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	<title>Nazione Indiana &#187; Ad Reinhardt</title>
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		<title>Do you remember Ad Reinhardt?</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/03/13/painting-it-black-riccardo-venturi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 09:43:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Ad Reinhardt]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[paint it black]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Venturi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em>Ho chiesto a Riccardo Venturi, collaboratore di Sud e autore di una monografia su <a href="http://www.hoepli.it/libro.asp?ib=9788837055226&#38;pc=000006005001000">Ad Reinhardt</a> di immaginarsi qualcosa per NI. </em><br />
<strong>effeffe</strong><br />
</p>
<p><strong>Dialogo sui Black Paintings di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ad_Reinhardt">Ad Reinhardt</a></strong></p>
<p>A: Dobbiamo proprio parlare dei Black paintings di Reinhardt? Cosa ci sarà mai da dire su dei quadri dipinti completamente di nero?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/13/painting-it-black-riccardo-venturi/">Do you remember Ad Reinhardt?</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ho chiesto a Riccardo Venturi, collaboratore di Sud e autore di una monografia su <a href="http://www.hoepli.it/libro.asp?ib=9788837055226&amp;pc=000006005001000">Ad Reinhardt</a> di immaginarsi qualcosa per NI. </em><br />
<strong>effeffe</strong><br />
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<p><strong>Dialogo sui Black Paintings di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ad_Reinhardt">Ad Reinhardt</a></strong></p>
<p>A: Dobbiamo proprio parlare dei Black paintings di Reinhardt? Cosa ci sarà mai da dire su dei quadri dipinti completamente di nero?<br />
<em>B: In teoria, niente. Sono i primi dipinti che non possono essere fraintesi.</em></p>
<p>A: C’è talmente poco da vedere, in effetti.<br />
<em>B: Tutto quello che c’è da vedere è lì, sulla superficie.</em></p>
<p>A: Peccato che sono vuoti.<br />
<em>B: Al contrario, la superficie è così piena che non c’è più spazio neanche per la firma.</em><br />
<span id="more-15583"></span><br />
<img class="alignnone size-full wp-image-15585" title="ad_reinhardt" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/ad_reinhardt.jpg" alt="ad_reinhardt" width="400" height="305" /></p>
<p>A: Li riduceva ancora un po’ e non gli restava che il chiodo alla parete.<br />
<em>B: E infatti non si possono ridurre ulteriormente. Per questo anziché cercare variazioni ha pensato bene di continuare a ripetere i Black paintings.</em></p>
<p>A: Sì, ma a colpi di esclusione, cosa resterà mai della pittura?<br />
<em>B: Esito a rispondere&#8230;</em></p>
<p>A: Oddio, non mi vorrai dire che restano solo i Black paintings?<br />
<em>B: Nessuno voleva esporre con Reinhardt. I suoi dipinti erano considerati pericolosi come dinamite in un cantiere, come se mordessero. I Black paintings sollevano infatti molte domande su quanto viene esposto nella stessa sala. E quando chiedevano a Reinhardt perché gli altri artisti non dipingessero Black paintings come lui, allargava le braccia sconcertato: “Non lo so. Lo deve chiedere a loro”, o: “Ebbene, questo è ungrande mistero”.</em></p>
<p>A: E’ spaventoso.<br />
<em>B: Non più di un enorme sandwich di plastica che trasuda ketchup dentro un museo d’arte contemporanea con le pareti laccate di bianco.</em></p>
<p>A: Sarà, ma anche Reinhardt ha realizzato per anni dipinti colorati.<br />
<em>B: Reinhardt ci teneva a esporre i Black paintings da soli. Tutti monocromi.Tutti neri. Tutti della stessa misura. Tutti dipinti allo stesso modo. Tutti con la stessa data.</em></p>
<p>A: Che allegria! Ne hai visto uno li hai visti tutti.<br />
