ci saranno infatti molte citazioni da questo punto di vista, soprattutto della monodia folklorica, dell’Opera e della canzone italiana, con un riferimento preciso alle macchiette italoamericane di Edoardo Migliaccio e Giovanni De Rosalia; dei drammi di Riccardo Cordiferro; vedi, per pensare a quegli anni non si può prescindere dalla mimica accentuata, dalla comunicazione sottolineata dai gesti, un po&#8217; come per il cinema muto e allora come non ricordare il più celebre degli italoamericani dell&#8217;epoca, Rodolfo Valentino. Gli attori canteranno storie, le vivranno con una recitazione &#8220;cruda, violenta, diretta, dialettale, popolare. Lo spettacolo poi si avvale delle nuove tecnologie, realizzando dei corto circuiti narrativi tra presenze reali,in scena e fantasmatiche, evocate, virtuali grazie alla sperimentazione del video designer Paolo Gep Cucco.</em><br />
Francesco Durante mi conferma l&#8217;esistenza di un epilogo poetico, ovvero l&#8217; <em>Orazione sulla morte più recente di Cristoforo Colombo,</em> performance poetica di Robert Viscusi, poeta italoamericano in cui si racconta la storia della perpetua rinascita di Cristoforo Colombo.<br />
&#8221; <em>L&#8217;attacco è esilarante! Il poeta che si sente chiamare all&#8217;improvviso da una voce che non capisce bene da dove gli arrivi. Ecco che lo sguardo cade sul posacenere, e la voce si avvera essere quella di Cristoforo Colombo. Al che lui sbotta dicendo &#8220;e tu che ci fai lì?</em>&#8221;<br />
Mentre ci salutiamo mi dice:<br />
<em>Scrivi: comico e struggente!</em> mi raccomando. E io gli credo.</p>
<p><strong>TEATRO GOBETTI</strong><br />
d<em>al 15/11/2011 al 20/11/2011</em><br />
di <strong>Francesco Durante </strong><br />
drammaturgia <strong>Francesco Durante e Davide Livermore </strong><br />
con<strong> Salvatore Sax Nicosia e Toni Laudadio </strong><br />
In video: <strong>Sara Alzetta </strong><br />
e gli allievi della Scuola del Teatro Stabile di Torino: Annamaria Troisi, Mauro Bernardi, Giorgia Cipolla, Leonardo Lidi, Francesca Maria, Christian Mariotti La Rosa, Alba Porto, Matteo Prosperi, Rocco Rizzo, Alice Spisa, Jacopo Squizzato, Giacomo Troianiello<br />
e le attrici di Almateatro: Enza Levatè, Elena Ruzza<br />
pianoforte Diego Mingolla<br />
regia Davide Livermore<br />
suono Andrea Chenna<br />
video designer Paolo Gep Cucco<br />
costumi Clara Mennonna<br />
luci e direzione tecnica Alberto Giolitti<br />
regista collaboratore Gabriella Bordin<br />
Associazione Baretti, Alma Teatro, D-wok<br />
in collaborazione con la <strong>Fondazione del Teatro Stabile di Torino</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/14/italie-unite-damerica-francesco-durante/">Italie Unite d&#8217;America &#8211; Francesco Durante</a></p>
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		<title>pop muzik (everybody talk about) #13</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 07:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>El Cebo / Aavikko. 1997</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/10/21/pop-muzik-everybody-talk-about-13/">pop muzik (everybody talk about) #13</a></p>
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<p>El Cebo / Aavikko. 1997</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/10/21/pop-muzik-everybody-talk-about-13/">pop muzik (everybody talk about) #13</a></p>
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		<title>pop muzik (everybody talk about) #12</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 06:17:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
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<p>Gennaio / Diaframma. 1989</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="Gennaio / Diaframma. 1989" src="http://www.youtube.com/embed/TIqnCwLgdcE" frameborder="0" width="425" height="344"></iframe></p>
<p>Gennaio / Diaframma. 1989</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/10/01/pop-muzik-everybody-talk-about-12/">pop muzik (everybody talk about) #12</a></p>
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		<title>Note, a pie&#8217; di pagina</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 06:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
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<p>di <strong>Gianluca Veltri</strong></p>
<p>Mariano Deidda, che canta poemi d’altri – Pessoa, Deledda, Pavese –, ama pensare che i grandi poeti abbiano scritto quei versi proprio perché lui li cantasse, né più né meno di come Mogol creava strofe per Battisti.<br />
Senza dover ricorrere a Deidda, fautore di un’intrinseca <em>necessità letteraria </em>nella musica leggera (e che peraltro appartiene a un’altra leva), è forte l’impressione che i cantautori delle ultime generazioni si nutrano di suggestioni poetiche e cinematografiche in maniera più netta, o forse più evidente, rispetto ai fratelli maggiori.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/09/20/note-a-pie-di-pagina/">Note, a pie&#8217; di pagina</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/09/ppp.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/09/ppp.jpg" alt="" title="ppp" width="425" height="112" class="alignnone size-full wp-image-40128" /></a></p>
<p>di <strong>Gianluca Veltri</strong></p>
<p>Mariano Deidda, che canta poemi d’altri – Pessoa, Deledda, Pavese –, ama pensare che i grandi poeti abbiano scritto quei versi proprio perché lui li cantasse, né più né meno di come Mogol creava strofe per Battisti.<br />
Senza dover ricorrere a Deidda, fautore di un’intrinseca <em>necessità letteraria </em>nella musica leggera (e che peraltro appartiene a un’altra leva), è forte l’impressione che i cantautori delle ultime generazioni si nutrano di suggestioni poetiche e cinematografiche in maniera più netta, o forse più evidente, rispetto ai fratelli maggiori. Sarà la ricerca di una patente, o un plus di credibilità. Certo, prima c’era De André che metteva su disco l’<em>Antologia di Spoon River</em> o i vangeli apocrifi. Ci sono De Gregori, Fossati, Conte e Guccini, le cui canzoni sono sempre grondanti di travasi letterari. Ma il crossover tra la musica e la letteratura, il cinema, il teatro, sembra essere una delle cifre del cantautorato – <em>indie </em>o meno – anni Zero. <span id="more-40127"></span><br />
Prendete Pasolini. Entra e esce continuamente. Il feticcio dei suoi “occhiali neri” – o dei suoi “occhiali scuri” – è citato in due canzoni recenti di giovani cantautori, <em>Cercasi anima</em> di Francesco Di Martino e <em>Anidride carbonica</em> di Vasco Brondi. Nomination immancabile nel canzoniere dei Baustelle, tra i capostipiti di certe tendenze citazioniste della <em>nueva canción italiana</em> (da ultime, la scomparsa delle rane, la “gioia corsara”…), PPP è un idolo di cartone per i Tre Allegri Ragazzi Morti, che hanno realizzato un DVD dallo spettacolo-film <em>Pasolini, l’incontro</em>, dopo anni di date in giro per l’Italia. L’opera dei TARM è un documento fondativo per il percorso che stiamo esplorando: le parole del poeta di Casarsa vengono macchiate, deformate, cancellate, in una simbosi musical-letteraria inestricabile. La poesia, che non è merce, non deperisce, e risorge; oppure continua a scorrere come un fiume che non si essicca mai. Dice il disegnatore, cantante e chitarrista dei Tre Allegri Ragazzi Morti, Davide Toffolo, che ha realizzato anche i disegni dello spettacolo: «Pasolini è praticamente diventato uno del gruppo». Toffolo tratteggia e scrive, tenendo unito il filo narrativo. E scrive frasi pasoliniane, come “I maestri sono fatti per essere mangiati”.<br />
L’autore degli <em>Scritti corsari</em> è un chiodo fisso anche per Alessandro Raina degli Amor Fou, che riflette: «Pasolini era destinato suo malgrado a diventare un’icona, e quasi sempre, quando qualcuno diventa un’icona non fa in tempo a essere veramente capito che già si ritrova sotto forma di santino nelle macchine o sulle magliette che indossiamo». Raina non è tenero con il “<em>brand </em>Pasolini”: «In un’Italia povera di outsider Pasolini non poteva che diventare un adesivo multiuso, qualcosa che, per larga parte di chi è o si ritiene un intellettuale, non si discosta molto da ciò che rappresenta Padre Pio per la componente più popolare dei fedeli». Pasolini è stato anche un grande regista, e questo è un altro link forte: proprio gli Amor Fou hanno realizzato il videoclip del brano <em>Dolmen </em>utilizzando le immagini di <em>Milano Nera</em>, misterioso film di culto risalente ai primi anni Sessanta con la sceneggiatura di Pierpaolo Pasolini.<br />
Il cinema italiano è una fonte di ispirazione inesauribile. La musica è una colonna sonora immaginaria di un film sull’Italia dell’ultimo mezzo secolo. Il cinema entra nella musica e viceversa, in uno scambio di linfa. <em>Cocaina di domenica</em>, per restare agli Amor Fou, era il titolo del primo episodio (regia di Franco Rossi) di <em>Controsesso</em>, film del ’64. <em>Hermann</em>, l’ultimo album di Paolo Benvegnù, viene presentato dal suo autore come colonna sonora di un omonimo film, che però non è stato mai girato. Nessuna sorpresa, per un artista il cui album di debutto si intitolava già Piccoli fragilissimi film. I tredici brani di <em>Hermann </em>sono scritti e diretti come altrettanti ciak cinematografici, pronti per una fruizione visiva. Benvegnù ha messo insieme un mosaico di suggestioni letterarie (Melville, Sartre). Elemento fondante di un reticolato di rimandi e ammiccamenti, allusioni e link, il gioco della citazione letterario-cinematica è il tassello di una memoria condivisa. Un musicista post-moderno e colto come Rodolfo Montuoro non teme di mettere in musica l’incantamento provenzale di un sonetto dantesco, vestendo di suoni dark e post-rock <em>Guido i&#8217; vorrei che tu e Lapo e io</em>. E un cantautore pienamente immerso in una temperie pop come Dario Brunori confessa che tutto il suo secondo album <em>Poveri Cristi</em> è nato come una serie di corti, influenzato dal cinema neorealista, dai film di Germi, De Sica, Pasolini (ahi). I personaggi delle sue canzoni sono antieroi che sembrano uscire da uno schermo in b/n, come il protagonista di <em>La rosa purpurea del Cairo</em>. Secondo Diego Palazzo degli Egokid, «il citazionismo è un elemento fondante della composizione pop, al punto che non esiste pop music se non c&#8217;è citazionismo». Non la pensa allo stesso modo Alessandro Raina: «Non c’è mai stato citazionismo, almeno non volontario, nelle canzoni degli Amor Fou. Non è detto che citare sia il compito di chi fa musica; noi avevamo bisogno di confrontarci e citare certe cose per trovare una nostra identità e, probabilmente, arrivare a camminare sulle nostre gambe sentendoci meno dipendenti da un certo background».<br />
I cantautori di una volta diventavano a loro volta poeti, i letterati del domani, conquistando le pagine dei sussidiari scolastici. Entravano nella cultura ufficiale. Ma anche oggi alcuni autori sono un punto d’incontro potente di musica e arte letteraria, e forse, chissà, li leggeremo sui libri di testo del domani. Pensiamo a Pierpaolo Capovilla e Emidio Clementi.<br />
Trascinare il poeta «negli abissi della contemporaneità in cui persistono le nostre vite»: per Pierpaolo Capovilla del Teatro degli orrori la scelta letteraria è una avocazione dettata dalla credibilità. Capovilla ha scelto per la sua band un nome ispirato al “teatro delle crudeltà” di Antonin Artaud, parafrasandolo e non assumendolo in toto per una forma di rispetto verso l’originale. Il secondo album del gruppo si intitola come un capolavoro della letteratura del Novecento,<em> A sangue freddo </em>di Truman Capote. Il vate che sta dietro Capovilla è Vladimir Majakovsij, il poeta russo dal quale il leader del Teatro degli orrori ha tratto lo spettacolo teatrale <em>Eresia</em>. «Grazie a Majakovsij disveleremo gli antri bui della nostra epoca», scrive Capovilla nel libretto del DVD, «perché Majakovskji combatte anche oggi, nei nostri cuori e nelle nostre coscienze, le assurdità di ogni giorno». Portavoce di un bisogno di giustizia e essenzialità, verità e neo-fratellanza, l’omelia majakovskiana diventa in mano a Capovilla un’arma: odio salvifico per maledire milionari sudici, ladri e faccendieri. Il caso di crossover letterario e etico che ha per protagonista Capovilla è esemplare: si veicola il prestigio e la forza di un autore, un letterato del passato, per inviare un messaggio di semplicità e chirurgica esattezza, di affidabilità. La propria serietà innesca il corto circuito, facendo il resto. Capovilla è esemplare anche perché dà conto di un doppio canale sempre più frequentato, quello del frontman rock fortemente letterarizzato, ossia autore di opere <em>esplicitamente </em>letterarie. Emidio Clementi dei Massimo Volume è di questa tendenza la massima espressione, probabilmente. I suoi Massimo Volume sono la <em>Casa delle Culture</em> dell’art-noise italiano, le stanze dello <em>spoken word</em> del fine dicitore Clementi. Dopo dieci anni di silenzio, il gruppo è tornato a incidere dischi. Clementi ha pubblicato in poco più di dieci anni ben sei libri; nelle canzoni il suo ruolo non sembra tanto diverso da quello dello scrittore. Solo che con i Massimo Volume le sue parole abitano non dentro le pagine scritte, bensì dentro i suoni <em>ambient </em>creati dal gruppo. Per i MV la credibilità e il carisma sono insiti, la letterarietà è acquisita nel marchio di fabbrica, ma ciò non ha loro impedito di intitolare il pezzo iniziale del loro ultimo lavoro con il nome di uno scrittore, <em>Robert Lowell</em>. Con Pierpaolo Capovilla e Emidio Clementi siamo un poco più distanti dal pop, e più prossimi a territori <em>art</em>, teatralizzanti, iper-letterari. Capovilla, Clementi, Toffolo, Bianconi. Ma anche Cristiano Godano, Cristina Donà, Manuel Agnelli, Giovanni Lindo Ferretti. Musicisti che scrivono libri. L’indie-rock italiano è un bagno di note e pagine, nel quale sembra inevitabile sovrapporre i piani, aggrovigliare le urgenze e le suggestioni.  </p>
