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	<title>Nazione Indiana &#187; abruzzo</title>
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		<title>Chi salverà i pastori?</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 13:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Gaetano Bellone</strong></p>
<p>Camminiamo sulla cresta sempre uguale del monte Gorzano. Da quota 1800 dobbiamo raggiungere quota 2400, la vetta con la croce e il manto di neve anche d&#8217;estate. I gradoni d&#8217;erba che dalla fine della strada dividono il camminante dalla quota sono sempre uguali e ogni 10 metri creano un gioco di prospettive che fa sembrare la vetta a vista.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/17/chi-salvera-i-pastori/">Chi salverà i pastori?</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Gaetano Bellone</strong></p>
<p>Camminiamo sulla cresta sempre uguale del monte Gorzano. Da quota 1800 dobbiamo raggiungere quota 2400, la vetta con la croce e il manto di neve anche d&#8217;estate. I gradoni d&#8217;erba che dalla fine della strada dividono il camminante dalla quota sono sempre uguali e ogni 10 metri creano un gioco di prospettive che fa sembrare la vetta a vista. Miraggi continui e cadenzati. Il Gorzano è un monte arcaico, poco frequentato, che ha un tanfo di muschio simile a quello dello scatolone del presepe in cantina. Si supera un gradone e si comprende che la vetta è ancora lontana, è una montagna che ti prende per scoramento. Tra un gradone e l&#8217;altro incontriamo Romeo, un giovane pastore macedone. Ci segue da un po’, cerchiamo di evitarlo ma conosce palmo a palmo le traiettorie di chi cammina su questo suo giardino stagionale.</p>
<p>Romeo ha voglia di parlare perché da maggio a settembre non vede anima viva, fatta eccezione per gli altri pastori del rifugio e del capò, il vecchio che dorme in quota con loro per seguire le operazioni e controllare l&#8217;operato. Romeo racconta che per tre mesi porta a spasso le pecore e ha una radiolina che porta con sé per compagnia. È felice dell&#8217;incontro e vuole assolutamente che restiamo a dormire. &#8220;Ammazziamo una pecora, ce la mangiamo sul fuoco&#8221;. Io sono restio, Romeo è insistente, ci ha seguiti per un&#8217;ora e l&#8217;insistenza mi infastidisce. Ho in mente certe storie sui pastori e cerco una via di fuga ma il mio compagno d&#8217;escursione vede nell&#8217;invito una rara possibilità di applicare gli studi di antropologia. Accettiamo, mio malgrado. Romeo felice trotterella fino allo stazzo: &#8220;Devo chiedere il permesso al vecchio&#8221;. Aspettiamo osservando il ragazzo che scende fino al rifugio. Torna dopo poco, con la faccia grave. &#8220;Dovete andarvene&#8221;, ci dice. Siamo perplessi, la faccia non ha più l&#8217;entusiasmo dell&#8217;incontro, l&#8217;espressione è seria e risoluta. Prendiamo la strada verso la vetta. Vediamo che dal rifugio in basso qualcuno ci fissa. È il vecchio: controlla che ci allontaniamo.</p>
<p>Torniamo al rifugio in autunno, quando i macedoni sono ripartiti e il vecchio è tornato a casa, in qualche paese della provincia teramana.</p>
<p>Il rifugio è chiuso malamente con una catena. Entriamo. La stanza è di circa 4 metri per 3. In poco più di 12 mq ci sono tre materassi, coperte di lana ed un pitale, un secchio di latta da 10 litri, sporco di escrementi.</p>
