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	<title>Nazione Indiana &#187; 8 marzo</title>
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		<title>QuaderNI: i quaderni di Nazione Indiana. Material Girls!</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Mar 2009 07:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/material-girls.pdf"> </a><strong><a href='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/material-girls.pdf'>QUI</a> PER SCARICARLO!</strong></p>
<p>Questo primo quaderno è una raccolta di molti dei post più significativi sulla condizione delle donne ed il loro sguardo sulla società apparsi negli ultimi due anni su Nazione Indiana. Tra gli argomenti: l’immigrazione e il ruolo delle donne nel farsi della storia, dal fascismo all’attualità; il corpo della donna, ancora troppo spesso considerato come oggetto pericoloso da silenziare e utilizzare per far leva sulle paure e i tabù del nostro paese sempre più de-civilizzato; le donne di altri paesi, la Turchia, la ex-Jugoslavia, l’Albania, a ricordarci dove si forma una cultura transnazionale, europea, consapevole di sé.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/08/quaderni-i-quaderni-di-nazione-indiana-material-girls/">QuaderNI: i quaderni di Nazione Indiana. Material Girls!</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/material-girls.pdf"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/materialiliberi-204x300.jpg" alt="quaderNI" title="quaderNI" width="204" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-15445" /> </a><strong><a href='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/material-girls.pdf'>QUI</a> PER SCARICARLO!</strong></p>
<p>Questo primo quaderno è una raccolta di molti dei post più significativi sulla condizione delle donne ed il loro sguardo sulla società apparsi negli ultimi due anni su Nazione Indiana. Tra gli argomenti: l’immigrazione e il ruolo delle donne nel farsi della storia, dal fascismo all’attualità; il corpo della donna, ancora troppo spesso considerato come oggetto pericoloso da silenziare e utilizzare per far leva sulle paure e i tabù del nostro paese sempre più de-civilizzato; le donne di altri paesi, la Turchia, la ex-Jugoslavia, l’Albania, a ricordarci dove si forma una cultura transnazionale, europea, consapevole di sé. E infine le vite e le esperienze di scrittrici, artiste, donne di scienza.<br />
<span id="more-15318"></span><br />
Non sono stati inclusi i molti bei racconti, le poesie di donne pubblicate dai vari redattori e redattrici. Questo per un semplice motivo: la scrittura dovrebbe finalmente uscire dalle categorie protette, dalle etichette etniche o di genere, pur portandone i segni e le influenze in quanto luogo dell’identità. È invece opportuno riflettere sul senso politico e culturale di ciò che siamo, cominciando proprio da quelle realtà umane non del tutto svincolate da modelli costrittivi, da comportamenti discriminanti talmente assimilati da essere quasi impalpabili come l’aria, dall’autorità ignorante e bieca di certo potere che ci cresce ogni giorno addosso.</p>
<p>Quindi non è un caso se, parlando di donne, si andrà a finire in altri “margini”: i figli dei clandestini, per esempio, o le esistenze confinate in letti remoti d’ospedale, senza più coscienza di sé, fino a che l’ultimo organo sia spento. Sono, queste condizioni al limite, “minoritarie”, imbarazzi che non interessano nessuno (chi pensa la propria morte nel mondo odierno? chi la vita di qualcuno che ufficialmente non esiste, come un clandestino?) o se lo fanno è solo per essere cancellate o ricacciate nell’ombra dove devono stare. Per contro è proprio in queste zone d’ombra che si stanno sferrando i più ignobili attacchi allo spirito democratico nell’Italia contemporanea. Questo pdf dunque si augura di essere un’indicazione a partire dalle donne, la categoria “minoritaria” più apparentemente visibile, perché ci si ricordi ancora che parlare oggi di condizione femminile, omosessualità, eutanasia e testamento biologico, immigrazione e clandestinità, non significa volgere gli occhi caritatevolmente verso i deboli, ma difendere quei diritti civili che ci riguardano tutti.</p>
