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	<title>Nazione Indiana &#187; Adolf Hoffmeister</title>
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		<title>&#8220;Gli alberi crescono, nuvole corrono, gli anni in fretta passano.&#8221; da Brundibár di Hans Krása</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2008 19:15:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio sparzani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>di Orsola Puecher</strong></p>
<p align="center"><em>“Abbiamo lasciato il campo cantando”</em></p>
<p align="justify">Così scrive <strong>Etty Hillesum</strong>, “il cuore pulsante della baracca”, nella cartolina che lancia sui binari dal vagone piombato che da Westerbork la porta ad Auschwitz. Con quella sua speciale capacità, propria dei bambini e degli artisti, di trasformare dentro e fuori di sé il male in bene, la tenebra in luce.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/01/30/brundibar-di-hans-krasa/">&#8220;Gli alberi crescono, nuvole corrono, gli anni in fretta passano.&#8221; da Brundibár di Hans Krása</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Orsola Puecher</strong></p>
<p align="center"><em>“Abbiamo lasciato il campo cantando”</em></p>
<p align="justify">Così scrive <strong>Etty Hillesum</strong>, “il cuore pulsante della baracca”, nella cartolina che lancia sui binari dal vagone piombato che da Westerbork la porta ad Auschwitz. Con quella sua speciale capacità, propria dei bambini e degli artisti, di trasformare dentro e fuori di sé il male in bene, la tenebra in luce.</p>
<p align="center"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/01/locandina.png" alt="locandina.png" /></p>
<p align="center"><em>Immagine della locandina originale con il bozzetto della scenografia di </em><em>Frantisek Zelenka.</em></p>
<p align="justify">Questa è la storia triste e luminosa della piccola partitura manoscritta di un opera per voci bianche, infilata di fretta dal musicista ebreo <strong>Rudolf</strong><strong> </strong><strong>Freudenfield</strong> fra le poche cose necessarie, cibo, qualche vestito, nella valigia preparata per un viaggio incerto, che non s&#8217;immagina senza ritorno, ed arrivata fino a noi per testimoniare e ricordare con la forza della musica e della poesia i bambini, più di un milione, e gli artisti che persero la vita ed ogni traccia dei loro stessi corpi fisici nella tragedia dell&#8217;Olocausto. Parole di speranza, vita e futuro, che risuonano alte di fronte al vuoto orrore che sarà il loro destino.<em> </em></p>
<p align="justify">Atto Primo, Scena VI, da <strong>Brundibár, </strong>Opera in Due Atti, Musica di<em><strong> Hans </strong></em><strong>Kr</strong><strong>ása, </strong>Libretto di <strong><em>Adolf Hoffmeister</em></strong></p>
<p><strong>ANNIKA, PEP</strong><strong>ÍÇ</strong><strong>EK E</strong><strong> </strong><strong>TUTTI I BAMBINI<br />
</strong><em><script type="text/javascript" src="http://mediaplayer.yahoo.com/js"></script><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/01/lamammafadormir.mp3" title="lamammafadormir.mp3"><strong>La mamma fa dormir il caro suo tesor</strong></a></em><em>,<br />
la culla dondola pensando al suo amor.<br />
</em><em><span id="more-5242"></span>Poi verrà il giorno<br />
quando il bell&#8217;uccellin<br />
se n&#8217;andrà, volerà,<br />
lascerà il suo nido.<br />
Gli alberi crescono,<br />
nuvole corrono,<br />
gli anni in fretta passano.<br />
Mammina, guardaci, siamo cresciuti ormai.<br />
Pensa, rammenta i vecchi tempi se vorrai.<br />
