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	<title>Nazione Indiana &#187; Tecnologie</title>
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		<title>carta st[r]amp[al]ata n.45. Febbraio, piovono libri. A milioni.</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 09:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/06/carta-strampalata-n-45-febbraio-piovono-libri-a-milioni/452988-35521-1/" rel="attachment wp-att-41583"></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>E’ domenica, la settimana è stata faticosa, uno ha voglia di poltrire a letto e tutto andrebbe bene se, improvvisamente  la mia compagna, che è uscita sfidando il freddo, non scodellasse sul comodino il supplemento culturale del “Corriere della sera” di domenica 29 gennaio dove compare in grande evidenza un articolo di Richard Nash intitolato <em>Il libro perfetto per il lettore perfetto.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/06/carta-strampalata-n-45-febbraio-piovono-libri-a-milioni/">carta st[r]amp[al]ata n.45. Febbraio, piovono libri. A milioni.</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/06/carta-strampalata-n-45-febbraio-piovono-libri-a-milioni/452988-35521-1/" rel="attachment wp-att-41583"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/452988-35521-1.jpg" alt="" title="452988-35521-1" width="340" height="258" class="alignleft size-full wp-image-41583" /></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>E’ domenica, la settimana è stata faticosa, uno ha voglia di poltrire a letto e tutto andrebbe bene se, improvvisamente  la mia compagna, che è uscita sfidando il freddo, non scodellasse sul comodino il supplemento culturale del “Corriere della sera” di domenica 29 gennaio dove compare in grande evidenza un articolo di Richard Nash intitolato <em>Il libro perfetto per il lettore perfetto.</em> “Leggilo –mi dice- è pieno di dati interessanti”.</p>
<p>Il testo, alle pagine 12-13, inizia così: “Nel 1990 l’editoria statunitense ha pubblicato 25.000 titoli. Nel 2010 ne ha pubblicati 2.800.000. Mentre la popolazione è cresciuta del 25%, i libri sono aumentati del 2.120%. Questo enorme aumento non comprende gli ebook, riguarda solo i libri stampati”.<br />
<span id="more-41581"></span></p>
<p>Fin da piccolo, mi sono sempre piaciuti i numeri, le percentuali, le frazioni. Mi sembravano utilissimi per trovare la risposta a domande del tipo: “Se ieri in spiaggia avevo dieci biglie e ne ho perse due, più un’altra che si è rotta, e ogni biglia costa 50 lire, quanto dovrò chiedere alla mamma per avere 20 biglie?”. Da tempo non gioco più però mi è rimasto un sesto senso che mi dice quando i numeri stampati su un giornale o un libro sono sospetti. Nel caso dell’articolo di Nash anche le nipotine pesaresi avrebbero fatto una sonora pernacchia prima di finire di leggere il paragrafo.</p>
<p>Per esempio, è possibile che un paese dove si pubblicano 25.000 titoli passi a pubblicarne 2.800.000 nel giro di vent’anni? Cioè che l’industria editoriale americana di oggi sia oltre <em>cento volte</em> (per la precisione 112 volte) quello che era nel 1990? A me pare difficile, a lume di buon senso, ora vedremo perché. Prima di discutere di libri, ristampe, ebook e altre diavolerie vorrei però far umilmente notare al signor Nash (“un analista della transizione al digitale dell’editoria” lo definisce il “Corriere”) che se i suoi numeri di partenza sono giusti, passare da 25.000 titoli a 2.800.000 rappresenta un aumento non del 2120% bensì dell’11200%, come qualsiasi nipotino in possesso di matita e quaderno gli potrà confermare. Quindi, delle due l’una: o i titoli del 2010 <em>non </em>sono 2.800.000 ma, per esempio, il 2120% di 25.000, cioè 530.000 oppure i titoli sono davvero 2.800.000 ma rappresentano un aumento dell’11200% rispetto al dato di partenza del 1990 e allora bisogna spiegare il mistero di questa incredibile crescita.</p>
<p>Una rapida indagine in Rete (45 secondi circa) permette di scoprire che la seconda ipotesi è quella giusta: <em>in un certo senso</em> i libri pubblicati negli Stati Uniti due anni fa sono circa 2.800.000, come si può accertare <a href="http://www.bowker.com/index.php/press-releases/633-print-isnt-dead-says-bowkers-annual-book-production-report">qui</a>. Ma questa cifra cosa include? Nash implica che si tratti di libri nuovi (“10 mila nuovi titoli alla settimana sono una valanga” scrive più avanti nell’articolo) e in particolare romanzi, che “contengono tante informazioni ambigue da confondere qualsiasi metodo predittivo”. Infine, Nash conclude: “Dopo aver trascorso dieci anni a scoprire gli scrittori trascurati del XX secolo, sto ora cercando di aiutare tutti gli scrittori, pubblicati da qualsiasi editore, a farsi scoprire dai lettori” (facendo capire che sono “due milioni”).</p>
<p>Purtroppo le cose non stanno proprio così.</p>
<p>I 2.800.000 titoli citati da Nash esistono realmente ma non sono affatto “nuovi” libri se non nel senso che, appena usciti dalla legatoria, hanno un buon odore di carta, inchiostro e colla. Come scrive l’autorità mondiale nel campo del mercato librario americano, si tratta prevalentemente di libri “print on-demand” prodotti da aziende specializzate in titoli per i quali il copyright è scaduto. Quindi si pubblica un sacco di Shakespeare, Harriet Beecher Stowe, Dante e Platone in piccolissime tirature perché non ci sono avidi eredi da soddisfare e occhiuti avvocati  pronti a chiedere il pagamento dei diritti d’autore. Il fatto che si ripubblichino <em>Amleto</em> e la <em>Divina Commedia</em> o <em>La capanna dello zio Tom </em>fa certamente piacere, ma di lì a sostenere che il mercato editoriale è cresciuto dell’11200% in vent’anni ce ne corre.</p>
<p>Come scrive il sito Bowker.com, “These books, marketed almost exclusively on the web, are largely on-demand titles produced by reprint houses specializing in public domain works and by presses catering to self-publishers”. Traduzione: quando non si tratta di testi del passato molto passato, i titoli sono quelli stampati dalle cosiddette <em>vanity presses</em>, cioè tipografie mascherate da case editrici che stampano 300 copie delle poesie adolescenziali del signor Smith per permettergli di presentarsi come “poeta” ai cocktail della sua città. Magari ci sono anche i trattati di fisica che dimostrano come Einstein avesse torto, i romanzi erotici scritti da presidi in pensione e altri simili capolavori. Se non vado errato, Umberto Eco scrisse circa 40 anni fa (ovvero assai prima di Internet, dello Web 2, delle piattaforme di condivisione on line ecc.) della “editoria della quarta dimensione”, cioè di quei prodotti che non avevano i requisiti minimi di professionalità per stare sul mercato editoriale normale ma trovavano una loro circolazione sotterranea tra i familiari, gli amici e i sodali dei maestri di montagna, dei farmacisti di paese e dei commercialisti con velleità letterarie.</p>
<p>Ecco, adesso abbiamo la nuova editoria della quarta dimensione, che viene pudicamente definita “non-traditional sector” e rappresenta circa il 90% dei libri pubblicati, (per la precisione 2.776.260 contro i 316.480 dell’editoria tradizionale). Come si diceva, il “non-traditional sector” è composto prevalentemente da ristampe di opere fuori diritti e ciò che rimane non sono “nuovi scrittori” in attesa di essere scoperti (visto che le grandi case editrici sarebbero ben felici di accaparrarsi l’autore del prossimo bestseller) bensì i dilettanti allo sbaraglio che nessuno pubblicherebbe se non sborsassero di tasca loro i soldi necessari alle microtirature da inviare a parenti e amici. La differenza rispetto a 40 anni fa è soltanto che il volume di spazzatura è aumentato di oltre cento volte.</p>
<p>E’ comprensibile che Nash, che cerca di vendere i servizi della sua società Small Demons, inventi attraenti favolette per dare l’impressione al lettore che<em> proprio</em> <em>lui</em> potrebbe essere il prossimo scrittore scoperto da milioni di entusiasti della letteratura <em>underground</em> ma non necessariamente il “Corriere” ha interesse a stampare i numeri in libertà dell’intraprendente americano.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/06/carta-strampalata-n-45-febbraio-piovono-libri-a-milioni/">carta st[r]amp[al]ata n.45. Febbraio, piovono libri. A milioni.</a></p>
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		<title>Progettare narrativa interattiva</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/25/progettare-narrativa-interattiva/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 20:28:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
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		<description><![CDATA[Enrico Colombini spiega come si realizzano storie a scelte multiple, dai libri gioco degli anni '80 alla narrativa ipertestuale fino all'ultima generazione di ebook interattivi. Quali tipi di percorso si possono scegliere, i meccanismi combinatori, variabili, stati e compromessi produttivi, spiegati con diagrammi ed esempi. Da leggere.<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/25/progettare-narrativa-interattiva/">Progettare narrativa interattiva</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Enrico Colombini <a title="Progettare puzzle in un ebook di Enrico Colombini" href="http://www.erix.it/ebook/ebook-puzzles/ebook-puzzles-it.html">spiega</a> come si realizzano storie a scelte multiple, dai libri gioco degli anni &#8217;80 alla narrativa ipertestuale fino all&#8217;ultima generazione di ebook interattivi. Quali tipi di percorso si possono scegliere, i meccanismi combinatori, variabili, stati e compromessi produttivi, spiegati con diagrammi ed esempi. Un articolo che chiunque si interessi di giochi e di narrativa dovrebbe leggere.<br />
<a title="Progettare puzzle in un ebook di Enrico Colombini" href="http://www.erix.it/ebook/ebook-puzzles/ebook-puzzles-it.html">Progettare puzzle in un ebook</a></p>
<p>Qui una sua <a title="intervista ad Enrico Colombini su Locusta temporis ebook interattivo" href="http://www.tevac.com/locusta-temporis-app-intervista-a-enrico-colombini">intervista</a> in occasione dell&#8217;uscita della sua polistoria su iOS (iPhone).</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/25/progettare-narrativa-interattiva/">Progettare narrativa interattiva</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Salvataggio Splinder</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 20:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dal 31 gennaio 2012 tutti i blog su Splinder verranno dismessi e se si usa quel servizio è quindi consigliabile salvare tutti i contenuti per spostarli da un&#8217;altra parte. Non vorrai mica perdere tutto quanto scritto in passato, no?</p>
<p>Fra i nostri lettori ci sono storici blog su quella piattaforma, alcuni di loro hanno fatto una migrazione completa (bravo <a href="http://lucioangelini.wordpress.com/">Lucio</a>), altri solo a metà (Georgia è un po&#8217; di <a href="http://georgiamada.splinder.com/">qua</a> e un po&#8217; di <a href="http://georgiamada.wordpress.com/">là</a>), altri ancora perderanno tutto (<a href="http://lalucedialcor.splinder.com/">alcor</a> ad esempio, ma il suo è un blog privato).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/20/salvataggio-splinder/">Salvataggio Splinder</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 31 gennaio 2012 tutti i blog su Splinder verranno dismessi e se si usa quel servizio è quindi consigliabile salvare tutti i contenuti per spostarli da un&#8217;altra parte. Non vorrai mica perdere tutto quanto scritto in passato, no?</p>
<p>Fra i nostri lettori ci sono storici blog su quella piattaforma, alcuni di loro hanno fatto una migrazione completa (bravo <a href="http://lucioangelini.wordpress.com/">Lucio</a>), altri solo a metà (Georgia è un po&#8217; di <a href="http://georgiamada.splinder.com/">qua</a> e un po&#8217; di <a href="http://georgiamada.wordpress.com/">là</a>), altri ancora perderanno tutto (<a href="http://lalucedialcor.splinder.com/">alcor</a> ad esempio, ma il suo è un blog privato). Considerando che alcuni blog sono su Splinder da oltre un lustro è triste pensare alla perdita di intere annate di lavoro.</p>
<p>Non è difficile fare una migrazione completa dei propri archivi Splinder, con un po&#8217; di cura e inventiva:</p>
<ul>
<li>fai login su Splinder e vai in Blog&gt;Configura&gt;Esporta blog e attiva redirect</li>
<li>Fai clic su Esporta i contenuti, nella sezione 1) della pagina</li>
<li>salva il file XML così generato facendo clic su &#8220;Clicca qui per scaricare il file con i contenuti del tuo blog&#8221;</li>
<li>attiva il redirect verso il tuo nuovo blog, se l&#8217;hai già, altrimenti fai questo passo alla fine.</li>
<li>Se hai caricato delle immagini su Splinder, salvale sul tuo pc.</li>
</ul>
<p>Ora occorre avere una installazione wordpress su cui si possano aggiungere plugin. Può essere una installazione locale, un sito di prova (fai prima un backup dei dati se sono importanti):</p>
<ul>
<li>fai login sul tuo sito wordpress come amministratore</li>
<li>installa ed attiva il plugin <a href="http://www.aioros.net/2011/11/30/splinder-file-importer-0-1/">Splinder file importer</a> di <a href="http://www.aioros.net/">Aioros</a>, via FTP in wp-content/plugins</li>
<li>importa il file XML da Strumenti&gt;Importa&gt;Splinder</li>
<li>esporta i dati appena importati da Strumenti&gt;Esporta per ottenere un file in formato XML per wordpress: è il prodotto finale di tutta l&#8217;operazione.</li>
</ul>
<p>Infine crea il tuo nuovo blog definitivo con wordpress, ad esempio su <a href="http://wordpress.com">wordpress.com</a>, e lì importa il file XML per wordpress che hai finalmente generato. Se il file è troppo grosso, spezzalo in più parti avendo cura di ricostruirne i tag xml.</p>
<p>Ecco, non è impossibile. Come fare però se non ci capisci una mazza? Meglio chiedere ad Aioros direttamente, o meglio ancora avrai pure un amico esperto di faccende telematiche: è il suo momento, chiamalo, subornalo, portalo dalla tua parte!</p>
<p><iframe width="700" height="394" src="http://www.youtube.com/embed/AQB_jT9bGyU?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>[Le immagini ed il video non c'entrano nulla. Solo che Nina è una dea adorna di teschi e noi rematori dal viso di cuoio e cuffie di lana fradicia.]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/20/salvataggio-splinder/">Salvataggio Splinder</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>it’s only blogging but i like it #4</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/12/03/it%e2%80%99s-only-blogging-but-i-like-it-4/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 07:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
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		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
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		<category><![CDATA[microblogging]]></category>
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		<description><![CDATA[<h4 style="text-align: center;"><a title="movies in frames" href="http://moviesinframes.tumblr.com/" target="_blank">Movies In Frames<br />
(<em>science fiction edit</em>)</a></h4>
<p><a href="http://moviesinframes.tumblr.com/post/116231157/2001-a-space-odyssey-1968-dir-stanley"></a><a href="http://moviesinframes.tumblr.com/post/7241426451/blade-runner-1982-dir-ridley-scott-by"></a><br />
<a href="http://moviesinframes.tumblr.com/post/2778142734/akira-1988-dir-katsuhiro-otomo-by-vexate"></a><a href="http://moviesinframes.tumblr.com/post/698432884/robocop-1987-dir-paul-verhoeven-by"></a><br />
<a href="http://moviesinframes.tumblr.com/tagged/Alphaville"></a><a href="http://moviesinframes.tumblr.com/post/3022748108/12-monkeys-1995-dir-terry-gilliam-blu-ray"></a><br />
<a href="http://moviesinframes.tumblr.com/post/153562370/the-hitchhikers-guide-to-the-galaxy-2005-dir"></a><a href="http://moviesinframes.tumblr.com/post/718527158/starship-troopers-1997-dir-paul-verhoeven"></a><br />
<a href="http://moviesinframes.tumblr.com/tagged/Escape%20from%20New%20York"></a><a href="http://moviesinframes.tumblr.com/post/7317223213/dune-1984-dir-david-lynch-by-jacobunny"></a><br />
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<a href="http://moviesinframes.tumblr.com/post/2778142734/akira-1988-dir-katsuhiro-otomo-by-vexate"><img class="alignnone size-full wp-image-39755" style="border: 3px double grey; vertical-align: text-top;" title="Akira, 1988 (dir. Katsuhiro Ôtomo)" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/Akira-1988-dir.-Katsuhiro-Ôtomo.jpg" alt="Akira" width="200" height="376" /></a><a href="http://moviesinframes.tumblr.com/post/698432884/robocop-1987-dir-paul-verhoeven-by"><img class="alignnone size-full wp-image-39760" style="border: 3px double grey; vertical-align: text-top;" title="RoboCop, 1987 (dir. Paul Verhoeven)" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/RoboCop-1987-dir.-Paul-Verhoeven.png" alt="RoboCop" width="200" height="376" /></a><br />
<a href="http://moviesinframes.tumblr.com/tagged/Alphaville"><img class="alignnone size-full wp-image-39768" style="border: 3px double grey; vertical-align: text-top;" title="Alphaville, 1965 (dir. Jean-Luc Godard)" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/Alphaville-1965-dir.-Jean-Luc-Godard.png" alt="Alphaville" width="200" height="376" /></a><a href="http://moviesinframes.tumblr.com/post/3022748108/12-monkeys-1995-dir-terry-gilliam-blu-ray"><img class="alignnone size-full wp-image-39766" style="border: 3px double grey; vertical-align: text-top;" title="12 Monkeys, 1995 (dir. Terry Gilliam)" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/12-Monkeys-1995-dir.-Terry-Gilliam.jpg" alt="12 Monkeys" width="200" height="376" /></a><br />
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<a href="http://moviesinframes.tumblr.com/tagged/Escape%20from%20New%20York"><img class="alignnone size-full wp-image-39759" style="border: 3px double grey; vertical-align: text-top;" title="Escape from New York, 1981 (dir. John Carpenter)" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/Escape-from-New-York-1981-dir.-John-Carpenter.png" alt="Escape from New York" width="200" height="376" /></a><a href="http://moviesinframes.tumblr.com/post/7317223213/dune-1984-dir-david-lynch-by-jacobunny"><img class="alignnone size-full wp-image-39758" style="border: 3px double grey; vertical-align: text-top;" title="Dune, 1984 (dir. David Lynch)" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/Dune-1984-dir.-David-Lynch.jpg" alt="Dune" width="200" height="376" /></a><br />
<a href="http://moviesinframes.tumblr.com/post/1221441034/alien-1979-dir-ridley-scott-by-lostmemento"><img class="alignnone size-full wp-image-39756" style="border: 3px double grey; vertical-align: text-top;" title="Alien, 1979 (dir. Ridley Scott)" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/Alien-1979-dir.-Ridley-Scott.png" alt="Alien" width="200" height="376" /></a><a href="http://moviesinframes.tumblr.com/post/7930362045/the-holy-mountain-1973-dir-alejandro"><img class="alignnone size-full wp-image-39763" style="border: 3px double grey; vertical-align: text-top;" title="The Holy Mountain, 1973 (dir. Alejandro Jodorowsky)" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/The-Holy-Mountain-1973-dir.-Alejandro-Jodorowsky.jpg" alt="The Holy Mountain" width="200" height="376" /></a><br />