<p>È autunno, facciamo un giro verso Valle Piola, sopra Torricella Sicura. Il borgo, fino a poco tempo fa era in vendita. Ci sono: una chiesa, un casale a due piani ristrutturato e riabbandonato, una specie di scuola più o meno degli anni 60 ed alcune piccole case da contadino, quelle con la stalla al piano terra e le stanze sopra. Qui i pastori stanno fino all&#8217;inverno perché non siamo in quota. Venendo abbiamo visto due ragazzi dell&#8217;est con le pecore ed un pick-up salire da basso. Il pick-up di solito è il mezzo dei titolari delle pecore o comunque di coloro che salgono a prendere il latte e controllare l&#8217;operato dei macedoni. Facciamo un giro nell&#8217;edificio di quella che sembra una scuola, la porta è aperta, la struttura sembra reggere. Non ci sono luce e acqua corrente. In una stanza c&#8217;è un grosso camino, c&#8217;è legna bruciata, asciutta perché il fuoco è recente. C&#8217;è una porta chiusa, entriamo. Due bottiglie di pomodoro, un fiasco di vino a metà, dieci litri d&#8217;acqua nei fiaschi, un pitale sporco al centro della stanza, due brandine con materassi sottili di lana a righe &#8211; quelli che si usavano una volta dalle nostre parti. Fa molto freddo, le tavelle del soffitto hanno il cemento sbrecciato, alcune sono fracassate. Il freddo è pungente, le finestre non chiudono bene. Una stanza ha la porta chiusa a chiave, sentiamo un rumore dentro e ce ne andiamo. Dallo spiazzo dove abbiamo lasciato la macchina si vede una delle finestre della stanza chiusa, è buio e non si vede niente, ma forse da dentro vedono.</p>
<p>Ripartiamo ed incrociamo il pick-up a mezza via. I due proprietari stanno parlando con i due pastori, ci guardano con la faccia seria, come se volessero appuntarci sulla testa un&#8217;espressione minacciosa. &#8220;Da queste parti non siete desiderati&#8221;, questo dicono quelle facce.</p>
<p>Nella Val Chiarino ci sono due rifugi, uno per gli appassionati di montagna, l&#8217;altro per i pastori che ci fanno il cacio. Sono dell&#8217;est pure loro. Due miei amici hanno pernottato al rifugio di sopra. I due pastori li hanno seguiti per un po&#8217;. Si sono fermati a chiacchierare, tante domande, voglia di comunicare. Uno dei pastori è ubriaco, è il suo compleanno. Invita i due amici ad entrare per un bicchiere nel loro rifugio. Una stanza, due brandine con materasso, coperte. Da un lato c&#8217;è l&#8217;attrezzatura per fare il cacio, il resto del latte lo vengono a caricare per portarlo a valle. Dal lato opposto del rifugio, c&#8217;è un pitale di latta, l&#8217;odore si mischia a quello forte del formaggio di pecora. Il tizio ubriaco è insistente, i miei amici sono una coppia, forse in virtù del compleanno si è messo strane idee in testa. Tornano al loro rifugio e si chiudono dentro che non si sa mai&#8230;</p>
<p>O una volta in Valle Vaccara, raccoglievamo “mazze da tamburo”. Veniva sempre un pastore, ci aiutava a raccogliere, anni fa. In cambio chiedeva monete per telefonare, ne aveva un sacco pieno, ci parlava di un vecchio che dormiva con lui, un capo. Il vecchio non voleva che il pastore telefonasse in Romania e non dava soldi al ragazzo fino a che la stagione non era finita. In buona sostanza gli avevano pagato il viaggio dalla Romania all&#8217;Italia, quando era arrivato aveva lasciato i documenti a casa del vecchio ed era salito alla prima quota del pascolo. Una volta a settimana il vecchio veniva col pick-up e lo portava a valle con l&#8217;altro pastore per fargli comprare il pane e qualcos&#8217;altro, allora il ragazzo cercava di chiamare in Romania perché la giovane compagna era incinta. &#8220;Perché il vecchio non vuole che telefoni?&#8221;, cambiava faccia.</p>
<p>A ritroso. È aprile 2009, a L&#8217;Aquila c&#8217;è stato il terremoto. L&#8217;Esercito e la Protezione Civile hanno montato le tende, la confusione sta scemando e hanno cominciato a censire la popolazione. È sera, è passata più o meno una settimana dal sisma. L&#8217;autostazione di Teramo è piena di ragazzi dell&#8217;est, vestiti male e con le facce distrutte, le scarpe logore.</p>