Il bagnetto facevam,<br />
nel mastello eravam:<br />
un bambin sì piccin e la sua sorella.<br />
Gli alberi crescono,<br />
nuvole corrono,<br />
gli anni in fretta passano.<br />
La mamma avanti va,<br />
vuota la culla sta,<br />
pensa al futuro quando nonna poi sarà. </em></p>
<p align="justify">Nel giugno del 1941 il direttore dell&#8217;orfanatrofio ebraico di Praga <strong>Otto Freudenfeld</strong> festeggia il suo cinquantesimo compleanno invitando alcuni amici, il direttore d&#8217;orchestra <strong>Rafael Sch</strong><strong>ä</strong><strong>chter</strong>, il compositore <strong>Hans Kr</strong><strong>ása</strong>, il pianista <strong>Gideon Klein</strong>, il poeta <strong>Erik Saudek</strong>, e lo scenografo del Teatro Nazionale <strong>Frantisek Zelenka</strong>. Si parla molto di <strong>Brundibár</strong>, l&#8217;opera per bambini appena scritta da <strong>Kr</strong><strong>ása</strong>, che il giovane e promettente compositore ceco aveva presentato senza molte speranze ad un concorso del Ministero dell&#8217;Educazione: con l&#8217;invasione nazista per gli artisti ebrei era finita quell&#8217;integrazione che da secoli ne aveva fatto gli elementi di punta della cultura cecoslovacca, per sua natura così intimamente legata a quella tedesca. Leggi razziali e deportazioni iniziano a decimarne le file. A <strong>Sch</strong><strong>ä</strong><strong>chter</strong>, quella sera, viene l&#8217;idea di farla rappresentare ai bambini dell&#8217;orfanatrofio, ma, deportato dopo poco tempo, egli non farà a tempo a vedere la realizzazione del progetto ad opera del figlio di <strong>Freudenfield</strong>, <strong>Rudolf</strong>. Nemmeno <strong>Kr</strong><strong>ása</strong> deportato nel campo di <strong>Terezin</strong> nell&#8217;agosto del &#8217;42, assisterà alla rappresentazione. Ad uno ad uno gli amici della festa di compleanno ed i bambini stessi dell&#8217;orfanatrofio vengono là deportati. Ma proprio grazie alla valigia di <strong>Rudi</strong> lo spartito raggiunge il suo autore a Terezin. La città fortezza di <strong>Theresienstadt</strong>, ad un sessantina di chilometri a nord di Praga, evacuati gli abitanti venne trasformata dal Reich, a partire dall&#8217;autunno del 1941, in un campo di raccolta e di transito per gli ebrei di numerosi paesi destinati, a loro insaputa al progetto di sterminio di massa.</p>
<p align="center"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/01/arrivo-a-tarezin_helga-weissova.jpg" alt="arrivo-a-tarezin_helga-weissova.jpg" /></p>
<p align="center"><em>Disegno della bambina Helga Weissova che raffigura l&#8217;arrivo al campo.</em></p>
<p align="justify">Nonostante le condizioni di vita inumane e precarie i deportati svilupparono una vivissima attività culturale e musicale, in una disperata volontà di vita e di speranza. Periodicamente, tacendo i trasporti verso Auschwitz che partivano ad intervalli implacabili, il campo &#8220;modello&#8221;, fatto passare per una specie di casa di riposo per anziani e bambini, veniva tirato a lucido per le visite della Croce Rossa Internazionale. E in occasione di una di queste visite il 23 settembre 1943 si eseguì proprio <strong>Brundib</strong><strong>á</strong><strong>r.</strong></p>
<p align="center"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/01/brundibar-finale.jpg" alt="brundibar-finale.jpg" /></p>
<p align="center"><em>Immagine di quella rappresentazione tratta dal film &#8220;Il F</em><em>ü</em><em>hrer dona una città agli ebrei&#8221; </em></p>
