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	<title>Nazione Indiana &#187; Andrea Raos</title>
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		<title>III, 784 &#8211; 805</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 05:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Denique in aethere non arbor, non aequore in alto<br />
nubes esse queunt nec pisces vivere in arvis<br />
nec cruor in lignis neque saxis sucus inesse.<br />
certum ac dispositumst ubi quicquid crescat et insit.<br />
sic animi natura nequit sine corpore oriri<br />
sola neque a nervis et sanguine longius esse.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/16/iii-784-805/">III, 784 &#8211; 805</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Denique in aethere non arbor, non aequore in alto<br />
nubes esse queunt nec pisces vivere in arvis<br />
nec cruor in lignis neque saxis sucus inesse.<br />
certum ac dispositumst ubi quicquid crescat et insit.<br />
sic animi natura nequit sine corpore oriri<br />
sola neque a nervis et sanguine longius esse.<br />
[...]<br />
quod quoniam nostro quoque constat corpore certum<br />
dispositumque videtur ubi esse et crescere possit<br />
sorsum anima atque animus, tanto magis infitiandum<br />
totum posse extra corpus durare genique.<br />
quare, corpus ubi interiit, periisse necessest<br />
confiteare animam distractam in corpore toto.<br />
quippe etenim mortale aeterno iungere et una<br />
consentire putare et fungi mutua posse<br />
desiperest [...]<br />
<span id="more-41299"></span><br />
*</p>
<p>Né alberi in cielo né nel fondo del mare<br />
nubi né pesci nei campi<br />
né sangue nel legno né fluidi nei sassi:<br />
ogni cosa sa già dove crescere, stare.<br />
Senza corpo non può l&#8217;animo nascere<br />
solo. Non fuori dei nervi e del sangue.<br />
[…] quanto più certo e disposto<br />
dove devono crescere, stare<br />
animo e anima, tanto più da negare<br />
che fuori del corpo sussistano, generino.<br />
Per cui: quando il corpo scompare per forza<br />
scompare anche l&#8217;anima.<br />
Unire eterno a mortale,<br />
pensare che possano insieme sentire, patirsi l&#8217;un l&#8217;altro,<br />
è devianza.</p>
<p>*</p>
<p><small>tratto da AA.VV., <em>La fisica delle cose. Dieci riscritture da Lucrezio</em>, Roma, Giulio Perrone Editore, 2011, p. 115.</small></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/16/iii-784-805/">III, 784 &#8211; 805</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>C&#8217;è la crisi, ma abbonatevi a &#8220;Murene&#8221;!!!!!!</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/12/09/ce-la-crisi-ma-abbonatevi-a-murene/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/12/09/ce-la-crisi-ma-abbonatevi-a-murene/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 05:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/i_told_you-red1.jpg"></a> SPUTA SU HEGEL, SCRIVI SU MARX, ABBONATI A MURENE! OGGI CONVIENE!</p>
<p>PER <strong>2</strong> ABBONAMENTI SOLO <strong>30</strong> EURO. <strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/products-page/">ABBONATI</a> E REGALA UN ABBONAMENTO!</strong></p>
<p>Cari abbonati e abbonate di Murene, e cari lettori e lettrici indiani,</p>
<p>Vorremmo raccontarvi che cosa ha significato, sino a oggi, per noi di Nazione Indiana una scommessa che si chiama “Murene”.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/09/ce-la-crisi-ma-abbonatevi-a-murene/">C&#8217;è la crisi, ma abbonatevi a &#8220;Murene&#8221;!!!!!!</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/i_told_you-red1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-40992" title="i_told_you red" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/i_told_you-red1-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a> SPUTA SU HEGEL, SCRIVI SU MARX, ABBONATI A MURENE! OGGI CONVIENE!</p>
<p>PER <strong>2</strong> ABBONAMENTI SOLO <strong>30</strong> EURO. <strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/products-page/">ABBONATI</a> E REGALA UN ABBONAMENTO!</strong></p>
<p>Cari abbonati e abbonate di Murene, e cari lettori e lettrici indiani,</p>
<p>Vorremmo raccontarvi che cosa ha significato, sino a oggi, per noi di Nazione Indiana una scommessa che si chiama “Murene”. Noi siamo soprattutto una realtà elettronica, informatica, virtuale, ma abbiamo voluto vagabondare anche nei luoghi fisici, nei locali e nelle librerie, nei castelli e nei circoli ARCI, abbiamo voluto incontrare altri autori, altri lettori, degli amici, dei curiosi, altri appassionati. La letteratura non è stata mai per noi un porto franco, al riparo dal caos epocale che stiamo attraversando, con le sue miserie in grande stile, le sue ottusità di gran formato. Per cui andiamo e veniamo da e verso la letteratura, che vuol poi dire da e verso la realtà.<span id="more-40989"></span></p>
<p>E mentre stiamo preparando progetti di e-book, abbiamo voluto lanciare una collana di libri, in carta e colla. Lo abbiamo fatto perché amiamo il libro, amiamo questo incastro tra la realtà della letteratura e la realtà del libro, come oggetto d’uso quotidiano, ma anche feticcio ipnotico, piattaforma di lancio onirico, di tuffo esploratore.</p>
<p>Ma per noi i libri di “Murene” sono stati e saranno un po’ come gli “oggetti transazionali”, un modo concreto di passare dalla grandi (onnipotenti) aspettative al reale rapporto di fiducia con dei lettori-abbonati. Non perché noi si creda di poter inventarci una qualche “comunità” privilegiata, ma perché “Murene” è la prova di una passione condivisa e di una fiducia nata dal dialogo intorno a questa passione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Abbiamo quasi raggiunto la quota di 200 abbonamenti, grazie ai quali dovremmo rientrare nelle spese vive di stampa e spedizione. Il lavoro redazionale, grosso e serio che c’è stato, è parte di quel lavoro quotidiano che facciamo attraverso NI. Ed è questo sì un lavoro militante, pensato come nostro contributo a un mondo meno gretto e carogna, meno autodistruttivo e più cooperativo.</p>
<p>Questi 200 abbonati hanno davvero avuto fiducia in una sorta di intimo scambio: hanno, in qualche modo a scatola chiusa, accettato un prodotto librario semiartigianale, pensato e curato in tutti i suoi dettagli. (E abbiamo la fortuna di avere traduttori-viaggiatori-scrittori, come Andrea Raos, Stefano Zangrando, Massimo Rizzante, e grafici-artisti come Mattia Paganelli, e supervisori rigorosissimi come Domenico Pinto, ecc.).</p>
<p>Per noi si è trattato e si tratta di vincere questa scommessa: la letteratura esiste, quale che sia la condizione della grande, media o piccola editoria. Sappiamo che esiste perché le dedichiamo tempo, vita. Esiste come tutte le cose umane più importanti, senza confini netti e fondamenta certe. Noi sappiamo anche che la letteratura esiste, perché siamo sempre alla ricerca di scrittori che siano in grado di decifrare la realtà o di sfidarla, di irriderla. E questi scrittori, spesso, li incontriamo nei nostri vagabondaggi, direttamente o indirettamente, su uno scaffale di libreria o via mail, in un bar o ad una lettura. Noi sappiamo che la letteratura esiste, perché con voi e grazie a voi, riusciamo a farla apparire concretamente, nella forma-libro, e a farla circolare, nuovamente viva e contagiante.</p>
<p>Questa è quindi l’intimità propria di una collana come “Murene”. Essa ha bisogno di fiducia, della vostra fiducia di abbonati, ma anche e soprattutto vuole dare fiducia, sul fatto che si possa segnalare la potenza della letteratura anche dai luoghi più impervi e imprevisti. “Murene” è uno di questi luoghi, è una di queste azioni di guerriglia editoriale.</p>
<p>Per questo motivo vi invitiamo a farla esistere ancora, ad abbonarvi, a regalare l’abbonamento a qualche amico o amica, parente o serpente, vicino di casa rassicurante o psichedelico. Mostrateci che la scommessa era giusta, e che ha senso rilanciare.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/09/ce-la-crisi-ma-abbonatevi-a-murene/">C&#8217;è la crisi, ma abbonatevi a &#8220;Murene&#8221;!!!!!!</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Fare lobby</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/fare-lobby/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 08:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/labirinto-chartres.jpg"></a><em>Un labirintico sproloquio sulle classifiche del premio Dedalus</em> di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Partiamo dai dati bruti&#8230; a <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/12/classifiche-pordenonelegge-dedalus-ottobre-2011/">questa tornata del Dedalus </a>ho votato:<br />
1) Sartori nei romanzi,<br />
2) Raos nelle poesie,<br />
3) De Michele nei saggi,<br />
4) Mozzi-Binaghi nelle altre scritture.<br />
Sei punti ciascuno.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/fare-lobby/">Fare lobby</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/labirinto-chartres.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/labirinto-chartres.jpg" alt="" title="labirinto chartres" width="186" height="189" class="alignleft size-full wp-image-40738" /></a><em>Un labirintico sproloquio sulle classifiche del premio Dedalus</em> di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Partiamo dai dati bruti&#8230; a <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/12/classifiche-pordenonelegge-dedalus-ottobre-2011/">questa tornata del Dedalus </a>ho votato:<br />
1) Sartori nei romanzi,<br />
2) Raos nelle poesie,<br />
3) De Michele nei saggi,<br />
4) Mozzi-Binaghi nelle altre scritture.<br />
Sei punti ciascuno. Si riconoscono subito: tranne Sartori, votato anche da altri, i restanti autori campeggiano solitari col loro, in fondo, magro bottino di sei voti.<br />
Questi scrittori li conosco tutti, personalmente. Sono amici miei. Alcuni carissimi amici. Due di questi sono redattori di Nazione Indiana. Ci sono tutti i presupposti dietrologici per parlare di inciucio, mafietta, camarilla, etc. etc.<br />
Ci sto pensando da alcuni giorni.<br />
Sorvolo su De Michele (lo voto perché voglio tenermi buono il gruppo di Carmilla?), o sull’accoppiata Mozzi-Binaghi (sono nel profondo un ateo devoto?) e cerco di entrare nel cuore del discorso.<br />
Il romanzo di Giacomo, per dire, so per certo che non è stato apprezzato da uno degli organizzatori del premio (non stiamo qui ora a fare gossip, è il ragionamento che mi interessa), lo ha trovato, anzi, “orribile”. Io mi fido abbastanza della sua capacità critica. Ma resta il fatto che io Sartori l’ho votato. Perché era amico mio? Perché è un redattore di Nazione Indiana? <span id="more-40736"></span><br />
Potrei rispondere molto semplicemente: perché m’è piaciuto, e morta lì (ed infatti è esattamente così, m’è piaciuto: l’ho trovato grottesco, allucinato, un’immagine perfetta di un “tipo” d’italianità, tutta chiacchiere e distintivo, che è congenito nel nostro popolo).<br />
E Raos? Nella vulgata un romanziere (come me) legge al massimo un libro di poesie l’anno, quello che gli regala l’amico poeta, come può mettersi a votare in quella categoria? Con quale competenza?<br />
Fermo restando che anche se fosse, che se anche avessi letto un solo libro di poesie non capisco perché non dovrei segnalarlo (e, viceversa, se un poeta avesse letto anche un solo romanzo all’anno che gli è piaciuto, per quale ragione non dovrebbe rendercelo noto?), potrei comunque star lì a fare ragioneria. Se leggo un libro di poesia l’anno com’è che ogni due mesi ne voto uno differente?<br />
Be’, certo &#8211; è la possibile risposta &#8211; voti i poeti di Nazione Indiana. La ragioneria dimostrerebbe il contrario; ho sul comodino Milo De Angelis, ho votato nei mesi appresso Galimberti, Pusterla, Franzin, etc. poeti che non so neppure che faccia abbiano, tanto per dire.<br />
È che a me il volumetto di Raos è piaciuto davvero, al punto che gli ho “rubato” una poesia e l’ho criptocitata (tutta intera! Potrebbe denunciarmi per plagio!) nel mio romanzo.<br />
Così come ho votato Inglese. O Buffoni. E Janeczeck, Matteoni, Rovelli, etc.<br />
Faccio lobby?<br />
Potrei insistere con le giustificazioni. Io Sartori, per dire, lo scoprii e lessi in tempi non sospetti, lo recensii quando ancora neppure mi immaginavo che sarebbe diventato un redattore di Nazione Indiana …<br />
[Inciso: non so se ve ne siete mai accorti ma su Nazione Indiana è vietato, vietatissimo, che un redattore parli di un altro redattore, che si pubblichino recensioni dei nostri libri, etc. Su Nazione Indiana ho parlato di Vasta o Garufi solo quando erano ormai usciti dalla redazione…]<br />
Detto ciò: fino a che punto, mi chiedo, devo autocensurare le mie opinioni sui libri che leggo e che mi piacciono? M’è capitato più di una volta di rifiutare di scrivere addirittura su libri del mio stesso editore per evitare possibili sospetti di inciuci o chissà cos’altro. Ma, a dir la verità, non ce la faccio più.<br />
Se scorro l’elenco dei lettori del premio Dedalus mi accorgo che inevitabilmente con buona parte di loro ho avuto od ho un rapporto, una conoscenza, uno scambio epistolare, etc. insomma “li conosco”. E li leggo, ovviamente. Così come, ovviamente, non leggo mica tutto quello che viene pubblicato in Italia, sarebbe un incubo. Quali sono perciò i libri che decido di votare?<br />
Quelli che leggo, chiaramente, quelli che mi piacciono &#8211; spesso, spessissimo di autori dei quali non so nulla (i libri che preferisco, perché sono davvero novità per me) &#8211; quelli che mi vien voglia di rendere noto ad altri. (per dire: ci sono state occasioni dove non ho votato. Dove, o perché leggevo libri “fuori dal regolamento” – autori stranieri o pubblicati fuori tempo massimo – o perché gli italiani letti – magari anche amici o conoscenti – non m’erano piaciuti).<br />
Basta?<br />
No. Non basta.<br />
Perché mettiamola come vogliamo, alla fine si legge anche per vicinanza. Perché è più probabile che io apra un libro di Chiara Valerio che di un perfetto sconosciuto. Non è giusto, ma è umano. Anche per questo, come dissi mesi fa, spesso a guardare le classifiche del Dedalus sento una certa “aria di famiglia”. Credo che sia inevitabile. E non è solo una bassa questione di “voto di scambio”: tu voti il mio libro, io voto il tuo. Nessuno me l’ha mai chiesto, non l’ho mai chiesto a nessuno. Vero, potrei fare come fa Flavio (Santi). Autoescludermi dalla votazione. Ma, mi chiedo, se lo facessero tutti i giurati non solo escluderemmo centinaia di libri dove la probabilità (non la certezza, ovvio) che siano “validi” e perciò votabili è alta, ma diventerebbe un incubo, ogni volta, leggere, scorrere l’elenco, depennare chi sì e chi no. (tenuto conto che si fa aggratis, per amor di patria).<br />
“Aria di famiglia” dicevo. La stessa classifica, se fatta con 150 giurati differenti, sarebbe ben diversa. E avrebbe una sua, particolare, “aria di famiglia”. Qui, in questa, la probabilità di vedere Alan D. Altieri &#8211;  autore che vende meno di Tabucchi, Parrella o Covacich &#8211; ai vertici è assolutamente pari allo zero assoluto (anche se &#8211; per me &#8211; lo meriterebbe molto di più di tanti altri) “di là”, nell’altra ipotetica classifica, la possibilità di leggere il nome di Frasca sarebbe deflagrante, rivoluzionario.<br />
Il Dedalus, così come ogni esperienza di questo tipo, si basa sulla credibilità dei suoi votanti e sul presupposto di onestà, di mancanza di doppi fini.<br />
Io, sia ben chiaro, ho apprezzato fin da subito questa idea. Mi sembrava un buon modo per sentire il polso &#8211; la temperatura &#8211; dei miei “vicini d’interessi”, dei miei colleghi. E un buon modo per dare visibilità a testi che non trovano spazio, dare suggerimenti (anche per questo ho sempre evitato di frammentare il mio voto).<br />
Anche di libri, quando è capitato, scritti da amici. E da redattori di Nazione Indiana.<br />
Faccio, inconsapevolmente, lobby?<br />
Forse dovremmo intenderci sul termine.<br />
Dato che la cosa non si fa nel segreto di alcuna stanza, con patti di sangue o cose così, e dato che queste classifiche non spostano migliaia di copie ma probabilmente neppure qualche decina, non credo di essermi affiliato ad alcuna loggia massonica. Però sarei disonesto se non ammettessi che nel mio piccolo io “faccio lobby”. Gruppo di pressione.<br />
Faccio parte di una realtà, Nazione Indiana, che da anni &#8211; nella sua ingovernabile anarchia (dovreste leggere la nostra mailing-list interna per capirlo), nella sua molteplicità di sguardi (s’è litigato e anche duramente fra di noi) – cerca di proporre un modo “nostro” di intendere il campo della cultura qui in Italia. E negli anni, a partire dai testi, dai post, dai libri, dagli articoli prodotti, s’è creata una sensibilità &#8211; per quanto nebulosa &#8211; comune (alcuni redattori sono cari amici, altri non li ho mai visti neppure in faccia, per me esistono solo nei testi che producono). Un rispetto reciproco, una reciproca attenzione.<br />
È inevitabile. Succede qui su Nazione Indiana, succede ovunque, in qualunque gruppo, blog, rivista. Per il rispetto reciproco che s’è sviluppato attraversando temi e battaglie, non per scambi di favori che non sono mai avvenuti (anche perché, molto grevemente, non c’è alcun potere da esercitare da nessuna parte).<br />
Il difetto, se lo vogliamo trovare a tutti i costi, che sta nel manico del Dedalus è che chi vota non ha letto tutti i libri. Ma sarebbe semplicemente impossibile. Allora che fare? Preselezionarne una decina e darli da leggere? E chi li preselezione? Con quale diritto, con quale pre-giudizio? Non sarebbe ancora più passibile di critiche? Con che diritto escludere gli altri libri?<br />
Io, come redattore di Nazione Indiana, parlo per me sia ben inteso, credo che sì, ho sempre votato libri che mi piacevano, che volevo suggerire, che volevo far conoscere, ma mi rendo conto che, piaccia o meno, mi ritrovo spesso nei libri di altri redattori di Nazione Indiana. Mi ci riconosco. Non suggerirli per questo ulteriore scrupolo lo trovo incomprensibile. Dire che votandolo non stia facendo lobby, sarebbe però ipocrita. Io, per quel centocinquantesimo che pesa il mio voto, io, votandolo, faccio lobby.<br />
Così come tutti gli altri gruppi di pressione facilmente identificabili nell’elenco dei votanti (e in quello ipotetico di un altro eventuale gruppo, etc.).<br />
Quello che conta, in fondo, è scoprire testi suggeriti da altri dei quali magari neppure ne conoscevo l’esistenza. Libri nei quali altri “gruppi di pressione” che l’hanno votato si riconoscono.<br />
Qui la cosa si fa semplice: o mi fido di questi libri, perché mi fido dell’onestà degli sconosciuti che l’hanno segnalato, o immagino mafie e dietrologie rassicuranti per evitare di prendermi la briga di leggerli.<br />
Essere però oggetto di sospetti, di calunnie, di maldicenze, inizia a stufarmi. Sono stato un lettore del Dedalus senza retro pensieri. L’ho fatto con piacere senza cercare un mio ritorno di alcuna natura (e poi, siamo seri, ma quale ritorno? L’eventuale primo posto nel Dedalus potrà pur far piacere, ma vendere come Volo, per uno che ha da pagare le bollette di casa, ne fa molto di più). Dopo tutti questi anni però mi sono scocciato di dover giustificare l’ingiustificabile. Siamo gherigli innicchiati nel guscio di noci convinti d’essere padroni del mondo. Ridimensioniamoci, per piacere. Sgonfiamo i toni polemici. Un manipolo di libri che dovrebbe fare massa critica, “di qualità”, riesce invece a creare solo fronde interne e inimicizie. A questo punto la domanda, la più semplice ed auto evidente, è: ma chi me lo fa fare?</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/fare-lobby/">Fare lobby</a></p>
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		<title>hmmmm</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 04:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Raos]]></category>
		<category><![CDATA[leslie scalapino]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Leslie Scalapino</strong></p>
<p>traduzione di <strong>Andrea Raos</strong>&#8230;</p>