<a href="http://moviesinframes.tumblr.com/post/120065539/a-scanner-darkly-2006-dir-richard-linklater"><img class="alignnone size-full wp-image-39767" style="border: 3px double grey; vertical-align: text-top;" title="A scanner darkly, 2006 (dir. Richard Linklater)" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/A-scanner-darkly-2006-dir.-Richard-Linklater.jpg" alt="A scanner darkly" width="200" height="376" /></a><a href="http://moviesinframes.tumblr.com/tagged/Plan%209%20from%20Outer%20Space"><img class="alignnone size-full wp-image-39770" style="border: 3px double grey; vertical-align: text-top;" title="Plan 9 from Outer Space, 1959 (dir. Edward Wood Jr.)" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/Plan-9-from-Outer-Space-1959-dir.-Edward-Wood-Jr..jpg" alt="Plan 9 from Outer Space" width="200" height="376" /></a><br />
<a href="http://moviesinframes.tumblr.com/post/2144706017/the-matrix-1999-dir-andy-wachowski-lana"><img class="alignnone size-full wp-image-39764" style="border: 3px double grey; vertical-align: text-top;" title="The Matrix, 1999 (dir. Andy Wachowski &amp; Lana Wachowski)" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/The-Matrix-1999-dir.-Andy-Wachowski-Lana-Wachowski.png" alt="The Matrix" width="200" height="376" /></a><a href="http://moviesinframes.tumblr.com/post/163484409/tron-1982-dir-steven-lisberger"><img class="size-full wp-image-39765 " style="border: 3px double grey; vertical-align: text-top;" title="TRON, 1982 (dir. Steven Lisberger)" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/TRON-1982-dir.-Steven-Lisberger.png" alt="TRON" width="200" height="376" /></a></p>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 06:15:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
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<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-39730" title="11" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/11.jpg" alt="11" width="400" height="310" /></a></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/12.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-39731" title="12" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/12.jpg" alt="12" width="400" height="299" /></a></p>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 06:55:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<h4 style="text-align: center;"><a title="kim jong-il looking at things" href="http://kimjongillookingatthings.tumblr.com" target="_blank">Kim Jong-Il looking at things</a></h4>
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<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/09/05/it%e2%80%99s-only-blogging-but-i-like-it-2/">it’s only blogging but i like it #2</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: center;"><a title="kim jong-il looking at things" href="http://kimjongillookingatthings.tumblr.com" target="_blank">Kim Jong-Il looking at things</a></h4>
<p><div id="attachment_39710" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-a-rice-packet.jpg"><img class="size-full wp-image-39710" title="looking at a rice packet" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-a-rice-packet.jpg" alt="looking at a rice packet" width="500" height="373" /></a><p class="wp-caption-text">looking at a rice packet</p></div><span id="more-39708"></span><br />
<div id="attachment_39709" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-a-factory.jpg"><img class="size-full wp-image-39709" title="looking at a factory" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-a-factory.jpg" alt="looking at a factory" width="500" height="410" /></a><p class="wp-caption-text">looking at a factory</p></div></p>
<div id="attachment_39717" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-rice-fields.jpg"><img class="size-full wp-image-39717" title="looking at rice fields" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-rice-fields.jpg" alt="looking at rice fields" width="500" height="336" /></a><p class="wp-caption-text">looking at rice fields</p></div>
<div id="attachment_39716" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-metal-parts.jpg"><img class="size-full wp-image-39716" title="looking at metal parts" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-metal-parts.jpg" alt="looking at metal parts" width="500" height="397" /></a><p class="wp-caption-text">looking at metal parts</p></div>
<div id="attachment_39715" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-flowers.png"><img class="size-full wp-image-39715" title="looking at flowers" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-flowers.png" alt="looking at flowers" width="500" height="363" /></a><p class="wp-caption-text">looking at flowers</p></div>
<div id="attachment_39714" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-detergent.jpg"><img class="size-full wp-image-39714" title="looking at detergent" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-detergent.jpg" alt="looking at detergent" width="500" height="374" /></a><p class="wp-caption-text">looking at detergent</p></div>
<div id="attachment_39713" class="wp-caption aligncenter" style="width: 469px"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-blankets.png"><img class="size-full wp-image-39713" title="looking at blankets" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-blankets.png" alt="looking at blankets" width="459" height="377" /></a><p class="wp-caption-text">looking at blankets</p></div>
<div id="attachment_39712" class="wp-caption aligncenter" style="width: 503px"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-binoculars.png"><img class="size-full wp-image-39712" title="looking at binoculars" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-binoculars.png" alt="looking at binoculars" width="493" height="378" /></a><p class="wp-caption-text">looking at binoculars</p></div>
<div id="attachment_39711" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-a-touchscreen.jpg"><img class="size-full wp-image-39711" title="looking at a touchscreen" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/looking-at-a-touchscreen.jpg" alt="looking at a touchscreen" width="500" height="413" /></a><p class="wp-caption-text">looking at a touchscreen</p></div>
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		<title>Parità dei s@ssi</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Aug 2011 23:01:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<title>Critica, ciao! Libri e New Media: Saverio Simonelli</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 08:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>I new media hanno sicuramente rivoluzionato il rapporto tra lettori e libri, più particolarmente la comunicazione che di essi se ne fa, scavalcando tutta la corte di mediatori fino ad allora imprescindibili per la vita di un libro, ovvero i giornali e la i critica letteraria.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/06/19/critica-ciao-libri-e-new-media-saverio-simonelli/">Critica, ciao! Libri e New Media: Saverio Simonelli</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>I new media hanno sicuramente rivoluzionato il rapporto tra lettori e libri, più particolarmente la comunicazione che di essi se ne fa, scavalcando tutta la corte di mediatori fino ad allora imprescindibili per la vita di un libro, ovvero i giornali e la i critica letteraria. Dopo la dittatura del mercato ci stiamo avviando verso quella del lettore &#8220;inesperto&#8221;?</em>. Così viene annunciata <em>la couleur</em> dell&#8217;incontro che avrà luogo questa mattina al Ciorcolo Arci Bellezza. (vd <em>Programma</em> ) Saverio Simonelli ci ha mandato alcune note sulla questione.<strong>(effeffe)</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/critique.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/critique.jpg" alt="" title="critique" width="300" height="300" class="alignleft size-full wp-image-39329" /></a><br />
<strong>Web e libri: cercansi mediatori autentici</strong><br />
di<br />
<strong>Saverio Simonelli   </strong></p>
<p>Internet ci rende stupidi? L’interrogativo che è il titolo di un recente saggio di Nicholas Carr (Raffaello Cortina editore, 2010) fa bene il paio con questo legittimo timore espresso nel tema del nostro incontro e che cioè sul web una “dittatura dell’inesperto” possa sostituirsi a quella della critica nel rapporto di fruizione tra libro e lettore. La tesi di Carr è nota: questo paventato istupidimento sarebbe l’inevitabile approdo della crisi del pensiero lineare, quello che per successive deduzioni procede da una premessa ad un esito altrettanto logico. Tra i tanti esempi a corredo della tesi il più eloquente è quello cui sono stati sottoposti negli USA 6000 studenti di college: una telecamera ha meticolosamente seguito il loro sguardo di fronte a una pagina web rilevando come l’occhio non proceda più nella maggioranza dei casi da sinistra a destra ma vada praticamente a zonzo sullo schermo, attratto da immagini, testo, suoni in maniera assolutamente incontrollata e casuale.<br />
<span id="more-39328"></span><br />
L’occhio umano, l’interfaccia dell’Io proiettato sul web: un’esperienza di libertà, di svincolamento dai canoni tradizionali di apprendimento oppure l’inevitabile naufragare in un mare di stimoli indistinti per approdi indecidibili o nel peggiore dei casi eterodiretti?  Finora l’enfasi è stata posta maggiormente sulle (presunte) mancanze dell’utente, sulla sua pigrizia cognitiva, sulla dipendenza dagli stimoli esterni. </p>
<p>Quando si parla di nuovi media e lettura però è altrettanto importante soffermarsi sul modo in cui l’offerta di contenuti viene organizzata nelle varie nicchie del continente Internet, sempre più diversificato e proteiforme, nonostante nel parlare comune ci si riferisca a esso sempre come a un qualcosa di unico e compatto – alla locuzione dei nostri nonni “<em>l’hanno detto in televisione</em>” come formula veritativa si è sostituito automaticamente oggi l’altrettanto fideistico “<em>l’ho trovato su Internet”</em> – E invece, soprattuto con l’affermarsi del cosiddetto web 2.0 i “mondi” con i quali ha a che fare chi cerca contenuti editoriali sono estremamente diversificati per struttura, tipologia e livello di opportunità. E questo ovviamente condiziona anche le modalità di presenza e partecipazione, che è in continua evoluzione. Un radicale cambiamento ad esempio ha interessato i siti delle case editrici, nati e vissuti fino all’altro ieri come gigantesche vetrine e shop online e che ora offrono forum, spazi di confonto, corsi di scrittura, opportunità di partecipazione che lasciano intravvedere alla fine di un percorso addirittura il miraggio della pubblicazione.  Stesso itinerario di diversificazione interna e arricchimento di contenuti trasversali anche per aggregatori e portali informativi editoriali: pensiamo a come si presentava il sito Wuz quando ancora si chiamava Alice.</p>
<p>  C’è poi l’altrettanto variegato spazio dei social media, utilizzato spesso dagli stessi editori e dai portali  informativi attraverso pagine civetta pensate per traghettare traffico in entrata. Impresa del resto non sempre riuscita, perché l’utente dei social network tende in maggioranza schiacciante a rimanere nel proprio ambiente usato per lo più per scambiare impressioni estemporanee o chattare. Un dato d’esperienza: sul nostro sito de <a href="http://www.lacompagniadellibro.tv2000.it/la_compagnia_del_libro/sezioni/00003534_Il_calcio_raccontato_oggi._Meglio_i_libri_dei_giornali.html">La Compagnia del Libro </a> un “teaser” su facebook crea traffico momentaneo la cui percentuale sugli accessi totali non raggiunge se non raramente la doppia cifra in percentuale di giornata. Analogo il discorso per Anobii, il portale ideato da un geniale imprenditore americo-coreano col pallino dei libri e che ha conquistato facilmente i lettori italiani che di quell’ambiente rappresentano la terza  forza mondiale (Curioso risultato per un popolo che si distingue per la percentuale particolarmente bassa di lettori).  Basta scorrere una pagina di Anobii per vedere come si sviluppino e si intreccino consigli di lettura forbiti e partecipi a pareri e opinioni molto spesso dilettanteschi, vellitari e per dirla col titolo del nostro incontro “inesperti”, ma che sembrano perfettamente appagare l’anobiano medio che anzi spesso contesta apertamente e in modi a volte deliranti l’ingresso di informazioni che vengono da altri siti, infastidendosi per un semplice link di questo o quel portale adombrando automaticamete il terribile (!) spettro dello spam.  Cresce così un’utenza “tribale” all’interno dei social media, contenta dello stare insieme e che per usare una vecchia definizione privilegia “l’etnos” sull’ethos”, il pensiero della comunità non solo come fattore identitario ma soprattutto di aggressiva e ferina contrapposizione all’altro, mutuando purtroppo il peggio di certe derive della politica e dello società circostante.</p>
<p> All’altro capo dell’utenza c’è la cosiddetta tribù dei technofan, così definiti dall’Osservatorio permamente sui contenuti digitali, creato nel 2007 dalle principali associazioni che producono e operano nel settore della produzione di contenuti culturali ( AIDRO, AIE, Cinecittà Holding, FIMI, Univideo, Anica e PMI )  in collaborazione con la società Nielsen. In forte crescita numerica questo gruppo è composto in larga parte da giovani, i cosiddetti “smanettoni” frequentatori della rete perché attratti dagli sviluppi multimediali, abili a scaricare contenuti, ma utenti a “bassa intensità culturale”, superficiali e frettolosi, attratti esclusivamente dal bestseller o dal testo che si presenti con caratteristiche di rottura rispetto all’informazione o la fruizione cartacea. Il loro mondo somiglia a una corsa nel videogioco Mariokart, una vorticosa galoppata su piste in bilico sul vuoto sulle quali piovono oggetti non identificati, si catturano globi, cubi e simboletti vari che garantiscono una migliore tenuta di quella strada. In un solo anno, dal 2008 al 2009 la loro percentuale è passata dal 17 al 27% degli utenti della rete mentre si è ridotta sensibilmente quella dei cosiddetti “eclettici”, navigatori più maturi di età e più culturalmente motivati che sono scesi dal 12 al 10%.  Resto dell’idea che i tradizionali siti o blog culturali continuino a essere uno spazio in cui la competenza professionale o semplicemente una sensibilità affinata dal mezzo e dall’esperienza personale vada tranquillamente a braccetto con l’esigenza di partecipazione e condivisione. </p>
<p> Come diceva in un recente intervento Pier Cesare Rivoltella, docente di new media all’Università Cattolica di Milano, un “<em>modello di autorialità basato sulla produzione logica dell’espressione individuale” può convivere a fianco dello “stile social media</em>” in cui “<em>si formano comportamenti a prescindere da interventi intenzionalmente didascalici</em>”. Se quindi l’approccio “social” tende all’autoformazione, al “fai da te” di opinioni di corto raggio, allo sviluppo di gusti e idiosincrasie che vanno di pari passo con l’acquisizione di nozioni limitate all’ecologia di quello spazio, un atteggiamento più maturo dovrebbe portare a combinare questo protagonismo personale con il riconoscimento se non di un’autorità quantomeno di un’autorevolezza che all’interno del sito di riferimento“certifichi” la sincerità e la competenza di chi anima e informa di sé quel luogo del web.    Detto in maniera molto più banale, un sito riconoscibile, con un proprio profilo e magari all’interno autori capaci di orizzonti ampi, di collegamenti e riferimenti letterari ma soprattutto con una propria identità e capace di dialogare all’esterno attraverso link e con un blogroll cospicuo, articolato e coerente, può davvero essere palestra di recensione, sviluppo di sensibilità, capacità di discernimento nell’offerta smisurata di novità che affollano il mercato e stipano gli scaffali delle librerie. Importante è quella parolina desueta: “sincerità”, assieme a una limpidezza d’approccio, competenza e – magari con un briciolo di retorica – amore e dedizione a ciò che si scrive e alle opinioni che si espongono.</p>
<p>  Nel saggio sull’educazione estetica dell’uomo, un testo fondamentale anche se ha oltre duecento anni il grande scrittore tedesco Friedrich Schiller spiegava come nel gioco, inteso come spazio affrancato dalla necessità e dal limite della corporeità, l’uomo possa dare il meglio di se stesso e attrezzarsi poi per un impegno più autentico nella vita reale. Forse la suggestione può valere oggi per il web inteso appunto come palestra in cui uomini riconoscibili e motivati ma che si incontrano nello spazio neutro della rete possono affilare le idee e incrociare le armi dell’intelletto per produrre, confrontare e affinare chiavi di lettura di questo universo caotico cui anche la rete rischia di assomigliare sempre di più </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/06/19/critica-ciao-libri-e-new-media-saverio-simonelli/">Critica, ciao! Libri e New Media: Saverio Simonelli</a></p>
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		<title>La cultura nasce copiando</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/06/13/la-cultura-nasce-copiando/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 05:41:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p><br />
All creative work is derivative<br />
Nina Paley, <a href="http://questioncopyright.org/">questioncopyright.org</a></p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/06/13/la-cultura-nasce-copiando/">La cultura nasce copiando</a></p>
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<p><span id="more-39260"></span><br />
All creative work is derivative<br />
Nina Paley, <a href="http://questioncopyright.org/">questioncopyright.org</a></p>
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		<title>Copiare non è rubare</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/06/09/copiare-non-e-rubare/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 05:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
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<p></p>
<p>Una nuova versione di <a href="http://questioncopyright.org/minute_memes/copying_is_not_theft">Copying Is Not Theft</a> di Nina Paley, questa volta in italiano cantata e suonata da Mark Di Giuseppe a.k.a. <a href="http://www.thestraniero.com/" target="_blank">&#8220;The Legendary Straniero&#8221;</a>.</p>
<p>Qui la versione originale:</p>
<p></p>
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<p><span id="more-39259"></span></p>
<p>Una nuova versione di <a href="http://questioncopyright.org/minute_memes/copying_is_not_theft">Copying Is Not Theft</a> di Nina Paley, questa volta in italiano cantata e suonata da Mark Di Giuseppe a.k.a. <a href="http://www.thestraniero.com/" target="_blank">&#8220;The Legendary Straniero&#8221;</a>.</p>
<p>Qui la versione originale:</p>
<p><iframe width="700" height="394" src="http://www.youtube.com/embed/IeTybKL1pM4?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Verifica dei poteri 2.0: Matteo Di Gesù</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/05/18/verifica-dei-poteri-2-0-matteo-di-gesu/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 May 2011 05:07:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[crtitica]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Di Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="font-size: 85%;"><em>[Matteo Di Gesù risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui le <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">risposte precedenti</a>.]</em></p>
<p><strong>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</strong></p>
<p>Sì: il saggio offre una ricostruzione esauriente, si fonda su presupposti adeguati e condivisibili ed è criticamente incisivo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/18/verifica-dei-poteri-2-0-matteo-di-gesu/">Verifica dei poteri 2.0: Matteo Di Gesù</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font-size: 85%;"><em>[Matteo Di Gesù risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui le <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">risposte precedenti</a>.]</em></p>
