<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; ade zeno</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/ade-zeno/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 16:41:58 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Estratti: Ade Zeno</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/03/10/estratti-ade-zeno/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/03/10/estratti-ade-zeno/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 11:29:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[ade zeno]]></category>
		<category><![CDATA[Argomenti per l'inferno]]></category>
		<category><![CDATA[no reply]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=15426</guid>
		<description><![CDATA[<p><strong>Ade Zeno</strong>. <a href="http://www.ibs.it/code/9788889155370/zeno-ade/argomenti-per-inferno.html"><em>Argomenti per l&#8217;inferno</em></a>,2009, No Reply  (collana Velvet)<br />
</p>
<p>Ho buone ragioni per credere che l’inferno sia qui,e non altrove. Dispongo di argomenti validi,convinzioni radicate,e il fatto che attorno alle ossa mi sia cresciuto questo corpo fiacco e utile a niente non vuol dire che la testa abbia agito di conseguenza.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/10/estratti-ade-zeno/">Estratti: Ade Zeno</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ade Zeno</strong>. <a href="http://www.ibs.it/code/9788889155370/zeno-ade/argomenti-per-inferno.html"><em>Argomenti per l&#8217;inferno</em></a>,2009, No Reply  (collana Velvet)<br />
<img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/astro-lotto.jpg" alt="astro-lotto" title="astro-lotto" width="400" height="400" class="alignnone size-full wp-image-15434" /></p>
<p>Ho buone ragioni per credere che l’inferno sia qui,e non altrove. Dispongo di argomenti validi,convinzioni radicate,e il fatto che attorno alle ossa mi sia cresciuto questo corpo fiacco e utile a niente non vuol dire che la testa abbia agito di conseguenza. Ne farei a meno, se solo potessi, l’intelligenza vale quanto un tappo di sughero se abbinata a carni marcescenti. Darei metà dei giorni che mi restano da vivere, forse molto di più, per ottenere in cambio i muscoli che mi mancano e l’equilibrio di un ballerino. Sacrificherei l’olfatto, l’udito, la capacità di percepire le superfici sulla pelle, e anche la voce, di quella posso fare tranquillamente a meno. Preferisco mille idioti danzanti a un genio in gabbia. Ma gli argomenti dell’inferno sono altri, e la materia che li fa vivere e proliferare è di una pasta immobile,immutabile,pesante e rigida come cemento. Io sono fatto di questa materia, plasmato dai capelli alle unghie dei piedi, non c’è chimica che possa stravolgere l’ordine delle cose.<br />
<strong>18</strong><br />
<span id="more-15426"></span></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/argomentiinferno_copabig-1.jpg" alt="argomentiinferno_copabig-1" title="argomentiinferno_copabig-1" width="333" height="479" class="alignnone size-full wp-image-15438" /></p>
<p>Mia madre non avrebbe saputo fare di meglio,non è per colpa sua che sono così. Si è volatilizzata in un attimo,mi ha impedito di trattenere anche solo un’ombra del suo odore, ha fatto tutto in fretta, di corsa, mi ha lasciato uscire all’aria aperta e un istante dopo non c’era più. Se fosse rimasta con me avrei odiato anche lei. L’avrei guardata a lungo,giorno dopo giorno,avrei cercato di individuare le sue imperfezioni, i suoi tarli,avrei imparato presto a coltivare un’invidia smodata per la sua bellezza, per la sconfinata disarmante beatitudine del suo corpo di femmina. E infine l’avrei amata di un amore terribile e buio, l’unico che io abbia mai conosciuto.<br />
