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	<title>Nazione Indiana &#187; anonimato</title>
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		<title>p2p e privacy in rete con OneSwarm</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 07:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>Pubblico qui l&#8217;introduzione del progetto <a href="http://oneswarm.cs.washington.edu/">OneSwarm</a>, un progetto software a cui ho collaborato recentemente traducendolo in italiano. Il software è disponibile <a href="http://oneswarm.cs.washington.edu/download.html">qui</a>. &#8211; Jan Reister</em></p>
<p><strong>Privacy-preserving P2P data sharing with OneSwarm -</strong><em> Tomas Isdal, Michael Piatek, Arvind Krishnamurthy, Thomas Anderson &#8211; </em>Technical report, UW-CSE.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/p2p-e-privacy-in-rete-con-oneswarm/">p2p e privacy in rete con OneSwarm</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="size-full wp-image-25495 alignright" title="oneswarm_logo" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/oneswarm_logo.jpg" alt="oneswarm_logo" width="150" height="159" />Pubblico qui l&#8217;introduzione del progetto <a href="http://oneswarm.cs.washington.edu/">OneSwarm</a>, un progetto software a cui ho collaborato recentemente traducendolo in italiano. Il software è disponibile <a href="http://oneswarm.cs.washington.edu/download.html">qui</a>. &#8211; Jan Reister</em></p>
<p><strong>Privacy-preserving P2P data sharing with OneSwarm -</strong><em> Tomas Isdal, Michael Piatek, Arvind Krishnamurthy, Thomas Anderson &#8211; </em>Technical report, UW-CSE. 2009. (<a href="http://oneswarm.cs.washington.edu/f2f_tr.pdf">PDF</a>)</p>
<p>La privacy &#8211; la protezione delle informazioni dagli accessi non autorizzati &#8211; è sempre più rara in Internet, eppure sta diventando sempre più importante nel momento in cui ciascuno di noi è diventato sia fruitore, sia produttore di contenuti.</p>
<p>La mancanza di privacy è particolarmente evidente per i programmi di condivisione dati peer-to-peer più diffusi, in cui i meccanismi di rendezvous pubblico e la partecipazione dinamica rendono molto facile sorvegliare il comportamento degli utenti.</p>
<p>In questo saggio presentiamo la progettazione, la realizzazione e l&#8217;esperienza pratica di OneSwarm, un nuovo sistema di scambio dati P2P che fornisce agli utilizzatori un controllo esplicito e flessibile sui loro dati:  è possibile condividere i dati pubblicamente oppure in modo anonimo, con tutti i propri amici, solo con alcuni amici e non con altri, oppure solo tra i propri computer personali.<span id="more-25483"></span></p>
<p>OneSwarm è disponibile al pubblico ed è stato scaricato da centinaia di migliaia di utenti nei mesi trascorsi dalla sua nascita. Uno degli obiettivi principali è ridurre il <em>costo</em> della privacy in termini di <em>prestazioni</em>; le nostre misurazioni sul sistema dal vivo hanno infatti dimostrato che i trasferimenti anonimi di dati hanno prestazioni competitive rispetto al traffico non anonimo. Le nuove tecniche di ricerca e trasferimento in OneSwarm offrono velocità di trasferimento oltre un ordine di grandezza più veloci rispetto a Tor, un altro diffuso sistema di anonimato.</p>
<p><strong>1 Introduzione</strong></p>
<p>La privacy &#8211; la protezione delle informazioni dall&#8217;accesso non autorizzato &#8211; è un obiettivo costante nella progettazione di sistemi informatici. La privacy è diventata particolarmente impellente con la trasformazione degli utenti da consumatori passivi in autori di contenuti, condivisori di materiali e di interessi con differenti e sovrapposti gruppi di persone.</p>
<p>Tecnicamente la privacy sarebbe facile da ottenere nei sistemi centralizzati. Se i dati degli utenti sono conservati in un server all&#8217;interno di un data center, è semplice  applicare le direttive degli utenti sulla diffusione dei dati, e si può limitare attentamente, o a richiesta disabilitare, ogni informazione sugli interessi e sui comportamenti degli utenti stessi. Tuttavia la realtà è assai diversa. Molti famosi servizi web esigono che gli utenti rinuncino ai loro diritti di proprietà e privacy come condizione per usufruire dei servizi; molti siti in questo modo raccolgono, conservano e trasmettono grandi quantità di informazioni personali sui loro utilizzatori, anche se la maggioranza degli utenti è contraria a questi comportamenti. Anche per semplici collegamenti ad Internet, gli ISP divulgano regolarmente informazioni personali sui loro utenti a praticamente chiunque lo richieda. Con la centralizzazione è anche più facile applicare la censura, come difatti accade in molti paesi del mondo.</p>
<p>I sistemi di scambio dati peer-to-peer (P2P) possono offrire scalabilità e privacy senza ricorrere alla centralizzazione. Con il P2P non vi è alcun bisogno intrinseco di sacrificare la privacy, perché le risorse sono fornite dagli utenti stessi. Tuttavia i sistemi P2P più diffusi sacrificano la privacy alla facilità d&#8217;uso, senza offrire quindi alternative pratiche ai sistemi di cloud computing centralizzati.</p>
<p>Da un lato, i sistemi come BitTorrent sono robusti ed hanno alte prestazioni, ma le attività di tutti sono visibili a chiunque abbia voglia di osservarli. (Il nostro gruppo di ricerca, con una dozzina di computer all&#8217;Università di Washington, ha sorvegliato decine di milioni di utenti BitTorrent in tutto il mondo.) D&#8217;altro lato, sistemi anonimi come Tor e Freenet enfatizzano la privacy a costo di prestazioni limitate e di fragilità, in parte causati da incentivi divergenti e da scelte inefficienti di protocollo, come il routing su singolo circuito. Ad esempio, nella nostra valutazione delle prestazioni, OneSwarm ha fornito velocità di trasferimento oltre un ordine di grandezza superiori rispetto a Tor.</p>
<p>In questo saggio descriviamo il progetto, la realizzazione ed esperienza di un servizio di scambio dati rispettoso della privacy, detto OneSwarm, che cerca di ridurre il &#8220;costo&#8221; della privacy concentrandosi su obiettivi di usabilità: facilità di installazione, supporto per differenti modelli di condivisione e fiducia, interoperabilità con gli utenti degli altri sistemi pubblici di scambio dati, alta efficienza e robustezza. In OneSwarm, i dati vengono individuati e trasferiti attraverso una rete mista di nodi (peer) fidati e non-fidati, appartenenti alle reti sociali degli utenti. Riteniamo che la combinazione mista di nodi fidati e non-fidati offra più privacy e robustezza rispetto al loro uso separato. La ricerca ed il trasferimento di contenuti sono anonimi, in grado di gestire congestioni, avvengono su percorsi multipli ed offrono buone prestazioni ad un costo computazionale ragionevole anche per oggetti rari e diversa larghezza di banda tra nodi.</p>
<p>OneSwarm fa parte di un più vasto movimento per realizzare un&#8217;alternativa al cloud computing che non dipenda da un sistema di fiducia centralizzato, e comprenda servizi di rendezvous, ricerca, storage a lungo termine, calcolo remoto e simili. Ci occupiamo della privacy come prima cosa, perché è gestita molto male nei sistemi P2P attualmente più usati, pur essendo ai nostri occhi una delle caratteristiche più importanti che questi sistemi dovrebbero avere. Vogliamo sottolineare che la privacy ha un grande valore per molti legittimi motivi. C&#8217;è chi dice: &#8220;chi non ha nulla da nascondere, non ha nulla da temere&#8221;, ma noi non siamo d&#8217;accordo. Ad esempio, molti contenuti di Youtube sono liberamente distribuibili e l&#8217;uso di tecniche P2P permetterebbe a Youtube di risparmiare milioni di dollari l&#8217;anno: è probabile tuttavia che gli utenti non accetterebbero una simile scelta se ciò permettesse a terze parti di sorvegliare con poco sforzo ogni loro attività in Youtube.</p>
<p>OneSwarm è stato scaricato da centinaia di migliaia di persone ed ha gruppi di utilizzatori attivi in molti paesi, confutando così l&#8217;idea che &#8220;a nessuno interessa la privacy&#8221;. Noi utilizziamo questa base per le nostre valutazioni raccogliendo statistiche d&#8217;uso volontarie dagli utenti e misurazioni di particolari client OneSwarm su PlanetLab. Dato che le nostre misurazioni dal vivo sono limitate dalle esigenze di privacy dei nostri utenti, completiamo il nostro studio con simulazioni di OneSwarm su una traccia di schemi di condivisione oggetti e di relazioni sociali di oltre un milione di utenti del servizio musicale last.fm .</p>
<p>Il resto del saggio è così organizzato: La sezione 2 descrive il modello di scambio dati e carico di lavoro di OneSwarm. Descriviamo come gestiamo le identità e la fiducia nella sezione 3, e gli algoritmi congestion-aware di ricerca dati e trasferimento nella sezione 4. Nella sezione 5 effettuiamo una breve analisi di sicurezza e nella sezione 6 valutiamo le prestazioni del sistema. L&#8217;esperienza nella realizzazione è discussa nella sezione 7, presentiamo altri lavori collegati nella sezione 8 e le conclusioni nella sezione 9.</p>
<p>Traduzione italiana di Jan Reister 2009 &#8211; <a href="http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html">Gnu Free Documentation License 1.2</a></p>
<p><a href="http://oneswarm.cs.washington.edu/">http://oneswarm.cs.washington.edu/</a></p>
<p>Se ti interessa, puoi leggere il seguito del paper in inglese qui: <a href="http://oneswarm.cs.washington.edu/f2f_tr.pdf">Privacy-preserving P2P data sharing with OneSwarm</a> (PDF).</p>
<p>Se invece preferisci provare di persona, puoi <a href="http://oneswarm.cs.washington.edu/download.html">scaricarlo ed installarlo</a> sul tuo computer: è scritto in java e funziona su Windows, Mac OSX e Linux.</p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 994px; width: 1px; height: 1px;">Traduzione italiana di Jan Reister 2009 &#8211; <a href="http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html">Gnu Free Documentation License 1.2</a></div>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/p2p-e-privacy-in-rete-con-oneswarm/">p2p e privacy in rete con OneSwarm</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Cerco volontari per revisione di traduzioni Tor</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 05:31:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Sono il traduttore italiano del progetto <a href="https://torproject.org/index.html.it">Tor</a>, software per l&#8217;<a href="https://torproject.org/overview.html.it">anonimato in rete</a>, e cerco delle persone che mi aiutino nel lavoro di revisione della versione italiana del sito web torproject.org.</p>
<p>Ho bisogno del lavoro prezioso di una (o più) persona volontaria che riveda la traduzione e mi segnali:&#8230;</p>

refusi, errori di ortografia e di impaginazione &#8211; è la cosa più apprezzata e di semplice esecuzione, grazie!<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/07/cerco-volontari-per-revisione-di-traduzioni-tor/">Cerco volontari per revisione di traduzioni Tor</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono il traduttore italiano del progetto <a href="https://torproject.org/index.html.it">Tor</a>, software per l&#8217;<a href="https://torproject.org/overview.html.it">anonimato in rete</a>, e cerco delle persone che mi aiutino nel lavoro di revisione della versione italiana del sito web torproject.org.</p>
<p>Ho bisogno del lavoro prezioso di una (o più) persona volontaria che riveda la traduzione e mi segnali:</p>
<ol>
<li>refusi, errori di ortografia e di impaginazione &#8211; è la cosa più apprezzata e di semplice esecuzione, grazie!</li>
<li>frasi non scorrevoli, troppo ambigue, sbagliate &#8211; tieni conto che sono testi tecnici;</li>
<li>scelte stilistiche grossolane e discutibili &#8211; come sopra, bassa priorità ed importanza.</li>
</ol>
<p>Se hai anche solo 5 minuti da dedicare, prendi una delle pagine qui sotto e segnalami nei commenti tutti i problemi che trovi. Il tuo contributo è prezioso, grazie!</p>
<p><span id="more-23222"></span><em>Aggiornamento 12/10/2009: ringrazio marnon, saretta, alanina, sparz, Laura, Add3r, <cite></cite><a rel="external nofollow" href="http://scriptavolant.net/">fabo</a>, shatzy per il loro contributo, ho cancellato dalla lista le pagine completate. Se nei commenti oltre alle correzioni mi segnali anche il link al tuo sito, lo citerò con piacere.</em></p>
<p><strong>Pagine principali</strong>: le più lette e importanti, comincia da qui!</p>
<ol>
<li><span style="text-decoration: line-through;"><a href="https://torproject.org/index.html.it">index.html.it</a></span></li>
<li><span style="text-decoration: line-through;"><a href="https://torproject.org/easy-download.html.it">easy-download.html.it</a></span></li>
<li><span style="text-decoration: line-through;"><a href="https://torproject.org/finding-tor.html.it">finding-tor.html.it</a></span></li>
<li><span style="text-decoration: line-through;"><a href="https://torproject.org/download.html.it">download.html.it</a></span></li>
<li><a href="https://torproject.org/docs/tor-doc-windows.html.it">docs/tor-doc-windows.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/bridges.html.it">bridges.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/torbrowser/index.html.it">torbrowser/index.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/torbrowser/split.html.it">torbrowser/split.html.it</a></li>
</ol>
<p><strong>Pagine secondarie</strong>: utili per chi vuole approfondire</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: line-through;"><a href="https://torproject.org/overview.html.it">overview.html.it</a></span></li>
<li><a href="https://torproject.org/torusers.html.it">torusers.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/faq.html.it">faq.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/documentation.html.it">documentation.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/docs/tor-doc-relay.html.it">docs/tor-doc-relay.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/verifying-signatures.html.it">verifying-signatures.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/docs/tor-doc-osx.html.it">docs/tor-doc-osx.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/donate.html.it">donate.html.it</a></li>
</ul>
<p><strong>Pagine marginali</strong>:  molto specifiche, poco lette</p>
<ul>
<li><a href="https://torproject.org/faq-abuse.html.it">faq-abuse.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/tshirt.html.it">tshirt.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/projects/index.html.it">projects/index.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/hidden-services.html.it">hidden-services.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/tordnsel/index.html.it">tordnsel/index.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/sponsors.html.it">sponsors.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/trademark-faq.html.it">trademark-faq.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/docs/tor-doc-web.html.it">docs/tor-doc-web.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/docs/tor-doc-unix.html.it">docs/tor-doc-unix.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/docs/tor-hidden-service.html.it">docs/tor-hidden-service.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/people.html.it">people.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/mirrors.html.it">mirrors.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/download-unix.html.it">download-unix.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/contact.html.it">contact.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/running-a-mirror.html.it">running-a-mirror.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/volunteer.html.it">volunteer.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/torbrowser/details.html.it">torbrowser/details.html.it</a></li>
<li><a href="https://torproject.org/research.html.it">research.html.it</a></li>
</ul>
<p>Anche 3 minuti del tuo tempo sono preziosi. Quel che faccio per il Tor Proejct è lavoro volontario non pagato, altrettanto è il  contributo che vorrai dare, per il quale sarà dato credito.</p>
<p>Se ti stupisci per tutti gli strafalcioni che trovi, sappi che sono esclusivamente di mia responsabilità, ma che sono nati da un aggiornamento incrementale di ciascuna pagina nell&#8217;arco di almeno 4 anni.Per maggiori informazioni sulla traduzione di Tor, leggi le <a href="https://www.torproject.org/translation.html.en">translation guidelines</a>.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/07/cerco-volontari-per-revisione-di-traduzioni-tor/">Cerco volontari per revisione di traduzioni Tor</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Scrivere un blog anonimo con WordPress e Tor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/30/scrivere-un-blog-anonimo-con-wordpress-e-tor/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/30/scrivere-un-blog-anonimo-con-wordpress-e-tor/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 05:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>La libertà di espressione passa anche dalla possibilità di comunicare proteggendo la propria identità, se necessario. Pubblico perciò qui una guida tecnica scritta da Ethan Zuckerman per <a href="http://globalvoicesonline.org/">Global Voices</a>, di cui ho presentato le tecniche durante il convegno <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/">e-privacy 2009</a> a Firenze.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/09/30/scrivere-un-blog-anonimo-con-wordpress-e-tor/">Scrivere un blog anonimo con WordPress e Tor</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>La libertà di espressione passa anche dalla possibilità di comunicare proteggendo la propria identità, se necessario. Pubblico perciò qui una guida tecnica scritta da Ethan Zuckerman per <a href="http://globalvoicesonline.org/">Global Voices</a>, di cui ho presentato le tecniche durante il convegno <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/">e-privacy 2009</a> a Firenze.</em></p>
<p><em>Aggiornamento 8/10/2009: <a href="http://advocacy.globalvoicesonline.org/2009/10/07/anonymous-blogging-with-wordpress-and-tor-guide-in-italian/">segnalato</a> anche da Sami Ben Gharbia per Global Voices e lì pubblicato in <a href="http://advocacy.globalvoicesonline.org/projects/guide/scrivere-un-blog-anonimo-con-wordpress-e-tor/">html</a> e <a href="http://advocacy.globalvoicesonline.org/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=17">pdf</a>.<br />
</em></p>
<p>Di <strong><a href="http://www.ethanzuckerman.com/blog/">Ethan Zuckerman</a></strong> &#8211; <a href="http://advocacy.globalvoicesonline.org/projects/guide/">originale</a> &#8211; traduzione italiana di <a href="http://www.nazioneindiana.com/author/jan-reister">Jan Reister</a></p>
<h2>Introduzione</h2>
<p>Una delle soddisfazioni di lavorare per <a href="http://www.globalvoicesonline.org/">Global Voices</a> è stata la possibilità di collaborare con persone che esprimono le loro opinioni nonostante le forze che cercano di metterle a tacere. Ho lavorato con autori che volevano scrivere in rete su argomenti politici o personali, ma che per farlo dovevano essere certi che i loro scritti non potessero essere  collegati alla loro identità. Questi autori sono attivisti dei diritti umani in decine di paesi, personale umanitario in paesi dal regime autoritario e whistleblower in aziende e governi.<span id="more-23007"></span></p>
<p>Ho scritto una <a href="http://www.globalvoicesonline.org/?p=125">guida tecnica al blogging anonimo</a> pubblicata su Global Voices qualche mese fa, in cui descrivevo alcuni metodi per tenere un blog in modo anonimo. Da allora ho tenuto workshop in tante parti del mondo ed ho apprezzato un particolare insieme di strumenti &#8211; Tor, WordPress e vari account gratuiti di posta elettronica &#8211; che usati insieme possono offrire un alto livello di anonimato. Questa guida non esamina diverse direzioni di lavoro, ma ne propone una nel dettaglio spiegandola passo passo.</p>
<p>Puoi saltare le sezioni &#8220;perché&#8221; della guida, se hai fretta o se non ti interessa conoscere sempre i motivi di ogni cosa. In futuro spero di poter impaginare meglio le sezioni &#8220;perché&#8221; in modo da poterle comprimere ed espandere a piacere, abbreviando così l&#8217;intero documento.</p>
