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	<title>Nazione Indiana &#187; angelo petrella</title>
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		<title>L&#8217;Italia del Gruppo 93</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 07:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio sparzani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/gruppo-93-antologia-poetica.jpg"></a></p>

<strong>PAN</strong> <strong>P</strong>alazzo delle <strong>A</strong>rti di <strong>N</strong>apoli
(via dei Mille, 60)
<strong>Giovedì 7 aprile ore 17.00</strong>

presentazione dell'antologia
a cura di Angelo Petrella
(Zona Editrice)

intervengono
Marco Lombardi
Ugo Piscopo
Ferdinando Tricarico
Costanzo Ioni

letture e commenti musicali di
Emilia Santoro ed Enzo Nini
<p>contributi video e letture degli autori del Gruppo 93:<br />
<em>Mariano Baino, Marco Berisso, Piero Cademartori, Guido Caserza, Biagio Cepollaro, Marcello Frixione, Paolo Gentiluomo, Costanzo Ioni, Tommaso Ottonieri, Lello Voce<br />
</em></p>
<p>Tutti i materiali <a href="http://www.editricezona.it/gruppo93.htm">qui</a> e <a href="http://www.editricezona.it/pdf%20per%20la%20rete/Gruppo93Short.pdf">qui</a> un trailer del libro.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/litalia-del-gruppo-93/">L&#8217;Italia del Gruppo 93</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/gruppo-93-antologia-poetica.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/gruppo-93-antologia-poetica-222x300.jpg" alt="" title="gruppo 93 antologia poetica" width="222" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-38633" /></a></p>
<pre><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana;">
<strong>PAN</strong> <strong>P</strong>alazzo delle <strong>A</strong>rti di <strong>N</strong>apoli
(via dei Mille, 60)
<strong>Giovedì 7 aprile ore 17.00</strong>

presentazione dell'antologia
a cura di Angelo Petrella
(Zona Editrice)

intervengono
Marco Lombardi
Ugo Piscopo
Ferdinando Tricarico
Costanzo Ioni

letture e commenti musicali di
Emilia Santoro ed Enzo Nini</span></pre>
<p>contributi video e letture degli autori del Gruppo 93:<br />
<em>Mariano Baino, Marco Berisso, Piero Cademartori, Guido Caserza, Biagio Cepollaro, Marcello Frixione, Paolo Gentiluomo, Costanzo Ioni, Tommaso Ottonieri, Lello Voce<br />
</em></p>
<p>Tutti i materiali <a href="http://www.editricezona.it/gruppo93.htm">qui</a> e <a href="http://www.editricezona.it/pdf%20per%20la%20rete/Gruppo93Short.pdf">qui</a> un trailer del libro.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/litalia-del-gruppo-93/">L&#8217;Italia del Gruppo 93</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Terra! Angelo Petrella</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/09/18/terra-angelo-petrella/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/09/18/terra-angelo-petrella/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 07:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/monopoli.jpg"></a></p>
<p><strong>Note per il romanzo  di Angelo Petrella, <em>Una città perfetta</em></strong><br />
di<br />
<strong>Francesco Forlani</strong></p>
<p>Uno.<strong><em>Scrivi come se dovessi essere letto dai tuoi nemici.<br />
</em></strong><br />
<em>“L’esperienza mi ha insegnato che è impossibile non scrivere per i propri nemici, e innanzitutto per loro, perché sono sempre loro a gettarsi per primi su quello che scrivete.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/18/terra-angelo-petrella/">Terra! Angelo Petrella</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/monopoli.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/monopoli-300x292.jpg" alt="" title="monopoli" width="300" height="292" class="alignnone size-medium wp-image-8566" /></a></p>
<p><strong>Note per il romanzo  di Angelo Petrella, <em>Una città perfetta</em></strong><br />
di<br />
<strong>Francesco Forlani</strong></p>
