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	<title>Nazione Indiana &#187; acqua</title>
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		<title>Nucleare Acqua Giustizia. Possiamo decidere?</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/05/26/nucleare-acqua-giustizia-possiamo-decidere/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 05:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quanto vale il voto degli italiani ad un referendum? La nostra voce  che  potere ha nel panorama politico nazionale? Quali sono i 4 quesiti su   cui siamo chiamati ad esprimerci e cosa potrebbe realmente cambiare il   giorno dopo il referendum?</p>
<p>E’ disponibile on line a soli 2,99 euro <a href="http://www.quintadicopertina.com/index.php?keyword=referendum&#38;Search=Cerca&#38;Itemid=1&#38;option=com_virtuemart&#38;page=shop.browse&#38;vmcchk=1&#38;Itemid=56" target="_blank"><em>Nucleare Acqua Giustizia.</em></a>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/26/nucleare-acqua-giustizia-possiamo-decidere/">Nucleare Acqua Giustizia. Possiamo decidere?</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto vale il voto degli italiani ad un referendum? La nostra voce  che  potere ha nel panorama politico nazionale? Quali sono i 4 quesiti su   cui siamo chiamati ad esprimerci e cosa potrebbe realmente cambiare il   giorno dopo il referendum?</p>
<p>E’ disponibile on line a soli 2,99 euro <a href="http://www.quintadicopertina.com/index.php?keyword=referendum&amp;Search=Cerca&amp;Itemid=1&amp;option=com_virtuemart&amp;page=shop.browse&amp;vmcchk=1&amp;Itemid=56" target="_blank"><em>Nucleare Acqua Giustizia. Possiamo decidere?</em> </a>Un instant ebook realizzato da <a href="http://www.quintadicopertina.it">Quintadicopertina</a> in collaborazione con l’<a href="http://www.4mediacoop.com/" target="_blank">agenzia giornalistica 4Medi@</a> di Roma che raccoglie tre inchieste sui quattro quesiti su cui siamo chiamati a votare il 12 e 13 giugno 2011.<span id="more-39136"></span></p>
<p>Se i temi del referendum del 12 giugno 2011 -nucleare, acqua,  legittimo impedimento- sono ampiamente citati in questi giorni, una  informazione precisa e dettagliata sugli argomenti su cui  i cittadini  sono chiamati a esprimersi è difficile da trovare, magari dispersa in  centinaia di siti in rete schierati su una posizione partigiana rispetto  ad un altra.</p>
<p>Questo instant-ebook nasce come piccolo utensile per  aiutare a conoscere e quindi decidere.</p>
<p>Quattro giovani giornalisti spiegano i contenuti su cui gli italiani sono chiamati ad esprimersi.</p>
<ul>
<li>Emilio Fabio Torsello racconta del <strong>nucleare</strong> in Italia ma anche della sua storia, delle problematiche  e della situazione all&#8217;estero.</li>
</ul>
<ul>
<li>Alessandro Proietti, con la collaborazione di Emilio Fabio Torsello e di Maria Chiara Cugusi parla dei quesiti sul<strong> legittimo impedimento</strong>,  riportando le opinioni di Maurizio Paniz del Popolo delle Libertà, di  Anna Finocchiaro, capogruppo del PD al Senato, di Barbara Indovina,  avvocato penalista, e del Costituzionalista Gianfranco Pasquino.</li>
</ul>
<ul>
<li>Sirio Valent approfondisce il tema dell&#8217;<strong>acqua</strong>,  della gestione degli acquedotti, di una privatizzazione che è già  iniziata da vent&#8217;anni e le motivazioni di chi si oppone nel continuare  questo processo.</li>
</ul>
<p>Sul q<a href="http://www.terranews.it/news/2011/05/la-reazione-di-internet-ebook-contro-la-censura" target="_blank">uotidiano ecologista Terra</a> potete leggerne la presentazione, oppure potete ascoltare Fabio Emilio Torsello, uno degli autori, che ne parla assieme a <a href="http://emgiordana.blogspot.com/" target="_blank">Emanuele Giordana</a> su <a href="http://www.ecoradio.it/index2.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=11003&amp;pop=1&amp;page=0&amp;Itemid=158" target="_blank">Ecoradio</a>.</p>
<p>È un libro complesso ed urgente:  siamo sicuri che la gente avrà voglia di leggere tre inchieste con  interviste? O sapere cosa è accaduto dal 1994 ad oggi nella gestione degli  acquedotti affidata ai privati? <em>Non è un romanzo avvincente</em>: va letto, ragionato,  approfondito. Nessun effetto speciale, grafica, disegnini, slogan  semplicistici. Puro contenuto: per quegli italiani che non votano ‘di  pancia’, ma vogliono sapere cosa accade e su cosa si devono esprimere.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/26/nucleare-acqua-giustizia-possiamo-decidere/">Nucleare Acqua Giustizia. Possiamo decidere?</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Campagna nazionale &#8220;SALVA L’ACQUA&#8221;. Il popolo dell&#8217;acqua a Roma il 12 novembre</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/campagna-nazionale-salva-l%e2%80%99acqua-il-popolo-dellacqua-a-roma-il-12-novembre/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 12:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>Il Senato, il 04 Novembre, ha approvato l&#8217;Art.15 del DL 135/09 che sottrae ai cittadini l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso.<br />
Il decreto poi approderà alla Camera dei Deputati a partire da lunedì 09 Novembre (nella Commissione 1°) e verrà discusso dall&#8217;aula lunedì 16 Novembre.</strong>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/campagna-nazionale-salva-l%e2%80%99acqua-il-popolo-dellacqua-a-roma-il-12-novembre/">Campagna nazionale &#8220;SALVA L’ACQUA&#8221;. Il popolo dell&#8217;acqua a Roma il 12 novembre</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Senato, il 04 Novembre, ha approvato l&#8217;Art.15 del DL 135/09 che sottrae ai cittadini l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso.<br />
Il decreto poi approderà alla Camera dei Deputati a partire da lunedì 09 Novembre (nella Commissione 1°) e verrà discusso dall&#8217;aula lunedì 16 Novembre.</strong><br />
<span id="more-25772"></span><br />
<strong>IL PARLAMENTO PRIVATIZZA L’ ACQUA e I BENI COMUNI</p>
<p>IMPEDIAMOLO!</p>
<p>E&#8217; urgente e indispensabile una mobilitazione straordinaria!</p>
<p>in concomitanza con la discussione dell’<a href="http://www.acquabenecomune.org/spip.php?rubrique259">Art. 15 del decreto legge 135/09 </a>presso la Camera dei Deputati</p>
<p>Giovedì 12 Novembre ore 10.30<br />
Presidio al Parlamento (Piazza Montecitorio)</strong></p>
<p><strong>Il Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua invita la cittadinanza, il “popolo dell’acqua”, le realtà sociali e territoriali, le reti ambientaliste e per la tutela dei beni comuni, le organizzazioni sindacali e il movimento degli studenti, ad una mobilitazione straordinaria partecipando alla manifestazione davanti al Parlamento giovedì 12 Novembre ore 10.30 a Piazza Montecitorio.</p>
<p>Mobilitiamoci per impedire la conversione in legge del decreto legge 135/09!<br />
Partecipiamo tutte e tutti al presidio!</p>