<p>È strano che ci sia tanta gente dell&#8217;est, sopratutto è strano in questo momento di confusione, i teramani riempiono le piazze con le macchine piene di piumoni, i posti pubblici sono affollati di famiglie terrorizzate dal sisma. In mezzo ad un tale caos, un assembramento come quello dell&#8217;autostazione passerebbe inosservato, se non fosse per i vestiti logori. Mi siedo accanto ad uno molto giovane. Racconta che stava in montagna, sopra L&#8217;Aquila, dopo il terremoto lui ed altri non sapevano che fare, se scendere a valle dai proprietari del gregge. Alcuni allora sono scesi nei campi e rimasti fino a che non è iniziato il censimento. Poi sono scappati e hanno avvertito gli altri. I documenti qualcuno ce li aveva pure ma li aveva lasciati al proprietario del gregge. Nell&#8217;autostazione ci sono almeno 100 persone, ci sono ancora le vecchie panche di legno al piazzale. Chiedo quante persone ci saranno sparse per le montagne&#8230;sgrana gli occhi, alza la fronte come se fosse una domanda sciocca: &#8220;Pieno, pieno&#8221;.<br />
Qualche tempo fa in provincia di Teramo è morto un giovane pastore, quasi un ragazzino. L’hanno trovato sulla brandina, morto di freddo. Il vecchio proprietario delle pecore, il datore di lavoro, è una brava persona, un lavoratore, quella vita da bestie l’ha fatta pure lui da giovane. Adesso quella vita la fa fare ad altri. Queste cose non si sanno oppure si ignorano, perché quelli lassù non sono uomini, sono pastori.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-41324" title="Campo Imperatore, Abruzzo" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/Campo-Imperatore-Abruzzo-1024x489.jpg" alt="" width="700" height="334" /></p>
<p><em>Nell&#8217;immagine: Campo Imperatore, Abruzzo</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/17/chi-salvera-i-pastori/">Chi salverà i pastori?</a></p>
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		<title>Terremoto</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 05:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio sparzani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Elena Rapisardi</strong><br />
</p>
<p style="text-align: right;">«Qualche volta una specie di gloria illumina lo spirito<br />
di un uomo. Succede quasi a tutti. Lo si può sentir<br />
venire su o prepararsi come il detonatore che sta per<br />
dare fuoco alla dinamite. È un sentimento nello<br />
stomaco, un piacere dei nervi, degli avambracci.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/06/28/terremoto-2/">Terremoto</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Elena Rapisardi</strong><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-18870" title="rapisardi1" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/rapisardi1.png" alt="rapisardi1" width="536" height="202" /></p>
<p style="text-align: right;">«Qualche volta una specie di gloria illumina lo spirito<br />
di un uomo. Succede quasi a tutti. Lo si può sentir<br />
venire su o prepararsi come il detonatore che sta per<br />
dare fuoco alla dinamite. È un sentimento nello<br />
stomaco, un piacere dei nervi, degli avambracci. La<br />
pelle gusta lʼaria e ogni respiro profondo è dolce.<br />
I suoi inizi danno il piacere di un bello sbadiglio aperto;<br />
balena nel cervello e tutto il mondo se ne accende<br />
davanti agli occhi. [...] E io credo che lʼimportanza di<br />
un uomo nel mondo possa essere misurata dalla<br />
qualità e dal numero delle sue glorie. È qualcosa di<br />
solitario ma ci mette in rapporto con il mondo.<br />
È madre di ogni creatività, e separa ogni uomo dagli altri»<br />
[John Steinbeck, <em>la Valle dell’Eden</em>]
</p>
<p style="text-align: right;">
