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	<title>Nazione Indiana &#187; antonella pizzo</title>
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		<title>Inediti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/08/15/inediti/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/08/15/inediti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Aug 2008 06:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[antonella pizzo]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[franz krauspenhaar]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/antonio-nunziante-luce.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Antonella Pizzo</strong></p>
<p>Da: <em>Di lievi deliqui e smarrimenti</em></p>
<p>I</p>
<p>Regina madre che al castello sgravasti<br />
cuore di tortora e leone<br />
beati i poveri di spirito<br />
che non hanno visto il pozzo di petrolio<br />
e l’oro ricoprire gli abiti delle donne bionde<br />
brune rosse passionarie<br />
ossa d’anoressiche donzelle<br />
sulle passerelle coi trampoli<br />
non hanno raccolto il passo<br />
in minimal style valentino<br />
l’ultima moda di tatuaggi e pearcing<br />
che non hanno segnato le nuche sottili ed il profumo<br />
dalla traslucida ampolla non hanno mai leccato<br />
miscuglio micidiale che arriva in gola  e strozza<br />
il pensiero di una terra  a zolle e di una semina<br />
di sudori sparsi e di occhi di pernice spessi<br />
che non hanno mai discusso sui massimi sistemi<br />
che non hanno mai avuto un contatore e un blog </p>
<p>V</p>
<p>Ma il pesce ha il ventre gonfio<br />
il costato da parte a parte passato<br />
le branchie di sangue confuse,<br />
gli azzanni di lupi nei polpacci<br />
dei bambini che nelle spiagge<br />
correvano con i denti di latte spezzati<br />
solo sapevano di fossi e castelli<br />
di conchiglie che al collo tintinnavano<br />
fecero in tempo ad aprire le mani<br />
leggere le linee torte e svariate<br />
ce n’era una che portava lontano<br />
arrivava al polso e poi girava<br />
dietro il gomito e poi risaliva<br />
fino a perdersi nelle pieghe in fronte<br />
in mezzo agli occhi bendati di lino<br />
nel sudario sulla testa poggiato<br />
raccontava di mandorle malate<br />
d’albicocche senza nocciolo dentro<br />
d’uva amara, d’uva nera<br />
appassita.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/15/inediti/">Inediti</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/antonio-nunziante-luce.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/antonio-nunziante-luce-297x300.jpg" alt="" title="antonio-nunziante-luce" width="297" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-7029" /></a></p>
<p>di <strong>Antonella Pizzo</strong></p>
<p>Da: <em>Di lievi deliqui e smarrimenti</em></p>
<p>I</p>
<p>Regina madre che al castello sgravasti<br />
cuore di tortora e leone<br />
beati i poveri di spirito<br />
che non hanno visto il pozzo di petrolio<br />
e l’oro ricoprire gli abiti delle donne bionde<br />
brune rosse passionarie<br />
ossa d’anoressiche donzelle<br />
sulle passerelle coi trampoli<br />
non hanno raccolto il passo<br />
in minimal style valentino<br />
l’ultima moda di tatuaggi e pearcing<br />
che non hanno segnato le nuche sottili ed il profumo<br />
dalla traslucida ampolla non hanno mai leccato<br />
miscuglio micidiale che arriva in gola  e strozza<br />
il pensiero di una terra  a zolle e di una semina<br />
di sudori sparsi e di occhi di pernice spessi<br />
che non hanno mai discusso sui massimi sistemi<br />
che non hanno mai avuto un contatore e un blog <span id="more-7025"></span></p>
<p>V</p>
<p>Ma il pesce ha il ventre gonfio<br />
il costato da parte a parte passato<br />
le branchie di sangue confuse,<br />
gli azzanni di lupi nei polpacci<br />
dei bambini che nelle spiagge<br />
correvano con i denti di latte spezzati<br />
solo sapevano di fossi e castelli<br />
di conchiglie che al collo tintinnavano<br />
fecero in tempo ad aprire le mani<br />
leggere le linee torte e svariate<br />
ce n’era una che portava lontano<br />
arrivava al polso e poi girava<br />
dietro il gomito e poi risaliva<br />
fino a perdersi nelle pieghe in fronte<br />
in mezzo agli occhi bendati di lino<br />
nel sudario sulla testa poggiato<br />
raccontava di mandorle malate<br />
d’albicocche senza nocciolo dentro<br />
d’uva amara, d’uva nera<br />
appassita.</p>
<p>Da: <em>Di fuochi in fuochi</em></p>
<p>I</p>
<p>Fuoco che  ardi il piede e la pece squagli<br />
che sotto la terra sembri dormire<br />