<p>Uno.<strong><em>Scrivi come se dovessi essere letto dai tuoi nemici.<br />
</em></strong><br />
<em>“L’esperienza mi ha insegnato che è impossibile non scrivere per i propri nemici, e innanzitutto per loro, perché sono sempre loro a gettarsi per primi su quello che scrivete. Sembra che non abbiano altro da fare. Chiamo nemico il vigilante, il sorvegliante, lo sbirro ideologico, tutto il pretume burocratico che si fa carico della morale del tempo, il tutto negando che lo sia, visto che ci tengono a far passare come naturale ciò che è un ordine, un potere, il terrore. Farei fatica a considerare come semplici avversari e non nemici, gente il cui unico sforzo consiste nel rendersi invisibile in tanto che ordine virtuoso e a sancire così il loro dominio.”</em><br />
<strong>Philippe Muray</strong></p>
<p>Sorpreso. Quando ho trovato tra gli entusiasti recensori  de “ la città perfetta” , un redattore de “ la <a href="http://www.ladestranews.it/libri/la-citt-perfetta.html">destra</a>”, sì proprio dell’organo d’informazione di Storace e compagnia sono rimasto sorpreso. Un brivido mi è corso lungo la schiena. E mi sono detto: “Vuoi vedere che quelli mi stanno diventando intelligenti? “</p>
<p>Ma allora per chi scrive <a href="http://canerabbioso.typepad.com">Angelo Petrella</a>, a quale nemico ha pensato quando ha dato alle stampe  la sua  <em>città perfetta</em>?</p>
<p>Prima di tentare una risposta vorrei proporre la cartografia che mi sono composto come lettore appassionato, coinvolto, incazzato, sedotto di un libro che è tutto tranne che facile,nonostante si legga tutto d&#8217;un fiato, di una narrazione che sicuramente ha il merito di essere visionaria e “ sperimentale, ” insomma il tipo di libro che piace a me.<br />
<span id="more-8565"></span></p>
<p>2. <strong><em>Il titolo</em></strong></p>
<p>Ospitalario &#8211; <em>Di&#8217;, come è fatta questa città? e come si governa?</em></p>
<p><strong>Tommaso Campanella</strong>, <em>la città del Sole</em></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/copertina_piccola.jpeg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/copertina_piccola.jpeg" alt="" title="copertina_piccola" width="200" height="298" class="alignnone size-medium wp-image-8567" /></a></p>
<p>Gli scrittori del Sud sono sempre stati affascinati e per certi versi ossessionati dall’idea stessa di città. Basti pensare a narratori come Maurizio Braucci , Giuseppe Montesano, Erri de Luca, Peppe Lanzetta, in cui la città domina la stessa “fabula” che vi è raccontata, come solo accade nella letteratura di genere, la Parigi di Maigret, tanto per capirci. Non c’è globalizzazione che funzioni in questi narratori, non c’è terra che non sia una terra, la sola terra che valga la pena abitare, per quanto essa sia difficile, <em>terribile</em>, come quando cambia nome, si declina e diventa “territorio”. <strong>La terra, la città, si governa, il territorio si controlla</strong>.</p>
<p> Ecco perché <strong>LA</strong> città perfetta, si apre dalla copertina in poi sulla cartina che descrive la terra, una cartina bruciacchiata, annerita sui bordi, e che fa pensare a terra arsa che si frastaglia come frontiera, confine, limite. Pendino, Vomero, Arenella, Scampia, Porto, Mercato, Zona industriale, che segnalano il territorio sembrano quasi i nomi dei personaggi, un indice visivo ad uso del lettore.<br />
Perché in fondo Sanguetta, Chimicone, L’Americano, i tre personaggi attorno a cui ruota tutta la complessa “macchina narrativa” potevano chiamarsi esattamente come i quartieri che talvolta dominano ma da cui sono ineffabilmente dominati.<br />
E la storia, il dispositivo, si fonda sulla constatazione che non  è possibile “controllare” il territorio, il proprio orizzonte, né tanto meno proteggere le ossessioni dei suoi protagonisti – qualcuno lo chiama destino- dall’utopia del rivoluzionario Chimicone, piegata alla ragione del partito, ai torti dell&#8217;irrazionale ideologia lottarmatista, al futuro di Sanguetta precipitato nel continuo presente del salvare la pelle e nel ciclico rinnovo dei quadri dirigenti della camorra, o  all’ambizione dell’Americano, sbirro cocainomane e corrotto ed allo stesso tempo fedele alla sua missione, traditore di ogni principio, manipolato dai servizi .</p>