<p><strong>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</strong></p>
<p>Sì: il saggio offre una ricostruzione esauriente, si fonda su presupposti adeguati e condivisibili ed è criticamente incisivo.</p>
<p><strong>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</strong></p>
<p>Non sono stato né un pioniere né un apocalittico: ho cominciato a pubblicare su internet quando se ne è presentata l&#8217;occasione, all&#8217;inizio anche con una dose di curiosità per il nuovo “luogo” di pubblicazione e soprattutto per il tipo di ricezione che poteva determinare (e parlo di tipologie di testi piuttosto diversi: saggi accademici, recensioni, articoli).<span id="more-39062"></span> Certamente è un mezzo diverso da quelli, per così dire, tradizionali, ma non mi pare che tale consapevolezza (posto che la mia consapevolezza del mezzo sia davvero adeguata) mi abbia indotto a modificare drasticamente il modo in cui scrivo. Considero internet un supporto e un veicolo con caratteristiche proprie e affatto diverse, senza dubbio, ma in svariate occasioni (per esempio quando mi viene chiesto un “pezzo” per un portale o una rivista web) temo di scrivere senza badare troppo alla sede di destinazione: il mezzo non è il messaggio, per me (quantomeno non del tutto), ma certo so bene che il mezzo, questo mezzo, il messaggio lo condiziona assai. Diverso è il discorso per un intervento estemporaneo su un blog, o in un dibattito in rete: in quel caso le mie “strategie retoriche” sono assai vincolate alla sede e al contesto.</p>
<p><strong>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione?</strong> </p>
<p>La rapidità, forse a discapito dell&#8217;esattezza e della persistenza. E poi la grande disponibilità di “spazio” libero, in ogni senso: rispetto alla possibilità di scrivere di cose che in alti luoghi non avrebbero cittadinanza (e in modi, linguaggi, forme che in altri luoghi non avrebbero cittadinanza), rispetto alla quantità di battute che puoi permetterti di usare, rispetto agli interventi che un dibattito può ospitare. Chi scrive anche sui giornali credo che abbia una consapevolezza smagliante, empirica di questa differenza. In questo senso mi pare calzante l&#8217;allegoria della “nuova frontiera”: ciascuno può allestire il proprio carro, partire verso l&#8217;ovest e trovare il suo posto nella sconfinata prateria virtuale. Si tratterebbe semmai di capire quali sono gli indiani e soprattutto se l&#8217;esercizio di questa libertà non comporti il loro genocidio. Parlo dei costi sociali, evidentemente. Ma anche di quelli culturali. Produrre energia per tenere acceso tutto il giorno il pc e scrivere scemenze sui blog o sui social network avrà pure qualche conseguenza. E poi mi chiedo quanto e come internet non rischi, subdolamente, di estendere e consolidare sistemi economici, modelli sociali culturali e di consumo già egemonici (oltre ad avere, di contro, il merito indubbio di facilitare i tentativi di sabotaggio di questi e di altri sistemi di dominio). </p>
<p><strong>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</strong></p>
<p>Mi pare che per un verso sia cresciuta la consapevolezza di chi discute: chi interviene in una discussione in rete di solito lo fa con competenza e coerenza rispetto all&#8217;argomento. D&#8217;altro canto ho l&#8217;impressione che sia salito il livello generale di violenza argomentativa (la possibilità dell&#8217;anonimato e la scarsa persistenza di cui dicevo mi pare che la agevolino): spesso trovo insopportabile il livore isterico di certi interventi.<br />
Con tutti i rischi delle generalizzazioni: la cesura tra le generazioni, rispetto al web, è lampante; buona parte dei critici sopra i sessant&#8217;anni, rispetto a ciò che avviene in rete, è algidamente indifferente quando non apertamente sprezzante. Di conseguenza di ciò che si è prodotto in rete non resta traccia nei loro interventi cartacei (o quantomeno questo è ciò che loro credono: nessuno può dirsi davvero estraneo alla società digitale). E dato che non mi pare che le pagine culturali e le riviste più autorevoli siano presidiate dai trentenni, le conseguenze sono ovvie. Diverso è il discorso per chi è nato un ventennio dopo. Mi permetto di riferirmi a un caso personale, solo perché mi sembra esemplare: io e gli altri cinque responsabili della neonata collana di critica letteraria “Posizioni” (Giancarlo Alfano, Andrea Cortellessa, Davide Dalmas, Stefano Jossa, Domenico Scarpa) nonché i nostri editori (i tre :duepunti) abbiamo un&#8217;età compresa all&#8217;incirca tra i 35 e i 45 anni. Facciamo libri cartacei e abbiamo intenzione di farne in futuro; tuttavia, per tutti noi è del tutto scontato considerare anche il web come spazio di informazione, discussione e intervento: il saggio di Domenico Scarpa compreso nel volume inaugurale della collana, <em>Dove siamo?</em>, tanto per dire, è stato pubblicato su “Nazione indiana” nei giorni in cui usciva il libro. </p>
<p><strong>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)?</strong> </p>
<p>Mi è capitato di scrivere che lamentare la scomparsa degli intellettuali dalla scena pubblica senza considerare le trasformazioni del discorso pubblico, della sua nuova dislocazione, dei mezzi della sua diffusione è come rammaricarsi della scomparsa dei portinai ignorando l&#8217;avvento dei citofoni. Credo che valga lo stesso per la critica letteraria. Ad ogni modo dare la colpa al web per la perdita di rilevanza della critica letteraria nel consesso civile mi appare pretestuoso e fuorviante (ma è a monte, che questo mantra della crisi della critica mi sembra mal posto: non mi pare, per dirne una, che l&#8217;unico ambito del discorso pubblico a essersi degradato e impoverito, in questi anni in Italia, sia quello letterario). Per certi aspetti, oltretutto, la critica si è delegittimata da sé: arroccandosi nell&#8217;accademia o intonando epicedi sempre sullo stesso motivetto.<br />
Ma, detto questo, trovo che la riscossa dei critici da tastiera, che scalzano dal piedistallo l&#8217;autoritario e pedante critico di professione, in nome della presunta democrazia del web e di una fraintesa libertà di giudizio, sia un&#8217;altra falsa credenza. Qualcuno dovrebbe avvisarli che sul piedistallo da tempo non c&#8217;è più rimasto nessuno: sembrano quelli che hanno cominciato a professare anticomunismo solo dopo la caduta del muro di Berlino. Credo piuttosto che stiamo attraversando una fase, confusa e incerta ma anche potenzialmente feconda, di profonda ridefinizione e ridislocazione di molte funzioni che ruotano intorno alla letteratura, compresa quella critica. Temo tuttavia che, anche nell&#8217;era digitale, a dettare legge saranno i grandi gruppi editoriali, la grande distribuzione e le logiche di mercato, magari blandendo proprio la critica dei blog. </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/18/verifica-dei-poteri-2-0-matteo-di-gesu/">Verifica dei poteri 2.0: Matteo Di Gesù</a></p>
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		<title>Verifica dei poteri 2.0: Giancarlo Alfano</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 07:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
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		<category><![CDATA[giancarlo alfano]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="font-size: 85%;"><em>[Giancarlo Alfano risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui le <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">risposte precedenti</a>.]</em></p>
<p><strong><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></strong></p>
<p>Personalmente, sento di dover ringraziare Francesco Guglieri e Michele Sisto per il contributo di storicizzazione che hanno realizzato.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/03/verifica-dei-poteri-2-0-giancarlo-alfano/">Verifica dei poteri 2.0: Giancarlo Alfano</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="font-size: 85%;"><em>[Giancarlo Alfano risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui le <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">risposte precedenti</a>.]</em></p>
<p><strong><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></strong></p>
<p>Personalmente, sento di dover ringraziare Francesco Guglieri e Michele Sisto per il contributo di storicizzazione che hanno realizzato. Mi permetto di chiedere se non sia necessario fare attenzione anche alle dinamiche geografiche. È vero infatti che il web costituisce uno spazio alternativo a quello che misuriamo coi nostri corpi nella vita quotidiana, tuttavia, e proprio <em>Verifica dei poteri 2.0</em> lo spiega con chiarezza, si è verificata in brevi anni una certa porosità tra i due spazi. Rispondo, dunque, alla domanda con due tra le tante possibili domande: 1) Esistono, per esempio, delle “cellule” locali di un sito come <em>Nazione indiana?</em> 2) Vi è una ricaduta anche nelle pratiche di socializzazione e di diffusione dei saperi e delle pratiche artistiche? <span id="more-38928"></span></p>
<p><strong><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></strong></p>
<p>Non avrei mai pensato di prendere la parola su Internet se non fossi stato invitato a farlo. Mantengo una certa reticenza nei confronti del sistema comunicativo che vi si realizza; ho per esempio già notato, e mi scuso del fatto che qui mi ripeto, che i commenti ai post tendono di solito a essere “reazioni” non “discussioni”. La stessa velocità/facilità di accesso alla parola impedisce, nella grande maggioranza dei casi, il confronto dialogico tra posizioni.<br />
Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, mi pare che il Web abbia di certo un grande pregio: permette di pubblicare cose di ogni tipo: dal saggio interpretativo tradizionale (lento, argomentato, ricco di esempi) al pamphlet e all’articolo di taglio giornalistico. Nella mia esperienza, su Nazione indiana, quando ho scritto per il sito mi sono posto l’obiettivo di essere chiaro al massimo delle mie possibilità, evitando punte espressive.</p>
<p><strong><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione?</em></strong> </p>
<p>Indubitabilmente permette un accesso quasi gratuito (o tendenzialmente tale) a una ricca quantità di informazioni; permette dunque di essere aggiornati rispetto alla produzione letteraria e al dibattito interpretativo che ne segue. Da questo punto di vista, Internet è un importante spazio di socializzazione dei saperi. Vi è però un punto che mi lascia perplesso: che effetto hanno la facilità di accesso e l’ampia disponibilità di informazione sull’attitudine alla ricerca? E quale contributo danno alla costruzione della propria identità? Il mio punto di vista è che la letteratura ha ancora oggi un’importante funzione antropologica: fornisce schemi sentimentali e concettuali che orientano il lettore a organizzare la propria vita. Postare un commento, semmai con un nickname, rischia di essere un modo del tutto estraneo alla letteratura (se non, forse, per il fatto di produrre un bovarismo di ritorno).</p>
<p><strong><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></strong></p>
<p>Non posso dire che cosa sia cambiato perché frequento pochissimo i blog, e da non molto tempo. Devo dire che quando mi capita di scrivere di letteratura dell’oggi tendo a documentarmi anche su Internet, come immagino facciano tutti, ma non mi sembra di essere influenzato dagli stili di comunicazione che vi regnano; né posso dire che cose del genere capitino agli interpreti, critici, giornalisti che leggo. Altro è quel che avete spiegato nel vostro intervento, e cioè che vi è oramai un travaso continuo di questioni, temi, polemiche (ahimè) dalla rete al mondo esterno e vice versa.</p>
<p><em><strong>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)?</strong></em></p>
<p>È una domanda molto impegnativa perché ne va dell’identità del lavoro critico oggi. Se posso provare a rispondere in maniera scorciata direi questo: pubblicare significa rendere pubblico; chi rende pubblico si assume l’onere della pubblicità del proprio pensiero e delle risposte che possono giungere. Il web ha di buono che effettivamente arrivano delle risposte, sicché non ci si sente soli. È bello, ma c’è il rischio di restare abbagliati, come Narciso alla fonte. L’onere significa, inoltre, il rispetto di alcune regole (le regole del gioco che avete più volte richiamato nel vostro saggio). Queste regole, nel web, tendono a saltare, sia perché talvolta chi vi pubblica il proprio pensiero non le conosce, sia perché la sua specifica apertura induce a sottrarvisi. E questo è meno bello, ma forse ci si deve abituare.<br />
Aggiungerei, in coda, due cose.<br />
1)	Non so se esiste IL critico; a mio avviso esistono I critici: per quanto siano infatti riconoscibili delle tipologie di scrittura critica, a volte anche ben codificate, tuttavia la personalità stilistica di chi scrive è la dimensione fondamentale del “lavoro critico”.<br />
2)	Altro aspetto fondamentale di tale “lavoro” è la disponibilità all’avventura intellettuale, la curiosità della ricerca, la “spaziosità” del proprio sistema di riferimenti. Tutti noi commentiamo il film che abbiamo visto, il romanzo che abbiamo letto, i versi o le note che abbiamo ascoltate. I critici, a mio avviso, inseriscono quelle esperienze estetiche in quel sistema di riferimenti, in modo che il lettore possa rivivere quell’esperienza dentro un campo più ampio, tra risonanze ancora più ricche e articolate.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/03/verifica-dei-poteri-2-0-giancarlo-alfano/">Verifica dei poteri 2.0: Giancarlo Alfano</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Verifica dei poteri 2.0: Stefano Jossa</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 08:04:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Jossa]]></category>
		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em>[Stefano Jossa risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui le <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/">risposteprecedenti</a>.]</em></p>
<p><strong><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></strong></p>
<p>La ricostruzione mi sembra accurata sul piano storico e critico.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/30/verifica-dei-poteri-2-0-stefano-jossa/">Verifica dei poteri 2.0: Stefano Jossa</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Stefano Jossa risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui le <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/">risposteprecedenti</a>.]</em></p>
<p><strong><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></strong></p>
<p>La ricostruzione mi sembra accurata sul piano storico e critico. Avrei voluto una definizione di «critica militante», che mi sembra stilema dato per scontato, mentre non dovrebbe esserlo: si fa militanza solo sul presente, in chiave più o meno pubblicitaria, commerciale o ideologica? Esistono altre «militanze» (estetiche, etiche, poetiche, politiche, stilistiche)?<span id="more-38905"></span> Mi sarebbe piaciuta anche una maggiore analisi del mezzo, che non è neutro, ma risponde, da un lato, a dinamiche di potere (competenze tecniche, fama acquisita altrove, cooptazione degli amici nelle discussioni), dall’altro, a meccanismi della comunicazione di massa che vengono spacciati per «critica» o «dibattito critico», ma non lo sono (alzare il volume; numero degli interventi e notorietà degli intervenuti; sentenziosità, ripetitività, assertività; assenza di argomentazione e di analisi; primato della polemica sul ragionamento).</p>
<p><strong><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></strong></p>
<p>Ho espresso nella risposta precedente alcune perplessità. Di contro ritengo che la facilità e immediatezza della diffusione, la libertà dell’accesso e la possibilità del confronto siano pregi imperdibili, che internet offre meglio e più di altri mezzi. Resta vero, tuttavia, che la dimensione dell’analisi di gruppo, del confronto personale e dello scambio di opinioni – il lavoro, cioè, della ‘classe’, sia a scuola, sia all’università – non può essere sostituito. La pausa di riflessione e la sospensione del giudizio restano altri due elementi fondamentali che l’interventismo delle discussioni online rischia di ridurre pericolosamente. Più nel personale, ho ritenuto che internet favorisse diffusione, disputa, discussione e confronto a partire dai dibattiti sul New Italian Epic, cui ho partecipato, ma ho anche ritenuto di allontanarmene per recuperare lo spazio della ricerca e del pensiero che sentivo in gran parte frustrati. Altro problema, più tecnico: l’incidenza dello schermo e delle sue radiazioni sul corpo, che è fenomeno tutto ancora da studiare. Io, che mi sono laureato quando il computer non era ancora diffuso (la mia tesi fu scritta a macchina), mi stanco di più davanti allo schermo che davanti a un foglio stampato.</p>
<p><strong><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione?</em></strong></p>
<p>Già risposto su. Aggiungerei che internet favorisce l’accessibilità e la rapidità, ma nient’affatto la democrazia, una delle parole su cui più si esercita la retorica contemporanea, perché di fatto riproduce meccanismi dell’economia capitalistica che democratici non sono (affermazione di chi è già potente o parte dell’establishment; affermazione di chi urla di più e di chi chiama a raccolta gli amici; uso della pubblicità e del lavaggio del cervello per la vendita del prodotto; ecc.). A internet manca la <em>mediazione culturale</em>, cioè quella funzione di selezione e cernita in base a valori condivisi, su cui storicamente si sarebbero dovute fondare le istituzioni pubbliche nelle democrazie moderne (progetto in gran parte fallito). Una riflessione politica, sul rapporto tra individualismo e comunità, tra interesse personale e funzione pubblica, è auspicabile.</p>
<p><strong><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></strong></p>
<p>Credo che voci interessanti non sempre disponibili nel panorama giornalistico e televisivo siano riuscite a emergere grazie a internet (ma sempre dentro logiche di potere, chiaramente). Credo tuttavia che molte di queste voci (Benedetti, Lipperini, Mozzi) abbiano o usato la loro presenza giornalistica e mediatica per affermarsi sul web, o la loro affermazione sul web per entrare nel giornalismo e nei media. Tra i due universi non c’è separazione, ora. Forse non c’è mai stata. La rete per ora funziona come la pubblicità nel capitalismo: crea casi, vende prodotti, strombazza e urla, ma la sua durata e la sua tenuta sono ancora tutte da verificare. Il caso del New Italian Epic, gonfiatosi in un batter d’occhio, ma altrettanto rapidamente sgonfiatosi, è esemplare: l’eventuale resistenza del NIE sembra affidata ormai solo alla riflessione critica, cioè, fondamentalmente, all’accademia. Non so se sia un bene o un male, ma è un fatto. Altrettanto sintomatico è il caso di Saviano, che, cresciuto in gran parte in rete, si propone sulla scena pubblica come «intellettuale militante», ma ha quasi abbandonato la sua identità di scrittore. Grandi temi letterari – la questione del realismo, le scelte di poetica, espressionismo o comunicatività dei linguaggi – sono stati discussi online, ma non mi sembra che tutto ciò abbia finora davvero influenzato gli orizzonti del discorso letterario (se non sul versante essenzialmente pubblicitario e commerciale). Resta solo l’esperienza, davvero interessante, della ‘scrittura collettiva’ e dei ‘collettivi di scrittori’.</p>
<p><strong><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)? </em></strong></p>