Considera certe emozioni, come ad esempio addormentarsi,		dissi,

(soprattutto quando uno sta ritto in piedi), come simili
alla paura, alla rabbia, o allo svenire. 	Io lo faccio. 		Sento che il sonno
in me è indotto dal sangue costretto dentro le venule
del cervello.<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/09/06/39415/">hmmmm</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Leslie Scalapino</strong></p>
<p>traduzione di <strong>Andrea Raos</strong></p>
<pre><span style="font-size: 6pt; font-family: Verdana;">
<pre>Considera certe emozioni, come ad esempio addormentarsi,		dissi,

(soprattutto quando uno sta ritto in piedi), come simili
alla paura, alla rabbia, o allo svenire. 	Io lo faccio. 		Sento che il sonno
in me è indotto dal sangue costretto dentro le venule
del cervello.		Non riesco a concentrarmi.		Ho la lingua ottusa
e larga come quella di un vitello o
di una capra, o di una pecora.		Inoltre, belo.
Sì. Quando sono sola, a letto, di notte, la testa
di sbieco sul cuscino. Non a caso dico che amo dormire. 

…

Come posso trattenermi,		così mi disse una donna a proposito del voler
avere rapporti con sconosciuti,		dal pensare a un uomo
(uno che non conosco) come a una foca. Voglio dire che vedo un uomo
(nella folla, per esempio a teatro) come se avesse il corpo di una foca nel modo in cui
un uomo starebbe, per esempio, a letto con qualcuno, a baciare e latrare,
che è il modo in cui una foca latra e si slancia sugli arti posteriori quasi fusi al corpo.
Sì. Non dovrò dunque io, suppongo (lo dico a me stessa), guardarlo intenerita,
concentrarmi sul torace dell'uomo anziché sul suo volto, che in questo caso
è del tutto impassibile?		Davvero,		mi affascina come si muovono le foche.

Lasciatemi spiegare cosa intendo quando dico che penso a un uomo
(anche solo ripetendo,		in realtà,		quanto è già stato detto
da un uomo: “Cosa può fare, uno, con la bellezza? Resta lì, fa male”)

Lasciatemi spiegare cosa intendo quando dico che penso a un uomo
(anche solo ripetendo,		in realtà,		quanto è già stato detto
da un uomo: “Cosa può fare, uno, con la bellezza? Resta lì, fa male”)
come a un babbuino.			Tutto ciò che di solito diciamo
sul modo in cui pensiamo ai babbuini, cioè,		di per sé	;
spogliando un uomo		(così come succede a volte quando lo vedo
per la prima volta,	in pubblico,		per la strada		),
lo spoglio semplicemente pensando alla sua camminata
come alla camminata di un babbuino, lento sulle zampe posteriori
con la coda tenuta eretta dalle natiche		(come quelle
di un uomo) scoperte (un uomo che una si volta a guardare) e pelo
sul resto del corpo,		e con suoni come
i latrati di un cane.			A oggi, l'idea dei latrati di un cane non è al-
tro che il modo che ho trovato per descrivere i rumori di un uomo.

…

	Vedendo il fondale

Soddisfatta stamattina perché mi sono vista
(per la prima volta) allo specchio come se fossi una montagna. Voglio dire con questo
che ho “visto il fondale” in me. Nella misura in cui avevo pori
e vene e  cervello, ero una montagna nello stesso modo in cui
uno ha rocce o alberi. Questo come può spiegare, mi chiedevo,
le emozioni – affetto, crudeltà, indifferenza – che provo?
E sapevo che per quanto si faccia attenzione,
ciottoli e semi saranno diversi una volta assunta forma umana.

…

Come diceva Rimbaud,		pensavo oggi seduta in biblioteca
la mente assente, sfogliando un libro sul comportamento degli uccelli,

Come diceva Rimbaud,		pensavo oggi seduta in biblioteca
la mente assente, sfogliando un libro sul comportamento degli uccelli,
non è forse proprio perdendo i sensi che troviamo la felicità
(semplificando molto, certo. Stavo		sul leggero). Eppure
posso imitare un richiamo d'uccello come quello dell'anatroccolo
o del cigno (qui mi basavo sul libro) costringendomi
a svenire. E, 		giusto per concludere il pensiero, io,
rispettosa delle apparenze, dato che c'erano persone sedute
intorno a me, mi sporsi in avanti sulla sedia e
soffiai come se stessi dormendo. Ssss, uscì, come un sibilo,
come il verso di un'oca. Così, senza che me ne accorgessi,
a questo feci seguire un colpo di tosse basso e gutturale
e mi chinai in avanti solo per espellere un po' di flegma. Poi rapida
occhieggiai intorno prima di sciacquarmi la bocca. Mi sentivo spossata.