<p>Se nel documento sono stato poco chiaro od ho commesso errori, lasciamelo detto nei commenti &#8211; questa è una bozza che spero di perfezionare. Se pensi che sia utile e vuoi redistribuirla, fallo pure: è soggetta a una <a href="http://creativecommons.org/licenses/by/2.5/">Creative Commons 2.5 Attribution license</a>, che significa che puoi pure stamparla su delle tazzine da caffé e venderle, se pensi che ci sia un mercato per guadagnarci qualcosa. <em>[NdT: la traduzione è soggetta a licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Creative Commons BY-NC-SA</a>]</em></p>
<h2>Avvertenza</h2>
<p>Se segui esattamente queste istruzioni ridurrai notevolemente la possibilità che si riesca a collegare la tua identità con i tuoi scritti in rete con metodi tecnologici-ad esempio, quando un organo dello stato o la polizia ottengono i dati da un Internet Service Provider. Purtroppo non posso garantire che questi metodi funzionino in ogni circostanza, né accetto alcuna responsabilità, civile o penale, qualora l&#8217;uso o l&#8217;abuso di queste istruzioni ti causasse problemi legali, civili o personali.</p>
<p>Queste indicazioni non impediscono che tu possa essere individuato tramite altri metodi tecnici, come il keystroke logging (l&#8217;installazione sul tuo computer di un programma  che registra ogni tasto che batti) o la sorveglianza tradizionale (leggere lo schermo del tuo computer con una telecamera o un teleobiettivo). In realtà, la maggior parte delle persone viene identificata con mezzi non tecnologici a partire da ciò che scrive: talvolta scrive qualche indizio sulla sua vera identità, o si confida con qualcuno che si rivela inaffidabile. Non posso aiutarti su questo fronte, se non esortandoti a fare attenzione ed ad usare l&#8217;intelligenza. Per una guida migliore alle cose necessarie per essere &#8220;attenti e intelligenti&#8221; consiglio <a href="http://www.eff.org/Privacy/Anonymity/blog-anonymously.php">&#8220;How to blog safely&#8221;</a> di EFF.</p>
<p>Ed ora le spiegazioni tecniche:</p>
<h2>I &#8211; Scrivere da computer condivisi con altri</h2>
<p>Se scriverai principalmente da computer condivisi (come i pc negli internet café) o se non puoi installare software su di un computer, segui le indicazioni qui sotto per usare Tor Browser Bundle senza dover installare permanentemente alcun software.<br />
Se invece scriverai prevalentemente dal tuo computer personale, dove puoi installare software, vai per favore al capitolo II.</p>
<h2>Tor Browser Bundle per Windows (per tutti i dispositivi portatili e penne USB)</h2>
<p>Consigliamo di scaricare Tor Browser Bundle per Windows, un ottimo pacchetto Tor preconfigurato con un browser Mozilla Firefox a sé stante per penne USB o per qualsiasi dispositivo portatile (schede SD, hard disk, schede compact flash). Tor Browser è una versione open source di un browser portatile, sviluppato dal Progetto Tor. E&#8217; una versione molto personalizzata per il browser Firefox con Tor, Vidalia, il caching proxy Polipo, Firefox e Torbutton già installati. E&#8217; progettato per essere messo su una chiavetta USB ed usare Tor da computer condivisi dove non è consentito installare software.</p>
<p>a) <strong>Scarica il Tor Browser Bundle.</strong> Dal sito web del Progetto Tor scarica il pacchetto nella tua lingua su di un computer dove poter salvare il file. Inserisci la tua penna USB e copia il Tor Browser Bundle. Con questa penna USB e qualsiasi computer dove sia possibile inserirla, potrai usare un browser protetto da Tor. Sul computer condiviso, chiudi il browser attivo. Inserisci la penna USB, trovane i file sul Desktop e fai doppio clic su Start Tor Browser.exe. Apparirà in breve tempo la finestra di Vidalia.</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/easy-download-start-2.jpg" alt="" /></p>
<p>Ricorda che puoi scaricare il Tor Browser Bundle dal sito web del <a href="https://www.torproject.org/easy-download.html.it">progetto Tor</a> o scegliere il pacchetto nella tua <a href="https://www.torproject.org/torbrowser/index.html.it">lingua preferita</a> dalla pagina di download del <a href="https://www.torproject.org/torbrowser/">Tor Browser Bundle</a>.</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/tor-preferred-language.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/download-browser-bundle.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/extract.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/extracting.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/tor-folder.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/start-tor.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/connecting-to-tor.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/connected-t-tor.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/firefox-tor-yes.jpg" alt="" /></p>
<p>b) <strong>Estrai il file nella tua penna USB,</strong> apri la cartella &#8220;Tor Browser&#8221; e fai clic su &#8220;Start Tor Browser&#8221;. Dopo essersi collegato alla rete Tor, il browser Firefox con supporto Tor partirà automaticamente e visiterà la <a href="https://check.torproject.org/">Tor Test Page</a>. Controlla che ci sia il messaggio &#8220;Congratulazioni. Stai usando Tor.&#8221;.<br />
Altrimenti otterrai il messaggio &#8220;Spiacente. Non stai usando Tor. Se stai cercando di usare un client Tor, leggi <a href="https://www.torproject.org/">il sito web di Tor</a> ed in particolare le <a href="https://wiki.torproject.org/noreply/TheOnionRouter/TorFAQ#ItDoesntWork">istruzioni per configurare il client Tor</a>.”</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/not-using-tor.jpg" alt="" /></p>
<h2>II &#8211; Scrivere dal proprio computer personale</h2>
<p>Se scriverai principalmente dal tuo computer personale, su cui puoi installare software, segui queste istruzioni.</p>
<h2>1: maschera il tuo indirizzo IP</h2>
<p>Ogni computer in Internet ha  o condivide un indirizzo IP. Questi indirizzi non sono degli indirizzi fisici, ma possono permettere ad un bravo amministratore di sistema di rintracciare il tuo indirizzo reale. In particolare, se lavori per un ISP puoi facilmente associare un indirizzo IP al numero di telefono che ha usato quell&#8217;IP in un certo momento. Così, prima di qualsiasi operazione anonima in Internet, bisogna mascherare il nostro IP.</p>
<p>Cosa fare se vuoi tenere un blog dal computer di casa o del lavoro:</p>
<p>a) <strong>Installa Firefox.</strong> Scaricalo dal sito di <a href="http://www.mozilla.com/firefox/">Mozilla</a> ed installalo sul computer principale che usi.</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/install-firefox.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Perché?</strong></p>
<p>Internet Explorer ha dei discreti problemi di sicurezza che possono compromettere la tua sicurezza in rete. Questi problemi tendono a restare irrisolti molto più a lungo in IE che in altri browser. (Non ci credi? Chiedilo a <a href="http://www.schneier.com/blog/archives/2005/12/internet_explor.html">Bruce Schneier</a>) E&#8217; il browser più vulnerabile allo spyware che si scarica inavvertitamente da siti web. Inoltre, molti degli strumenti per la privacy sviluppati ora sono stati scritti specificamente per funzionare con Firefox, come Torbutton, che useremo nei passi successivi.</p>
<p>b) <strong>Installa Tor.</strong> Scarica il programma dal <a href="https://www.torproject.org/">sito web Tor</a>. Se nel tuo paese l&#8217;accesso al sito web principale di Tor è bloccato, ci sono alcuni <a href="https://www.torproject.org/mirrors.html.en">mirror</a> in altri posti da cui scaricarlo. Puoi anche consultare la cache di Google per leggervi la pagina dei mirror cercando &#8220;<a href="http://www.google.com/search?q=site%253Atorproject.org+mirrors&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:en-US:official&amp;client=firefox-a">site:torproject.org mirrors</a>&#8220;.<br />
Scegli l&#8217;ultima versione stabile per la tua piattaforma e scaricala sul tuo desktop. Segui le istruzioni indicate con un link a destra accanto alla versione scaricata. Installerai due pacchetti software e dovrai effettuare alcune modifiche alla tua installazione di Firefox.</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/download-rot-wnd.jpg" alt="" /></p>
<p>Nel caso che la tua connessione a internet blocchi l&#8217;accesso al sito web Tor, puoi richiedere un pacchetto spedendo una email al robot &#8220;gettor&#8221; all&#8217;indirizzo gettor (AT) torproject (DOT) org. Nota bene: le email per gettor @ torproject . org devono provenire da un account <a href="https://mail.google.com/">Gmail</a>, altrimenti non avranno risposta. Scegli uno dei seguenti nomi di pacchetti e scrivilo nel corpo dell&#8217;email:</p>
<ul>
<li>tor-im-browser-bundle</li>
<li>windows-bundle</li>
<li>panther-bundle</li>
<li>tor-browser-bundle</li>
<li>source-bundle</li>
<li>tiger-bundle</li>
</ul>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/get-tor.jpg" alt="" /></p>
<p>Poco dopo l&#8217;invio dell&#8217;email, riceverai una risposta dal robot &#8220;gettor&#8221; col software richiesto in un file zip. Apri il file zip e verifica la firma.</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/email-gettor-rebot.png" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/welcome-vidalia.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/components.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/browse.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Perché?</strong></p>
<p>Tor è una rete molto sofisticata di proxy server. Essi richiedono le pagine web al tuo posto, in modo che il server web di destinazione non veda l&#8217;indirizzo IP originale del computer che ha richiesto la pagina. Usando Tor, usi a cascata tre particolari proxy server per recuperare ciascuna pagina web. Le pagine vengono cifrate nel passaggio tra i server Tor, ed anche quando uno o due dei server nel circuito fossero compromessi, sarebbe molto difficile capire quale pagina web stavi leggendo o su quale pagina stavi scrivendo.<br />
Tor installa anche un altro software, Privoxy, che aumenta la sicurezza del tuo browser bloccando cookie ed altro software che consentirebbe il tracciamento. Blocca inoltre molta della pubblicità che si trova sul web.</p>
<p>c) <strong>Il pacchetto installa anche il plugin Firefox <a href="https://www.torproject.org/torbutton/">Torbutton</a></strong>. Chiederà semplicemente di potersi installare. Fai clic su &#8220;Installa Ora&#8221;, riavvia Firefox ed è pronto:</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/install-torbutton1.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Perché?</strong></p>
<p>Impostare manualmente Tor significherebbe doversi ricordare di cambiare le preferenze del browser ed usare un proxy server. E&#8217; un processo lungo che spesso ci si dimentica di completare. Con Torbutton basta un clic del mouse ed è anche facile sapere se si sta usando o meno Tor, cosa molto utile.</p>
<p>Troverai che Tor rallenta l&#8217;uso del web &#8211; dipende dalle richieste Tor che vengono istradate attraverso tre proxy prima di raggiungere il web server di destinazione. Alcuni &#8211; me compreso &#8211; usano Tor solo quando è importante nascondere la propria identità, e lo spengono se non serve &#8211; con Torbutton è molto facile.</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/torbutton-pref.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/install_torbutton4.jpg" alt="" /></p>
<p>d) <strong>Attiva Tor in Firefox e provalo.</strong> Con Tor attivo, visita <a href="(https://check.torproject.org/">questo indirizzo</a>). Se ottieni questo messaggio: &#8220;Congratulazioni. Stai usando Tor.&#8221;, allora tutto è stato installato correttamente e sei pronto per il prossimo passo.</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/using-tor.jpg" alt="" /></p>
<p>Altrimenti otterrai il messaggio &#8220;Spiacente. Non stai usando Tor. Se stai cercando di usare un client Tor, leggi il <a href="https://www.torproject.org/">sito web di Tor</a> ed in particolare le <a href="https://wiki.torproject.org/noreply/TheOnionRouter/TorFAQ#ItDoesntWork">istruzioni per configurare il client Tor</a>.”</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/not-using-tor.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Perché?</strong></p>
<p>E&#8217; sempre bene verificare che il software installato funzioni, specie quando è così importante come Tor. La pagina che visiti controlla da quale indirizzo IP proviene la tua richiesta. Se proviene da un nodo Tor conosciuto, Tor funziona correttamente ed il tuo IP è nascosto &#8211; altrimenti, c&#8217;è qualcosa che non va e dovresti capire perché Tor non funziona correttamente.</p>
<p><strong>Cosa fare se Tor non si connette mai?</strong></p>
<p>Se hai difficoltà a collegarti alla rete Tor, leggi la <a href="https://wiki.torproject.org/noreply/TheOnionRouter/TorFAQ#ItDoesntWork">FAQ sui problemi di funzionamento di Tor</a> Nel caso in cui la tua connessione ad Internet blocchi l&#8217;accesso alla rete Tor, e nel caso che l&#8217;icona di Vidalia sia sempre gialla, puoi considerare l&#8217;uso dei <a href="https://www.torproject.org/bridges">bridge</a>relay. E&#8217; il secondo passo logico per collegarsi alla rete Tor.</p>
<blockquote><p>I bridge relay (https://www.torproject.org/bridges) (o &#8220;bridges&#8221;) sono relay Tor non elencati nella directory principale Tor. Non essendocene una lista completa, anche se il tuo ISP filtrasse le connessioni verso tutti i relay Tor conosciuti, probabilmente non riuscirebbe a bloccare tutti i bridge. Se sospetti che ti venga bloccato l&#8217;accesso alla rete Tor, puoi provare ad usare i bridge.</p></blockquote>
<p>Puoi avere un bridge spedendo una email, da un account gmail, contenete &#8220;get bridges&#8221; nel corpo del messaggio, all&#8217;indirizzo bridges @ torproject . org . In breve riceverai una risposta automatica contenente i bridge. Si possono ottenere dei bridge anche da qui: <a href="https://bridges.torproject.org/">https://bridges.torproject.org/</a></p>
<p>Apri il pannello di controllo di Vidalia, vai a Impostazioni &gt; Rete e fai clic su &#8220;Il mio ISP blocca le connessioni alla rete Tor&#8221;. Aggiungi uno alla volta  l&#8217;indirizzo di ciascun bridge incollandolo nella finestra &#8220;Aggiungi un bridge&#8221; e facendo clic sul segno &#8220;+&#8221;.</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/bridges.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/tor-bridges.png" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/add-bridges.jpg" alt="" /></p>
<h2>2: <strong>Crea un indirizzo email nuovo e difficile da rintracciare.</strong></h2>
<p>Molti servizi web, compresi quelli che ospitano blog, richiedono un indirizzo email per poter comunicare con i loro utenti. Per i nostri scopi questo indirizzo email non può essere collegato a informazioni personali e identificanti, come l&#8217;indirizzo IP che usiamo per iscriverci al servizio. Perciò ci serve un nuovo account email da creare usando Tor, facendo attenzione che nessun dato usato &#8211; nome, indirizzo etc. &#8211; sia collegabile a noi. NON devi usare un indirizzo email esistente &#8211; è probabile che ti ci sia iscritto da un indirizzo IP non nascosto, ed in genere i fornitori di webmail conservano l&#8217;indirizzo IP usato per la creazione.</p>
<p>a) <strong>Scegli un fornitore di webmail</strong> &#8211; Consigliamo <a href="https://mail.riseup.net/">Riseup.net</a> e <a href="https://mail.google.com/">Gmail</a>, ma fintanto che usi sempre Tor potresti anche usare anche <a href="http://mail.yahoo.com/">Yahoo</a> o <a href="http://www.hotmail.com/">Hotmail</a>. Puoi anche registrarti un account webmail gratuito e rapido con <a href="http://www.fastmail.fm/">fastmail.fm</a>.</p>
<p><strong>Perché?</strong></p>
<p>La webmail è il modo migliore per creare un indirizzo email &#8220;usa e getta&#8221; che puoi usare per iscriverti ai servizi e poi ignorare. Molti utenti però usano la webmail anche come loro email principale. Se anche tu lo fai, è importante capire i punti di forza e di debolezza dei diversi fornitori di posta.</p>
<p>Hotmail e Yahoo hanno entrambi una &#8220;funzione di sicurezza&#8221; che disturba parecchio chi ama la privacy. Includono entrambi l&#8217;indirizzo IP del computer usato per inviare la posta. Ciò è comunque irrilevante se accedi a questi servizi via Tor, dato che l&#8217;indirizzo IP sarà un indirizzo IP Tor e non il tuo indirizzo. Inoltre Hotmail e Yahoo non offrono accesso sicuto (https) alla webmail &#8211; ancora, questo conta poco finché usi Tor ogni volta che usi questi servizi email. Ma molti utenti vogliono controllare la posta in circostanze in cui non hanno Tor a disposizione &#8211; per il tuo account email principale vale la pena scegliere un fornitore che abbia accesso https alla webmail.</p>
<p><a href="https://mail.riseup.net/">Riseup.net</a> offre una webmail con elevata sicurezza. Supportano la cifratura con PGP (Pretty Good Privacy) &#8211; molto utile se sei in corrispondenza con persone che usano PGP anch&#8217;esse. Puoi richiedere un account gratuito su <a href="https://mail.riseup.net/">www.riseup.net</a> e chiedere ai tuoi corrispondenti di fare altrettanto.</p>
<p>Gmail ha alcune funzionalità di sicurezza interessanti anche se non si propone come un servizio di email sicuro. Se visiti questo indirizzo speciale <a href="https://mail.google.com/mail">https://mail.google.com/mail</a> tutta la sessione con Gmail viene cifrata con https. Puoi anche visitare <a href="https://mail.google.com/mail/h/">https://mail.google.com/mail/h/</a> che è una webmail Gmail sicura con interfaccia Basic HTML. (Io consiglio di segnare questo indirizzo nei segnalibri ed usarlo per tutte le sessioni Gmail.) Gmail non inserisce l&#8217;indirizzo IP nell&#8217;intestazione dell&#8217;email e puoi avere supporto PGP usando <a href="http://getfiregpg.org/">FireGPG</a>, un&#8217;estensione Firefox che aggiunge crittografia forte a Gmail. <a href="http://getfiregpg.org/">FireGPG</a> ha un&#8217;interfaccia per decifrare, cifrare, firmare e verificare la firma al testo di qualsiasi pagina web tramite GnuPG.</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/contextmenu.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/gmail-firegpgp.jpg" alt="" /></p>
<p>Un&#8217;avvertenza a tutti gli utilizzatori di account webmail &#8211; stai affidando tutta la tua posta all&#8217;azienda che gestisce il servizio. Se l&#8217;azienda viene compromessa da hacker, o se viene costretta dal governo a rivelare informazioni, altri avranno accesso al testo di tutte le email che hai ricevuto e spedito. L&#8217;unica alternativa è scrivere le tue email in un editor di testo, cifrarle sul tuo computer con PGP ed inviarle a qualcuno che usi PGP pure lui. Questo livello di sicurezza è al di là di ciò che la maggioranza di noi desidera e richiede, ma è importante ricordare che ti stai fidando di un&#8217;azienda che potrebbe non avere a cuore i tuoi stessi interessi. Yahoo in particolare ha la pessima abitudine di passare informazioni al governo cinese &#8211; <a href="http://www.infoworld.com/article/06/09/22/HNjailedchinesejournalist_1.html">alcuni dissidenti cinesi stanno facendo causa all&#8217;azienda</a> per la comunicazione illegale dei loro dati. E&#8217; qualcosa a cui pensare quando si deve scegliere di chi fidarsi&#8230;</p>
<p>b) <strong>Avvia Tor nel tuo browser</strong>, o avvia Tor Browser dalla tua penna USB. Visita il sito di email di tua scelta e iscriviti per un nuovo account. Non usare informazioni personali che ti possano identificare &#8211; pensa di diventare una persona dal nome banale in un paese con molti utenti web, come gli USA o il Regno Unito. Scegli una <a href="http://www.cs.umd.edu/faq/Passwords.shtml">password robusta</a> (almeno dodici caratteri, con almeno un numero e un carattere speciale) per l&#8217;account e scegli un nome utente simile al nome che userai per il tuo blog.</p>