Quando non trovo di meglio per procurargli una qualche dose di dolore, gli chiedo di lei. Non la prendo alla larga, non ci giro attorno, vado dritto al punto, subito a segno, già solo questo dovrebbe insospettirlo: se davvero mi interessasse l’argomento farei con più calma, userei tatto, delicatezza. Lui ci casca di continuo in trappole come questa, si lascia sopraffare con semplicioneria, con rassegnato dolore; prova a combattere, a fingere di essere lui il più forte,l’irremovibile,ma sono tentativi pietosi, è un debole,per certe cose il coraggio è davvero l’unica soluzione, e il coraggio non si inventa, non si improvvisa, mai.<br />
«Hai preso la medicina?» prova a cambiare discorso. Mi fa ridere, è stupido, una stupidità dolce e ingenua che consente ogni genere di sopruso.<br />
«Ma possibile che non si trovi più, che non ci sia un modo per scovarla da qualche parte?»<br />
«Di chi stai parlando?<br />
«Lo sai.»<br />
«No che non lo so.»<br />
«Sto parlando di mia madre.»<br />
<strong>19</strong></p>
<p>#</p>
<p>Ho tentato di figurarmi un’immagine del mio nemico. Ha un’aria stranita e livida, un aspetto stanco che si serve di occhi dolci e arrendevoli, quasi senza vita, a metà strada fra lo sguardo di un animale umiliato e i movimenti di una marionetta sganciata dai fili. Il mio nemico è un essere incapace di scaltrezze e mosse studiate a tavolino,non sa che farsene della propria autorità,non conosce l’odio e sostituisce senza accorgersene la rabbia con uno sconforto degno del mendicante più povero e dimenticato. Il mio nemico è l’uomo più inutile del creato. Non provo compassione per lui, né l’invidia che ho sempre creduto meritassero gli avversari più ostili. Lui mi ama, mi adora, e riesce a regalarmi tutte le attenzioni del caso. Non lo perdonerò mai per questo, per tutto il conforto che sa spedire alle mie orecchie e alla mia voce. Se io esisto è solo perché qualcuno ha deciso al mio posto. È sempre così, non c’è nulla di strano,ma avrei preferito lo stesso essere consegnato al niente, piuttosto che a un corpo che anche il più ottuso tra i mostri rifiuterebbe senza esitare. Se io esisto è per colpa sua, una ragione sufficiente a confondermi e a impedirmi di essergli eternamente grato.<br />
<strong>91 </strong></p>
<p>La nostra casa è piccola, insignificante, vuota. L’ho già detto, ma a volte ripetere è utile,lo faccio di continuo, mi esercito a giocare con le stesse idee, con gli stessi parametri, sempre identici, uguali. La nostra casa è la mia prigione, né più né meno, una cella confortevole al punto giusto, ma pur sempre l’inferno in cui sono nato e cresciuto,il mio spazio vitale. Le pareti sono ossa, i soffitti le appendici di uno scheletro semplice e ben congegnato; le tubature che invisibilmente attraversano i muri sono vene silenziose e enormi, trasportano scarti – i miei, i suoi – a volte singhiozzano producendo rumori oscuri, poi tornano a imbalsamarsi, a sorprendersi ferme. Io sono l’organo interno di questa casa senza respiro. Sono il suo sangue, e i suoi polmoni, e sono la sua bocca che parla a piacimento per dire cose che nessuno può ascoltare. Io sono una parte essenziale di questo corpo senza vita, e sono corpo a mia volta ,e aspetto con impazienza il momento di andarmene via,di scappare. Fuggire, è questo che vuoi? E dove vai, dove te ne scappi, Franz? Davvero credi che in un altrove qualsiasi ci sarà un mondo in grado di accoglierti? Sto dormendo,sì,adesso dormo, respiro piano,provo a sognare abbandonando tutto, tutti, lui. Faccio sonni improbabili, e nei sonni sogno,e nel sogno volo,mi incammino,prendo il via alla ricerca di strade impossibili. Ecco, avanzo, sposto una gamba, l’altra, sono movimenti faticosi, ma riesco, sì, riesco: le dita dei piedi vivono, provano a disegnare scatti, giocano a immaginarsi simili a teste, occhi, si guardano attorno.<br />
<strong>92</strong></p>