<p>Secondo me il web è un’opportunità, con cui è necessario e giusto confrontarsi, ma non è né una novità culturale, né una soluzione politica. La televisione potenziò e fece esplodere meccanismi già presenti; il web fa lo stesso. Poter leggere pareri critici online anziché su oscure riviste o costosi giornali è una cosa splendida, ma quei pareri andranno vagliati e discussi, approfonditi e meditati. Il rischio, come con tutti i media, è quello di prenderli come autorevoli solo perché sono online, come eco di quel famoso “l’ha detto la televisione” che risuona nelle discussioni di strada o da salotto. Di fatto, come dicevo prima, il web ha confermato critici già affermatisi altrove, allargando la loro sfera d’influenza e potenziando la loro forza d’opinione, ma ha anche promosso, quasi sempre con meccanismi di cooptazione e rimorchio simili a quelli in voga nel giornalismo e nell’università, nuove figure critiche che hanno, a seguito di ciò, occupato spazi sui giornali e in televisione. Come Eco o Salinger hanno costruito gran parte del loro mito (mediatico), sull’assenza, o minimizzazione, di esposizione mediatica, così altri costruiranno presto il loro mito (online) sull’assenza di esposizione online. I pareri dei lettori contano sempre molto di meno di quelli dei critici affermati. Di fatto, quindi, allargando la base e potenziando la fruizione, il web ha reso più forte, più autorevole, più importante e influente, il ruolo del critico, anziché metterlo in discussione. </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/30/verifica-dei-poteri-2-0-stefano-jossa/">Verifica dei poteri 2.0: Stefano Jossa</a></p>
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		<title>Verifica dei poteri 2.0: Antonio Tricomi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/26/verifica-dei-poteri-2-0-antonio-tricomi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/26/verifica-dei-poteri-2-0-antonio-tricomi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 16:22:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[antonio tricomi]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em>[Antonio Tricomi risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui le <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/">risposte precedenti</a>.]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Per quel che so del fenomeno, sì.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/26/verifica-dei-poteri-2-0-antonio-tricomi/">Verifica dei poteri 2.0: Antonio Tricomi</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Antonio Tricomi risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui le <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/">risposte precedenti</a>.]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Per quel che so del fenomeno, sì.</p>
<p><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></p>
<p>In verità, il mio primo contatto da autore – devo dire: molto sprovveduto – con Internet è stata l’edizione, presso Guaraldi, di due e-books – un testo letterario e uno di saggistica – che oggi terrei gelosamente nel computer.<span id="more-38886"></span> A parte ciò, ho pubblicato i miei primi interventi critici in rete senza troppo riflettere sulla natura, sulle potenzialità, sui limiti del medium che li ha poi accolti, e solo perché un qualche amico mi aveva invitato a partecipare a una rivista on-line o a un sito. E ancora adesso, ammetto di collaborare con testate virtuali solo se sollecitato a farlo ed evitando di rivolgere a me stesso particolari quesiti sulla natura della sede che ospiterà i miei scritti. Un solo errore cerco, per quanto possibile, di evitare.</p>
<p>Ritengo che il punto di forza di Internet costituisca anche il suo maggior limite. Nella misura in cui offre a ciascuno un’istantanea possibilità d’espressione e la chance di essere subito letto da una quantità incalcolabile di persone (eccolo, il merito innegabile, se vogliamo anche democratico, della rete), esso può tuttavia convertirsi non in un effettivo circuito di informazioni e di testi d’autore, cioè di interventi concepiti con quella peculiare coscienza e autocoscienza che dovrebbe ispirare qualsiasi scritto pensato per divenire pubblico, ma nell’esposizione, molto più autistica di quanto non si creda, di taluni files e di alcune impressioni, di certi umori e di una pur lodevole ansia di parola, che determinati utenti tendono a scambiare per una presa di contatto reale col sapere e col mondo (e questo rischia, per paradosso, di ridurre, almeno dal punto di vista psicologico, quella sterminata agorà, rappresentata da Internet, a un angusto spazio condominiale; l’ambito comunque politico del virtuale alla casa interattiva del “Grande Fratello”).</p>
<p>Ecco, se ho deciso di destinare alla rete un mio contributo, lo <em>lavoro </em>come se dovessi invece affidarlo a un libro, a una rivista cartacea. Cerco insomma di allontanarlo il più possibile dal registro dell’opinione immediata o della reazione a caldo, per guidarlo, come meglio mi riesce, nel registro del ragionamento e della scrittura.</p>
<p><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione?</em></p>
<p>Penso di aver già risposto: concede a ognuno un’opportunità d’espressione immediata e anche gli permette di arrivare, addirittura in pochi secondi, a una massa in teoria enorme di individui che vivono sparsi per il mondo. Approfitto tuttavia della domanda per manifestare una perplessità, nella speranza, ovviamente, di sbagliarmi.</p>
<p>Non soltanto se pensiamo alla critica o alla militanza o alla discussione letterarie, e però soprattutto se guardiamo ad esse, dubito che tali peculiarità della rete di per sé bastino già oggi, o varranno in futuro, a renderla uno spazio alternativo a quello autoritario, asfittico, corrotto dell’industria culturale, o almeno a farne un ambiente in grado quasi di costringere il ring editoriale, mass-mediatico, a correggersi in alcune sue storture. Temo che Internet stia già diventando, e sempre più potrebbe rivelarsi domani, l’ambiente in cui semplicemente trasmigra – restando uguale a se stesso, quindi mantenendo intatte le proprie logiche aberranti, ma dandoci l’illusione di essersi disciolto in altro, in una più egalitaria e civile elaborazione e diffusione del sapere – il circo editoriale, televisivo, gazzettistico che ben conosciamo.</p>
<p>A breve, le riviste cartacee, con i loro minimi indotti, chiuderanno o si convertiranno in testate on-line, visto che già ora esse hanno poco senso; l’assoluta maggioranza, se non altro, dei libri di critica sarà pubblicata direttamente in formato digitale, perché già oggi i volumi di saggistica, almeno letteraria, hanno una circolazione quasi clandestina. Io però non mi riferisco al fatto che, verosimilmente, gli editori troveranno il modo di ricavare profitto (per esempio, con lo scarico a pagamento) e di conservare un ruolo di ineliminabile interposizione fra autori e pubblico (per esempio, trasformandosi in agenzie letterarie il cui lavoro si autodefinisca essenziale per la scoperta ed il lancio dei supposti autentici scrittori di qualità) anche nel caso in cui l’intero mondo del libro e delle biblioteche dovesse trasferirsi in rete. Piuttosto, mi riferisco al fatto che, se da circa un trentennio, quando parliamo di critica e di militanza letterarie, tendiamo giustamente a ritenerle un’unica salma imbalsamata, ciò non dipende solo dai meccanismi produttivi dell’industria culturale. Il punto mi pare invece che, oramai da tempo, la struttura tutta delle società occidentali non prevede più un ruolo, una funzione – in senso molto ampio – pedagogica e politica per l’esercizio critico, come anche non riconosce al sapere, a maggior ragione a quello umanistico, una qualche importanza, se non una davvero inammissibile, oggi, centralità. Lo conferma – lasciatemi aprire questa fugace parentesi – lo stato in cui versa l’università in primo luogo italiana, ma non soltanto italiana: al di là delle colpe, enormi, di un’oscena classe dirigente, è l’abiura, riscontrabile nell’intero Occidente, di ogni idea del sapere come veicolo irrinunciabile della formazione dei cittadini, che l’ha resa un calmiere sociale (bisogna pur metterli da qualche parte, questi giovani, visto che per loro non c’è lavoro) e un’appendice dell’industria culturale (visitate i dipartimenti dei nostri atenei, e ditemi se non vi pare, in molti casi, di essere entrati nella “Scuola Marilyn Monroe” prefigurata da Nanni Moretti, ventisette anni fa, in <em>Bianca</em>).</p>
<p>E allora, Internet, di per sé, non costituisce né l’antidoto a un simile andazzo né la cristallizzazione di esso: il che non significa che la rete non possa in futuro divenire, o non stia già divenendo, l’una o l’altra cosa. Tutto dipende, mi sembra, dalle nostre idee di conoscenza, di civiltà, di mondo: dal complessivo spazio sociale che vorremo costruire o che stiamo già costruendo. Allo stato attuale, però, e per quanto concerne quello specifico discorso, ahimè socialmente estinto, che è l’esegesi letteraria, ho l’impressione che, per la comunità, anche Giacomo Debenedetti, se fosse attivo oggi, risulterebbe un fantasma sia che decidesse di pubblicare con Garzanti i propri capolavori, sia che, al contrario, scegliesse di affidare alla rete i medesimi testi. E, dicendo ciò, non è alla crisi di talenti critici, da tempo evidente quantomeno in Italia, che ho voluto alludere.</p>
<p><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></p>
<p>Impossibile, per me, non avendo io seguito nel tempo e con sistematicità la discussione letteraria in rete, rispondere in maniera troppo articolata, o se non altro univoca, a simili quesiti. Mi limiterò a indicare due tendenze che tuttavia, per non essere frainteso, preciso subito di considerare non le sole e neppure, forse, le principali che sia dato riscontrare, ma semplicemente quelle, magari anche minoritarie, che hanno catturato la mia attenzione.</p>
<p>A me pare – quando ci riferiamo alla presenza attiva, nel web, di scrittori e di critici o come tali già riconosciuti, se non altro, dalla “società stretta” degli addetti ai lavori, oppure che aspirano a farsi riconoscere come tali da quella stessa micro-comunità – che la rete sia stata e ancora sia abitata in prevalenza da individui, o gruppi di individui, che la concepiscono quale innesco di una visibilità, persino dichiaratamente ostile agli ingranaggi mass-mediatici, che però, appena l’hanno raggiunta, essi vanno, in modo del tutto legittimo, a spendersi subito altrove: guarda caso, proprio dentro l’industria culturale. Qualunque cosa si pensi di Antonio Moresco (ai miei occhi, uno scrittore interessante, in questi nostri anni italiani che non abbondano di voci letterarie imperdibili, ma anche un autore che i sodali acriticamente sopravvalutano e i detrattori pregiudizialmente rifiutano, rendendone quasi impossibile una ricezione “laica”), direi che lui e i suoi alleati abbiano vissuto e usato, e forse ancora stiano vivendo e usando, in questa maniera la rete. Il che conferma quanto dicevo prima: Internet è un interstizio fra l’industria culturale e uno spazio libero (a essere severi: anarchico) d’espressione, sicché potrebbe anche diventare totalmente la prima cosa, del tutto la seconda, o un ibrido a quote variabili (per alcuni versi somigliante a un’estensione del carrozzone mass-mediatico, per altri aspetti simile a un luogo di aperto confronto alla pari tra gli individui) di quelle due cose. Che però gli scrittori, i critici cerchino ancora fuori dalla rete la loro definitiva legittimazione pubblica, e che la maggioranza dei lettori continui in fondo a ritenere autore chi sforna volumi e recensore chi collabora con i quotidiani, significa che, almeno per la letteratura e per chi la fruisce o se ne occupa, la rivoluzione digitale tarda a mettersi in marcia. Vedremo per quanto tempo ancora essa ci sarà senza esserci del tutto.</p>
<p>Per adesso – e provo così a dire qualcosa a parziale risposta al secondo quesito che mi avete rivolto –, a me sembra evidente che la discussione letteraria fuori dal web abbia sì guardato, e anche molto, a quella in rete, ma per fare propri non i punti di forza, bensì i limiti di quella. E torno, in qualche misura, a quanto ho già avuto modo di affermare.</p>
<p>Anzitutto una premessa, però, per evitare fraintendimenti. Non mi accingo affatto a difendere una qualche rigida, inviolabile identità professionale del critico: un’identità professionale, per quanto mi riguarda, della quale prima smettiamo di mitizzare l’esistenza, meglio è, tanto più che oggi, a sancirla, dovrebbero poi essere un’industria culturale e un’università che, per come sono ridotte e per ciò che chiedono di fare ai loro collaboratori o ai propri salariati, non possono, di per sé, sancire un bel niente. Ritengo però che il critico letterario, con qualsiasi lavoro egli si guadagni da vivere, sia colui che, di fronte a un’opera, accetti di esaminarla in ogni sua parte, e nei rapporti che essa intrattiene tanto con altri testi, o prodotti artistici e del sapere, quanto con l’epoca che l’ha vista nascere, per preoccuparsi solo poi, e anzi appena in ultimo, di formulare, quale esito della propria indagine, un complessivo giudizio sul valore estetico e culturale di quel testo. In altre parole, per me il critico è un individuo con la vocazione dello studioso: una vocazione che potrebbe anche non essersi tradotta nel suo mestiere, ma cui egli sempre chiede di guidarlo se deve sondare, per sé o per altri, un romanzo, un volume di poesie. Di conseguenza, una cosa è l’esercizio della critica letteraria, un’altra cosa è la legittima espressione di pareri su un libro del tutto, o in larga misura, sganciati dalla paziente disamina di quel testo. Per dirla, ancora una volta, in termini diversi: fare critica non significa esprimere un’opinione; può significare esprimere <em>anche </em>un’opinione, ma se significa esprimere <em>soltanto </em>un’opinione, allora non è più critica.</p>
<p>Ebbene, l’opportunità, data a ciascuno di noi, di manifestare liberamente le nostre idee in rete, ha fatto sì che il web abbia ulteriormente rafforzato un’indebita equiparazione da vari lustri proposta dall’industria culturale: quella, giustappunto, tra critica e opinione. Sicché Internet, potendo – a differenza, per esempio, della carta stampata – concedere teoricamente a ognuno di esternare i propri gusti, ha fatto il passo che il senso comune già aveva compiuto: trasformare tutti in critici, dal momento che un’opinione, anche una sola opinione, non manca a nessuno. A quel punto, e per restare ancora ai quotidiani, pagine culturali, da tempo strutturate sull’elezione della chiacchiera a critica, hanno preso sovente a ricalcare, proprio perché le vedevano capaci di attrarre molti utenti, talune formule di discussione, assai distorte, reperibili in rete. Ancora oggi, mi pare, i giornali decidono insomma sempre più spesso di occuparsi non dei volumi e degli autori migliori, ma di quelli già capaci di suscitare nel web l’interesse di tanti navigatori, magari sperando che questi ultimi si trasformino poi negli acquirenti dei quotidiani che agli scrittori e ai testi per loro più rilevanti concedono spazio. Oppure scelgono frequentemente di trattare quei libri e quegli autori che ben si prestano a essere presentati come “casi”, in modo che, su tali volumi e scrittori, possa accendersi una disputa in grado di rimbalzare, ancor più che sulle testate rivali, su Internet e da qui ancora tornare, portando magari con sé nuovi lettori, sulle colonne del quotidiano che la gazzarra ha inaugurato. Non c’è chi non veda, almeno spero, come la critica, con tutto questo, non c’entri nulla.</p>
<p><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)?</em></p>
<p>Credo di aver già risposto, e neppure indirettamente, a questa domanda. In estrema sintesi: Internet né ha ucciso né potrà resuscitare, da solo, la critica, i critici.</p>
<p>Concedetemi non di esplicitare, ma soltanto di suggerire, con un esempio magari scelto non troppo bene, un’ultima considerazione su un fenomeno – ossia la proliferazione, appunto, di voci, appartenenti a lettori comuni, che al web affidano i loro pareri su un libro – che non vorrei scambiassimo per due cose non necessariamente implicate da una simile tendenza: per una vitalità, comunque, della fruizione letteraria e per un diffuso bisogno, nonostante tutto, della critica.</p>
<p>Negli ultimi tre mesi, ho partecipato ad altrettante presentazioni di volumi da poco editi, e di diverso genere, organizzate dalla medesima libreria. In ciascuno di questi casi, l’uditorio oscillava tra le cinquanta e le settanta persone, grossomodo le stesse. In ciascuno di questi casi, hanno chiesto e ottenuto la parola dal pubblico gli stessi individui, cinque o sei. In ciascuno di questi casi, nessuno di loro ha parlato, talora persino a lungo, avendo letto il libro, che si era tutti lì a discutere, o per esprimere concetti sempre intimamente connessi ai temi affrontati dal volume in questione, o almeno emersi durante il colloquio con l’autore. In ciascuno di questi casi, alla fine della serata il libraio aveva venduto due sole copie dell’opera presentata al pubblico, senza che mai, ad acquistarle, fossero stati due, fra i cinque o sei individui, che avevano preso la parola. Anche perché, in ciascuno di questi casi, almeno due, ma più spesso tre, signori, intervenuti nella discussione, non avevano atteso l’epilogo dell’incontro: dopo aver pronunciato i propri discorsi e, almeno in una circostanza, addirittura prima di aver ascoltato la replica dell’autore, si erano alzati dalle sedie, avevano recuperato i loro cappotti, li avevano indossati, se n’erano andati via.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/26/verifica-dei-poteri-2-0-antonio-tricomi/">Verifica dei poteri 2.0: Antonio Tricomi</a></p>
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		<title>Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 11:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[bgmole]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[gammm]]></category>
		<category><![CDATA[Gherardo Bortolotti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><em>[Gherardo Bortolotti risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/">le risposte precedenti</a>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>In linea di massima, direi di sì anche se, in effetti, non ho seguito in modo puntuale le vicende che voi ricostruite.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/21/verifica-dei-poteri-2-0-gherardo-bortolotti/">Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Gherardo Bortolotti risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/">le risposte precedenti</a>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>In linea di massima, direi di sì anche se, in effetti, non ho seguito in modo puntuale le vicende che voi ricostruite. Soprattutto della prima parte, diciamo fino alla rifondazione di Nazione Indiana e all’apertura di GAMMM, ho una nozione piuttosto approssimativa. In parte perché ho sempre avuto un rapporto abbastanza distaccato dalla scena letteraria, sia on che off line. In parte perché, in quegli anni, ero impegnato più sulla sperimentazione delle strutture testuali praticabili sul web (tra fine anni ’90 e primissimi 2000, soprattutto gli ipertesti e poi, negli anni successivi, soprattutto i blog) che non sulla questione della presenza on line della scena letteraria. Inoltre, agli inizi della mia frequentazione di internet, mi sembrava molto più stimolante sfruttare la portata globale della rete per avere un’idea della produzione corrente di altre aree linguistiche che non di quella italiana.<span id="more-38842"></span><br />
È sempre difficile, comunque, impostare ricostruzioni monolinerari, per così dire, soprattutto in realtà così complesse come internet. La presenza della scrittura on line è stata una cosa pervasiva e rizomatica fin dall’inizio, e lo è ancora, e spesso si è dispersa, è scomparsa non lasciando tracce od effetti sufficientemente massivi da permetterne una memoria. Così, se da una parte la vostra ricostruzione è lecita (e molto utile, per altro), dall’altra è possibile perché, per lo più, i soggetti che ne sono interessati si sono costituiti esternamente alla rete e hanno messo on line il peso di questa soggettività già compiuta.<br />