<em>B: La gente era così irritata alla loro presenza che spesso li sfregiava, a New York come a Parigi. Sono le prime opere contemporanee a dover essere protette ed esposte a distanza. Come la Gioconda. </em></p>
<p>A: Già non c’è niente da vedere, se poi le metti pure a distanza&#8230;<br />
<em>B: In realtà c’è molto da vedere. Ma bisogna darsi il tempo, almeno un quarto d’ora.</em></p>
<p>A: Un quarto d’ora a quadro? Nello stesso tempo ti giri quattro sale.<br />
<em>B: Un museo non è una sala giochi né un punto vendita. Somiglia più a una tomba.</em></p>
<p>A: La pittura allora è morta?<br />
<em>B: No, non v’è ragione che muoia. Un po’ come il libro stampato. Si continuerà a dipingere e a scrivere ancora a lungo.</em></p>
<p>A: Beh, se non è morta, poco ci manca.<br />
<em>B: Né la pittura né l’arte possono morire. Sono gli artisti, gli uomini e gli animali a nascere e a morire. La pittura non è una pianta annaffiata dalle parole degli storici dell’arte</em>.</p>
<p>A: L’Arte eterna! Sento odore di incenso. Del resto tutta questa faccenda dei Black paintings suona molto mistica.<br />
<em>B: L’unico vantaggio di paragonarli alla religione è che quest’ultima, come l’arte, è contraria al business. Il tempio è santo perché non è in vendita.</em></p>
<p>A: Questa poi. Vuoi dirmi che l’artista è un santo? Reinhardt santo subito?<br />
<em>B: Nessuno più di Reinhardt era contrario agli artisti che ricevono la chiamata.</em></p>
<p>A: E allora?<br />
<em>B: L’arte non è il fianco spirituale del business. E, al contrario del businessman, l’artista – come il monaco – non sfrutta nessuno e non si arricchisce, o perlomeno non dovrebbe. Un prete con uno stipendio da capogiro non è grottesco?</em></p>
<p>A: Sarà, ma un artista ha pur da mangiare.<br />
<em>B: Un artista non deve mangiare più di chiunque altro. Ha lo stesso appetito degli altri.</em></p>
<p>A: Che nessun venda!<br />
<em>B: Un artista non ha bisogno di vendere. Ha bisogno di esporre in giro il suo lavoro il più possibile. Le opere non dovrebbero stare dentro un appartamento privato, confuse col mobilio, ma in un museo pubblico. E senza intromissioni esterne, come avveniva all’epoca quando la Pepsi-Cola  organizzava le mostre al Metropolitan per celebrare la guerra: “Artists for Victory”.</em></p>
<p>A: I collezionisti hanno spesso più riguardo che i musei verso le opere.<br />
<em>B: Negli appartamenti non c’è più spazio per un quadro polveroso, non più che in un aereo.</em></p>
<p>A: Cosa farebbero mai i musei dello Stato? Educare il popolo?<br />
<em>B: L’arte non può educare nessuno. Reinhardt se la prendeva con Gwathmey, convinto che i suoi dipinti disperdessero i pregiudizi razziali. E se la prendeva con Ralston Crawford, spedito sull’atollo di Bikini a documentare i test atomici. Se ne tornò con sotto il braccio delle tele con qualche linea curva mezza deformata: questa sarebbe stata la documentazione. L’arte astratta non è un vaso vuoto dentro cui versare il  contenuto.</em></p>
<p>A: Quindi un artista non dovrebbe manifestare contro la guerra?<br />
<em>B: Deve, ma in quanto essere umano e cittadino, non in quanto artist</em>a.</p>
<p>A: Dipingere una folla che avanza è inutile?<br />
<em>B: Il dipinto di una pistola è veramente più rivoluzionario del dipinto di una mela?</em></p>
<p>A: Non lo so, è una domanda stupida. Comunque qui non ci sono né pistole né mele ma solo buchi neri&#8230;<br />
<em>B: &#8230;che hanno rivoluzionato l’arte migliore degli anni sessanta.</em></p>
<p>A: Certo che se la rivoluzione passa da qui l’arte è messa proprio male&#8230;<br />
<em>B: Lo era, il quadro era ancora una finestra spalancata sul mondo e nelle scuole gli artisti studiavano la prospettiva lineare o la natura morta e ritraevano vecchie donne nude o Marilyn Monroe. Frank O’Hara paragonava le forme nere su bianco di Motherwell ai testicoli e alla coda del toro appesi al muro. E ancora nel 1966 Thomas Hess scriveva che le donne ritratte da de Kooning quell’anno erano più belle, giovani e bionde.</em></p>