<p>Mi giro sulla pancia, sento il freddo del pavimento comprimermi l’ombelico,apro gli occhi. Il tavolo, un frigo,le scatole di mio padre che spuntano da dietro il divano, ancora il tavolo, eccomi, ti sto raggiungendo, arrivo, aspetta un secondo. Nel mio sogno mi sto trasformando,rintraccio le forze ,consento ai muscoli di contrarsi,di spartirsi potenza. Mi aggrappo alle gambe del tavolo, mi tiro su, resto fermo qualche istante, sorrido, eh sì, sorrido. Muovo un primo passo, un altro, oscillo come un equilibrista lungo cavi sottili.  <em>Piedepiedino</em>,stammi vicino,fammi scappare da dentro il camino; <em>gambagambetta,</em> lasciami andare, da questa gabbietta fammi volare; a spasso nel buio, nel buio infinito, salto in silenzio,insetto impazzito; p<em>iedepiedino</em>, accompagna il bambino, un passo alla volta comincia il cammino.<br />
 <strong>93</strong></p>
<p>Giovedì 12 marzo ore 18<br />
<a href="http://www.archivi900.com/">Libreria Archivi del &#8217;900</a>,<br />
via Montevideo, 9<br />
Milano con Raul Montanari.</p>
<p> www.noreply.it</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/10/estratti-ade-zeno/">Estratti: Ade Zeno</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/09/e-arrivato-il-quadrimestrale-atti-impuri-n%c2%b01/' rel='bookmark' title='È arrivato il quadrimestrale &#8220;Atti impuri&#8221; n°1'>È arrivato il quadrimestrale &#8220;Atti impuri&#8221; n°1</a> <small>[in libreria a partire da maggio ma disponibile già da...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/23/ce-tutto-un-mondo-intorno/' rel='bookmark' title='C&#8217;è tutto un mondo intorno'>C&#8217;è tutto un mondo intorno</a> <small> Michele Monina, C&#8217;è tutto un mondo intorno, No Reply,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/06/08/ancora-no-reply-no-party/' rel='bookmark' title='Ancora &#8220;no reply no party&#8221;'>Ancora &#8220;no reply no party&#8221;</a> <small>Mercoledì 11 giugno, Ore 19.00 &#8211; 23.30, al Goganga, Via...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/13/%e2%80%9cvolto-dangelo-cuor-di-demonio%e2%80%9d-chet-baker/' rel='bookmark' title='“Volto d&#8217;angelo cuor di demonio!”- Chet Baker'>“Volto d&#8217;angelo cuor di demonio!”- Chet Baker</a> <small> Chet Baker: dopo vent&#8217;anni di stupefatto ascolto* di Ade...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/09/24/lectures-ade-zeno-legge-matteo-de-simone/' rel='bookmark' title='Lectures: Ade Zeno legge Matteo De Simone'>Lectures: Ade Zeno legge Matteo De Simone</a> <small> “&#8230; la scimmia uscì dalla capanna e saltò sulla...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/03/10/estratti-ade-zeno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>“Volto d&#8217;angelo cuor di demonio!”- Chet Baker</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/13/%e2%80%9cvolto-dangelo-cuor-di-demonio%e2%80%9d-chet-baker/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/13/%e2%80%9cvolto-dangelo-cuor-di-demonio%e2%80%9d-chet-baker/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 May 2008 13:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[ade zeno]]></category>
		<category><![CDATA[chet baker]]></category>
		<category><![CDATA[cool jazz]]></category>
		<category><![CDATA[eroina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/05/13/%e2%80%9cvolto-dangelo-cuor-di-demonio%e2%80%9d-chet-baker/</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p><strong>Chet Baker: dopo vent&#8217;anni di stupefatto ascolto* </strong><br />
di<br />
<strong>Ade Zeno</strong></p>
<p>La sera del 29 aprile 1988, davanti alle svariate centinaia di persone che gremivano la Grosser Sendersaal di Hannover, sarebbe stata scritta una delle più belle e trascinanti pagine del jazz (della poesia) mondiale, pagina lunga meno di due ore, ma ormai incontestabilmente eterna, tanta è la meraviglia che ancora oggi riesce a muovere in chi ha l&#8217;avventura di imbattersi, pure distrattamente, anche solo in un breve passaggio di quella storica registrazione.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/13/%e2%80%9cvolto-dangelo-cuor-di-demonio%e2%80%9d-chet-baker/">“Volto d&#8217;angelo cuor di demonio!”- Chet Baker</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/007P6bFgRCU&#038;hl=en"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/007P6bFgRCU&#038;hl=en" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<p><strong>Chet Baker: dopo vent&#8217;anni di stupefatto ascolto* </strong><br />