<p><strong>Indice</strong></p>
<p><strong>donne e immigrazione</strong></p>
<p>Emilia,<em> Helena Janeczek<br />
</em>Donne immigrate e processi di inclusione: il caso delle donne albanesi, <em>Claudia Cominelli </em><br />
Vittime collaterali, <em>Tiziana de Novellis</em></p>
<p><strong>femmine toste</strong></p>
<p>Rosaria Capacchione: Io, condannata a morte e a vivere sotto scorta, <em>Fulvio Bulfi</em><br />
Donne e fascismo, <em>Bianca Madeccia</em><br />
Le pupe, <em>Donata Amico</em><br />
Mano libera ai killer per sfidare lo Stato, <em>Rosaria Capacchione</em><br />
I pirati della spazzatura, <em>Loretta Napoleoni</em></p>
<p><strong>il corpo delle donne</strong></p>
<p>Il mio piccolo mostro, <em>Irene Gironi Carnevale</em><br />
Il corpo di Antigone e la 194, <em>Marco Rovelli</em><br />
194: dall’interno, <em>Francesca Matteoni</em><br />
Sfinge bluastra, <em>Ulrike Draesner </em>traduzione di <em>Camilla Miglio </em><br />
Finestrella viola, <em>Simona Baldanzi</em><br />
La materia umana, <em>Sara Palombieri</em></p>
<p><strong>donne, arte e letteratura</strong></p>
<p>Un requiem per Misia, <em>Tina Nastasi</em><br />
La bellezza andrà all’inferno? Lettera a Ornela Vorpsi, <em>Massimo Rizzante</em><br />
Il mondo di Elizabeth Bishop, <em>Nadia Agustoni</em><br />
Scriverei anche di un sasso, <em>Franz Krauspenhaar, Cristina Annino</em><br />
L’anima ardita di Björk e l’animismo islandese, <em>Viola di Grado</em></p>
<p><strong>paesi altri</strong></p>
<p>Turchia: Le donne di Istanbul, <em>Lorenzo Bernini, Giovanni Hänninen</em><br />
Fard Times and War Crimes, <em>Azra Nuhefendic</em></p>
<p><strong>donne e scienza</strong></p>
<p>Una barca senza più cielo, <em>Antonio Sparzani</em></p>
<p><strong>scritture e storie di donne</strong></p>
<p>Passi spiegati, <em>Mariasole Ariot</em><br />
sette quattordici ventotto, <em>Chiara Valerio</em><br />
“…cercando primavere di viole”, <em>Orsola Puecher</em><br />
Sei autrici per margini, frontiere &#8211; anteprima Sud 11<br />
Suora carmelitana, <em>Franco Buffoni</em></p>
<p><code> <object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/4N7axzBtwV4&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/4N7axzBtwV4&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></code></p>
<p><em>Video</em>: <strong>Tra Terra e cielo </strong>di <strong>Francesca Vitale</strong> (fotografie), <strong>Cristina Cerminara</strong> (disegni), <strong>Maria Grazia Esu</strong>, <strong>Luigi Polsini</strong>. Realizzato sulla spiaggia di Berchida in Sardegna.</p>
<p><em><a href="http://www.facebook.com/inbox/?ref=mb#/event.php?eid=57801641743&amp;ref=share">Qui</a> per saperne di più.</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/08/quaderni-i-quaderni-di-nazione-indiana-material-girls/">QuaderNI: i quaderni di Nazione Indiana. Material Girls!</a></p>
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		<title>Un requiem per Misia</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 06:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio sparzani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Tina Nastasi</strong><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/revue_blanche.jpg" title="revue_blanche.jpg"></a></p>
<p>Misia, μισέω, <em>miserere</em>. Così suona nella mia mente un requiem per la donna che fu <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Misia_Sert">Misia Sert</a>. Nacque Godebska il 30 marzo del 1872 mentre sua madre moriva nel darla alla luce. In questo evento Misia fonda il suo destino: nata dal dolore di sua madre che, malgrado il ventre gravato oltre l&#8217;ottavo mese, viaggiò un intero viaggio dalla Francia alla Russia, perché non poteva credere alle parole di un&#8217;anonima e rozza scrittura che le annunciava l&#8217;infedeltà dell&#8217;amato consorte, grave e altrettanto gravida di umane conseguenze; usata e umiliata dalle molte matrigne amate dal padre, ribelle alla paura e ai soprusi e perennemente in fuga; innamorata e venduta dal suo primo al suo secondo marito, amò solo il terzo e lo lasciò libero di andar via quando questi s&#8217;innamorò a sua volta di un&#8217;altra donna, che Misia accolse come una figlia.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/08/un-requiem-per-misia/">Un requiem per Misia</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Tina Nastasi</strong><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/revue_blanche.jpg" title="revue_blanche.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/revue_blanche.thumbnail.jpg" alt="revue_blanche.jpg" /></a></p>