<p>c) <strong>Controlla di riuscire fare login al servizio email</strong> ed invia una email di prova (non ad un indirizzo tuo o di conoscenti) con Tor attivo. Di solito Tor cambia circuito ogni 10 minuti e ciò potrebbe disturbare le operazioni della webmail, così puoi dedicare massimo 10 minuti a scrivere ogni email.</p>
<h2>3: registra il tuo nuovo blog anonimo</h2>
<p>a) <strong>Avvia Tor nel tuo browser</strong>, o avvia Tor Browser dalla tua penna USB.<em> Visita <a href="https://wordpress.com/">WordPress.com</a> ed iscriviti per un nuovo account</em> facendo clic sul link “Sign Up Now!”. Usa l&#8217;indirizzo email appena creato e crea un nome utente che sarà parte dell&#8217;indirizzo del tuo blog: ilnomechescegli.wordpress.com</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/wordpress1.jpg" alt="" /></p>
<p>b) WordPress invierà un link di attivazione al tuo account webmail. Usa il browser con Tor per leggere quella email e <strong>fare clic sul link di attivazione.</strong> Così WordPress sa che hai usato un indirizzo email attivo e che può comunicarti aggiornamenti del servizio &#8211; il risultato è che renderanno pubblico il tuo blog e ti invieranno la tua password. Devi controllare ancora la webmail per recuperare la password.</p>
<p>c) Sempre usando Tor, fai login nel tuo nuovo blog usando username e password. Fai clic su &#8220;Il Mio Account&#8221; e su &#8220;Modifica Profilo&#8221;. <strong>Cambia la tua password</strong> con una password forte che riesci a ricordare bene. Aggiungi pure delle informazioni al tuo profilo&#8230; basta che non siano collegabili a te!</p>
<h2>4: Scrivi sul tuo blog</h2>
<p>a) <strong>Scrivi il tuo articolo offline.</strong> E&#8217; un buon metodo per non perdere un post se il browser si blocca o il collegamento a Internet cade, ma serve anche a scrivere i propri articoli in un luogo più privato di un internet café. Un semplice editor come Blocco Note per Windows è spesso la scelta migliore. Salva i tuoi articoli come file di testo (dopo avere scritto sul blog ricordati di cancellarli completamente dal tuo computer con strumenti quali <a href="http://www.heidi.ie/eraser/">Eraser</a> o <a href="http://www.ccleaner.com/">Ccleaner</a> che sono disponibili in molte lingue e cancellano i file temporanei automaticamente da tutti i browser installati e da altre applicazioni).</p>
<p>b) Avvia Tor, o usa Tor Browser dalla tua penna USB e fai login su WordPress.com. Fai clic su &#8220;Articoli &gt; Add New&#8221; per scrivere un nuovo post. Copia e incolla l&#8217;articolo dal tuo file di testo alla finestra del post. Metti un titolo e scegli le categorie che vuoi.</p>
<p>c) Prima di fare clic su Pubblica c&#8217;è un passaggio cruciale. Fai clic sulla voce a destra che dice <strong>&#8220;Pubblica subito o Modifica</strong>&#8220;. Scegli una data di qualche minuto nel futuro &#8211; idealmente, scegli un intervallo casuale e usa un tempo diverso ogni volta. Questo ritarderà la pubblicazione del post sul tuo blog &#8211; WordPress non renderà pubblico il post finché non arriverà il momento indicato.</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/wp-timestamp.png" alt="" /><br />
Modificando l&#8217;ora di pubblicazione ci si protegge da una tecnica per determinare la tua identità. Immagina di scrivere su un blog detto&#8221; alt=&#8221;" /&gt;</p>
<p>Modificando l&#8217;ora di pubblicazione questo attacco è più difficile per l&#8217;Internet Service Provider. Avrebbe bisogno anche dei log del server WordPress, che sono molto più difficili da ottenere. Si tratta di una protezione molto facile che aumenta la propria sicurezza.</p>
<h2>5: Copri le tue tracce</h2>
<p>a) Cancella in modo sicuro le bozze dell&#8217;articolo fatte sul tuo laptop o computer di casa. Se ti serve una penna USB per portare l&#8217;articolo all&#8217;internet café, devi cancellare anche quella. Non basta mettere il file nel cestino e svuotarlo &#8211; devi usare uno strumento di cancellazione sicura come <a href="http://www.heidi.ie/eraser/">Eraser</a> o <a href="http://www.ccleaner.com/">Ccleaner</a> che sovrascrivono il vecchio file con dati che lo rendono impossibile da recuperare. Sul Macintosh questa funzione è nativa &#8211; metti un file nel cestino e seleziona &#8220;Vuota il cestino in modalità sicura&#8221; dal menu del Finder.</p>
<p>b) Cancella la cronologia di navigazione, i cookie e le password da Firefox. Dal menu Strumenti, seleziona &#8220;Elimina i dati personali&#8221;. Spunta tutte le opzioni e fai clic su &#8220;okay&#8221;. Potresti configurare Firefox per cancellare automaticamente questi dati ogni volta che esci &#8211; puoi farlo in &#8220;Modifica &gt; Preferenze &gt; Privacy&#8221; e spunta la voce che dice &#8220;Elimina sempre i dati personali alla chiusura di Firefox&#8221;. Se non puoi installare programmi sul computer, usa lo strumento <a href="http://downloads.zdnet.co.uk/0,1000000375,39054728s,00.htm">IE Privacy Cleaner</a> dalla penna USB per cancellare i dati temporanei del browser.</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/firefox-options.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Perché?</strong></p>
<p>E&#8217; facile capire quali siti web hai visitato esaminando la cronologia del browser. Un esame più approfondito può rivelare la cronologia dai file di cache, che contengono le versioni delle pagine visitate. Questi dati vanno cancellati da un computer pubblico, in modo che il prossimo utente non li trovi. E vanno eliminati anche dal proprio computer, in modo che se venisse perso, rubato o sequestrato non sia possibile essere messi in relazione agli articoli che abbiamo scritto.</p>
<h2>Alcune osservazioni conclusive:</h2>
<ul>
<li>Non basta proteggersi mentre si scrive sul proprio blog. Se scrivi commenti su altri blog usando il nome del tuo blog anonimo, devi farlo usando Tor. Le piattaforme di blog registrano l&#8217;IP dei commenti &#8211; se non usi Tor, inviti chiunque gestisca quel sito a rintracciare il tuo IP ed il tuo computer. Tor è come un preservativo: non fare blogging insicuro.</li>
<li>Anche se sei anonimo, puoi sempre abbellire il tuo blog. La voce &#8220;Aspetto&#8221; in WordPress ha molte opzioni da provare &#8211; template diversi, foto e personalizzazioni. Ma sii estremamente cauto se usi le tue foto &#8211; una foto contiene moltissime informazion su di te (se è stata fatta in Zambia, prova il fatto che eri in Zambia).</li>
<li>Se sei veramente preoccupato della tua sicurezza, fai un altro passo per configurare il browser Firefox e disabilita Java. C&#8217;è un brutto difetto di sicurezza nella versione più recente di Java, che permette all&#8217;autore di uno script malizioso di capire qual&#8217;è l&#8217;indirizzo IP del tuo computer anche se stai usando Tor. Noi non ce ne curiamo troppo perché non pensiamo che WordPress.com o Google usino questi script, ma è qualcosa da considerare seriamente se usi Tor per altre ragioni. Per disattivare Java, vai in &#8220;Modifica &gt; Preferenze &gt; Contenuti&#8221; e togli la spunta ad &#8220;Attiva Java&#8221; (Tor Browser Bundle disattiva Java di default).</li>
</ul>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/firefox-options-java.jpg" alt="" /></p>
<ul>
<li>Se sei l&#8217;unica persona del tuo paese ad usare Tor, è ovvio che l&#8217;utente che accede agli indirizzi IP legati a Tor è sempre lo stesso. Se vuoi usare Tor e ti preoccupa che un ISP indaghi sull&#8217;uso di Tor, potresti incoraggiare degli amici ad usare Tor &#8211; ciò crea quello che i crittografi chiamano &#8220;traffico di copertura&#8221;. Puoi anche usare Tor per visitare vari siti web, non solo scrivere sul tuo blog. In entrambi i casi significa che Tor viene usato per altre ragioni oltre a postare sul tuo blog anonimo, così se nei log di un ISP un utente accede a Tor ciò non indurrà automaticamente l&#8217;ISP a pensare che stia accadendo qualcosa di brutto.</li>
</ul>
<p><strong>Un&#8217;ultima considerazione sull&#8217;anonimato:</strong> Se non hai veramente bisogno di essere anonimo, non esserlo. Se il tuo nome è associato alle tue parole, è più facile che la gente prenda sul serio ciò che scrivi. Tuttavia, alcune persone hanno bisogno di restare anonime, ed è per questo che esiste questa guida. Solo, per favore non usare queste tecniche se non ne hai davvero bisogno.</p>
<p>fine. &#8211;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/09/30/scrivere-un-blog-anonimo-con-wordpress-e-tor/">Scrivere un blog anonimo con WordPress e Tor</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Verso il Controllo Totale: e-privacy 2009 a Firenze il 22-23 maggio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/05/16/verso-il-controllo-totale-e-privacy-2009-a-firenze-il-22-23-maggio/</link>
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		<pubDate>Sat, 16 May 2009 06:33:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[anonimato]]></category>
		<category><![CDATA[e-privacy]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
		<category><![CDATA[sorveglianza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>e-privacy 2009 si terra&#8217; il 22 ed il 23 maggio a Firenze, in  Palazzo Vecchio, nella Sala Incontri.</p>
<p><a href="http://e-privacy.winstonsmith.info">http://e-privacy.winstonsmith.info</a></p>
<p>La diffusione dalla Rete nella vita quotidiana e&#8217; accompagnata da una sua manipolazione sia tecnologica che legale che permettera&#8217; di ottenere un media facilmente censurabile e controllabile.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/05/16/verso-il-controllo-totale-e-privacy-2009-a-firenze-il-22-23-maggio/">Verso il Controllo Totale: e-privacy 2009 a Firenze il 22-23 maggio</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>e-privacy 2009 si terra&#8217; il 22 ed il 23 maggio a Firenze, in  Palazzo Vecchio, nella Sala Incontri.</p>
<p><a href="http://e-privacy.winstonsmith.info">http://e-privacy.winstonsmith.info</a></p>
<p>La diffusione dalla Rete nella vita quotidiana e&#8217; accompagnata da una sua manipolazione sia tecnologica che legale che permettera&#8217; di ottenere un media facilmente censurabile e controllabile.</p>
<p>Con gli stessi mezzi e con un consenso impressionante la Rete viene trasformata in un mezzo di intercettazione preventiva di massa.<br />
Il tecnocontrollo sociale ottenibile fa sembrare l&#8217;attivita&#8217; delle polizie segrete dei paesi totalitari del passato un lavoretto artigianale ed improvvisato.<span id="more-17731"></span></p>
<p>In Italia l&#8217;art.50 bis del pacchetto sicurezza obblighera&#8217; gli ISP al filtraggio dei contenuti; la censura completa di qualsiasi contenuto scomodo sara&#8217; ottenuta tramite l&#8217;estensione della fattispecie dell&#8217;apologia di reato. Il Parlamento europeo ha in cantiere attivita&#8217;, come il pacchetto Telecom, che elimineranno la neutralita&#8217; della Rete trasformandola nel piu&#8217; controllato e censurabile mezzo di comunicazione della storia dell&#8217;umanita&#8217;.</p>
<p>Questo avviene nel disinteresse generalizzato verso la difesa della propria ed altrui privacy, evidenziato non solo dalla indifferenza verso una data retention pervasiva ed obbligatoria per legge, ma anche dalla trascuratezza con cui blogger e partecipanti a comunita&#8217; sociali digitali diffondono i loro dati personali in Rete. La passivita&#8217; totale dei cittadini, soprattutto di quelli che vivono quotidianamente in Rete, verso queste iniziative legislative e tecnologiche rende il quadro se possibile ancora piu&#8217; inquietante.</p>
<p>Durante il convegno avverra&#8217; la consegna dei Big Brother Award Italia 2009 con la collaborazione di Privacy International; maggiori informazioni su <a href="http://bba.winstonsmith.info">http://bba.winstonsmith.info</a></p>
<p>La sede del convegno, Palazzo Vecchio e&#8217; il Municipio  di Firenze in Piazza della Signoria 1.<br />
E&#8217; facilmente raggiungibile, 5 minuti a piedi, dalla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella, dove e&#8217; anche possibile arrivare in automobile, utilizzandone il parcheggio sotterraneo.<br />
Dall&#8217;aereoporto Amerigo Vespucci sono disponibili taxi (10 minuti ca.) od autobus dedicato (costo 4 euro, partenze  ogni 30 minuti).</p>
<p>Il convegno e&#8217; libero ma la capienza della sala e&#8217; limitata; si consiglia quindi di effettuare una preregistrazione inviando una mail all&#8217;indirizzo convegno-e-privacy@firenze.linux.it</p>
<p>Il programma dettagliato del convegno e&#8217; pubblicato sul sito.</p>
<p>Il convegno ed il premio sono organizzati dal  <a href="http://winstonsmith.info">Progetto Winston Smith</a>, un&#8217;associazione senza fini di lucro che si occupa della difesa del  diritto alla privacy in Rete e fuori, con la collaborazione di  Privacy International e di altre associazioni interessate alla  difesa dei diritti civili in Rete.</p>
<p><a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html">Programma del convegno</a></p>
<p><strong>venerdi 22 maggio</strong><br />
09:00 &#8211; 09:20 &#8212;&#8211; <em>Registrazione partecipanti</em><br />
09:20 &#8211; 09:30 &#8212;&#8211; Saluto degli organizzatori &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#margaglio">Alessandro Margaglio</a><br />
09:30 &#8211; 09:45 &#8211; La privacy secondo Winnie: un anno di lavoro &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#calamari">Claudio Agosti, Marco A. Calamari</a><br />
09:45 &#8211; 10:25 &#8211; Per i collaboratori di un&#8217;azienda: tutela o controllo? &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#pennasilico">Alessio L.R. Pennasilico</a><br />
10:25 &#8211; 10:55 &#8211; L&#8217;enigma dell&#8217;identita&#8217; personale nel secolo della Rete &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#scorza">Guido Scorza</a><br />
10:55 &#8211; 11:10 &#8212;&#8211; <em>break</em><br />
11:10 &#8211; 11:30 &#8211; Pubblicita&#8217; basata sugli interessi degli utenti &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#pancini">Marco Pancini</a><br />
11:30 &#8211; 12:15 &#8211; Privacy e &#8220;Internet degli oggetti&#8221;: un rapporto difficile &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#belisario">Ernesto Belisario</a><br />
12:15 &#8211; 13:00 &#8211; Liberta&#8217; vs. dignita&#8217;. Due modi di concepire la privacy &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#rossetti">Andrea Rossetti</a></p>
<p>13:00 &#8211; 14:15 &#8212;&#8211; <em>pausa pranzo</em></p>
<p>14:15 &#8211; 15:00 &#8211; Facebook, YouTube, Blogs: rischi della nuova fenomenologia della Rete e sanzioni della L. 14/09 &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#lecchi">Laura Lecchi</a><br />
15:00 &#8211; 15:30 &#8211; La legge applicabile alle violazioni della privacy in rete: un &#8220;approdo sicuro&#8221; per i furbi? &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#zallone">Raffaele Zallone</a><br />
15:30 &#8211; 15:45 &#8212; <em>break</em><br />
15:45 &#8211; 16:30 &#8211; Problematiche e insicurezze nel mondo del web 2.0 e del cloud computing &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#nigi">Fabio Nigi</a><br />
16:30 &#8211; 17:15 &#8211; Voice security and privacy &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#pietrosanti">Fabio (naif) Pietrosanti</a><br />
17:15 &#8211; 18:00 &#8211; Contromisure tecnologiche all&#8217;escalation degli attacchi &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#agosti">Claudio Agosti</a></p>
<p><strong>sabato 23 maggio</strong><br />
09:00 &#8211; 09:35 &#8211; Dimmi il tuo numero e ti diro&#8217; dove sei &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#luongo">Alessandro (lord Scinawa) Luongo, Enzo (epto) Anci</a><br />
09:35 &#8211; 10:10 &#8211; Grande Fratello VS Attivismo dentro e fuori dalla Rete &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#anci">Enzo (epto) Anci</a><br />
10:10 &#8211; 10:30 &#8211; Pirati o samaritani? Alla ricerca degli arcani confini del diritto d&#8217;autore  &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#gallusmicozzi">Giovanni B. Gallus &#8211; Francesco P. Micozzi</a><br />
10:30 &#8211; 11:15 &#8211; Next Generation Network (NGN): dall&#8217;architettura alla neutralita&#8217; della rete &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#augiero">Giuseppe Augiero</a><br />
11:15 &#8211; 11:30 &#8212;&#8211; <em>break</em><br />
<strong>11:30 &#8211; 12:30 &#8211; consegna <a href="http://bba.winstonsmith.info/">BBA Italia 2009</a></strong><br />
12:30 &#8211; 13:00 &#8211; Prevenire il computer quantistico: lo schema di firma digitale Lamport &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#gagliardoni">Tommaso Gagliardoni</a></p>
<p>13:00 &#8211; 14:30 &#8212;&#8211; <em>pausa pranzo</em></p>
<p>14:30 &#8211; 15:15 &#8211; Tor in the Web2.0: understanding and avoiding the new privacy pitfalls &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#bonetti">Marco Bonetti</a><br />
15:15 &#8211; 16:00 &#8211; Il diritto all&#8217;anonimato come principio cardine del sistema Data Protection &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#mazzolari">Paolo Mazzolari</a><br />
16:00 &#8211; 16:15 &#8212;&#8211; <em>break</em><br />
16:15 &#8211; 17:00 &#8211; Tor nella normale attivita&#8217; quotidiana: usabilita&#8217; ed accorgimenti &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#reister">Jan Reister</a><br />
17:00 &#8211; 17:45 &#8211; Il controllo dei social network: non subirlo ma attivarlo &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#gobbato">Monica Gobbato</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/05/16/verso-il-controllo-totale-e-privacy-2009-a-firenze-il-22-23-maggio/">Verso il Controllo Totale: e-privacy 2009 a Firenze il 22-23 maggio</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Come rendersi invisibili in rete? Una puntata su Current tv</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/25/come-rendersi-invisibili-in-rete-una-puntata-su-current-tv/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/25/come-rendersi-invisibili-in-rete-una-puntata-su-current-tv/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 08:11:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Sono stato intervistato da Ilaria Nicosia e Giacomo Canelli per il programma tv <a href="http://current.com/geek-files/">Geek Files</a> dedicato alla privacy ed alla sorveglianza su Internet. La puntata è andata in onda giovedì 23 e viene ripetuta nel ciclo di riprogrammazione su <a href="http://current.com/s/faq.htm">Current</a>, canale Sky 130.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/04/25/come-rendersi-invisibili-in-rete-una-puntata-su-current-tv/">Come rendersi invisibili in rete? Una puntata su Current tv</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stato intervistato da Ilaria Nicosia e Giacomo Canelli per il programma tv <a href="http://current.com/geek-files/">Geek Files</a> dedicato alla privacy ed alla sorveglianza su Internet. La puntata è andata in onda giovedì 23 e viene ripetuta nel ciclo di riprogrammazione su <a href="http://current.com/s/faq.htm">Current</a>, canale Sky 130. Ringrazio Ilaria e Giacomo per l&#8217;invito &#8211; Jan</p>
<p>Tra gli interventi della puntata:</p>
<p><a href="http://current.com/items/89995056_privacy-in-rete-cos-tor.htm">Privacy in Rete: cos&#8217;è Tor?</a><br />
Jan Reister ci illustra cos&#8217;è Tor e come può aiutarci a proteggere il nostro anonimato in Rete. Per chi fosse interessato: il <a href="https://www.torproject.org/index.html.it">progetto Tor</a>; per scaricare il software: <a href="https://www.torproject.org/easy-download.html.it">pagina di download Tor</a>.</p>
<p><a href="http://current.com/items/89995028_lanonimato-un-diritto-tutelato-dalla-costituzione.htm">L&#8217;anonimato è un diritto tutelato dalla Costituzione</a><br />
Marco Calamari, responsabile del Progetto Winston Smith, ci parla dell&#8217;anonimato e di come esso vada tutelato. Anche nel Web.</p>
<p><a href="http://current.com/items/89994849_intercettazione-e-data-retention-nel-web.htm">Intercettazione e Data Retention nel Web</a><br />
Luca Lupària, docente di Diritto Penale presso l&#8217;Università di Teramo, ci parla di intercettazione e data retention.</p>