<p>[<em>Pubblicato su</em> Mucchio selvaggio <em>n. 686, Settembre 2011</em>]</p>
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		<title>Simon Reynolds: da Blissed out a Bring the noise a Retromania</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 13:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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<p><strong><em>Simon Reynolds sarà ospite alla quarta edizione del Festival <strong>&#8220;Arca Puccini&#8221;</strong>, a Pistoia il 17 e 18 settembre. Tutto il programma è consultabile <a href="http://www.nevrosi.org/arcapuccini/"><strong>qui</strong></a> .</em></strong></p>
<p>di <strong>Simone Caputo</strong></p>
<p>Simon Reynolds è uno dei critici musicali più noti e influenti nel mondo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/09/16/simon-reynolds-da-blissed-out-a-bring-the-noise-a-retromania/">Simon Reynolds: da Blissed out a Bring the noise a Retromania</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/09/arca-puccini-caligari-2011-cartolina-fronte.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/09/arca-puccini-caligari-2011-cartolina-fronte-142x300.jpg" alt="" title="arca-puccini-caligari-2011-cartolina-fronte" width="142" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-40109" /></a></p>
<p><strong><em>Simon Reynolds sarà ospite alla quarta edizione del Festival <strong>&#8220;Arca Puccini&#8221;</strong>, a Pistoia il 17 e 18 settembre. Tutto il programma è consultabile <a href="http://www.nevrosi.org/arcapuccini/"><strong>qui</strong></a> .</em></strong></p>
<p>di <strong>Simone Caputo</strong></p>
<p>Simon Reynolds è uno dei critici musicali più noti e influenti nel mondo. Inglese, nato negli anni 60, come tanti giovani aspiranti giornalisti di un tempo inizia a scrivere per una fanzine, Monitor, per poi arrivare qualche anno più tardi alle pagine di una celebre rivista degli anni 80, Melody Maker. La sua scrittura intensa, ma sempre chiara e diretta, affronta, nel corso degli anni generi disparati, come dimostrano i libri così diversi tra loro, che pubblica a partire dagli anni 90. Due le caratteristiche comuni a tutti i testi: il continuo tentativo di tenere insieme racconto, analisi e sguardo sulla realtà, e l’ambizione a far emergere dalle parole sulla musica una sostanza teorica. <span id="more-40108"></span><br />
Dopo <em>Blissed out: The Raptures of Rock</em> (da poco ripubblicato come e-book in una versione ampliata, <a href="http://blissedoutbysimonreynolds.blogspot.com/">blissedoutinfohype.blogspot.com</a>) del 1990, racconti e interviste sul rock della fine degli anni 80, miscela di teoria critica e “narrativa del corpo”, in cui registro poetico e polemico convivono, Reynolds pubblica nel 1995, con la moglie Joy Press, <em>The Sex Revolts</em>, in cui il pop di quegli anni, e la mascolinità e femminilità che lo pervadono, è osservato in quanto specchio della più ampia cultura popolare. Da qui in avanti Reynolds si stabilisce negli Stati Uniti: a New York prima, a Los Angeles ultimamente.<br />
Nel 1998 pubblica <em>Energy Flash</em>, primo suo libro che arriva in Italia, grazie a Arcana nel 2000, col titolo <em>Generazione Ballo/Sballo</em>. <em>Energy Flash</em> fotografa con attenzione la produzione dance degli anni 90 spesso snobbata dai critici perché “solo rumore per drogati”: attraverso narrazione e reportage Reynolds ripercorre l’esplosione della 2step e della Uk garage, della breakbeat inglese e della cultura rave tedesca. Con una forte idea teorica alle spalle: la breakbeat inglese, la techno belga, la jungle, deliri sonori lontani dalla techno di Detroit, rudi, fuori controllo, che si mescolano all’ecstasy, pur nel loro deragliare furono la vera novità di quegli anni. Reynolds descrive la forza modulante che le droghe ebbero sulla dance degli anni 90 e quanto il cambiamento delle combinazioni di consumo degli stupefacenti finì con l’essere il motore stesso di creatività musicali: se la velocizzazione estrema dei brani fu il risultato dell’azione energetica provocata dall’esplosione dell’uso delle anfetamine, il ritorno a psichedelie nervose e fratturate fu la conseguenza della paranoia che seguì gli abusi e il sogno utopico delle prime ecstasy. Reynolds concentra inoltre con merito l’attenzione sulle relazioni esistenti tra i fenomeni legati al mondo della dance e le vicende sociali dell’Inghilterra degli anni 90: la cultura rave come luogo di riaffermazione di una collettività di classe, rigetto di forme dominanti di intrattenimento, occasione per la prolificazione di numerose sottoculture, intersezione tra classe e razza, opposizione all’establishment non per forza di sinistra, anzi imprenditorialmente più vicina a modelli tatcheriani.<br />
Quando alla fine degli anni 90 l’energia della la cultura rave sembra esaurirsi, Reynolds inizia a lavorare a <em>Rip It Up and Start Again: Post Punk 1978-1984</em>, che viene poi pubblicato nel 2005. <em>Post-punk</em> (questo il titolo dell’edizione italiana, Isbn, 2006) è un lavoro che nasce dalla percezione della forte influenza che intorno al 2000 il post-punk esercita su dance e indie-rock del momento; ma è anche un lavoro, per certi versi, di autoanalisi, perché Reynolds investiga sugli anni in cui era teenager, iniziava a ascoltare e leggere di musica e si trovò a seguire un fenomeno senza esattamente percepirlo come tale. Secondo Reynolds, mai come negli anni a cavallo del 1980, le pulsioni creative e le spinte verso il nuovo si riverberarono in molteplici direzioni qualitativamente importanti. L’esposizione professionale, accurata e quasi del tutto esaustiva, da sola non basterebbe, come di solito non basta nei libri che si occupano di musica, se Reynolds non accompagnasse al racconto l’analisi delle motivazioni e delle idee che supportarono le varie correnti di espressione del post-punk, se i gruppi descritti non fossero osservati dal punto di vista della collocazione socio-culturale, oltre che valutati per la loro sola musica. Il tutto per esporre una tesi provocatoria quanto seria: il post-punk non fu affatto una prosecuzione del punk, e neppure una sua evoluzione. Il post-punk fu una ripartenza da zero, che dal precedente movimento assunse la voglia di esprimersi senza pudori, ma smitizzandone il valore musicale. Il post-punk non fu un genere: fu uno spazio di possibilità.<br />
Alle parole dance culture, rave, post punk, fanno seguito le parole hip rock e hip pop, col libro <em>Bring the noise</em> del 2007: “Tentare di operare una selezione «rappresentativa» di vent’anni di articoli e svariati milioni di parole era un’impresa immane. Perciò ho fatto un’altra cosa. <em>Hip-hop-rock</em> non è una raccolta dei miei articoli preferiti, né si occupa di tutti i miei artisti preferiti: […] parecchie delle mie pietre miliari sono sfuggite alla rete. Ho invece preferito sviluppare una sorta di storia della musica popolare degli ultimi vent’anni. <em>Hip-hop-rock</em> prende le mosse laddove si chiudeva <em>Post-punk 1978-1984</em>, vale a dire grosso modo quando cominciai a guadagnarmi da vivere come giornalista […]. Passando al setaccio due decenni di interviste, recensioni, servizi speciali e saggi, ho seguito il filo dell’interazione tra musica bianca e musica nera: più specificamente, la relazione ora accidentata ora feconda tra hip rock e hip pop.” <em>Bring the noise</em> (pubblicato in Italia nel 2008 da Isbn, col titolo <em>Hip-hop-rock</em>) si interroga su quanto gli esperimenti “bianco su nero” abbiano costituito il motore del cambiamento nella storia del pop. Un’interazione ricostruita attraverso una raccolta di articoli che è anche una sorta di biografia sonora di Reynolds e una mappatura delle riviste per cui ha scritto: Melody Maker, New Stetesman, Guardian, Observer, i-D, Uncut, The Wire. Un collage non esente da fraintendimenti, come scrive lo stesso autore: “Assai di frequente i bianchi hanno abbracciato la musica black, per poi «fraintenderla» quando si sforzavano di superare la semplice emulazione e produrre qualcosa di originale: non di rado simili «bastardizzazioni» si sono rilevate entusiasmanti, ben più di quando i bianchi sono effettivamente riusciti a imitare i neri con scrupolosa e fedele soggezione. Il «fraintendimento» non si applica solo alla creatività musicale, tuttavia, ma anche ai ruoli dell’ascoltatore e del critico. Nessuno può riflettere seriamente sulla musica pop senza prendere in esame la questione della razza; ed è altrettanto impossibile soffermarsi su queste questioni senza rimanere disorientati. […] Il «fraintendimento» è altresì un aspetto inerente agli scambi interculturali in quanto tali. […] Ma d’altra parte se segnale puro e zero distorsione fossero concepibili, non ci sarebbero attrito né scintille; la confusione è la materia prima, l’humus naturale per la creatività e il cambiamento”. </p>
<p><em><strong>Quale futuro?</strong></em></p>
<p>Oggi è tempo di <em>Retromania</em>, l’ultimo lavoro di Reynolds (ancora una volta Isbn, nella traduzione di Michele Piumini). Nell’articolo di un paio di anni fa, <em>Music in the Noughties</em> (<em>Gli Anni Zero</em>, Isbn, 2009), Reynolds scriveva: “Se gli anni settanta hanno avuto la disco music e il punk, gli anni ottanta l’hip-hop e gli anni novanta il rave e il grunge, qual è stato l’imprescindibile fenomeno musicale che ha dominato il mondo della musica pop negli Anni Zero? (Imbarazzato silenzio)”. Oggi il silenzio trova alcune risposte in Retromania: “l’era pop che viviamo è impazzita per tutto ciò che è retrò e commemorativo, […] nostalgico blocco che impedisce di guardare avanti”. Non c’è nulla di sbagliato nel guardarsi indietro, ma c’è da chiedersi quanto sia un bene per la musica produrre suoni che potrebbero essere stati realizzati venti, trenta o quaranta anni fa, se non ci sia qualcosa di sbagliato nel fatto che siano proprio i giovani a essere nostalgici, quali conseguenze ha un “consumo” eccessivo di passato, quanto super-abbondanza e eccesso di disponibilità derivati dall’era-internet stiano rendendo apatici gli ascoltatori, e artisti di <em>retro</em>guardia i musicisti. Naturalmente, subire l’influenza di chi è venuto prima non significa di per sé, per Reynolds, essere rétro. “Non concordo del tutto con Norman Blake dei Teenage Fanclub – «Qualunque musica <em>non</em> somigli ad altro nella storia del rock è irrimediabilmente <em>terribile</em>» mi ha detto –: ma come si può fare musica senza un punto di partenza? Musicisti, artisti e scrittori imparano quasi sempre il mestiere copiando, almeno all’inizio. Allo stesso modo, essere un tradizionalista musicale non significa necessariamente essere rétro”. Una tradizione che si fonda su una memoria non consapevole si trasforma, però, presto in moda. Certo “la «modizzazione», – precisa ancora Reynolds – non basta a spiegare l’ascesa del rétro”. Le ragioni hanno anche a che fare con i cicli vitali interni dei generi e dei movimenti artistici. “È un processo analogo alla sindrome che gli economisti chiamano «sovraccumulazione» (un surplus di capitale che non trova sbocchi per investimenti redditizi a causa della saturazione del mercato dei consumatori, spingendo i capitalisti a darsi alla speculazione per scongiurare il tracollo). Come l’economia in tempo di boom, più fertile e dinamico è un genere, più si afferma come equivalente musical-culturale della recessione: il rétro. Nella fase iniziale e iperproduttiva, brucia tappe che avrebbero potuto richiedere più tempo, accumulando un’immensa scorta di idee che poi risucchiano le successive ondate di artisti come un buco nero. Ecco spiegato come mai la dance degli anni duemila è rimasta invischiata in uno stallo ricombinante: proprio perché nel decennio precedente si era mossa tanto in fretta e diffusa tanto ampiamente in un lasso di tempo così ridotto. Ma altrettanto potremmo dire della musica pop in generale: gli anni di picco creativo (sessanta, settanta e parte degli ottanta) avevano reso irresistibile la tentazione di essere ri-creativi”. Quel che emerge dalle riflessioni di Reynolds è che la cultura, quindi la musica, in quanto sovrastruttura delle fondamenta economiche, rifletta la natura nebulosa della nostra esistenza, e risenta, per certi versi, del capitalismo accumulatorio, ma recessivo, di questi anni. Scrive Reynolds: “La moda – una macchina per creare capitale culturale e poi, a velocità incredibile, spogliarlo del suo valore e gettare via le scorte – è dappertutto”. La questione più importante, che è anche l’interrogativo che chiude <em>Retromania</em>, “La retromania durerà per sempre oppure si rivelerà una fase storica?”, resta, però, un punto interrogativo. Se come Reynolds, carichi di dubbi, speriamo che questo che abbiamo subito innanzi ancora non sia il futuro, la certezza è che la musica del presente viva una continua accelerazione tutta interna, senza spinte verso l’esterno, in cui tutto e nulla, al contempo, hanno valore e non ce l’hanno, e in cui è più difficile che mai incontrare qualcosa di davvero ignoto, davvero diverso. </p>