…
</pre>
<p></span></pre>
<p>(<a href="http://gammm.org/index.php/2011/09/09/da-hmmmm-leslie-scalapino-1976/">continua qui</a>)</p>
<p>tratto da <em>The Woman Who Could Read the Minds of Dogs</em>, 1976</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/09/06/39415/">hmmmm</a></p>
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		<title>Nuove antologie, vecchi criteri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/07/18/nuove-antologie-vecchi-criteri/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 05:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[A gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Raos]]></category>
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		<category><![CDATA[Fabio Scotto]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi poeti francesi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><em>[Con questo articolo, apparso sul <a href="http://www.alfabeta2.it/2011/07/07/sommario-del-n°-11-luglio-2011-sommario-alfalibri/">numero 11</a> (luglio 2011) di "alfabeta2", s'inaugura sul sito omonimo la rubrica "Confluenze" (diversi interventi </em><em>su</em> o <em>a partire</em> <em>da un medesimo libro). Tema: la poesia francese contemporanea, ma non solo. Per iniziare, <a href="http://http://www.alfabeta2.it/2011/07/18/promemoria-sommario-di-traduzioni-italiane-di-scritture-francesi-recenti/">una sitografia ampia</a>,  che possa mettere in contatto il lettore  con un campione notevole di  testi già tradotti dal francese in  italiano e disponibili sul web, e <a href="http://www.alfabeta2.it/2011/07/17/gammm-e-la-weltliteratur-2-0/">un intervento di Gherardo  Bortolotti </a>sui rapporti tra la  pratica di </em><em>GAMMM, blog letterario di ricerca, e il concetto di </em><em>Weltlireratur.]</em></p>
<p>di <strong>Andrea Inglese </strong>e<strong> Andrea Raos </strong></p>
<p>[Su <em>Nuovi poeti francesi</em>, a cura di Fabio Scotto, traduzioni di Fabio Scotto e Fabio Pusterla, Torino, Einaudi, 2011, pp.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/18/nuove-antologie-vecchi-criteri/">Nuove antologie, vecchi criteri</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Con questo articolo, apparso sul <a href="http://www.alfabeta2.it/2011/07/07/sommario-del-n°-11-luglio-2011-sommario-alfalibri/">numero 11</a> (luglio 2011) di "alfabeta2", s'inaugura sul sito omonimo la rubrica "Confluenze" (diversi interventi </em><em>su</em> o <em>a partire</em> <em>da un medesimo libro). Tema: la poesia francese contemporanea, ma non solo. Per iniziare, <a href="http://http://www.alfabeta2.it/2011/07/18/promemoria-sommario-di-traduzioni-italiane-di-scritture-francesi-recenti/">una sitografia ampia</a>,  che possa mettere in contatto il lettore  con un campione notevole di  testi già tradotti dal francese in  italiano e disponibili sul web, e <a href="http://www.alfabeta2.it/2011/07/17/gammm-e-la-weltliteratur-2-0/">un intervento di Gherardo  Bortolotti </a>sui rapporti tra la  pratica di </em><em>GAMMM, blog letterario di ricerca, e il concetto di </em><em>Weltlireratur.]</em></p>
<p>di <strong>Andrea Inglese </strong>e<strong> Andrea Raos </strong></p>
<p>[Su <em>Nuovi poeti francesi</em>, a cura di Fabio Scotto, traduzioni di Fabio Scotto e Fabio Pusterla, Torino, Einaudi, 2011, pp. 311, 16 euro.]</p>
<p>Un’antologia di poesia francese contemporanea era molto attesa in Italia, per diversi motivi. Innanzitutto, una scarsa conoscenza da parte anche del pubblico specializzato della poesia francese contemporanea al di là dei pochi nomi che in Italia, per motivi non sempre facilmente comprensibili, hanno riscosso una perdurante popolarità critica ed editoriale. (Tra il 2004 e il 2005, la rivista <em>Po&amp;sie</em> fece uscire due numeri dedicati alla poesia italiana. Uno di essi includeva un questionario sulla poesia francese proposto a un certo numero di poeti italiani. I nomi che ritornavano più spesso erano Char, Michaux, Ponge, Bonnefoy, Jaccottet. Ciò indicava una ricezione della poesia francese perlomeno fossilizzata.) <span id="more-39591"></span>La grande visibilità offerta da un editore a diffusione nazionale a territori letterari sostanzialmente sconosciuti, la conseguente speranza che taluni temi e autori ricevessero finalmente la meritata attenzione, che tanto o poco si spostassero i fuochi del discorso, non facevano altro che accrescere le aspettative.</p>
<p>Un secondo motivo è di carattere critico-teorico: era urgente parlare della poesia francese degli ultimi trent’anni, in quanto tra gli anni Ottanta e oggi è andato prendendo corpo in Francia un paesaggio poetico che ha senza dubbio le caratteristiche della novità. Una costellazione vivace di riviste ha valorizzato poi, oltre alla pratica poetica, una produzione teorica notevole, capace di riflettere criticamente sull’eredità delle avanguardie, sui rapporti con le altre arti, su certe esperienze della poesia statunitense, per giungere a ridefinire i confini stessi del genere “poesia”. In ciò, alcuni autori francesi costituiscono un’autentica sfida per l’universo poetico italiano, ma più in generale un’occasione di ripensamento delle stesse categorie critiche che determinano la cartografia di tale universo. Insomma, un tale movimento poetico, articolato e certo non riconducibile a una semplice tendenza o poetica, esigeva di per sé un lavoro antologico capace di abbracciare l’intero spettro delle questioni teoriche, delle scelte poetiche, delle pratiche culturali e politiche che accompagna tale paesaggio, dando spazio anche a un lavoro genealogico, per poter rendere espliciti al lettore italiano i fattori di continuità, oltre a quelli di rottura..</p>
<p>A questo proposito, si osserva che il lavoro di ricostruzione compiuto da Scotto nella sua Introduzione, sostanzialmente corretto, omette di citare almeno il lavoro antologico compiuto dal poeta Jean-Michel Espitallier (<em>Pièces détachées. </em><em>Une anthologie de la poésie française aujourd&#8217;hui</em>, 2000) e l&#8217;altrettanto interessante corollario teorico alla stessa antologia (<em>Caisse à outils. Un panorama de la poésie française aujourd&#8217;hui</em>, 2006). Va sottolineato che, al di là delle scelte specifiche, il grande merito dell&#8217;antologia di Espitallier è quello di esplorare a tutto campo i vari filoni – e sono davvero molti – della poesia che in Italia si definirebbe, con un certo schematismo, sperimentale. Più che di tassonomie stilistiche, Espitallier s’interessa di procedimenti, indagandone le ragioni estetiche, ma soprattutto conoscitive.</p>
<p>Alcuni dei poeti antologizzati da Espitallier, Scotto non ha potuto non includerli nella sua antologia, per l’importanza riconosciuta che il loro lavoro ha acquisito in Francia. Ma quando deve presentare autori come Hocquard, Gleize, Quintane o Cadiot, il suo discorso critico diventa stucchevole, manualistico, privo di forza esegetica. Tra questi autori, Scotto si muove su un terreno che gli è estraneo, che fatica a comprendere, per scarsità di strumenti teorici, familiarità con i testi e anche spontanea partecipazione. Un vero peccato, considerando che un fitto dialogo esiste già da anni tra questo versante della poesia contemporanea francese e una parte della nostra poesia italiana attuale. Di questo scambio, noi firmatari dell’articolo siamo parte in causa. Ma non siamo ovviamente gli unici. Chi più ha lavorato, traducendo testi e brani teorici, sugli autori della “costellazione Espitallier”, è stato probabilmente Michele Zaffarano, anch’egli poeta, e attivo attraverso il blog <em>GAMMM</em>, le edizioni Arcipelago di Milano e La Camera Verde di Roma. L’elenco dovrebbe poi includere tutti i redattori di <em>GAMMM</em> (http://gammm.org) che di questi autori francesi hanno approfondito le ragioni teoriche. E proseguire con critici e scrittori come Alessandro De Francesco. Il nostro intento non è però quello di fornire qui un panorama esaustivo di tutti coloro che, in Italia, hanno esplorato questo versante della poesia francese. Il nome di <em>GAMMM</em> deve fungere soprattutto da sineddoche di una critica militante estremamente attiva in rete e nelle piccole case editrici, anche se misconosciuta dal mondo accademico. D’altra parte tale mondo, come dimostra il caso di Scotto, sconta non pochi ritardi.</p>
<p>La scelta di Scotto è stata quella di una ricognizione unanime, non tacciabile di essere partigiana dal punto di vista delle poetiche o delle tendenze, come se tale neutralità possa costituire un titolo di merito. Noi riteniamo invece che sia proprio questa pretesa neutralità a costituire il limite più grave dell’operazione; avremmo preferito piuttosto che Scotto assumesse fino in fondo le sue preferenze, i suoi partiti presi poetici, con quel di inevitabilmente dogmatico ciò comporta. Avrebbe così potuto rendere maggiore giustizia, ad esempio, al panorama dei poeti più lirici, sviluppando un discorso sistematico sulla tradizione lirica francese, la sua specificità rispetto a quella italiana, e i suoi innovatori. Purtroppo, però, l’idea di assumere un’attitudine comparatista, e conscia eventualmente dei propri presupposti militanti e di poetica, pare non avere legittimità in Italia in operazioni antologiche come questa. Sono davvero tempi lontani quelli in cui, per la stessa collana Einaudi, Alfredo Giuliani e Jacqueline Risset coniugavano i loro talenti alfine di presentare al pubblico italiano un’antologia di alcuni dei poeti legati alla rivista “Tel Quel” (<em>Poeti di Tel Quel</em>, Einaudi, 1970). In loro, prevaleva l’idea dell’intervento militante, ma anche l’ottica comparatista, in grado di mettere in parallelo le esperienze della neoavanguardia italiana con quelle coeve della nuova avanguardia francese.</p>
<p><em> </em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/18/nuove-antologie-vecchi-criteri/">Nuove antologie, vecchi criteri</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Come un sisma senza precedenti ha svelato un “sistema irresponsabile rispetto all&#8217;energia atomica” senza precedenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/20/come-un-sisma-senza-precedenti-ha-svelato-un-%e2%80%9csistema-irresponsabile-rispetto-allenergia-atomica%e2%80%9d-senza-precedenti/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/20/come-un-sisma-senza-precedenti-ha-svelato-un-%e2%80%9csistema-irresponsabile-rispetto-allenergia-atomica%e2%80%9d-senza-precedenti/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 17:08:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Shioya Yoshio]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>SHIOYA Yoshio</strong><br />
giornalista scientifico</p>
<p>traduzione di<strong> Laura Napolitano</strong> e <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p>[Testo tratto da <a href="http://www.fsight.jp/article/10319">qui</a>, apparso il 15 marzo scorso.]</p>
<p>“Sommando i dispositivi a prova d&#8217;errore che mettono in conto sia l&#8217;errore umano sia il guasto meccanico, e le multiple protezioni, nonché il rispetto di piani anti-sisma quasi eccessivi, è improbabile che in una centrale nucleare giapponese si verifichino casi come Three Mile Island o Chernobyl.” Il mito della sicurezza dell&#8217;energia atomica, di cui si vantavano la TEPCO [Tokyo Electric Power Company] e il Ministero dell&#8217;Economia, del Commercio e dell&#8217;Industria e acriticamente accettato dai mass-media, è miseramente crollato.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/20/come-un-sisma-senza-precedenti-ha-svelato-un-%e2%80%9csistema-irresponsabile-rispetto-allenergia-atomica%e2%80%9d-senza-precedenti/">Come un sisma senza precedenti ha svelato un “sistema irresponsabile rispetto all&#8217;energia atomica” senza precedenti</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>SHIOYA Yoshio</strong><br />
giornalista scientifico</p>
<p>traduzione di<strong> Laura Napolitano</strong> e <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p>[Testo tratto da <a href="http://www.fsight.jp/article/10319">qui</a>, apparso il 15 marzo scorso.]</p>
<p>“Sommando i dispositivi a prova d&#8217;errore che mettono in conto sia l&#8217;errore umano sia il guasto meccanico, e le multiple protezioni, nonché il rispetto di piani anti-sisma quasi eccessivi, è improbabile che in una centrale nucleare giapponese si verifichino casi come Three Mile Island o Chernobyl.” Il mito della sicurezza dell&#8217;energia atomica, di cui si vantavano la TEPCO [Tokyo Electric Power Company] e il Ministero dell&#8217;Economia, del Commercio e dell&#8217;Industria e acriticamente accettato dai mass-media, è miseramente crollato. Alla centrale di proprietà della TEPCO Fukushima I, dopo il terremoto (magnitudo 9.0) e lo tsunami che hanno colpito il Tôhoku, sta avendo luogo la graduale fusione dei nuclei e, benché si sia presa la decisione radicale di riversare acqua marina nei reattori, non si è ancora arrivati al loro raffreddamento, arresto e stabilizzazione. Quel che è peggio, gli abitanti dei dintorni, già duramente provati dal violentissimo terremoto, sono tutt&#8217;ora costretti a vivere da sfollati, con gravi disagi.<br />
<span id="more-38478"></span><br />
<strong>1. La fusione del nucleo è un “problema strutturale”.</strong><br />
Nella centrale Fukushima I ci sono sei reattori. Al momento del terremoto, i reattori 4, 5 e 6 erano soggetti alla periodica revisione, per cui erano inattivi. I reattori 1, 2 e 3, che erano invece in funzione, hanno tutti subito la fusione del nucleo, e non si riesce a fermarne nemmeno uno. Nel caso del reattore 2, è stato danneggiato anche l&#8217;edificio di contenimento, ultima difesa a contenere il materiale radioattivo, rendendo quindi non inverosimile che si verifichi il peggio. Sia la TEPCO che gli addetti alla sicurezza sul posto, nonché gli studiosi che hanno analizzato l&#8217;incidente sia dalla televisione che di persona, parlano “come se” di questa tremenda situazione la causa sia un terremoto di entità al di là delle previsioni. Implicitamente, instillano nell&#8217;opinione pubblica l&#8217;idea che, dato che si è trattato di un terremoto di violenza eccezionale, l&#8217;esplosione dell&#8217;idrogeno, la fusione dei nuclei e la fuga in massa della popolazione fossero inevitabili e che non sia possibile tenere sotto controllo Madre Natura. È stato affermato che una misura estrema quale l&#8217;emissione controllata (<em>venting</em>) di idrogeno contenente radioattività, per quanto poca, abbia avuto successo, e i media riportano questa affermazione senza alcuna verifica. Dal punto di vista di un&#8217;impresa che si assume l&#8217;obbligo della sicurezza, è una “vergogna assoluta” il fatto che gas continuino a fuoriuscire senza che si riescano a tenere sotto controllo né il livello dell&#8217;acqua di raffreddamento né la pressione interna. E lascia senza parole la morbidezza dell&#8217;atteggiamento dei media. In questo stesso terremoto, alla centrale di Onagawa gestita dalla Tôhoku Electric Power Company, colpita in misura ancora maggiore di quella di Fukushima, i tre reattori sono stati fermati, raffreddati e messi in sicurezza. Di conseguenza, non si può non pensare che la fusione dei nuclei dei tre reattori della centrale Fukushima I gestita dalla TEPCO sia dovuta a un problema strutturale.</p>
<p><strong>2. Uno tsunami non imprevedibile.</strong><br />
In realtà, già cinque anni fa era stato detto che la centrale Fukushima I di TEPCO non era resistente agli tsunami e che vi era il rischio di fusione dei nuclei. Non c&#8217;era niente di imprevedibile. Qualcuno aveva già detto che gli tsunami per cui era stata pensata Fukushima I, che rientrano nella classe del Grande Terremoto Cileno [22 maggio 1960, N.d.T.], a causa dell&#8217;onda d&#8217;urto avrebbero reso impossibile il pompaggio dell&#8217;acqua di mare necessaria al raffreddamento: in merito alla possibilità che l&#8217;arresto del pompaggio dell&#8217;acqua dovuto all&#8217;impatto dello tsunami potesse provocare la fusione del nucleo vi era stata, nel 2006, un&#8217;interrogazione parlamentare da parte del deputato del Partito Comunista YOSHII Hidekatsu. NIKAI Toshihiro, all&#8217;epoca Ministro dell&#8217;Economia, del Commercio e dell&#8217;Industria, aveva promesso che sarebbero state prese le misure necessarie, ma di fatto la TEPCO non ha apportato alcuna miglioria all&#8217;impianto. Dalla regione era anche giunta alla TEPCO una richiesta scritta di intervento, per cui è impossibile che non fossero al corrente di una “notifica di rischio” di fusione nucleare legata a uno tsunami. Destano ammirazione le loro doti attoriali se si pensa che hanno affermato con aria innocente che tutta la colpa del disastro è di un terremoto di entità non prevedibile, malgrado l&#8217;assoluta evidenza del contrario.<br />
Non è ancora chiaro se il guasto ai sistemi di raffreddamento dei reattori 1, 2 e 3 sia dovuto all&#8217;interruzione nel pompaggio dell&#8217;acqua di mare, come era stato detto dall&#8217;On. Yoshii, oppure a un guasto all&#8217;alimentazione elettrica esterna su cui si sta concentrando la TEPCO, o alle due cose insieme. La TEPCO non fornisce alcuna spiegazione – né alcun giornalista gliela chiede – in merito al fatto che sono fuori uso i motori diesel d&#8217;emergenza e che si rivelano inadatte anche tutte e tre le pompe d&#8217;acqua ad alta pressione. Ma che si tratti di inadeguatezza o non funzionamento, queste sono comunque conseguenze, non cause. In merito invece alle cause di questo incidente nucleare che sta seminando l&#8217;inquietudine in tutto il Paese, i soggetti coinvolti non dicono nulla, i media non glielo chiedono, gli enti preposti al controllo non compiono verifiche. Questa connivenza non è forse la principale causa dei timori che il nucleare giapponese reca con sé?</p>
<p><strong>3. Le negligenze della TEPCO nel “controllo retroattivo”.</strong><br />
Nel 2007, a causa del terremoto di Chûetsu, nella prefettura di Niigata, fu decisa la chiusura temporanea dei reattori della centrale di Kashiwazaki-Kariwa di proprietà della TEPCO. Anche in quella occasione, la TEPCO espresse il proprio malcontento perchè la notizia dell’incendio al trasformatore di tensione esterno era stata data con troppa enfasi e perchè era stata recepita in maniera esagerata, fino a parlare di danni al nucleo del reattore. Una parte dei mezzi di informazione, recepito il messaggio, lanciarono un salvagente alla TEPCO che spingeva per una rapida riapertura della centrale, stimando bassi i danni subiti. In realtà, la centrale di Kashiwazaki-Kariwa aveva subito con il terremoto una sollecitazione 3,6 volte più alta rispetto al carico previsto nel progetto. Benchè fosse stata registrata un’accelerazione gravimetrica di oltre 1000 gal (il gal è l’unità di misura dell’accelerazione: a Kashiwazaki-Kariwa il progetto prevedeva un’accelerazione massima di 300 gal), le registrazioni più dettagliate dell’evento sono svanite nel nulla. Perchè? L’anno prima del terremoto di Chûetsu, si era provveduto, dopo 25 anni, ad una revisione delle direttive antisismiche per le centrali nucleari. Uno dei punti di forza era il cosiddetto “controllo retroattivo” (<em>back check</em>), ovvero una verifica, sulla base delle nuove regole antisismiche, non solo delle centrali di nuova costruzione ma anche di quelle già esistenti. Le nuove regole stabiliscono che si debba procedere a un controllo completo delle faglie in prossimità dei siti delle centrali, ipotizzando le oscillazioni dovute al terremoto e così fissando la necessaria antisismicità. La TEPCO tuttavia non ha compiuto questa minuziosa indagine della faglia che si trova proprio davanti al sito dove poi è occorso il terremoto di Chûetsu, trascurando di fatto di compiere il controllo retroattivo richiesto.<br />
Non risulta che la Commissione Nazionale di Sicurezza sul Nucleare e l&#8217;Agenzia per la Sicurezza Nucleare e Industriale l&#8217;abbiano biasimata con particolare vigore per questo. Ancor più alla radice, l&#8217;esistenza stessa di nuove direttive antisismiche è di per sè sospetta. Sei su dieci dei terremoti di magnitudo superiore a 4 che si verificano nel mondo hanno per epicentro i dintorni del nostro piccolo arcipelago. Il Giappone è il Paese sismico per eccellenza, ma le sue direttive antisismiche non riflettono le valutazioni di rischio che provengono dalla comunità scientifica, dando invece la priorità assoluta alle esigenze del settore industriale. L&#8217;esempio più clamoroso di questo è il fatto che l&#8217;oscillazione sismica prevedibile qualora non sia determinato l&#8217;ipocentro è equiparata a quella di un terremoto con epicentro sottostante di magnitudo 6.8. Come terremoto in cui una faglia non determinata ha provocato forti oscillazioni c&#8217;è quello che colpì nel 2000 la parte occidentale di Tottori; come esempio di terremoto che ha provocato enormi danni in seguito allo spostamento della faglia sulla fascia costiera c&#8217;è invece il Grande Terremoto di Kôbe. Nei due casi, la magnitudo fu di 7.3. Sarebbe dunque del tutto ragionevole pensare che la normativa antisismica per le centrali nucleari di un Paese a rischio sismico sia calibrata su sismi con epicentro sottostante di magnitudo 7.3. E invece, fu improvvisamente portata a 6.8. Le pressanti richieste del settore portarono nè più nè meno che a contraddire i risultati del dibattito scientifico. ISHIBASHI Katsuhiko, professore all&#8217;Università di Kôbe, si dimise da membro del Comitato scientifico in segno di protesta. Come stiano le cose per il resto della normativa, è fin troppo facile immaginarlo.</p>
<p><strong>4. Una sicurezza fittizia nata dal sostegno reciproco di governo, industria e università.</strong><br />
Controlli poco severi e regole non rigorose. Una sicurezza e una tranquillità edificate dal triangolo governo, industria e università, ovvero Ministero dell&#8217;Economia, del Commercio e dell&#8217;Industria, TEPCO e Università di Tokyo. Nella Commissione Nazionale di Sicurezza sul Nucleare, che si suppone debba svolgere un ruolo di controllo, siedono studiosi dell&#8217;Università di Tokyo, assai comprensivi di fronte alle giustificazioni delle imprese; l&#8217;Agenzia per la Sicurezza Nucleare e Industriale è una sezione subordinata, un organo esterno del Ministero dell&#8217;Economia, che a sua volta è alla guida del settore dell&#8217;energia elettrica. Tra i Paesi avanzati che utilizzano l&#8217;energia atomica, non ve ne è nessun altro che abbia un sistema di controllo e di sorveglianza così contiguo al settore da controllare. Per una modifica delle regole sul controllo delle centrali nucleari, oltre ad un chiarimento sulle responsabilità delle imprese, è aperta anche la strada a uno sviluppo di imprese popolari autonome.<br />
Anche per dare impulso a tutto questo, è indispensabile l&#8217;esistenza di un rapporto dialettico tra governo e cittadini, tra spinta allo sviluppo e regole precise. Se non riesce nemmeno a esigere trasparenza nelle informazioni da parte della TEPCO, il problema più urgente allora è l&#8217;indipendenza di un&#8217;Agenzia per la Sicurezza Nucleare e Industriale che in questo momento sa soltanto agitarsi. La tragedia della centrale Fukushima I potrebbe essere il risultato di questa alleanza. Anche in questa occasione, la TEPCO da un lato continua a comunicare nel modo più dettagliato cifre che si riferiscono a fattori di nessuna importanza, dall&#8217;altro tiene la bocca quasi completamente chiusa riguardo a qualsiasi anomalia, questa sì di grande importanza, del reattore, nascondendo il peggioramento della situazione. Ad esempio, le anomalie della vasca di soppressione all&#8217;interno del reattore n. 2 sono state presentate nei documenti informativi non come &#8220;danni all&#8217;edificio di contenimento&#8221;, ma come &#8220;trasferimento del personale&#8221;. Da cui si deduce però che se il personale che lavora al reattore n. 2 è stato evacuato è perchè c&#8217;è la possibilità di un danneggiamento dell&#8217;edificio di contenimento. Insomma non trasparenza, ma un nascondere coprendo, avvolgendo, raggirando.</p>
<p><strong>5. Ha ottenuto diverse agevolazioni sbandierando lo slogan &#8220;rifornimento stabile&#8221;. Eppure&#8230;</strong><br />
Un esempio è &#8220;l&#8217;interruzione di corrente programmata&#8221; prevista per il giorno 14. A leggere questo &#8220;programma&#8221; si rimane stupefatti. Nessuno ha criticato la TEPCO? Il programma stabiliva che, in un Giappone suddiviso in 5 aree geografiche, le regioni 1 e 2, due volte nell&#8217;arco di una giornata, ovvero mattina e sera, subissero una interruzione di corrente, fino ad un massimo di 6 ore. Le restanti regioni, invece, avrebbero subito un&#8217;unica interruzione di corrente, per un massimo di 3 ore. Questo blocco nell&#8217;erogazione della corrente non riguardava i centri città. Insomma o 6 ore, o 3 ore oppure nessuna ora di interruzione di corrente. Chi ha deciso questi numeri e sulla base di cosa? Vorrei che mi fosse fornita una spiegazione razionale di questa scelta. Nei momenti di difficoltà di una nazione, tutta la popolazione condivide i rischi: se la ratio che sta dietro a questa scelta è quella di sopportare a turno le difficoltà, allora sembrerebbe che la TEPCO ha deciso in maniera del tutto arbitraria, sulla base delle proprie necessità. Che non sia riuscita a mettere in pratica questa decisione sembra abbastanza naturale. Si può facilmente immaginare che gli Enti locali e i loro governatori, assegnati al gruppo che avrebbe dovuto sopportare le 6 ore di black out, abbiano violentemente contestato la decisione. Se la mancanza di energia elettrica è stata provocata da una negligenza della TEPCO, quali sono le loro reali intenzioni? Inoltre la TEPCO non ha nemmeno fatto realmente ammenda per l&#8217;essersi svincolata dall&#8217;obbligo di un rifornimento di energia stabile, prescritto dal regolamento delle imprese elettriche. E poi, chi ha detto che, se in cima a tutto c&#8217;è il rifornimento stabile, questo debba mettere in secondo piano altri aspetti come la liberalizzazione energetica, il contenimento delle emissioni di CO2 nell&#8217;aria, l&#8217;acquisto a prezzo fisso di energia pulita? Viceversa, chi ha ricevuto svariate agevolazioni in nome del rifornimento stabile? Chi ha sostenuto con forza i meriti di un sistema di monopolio regionalistico, senza alcuna modifica delle differenze nel numero dei cicli di diffusione della corrente nel Kansai, che è uno dei motivi per cui è oggi difficile la flessibilità nel campo dell&#8217;energia elettrica? La verità che è venuta a galla con questo grande terremoto non è forse, più che i limiti dell&#8217;energia nucleare, che non è più attuale un sistema di monopolio regionale nell&#8217;erogazione dell&#8217;energia, con la suddivisione del paese in 9 compagnie elettriche? Per la strategia giapponese in campo energetico, la posizione occupata dall&#8217;energia atomica ha certamente un suo peso. Il problema sta nelle manchevolezze delle imprese che la gestiscono. La filosofia della TEPCO e una gestione lungimirante, che erano proseguite negli anni sotto la gestione di Kigawada, Hiraiwa e Nasu, sono andate perdute così come le fonti di energia da usare solo in caso di emergenza della centrale nucleare di Fukushima? Ai lavoratori della TEPCO che lottano a rischio della vita per riprendere il controllo della centrale nucleare, ai volontari, al corpo di autodifesa va tutta la nostra gratitudine, insieme con la preghiera che la devastazione non si diffonda ancora di più.</p>
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		<title>Chapbooks a Milano e a Roma!</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/09/chapbooks-a-milano-e-a-roma/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/09/chapbooks-a-milano-e-a-roma/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 11:21:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
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		<category><![CDATA[alessandro broggi]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Raos]]></category>
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		<category><![CDATA[Gherardo Bortolotti]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[paolo giovannetti]]></category>
		<category><![CDATA[traduzioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />

<p>Doppia presentazione per gli ultimi quattro titoli della collana <em>ChapBook</em>, Arcipelago editore.</p>
<p>I titoli sono:</p>

<strong><em>Il canto secolare per un nomarca</em></strong> di <strong>Emmanuel Hocquard</strong>
<strong><em>Plasma</em></strong> di <strong>Barrett Watten</strong>
<strong><em>I cani dello Chott el-Jerid</em></strong> di <strong>Andrea Raos</strong>
<strong><em>Voci di seconda fase</em></strong> di <strong>Giulio Marzaioli</strong>

<p>Venerdì <strong>11 marzo</strong>, alla <em><a title="libreria popolare" href="http://it-it.facebook.com/people/Libreria-Popolare-Via-Tadino/100001271416207" target="_blank">Libreria popolare</a></em> in <strong>via Tadino 18 a Milano</strong>, alle ore <strong>18:30</strong>, saranno presenti <strong>Alessandro Broggi</strong>, che introdurrà la serata, e <strong>Paolo Giovannetti</strong> e <strong>Gherardo Bortolotti</strong> che parleranno della collana e delle ultime uscite.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/09/chapbooks-a-milano-e-a-roma/">Chapbooks a Milano e a Roma!</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-38364" title="canto / hocquard" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/12.hocquard-150x150.jpg" alt="canto / hocquard" width="135" height="135" /><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-38367" title="plasma / watten" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/13.watten-150x150.jpg" alt="plasma / watten" width="135" height="135" /><br />
<img class="alignnone size-thumbnail wp-image-38365" title="cani / raos" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/14.raos_-150x150.jpg" alt="cani / raos" width="135" height="135" /><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-38366" title="voci / marzaioli" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/15.marzaioli-150x150.jpg" alt="voci / marzaioli" width="135" height="135" /></div>
<p>Doppia presentazione per gli ultimi quattro titoli della collana <em>ChapBook</em>, Arcipelago editore.</p>
<p>I titoli sono:</p>
<ul>
<li><strong><em>Il canto secolare per un nomarca</em></strong> di <strong>Emmanuel Hocquard</strong></li>
<li><strong><em>Plasma</em></strong> di <strong>Barrett Watten</strong></li>
<li><strong><em>I cani dello Chott el-Jerid</em></strong> di <strong>Andrea Raos</strong></li>
<li><strong><em>Voci di seconda fase</em></strong> di <strong>Giulio Marzaioli</strong></li>
</ul>
<p>Venerdì <strong>11 marzo</strong>, alla <em><a title="libreria popolare" href="http://it-it.facebook.com/people/Libreria-Popolare-Via-Tadino/100001271416207" target="_blank">Libreria popolare</a></em> in <strong>via Tadino 18 a Milano</strong>, alle ore <strong>18:30</strong>, saranno presenti <strong>Alessandro Broggi</strong>, che introdurrà la serata, e <strong>Paolo Giovannetti</strong> e <strong>Gherardo Bortolotti</strong> che parleranno della collana e delle ultime uscite.</p>
<p>Venerdì <strong>18 marzo</strong>, al <em><a title="beba do samba" href="http://www.bebadosamba.it" target="_blank">Beba do Samba</a></em> in <strong>via Messapi 8 a Roma</strong>, alle ore <strong>19:00</strong>, saranno presenti <strong>Giulio Marzaioli</strong> e <strong>Michele Zaffarano</strong>.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/09/chapbooks-a-milano-e-a-roma/">Chapbooks a Milano e a Roma!</a></p>
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		<title>Pubblicità</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/02/21/pubblicita/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 05:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Raos]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sono momenti d&#8217;amore &#8211; quel passare<br />
senza voce che li dica, senza pace<br />
una volta detti.</p>
<p></p>
<p>Tratto da Andrea Raos, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788876954382/raos-andrea-zzz99-bortolotti/cani-dello-chott-el-jerid.html">I cani dello Chott el-Jerid</a></em>, Milano, Arcipelago, 2010, p. 24, 3 euro.</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/21/pubblicita/">Pubblicità</a></p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono momenti d&#8217;amore &#8211; quel passare<br />
senza voce che li dica, senza pace<br />
una volta detti.</p>
<p><span id="more-38184"></span></p>
<p><small>Tratto da Andrea Raos, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788876954382/raos-andrea-zzz99-bortolotti/cani-dello-chott-el-jerid.html">I cani dello Chott el-Jerid</a></em>, Milano, Arcipelago, 2010, p. 24, 3 euro.</small></p>
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		<title>Le storie inospitali di Jahnn</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 11:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[indiani]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Marco Rovelli</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/131.jpg"></a>L’editore <a href="http://www.lavieri.it/Catalogo/A-libri/arno/Jahnn.htm" target="_blank">Lavieri </a>ci ha dato un altro libro nella sua preziosa collana Arno:  <em>13 storie inospitali </em>di Hans Henny Jahnn, per la traduzione di Elisa Perotti.  Scrittore tedesco della prima metà del novecento, molto poco conosciuto (basta vedere quante poche occorrenze su google…).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/17/le-storie-inospitali-di-jahnn/">Le storie inospitali di Jahnn</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marco Rovelli</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/131.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-37768" title="13" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/131.jpg" alt="" width="166" height="246" /></a>L’editore <a href="http://www.lavieri.it/Catalogo/A-libri/arno/Jahnn.htm" target="_blank">Lavieri </a>ci ha dato un altro libro nella sua preziosa collana Arno:  <em>13 storie inospitali </em>di Hans Henny Jahnn, per la traduzione di Elisa Perotti.  Scrittore tedesco della prima metà del novecento, molto poco conosciuto (basta vedere quante poche occorrenze su google…). Con le tredici storie di questo libro è come leggere fiabe. Pure e cristalline nella loro crudeltà. Storie stratificate, complesse, fitte di rimandi interni, e insieme lineari e godibilissime, grazie a una straordinaria raffinatezza psicologica.</p>
<p>Fiabe che appartengono a una dimensione mitologica, sacra. Scrive Andrea Raos nella postfazione: “In un’interminabile, sconvolgente seduta di ipnosi narrativa, Jahnn raggiunge uno dei suoi vertici artistici e concettuali: la creazione perfettamente laica di uno spazio perfettamente sacro.<span id="more-37763"></span> Uno spazio cioè finalizzato alla sospensione del tempo e delle contingenze e simultaneamente rivolto al qui e ora, all’umanissimo bisogno di far toccare terra al dolore perché se ne scarichi e diffonda la potenza tragica”. Un vertice raggiunto forse nella storia, la prima del libro, dello sterminato e visionario amore di Ragna, santa folle e puttana.</p>
<p>Ma è il racconto “L’orologiaio“ che svela e dispiega il senso ultimo del “discorso” di Jahnn, e del senso della sua scrittura. E’ infatti messo in scena l’artificio che sostiene il tempo, che lo fa essere, che ne è la condizione di possibilità. E’ necessario uno spazio altro (fuori dal tempo) per sostenere un tempo all’interno del quale i “cuori” continuino a battere. L’artificio, allora, è la condizione di possibilità della natura umana.</p>
<p>La scrittura, il racconto di storie “fuori dal tempo” è un’interminabile, ricorsiva, rituale, ipnotica narrazione senza la quale il mondo non avrebbe più sostegno (come fosse un mantra che non dev’essere interrotto pena la fine del tempo, del mondo). I racconti, che Jahnn <em>deve</em> scrivere, sono l’architrave del mondo. La sua letteratura, dunque, mitologia.</p>
<p><em>(pubblicato su l&#8217;Unità, il 15/1/2011)</em></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Più Carina di Ciliegia</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 05:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Raos]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p><em>[Ho scritto questa favola tra la notte e la prima mattina di venerdì e sabato scorsi, ascoltando una canzone che ho linkato in fondo al testo. Buon ascolto e buona lettura. a. r.]</em></p>
<p>Ma come fa a innamorarsi, un porcospino minuscolo?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/17/piu-carina-di-ciliegia/">Più Carina di Ciliegia</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p><small><em>[Ho scritto questa favola tra la notte e la prima mattina di venerdì e sabato scorsi, ascoltando una canzone che ho linkato in fondo al testo. Buon ascolto e buona lettura. a. r.]</em></small></p>
<p>Ma come fa a innamorarsi, un porcospino minuscolo?</p>
<p>Che cosa canta, un piccolissimo porcospino, a un mondo che non lo vede perché è troppo piccolo?<br />
<span id="more-37820"></span><br />
Un porcospino, quando è troppo piccolo, non ha amici. Mancano proprio le dimensioni, quelle per cui per esempio, quando due aceri si incontrano passeggiando, possono dirsi “albero, foglia, radice, ramo” e capirsi, e diventare amici. A quel punto si trasmettono la linfa e la clorofilla, e tutto va per il meglio.</p>
<p>Il porcospino più piccolo del mondo, invece, non sa davvero a chi rivolgersi. Gli mancano, nell&#8217;ordine:</p>
<p>1.	gli amici<br />
2.	le torte<br />
3.	i libri sui cannibali<br />
4.	i cannibali<br />
5.	le more e i lamponi<br />
6.	l&#8217;appassire delle foglie, in autunno, che diventano come di carta, e i frutti degli alberi come la pera che diventa meravigliosa e squisita, e anche di un giallo oro morbido e vellutato che non somiglia a niente altro al mondo. Gli sembra la fiamma vecchia del caminetto, quando si sveglia prima dell&#8217;alba perché ha fatto un brutto sogno e va a guardare le ultime braci del fuoco per scordarsi quanto è buio lo spavento. Solo che invece è una pera, ed è dolcissima e buona.</p>
<p>Insomma, gli mancano tutte le cose più belle della vita!</p>
<p>E poi, è davvero troppo piccolo. L&#8217;altro giorno, tanto per dire, camminava per andare a scuola e come quasi ogni volta incrocia Carina Ciliegia, quella che gli piace. E cosa le dice? Come si fa a salutare una ciliegia e farla ridere e così diventare amici, quando persino la ciliegia è più grande di te? In confronto a lui, quell&#8217;antipatica di Carina Ciliegia sembrava grande come un&#8230; come un&#8230; sembrava il Grande Candito, ecco! Il monte dove gli altri bambini, quelli abbastanza grandi per usare la slitta, andavano d&#8217;inverno a giocare con le slitte a fumocarbone e a fare i pupazzi di neve candita.</p>
<p>Il porcospino microscopico, invece, al Grande Candito non ci si poteva nemmeno avvicinare. Era troppo piccolo e leggero; bastava un tremare di nuvola, un alitare di foglia, e subito rischiava di finire addosso al Masso Vuoto, l&#8217;enorme pietra inesistente che costringeva il paese dove abitava a svilupparsi solo verso destra, mai verso sinistra.</p>
<p>Ma di tutto questo, al porcospino nato infinitesimo non è che importasse più di tanto, in fondo. Abbassatevi un po&#8217;, provate a guardarlo da vicino, se ci riuscite perché davvero è quasi invisibile, e capirete anche voi, glielo vedrete negli occhietti a puntina di spillo, che gli manca tantissimo, davvero ancora tanto, per avvicinarsi a quell&#8217;infinito fiato sospeso. A Carina Ciliegia. Finalmente, Carina Ciliegia!</p>
<p>Ma non c&#8217;è niente da fare e adesso è finita, il porcospino è abbastanza stufo di essere solo un puntino nero. Si arrabbia così tanto che decide di tirare fuori gli aculei, così, per strada. Cavolo, è pur sempre un porcospino in fondo! Allora si concentra, diventa appassito e furibondo come la marmellata di castagne. E tira fuori gli aculei e corre a guardarsi nello specchio d&#8217;acqua della Pozzanghera Bucata, il laghetto del villaggio. Si fa coraggio, tira il fiatone, si china verso l&#8217;acqua per guardarsi, e zac! Delusione&#8230; Sembra sempre un puntino nero, solo con un coroncina di puntini neri intorno. Sembra uno di quei carboncini neri con gli occhietti rotondi che ci sono nei film di Miyazaki, sembra (aveva perso il conto di quante volte li aveva visti, i film di Miyazaki. E quelli di Takahata, che gli piacevano ancora di più – e poi soprattutto la storia di Gôshu, il violoncellista! Che peccato che sia morto così giovane, quel regista&#8230;). Sembrava proprio come quegli animaletti. Solo più piccolo. Ci resta così male che per la delusione sta per sputare dentro la Pozzanghera Bucata. Ma non lo fa, per fortuna: la Pozzanghera Bucata è  permalosa e già più di una volta ha risputato indietro, a tanti, un bello schizzo della sua terribile Cacca Misteriosa. Permalosa anche lei, molto. Di quelle che non sai mai come va a finire. Perché è Misteriosa.</p>
<p>Invece, i fiumi sembravano milioni, in quei giorni. A lui sembravano milioni. I fiumi vanno dappertutto e lo fanno sempre, ogni giorno, tutto il giorno e tutta la notte. Ma come fanno? Davvero non si stancano mai? Questo si chiedeva il porcospino menomeno, menoniente. E lui invece era solo e camminava lungo il Fiume Più Lungo Degli Altri. Che era come restare fermi, perché era talmente lungo che sembrava di non avanzare mai. Ma lì non si era nemmeno accorto che era autunno, e trova una papera pera caduta dal ramo. “Ma guarda,” – pensa lui – “c&#8217;è Lapapera Pera! Cosa ci farà qui?”.</p>
<p>E allora Lapapera Pera gli dice: “Senti, ma tu che cammini, non è che puoi fermarti un attimo? Mi fai venire il mal di mare&#8230;”</p>
<p>“!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”</p>
<p>Il porcospino -ino -ino -ino non ci poteva credere&#8230;</p>
<p>“Lapapera Pera, ma come fai a vedermi?!? Tu sei per me montagna, io per te qualcosa come un granellino di qualcosa!”</p>
<p>“Porpino, senti&#8230;”</p>
<p>“Ma quale Porpino&#8230; Porcospino, mi chiamo! “</p>
<p>“Sì, Pocospino, lo so&#8230;”</p>
<p>“Pocospino, Tantospino&#8230; Ma adesso ti ascolto, dai, è meglio.”</p>
<p>“Infatti. Allora senti, Spino (non ti chiamerò Porco perché sono gentile). Io ti vedo perché mangi tante pere, sempre. Mangiare tanta frutta fa crescere agli occhi degli altri frutti, lo sai? Mangia tanto ananas, per esempio, e tutti gli ananassi della terra ti diranno ciao quando passi. Mangia tante castagne, e ogni castagnone darà retta alle tue lagne. Mangia molti cachi, e ogni ramo ti farà la ola quando c&#8230; No, lasciamo perdere&#8230; Ma davvero non lo sapevi?”</p>
<p>“Accidenti! Perché non ci ho pensato prima?”</p>
<p>Insomma, secondo me avete già indovinato. Nelle settimane successive, Pino Porcino mangiò ciliegie a palettate, a bicchieroni blu dell&#8217;Ikea, a secchielli di plastica, a formine per i dolci, a carriole da cui aveva fatto alzare suo nonno che ci dormiva, a portamatite vecchi, a scarponi da sci.</p>
<p>Adesso va a scuola ogni giorno, come faceva prima. Lapapera Pera lo incrocia ancora, ogni tanto. Sbaglia sempre il suo nome, ma gli è simpatico lo stesso. Si salutano.</p>
<p>La rima che vada d&#8217;accordo con ciliegia non l&#8217;ha ancora trovata.</p>
<p>Comunque pensa di essere diventato più grande, o almeno così si sente. Ma in questi giorni c&#8217;è nebbia, la nebbia terribile che sale dal fiume di Panna Banana, e non si vede a metà di un quarto di mezzo palmo dal naso. Quindi non sappiamo, lo sapremo solo tra qualche mese, a primavera, se Carina Ciliegia si accorgerà di lui, e cosa succederà allora – o se invece a mangiare tutte quelle ciliegie il porcospino infinitesimo, quello più di tutti noi vicino, per una frazione di millimetro, all&#8217;infinito, ci avrà rimediato solo un grandissimo, torrenziale mal di pancia.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/jw2mCAFoJUo?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/jw2mCAFoJUo?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>chapbooks! chapbooks!</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 07:32:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Raos]]></category>
		<category><![CDATA[Barrett Watten]]></category>
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		<category><![CDATA[Giulio Marzaioli]]></category>
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		<category><![CDATA[prosa in prosa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Dopo quasi due anni dall’ultima uscita, sono arrivati alla stampa altri quattro titoli della piccola collana <strong><em>Chapbook</em></strong>, che curo insieme a Michele Zaffarano. Con l’anno nuovo sono disponibili:</p>