di<br />
<strong>Ade Zeno</strong></p>
<p>La sera del 29 aprile 1988, davanti alle svariate centinaia di persone che gremivano la Grosser Sendersaal di Hannover, sarebbe stata scritta una delle più belle e trascinanti pagine del jazz (della poesia) mondiale, pagina lunga meno di due ore, ma ormai incontestabilmente eterna, tanta è la meraviglia che ancora oggi riesce a muovere in chi ha l&#8217;avventura di imbattersi, pure distrattamente, anche solo in un breve passaggio di quella storica registrazione. <em>The last great concert,</em> fortunatamente immortalato e facilmente reperibile, è un monumento alla perfezione emozionale, un trionfo di leggerezza esplosiva. Soprattutto è il testamento in sibemolle dell&#8217;immenso, straordinario poeta che riuscì a essere, forse suo malgrado, Chet Baker. Lo stesso artista che appena due settimane dopo, il 13 maggio, volò giù da una finestra del Prins Hendrik, un albergo economico situato a due passi dalla stazione centrale di Amsterdam, schiantandosi per sempre su un marciapiede deserto.<br />
<span id="more-5895"></span></p>
<p> A vent&#8217;anni da quel drammatico epilogo ci piace l&#8217;idea di offrire un tributo alla sua memoria puntando lo sguardo – l&#8217;orecchio – non sull&#8217;anniversario della morte, ma appunto su quello del grande concerto tedesco che più di qualsiasi altra rievocazione ha ora la forza di restituirci la potenza lirica di Chet in tutto il suo splendore. Uno splendore intaccato dagli eccessi, dalla disperazione romantica di un essere debole e farabutto, soprattutto dalla droga, l&#8217;imprescindibile eroina che affiancò con demoniaca onnipresenza ogni suo gesto, ogni sua parola, trasformando lentamente un corpo agile e leggero nell&#8217;involucro consumato e senza denti che adesso ci guarda con aria assente dall&#8217;altra estremità di uno scatto in bianco e nero. Lo stesso corpo disfatto che, travestito da cowboy – giubbotto di pelle con le frange e stivali a punta –  salì barcollante sul palco in mezzo all&#8217;orchestra sinfonica della Nord Deutscher Rundfunk, un oceano di musicisti, gli archi da una parte, la big band dall&#8217;altra, e lui al centro, solitario e sperduto come un piccolo dio. </p>
<p>Evento preceduto da cinque giorni di prove, a cui tuttavia Chet non partecipò, come al solito restio a rispettare scadenze e appuntamenti, come sempre rapito e distratto da altro, dalla sua vita compulsiva e sconclusionata, incapace di contemplare altre regole all&#8217;infuori delle proprie. Rassegnati all&#8217;idea di un pietoso fallimento – né, del resto, sarebbe stata la prima volta che Baker si prodigava in imbarazzanti performance da tossico incapace di governare lo strumento – gli organizzatori decisero in extremis di registrare la sezione d&#8217;accompagnamento nella speranza di fargliela ascoltare – e memorizzare – quanto prima. A due ore dall&#8217;inizio non erano in pochi a prevedere disastri, tanto più che, a quanto pareva, lo stato fisico del trombettista versava in pessime condizioni: le gengive infiammate, i denti inferiori doloranti, e l&#8217;umore a terra per mille ulteriori motivi. Ora, per comprendere cosa iniziò a succedere centoventi minuti dopo, dobbiamo solo inserire il cd in questione, schiacciare il tasto play, e fermarci ad ascoltare.</p>