<p>Seguite sul sito </strong><strong><a href="http://WWW.ACQUABENECOMUNE.ORG">www.acquabenecomune.org </a></strong>tutte le iniziative che metterà in campo il Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/campagna-nazionale-salva-l%e2%80%99acqua-il-popolo-dellacqua-a-roma-il-12-novembre/">Campagna nazionale &#8220;SALVA L’ACQUA&#8221;. Il popolo dell&#8217;acqua a Roma il 12 novembre</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Bill Viola. Spettri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/19/bill-viola-spettri/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/19/bill-viola-spettri/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 07:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Antonella Anedda</strong></p>
<p>&#8220;C&#8217;erano spettri tornati sulla<br />
terra per sentire le sue frasi&#8230;./<br />
C&#8217;era chi tornava per sentirlo leggere il poema della vita/ della pentola sulla stufa, la brocca sul tavolo, i tulipani&#8230;&#8221;</p>
<p>La poesia <em>Large red man reading</em> di <strong>Wallace Stevens </strong>ci parla di morti che tornano per ascoltare un uomo (forse lo stesso poeta, corpulento e rosso di capelli) che legge &#8220;from the poem of life.&#8221;<br />
Al suono della parola &#8220;poesis&#8221; ripetuta due volte &#8220;i loro (dei morti) orecchi, i loro cuori sottili, esauriti, \prendevano forma, colore&#8230;&#8221;<br />
La lettura, meno violentemente del sangue nero e fumante che attira i morti nell&#8217;undicesimo canto dell&#8217;Odissea, &#8211; qui suscita il fantasma dell&#8217;emozione: &#8220;ciò che era loro mancato&#8221;.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/19/bill-viola-spettri/">Bill Viola. Spettri</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonella Anedda</strong></p>
<p>&#8220;C&#8217;erano spettri tornati sulla<br />
terra per sentire le sue frasi&#8230;./<br />
C&#8217;era chi tornava per sentirlo leggere il poema della vita/ della pentola sulla stufa, la brocca sul tavolo, i tulipani&#8230;&#8221;</p>
<p>La poesia <em>Large red man reading</em> di <strong>Wallace Stevens </strong>ci parla di morti che tornano per ascoltare un uomo (forse lo stesso poeta, corpulento e rosso di capelli) che legge &#8220;from the poem of life.&#8221;<br />
Al suono della parola &#8220;poesis&#8221; ripetuta due volte &#8220;i loro (dei morti) orecchi, i loro cuori sottili, esauriti, \prendevano forma, colore&#8230;&#8221;<br />
La lettura, meno violentemente del sangue nero e fumante che attira i morti nell&#8217;undicesimo canto dell&#8217;Odissea, &#8211; qui suscita il fantasma dell&#8217;emozione: &#8220;ciò che era loro mancato&#8221;.</p>
<p>Tutta l&#8217;opera di <a href="http://www.billviola.com/"><strong>Bill Viola</strong></a> ruota intorno a questa mancanza. I suoi video trasformano la mimesis in phantasia (1) parlano di cose eterne: dolore, assenza, perdita, nascita, separazione. Accanto alla più alta tecnologia ci sono aria, fuoco, soprattutto acqua, suoni che plasmano lo spazio e un ritmo spesso lentissimo, volutamente inadeguato, in rivolta contro il cosiddetto tempo reale.<br />
<span id="more-10595"></span><br />
Presentata alla Biennale del 2007, l&#8217;istallazione <a href="http://www.oceanwithoutashore.com/"><em>Ocean without a shore</em></a> sui tre altari della chiesa di san Gallo a Venezia, concretizza a distanza di anni la poesia di Stevens.<br />
I morti che cercano di tornare dopo aver infranto una barriera d&#8217;acqua, vero Stige verticale, lo fanno accanto ai versi del poeta senegalese <strong>Birago Diop</strong>. Lo stesso titolo nasce dalle parole di un altro poeta <strong>Ibn Arabi</strong>: &#8220;Il sé è un Oceano senza sponde&#8230;non ha né inizio né fine in questo mondo e nell&#8217;altro&#8230;&#8221;<br />
Come in Stevens i morti tornano per desiderio, trascorrono, dalla cenere del bianco e nero, al colore dell&#8217;alta definizione. Una delle immagini mostra una donna che riprendendo forma, passa dal grigio al rosso della camicetta tesa sul seno, dalla staticità allo struggimento.<br />
&#8220;I morti, dice la poesia di Diop, non sono morti, non se ne sono mai andati&#8221;, ma il loro restare coincide con il loro mancare. Noi non li vediamo, né possiamo toccarli. I morti ci mancano proprio nel senso che ci mancano come si manca un bersaglio. Se pure esistono, i loro segnali, il loro stesso alfabeto, (come intuiva <strong>Marina Cvetaeva</strong> nel poema <em>Versi per un nuovo anno</em>, scritto per la morte di Rilke) non è il nostro e potremo impararlo solo là dove sono.<br />
Meditando sulla mancanza Viola prova a dire la prossimità tra il qui e l&#8217;altrove, tra la vita e la morte. La modalità di ripresa permette uno slittamento tra le apparizioni, la tecnica è al servizio della solitudine: questi morti, tremendamente seri, non si incontrano mai, esattamente come succedeva nel dittico-video di <em>Union </em>(2) (Worchester Museum, galleria medioevale) dove un uomo e una donna, parzialmente nudi, inermi, si cercavano esprimendo emozioni continuamente sfasate: senza mai raggiungersi.</p>
<p>Dagli anni ‘90 Viola affida a degli attori (ma anche ai suoi familiari) la responsabilità di una recitazione che somiglia non tanto a un&#8217;azione quanto a un esercizio spirituale o addirittura a una confessione nel senso in cui la intende <strong>Maria Zambrano </strong>in <em>La confessione come genere letterario</em>: “solitudine sonora” come in <strong>san Giovanni della Croce</strong>, che spezza l&#8217;argine tra poesia e filosofia.<br />
Questi attori confessano senza schermo, senza finzione: sono vere e proprie icone animate. Di loro non rimane impresso solo il viso, ma il corpo, anzi il viso fa corpo con il corpo. La loro nudità coincide con l&#8217;inermità, ribadisce un&#8217;incarnazione, il passaggio &#8211; teorizzato da <strong>Pavel Florenski </strong>in <em>Porte Regali </em>- dalla bellezza alla compassione.<br />
In un mondo che ripudia la morte o la spettacolarizza, Viola è uno dei pochi artisti in grado di interrogarla. Chiede la nostra attenzione, anche attraverso la scomodità, proprio davanti a quel camino dei nostri tempi che è lo schermo televisivo. Penso per esempio alla difficoltà di guardare la stanza interna nella istallazione <em>Room for St. John of the Cross </em>ma anche alla pazienza che la lentezza con cui sono girati i video, impone.</p>
<p>In Viola c&#8217;è sempre una memoria di pioggia come in <em>The Dead </em>dei <em>Dubliners</em>: un corpo si disfa, scompare, resta la memoria di una voce. L’acqua è onnipresente. In <em>Ocean without shore</em> i morti tornano infrangendo una barriera d&#8217;acqua. In <a href="http://www.youtube.com/watch?v=LaQhdOrF-EI"><em>Five angels for the Millennium</em></a>, cinque corpi nudi affiorano dall&#8217;acqua, l&#8217;acqua è la protagonista assoluta di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=D_urrt8X0l8&amp;feature=related"><em>The reflecting pool</em></a> e di <em>Raft</em>, in <em>The Sleepers </em>i visi dei dormienti riposano in catini pieni d&#8217;acqua. Le stesse emozioni sono rappresentate in modo liquido. Sono solo alcuni esempi di una presenza costante che è in parte spiegabile con l&#8217;esperienza dell&#8217;artista che da ragazzo stava per annegare. &#8220;Il mondo sottacqua, racconta in una intervista alla BBC, mi sembrò meraviglioso, pieno di luce, di quiete, di colore. Solo in un secondo tempo quando ero già in salvo, cominciò lo spavento e &#8211; mi misi a gridare&#8221;.<br />