<p><a href="http://current.com/items/89994829_lintelligence-nellepoca-di-internet.htm">L&#8217;intelligence nell&#8217;epoca di Internet</a><br />
Alessandro Zanasi, docente di Knowledge Management e Data Mining presso l&#8217;Università di Bologna, ci illustra come sono cambiate le strategie dell&#8217;intelligence con la Rete e quali sono le tecniche per poter analizzare i dati raccolti.</p>
<p><a href="http://current.com/items/89994822_la-privacy-e-il-controllo-dei-dati-online.htm">La privacy e il controllo dei dati online</a><br />
Giovanni Ziccardi, docente di Informatica Giuridica presso l&#8217;Università Statale di Milano, ci parla di diritto all&#8217;anonimato e delle strategie di controllo attuate dai governi per controllare informazioni personali.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/04/25/come-rendersi-invisibili-in-rete-una-puntata-su-current-tv/">Come rendersi invisibili in rete? Una puntata su Current tv</a></p>
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		<title>Giornata mondiale contro la Cybercensura</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 13:59:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.rsf.org/article.php3?id_article=30543"></a><br />
<br />
verbatim da <a href="http://www.guidoscorza.it/?p=637">Guido Scorza</a>:<br />
Il <a href="http://www.rsf.org/IMG/pdf/Internet_enemies_2009_2_.pdf">rapporto di Reporters sans frontieres</a> pubblicato oggi <em>[12/3/2009]</em> in occasione della giornata mondiale contro la cybercensura chiarisce una volta per tutte che il problema della libertà di informazione in Rete non può più essere considerato circoscritto ai regimi tradizionalmente qualificati “meno democratici” ma rappresenta una questione “senza frontiere” che investe ogni giorno di più anche i Paesi ad ordinamento c.d.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/12/giornata-mondiale-contro-la-cybercensura/">Giornata mondiale contro la Cybercensura</a></p>
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<span id="more-15596"></span><br />
verbatim da <a href="http://www.guidoscorza.it/?p=637">Guido Scorza</a>:<br />
Il <a href="http://www.rsf.org/IMG/pdf/Internet_enemies_2009_2_.pdf">rapporto di Reporters sans frontieres</a> pubblicato oggi <em>[12/3/2009]</em> in occasione della giornata mondiale contro la cybercensura chiarisce una volta per tutte che il problema della libertà di informazione in Rete non può più essere considerato circoscritto ai regimi tradizionalmente qualificati “meno democratici” ma rappresenta una questione “senza frontiere” che investe ogni giorno di più anche i Paesi ad ordinamento c.d. democratico.</p>
<p>In italia, nelle ultime settimane, abbiamo avuto anche noi più di un assaggio di come, per legge, dalla sera alla mattina, si possa limitare o, forse, sopprimere d’un colpo la libertà di manifestazione del pensiero attraverso il primo media dalla vocazione democratica della storia della comunicazione di massa.</p>
<p>Inutile ricordare che il momento in cui difendere questa nostra libertà fondamentale è OGGI e non DOMANI quando, come già accaduto per il sistema della Stampa e della Televisione, per legge, si saranno stabilite regole tali da consegnare la Rete ai Soliti Noti.</p>
<p>Oggi avrei molte cose da scrivere ma preferisco dedicare questo post a manifestare la mia adesione alla giornata mondiale contro la Cybercensura e suggerirvi di non perdere <a href="http://dailymotion.virgilio.it/search/12+mars/video/x8mxao_12-mars-journee-mondiale-contre-la_news">questo video</a>. [...]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/12/giornata-mondiale-contro-la-cybercensura/">Giornata mondiale contro la Cybercensura</a></p>
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		<title>L&#8217;anonimato, gli alcolisti e la rete Tor</title>
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		<pubDate>Sun, 25 May 2008 04:53:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <a href="http://www.schneier.com/blog/archives/2007/09/anonymity_and_t_1.html">Bruce Schneier</a></p>
<p>Come dice il nome stesso, gli incontri degli Alcolisti Anonimi sono anonimi. Non occorre firmare nulla, né mostrare un documento d’identità, e nemmeno rivelare il proprio vero nome. Ma gli incontri non sono privati. Chiunque può parteciparvi. E chiunque è libero di riconoscervi: dal viso, dalla voce, dalle storie che raccontate.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/25/lanonimato-gli-alcolisti-e-la-rete-tor/">L&#8217;anonimato, gli alcolisti e la rete Tor</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://www.schneier.com/blog/archives/2007/09/anonymity_and_t_1.html">Bruce Schneier</a></p>
<p>Come dice il nome stesso, gli incontri degli Alcolisti Anonimi sono anonimi. Non occorre firmare nulla, né mostrare un documento d’identità, e nemmeno rivelare il proprio vero nome. Ma gli incontri non sono privati. Chiunque può parteciparvi. E chiunque è libero di riconoscervi: dal viso, dalla voce, dalle storie che raccontate. L’anonimato non vuol dire privacy.</p>
<p>Ciò è ovvio e poco interessante, ma molti sembrano dimenticarsene quando utilizzano un computer. Pensano “è sicuro” e si dimenticano che “sicuro” può voler significare molte cose diverse.<span id="more-4721"></span><br />
<a title="il sito di Tos, software anonimo" href="https://torproject.org"> Tor</a> è uno strumento gratuito che permette di usare Internet in modo anonimo. Sostanzialmente, entrando in Tor si entra a far parte di una rete di computer sparsa in tutto il mondo: le macchine appartenenti alla rete si passano il traffico Internet in modo casuale prima di inviarlo alla destinazione prescelta. Immaginatevi una ristretta cerchia di persone che si passano delle lettere.</p>
<p>Di tanto in tanto una lettera lascia il gruppo, spedita verso una certa destinazione. Se non potete vedere che cosa avviene all’interno di quella cerchia, non potrete stabilire chi ha inviato una qualsiasi lettera basandovi sull’osservazione delle lettere che lasciano il gruppo.<br />
Ho tralasciato parecchi <a href="http://tor.eff.org/overview.html">dettagli</a>, ma questo è in sostanza il principio di funzionamento di Tor.</p>
<p>Viene chiamato “<a href="http://www.onion-router.net/">onion routing</a>”, e fu inizialmente sviluppato al Naval Research Laboratory. Le comunicazioni fra i nodi di Tor sono cifrate in un protocollo a strati (di qui l’analogia con la cipolla), ma il traffico che lascia la rete Tor è in chiaro. Deve esserlo.</p>
<p>Se volete che il vostro traffico Tor sia privato, dovrete criptarlo. Se volete che sia autenticato, dovrete anche firmarlo. Il <a href="http://wiki.noreply.org/noreply/TheOnionRouter/TorFAQ#ExitEavesdroppers">sito Tor</a> dice persino:</p>
<blockquote><p>“Sì, la persona che gestisce il nodo di uscita può leggere i byte che entrano ed escono da quel nodo. Tor rende anonima l’origine del vostro traffico, e garantisce la cifratura di tutto ciò che si trova all’interno della rete Tor, ma non cripta magicamente tutto il traffico di Internet”.</p></blockquote>
<p>Tor ‘anonimizza’, niente più.</p>
<p>Dan Egerstad è un ricercatore di sicurezza svedese, che gestiva cinque nodi Tor. Nell&#8217;agosto 2007 ha <a href="http://www.derangedsecurity.com/deranged-gives-you-100-passwords-to-governments-embassies/">pubblicato</a> un elenco di <a href="http://www.heise-security.co.uk/news/95778">100 credenziali email</a> (indirizzi IP di server, account email e le rispettive password) di <a href="http://www.securityfocus.com/news/11486">ambasciate governi e ministeri</a> di tutto il mondo; dati ottenuti effettuando lo <a href="http://www.derangedsecurity.com/time-to-reveal%e2%80%a6/">sniffing del traffico in uscita</a> alla ricerca di nomi utente e password dei server di posta.</p>
<p>L’elenco contiene soprattutto ambasciate del terzo mondo: Kazakhstan, Uzbekistan, Tajikistan, India, Iran, Mongolia, ma figurano anche un’ambasciata giapponese, l’ufficio di richiesta dei visti britannico nel Nepal, l’ambasciata russa in Svezia, l’Ufficio del Dalai Lama e svariati gruppi di Hong Kong per i Diritti Umani. E questa è solo la punta dell’iceberg: Egerstad ha ottenuto anche un migliaio di conti aziendali con lo stesso metodo di sniffing. Davvero <a href="http://www.wired.com/politics/security/news/2007/09/embassy_hacks">preoccupante</a>.</p>
<p>Presumibilmente molte di queste organizzazioni stanno utilizzando Tor per nascondere il proprio traffico di rete dalle spie dei loro paesi. Ma dato che chiunque può aggiungersi alla rete Tor, gli utenti di Tor passano necessariamente il proprio traffico a organizzazioni di cui potrebbero <a href="http://www.derangedsecurity.com/time-to-reveal%e2%80%a6/">non fidarsi</a>: svariate agenzie d’intelligence, gruppi di hacker, organizzazioni criminali e così via.</p>
<p>È semplicemente inconcepibile che Egerstad sia la prima persona ad aver effettuato questo tipo di intercettazione; Len Sassaman ha pubblicato <a href="http://www.cosic.esat.kuleuven.be/publications/article-896.pdf">uno studio</a> su tale attacco qualche mese fa. Il prezzo che si paga per l’anonimato è esporre il proprio traffico a persone infide.<br />
Non sappiamo realmente se gli utenti di Tor esposti fossero i legittimi proprietari degli account o se si sia trattato di hacker introdotti in quegli account con altri mezzi e che si stavano servendo di Tor per cancellare le proprie tracce. Ma di certo molti di questi utenti non hanno compreso che anonimato non significa privacy. Il fatto che la maggior parte degli account elencati da Egerstad fossero di piccoli paesi non sorprende: proprio da quei paesi c’è da aspettarsi una serie di pratiche di sicurezza più deboli.</p>
<p>È difficile conseguire un anonimato completo. Come possiamo essere riconosciuti in un incontro di Alcolisti Anonimi, così si può essere <a href="http://www.cs.utexas.edu/~shmat/abstracts.html#netflix">riconosciuti anche in Internet</a>. Vi sono molte <a href="http://www.nd.edu/~netsci/TALKS/Kleinberg.pdf">ricerche</a> volte a <a href="http://citeseer.ist.psu.edu/novak04antialiasing.html">rompere l’anonimato</a> in generale, e quello di <a href="http://www.cl.cam.ac.uk/~sjm217/papers/oakland05torta.pdf">Tor nello specifico</a>, ma in alcuni casi non è neanche necessario fare grossi sforzi. L’anno scorso, AOL ha reso pubbliche 20.000 query di ricerca anonime come strumento di ricerca. Non è stato molto difficile <a href="http://www.nytimes.com/2006/08/09/technology/09aol.html?ei=5090&amp;en=f6f61949c6da4d38&amp;ex=1312776000&amp;partner=rssuserland&amp;emc=rss&amp;pagewanted=all">risalire alle persone</a> partendo dai dati.</p>
<p>Un progetto di ricerca chiamato <a href="http://www.nsf.gov/news/news_summ.jsp?cntn_id=110040">Dark Web</a>, finanziato dalla National Science Fundation, ha persino tentato di identificare scrittori anonimi dal loro stile:</p>
<blockquote><p>“Uno degli strumenti sviluppati da Dark Web è una tecnica chiamata Writeprint, che estrae automaticamente migliaia di caratteristichemultilingue, strutturali e semantiche per determinare chi sta creando contenuti ‘anonimi’ online.Writeprint può esaminare un post in un forum online, per esempio, e confrontarlo con altri scritti trovati altrove in Internet. Analizzando queste caratteristiche specifiche, può stabilire con più del 95% di accuratezza, se quell’autore ha prodotto altri contenuti in passato”.</p></blockquote>
<p>E se il vostro nome o altre informazioni che possano identificarvi si trovano in solo uno di quegli scritti, è possibile risalire a voi.</p>
<p>Come tutti gli strumenti di sicurezza, Tor viene utilizzato sia da <a href="http://advocacy.globalvoicesonline.org/wp-content/plugins/wp-downloadMonitor/user_uploads/Anonymous_Blogging.pdf">persone oneste</a> che da <a href="http://blog.wired.com/27bstroke6/2007/07/cyber-jihadists.html">malintenzionati</a>. Perversamente, proprio il fatto che qualcosa si trovi all’interno della rete Tor significa che qualcuno, per qualche ragione, vuole nasconderlo o nascondere il proprio operato.<br />
Finché Tor sarà un magnete che attira traffico “interessante”, Tor attirerà anche coloro i quali vogliono <a href="http://www.securityfocus.com/news/11447">intercettare</a> quel traffico, specialmente perché <a href="http://www.securityfocus.com/news/11486">più del 90% degli utenti</a> di Tor non lo cripta.</p>
<p>Questo articolo è precedentemente apparso su <a href="http://www.wired.com/politics/security/commentary/securitymatters/2007/09/security_matters_0920">Wired.com</a>. Traduzione italiana a cura di <a href="http://www.communicationvalley.it/">Communication Valley</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/25/lanonimato-gli-alcolisti-e-la-rete-tor/">L&#8217;anonimato, gli alcolisti e la rete Tor</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sicurezza contro Privacy</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 15:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <a href="http://www.schneier.com/essay-203.html">Bruce Schneier</a></p>
<p>Se esiste un dibattito che sintetizza la politica post-11 settembre, è quello della sicurezza contro la privacy. Quale delle due è più importante? A quanta privacy siete disposti a rinunciare per la sicurezza? E poi, ci possiamo davvero permettere la privacy in quest’epoca di insicurezza?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/04/13/sicurezza-contro-privacy/">Sicurezza contro Privacy</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://www.schneier.com/essay-203.html">Bruce Schneier</a></p>
<p>Se esiste un dibattito che sintetizza la politica post-11 settembre, è quello della sicurezza contro la privacy. Quale delle due è più importante? A quanta privacy siete disposti a rinunciare per la sicurezza? E poi, ci possiamo davvero permettere la privacy in quest’epoca di insicurezza? Sicurezza contro Privacy: è la battaglia del secolo, o almeno di questo primo decennio.<span id="more-5694"></span></p>
<p>In un <a href="http://www.newyorker.com/reporting/2008/01/21/080121fa_fact_wright">articolo del “New Yorker” </a>del 21 gennaio Michael McConnell, direttore della National Intelligence, parla di un progetto proposto per monitorare tutte (proprio così, TUTTE) le comunicazioni Internet a fini di sicurezza. Un’idea talmente estrema che l’aggettivo “orwelliano” è un eufemismo.</p>
<p>Nell’articolo è contenuto questo passaggio: “Perché il cyberspazio possa essere controllato, l’attività in Internet dovrà essere rigorosamente monitorata. Ed Giorgio, che sta collaborando con McConnell al progetto, ha affermato che ciò significherebbe dare al governo l’autorità di esaminare il contenuto di ogni email, di ogni trasferimento di file o ricerca Web. ‘Google possiede registri che potrebbero essere di grande aiuto in un’indagine cibernetica’, ha detto. Giorgio avverte, ‘Abbiamo un detto in questo mestiere: la privacy e la sicurezza sono un gioco a somma zero’”.</p>
<p>Sono certo che abbiano quel detto nel loro mestiere. Ed è esattamente per questo che, quando un governo viene guidato da gente del loro mestiere, si converte in uno stato di polizia. Se la privacy e la sicurezza fossero davvero un gioco a somma zero, avremmo assistito a un’immigrazione di massa verso l’ex Germania dell’Est e verso la Cina di oggi. Se da un lato è vero che in stati di polizia come questi il crimine di strada è minore, nessuno ha dimostrato che i loro cittadini siano essenzialmente più sicuri.</p>
<p>Ci è stato detto che dobbiamo giungere a un compromesso fra sicurezza e privacy così tante volte (in dibattiti sulla sicurezza e sulla privacy, in concorsi di scrittura, sondaggi, articoli ragionati e retorica politica) che molti di noi non mettono nemmeno in discussione l’essenziale dicotomia.</p>
<p>Ma è una falsa dicotomia.</p>
<p>La sicurezza e la privacy non sono gli estremi opposti di un’altalena: non occorre accettare meno di una per ottenere di più dell’altra. Pensiamo a una serratura, a un allarme antirapina e a una recinzione molto alta. Pensiamo alle pistole, alle misure anti-contraffazione delle banconote e a quello stupido divieto sui liquidi negli aeroporti. La sicurezza influisce sulla privacy soltanto quando si basa sull’identità, ed esistono dei limiti a quel genere di approccio.</p>
<p>Dall’11 settembre, tre cose hanno potenzialmente aumentato la sicurezza aerea: l’irrobustimento dei portelli della cabina di pilotaggio, i passeggeri che hanno capito che devono reagire e, forse, la presenza di sky marshal. Tutto il resto, tutte le misure di sicurezza che vanno a intaccare la privacy, si tratta semplicemente di una messinscena di sicurezza e di uno spreco di risorse.</p>
<p>Analogamente, molte delle misure di “sicurezza” anti-privacy che oggi vediamo (documenti d’identità nazionale, intercettazioni senza mandati, data mining su larghissima scala, ecc.) fanno ben poco per migliorare la sicurezza, e in certi casi addirittura la compromettono. E le dichiarazioni di successo da parte del governo sono sbagliate oppure riguardano false minacce.</p>
<p>Il dibattito non è “sicurezza o privacy”, ma “libertà o controllo”.</p>
<p>Lo si può vedere nei commenti di funzionari del governo: “La privacy non deve più significare anonimato”, <a href="http://www.schneier.com/blog/archives/2007/11/redefining_priv.html">sostiene Donald Kerr</a>, vice direttore principale della national intelligence. “Invece, la privacy dovrebbe comportare che il governo e le imprese proteggano in modo adeguato le comunicazioni private delle persone e le loro informazioni finanziarie”. Avete capito? Ci si aspetta da voi che rinunciate al controllo della vostra privacy per affidarlo ad altri, i quali, presumibilmente, finiscono col decidere quanta privacy meritate. Ecco che cos’è la perdita della libertà.</p>
<p>Non deve sorprendere che la gente preferisca la sicurezza alla privacy: 51% contro il 29% in un recente sondaggio. Anche se non vi identificate nella gerarchia di bisogni di Maslow, è ovvio che la sicurezza sia più importante. La sicurezza è cruciale per la sopravvivenza, non solo delle persone, ma di ogni essere vivente. La privacy è una caratteristica che riguarda solo gli esseri umani, ma è un bisogno sociale. È essenziale per la dignità personale, per la vita di famiglia, per la società, per ciò che ci rende umani, ma non per la sopravvivenza.</p>
<p>Se si imposta la falsa dicotomia, è naturale che le persone sceglieranno la sicurezza a scapito della privacy, soprattutto se prima le spaventiamo. Ma rimane una falsa dicotomia. Non esiste sicurezza senza privacy. E la libertà richiede sia sicurezza che privacy. La nota massima attribuita a Benjamin Franklin dice: “Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di sicurezza momentanea non merita né la libertà né la sicurezza”. È anche vero che chi rinuncia alla privacy per la sicurezza finirà probabilmente senza l’una né l’altra.</p>
<p>Questo articolo è originariamente apparso su <a href="http://www.wired.com/politics/security/commentary/securitymatters/2008/01/securitymatters_0124">Wired.com</a>. Traduzione italiana a cura di <a href="http://www.communicationvalley.it/cryptogram.php">Communication Valley</a>.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/04/13/sicurezza-contro-privacy/">Sicurezza contro Privacy</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Annullare la direttiva sulla data retention: richiesta delle ONG europee alla Corte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/08/annullare-la-direttiva-sulla-data-retention-richiesta-delle-ong-europee-alla-corte/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 17:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>(2008-04-08) &#8211; Oggi 43 ONG per i diritti civili e associazioni professionali basate in 11 paesi europei hanno inviato alla Corte di Giustizia Europea una richiesta di annullamento della direttiva europea che impone la registrazione a tappeto dei dati sulle telecomunicazioni e sulla posizione di 494 milioni di cittadini europei.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/04/08/annullare-la-direttiva-sulla-data-retention-richiesta-delle-ong-europee-alla-corte/">Annullare la direttiva sulla data retention: richiesta delle ONG europee alla Corte</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>(2008-04-08) &#8211; Oggi 43 ONG per i diritti civili e associazioni professionali basate in 11 paesi europei hanno inviato alla Corte di Giustizia Europea una richiesta di annullamento della direttiva europea che impone la registrazione a tappeto dei dati sulle telecomunicazioni e sulla posizione di 494 milioni di cittadini europei.<span id="more-5655"></span></p>