<p>A: Effettivamente&#8230;<br />
<em>B: E perché gli artisti devono studiare anatomia come i medici?</em></p>
<p>A: Forse per rendere l’arte più umana, soprattutto nel caso dell’astrazione.<br />
<em>B: Perché insistere sull’umanità dell’arte astratta? Soltanto gli uomini dipingono quadri astratti. Le piante e gli animali non lo fanno.</em></p>
<p>A: Un groviglio di linee e un ritratto non sono la stessa cosa.<br />
<em>B: Se dipingi una faccia il quadro è più umano? Se dipingi persone ti piacciono le persone?</em></p>
<p>A: Da qui ai Black paintings il passo è lungo. Gli impressionisti hanno rivoluzionato la pittura piantando il cavalletto in mezzo alla campagna, en plein air, non spegnendo la luce.<br />
<em>B: Il sentimento della natura non si esprime con qualche colpo di pennello di striscio per fare l’erba. Che rapporto ci sarà mai tra dipingere un paesaggio e passare un giorno in campagna?</em></p>
<p>A: Comunque i Black paintings derivano dall’arte figurativa. O spuntano dal nulla come il monolite nero di Kubrick?<br />
<em>B: Reinhardt è il primo artista a non cominciare dal figurativo per passare in seguito all’astrazione. Nasce per così dire astratto.</em></p>
<p>A: Non vorrai dirmi che non sapeva manco disegnare?<br />
<em>B: I suoi fumetti sono straordinari, ma ha poca importanza. Saper dipingere   le figure è un lasciapassare per l’astrazione? Perché la rappresentazione avrebbe un valore morale che l’astrazione non ha?</em></p>
<p>A: Ho capito tutto, non sapeva disegnare. Ma almeno voleva esprimere qualcosa?<br />
<em>B: Se vuoi trasmettere un messaggio invii un telegramma, non ti metti a dipingere un quadro.</em></p>
<p>A: Insomma nessuna depressione, nessun problema, nessuna storia d’amore finita male, perché Reinhardt non era un uomo come tutti gli altri.<br />
<em>B: Alcuni credevano che Reinhardt non amasse le donne e i bambini e gli uomini in generale perché i suoi quadri erano neri e senza titoli. L’artista va considerato in quanto artista e non in quanto marito, padre di famiglia, viveur. Un cattivo artista non è un buon artista e non un uomo buono o cattivo.</em></p>
<p>A: Sarà, ma resta qualcosa di disumano in quelle superfici&#8230;<br />
<em>B: Nei film che passavano allora alla televisione, sentivi cose del tipo: “Ogni pennellata è strappata dalle mie budella”. E un artista dichiarò persino: “osservo un Picasso finché posso annusare le sue ascelle”.</em></p>
<p>A: Che schifo.<br />
<em>B: L’artista non è una vittima del destino. E i colori non hanno alcuna qualità intrinseca, tantomeno il nero, che non è nemmeno un colore.</em></p>
<p>A: Pensavo che a un certo punto si fosse suicidato.<br />
<em>B: Reinhardt è morto nel suo atelier, inghiottito dai suoi dipinti neri. Forse ti confondi con Rothko.</em></p>
<p>A: E infatti le sue ultime opere erano scure.<br />
<em>B: L’ultima tela sul cavalletto era rosso fuoco. E basta parlare di Rothko.</em></p>
<p>A: Se allora il nero non ha alcuna qualità particolare, poteva usare il bianco, come Malevič.<br />
<em>B: Il bianco acceca. Va bene per la scultura, per lo schermo del cinema e per arredare la cucina.</em></p>
<p>A: Parlare della vita di Reinhardt ti rende nervoso.<br />
<em>B: L’unica cosa da dire sull’arte e sulla vita è che l’arte è arte e la vita è vita, che l’arte non è la vita e che la vita non è l’arte.</em></p>
<p>A: Tu sì che sai giocare con le parole.<br />
<em>B: Alla fine degli anni cinquanta, uno fra i tanti artisti mezzi esistenzialisti prese la parola all’Artist Club di New York. Assunta una posa tormentata disse: “Quando dipingo, non so quello che faccio”. Qualcuno del pubblicò allora sbottò: “Ma come, dopo vent’anni?” e tutti giù a ridere. Ma c’è di peggio.</em></p>