<strong><em>Il canto secolare per un nomarca</em></strong> di <strong>Emmanuel Hocquard</strong>
<strong><em>Plasma</em></strong> di <strong>Barrett Watten</strong>
<strong><em>I cani dello Chott el-Jerid</em></strong> di <strong>Andrea Raos</strong>
<strong><em>Voci di seconda fase</em></strong> di <strong>Giulio Marzaioli</strong>

<p>Sono felice di segnalare la cosa su Nazione Indiana, perché considero i <em>Chapbook</em> un&#8217;iniziativa molto vicina, per spirito di servizio e gratuita follia, alle <strong><em><a title="abbonatevi a murene" href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/murene-la-collana/" target="_blank">Murene</a></em></strong>, la collana al 100% indiana alla quale invito tutti ad abbonarsi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/03/chapbooks-chapbooks/">chapbooks! chapbooks!</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="emmanuel hocquard" src="http://bgmole.files.wordpress.com/2009/04/12-hocquard.jpg" alt="" width="110" height="134" /><img class="alignnone" title="barrett watten" src="http://bgmole.files.wordpress.com/2009/04/13-watten.jpg" alt="" width="110" height="134" /><img class="alignnone" title="andrea raos" src="http://bgmole.files.wordpress.com/2009/04/14-raos.jpg" alt="" width="110" height="134" /><img class="alignnone" title="giulio marzaioli" src="http://bgmole.files.wordpress.com/2009/04/15-marzaioli.jpg" alt="" width="110" height="134" /></p>
<p>Dopo quasi due anni dall’ultima uscita, sono arrivati alla stampa altri quattro titoli della piccola collana <strong><em>Chapbook</em></strong>, che curo insieme a Michele Zaffarano. Con l’anno nuovo sono disponibili:</p>
<ul>
<li><strong><em>Il canto secolare per un nomarca</em></strong> di <strong>Emmanuel Hocquard</strong></li>
<li><strong><em>Plasma</em></strong> di <strong>Barrett Watten</strong></li>
<li><strong><em>I cani dello Chott el-Jerid</em></strong> di <strong>Andrea Raos</strong></li>
<li><strong><em>Voci di seconda fase</em></strong> di <strong>Giulio Marzaioli</strong></li>
</ul>
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<p>Con l&#8217;anno nuovo, quindi, non fate i taccagni e sganciate la lira sia per le <em>Murene</em> che per i <em>Chapbook</em>.</p>
<p>PS: chi vuole vedere un prospetto riassuntivo dei titoli pubblicati ad oggi, e avere indicazioni sulle modalità di acquisto, può <a title="collana chapbooks" href="http://bgmole.wordpress.com/my-series/" target="_blank">cliccare qui</a>.</p>
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		<title>&#8220;Indiani d&#8217;India?&#8221;, ovvero: tecniche di basso marketing</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/07/23/indiani-dindia-ovvero-tecniche-di-basso-marketing/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 22:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>[Nazione Indiana si vanta di essere sempre all'ascolto dei suoi lettori. Si riporta qui la fedele trascrizione di un dialogo su Facebook tra un nostro distinto rappresentante, Andrea Raos, e un lettore, come si intuisce dal seguito della chat, assiduo, appassionato e attento.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/07/23/indiani-dindia-ovvero-tecniche-di-basso-marketing/">&#8220;Indiani d&#8217;India?&#8221;, ovvero: tecniche di basso marketing</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><small><em>[Nazione Indiana si vanta di essere sempre all'ascolto dei suoi lettori. Si riporta qui la fedele trascrizione di un dialogo su Facebook tra un nostro distinto rappresentante, Andrea Raos, e un lettore, come si intuisce dal seguito della chat, assiduo, appassionato e attento. Buona lettura. a.r.]<br />
</em></small></p>
<p>14:45 <strong>Amico di Nazione Indiana su Facebook</strong>: indiani d&#8217;india ?<br />
Buongiorno</p>
<p>14:45 <strong>Nazione Indiana</strong>: buongiorno</p>
<p>14:46 AdNIsF: Piacere&#8230; io ho un grande amore per l&#8217;India<br />
Un amore che era nato con la scoperta dei Raga e del Sitar, del Surbar, e poi del vaisnavismo</p>
<p>14:46 NI: bene</p>
<p>14:47 AdNIsF: Ma anche con scrittori come Arundhati Roy</p>
<p>14:47 NI: capisco<br />
<span id="more-36217"></span><br />
14:48 AdNIsF: Un libro suo in particolare mi ha sconvolto&#8230; parlo de &#8221; Il Dio delle piccole cose &#8220;, non so com&#8217;è in originale però<br />
ma ancora prima l&#8217;India mi aveva sconvolto indirettamente con certe canzoni dei Beatles ispirate appunto all&#8217;India<br />
vorrei essere indiano anch&#8217;io</p>
<p>14:49 NI: sì</p>
<p>14:49 AdNIsF: e non italiano</p>
<p>14:49 NI: mi rendo conto</p>
<p>14:50 AdNIsF: mi fa piacere<br />
mi scusi&#8230; parlo con un uomo o con una donna ?</p>
<p>14:50 NI: questo che c&#8217;entra, scusi?</p>
<p>14:50 AdNIsF: così, per sapere con chi sto parlando esattamente<br />
se vuole dirmelo</p>
<p>14:51 NI: ma se posso chiedere</p>
<p>14:51 AdNIsF: prego</p>
<p>14:51 NI: in cosa possiamo esserle utili?</p>
<p>14:51 AdNIsF: in un approfondimento, questo mi occorrerebbe molto&#8230;</p>
<p>14:52 NI: un approfondimento su cosa?<br />
non capisco, abbia pazienza</p>
<p>14:53 AdNIsF: le ho citato il vaisnavismo, Arundhati Roy, i Raga, I Beatles&#8230;&#8230; su questo intendevo&#8230; in particolare sulla spiritualità, sulla Coscienza di Krshna</p>
<p>14:53 NI: sono argomenti complessi&#8230;<br />
in particolare i beatles, direi</p>
<p>14:54 AdNIsF: dice?</p>
<p>14:54 NI: lei non trova?</p>
<p>14:55 AdNIsF: non so, trovo molto più misterioso un personaggio come Swami Prabhupada&#8230; mi piacerebbe capire com&#8217;è visto in India, come è considerato</p>
<p>14:56 NI: cosa vuole, c&#8217;è chi ne dice bene e chi ne dice male<br />
è spesso così, purtroppo</p>
<p>14:56 AdNIsF: male perchè ?</p>
<p>14:56 NI: adesso non mi faccia entrare nei dettagli, la prego<br />
capisce certo anche lei che sono questioni MOLTO delicate</p>
<p>14:57 AdNIsF: lei è più misteriosa di Swami Prabupada, e inoltre ho capito che lei è una donna,<br />
si esprime cioè come una donna<br />
sono bravo vero?</p>
<p>14:58 NI: impressionante in effetti</p>
<p>14:58 AdNIsF: però leggo che è sposata con una donna, se posso<br />
non si preoccupi, sono un progressista</p>
<p>14:59 NI: la ringrazio di cuore per questo</p>
<p>14:59 AdNIsF: no, è che sono anch&#8217;io un po&#8217; così</p>
<p>14:59 NI: ah, ecco</p>
<p>15:00 AdNIsF: ah ah ah</p>
<p>15:00 NI: cose che capitano</p>
<p>15:00 AdNIsF: io sono di *****, e lei, posso chiederle di dov&#8217;è<br />
molto ironica, mi piace<br />
ma lei è indiana?</p>
<p>15:01 NI: bene, ora devo lasciarla, abbia pazienza<br />
buona serata</p>
<p>15:01 AdNIsF: oh&#8230; mi spiace&#8230; forse l&#8217;ho importunata ?<br />
mi scusi</p>
<p>15:01 NI: no per nulla</p>
<p>15:01 AdNIsF: non volevo</p>
<p>15:01 NI: però devo andare</p>
<p>15:02 AdNIsF: ah bene, sono felice<br />
spero che abbia voglia di parlare ancora con me</p>
<p>15:02 NI: non dimentichi di abbonarsi a murene, mi raccomando<br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/03/murene-abbonarsi-e-semplice/">http://www.nazioneindiana.com/2010/06/03/murene-abbonarsi-e-semplice/</a></p>
<p>15:02 AdNIsF: murene ?<br />
guarderò</p>
<p>*</p>
<p><small><em>sigla finale (idea di Gianni):<br />
</em></small></p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Hv25oQLn0S8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Hv25oQLn0S8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/07/23/indiani-dindia-ovvero-tecniche-di-basso-marketing/">&#8220;Indiani d&#8217;India?&#8221;, ovvero: tecniche di basso marketing</a></p>
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		<title>Murene, il primo volume</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 02:16:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
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		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Raos]]></category>
		<category><![CDATA[editoria indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[Festa Indiana]]></category>
		<category><![CDATA[Fosdinovo]]></category>
		<category><![CDATA[murene]]></category>
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		<category><![CDATA[stephen rodefer]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/rodefer-210_170_B-ULTIMISSIMA.jpg"></a><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/rodefer-fuck-death.jpg"></a><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/rodefer-210_170_B-ULTIMISSIMA1.jpg"></a></p>
<p>Brani tratti da <em><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/murene-la-collana/">Dormendo con la luce accesa</a></em><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/murene-la-collana/">, di </a><strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/murene-la-collana/">Stephen Rodefer</a></strong><br />
traduzione e cura di <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Recinzione dell&#8217;alce</strong></em></p>
<p>Scrissi parole sul ciglio della mia casa e attorno agli angoli della sua bocca – aspettavo quei giorni che aspettano che la vita li inglobi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/28/murene-il-primo-volume/">Murene, il primo volume</a></p>
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<p>Brani tratti da <em><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/murene-la-collana/">Dormendo con la luce accesa</a></em><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/murene-la-collana/">, di </a><strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/murene-la-collana/">Stephen Rodefer</a></strong><br />
traduzione e cura di <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Recinzione dell&#8217;alce</strong></em></p>
<p>Scrissi parole sul ciglio della mia casa e attorno agli angoli della sua bocca – aspettavo quei giorni che aspettano che la vita li inglobi. Le figure di Pompei erano fatte e scavate per me. Le prendo sul personale. Se imbarazzato dal mio lavoro, mi volgevo alla satira. Ciò che non sarà mai positivo nondimeno lotterà, di notte come un animale selvaggio e di giorno come un cane. Gli epigoni vengono sferzati, niente da fare per le affinità elettive. Il lavoro adesso non è che un tratto a matita, volgare ma importante. Dedica il suo orifizio all&#8217;avventurarsi nella gestione delle modalità. Sarà un eroe con un&#8217;ala sola. Ma non sarà mai soddisfatto di nessuna veduta del mondo a meno che non possa dirigersi verso i suoi tratti essenziali. Anche quando sono nascosti alla vista, si affretterà a farli materializzare.</p>
<p>La colpa di ogni sforzo sarà ogni giorno tentare troppo, mai troppo spesso. La nostra arte non ha alcuna importanza, ma questo non importa. <span id="more-34949"></span>Siamo nati in questa strettezza e dobbiamo trarre da questa situazione più di quanto sembrerà mai possibile. Decidere a cosa servirà fare cose al di là del proprio potere. Il riconoscimento difende la risata; la ragione, il dimenticarsene su un tappeto di memoria.</p>
<p>Tuttavia non è da disprezzarsi che il matrimonio possa essere un grande sollievo. La sposa e lo sposo trovano quel luogo pieno di nulla in cui pure si fanno sommergere dall&#8217;emozione. La fonte di ogni felicità successiva sarà il vivere senza pretese. Chi non lo farebbe? Mio padre, che vive qui, mi regalò la barchetta, il trenino, il teatro dei burattini. Mi vestivo come un amante alchimista al mare, benché tu mi prendessi per un semplice istruttore. Se non sono uno zingaro, puoi pur sempre pensare che sono un po&#8217; strano. E così la storia dell&#8217;arte è la falsificazione di fatti che nel loro accadere non sono né fattuali né storici. Così il movimento, di cui sono una parte, non è altro che una parte del mio proprio sviluppo.</p>
<p>Uno si libera grazie al lavoro, anche sull&#8217;orlo della catastrofe. Quanto puoi continuare a ritardare la vera natura delle sensazioni? Dobbiamo rifiutare di essere immiseriti dalla sistematicità. La vera natura crea combinazioni per sconfiggere il naturalismo. Ci sarà sempre sulla tavola, se guardi, un vaso di intenzioni.</p>
<p>Dovunque tu vada, non ci sarà altro che righe e ritmi di superficie. E poi non lasciar mai proferire parola al volere. Perché noi tutti viviamo felici tanto con i morti quanto con i non nati. Più vicini della media al cuore della creazione, ma non vicini abbastanza. La realtà sarà invisibile sempre. Il mondo visibile non sarà altro che un caso particolare, quello stesso che siamo giunti qui per rovesciare. Dopo che è tratto il dado del fato – e chi dice che non lo è stato – è inutile tollerare alcunché di inferiore.</p>
<p>La prospettiva allora ti farà sbadigliare, aprendo un buco nella natura. Mentre le ombre scure del paesaggio visibile attraverso la pellicola sono comunque piene di promesse, la proiezione è ancora debole sul bordo. Le pagine contratte devono essere rigorose e ricche di sostanza. Ma le parole trasferiscono all&#8217;essere uniche e durevoli. Nessun elemento dominante vuole permettere la coltivazione del cambiamento. L&#8217;idea tra le altre dell&#8217;amore e del suo tempo concomitante ebbe troppa presa su tutti, il suo programma eternamente attraente, perché la speranza di più grande inclusione dovesse essere dispersa dalla più volontaria deliberazione in favore della fantasia e dell&#8217;apertura. Indipendenza sarebbe stato il falso nome provvisorio per tutti questi stati.</p>
<p>Quante cose, dopotutto, ci sarebbero richieste per fare arte. Quante cose oltre a essere un creatore d&#8217;arte dovrebbe essere un artista, per fare arte. Per rendere ciò che era visibile, credevano, ciò che non lo era. Un qualche tipo di recinzione, un iniziale sbarramento o un laccio in più sembravano essere il necessario primo passo.</p>
<p>Ma ora immagina che sei stato morto per molti anni e finalmente ti viene permesso di gettare ancora una volta uno sguardo sulla terra. E che tutto ciò che riesci a vedere è un vecchio cane che drizza una zampa contro un lampione o un muro. Eppure non puoi fare a meno di singhiozzare dall&#8217;emozione. Perché di questo la mia lampada brucia a volte così calda che ai più sembra addirittura che manchi di calore. Come il male festivo potrebbe essere detto – potrebbe essere disegnato – di uno zeppelin in volo sopra una cattedrale. Ma io sono assente.</p>
<p>Io non appartengo alla specie. Il mio sole e la mia carne sono necessari, ma io resto qui muto e ispido, in un sobborgo di bambini. Poco importa se poi le sentinelle fanno commenti sull&#8217;ospitalità della regione. La specie è in me, ma io sono neutrale.</p>
<p style="text-align: center;"><small><em>Enclosure of Elk</em></small></p>
<p><small> </small></p>
<p><small>I wrote words on the brow of home and around the corners of its mouth – waiting for those days which wait for life to engulf them. The silhouettes of Pompeii were made and excavated for me. I take them personally. If embarassed by my work, I turned to satire. What will never be positive will nevertheless struggle, like a wild animal by night, a dog by day. The epigones are slashed, the elective affinities are not dice. The work is nothing now but a pencil motif, vulgar yet important. It dedicates its orifice to pioneering the handling of modalities. It will be a hero with one wing. But it will never be content with any view of the world except as it may proceed to its essentials. Even when they are hidden from view, it will hasten to make them materialize.<br />
The fault of all endeavor every day will be to attempt too much, never too often. Our art is unimportant, but that does not matter. We were born to this means and we must make more of our situation than at first it will seem ever to allow. Decide what will be the use of forcing oneself to do things beyond one&#8217;s power. Acknowledgment advocates laughter; reason, its forgetting on a carpet of memory.<br />
Though it is not to be despised that marriage should be a great relief. The bride and groom find that place full of nothing in which they still fall down with emotion. The source of all happiness afterward will be to live without pretension. Who will not? My father, who lives here, gave me my sailboat, my train, my puppet theater. I dressed like an alchemist lover at the sea, though you took me merely for an instructor. If I am not a Bohemian, you still can think that I am somewhat odd. And so is art history the falsifìcation of facts which as they occur are neither factual nor historic. As the movement, of which I am a part, is nothing but a part of my own development.<br />