Questo elemento ha spesso un effetto decisivo sulla loro identificabilità a posteriori. Per fare un esempio, un autore come Biagio Cepollaro che, certo, in quanto poeta d’avanguardia, non ha avuto modo di costruire nell’industria culturale una presenza forte, per quanto eccentrica, come quella di Moresco o di Mozzi per dire, è comunque una delle figure chiave del passaggio alla rete della letteratura italiana, sia come autore che decide di spostare on line la sua attività, sia come editore sul web di ristampe, di nuovi autori e di riviste di critica. Questo, però, spesso non appare. Allo stesso modo, realtà di ampia frequentazione e di lunga durata, come per esempio il newsgroup it.cultura.libri (a cui partecipavano anche Mozzi e Wu Ming 1, se non ricordo male, e commentatori “storici” di vari blog come Paolo Beneforti o Luca Tassinari), nonostante abbiano funzionato da vera palestra di confronto in rete sui temi letterari, rimangono spesso sullo sfondo.<br />
L’autorevolezza off line, dunque, mi sembra abbia un peso decisivo nella vostra ricostruzione e, tuttavia, come lo sviluppo che voi stessi illustrate mostra, ad un certo punto le cose sono cambiate e la figura autoriale e critica nata on line ottiene un riconoscimento forte anche off line.<br />
Per conto mio, faccio partire l’inversione di tendenza dalla “scissione” avvenuta in Nazione Indiana e dalla successiva “nascita” di Nazione Indiana 2.0. Quella divisione secondo me è paradigmatica: molto schematicamente si potrebbe dire che, da una parte, se ne vanno i “grandi” dell’off line (che tentano di riformulare una presenza on line più sotto controllo, più simile ai circuiti culturali tradizionali ma che, comunque, non puntano più sulla rete come centro di un circuito alternativo); dall’altra, chi rimane accetta le logiche del nuovo circuito e le sfrutta per costruire un’autorevolezza coerente alla rete e alternativa (non necessariamente avversa, però) ai circuiti tradizionali.</p>
<p><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></p>
<p>Ho iniziato a frequentare la rete nella seconda metà degli anni ’90 e subito mi ha affascinato per diversi motivi: la quantità, la velocità, la gratuità e la virtuale assenza di confini, sia linguistici che di ambito culturale. Mi ricordo che, dalla connessione della biblioteca dell’Istituto di anglistica della Statale di Milano, visitavo il sito dei Sonic Youth oppure, con Altavista, recuperavo alcuni testi che Sanguineti aveva messo on line (è stato uno dei primi autori a farlo, a quanto ne so). Quando ho visto i versi di Sanguineti su quello schermo, ho capito che c’era parecchio spazio da esplorare. Nello stesso periodo, per di più, iniziavo a mandare in giro alcuni miei racconti e le risposte che ricevevo dalle riviste di allora erano talmente sconfortanti (mi ricordo ancora di quando un redattore di Fernandel mi disse: “Eh… ma sono scritti come in un libro…”) che la questione dell’impubblicabilità e quella del web si sovrapponevano in modo invitante.<br />
Soprattutto, e con questo rispondo anche alla seconda parte della domanda, la produzione on line, in forza della sua vocazione alla riduzione a contenuto di qualunque materiale venga condiviso in rete, mi ha messo di fronte ad alcune questioni di poetica, ma anche di pratica di scrittura, che sentivo come urgenti e che solo con la scrittura on line riuscivo ad affrontare. Parlo del ruolo che la scrittura e la letteratura doveva avere nella mia vita, il rapporto con le altre forme di produzione di immaginario, la tipologia di autore che cercavo di realizzare, le caratteristiche dei testi con cui dovevo e volevo misurarmi; tutti temi che, on line, riuscivo a collocare nella giusta prospettiva.</p>
<p><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione? </em></p>
<p>La caratteristica principale della discussione ma soprattutto della critica letteraria on line mi sembra l’aggregazione, cioè la capacità di attirare e far comunicare realtà diverse ma in qualche modo affini. Si noti che la capacità di aggregazione è il lato positivo del settarismo che, non si può negarlo, si trova spesso in rete.<br />
Mi sembra un cambiamento radicale rispetto alla critica “tradizionale” che funzionava da filtro selettivo e legittimante, isolando nella produzione corrente i testi o gli autori più significativi, più rappresentativi, più compiuti. On line si tratta piuttosto di far circolare testi e autori che possono dare luogo a un dialogo, a un confronto da cui usciranno altri contatti, altri circuiti.<br />
Questo nuovo atteggiamento è coerente con il cambio di paradigma introdotto nella scrittura con il passaggio alla rete, che ha fatto saltare buona parte dei meccanismi di rarefazione del discorso, in forza della legittimazione semiautomatica che qualunque soggetto e qualunque contenuto ottiene on line. Si noti che questo cambio di paradigma non nega il compito di mediazione che può/deve avere la critica ma le chiede di rinunciare all’idea della selezione (la cui azione per altro, come sottolineate nella vostra ricostruzione, presentava alcuni problemi già off line) in favore della costruzione di comunità possibili, eventualmente ancora provvisorie ma dinamiche, progressive.</p>
<p><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></p>
<p>Come segnalavo nell’altra risposta, intorno al 2005 il baricentro, nel rapporto on line &#8211; off line, mi sembra cambiato in favore del dibattito in rete. Certo, la cosa non si è ancora sviluppata completamente e, comunque, non ci sarà mai un’estinzione, per così dire, dell’off line, soprattutto perché sempre più iniziative mettono in sistema i due ambiti, reale e virtuale. Rimane il fatto che molto spesso i centri di dibattito maggiormente attivi e produttivi si trovano nei vari blog, sia in termini di confronto teorico che di proposte testuali, di creazione di nuovi circoli (e anche istituzioni, perché no?) e di discussione di temi di attualità e culturali in senso più ampio.<br />
Questo non vuol dire, però, che chi “controlla” il dibattito on line poi orienta il dibattito fuori dalla rete, per esempio, o addirittura il mercato. In quegli spazi, gli attori tradizionali sono ancora molto forti e, per di più, è proprio l’idea di controllo che non funziona benissimo in rete, dove le comunità possono anche essere molto settarie ma le loro appartenenze sono sempre schizofreniche e, soprattutto, non esiste più un’idea di pubblico più o meno esaustivo o più o meno generale.<br />
La mia impressione, comunque, è che sia in corso una specie di aggiornamento rapidissimo dei vari attori in gioco. Molti critici “su carta” importano nei loro ambiti questioni ed autori presenti sul web ed iniziano a frequentare sempre più spesso il digitale. È interessante vedere come alcuni accettino senza troppe remore il contesto molto più caotico e, a volte, rissoso che è la discussione on line. Questo è molto positivo perché un lavoro culturale svolto on line non può partire dall’idea di regolarne prima la spontaneità, l’anarchia, la frammentarietà etc. e poi introdurvi le “vecchie regole”.</p>
<p><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)? </em></p>
<p>In parte, o forse in tutto, ho già risposto a questa domanda. Mi limito a ribadire che, strutturalmente, la rete dà una legittimazione quasi automatica a chi vi accede ed ai contenuti che vi carica. Inoltre non si basa su un sistema di diffusione centralizzata diretta verso un pubblico più o meno segmentato ma sulla generazione, anzi la proliferazione, di comunità.<br />
La legittimazione e la selezione, due elementi chiave della critica per come la conosciamo, e anche due ambiti specifici del potere che le è stato riconosciuto, ne escono fortemente indeboliti. Rimane comunque un’azione di mediazione che, certo, on line può essere svolta (e lo è, infatti) da tutti, ma che è tanto più efficace quanto più chi la opera ha raccolto dati, affinato capacità di lettura, allestito strumenti di analisi e critica, appunto, forti, versatili, ampi.<br />
Proprio per questo non vedo un particolare “pericolo” per la critica on line, né quella accademica né quella militante. È ovvio che si trasformerà ma la trasformazione, innestata con la diffusione di massa di internet e delle nuove tecnologie di comunicazione, sta toccando praticamente tutti gli aspetti della vita e dell’attività umana ed è ovvio aspettarsi che tocchi anche la critica.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/21/verifica-dei-poteri-2-0-gherardo-bortolotti/">Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti</a></p>
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		<title>Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 12:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>[Enrico De Vivo risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Probabilmente è presto per storicizzare in maniera credibile i rapporti tra letteratura e web – ammesso che si tratti di un tema degno di essere storicizzato.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/">Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Enrico De Vivo risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Probabilmente è presto per storicizzare in maniera credibile i rapporti tra letteratura e web – ammesso che si tratti di un tema degno di essere storicizzato. Ci vuole ancora del tempo, affinché si sgombri il campo da passioni rivendicative e aspirazioni alla legittimazione, che non aiutano il giudizio critico né il racconto. Ad esempio, la rivista “Zibaldoni e altre meraviglie” (<a href="http://www.zibaldoni.it/wsc/">www.zibaldoni.it</a>), liquidata in poche battute, in realtà ha contribuito in questi dieci anni a mettere in contatto virtuoso generazioni di letterati molto lontane tra loro anche anagraficamente, andando oltre la stucchevole dicotomia tra “dentro” (di solito i “giovani”) e “fuori” (di solito i “vecchi”) dal web.<span id="more-38823"></span> Penso a Gianni Celati, Antonio Prete, Marianne Schneider, Barbara Fiore e a tanti altri studiosi e scrittori non proprio giovanissimi, che si sono spesi e hanno dialogato in maniera serrata con scrittori delle generazioni più recenti (dal compianto Giorgio Messori a Massimo Rizzante, Francesca Andreini, Alessandro Carrera, Emanuele Coccia, Stefania Conte, Walter Nardon, Stefano Zangrando e tanti altri), a prescindere dalla formula della “rivista tradizionale” e dal mezzo stesso (internet) – perché evidentemente in queste faccende è importante non tanto il mezzo, o la “formula”, quanto il fine. Grazie a “Zibaldoni”, inoltre, si sono potute incrociare esperienze e tradizioni differenti, che a volte hanno dato vita a strambi corto-circuiti, che costituivano però l’unico modo per andare al di là della logica italica dei gruppi e delle bande. Lo scambio virtuoso tra generazioni differenti e il superamento della logica dei gruppi, oltre al riferimento a una poetica antiromanzesca, pinocchiesca e meravigliosa, inusuale per l’Italia letteraria realista e impegnata, sono solo alcuni dei tanti aspetti che, nel vostro saggio come in altre analisi simili, restano in ombra a scapito di altri molto più effimeri, connessi alla celebrazione di personaggi alla moda e di questioni critiche a dir poco evanescenti. Lasciamo dunque che passi ancora un po’ di tempo, e tra qualche decennio magari riparliamo di chi e di che cosa, in questi anni, è stato sostanziale per la letteratura – se, tanto per dirne una, Gianni Celati e Antonio Prete, oppure Wu-Ming e Loredana Lipperini.</p>
<p><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></p>
<p>Non ho mai pensato alle “mie cose” quando ho pensato a internet come veicolo di scambio letterario. Le “mie cose”, come le “tue”, le “sue”, le “nostre”, le “vostre” e le “loro”, erano e sono il limite mortale della letteratura, web o non web. Invece, alla base dell’attività letteraria di “Zibaldoni e altre meraviglie” c’è sempre stato qualcosa di extraindividuale e di sganciato il più possibile da logiche promozionali e pubblicitarie. Abbiamo seguito delle linee di pensiero, quelle che ci interessavano naturalmente, mai soltanto degli “autori” in quanto tali. Ai tempi in cui la rivista e il sito sono nati (fine 2002, molto prima, quindi, di tanti siti più comunemente, ma erroneamente, citati come “pionieri”), internet era lo strumento dei poveri e dei disgraziati. Noi eravamo poveri e disgraziati, ed eravamo attratti, come tutti, dall’incipiente chiacchiericcio globale, di cui dirò più avanti. In più, avevamo forse delle cose da dire, perciò siamo sopravvissuti anche a chi, poi, dopo aver chiacchierato con noi pubblicamente, è andato a perdersi nei salotti buoni dei premi letterari. Noi ci siamo dati da fare con internet perché vivevamo il nostro tempo, contraddizioni incluse, con entusiasmo e trasporto – tutto qui. E questa è una cosa che ricordo ancora oggi con affetto. Internet non è un luogo come un altro, ovviamente, ma questo non significa che adatto il mio modo di scrivere al mezzo. Al limite, è il mezzo che si adatta alla mia scrittura, cambiandola in una maniera che certamente io non domino e di cui ho poca consapevolezza nell’immediato. Analogamente, i cambiamenti – retorici, linguistici, stilistici – che certamente si sono avuti con l’invenzione della stampa o con la diffusione dei giornali, non sono stati guidati dagli scrittori, bensì provocati da mutazioni sociali, tecniche e culturali molto complesse e di lunga durata.</p>
<p><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione? </em></p>
<p>Ha tutti i difetti degli altri mezzi (di comunicazione): illusione di contatto intimo e profondo, tendenza a isolare chi ne usufruisce, creazione di dipendenza, limitazione della facoltà critica, ingabbiamento dell’immaginazione. Tutto ciò, applicato alla “discussione letteraria”, produce un frutto particolare, che è la vera quintessenza di internet: il “commento”, che più modernamente sarebbe forse opportuno definire “chiacchiera” (anche per distinguerlo da quello medievale, di tutt’altro spessore…). Frutti soporiferi e venefici del tempo reale applicato alla scrittura, i “commenti” leggibili nei blog letterari rappresentano benissimo tutto ciò che ha fatto irruzione (anche) nel “discorso letterario” negli ultimi dieci anni: la chiacchiera diffusa e anonima, alla quale, come in un incantesimo, nessuno riesce a sottrarsi, nemmeno i critici più rigorosi, che intervengono difatti con spirito militantissimo ovunque ci sia un po’ di baraonda e un minimo territorio da marcare. È l’epoca, questa nostra, in cui tutto e tutti si equivalgono e hanno il diritto (sic!) di dire la loro: l’epoca della baraonda critica, o della critica come baraonda – e le lenzuolate dei “commenti” sui blog letterari sono il suo democratico sudario. </p>
<p><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?<br />
</em><br />
Come ho già detto, non mi sembra utile o necessario distinguere tra “dentro” e “fuori” dal web, a maggior ragione oggi: quello che conta è la sostanza di quel che si dice o si scrive, in rete o su carta. Rispetto ai primi anni, oggi la situazione della “discussione letteraria” in rete è molto diversa. All’inizio c’era molta più ingenuità e generosità, come testimoniano, ad esempio, le lunghe discussioni, sbagliate nei toni ma appassionate, tra “Zibaldoni” e quelli di “Nazione Indiana”. Adesso è tutto molto più ricercato e freddo, sono entrati tutti in rete, anche il più sprovveduto degli studenti di Lettere ha un suo blog in cui dice la sua (e spesso la dice benissimo). Il risultato è sempre quello: la chiacchiera diventa sempre più invasiva e devastante, e costituisce, più che un rumore di fondo, quasi ormai la verità ultima della letteratura, perché pare che proprio nessuno (me compreso, s’intende) riesca a sottrarsi al vortice, sempre sincopato e sbilenco, dello stare sul tempo qui e ora – con un “commento”, un “post”, un “link”… Resta il fatto che dentro o fuori dal web, la “discussione letteraria”, in Italia, è sempre alquanto noiosa: poca sostanza, i soliti temi civili buoni per un impegno spicciolo, tanta pubblicità e autopromozione. Per scovare qualcosa di interessante bisogna andare a cercare in posti sperduti – della rete come della realtà. Anche se, in tempi di globalizzazione, non è che sia proprio facile arrivare in posti anche solamente un po’ sconosciuti… Tuttavia, è proprio con l’intenzione di aprire lo sguardo su che cosa è ancora “sperduto”, e dunque meraviglioso, che abbiamo fondato la nostra collana editoriale, dal nome emblematico “<a href="http://www.zibaldoni.it/wsc/default.asp?PagePart=menusection&#038;StrIdPaginatorMenu=39). ">Questo è quel mondo</a>”. Leopardi resta la guida ideale nelle tenebre avanzanti del web come della realtà.</p>
<p><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)? </em></p>
<p>Penso che Amazon, aNobii, blog vari &#038; compagnia bella porteranno presto a compimento il processo al quale abbiamo partecipato anche noi, e anche voi, tutti, fin da quando abbiamo cominciato ad abitare, più o meno consapevolmente, nel Regno del Commento. I nuovi modi di “giudicare”, e dunque di diffondere un’opera d’arte, segnalano innanzitutto la fatiscenza e la decrepitezza del mondo letterario così come siamo stati abituati a concepirlo fin dalle scuole medie e superiori, ossia come discorso oggettivo, normativo e autoritario per mettere in castigo il pensiero e l’immaginazione. Questo “mondo letterario” (non la letteratura) è alla frutta, seppellito dai “gusti” del pubblico, e certe recensioni agilissime e fulminanti di lettori qualsiasi su certi blog o su aNobii, oltre a mettere in un angolino i più scafati critici e recensori, – per i discorsi dei quali ormai nessuno ha più orecchio –, ci dicono che la vita qualsiasi, in un’ottica di selezione naturale, è sempre avvantaggiata rispetto alla vita ricercata, lussureggiante, intelligente. È con questa “vita qualsiasi”, – che costituisce forse il vero stato d’eccezione nel mondo attuale, – che la critica (e noi tutti) deve fare i conti, perché un critico (uno scrittore) che non tenga conto di questo, è un critico che non tiene conto del suo più che probabile assassino, e dunque del suo, fino a prova contraria, naturale erede. Che da uomo qualsiasi, sperduto in una contrada qualsiasi, scrivendo un blog qualsiasi, già studia per diventare il letterato del futuro.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/">Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</a></p>
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		<title>Verifica dei poteri 2.0: Biagio Cepollaro</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/14/verifica-dei-poteri-2-0-biagio-cepollaro/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/14/verifica-dei-poteri-2-0-biagio-cepollaro/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 12:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><em>[Biagio Cepollaro risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>. </em><em>Nell’inviargli l’articolo gli abbiamo chiesto di dire qualcosa soprattutto sulla poesia nel web.</em> <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Qui le risposte precedenti</a><em>]</em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Due link di premessa</em></strong></p>
<p>Premetto che per una buona trattazione della poesia in rete di questi anni occorre riferirsi al saggio di Valerio Cuccaroni <em>La poesia in rete 2.0.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/14/verifica-dei-poteri-2-0-biagio-cepollaro/">Verifica dei poteri 2.0: Biagio Cepollaro</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Biagio Cepollaro risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>. </em><em>Nell’inviargli l’articolo gli abbiamo chiesto di dire qualcosa soprattutto sulla poesia nel web.</em> <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Qui le risposte precedenti</a><em>]</em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Due link di premessa</em></strong></p>