<p align="justify">I nazisti permettevano una sorta di autogestione delle attività culturali per nascondere il vero scopo della detenzione. Là fu girato per volere di Goebbels il famoso film di propaganda &#8220;<strong>Il F</strong><strong>ü</strong><strong>hrer dona una città agli ebrei</strong>&#8220;, dove, fra laboratori di scultura e ceramica, fucine ardenti, partite di calcio, orti ben coltivati e concerti da camera, seguiti dai deportati seduti a tavolini con vasi di fiori, appaiono anche alcuni fotogrammi dell&#8217;opera di <strong>Kr</strong><strong>ása,</strong> che venne rappresentata per 55 volte con un continuo forzato ricambio di protagonisti: delle 140.000 persone che passarono per <strong>Terezin</strong> 33.000 morirono in loco di fame, malattie e torture, fra le 87.000 deportate ai campi di sterminio solo il cinque per cento sopravvisse e dei 15.000 bambini soltanto 93 tornarono alle loro case.</p>
<p>&nbsp;<br />
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&nbsp;</p>
<p align="justify"><strong>Paul Aron Sandfort, Danimarca</strong></p>
<p align="justify"><strong><em>Luce nell&#8217;oscurità.</em></strong><em> </em></p>
<p align="justify"><em>Quando avevo 13 anni, presi parte ad uno spettacolo con circa altri quaranta bambini della mia età. Bambini cechi e tedeschi. Di quei bambini tutti un giorno se ne sarebbero andati da Terezin&#8230; io fui l&#8217;unico sopravvissuto. Più tardi venni a sapere che i Nazisti risparmiavamo gli ebrei danesi. Noi eravamo il loro alibi per controbattere le dicerie sullo sterminio degli ebrei. Per mostrare come era piacevole la vita degli Ebrei a Terezin, si tenevano concerti ed opere come Brundibár. Si era già rappresentata quest&#8217;opera per bambini un buon numero di volte, quando arrivai io nell&#8217;ottobre del 1943. I miei compagni ne parlavano continuamente e ne cantavano le canzoni, soprattutto &#8220;La canzone della vittoria&#8221;, Siegeslied, del finale. Nel nostro piccolo mondo ammiravamo i bambini e le bambine che avevano il ruolo di protagonisti. Nonostante i miei dieci anni, io suonavo la tromba a Copenaghen nell&#8217;orchestra per bambini del parco di divertimento di Tivoli e divenni dunque trombettista nell&#8217;orchestra di Theresienstad e suonai anche durante le rappresentazioni di Brundibár. Mi ricordo ancora molto bene dell&#8217;assolo di tromba del Walzer che danzavano i miei amici in scena. Io non conoscevo il ceco, ma grazie a Brundibár, imparai qualche parola come latte, pane, burro, zucchero, gelato, biscotti, uova, bretzel. Si trattava di tutte quelle cose che noi non avevano più mangiato da un&#8217;eternità. Ogni giorno ricevevamo soltanto un tozzo, di pane secco e quando cantavamo le canzoni sui dolciumi e le rappresentavamo, potevamo dimenticare la nostra situazione per un breve istante. Noi trovammo eccitante che il film, conosciuto oggi con il titolo di &#8220;Il Führer dona una città agli ebrei&#8221; fosse utilizzato per la propaganda tedesca. Noi i bambini, dovevamo rappresentare la nostra opera per il film. Mi ricordo in che modo il regista ebreo Kurt Gerron ci dirigeva a bacchetta e come l&#8217;Obersturmbannführer Rahm ci stava addosso durante le riprese con il frustino in mano. La maggior parte dei bambini fu deportata nell&#8217;ottobre 1944 ad Auschwitz e solo una minoranza degli attori principali restò a Terezin. Della grande orchestra rimase egualmente un piccolo numero di musicisti. Non abbiamo mai smesso di rappresentare Brundibár fino a che la Croce Rossa danese ci liberò nell&#8217;aprile del 1945. Mezzo