<p>*********</p>
<p><em><strong>Per altri approfondimenti, interviste, recensioni dal festival: <a href="http://www.altrevelocita.it/incursioni_edizione-33.html">http://www.altrevelocita.it/incursioni_edizione-33.html</a></strong></em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/09/16/simon-reynolds-da-blissed-out-a-bring-the-noise-a-retromania/">Simon Reynolds: da Blissed out a Bring the noise a Retromania</a></p>
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		<title>BWV 1007</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 22:10:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<title>VISIONI in TRALICE [IV] Cum dederit dilectis suis somnum</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 08:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsola puecher</dc:creator>
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<p align="center">var YMPParams ={autoadvance:false,}<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/cumdederit.mp3"><em>Cum dederit dilectis suis somnum.</em></a><br />
IV. <em>Largo</em> da &#8220;Nisi Dominus&#8221; RV 608<br />
ANTONIO VIVALDI [ 1678 - 1741 ] <br />
&#160;<br />
 di <strong>Orsola Puecher</strong></p>
<blockquote><p>&#160;<br />
<em>Grace si addormentò lungo la strada maestra grazie alla sua sana capacità di allontanare da s&#233; qualunque sgradevolezza.</em></p>&#8230;</blockquote><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/22/visioni-in-tralice-iv-cum-dederit-dilectis-suis-somnum/">VISIONI in TRALICE [IV] <em>Cum dederit dilectis suis somnum</em></a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><center><object width="650" height="1276"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=24607700&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=1&amp;color=ffffff&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=1&amp;loop=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=24607700&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=1&amp;color=ffffff&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=1&amp;loop=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="650" height="276"></embed></object></center></p>
<p align="center"><script type="text/javascript" src="http://mediaplayer.yahoo.com/js"></script><script type="text/javascript">var YMPParams ={autoadvance:false,}</script><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/cumdederit.mp3"><span style="font-size:11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;color: #0066cc"><em>Cum dederit dilectis suis somnum.</em></span></a><br />
<span style="font-size:11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;color: #0066cc">IV. <em>Largo</em> da &#8220;Nisi Dominus&#8221; RV 608<br />
ANTONIO VIVALDI [ 1678 - 1741 ] </span><br />
&nbsp;<br />
 <span style="font-size:10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">di <strong>Orsola Puecher</strong></span></p>
<blockquote><p>&nbsp;<br />
<span style="font-size:11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><em>Grace si addormentò lungo la strada maestra grazie alla sua sana capacità di allontanare da s&eacute; qualunque sgradevolezza. Un Dio generoso l&#8217;aveva benedetta con un raro talento: il potere di guardare avanti e solo avanti.</em></span></p>
<p align="right"><span style="font-size:9pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[ da DOGVILLE  di Lars Von Trier ]</span></p>
</blockquote>
<p align="right"><span style="font-size:11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><em><span id="more-39702"></span></em></span></p>
<p>&nbsp;<br />
<center><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/126.png"/></center><br />
&nbsp;<br />
<span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">La cantata sacra <strong>Nisi Dominus</strong> per contralto e archi in 8 movimenti sul testo del Salmo 126 [127], fu scritta nel 1738, insieme ad altre tre, per l&#8217;Orfanatrofio di Santa Maria della Pietà di Venezia. E&#8217; uno degli ultimi ritrovamenti, nel 2003, di spartiti vivaldiani.  Giaceva, ignorato e attribuito da un copista a Baldassarre Galuppi, nella ⇨ <a href="http://www.deutschefotothek.de/obj87710404.html" target="_blank"><strong>Biblioteca di Stato di Dresda</strong></a> fra sue altre opere acquistate dalla Corte della città tedesca, all&#8217;epoca una delle più colte e raffinate d&#8217;Europa. Il <em>Largo</em>, sui versi 10, 11 e 12 del Salmo, si culla nella ripetizione di un&#8217;unica figura musicale, un semplice trocheo [ <strong>— ∪</strong> ], che traspare ipnotico nelle sfocataure delle sordine degli archi &#8211;  ⇨ <a onclick="window.open(this.href, 'popupwindow', 'width=620,height=582,scrollbars,resizable'); return false;"href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a7/ViolinMute.jpg" target="_blank"><strong>sordine con piombi</strong></a>  &#8211; richieste espressamente da Vivaldi, che, conferendo al timbro un alone irreale, del sonno e del sogno restituiscono l&#8217;abbandono.</span><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-size:11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><strong>L&#8217;antro del sonno</strong><br />
&nbsp;<br />
⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/07/12/muta-quies-habitat/" target="_blank">Muta quies habitat; </a>saxo tamen exit ab imo<br />
rivus aquae Lethes, per quem cum murmure labens<br />
invitat somnos crepitantibus unda lapillis.<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;<em>Una muta quiete l’abita; solo sgorga alla base della roccia<br />
&nbsp;&nbsp;un rivolo del fiume Lete e fluente il mormorio<br />
&nbsp;&nbsp;dell’onda invita al sonno con crepitio di sassolini.</em><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong>Ovidio</strong> <em>Metamorfosi</em> [ libro XI, vv. 603 -605 ]</span></p></blockquote>
<p><center><br />
<table WIDTH="90%" CELLPADDING="20" CELLSPACING="20" CLASS="" >
<tr>
<td CLASS="" >
<p STYLE="text-align: justify"><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: #0066cc;">Non si fidava  [ <em>da bambina </em> ] di lasciare al sonno le cose del giorno. E se al risveglio non le avesse più ritrovate? Con che cuore abbandonarle al buio, che nel suo mantello di mago potrebbe farle sparire?  [ <em>solo le anime quiete chiudono gli occhi e s'addormentano appena appoggiata la testa sul cuscino</em> ]  Spenta la luce, nella tana tiepida delle coperte, tutto diventa un nero senza fondo, senza pareti, porte e finestre. Vasto spazio scuro, con le stelle, i satelliti, i pianeti e le galassie più remote che ruotano intorno al letto e il mondo intero che entra nella stanza. I tram che sferragliavano lontani, ora corrono sul soffitto, incrociandosi veloci, e ci sono intere città adagiate sul pavimento, con le finestrine illuminate che brillano. Tutto lo stivale che sta sul sussidiario e i due emisferi dell&#8217;Atlante, tutti lì a pigiarsi, a spingersi, ad affollarsi. Tra le gambe delle sedie, scorre un fiume largo e lento, solcato da battelli a ruota e sampan di pirati malesi armati fino ai denti e certi farfarelli con i campanelli sulle punte dei cappelli fanno cucù dall&#8217;armadio e sbattono per dispetto ante e svuotano cassetti. Sotto la scrivania una balena bianca infilzata di arpioni, fra onde e sbuffi d&#8217;acqua, salta con tremendi colpi di coda e un veliero beccheggia, prigioniero nel cestino della carta straccia. Un esercito di bambini di tutte le razze e i colori fa un baccano infernale: chi gioca al mondo sui riquadri della coperta, chi fa il girotondo intorno al cuscino, chi tira biglie. A un certo punto si allungano con zampe di ragno le gambe del letto che inizia a ballare a tempo di Walzer. E se non arrivasse, volando appeso al suo ombrello, l&#8217;Omino Del Sonno, un Mago Sabbiolino benevolo, quel pandemonio durerebbe per tutta la notte. Lui è piccolo, un grillo, con un cappuccetto a punta da gnomo e sulle spalle porta un sacco legato che sfavilla un alone luminoso. </span></p>
<p>&nbsp;<br />
<center><span style="font-size:11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: #000000;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/Hansel-und-Gretel-2-1.mp3" target="_blank"><em><strong>Nel bosco c&#8217;è un ometto gentile e bello,</strong></em></a><br />
<em>di porpora ha il farsetto ed il mantello.<br />
Chi sa dir chi sia l&#8217;ometto<br />
che nel bosco sta soletto<br />
con quel grazioso mantelletto?<br />
&nbsp;<br />
Sta ritto quell&#8217;ometto sovra un solo piè<br />
in testa ha un cappuccetto color caffè<br />
Chi sa dir chi sia l&#8217;ometto<br />
che nel bosco sta soletto<br />
con quel grazioso cappuccetto? </em></span> <sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/22/visioni-in-tralice-iv-cum-dederit-dilectis-suis-somnum/#footnote_0_39702" id="identifier_0_39702" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="da H&auml;nsel und Gretel [ Atto II Scena 1 ]  Commedia fiabesca in tre quadri di Adelheid Wette, Musica di Engelbert Humperdinck  [ 1854-1921 ]">1</a></sup><br />
&nbsp;<br />
</center><br />
&nbsp;</p>
<p STYLE="text-align: justify"><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: #0066cc;">Si insinua dalle fessure delle finestre, dalla cappa dei camini, siede sui pomoli dei letti o sulle maniglie dei comodini ed estrae dal sacco un pizzico di Polverina del Sonno, la mette sul palmo della mano e la soffia piano ed essa si posa, in una nuvola dorata, sulle ciglia e sulle palpebre che cominciano a chiudersi, pesanti come battiti d&#8217;ali di farfalle notturne [ <em>dormi - dormi - sono stato dovunque attraverso il buio e il silenzio e solo tu ormai sei rimasta sveglia </em> ] e racconta dei suoi viaggi, a far dormire i paesi lontani, di pianure, mari calmi, tempeste di neve fra gli igloo e le steppe, montagne altissime, grattacieli e capanne, e mai non riesce a finire, che tutto s&#8217;acquieta e in punta di piedi il mondo se ne torna fuori, al suo posto.</span></p>
</td>
</tr>
</table>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/magosabbiolino.png" style="border:2px solid #c0c0c0;"/></center><br />
&nbsp;<br />
<span style="font-size:11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><em>ora &#8211; invece &#8211; la tristezza e l&#8217;inquietudine le si trasformano in una specie di benefico torpore &#8211; smemorato e provvidenziale &#8211; seppur simile &#8211; per certi versi &#8211; alla &#8220;morte bianca&#8221; degli alpinisti &#8211; degli esploratori artici &#8211; del reduci del Generale Inverno coperti di stracci legati che si lasciano cadere nella neve &#8211;  dolcemente vinti da una stanchezza profonda &#8211; annebbiati dal desiderio di non proseguire più &#8211; di lasciarsi andare senza raggiungere nessuna vetta &#8211; nessuna salvezza &#8211; ma soltanto di dormire &#8211; di dormire un sonno senza sogni da bambino stanco e felice &#8211; la mamma che ti spoglia nel dormiveglia  e le membra che ne assecondano i movimenti &#8211; sonnambule &#8211; mentre ti copre e lascia accesa una piccola luce per la notte.</em><span></span></span><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
<center><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">a Febbraio<br />
pensò che non avrebbe più riso<br />
&nbsp;<br />
[ <em>mortificata </em>]<br />
&nbsp;<br />
che non sarebbe mai più riuscita a dormire<br />
a lasciare solo quel dolore<br />
&nbsp;<br />
e invece il sonno venne<br />
&nbsp;<br />
[ <em>come il  sasso silenzioso<br />
della caduta dei gravi nel vuoto<br />
che tocca terra insieme alla piuma</em> ]<span></span></span></center><br />
<center><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">come</span> <a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/fusa.mp3"><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">fusa</span></a> <span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">di gatto arcano e beato</span></center><br />
<center><br />
<table WIDTH="80%" CELLPADDING="20" CELLSPACING="20" CLASS="" >
<tr>
<td CLASS="" >
<blockquote>
<pre>
 <span style="font-size:10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">    <strong>Lebenslauf [1798]</strong>
In jüngern Tagen war ich des Morgens froh,
  Des Abends weint ich; jetzt, da ich älter bin,
    Beginn ich zweifelnd meinen Tag, doch
      Heilig und heiter ist mir seine Ende.