<p>Misia, μισέω, <em>miserere</em>. Così suona nella mia mente un requiem per la donna che fu <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Misia_Sert">Misia Sert</a>. Nacque Godebska il 30 marzo del 1872 mentre sua madre moriva nel darla alla luce. In questo evento Misia fonda il suo destino: nata dal dolore di sua madre che, malgrado il ventre gravato oltre l&#8217;ottavo mese, viaggiò un intero viaggio dalla Francia alla Russia, perché non poteva credere alle parole di un&#8217;anonima e rozza scrittura che le annunciava l&#8217;infedeltà dell&#8217;amato consorte, grave e altrettanto gravida di umane conseguenze; usata e umiliata dalle molte matrigne amate dal padre, ribelle alla paura e ai soprusi e perennemente in fuga; innamorata e venduta dal suo primo al suo secondo marito, amò solo il terzo e lo lasciò libero di andar via quando questi s&#8217;innamorò a sua volta di un&#8217;altra donna, che Misia accolse come una figlia. Rispetto chiese sempre per sé e per chi amava, rivendicando ogni ora la libertà di scegliere la propria via. Nelle sue vene scorreva sangue polacco e belga e russo e francese. Artista figlia di artisti, fu il cuore dei salotti d&#8217;avanguardia parigini. Scrisse con la leggerezza di una farfalla tutte le note bianche fra quelle nere della sua vita. Leggetene il ritratto a carattere che ne fece <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jean_Cocteau">Jean Cocteau</a> e ammiratene tutta la forza che non è più.<br />
Sul ricordo di Misia oggi io canto un requiem per il cerimoniale dell&#8217;otto marzo e per tutte le donne che non hanno più fame di libertà e di rispetto.<br />
<span id="more-5467"></span><br />
«Bisognerebbe lodare un po&#8217; quelle donne ardenti e profonde che vivono all&#8217;ombra degli uomini di un&#8217;epoca e che, ai margini del lavoro degli artisti, per il semplice fatto di sprigionare onde più belle di preziose collane perseguono un&#8217;opera occulta. È impossibile immaginare l&#8217;oro dei soffitti di J. M. Sert, l&#8217;universo soleggiato di Renoir, di Bonnard, di Vuillard, di Roussel, di Debussy, di Ravel, i proiettori profetici di Lautrec, il prisma di Mallarmé, perfino gli ultimi giochi di sole al tramonto di Verlaine e l&#8217;alba radiosa di Stravinsky, senza veder spuntare la sagoma di giovane tigre infiocchettata, il viso dolce e crudele di gatta rosa che vedemmo in Misia la sera in cui la conoscemmo sotto l&#8217;<em>aigrette</em> della Schéhérazade, troneggiante al centro del palco reale del Balletto russo, mentre popolava del suo fluido le scene del teatro e le danze violente, come un tempo i giardini impressionisti, cosparsi di pagliuzze di sole. Sì, nel sacco di pelliccia e di seta in cui Paul Poiret e Paul Iribe imbacuccavano le loro sultane, madrina della lieve compagnia di Serge Diaghilev, conoscemmo la nostra amica. Sul suo ventaglio c&#8217;era la celebre quartina di Mallarmé, e credo proprio che di tutti i suoi contratti di matrimonio, di tutti i suoi permessi di soggiorno quello fosse l&#8217;unico documento d&#8217;identità che questa polacca ha salvato da un mirabile disordine in cui sono sparite delle fortune, dei madrigali di P. J. Toulet e di Paul Verlaine.<br />