<p><strong>#</strong></p>
<p>3.<strong><em> Breaking Novel</em></strong></p>
<p><em>Il servizio Breaking News 24 è un servizio pensato per un&#8217;utenza &#8220;Top&#8221; che permette di ricevere quotidianamente in tempo reale un flusso di ultime notizie opportunamente battute e classificate.</em><br />
Agenzia Il Sole 24 ore</p>
<p>Le informazioni fanno da “rumore di fondo” a tutto il romanzo. Lo attraversano anche se non sempre in forma di notizie, talvolta come canzoni, versi, dispacci d’agenzia. E sono sempre ultime quelle informazioni, definitive. Il futuro qui ci viene dato dal passato. E il passato non ci annuncia nulla di buono. Il romanzo comincia il 1 maggio del 1988 e finisce il 20 dicembre del ’93. Il futuro è dal 93 a oggi. Adesso capite perché non c’è futuro? Eppure i dati – le date – che sembrano definire un fatto preciso , il movimento della Pantera, la guerra di camorra nei quartieri, Napoli campione d’Italia, invece di definire le zone in cui si muovono i personaggi innescano uno strano dispositivo, una machinerie, che moltiplica quegli stessi eventi all’infinito. Il movimento della Pantera, per esempio, &#8211; Angelo Petrella ha avuto senz’altro il merito di essere stato tra i primi a raccontare un movimento, forse l’ultimo vero movimento studentesco di così grande portata- a un certo punto diventa il movimento del 77, e te ne rendi conto attraverso non solo la decisione di far vivere ai personaggi una deriva terroristica che non ci fu mai, ma anche grazie ad un numero impressionante di segni che Petrella dissemina lungo la sua narrazione, dove la lingua, il ritmo, la parola che la racconta, ricorda le più belle pagine del Nanni Balestrini de <em>Gli Invisibili</em> o dei <em>Furiosi</em>.<br />
<em>“Secondo me state leggendo troppi di quei libri del cazzo degli anni settanta” fa Meg.</em><br />
 Si legge a metà romanzo…</p>
<p><strong>#</strong></p>
<p>4. <strong><em>Black box</em></strong></p>
<p>Qualche tempo fa in un incontro vicino a Varese insieme agli occasionali e gloriosi compagni di squadra della nazionale scrittori avevo  ripreso un’idea su cui a più riprese sono tornato anche in questa sede. Ovvero l’esistenza in letteratura di una “scatola nera”, per la poesia un verso e per la narrativa un semplice paragrafo da cui fosse possibile, in caso di distruzione dell’opera , ricostruirla almeno nel programma del suo autore. E’ un esercizio che tutti possono fare, magari con i classici ma che funziona anche con gli scrittori contemporanei. La black box – trattandosi di un noir mai nome fu così appropriato- di La città perfetta è a pagina 431 Si parla dei topi della città.</p>
<p><em>“Stiamo facendo la stessa fine loro, vedi da quanto tempo ce lo stanno dicendo e noi manco per il cazzo…”<br />
Rido però Messico c’ha ragione. In questa città si tira su pure la merda. Cambia la forma, ma la puzza è sempre la stessa. E’ la città perfetta per i bastardi. </p>
<p>#</em><br />
5.<strong><em>Intreccio</em></strong><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/scoubidou.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/scoubidou.jpg" alt="" title="scoubidou" width="300" height="231" class="alignnone size-medium wp-image-8569" /></a></p>
<p><em>Lo Scoubidou, chiamato anche Scooby-Doo come l&#8217;omonimo cartone animato, è l&#8217;arte e il passatempo di intrecciare alcuni fili colorati, per ottenerne dei piccoli oggetti, solitamente usati come portachiavi, braccialetti, collane o altri ornamenti.</em></p>
<p>Da <strong>Wikipedia</strong></p>