<p>La lettera (<a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/content/view/216/79/lang,en/#letter">testo</a>, <a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/images/data_retention_brief_08-04-2008.pdf">pdf</a>) fa riferimento ad un <a href="http://curia.europa.eu/jurisp/cgi-bin/gettext.pl?where=&amp;lang=en&amp;num=79939084C19060301&amp;doc=T&amp;ouvert=T&amp;seance=REQ_COMM">atto</a> di annullamento fatto dall&#8217;Irlanda nel 2006 e sottolinea che, oltre ai motivi formali portati dall&#8217;Irlanda, la direttiva è soprattutto illegale di fatto. Secondo il documento, la data retention viola il diritto al rispetto della vita privata e della corrispondenza, la libertà di espressione, e il diritto alla protezione della proprietà privata per i fornitori di accesso. &#8220;Mentre minaccia di infliggere gravi danni alla società, i suoi benefici potenziali sembrano complessivamente minimi. Solo in pochi casi,  generalmente di importanza secondaria, la data retention può servire a proteggere i diritti individuali. Non è prevedibile un effetto permanente nella riduzione della criminalità.&#8221; Con l&#8217;applicazione della data retention, &#8220;i cittadini rischiano che i dati delle loro comunicazioni portino a false incriminazioni, e abusi da parte delle autorità o di privati. Per questo la data retention minaccia le libere comunicazioni nella società intera.&#8221;</p>
<p>La lettera è firmata da 43 organizzazioni per le libertà civili, fornitori di accesso ad Internet, telefoni di sostegno, giornalisti e associazioni della stampa. La <a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/content/view/216/79/lang,en/#letter">lista completa dei firmatari</a> è pubblicata online.</p>
<p><strong>Informazioni e approfondimenti</strong>:</p>
<p>I dati sulle comunicazioni permettono di sapere chi ha contattato chi via telefono, cellulare o email. Nel caso delle telefonate dal cellulare o di SMS, viene registrata anche la posizione dell&#8217;utente. Questi dati permettono di conoscere gli spostamenti dei cittadini e di controllare i contatti personali o di lavoro. Possono anche essere ricavate informazioni sul contenuto delle comunicazioni stesse, come gli interessi personali  ed altri aspetti della vita privata individuale.</p>
<p>L&#8217;ONG tedesca Gruppo di Lavoro sulla Data Retention (Arbeitskreis Vorratsdatenspeicherung) ha organizzato nel 2007 una protesta contro questo progetto, a cui <a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/content/view/142/79/lang,en/" title="Liberty instead of Fear: more than 15,000 participants">più di 15.000 persone hanno partecipato</a> a Berlino. L&#8217;ONG ha organizzato anche <a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/content/blogcategory/27/79/lang,en/" title="Historic class-action lawsuit filed against telecommunications data collection">una class action</a> sostenuta da 34.000 cittadini. A marzo la Corte Costituzionale Federale tedesca <a href="http://www.edri.org/edrigram/number6.6/germany-data-retention-decision-cc" title="German Constitutional Court limits data retention law">ha stabilito</a> che, in attesa di un pronunciamento, i dati raccolti possono venie utilizzati solo per perseguire gravi reati. Il Gruppo di Lavoro sulla Data Retention prevede che la Corte di Giustizia Europea annulli la direttiva sulla data retention nel corso di quest&#8217;anno, permettendo così alle corti nazionali di annullare le leggi che la recepiscono. Uno studio commissionato dagli attivisti a febbraio rivela che la data retention agisce da serio deterrente all&#8217;uso di telefoni, cellulari, posta elettronica ed Internet.</p>
<p>Original text: <a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/content/view/216/79/lang,en/">European NGOs ask Court to annul data retention directive (2008-04-08)</a>; translation: Jan Reister; translation license: <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Creative Commons by-nc-sa 2.5</a></p>
<p>Tra i <a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/content/view/216/79/lang,en/#letter">firmatari</a> italiani: <a href="http://www.alcei.it/">ALCEI</a>, <a href="http://winstonsmith.info/pws/index.html">Progetto Winston Smith</a> .</p>
<p><em> [il testo della lettera </em>(<a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/content/view/216/79/lang,en/#letter">testo</a>, <a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/images/data_retention_brief_08-04-2008.pdf">pdf</a>)<em>, lungo ma articolato e scorrevole, merita una lettura anche per la confutazione dei principali argomenti a favore della sorveglianza tecnologica nella società. JR]</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/04/08/annullare-la-direttiva-sulla-data-retention-richiesta-delle-ong-europee-alla-corte/">Annullare la direttiva sulla data retention: richiesta delle ONG europee alla Corte</a></p>
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		<title>Tor: lezioni di server 5</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/03/tor-lezioni-di-server/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 05:23:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<h4>di <strong>Marco Calamari</strong></h4>
<p>L&#8217;installazione del router Tor è ora a portata di mano, con pochi piccoli passi: Marco Calamari con la nuova lezione spiega come attivare il sospirato strumento di tutela e difesa della privacy. Ecco cosa fare<br />
<br />
La <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/19/tor-lezioni-di-guida-3/">scorsa settimana</a> molte persone si sono fatte un&#8217;idea più precisa di cosa è un router Tor e di cosa significa decidere di crearne uno, sia dal punto di vista filosofico e morale, sia da quello legale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/12/03/tor-lezioni-di-server/">Tor: lezioni di server 5</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>di <strong>Marco Calamari</strong></h4>
<p>L&#8217;installazione del router Tor è ora a portata di mano, con pochi piccoli passi: Marco Calamari con la nuova lezione spiega come attivare il sospirato strumento di tutela e difesa della privacy. Ecco cosa fare<br />
<span id="more-4782"></span><br />
La <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/19/tor-lezioni-di-guida-3/">scorsa settimana</a> molte persone si sono fatte un&#8217;idea più precisa di cosa è un router Tor e di cosa significa decidere di crearne uno, sia dal punto di vista filosofico e morale, sia da quello legale. Prima di proseguire parlando di tecnica, è necessaria una precisazione che penso risponderà ad alcuni dubbi espressi sul forum della settimana scorsa. Per quanto riguarda l&#8217;ampia esperienza del <a href="http://www.winstonsmith.info/pws/index.html">nostro gruppo</a> e degli amministratori di router Tor con cui siamo in contatto, l&#8217;unica tipologia di interazione avvenuta con indagini di polizia in Italia è stata quella descritta nella <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/26/tor-lezione-di-teoria-4/">scorsa rubrica</a>.</p>
<p>Questo non puo&#8217; ovviamente escludere che siano avvenute, o possano avvenire, altri tipi di interazioni, come ad esempio perquisizioni e sequestri di materiale informatico che la magistratura ha l&#8217;autorità di far eseguire quando ritenga che possano sussistere ipotesi di reato. Per quanto ci è noto, negli ultimi due anni c&#8217;è stato un unico caso, avvenuto in Germania, in cui almeno 3 operatori sono stati oggetto di perquisizioni nell&#8217;ambito di una stessa indagine che pare riguardasse (non è nemmeno il caso di dirlo) una questione di pedopornografia, e che non ha portato nessuna imputazione e tantomeno condanna degli operatori Tor coinvolti.<br />
Nello stesso periodo, come tutti sappiamo, ci sono state invece migliaia di perquisizioni e di sequestri di materiale informatico legate a semplici scambi di mail rilevanti per indagini di polizia, a copia di materiale protetto da copyright e per utilizzo illegale di reti peer-to-peer.</p>
<p>È comunque senz&#8217;altro vero che esistono passatempi decisamente più tranquilli che gestire un router Tor, come ad esempio collezionare etichette di vino, o farsi semplicemente e su scala industriale gli affari propri e basta. Ma rientriamo in tema; alcune persone, sperabilmente molte, avranno preso in considerazione l&#8217;impresa di realizzare un router Tor, e sono percio&#8217; in attesa di questa puntata; altre magari avranno preso la palla al balzo e, valendosi delle ottime istruzioni sia <a href="http://www.torproject.org/docs/tor-doc-win32.html.it">per Windows</a> che <a href="http://www.torproject.org/docs/tor-doc-relay.html.it">per Linux</a>, reperibili sul sito <a href="http://torproject.org/">Tor</a> di <a href="http://www.eff.org/">EFF</a>, si sono già messe all&#8217;opera.</p>
<p>Quasi tutti avranno notato che lavoro abitualmente solo su Linux, e che dove necessario descrivo le applicazioni in ambiente Windows &#8220;per differenza&#8221;. Con gioia degli utenti con solo &#8220;finestre&#8221;, oggi invertirò il mio punto di vista, descrivendo l&#8217;installazione di un router Tor in ambiente Windows. Questa scelta non è dovuta solo al numero degli utenti Redmond-centrici, ma soprattutto alla disponibilità di un bundle (un gruppo di programmi, che si configura praticamente da solo come client, ed in maniera elementare come server). Gli utenti *nix e GNU/Linux d&#8217;altra parte sono abbastanza smaliziati per poter seguire <a href="http://www.torproject.org/docs/tor-doc-unix.html.it">queste</a> semplicissime istruzioni, e se specialmente usano <a href="http://www.debian.org/">Debian</a> sono distanti solo un paio di <a href="http://www.debian.org/doc/manuals/apt-howto/">apt-get</a> dal risultato.</p>
<p>Poche volte in vita mia mi sono trovato di fronte ad un&#8217;applicazione server cosi bene integrata e leggera come il bundle Tor/Privoxy/Vidalia/TorButton scaricabile <a href="http://www.torproject.org/download.html.it">da questa pagina</a>.</p>
<p>L&#8217;installazione e l&#8217;avvio sono indolori; è pero&#8217; d&#8217;obbligo ricordare che dovete trovarvi su un&#8217;ADSL flat, con un IP pubblico e che non sia filtrata. Servono infatti <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_di_porte_standard">due porte</a> TCP, di solito 9001 e 9030 (ma si possono cambiare) raggiungibili da Internet. Tor è comunque in grado di verificarlo da solo, come potete vedere facendo attenzione ai messaggi di log quando farete partire il vostro nodo come server. Per renderle raggiungibili è necessario anche avere un nome host pubblico, ma questo non è un problema.</p>
<p>Bastano infatti pochi minuti per registrare gratuitamente il vostro su uno dei tanti provider come ad esempio <a href="http://www.dyndns.com/">DynDNS</a> ed installare il <a href="http://www.dyndns.com/support/clients/">client dyndns</a> che &#8220;battezzerà&#8221; l&#8217;indirizzo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Indirizzo_IP#Indirizzi_dinamici">ip dinamico</a> del vostro PC con un nome a vostra scelta. Vi ricordo che la lista <a href="https://lists.firenze.linux.it/mailman/listinfo/e-privacy">e-privacy</a> è come sempre a disposizione per indicazioni e chiarimenti.</p>
<p>Appena terminata l&#8217;installazione, eseguita selezionando la lingua italiana (caso raro ma piacevole) Tor, Privoxy e Vidalia partiranno automaticamente e vi si presenterà la finestra del pannello di controllo di Vidalia, che permette di gestire anche Tor. Aprite le finestre dei log, della mappa e della banda, lanciate il vostro Firefox, ben configurato nelle precedenti lezioni (non vorrete mica usare Internet Explorer, vero?) e vi troverete davanti ad un desktop come questo:</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/11/cc1.jpg" alt="Tor" /></p>
<p>Prima di proseguire, abbiate cura di controllare che sia possibile raggiungere Internet sia normalmente che attraverso la rete Tor, collegandovi all&#8217;oramai notissimo <a href="https://torcheck.xenobite.eu/">Torcheck</a> e cambiando stato utilizzando il pulsante di TorButton.<br />
Ponete un occhio ai messaggi di log che scorrono durante la navigazione e seguite l&#8217;apertura e la chiusura delle connessioni utilizzando la mappa zoomabile. Per vedere sulla mappa la rappresentazione di uno dei quattro circuiti che in ogni momento Tor tiene aperti per voi e che sono elencati sotto la mappa, vi basterà selezionarli con il mouse.</p>
<p>Allora ci siamo; attiviamo l&#8217;iperguida e diventiamo server. Nel pannello di controllo di Vidalia:</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/11/cc2.jpg" alt="Tor2" /></p>
<p>Cliccate sull&#8217;icona Server e spuntate l&#8217;anonima casellina &#8220;Scambia traffico per la rete Tor&#8221; che vi si presenterà. Inserite un nickname per il vostro server ed un indirizzo di posta per contatti amministrativi (ambedue facoltativi). Non spuntate per adesso la casella &#8220;Copia la directory del server&#8221;; vedremo poi perché.<br />
Andate ora sulla linguetta &#8220;Limiti di banda&#8221;:</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/11/cc3.jpg" alt="linguetta Limiti di banda" /></p>
<p>e selezionate il valore 256K. Non preoccupatevi per la vostra banda, è un valore di picco che non viene mai raggiunto. In ogni caso, se notaste prolungati rallentamenti potete diminuirlo, avendo cura di non scendere sottoi i 150K.</p>
<p>Infine, giusto per volare un po&#8217; più bassi, selezionate la linguetta &#8220;Policy delle uscite&#8221;</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/11/cc4.jpg" alt="exit policy" /></p>
<p>e togliete il segno di spunta da &#8220;altri servizi&#8221;. Anche su questo torneremo prossimamente.<br />
Un click sull&#8217;icona Salva ed abbiamo finito.</p>
<p>Contrariamente a quella del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Millennium_Falcon">Millennium Falcon</a>, se l&#8217;Impero non vi ha nel frattempo <strike>intercettato</strike> filtrato, la vostra iperguida sarà in piena attività, ed il vostro router Tor starà fornendo privacy a centinaia di navigatori.</p>
<p>Ora è il momento di leggersi religiosamente tutta l&#8217;ottima documentazione italiana presente sul sito e se necessario chiedere lumi ad amministratori navigati. Nella prossima puntata un po&#8217; di dettagli e di tuning.</p>
<p>Buon lavoro.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2116209">Punto Informatico</a> Anno XII n. 2879 di venerdì 16 novembre 2007</p>
<p>Licenza Creative Commons <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/12/03/tor-lezioni-di-server/">Tor: lezioni di server 5</a></p>
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		<title>Tor: lezione di teoria 4</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Nov 2007 05:03:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tor]]></category>

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		<description><![CDATA[<h4>di Marco Calamari</h4>
<p><em>Un excursus sulle tecnologie di anonimizzazione. Dopo aver compreso cosa è Tor e come si usa, e con quali tutele e cautele, ora è il momento di vedere come contribuire al suo funzionamento</em><br />
<br />
Fino ad ora <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/12/tor-lezione-di-teoria/%22" alt="teoria di Tor">abbiamo considerato</a> l&#8217;uso di <a href="http://www.torproject.org/index.html.it" alt="sito ufficiale Tor">Tor</a> solo come applicazione (in gergo &#8220;client&#8221;), e descritto e risolto alcuni problemi elementari che possono compromettere l&#8217;alto livello di sicurezza e privacy ottenibile con il suo utilizzo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/26/tor-lezione-di-teoria-4/">Tor: lezione di teoria 4</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>di Marco Calamari</h4>
<p><em>Un excursus sulle tecnologie di anonimizzazione. Dopo aver compreso cosa è Tor e come si usa, e con quali tutele e cautele, ora è il momento di vedere come contribuire al suo funzionamento</em><br />
<span id="more-4858"></span><br />
Fino ad ora <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/12/tor-lezione-di-teoria/%22" alt="teoria di Tor">abbiamo considerato</a> l&#8217;uso di <a href="http://www.torproject.org/index.html.it" alt="sito ufficiale Tor">Tor</a> solo come applicazione (in gergo &#8220;client&#8221;), e descritto e risolto alcuni problemi elementari che possono compromettere l&#8217;alto livello di sicurezza e privacy ottenibile con il suo utilizzo. La rete Tor non è simile alle reti paritetiche P2P in cui tutti nodi sono uguali. I client Tor per funzionare non si connettono tra di loro ma devono obbligatoriamente connettersi a dei server, o più propriamente a dei &#8220;<a href="http://www.torproject.org/docs/tor-doc-relay.html.it" alt="come funziona un relay Tor">router</a>&#8221; Tor.</p>
<p>I Router Tor non stanno lì fuori nella Rete perché ce li mettono i provider; il mestiere dei provider è fare business e l&#8217;anonimato, come anche la vicenda di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Radialpoint" alt="il contributo di Zero Knowledge a Tor">Zero Knowledge</a> ha dimostrato, non lo è. Non li ha nemmeno prescritti il medico e non sono nati sotto i cavoli. C&#8217;è qualcuno che ha deciso di metterceli e di fare anche la fatica di farceli restare.</p>
<p>Infatti, anche se tendiamo a dimenticarcelo, in Rete tutte le cose interessanti (ed anche quelle meno interessanti o decisamente brutte) ci sono perché qualcuno ce le ha messe, spesso volontariamente e senza essere pagato, anzi investendo il proprio tempo ed i propri soldi. Molti navigatori sembrano invece convinti di avere il diritto di prendere a man bassa senza mai dare niente, o che &#8220;dare&#8221; significhi inserire qualche post demenziale in un forum o creare un blog pieno di applet ed effetti speciali e presto abbandonarlo (non me ne vogliano i miei amici blogger che ne mantengono alcuni pieni dei migliori contenuti della Rete &#8211; sono purtroppo una minoranza).</p>
<p>I router Tor sono come certe bestiole simpatiche, semplicissimi da installare ma difficili da mantenere, e qualche rara volta possono anche mordervi, proprio come un cucciolo. Sono semplici da installare perché se state già usando Tor per navigare, avete già installato tutto il software necessario. È solo questione di fare un semplice cambiamento di configurazione, dopo aver controllato che il proprio PC sia sempre raggiungibile da Internet. Infatti potete &#8220;pubblicare&#8221; un router Tor solo se da Internet gli altri server possono raggiungervi. Il che vuol dire che non dovete trovarvi su una rete privata (in gergo &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Network_address_translation" alt="cosa è il NAT">NATtata</a>&#8220;) e dovete avere una connessione permanente (ADSL) tariffata flat (altrimenti poveri voi!) e non filtrata.</p>
<p>Solo a titolo esemplificativo, risulta che la maggior parte degli utenti Telecom Italia possono essere raggiunti, mentre la maggior parte degli utenti Fastweb sono nattati e, trovandosi in una rete privata non possono essere raggiunti da Internet. &#8220;Your mileage may vary&#8221; quindi fatevi i vostri controlli.</p>
<p>Ma prima di parlare di questioni tecniche ci servono un pizzico di filosofia e di leggi.</p>
<p>Davvero volete realizzare qualcosa col vostro e regalarlo agli altri, a gente che non avete mai visto e che non vedrette mai? Perché è questo che farete; regalerete una parte della vostra ADSL e del vostro tempo ad altri sconosciuti, tra cui anche coloro che fino ad ora l&#8217;hanno regalata a voi. Benissimo, ma nel momento stesso in cui iniziate questo cammino, vi caricate anche di una responsabilità. Un router Tor che duri poche ore o pochi giorni, oppure che si blocchi in continuazione non solo non è di nessuna utilità, ma è addirittura dannoso. Se non avete le possibilità materiali o la costanza di non stancarvi è meglio non farne di niente.</p>