&nbsp;
       <strong>Il corso della vita</strong>
<em>In più giovani giorni di mattina ero allegro,
  Di sera piangevo; ora che sono più vecchio,
    Comincio dubbioso il mio giorno, ma
      sacra e serena è per me la sua fine.</em></span></pre>
<p align="right"><span style="font-size:10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><strong>Friedrich Hölderlin</strong></span></p>
</blockquote>
</td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
<span style="font-size:11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">* al canto:   ⇨ <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ifFfuQYY7Kg" target="_blank"><strong>Gerard Lesne</strong>, contralto, con <em>Il Seminario Musicale</em></a> e   ⇨ <a href="http://www.youtube.com/watch?v=GvcT7Y1lsdU" target="_blank"><strong>Renate Hoff </strong>, <em>Gretel</em>, soprano</a><br />
** alle fusa: la gatta  ⇨ <a onclick="window.open(this.href, 'popupwindow', 'width=814,height=458,scrollbars,resizable'); return false;"  href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/mizzi.jpg" target="_blank"><strong>Principessa Mizzi</strong></a>, basso continuo, esperta di <a href="http://archive.wikiwix.com/cache/?url=http://ura1195-6.univ-lyon1.fr/articles/jouvet/jcnrs/paradoxal.html" target="_blank"> ⇨ <strong>sonno paradossale</strong></a></span><br />
&nbsp;<br />
<center>_____________ ,\\&#8217; _____________</center><br />
&nbsp;<br />
<script type="text/javascript" src="http://webplayer.yahooapis.com/player-beta.js"></script></p>
<p align="center"><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><strong>VISIONI in TRALICE</strong></span></p>
<p align="center"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/tralice.png"/></p>
<p>&nbsp;<br />
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/15/visioni-in-tralice-i-cant-hide-you-the-rock-cried-out/" target="_blank">VISIONI in TRALICE <em>I can’t hide you the rock cried out</em></a><br />
⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/24/visioni-in-tralice-ii-but-doth-suffer-a-sea-change/" target="_blank">VISIONI in TRALICE [II] <em>But doth suffer a sea-change…</em></a><br />
⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/17/visioni-in-tralice-iii-e-abito-sempre-nel-mio-sogno/" target="_blank">VISIONI in TRALICE [III] <em>&#8230; e abito sempre nel mio sogno&#8230;</em></a><br />
⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/22/visioni-in-tralice-iv-cum-dederit-dilectis-suis-somnum/" target="_blank">VISIONI in TRALICE [IV] <em>Cum dederit dilectis suis somnum </em></a></span><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/22/visioni-in-tralice-iv-cum-dederit-dilectis-suis-somnum/">VISIONI in TRALICE [IV] <em>Cum dederit dilectis suis somnum</em></a></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_39702" class="footnote">da <strong>Hänsel und Gretel</strong> [ Atto II Scena 1 ]  Commedia fiabesca in tre quadri di <strong>Adelheid Wette</strong>, Musica di <strong>Engelbert Humperdinck</strong>  [ 1854-1921 ]</li></ol><hr/><p>Related posts:<ol>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>VISIONI in TRALICE [III] &#8230; e abito sempre nel mio sogno&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 09:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsola puecher</dc:creator>
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.



</p><p align="center">var YMPParams ={autoadvance:false,}<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/32836261.mp3">da <em>Fanny e Alexander</em> INGMAR BERGMAN [ 1982 ]</a></p>
<p align="center">di <strong>Orsola Puecher</strong></p>
<blockquote><p>&#160;<br />
<em>In realtà  io vivo continuamente nella mia infanzia: giro negli appartamenti nella penombra, passeggio per le vie silenziose di Uppsala, e mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l&#8217;enorme betulla a due tronchi, mi sposto con la velocità a secondi, e abito sempre nel mio sogno: di tanto in tanto, faccio una piccola visita alla realtà.</em></p>&#8230;</blockquote><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/17/visioni-in-tralice-iii-e-abito-sempre-nel-mio-sogno/">VISIONI in TRALICE [III] <em>&#8230; e abito sempre nel mio sogno&#8230;</em></a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">
<table border="0" cellspacing="30" cellpadding="5" bgcolor="#080808" style="border:4px solid #7F7F7F;">
<tbody>
<tr>
<td><center><marquee id="mymarquee" align="middle" border="0" scrollamount="2" scrolldelay="50" direction=left><span style="font-size:1pt; font-family: &quot;Garamond&quot;;color: #080808;">.</span><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/2Christmas-slides.jpg"/></marquee></center></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="center"><script type="text/javascript" src="http://mediaplayer.yahoo.com/js"></script><script type="text/javascript">var YMPParams ={autoadvance:false,}</script><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/32836261.mp3"><span style="color: #0066cc; font-size:11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">da <em>Fanny e Alexander</em> INGMAR BERGMAN [ 1982 ]</span></a></p>
<p align="center"><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;color: #000000;">di <strong>Orsola Puecher</strong></span></p>
<blockquote><p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;color: #000000;">&nbsp;<br />
<em>In realtà  io vivo continuamente nella mia infanzia: giro negli appartamenti nella penombra, passeggio per le vie silenziose di Uppsala, e mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l&#8217;enorme betulla a due tronchi, mi sposto con la velocità a secondi, e abito sempre nel mio sogno: di tanto in tanto, faccio una piccola visita alla realtà. </em></span></p>
<p align="right"><span style="font-size:10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;color: #000000;">I. BERGMAN <em>Lanterna magica</em> Garzanti [ 2008 ]</span></p>
</blockquote>
<p align="right"><span style="font-size:10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span id="more-39833"></span></span></p>
<p>&nbsp;<br />
<center></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="440" bgcolor="#080808">
<tr>
<td>
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</td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
&nbsp;</p>
<table cellspacing="5" cellpadding="5">
<tr>
<td valign="center" width="40%"><center><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;color: #000000;"><em>lavanda<br />
spezie<br />
frutti<br />
grasso<br />
fumo<br />
di legna<br />
muffa<br />
di cantina</em><br />
&nbsp;<br />
<em>pianoforte<br />
scordato<br />
campane<br />
treno</em></span></center></td>
<td width="60%"><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;color: #000000;">Ogni cosa nota e intatta nel suo quieto declino. Casa. Odore che tutto il tempo ha respirato [ <em>lavanda e stoffe stirate negli armadi - in cucina frutti - spezie e grasso - fumo di legna e muffa di cantina - suoni e rumori di buio e luce - il pianoforte scordato - le campane - il treno nella notte che non ci si ricorda di sentire di giorno e le stanze ferme nel dimesso disuso</em> ] e un cappello di paglia appeso di traverso sul pomolo di un letto. Fiori seccati che nessuno ha mai più tolto da un vaso, sul cristallo un anello verdastro di calcare.</span> </td>
</tr>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<table cellspacing="5" cellpadding="5">
<tr>
<td width="20%"><center><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/nihil.png" width="76" height="327"/></center></td>
<td width="80%"><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;color: #000000;">Credo di sentire l’eco di una musica, di una parola.  Di vedere una bambina che corre. E&#8217; solo uno specchio. E&#8217; solo la solitudine. Il vento. Sono i topi in soffitta con i loro passetti rapidi. I tonfi. Sagome di oggetti nella penombra, che allo scatto dell’interruttore della luce, si rivelano per quel che sono: [ <em>nihil</em> ] nulla.  Nulla. Non c’è nessuno. Solo porte che fuggono le prospettive in un fiato di cantina. Mobili e mobili immobili e quadri bui, giornali ingialliti di titoli remoti, di cose lontane e dimenticate, poltrone coperte di teli e bauli di vecchi stracci, una racchetta in un angolo, un volano con le piume scarduffate e rade. Un retino per le farfalle. Le tende ingrigite. I passi lasciano impronte sul pavimento. Il viso s’inciampa nei fili delle ragnatele [ <em>oh - casa - regno di ragni laboriosi - dei tarli che con un ronzio fino scavano nel legno una città segreta  di gallerie - instancabili</em> ]. </span></td>
</tr>
</table>
<p><center><br />
<table width="40%" cellspacing="5" cellpadding="5">
<tr>
<td>
<p align="justify"><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;color: #000000;">Nessuno. Niente.  Solo i piccoli avvenimenti comuni che paiono insostenibili e sono invece le cose che capitano a tutti. Nessuno ne è salvo. Nessuno e nulla [ <em>nihil</em> ]. Nascita, crescita, morte. Le cose di tutti i vivipari. I viventi. Uguali alla zecca che si gonfia di sangue sul collo del cane. Alla foglia che marcisce nell&#8217;acqua ferma di uno stagno.</span></p>
</td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
&nbsp;<br />
<center><span style="font-size:50pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;color: #B0E0E6;"><em>nihil</em></span></center><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
<center><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/2ni-hilum.png"/></center><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
<center><span style="font-size:50pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;color: #B0E0E6;"><em>ni hilum</em></span></center><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
<center><span style="font-size:20pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;color: #000000;">[ <em>non un filo - solo aghi </em>]</span></center><br />
&nbsp;<br />
<center>_____________ ,\\&#8217; _____________</center><br />
&nbsp;<br />
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<p align="center"><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><strong>VISIONI in TRALICE</strong></span></p>
<p align="center"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/tralice.png"/></p>
<p>&nbsp;<br />
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/15/visioni-in-tralice-i-cant-hide-you-the-rock-cried-out/" target="_blank">VISIONI in TRALICE <em>I can’t hide you the rock cried out</em></a><br />
⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/24/visioni-in-tralice-ii-but-doth-suffer-a-sea-change/" target="_blank">VISIONI in TRALICE [II] <em>But doth suffer a sea-change…</em></a><br />
⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/17/visioni-in-tralice-iii-e-abito-sempre-nel-mio-sogno/" target="_blank">VISIONI in TRALICE [III] <em>&#8230; e abito sempre nel mio sogno&#8230;</em></a><br />
⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/22/visioni-in-tralice-iv-cum-dederit-dilectis-suis-somnum/" target="_blank">VISIONI in TRALICE [IV] <em>Cum dederit dilectis suis somnum </em></a></span><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/17/visioni-in-tralice-iii-e-abito-sempre-nel-mio-sogno/">VISIONI in TRALICE [III] <em>&#8230; e abito sempre nel mio sogno&#8230;</em></a></p>
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<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/13/e-l-animale-questo-che-non-c-e/' rel='bookmark' title='1° È l’animale, questo, che non c’è.'>1° È l’animale, questo, che non c’è.</a> <small>&nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;Musée National du Moyen Âge Parigi ] &nbsp;&nbsp;Thibault...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/08/17/visioni-in-tralice-iii-e-abito-sempre-nel-mio-sogno/feed/</wfw:commentRss>
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		<item>
		<title>Juke box / Peter Gabriel</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/08/16/juke-box-peter-gabriel/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/08/16/juke-box-peter-gabriel/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Aug 2011 06:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[juke box]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[musica contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Ovo]]></category>
		<category><![CDATA[padri e figli]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Gabriel]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=39648</guid>
		<description><![CDATA[<p><em>Peter, il più bravo di tutti</em>.</p>
<p><a href='http://youtu.be/0PMEuJmz3CU' >0PMEuJmz3CU</a><br />
(seguite il link)</p>
<p><strong>Father, son</strong></p>
<p>Father, son<br />
Locked as one<br />
In this empty room<br />
Spine against spine<br />
Yours against mine<br />
Till the warmth comes through<br />
</p>
<p>Remember the breakwaters down by the waves<br />
I first found my courage<br />
Knowing daddy could save<br />
I could hold back the tide<br />
With my dad by my side</p>
<p>Dogs, plows and bows<br />
We move through each pose<br />
Struggling in our seperate ways<br />
Mantras and hymns<br />
Unfolding limbs<br />
Looking for release through the pain</p>
<p>And the yogi&#8217;s eyes are open<br />
Looking up above<br />
He too is dreaming of his daddy&#8217;s love<br />
With his dad by his side<br />
Got his dad by his side</p>
<p>Can you recall<br />
How you took me to school<br />
We couldn&#8217;t talk much at all<br />
It&#8217;s been so many years<br />
And now these tears<br />
Guess I&#8217;m still a child</p>