<p>Quando, dopo il terremoto del 6 aprile, decisi di partire per prestare servizio come volontaria di protezione civile, non sapevo a cosa sarei andata incontro, sapevo però perché avevo deciso di partire. E già questo non è poco, visto che spesso capita di decidere di compiere azioni senza una vera ragione.<br />
Partivo perché banalmente ero colpita da questa tragedia umana, perché volevo rendermi utile anche pulendo cessi e zappando.<span id="more-18869"></span> Perché pensavo che potevo esserci io al loro posto e avrei voluto tante persone vicine e intorno a me, per pensare che la vita può andare avanti.<br />
E questo è il «perché».<br />
Ma c’è anche il «come», il come emotivo beninteso.<br />
Partivo in un momento in cui la realtà quotidiana mi stava schiacciando: delusioni, insoddisfazioni, difficoltà e, a seguire, qualsiasi altra parola capace di vestire la depressione. La perdita di senso può diventare malattia e condurre un individuo normale a una condizione esistenziale stupida e mediocre.<br />
Quando ti accorgi che non esiste grazia o bellezza capisci che la realtà è un oggetto del quale vorresti sbarazzarti il più in fretta possibile. Un rifiuto a conferimento speciale, che genera anch’esso un’economia della cura per farti tirare avanti, per fare «come se» tutto andasse per il meglio.<br />
Ma non va nulla per il meglio. Il lavoro con regole clientelari, attori con facce da competizione, assenza di qualità, o meglio qualità nemmeno richiesta. Lo sappiamo tutti, diciamo che in fondo è così, e non facciamo nulla. Non votiamo nemmeno come vorremmo. Il «Tanto non cambia nulla» è il moderno monito del principe di Salina.<br />
Tristemente siamo ancora lì.<br />
Si rabbercia una cosa qui e una cosa lì, tirando a campare. Per non parlare delle relazioni umane o delle relazioni affettive. Si non parliamone.<br />
Scrive Roberto Saviano «Quando tutto ciò che è possibile è stato fatto, quando talento bravura, maestria, impegno vengono fusi in unʼazione, in una prassi, quando tutto questo non serve a mutare nulla, allora viene voglia di stendersi a pancia sotto sul nulla, nel nulla. Sparire lentamente, farsi passare i minuti sopra, affondarci dentro come fossero sabbie mobili. Smettere di fare qualsiasi cosa.»<br />
E così invece di affondare nelle sabbie mobili, invece di stendermi nel nulla, decisi di partire per l’Abruzzo.<br />
Non racconterò del terremoto con magnitudo 6.3, della situazione che trovai, sappiamo già tutto, o delle difficoltà quotidiane delle persone che in qualche minuto hanno perso casa, lavoro, amici, luoghi, abitudini, futuro. No, non lo racconterò, per rispetto, perché non saprei trovare le parole adeguate.<br />
Non racconterò di quel terremoto, ma del terremoto di anime che ha colto di sorpresa un’umanità variegata: campione casuale di una specie che sembrava avesse smarrito qualcosa.<br />
Cosa succede quando persone, le più eterogenee e disparate, da parti diverse del paese, si trovano, si incontrano, dormono con persone sconosciute, maschi e femmine, stanno insieme, lavorano per raggiungere un obiettivo comune e condiviso?<br />
Succede che i volontari, perché proprio di loro vorrei parlare, si alzano alle 5 del mattino per fare la doccia negli orari consentiti, si riuniscono per l’affidamento dei compiti giornalieri; chi apre l’ufficio della segreteria del campo, chi va a fare i lavori di manutenzione, chi prepara la colazione e poi il pranzo, chi comincia a occuparsi di burocrazie oscure, chi va ad occuparsi degli approvvigionamenti, chi accoglie le forze dell’ordine in visita al campo e offre una tazza di caffè, chi parla con i vigili del fuoco, chi ordina la bacheca, chi pulisce i bagni, chi sistema il cancello di legno, chi apre i magazzini.<br />