<p>E visto che un server Tor deve stare acceso in continuazione, ne avete la possibilità?<br />
O vi piace tanto fare quei videogame per cui è necessario fare reboot in continuazione? In questo caso potrebbe essere necessario dotarvi di un secondo pc, anche senza monitor e di modestissime prestazioni. Potete permettervi il (modesto) aumento della bolletta Enel dovuto al vostro pc sempre acceso giorno e notte? Puo&#8217; costarvi anche 50-100 euro in più all&#8217;anno. Ed avete pensato anche al rumore? Il vostro pc è in un luogo dove non arreca disturbo, nemmeno la notte?</p>
<p>In questo potrebbe venirvi in aiuto realizzare una PBox, Privacy Box. Trovate <a href="http://www.winstonsmith.info/pbox/index.html" alt="cos'è la privacy box">qui</a> la descrizione di alcuni prototipi e <a href="https://lists.firenze.linux.it/mailman/listinfo/p-box" alt="mailing list privacy box">qui</a> una mail list in cui chiedere lumi in caso di difficoltà.</p>
<p>Bene. Se tutti queste problemi sono per voi superabili c&#8217;è un&#8217;altra questione di cui occuparsi; la più importante di tutte, l&#8217;aspetto legale. Infatti per gestire un router, ed in particolare un nodo di uscita dalla rete Tor (il tipo più utile alla rete Tor stessa) ci si deve preoccupare anche di problemi di responsabilità legali, analoghi a quelli da affrontare prima di mettersi alla guida di un motorino.</p>
<p>Esattamente come per le Poste e la rete autostradale, anche la rete Tor puo&#8217; essere utilizzata da malintenzionati od anche da veri e propri criminali. Regalare libertà e privacy a tutti &#8220;costringe&#8221; anche a non poter escludere nessuno, nemmeno i cattivi. Applicazioni per la privacy come Tor, infatti, possono funzionare solo se rendono impossibile qualsiasi tentativo di controllo, localizzazione o censura, e non ammettono mezze misure. Non esiste una &#8220;privacy abbastanza buona&#8221;.<br />
O la privacy è totale o non esiste, proprio come una ragazza non puo&#8217; essere &#8220;abbastanza&#8221; incinta; o lo è o non lo è. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yoda" alt="Yoda su wikipedia">Yoda</a> sarebbe certamente d&#8217;accordo.</p>
<p>Chi fosse interessato a questo tipo di considerazioni può andarsi a leggere <a href="http://anon.inf.tu-dresden.de/index_en.html" alt="storia di jap">la vicenda reale di Jap</a>, un&#8217;applicazione per la privacy che finì per essere <a href="http://www.securityfocus.com/news/6779" alt="Jap e la polizia">controllata</a> (a fin di bene?) dalla polizia tedesca. Magari avrà fatto catturare dei criminali, ma di certo non ha offerto privacy &#8220;reale&#8221; ai suoi inconsapevoli utenti.</p>
<p>Mettere in rete un server Tor espone a responsabilità di tipo legale. Badate bene, responsabilità, non necessariamente conseguenze. Il fatto è che ovviamente se qualcuno usa il vostro router per accedere, ad esempio, a contenuti controversi, la connessione avrà il vostro IP, e se durante un&#8217;indagine si tentasse di ricostruire all&#8217;indietro una connessione passata attraverso il vostro ipotetico router vi potrebbero essere chieste spiegazioni. A maggior ragione se il vostro router fosse di &#8220;uscita&#8221;, tutte le connessioni fatte attraverso esso avrebbero come indirizzo quello della vostra ADSL.<br />
Quanto segue è la mia opinione personale, ma come forse alcuni dei miei 22 lettori ricorderanno, io faccio l&#8217;ingegnere e non l&#8217;avvocato, quindi prendete tutto con beneficio d&#8217;inventario. Nella legislazione italiana esistono a riguardo due leggi significative, la legge Gasparri, o <a href="http://www.uilbasilicata.it/testo_legge_gasparri.htm" alt="il testo della legge Gasparri">Testo Unico delle Comunicazioni</a> ed il cosiddetto <a href="http://www.giustizia.it/cassazione/leggi/l155_05.html" alt="il testo del decreto Pisanu">decreto Pisanu</a>.<br />
Nel loro complesso sanciscono due cose. L&#8217;obbligo di identificare gli utenti di un servizio pubblico di accesso alla Rete, e l&#8217;obbligo di conservare i log identificativi delle comunicazioni realizzate tramite il servizio stesso.</p>
<p>Secondo l&#8217;interpretazione letterale (e più comune) dei testi, l&#8217;obbligo di identificazione degli utenti sussiste solo per i fornitori diretti di accesso alla Rete, quali Internet provider commerciali oppure fornitori di accesso gratuito aperto al pubblico, come un bar od una palestra che regalino l&#8217;accesso wireless ai loro clienti.<br />
Chi gestisce un router Tor tuttavia non fornisce accesso a fini di lucro o pubblico, perché non ha utenti identificabili, e perché le connessioni provengono solo da altri client o router Tor e non sono distinguibili tra loro perché criptate ed anche affasciate (più connessioni separate che diventano una sola).</p>
<p>Inoltre i router Tor non hanno informazioni utili per il tracciamento, normalmente non salvano i log, ed anche se li si salvasse essi non contengono di per sè informazioni utili per il tracciamento di una particolare connessione. Quindi, sempre secondo l&#8217;opinione e l&#8217;esperienza di chi scrive, l&#8217;unica conseguenza che potrebbe accadere al gestore di un router Tor è quella di ricevere da parte di una Autorità giudiziaria (di solito la <a href="http://www.poliziadistato.it/pds/informatica/" alt="sito della PolPost">Polizia Postale e delle Comunicazioni</a>) la richiesta di fornire i dati di una certa connessione o tutti i log del server, che viene recapitata presso il domicilio del titolare dell&#8217;abbonamento ADSL da un messo oppure direttamente da personale coinvolto nelle indagini.</p>
<p>L&#8217;unica risposta possibile a richieste di questo tipo consiste nello spiegare che l&#8217;origine della connessione è un server Tor, che non è l&#8217;origine della connessione tracciata e che non è possibile risalire al suo originatore; eventualmente (se per maggiore sicurezza fossero stati conservati) potrebbe essere fornita la parte degli (inutili) log Tor richiesti.</p>
<p>Puo&#8217; essere utile, per rispondere &#8220;a priori&#8221; riducendo la possibilità di ricevere la richiesta, dotare i router Tor di una pagina web che spieghi l&#8217;impossibilità di fornire informazioni e ne motivi tecnicamente e legalmente le ragioni. A conoscenza di chi scrive, questo in Italia è avvenuto poche volte (probabilmente una sola) nei parecchi anni di funzionamento di una trentina di router italiani. Ovviamente <a href="https://lists.firenze.linux.it/mailman/listinfo/e-privacy" alt="la lista di discussione e-privacy">la lista del Progetto Winston Smith</a> (pubblica, ma per postare dovete iscrivervi) è disponibile per fornire consigli e delucidazioni.</p>
<p>È quindi opportuno che una attività di gestione di un router Tor, attività <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=1447728" alt="convegno di varenna e Articolato Tanga">fino ad oggi</a> assolutamente legale in Italia, sia svolta solo da persone maggiorenni e tramite una connessione a loro intestata od intestata ad altra persona che sia assolutamente d&#8217;accordo. Questo per evitare di essere generosi sulla pelle degli altri.</p>
<p>Bene, spero che questa breve chiacchierata abbia chiarito le idee a molti e dato degli spunti di riflessione a parecchi. Per oggi quindi basta così e niente dettagli tecnici fino alla prossima rubrica. I frettolosi od i decisi possono comunque trovare molte informazioni sulla <a href="http://www.torproject.org/docs/tor-doc-relay.html.it" alt="documentazione per creare un relay Tor">pagina di installazione</a> del server sul <a href="http://www.torproject.org/index.html.it" alt="sito ufficiale Tor">sito Tor</a> gestito in collaborazione <a href="http://www.eff.org/" alt="il sito di Electronics Frontier Foundation">da EFF</a> e dal <a href="http://www.torproject.org/people.html.it" alt="sito dell'associazione The Tor Project">Progetto Tor</a></p>
<p>&#8212;</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2110219" title="articolo originale">Punto Informatico</a> n. 2874 di venerdì 9 novembre 2007</p>
<p>Licenza Creative Commons <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/26/tor-lezione-di-teoria-4/">Tor: lezione di teoria 4</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Tor: lezioni di guida &#8211; 3</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Nov 2007 05:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[analisi traffico]]></category>
		<category><![CDATA[anonimato]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Tor]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>di Marco Calamari</strong></p>
<p><em>La difesa dell&#8217;anonimato in rete e l&#8217;autotutela sono alla portata di tutti: terzo step nell&#8217;utilizzo di Tor, alla conquista di Privoxy. Pochi clic per un nuovo mondo</em><br />
Fino ad ora abbiamo considerato l&#8217;uso di <a href="http://www.torproject.org/index.html.it" target="_blank">Tor</a> come <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/05/tor-lezioni-di-guida/">applicazione isolata</a>, e <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/12/tor-lezione-di-teoria/">descritto e risolto</a> alcuni problemi elementari che possono compromettere il livello di privacy ed anonimato raggiungibile con il suo uso.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/19/tor-lezioni-di-guida-3/">Tor: lezioni di guida &#8211; 3</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Marco Calamari</strong></p>
<p><em>La difesa dell&#8217;anonimato in rete e l&#8217;autotutela sono alla portata di tutti: terzo step nell&#8217;utilizzo di Tor, alla conquista di Privoxy. Pochi clic per un nuovo mondo</em><br />
Fino ad ora abbiamo considerato l&#8217;uso di <a href="http://www.torproject.org/index.html.it" target="_blank">Tor</a> come <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/05/tor-lezioni-di-guida/">applicazione isolata</a>, e <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/12/tor-lezione-di-teoria/">descritto e risolto</a> alcuni problemi elementari che possono compromettere il livello di privacy ed anonimato raggiungibile con il suo uso. Oggi affronteremo il problema da un punto di vista diverso: porremo al centro dell&#8217;attenzione non i software che girano all&#8217;interno del PC, ma piuttosto il flusso di informazioni che si muove tra il PC ed internet, indipendentemente dai programmi che lo generano.<br />
<span id="more-4727"></span><br />
Chi seguendo queste chiacchierate avesse installato Tor per la prima volta, si sarà probabilmente accorto che anche i siti di download più popolari di Tor come ad esempio <a href="http://www.torproject.org/download.html.it">quello</a> di <a href="http://www.eff.org/">EFF</a> propongono, accanto ai file di installazione di Tor, alcuni <a href="http://www.torproject.org/dist/vidalia-bundles/vidalia-bundle-0.1.2.17-0.0.14.exe">bundle</a>, che contengono oltre a Tor anche altri programmi, tra cui immancabilmente <a href="http://www.privoxy.org/">Privoxy</a>.</p>
<p><strong>Che cos&#8217;è Privoxy?</strong><br />
Questa è facile. Privoxy è un proxy filtrante.<br />
<em>E perché ne abbiamo bisogno? Tor non è già lui un proxy?</em><br />
Facciamo un passo indietro. Tra il nostro PC ed i server cui accediamo via Internet esiste un flusso di informazioni fatto di richieste e risposte alle richieste. Senza perdita di generalità possiamo continuare a pensare alla normale navigazione web fatta con un browser come Firefox. Usare Tor durante la navigazione &#8220;devia&#8221; questo flusso e lo costringe a fare delle tappe intermedie attraverso la rete dei router Tor prima di raggiungere la destinazione finale; questi passaggi intermedi rendono difficile correlare le richieste che raggiungono i server web e le relative risposte con l&#8217;utente che le ha generate.</p>
<p>Continuando ad utilizzare il modello a flusso di informazioni possiamo evidenziare due tipi di rischi per la privacy.</p>
<p>Il primo ed il più banale è quello di una parziale &#8220;deviazione&#8221; di questo flusso, normalmente incanalato nella rete Tor attraverso il nostro proxy Tor locale, che faccia uscire direttamente alcune informazioni su Internet, compromettendo così la privacy della navigazione. Questo esempio non è scelto a caso, perché è stato un problema delle prime release di Tor.<br />
In pratica, quando usiamo Tor diciamo al nostro browser &#8220;usa Tor come proxy socks&#8221; ovvero &#8220;fai passare tutto attraverso Tor&#8221;.<br />
Alcuni browser ed applicazioni Internet, certi più di altri, possono non onorare completamente questa richiesta.</p>
<p>La prima operazione che il browser deve compiere prima di stabilire la connessione che gli abbiamo richiesto è quella di prendere il nome del server contenuto nell&#8217;indirizzo della pagina richiesta e tradurlo nell&#8217;IP verso cui aprire la connessione. Per far questo deve aprire una diversa connessione verso un server particolare di cui già conosce l&#8217;indirizzo (il server DNS) al quale inviare il nome dell&#8217;host e riceverne il corrispondente IP. In alcuni casi questa nuova richiesta non veniva fatta passare da Tor e quindi diventava banale per un attaccante correlare l&#8217;IP di chi aveva appena richiesto l&#8217;indirizzo di un certo sito con il richiedente di una connessione anonima che arrivava immediatamente dopo allo stesso sito.<br />
In certi casi (tipicamente bachi del browser) queste richieste potevano passare all&#8217;esterno di Tor.</p>
<p>Il secondo, e ancor più grave problema, è quando nel flusso di informazioni passano dati che possono far identificare l&#8217;utente. Le connessioni fatte attraverso Tor sono normali sessioni HTTP od HTTPS. Il server a cui vengono effettuate le richieste, e nel caso che si usi l&#8217;HTTP non criptato anche il router Tor di uscita e chi è in grado di sniffare il traffico, possono intercettare e raccogliere tutto quello che viene trasmesso.<br />
Se l&#8217;utente accede a delle informazioni su un suo sito personale ma gestito da un provider, o per distrazione invia dati personali riempiendo un form, magari con il numero della sua carta di credito, il suo anonimato viene irrimediabilmente compromesso.</p>
<p>Il problema può essere risolto, od almeno grandemente mitigato, installando (in termini tecnici: concatenando) un secondo proxy a Tor, Privoxy appunto.<br />
In questo caso il browser non manda più i dati direttamente a Tor, ma li invia a Privoxy, che può esaminarli ed eventualmente modificarli prima di inviarli in Rete; può così ad esempio rimuovere il nome ed il cognome dell&#8217;utente che per qualsiasi motivo fossero finiti nel flusso dei dati. Analogamente può essere configurato per intercettare la pagina in arrivo da Tor e rimuovere tutti gli script Javascript, in modo che anche se il browser fosse impostato per eseguirli il problema sia risolto &#8220;alla radice&#8221;.</p>
<p>Se installate Tor con il bundle dal sito di EFF vi ritroverete con Privoxy già installato e configurato, ed avrete anche Torbutton ed un pannello informativo molto utile che si chiama <a href="http://vidalia-project.net/">Vidalia</a>, che permette di visualizzare, anche geograficamente, il routing di Tor attraverso la Rete.</p>
<p>Privoxy ha un dettagliatissimo pannello di controllo raggiungibile dall&#8217;indirizzo <a href="http://config.privoxy.org/">http://config.privoxy.org</a> (indirizzo che usando Privoxy non è su Internet ma sul vostro pc!)</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/11/cc_lezioni_di_guida_12.jpg" alt="pannello privoxy" /></p>
<p>da cui è possibile verificare lo stato del proxy, controllare il dettaglio delle azioni compiute su una certa pagina, configurare azioni predefinite o crearne di nuove, abilitare o disabilitare opzioni.</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/11/cc_lezioni_di_guida_13.jpg" alt="documentazione e opzioni privoxy" /></p>
<p>ed infine accedere alla documentazione.</p>
<p>Un esercizio molto interessante che consiglio a tutti è di creare ed abilitare un filtro che sostituisca sistematicamente una parola nelle pagine in arrivo. Nel file di configurazione ce ne è uno predefinito (solo da abilitare).<br />
Possono essere eseguite anche altre azioni più sofisticate come rimuovere le immagini provenienti da siti di pubblicità basandosi sulla loro dimensione in pixel, oppure sostituire i gif animati con il loro primo fotogramma, per evitare quella pagine frenetiche piene di animazioni.</p>
<p>Infine vale la pena di ricordare che, dopo averlo installato, anche un proxy filtrante funziona comunque molto meglio se c&#8217;è <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/PEBKAC">qualcosa</a> collegato tra la tastiera e la sedia; niente può sostituire un po&#8217; di attenzione e di accortezza da parte dell&#8217;utente.</p>
<p>Oggi abbiamo individuato una soluzione efficace ed utilissima ad una parte degli errori e delle distrazioni che si possono commettere navigando anonimamente in Rete con Tor; la prossima volta parleremo dell&#8217;installazione di un server Tor.</p>
<p>&#8211;<br />
Pubblicato su <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2104131">Punto Informatico</a> Anno XII n. 2869 di mercoledì 31 ottobre 2007</p>
<p>Licenza Creative Commons <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/19/tor-lezioni-di-guida-3/">Tor: lezioni di guida &#8211; 3</a></p>
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		<item>
		<title>Tor: lezione di teoria 2</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Nov 2007 05:53:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
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		<description><![CDATA[<h4>Proseguono gli approfondimenti su Tor e le tecnologie di anonimizzazione, dalla teoria alla pratica. A parlarne è un esperto d&#8217;eccezione: Marco Calamari. Siamo al secondo round</h4>
<p>Roma &#8211; Qualche settimana fa la prima <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/05/tor-lezioni-di-guida/">lezione di guida</a> di Tor è stata accolta con interesse dai miei 23 lettori; il diluvio di fatti importanti accaduti in questi giorni pero&#8217; aveva richiesto che <em>Cassandra Crossing</em> si occupasse di altri temi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/12/tor-lezione-di-teoria/">Tor: lezione di teoria 2</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Proseguono gli approfondimenti su Tor e le tecnologie di anonimizzazione, dalla teoria alla pratica. A parlarne è un esperto d&#8217;eccezione: Marco Calamari. Siamo al secondo round</h4>
<p>Roma &#8211; Qualche settimana fa la prima <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/05/tor-lezioni-di-guida/">lezione di guida</a> di Tor è stata accolta con interesse dai miei 23 lettori; il diluvio di fatti importanti accaduti in questi giorni pero&#8217; aveva richiesto che <em>Cassandra Crossing</em> si occupasse di altri temi. Ma ogni promessa è debito, quindi eccoci qui. Come ai tempi della scuola guida pero&#8217;, lezioni pratiche vanno alternate con lezioni teoriche, quindi oggi la &#8220;lezione&#8221; sarà meno divertente perché tocca alla teoria, anzi alla teoria di base. Niente crittografia od algoritmi però, ma solo una importantissima riflessione su quello che accade realmente nel PC quando navighiamo.<span id="more-4685"></span><br />
La normale navigazione con un browser (useremo nuovamente <a href="http://www.mozilla-europe.org/it/" target="_blank">Firefox</a> come esempio) è molto più complessa di quello che sembra.<br />
Un sacco di cose accadono &#8220;dietro le quinte&#8221; all&#8217;insaputa dell&#8217;utente che non si interessi specificamente all&#8217;aspetto informatico; un buon motivo per interessarsene almeno un po&#8217; è appunto la difesa della propria privacy. Chi naviga percepisce distintamente di avere &#8220;il controllo&#8221; della situazione, di essere l&#8217;attore del processo in corso, di essere colui che &#8220;fa succedere&#8221; le cose.</p>
<p>Orbene, non è esattamente cosi; anzi non è proprio così.<br />
Anzi non è affatto così.</p>
<p>Quando navigate, l&#8217;unico vostro ordine è quello di scegliere il prossimo link da visualizzare. A questo punto il browser apre un collegamento HTTP verso il server e richiede una certa pagina. Quello che viene trasmesso dal server al vostro browser sono una serie di informazioni che gli fanno compiere certe azioni.</p>