<p>Out on the moors<br />
We take a pause<br />
See how far we have come<br />
You&#8217;re moving quite slow<br />
How far can we go<br />
Father and son</p>
<p>With my dad by my side<br />
With my dad by my side<br />
Got my dad by my side<br />
With me</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/16/juke-box-peter-gabriel/">Juke box / Peter Gabriel</a></p>
<p>Related posts:
<a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/08/09/juke-box-joni-mitchell/' rel='bookmark' title='Juke Box / Joni Mitchell'>Juke Box / Joni Mitchell</a> Joni, la più brava di tutte.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/16/juke-box-peter-gabriel/">Juke box / Peter Gabriel</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Peter, il più bravo di tutti</em>.</p>
<p><a href='http://youtu.be/0PMEuJmz3CU' >0PMEuJmz3CU</a><br />
(seguite il link)</p>
<p><strong>Father, son</strong></p>
<p>Father, son<br />
Locked as one<br />
In this empty room<br />
Spine against spine<br />
Yours against mine<br />
Till the warmth comes through<br />
<span id="more-39648"></span></p>
<p>Remember the breakwaters down by the waves<br />
I first found my courage<br />
Knowing daddy could save<br />
I could hold back the tide<br />
With my dad by my side</p>
<p>Dogs, plows and bows<br />
We move through each pose<br />
Struggling in our seperate ways<br />
Mantras and hymns<br />
Unfolding limbs<br />
Looking for release through the pain</p>
<p>And the yogi&#8217;s eyes are open<br />
Looking up above<br />
He too is dreaming of his daddy&#8217;s love<br />
With his dad by his side<br />
Got his dad by his side</p>
<p>Can you recall<br />
How you took me to school<br />
We couldn&#8217;t talk much at all<br />
It&#8217;s been so many years<br />
And now these tears<br />
Guess I&#8217;m still a child</p>
<p>Out on the moors<br />
We take a pause<br />
See how far we have come<br />
You&#8217;re moving quite slow<br />
How far can we go<br />
Father and son</p>
<p>With my dad by my side<br />
With my dad by my side<br />
Got my dad by my side<br />
With me</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/16/juke-box-peter-gabriel/">Juke box / Peter Gabriel</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>L&#8217;importanza di essere piccoli. Rassegna di poesia e musica nei borghi dell&#8217;appennino bolognese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/08/10/limportanza-di-essere-piccoli-rassegna-di-poesia-e-musica-nei-borghi-dellappennino-bolognese/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/08/10/limportanza-di-essere-piccoli-rassegna-di-poesia-e-musica-nei-borghi-dellappennino-bolognese/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 13:55:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[appennino bolognese]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[sassiscritti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=39814</guid>
		<description><![CDATA[<blockquote><p>“Tutto si tiene a questo mondo e tutto è solidale,<br />
e da sempre han combattuto per me le fronde del bosco –<br />
fronda io stesso devo diventare<br />
e ad ogni chicco prestare la mia voce.”<br />
Arsenij Tarkovksij</p></blockquote>
<p>Tra le crepe dell’asfalto, tra i sassi dei muri a secco, a volte addirittura tra le lastre di arenarie e ardesie, nascono delle pianticelle, segni eroici di una vita che non si arresta davanti a nulla e per questo tanto evocativi e ancora in grado di stupire.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/10/limportanza-di-essere-piccoli-rassegna-di-poesia-e-musica-nei-borghi-dellappennino-bolognese/">L&#8217;importanza di essere piccoli. Rassegna di poesia e musica nei borghi dell&#8217;appennino bolognese</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>“Tutto si tiene a questo mondo e tutto è solidale,<br />
e da sempre han combattuto per me le fronde del bosco –<br />
fronda io stesso devo diventare<br />
e ad ogni chicco prestare la mia voce.”<br />
Arsenij Tarkovksij</p></blockquote>
<p>Tra le crepe dell’asfalto, tra i sassi dei muri a secco, a volte addirittura tra le lastre di arenarie e ardesie, nascono delle pianticelle, segni eroici di una vita che non si arresta davanti a nulla e per questo tanto evocativi e ancora in grado di stupire.<br />
Da questa suggestione parte la prima edizione della rassegna di poesia e musica <strong>“L&#8217;importanza di essere piccoli”</strong> organizzata dall&#8217;associazione culturale <strong>SassiScritti Circolo Arci</strong> di Porretta Terme (Bo) con la direzione artistica di <strong>Azzurra D’Agostino </strong>in collaborazione con <strong>Daria Balducelli</strong>, che si svolgerà dal <strong>12 al 19 agosto</strong> in alcuni suggestivi borghi dell&#8217;Appennino bolognese. </p>
<p><strong>Programma</strong><br />
<strong>12 agosto – Capugnano (Porretta Terme) ore 21<br />
<em>in caso di pioggia: oratorio della chiesa S. Michele Arcangelo, Capugnano<br />
DA BAMBINO IL CIELO</em>: Franco Loi incontra Bobo Rondelli</strong><br />
<span id="more-39814"></span><br />
<strong>Franco Loi</strong> è considerato uno tra i più importanti poeti italiani contemporanei. Tra le sue raccolte: “L’angel” (Mondadori 1994); “Aria de la memoria” (Einaudi, 2005), “Da bambino il cielo” (Garzanti, 2010). Sue poesie sono state tradotte in Europa, Corea, Brasile, Paesi Arabi e negli Stati Uniti.</p>
<p><strong>Bobo Rondelli</strong> è un musicista cult livornese.<br />
Negli anni &#8217;90 è leader degli <strong>Ottavo Padiglione</strong>, con &#8220;Disperati, Intellettuali, Ubriaconi&#8221;, disco prodotto da Stefano Bollani, vince  il Premio Ciampi 2001. &#8220;Per Amor Del Cielo, 2009&#8243;, prodotto da Filippo Gatti, è arrivato tra i 5 finalisti del Premio Tenco come Miglior Album dell&#8217;Anno. Nel 2009 il regista Paolo Virzì gli dedica il film  &#8220;L&#8217;uomo che aveva picchiato la testa&#8221;.</p>
<p><strong>16 agosto – Cà Boschi, Pro loco “Le dogane” ore 21:00<br />
<em>in caso di pioggia: spazi interni della pro loco ”Le Dogane”<br />
WAKING IN THE BLUE</em>: reading musicale con Emidio Clementi e Massimo Carozzi</strong></p>
<p><strong>Emidio Clementi</strong> scrittore e leader dei <strong>Massimo Volume</strong>. L&#8217;ultimo disco è “Cattive abitudini” (La Tempesta, 2010). Tra i romanzi: “La notte del Pratello” (Fazi editore, 2001); “L’ultimo dio” (Fazi editore, 2004) e “Matilde e i suoi tre padri” (Rizzoli, 2009). Con il progetto <strong>El-Muniria</strong>, realizzato con Massimo Carozzi, ha pubblicato l’album Stanza 218 (Homesleep records, 2004).<br />
Da anni porta in scena reading poetici. </p>
<p><strong>Massimo Carozzi</strong> musicista. Collaborazioni con alcuni musicisti sperimentali quali <strong>Starfuckers</strong>, Emidio Clementi dei <strong>Massimo Volume</strong> (progetto <strong>El-Muniria</strong>). Realizza il seminale progetto audio/video <strong>ZimmerFrei</strong> assieme ad Anna De Manincor e Anna Rispoli. Nel 2010, assieme a Manuele Giannini, da vita a <strong>Weight And Treble</strong>, progetto che esplora la zona grigia che divide la club culture dall’avanguardia.</p>
<p><strong>17 agosto – Poggio Moreccio, Badi (Castel di Casio) ore 21:00<br />
<em>in caso di pioggia: Sala Sant’Ubaldo a Castel di Casio<br />
DALLA FABBRICA</em>: lettura di Fabio Franzin<br />
<em>IL MESTIERE DI VIVERE</em>: concerto di Massimo Giangrande e Andrea Biagioli</strong></p>
<p><strong>Fabio Franzin</strong> di professione fa l&#8217;operaio. Recentemente ha vinto il prestigioso Premio Achille Marazza. Tra le sue pubblicazioni: “Co’ e man monche/Con le mani mozzate” (Le voci della luna, 2011), “Sienzhio e orazhion/Silenzio e preghiera” (Edizioni Prioritarie – 2010), “Fabrica” (Ass. Culturale Atelier – 2009).</p>
<p><strong>Massimo Giangrande</strong> musicista e cantautore. Nel 1998 fonda i <strong>Punch &#038; Judy</strong>. Nel 2001 produce “Orchidea Porpora” di Lara Martelli con cui l’anno successivo è ospite al Jeff  Buckley Tribute di Chicago. Nel 2005 collabora con Pino Marino ed entra nell’orchestra mobile capitolina del <strong>Collettivo Angelo Mai</strong>. Nel 2008 pubblica “Apnea” (Fiorirari), nel 2009 collabora con Roberto Angelini, ed è arrangiatore per la cantante e attrice francese Awa Ly.</p>
<p><strong>18 agosto – Predolo (Camugnano) ore 21:00<br />
<em>in caso di pioggia: Sala Congressi del Parco dei Laghi, Camugnano<br />
LA VANITÀ DELLA MENTE E ALTRE POESIE</em>: lettura di Gian Mario Villalta<br />
<em>VUOTO D&#8217;ARIA</em>: concerto di Filippo Gatti e Fabio Marchiori</strong> </p>
<p><strong>Gian Mario Villalta</strong> è insegnante e dirige il festival pordenonelegge.it.<br />
Ha pubblicato diversi saggi sulla poesia, tra cui, con Stefano Dal Bianco, il Meridiano degli scritti di Andrea Zanzotto “Le poesie e prose scelte” (Mondadori, 1999). Ha pubblicato i romanzi “Tuo figlio” (Mondadori, 2004) e “Vita della mia vita” (Mondadori, 2006). Tra le sue raccolte di poesie: “Vanità della mente” (Mondadori, 2011), “Vedere al buio” (Sossella, 2007), “Vose de vose/Voce di voci” (Campanotto, 1995).</p>
<p><strong>Filippo Gatti</strong> musicista e cantautore. Nel 1991 ha fondato il gruppo di musica e poesia performativa <strong>compagnia degli statici</strong>. Tra il 1994 e il 2000 ha pubblicato tre dischi con il gruppo rock <strong>Elettrojoyce</strong> . Nel 2003 ha pubblicato un disco da solista dal titolo &#8220;Tutto sta per cambiare &#8220;.  Lavora come produttore, autore, arrangiatore. Collaborando con artisti come Riccardo Sinigallia, Bobo Rondelli, Andrea Rivera, Banco del Mutuo Soccorso, Marina Rei, la poetessa Elisa Biagini e Bruno Lauzi. </p>
<p><strong>19 agosto – Parco delle Terme, Porretta Terme ore 21:00<br />
<em>in caso di pioggia: Sala Congressi dell’Hotel delle acque, Terme di Porretta<br />
BESTIA DI GIOIA</em>:  reading poetico di Mariangela Gualtieri<br />
<em>FIABA</em>: performance poetica di Francesca Genti<br />
Virginiana Miller in concerto</strong></p>
<p><strong>Mariangela Gualtieri</strong> poetessa e drammaturga.<br />
Fondatrice, insieme al regista Cesare Ronconi, del <strong>Teatro Valdoca</strong>, di cui è drammaturga. Tra le sue pubblicazioni: “Caino” (Einaudi 2011) “Bestia di gioia”, (Einaudi 2010) “Senza polvere senza peso”(Einaudi 2006) “Fuoco centrale”, (Einaudi 2003) .</p>
<p><strong>Francesca Genti</strong> poetessa e scrittrice.<br />
Tra le sue raccolte: “Bimba Urbana” (Emilio Mazzoli, Premio Delfini 2001), “Il vero amore non ha le nocciole” (Meridiano Zero, 2004) e “Poesie d’amore per ragazze kamikaze” (Purple Press, 2009), ed è stata tradotta in inglese, francese, spagnolo e arabo. Come narratrice ha pubblicato i racconti “Il cuore delle stelle” (Coniglio Editore, 2007) e il romanzo “La Febbre “(Castelvecchi, 2011). </p>
<p><strong>Virginiana Miller</strong> band livornese fondata nel 1990. Il gruppo ha ottenuto importanti riconoscimenti tra cui nel 2009 il Premio Controcampo Italiano alla 66esima Mostra del cinema di Venezia e realizzato cinque album tra cui “Gelaterie sconsacrate” (1997), “La verità sul tennis” (2003), “Fuochi fatui d&#8217;artificio” (2009) e il recente “Il primo lunedì del mondo” (2011) il cui singolo “L&#8217;angelo necessario” compare nella colonna sonora del film di Paolo Virzì “La prima cosa bella”. Sono stati supporters dei Simple Minds nel concerto del Foro Italico a Roma nel 1997 e ospiti di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive.</p>
<p><strong>TUTTI GLI EVENTI SONO A INGRESSO GRAUITO</strong><br />
(prenotazione consigliata)<br />
<strong>INFO:</strong><br />
<a href="http://www.sassiscritti.wordpress.com">www.sassiscritti.wordpress.com</a><br />
sassiscritti@gmail.com<br />
mob: 349 5311807 | 349 3690407</p>
<p><strong>come arrivare</strong></p>
<p><strong>Capugnano/Chiesa di San Michele Arcangelo</strong><br />
da Porretta Terme direzione Castelluccio dopo 3Km circa seguire indicazioni per Capugnano<br />
<strong>Pro loco Boschi “Le Dogane”/Granaglione</strong><br />
da Porretta Terme direzione Granaglione , dopo 6 km, passata la frazione di Casa Forlai, subito dopo il borgo Strella, girare a destra (strada in salita).<br />
<strong>Poggio Moreccio/Badi, Castel di Casio</strong><br />
da Porretta direzione Lago di Suviana,  superato il borgo di Badi dopo circa un km sulla sinistra indicazione Poggio Moreccio. In caso di pioggia: Sala “Sant&#8217;Ubaldo”, Piazza Roma, Castel di Casio<br />
<strong>Predolo/Camugnano</strong><br />
da Porretta Terme direzione Riola, superata Riola direzione Campolo, da Campolo proseguire per circa un km sulla sinistra indicazione per Predolo.<br />
In caso di pioggia: Sala Congressi del “Parco dei Laghi”,  Piazza Kennedy 10, Camugnano.</p>
<p>**********</p>
<p>Il materiale della rassegna (comunicato stampa, programma e foto degli artisti) è scaricabile all&#8217;indirizzo: <a href="http://www.arcibologna.it/area_stampa">www.arcibologna.it/area_stampa</a>.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/10/limportanza-di-essere-piccoli-rassegna-di-poesia-e-musica-nei-borghi-dellappennino-bolognese/">L&#8217;importanza di essere piccoli. Rassegna di poesia e musica nei borghi dell&#8217;appennino bolognese</a></p>
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		<title>pop muzik (everybody talk about) #11</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 06:37:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[1994]]></category>
		<category><![CDATA[musica pop]]></category>
		<category><![CDATA[Ping Pong]]></category>