<p> L&#8217;attacco è affidato a un classico di tutti i tempi, quell&#8217;All Blues che alla fine degli anni Cinquanta segnò per sempre i destini del jazz in un&#8217;incisione pilastro, Kind Of Blue, firmata Miles Davis; quarantaquattro secondi di intro ammininistrati da piano, basso e batteria, l&#8217;applauso del pubblico scoppia al decimo, ci fa capire che Chet è entrato in scena soltanto adesso, composto battimani di benvenuto, poi di nuovo spazio alla ritmica, un tappeto lieve, misurato, in attesa di svelare il resto. Le prime note di tromba arrivano in leggero ritardo rispetto alle regole della battuta, una pausa di troppo che sembra lunghissima e per mezzo istante proviamo a immaginare che sì, sta per andare tutto a rotoli. Timore infondato, senza ragion d&#8217;essere, il fiato di Baker si è solo preso il suo tempo, e a partire dal primo do diesis non smetterà più di modulare meraviglie. Imposta il tema, lo fa suo cambiando qualche accento, insegue concentrato l&#8217;accompagnamento che nel frattempo si è gonfiato, moltiplicato con l&#8217;aggiunta della sezione di fiati in sordina. E quando, concluso il tema,  i primi cenni d&#8217;improvvisazione iniziano a farsi strada con la rotonda dolcezza del tutto simile alla voce di un flicorno, veniamo definitivamente conquistati dalla certezza di una rivelazione progressiva.</p>
<p> Il resto è un susseguirsi di poesia e adrenalina, che prende il via dai nove minuti di My Funny Valentine in cui la voce flebile e rotta di Chet si alterna con un lunghissimo e malinconico assolo mescolato alle fantasie degli archi, per poi toccare il cielo con i ritmi incalzanti di classici della fibrillazione come Well You Needn&#8217;t, Look For The Silver Lining, Conception, e la mirabolante <strong>Sippin&#8217; At Bells</strong> che si guadagna uno scroscio di applausi senza fine. Un&#8217;ora e mezza di stupore assoluto, finita la quale è quasi impossibile non provare l&#8217;impulso di tornare indietro e riascoltare tutto daccapo, o almeno frammenti di quel tutto, i passaggi più profondi, le tante, tantissime sequenze da imparare a memoria e da imprimere per sempre nel nostro bagaglio genetico. Al termine di quella sera Chet sapeva bene di aver dato il meglio di sé, così come era perfettamente consapevole di aver consumato ogni molecola spartendo la propria arte con il caos dell&#8217;autodistruzione. Le cronache raccontano che pochi minuti dopo essere sceso dal palco salì al volante della sua Alfa devastata per raggiungere il più in fretta possibile i compagni di sventura con cui condividere dosi da iniettare nelle vene. Aspetti che fanno parte integrante dell&#8217;agiografia di un mito, e con i quali, purtroppo, non è possibile evitare di fare i conti. Per fortuna è la musica a farla da padrona, e con lei la genialità di chi ha saputo e voluto interpretarla attraverso gesti unici. E proprio a lei, alla sua astrale bellezza, dedichiamo oggi un timido saluto, dopo vent&#8217;anni di silenzio, e di devoto, stupefatto ascolto.  </p>
<p>*Articolo pubblicato su <strong>Liberazione</strong> di oggi e girato dall&#8217;autore a Nazione Indiana</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/13/%e2%80%9cvolto-dangelo-cuor-di-demonio%e2%80%9d-chet-baker/">“Volto d&#8217;angelo cuor di demonio!”- Chet Baker</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/10/estratti-ade-zeno/' rel='bookmark' title='Estratti: Ade Zeno'>Estratti: Ade Zeno</a> <small>Ade Zeno. Argomenti per l&#8217;inferno,2009, No Reply (collana Velvet) Ho...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/29/un-dio-idiota/' rel='bookmark' title='Un dio idiota'>Un dio idiota</a> <small>  (In occasione dell&#8217;uscita di &#8220;Iggy Pop &#8211; Lust for...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/09/dal-buco-al-blog-nella-societa-dei-sospiri-virtuali/' rel='bookmark' title='Dal buco al blog nella società dei sospiri virtuali'>Dal buco al blog nella società dei sospiri virtuali</a> <small>  di Franz Krauspenhaar  Chi è Arvo, il protagonista del...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/09/24/lectures-ade-zeno-legge-matteo-de-simone/' rel='bookmark' title='Lectures: Ade Zeno legge Matteo De Simone'>Lectures: Ade Zeno legge Matteo De Simone</a> <small> “&#8230; la scimmia uscì dalla capanna e saltò sulla...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/13/%e2%80%9cvolto-dangelo-cuor-di-demonio%e2%80%9d-chet-baker/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lectures: Ade Zeno legge Matteo De Simone</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/24/lectures-ade-zeno-legge-matteo-de-simone/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/24/lectures-ade-zeno-legge-matteo-de-simone/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 10:59:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[ade zeno]]></category>