<p>Ai vecchi tempi della rete queste informazioni erano soltanto comandi HTML e file grafici. Il browser non sapeva fare altro che interpretare questi comandi, leggere le immagini e rappresentarli (il termine corretto è &#8220;renderizzare&#8221;) sul vostro schermo. Nessuna altra azione era possibile perché i vecchi browser (ricordate Mosaic?) sapevano fare solo questo.<br />
Oggi fortunatamente/purtroppo le cose sono molto cambiate. I browser sanno fare un sacco di cose in più, conoscono e possono eseguire &#8220;programmi&#8221; scritti in vari linguaggi (javascript, java e vbscript sono alcuni di essi) e possono quindi compere tutte le azioni eseguite da essi sul vostro computer; in termini tecnici possiedono interpreti o runtime interni per questi linguaggi.</p>
<p>Cosa significa questo? Che se la pagina che il server decide di mandarvi in risposta alla vostra richiesta contiene un programma (tecnicamente uno script od un applet) scritto in uno di questi linguaggi, esso verrà eseguito dal browser che compirà le azioni richieste dal programma stesso. Normalmente si tratta di azioni che hanno lo scopo di visualizzare una pagina web più &#8220;ricca&#8221; di contenuti, e di renderne alcuni attivi.</p>
<p>Gli interpreti ed i runtime dei browser normalmente hanno delle limitazioni su cio&#8217; che possono fare; ad esempio non possono passare un comando direttamente al sistema operativo, od accedere in maniera incontrollata al disco del PC. Ma gli interpreti hanno bachi che permettono di compiere anche azioni non previste, e le azioni previste possono spesso essere usate in maniera &#8220;creativamente dannosa&#8221;.</p>
<p>Ad esempio, un applet Java puo&#8217; aprire una connessione ad Internet, ma solo al dominio da cui l&#8217;applet stesso è stato scaricato. Questo permette ad un server maligno di ottenere l&#8217;IP di un utente Tor; il server maligno vede arrivare la connessione da un router Tor, gli invia un applet con un identificativo casuale che, una volta eseguito dal browser, apre una nuova connessione verso il server stesso e gli invia l&#8217;identificativo. La nuova connessione viene fatta al di fuori della rete Tor e quindi rivela l&#8217;IP del PC, e l&#8217;identificativo restituito permette di associare l&#8217;IP reale alla connessione <em>anonima</em>. Voilà.</p>
<p>In realtà questo attacco non è più possibile con una configurazione di Tor &#8220;moderna&#8221; ma se ne possono realizzare di simili, solo tecnicamente più sofisticati. Ecco perché, se si desiderano connessioni anonime, è necessario disabilitare tutti gli interpreti interni al browser (Java e Javascript) rinunciando quindi a vedere correttamente tutte le pagine che contengono script. È un prezzo da pagare.</p>
<p>Ma c&#8217;è dell&#8217;altro. I browser moderni sono scritti con una architettura a plugin, che permette di installare applicazioni scritte da terze parti dentro il browser stesso. Queste applicazioni, senza aver bisogno di script inviati dal server, possono eseguire tutte le azioni che desiderano, limitate solo da quelle ammesse dal browser.</p>
<p>Esempi di plugin che probabilmente tutti possiedono nel proprio browser sono Flashplayer, Realplayer, Shockwave, Quicktime, Media Player. Tutti questi plugin possono contattare il server di origine od un altro server a piacere, molti di essi possono anche installare legalmente ulteriori applicazioni arbitrarie nel vostro browser.</p>
<p>Vi sembra impossibile? Allora dovreste provare a leggere gli accordi di licenza che approvate durante l&#8217;installazione o quando comprate il sistema operativo! Ma lasciamo perdere questo aspetto perché il discorso richiederebbe non un articolo ma una serie di articoli a parte. Facciamo solo un paio di esempi.</p>
<p>Il plugin, quando eseguito, si collega normalmente con un server dell&#8217;azienda che lo produce per verificare la presenza di aggiornamenti; in questa situazione puo&#8217; tranquillamente (e legalmente) trasmettere dati che annullano il vostro anonimato. Anche senza considerare questa funzione, il plugin usato ad esempio per visualizzare un filmato scaricato da un server puo&#8217; eseguire una richiesta di collegamento inserita nel filmato stesso, e siamo daccapo.</p>
<p>Questi sono solo alcuni dei motivi per i quali la navigazione con Tor deve dovrebbe essere eseguita con un browser diverso da quello normalmente usato, configurato &#8220;castrando&#8221; tutto cio&#8217; che puo&#8217; portare all&#8217;esecuzione di contenuti attivi scaricati dal server con cui ci colleghiamo.<br />
Quindi non solo disabilitare Java, Javascript e VBscript, ma anche cancellare tutti i plugin ed i player add-on, e lasciare solo il minimo necessario di estensioni, come ad esempio TorButton.</p>
<p>In Firefox ad esempio, lo potete fare nel menù Tools/Add-on:</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/10/cc_lezioni_di_guida_11png.jpeg" alt="su Firefox" /></p>
<blockquote><p><em>in figura potete vedere sia la pagina da cui si scaricano gli add-on che la finestra da cui si gestiscono (e cancellano!)</em></p></blockquote>
<p>Far questo significa ovviamente rinunciare ad una parte delle pagine e dei siti che non funzionano senza queste opzioni; è, come dicevamo, un prezzo da pagare per poter mantenere la propria privacy e/o il proprio anonimato.</p>
<p>Ovviamente esistono soluzioni intermedie che portano a quantità di anonimato e sicurezza intermedie, ma anche questo sarebbe un discorso amplissimo, e ne parleremo un&#8217;altra volta.<br />
Esiste, per la gioia di chi vuol faticare poco, una soluzione ad una buona parte dei problemi suaccennati; si chiama Privoxy e moltissime installazioni di Tor per fortuna ve la installano automaticamente.<br />
Ma questa&#8230; questa è un&#8217;altra storia, per un&#8217;altra puntata. Se Frattini, Gentiloni e soci faranno il ponte e non avranno altre alzate di ingegno, potrebbe anche essere pubblicata la prossima settimana.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://punto-informatico.it/servizi/ps.asp?i=2099433">Punto Informatico</a> Anno XII n. 2866 di venerdì 26 ottobre 2007</p>
<p>Licenza Creative Commons <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/12/tor-lezione-di-teoria/">Tor: lezione di teoria 2</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Tor: lezioni di guida 1</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Nov 2007 05:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>di Marco Calamari</strong></p>
<p><em>Dato che si chiacchiera tanto ma ci smanettano in pochi ecco una guida al miglior uso di Tor, piccoli accorgimenti per partire in scioltezza e chiudere le palpebre dei mille occhi che guardano ciò che non devono </em></p>
<p>Nella Rete di oggi, dove la privacy è quotidianamente massacrata, <a href="http://torproject.org/" alt="il sito ufficiale di del progetto Tor">Tor</a> è senz&#8217;altro l&#8217;applicazione per l&#8217;anonimato che può alleviare il problema nella misura maggiore e per il maggior numero di utenti.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/05/tor-lezioni-di-guida/">Tor: lezioni di guida 1</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Marco Calamari</strong></p>
<p><em>Dato che si chiacchiera tanto ma ci smanettano in pochi ecco una guida al miglior uso di Tor, piccoli accorgimenti per partire in scioltezza e chiudere le palpebre dei mille occhi che guardano ciò che non devono </em></p>
<p>Nella Rete di oggi, dove la privacy è quotidianamente massacrata, <a href="http://torproject.org/" alt="il sito ufficiale di del progetto Tor">Tor</a> è senz&#8217;altro l&#8217;applicazione per l&#8217;anonimato che può alleviare il problema nella misura maggiore e per il maggior numero di utenti.<br />
Per questo motivo dedicherò alcune puntate di Cassandra Crossing all&#8217;illustrazione di accorgimenti pratici per il miglior uso di Tor; &#8220;lezioni di guida&#8221; con istruttore a fianco.<span id="more-4677"></span></p>
<p>Non parleremo dell&#8217;installazione di Tor; le <a href="https://www.torproject.org/download.html.it" title="pagina download di torproject.org">istruzioni sul sito</a>, oltretutto in italiano, sono molto chiare ed esaurienti; chi avesse su questo punto delle difficoltà è caldamente invitato ad iscriversi alla <a href="https://lists.firenze.linux.it/mailman/listinfo/e-privacy" alt="come iscriversi alla lista e-privacy">mail list e-privacy</a> e descrivere il problema; riceverà senz&#8217;altro una risposta.</p>
<p><strong>L&#8217;anello più debole della catena della privacy è senz&#8217;altro l&#8217;utente</strong><br />
Non importa il livello di abilità e di conoscenza posseduto; la privacy in Rete è una cosa che si ottiene grazie a molteplici attività di installazione, setup ed uso accurato; basta invece un unico click disattento per perderla, ed un momento di disattenzione capita a tutti.</p>
<p>È per questo motivo che consiglio a tutti un setup tanto semplice quanto utile per diminuire la possibilità di &#8220;disattenzioni&#8221;, e cioè quello di avere un browser separato da usare solo per la navigazione con Tor.<br />
Avendo Linux sul portatile, io uso Konqueror per la navigazione normale e Firefox con Torbutton per quella con Tor. L&#8217;installazione di Firefox è elementare, e quella di Torbutton si esegue tramite il menu Tools/Add-on ed eseguendo una ricerca; in ogni caso lo si puo&#8217; scaricare da <a href="https://addons.mozilla.org/en-US/firefox/addon/2275" alt="installa Torbutton">qui</a>; inseritelo anche come icona nella toolbar, ed attivatelo.</p>
<p>Ora collegatevi all&#8217; utilissimo sito <a href="http://torcheck.xenobite.eu/" alt="torcheck controlla che rete usi e che settaggi hai nel browser">Torcheck</a> meglio se in HTTPS. Se i settaggi di Tor sono perfetti dovrebbe apparirvi la schermata qui sotto, che vi comunica che che state usando la rete Tor:</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/10/cc1.jpg" alt="schermata torcheck" /></p>
<p>È un passo essenziale ed importantissimo. Se non fosse così, correggete l&#8217;errore che avete senz&#8217;altro compiuto durante l&#8217;installazione di Tor. Non è questo pero&#8217; il tema di oggi, quindi proseguiamo.</p>
<p>Cliccando sul tasto &#8220;Start&#8221; in basso a sinistra la pagina si ricaricherà 4 volte; non interrompete il processo ed aspettate il suo completamento. Solo se la pagina non si ricaricasse da sola usate il tasto &#8220;Next&#8221; che avrà sostituito quello &#8220;Start&#8221; per farlo manualmente. La schermata si aggiornerà nel riquadro centrale fornendo informazioni su una serie di aspetti del funzionamento del browser che impattano la privacy quando non correttamente configurati.</p>
<p>Siccome siamo partiti da zero ci saranno sicuramente problemi di configurazione; nella prima parte della schermata alcune voci saranno evidenziate in rosa e nella seconda parte ci saranno dei riquadri in rosso che evidenziano i problemi gravi:</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/10/cc2.jpg" alt="torcheck voci di errore" /></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/10/cc3.jpg" alt="torcheck errori gravi" /></p>
<p>Nel caso illustrato, peraltro il più comune, ci sono tre problemi:<br />
- i cookie sono abilitati<br />
- javascript è abilitato<br />
- i referer sono abilitati</p>
<p>Andiamo con ordine, continuando a supporre di utilizzare Firefox; altri browser avranno tuttavia modalità simili di settaggio.</p>
<p>- I <strong>cookie</strong> sono piccoli file che possono essere letti e scritti da parte del sito a cui vi collegate, che può memorizzarvi informazioni. Il sito puo&#8217; usarli ad esempio per tenere traccia di quello che avete fatto in visite passate e riconoscervi da una sessione all&#8217;altra. Questo è male per la privacy, e quindi disabilitiamoli subito utilizzando il menu Edit/Preferences/Privacy:</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/10/cc4.jpg" alt="cookie cattivi" /></p>
<p>- Il <strong>linguaggio Javascript</strong> incluso in tutti i browser permette di realizzare utili effetti, ed è molto usato. Potrebbe essere usato per ottenere informazioni sul vostro browser ed in certi casi addirittura l&#8217;IP. Male, molto molto male. A costo di rinunciare al completo funzionamento di alcuni siti disabilitiamolo subito usando il menu Edit/Preferences/Content:</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/10/cc5.jpg" alt="pericolo script" /></p>
<p>- I <strong>Referer</strong> sono un parametro non obbligatorio di tutte le transazioni HTTP; il vostro browser fornisce al sito l&#8217;indirizzo della pagina precedente che avete visitato. Anatema! Senza perdere nemmeno un istante disabilitiamolo.<br />
Scriviamo &#8220;about:config&#8221; sulla barra dell&#8217;indirizzo di Firefox, scriviamo &#8220;referer&#8221; nella barra Filter, clicchiamo col tasto destro sul campo &#8220;value&#8221; e selezioniamo dal menu contestuale &#8220;Modify&#8221;. Cambiamo il valore da 2 a 0.</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/10/cc6.jpg" alt="eliminare il referer!" /></p>
<p>Voilà, adesso se rieseguiamo il test, tutti i riquadri rossi dovrebbero essere spariti.<br />
Ora potete dedicare una parte della vostra paranoia ad altri problemi più sofisticati.<br />
Per oggi basta così.</p>
<p>Marco Calamari</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://punto-informatico.it/servizi/ps.asp?i=2070093" alt="articolo originale su Punto Informatico">Punto Informatico</a> il 21 settembre 2007 sotto una licenza <strong>Creative Commons</strong> <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/05/tor-lezioni-di-guida/">Tor: lezioni di guida 1</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Anonimato e responsabilità</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/26/anonimato-e-responsabilita/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Nov 2006 11:14:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <a href="http://www.schneier.com/blog/archives/2006/01/anonymity_and_a.html">Bruce Schneier</a>, traduzione di <a href="http://www.communicationvalley.it/crypto-gram.html">Communcation Valley</a></p>
<p>In un <a href="http://www.edge.org/q2006/q06_4.html">recente articolo, Kevin Kelly</a> mette in guardia sui pericoli dell’anonimato. Va bene a piccole dosi, egli ammette, ma quando è troppo diventa un problema: “In ogni sistema da me analizzato, dove l’anonimato diviene comune, il sistema finisce col fallire.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/11/26/anonimato-e-responsabilita/">Anonimato e responsabilità</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://www.schneier.com/blog/archives/2006/01/anonymity_and_a.html">Bruce Schneier</a>, traduzione di <a href="http://www.communicationvalley.it/crypto-gram.html">Communcation Valley</a></p>
<p>In un <a href="http://www.edge.org/q2006/q06_4.html">recente articolo, Kevin Kelly</a> mette in guardia sui pericoli dell’anonimato. Va bene a piccole dosi, egli ammette, ma quando è troppo diventa un problema: “In ogni sistema da me analizzato, dove l’anonimato diviene comune, il sistema finisce col fallire. La recente <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Seigenthaler_hoax">macchia sull’onore</a> di <a href="http://it.wikipedia.org">Wikipedia</a> è generata dall’estrema facilità con cui dichiarazioni anonime possono essere inserite in uno strumento ad altissima visibilità pubblica. Le comunità infettate dall’anonimato finiscono con il collassare oppure con il mutare l’anonimato in pseudo-anonimato, come su eBay, dove si ha un’identità tracciabile dietro a un nickname inventato”.<br />
<span id="more-2801"></span><br />
Ciò che dice Kelly è interessante, ma il discorso che ne scaturisce è malposto. I sistemi anonimi sono intrinsecamente più semplici da abusare e più difficili da proteggere, come illustra il suo esempio di <a href="http://www.ebay.it">eBay</a>. In un sistema di commercio anonimo, in cui il compratore non conosce il venditore e viceversa, è molto facile per l’uno ingannare l’altro. Questo inganno, anche se coinvolge una ristretta minoranza, farebbe diminuire rapidamente la fiducia nel mercato, ed eBay sarebbe costretta a chiudere bottega. Solo che eBay ha trovato una soluzione brillante al problema: un sistema di feedback che ha aggiunto una “reputazione” agli anonimi nickname degli utenti, e ha reso così i venditori e i compratori responsabili delle proprie azioni.</p>
<p>Ed è proprio a questo punto l’errore di Kelly. Il problema non è l’anonimato, è la responsabilità. Se un tizio non può essere reso responsabile, conoscerne il nome non serve a nulla. Se si ha qualcuno che è totalmente anonimo ma anche pienamente responsabile, allora, cavolo, basta chiamarlo Fred.</p>
<p>La storia è piena di banditi e pirati dalla proverbiale reputazione, eppure nessuno conosce i loro veri nomi.</p>
<p>Il funzionamento del sistema di feedback di eBay non è dovuto all’identità rintracciabile dietro un nickname anonimo, ma al fatto che ogni nickname anonimo è corredato da una cronologia di transazioni precedenti, e se qualcuno inganna qualcun altro, tutti lo sapranno.</p>
<p>Analogamente, i problemi legati alla veridicità di Wikipedia non sono il risultato di autori anonimi che aggiungono falsità alle voci di Wikipedia, ma una proprietà intrinseca di un sistema di informazione dotato di responsabilità distribuita. La gente pensa a Wikipedia come a un’enciclopedia: non lo è. Tutti ci fidiamo dell’esattezza delle voci dell’Enciclopedia Britannica perché conosciamo la reputazione di quella compagnia, e per estensione quella dei suoi autori e curatori. D’altro canto, tutti dovremmo sapere che Wikipedia conterrà giocoforza una piccola quantità di informazioni inesatte o false perché non vi è alcuna persona in particolare a essere responsabile della precisione delle voci. Questo sarebbe comunque vero anche se si potesse passare con il mouse sopra ogni frase e vedere il nome di chi l’ha scritta.</p>
<p>Storicamente la responsabilità è sempre stata legata all’identità, ma non v’è ragione perché ciò debba necessariamente aver luogo. Non serve che il mio nome compaia sulla mia carta di credito. Potrei avere una fototessera anonima che provi che ho un’età sufficiente a consumare alcolici legalmente. Non v’è ragione che il mio indirizzo email sia correlato al mio vero nome.</p>
<p>Ciò è quel che Kelly definisce pseudo-anonimato. In questi sistemi, si affida la propria identità a una terza parte fidata che promette di rispettare la nostra identità entro un certo limite. Per esempio, la mia compagnia di carta di credito mi fornisce un’altra carta di credito sotto un altro nome. È sempre collegata al mio conto, ma mi permette di rimanere anonimo quando mi rapporto ai commercianti con cui tratto i miei affari.</p>
<p>La sicurezza dello pseudo-anonimato dipende strettamente da quanto fidata è quella “terza parte fidata”. A seconda delle leggi locali e da quanto vengono rispettate, lo pseudo-anonimato può essere rotto da grandi aziende, dalla polizia o dal governo. Può essere rotto dalla polizia che raccoglie moltissime informazioni sul vostro conto, o da ChoicePoint che raccoglie miliardi di piccolissime informazioni su chiunque per poi effettuare correlazioni. Lo pseudo-anonimato è solamente un anonimato limitato. È un anonimato che protegge da chi non ha potere, non da chi ce l’ha. Si ricordi che anon.penet.fi non ha potuto tener testa al governo.</p>
<p>In un mondo perfetto non ci sarebbe bisogno dell’anonimato. Non sarebbe necessario per il commercio, dal momento che nessuno vi metterebbe al bando o vi ricatterebbe basandosi sui vostri acquisti. Non sarebbe necessario in Internet, perché nessuno vi ricatterebbe o vi arresterebbe basandosi su chi sono i vostri corrispondenti o su quel che leggete. Né l’anonimato sarebbe necessario per i malati di AIDS, per i membri di frange politiche o per le persone che chiamano centri di assistenza psicologica via telefono. Certo, i criminali sfruttano l’anonimato, proprio come sfruttano qualsiasi altra cosa che la società offre. Ma i benefici dell’anonimato, discussi in modo esaustivo in un <a href="http://web.mit.edu/gtmarx/www/anon.html">eccellente scritto di Gary T. Marx</a>, sono decisamente superiori ai rischi.</p>