		<category><![CDATA[Stereolab]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Ping Pong / Stereolab. 1994</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/10/pop-muzik-everybody-talk-about-11/">pop muzik (everybody talk about) #11</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="Ping Pong / Stereolab. 1994" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/3_XswHm514w" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Ping Pong / Stereolab. 1994</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/10/pop-muzik-everybody-talk-about-11/">pop muzik (everybody talk about) #11</a></p>
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		<title>Juke Box / Joni Mitchell</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2011 06:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Jaco Pastorius]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Joni Mitchell]]></category>
		<category><![CDATA[juke box]]></category>
		<category><![CDATA[Mingus]]></category>
		<category><![CDATA[musica contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em>Joni, la più brava di tutte</em>.</p>
<p></p>
<p><br />
<strong>God must be a boogie man</strong></p>
<p>He is three<br />
One&#8217;s in the middle unmoved<br />
Waiting<br />
To show what he sees<br />
To the other two<br />
To the one attacking&#8211;so afraid<br />
And the one that keeps trying to love and trust<br />
And getting himself betrayed<br />
In the plan&#8211;oh<br />
The divine plan<br />
God must be a boogie man!&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/09/juke-box-joni-mitchell/">Juke Box / Joni Mitchell</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Joni, la più brava di tutte</em>.</p>
<p><iframe width="700" height="525" src="http://www.youtube.com/embed/cZeyIbcsuPE?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><span id="more-39647"></span><br />
<strong>God must be a boogie man</strong></p>
<p>He is three<br />
One&#8217;s in the middle unmoved<br />
Waiting<br />
To show what he sees<br />
To the other two<br />
To the one attacking&#8211;so afraid<br />
And the one that keeps trying to love and trust<br />
And getting himself betrayed<br />
In the plan&#8211;oh<br />
The divine plan<br />
God must be a boogie man!</p>
<p>One&#8217;s so sweet<br />
So overly loving and gentle<br />
He lets people in<br />
To his innermost sacred temple<br />
Blind faith to care<br />
Blind rage to kill<br />
Why&#8217;d he let them talk him down<br />
To cheap work and cheap thrills<br />
In the plan&#8211;oh<br />
The insulting plan<br />
God must be a boogie man!</p>
<p>Which would it be<br />
Mingus one or two or three<br />
Which one do you think he&#8217;d want the world to see<br />
Well, world opinion&#8217;s not a lot of help<br />
When a man&#8217;s only trying to find out<br />
How to feel about himself!<br />
In the plan-oh<br />
The cock-eyed plan<br />
God must be a boogie man!</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/09/juke-box-joni-mitchell/">Juke Box / Joni Mitchell</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Love Is A Losing Game AMY WINEHOUSE</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/07/25/love-is-a-losing-game-amy-winehouse/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/07/25/love-is-a-losing-game-amy-winehouse/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 11:58:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsola puecher</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[Amy Winehouse]]></category>
		<category><![CDATA[Love is a losing game]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[Sir Walter Raleigh]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=39655</guid>
		<description><![CDATA[<p><br />
&#160;<br />
Il tema, proposto all&#8217;ultimo anno del corso di <strong>Letteratura Inglese </strong>agli studenti della <strong>Cambridge University</strong>, durante l&#8217;esame di <em>Practical Criticism </em>il 22 maggio del 2008, fra l&#8217;indignazione e la sorpresa di molti, lo lascerei  come ricordo non retorico, non farcito dalle solite frasi fatte, non indiscreto di gossip e trash, e come epitaffio di questa <strong>voce poetica,</strong> in senso di vibrazioni di corde vocali intimamente legate alle corde poetiche [ <em>Cor Cordis</em> ], di questa <em>ragazza perduta</em> dallo stile unico.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/25/love-is-a-losing-game-amy-winehouse/"><em>Love Is A Losing Game</em> AMY WINEHOUSE</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><center><object width= "425" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/4L9-AvjsB6g&#038;ap=%2526fmt%3D18&#038;autoplay=0&#038;rel=0&#038;fs=0&#038;color1=0xffffff&#038;color2=0xffffff&#038;border=0&#038;loop=0&#038;showinfo=0"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/4L9-AvjsB6g&#038;ap=%2526fmt%3D18&#038;autoplay=0&#038;rel=0&#038;fs=0&#038;color1=0xffffff&#038;color2=0xffffff&#038;border=0&#038;loop=0&#038;showinfo=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="false" width="425" height="349"></embed></object></center><br />
&nbsp;<br />
<span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Il tema, proposto all&#8217;ultimo anno del corso di <strong>Letteratura Inglese </strong>agli studenti della <strong>Cambridge University</strong>, durante l&#8217;esame di <em>Practical Criticism </em>il 22 maggio del 2008, fra l&#8217;indignazione e la sorpresa di molti, lo lascerei  come ricordo non retorico, non farcito dalle solite frasi fatte, non indiscreto di gossip e trash, e come epitaffio di questa <strong>voce poetica,</strong> in senso di vibrazioni di corde vocali intimamente legate alle corde poetiche [ <em>Cor Cordis</em> ], di questa <em>ragazza perduta</em> dallo stile unico. Morta sola a poche ore dai tanti ragazzi morti tutti insieme sull&#8217;isola norvegese.</span></p>
<p align="right"><span style="font-size:11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span id="more-39655"></span></span></p>
<p><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[ <em>Potrebbe essere - anche - un estemporaneo - ma attuale - compito per le vacanze - a dir il vero </em> ]</span><br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p><strong>TEMA D&#8217;ESAME</strong></p>
<p>L&#8217; Oxford English Dictionary definisce &#8220;lirico&#8221; come &#8220;della o pertinente alla lira; adatto alla lira, destinato ad essere cantato&#8221;. Inoltre cita la massima di Ruskin &#8220;La poesia lirica per il poeta è l&#8217;espressione dei suoi sentimenti.&#8221;<br />
Paragoni la poesia (a) sul foglio a parte [<em>una lirica di Sir Walter Raleigh, scritta nel 1592</em>] a uno o due dei testi delle canzoni (b) &#8211; (d) in riferimento a questi diversi significati del termine &#8220;lirico&#8221;.<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/25/love-is-a-losing-game-amy-winehouse/#footnote_0_39655" id="identifier_0_39655" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="&amp;#8220;The Oxford English Dictionary defines &amp;#8216;lyric&amp;#8217; as &amp;#8216;Of or pertaining to the lyre; adapted to the lyre, meant to be sung&amp;#8217;. It also quotes Ruskin&amp;#8217;s maxim &amp;#8216;lyric poetry is the expression by the poet of his own feelings&amp;#8217;. Compare poem (a) on the separate sheet [a lyric by Sir Walter Raleigh, written 1592] with one or two of the song-lyrics (b)-(d) with reference to these diverse senses of &amp;#8216;lyric&amp;#8217;.&amp;#8221;">1</a></sup><br />
&nbsp;<br />
da <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/uk/education/article4016527.ece" target="_blank"><strong>TIMES ONLINE</strong></a></p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
<span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">(a) di <strong>Sir Walter Raleigh </strong>era questo:<br />
&nbsp;<br />
<em>As You Came from the Holy Land  </em><br />
&nbsp;<br />
As you came from the holy land<br />
Of Walsinghame,<br />
Met you not with my true love<br />
By the way as you came?<br />
&nbsp;<br />
How shall I know your true love,<br />
That have met many one,<br />
As I went to the holy land,<br />
That have come, that have gone?<br />
&nbsp;<br />
She is neither white nor brown,<br />
But as the heavens fair;<br />
There is none hath a form so divine<br />
In the earth or the air.<br />
&nbsp;<br />
Such a one did I meet, good sir,<br />
Such an angelic face,<br />
Who like a queen, like a nymph, did appear<br />
By her gait, by her grace.<br />
&nbsp;<br />
She hath left me here all alone,<br />
All alone, as unknown,<br />
Who sometimes did me lead with herself,<br />
And me loved as her own.<br />
&nbsp;<br />
What&#8217;s the cause that she leaves you alone,<br />
And a new way doth take,<br />
Who loved you once as her own,<br />
And her joy did you make?<br />
&nbsp;<br />
I have loved her all my youth,<br />
But now old, as you see,<br />
Love likes not the falling fruit<br />
From the withered tree.<br />
&nbsp;<br />
Know that Love is a careless child,<br />
And forgets promise past;<br />
He is blind, he is deaf when he list,<br />
And in faith never fast.<br />
&nbsp;<br />
His desire is a dureless content<br />
And a trustless joy;<br />
He is won with a world of despair,<br />
And is lost with a toy.<br />
&nbsp;<br />
Of womenkind such indeed is the love,<br />
Or the word love abused,<br />
Under which many childish desires<br />
And conceits are excused.<br />
&nbsp;<br />
But true love is a durable fire<br />
In the mind ever burning;<br />
Never sick, never old, never dead,<br />
From itself never turning.<br />
&nbsp;<br />
(d) di <strong>Amy Winehouse</strong> questo:<br />
&nbsp;<br />
For you I was the flame,<br />
Love is a losing game<br />
Five story fire as you came,<br />
Love is losing game<br />
&nbsp;<br />
One I wish I never played,<br />
Oh, what a mess we made<br />
And now the final frame,<br />
Love is a losing game<br />
&nbsp;<br />
Played out by the band,<br />
Love is a losing hand<br />
MOre than I could stand,<br />
Love is a losing hand<br />
&nbsp;<br />
Self professed and profound<br />
Tilter tips were down<br />
Know you’re a gambling man<br />
Love is a loosing hand<br />
&nbsp;<br />
Tho’ I battled blind,<br />
Love is a fate resigned<br />
Memories mar my mind,<br />
Love is a fate resigned<br />
&nbsp;<br />
Over futile odds,<br />
And laughed at by the Gods<br />
And now the final frame,<br />
Love is a losing game<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
R. I. P. </span></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/25/love-is-a-losing-game-amy-winehouse/"><em>Love Is A Losing Game</em> AMY WINEHOUSE</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>VISIONI in TRALICE [II] But doth suffer a sea-change&#8230;</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/07/24/visioni-in-tralice-ii-but-doth-suffer-a-sea-change/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/07/24/visioni-in-tralice-ii-but-doth-suffer-a-sea-change/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 09:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsola puecher</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Ernest Hemingway]]></category>
		<category><![CDATA[Ezra Pound]]></category>
		<category><![CDATA[Full fathom five]]></category>
		<category><![CDATA[Jackson Pollock]]></category>
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		<category><![CDATA[Peter Greenaway]]></category>
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		<category><![CDATA[Robert Johnson]]></category>
		<category><![CDATA[sea-change]]></category>
		<category><![CDATA[verticalismi&trasversalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Virginia Woolf]]></category>
		<category><![CDATA[William Shakespeare]]></category>

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		<description><![CDATA[<p align="center"></p>
<p align="center">[ da "Prospero's Books" di PETER GREENAWAY ]</p>
<p align="center">di <strong>Orsola Puecher</strong></p>
<p align="center">var YMPParams ={autoadvance:false,}<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/Full-fathom.mp3">Robert Johnson [1583-1634]<br />
<em>&#8220;Full fathom five&#8221;</em></a></p>
<p style="padding-left: 220px;"><em><strong>ARIEL</strong><br />
Full fathom five thy father lies,<br />
Of his bones are coral made;<br />
Those are pearls that were his eyes:<br />
Nothing of him that doth fade,<br />
But doth suffer <strong>a sea-change</strong><br />
Into something rich and strange.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/24/visioni-in-tralice-ii-but-doth-suffer-a-sea-change/">VISIONI in TRALICE [II] <em>But doth suffer a sea-change&#8230;</em></a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><object width="650" height="3588"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=26615431&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ffffff&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=1&amp;loop=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=26615431&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ffffff&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=1&amp;loop=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="650" height="358"></embed></object></p>
<p align="center"><span style="font-size:9pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[ da "Prospero's Books" di PETER GREENAWAY ]</span></p>
<p align="center"><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">di <strong>Orsola Puecher</strong></span></p>