One liberates oneself through work, even on the eve of catastrophe. How long can you continue to delay the true nature of sensations? We must refuse to be beggared by orderliness. True nature creates combinations to defeat naturalism. There will always be on the table, if you look, a vase of intentions.<br />
Wherever you go, there will be nothing but lines and surface rhythms. Then let never will speak word. For we all live as happily with the dead as with the unborn. Nearer to the heart of creation than is usual, but not near enough. Reality will be invisible always. The visible world will be nothing but a special case, the very one we have come here to overthrow. After the die of fate is cast – and who is it says it has not been – it is pointless to tolerate anything inferior.<br />
Perspective then will make you yawn, opening a hole in nature. While the dark shades of the landscape visible through the film are nevertheless full of promise, the cast is still weak at the top. The contracted pages are to be rigorous and substantive. But the words devolve to be persistent and unique. No element is dominant that wants to allow the cultivation of change. The idea among others of love and its concomitant rime took too great a hold on everyone, its program of everlasting appeal, that the chance for greater inclusion would have to be squandered by the more willful deliberation to fantasy and drive. Independence would be the interim fake name for all these new states.<br />
What a lot of things, after all, would be required of us to make art. What a lot of things besides being a maker of art an artist would have to be, in order to make art. To make that which made visible, they believed, that which was not. Some kind of enclosure, some initial fence or extra latch, seemed to be the necessary first step.<br />
But now imagine that you have been dead for many years and that at long last you are permitted once more to glimpse the earth. And all you can see is an old dog, cocking a leg against a lamp post or wall. Still you can&#8217;t help sobbing with emotion. Because of this my light burns sometimes so hot that to most people it seems even to lack warmth. Like the festive evil it could be said – it could be drawn – of a zeppelin flying over a cathedral. But I am absent.<br />
I do not belong to the species. Though my sun and chair are necessary, I remain here dumb and bristling, in a suburb of children. Let the sentries comment later on the hospitality of the region. Though the species is in me, I am neutral.</small></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Endscape</strong></em></p>
<p>&#8230; l&#8217;ultimo sgorgo di colore va a riposo. Polle squadrate mormorate sotto i loro puntelli a creare un movimento che sfumava in altro quasi. Le rocce lì accanto mantenevano il loro apparente riposo leggermente fuori vista. Qualche cosa piccola faceva in modo da svicolarvi sopra un minuto dopo, poi stavano immobili. Poi sembrava che lì non ci fosse nulla. Dove sorgeva un debole mormorio, memore di una promulgazione anteriore, cessata da tempo, dopo una durata immisurabile, a coprire da dietro ogni cosa, un argine sfaldandosi scivolava senza suono nella fossa – per un attimo, un pezzo di una qualche prova che non sarà mai più registrata né pensata. Poi spariva anche quello.</p>
<p>La notte stanotte era la stessa notte che era. Domani la luce frugherebbe qua e là la stessa scena, come ha sempre fatto. Ieri era un nuovo giorno.</p>
<p style="text-align: center;"><small><em>Endscape</em></small></p>
<p style="text-align: left;"><small><em> </em><br />
&#8230; the last surge of color settled to rest. Squarish pools murmured under their stanchions, making a movement that was almost another color. Rocks nearby kept their seeming repose a trifle out of sight. Some little thing made as though to sidle onto one of them in another minute, then it remained still. Then there seemed that there was nothing there. Where a faint humming rose, reminiscent of some previous enactment, long ceased, after an immeasurable duration, over against the back of everything, a disintegrating bank slid silently into the fosse – for a moment a floating hunk of some evidence no longer to be recorded or guessed at. Then it too was gone.<br />
The night this night was the same night as before. Tomorrow the light would rummage through the same scene, as it has always done. Yesterday was a new day.</small></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Postfazione</strong></em></p>
<p style="text-align: right;"><small><em>[...] ritengo l&#8217;impresa della poesia musicale e grafica a un tempo, più che letteraria. Perché è tanto più illuminante e divertente [amusing] (MUSICA/MOSAICO, che appartiene alle Muse) comporre la lingua o dipingere la poesia, che non limitarsi a scriverle.<br />
Così un libro dovrebbe essere profondo come un museo e vasto come il mondo.</em></small></p>
<p>Questo scrive Stephen Rodefer nella sua prefazione a <em>Quattro conferenze</em> [Four Lectures, 1982] – e ci si potrebbe quasi fermare qui. L&#8217;approccio musicale e sinestesico alla parola, la variazione etimologica o presunta tale che apre inaspettate direzioni di senso (viene da pensare all&#8217;uso proliferante delle “notine” nel <em>Klavierstück IX</em> di Stockhausen), il costante, studiatissimo salto di registri, la lucida coscienza – di esplicita matrice modernista – del dato storico e dei mille modi per ignorarlo, aggirarlo, rimetterlo in discussione, “farlo nuovo”; tutti i tratti essenziali della poesia di Rodefer vi sono contenuti, con ammirevole chiarezza di autopercezione.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/WWGb4Pm2iac&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/WWGb4Pm2iac&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Le due sequenze che presento declinano in modi diversi queste caratteristiche.</p>
<p>Le <em>Quattro conferenze</em> sono un oggetto abnorme, che anche a livello materiale si maneggia con difficoltà (basti pensare che, benché da molti siano considerate il capolavoro di Rodefer, è risultato impossibile includerle nel recente <em>Selected Poems</em>): quattro lunghissime, torrenziali ricognizioni del mondo, infarcite di citazioni esplicite e criptate, lapsus, spezzoni di frase come se ne orecchiano per strada o al bar, meditazioni in apparenza svagate sull&#8217;arte e sull&#8217;esistere&#8230; Sono strumenti espressivi che derivano in modo molto diretto dalla poesia di Frank O&#8217;Hara, ma anche da certo Bukowski – una radicale trasversalità, indifferente a ogni nozione di scuola, è in effetti una delle grandi qualità di Rodefer; ma a questi si aggiunge un forte senso di instabilità del linguaggio e dei soggetti dell&#8217;enunciazione. Questa è spesso indeterminata, sempre frammentaria, mai univoca; al tempo stesso malgrado e grazie a questi procedimenti, Rodefer ottiene effetti in apparenza non conciliabili di pathos freddo, rilievo catastale su una catastrofe imminente.<br />
Di questo libro va anche sottolineato il forte valore <em>resistenziale</em>. Apparso all&#8217;indomani della prima elezione di Ronald Reagan a Presidente degli Stati Uniti, si colloca in opposizione netta alla – in parte conseguente – ondata di ritorno all&#8217;ordine che in quegli anni investiva ogni campo delle arti. Traversante tutte le presunte coppie contrastive della creazione (figurativo / astratto, tonale / atonale, scritto / orale, linearità / verticalità sintattica), la scrittura di <em>Quattro conferenze</em> indica mille e mille modalità possibili della non acquiescenza ai multiformi Poteri che pretendono di <em>dittare</em> – che si scriva “sotto dittatura” – l’immaginario.</p>
<p>Pubblicate poco meno di dieci anni dopo, le prose di <em>Durata passante</em> [Passing Duration, 1991] modulano in altri modi queste stesse esigenze, arricchite da un ulteriore aspetto fondante dell&#8217;attività di Rodefer: la traduzione. La semplice lista degli autori che nel corso degli anni Rodefer ha tradotto e/o transcreato parla da sé, in termini di <em>profondità del museo</em> (l&#8217;esatto opposto, cioè, di “museale”) di cui il poeta ha scelto di disporre: Lucrezio, Saffo, Dante, Villon, Baudelaire, Hölderlin, Rilke e, in francese, proprio O&#8217;Hara.<br />
In particolare, <em>Durata passante</em> è fondato su riscritture della <em>Commedia</em> e dei diari di Paul Klee. L&#8217;andamento memoriale, spesso elegiaco che lo sostiene, non esclude né l&#8217;invettiva politica (“Ricchezze”) né l&#8217;impavido assalto “delirante” all&#8217;irriducibile complessità del reale (“Cacciando”). Soprattutto, queste prose sviscerano l&#8217;abissale serietà del riso, scagliano sulla pagina il lato burlesco della più sentita passione amorosa, svelano la transitorietà dello spericolato citare gli Antichi. E l&#8217;indicibile, il sintatticamente indecidibile di tutto ciò.<br />
Ne deriva una trasognata estaticità terrena che, come ogni cosa destinata a sparire, <em>non cessa di durare</em>.</p>
<p style="text-align: center;">§</p>
<p>Voglio concludere con un aneddoto per me molto importante. Nel corso dei miei primissimi contatti con la poesia di Rodefer, avevo voluto verificare cosa di lui fosse disponibile in Italia o in italiano. Poche mie ricerche furono più rapide: non c&#8217;è niente. Tranne che saltò fuori, dal catalogo <em>online</em> dell&#8217;Università degli Studi di Milano, proprio una copia della leggendaria e introvabile (anche negli Stati Uniti) prima edizione di <em>Four Lectures</em>: appartiene al Fondo Antonio Porta e sulla scheda è annotato “con dedica autografa dell&#8217;Autore”.<br />
Non ho idea di quali rapporti ci siano stati tra Antonio Porta e Stephen Rodefer. Ma voglio immaginare questa piccola edizione italiana del poeta statunitense anche come la ripresa di un discorso che sarebbe potuto esistere, o brutalmente interrotto.<br />
Il presente davvero è profondo come una biblioteca. Chiede solo di uscire e di spandersi a divorare il mondo.</p>
<p style="text-align: right;">A. R.</p>
<p><small>Stephen Rodefer (1940) è l’autore, tra l’altro, di <em>One or Two Love Poems from the White World</em> [Un paio di poesie d'amore dal mondo bianco], Pick Pocket, 1976, <em>VILLON</em> di Jean Calais (pseudonimo), Pick Pocket, 1976, <em>The Bell Clerk&#8217;s Tears Keep Flowing</em> [Le lacrime del fattorino continuano a scorrere], The Figures, 1978, <em>Four Lectures</em> [Quattro conferenze], The Figures, 1982 (vincitore dell’American Poetry Center’s Annual Book Award), <em>Oriflamme Day</em> [Giorno dell’orifiamma], con Ben Friedlander, House of K, 1984, <em>Emergency Measures</em> [Misure d’urgenza], The Figures, 1987, <em>Passing Duration</em> [Durata passante], Burning Deck, 1991, <em>Leaving</em> [Partendo], Equipage, 1992, <em>Erasers</em> [Per cancellare], Equipage, 1994, <em>Left Under A Cloud</em> [Lasciato sotto una nuvola], Alfred David Editions, 2000 e <em>Mon Canard: Six Poems</em> [Mon Canard. Sei poesie], The Figures, 2000.<br />
Una selezione della sua opera è raccolta in <em>Call It Thought: Selected Poems</em> [Chiamalo pensiero. Poesie scelte], a cura di Rod Mengham, Carcanet, 2008.<br />
Gli è stato dedicato un numero del quadrimestrale di letteratura <em>Chicago Review</em> (54:3, 2009).<br />
Oltre a Villon, Rodefer ha tradotto Saffo e i lirici greci, Catullo, Lucrezio, Dante, Baudelaire, Rilke, Frank O’Hara e il poeta cubano Noel Nicola.</small></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/rodefer-fuck-death1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-34978" title="rodefer fuck death" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/rodefer-fuck-death1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/28/murene-il-primo-volume/">Murene, il primo volume</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Murene, la collana</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 22:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/M-logo-head-black-only-2001.jpg"></a> di <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p>“<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/14/29866/">Murene</a>” è la <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/15/murene/">collana cartacea</a> di Nazione Indiana.</p>
<p>La quarta di copertina dei primi tre numeri recita:</p>
<p><strong>“Murene è una collana nata da nazioneindiana.com e distribuita per sottoscrizione a lettori consapevoli e inquieti. Indifferente alle mode, propone testi di autori italiani e stranieri per sondare quelle esperienze letterarie che spesso l’industria culturale non ha il coraggio di sostenere.</strong>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/murene-la-collana/">Murene, la collana</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/M-logo-head-black-only-2001.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-34904" title="M-logo-head-black-only-200" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/M-logo-head-black-only-2001.jpg" alt="" width="200" height="191" /></a> di <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p>“<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/14/29866/">Murene</a>” è la <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/15/murene/">collana cartacea</a> di Nazione Indiana.</p>
<p>La quarta di copertina dei primi tre numeri recita:</p>
<p><strong>“Murene è una collana nata da nazioneindiana.com e distribuita per sottoscrizione a lettori consapevoli e inquieti. Indifferente alle mode, propone testi di autori italiani e stranieri per sondare quelle esperienze letterarie che spesso l’industria culturale non ha il coraggio di sostenere. Scatto artistico e al tempo stesso etico, strumento leggero di esplorazione a tutto campo – narrativa, saggistica, poesia –, Murene respira nelle profondità, attraversandole.”</strong></p>
<p>Progetto collettivo di tutta Nazione Indiana, ha un comitato di redazione costituito da Andrea Inglese, Domenico Pinto, Andrea Raos e Massimo Rizzante. Il progetto grafico è di Mattia Paganelli.</p>
<p>Interamente autofinanziata, viene venduta su abbonamento (3 numeri all’anno) e distribuita per posta.</p>
<p>I titoli del 2010 sono:<br />
<span id="more-34899"></span><br />
<strong>1. <a href="http://rodefer.ms11.net/">Stephen Rodefer</a>, <em>Dormendo con la luce accesa</em>, a cura di Andrea Raos, prima pubblicazione italiana<br />
<small>Dalla <em>Nota</em> del Curatore: &#8220;Un poeta coi controcazzi.&#8221;</small><br />
2. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Miguel_Torga">Miguel Torga</a>, <em>L’universale è il locale meno i muri</em>, a cura di Massimo Rizzante<br />
<small>Dalla <em>Nota</em> del Curatore: &#8220;Torga, nel testo che qui si presenta, mentre esprime tutto il suo amore per il Portogallo e la regione da cui proviene (il suo sentire tellurico), non rinuncia né al suo Iberismo né alla sua concezione polifonica e universale della cultura. Nessun folklorismo, perciò, ma senso delle tradizioni materiali di ogni singolo popolo e di ogni singola terra, anche la più povera.&#8221;</small><br />
3. <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/29/murene-il-secondo-volume-ingo-schulze-langelo-le-arance-e-il-polipo/">Ingo Schulze</a>, <em>L’angelo, le arance e il polipo</em>, a cura di Stefano Zangrando, in contemporanea con l&#8217;uscita in Germania dell&#8217;originale<br />
<small>Dalla <em>Nota</em> del Curatore: &#8220;Il narratore è sempre l’alter ego dell’autore, soggiorna a Villa Massimo con moglie e figlie, e l’argomento del racconto è una gita a Napoli all’inizio di dicembre in compagnia di Ralf, un tipico personaggio schulziano, parente estetico di tutte quelle figure sottilmente perturbanti che danno la stura a molte altre sue storie. Ma è l’ambientazione partenopea, qui, a dettare il passo. Lo stupore del narratore di fronte alla «densità» e alla «vastità», il suo calarsi nell’amalgama inscindibile di vitalità e decadenza che è il cronotopo napoletano, il contrappunto calibrato di sublime artistico e hegeliana prosa del mondo – tutto ciò trova espressione in uno stile più elevato che in precedenza. È come se la lingua, sospinta dalla meraviglia, abbia trovato in una sintassi più elaborata e in un lessico più ricercato la misura della propria funzione, il proprio agio nel trattare la materia. E tutto questo culmina nell’indimenticabile scena finale con il polipo, una delle pagine più belle che Schulze abbia mai scritto.&#8221;</small></strong></p>