Un piccolo paese in grande attività, dove ognuno alla fine si ritaglia il proprio spazio in base a competenze vere o presunte, che farà più o meno bene il proprio lavoro, che prenderà una pausa chiacchierando con l’uno o l’altro, che farà il bucato per il proprio gruppo, che fumerà una sigaretta al sole, che scherzerà parlando di uomini o di donne.<br />
Una comunità attiva dove però, per alcuni, si produce un particolare fenomeno. La caduta di tutte quelle sovrastrutture che nella società, diciamo reale, sembrano tenere insieme le relazioni sociali.<br />
Persone sconosciute che capisci se sono amiche o nemiche nei primi 30 secondi, persone alle quali confidare pezzi della tua vita in totale fiducia e libertà, persone che vuoi conoscere, persone che capisci con un semplice sguardo o una stretta di mano.<br />
È come se tutti i sensi si fossero improvvisamente svegliati, mentre la logica e la razionalità ritornano ad essere ciò che sono: strumenti utili che non possono governare le cose degli uomini. È come quando vai in treno e ti trovi a raccontare al vicino la tua vita. Poi tanto si scende e non ci si vede più. Ma qui è diverso.<br />
Scopri piano piano che altre persone intorno a te sono lì con il fardello di qualche frattura, di qualche dubbio sulla propria esistenza, o che proprio stando lì conoscono mondi nuovi, mai esplorati, mondi di persone che forse non avrebbero mai conosciuto, o che capiscono di essere alla ricerca di senso. E il trovarlo non è perché si è lì per aiutare qualcuno, e di questo non me ne vogliano le genti di Abruzzo, ma per differenza.<br />
La vita del campo ti mette di fronte a cose concrete e reali, ti forza ad un contatto umano senza ruoli e condizionamenti. Esseri umani il cui unico bagaglio è il proprio modo di essere, con pregi e difetti, incertezze e sicurezze, cultura e ignoranza. Lo stesso fatto di avere tutti una divisa è come annullare lʼultimo baluardo del riconoscimento per ceto, per classe. Inizialmente l’effetto è di perdita degli orientamenti che nel mondo conosciuto, ci fanno da censori nelle relazioni: questo si, questo no, questo è bene questo è male, questo è fico questo no.<br />
Invece dopo, questa forzatura costringe a vedere la persona, al di là di tutto. Bastano la voce, gli occhi, la fisicità per capire chi abbiamo di fronte e se è il caso di entrare nel cerchio dell’altro o fare entrare l’altro nel nostro.<br />
Di quei giorni ricordo i volti e le energie di ognuno. E vi assicuro, alcune erano bellissime, tanto da portarle come un tesoro al rientro a casa.<br />
Un rientro difficile e duro, perché ti prende il Mal d’Africa, perché sei estraneo alla tua vita quotidiana, perché vorresti tornare lì e fermare il tempo, perché ti manca anche lo scomodo letto e le tende da otto persone, o il russare o la mancanza totale di intimità. Ti manca in fondo una dimensione di libertà e naturalezza che la vita «a casa» ha perso senza nemmeno che ce ne accorgessimo. Ti manca una cosa importante l’essere felice. Si perché lì siamo stati felici. E non è retorica.<br />
Perché «a casa» ci sono obblighi, responsabilità, abitudini e doveri che forse ci hanno stancato, o che non capiamo più, perché in fondo non li abbiamo mai capiti. Il desiderio di una vita «altra» è palpabile.<br />
Diciamo di voler tornare alle cose essenziali e alle relazioni vere, lo diciamo sempre, ma poi, alla fine, ci pieghiamo al «come se», come se tutto andasse bene. Non ascoltiamo la voce della felicità. Non osiamo nemmeno scrivere o parlare della felicità, perché ha poca attrattiva. La depressione, invece, le nevrosi il dolore assumono un peso, uno status che ci da addirittura un ruolo sociale.<br />
Pensate a quante volte qualcuno vi dice che va in vacanza, quasi sentendosi in colpa, scusandosi.<br />