<p align="center"><script type="text/javascript" src="http://mediaplayer.yahoo.com/js"></script><script type="text/javascript">var YMPParams ={autoadvance:false,}</script><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/Full-fathom.mp3"><span style="font-size:11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Robert Johnson [1583-1634]<br />
<em>&#8220;Full fathom five&#8221;</em></span></a></p>
<p style="padding-left: 220px;"><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><em><strong>ARIEL</strong><br />
Full fathom five thy father lies,<br />
Of his bones are coral made;<br />
Those are pearls that were his eyes:<br />
Nothing of him that doth fade,<br />
But doth suffer <strong>a sea-change</strong><br />
Into something rich and strange.<br />
Sea-nymphs hourly ring his knell:<br />
Hark! now I hear them, &#8211; ding-dong bell.</em></span></p>
<p align="right"><span style="font-size:11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span id="more-39604"></span></span></p>
<p style="padding-left: 220px;"><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><strong>ARIEL</strong><br />
Giù nel fondo a cinque tese,<br />
Sta tuo padre e le sue ossa<br />
Son corallo diventate;<br />
Ora perle sono gli occhi:<br />
Non svanisce di lui nulla<br />
Ma <strong>dal mare vien mutato</strong><br />
In qual di prezioso e strano.<br />
E le Ondine ognor rintoccan -<br />
Senti! &#8211; Il lor funebre din-don.</span></p>
<p style="padding-left: 280px;"><span style="font-size:11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">W. Shakespeare<br />
LA TEMPESTA<br />
<em>Atto Primo &#8211; Scena 2</em></span></p>
<p>&nbsp;<br />
<img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/fullfathomfive_1947.jpg" wìdth="447" height="779"/></p>
<p align="center"><a onclick="window.open(this.href, 'popupwindow', 'width=1036,height=1182,scrollbars,resizable'); return false;" href="http://www.ibiblio.org/wm/paint/auth/pollock/fathom-five/pollock.fathom-five.d.jpg" target="_blank" rel="nofollow"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/zoom.png"/></a></p>
<p><span style="font-size:13pt; font-family: Times New Roman"><strong>Jackson Pollock</strong> con &#8220;<em>Full Fathom Five</em>&#8221; [129x76.5 cm - 1947], il titolo ispirato alla canzone di Ariel, dipinge uno dei suoi primi quadri con la tecnica del <em>dripping</em>, ad olio su tela. Sommersi&#038;incorporati dal gesto pittorico delle onde materiche dei colori ci sono puntine da disegno, bottoni, monete, mozziconi di sigarette, chiavi e tubetti di colore spremuti, quasi fossero relitti di un fondo marino aggrovigliato di gomene perdute in  naufragi,  in un <strong>sea-change</strong> sgocciolato di sprazzi&#038;spruzzi turchesi e arancioni su nero.</span><br />
&nbsp;<br />
<center>_______________***_______________</center><br />
&nbsp;<br />
<span style="font-size:13pt; font-family: Times New Roman">La parola <strong><em>sea-change</em></strong> coniata da Shakespeare per la canzoncina in cui <strong>Ariel </strong>descrive al <strong>Principe Ferdinando</strong>,  dopo il naufragio ordito da <strong>Prospero</strong>, la <em>trasformazione marina</em> del padre, fra manierismo e barocco, in scheletro gioiello stravagante di coralli e cranio con perle incastonate al posto degli occhi, ha un destino simile a quello della parola ⇨ <a onclick="window.open(this.href, 'popupwindow', 'width=600,height=600,scrollbars,resizable'); return false;" href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/09/vivavoce07-virginia-woolf-1882-1941/#footnote_0_38716" target="_blank" rel="nofollow"><strong><em>incarnadine</em></strong></a> del MACBETH di cui parla <strong>Virginia Woolf </strong>in questo ⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/09/vivavoce07-virginia-woolf-1882-1941/" target="_blanck"><strong>VivaVoce#07: Virginia Woolf [1882 - 1941]</strong></a></span>:<br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-size:13pt; font-family: Times New Roman"><em>&#8230; le parole, le parole inglesi sono piene di echi, di memorie, di associazioni. Hanno vagabondato sulle labbra della gente, nelle loro case, nelle strade, nei campi per così tanti secoli.<br />
E questa è una delle capitali difficoltà nello scriverle oggi &#8211; che esse sono stivate di altri significati, di altre memorie, e hanno contratto così tanti matrimoni celebri nel passato. La splendida parola <strong>vermiglio</strong> per esempio &#8211; chi potrebbe usarla senza ricordare <strong>la moltitudine dei mari</strong>?</em></span> </p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
<span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Questa <strong>sea-change</strong>, metamorfosi sostanziale quasi ovidiana, a partire dal 20° secolo, prescindendo piano piano dall&#8217;agente marino originario, si focalizza in un significato di mera trasformazione radicale e profonda, che conserva del contesto acquatico un che di abissale in senso traslato.<br />
L&#8217;uso allude ancora in modo evidente alla canzoncina di Ariel in <strong>Ezra Pound</strong>, che, nel sincretismo verbale  di epoche e idiomi tipico della sua lingua poetica, comprende, compendia e mescola il verso shakespeariano in questo verso [ da <em>Lustra</em>  1917 ]</span>:<br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><em><strong>Full </strong>many a <strong>fathomed sea-change</strong> in the eyes<br />
That sought with him the salt sea victories.</em></span></p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
<span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Poi, come ad esempio nel titolo di uno de &#8220;<em>I quarantanove racconti</em>&#8221; di <strong></strong><strong>Ernest Hemingway</strong>, &#8220;<em>A sea change</em>&#8221; [1938], che racconta di un mutamento di identità sessuale, diventa parola indipendente, normalmente usata fin nel linguaggio odierno per definire un radicale cambiamento <em>tout court</em>.</span><br />
&nbsp;<br />
<center>_______________***_______________</center><br />
&nbsp;<br />
<span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Ma non è forse <strong><em>La Tempesta</em></strong> tutta [ <em>e la navigazione - naufragi e peripli - delle vite</em> ] un continuo <em>soffrire</em> <strong><em>sea-change</em></strong>? Buoni in cattivi, cattivi in buoni, vivi in morti e morti in vivi, spiriti schiavi in spiriti liberi, adolescenti in adulti. Tutto cambia e nulla è quel che appare. Il naufragio è uno spettacolo. <strong>Prospero</strong> stesso entra ed esce dalla sua arte magica al solo togliersi il mantello, per poi rinunciarvi definitivamente e tornare nel mondo. E la <em>mirabile</em> <strong>Miranda</strong>, attraverso il ricordo e le parole del racconto del ricordo, diventerà qualcos&#8217;altro dalla <em>bambina sperduta</em> e immemore sull&#8217;isola dove lei e il padre erano stati esiliati. <em>The hour&#8217;s now come&#8230;</em></span><br />
&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 220px;"><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><strong>William Shakespeare</strong><br />
<em>The Tempest</em><br />
&nbsp;<br />
<strong>SCENE II</strong></span><br />
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">The island. Before <strong>PROSPERO&#8217;S</strong> cell.<br />
Enter <strong>PROSPERO</strong> and <strong>MIRANDA </strong></span><br />
&nbsp;<br />
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><strong>PROSPERO</strong><br />
[...] &#8216;Tis time<br />
I should inform thee farther. Lend thy hand,<br />
And pluck my magic garment from me. So:<br />
[<em>Lays down his mantle</em>]<br />
Lie there, my art.</span><br />
<script type="text/javascript" src="http://mediaplayer.yahoo.com/js"></script><br />
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/John-Gielgud-as-Prospero.mp3" target="_blank">Wipe thou thine eyes; have comfort.</a></span><br />
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: #0066cc;">The direful spectacle of the wreck, which touch&#8217;d<br />
The very virtue of compassion in thee,<br />
I have with such provision in mine art<br />
So safely ordered that there is no soul&#8211;<br />
No, not so much perdition as an hair<br />
Betid to any creature in the vessel<br />
Which thou heard&#8217;st cry,<br />
which thou saw&#8217;st sink. Sit down;<br />
For thou must now know farther.</span> <sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/24/visioni-in-tralice-ii-but-doth-suffer-a-sea-change/#footnote_0_39604" id="identifier_0_39604" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="la voce di John Gielgud che interpreta Prospero in  Prospero&amp;#8217;s Books di Peter Greenaway">1</a></sup><br />
&nbsp;<br />
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><strong>MIRANDA</strong><br />
You have often<br />
Begun to tell me what I am, but stopp&#8217;d<br />
And left me to a bootless inquisition,<br />
Concluding &#8216;Stay: not yet.&#8217;<br />
&nbsp;<br />
<strong>PROSPERO</strong></span><br />
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: #0066cc;">The hour&#8217;s now come;<br />
The very minute bids thee ope thine ear;<br />
Obey and be attentive.</span> <span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Canst thou remember<br />
A time before we came unto this cell?<br />
I do not think thou canst, for then thou wast not<br />
Out three years old.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p style="padding-left: 45px;"><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><strong>SCENA II</strong></span><br />
<span style="font-size:10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> L&rsquo;isola. Davanti alla grotta di <strong>Prospero</strong><br />
Entrano <strong>PROSPERO</strong> e <strong>MIRANDA</strong></span><br />
&nbsp;<br />
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><strong>PROSPERO</strong><br />
[...]  E’ tempo<br />
Dovrei dirti di più. Dammi la mano,<br />
E strappami il magico mantello. Così:<br />
[<em>Adagia a  terra il suo mantello</em>]<br />
Resta lì, mia arte.<br />
Asciugati gli occhi: confortati<br />
L’orrendo spettacolo del naufragio, che toccò<br />
In te la pura virtù della compassione,<br />
Io l’ho allestito con un tale controllo della mia magia,<br />
Così senza rischi, che non un’anima –<br />
No, non s’è perduto nemmeno un capello,<br />
Su quel veliero, di alcuna creatura<br />
Che tu udisti gridare,<br />
Che tu vedesti sprofondare. Siediti:<br />
Perché tu devi sapere di più.<br />
&nbsp;<br />
<strong>MIRANDA</strong><br />
Spesso hai cominciato<br />
A raccontarmi chi io sia, ma ti sei interrotto<br />
E mi hai lasciato un quesito senza risposta,<br />
concludendo ”Aspetta: non ancora.&#8221;<br />
&nbsp;<br />
<strong>PROSPERO</strong><br />
Adesso è giunta l’ora;<br />
Questo preciso minuto ti intima di aprire le orecchie;<br />
Ubbidisci e stai attenta. Riesci a ricordarti<br />
Un tempo prima di quando giungemmo in questa grotta?<br />
Non penso che tu ci riesca, ché allora avevi<br />
meno di tre anni. </span></p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 280px;"><span style="font-size:11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">W. Shakespeare<br />
LA TEMPESTA<br />
<em>Atto Primo &#8211; Scena 2</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right"><small>[ traduzioni di Orsola Puecher ] </small></p>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
<center>_____________ ,\\&#8217; _____________</center><br />
&nbsp;<br />
<script type="text/javascript" src="http://webplayer.yahooapis.com/player-beta.js"></script></p>
<p align="center"><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><strong>VISIONI in TRALICE</strong></span></p>
<p align="center"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/tralice.png"/></p>
<p>&nbsp;<br />
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/15/visioni-in-tralice-i-cant-hide-you-the-rock-cried-out/" target="_blank">VISIONI in TRALICE <em>I can’t hide you the rock cried out</em></a><br />
⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/24/visioni-in-tralice-ii-but-doth-suffer-a-sea-change/" target="_blank">VISIONI in TRALICE [II] <em>But doth suffer a sea-change…</em></a><br />
⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/17/visioni-in-tralice-iii-e-abito-sempre-nel-mio-sogno/" target="_blank">VISIONI in TRALICE [III] <em>&#8230; e abito sempre nel mio sogno&#8230;</em></a><br />
⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/22/visioni-in-tralice-iv-cum-dederit-dilectis-suis-somnum/" target="_blank">VISIONI in TRALICE [IV] <em>Cum dederit dilectis suis somnum </em></a></span><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/24/visioni-in-tralice-ii-but-doth-suffer-a-sea-change/">VISIONI in TRALICE [II] <em>But doth suffer a sea-change&#8230;</em></a></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_39604" class="footnote">la voce di <strong>John Gielgud</strong> che interpreta <em>Prospero</em> in  <em>Prospero&#8217;s Books</em> di Peter Greenaway</li></ol><hr/><p>Related posts:<ol>
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		<title>GIOVANNI MORELLI [ Faenza, 14 maggio 1942 - Venezia, 12 luglio 2011 ]</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 20:01:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsola puecher</dc:creator>
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		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
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		<category><![CDATA[Fondazione Cini]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Morelli]]></category>