<p>Una prima occasione per abbonarsi sarà la festa di NI a Fosdinovo. Dopo ci si potrà abbonare e pagare on-line, tramite PayPal.</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p><strong>L’idea di fondo di “Murene” è di saltare tutti i passaggi intermedi tra autore e lettore</strong> (in particolare la distribuzione, notoriamente costosissima) così da offrire a un pubblico attento testi di qualità, sempre in prima traduzione, spesso di autori del tutto sconosciuti in Italia, a un prezzo molto ridotto (e, se questo può interessare i collezionisti, in tiratura limitata).</p>
<p>Il costo dell’abbonamento è di 20 euro annui. Abbiamo calcolato che 200 abbonamenti dovrebbero permetterci di andare in pari con le spese vive della produzione (le uniche che abbiamo deciso di tenere in conto): impaginazione, stampa, spedizione e spese di gestione del sistema PayPal. E con questi soldi finanziare i tre volumi del 2011.</p>
<p><strong>È uno dei tentativi possibili per uscire dalla palude dell&#8217;eterno lamento e sostenere in modo attivo la diffusione militante di testi che oggi, in Italia, sarebbe difficile leggere altrove.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In questo senso, “Murene” è una sfida aperta all&#8217;intera comunità intellettuale italiana; anche a ricordarle che esiste, o potrebbe.</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/products-page/">Abbonati</a> a Murene direttamente su Nazione Indiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/murene-la-collana/">Murene, la collana</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Ulisse n. 13 + Contenuti speciali</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 04:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>È uscito il n. 13 de <strong>&#8220;L&#8217;Ulisse &#8211; Rivista di poesia, arti e scritture</strong><strong>&#8220;</strong>:</p>
<p><a href="http://www.lietocolle.info/upload/l_ulisse_13.pdf">http://www.lietocolle.info/upload/l_ulisse_13.pdf</a></p>
<p>Il titolo di questo numero è <strong>&#8220;Dopo la prosa. Poesia e prosa nelle scritture contemporanee&#8221;</strong>. Contiene diversi interventi (riporto qui sotto l&#8217;indice completo) tra cui il mio che, per motivi tecnici, non è stato possibile pubblicare così come l&#8217;avevo concepito.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/10/lulisse-n-13-contenuti-speciali/">L&#8217;Ulisse n. 13 + Contenuti speciali</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È uscito il n. 13 de <strong>&#8220;L&#8217;Ulisse &#8211; Rivista di poesia, arti e scritture</strong><strong>&#8220;</strong>:</p>
<p><a href="http://www.lietocolle.info/upload/l_ulisse_13.pdf">http://www.lietocolle.info/upload/l_ulisse_13.pdf</a></p>
<p>Il titolo di questo numero è <strong>&#8220;Dopo la prosa. Poesia e prosa nelle scritture contemporanee&#8221;</strong>. Contiene diversi interventi (riporto qui sotto l&#8217;indice completo) tra cui il mio che, per motivi tecnici, non è stato possibile pubblicare così come l&#8217;avevo concepito. In fondo a questo post lo ripropongo (travestito da rettangolino ingrandibile) nella sua forma originale. Buona lettura. a. r.  </p>
<p><span id="more-33901"></span><br />
L&#8217;ULISSE &#8211; RIVISTA DI POESIA, ARTI E SCRITTURE</p>
<p>Direttori: ALESSANDRO BROGGI, STEFANO SALVI, ITALO TESTA</p>
<p>NUMERO 13:</p>
<p>DOPO LA PROSA. POESIA E PROSA NELLE SCRITTURE CONTEMPORANEE</p>
<p>Editoriale di Italo Testa 3</p>
<p>IL DIBATTITO</p>
<p>FUOCHI TEORICI</p>
<p>Andrea Cortellessa 8<br />
Paolo Giovannetti 14<br />
Simone Giusti 19<br />
Ron Silliman 22<br />
Paolo Zublena 44</p>
<p>PERCORSI ITALIANI</p>
<p>Giorgio Manganelli<br />
di Filippo Milani 50</p>
<p>Goffredo Parise<br />
di Giulia Rusconi 61</p>
<p>Giampiero Neri<br />
di Victoria Surliuga 67</p>
<p>Elio Pagliarani<br />
di Luigi Ballerini 69</p>
<p>Antonio Porta<br />
di Tommaso Di Dio 74</p>
<p>Giovanni Raboni<br />
di Concetta Di Franza 82</p>
<p>Eugenio De Signoribus<br />
di Rodolfo Zucco 90</p>
<p>Valerio Magrelli<br />
di Federico Francucci 104</p>
<p>Aldo Nove e Tommaso Ottonieri<br />
di Gian Luca Picconi 124</p>
<p>Roberto Piumini<br />
di Milva Maria Cappellini 137</p>
<p>Un excursus sul Novecento<br />
di Plinio Perilli 143</p>
<p>IN DIALOGO</p>
<p>Alfonso Berardinelli 159<br />
Gherardo Bortolotti 161<br />
Franco Buffoni 163<br />
Anna Maria Carpi 166<br />
Maurizio Cucchi 168<br />
Umberto Fiori 173<br />
Marco Giovenale 175<br />
Andrea Inglese 181<br />
Angelo Lumelli 184<br />
Guido Mazzoni 191<br />
Laura Pugno 196<br />
Fabio Pusterla 199<br />
Andrea Raos 202<br />
Flavio Santi 204<br />
Giuliano Scabia 208</p>
<p>IDEE DELLA PROSA</p>
<p>Giorgio Agamben 212<br />
Alfonso Berardinelli 214<br />
Umberto Eco 219</p>
<p>SCENARI EUROPEI</p>
<p>Gianfranco Contini 231<br />
Ermanno Krumm 241<br />
Giovanni Nadiani 248</p>
<p>AL DI LÀ DEI GENERI</p>
<p>Jérôme Game 265<br />
Jean-Marie Gleize 269<br />
Christophe Hanna 273<br />
GAMMM 276</p>
<p>GLI AUTORI</p>
<p>LETTURE</p>
<p>Franco Arminio 280<br />
Nanni Balestrini 282<br />
Mario Benedetti 285<br />
Paolo Colagrande 286<br />
Luigi Di Ruscio 288<br />
Gabriele Frasca 291<br />
Giuliano Guatta 292<br />
Giancarlo Majorino 295<br />
Francesco Osti 298<br />
Rosa Pierno 302<br />
Stefano Raimondi 304<br />
Andrea Sartori 306<br />
Giovanni Tuzet 310</p>
<p>I TRADOTTI</p>
<p>Jorge Esquinca<br />
tradotto da Damiano Abeni 316</p>
<p>Durs Grünbein<br />
tradotto da Daniele Vecchiato 323</p>
<p>Barbara Köhler<br />
tradotta da Daniele Vecchiato 327</p>
<p>Sophie Loizeau<br />
tradotta da Paola Cantù 334</p>
<p>Ramón García Mateos<br />
tradotto da Matteo Lefèvre 339</p>
<p>Plauto<br />
tradotto da Roberto Piumini 347</p>
<p>Francis Ponge<br />
tradotto da Italo Testa 349</p>
<p>Gustave Roud<br />
tradotto da Pierre Lepori 350</p>
<p>Mark Strand<br />
tradotto da Damiano Abeni e Moira Egan 356</p>
<p>***</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/ulisse3.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/ulisse3-222x300.jpg" alt="" title="ulisse3" width="222" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-33902" /></a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Quatre cahiers</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/05/06/quatre-cahiers/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/05/06/quatre-cahiers/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 May 2010 04:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/mesa1.jpg"></a><br />
<br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/mesa2-1.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/mesa3.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/mesa4.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/mesa5.jpg"></a></p>
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<span id="more-33733"></span><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/mesa2-1.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/mesa2-1-219x300.jpg" alt="" title="mesa2-1" width="219" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-33750" /></a></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/mesa3.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/mesa3-300x248.jpg" alt="" title="mesa3" width="300" height="248" class="aligncenter size-medium wp-image-33751" /></a></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/mesa4.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/mesa4-222x300.jpg" alt="" title="mesa4" width="222" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-33752" /></a></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/mesa5.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/mesa5-218x300.jpg" alt="" title="mesa5" width="218" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-33753" /></a></p>
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		<title>Questo libro è un altro</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/04/questo-libro-e-un-altro/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/04/questo-libro-e-un-altro/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 08:51:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;">Roma, giovedì <strong>4 marzo</strong> 2010, alle <strong>ore 20:00</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong></strong>al<strong> Beba do Samba<br />
</strong>via de’ Messapi 8</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bebadosamba.it/" target="_blank">http://www.bebadosamba.it/</a></p>
<p style="text-align: center;">
</p><p style="text-align: center;"><em>ce livre est un autre</em></p>
<p style="text-align: center;">questo libro è un altro</p>
<p style="text-align: center;"><strong>:</strong></p>
<p style="text-align: center;">gli autori di <strong><em>Prosa in prosa</em></strong> (Le Lettere, 2009) presentano il libro</p>
<p style="text-align: center;">visto attraverso letture di altri libri (francesi e inglesi: in traduzione italiana)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>=</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>&#62;&#62;&#62;</strong> Marco <strong>Giovenale</strong>, Andrea <strong>Raos</strong>, Michele <strong>Zaffarano</strong> <strong>&#60;&#60;&#60;</strong></p>
<p style="text-align: center;">(e, in absentia, Bortolotti, Broggi e Inglese)</p>
<p style="text-align: center;">
</p><p style="text-align: center;">leggeranno da</p>
<p style="text-align: center;">
</p><p style="text-align: center;"><em>Marte ha bisogno di terroristi</em>, di <strong>K.</strong>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/04/questo-libro-e-un-altro/">Questo libro è un altro</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Roma, giovedì <strong>4 marzo</strong> 2010, alle <strong>ore 20:00</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong></strong>al<strong> Beba do Samba<br />
</strong>via de’ Messapi 8</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bebadosamba.it/" target="_blank">http://www.bebadosamba.it/</a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><em>ce livre est un autre</em></p>
<p style="text-align: center;">questo libro è un altro</p>
<p style="text-align: center;"><strong>:</strong></p>
<p style="text-align: center;">gli autori di <strong><em>Prosa in prosa</em></strong> (Le Lettere, 2009) presentano il libro</p>
<p style="text-align: center;">visto attraverso letture di altri libri (francesi e inglesi: in traduzione italiana)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>=</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>&gt;&gt;&gt;</strong> Marco <strong>Giovenale</strong>, Andrea <strong>Raos</strong>, Michele <strong>Zaffarano</strong> <strong>&lt;&lt;&lt;</strong></p>
<p style="text-align: center;">(e, in absentia, Bortolotti, Broggi e Inglese)<span id="more-31570"></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">leggeranno da</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><em>Marte ha bisogno di terroristi</em>, di <strong>K. Silem Mohammad</strong><br />
<em>62 unità di prosa scritte da malato</em>, di <strong>Rodrigo Toscano</strong><br />
<em>Scusi, la strada per Pondicherry?</em>, di <strong>Jean-Michel Espitallier</strong><br />
<em>Davy Crocket o Billy the Kid avranno sempre un po’ di coraggio</em>, di <strong>Olivier Cadiot</strong><br />
<em>Ma ci posso campare?</em>, di <strong>Jeff Derksen</strong><br />
<em>7 anacronismi</em>, di <strong>Christophe Tarkos</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">(volumi editi dalla collana ChapBook, dell’editore milanese Arcipelago)</p>
<p style="text-align: center;">cfr.<strong> <a href="http://gammm.org/index.php/chap/" target="_blank">http://gammm.org/index.php/chap/</a></strong></p>
<p style="text-align: center;">su facebook: <a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=333730658373&amp;ref=mf" target="_blank">http://www.facebook.com/event.php?eid=333730658373&amp;ref=mf</a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">introduce l’incontro:<br />
<strong>Fabio Orecchini</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">*  *  *</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/04/questo-libro-e-un-altro/">Questo libro è un altro</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Nel segno della parola: Viton, Cepollaro, Bertasa a Monza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/02/16/nel-segno-della-parola-viton-cepollaro-bertasa-a-monza/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/02/16/nel-segno-della-parola-viton-cepollaro-bertasa-a-monza/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 06:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=30447</guid>
		<description><![CDATA[<p><em>[Giovedì 18, al Teatro Binario 7, un'occasione importante per ascoltare la poesia di <strong>Biagio Cepollaro</strong>, <strong>Mario Bertasa</strong> e <strong>Jean-Jacques Viton</strong>, uno dei maggiori poeti francesi. Di Viton, su NI, leggere <a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/03/il-commento-definitivo-di-jean-jacques-viton/">qui</a>.]</em></p>
<p style="text-align: center;">Giovedì <strong>18 febbraio</strong> h. <strong>21.00</strong><br />
MONZA <strong>Teatro Binario 7</strong> (via Turati 8, di fianco alla stazione FS)<br />
un&#8217;iniziativa di <em><a href="http://www.poesiapresente.it/">Poesiapresente</a></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>NEL SEGNO DELLA PAROLA</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Jean-Jacques Viton</strong> (FRA), intervista e reading<br />
<strong>Biagio Cepollaro</strong> (MI), reading con videoproiezioni<br />
<strong>Mario Bertasa</strong> (MB), reading con videoproiezione</p>
<p><strong>Viton</strong> (1933), uno dei poeti francesi contemporanei più significativi, leggerà il suo “commento definitivo” (traduzioni di Andrea Inglese).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/16/nel-segno-della-parola-viton-cepollaro-bertasa-a-monza/">Nel segno della parola: Viton, Cepollaro, Bertasa a Monza</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Giovedì 18, al Teatro Binario 7, un'occasione importante per ascoltare la poesia di <strong>Biagio Cepollaro</strong>, <strong>Mario Bertasa</strong> e <strong>Jean-Jacques Viton</strong>, uno dei maggiori poeti francesi. Di Viton, su NI, leggere <a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/03/il-commento-definitivo-di-jean-jacques-viton/">qui</a>.]</em></p>
<p style="text-align: center;">Giovedì <strong>18 febbraio</strong> h. <strong>21.00</strong><br />
MONZA <strong>Teatro Binario 7</strong> (via Turati 8, di fianco alla stazione FS)<br />
un&#8217;iniziativa di <em><a href="http://www.poesiapresente.it/">Poesiapresente</a></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>NEL SEGNO DELLA PAROLA</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Jean-Jacques Viton</strong> (FRA), intervista e reading<br />
<strong>Biagio Cepollaro</strong> (MI), reading con videoproiezioni<br />
<strong>Mario Bertasa</strong> (MB), reading con videoproiezione</p>
<p><strong>Viton</strong> (1933), uno dei poeti francesi contemporanei più significativi, leggerà il suo “commento definitivo” (traduzioni di Andrea Inglese). Inoltre, grazie all’intervista condotta dal poeta <strong>Andrea Raos</strong>, sarà possibile approfondire la poetica dell’autore, la cui ricerca presenta caratteristiche difficilmente rintracciabili negli autori Italiani.<br />
<span id="more-30447"></span><br />
La sua scrittura predilige l’attraversamento burlesco e anarchico di eventi che si offrono senza gerarchie allo sguardo e alla memoria poetica. Spesso la sfera dell’esperienza quotidiana diviene terreno prediletto per un’esplorazione dei margini, dei resti, delle anomalie. I testi sono tratti da DECOLLAGE (P.O.L, 1986) e da <a href="http://www.metauroedizioni.it/catalog/product_info.php?products_id=181">IL COMMENTO DEFINITIVO. POESIE 1984-2008</a> (Metauro, 2009)</p>
<p><strong>Cepollaro</strong>, poeta di punta del Gruppo 93, traccerà con testi rappresentativi, il suo percorso poetico-artistico con la proiezione di immagini della sua ultima produzione visiva e leggendo dall’ultimo libro DA STRATO A STRATO (La Camera verde, 2009), da SCRIBEIDE (P. Manni,1993), da NEL FUOCO DELLA SCRITTURA (La Camera verde, 2008) e da LAVORO DA FARE (E-book, 2006). Si è distinto per l’acume critico e le sue doti di didatta, doti che per molti anni gli studenti del Liceo Scientifico Statale “P. Frisi” di Monza hanno potuto apprezzare.</p>
<p><strong>Mario Bertasa</strong>: “Atroce #31-0 (Integrale 0.1)”<br />