		<category><![CDATA[matteo de simone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/09/24/lectures-ade-zeno-legge-matteo-de-simone/</guid>
		<description><![CDATA[<p><a title="caracteristiques-guitare.png" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/09/caracteristiques-guitare.png"></a></p>
<p>“&#8230; la scimmia uscì dalla capanna e saltò sulla testa dell&#8217;elefante. Ci appoggiò l&#8217;orecchio, la colpì con un sasso, la strofinò con le zampe. Quindi disse: «Elefante, mi dispiace, uno scoiattolo folle è entrato nella tua testa. Ora cercheremo di mandarlo via».&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/09/24/lectures-ade-zeno-legge-matteo-de-simone/">Lectures: Ade Zeno legge Matteo De Simone</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="caracteristiques-guitare.png" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/09/caracteristiques-guitare.png"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/09/caracteristiques-guitare.png" alt="caracteristiques-guitare.png" /></a></p>
<p>“&#8230; la scimmia uscì dalla capanna e saltò sulla testa dell&#8217;elefante. Ci appoggiò l&#8217;orecchio, la colpì con un sasso, la strofinò con le zampe. Quindi disse: «Elefante, mi dispiace, uno scoiattolo folle è entrato nella tua testa. Ora cercheremo di mandarlo via». Un essere alieno e disturbante che si insinua nelle zone più nascoste e irraggiungibili dell&#8217;anima, entra dentro, tocca il fondo, trova un luogo fertile per iniziare le operazioni di sbranaggio infido. Si cela dietro la maschera edulcorata di una favola per bambini il mostro deciso a intaccare gli abissi inquieti della donna che attraverso la voce precisa di Matteo De Simone ci racconta la sua storia: una favola che parte da lontano, dai giardini sognanti e insicuri dell&#8217;infanzia, per raggiungere con lo stesso sguardo bambino – solo più lacerato, più sofferente – i drammi di un&#8217;età adulta che malgrado il passare degli anni non è riuscita ancora a sconfiggere i suoi spettri privati, piccoli sconfinati terrori covati in silenzio, pronti a scaraventarsi fuori da un momento all&#8217;altro, votati alla distruzione completa della vittima.<br />
<span id="more-4482"></span><br />
Helen è giovane, forse bella, ha un marito sposato troppo presto e due figlie da crescere e da amare. Il suo passato è fatto di cose normali, germogliato in un microcosmo familiare piccolo borghese pronto a svilupparsi in una sequenza di avvenimenti non straordinari, addirittura sbiaditi, neutri, amministrati dalle tiepide prodezze della noia. Ma il mostro c&#8217;è, continua a pulsare da sotto, si vede appena perché è subdolo e scaltro, eppure di tanto in tanto salta fuori assumendo le forme più disparate – una crisi di pianto, una pulsione maniacale, il desiderio improvviso di mandare all&#8217;aria tutto e tutti, scappare via, andarsene, non tornare più – per poi sedarsi all&#8217;improvviso lasciando il posto a un vuoto assoluto, scuro, pesante come piombo, forte come un farmaco velenoso e ipnotico.</p>
<p>E&#8217; il corpo semi-putrefatto di un drago insoddisfatto, l&#8217;occhio allucinato di uno sguardo che vorrebbe andare oltre senza riuscire a farlo, lo scheletro stanco il cui fiato è ormai ridotto a un balbettio incerto, soffocato. Il respiro di Helen trema, incespica, non sa da che parte andare, soprattutto è incapace di scegliere, la sua volontà è nulla, il mondo intero – forse gestito da un complotto bene organizzato – decide in sua vece; un mondo che è fatto di piccoli doveri quotidiani che non ammettono derive, sbandatine, fughe, il mondo della famiglia, dei cordoni ombelicali impossibili da recidere, insomma il mondo più difficile e ostile del mondo. A sconvolgere, a mettere in discussione ogni dettaglio di questo universo stabile ci pensa il caso, appuntamento assurdo con il destino, o meglio la forza delle cose che distribuisce scudisciate e carezze all&#8217;universo in ordine sparso: un incidente rocambolesco e feroce – che l&#8217;autore gestisce narrativamente con grande potenza immaginando una indimenticabile rapina in autogrill – rende finalmente la donna protagonista di se stessa.</p>