Gioire e godere non sono ammessi da coloro che faticano-per-andare-avanti, che guardano con sospetto alle manifestazioni del piacere vero e profondo, alla gratuità, a incontri dove non ha importanza che-lavoro-fai, da-dove-vieni, dove-abiti, ma solo quello che hai di fronte e quello che sei capace di donare senza voler ricevere in cambio nulla.<br />
La dimensione della felicità per me è quella che ora mi fa dormire con le braccia aperte e non raggomitolata e chiusa, che mi tira fuori un sorriso per affrontare giornate pesanti, che rallenta il ritmo dei giorni, che mi fa gustare piccoli istanti, che tiene a bada una quotidianità ansiogena e sterile, semplicemente infelice, che mi fa ritrovare la passione e la carnalità dell’esistenza.</p>
<p>Cambiare significa a volte, cambiare le prospettive, dichiarare ciò che ci piace o non ci piace, desiderare senza possedere, mettere le giuste distanze tra sé e il mondo che ci circonda. È difficile? Si, assolutamente difficile. Ma tentare ne vale la pena. Oggi comprendo che viviamo una solitudine delle emozioni così profonda e strutturale da averci fatto perdere la dimensione vitale. Erranti, ci affanniamo a tenere insieme i pezzi. A volte reagiamo violentemente, ma senza forza. Cerchiamo certezze al di fuori di noi, ma in fondo siamo liquefatti da questa società-dei-consumi-senza-valori. Se il caso e la fortuna ci assistono potremo andare in pensione e forse vivere mestamente i nostri ultimi giorni. Ma come potrai essere sereno se in tutti questi anni cisiamo fatti consumare da vampiri: datori di lavoro, burocrazie, politici, televisione, figli, mariti, mogli, genitori, amanti, amici, economie, illegalità?<br />
Quello che bisogna cambiare è purtroppo solo e dentro di noi; capirlo non è poco, farlo è forse da matti.<br />
Tutti noi, che abbiamo vissuto quel momento di «gloria che illumina lo spirito», siamo tornati confusi e dubbiosi. Abbiamo svelato ciò che avevamo paura di scoprire: la nostra infelicità. Alcuni di noi lo hanno capito e stanno creando percorsi diversi e nuovi, stanno cambiando prospettive, è un meraviglioso cantiere aperto. Gli altri non so.<br />
Oltre al presente, abbiamo da vivere il futuro e questo non ci lascia scampo. Il futuro è tra un minuto, un mese, tra un anno o anche tra dieci anni. Ed io non voglio perdermi il “mio” futuro.<br />
Per questo nella vita ogni tanto bisogna fare qualche follia, e rischiare.<br />
Se a volte non fai qualcosa da matto la vita si dissolverà tra le tue mani, per svanire al primo soffio di vento. Bisogna correre il rischio, quello più grosso: fare quel che si desidera fare.<br />
E questo nessuno ce lo porterà mai via.</p>
<h6>(<em>dedicato a C. per aver ispirato questa scrittura</em>)</h6>
<p>[Elena Rapisardi nasce nella<em> </em><em>generosa terra di Sicilia</em>, ma dopo pochi anni viene catapultata a Milano, <em>dove quando c'è la nebbia non si vede</em>. Intravede la fine del 68, passa indenne per gli anni 70 e si astiene per tutti gli 80, non ritenendoli esteticamente corretti. Studia lingue, agraria, si sposa, pratica la fotografia, scrive di politica, divorzia. Traumatizzata da un'entrata precoce nel mercato del lavoro, decide di laurearsi in sociologia della letteratura, teorizzando l'inutilità della statistica nell'interpretazione della realtà, tanto da dedicarsi alle ricerche di marketing e di mercato, solo per denaro. Passa alla ricerca qualitativa, poi scopre il multimediale e internet. Si trasferisce nella capitale dove, oltre a scoprire la pasta alla gricia, è complice del sodalizio tra web, telefonia e televisione.<br />
Oggi si occupa di architettura delle informazioni, contenuti per il web e di community management; quando gli amici la chiamano le chiedono "in quale parte di mondo sei?". <em>a.s.</em>]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/06/28/terremoto-2/">Terremoto</a></p>