<p>Angelo Petrella dispone i tre fili della trama, sull’unico telaio di cui dispongano i poeti,  le mani e tesse l’intreccio senza guardarsi le dita, <em>sans complaisance</em>.  La forma romanzo cede spesso il passo ad altre soluzioni narrative, dal fumetto al videoclip, come quando sottrae al crimine ogni sentimento, stato d&#8217;animo, dolore. Si muore senza un rantolo, senza sputare sangue, senza sporcare. Il tutto in una successione incalzante, al ritmo di sonorità, una colonna sonora, da lui stesso suggerita in un apposito “contenuto speciale” in coda al volume. </p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/91-wP7GoTPI&#038;hl=en&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/91-wP7GoTPI&#038;hl=en&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Si comincia con Assalti frontali e si finisce con Speaker Cenzou. In nessuno dei passaggi di filo, il narratore cede alla facile tentazione dell’ideologia, del vestito. I fili – i colori- non si confondono ma si toccano, si sovrappongono, attraverso desideri condivisi, storie d’amore, di amicizia, in un susseguirsi di codici che va dal <strong>rispetto della parola data, al coraggio della posizione che si vuole mantenere quale che sia la trincea da cui si combatte</strong>.</p>
<p>In questo stile va cercata forse la risposta alla domanda che c’eravamo fatti all’inizio. Rispetto, lealtà, generosità, ma vuoi vedere che sono valori di destra? E noi ne siamo veramente sicuri? Chi sono i nostri nemici?<br />
Tu le connais, lecteur, ce monstre délicat,<br />
— Hypocrite lecteur, — mon semblable, — mon frère!<br />
direbbe Baudelaire.</p>
<p>nota<br />
<em>Giovedì 18 settembre alle ore 18.00 presso La Feltrinelli di Napoli (via Santa Caterina a Chiaia, angolo piazza dei Martiri) verrà presentato il romanzo di Angelo Petrella La città perfetta, edito da Garzanti. Accanto all&#8217;autore, prenderanno parte all&#8217;incontro i critici Silvio Perrella e Generoso Picone, e lo scrittore Maurizio de Giovanni.<br />
</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/18/terra-angelo-petrella/">Terra! Angelo Petrella</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Terra! Grande, piccola editoria</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/22/terra-grande-piccola-editoria/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 09:59:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><br />
Sulla scia di quanto cominciato <a href="http://www.nazioneindiana.com/dossier/gomorra-e-dintorni/">qui</a>,ho chiesto allo scrittore Angelo Petrella di parlarci di un esperimento editoriale in atto, a Napoli, anzi a Est della città.<br />
<strong>AD EST DELL’EQUATORE: UNA NUOVA CASA EDITRICE (A NAPOLI)</strong><br />
di<br />
<strong>Angelo Petrella</strong></p>
<p>In un mercato come quello napoletano, dove regnano incontrastati i famigerati editori “a pagamento”, il progetto di una piccola casa editrice può apparire davvero ambizioso.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/04/22/terra-grande-piccola-editoria/">Terra! Grande, piccola editoria</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/04/gastonlivres.jpg' alt='gastonlivres.jpg' /><br />
Sulla scia di quanto cominciato <a href="http://www.nazioneindiana.com/dossier/gomorra-e-dintorni/">qui</a>,ho chiesto allo scrittore Angelo Petrella di parlarci di un esperimento editoriale in atto, a Napoli, anzi a Est della città.<br />
<strong>AD EST DELL’EQUATORE: UNA NUOVA CASA EDITRICE (A NAPOLI)</strong><br />
di<br />
<strong>Angelo Petrella</strong></p>
<p>In un mercato come quello napoletano, dove regnano incontrastati i famigerati editori “a pagamento”, il progetto di una piccola casa editrice può apparire davvero ambizioso. Soprattutto se a realizzarlo sono due fratelli poco più che ventenni. Ciro e Marco Marino hanno infatti da poco aperto una casa editrice a Ponticelli, nel cuore della Napoli “sporca”, in un ex laboratorio tipografico nel retro di una sartoria.<br />
<span id="more-5742"></span><br />