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		<category><![CDATA[Projet Luciano Berio]]></category>

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		<description><![CDATA[<p align="center"></p>
<p> ⇨ <a href="http://www.rodoni.ch/opernhaus/indesgalantes/morbo.html" target="_blank">GIOVANNI MORELLI<br />
da <em>Il morbo di Rameau: la nascità della critica musicale </em><br />
IL MULINO 1989, pag. 257</a><br />
***</p>
<p align="center"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/RAMEAU-Le-indie-galanti-2.mp3"><em>Les Indes galantes</em> Parigi, Opéra [ 23 agosto 1735 ]<br />
di Jean-Philippe Rameau [1683-1764 ]<br />
PROLOGO</a></p>
<p>***</p>
<p align="center">⇨ <a href="http://www.cini.it/it/news/list" target="_blank">Fondazione Giorgio Cini in lutto per la morte di Giovanni Morelli</a></p>
<p align="right"></p>
<p>***</p>
<p align="center">⇨ <a target="_blank" href="http://www.ilcorrieremusicale.it/e-mancato-il-musicologo-giovanni-morelli-esegeta-%E2%80%9Cdel-pensiero-ormai-fu-contemporaneo%E2%80%9D/">&#8220;E&#8217; mancato il musicologo Giovanni Morelli, esegeta &#8220;del pensiero ormai fu-contemporaneo&#8221;</a></p>
<p align="center"></p>
<p>***</p>
<p align="center"><a href="http://www2.univ-paris8.fr/DMCE/page.php?page=9" target="_blank"> ⇨ Projet Luciano Berio</a></p>
<p>***</p>
<p>[ R.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/18/giovanni-morelli-faenza-14-maggio-1942-venezia-12-luglio-2011/">GIOVANNI MORELLI [ <em>Faenza, 14 maggio 1942 - Venezia, 12 luglio 2011</em> ]</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/il-morbo-di-rameau.png"/></p>
<p><center> ⇨ <a href="http://www.rodoni.ch/opernhaus/indesgalantes/morbo.html" target="_blank"><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">GIOVANNI MORELLI<br />
da <em>Il morbo di Rameau: la nascità della critica musicale </em><br />
IL MULINO 1989, pag. 257</span></a></center><br />
<center>***</center></p>
<p align="center"><script type="text/javascript" src="http://mediaplayer.yahoo.com/js"></script><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/RAMEAU-Le-indie-galanti-2.mp3"><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><em>Les Indes galantes</em> Parigi, Opéra [ 23 agosto 1735 ]<br />
di Jean-Philippe Rameau [1683-1764 ]<br />
PROLOGO</span></a></p>
<p><center>***</center></p>
<p align="center">⇨ <span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><a href="http://www.cini.it/it/news/list" target="_blank">Fondazione Giorgio Cini in lutto per la morte di Giovanni Morelli</a></span></p>
<p align="right"><span style="font-size:10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span id="more-39596"></span></span></p>
<p><center>***</center></p>
<p align="center">⇨ <a target="_blank" href="http://www.ilcorrieremusicale.it/e-mancato-il-musicologo-giovanni-morelli-esegeta-%E2%80%9Cdel-pensiero-ormai-fu-contemporaneo%E2%80%9D/"><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">&#8220;E&rsquo; mancato il musicologo Giovanni Morelli, esegeta &ldquo;del pensiero ormai fu-contemporaneo&rdquo;</span></a></p>
<p align="center"><iframe src="http://www.ilcorrieremusicale.it/e-mancato-il-musicologo-giovanni-morelli-esegeta-%E2%80%9Cdel-pensiero-ormai-fu-contemporaneo%E2%80%9D/" width="650" height="700"></iframe></p>
<p><center>***</center></p>
<p align="center"><a href="http://www2.univ-paris8.fr/DMCE/page.php?page=9" target="_blank"><big> ⇨ Projet Luciano Berio</big></a></p>
<p><center>***</center></p>
<p><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[ R. I. P. - <em>in un anno di perdite e malinconia</em> ]</span></p>
<p>,\\&#8217;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/18/giovanni-morelli-faenza-14-maggio-1942-venezia-12-luglio-2011/">GIOVANNI MORELLI [ <em>Faenza, 14 maggio 1942 - Venezia, 12 luglio 2011</em> ]</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>VISIONI in TRALICE [I] I can’t hide you the rock cried out</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 09:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsola puecher</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[emanuele crialese]]></category>
		<category><![CDATA[Nina Simone]]></category>
		<category><![CDATA[nuovomondo]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[Sinnerman]]></category>
		<category><![CDATA[verticalismi&trasversalismi]]></category>
		<category><![CDATA[VISIONI in TRALICE]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p align="center">[ da <em>NUOVOMONDO</em> di Emanuele Crialese]</p>
<p align="center">di <strong>Orsola Puecher</strong></p>
<p align="center"><em>Questa è la terra di latte e miele,<br />
che gli animali nascon senza fele,<br />
un fiume di tal sorta qui si trova,<br />
sei hore acqua scorre, poi se ne renova,<br />
quattro fiate si muta alla giornata,<br />
in dolce vin e in latte e poi gioncata.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/15/visioni-in-tralice-i-cant-hide-you-the-rock-cried-out/">VISIONI in TRALICE [I] <em>I can’t hide you the rock cried out</em></a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><center><object width="650" height="276"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=26416242&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ffffff&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=1&amp;loop=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=26416242&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ffffff&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=1&amp;loop=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="650" height="276"></embed></object></center></p>
<p align="center"><span style="font-size:9pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[ da <em>NUOVOMONDO</em> di Emanuele Crialese]</span></p>
<p align="center"><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">di <strong>Orsola Puecher</strong></span></p>
<p align="center"><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: #7f7f7f;"><em>Questa è la terra di latte e miele,<br />
che gli animali nascon senza fele,<br />
un fiume di tal sorta qui si trova,<br />
sei hore acqua scorre, poi se ne renova,<br />
quattro fiate si muta alla giornata,<br />
in dolce vin e in latte e poi gioncata.</em></span><sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/15/visioni-in-tralice-i-cant-hide-you-the-rock-cried-out/#footnote_0_39558" id="identifier_0_39558" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="da Lo aviso et vision venuto olii Berberi [1500] poemetto anonimo citato da Giuseppe Cocchiara ne Il paese di Cuccagna e altri studi di folklore P. Boringhieri, 1980, pag. 162">1</a></sup></p>
<p align="center"><script type="text/javascript" src="http://mediaplayer.yahoo.com/js"></script><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/sinnerman.mp3"><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> SINNERMAN [ <em>traditional spiritual </em> ]<br />
Nina Simone [ 1933 - 2003 ] <em>live</em> 1965</span></a></p>
<p align="center"><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Oh sinnerman where you gunna run to<br />
Sinnerman where you gunna run to<br />
Where you gunna run to<br />
All on that day</span></p>
<p align="right"><span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: #7f7f7f;"><span id="more-39558"></span></span></p>
<p align="center"><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Well I run to the rock<br />
Please hide me I run to the rock<br />
Please hide me I run to the rock<br />
Please hide me Lord<br />
All on that day<br />
&nbsp;<br />
Well the rock cried out<br />
I can’t hide you the rock cried out<br />
I can’t hide you the rock cried out<br />
I ain’t gunna hide you God<br />
All on that day<br />
&nbsp;<br />
I said rock what’s a matter with you rock<br />
Don’t you see I need you rock<br />
Don’t let down<br />
All on that day<br />
&nbsp;<br />
So I run to the river<br />
It was bleedin I run to the sea<br />
It was bleedin I run to the sea<br />
It was bleedin all on that day<br />
So I run to the river it was boilin<br />
I run to the sea it was boilin<br />
I run to the sea it was boilin<br />
All on that day<br />
&nbsp;<br />
So I run to the Lord<br />
Please help me Lord<br />
Don’t you see me prayin<br />
Don’t you see me down here prayin<br />
But the Lord said<br />
Go to the Devil<br />
The Lord said<br />
Go to the Devil<br />
He said go to the Devil<br />
All on that day<br />
&nbsp;<br />
So I ran to the Devil<br />
He was waiting<br />
I ran to the Devil he was waiting<br />
I ran to the Devil he was waiting<br />
All on that day<br />
&nbsp;<br />
Oh yeah<br />
Oh I run to the river<br />
It was boilin I run to the sea<br />
It was boilin I run to the sea<br />
It was boilin all on that day<br />
So I ran to the Lord<br />
I said Lord hide me<br />
Please hide me<br />
Please help me<br />
All on that day<br />
&nbsp;<br />
Said God where were you<br />
When you are old and prayin<br />
Lord Lord hear me prayin<br />
Lord Lord hear me prayin<br />
Lord Lord hear me prayin<br />
All on that day<br />
&nbsp;<br />
Sinnerman you oughta be prayin<br />
Oughta be prayin sinnerman</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">________________ ,\\&#8217; ________________ </p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><em>O peccatore dove stai correndo?<br />
Peccatore dove stai correndo?<br />
Dove stai correndo?<br />
Per tutto il giorno<br />
&nbsp;<br />
Bene, corro dalla roccia<br />
Ti prego nascondimi, corro dalla roccia<br />
Ti prego nascondimi, corro dalla roccia<br />
Ti prego nascondimi Signore<br />
Per tutto il giorno<br />
&nbsp;<br />
Allora la roccia gridò<br />
Non posso nasconderti, gridò la roccia<br />
Non posso nasconderti, gridò la roccia<br />
Non ti nasconderò Dio<br />
Per tutto il giorno<br />
&nbsp;<br />
Dissi alla roccia qual è il problema con te roccia?<br />
Non vedi che ho bisogno di te, roccia?<br />
Non buttarti giù<br />
Per tutto il giorno<br />
&nbsp;<br />
Così corsi al fiume<br />
Esso sanguinava corsi al fiume<br />
Esso sanguinava corsi al fiume<br />
Esso sanguinava per tutto il giorno<br />
Così corsi al fiume, stava ribollendo<br />
Corsi al mare, stava ribollendo<br />
Corsi al mare, stava ribollendo<br />
Per tutto il giorno<br />
&nbsp;<br />
Così corsi dal Signore<br />
Ti prego aiutami, Signore<br />
Non mi vedi pregare?<br />
Non mi vedi qui giù a pregare?<br />
Ma il Signore disse<br />
Vai dal Diavolo<br />
Ma il Signore disse<br />
Vai dal Diavolo<br />
Disse vai dal Diavolo<br />
Per tutto il giorno<br />
&nbsp;<br />
Così corsi dal Diavolo<br />
Lui stava aspettando<br />
Corsi dal Diavolo, lui stava aspettando<br />
Corsi dal Diavolo, llui stava aspettando<br />
Per tutto il giorno<br />
&nbsp;<br />
Oh, Sì<br />
Oh, corsi al fiume<br />
Ribolliva e corsi al mare<br />
Ribolliva e corsi al mare<br />
Ribolliva per tutto il giorno<br />
Così corsi dal Signore<br />
Dissi Signore nascondimi<br />
Ti prego nascondimi<br />
Ti prego aiutami<br />
Per tutto il giorno<br />
&nbsp;<br />
Dissi: Signore dov’eri?<br />
Quando sarai vecchio allora pregherai<br />
Signore Signore ascoltami pregare<br />
Signore Signore ascoltami pregare<br />
Signore Signore ascoltami pregare<br />
Per tutto il giorno<br />
&nbsp;<br />
Peccatore dovresti pregare<br />
Dovresti pregare, peccatore</em></span></p>
<p>&nbsp;<br />
<center>_____________ *** _____________</center><br />
&nbsp;<br />
<script type="text/javascript" src="http://webplayer.yahooapis.com/player-beta.js"></script></p>
<p align="center"><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><strong>VISIONI in TRALICE</strong></span></p>
<p align="center"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/tralice.png"/></p>
<p>&nbsp;<br />
<span style="font-size:12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/15/visioni-in-tralice-i-cant-hide-you-the-rock-cried-out/" target="_blank">VISIONI in TRALICE <em>I can’t hide you the rock cried out</em></a><br />
⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/24/visioni-in-tralice-ii-but-doth-suffer-a-sea-change/" target="_blank">VISIONI in TRALICE [II] <em>But doth suffer a sea-change…</em></a><br />
⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/17/visioni-in-tralice-iii-e-abito-sempre-nel-mio-sogno/" target="_blank">VISIONI in TRALICE [III] <em>&#8230; e abito sempre nel mio sogno&#8230;</em></a><br />
⇨ <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/22/visioni-in-tralice-iv-cum-dederit-dilectis-suis-somnum/" target="_blank">VISIONI in TRALICE [IV] <em>Cum dederit dilectis suis somnum </em></a></span><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/15/visioni-in-tralice-i-cant-hide-you-the-rock-cried-out/">VISIONI in TRALICE [I] <em>I can’t hide you the rock cried out</em></a></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_39558" class="footnote">da <em>Lo aviso et vision venuto olii Berberi</em> [1500] poemetto anonimo citato da Giuseppe Cocchiara ne <em>Il paese di Cuccagna e altri studi di folklore</em> P. Boringhieri, 1980, pag. 162</li></ol><hr/><p>Related posts:<ol>
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</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/07/15/visioni-in-tralice-i-cant-hide-you-the-rock-cried-out/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>BWV 578</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/07/09/bwv-578/</link>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 12:37:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[bach]]></category>
		<category><![CDATA[bwv 578]]></category>

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