Mi ha colpito la vicinananza dell’arte di Viola con l&#8217;opera della poetessa canadese, <strong>Ann Carson</strong> che all&#8217;acqua ha dedicato un testo come <em>The Anthropology of water</em>. L&#8217;acqua è la materia prima della sua meditazione sull&#8217;affondo della mente e del corpo. L’immagine del nuotatore accanto a quella dell’anima paragonata a alla procellaria glaciale (“the petrel”) che vola sul mare in tempesta, attraversa l’intero poema <em>Glass</em> in <em>Glass, Irony and God</em>. L’acqua è si moltiplica nei riferimenti mistici: si fa esplicita nella <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/03/i-liquidi-di-dio/">&#8220;Lista dei liquidi di Dio&#8221;</a>. Noi siamo immersi nel tempo come nell&#8217;acqua, la nostra conoscenza &#8211; come nei versi di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/04/08/il-mondo-di-elizabeth-bishop/"><strong>Elizabeth Bishop </strong></a>- è acqua in grado di unire meditazione a visione, attimo che scorre ed è già trascorso (3). La nascita è un piccolo diluvio, il nostro spazio va dalla rottura delle acque alla morte che stilla lacrime prima del nulla. &#8220;L&#8217;acqua è qualcosa che non puoi tenere&#8221;,(4) scrive Ann Carson: i sentimenti fluttuano tra il desiderio e il disamore, la delusione, la malattia mentale del padre, il dato ironico di un viaggio sentimentale in un paese povero d&#8217;acqua come la Spagna. L&#8217;acqua è legata allo scorrere via, alla perdita, a un&#8217; inutilità archetipica:la pena delle figlie di Danao condannate a riempire di acqua dei setacci (5).</p>
<p>Anche noi come Odisseo, come Dante stringiamo a vuoto delle ombre. La barriera tra noi e i morti è fragile, ma &#8211; come mostrano i visi pieni di rammarico e sconforto del video veneziano- loro sanno di essere morti. Nonostante la poesia, nessun Orfeo li andrà a cercare. Forse è questo il dato più sconvolgente della installazione: la consapevolezza che i sentimenti del mondo appartengono al mondo e non resta che abbandonarli ai vivi. Per questo tutti, eccetto una ragazzina che resta sulla soglia, tornano indietro. Rabbrividiamo quando questi attori-spettri ci voltano le spalle per addentrarsi di nuovo nel buio. La loro presenza non fa che ribadire la distanza. Forse non sono mai andati via, ma nulla può cambiare la loro condizione: il nostro tempo, il nostro spazio non è più il loro. Il video dà realtà al fatto che quei corpi sono intangibili, disperatamente separati da noi.<br />
In <em>Tiny Deaths</em> del 1993 le figure proiettate sui muri emergevano lentamente dal buio, continuamente sfasate tra loro, e solo molte ore dopo, per un attimo, comparivano tutte nella stessa sequenza. Ma il tempo nell&#8217;opera di Viola è imprevedibile, come nota Otto Neumaier(6).Noi non sappiamo quando le immagini sbocceranno né quando s&#8217;inceneriranno, quanto resteranno tra noi.</p>
<p>Negli appunti preparatori di <em>Going Forth by Day</em> del 2003 ispirato al <em>Libro dei morti egiziano</em>, Viola scrive di cercare una descrizione&#8221;obbiettiva&#8221; dello spazio dopo la morte.<br />
Usando il video crea fantasmi, nel senso esatto del termine:gente senza carne, folla senza sangue, schiere di corpi fatti e disfatti dalla luce e dall&#8217;acqua, trasformati dal fuoco come in <em>The Passage</em>, smarriti nella neve come in <em>Pneuma</em>.</p>
<p>C&#8217;è un altro punto per me particolarmente coinvolgente nell&#8217;opera di Viola: il suo rapporto con l&#8217;arte, anzi con tutti quei corpi che &#8220;lastricano la storia dell&#8217;arte&#8221;. Solo alcuni nomi: <strong>Pontormo</strong> per <em>The Greeting</em>, <strong>il fregio del Partenone </strong>per <em>The Path</em>, i trittici medioevali per il <em>Trittico di Nantes</em>, il Cristo coronato di Spine di <strong>Bosch</strong> per <em>Quintet</em>. L&#8217;ambizione è quella di dare respiro al quadro e allo stesso tempo di tradurre nel video la stasi del quadro. Il riferimento di Viola però non è l&#8217;individualismo, il genio creatore occidentale, ma (anche in relazione ai suoi interessi per la mistica, da Meister Eckhart e San Giovanni della Croce al buddismo giapponese) il dissolvimento del sé, appunto la sua liquidità. Ora, il corpo nel video si muove ma è intoccabile, è reale, ma basta una luce a spegnerlo. Nella mostra per il Museo Paul Getty le figure che sembravano ferme, di fatto erano rallentate fino all&#8217;estremo. Di qui il loro tremore: colme di tempo, commoventi come la donna in <strong>Cavalcanti</strong> che fa di &#8220;claritate l&#8217;aere tremare&#8221;. Non è un caso che per la copertina del libro <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/le-lacrime-della-pittura/"><em>Dipinti e lacrime, storia di gente che ha pianto davanti a un quadro</em></a>, <strong>James Elkins </strong>abbia scelto <em>Quintet</em>. Viola (come <strong>Mark Rothko</strong>) suscita lacrime. Se le ultime tele di Rothko sono garze imbevute di dolore, i video di Viola ne rivelano l&#8217;enigma, l&#8217;irrealtà. Contrariamente alla pittura dove il dito di carne può toccare la materia esattamente come Tommaso il costato di Cristo, nella video-art il mondo è vetro, il corpo è dietro uno schermo. Forse Viola racconta con infinite varianti un eterno <em>noli me tangere</em>. Chi non c&#8217;è più non può essere toccato, ciò che scompare riappare, solo sotto forme diverse, Cristo viene scambiato per un giardiniere. Forse non si tratta di un errore, forse davvero un corpo si disfa e si ricompone in un altro. La memoria mistica rintocca su quell&#8217;unica constatazione: &#8220;l&#8217;hanno portato via&#8221;. Penso a <em>To Pray Without Ceasing</em>: ciò che cattura è anche lo stesso tipo di ipnosi della preghiera del cuore dell&#8217;esicaismo che infatti chiedeva di pregare incessantemente. La stessa ciclicità, la stessa lentezza, il moto apparente delle immagini che comunque ricadono con inesorabilità di gocce dentro lo stesso luogo: lo schermo.Nella sua alternanza di buio, acqua, nascita e morte, l&#8217;opera, visibile solo di notte era ritmata da una voce che leggeva passaggi dal <em>Song to myself </em>di <strong>Walt Whitman</strong>.</p>
<p>Molti lavori di Viola sono essenzialmente stanze. Lo stesso video rimanda a una cella e a una finestra. In <a href="http://www.youtube.com/watch?v=utYz6PjSe_4"><em>Sweet Light</em></a> del 1977 il primo piano sul dettaglio dell&#8217;insetto si schiudeva sullo spazio di una camera con un uomo seduto a un tavolo davanti a una lampada accesa, ma è con <em>Room for St. John of the Cross </em>del 1983 che lo spazio diventa un vero e proprio elemento narrativo.<br />