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		<title>I POETI ITALIANI PER L’ABRUZZO E L’AQUILA  LUOGHI D’ARTE E CULTURA</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 16:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio sparzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Poeti Abruzzesi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>[<em>ricevo, via Nina Maroccolo / Franz Krauspenhaar, questo Comunicato Stampa che volentieri pubblico</em>. <em>a.s. </em>]</p>
<p>Le <strong>Edizioni Tracce</strong> stanno organizzando, in collaborazione con l’Associazione Poeti Abruzzesi, un movimento umanitario di adesione, da parte dei poeti italiani, all’Abruzzo terremotato.</p>
<p>Le ultime drammatiche vicissitudini che hanno colpito l’intero Abruzzo e in particolar modo la città dell’Aquila, distrutta nei monumenti più belli e storici dal terremoto, hanno scosso le coscienze degli Abruzzesi per le vite perdute sotto le macerie.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/04/28/i-poeti-italiani-per-l%e2%80%99abruzzo-e-l%e2%80%99aquila-luoghi-d%e2%80%99arte-e-cultura/">I POETI ITALIANI PER L’ABRUZZO E L’AQUILA  LUOGHI D’ARTE E CULTURA</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>[<em>ricevo, via Nina Maroccolo / Franz Krauspenhaar, questo Comunicato Stampa che volentieri pubblico</em>. <em>a.s. </em>]</p>
<div id="attachment_17223" class="wp-caption aligncenter" style="width: 435px"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/laquila_poeti.jpg" alt="Sdrucciolo dei poeti" title="laquila_poeti" width="425" height="425" class="size-full wp-image-17223" /><p class="wp-caption-text">Sdrucciolo dei poeti</p></div>
<p>Le <strong>Edizioni Tracce</strong> stanno organizzando, in collaborazione con l’Associazione Poeti Abruzzesi, un movimento umanitario di adesione, da parte dei poeti italiani, all’Abruzzo terremotato.</p>
<p>Le ultime drammatiche vicissitudini che hanno colpito l’intero Abruzzo e in particolar modo la città dell’Aquila, distrutta nei monumenti più belli e storici dal terremoto, hanno scosso le coscienze degli Abruzzesi per le vite perdute sotto le macerie. Nella memoria collettiva si è aperta una profonda ferita ma il popolo dei poeti sente una viva energia che li spinge a non arrendersi agli eventi naturali e all’incuria degli uomini, attraverso la poesia e la creatività.</p>
<p>Il movimento umanitario intitolato <strong>I poeti italiani per l’Abruzzo e L’Aquila Luoghi d’Arte e Cultura</strong> &#8211; <strong>La Parola che ricostruisce</strong>, crede che la forte voce dei poeti debba unirsi nel promuovere idealmente la ricostruzione dell’Abruzzo e in particolar modo dell’Aquila: vuole che la città e il territorio rivivano nella loro memoria storica e artistica e nei loro importanti monumenti conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, in modo da non dimenticare, quando i riflettori si saranno spenti, l’importanza della ricostruzione storico – artistica.<span id="more-17219"></span></p>
<p>Molti tra i maggiori poeti italiani hanno già aderito all’iniziativa inviando, anche quelli che non potranno essere presenti, alcune poesie che verranno inserite all’interno del sito delle <strong>Edizioni Tracce</strong>, in una pagina dedicata al terremoto dell’Abruzzo.<br />
Inoltre sono previste diverse letture di poesie, alle quali parteciperanno alcuni tra i maggiori poeti italiani, tra le quali le prime si svolgeranno Mercoledì 29 e Giovedì 30 Aprile 2009.</p>