<p>Premetto che per una buona trattazione della poesia in rete di questi anni occorre riferirsi al saggio di Valerio Cuccaroni <em>La poesia in rete 2.0. Dai blog alla Facebook Poetry in cerca della poesia digitale </em>uscito sulla rivista <em>Poesia,</em> ma poi <a href="http://www.absolutepoetry.org/La-poesia-in-rete-2-0-Dai-blog" target="_blank">riproposto on line</a>, <strong> </strong>e, per quanto riguarda il mio percorso, rimando alla rivista <em>il Verri</em>, n. 39 del 2009, ora in <a href="http://www.cepollaro.it/Cepollaro,unpercorso,Il%20Verri,39.pdf" target="_blank">e-book (pdf)</a><strong>.</strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>La Rete</em></strong><strong><em> da Archivio a Editoria</em></strong></p>
<p>A partire dal 2003 la Rete è stata per me soprattutto <em>archivio</em>: negli anni ’80 e ’90 ho sofferto molto la mancanza della circolazione dei testi in cartaceo. Il problema della distribuzione era insuperabile, le polemiche, anche sui quotidiani, spesso avvenivano senza aver letto i testi su cui si discuteva, ogni discorso veniva ideologizzato anche per questa mancanza di referenza.<span id="more-38563"></span> Una volta Fortini mi telefonò perché gli inviassi per posta i materiali relativi alla rivista <em>Baldus</em> e ai miei testi perché avrebbe scritto un pezzo per <em>il Manifesto</em>. E non era frequente questa correttezza tra i commentatori e tra i critici. Ho creato allora un archivio scannerizzando le opere stampate, libere da diritti editoriali, sia mie che di altri poeti. Libri introvabili degli anni ’60, ’70 e ’80 che avrebbero potuto ottenere finalmente una circolazione che non avevano mai avuto quando erano usciti in cartaceo.</p>
<p>E così da otto anni curo sia il sito <em><a href="www.cepollaro.it" target="_blank">La poesia e l’arte di Biagio Cepollaro</a> </em>sia il blog <em><a href="www.cepollaro.splinder.com" target="_blank">Poesia da fare</a></em>, uno dei primi blog di poesia in Italia, che funzionava come una rivista cartacea (lentezza e riflessività, selezione a monte dei contenuti, scarsa interattività)…</p>
<p>Ero l’unico curatore del blog ma pubblicavo i testi degli altri poeti che selezionavo, soprattutto tra i più giovani secondo un modo che è stato definito ‘corale’, né individuale né collettivo… Poi filtravo in e-book, in formato pdf, questo flusso lasciandolo coagulare in quaderni: i <em><a href="http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/rivista/rivista.htm" target="_blank">Quaderni di Poesia da fare</a></em><em> </em> (2003-2007) a cadenza semestrale.</p>
<p>L’editoria on line viene dopo, a partire dal 2004: <em><a href="http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/E-book.htm" target="_blank">Poesia Italiana E-book</a></em>,<em> </em>inediti e ristampe (con ristampe di libri introvabili, tra gli altri, di Giulia Niccolai, di Luigi di Ruscio – finalmente leggibile anche dai più giovani –, Corrado Costa e con un inedito, tra gli altri, di Amelia Rosselli che mi è stato chiesto per il meridiano mondadoriano) e dal 2005 la rivista in pdf <em><a href="http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/rivista/rivista.htm" target="_blank">Poesia da fare</a></em> e la rivista di critica letteraria <em>Per una Critica Futura, </em>curata<em> </em>insieme ad Andrea Inglese (2006-2010).</p>
<p>C’è da dire che ho affrontato la Rete a partire da una lunga esperienza del cartaceo: avevo già pubblicato dei libri (<em>Scribeide</em>, <em>Luna presciente </em>e <em>Fabrica</em>) e ‘fatto’ riviste come <em>Baldus </em>(1990-1996).</p>
<p>La mia intenzione era portare la lentezza, la riflessività e la selettività del cartaceo nella Rete: diffidavo dell’interattività proprio perché umorale e non riflessiva. Non si può rispondere in tempo reale su qualcosa su cui non si è studiato mentre chi ci parla o scrive ci lavora da anni: è evidente che l’interattività per queste cose non ha senso. È demagogico parlare di orizzontalità quando la mancanza di simmetria è generata dalla competenza non dallo statuto di parlante.</p>
<p>La demagogia dell’orizzontalità della Rete si aggiungeva pericolosamente al tradizionale problema delle corporazioni letterarie e dei giochini di potere tra critici, curatori di antologie, piccole e ridicole mafie ormai superate dal ben più entropico rumore della Rete&#8230;</p>
<p>I poeti in rete apparivano ulteriormente moltiplicati e tutti visibili e per questo inevitabilmente tutti <em>invisibili</em>: a centinaia, in un’Italia fatta di scandali, escort, pedofili, disoccupati, bamboccioni, una generazione intera saltata e sprecata… La logorrea trasmutava in chat, in fb e magari in skype con aggiunta visuale…</p>
<p><strong><em>Dissoluzione della funzione della critica e internet</em></strong></p>
<p>Nel 2003 interpretavo la Rete come <em>uno strumento di produzione al servizio della riflessione e libero da ogni condizionamento, anche economico potendo editare poesia gratuitamente</em>.<em> </em>Di fatto mi pare che il fenomeno indotto da internet della moltiplicazione delle voci sia andata <em>insieme</em> alla <em>dissoluzione della funzione della critica</em>: in questo senso la poesia <em>non può essere parola plurale</em>. <em>Il pluralismo è nozione della politica (spesso del politichese) non della critica</em>: stabilire dei valori è fondamentale per la critica. Per ogni valore c’è un disvalore, una poetica afferma e nega, una possibilità scelta esclude, proprio perché una possibilità scelta, tutte le altre: questo è il senso di qualsiasi antologia ma anche della critica militante che non può imbastardirsi con la tensione alla scientificità della critica accademica che lavora solo a bocce ferme e non quando i fenomeni sono ancora in corso.</p>
<p><em>La Rete</em><em> si è diffusa in concomitanza con un atteggiamento sostanzialmente nichilista della critica e anche di alcune poetiche manieriste</em>. Questa coincidenza di fasi non ha accolto e sviluppato l’eredità dei decenni precedenti: la questione del rapporto tra la parola poetica e l’extraletterario non si è più posta né in termini di realismo (in qualsiasi configurazione da problematizzare) né di sperimentazione (stanche notazioni formalistiche mancano le ragioni etiche della sperimentazione). Aver perso questi nodi ha reso davvero plurale la critica: nel senso che la critica è sostanzialmente <em>indifferente al suo oggetto </em>(può esercitarsi su qualsiasi oggetto, su Villa come su Magrelli, su Di Ruscio come su De Angelis) e anche per questo suo frequente carattere anodino che è diventata indifferente, ridotta a banale e bulimico esercizio retorico , come tutta la poesia ad essa equipollente: formalista, metricista, manierista&#8230; L’insistenza sulla metrica ha accentuato il destino autoreferenziale della poesia e della funzione intellettuale ridotta ormai a sterile e accanita decorazione del nulla.</p>
<p>La Rete ha incrociato questi fenomeni: la dissoluzione della critica è a monte e, in Italia, trova ragioni etiche e politiche, prima che teoriche: la mancanza di responsabilità intellettuale ‘maturata’ già partire dalla metà degli anni ’80 ha trovato la sua massima realizzazione pratica nel caotico egotismo della Rete.</p>
<p><strong>Biagio Cepollaro</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/14/verifica-dei-poteri-2-0-biagio-cepollaro/">Verifica dei poteri 2.0: Biagio Cepollaro</a></p>
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		<title>it’s only blogging but i like it #1</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 07:52:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
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</p><p style="text-align: left; margin-top: 40px;">[<em>Il blog </em>Indizi dell'avvenuta catastrofe<em> è curato da <a title="gualtiero bertoldi" href="http://gualt.tumblr.com/" target="_blank">Gualtiero Bertoldi</a></em>]</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/12/its-only-blogging-but-i-like-it-1/">it’s only blogging but i like it #1</a></p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: center;"><a title="indizi dell'avvenuta catastrofe" href="http://catastrofe.tumblr.com" target="_blank">Indizi dell&#8217;avvenuta catastrofe</a></h4>
<div id="attachment_38593" class="wp-caption aligncenter" style="width: 306px"><a href="http://catastrofe.tumblr.com/post/3241885609/otaku-night-just-dont-ask-uatatatatatata"><img class="size-full wp-image-38592    " style="margin-bottom: 10px; border: 1px solid black;" title="otaku night (just don’t ask UATATATATATATA!)" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/tumblr_lghamanu671qz6z2wo1_500.jpg" alt="otaku night" width="296" height="393" /></a><p class="wp-caption-text">otaku night (just don’t ask UATATATATATATA!)</p></div>
<p style="text-align: center;"><span id="more-38591"></span><br />
***</p>
<div id="attachment_38593" class="wp-caption aligncenter" style="width: 451px"><a href="http://catastrofe.tumblr.com/post/2752607448/nerd-night-best-crossover-never"><img class="size-full wp-image-38593 " style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; border: 1px solid black;" title="nerd night (best crossover never)" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/tumblr_lf1joljUE31qz6z2wo1_500.jpg" alt="nerd night" width="441" height="316" /></a><p class="wp-caption-text">nerd night (best crossover never)</p></div>
<p style="text-align: center;">***</p>
<div id="attachment_38594" class="wp-caption aligncenter" style="width: 415px"><a href="http://catastrofe.tumblr.com/post/375042880/anime-subtitles-are-the-new-zen-pew-pew"><img class="size-full wp-image-38594 " style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; border: 1px solid black;" title="anime subtitles are the new zen (pew pew!)" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/tumblr_kxg5kmqhQx1qz6z2wo1_500.jpg" alt="anime subtitles" width="405" height="228" /></a><p class="wp-caption-text">anime subtitles are the new zen (pew pew!)</p></div>
<p style="text-align: center;">***</p>
<div id="attachment_38748" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://catastrofe.tumblr.com/post/4074035148/you-tell-me"><img class="size-full wp-image-38748  " style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; border: 1px solid black;" title="sad being a cow" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/tumblr_lil984OI2Y1qz6z2wo1_500.png" alt="sad being a cow" width="400" height="308" /></a><p class="wp-caption-text">you tell me</p></div>
<p style="text-align: center;">***</p>
<div id="attachment_38749" class="wp-caption aligncenter" style="width: 333px"><a href="http://catastrofe.tumblr.com/post/3567620404/la-vita-istruzioni-per-il-crossover-le-idiozie"><img class="size-full wp-image-38749  " style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; border: 1px solid black;" title="la vita, istruzioni per il crossover" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/tumblr_lhcf5xWSw91qz6z2wo1_500.jpg" alt="la vita, istruzioni per il crossover" width="323" height="560" /></a><p class="wp-caption-text">la vita, istruzioni per il crossover (le idiozie che non vengono in mente quando si attende affamati di cenare)</p></div>
<p style="text-align: left; margin-top: 30px;">
<p style="text-align: left; margin-top: 40px;">[<em>Il blog </em>Indizi dell'avvenuta catastrofe<em> è curato da <a title="gualtiero bertoldi" href="http://gualt.tumblr.com/" target="_blank">Gualtiero Bertoldi</a></em>]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/12/its-only-blogging-but-i-like-it-1/">it’s only blogging but i like it #1</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Verifica dei poteri 2.0: Massimo Raffaeli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/11/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-raffaeli/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 12:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[massimo raffaeli]]></category>
		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/tumblr_lcjxczhYwA1qzb2rno1_500.jpg"></a>[Massimo Raffaeli risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>A me sembra che si tratti di una ricostruzione accurata, equilibrata, comunque perspicua anche agli occhi di un profano, quale mi ritengo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/11/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-raffaeli/">Verifica dei poteri 2.0: Massimo Raffaeli</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/tumblr_lcjxczhYwA1qzb2rno1_500.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-38752" title="Cartoleria" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/tumblr_lcjxczhYwA1qzb2rno1_500-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>[Massimo Raffaeli risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>A me sembra che si tratti di una ricostruzione accurata, equilibrata, comunque perspicua anche agli occhi di un profano, quale mi ritengo. In materia, non mi sento di dare nulla per scontato: uso il computer da meno di dieci anni, lo considero una prosecuzione della dattilografia con altri mezzi e peraltro sono affetto dalla metafisica del cartaceo. Riesco a leggere solo testi stampati, per me la Rete è un dizionario o uno stradario, insomma un perpetuo (e talora allarmante) <em>impromptu</em>.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></p>
<p>Mi è occorso di scrivere per i cosiddetti <em>blog</em>, diverse volte, ma l’ho fatto sempre su invito. Oltretutto, non mi dà sicurezza perché non riesco quasi mai a cogliere il contesto in cui la mia scrittura si inserisce né, tanto meno, riesco a ipotizzare la fisionomia del lettore eventuale. <span id="more-38562"></span>Mi rendo conto, tuttavia, che il <em>blog</em> non è uno spazio come un altro e perciò ho accettato di recente la proposta di tenere una rubrica sul neonato “Doppiozero”. L’espressione può sembrare comica, ma per il sottoscritto tale decisione corrisponde a un vero e proprio rito di passaggio.</p>
<p><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione? </em></p>
<p>Direi che la <em>chance</em> come il pericolo di un <em>blog </em>consiste nella immediatezza, a qualunque livello, dunque nella possibilità di prendere la parola, persino di arrogarsela, evadendo d’acchito le tradizionali mediazioni (più o meno assoggettate ad un <em>cursus honorum</em>) di chi invece pubblica su tradizionali supporti cartacei.</p>
<p><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></p>
<p>Non sono appunto nelle condizioni di rispondere alla prima parte della domanda. Circa la seconda, non c’è dubbio che chi pubblica su carta tende ormai a utilizzare, e spesso a incorporare, quanto è già comparso in Rete, e viceversa. Ma spesso la pletora dei riferimenti moltiplica i sottintesi, le scorciatoie gergali, e tutto ciò dà luogo ad un paradossale esoterismo, anzi a un ufficioso corporativismo che in tutto contraddice la tanto sbandierata “democrazia” di Internet .</p>
<p><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)? </em></p>
<p>Torno alla terza risposta e ai pericoli dell’immediatezza, qui intesa nel senso della risposta impulsiva ad uno stimolo, della carenza di mediazione intellettuale. Non è che mi preoccupi l’obsolescenza o la scomparsa di una <em>gilda</em> professionale, è che assisto ad un diffuso venir meno dello “spirito critico”, espressione cancellata dal senso comune. La libertà della Rete, la medesima facilità di accesso, tendono a de-responsabilizzare perché è facile aprire la bocca o il pc e dargli fiato, cioè parlare e scrivere alla buona, liberarsi con sollievo<em> </em>di tutto ciò che passa per la testa. Com’è che lo definiva Fortini, nel paleolitico dei <em>media</em>? Surrealismo di massa. Che ne sia consapevole o no, lo stile dell’immediatezza non è innocuo né innocente. A quanto mi risulta, c’è un giornale, “Il Foglio”, che ne ha fatto la propria divisa e lo utilizza da poetica prescrittiva: lì, le recensioni letterarie e cinematografiche sono scritte rigorosamente in stile <em>negligé</em>, falso-americano, falso-trasandato, falso-trasgressivo, insomma nello stile falso e basta che ama fregiarsi del titolo di “politicamente scorretto”. Infatti è lo stile della più compunta servitù ovvero di una servitù talmente ilare e svagata che Etienne de la Boétie (il giovane amico di Montaigne) già allora la chiamava servitù volontaria.</p>
<p><strong>Massimo Raffaeli</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/11/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-raffaeli/">Verifica dei poteri 2.0: Massimo Raffaeli</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Verifica dei poteri 2.0: Emanuele Trevi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/07/verifica-dei-poteri-2-0-emanuele-trevi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/07/verifica-dei-poteri-2-0-emanuele-trevi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 12:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[emanuele trevi]]></category>
		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/gomme.jpg"></a>[Emanuele Trevi risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Assolutamente plausibili, anche se, essendo dalla stessa ricostruzione definito giustamente un &#8220;neofita&#8221; il mio giudizio vale quello che vale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/07/verifica-dei-poteri-2-0-emanuele-trevi/">Verifica dei poteri 2.0: Emanuele Trevi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/gomme.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-38753" style="margin: 5px;" title="Gomme" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/gomme-255x300.jpg" alt="" width="255" height="300" /></a>[Emanuele Trevi risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Assolutamente plausibili, anche se, essendo dalla stessa ricostruzione definito giustamente un &#8220;neofita&#8221; il mio giudizio vale quello che vale.</p>
<p><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></p>
<p>Un amico, Piero Sorrentino aveva letto un mio pezzo su un libro di Cesare Garboli, scritto per &#8220;Alias&#8221;, e mi ha chiesto di pubblicarlo su &#8220;Nazione Indiana&#8221;. Proprio il giorno in cui questo pezzo è riapparso sul sito, però, sempre sullo stesso giornale era uscita una mia stroncatura di &#8220;New Italian Epic&#8221;, il saggio di teoria letteraria scritto da alcuni membri del collettivo Wu Ming (W.M.1 e W.M.2, se ben ricordo). Era un articolo abbastanza violento, come di raro mi capita di scriverne, e comprensibilmente i diretti interessati si erano un po&#8217; irritati. <span id="more-38561"></span>Tutto il lungo dibattito, però, finì in coda al pezzo, molto più innocente e rivolto a un pubblico più selezionato, su Garboli. Questa circostanza materiale mi stupì. Un po&#8217; per cortesia, un po&#8217; perché in fondo, avendo stima per i Wu Ming, considerati come romanzieri, intendevo farli ragionare sulle sciocchezze che avevano scritto in quel loro manifesto teorico, e dunque ho tentato per un giorno o due di seguire il dibattito, ma mi sono presto scoraggiato. Intanto, non sopporto l&#8217;anonimato e i nomignoli quando si accompagnano a critiche severe, o addirittura a insulti. non è moralismo, ma il fatto che io, nel fare il mio lavoro, ci metto la faccia, come si suol dire, e mi piace giocare su un terreno di parità. Poi ho osservato che, oltre un certo numero di commenti, mi sembra che la discussione stessa perda la sua forma, come tutti i meccanismi puramente inclusivi. È come se in un dialogo di Platone tutti gli ateniesi entrassero a dire la loro sull&#8217;amore, o sugli archetipi della conoscenza. È un&#8217;idea divertente, anche molto &#8220;democratica&#8221;, ma ogni forma di linguaggio deve girare su un perno, ogni discorso ha bisogno del suo Socrate.</p>