<p>A: Ormai sono pronto a tutto.<br />
B: Nella stessa sala, qualcuno chiese a Max Ernst come realizzava un quadro. E lui rispose che in realtà, figurati, non aveva realizzato nessuno dei suoi quadri, che si alzava la mattina ed erano già belli che finiti.</p>
<p>A: Non fa neanche ridere.<br />
<em>B: E infatti c’è poco da ridere. Perché l’artista fa credere di non sapere cosa fa, quando tutti gli altri sanno bene cosa fanno?</em></p>
<p>A: Già, perché?<br />
<em>B: Non chiederlo a me.</em></p>
<p>A: Del resto era l’epoca dell’action painting. Che sarebbe Pollock senza quella vita spericolata?<br />
<em>B: I Black paintings combattono l’idea di fondo dell’action painting, per cui il quadro ha un valore terapeutico: un tizio ha una storia d’amore che va a rotoli o il boss gli urla dietro che è un incapace e allora torna di corsa nel suo atelier e prende a bastonate la tela.</em></p>
<p>A: Quand’è allora che sei autorizzato a dipingere? Quando sei innamorato o il capo sforna la torta per il tuo compleanno?<br />
<em>B: Si dipinge quando non resta altro da fare, quando sono stati espletati tutti i bisogni fisiologici e sociali. Sbrigata la posta, pagate le bollette, mandati i bambini a scuola, congedata la compagna, mangiato per bene, fatta una siesta: solo allora ti puoi mettere al lavoro. Senza ansie, dolori, piaceri, distrazioni, ostacoli, impacci vari&#8230;</em></p>
<p>A: Fosse per te, Pollock era ancora inchiodato alla poltrona a fumare e rimuginare sul suo primo disegno&#8230;<br />
<em>B: Quando finalmente non si ha assolutamente alcuna ragione per non lavorare, bene, quello è il momento propizio per cominciare. Niente di peggio di un artista che ha qualcosa da fare, un lavoro o una commissione.<br />
</em><br />
A: Un modo per atteggiarsi, insomma.<br />
<em>B: Affatto. L’arte non è uno stile di vita. E’ de Kooning che viveva come Elizabeth Taylor e i surrealisti a organizzare party più divertenti di quelli dei pittori astratti.</em></p>
<p>A: Non rischi di prendere i Black paintings troppo sul serio?<br />
<em>B: L’arte è troppo seria per essere presa seriamente.</em></p>
<p>A: Comunque niente di quello che hai detto mi ha convinto, anzi sento di essere più contrario di prima ai Black paintings.<br />
<em>B: E’ un buon inizio. Reinhardt ne andrebbe fiero.</em></p>
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<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/13/painting-it-black-riccardo-venturi/">Do you remember Ad Reinhardt?</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ad Reinhardt, L&#8217;art-en-tant-qu&#8217;art</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/11/28/ad-reinhardt-lar-en-tant-quart/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/11/28/ad-reinhardt-lar-en-tant-quart/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2005 16:52:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eric Suchère</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Ad Reinhardt]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La seule chose à dire sur l’art est que c’est une chose. L’art est l’art-en-tant-qu’art et tout autre chose est tout autre chose. L’art-en-tant-qu’art n’est rien d’autre que de l’art. L’art n’est pas ce qui n’est pas l’art.<br />
Le seul objet de cinquante années d’art abstrait est de présenter l’art-en-tant-qu’art et, comme nulle autre chose, de le faire dans la seule chose qu’elle est seulement, la séparant et la définissant de plus en plus, la rendant plus pure et plus vide, plus absolue et plus exclusive – non objective, non représentationnelle, non figurative, non imagiste, non expressionniste, non subjective.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/11/28/ad-reinhardt-lar-en-tant-quart/">Ad Reinhardt, L&#8217;art-en-tant-qu&#8217;art</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La seule chose à dire sur l’art est que c’est une chose. L’art est l’art-en-tant-qu’art et tout autre chose est tout autre chose. L’art-en-tant-qu’art n’est rien d’autre que de l’art. L’art n’est pas ce qui n’est pas l’art.<br />