 Dalla passione per i libri mista a un pizzico di sfrenata incoscienza giovanile nasce <em>Ad est dell’equatore</em>, con un progetto ben preciso: scommettere sulla scrittura, scovare esordienti e sondare nuovi linguaggi al passo con i mutamenti della realtà. Retribuendo ogni autore del giusto, ovviamente. Abbiamo incontrato i due giovani editori assieme a Massimo Smith, il loro editor. E la prima inevitabile domanda non può che essere quella a proposito dell’editoria napoletana.<br />
«<em>Parlare di editoria “a pagamento” è una contraddizione in termini: l’editore dovrebbe essere un imprenditore culturale che affronta il rischio d’impresa proponendo prodotti in cui crede. Va da sé che, nel momento in cui si verifica l’anomalia di identificare l’acquirente del libro con lo scrittore che finanzia la pubblicazione, non esiste rischio d’impresa, non esiste l’imprenditore e non esiste la casa editrice. Tutto si risolve in una triste farsa che vede la maggior parte dei libri stivati in una cantina, un piccolo numero di copie a impolverarsi sugli scaffali di qualche libreria cittadina, l’editore a intascare l’assegno e lo scrittore a far la figura del pavone tra amici e parenti. Napoli, se può essere classificata come realtà economicamente depressa, è addirittura disperante quando la si valuta in termini di proposte editoriali: ma attenzione, le penne valide non mancano, infatti le case editrici nazionali ne fanno incetta</em>».<br />
I<strong>l problema è appunto questo: come fa un autore napoletano – e magari giovane – ad esordire, ad emergere.</strong><br />
<em>«È spesso impossibile. L’assenza di una casa editrice di riferimento a livello nazionale, genera la fuga di scrittori e di buoni libri verso il centro-nord. Bisogna comunque riconoscere che l’esiguità del numero di lettori nell’area meridionale lascia ben pochi margini di guadagno all’imprenditore-editore che voglia operare restando indipendente e  seguendo tutte le regole del mercato. Questa situazione, inoltre, rende ardua l’impresa di coagulare sul territorio una new-wave letteraria che s’imponga come fucina di talenti, di pensiero e di opportunità imprenditoriali. Per quel che riguarda l’attenzione delle Istituzioni, poi, appare più dignitoso stendere il classico velo pietoso&#8230;»</em><br />
<strong>È questo il motivo principale che ha sollecitato la nascita di Ad est dell’equatore?</strong><br />
<em>«Sì, è stato questo, assieme alla passione di un gruppo di talenti in forte ascesa nel panorama narrativo napoletano e nazionale. In altre parole, amici e non ci hanno dato una mano nel ricercare nuove voci, nell’offrire contributi, nel presentarsi alla città come possibile punto di riferimento: e non possiamo non ringraziare Maurizio de Giovanni, Peppe Lanzetta, Davide Morganti, Alessandra Amitrano, Andrea Santojanni, Riccardo Brun&#8230; La casa editrice vuole fermamente identificarsi come risposta alle istanze del panorama culturale della città che chiede, da tanto tempo, che un nucleo di coraggiosi rompa – anche e soprattutto a proprio rischio e pericolo – il muro di provincialismo e di minimalismo imprenditoriale che affligge gli editori meridionali e il pubblico dei lettori».</em><br />
<strong>Qual è la linea editoriale di Ad est dell&#8217;equatore?</strong><br />
<em>«Per ora la collana attiva è quella de “I Virus”. E vogliamo scritti taglienti, legati ai tempi e alle nuove voci: libri scritti da vere e proprie sentinelle della contemporaneità. Siamo interessati a un tipo di narrativa pop o, se vogliamo, attenta sia alla realtà cruda metropolitana che al silenzio della provincia borghese. La nostra prima pubblicazione, l’antologia sui sette peccati capitali Tutta colpa di dio, nasce con questo scopo: sventagliare un panorama di stili e approcci narrativi differenti, di autori esordienti e non, che sappia raccontare Napoli e i suoi vizi in chiave diversa».</em><br />