<p>Nel mondo di Kelly, un mondo perfetto, una forma limitata di anonimato è sufficiente perché le uniche persone che potrebbero danneggiarvi sono individui che non hanno il potere di conoscere la vostra identità, e non chi ha il potere di farlo.</p>
<p>Non viviamo in un mondo perfetto, ma in una realtà dove le informazioni sulle nostre attività (anche quelle perfettamente legali) possono essere usate contro di noi con facilità. Notizie recenti hanno parlato del caso di uno studente che è stato cacciato dal suo college per aver scritto cose poco piacevoli nel suo blog, di aziende che intentano cause <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/SLAPP">SLAPP</a> contro persone che le criticano, e di persone di cui viene tracciato il profilo sulla base del loro discorso politico.</p>
<p>Viviamo in un mondo in cui la polizia e il governo sono costituiti da individui tutt’altro che perfetti, i quali possono servirsi di informazioni personali altrui, unitamente al proprio enorme potere, in maniera impropria e scorretta. L’anonimato ci protegge tutti dai potenti proprio perché non permette a questi individui di ottenere innanzitutto i nostri dati personali.</p>
<p>Questo articolo è originariamente apparso in <a href="http://www.wired.com/news/columns/0,70000-0.html">Wired</a>.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/11/26/anonimato-e-responsabilita/">Anonimato e responsabilità</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il blog è il paradiso</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/23/il-blog-e-il-paradiso/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/23/il-blog-e-il-paradiso/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2003 16:21:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong> Carla Benedetti</strong></p>
<p><strong>Marsilioblack</strong> mi ha scritto: gli hacker usano nicknames ma non sono funzionali al potere.  La categoria di autore è estranea alla rete.<br />
<strong>Dario</strong> mi ha scritto: viva l&#8217;orizzontalità, almeno qui!  Se mi firmo dario anziché quiqueg, cambia qualcosa?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/06/23/il-blog-e-il-paradiso/">Il blog è il paradiso</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong> Carla Benedetti</strong></p>
<p><strong>Marsilioblack</strong> mi ha scritto: gli hacker usano nicknames ma non sono funzionali al potere.  La categoria di autore è estranea alla rete.<br />
<strong>Dario</strong> mi ha scritto: viva l&#8217;orizzontalità, almeno qui!  Se mi firmo dario anziché quiqueg, cambia qualcosa?<br />
<strong>Molti </strong> hanno scritto: quello del nickname è un falso problema.<br />
Ora dico io qualcosa.<br />
<span id="more-64"></span><br />
Ecco le mie domande. Le ripeto, perché forse sono state fraintese.<br />
.<br />
1) Che ragione c&#8217;è di filtrare la nostra identità?<br />
2) Non sarà questa una procedura imposta dai <strong> nuovi poteri </strong>? (per Dario: sì, quelli che producono questa bella orizzontalità in cui il mondo sta sguazzando prima dell&#8217;apocalisse assicurata)<br />
3) Il nome è  uno dei  <strong>vincoli col  mondo e con la collettività</strong>. Perché la maggiranza dei bloggers è così contenta di disfarsene?</p>
<p>Queste domande sono di natura <strong> politica</strong>, non letteraria. Sono interrogativi sul tipo di &#8220;polis&#8221; che si sta creando in rete.<br />
(Cosa c&#8217;entra la categoria di autore letterario? Niente)</p>
<p><strong>Gunther Anders</strong> diceva che l’”inondazione di immagini” a cui ci sottopongono giornali e televisione è ciò che ci nasconde il mondo mentre ce lo mostra a domicilio. Perché non sarebbe lecito porsi domande del genere anche per la rete? Questa <strong>nuova tecnologia</strong> ,che permette e favorisce  questa comunicazione orizzontale, non ci sottrae forse mondo? Rispondete!<br />
Non ci sottrae forse collettività nel senso forte del termine, surrogandola con un incrocio di voci leggere, senza peso, come un amasso di girini che scattano in continuazione dentro a una pozzanghera d&#8217;acqua, senza spostarsi d&#8217;un decimetro-  senza spostare nulla?</p>
<p>Il blog è un mezzo meraviglioso che consente una parola diretta, senza filtri, senza mediatori, <strong>senza censure</strong>. Quante cose possono essere dette qui che potrebbero avere un impatto nella vita, nel mondo, far andare le cose in un altro modo! Molti lo fanno. Ma non abbastanza.<br />
Perchè molti aderiscono così facilmente, senza nemmeno porsi il problema, al <strong>depotenziamento</strong> automatico della loro parola?<br />
Senza la responsabilità a cui il nome ti vincola  può esserci polis,  politica,  collettività? Rispondete!</p>
<p>Tutti quelli che mi hanno risposto (tranne  Dario) mi davano del Lei. Lo avrebbero fatto se,  invece che col mio nome, mi fossi firmata &#8220;personalità confusa&#8221; o &#8220;quiqueg&#8221;? No.</p>
<p>Ma la cosa più inquietante, e anche dolorosa, è che molti di quelli che hanno mandato commenti al mio pezzo lo  hanno letto  come l&#8217; <strong>attacco di un&#8217;&#8221;esterna&#8221;</strong>, o addirittura come una denigrazione.</p>
<p>E&#8217; andata esattamente come ho raccontato.  Prima di aver letto su Nazione Indiana le lettere di <strong>Scarpa</strong> e di <strong>Marsilioblack</strong> non avevo mai riflettuto  su questo fenomeno dell&#8217;identità camuffata che a voi appare così normale.<br />
Anche a me pareva normale. Non l&#8217;avevo mai visto dall&#8217;esterno, cioè straniato. Ma ammetterete che leggere di seguito:  &#8220;Caro Tiziano Scarpa&#8221;, &#8220;Caro Marsilioblack&#8221;, fa un certo effetto. Un nickname che si rivolge a un nome vero. E viceversa, un nome vero che risponde a un nickname. Due diversi livelli di realtà. Un umano che va a passegio con Roger Rabbit.<br />
Ammetterete che è quanto meno stridente questo contrasto.<br />
So bene che all&#8217;dentità di Marsilioblack, come di molti altri, si può<br />
risalire, ma non è questo il punto. Il punto è che quasi tutti,  pur non<br />
nascondendo la propria identità, si adeguano a questa &#8220;regola&#8221; del blog.</p>
<p>Il blog, sembra incredibile, ma <strong>ha già delle regole</strong>, addirttura una tradizione, come qualcuno ha detto con intento buono, senza rendersi conto di quanto grottesca sia un&#8217;affermazione del genere, per  una realtà appena nata e in espansione, e che si suppone il luogo della massima apertura.</p>
<p>Allora per la prima volta mi sono chiesta come mai si sia affermata questa sorta di &#8220;regola&#8221; nel blog?</p>
<p>Tutti quelli che mi hanno risposto, non hanno risposto a questa domanda.<br />
L&#8217;hanno semplicememente rifiutata. Hanno ribadito che così è nel blog, che<br />
questa è la regola, è la tradizione.</p>
<p>Va bene. Lo so. Ma perché si è attestata questa &#8220;regola&#8221;?Perché si è verificato proprio  questo? E&#8217; così naturale?</p>
<p>E se questa è la regola, cosa significano allora le<strong> eccezioni</strong>?<br />
Anche su questo ci sarebbe da riflettere. Nella maggioranza dei casi coloro che si firmano sono giornalisti, personaggi della tv, scrittori, editori. Tanto che l&#8217;effetto è che il popolo del blog si divida in due categorie: da un lato i <strong>bloggers di serie A</strong>che si firmano, dall&#8217;altra i <strong>bloggers di serie B</strong> che si chiamano come gli pare, tutti però a far finta di comunicare alla pari: da un lato i <strong>Luca Sofri</strong> , dall&#8217;altra le <strong>personalità confuse</strong>? Invece non è vero che comunicano alla pari. Perché questa ipocrisia?</p>
<p>Certo, so bene che a volte <strong>l&#8217;anonimato serve</strong>, ed è anche un mezzo per fare controinformazione e agire contro il mercato, e parlare male del proprio principale. E che può anche essere un mezzo per combattere il <strong>copyright</strong>.  In tutti questi casi l&#8217;anonimato è utile. Ma a che cosa serve quando si danno giudizi su un concerto, su un libro, su un giornale, sulla guerra, o quando si parla di sé?</p>
<p>Non parlo di <strong>hacker</strong>, né di gente che si nasconde dalle persecuzioni di un regime, come in <strong>Cina</strong>. Non parlo di un&#8217;iniziativa come <strong>Napster </strong>che entra in conflitto con degli interessi economici. Parlo di bloggers che raccontano cosa pensano, cosa hanno letto, o cosa gli capita. Perché adottano un filtro di identità per fare questo? Se lo sono mai chiesto? Cosa cambierebbe se firmassero col proprio nome?</p>
<p>Qualcuno dice che non cambierebbe niente. Ma se fosse così, com&#8217;è che le percentuali non sono del 50 %? Come mai invece succede che la maggioranza sceglie il nickname? Perché i più rinunciano alla propria identità per scrivere diari, riflessioni, racconti?<br />
Solo perché è più divertente? &#8220;Ma sì, lasciateci giocare, tanto, non facciamo male a nessuno&#8221;?</p>
<p>Io allora dico la mia. Penso che l&#8217;anonimato sia una procedura meno innocente di come si crede, che sia anche qualcosa di indotto da fuori, che<br />
lascia alla comunicazione in rete la massima &#8220;libertà&#8221; di non avere <strong> alcun peso nel discorso pubblico</strong>. Temo che questa apparente pratica ludica provochi di fatto una specie di rinuncia a essere nel mondo, una rinuncia all&#8217;azione politica nel senso ampio. Uno stare nella <strong>nicchia </strong>invece che nella <strong>polis</strong>.</p>
<p>Nessuno finora ha risposto davvero a questa domanda.<br />
Non solo. Ma tutti l&#8217;hanno anche visceralmente rifiutata come domanda: &#8220;Come ti permetti di interrogarti su questa cosa?&#8221;. Ho toccato forse un tabù?</p>
<p>Anche questo è sconcertante. Mi è bastato aprire una domanda e subito sono stata espulsa!</p>
<p>Vige nel blog una sorta di dogma:<strong>&#8220;Chi parla del blog non è nel blog&#8221;.</strong><br />
Lo si può capire come difesa contro i giornalisti che si sono precipitati a eiaculare articoli sul &#8220;nuovo fenomeno&#8221;. Ma quando lo si usa contro chi, dall&#8217;interno di questo mezzo, pone domande, allora può divenare incredibilmente repressivo e passare a significare questo: <strong> &#8220;nel blog non si può esercitare alcuna critica su ciò che avviene nel blog&#8221;</strong>.</p>
<p>Il blog è dunque l&#8217;unico luogo al mondo che è riuscito a eliminare la<br />
critica alla radice?  Ma allora è il paradiso!</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/06/23/il-blog-e-il-paradiso/">Il blog è il paradiso</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Perché i bloggers usano nomignoli di copertura?</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2003 15:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carla benedetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Carla Benedetti</strong></p>
<p>Sommario di questo intervento:<br />
Riprendo “<strong>Bloggers, siete peggio di Liala!</strong> ” di Tiziano Scarpa<br />
L’autocensura non è solo nei contenuti, ma nella <strong>rinuncia al peso dell’identità</strong> .<br />
Il blog pullula di <strong>Io docili, leggeri, interscambiabili.</strong><br />
<br />
_________________________________________________________________</p>
<p>Mi ha colpito leggere qui su Nazione Indiana la botta e risposta tra <strong>Tiziano Scarpa e Marsilioblack</strong> .&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/">Perché i bloggers usano nomignoli di copertura?</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Carla Benedetti</strong></p>
<p>Sommario di questo intervento:<br />
Riprendo “<strong>Bloggers, siete peggio di Liala!</strong> ” di Tiziano Scarpa<br />
L’autocensura non è solo nei contenuti, ma nella <strong>rinuncia al peso dell’identità</strong> .<br />
Il blog pullula di <strong>Io docili, leggeri, interscambiabili.</strong><br />
<span id="more-59"></span><br />
_________________________________________________________________</p>
<p>Mi ha colpito leggere qui su Nazione Indiana la botta e risposta tra <strong>Tiziano Scarpa e Marsilioblack</strong> . Uno scrive: “Caro Tiziano Scarpa”. L’altro risponde:  “Caro Marsilioblack” . Che strana cosa!</p>
<p>Da una parte un individuo con un’anagrafe, un’età, un volto, una testa rasata, autore di quei tali libri (che, se voglio, posso anche andarmi a leggere, per verificare la coerenza di ciò che dice). Dall’altra un’entità in costume, come <strong>un super-eroe mascherato</strong> . Oppure: da una parte un umano in carne e ossa, dall’altra un cartone animato &#8211; come nel film  <em>Chi ha incastrato Roger Rabbit?</em></p>
<p>Eppure stanno l’uno di fronte all’altro, a discutere delle stesse cose, come se le loro parole potessero incidere nel mondo allo stesso modo. Come se il mondo  potesse reagire a ciò che dicono allo stesso modo.</p>
<p>Invece tra queste due enunciazioni c’è un dislivello, un <strong>diverso grado di realtà</strong>, un abisso.</p>
<p>Mi spiego meglio. Non è che Tiziano Scarpa sia uno “autore autorizzato” perché ha pubblicato libri e Marsilioblack no (o non si sa). Il fatto è che tutto ciò che Scarpa dice può essere usato contro di lui, mentre quello che dice Marsilioblack, fossero anche le più colossali sciocchezze, nessuno potrà ritorcergliele contro, quando, mettiamo, pubblicasse un articolo o un libro col suo vero nome. Non è una differenza di status, o di notorietà, o di legittimazione. E’ una <strong>differenza di responsabilità</strong> .</p>
<p>Perché allora la maggioranza dei bloggers usa identità fittizie? Che cosa ci sta a fare questo <strong>filtro</strong>  proprio in un luogo come il blog che per sua natura permette a ognuno di parlare senza i filtri soliti: quelli dell’editore, del produttore, del caporedattore, del distributore, dell’organizzatore di festival, di convegni o di mostre?</p>
<p>Il blog è un mezzo meraviglioso (anch’io ne sto approfittando in questo  momento pubblicando su Nazione Indiana), che consente di scavalcare i mediatori, di evitare le censure piccole e grandi di chi detiene i piccoli e grandi poteri della  comunicazione. Abbiamo in mano la parola diretta!</p>
<p>Ma non c’è parola diretta senza assunzione di rischio e di responsabilità da parte di chi scrive. Quante cose potrebbero essere dette qui, che potrebbero avere un impatto, un effetto, far andare le cose in un altro modo. Ma ecco che questa parola viene subito resa <strong>indiretta</strong> , e con ciò affievolita, da questa procedura dell’identità mascherata. Perché?</p>
<p>Questa è la mia domanda ai bloggers. Che voglio aggiungere a quelle lanciate da Tiziano Scarpa.</p>
<p>Tiziano chiedeva: “Perché non mi raccontate qualcosa che vi costi vergogna, e dolore? Perché vi fermate sempre sulla soglia&#8230;.?” Perché “enormi spazi di espressione libera sprecati a raccontare fuffa?“. Io gli chiedo quest’altra cosa. <strong>Perché filtrate le vostre identità</strong> ?</p>
<p>Tiziano ha ragione a dire che i diari in rete sono spesso “<strong>autocensura giornaliera in pubblico</strong> ”. Ma secondo me non è solo una questione di contenuti. Uno può anche raccontare cose che gli costino vergogna e dolore, e tuttavia continuare a autocensurarsi . Ma vediamo di ragionare su questo, partendo proprio dall’identità mascherata.</p>
<p>Non è che io  tenga alla firma. Non è questo il punto. Il punto è che <strong>il nome è un vincolo col mondo e con la collettività</strong> . E non c’è niente di più leggero di una parola che si è staccata persino da questo vincolo.</p>
<p>Una delle forme di <strong>potere</strong>   più terribili del mondo contemporaneo è quella che agisce nella direzione dell’<strong>alleggerimento degli individui</strong> , della sottrazione di peso, della sottrazione di mondo e di collettività . I nuovi poteri chiedono Io docili, interscambiabili, leggeri. Così nella rete, come  fuori.</p>
<p>Anche nella rete il potere  agisce recidendo legami: legami con l’esperienza, legami con la collettività. “Entrate, connettetevi! Ma lasciatevi dietro ogni peso!. Comunicate in prima persona, raccontate quello che volete, ma siate senza vincoli con il mondo, e con l’esperienza!” E nel blog questo tipo di azione del potere ha una via incredibilmente facile. Pochi gli stanno facendo resistenza. Perché?</p>
<p>L’Io dei bloggers è quasi sempre così: aereo, leggero, quindi docile. Parla di sé, certo, parla con il proprio Io sempre in primo piano, ma non fa “il lavoro sporco dell’Io” &#8211; diceva Tiziano. Fa il lavoro dell’<strong>Io docile</strong>  – aggiungo io.</p>
<p>L’autocensura in rete, secondo me, non riguarda tanto i contenuti, ma anche e prima di tutto la <strong>posizione che prende l’Io nella scrittura</strong> . Riguarda certe procedure di cui fa parte anche il mascheramento dell’identità. L’Io che parla in rete troppo spesso si piega a una procedura che ha già incorporata l’azione di un potere.</p>
<p>Il disancoramento della parola dal <strong>peso dell’individuo</strong>  è anche un disancoramento dal mondo e dalla collettività. Perché solo quando ci si assume la piena responsabilità di ciò che si dice, e i rischi che ciò comporta, si è nel mondo, si agisce nel mondo, e si instaurano legami e comunicazioni piene. Altrimenti si vaga sulla superficie di un’<strong>orizzontalità</strong>  vuota e senza peso , quella che appunto  la rete induce, esercitando così un potere sulla parola che in essa circola.</p>
<p>E’ questo alleggerimento di peso  che rende così tristemente <strong>solipsistico</strong>  il discorso dei bloggers.</p>
<p>Tiziano ricordava la grossa campagna pubblicitaria che ci fu tra il 99 e il 2000: quando regalavano dappertutto i cd-rom con i programmi autoinstallanti per la connessione in rete. Te li davano per strada, sui giornali, nelle stazioni, nei centri commerciali. L’imperativo era: “collegatevi!”. Era il momento d’espansione dell’economia virtuale. Poi quell’economia si è sgonfiata. Il virtuale di massa, però, resta. Sì, non dimentichiamolo! E’ da lì che è venuto fuori questo “sterminato pullulare di io, di diari, di persone spesso anonime, che parlano dei fatti propri, che sputano sentenze su qualsiasi cosa, che dialogano a tu per tu con il Papa, con Bush, con Kafka&#8230;”</p>
<p>Che cos’è mai questo “a tu per tu”? E’ una comunicazione impoverita, senza peso.</p>
<p>La rete e gli strumenti che in essa possiamo usare, compreso il blog, non ci sono stati concessi gratis. La rete non è il paradiso. Anch’essa è attraversata da relazioni di potere. A chi vi entra, essa impone la sua <strong>“procedura”</strong>;: “Alleggeritevi! Lasciatevi dietro ogni legame forte col mondo. Alleggeritevi persino della vostra identità!”.<br />
Perciò nel blog si trova così poco <strong>trauma</strong> .</p>
<p>Ancora una volta, non è solo un problema di contenuti. E’ un probema di peso dell’individuo. In rete, come fuori, l’individuo viene forzato all’orizzantalità, alla leggerezza senza traumi, alla cancellazione dell’esperienza. Il potere si manifesta così nel blog. Io docili, entità senza corpo, interscambiabili, in un gioco di caleidoscopi.</p>
<p>L’Io del blogger a volte mi  ricorda <strong>l’uomo della folla</strong>  del racconto omonimo di Poe. Quello che gira senza meta per la metropoli nell’impossibilità di stare solo un momento, e che di notte, quando i flussi delle persone si diradano, si dirige verso le uscite dei teatri, o verso dove spera di trovare altra folla. Poe diceva di lui: &#8220;Invano continui a seguirlo, poiché nulla di più riuscirai a sapere di lui e delle sue azioni&#8221;. E se anche ne incroci lo sguardo, non si lascerà decifrare. Anzi se lo guardi negli occhi ne ricevi solo sgomento. Poe diceva anche che l’uomo della folla era &#8220;il genio tipico del delitto profondo&#8221;. Egli ha infatti annegato la propria individualità forte (quella che ha radici nel corpo, nella propria storia, e nei legami con gli altri) nell&#8217;oscurità della comunicazione leggera e senza fondo.</p>
<p>Così questi Io che pullulano nella rete, in cerca di contatti, di commenti.</p>
<p>Un pullulare di Io docili non è una collettività.</p>
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