<p>Mercoledì 29 Aprile 2009, alle ore 17,00, presso la Tendopoli &#8211; Campo Sportivo di Paganica, ci sarà il primo incontro di poesia al quale presenzieranno Nazario Pagano, Presidente del Consiglio Regione Abruzzo, Stefania Pezzopane, Presidente Provincia L’Aquila e Igino Creati, Presidente Associazione Poeti Abruzzesi. Coordinerà Nicoletta Di Gregorio, Presidente Edizioni Tracce. L’attrice Franca Minnucci leggerà alcune poesie. Poeti presenti: Stefano Amoroso, Mina Beer, Maria Grazia Calandrone, Igino Creati, Claudia Jandolo, Giorgio Linguaglossa, Dante Maffia, Nina Maroccolo, Vito Moretti, Mario Narducci, Elio Pecora, Plinio Perilli, Stevka Šmitran e Marco Tornar.<br />
Giovedì 30 Aprile 2009, alle ore 17,00, presso la Tendopoli di Piazza D’Armi a L’Aquila, ci sarà il secondo incontro di poesia al quale presenzieranno Stefania Pezzopane, Presidente Provincia L’Aquila e Igino Creati, Presidente Associazione Poeti Abruzzesi.<br />
Coordinerà Nicoletta Di Gregorio, Presidente Edizioni Tracce.<br />
L’attrice Franca Minnucci leggerà alcune poesie. Poeti presenti: Antonio Alleva, Raymond André, Francesco Belluomini, Tomaso Binga, Daniele Cavicchia, Nicoletta Di Gregorio, Giancarla Frare, Anna Maria Giancarli, Bibiana La Rovere, Nostòs, Marco Palladini, Remo Rapino, Davide Rondoni, Tito Rubini, Marcia Theophilo, Anna Ventura.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/04/28/i-poeti-italiani-per-l%e2%80%99abruzzo-e-l%e2%80%99aquila-luoghi-d%e2%80%99arte-e-cultura/">I POETI ITALIANI PER L’ABRUZZO E L’AQUILA  LUOGHI D’ARTE E CULTURA</a></p>
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		<title>Terratrema- Abruzzo</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 08:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[fabrizia ramondino]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto belice]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Intorbidi, se tocchi<br />
l&#8217;acqua chiara.</p>
<p>Appena esci nel sole<br />
Tracci un&#8217;ombra.</p>
<p>Perciò se invochi Dio<br />
ti viene male.</p>
<p> <a href="http://adamelk.blogspot.com/2008/12/avvertimento-di-fabrizia-ramondino.html">poesia</a> di <strong>Fabrizia Ramondino</strong>, da Per un sentiero chiaro, Einaudi</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/04/06/terratrema-abruzzo/">Terratrema- Abruzzo</a></p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="445" height="364"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/uqSBeYkkHKI&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0x5d1719&#038;color2=0xcd311b&#038;border=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/uqSBeYkkHKI&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0x5d1719&#038;color2=0xcd311b&#038;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="445" height="364"></embed></object></p>
<p>Intorbidi, se tocchi<br />
l&#8217;acqua chiara.</p>
<p>Appena esci nel sole<br />
Tracci un&#8217;ombra.</p>
<p>Perciò se invochi Dio<br />
ti viene male.</p>
<p> <a href="http://adamelk.blogspot.com/2008/12/avvertimento-di-fabrizia-ramondino.html">poesia</a> di <strong>Fabrizia Ramondino</strong>, da Per un sentiero chiaro, Einaudi</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/04/06/terratrema-abruzzo/">Terratrema- Abruzzo</a></p>
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<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/04/28/i-poeti-italiani-per-l%e2%80%99abruzzo-e-l%e2%80%99aquila-luoghi-d%e2%80%99arte-e-cultura/' rel='bookmark' title='I POETI ITALIANI PER L’ABRUZZO E L’AQUILA  LUOGHI D’ARTE E CULTURA'>I POETI ITALIANI PER L’ABRUZZO E L’AQUILA  LUOGHI D’ARTE E CULTURA</a> <small>[ricevo, via Nina Maroccolo / Franz Krauspenhaar, questo Comunicato Stampa...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/06/25/con-stile-libera/' rel='bookmark' title='Con stile. Libera!'>Con stile. Libera!</a> <small>a Fabrizia Ramondino Questo primo pensiero è stato l&#8217;inizio della...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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