<strong>In questo senso cosa ne pensate dell’attuale produzione letteraria napoletana? La collana “I Virus” nasce per sopperire a qualche mancanza?</strong><br />
<em>«Di scrittori validi nati all’ombra del Vesuvio ce ne sono e… migrano per altri più confortevoli lidi. “I Virus” nasce per dare un’opportunità a chi, dotato di talento e idee, stia cercando di farsi leggere da un qualche editore che, una volta tanto, voglia rendergli la dignità che merita: scrivi bene, hai cose da dire, quindi meriti di esser letto e di guadagnare dal tuo lavoro. Un esempio ne è il romanzo Airbag di Gianni Solla, che è da pochi giorni in distribuzione: con uno slang disturbante e personalissimo, il protagonista del romanzo è ossessionato dalle conversazioni telefoniche dei suoi vicini, che riesce ad intercettare dal suo televisore grazie a un guasto al ripetitore della Telecom. Solla lo abbiamo conosciuto tramite internet: è uno dei blogger più “cliccati” della rete e già autore – in antologie – per Mondadori e altre case editrici.  Airbag è già stato presentato con successo a Galassia Gutenberg ed è atteso dai lettori che conoscono Gianni e che stanno imparando a fidarsi della nostra linea editoriale, quindi abbiamo buone prospettive di diffusione e di mercato».</em><br />
<strong>Torniamo per un attimo agli scrittori in cerca di editore.  Qual è il ritratto dello “scrittore medio” che vi invia manoscritti?</strong><br />
<em>«Sono giovani tra i venti e i trent’anni, con punte verso i trentacinque. I dattiloscritti arrivano da tutte le parti d’Italia, e ne siamo davvero felici: significa che la nostra proposta, seppur piccola e giovanissima, funziona. Molti degli autori – al di là della qualità dei manoscritti – ci sembrano comunque persone ben calate nella realtà quotidiana, che hanno colto la nostra linea editoriale. La cosa assurda è che, quando esisteva solo un indirizzo e-mail e non avevamo nemmeno la sede o il numero telefono della casa editrice, già gli scaffali delle nostre librerie di casa si riempivano di manoscritti inviati in lettura&#8230;»</em><br />
<strong>Quali sono le prossime uscite previste?</strong><br />
«<em>A giugno pubblicheremo <strong>Inferno</strong> dell’eclettico e straordinario <strong>Gianfranco Marziano</strong>, una salace, sfrenata e comicissima cavalcata attraverso il bestiario umano che riempie le nostre città oggi. Una folla di sfaccendati, debosciati, sedicenti artisti e veri cafoni che si muove in un universo rabelaisiano. L’autore è tra l’altro l’artista undeground più stimato da scrittori del calibro di Diego De Silva e Antonio Pascale. Ma altri tre titoli sono previsti entro la fine del 2008. Cito solo il romanzo <strong>Milingo contro tutti </strong>di <strong>Filippo Anniballi</strong>, uno scrittore romano bilingue che si è sempre occupato di traduzioni dall’inglese, e che ha ambientato il romanzo tra i rave della periferia della capitale e gli squat londinesi. Il linguaggio adoperato da Anniballi è qualcosa di caustico, comico e irriverente. E la trama riesce sempre a scioccarti. </em><br />
<strong>E per finire, lanciamo un appello agli scrittori esordienti. Come fare per contattarvi?</strong><br />
<em>Semplicissimo. Basta dare un’occhiata al nostro sito per trovare tutte le informazioni: www.adestdellequatore.com».<br />
</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/04/22/terra-grande-piccola-editoria/">Terra! Grande, piccola editoria</a></p>
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		<title>L&#8217;ultimo guappo</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Nov 2006 09:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[funerali]]></category>
		<category><![CDATA[mario merola]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Angelo Petrella</strong></p>
<p></p>