Le seul objet de cinquante années d’art abstrait est de présenter l’art-en-tant-qu’art et, comme nulle autre chose, de le faire dans la seule chose qu’elle est seulement, la séparant et la définissant de plus en plus, la rendant plus pure et plus vide, plus absolue et plus exclusive – non objective, non représentationnelle, non figurative, non imagiste, non expressionniste, non subjective. La seule et unique manière de dire ce que l’art abstrait ou l’art-en-tant-qu’art est, est de dire ce qu’il n’est pas.<br />
<span id="more-1522"></span><br />
Le seul sujet de centaines d’années d’art moderne est cette conscience de l’art en lui-même, d’un art préoccupé par ses processus et significations propres, avec son identité et distinction propres, un art intéressé par sa propre unique formulation, un art conscient de son évolution et de son histoire et de sa destinée propres, envers sa liberté propre, sa dignité propre, son essence propre, sa raison propre, sa morale propre et sa conscience propre. L’art n’a pas besoin d’être justifié par le « réalisme », le « régionalisme » ou par le « nationalisme », « l’individualisme » ou par le « socialisme » ou par le « mysticisme » ou par toute autre idée.<br />
Le seul contenu de trois siècles d’art européen ou asiatique et la seule thématique de trois millénaires d’art occidental ou oriental, est la même « signification unique » qui court à travers l’art intemporel mondial. Sans la continuité de l’art-en-tant-qu’art et la conviction et l’esprit artistique immuable et le point de vue abstrait du but-de-l’art-pour-l’art, l’art serait inaccessible et « la seule chose » serait complètement secrète.<br />
La seule idée de l’art comme « beau », « élevé », « noble », « libéral, « idéal » au 17ième siècle est fait pour séparer les beaux-arts et les arts intellectuels des arts manuels et de l’artisanat. L’unique intention du mot « esthétique » au dix-huitième siècle est d’isoler l’expérience de l’art des autres choses. L’unique déclaration de tous les principaux mouvements de l’art du dix-neuvième siècle est celle de « l’indépendance » de l’art. L’unique question, l’unique principe, l’unique crise dans l’art du vingtième siècle est centrée sur la « pureté » sans compromission de l’art et dans la conscience que l’art provient seulement de l’art, de nulle autre chose.<br />
La seule signification dans l’art-en-tant-qu’art, passé ou présent, est la signification artistique. Quand un objet d’art est détaché de son temps, de son lieu originel et de son utilisation et est déplacé dans un musée d’art, il se vide et se purifie de toutes ses significations exceptée une. Un objet religieux qui devient une œuvre d’art dans un musée d’art perd toutes ses significations religieuses. Aucune personne saine d’esprit ne va dans un musée pour adorer autre chose que de l’art ou pour étudier quelque chose d’autre.<br />
Le seul lieu pour l’art-en-tant-qu’art est le musée des beaux-arts. Le musée des beaux-arts n’existe que pour la préservation de l’art ancien et moderne qui ne peut être fait de nouveau et qui ne doit plus être fait de nouveau. Un musée des beaux-arts devrait exclure tout ce qui n’est pas l’art et être séparé des musées d’ethnologie, de géologie, d’archéologie, d’histoire, des arts décoratifs, des arts industriels, des arts militaires et des musées d’autres choses. Un musée est une cache à trésor et une tombe, pas un bureau de vote ou un parc d’attraction. Un musée qui devient le monument personnel d’un conservateur ou une institution-sanctificatrice-d’un-collectionneur ou une plante fabriquée par l’histoire-de-l’art ou le quartier d’affaires d’un artiste est une honte. Tout dérangement de la vraie mutité, de l’intemporalité, de l’inatmosphéricité et de l’invitalité du musée est irrespectueux.<br />