<p><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione? </em></p>
<p>Dipende se si tratta di testi compiuti o di discussioni basate sulla successione di commenti (scusate, so quest&#8217;ultima cosa ha un certo nome, ma me lo scordo, comunque ci siamo capiti). I testi di siti come &#8220;Il primo amore&#8221;, privi di commenti, sono esattamente uguali a quelli che si pubblicavano per le vecchie riviste. Ma più comodi da reperire e tendenzialmente eterni. Sono tra coloro che sperano che in breve tempo TUTTA la scrittura diventi digitale, scaricabile su comodi supporti. Non avrei nessuna nostalgia per i libri di carta. Però, appunto, la novità non credo che sia lì, ma nell&#8217;altro tipo di testi, quelli che si creano collettivamente, con un meccanismo di interazione. Devo confessare che non ci vedo nulla di buono. Lo stesso impulso che si ha ad intervenire è poco sorvegliato, sia dal punto di vista stilistico che psicologico. A che serve, mi chiedo, scambiarsi le idee in questo modo ?</p>
<p><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></p>
<p>Per quanto riguarda la teoria letteraria, il &#8220;dentro&#8221; e il &#8220;fuori&#8221; dal web sono accomunati dal fatto di attraversare un periodo di povertà, di perdita di prestigio. E non credo che questa situazione possa migliorare costruendo degli infiniti polpettoni di opinioni collettive, sgradevoli da leggere, pieni di malintesi e ripetizioni. Le grandi idee nascono nella solitudine, prendendosi la responsabilità di quello che si dice, studiando, meditando, cercando le forme più adatte. Ahimé, la vecchia ricetta è l&#8217;unica buona.</p>
<p><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)? </em></p>
<p>Al novanta per cento (volendo essere generosi) i critici letterari che scrivono sui principali quotidiani e riviste sono degli emeriti coglioni, e pure degli asini. Dunque anche senza il web i &#8220;tradizionali processi di legittimazione letteraria&#8221; sarebbero più che erosi. Ma a questo proposito, è la tv il vero protagonista della mutazione, una specie di re Mida. In pochi anni, abbiamo assistito al sorgere del monopolio televisivo della legittimazione. Per ora, la qualità è stata molto bassa, perché i conduttori e le loro redazioni vanno in cerca 1) di oggetti narrativi facili 2) di casi umani. Ma non è detto che non si allarghino gli orizzonti, che non migliori la qualità. In generale, vorrei concludere con una considerazione: è vero che il mondo molto spesso sembra cambiare in peggio, e che i più giovani sono vittime di modelli fasulli. Ma l&#8217;unica strategia vincente è quella di andare dritti per la propria strada, anche quando sembra di essere in pochi, anche quando sembra di essere rimasti soli. Nessuna mutazione deve spaventare ed inibire.</p>
<p><strong>Emanuele Trevi</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/07/verifica-dei-poteri-2-0-emanuele-trevi/">Verifica dei poteri 2.0: Emanuele Trevi</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 10:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/klee.jpg"></a>[Massimo Rizzante risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Sì, mi sembra che la vostra sia un&#8217;ottima analisi della situazione nella quale ci troviamo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-rizzante/">Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/klee.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-38678" style="margin: 5px;" title="klee" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/klee-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>[Massimo Rizzante risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Sì, mi sembra che la vostra sia un&#8217;ottima analisi della situazione nella quale ci troviamo.</p>
<p><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></p>
<p>Per me tutto è iniziato qualche anno fa, quando alcuni componenti di Nazioneindiana.com mi hanno invitato a entrare in redazione. Non ero molto convinto, ma mi sono fatto convincere. Da allora posto abbastanza regolarmente alcuni miei testi (poesie, saggi, traduzioni) e meno regolarmente testi di altri. Non condivido lo schiacciamento verso l&#8217;attualità politica e sociale che Nazioneindiana.com ha assunto, o che forse ha sempre avuto.<span id="more-38560"></span> L&#8217;interventismo intellettuale non mi appartiene (mi rendo conto che di non essere un buon soggetto per il vostro questionario). Ma Nazioneindiana.com è un luogo di libertà, per cui c&#8217;è molta tolleranza. Posto periodicamente anche su Zibaldoni.it e ho una rubrica mensile su Absoluteville.com. Pubblico di tanto in tanto anche su &#8220;La Repubblica&#8221; e sul &#8220;Venerdì&#8221;. Le differenze tra la rete e i giornali sono evidenti: in rete sei libero fin da subito di dire la tua e di proporre autori e opere che non sono sottomessi ai diktat del mercato editoriale. Nei giornali la libertà va conquistata nel tempo, e non è detto che si ottenga. Puoi venire a patti, ridurre il tuo potenziale di integrità morale, darti all&#8217;ecumenismo culturale, scoprire che la prostituzione intellettuale non è poi così difficile. Oppure farti rimandare indietro i testi che hai proposto. A parte la brevità, che è intrinseca a un buon uso dei post in rete, cerco di mantenere in ogni caso il mio “stile&#8221;, che, del resto, non disprezza affatto la &#8220;concinnitas&#8221;.</p>
<p><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione? </em></p>
<p>La libertà d&#8217;azione, di proposta. E, naturalmente, i tempi di reazione e un certo controllo, attraverso i commenti dei blog, dell&#8217;orizzonte d&#8217;attesa.</p>
<p><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></p>
<p>Penso che da qualche anno la sola riflessione letteraria degna di questo nome si faccia sul web. Nei giornali non esiste più. Nei settimanali è ridotta a ornamento, compressa dalla &#8220;Cultura&#8221;, ovvero: cinema, moda, pubblicità, cucina&#8230; Di mensili letterari non ce n&#8217;è. Voglio dire qualcosa come &#8220;Le magazine littéraire&#8221; non è mai esistito in Italia. Il secolo delle riviste letterarie è alle nostre spalle.</p>
<p>Non mi sembra, per ora, che la riflessione letteraria in rete abbia granché influenzato quella dei giornali. Ci vorrebbe più coraggio da parte dei direttori. Mai direttori dei giornali sono segugi sulle tracce dei loro lettori. Nel web si possono battere piste inesplorate, senza preoccuparsi troppo se qualcuno ti segue. Nel web, che è uno strumento democratico per antonomasia, c&#8217;è spazio per una sana logica di élite.</p>
<p><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)? </em></p>
<p>Il critico letterario è un rilettore. Non è un lettore. I lettori esprimono giudizio di gusto. I rilettori dovrebbero esprimere dei giudizi estetici. C&#8217;è spazio per tutti, sempre che i due giudizi non si confondano. E sempre che il lettore non si prenda per scrittore. Il pericolo più grande della democratizzazione del giudizio di gusto, insita nel web, è la scomparsa della frontiera tra &#8220;creatività&#8221; e &#8220;creazione&#8221;.</p>
<p><strong>Massimo Rizzante</strong></p>
<p>[immagine: retro di Paul Klee, <em>Abfahrt der Schiffe</em>, 1927, Neue Nationalgalerie Berlin]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-rizzante/">Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/31/verifica-dei-poteri-2-0-franco-arminio/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 11:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/q1-2.jpg"></a>[Franco Arminio risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a> ; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Mi pare di sì.</p>
<p><em>2.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/31/verifica-dei-poteri-2-0-franco-arminio/">Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/q1-2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-38575" title="Madame Isabell Styler-Tas" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/q1-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>[Franco Arminio risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a> ; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Mi pare di sì.</p>
<p><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></p>
<p>Internet è varie cose. C’è una bella differenza tra face book e un blog letterario. In generale uso la rete per una prima circolazione di semi lavorati. Su face book metto spesso delle poesie appena scritte. È un luogo difficile per i versi. Credo che per molti poeti italiani sia praticamente inaccessibile. Molti fingono di snobbare face book, ma in cuor loro sanno che la loro scrittura in quel luogo non colpirebbe nessuno. Io non ho alcun imbarazzo a scrivere sulla rete e usarla per diverse scritture, da quelle legate alla militanza civile alle cose più intime.</p>
<p><span id="more-38559"></span></p>
<p><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione? </em></p>
<p>Non faccio critica letteraria e sinceramente non so cosa rispondere.</p>
<p><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></p>
<p>La discussione letteraria in rete ha vita effimera sia fuori la rete che dentro. Chi ha un briciolo di potere cerca di conservarlo e il clima complessivo è ispirato al controllo più che al confronto. Purtroppo la rete non ha apporto un cambio significativo dei rapporti di forza.</p>
<p><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)? </em></p>
<p>Le rete mette bene in luce quella che considero la malattia tipica della nostra epoca, l’autismo corale. Il critico conta ancora molto ma solo per gli scrittori e lo stesso accade per gli scrittori, che spesso contano qualcosa solo agli occhi dei critici. La gran parte del mondo è altrove e non potrebbe essere diversamente, considerando il pietoso declino del genere umano.</p>
<p><strong>Franco Arminio</strong></p>
<p>[immagine: retro di Salvador Dalì, <em>Ritratto di Madame Isabell Styler-Tas</em>, 1945, Neue Nationalgalerie Berlin]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/31/verifica-dei-poteri-2-0-franco-arminio/">Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>PUBLIC ART</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 05:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mattia paganelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Mattia Paganelli</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/public-art1-e1301248301679.jpg"></a></p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/30/public-art-3/">PUBLIC ART</a></p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mattia Paganelli</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/public-art1-e1301248301679.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-38598" title="public art" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/public-art1-e1301248433253-113x150.jpg" alt="" width="113" height="150" /></a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/30/public-art-3/">PUBLIC ART</a></p>
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		<title>Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 12:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/trompe-loeil.jpg"></a>[Per collaudare le ipotesi avanzate in </em><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a> <em>abbiamo inviato l’articolo a diversi scrittori e critici (alcuni direttamente coinvolti nel web, altri attenti osservatori del fenomeno) insieme a</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet. <em>Le pubblichiamo qui insieme alla prima risposta.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/verifica-dei-poteri-2-0-alberto-casadei/">Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/trompe-loeil.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-38573" title="trompe l'oeil" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/trompe-loeil-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>[Per collaudare le ipotesi avanzate in </em><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a> <em>abbiamo inviato l’articolo a diversi scrittori e critici (alcuni direttamente coinvolti nel web, altri attenti osservatori del fenomeno) insieme a</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet. <em>Le pubblichiamo qui insieme alla prima risposta. Nei prossimi giorni seguiranno le altre. F.G. e M.S.]</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet</strong></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></p>
<p><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione? </em></p>
<p><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></p>
<p><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)? </em></p>
<p><strong>Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</strong></p>
<p>Credo che la ricostruzione di Guglieri e Sisto sia molto corretta e efficace, non faziosa pur lasciando trasparire giudizi e valutazioni sui singoli autori o sui vari tipi di blog letterari. Io vorrei rispondere implicitamente a tutte le loro domande, seguendo un ragionamento che dovrebbe toccare gli snodi a mio avviso essenziali per capire anche cosa occorrerà fare in futuro.<span id="more-38558"></span></p>
<p>In prima istanza, quando avviene una rivoluzione di tipo tecnologico bisogna sforzarsi di focalizzare quali sono le potenzialità che vengono modificate. In questo caso le caratteristiche del web in rapporto alla diffusione e alla critica della letteratura sono chiare: un primo valore aggiunto è l’immediatezza delle proposte e delle reazioni; un secondo è la mancanza di una gerarchia prestabilita; un terzo è l’ampiezza dei possibili utenti.</p>
<p>Tutti questi aspetti modificano fortemente il circuito letterario così come era concepito almeno dalla diffusione massiccia della stampa. Intanto, la possibilità di pubblicazione era molto più controllata, e comunque soggetta a immediate discriminazioni (per esempio il prestigio dell’editore o della collana ecc.). Poi era evidente la mediazione del giudizio critico, che almeno sino agli anni Settanta consentiva non tanto un aumento delle vendite (fattore soggetto a troppe variabili), ma di sicuro l’inserimento o meno in un canone di autori interessanti, importanti, degni di entrare in una storia della letteratura ecc. Infine, l’interpretazione ‘autentica’ era riservata a critici di ampie competenze, spesso accademici (ma non sempre), e comunque portati molto più a collocare gli autori in una prospettiva di lunga durata che non a discutere questioni del tutto contingenti e semmai abbastanza casuali.</p>
<p>Io credo sinceramente che l’allargamento dello spazio letterario sia ormai un dato ineliminabile e del tutto congruo con una fase dell’espansione del sistema capitalistico che porta a una valutazione paritaria di opere nate in ogni parte del mondo, e di fatto a sostituire un criterio di successo pervasivo a uno di valore assoluto e, in una prospettiva umanistica, duraturo. Da questo punto di vista, le discussioni nei blog possono avere due valenze: quella di amplificare il successo immediato di un’opera, addirittura decretandolo contro gli insuccessi sanciti dalle case editrici o dai critici di professione; oppure quella, spesso molto più positiva, di sostenere opere che non hanno possibilità di avere un ampio pubblico attraverso la distribuzione del cartaceo, perché pubblicate da piccoli editori ecc.</p>
<p>Da queste premesse si può comprendere che il ruolo di internet è stato fondamentale per un rapido e secondo me profondo cambiamento dei valori in campo. Molti dei personaggi letterari più noti nella rete non vengono dal mondo accademico, svolgono spesso un’attività come giornalisti ma sono prima di tutto blogger, a volte non hanno al loro attivo pubblicazioni prima di diventare animatori di un sito (non distinguo fra le varie forme comunicative, perché a questo livello conta poco che si tratti di web generico, social networks o altro). In questi casi, la rapidità e la frequenza degli interventi, la nettezza delle idee esposte, magari la carica polemica sono molto più importanti rispetto a una rielaborazione critica. Spesso nei post prevalgono le discussioni su elementi parziali, magari non molto significative ma sostenute con forza o addirittura con risentimento, mentre la valutazione critica di fondo è piuttosto grezza, ‘mi piace-non mi piace’. Ancora più spesso, devo dire che l’effetto conclusivo di un post è quello evocato nel primo capitoletto dell’<em>Uomo senza qualità</em>: forse si tratta di un’arretratezza mentale perché ancora gli esseri umani, molto meno moderni delle loro tecnologie, tendono a preferire organizzazioni logiche risalenti alla filosofia greca al posto del caotico succedersi di affermazioni non ordinabili. D’altra parte è vero che, pur non potendo mai aspirare a una coerenza finale, i post sono spesso ricchi di singole suggestioni interessanti.</p>
<p>In questa situazione, penso che alcuni correttivi si debbano introdurre, senza credere, come fanno molti critici delle generazioni precedenti alla mia, ma anche molti più giovani, che si possa ancora arrivare a una gerarchia rigida dei valori letterari. Semmai, il problema è di <em>argomentare </em>molto meglio le posizioni che possono condurre a considerare certe opere più significative di altre. Per esempio, io ho apprezzato lo sforzo di sintesi che il gruppo dei Wu Ming ha voluto fare, riguardo alla sua ampia attività dentro e fuori della rete, quando ha discusso e poi pubblicato <em>New italian epic</em>: in questo modo, i motivi di consenso e quelli, per me più forti, di dissenso sono emersi con chiarezza. Però occorreva un punto fermo, che nasceva dal movimento caotico della rete e dei blog ma giungeva a una momentanea definizione. Troppo spesso invece nella rete si assiste al voltagabbanismo tipico (anche) di tanta critica militante italiana, che sostiene di volta in volta l’opera del momento, senza curarsi minimamente se è del tutto in contrasto con quella <em>leader </em>del giorno prima. In altri termini, nella rete è molto difficile definire valori duraturi: occorrono correttivi perché i valori davvero <em>condivisi</em> diventino valori criticamente stabiliti, e questa per me è ancora un’opera di lunga durata, irriducibile al fast-blog.</p>
<p>La rete insomma sembra portare le opere letterarie e le riflessioni critiche a una condizione di parità apparente, mentre invece crea nuovi tipi di ‘rendita di posizione’. La visibilità è garantita solo in teoria: in realtà, la frantumazione, la dispersione, la fugacità la rendono molto più bassa di quello che si potrebbe supporre. Soprattutto, la democraticità delle scelte non è affatto tale: nel momento in cui si deve decretare un’eventuale opera di successo, contano ancora una volta criteri quantitativi (a cominciare dalla frequenza delle apparizioni in rete dell’autore) e non qualitativi. La progettualità in rete è larga e deve essere sempre esaminata: tuttavia, un fattore fondamentale come quello della coerenza del progetto letterario o dell’esame critico è spesso del tutto ininfluente in questo ambito.</p>
<p>Io credo molto nei tentativi di creare spazi di presentazione, discussione e valutazione che siano dentro la rete ma non dipendenti dalla rete. Ci credo, e per questo contribuisco a iniziative come le Classifiche e il premio pordenonelegge-Dedalus, pur nella consapevolezza che si tratta di strumenti perfettibili, come tutti quelli umani. Però credo anche che, senza una riflessione seria <em>esterna</em> alla rete, non si riescano a ottenere risultati davvero significativi negli sviluppi della nostra letteratura e della nostra critica.</p>