<p>L’immagine delle massime autorità cittadine e regionali che presenziano solennemente ai funerali di <strong>Mario Merola</strong> sono il simbolo del mancato rinnovamento di una classe dirigente. Ciò che deve destare preoccupazione, a mio avviso, non è tanto la battuta del sindaco <strong>Iervolino </strong>– in realtà ben riuscita e politicamente sagace – a proposito della “guapparia”, ma piuttosto l’apprezzamento della sceneggiata meroliana e del suo patrimonio culturale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/11/24/lultimo-guappo/">L&#8217;ultimo guappo</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Angelo Petrella</strong></p>
<p><img height="96" alt="merola_01.jpg" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/merola_01.thumbnail.jpg" /></p>
<p>L’immagine delle massime autorità cittadine e regionali che presenziano solennemente ai funerali di <strong>Mario Merola</strong> sono il simbolo del mancato rinnovamento di una classe dirigente. Ciò che deve destare preoccupazione, a mio avviso, non è tanto la battuta del sindaco <strong>Iervolino </strong>– in realtà ben riuscita e politicamente sagace – a proposito della “guapparia”, ma piuttosto l’apprezzamento della sceneggiata meroliana e del suo patrimonio culturale. Un patrimonio che culmina nel mito stantio e logoro di una Napoli “pizza e mandolino”, fondata su valori conservatori: la famiglia come unico universo di relazioni concepibile, il paternalismo, la subalternità della donna, il senso dell’onore feudale, l’immutabilità della realtà e la rassegnazione all’esistente.<br />
<span id="more-2786"></span><br />
Merola è il padre di quella napoletanità di discendenza borbonica che resiste ai decenni e ai secoli, non perché naturale – come qualcuno semplicisticamente interpreta – ma perché foraggiata e sostenuta dal ceto dirigente. <strong>Isaia Sales</strong>, nel suo recente volume dedicato alla camorra, ricorda un episodio ben esemplificativo di un certo comportamento della politica meridionale: in previsione dell’arrivo di <strong>Garibaldi </strong>a Napoli nel 1860, l’allora prefetto <strong>Romano </strong>assoldò nella Guardia cittadina numerosi camorristi, per evitare disordini. Con il risultato di delegare la gestione di una bella fetta di potere ai nemici del popolo, che pur provengono dal popolo stesso.<br />
Oltre alle autorità, molti politici e intellettuali hanno partecipato commossi al funerale di Merola, esprimendo apprezzamento per la sua arte “interprete dell’anima popolare della città”. In realtà l’errore di questo ragionamento è grande e palese: confondere il populismo con il concetto di nazional-popolare, che è ben altra cosa. Secondo <strong>Gramsci</strong>, la mancanza di un’arte nazional-popolare capace di interpretare e guidare le esigenze culturali delle masse dipende essenzialmente dal mancato mutamento della Storia, ovvero del contesto di rapporti sociali e produttivi del tessuto civile. In poche parole, affinché muti l’arte deve prima mutare la cultura, ovvero quell’insieme di condizioni strutturali che poi consentano di effettuare un salto di qualità. Questo è il motivo per cui diventa molto pericoloso avallare istituzionalmente valori che non ci appartengono più, come giustamente ha ricordato il filosofo <strong>Aldo Masullo</strong>. Compito della politica sarebbe quello di guidare il “senso comune” popolare e portarlo a maturazione, non di farsi guidare da esso, anche perché non tutti i prodotti popolari sono per forza genuinamente a favore del popolo. L’esempio classico è quello del fenomeno neomelodico, il cui circuito è interamente gestito dalla camorra e i cui prodotti mirano a corroborare un’ideologia anti-sociale.</p>