Le seul but de l’université académique de l’art est l’éducation et la « mise au point de l’artiste »-en-tant qu’artiste, pas « l’édification du public » ou la popularisation de l’art. Le collège artistique devrait être un cloître-et-hall-de-lierre-et-tour-d’ivoire-et-communauté-d’artistes, une union, un congrès et un club d’artistes, pas une école à succès ou une station service ou une maison de repos ou une maison pour les artistes en mal de gloire. L’idée que l’art ou qu’un musée d’art ou qu’une école d’art « enrichisse la vie » ou « stimule l’amour de la vie » ou « promeut la compréhension et l’amour parmi les hommes » est aussi stupide que quoi que ce soit dans l’art puisse être. N’importe quelle personne qui parle d’utiliser l’art pour servir une cause locale, nationale ou internationale a perdu la raison.<br />
La seule chose à dire à propos de l’art et de la vie est que l’art c’est l’art et que la vie c’est la vie, que l’art n’est pas la vie et que la vie n’est pas l’art. Un art en « tranches de vie » n’est ni mieux, ni moins bien qu’une vie en « tranches d’art ». Les beaux-arts ne sont pas un « moyen pour construire une vie » ou une « manière de vivre une vie » et un artiste qui consacre sa vie à son art ou son art à sa vie encombre son art avec sa vie et sa vie avec son art. L’art qui s’occupe de la vie et de la mort n’est ni beau ni libre.<br />
La seule attaque contre les beaux-arts est la tentative incessante de l’asservir comme un moyen pour quelque autre fin ou valeur. L’unique combat en art n’est pas entre l’art et le non-art, mais entre l’art vrai ou faux, entre l’art pur et l’art d’action-assemblage, entre l’art abstrait et l’anti-art surréaliste-expressionniste, entre l’art libre et l’art servile. L’art abstrait a sa propre intégrité, n’est pas « l’intégration » de quelqu’un d’autre avec quelque chose d’autre. Chaque combinaison, mélange, addition, dilution, exploitation, vulgarisation ou popularisation de l’art abstrait prive l’art de son essence et appauvrit la conscience artistique de l’artiste. L’art est libre mais n’est pas libre d’être un foutoir.<br />
La seule lutte pour l’art est la lutte des artistes contre les artistes, de l’artiste contre l’artiste, de l’artiste-en-tant-qu’artiste avec et contre les artistes-en-tant-qu’hommes, -animaux, ou -végétaux. Les artistes qui clament que leur travail artistique vient de la nature, de la vie, de la réalité, de la terre ou du ciel, comme « miroirs de l’âme » ou « reflets des conditions » ou « instruments de l’univers », qui inventent des figures « de nouvelles images de l’homme » et dépeignent la « nature-en-abstraction » sont, subjectivement ou objectivement, des canailles ou des rustauds. L’art de « figurer » ou de « dépeindre » n’est pas les beaux-arts. Un artiste qui se promeut comme une « créature des circonstances » ou se soumet en une « victime du destin » n’est pas un maître des beaux-arts. Personne ne force un artiste à être pur.<br />
Le seul art qui est assez abstrait et pur pour avoir la possibilité de résoudre, maintenant et éternellement, le « seul et unique grand problème originel » est la peinture abstraite pure. La peinture abstraite n’est pas seulement un autre mouvement ou école ou style mais la première peinture véritablement non maniérée et non entravée et non empêtrée, sans style et universelle. Aucun autre art ni peinture n’est assez détaché ou vide ou immatériel.<br />
La seule histoire de la peinture va de la peinture d’une diversité d’idées avec une diversité de sujets et d’objets, à celle d’une idée unique avec une diversité de sujets et d’objets, à un sujet unique avec une diversité d’objets, à un objet unique avec une diversité de sujets puis à un objet unique avec un sujet unique, à un objet unique sans sujet, et à un sujet unique sans objet puis à l’idée d’aucun objet et d’aucun sujet et avec strictement aucune diversité. Il n’y a rien de moins significatif en art, rien de plus épuisant et qui ne s’épuise immédiatement que la « diversité sans fin ».<br />