Viola costruisce una stanza nella stanza, di cui una inaccessibile. Su una delle pareti viene proiettata in bianco e nero l&#8217;immagine di una montagna innevata. Si avverte lo sforzo della ripresa, la fatica di chi deve quasi lottare con l&#8217;inerzia di un mezzo e la violenza degli elementi. La stanza interna ha una luce raccolta, pochi oggetti (natura morta). E&#8217; immersa nel silenzio. Quella esterna ( buia) è battuta dal rombo di un vento furioso. Una voce sulla soglia &#8211; ma è appena udibile- legge i testi dalla <em>Noche oscura</em>. Non solo. Chi vuole vedere la stanza interna deve chinarsi, capire che per accedere anche a una scheggia, a una particella di interiorità bisogna fare i conti con i corpi: il nostro e quello altrui. Lo sforzo rende attenti: osservando ancora la stanza interna notiamo un piccolo monitor che riprende in tempo reale un leggero movimento di foglie, un fruscio di rami.<br />
La riflessione sulla relazione fra spazi diversi di <em>Ocean without a shore</em>, passa anche attraverso l&#8217;immagine del vento che sferza la stanza esterna di questa istallazione. Allo stesso modo <em>Catherine&#8217;s room</em>, video del 2001 coniato sulla predella di <strong>Andrea di Bartolo </strong>dedicata a Santa Caterina, non è concepibile senza l&#8217;affondo in the inner life della installazione dedicata a san Giovanni. Apparentemente il video <em>Catherine&#8217;s room </em>con la scena finale della morte sembrerebbe più prossimo a Ocean whithout a shore. In realtà <em>Room for St. John of the Cross</em> dialoga soprattutto con la realtà/irrealtà dell&#8217;io, l&#8217;individualità del santo è avvolta e poi smembrata dalla natura e dalla storia. Non c&#8217;è acqua ma buio. Tutto è parziale. I suoni arrivano smorzati, imprevedibilmente, la voce che li recita va e viene. L&#8217;ascoltiamo e la perdiamo, non abbiamo nessun potere. Questo sì. Esattamente come davanti alla morte: un&#8217;acqua senza nessun approdo.</p>
<p><em>Avevo sette anni quando ho visto morire una persona giovane, che amavo. Da allora per semplice destino,mi è capitato di trovarmi vicino a chi moriva. Ogni volta l&#8217;assenza, la trasformazione del corpo in un cadavere, il vuoto, gli oggetti abbandonati, il silenzio, tutto ciò che noi vivi chiamiamo morte, non ha mai smesso quietamente, inutilmente, di ossessionarmi. </em></p>
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<p><strong>Note</strong></p>
<p>1)Sophie-Isabelle Durfour, Bill Viola, <em>Le morts, l&#8217;eau et la vidéo</em>, in Critique, aprile, 2008<br />
2) Union (2000)installazione nella Galleria Medioevale del Worcester Art Museum.<br />
3)&#8221;&#8230;Cold, dark deep and absolutely clear\ the clear gray icy water&#8230;&#8221;Elizabeth Bishop, &#8220;At the Fishhouses&#8221;, in <em>Miracolo a colazione</em>, a cura di Abeni, Duranti, Fatica, Adelphi,2005<br />
4)Ann Carson, &#8220;The Anthropology of Water&#8221;, in <em>Plainwater</em>, Knopf, 2004 pag.117.<br />
5) Ann Carson, op cit, pag.118 Cfr.anche la coincidenza di titoli e tema del video di Viola, <em>The Sleepers</em> (1992) e lirica <em>The Sleeper </em>in Ann Carson, <em>Glass, Irony and God</em>, 1995<br />
6)Otto Neumaier, &#8220;Space, Time, Video, Viola&#8221;, in <em>The art of Bill Viola</em>, Thames &amp; Hudson,2004</p>
<p><em>Questo saggio è stato originariamente pubblicato su </em><strong>A+L. <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/04/28/sguardi-a-perdita-docchio-i-poeti-leggono-larte/">Sguardi a perdita d&#8217;occhio. I poeti leggono l&#8217;arte</a>, numero 12 (2008)</strong><em>. A cura di <strong>Corrado Benigni, Luciano Passoni, Mauro Zanchi</strong></em></p>
<p><em>L&#8217;opera di Bill Viola è attualmente in mostra al <a href="http://www.palazzoesposizioni.it/billviola/">Palazzo delle Esposizioni </a>di Roma</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/19/bill-viola-spettri/">Bill Viola. Spettri</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Emergenza di specie</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/23/emergenza-di-specie/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2004 13:45:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carla benedetti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Carla Benedetti</strong></p>
<p>Il discorso della politica copre e rimuove l&#8217;emergenza più grande e tremenda in cui viviamo, quella del pianeta. Da anni gli scienziati annunciano <strong>sconvolgimenti climatici imminenti</strong>, <strong>allagamenti </strong>di intere terre, siccità e <strong>desertificazione </strong>in altre, migrazioni di milioni di profughi, fame, epidemie&#8230;Annunciano queste catastrofi, dati alla mano, ma i vari governanti del mondo si coprono gli occhi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/02/23/emergenza-di-specie/">Emergenza di specie</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Carla Benedetti</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/Bosh1.jpg" alt="Bosh1.jpg" align="left" border="0" height="350" hspace="4" vspace="2" width="149" />Il discorso della politica copre e rimuove l&#8217;emergenza più grande e tremenda in cui viviamo, quella del pianeta. Da anni gli scienziati annunciano <strong>sconvolgimenti climatici imminenti</strong>, <strong>allagamenti </strong>di intere terre, siccità e <strong>desertificazione </strong>in altre, migrazioni di milioni di profughi, fame, epidemie&#8230;Annunciano queste catastrofi, dati alla mano, ma i vari governanti del mondo si coprono gli occhi. I giornali ne parlano poco. Per non allarmare, certo. Ma è un silenzio complice, terribile. Complice di un modello di sviluppo e di una logica del profitto che non abbiamo scelto.</p>
<p>Ci chiedono di avanzare  a occhi chiusi verso l&#8217;abisso che è a due metri di distanza! Penso ai <strong>bambini</strong>, a quelli che si affacciano oggi alla vita, a quelli che stanno per nascere, o nasceranno in futuro. E&#8217; un pensiero intollerabile!  Cosa possiamo fare? Ora. Subito. C&#8217;è rimasto poco tempo!</p>
<p>Il settimanale britannico <em>The Observer</em>, in un articolo firmato da Mark Towsend e Paul Harris, ha dato notizia di un <strong>documento segreto</strong>, preparato per il Pentagono da due consulenti della Cia.  L&#8217;articolo si può leggere qui:<br />
<a href="http://observer.guardian.co.uk/international/story/0,6903,1153513,00.html">the observer</a><br />
<span id="more-307"></span><br />
Qui sotto incollo il riassunto che ne ha fatto oggi <em>l&#8217;Unità:</em></p>