«Tra brevi soste in appartamenti che lei adorna e lascia come posatoi, Madame Sert abita all&#8217;ultimo piano dell&#8217;Hôtel Meurice. Quando divenni suo amico aveva appena lasciato l&#8217;albergo per una specie di abbaino in <em>quai</em> Voltaire. Il salotto era illuminato a nord &#8211; in verde &#8211; dalla Senna, a sud &#8211; in arancione &#8211; da alcuni pannelli di Bonnard. Questi pannelli Misia li aveva ritagliati a modo suo perché si adattassero esattamente alla curva delle pareti. Gridate pure allo scandalo! Abbiamo dogaresse e grandi sacerdotesse, abbiamo muse, ne abbiamo da vendere! Ma quanto più rare e indispensabili alle arti, che rischiano di metter su pancia, sono quelle donne così donne da portare nel tempio uno spirito di saccheggio, uno spirito di forbici e vestiti.  “Gli angeli volano” scrive Chesterton “perché si prendono alla leggera”. Misia, con il suo amore e la sua irriverenza, lavora senza posa la pasta e le impedisce di diventare dura. Solo gli artisti forti e timorosi del loro ruolo di idoli beneficiarono di questa iconoclasta che sferza la vita come una trottola inebriandosi del suo rumore senza mai permettere che la velocità divenga statua.<br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/misia_bonnard_1908.jpg" title="misia_bonnard_1908.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/misia_bonnard_1908.thumbnail.jpg" alt="misia_bonnard_1908.jpg" /></a><br />
«Le sue arti sembrano ispirate ai <em>Malheurs de Sophie</em>. A un pittore che si lamentava di qualche <em>malheur</em> procuratogli da Misia, ho sentito Satie rispondere: “È colpa nostra, la gatta è bella, caro mio, nascondete i vostri pesci!”.</p>
<p>«Eccoci davanti a una di quelle donne alle quali Stendhal accorda il genio. Genio di camminare, ridere, rimettere qualcuno al suo posto, maneggiare un ventaglio, salire in macchina, inventare un diadema. Questo genio Misia ha saputo possederlo a tal punto che, scrivendo <em>Thomas l&#8217;imposteur</em>, per quanto mi concentrassi sulla San Severina, fu lei che divenne, automaticamente, costi quel che costi, il modello della principessa di Bornes.</p>
<p>«Ma quando ammiravo il prestigio di un palco dell&#8217;<em>Opéra</em> dove la nostra maga attirava un Proust e un Renoir dal fondo della loro campagna e del loro letto di malato, ignoravo che quel genio vago, aereo, quel genio che si esprime sia con un&#8217;insolenza, sia con la creazione di alberi cinesi coi rami di piume e di perle, ignoravo, dicevo, che questo genio arrivasse al Genio vero e proprio e che la pianista della nostra vita di tutti i giorni fosse una pianista <em>tout court</em>.<br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/misia_piano_lautrec.jpg" title="misia_piano_lautrec.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/misia_piano_lautrec.thumbnail.jpg" alt="misia_piano_lautrec.jpg" /></a><br />
«Perché non era soltanto la vita e il nostro gruppo che lei sapeva affrontare con polso fermo, ma era proprio da un Pleyel che quel polso di gatta sortiva preludi e mazurke di Chopin maneggiando come nessun altro i loro nastri e le loro perle, era da un pianoforte tempestoso e gioioso che lei tirava fuori la testimonianza nazionale della sua razza e ci stregava, nel vero senso della parola, come solo André Gide sa fare, quando si lascia sorprendere da una stanza accanto, qualche volta.</p>
<p>«Appena ebbi scoperto questa sorgente ne misi a parte Roland Garros, gran cultore del pianoforte. Da quel momento ottenemmo dei concerti privati dove Garros veniva a prender quota tra un volo e l&#8217;altro. Tradendo vergognosamente la politica musicale che allora mi conveniva seguire, e la posizione verticale che avrei dovuto adottare, ci rotolavamo nell&#8217;ombra e ascoltavamo Misia.<br />
«Ieri sera, accompagnata da Marcelle Meyer, che ha realizzato il paradosso di essere una macchina di genio, Madame Sert ha accettato di apparire in una sala.<br />
« La musica non ha buona memoria; essa dimentica i suoi virtuosi come l&#8217;acqua le sue caraffe, e ogni pianista le dà una nuova forma. Io consiglio a coloro che avranno la fortuna di ascoltare Misia, al di là della sorpresa che devono provare, di evocare gli spiriti illustri che, come confessa una squisita rima di Mallarmé, il suo pianoforte iniziò, e che si arricchirono di questa collaboratrice misteriosa». (Contenuto in: Misia Sert, <em>Misia</em>, Adelphi, Milano 1981, pp. 190-93.)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/08/un-requiem-per-misia/">Un requiem per Misia</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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