<p>In quest’ultimo decennio in qualche modo il tessuto artistico napoletano si è spaccato in due: da un lato l’ufficialità borghese di piazza Plebiscito, dei grandi eventi culturali, del premio Napoli, degli artisti chiamati da tante parti del mondo; dall’altro la cultura sotterranea popolare e folcloristica, subito egemonizzata dalla criminalità. Nessuno è riuscito a scorgere però la generazione di mezzo, quella di tanti artisti e intellettuali che sono cresciuti nell’ombra, al di fuori di logiche partitiche o di interessi immediati, in sordina, e che hanno portato avanti un discorso realmente critico e, questo sì, popolare. Come ha scritto <strong>Roberto Saviano </strong>pochi giorni fa sulle pagine dell’<em>Espresso</em>: «in tutti questi anni, mentre persino la guerra di Secondigliano non riusciva ad avere la stessa visibilità dei fatti riportati in questi giorni, a Napoli e intorno a Napoli continuava a formarsi e trasformarsi un modo nuovo per raccontare quel che stava accadendo. Come se fosse divenuto un imperativo necessario iniziare a raccontare quel che stava sotto gli occhi». Le parole scomode di questa ondata artistica – i nuovi scrittori, i registi, l’hip hop delle periferie, i fotoreporter – sono quelle che parlano della vera Napoli d’oggi, con le sue fratture e le sue enormi contraddizioni, “dal basso”.<br />
È questa generazione rinnovata, priva di interessi partitici, che potrà auspicabilmente riavviare quel processo culturale bloccato e senza guida. La nostalgia per il mondo cantato da Merola illumina proprio la condizione di un popolo abbandonato a sé stesso, che si rifugia nel tradizionalismo pur di trovare un punto di riferimento. Tutto ciò non può tacersi solo per paura dei fantasmi democristiani che ogni tanto cercano spazio per riemergere e purtroppo, anche a causa di una cultura che non si svecchia, ci riescono. Il funerale di Merola segna il tramonto di classe dirigente e, oltre il mero significato culturale, chiude una stagione politica.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/11/24/lultimo-guappo/">L&#8217;ultimo guappo</a></p>
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		<title>Sonetto dell&#8217;ippodromo</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Oct 2006 09:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[angelo petrella]]></category>
		<category><![CDATA[federico aldrovandi]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Angelo Petrella</strong></p>
<p></p>
<p>                <em>Federico Aldrovandi<br />
                 Ferrara – settembre 2005<br />
                 via dell’Ippodromo</em></p>
<p>tonfa spaccati ronfano sul cranio<br />
(“<em>gesticolava e urlava senza senso</em>”)		[4.30 – 5.55]<br />
roso da tonfi sordi, in fondo al dorso,<br />
sui denti rotti, in pasto al video lividi<br />
</p>
<p>di retro incoronati nel suo sangue<br />
in pozze crude a chiazze, in spazi a pezzi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/10/12/sonetto-dellippodromo/">Sonetto dell&#8217;ippodromo</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Angelo Petrella</strong></p>
<p><img height="96" alt="faldro_11.jpg" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/faldro_11.thumbnail.jpg" /></p>
<p>                <em>Federico Aldrovandi<br />
                 Ferrara – settembre 2005<br />
                 via dell’Ippodromo</em></p>
<p>tonfa spaccati ronfano sul cranio<br />
(“<em>gesticolava e urlava senza senso</em>”)		[4.30 – 5.55]<br />
roso da tonfi sordi, in fondo al dorso,<br />
sui denti rotti, in pasto al video lividi<br />
<span id="more-2546"></span></p>
<p>di retro incoronati nel suo sangue<br />
in pozze crude a chiazze, in spazi a pezzi.<br />
(“<em>con inaudita forza ci aggrediva</em>”)		[5.55 – 6.04]<br />
città di regge retta senza legge.</p>
<p>occhiali d’oro, piazze estensi, corti:<br />
nient’altro i benpensanti se non schegge<br />
del vero vedono. Aldro, qui per strada</p>
<p>– fantasma che si agita già morto –<br />
manca la luce, perciò nulla ha visto<br />
nessuno. (“<em>e poi le forze riduceva</em>”).		[6.04 – 6.16]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/10/12/sonetto-dellippodromo/">Sonetto dell&#8217;ippodromo</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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