secolo può scorrere via, i dettagli dei nostri ricordi possono sbriciolarsi, ma i sentimenti di quell&#8217;epoca restano vivi come se fosse ieri. D&#8217;altra parte Brundibár fu per noi un sogno più vivo della sofferenza quotidiana, un barlume nell&#8217;oscurità della prigionia, un barlume di speranza che ci permetteva di sperare nella libertà malgrado i reticolati. Oggi che assistiamo al risorgere di gruppi di estrema destra, l&#8217;opera Brundibár rappresenta una vera speranza per l&#8217;avvenire dei nostri bambini. </em></p>
<p align="justify">[ Testimonianza tratta dal CD ROM "Brundibar Kit" della JEUNESSES MUSICALE INTERNATIONALES ]</p>
<p align="justify">Solo l&#8217;ottusità dell&#8217;Obersturmbannführer non riusciva, per fortuna, a vedere nella trama di<strong> Brundib</strong><strong>á</strong><strong>r</strong> la sua forza eversiva che, fra le pieghe della favola, nascondeva un canto di rivolta e di ribellione ben chiaro, invece, a tutti i deportati. Tutti non possono che riconoscersi nei due fratellini <strong>Annika</strong> e <strong>Pepíçek</strong>, che hanno bisogno di comprare del latte per la mamma malata, ma non hanno i soldi. Davanti a loro sfilano il lattaio, il fornaio con tutte le loro merci, che nel campo appaiono come un vero e prorpio miraggio. Un poliziotto ricorda loro che il denaro si guadagna solo con il lavoro. Come ironicamente sta scritto sopra la porta d&#8217;ingresso del campo:</p>
<p align="center"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/01/theresienstadt_arbeit_macht_frei1.jpg" /></p>
<p align="center"><strong>&#8220;Il lavoro rende liberi&#8221;</strong><strong> </strong></p>
<p align="justify">Ma ecco che sulla piazza arriva il suonatore d&#8217;organetto <strong>Brundib</strong><strong>á</strong><strong>r</strong> che in cambio della sua musica riceve molti soldi da tutti. I bambini cercano di cantare una canzone, ma nessuno li ascolta. Anzi vengono cacciati dal &#8220;dittatore&#8221; <strong>Brundib</strong><strong>á</strong><strong>r</strong> in malo modo. Solo la sua musica tocca suonare, per non essere &#8220;suonati&#8221; dal suo bastone.</p>
<p align="justify"><strong>BRUNDIBÁR</strong></p>
<p align="justify"><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/01/infernalimarionette.mp3"><strong>Infernali marionette</strong></a>,<br />
ora prendo il mio bastone<br />
e con quello mostrerò<br />
che io comando e son padrone.<br />
Tutti zitti, state buoni,<br />
l&#8217;organetto fa bei suoni,<br />
tutti attenti c&#8217;è da star<br />
perché suona Brundibár!<br />
Su, cantiamo tutti quanti,<br />
questo ritmo è da seguire,<br />
ma chi vuol disubbidire<br />
certamente è da punire!<br />
Tutti attenti c&#8217;è da star, qua,<br />
perché suona Brundibár.</em></p>
<p>Atto Primo, Scena VIII
</p>
<p align="justify">Ma proprio quando sta per scendere la sera e i bambini non sanno cosa fare, arrivano magicamente un uccellino, un gatto e un cane parlanti che promettono di aiutarli: il giorno dopo raduneranno tutti i bambini del villaggio che canteranno insieme a loro. E&#8217; notte e gli animali addormentano i due fratellini con una dolcissima ninna nanna.</p>
<p><strong>UCCELLINO, CANE E GATTO</strong></p>
<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/01/lalunamuoregia.mp3"><strong>La luna muore già</strong></a>,<br />
la stella li vedrà<br />
che dormon nel tepor<br />
del lieve sogno d&#8217;or.<br />
Pepíçek dormi ben, sogni d&#8217;or.<br />
Annika sogni d&#8217;or, dormi ben.<br />
E l&#8217;alba ora viene: noi vi soccorrerem.<br />