<p><strong>L&#8217;effetto serra </strong>è peggio di al Qaida: questo è l&#8217;ammonimento dell&#8217;esplosivo rapporto commissionato dal Dipartimento della Difesa a due esperti di pianificazione strategica: il documento prevede che i <strong>bruschi cambiamenti del clima </strong>che attendono il pianeta <strong>tra 2010 e 2020 </strong>rischiano di portare il mondo sulla soglia dell&#8217;anarchia e di conflitti combattuti sul fronte della mera sopravvivenza e non più della religione, dell&#8217;ideologia, dell&#8217;onore nazionale.</p>
<p>Guerre torneranno endemiche. Il rapporto, completato alla fine del 2003 prevede che «rivolte e conflitti diventeranno parte endemica della società: la guerra tornerà a definire i parametri della vita umana». Secondo il documento, la vera minaccia per la sicurezza dell&#8217;America e del mondo non è quella di Osama bin Laden e dei suoi terroristi. È invece quella dell&#8217;effetto serra, in conseguenza del quale a partire dal 2007 <strong>violente tempeste </strong>abbatteranno le barriere costiere rendendo inabitabile, ad esempio, gran parte dell&#8217;Olanda. Città come l&#8217;Aja verranno <strong>sommerse dalle acque </strong>e dovranno essere abbandonate.</p>
<p><strong>Iceberg </strong>lungo la costa del Portogallo. Tra 2010 e 2020 <strong>l&#8217;Europa </strong>sarà la regione più colpita dagli effetti del clima: un rallentamento della Corrente del Golfo, che ha mantenuto temperato il clima del Vecchio Continente porterà a un calo di 3,5 gradi centigradi della temperatura media contro 2,8 gradi in meno lungo la Costa Est del Nord-America. Il <strong>Grande Freddo </strong>in meno di vent&#8217;anni potrebbe essere così pronunciato da far apparire iceberg lungo la costa del Portogallo, ma anche nel migliore dei casi in Gran Bretagna il clima diventerà più freddo e più asciutto: Londra dovrà abituarsi a schemi meteorologici simili alla Siberia. Non è però solo un fatto di clima: secondo Peter Schwartz e Doug Randall, i due autori del rapporto, è tempo che «i cambiamenti climatici escano dal dibattito scientifico per investire quello della pianificazione strategica» perché entro il 2020 «<strong>catastrofiche </strong><strong>carenze di </strong><strong>acqua </strong>e energia diventeranno sempre più acute e faranno precipitare il pianeta nella guerra.</p>
<p>Usa ed Europa fortezze anti-profughi. Disordini e conflitti interni lacereranno l&#8217;India, il Sud Africa e l&#8217;Indonesia. Aree ricche come gli Stati Uniti e l&#8217;Europa diventeranno «vere e proprie fortezze« e alzeranno il ponte levatoio per impedire l&#8217;afflusso di <strong>milioni di profughi </strong>da terre sommerse dalle acque o regioni incapaci di produrre raccolti». Il Pentagono ha pronosticato anche un&#8217;inevitabile ripresa della proliferazione nucleare: Giappone, Corea del Sud e Germania si doteranno di capacità nucleari al pari di Iran, Egitto, Corea del Nord mentre Cina, India e Pakistan saranno tentati di usare la bomba.</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.<br />
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		<title>Mani in alto: o l’acqua o la vita</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Oct 2003 11:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio moresco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[sergio baratto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Baratto</strong></p>
<p><em>Prima di cominciare, è necessario smontare un luogo comune fuorviante. Non è corretto dire che si vuole privatizzare l’acqua. Si privatizza la sua gestione. Il che, probabilmente, suona più neutro e non evoca – a meno di farci veramente caso – scenari da film apocalittico con effetti speciali e Sean Connery nella parte dell’eroe.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/10/25/mani-in-alto-o-l%e2%80%99acqua-o-la-vita/">Mani in alto: o l’acqua o la vita</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Baratto</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/agua%20zapatista.jpg" alt="agua zapatista.jpg" align="left" border="0" height="187" hspace="4" vspace="2" width="150" /><em>Prima di cominciare, è necessario smontare un luogo comune fuorviante. Non è corretto dire che si vuole privatizzare l’acqua. Si privatizza la sua gestione. Il che, probabilmente, suona più neutro e non evoca – a meno di farci veramente caso – scenari da film apocalittico con effetti speciali e Sean Connery nella parte dell’eroe.</em><br />
<span id="more-172"></span><br />
<strong>I. L’acqua o la vita</strong></p>
<p><em>Milano 2003</em><br />
<em>“Siccità, allarme in tutta Italia. E la pioggia non arriva. La Lombardia rischia di finire in ginocchio, con le campagne bruciate dal caldo, e i fiumi e laghi sempre più ridotti al lumicino… la Coldiretti lombarda chiede lo stato di calamità naturale… Sono schizzati, nel frattempo, i consumi di acqua. Il record appartiene a Milano, che a giugno ha consumato una media di oltre 900 mila metri cubi d&#8217;acqua al giorno contro i 600 mila abituali e gli 800 mila del giugno 2002”</em>. La Repubblica, 11 luglio 2003.</p>
<p><em>Cochabamba 1999</em><br />
<em>“Per molti anni i governi hanno creduto che la riserva di acqua potabile e l’incanalamento sicuro delle acque di scarico fossero una materia troppo importante per lasciare che se ne occupasse il mercato. Ora ne sappiamo di più. International Water ha già dimostrato che risorse potenti, abilmente applicate da imprese private, potrebbero sollevare un grosso peso dalle spalle dei governi e quindi trasformare la vita dei cittadini.”</em> (Messaggio introduttivo alla home page di International Water).<br />
<em>“Cochabamba si trova in una valle fertile e verde, immersa tra campi e collinette, ed è considerata la città con il miglior clima del mondo e con <strong>i più grandi bevitori</strong> del paese. Fondata nel 1574&#8230;”</em>. Di questa breve descrizione di Cochabamba (la terza città della Bolivia), che si può facilmente reperire su internet, mi sembra particolarmente interessante l’affermazione secondo cui i suoi abitanti sarebbero dei gran bevitori. Perché in questo caso, come si vedrà, il luogo comune si è fatto carne.<br />
<em>“…In una valle fertile e verde, immersa tra campi e collinette…”</em>. Secondo altre fonti, Cochabamba sorge a 2500 metri d’altezza sulle Ande boliviane e una buona parte dei suoi 500.000 abitanti ha con l’acqua un rapporto problematico. La scarsa piovosità è controbilanciata da una ricca falda acquifera. L’area cochabambina è fertile, ma nello stesso tempo si fatica a irrigare i campi. L’acqua viene gestita da cooperative, che realizzano i pozzi e distribuiscono la risorsa a prezzi popolari: 1,5 dollari per 1000 litri. Purtroppo la rete idrica è vecchia e disastrata, e solo metà della cittadinanza ha il privilegio di potervi accedere per qualche ora al giorno. Chissà, forse sono questi i grandi bevitori. Un altro sistema “artigianale” diffuso è la raccolta dell’acqua piovana. Alla gente che vive nelle zone più povere l’acqua viene distribuita con le autobotti.<br />