“Atroce”, la silloge poetica di una delle voci più rilevanti di MeB, inclusa nell’antologia “Mappa giovane”, debutta nella versione live, integrale, detta tutta d’un fiato, con articolazioni rapidissime della pronuncia e videoproiezione verbali e distorsori di voce.</p>
<p>Nel foyer, a disposizione del pubblico, “LaPoesiaSalvaLanima” distributore gratuito di poesie, realizzato secondo i principi della street art (installazioni create con materiale di riciclo e collocate in luoghi non convenzionali) dalle classi II E e III A della Scuola Secondaria di Primo Grado “Anna Frank” di Monza nel laboratorio di scrittura e lettura “pronto soccorso poetico” curato da Silvia Monti (con la collaborazione della prof. Licena Elli)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/16/nel-segno-della-parola-viton-cepollaro-bertasa-a-monza/">Nel segno della parola: Viton, Cepollaro, Bertasa a Monza</a></p>
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		<title>Prosa in prosa all&#8217;ESC (Roma)</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 05:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/Prosa_in_prosa_Cover.jpg"></a> Roma, martedì <strong>16 febbraio</strong> 2010, alle <strong>ore </strong><strong>20:30</strong></p>
<p>presso ESC Atelier Autogestito</p>
<p>via dei Volsci 159  [San Lorenzo]</p>
<p>nell’ambito del progetto EscArgot _ scrivere con lentezza</p>
<p>presentazione di</p>
<p>PROSA IN PROSA</p>
<p>(Le Lettere, 2009 &#8211; collana <em>fuoriformato</em>)</p>
<p>saranno presenti gli autori:</p>
<p>Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale,</p>
<p>Andrea Inglese, Andrea Raos, Michele Zaffarano</p>
<p>coordinamento e interventi critici di Andrea Cortellessa</p>
<p></p>
<p style="text-align: center;">*  *  *</p>
<p>Un libro a sei voci – Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale, Andrea Inglese, Andrea Raos, Michele Zaffarano – vuole fare il punto – in modo “militante”, di parte – su una forma di scrittura da qualche tempo divenuta molto attuale e discussa, anche in Italia: la poesia in prosa, dando luogo, da subito, a qualcosa di nuovo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/16/prosa-in-prosa-allesc-roma/">Prosa in prosa all&#8217;ESC (Roma)</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/Prosa_in_prosa_Cover.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30479" title="Prosa_in_prosa_Cover" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/Prosa_in_prosa_Cover-231x300.jpg" alt="" width="231" height="300" /></a> Roma, martedì <strong>16 febbraio</strong> 2010, alle <strong>ore </strong><strong>20:30</strong></p>
<p>presso ESC Atelier Autogestito</p>
<p>via dei Volsci 159  [San Lorenzo]</p>
<p>nell’ambito del progetto EscArgot _ scrivere con lentezza</p>
<p>presentazione di</p>
<p>PROSA IN PROSA</p>
<p>(Le Lettere, 2009 &#8211; collana <em>fuoriformato</em>)</p>
<p>saranno presenti gli autori:</p>
<p>Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale,</p>
<p>Andrea Inglese, Andrea Raos, Michele Zaffarano</p>
<p>coordinamento e interventi critici di Andrea Cortellessa</p>
<p><span id="more-30477"></span></p>
<p style="text-align: center;">*  *  *</p>
<p>Un libro a sei voci – Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale, Andrea Inglese, Andrea Raos, Michele Zaffarano – vuole fare il punto – in modo “militante”, di parte – su una forma di scrittura da qualche tempo divenuta molto attuale e discussa, anche in Italia: la poesia in prosa, dando luogo, da subito, a qualcosa di nuovo. Dopo almeno centocinquant’anni di storia, questo genere non solo ha raggiunto una piena maturità ma può anche confrontarsi con la sua tradizione; può tentare di ripensarla criticamente. Il titolo lo suggerisce: dalla prosa si tratta di tornare (polemicamente, ironicamente) alla prosa stessa, e scoprire uno spazio diverso. È finito, con ogni evidenza, il periodo in cui il non-verso doveva innanzi tutto costringerci a riflettere sulle carenze del verso, sui confini del poetico, della poesia. La scrittura in prosa, forte di una consapevolezza spietata intorno all’impasse in cui la comunicazione letteraria in toto langue, interagisce con i generi del discorso istituzionalmente non-poetico: cronachismo, narratività, parlato informale. E, a ben guardare, di “poesia” in prosa qui non si può (più) propriamente parlare. Tra molti modi di intendere la poesia e molti di intendere la narrativa (dal racconto al romanzo), si apre un terzo spazio abitato da forme ancora differenti, che preferiamo definire “prosa in prosa”.</p>
<p style="text-align: center;">*  *  *</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/16/prosa-in-prosa-allesc-roma/">Prosa in prosa all&#8217;ESC (Roma)</a></p>
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		<title>Editoria indipendente &#8211; 2</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 05:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/IMG_0575.jpg"></a></p>
<p>Foto (ingrandibile) di Andrea Raos.</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/16/editoria-indipendente-2/">Editoria indipendente &#8211; 2</a></p>
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<p>Foto (ingrandibile) di Andrea Raos.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/16/editoria-indipendente-2/">Editoria indipendente &#8211; 2</a></p>
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		<title>Editoria indipendente</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 05:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Feltrinelli di Fiumicino, 30.12.2009</p>
<p>Foto di Andrea Raos (clicca per ingrandire)</p>
<p></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/IMG_04511.jpg"></a></p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/01/31/editoria-indipendente/">Editoria indipendente</a></p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Feltrinelli di Fiumicino, 30.12.2009</p>
<p>Foto di Andrea Raos (clicca per ingrandire)</p>
<p><span id="more-29683"></span></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/IMG_04511.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/IMG_04511-300x225.jpg" alt="" title="IMG_0451" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-29687" /></a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Credo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/01/07/credo/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 06:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Andrea Raos]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=27514</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Andrew Zawacki</strong></p>
<p>traduzione di <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p></p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Andrew Zawacki</strong></p>
<p>traduzione di <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p><object style="width:420px;height:297px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=100106145144-64671e04bbe34ac4adeb9699ba4c36c7&amp;docName=zawacki_2&amp;username=nazioneindiana&amp;loadingInfoText=Credo&amp;et=1262789619182&amp;er=50" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:420px;height:297px" flashvars="mode=embed&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=100106145144-64671e04bbe34ac4adeb9699ba4c36c7&amp;docName=zawacki_2&amp;username=nazioneindiana&amp;loadingInfoText=Credo&amp;et=1262789619182&amp;er=50" /></object></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Prosa in prosa&#8221; a Milano</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 16:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em> <a href="http://www.lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&#38;TS02_ID=1502">Prosa in prosa</a></em> è un&#8217;antologia che raccoglie gli scritti di sei autori: Andrea Inglese, Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale, Michele Zaffarano, Andrea Raos. Il tipo di scrittura di ricerca proposta, né racconto né poesia, rifiuta tanto le retoriche narrative quanto gli schemi usurati del <em>poème en prose</em>.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/09/prosa-in-prosa-a-milano/">&#8220;Prosa in prosa&#8221; a Milano</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-27221" title="cop pip" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/12/cop-pip.jpg" alt="cop pip" width="155" height="200" /> <a href="http://www.lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&amp;TS02_ID=1502">Prosa in prosa</a></em> è un&#8217;antologia che raccoglie gli scritti di sei autori: Andrea Inglese, Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale, Michele Zaffarano, Andrea Raos. Il tipo di scrittura di ricerca proposta, né racconto né poesia, rifiuta tanto le retoriche narrative quanto gli schemi usurati del <em>poème en prose</em>.</p>
<p><strong>Giovedì 10 dicembre, alle 16:30, gli autori presenteranno il volume presso la Libreria Universitaria IULM, in via Carlo Bo 8, a Milano.</strong></p>
<p>Gherardo Bortolotti &#8211; Alessandro Broggi &#8211; Marco Giovenale &#8211; Andrea Inglese &#8211; Andrea Raos &#8211; Michele Zaffarano, PROSA IN PROSA, <a href="http://www.lelettere.it/site/e_SuppliersList.asp?IdSupplier=60">Fuori Formato</a>, Le Lettere 2009.</p>
<p>Introduzione di Paolo Giovannetti<br />
Note di lettura di Antonio Loreto</p>
<p>&#8220;Questo libro a sei voci vuole fare il punto su una forma di scrittura da qualche tempo molto attuale e discussa, anche in Italia: la poesia in prosa. Dando luogo, da subito, a qualcosa di nuovo. Dopo almeno centocinquant’anni di storia questo genere non solo ha raggiunto una piena maturità, ma può anche confrontarsi con la sua tradizione; può ripensarla criticamente. Il titolo lo suggerisce: dalla prosa si tratta di tornare (polemicamente, ironicamente) alla prosa stessa; e scoprire uno spazio diverso. La scrittura in prosa interagisce coi generi del discorso non-poetico: cronachismo, narratività, parlato informale. Ogni tentazione di bello scrivere – di prosa d’arte – è rifiutata: la prosa in prosa riparte dal discorso comune, dalla lingua logorata della quotidianità. I sei autori sono tutti nati tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta; e si sono messi in luce da tempo come alcuni fra i più acuti autori e teorici, nel nostro paese, nell’aria della scrittura di ricerca.&#8221;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/09/prosa-in-prosa-a-milano/">&#8220;Prosa in prosa&#8221; a Milano</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Jean-Marie Gleize a Roma</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 05:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Giovedì 19 novembre, alle ore 20:30</strong></p>
<p style="text-align: center;">presso la <strong>Libreria Empirìa</strong><br />
(Roma, via Baccina 79)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Jean-Marie Gleize</strong><br />
incontra il (suo) pubblico e dialoga con:
</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Alessandro De Francesco</strong>, <strong>Marco Giovenale</strong>, <strong>Luigi Magno</strong></p>
<p style="text-align: center;">su</p>
<p style="text-align: center;">IN VISTA LATERALE<br />
[ La Camera Verde, collana felix, 2009, traduzione di Michele Zaffarano ]</p>
<p style="text-align: center;">Lettura di<br />
Jean-Marie Gleize
</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Nel corso della serata saranno proposti inoltre brani di testi di Gleize usciti in rivista, a cura di Alessandro De Francesco</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p style="text-align: left;">Jean-Marie Gleize è professore di letteratura contemporanea all’Ecole Normale Supérieure di Lione, dove ha diretto il Centre d’études poétiques.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/19/jean-marie-gleize-a-roma/">Jean-Marie Gleize a Roma</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Giovedì 19 novembre, alle ore 20:30</strong></p>
<p style="text-align: center;">presso la <strong>Libreria Empirìa</strong><br />
(Roma, via Baccina 79)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Jean-Marie Gleize</strong><br />
incontra il (suo) pubblico e dialoga con:
</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Alessandro De Francesco</strong>, <strong>Marco Giovenale</strong>, <strong>Luigi Magno</strong></p>
<p style="text-align: center;">su</p>
<p style="text-align: center;">IN VISTA LATERALE<br />
[ La Camera Verde, collana felix, 2009, traduzione di Michele Zaffarano ]</p>
<p style="text-align: center;">Lettura di<br />
Jean-Marie Gleize
</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-26412"></span></p>
<p style="text-align: left;">Nel corso della serata saranno proposti inoltre brani di testi di Gleize usciti in rivista, a cura di Alessandro De Francesco</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p style="text-align: left;">Jean-Marie Gleize è professore di letteratura contemporanea all’Ecole Normale Supérieure di Lione, dove ha diretto il Centre d’études poétiques. <em>Léman </em>(1990), <em>Le Principe de nudité intégrale </em>(1995), <em>Les Chiens noirs de la prose </em>(1999), <em>Néon</em> (2002) e <em>Film à venir </em>(2007) costituiscono le tappe fondamentali del suo progetto creativo. Fondatore e direttore della rivista sperimentale <em>Nioques</em>, ha pubblicato studi e saggi sulla poesia moderna e contemporanea tra cui <em>Poésie et figuration </em>(1983), <em>A noir </em>(1992), <em>Sorties </em>(2009). Attualmente è <em>visiting professor </em>presso l’Università degli studi Roma Tre dove tiene regolamente seminari e conferenze.</p>
<p style="text-align: center;">* * *<br />
<strong>!! PREVIEW !! </strong></p>
<p>In conclusione della serata, alcuni degli autori di <em>Prosa in prosa </em>(Le Lettere, novembre 2009), leggeranno in anteprima alcuni brani dall&#8217;antologia, èdita nella collana Fuoriformato diretta da Andrea Cortellessa: G. Bortolotti, A. Broggi, M. Giovenale, A. Inglese, A. Raos, M. Zaffarano, <em>Prosa in prosa. Con 504 illustrazioni in bianco e nero nel testo</em>, Le Lettere, 2009. Prefazione di Paolo Giovannetti, postfazione di Antonio Loreto.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/19/jean-marie-gleize-a-roma/">Jean-Marie Gleize a Roma</a></p>
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<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/11/19/attenzione-poeti-il-23-a-milano/' rel='bookmark' title='Attenzione poeti (il 23 a Milano)'>Attenzione poeti (il 23 a Milano)</a> <small> Milano, giovedì 23 novembre 2006, ore 21:00 Casa della...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Tiresia &#8211; Studio e registrazione di un&#8217;opera</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 05:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;">Mercoledì 11 novembre ore 19:30</p>
<p style="text-align: center;">Dopo piccolo buffet e brindisi per il compleanno dei 10 anni della Camera Verde<br />
proiezione del film
</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Tiresia &#8211; Studio e registrazione di un&#8217;opera</strong></p>
<p style="text-align: center;">di <strong>Giovanni Andrea Semerano</strong><br />
con <strong>Giuliano Mesa<br />
</strong>e<br />
M. Giovenale, B. Torregiani, F.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/11/tiresia-studio-e-registrazione-di-unopera/">Tiresia &#8211; Studio e registrazione di un&#8217;opera</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Mercoledì 11 novembre ore 19:30</p>
<p style="text-align: center;">Dopo piccolo buffet e brindisi per il compleanno dei 10 anni della Camera Verde<br />
proiezione del film
</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Tiresia &#8211; Studio e registrazione di un&#8217;opera</strong></p>
<p style="text-align: center;">di <strong>Giovanni Andrea Semerano</strong><br />
con <strong>Giuliano Mesa<br />
</strong>e<br />
M. Giovenale, B. Torregiani, F. Fusco, A. Baldacci, A. Raos, F. Forlani, A. Inglese<br />
e gli amici della Camera.
</p>
<p style="text-align: center;">Prenotazione obbligatoria.</p>
<p style="text-align: center;">*<span id="more-26087"></span></p>
<p style="text-align: left;">Centro Culturale<br />
LA CAMERA VERDE<br />
via Giovanni Miani 20, 20/a, 20/b<br />
00154 Roma<br />
cell.: 340 5263877<br />
e-mail: lacameraverde@tiscali.it<br />
<a href="http://.www.lacameraverde.com">http://www.lacameraverde.com</a>
</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/11/tiresia-studio-e-registrazione-di-unopera/">Tiresia &#8211; Studio e registrazione di un&#8217;opera</a></p>
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