Buonanotte, allor, siam con voi ognor.</em></p>
<p>Atto Primo, Scena VIII</p>
<p align="justify">Il primo atto finisce in un clima disteso e sognante, seguito dalla <strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/01/serenata.mp3"><strong>Serenata</strong></a></strong> un intermezzo strumentale che <strong>Krása</strong> scrive appositamente a Terezin e che risuona in tutta la sua lirica e malinconica dolcezza, quasi a rasserenare l&#8217;inquietudine del buio così fondo e minaccioso delle notti del campo. Al mattino tutti i bambini radunati dagli animali corrrono ad aiutare <strong>Annika </strong>e <strong>Pepíçek</strong>. L&#8217;unione, anche in questa pacifica guerra dei bambini, fa la forza. Finalmente gli adulti li ascolteranno cantare &#8220;<em>La mamma fa dormir il caro suo tesor</em>&#8220;, e riempiranno il cappello di monete. Ma ecco che il malvagio suonatore ambulante tenta di rubare il loro denaro. I bambini e gli animali si lanceranno al suo inseguimento, finalmente lo cacceranno e festeggeranno il loro trionfo con un canto finale di vittoria.</p>
<p align="justify"><em><strong>TUTTI</strong><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/01/laguerraevintaormai.mp3"><strong>La guerra è vinta ormai</strong></a>,<br />
sconfitto è Brundibár,<br />
rullate il tamburin,<br />
dobbiam festeggiar.<br />
Audaci e fieri siam,<br />
Brundibár battuto il regno è distrutto.<br />
Marciamo con fervor per la vittoria<br />
cantando tutti in cor.</em></p>
<p align="justify"><em><strong>PEPÍÇEK</strong><br />
Miei cari bimbi, sù,<br />
alzatevi, perché<br />
si è fatto tardi e termina l&#8217;opera.</em></p>
<p align="justify"><em><strong>ANNIKA</strong><br />
Arrivederci, sì. Ma prima di andar via<br />
cantiamo insieme ancor<br />
con grande allegria.</em></p>
<p align="justify"><em><strong>TUTTI</strong><br />
La guerra è vinta ormai<br />
sconfitto è Brundibár,<br />
rullate il tamburin,<br />
dobbiam festeggiar.<br />
Audaci e fieri siam,<br />
Brundibár battuto, il regno è distrutto.<br />
Marciamo con fervor per la vittoria<br />
cantando tutti in cor.<br />
L&#8217;amicizia allor resta in ogni cuor,<br />
chi ama l&#8217;equità con noi giocherà,<br />
insieme a noi sarà.</em></p>
<p align="justify">Si spegne così l&#8217;eco dell&#8217;ultimo accordo, tace la melodia di <strong>Krása,</strong> che tanto abilmente mescola temi popolari e musica del &#8217;900, ora in tenero abbandono lirico, ora nello squillare chiaro degli ottoni incalzato dal rullare ritmico delle percussioni.<br />
Alberi ed alberi sono cresciuti, da allora, cumuli e cirri e cirrocumuli di nuvole sono passati attraverso lo stesso cielo, gli anni sono trascorsi con la fretta della storia e non si sa se <em>il regno è distrutto</em> e tiranni ce ne sono sempre, ma noi, <em>chi ama l&#8217;equità,</em> siamo ancora qui, con loro, con i bambini di Terezin.</p>
<p>[Estratti musicali dell'opera dal CD CMCD 0161997<br />
Sorriso Edizioni Musicali<br />
<strong>Hans Krása</strong><br />
<strong>BRUNDIBÁR</strong><br />
Childrens' Opera in Two Acts<br />
Terezin 1943<br />
Libretto by A. Hoffmeister<br />
Italian version by Clara and Daria Domenici<br />
BARBARA STROZZI ENSEMBLE<br />
MUSICA GIUDAICA<br />
Conducted by FRANCESCO LOTORO]
</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/01/30/brundibar-di-hans-krasa/">&#8220;Gli alberi crescono, nuvole corrono, gli anni in fretta passano.&#8221; da Brundibár di Hans Krása</a></p>
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