<p>Gramscianamente indispensabile è per esempio il lavoro nelle scuole e nell’università, per creare consapevolezze molto più forti riguardo ai valori e disvalori nella letteratura contemporanea: tutto ciò implica un lavoro preventivo rispetto alle discussioni nei blog. Occorrerebbe poi un ambito di discussione meno entropico, benché sempre aperto alle suggestioni di chi vuole seriamente partecipare: una nuova comunità critica deve poter accogliere input da chiunque, senza che chiunque pensi di sostenere posizioni dominanti per mere ragioni quantitative (io sono più presente, dunque sono). Il consenso dovrebbe avvenire su proposte critiche meditate, attente agli sviluppi delle scienze e della filosofia contemporanee, possibilmente basate su analisi concrete e anche su un ripensamento continuo di ciò che andiamo a cercare in un’opera letteraria.</p>
<p>Non a caso la rete non riesce a far sviluppare una teoria della letteratura, mentre genera e sostiene singole poetiche. Ma sui fondamenti del nostro sapere letterario ci sarebbe molto di più da fare che non ripetere schemi interpretativi ormai usurati: interrogarsi su questioni di fondo è oggi ancor più essenziale che nei favolosi anni Sessanta, perché in effetti dall’enorme discussione nella rete paradossalmente non emerge il nuovo-nuovo, bensì il nuovo-condizionato. Solo rilanciando la riflessione su temi forti si può sperare di trovare una forma di sintesi più alta, che tenga conto del fruttuoso caos della rete senza essere caotica. La nuova critica avrà bisogno di ampiezza, velocità, connettività… però messe in atto in opere che non devono risultare la fotocopia dei blog attuali, bensì la loro reinterpretazione sulla base di un’idea di letteratura che permetta di collocarla, come direbbe Wallace Stevens, nel centro esatto della nostra cultura. Andrebbe cioè compiuto uno sforzo che permetta di superare gli stereotipi dell’inesperienza, gli idealismi astratti e gli astratti furori, spesso dominanti nel web (nonché, è vero, in qualche libro recente).</p>
<p><strong>Alberto Casadei</strong></p>
<p>[immagine: Cornelis Norbert Gijsbrechts, <em>Retro di un quadro dipinto</em>, 1670-1672, Statens Museum for Kunst, Copenhagen]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/verifica-dei-poteri-2-0-alberto-casadei/">Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</a></p>
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		<title>Come un sisma senza precedenti ha svelato un “sistema irresponsabile rispetto all&#8217;energia atomica” senza precedenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/20/come-un-sisma-senza-precedenti-ha-svelato-un-%e2%80%9csistema-irresponsabile-rispetto-allenergia-atomica%e2%80%9d-senza-precedenti/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 17:08:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>SHIOYA Yoshio</strong><br />
giornalista scientifico</p>
<p>traduzione di<strong> Laura Napolitano</strong> e <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p>[Testo tratto da <a href="http://www.fsight.jp/article/10319">qui</a>, apparso il 15 marzo scorso.]</p>
<p>“Sommando i dispositivi a prova d&#8217;errore che mettono in conto sia l&#8217;errore umano sia il guasto meccanico, e le multiple protezioni, nonché il rispetto di piani anti-sisma quasi eccessivi, è improbabile che in una centrale nucleare giapponese si verifichino casi come Three Mile Island o Chernobyl.” Il mito della sicurezza dell&#8217;energia atomica, di cui si vantavano la TEPCO [Tokyo Electric Power Company] e il Ministero dell&#8217;Economia, del Commercio e dell&#8217;Industria e acriticamente accettato dai mass-media, è miseramente crollato.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/20/come-un-sisma-senza-precedenti-ha-svelato-un-%e2%80%9csistema-irresponsabile-rispetto-allenergia-atomica%e2%80%9d-senza-precedenti/">Come un sisma senza precedenti ha svelato un “sistema irresponsabile rispetto all&#8217;energia atomica” senza precedenti</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>SHIOYA Yoshio</strong><br />
giornalista scientifico</p>
<p>traduzione di<strong> Laura Napolitano</strong> e <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p>[Testo tratto da <a href="http://www.fsight.jp/article/10319">qui</a>, apparso il 15 marzo scorso.]</p>
<p>“Sommando i dispositivi a prova d&#8217;errore che mettono in conto sia l&#8217;errore umano sia il guasto meccanico, e le multiple protezioni, nonché il rispetto di piani anti-sisma quasi eccessivi, è improbabile che in una centrale nucleare giapponese si verifichino casi come Three Mile Island o Chernobyl.” Il mito della sicurezza dell&#8217;energia atomica, di cui si vantavano la TEPCO [Tokyo Electric Power Company] e il Ministero dell&#8217;Economia, del Commercio e dell&#8217;Industria e acriticamente accettato dai mass-media, è miseramente crollato. Alla centrale di proprietà della TEPCO Fukushima I, dopo il terremoto (magnitudo 9.0) e lo tsunami che hanno colpito il Tôhoku, sta avendo luogo la graduale fusione dei nuclei e, benché si sia presa la decisione radicale di riversare acqua marina nei reattori, non si è ancora arrivati al loro raffreddamento, arresto e stabilizzazione. Quel che è peggio, gli abitanti dei dintorni, già duramente provati dal violentissimo terremoto, sono tutt&#8217;ora costretti a vivere da sfollati, con gravi disagi.<br />
<span id="more-38478"></span><br />
<strong>1. La fusione del nucleo è un “problema strutturale”.</strong><br />
Nella centrale Fukushima I ci sono sei reattori. Al momento del terremoto, i reattori 4, 5 e 6 erano soggetti alla periodica revisione, per cui erano inattivi. I reattori 1, 2 e 3, che erano invece in funzione, hanno tutti subito la fusione del nucleo, e non si riesce a fermarne nemmeno uno. Nel caso del reattore 2, è stato danneggiato anche l&#8217;edificio di contenimento, ultima difesa a contenere il materiale radioattivo, rendendo quindi non inverosimile che si verifichi il peggio. Sia la TEPCO che gli addetti alla sicurezza sul posto, nonché gli studiosi che hanno analizzato l&#8217;incidente sia dalla televisione che di persona, parlano “come se” di questa tremenda situazione la causa sia un terremoto di entità al di là delle previsioni. Implicitamente, instillano nell&#8217;opinione pubblica l&#8217;idea che, dato che si è trattato di un terremoto di violenza eccezionale, l&#8217;esplosione dell&#8217;idrogeno, la fusione dei nuclei e la fuga in massa della popolazione fossero inevitabili e che non sia possibile tenere sotto controllo Madre Natura. È stato affermato che una misura estrema quale l&#8217;emissione controllata (<em>venting</em>) di idrogeno contenente radioattività, per quanto poca, abbia avuto successo, e i media riportano questa affermazione senza alcuna verifica. Dal punto di vista di un&#8217;impresa che si assume l&#8217;obbligo della sicurezza, è una “vergogna assoluta” il fatto che gas continuino a fuoriuscire senza che si riescano a tenere sotto controllo né il livello dell&#8217;acqua di raffreddamento né la pressione interna. E lascia senza parole la morbidezza dell&#8217;atteggiamento dei media. In questo stesso terremoto, alla centrale di Onagawa gestita dalla Tôhoku Electric Power Company, colpita in misura ancora maggiore di quella di Fukushima, i tre reattori sono stati fermati, raffreddati e messi in sicurezza. Di conseguenza, non si può non pensare che la fusione dei nuclei dei tre reattori della centrale Fukushima I gestita dalla TEPCO sia dovuta a un problema strutturale.</p>
<p><strong>2. Uno tsunami non imprevedibile.</strong><br />
In realtà, già cinque anni fa era stato detto che la centrale Fukushima I di TEPCO non era resistente agli tsunami e che vi era il rischio di fusione dei nuclei. Non c&#8217;era niente di imprevedibile. Qualcuno aveva già detto che gli tsunami per cui era stata pensata Fukushima I, che rientrano nella classe del Grande Terremoto Cileno [22 maggio 1960, N.d.T.], a causa dell&#8217;onda d&#8217;urto avrebbero reso impossibile il pompaggio dell&#8217;acqua di mare necessaria al raffreddamento: in merito alla possibilità che l&#8217;arresto del pompaggio dell&#8217;acqua dovuto all&#8217;impatto dello tsunami potesse provocare la fusione del nucleo vi era stata, nel 2006, un&#8217;interrogazione parlamentare da parte del deputato del Partito Comunista YOSHII Hidekatsu. NIKAI Toshihiro, all&#8217;epoca Ministro dell&#8217;Economia, del Commercio e dell&#8217;Industria, aveva promesso che sarebbero state prese le misure necessarie, ma di fatto la TEPCO non ha apportato alcuna miglioria all&#8217;impianto. Dalla regione era anche giunta alla TEPCO una richiesta scritta di intervento, per cui è impossibile che non fossero al corrente di una “notifica di rischio” di fusione nucleare legata a uno tsunami. Destano ammirazione le loro doti attoriali se si pensa che hanno affermato con aria innocente che tutta la colpa del disastro è di un terremoto di entità non prevedibile, malgrado l&#8217;assoluta evidenza del contrario.<br />
Non è ancora chiaro se il guasto ai sistemi di raffreddamento dei reattori 1, 2 e 3 sia dovuto all&#8217;interruzione nel pompaggio dell&#8217;acqua di mare, come era stato detto dall&#8217;On. Yoshii, oppure a un guasto all&#8217;alimentazione elettrica esterna su cui si sta concentrando la TEPCO, o alle due cose insieme. La TEPCO non fornisce alcuna spiegazione – né alcun giornalista gliela chiede – in merito al fatto che sono fuori uso i motori diesel d&#8217;emergenza e che si rivelano inadatte anche tutte e tre le pompe d&#8217;acqua ad alta pressione. Ma che si tratti di inadeguatezza o non funzionamento, queste sono comunque conseguenze, non cause. In merito invece alle cause di questo incidente nucleare che sta seminando l&#8217;inquietudine in tutto il Paese, i soggetti coinvolti non dicono nulla, i media non glielo chiedono, gli enti preposti al controllo non compiono verifiche. Questa connivenza non è forse la principale causa dei timori che il nucleare giapponese reca con sé?</p>
<p><strong>3. Le negligenze della TEPCO nel “controllo retroattivo”.</strong><br />
Nel 2007, a causa del terremoto di Chûetsu, nella prefettura di Niigata, fu decisa la chiusura temporanea dei reattori della centrale di Kashiwazaki-Kariwa di proprietà della TEPCO. Anche in quella occasione, la TEPCO espresse il proprio malcontento perchè la notizia dell’incendio al trasformatore di tensione esterno era stata data con troppa enfasi e perchè era stata recepita in maniera esagerata, fino a parlare di danni al nucleo del reattore. Una parte dei mezzi di informazione, recepito il messaggio, lanciarono un salvagente alla TEPCO che spingeva per una rapida riapertura della centrale, stimando bassi i danni subiti. In realtà, la centrale di Kashiwazaki-Kariwa aveva subito con il terremoto una sollecitazione 3,6 volte più alta rispetto al carico previsto nel progetto. Benchè fosse stata registrata un’accelerazione gravimetrica di oltre 1000 gal (il gal è l’unità di misura dell’accelerazione: a Kashiwazaki-Kariwa il progetto prevedeva un’accelerazione massima di 300 gal), le registrazioni più dettagliate dell’evento sono svanite nel nulla. Perchè? L’anno prima del terremoto di Chûetsu, si era provveduto, dopo 25 anni, ad una revisione delle direttive antisismiche per le centrali nucleari. Uno dei punti di forza era il cosiddetto “controllo retroattivo” (<em>back check</em>), ovvero una verifica, sulla base delle nuove regole antisismiche, non solo delle centrali di nuova costruzione ma anche di quelle già esistenti. Le nuove regole stabiliscono che si debba procedere a un controllo completo delle faglie in prossimità dei siti delle centrali, ipotizzando le oscillazioni dovute al terremoto e così fissando la necessaria antisismicità. La TEPCO tuttavia non ha compiuto questa minuziosa indagine della faglia che si trova proprio davanti al sito dove poi è occorso il terremoto di Chûetsu, trascurando di fatto di compiere il controllo retroattivo richiesto.<br />
Non risulta che la Commissione Nazionale di Sicurezza sul Nucleare e l&#8217;Agenzia per la Sicurezza Nucleare e Industriale l&#8217;abbiano biasimata con particolare vigore per questo. Ancor più alla radice, l&#8217;esistenza stessa di nuove direttive antisismiche è di per sè sospetta. Sei su dieci dei terremoti di magnitudo superiore a 4 che si verificano nel mondo hanno per epicentro i dintorni del nostro piccolo arcipelago. Il Giappone è il Paese sismico per eccellenza, ma le sue direttive antisismiche non riflettono le valutazioni di rischio che provengono dalla comunità scientifica, dando invece la priorità assoluta alle esigenze del settore industriale. L&#8217;esempio più clamoroso di questo è il fatto che l&#8217;oscillazione sismica prevedibile qualora non sia determinato l&#8217;ipocentro è equiparata a quella di un terremoto con epicentro sottostante di magnitudo 6.8. Come terremoto in cui una faglia non determinata ha provocato forti oscillazioni c&#8217;è quello che colpì nel 2000 la parte occidentale di Tottori; come esempio di terremoto che ha provocato enormi danni in seguito allo spostamento della faglia sulla fascia costiera c&#8217;è invece il Grande Terremoto di Kôbe. Nei due casi, la magnitudo fu di 7.3. Sarebbe dunque del tutto ragionevole pensare che la normativa antisismica per le centrali nucleari di un Paese a rischio sismico sia calibrata su sismi con epicentro sottostante di magnitudo 7.3. E invece, fu improvvisamente portata a 6.8. Le pressanti richieste del settore portarono nè più nè meno che a contraddire i risultati del dibattito scientifico. ISHIBASHI Katsuhiko, professore all&#8217;Università di Kôbe, si dimise da membro del Comitato scientifico in segno di protesta. Come stiano le cose per il resto della normativa, è fin troppo facile immaginarlo.</p>
<p><strong>4. Una sicurezza fittizia nata dal sostegno reciproco di governo, industria e università.</strong><br />
Controlli poco severi e regole non rigorose. Una sicurezza e una tranquillità edificate dal triangolo governo, industria e università, ovvero Ministero dell&#8217;Economia, del Commercio e dell&#8217;Industria, TEPCO e Università di Tokyo. Nella Commissione Nazionale di Sicurezza sul Nucleare, che si suppone debba svolgere un ruolo di controllo, siedono studiosi dell&#8217;Università di Tokyo, assai comprensivi di fronte alle giustificazioni delle imprese; l&#8217;Agenzia per la Sicurezza Nucleare e Industriale è una sezione subordinata, un organo esterno del Ministero dell&#8217;Economia, che a sua volta è alla guida del settore dell&#8217;energia elettrica. Tra i Paesi avanzati che utilizzano l&#8217;energia atomica, non ve ne è nessun altro che abbia un sistema di controllo e di sorveglianza così contiguo al settore da controllare. Per una modifica delle regole sul controllo delle centrali nucleari, oltre ad un chiarimento sulle responsabilità delle imprese, è aperta anche la strada a uno sviluppo di imprese popolari autonome.<br />
Anche per dare impulso a tutto questo, è indispensabile l&#8217;esistenza di un rapporto dialettico tra governo e cittadini, tra spinta allo sviluppo e regole precise. Se non riesce nemmeno a esigere trasparenza nelle informazioni da parte della TEPCO, il problema più urgente allora è l&#8217;indipendenza di un&#8217;Agenzia per la Sicurezza Nucleare e Industriale che in questo momento sa soltanto agitarsi. La tragedia della centrale Fukushima I potrebbe essere il risultato di questa alleanza. Anche in questa occasione, la TEPCO da un lato continua a comunicare nel modo più dettagliato cifre che si riferiscono a fattori di nessuna importanza, dall&#8217;altro tiene la bocca quasi completamente chiusa riguardo a qualsiasi anomalia, questa sì di grande importanza, del reattore, nascondendo il peggioramento della situazione. Ad esempio, le anomalie della vasca di soppressione all&#8217;interno del reattore n. 2 sono state presentate nei documenti informativi non come &#8220;danni all&#8217;edificio di contenimento&#8221;, ma come &#8220;trasferimento del personale&#8221;. Da cui si deduce però che se il personale che lavora al reattore n. 2 è stato evacuato è perchè c&#8217;è la possibilità di un danneggiamento dell&#8217;edificio di contenimento. Insomma non trasparenza, ma un nascondere coprendo, avvolgendo, raggirando.</p>
<p><strong>5. Ha ottenuto diverse agevolazioni sbandierando lo slogan &#8220;rifornimento stabile&#8221;. Eppure&#8230;</strong><br />
Un esempio è &#8220;l&#8217;interruzione di corrente programmata&#8221; prevista per il giorno 14. A leggere questo &#8220;programma&#8221; si rimane stupefatti. Nessuno ha criticato la TEPCO? Il programma stabiliva che, in un Giappone suddiviso in 5 aree geografiche, le regioni 1 e 2, due volte nell&#8217;arco di una giornata, ovvero mattina e sera, subissero una interruzione di corrente, fino ad un massimo di 6 ore. Le restanti regioni, invece, avrebbero subito un&#8217;unica interruzione di corrente, per un massimo di 3 ore. Questo blocco nell&#8217;erogazione della corrente non riguardava i centri città. Insomma o 6 ore, o 3 ore oppure nessuna ora di interruzione di corrente. Chi ha deciso questi numeri e sulla base di cosa? Vorrei che mi fosse fornita una spiegazione razionale di questa scelta. Nei momenti di difficoltà di una nazione, tutta la popolazione condivide i rischi: se la ratio che sta dietro a questa scelta è quella di sopportare a turno le difficoltà, allora sembrerebbe che la TEPCO ha deciso in maniera del tutto arbitraria, sulla base delle proprie necessità. Che non sia riuscita a mettere in pratica questa decisione sembra abbastanza naturale. Si può facilmente immaginare che gli Enti locali e i loro governatori, assegnati al gruppo che avrebbe dovuto sopportare le 6 ore di black out, abbiano violentemente contestato la decisione. Se la mancanza di energia elettrica è stata provocata da una negligenza della TEPCO, quali sono le loro reali intenzioni? Inoltre la TEPCO non ha nemmeno fatto realmente ammenda per l&#8217;essersi svincolata dall&#8217;obbligo di un rifornimento di energia stabile, prescritto dal regolamento delle imprese elettriche. E poi, chi ha detto che, se in cima a tutto c&#8217;è il rifornimento stabile, questo debba mettere in secondo piano altri aspetti come la liberalizzazione energetica, il contenimento delle emissioni di CO2 nell&#8217;aria, l&#8217;acquisto a prezzo fisso di energia pulita? Viceversa, chi ha ricevuto svariate agevolazioni in nome del rifornimento stabile? Chi ha sostenuto con forza i meriti di un sistema di monopolio regionalistico, senza alcuna modifica delle differenze nel numero dei cicli di diffusione della corrente nel Kansai, che è uno dei motivi per cui è oggi difficile la flessibilità nel campo dell&#8217;energia elettrica? La verità che è venuta a galla con questo grande terremoto non è forse, più che i limiti dell&#8217;energia nucleare, che non è più attuale un sistema di monopolio regionale nell&#8217;erogazione dell&#8217;energia, con la suddivisione del paese in 9 compagnie elettriche? Per la strategia giapponese in campo energetico, la posizione occupata dall&#8217;energia atomica ha certamente un suo peso. Il problema sta nelle manchevolezze delle imprese che la gestiscono. La filosofia della TEPCO e una gestione lungimirante, che erano proseguite negli anni sotto la gestione di Kigawada, Hiraiwa e Nasu, sono andate perdute così come le fonti di energia da usare solo in caso di emergenza della centrale nucleare di Fukushima? Ai lavoratori della TEPCO che lottano a rischio della vita per riprendere il controllo della centrale nucleare, ai volontari, al corpo di autodifesa va tutta la nostra gratitudine, insieme con la preghiera che la devastazione non si diffonda ancora di più.</p>
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