<p>Risucchiata da un momento all&#8217;altro in un lutto tanto violento quanto surreale, Helen può paradossalmente partire da qui per capire fino in fondo la natura del mostro e per guardarlo finalmente in faccia una volta per tutte. Matteo De Simone esordisce così, con un libro intimo, scuro e profondo, costruendo una storia che non è narrazione pura, intrattenimento fine a se stesso, ma pretesto per scavare a fondo dentro drammi ossessivi che si trasformano in sguardo straniato. E lo fa con prudente attenzione, ben sapendo che passare in rassegna le impalpabilità della paranoia è esperimento arduo, rischioso (soprattutto per un esordiente), e che orchestrare quasi duecento pagine di introspezione può portare a ottuse farraginosità anche per il lettore più allenato. Esperimento che tuttavia riesce a superare con classe, anche concedendosi momenti di divertentissima – etimologicamente parlando – azione, proprio come nella sanguinosa sequenza a mano armata di cui sopra, che vive quasi di vita propria sprigionando tensione allo stato puro.</p>
<p>Classe 1981, torinese, frontman dell&#8217;energica e attivissima rock-band Nadar Solo, De Simone ha già nel suo curriculum diverse apparizioni in antologie collettive (ultima, la fortunata I persecutori di Transeuropa), e con le mille copie in edizione numerata di Tasca di pietra si prepara a entrare di diritto tra i più interessanti esordi narrativi di ultima generazione. Menzione d&#8217;onore a Zandegù, piccolo, quasi neonato e intraprendente editore, che con questo titolo inaugura una nuova collana battezzata Fuori classe, forte di una veste grafica molto curata, sulla cui lungimiranza proveremmo a riporre la speranza di imbatterci in promesse degne di essere mantenute e, ovviamente, attese.</p>
<p>Ade Zeno per, <strong>Matteo De Simone, Tasca di pietra</strong>, pp.178<br />
€ 13, Zandegù, Torino, 2007<br />
recensione pubblicata su Liberazione il 23/9/2007</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/09/24/lectures-ade-zeno-legge-matteo-de-simone/">Lectures: Ade Zeno legge Matteo De Simone</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/01/12/un-libro-vi-trasportera-carlo-grande/' rel='bookmark' title='Un libro vi trasporterà: Carlo Grande'>Un libro vi trasporterà: Carlo Grande</a> <small> Nuova puntata per gli amici di Torno Giovedì dedicata...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/10/estratti-ade-zeno/' rel='bookmark' title='Estratti: Ade Zeno'>Estratti: Ade Zeno</a> <small>Ade Zeno. Argomenti per l&#8217;inferno,2009, No Reply (collana Velvet) Ho...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/02/18/il-resto-in-cantanti/' rel='bookmark' title='Il resto in cantanti'>Il resto in cantanti</a> <small>di Matteo De Simone Quando si racconta una storia, e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/13/%e2%80%9cvolto-dangelo-cuor-di-demonio%e2%80%9d-chet-baker/' rel='bookmark' title='“Volto d&#8217;angelo cuor di demonio!”- Chet Baker'>“Volto d&#8217;angelo cuor di demonio!”- Chet Baker</a> <small> Chet Baker: dopo vent&#8217;anni di stupefatto ascolto* di Ade...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/24/lectures-ade-zeno-legge-matteo-de-simone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>21</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 0.630 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-12 18:03:02 -->
<!-- Compression = gzip -->