La Bolivia è uno dei paesi più poveri del Sudamerica: secondo una stima ufficiale del 1998, la percentuale di popolazione indigente si aggira intorno al 70 per cento. Ebbene, alla fine del secolo scorso, sul limitare di un’era che in futuro mi piacerebbe poter chiamare “aS” (avanti Seattle), il governo boliviano decise di ristrutturare il sistema idrico cochabambino. Per fare questo si trovò costretto a chiedere un cospicuo prestito bancario (25 milioni di dollari) alla Banca Mondiale: un ente ben piantato nel cuore economico dell’America Latina, i cui rappresentanti, tanto per fare un esempio, solevano partecipare alle sedute del consiglio dei ministri boliviano. Chi è stato costretto a mendicare un mutuo può capire quanto sia umiliante e pericoloso avere a che fare con certi predatori da scrivania. Alla richiesta di prestito, infatti, la Banca Mondiale rispose vincolando l’erogazione del denaro a una condizione: che la gestione dei servizi idrici di Cochabamba venisse privatizzata. Così fu. Di fatto, l’acqua di Cochabamba diventò una merce regolarmente acquistabile, di proprietà del consorzio <em>Aguas del Tunari</em>.<br />
È un caso molto interessante, quello dell’<em>Aguas del Tunari</em>. Nonostante il nome baldanzosamente “latino”, si trattava di una vera e propria matrioska transnazionale, al cui interno, concentricamente, si nascondevano alcuni imprenditori locali, la spagnola Abengoa e soprattutto la fantomatica <strong>International Water Limited</strong>. Un’impresa con sede a Londra, ma che in realtà è una joint venture tra l’italiana <strong>Edison</strong> e la multinazionale statunitense <strong>Bechtel Enterprise Holding</strong>.<br />
Anche se in questi casi, solitamente, le autorità (i venditori) e le imprese (i compratori) si affrettano a rassicurare il volgo circa il fatto che il servizio cambierà in meglio e non si verificherà assolutamente alcun aumento dei costi, qualcuno tra gli abitanti di Cochabamba – i nostri grandi bevitori – avrà pur pensato, magari senza nemmeno prendersela troppo: “¡Madre de Dios! Vedrai che adesso la bolletta raddoppia”. Di fatto non andò così: anziché raddoppiare, in pochi mesi il prezzo dell’acqua potabile subì aumenti fino al 300 per cento. Tradotto in termini monetari, i cochabambini si videro recapitare bollette mensili ammontanti mediamente a 20 dollari: all’incirca un <strong>quarto del reddito medio mensile</strong> di molte famiglie della città. Ora si dirà: bene, i nostri grandi bevitori avranno scavato ancora più pozzi, aumentato la raccolta della pioggia. E invece no. Il consorzio Tunari (cioè la Bechtel e la Edison) vietò immediatamente lo scavo dei pozzi per la raccolta dell’acqua piovana e sottopose ogni sorgente a gravosi permessi di utilizzo.<br />
<em>“…Trasformare la vita dei cittadini.”</em></p>
<p><em>Cochabamba 2000</em><br />
<em>“Troverete qui le prove della fiducia che molti governi e autorità locali accordano a International Water e ai nostri associati. Insieme serviamo un pubblico che apprezza ciò che facciamo…”</em> (Messaggio introduttivo alla home page di International Water).<br />
È il febbraio del 2000. A Cochabamba scoppia la rivolta. I sindacati operai e le organizzazioni contadine locali costituiscono un agguerrito “Coordinamento di Difesa dell’Acqua e della Vita” (<em>Coordinadora de Defensa del Agua y de la Vida</em>); la mobilitazione coinvolge l’opinione pubblica boliviana. Un’ondata di scioperi investe il Paese. In pochi mesi sono centinaia di migliaia i boliviani che si mettono in marcia verso Cochabamba, per unirsi alla protesta. Il governo reagisce dichiarando – è aprile – lo stato d’assedio su tutto il territorio nazionale. A Cochabamba alcuni dei promotori della <em>Coordinadora</em> vengono arrestati nottetempo; altri sono costretti alla clandestinità. Polizia ed esercito convergono sulla città ribelle, che tra l’8 e il 9 aprile si trasforma in un enorme campo di battaglia. I militari sparano sulla folla. Un ufficiale prende la mira e centra alla testa un ragazzo di diciassette anni: tutta la scena si svolge davanti alle telecamere. Si portano i cadaveri (in tutto i morti saranno sei) nella cattedrale, dove comincia una veglia funebre notturna. Tutt’intorno gli scontri continuano. I feriti sono ormai centinaia e la situazione sembra precipitare inesorabilmente. Poi, inaspettatamente, nel pomeriggio del 10 aprile, l’incredibile annuncio: il governo ha annullato unilateralmente il contratto con il consorzio <em>Aguas del Tunari</em>. La gestione della rete idrica cochabambina passa nelle mani della <em>Coordinadora</em>.<br />
In base a quale appiglio legale il governo boliviano ha potuto rescindere l’accordo? Semplice. Il contratto di appalto presentava una piccola irregolarità: il valore della rete idrica cittadina era stato stimato in milioni di dollari, ma poi inspiegabilmente venduto all’<em>Aguas del Tunari</em> (cioè alla International Water) per la misera cifra di 25 mila dollari. I maligni suggeriscono che vi si possa vedere un lampante caso di corruzione.<br />
Manca ancora un ultimo tassello, perché la ricostruzione dei fatti sia completa. In seguito alla rescissione unilaterale del contratto da parte della Bolivia, la Aguas del Tunari/International Water/Bechtel ha denunciato ai tribunali internazionali il governo di La Paz. Il risarcimento richiesto dalla multinazionale ammonta a 25 milioni di dollari: a suo dire, il profitto che avrebbe ricavato dalla gestione dell’acqua cochabambina. Nel 2000 la Bechtel ha dichiarato un reddito di 14,3 miliardi di dollari.<br />
<em>“…Serviamo un pubblico che apprezza ciò che facciamo…”</em></p>
<p><strong>II. 1968-2003: Cronistoria di un&#8217;inversione a U</strong></p>
<p><em>Strasburgo 1968</em> – Carta Europea dell&#8217;Acqua (promulgata dal Consiglio d&#8217;Europa):<br />
<em>“L&#8217;acqua è un patrimonio comune, il cui valore deve essere riconosciuto da tutti. La gestione delle risorse idriche dovrebbe essere inquadrata nel bacino naturale piuttosto che entro frontiere amministrative e politiche. L&#8217;acqua non ha frontiere. Essa ha una risorsa comune, che necessita di una cooperazione internazionale”</em>.<br />
Nel testo della Carta Europea, all’acqua vengono associati termini ed espressioni come “vita”, “esseri viventi”, “salute”, “ambiente”, “vegetale”, “foreste”, “salvaguardia”, “bene/patrimonio comune”. Si tenga a mente questo fatto, man mano che si procederà nella lettura.</p>
<p><em>Mar de la Plata (Argentina) 1977 </em>– Dichiarazione della Prima Conferenza ONU sull’acqua:<br />
<em>“Tutti hanno diritto di accedere all’acqua potabile in quantità e qualità corrispondenti ai propri bisogni fondamentali”</em>.</p>
<p><em>New York 1980 </em>– 55ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite:<br />
<em>“L’Assemblea Generale, profondamente preoccupata che una grande parte della popolazione mondiale non abbia un accesso ragionevole ad acqua sana e abbondante e che una sua parte sempre maggiore sia senza adeguati servizi igienico-sanitari, (&#8230;) proclama il periodo 1981-1990 come ‘Decennio Internazionale dell’Acqua Potabile e del Risanamento’, durante il quale gli Stati membri si assumono l’impegno di apportare un miglioramento sostanziale negli standard e nei livelli dei servizi nell’approvvigionamento dell’acqua potabile e risanamento entro l’anno 1990”</em>.</p>