La seule évolution des formes artistiques se déploie dans une ligne logique unique d’actions et de réactions négatives, dans un cercle stylistique, prédestiné et éternellement récurent, dans le même motif total, dans tous les temps et lieux, prenant un temps différent à différents endroits, commençant toujours avec une schématisation « primitive », s’achevant en apothéose avec une formulation « classique » et se délabrant en une variété sans fin d’expressionnismes et d’illusionnismes « tardifs ». Quand les dernières étapes nettoient toutes les lignes de démarcations, cadres et structures avec « tout peut devenir de l’art » ou « tout le monde peut être artiste », « c’est la vie », « pourquoi le combattre », « ça roule » et « cela ne fait aucune différence si l’art est abstrait ou figuratif », le monde des artistes devient un marché de l’art primitif et maniériste, un suicide-vaudeville vénal, méprisable et insignifiant.<br />
La seule voie en art provient du travail artistique et plus un artiste travaille, plus il y a à faire. Les artistes naissent des artistes, les formes artistiques naissent des formes artistiques, la peinture naît de la peinture. L’unique direction dans les beaux-arts ou l’art abstrait aujourd’hui est la peinture d’une même et unique forme encore et encore. L’unique intensité et l’unique perfection viennent d’une préparation, d’une attention et d’une répétition routinières, longues et solitaires. L’unique originalité existe seulement quand tous les artistes travaillent dans la même tradition et dominent la même convention. L’unique liberté est atteinte seulement à travers la discipline artistique la plus stricte et à travers le rituel le plus similaire de l’atelier. Seule une forme standardisée, prescrite et proscrite peut être sans image, seule une image stéréotypée peut être sans forme, seul un art formulaire peut être sans formule. Un peintre qui ne sait pas quoi, comment et où peindre n’est pas un artiste.<br />
Le seul travail d’un artiste, l’unique peinture, est la peinture d’un toile au format unique – le seul schème, une proposition formelle, une couleur-monochrome, une division linéaire dans chaque direction, une symétrie, une texture, une touche à main levée, un rythme, un travail de tout dans une dissolution et une indivision, chaque peinture dans une uniformité et une non-irrégularité totale. Aucune ligne ou élucubration, aucune forme ou composition ou représentation, aucune vision ou sensations ou pulsions, aucun symbole ou signe ou d’empâtement, aucune décoration ou coloration ou évocation, aucun plaisir ou souffrance, aucun accident ou ready-made, aucune chose, aucune idée, aucune relation, aucun attribut, aucune qualité – rien qui ne soit l’essence. Chaque chose dans l’irréductibilité, l’irreproductibilité, l’imperceptibilité. Rien « d’utilisable », de « manipulable », de « vendable », de « commercialisable », de « collectionnable », « d’attrapable ». Pas d’art comme une marchandise ou un trafic. L’art n’est pas la face spirituelle du business.<br />
La seule norme en art est l’unicité et l’excellence, la droiture et la pureté, l’abstractivité et l’évanescence. L’unique chose à dire à propos de l’art est qu’il est sans respiration, sans vie, sans mort, sans contenu, sans forme, sans espace et sans temps. C’est toujours la fin de l’art.</p>
<p>Texte publié dans Art International en décembre 1962.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/11/28/ad-reinhardt-lar-en-tant-quart/">Ad Reinhardt, L&#8217;art-en-tant-qu&#8217;art</a></p>
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