<p><em>Nuova Delhi 1990 </em>– Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, Conferenza Mondiale su Acqua Sicura ed Igiene, dichiarazione finale “Un po’ per tutti piuttosto che tanta per pochi”:<br />
<em>“La Dichiarazione di Nuova Delhi è un appello a tutte le Nazioni per un’azione concertata mirata ad ottenere due tra i <strong>bisogni umani basilari – acqua potabile sicura ed igiene ambientale</strong>. (…) La sicurezza delle riserve idriche e l’igiene ambientale sono vitali per proteggere l’ambiente, migliorare le condizioni di salute e ridurre la povertà. (…) Milioni di morti ogni anno sono direttamente attribuibili alla mancanza di questi servizi essenziali. I poveri, in particolare donne e bambini, sono le vittime principali”</em>.</p>
<p><em>Dublino 1992 </em>– Conferenza Internazionale delle Nazioni Unite su Acqua e ambiente.<br />
<em>“L’acqua ha un <strong>valore economico </strong>in tutti i suoi utilizzi e dovrà essere riconosciuta come<strong> bene economico </strong>(…). Nel passato, il mancato riconoscimento del valore economico dell’acqua ha comportato sprechi e utilizzi che hanno danneggiato l’ambiente. Gestire l’acqua come un bene economico rappresenta una via al raggiungimento di un suo <strong>uso equo e redditizio </strong>e all’incoraggiamento della conservazione e protezione delle risorse idriche”</em>.<br />
Il 1992 appare a tutti gli effetti come il punto di svolta, l’inizio del rovesciamento concettuale. La polvere sollevata dal crollo del blocco sovietico si è ormai posata. La guerra fredda è finita da poco, ma sembra già appartenere a un’epoca remota. S’avanza come un bulldozer il nuovo dogma liberista. Il mercato globale, non il comunismo, condurrà alla fine della storia. Dunque, del tutto coerentemente, “l’acqua va gestita come un bene economico” perché il suo uso sia “equo e redditizio”; e questo sublime ossimoro riassume alla perfezione l’orizzonte ideologico “liberal” o “riformista” che ha dominato le scene nel decennio passato.</p>
<p><em>Parigi 1998 </em>– Conferenza internazionale su “Acqua e sviluppo durevole”:<br />
“<em>È importante, per quanto concerne lo sviluppo, la gestione, l’utilizzazione e la protezione dell’acqua, promuovere una partecipazione pubblico-privata, consentendo di mettere in campo le migliori esperienze e di favorire finanziamenti a lungo termine; fondare queste attività su un processo decisionale partecipato aperto a tutti gli utilizzatori, in particolar modo le donne, le popolazioni che vivono in povertà ed i gruppi sociali più svantaggiati”</em>.<br />
Appare qui evidente come, accanto alle nobili parole di circostanza sulla necessità di salvaguardare i bisogni dei “gruppi sociali svantaggiati”, intorno alla questione idrica vada formandosi un involucro lessicale e semantico sempre più univocamente liberista: “sviluppo economico”, “finanziamenti”, “risorse finanziarie private”, “costi diretti e indiretti dei servizi”, “investitori”. Lentamente ma inesorabilmente, ogni altro aspetto del problema – sociale, ambientale, sanitario – passa in subordine. Poco più avanti il documento recita: <em>“Dovrà essere favorito il principio <strong>Chi inquina paga</strong> e incoraggiati sistemi attuativi del principio <strong>Chi utilizza paga</strong> sia a livello nazionale che locale e dovranno esser prese misure che facilitino l’apporto di finanziamenti privati ai progetti relativi all’acqua e al sistema di risanamento, tenendo conto della situazione di ciascun Paese e regione”</em>.</p>
<p><em>L’Aja 2000</em> – Dichiarazione del Secondo Forum Mondiale sull’Acqua:<br />
<em>“Per raggiungere la sicurezza idrica, Noi lanciamo le seguenti sfide: (…) dare un valore all’acqua: gestire l’acqua in modo tale da rifletterne il valore economico, sociale, ambientale e culturale presente nei suoi vari utilizzi e indirizzarsi verso una tariffazione dei servizi idrici che rifletta il costo della sua fornitura”</em>.<br />
Non esplicitamente formulato, ma di fatto definitivamente sancito, il nuovo principio recita: <strong>chi paga beve</strong>.</p>
<p><strong>III. I grandi bevitori</strong></p>
<p><em>Tallin 2001</em><br />
La <strong>Edison</strong> è italiana, l’emanazione della Montedison nel settore dell’energia. Come si è detto a proposito di Cochabamba, ha dato vita insieme all’impresa californiana Bechtel alla joint venture “International Water”, con cui si è gettata nel business dell’acqua. Navigando nel suo sito, ho trovato un vecchio articoletto. Il tono è fiero – d’altra parte è naturale che ci si inorgoglisca per i propri successi – e il lessico assolutamente meritevole di attenzione. Tra “opportunità di business” e “interessanti caratteristiche di redditività”, l’impressione è che manchi del tutto un particolare non irrilevante: una rete idrica presuppone l’esistenza di esseri umani e la loro necessità vitale di assumere acqua. L’articolo è il seguente:<br />
<em>“Milano, 12 gennaio 2001 – International Water (joint venture paritetica tra Edison e Bechtel) e United Utilities International hanno concordato l&#8217;acquisto del controllo della AS Tallin Vesi, società che gestisce i servizi idrici di Tallin, capitale dell&#8217;Estonia. L&#8217;accordo prevede la cessione del 50,4% del capitale della società da parte del Comune estone per un controvalore (…) pari a circa 80 milioni di euro. La firma del contratto avviene a conclusione di un&#8217;agguerrita gara internazionale per la privatizzazione della Società concessionaria dei servizi idrici nell&#8217;importante città baltica, che conta ca. 420.000 abitanti. L&#8217;investimento in un Paese con eccellenti prospettive di sviluppo, quale è l&#8217;Estonia, si inserisce nella strategia di crescita all&#8217;estero e di sviluppo in ottica multiutility della Edison, per creare valore attraverso la diversificazione dei servizi e la ricerca di opportunità di business a lungo termine, con interessanti caratteristiche di redditività. International Water (…) è attiva a livello internazionale nel ciclo idrico integrato (captazione, potabilizzazione, distribuzione, smaltimento) ed opera per un complesso di circa 6,5 milioni di abitanti in Europa, Asia ed Australia”</em>.</p>
<p><em>Baghdad 2003</em><br />
<em>“L’etica, l’integrità e l’equità sono imperativi commerciali che non possiamo ignorare, se vogliamo essere fieri della nostra impresa. Dalla fondazione di Bechtel nel 1898, quattro generazioni della famiglia Bechtel hanno gestito l’impresa rispettando le più elevate regole di etica commerciale. La reputazione di Bechtel, che non fa alcun compromesso in materia d’etica, è uno dei migliori atouts dell’impresa”</em>. Con questa ammirevole dichiarazione d’intenti si apre l’opuscolo della <strong>Bechtel Enterprise Holding</strong> dedicato alla deontologia degli affari. Più avanti nella stessa pubblicazione l’impresa californiana impone ai propri operatori il rispetto delle più rigorose norme antitrust. Vediamo come.<br />
Il 18 aprile 2003 (a guerra ancora in corso) l’Agenzia Usa per lo sviluppo internazionale (UsAid) ha assegnato alla Bechtel la prima tranche di contratti per la ricostruzione in Iraq delle infrastrutture energetiche, idriche e fognarie, dei sistemi sanitari, di un porto e di alcune vie di trasporto. Valore totale del maxicontratto: 680 milioni di dollari (624 milioni di euro). In attesa che la Bolivia paghi i danni per la rescissione del contratto cochabambino, non si può certo dire che l’impresa sia stata a guardare.<br />
Tornando all’etica e all’antitrust, il fatto che George Schultz, segretario di stato ai tempi di Reagan, sieda oggi nel consiglio d’amministrazione della Bechtel può anche non significare nulla; tuttavia sarà interessante sapere che lo scorso febbraio George W. Bush ha nominato membro del consiglio per le esportazioni della Casa Bianca il signor Riley P. Bechtel. Ovvero il presidente e direttore generale dell’impresa omonima.</p>
<p><em>Johannesburg 2003</em><br />
La multinazionale francese <strong>Suez</strong> è uno dei più grandi colossi mondiali nel campo dell’energia e della distribuzione idrica. La sua divisione acqua si chiama Ondeo, fattura fino a 9 miliardi di dollari l’anno, opera in più di 40 paesi (dagli Stati Uniti all’Indonesia) e gestisce i sistemi idrici di decine di grandi città. Ha 125 milioni di clienti in tutto il mondo.<br />
Lo spirito della Suez/Ondeo è ben riassunto nelle parole del suo presidente e direttore generale, Gérard Mestrallet: <em>“Voglio che Suez incarni questi valori – etica, responsabilità sociale, protezione dell’ambiente. Voglio che il nostro nome evochi la nobiltà del nostro lavoro, delle nostre qualità, ma anche i nostri valori. Suez ha il dovere di essere un gruppo di riferimento: moderno, innovativo, caloroso”</em>.<br />
Effettivamente, per la capitale del Sudafrica, Suez ha escogitato un procedimento di distribuzione dell’acqua davvero innovativo. A Johannesburg, nel nuovo sistema idrico privatizzato realizzato dalla multinazionale francese, il consumo mensile delle famiglie allacciate alla rete (che – è bene specificarlo – non raggiunge il 2% del totale, a fronte di un 98% relativo all’industria e all’agricoltura) è monitorato da contatori domestici e l’acqua del rubinetto si compra comodamente con le tessere prepagate nel negozio sottocasa. Nelle intenzioni di Suez, questo sistema di pagamento “contestuale al consumo” servirebbe a evitare i furti d’acqua e l’alto tasso d’insolvenza. Nella pratica, oggi gli abitanti delle township povere intorno alla capitale hanno contatori dell’acqua sofisticati, ma continuano a vivere in capanne di paglia e lamiera, senza gabinetto interno e soprattutto senza rete fognaria.<br />
Secondo un recente studio dell’Università di Witswaterand, a Johannesburg più di 20.000 persone ogni mese perdono la propria acqua domestica a causa dell’aumento dei costi. Le famiglie che si vedono tagliare la fornitura sono costrette ad attingere l’acqua dei fiumi in cui, in mancanza di sistemi di smaltimento, si riversano i liquami fognari, e finiscono così per bere i propri escrementi insieme con l’acqua. Risultato: aumento esponenziale dei casi di dissenteria e un’epidemia di colera (140.000 contagiati).<br />
AQUASSISTANCE è un’associazione non lucrativa di volontariato creata dal Gruppo Suez per “portare aiuto alle popolazioni in difficoltà nel campo dell’acqua e dell’ambiente”, mettendo loro a disposizione “le competenze dei suoi membri e dei suoi mezzi materiali”. Forse qualcuno dovrebbe avvertire Aquassistance che a Johannesburg c’è bisogno di loro… La Suez, infatti, si è finora sempre rifiutata di costruire le infrastrutture necessarie a eliminare l’inquinamento delle falde acquifere. Semplicemente non è interessata all’affare.</p>
<p><em>Bruxelles 2003</em><br />
Vivendi Environnement (Francia), Ondeo/Suez Lyonnaise des Eaux (Francia), RWE/Thames Water (Germania/Gran Bretagna), Danone (Francia), Nestlè (Svizzera), Parmalat (Italia), Edison (Italia)… È curioso: ancora non si è tanto abituati a considerare l’<strong>Unione Europea</strong> come una potenza dominante, nell’agone neoliberista mondiale. Invece, almeno per quanto riguarda il mercato idrico, è proprio così. Si dice che l’America fondi il proprio potere sul petrolio. Ma se è vero che le risorse di idrocarburi vanno inesorabilmente esaurendosi e che le prossime guerre saranno combattute per l’acqua, sarebbe interessante giocare a immaginare quale entità geopolitica occuperà in futuro la posizione di predominio. Per ora, i colossi transnazionali dell’acqua si stanno “semplicemente” espandendo a ragnatela, dall’Europa alle Filippine, dagli Stati Uniti alla Mongolia.<br />
Attualmente la gestione e distribuzione privata dell’acqua coinvolge il 7% della popolazione mondiale, ma il processo di conquista avanza a gran velocità. La conferenza del Wto dello scorso settembre avrebbe dovuto imprimergli una notevole accelerazione, con la definizione conclusiva del GATS (l’Accordo Generale sul Commercio dei Servizi). Il vertice di Cancún, come si sa, è miseramente fallito; tuttavia, nulla di ciò che accade sembra essere irreparabile, nel mondo degli affari internazionali: i negoziati sull’Accordo, pur in ritardo, continueranno. In sede di discussione sul GATS, l’Unione Europea ha sempre tenuto un comportamento rapace e aggressivo. Per limitarci al caso dell’acqua, ha presentato formale richiesta di privatizzazione delle reti idriche a 109 paesi, di cui ben 50 rientrano nell’elenco delle nazioni più povere del mondo. Ma sarebbe una malignità gratuita pensare che faccia così perché le più importanti imprese del settore sono europee.<br />
Detto en passant, uno dei paesi a cui è stato richiesto di privatizzare l’acqua è la Bolivia.</p>
<p><em>Milano 2003</em><br />
<em>“Danone Vitasnella. L’acqua che elimina l’acqua”</em> (manifesto pubblicitario dell’acqua potabile in bottiglia Danone).</p>
<p>***</p>
<p><em>Qualche sito interessante:</em></p>
<p><a href="http://www.bechtel.com">Bechtel</a><br />
<a href="http://www.edison.it">Edison</a><br />
<a href="http://www.suez.fr">Suez</a><br />
<a href="http://www.inwat.com">International Water</a><br />
<a href="http://www.carta.org/rivista/settimanale/2003/10/sommario.htm">carta almanacco (numero speciale sull&#8217;acqua)</a><br />
<a href="http://www.sgrtv.it/link/numeroacqua/">www.sgrtv.it/link/numeroacqua/</a><br />
<a href="http://www.altraofficina.it/accadueo/">http://www.altraofficina.it/accadueo/</a><br />
<a href="http://www.cipsi.it/contrattoacqua/">contrattoacqua</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/10/25/mani-in-alto-o-l%e2%80%99acqua-o-la-vita/">Mani in alto: o l’acqua o la vita</a></p>
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