invece spilli e infliggi<br />
e gli aghi fini ci configgi<br />
e ai palmi, ai calli del contadino stanco<br />
che la zolla spacca e il seme sparge<br />
con movimento risoluto<br />
non mente il quadro ad olio pitturato<br />
dove il fuoco, il sole, brucia<br />
e la fronte di sudore imperla.</p>
<p>Canto I</p>
<p><em>Con la falce l’uomo taglia il grano biondo<br />
pari alla morte che falcia i nati vivi<br />
chiede perdono per il male fatto<br />
e per la guerra dei grani dissoluti.</em> </p>
<p>II</p>
<p>Fuoco che pari pace<br />
e invece<br />
le lingue lunghe in radici ci dirami<br />
nelle metropoli e nei caseggiati<br />
le fondamenta stritoli<br />
di poco cemento e ferro rugginoso<br />
ci infiammi e ci disciogli<br />
ogni angolo reggente ci sgoverni.</p>
<p>III</p>
<p>Aria che è arsura e arde e arrossa<br />
e arida i palati, ci accendi e ci divampi<br />
in desideri che di sabbia asciutta e di granelli<br />
in fuoco si fanno vetro rifrangente e vele bruciano<br />
le navi affondano nei mari ribolliscono<br />
le pentolacce acquose dove il cucchiaio nulla trova e nulla fame placa<br />
alla gola scende e vuoti impiega. </p>
<p>IV</p>
<p>Grande la sete alla lingua appiccicata e bianca<br />
la pietra e la calce viva morire duole<br />
o suicidarsi vuole in acque fluorescenti  o chiare<br />
dove sanguette sguazzano incoscienti<br />
cercando solo un piede, un’anca da sgozzare.</p>
<p>Canto II</p>
<p><em>E il fuoco sotto è linguacciuto e lecca<br />
lecca le ossa e succhia le carene<br />
svuota le orbite intinge il suo pennello<br />
passa dal rosso al grigio morto cenere.</em></p>
<p>***</p>
<p>Da: <em>Il tuo diletto</em></p>
<p>IX</p>
<p>Forse era scritto<br />
inciso a punteruolo, scolpito nel legno tenero<br />
nella balsa,  nella corteccia dell’albero al centro del campo<br />
forse qualcuno decise che così doveva essere la storia<br />
che così doveva accadere<br />
che il giorno si slegasse<br />
che ruzzolasse in fiume in piena e in letto aperto<br />
lenzuola al vento, guanciali di tiglio e maggiorana<br />
ma spezzate le travi, le assi catapulta ed il fossato<br />
e i calcinacci sul pavimento bianco<br />
calpestati, e che la tempesta è folle che<br />
la tempesta è cieca, che proveniente<br />
da un paese che nessuno<br />
mai ha visitato, che si abbattesse sul paese che sta<br />
in cima  a questo colle<br />
lassù, dove mio padre ha costruito per me una stanza di pietre e legno<br />
ha innalzato il muro sotto il sole, un cappello di paglia<br />
in testa, le mani alla malta all’impasto, l’intonaco a calce<br />
il pavimento liscio, lisciate di parte, le tegole, il vaso<br />
di rosmarino e la menta sul davanzale<br />
i gerani rossi gelavano la notte e il vento sparpagliava i petali<br />
nell’aria e poi si infilavano fra i capelli delle donne<br />
che andavano alla fontana alta a riempire il secchio<br />
mia madre impastava la farina e l’acqua<br />
mormorava una canzone che diceva di polenta<br />
in sole tre parole<br />
la prima fame, la seconda vuoto, la terza morte.</p>
<p>X</p>
<p>La spiga di grano recide la falce, le sette piaghe appaiono<br />
scritte sul libro aperto poggiato sulla mensola<br />
coperto di cenere e di passaggi di topi della notte<br />
un passaggio di colombe inaspettato<br />
solleva i fili per ricamare i fiori, i gigli, le foglie lanceolate<br />
nei telai le donne fanno la spola<br />
da una parte all’altra dei sostegni poi si legano a fili stretti<br />
nelle dita s’appuntano spilli<br />
i tessuti grezzi ingialliscono nelle casse<br />
aspettando di essere stesi al sole<br />
nelle inferriate di ferro battuto dove i ghirigori<br />
si confondono con gli intrecci<br />
ricordo il gelsomini che cresceva vicino<br />
all’acanto, vi fecero il nido le vespe<br />
pronte ad accogliere le vergini<br />
i martiri mostrano il costato, s’aprono il petto<br />
si flagellano, fustigazioni immense<br />
lode lode al creatore<br />
i martiri vengono arrostiti sulle graticole<br />
odore di carne bruciata<br />
di acquolina in bocca<br />
quando lo stomaco reclama il pane<br />
quando le stelle tutte insieme<br />
in quella stessa notte<br />
caddero che sapevano di festa di paese<br />
di giochi di fuoco<br />
di incanti e di malie.</p>
<p>Canto III</p>
<p><em>Oh vermiglio rubino<br />
rosso meraviglia, olocausto ancora da venire<br />
doglie rosso cardinale, doghe di stupore e placenta<br />
torpore la non concupiscenza e la non brama<br />
rosso che si fa spazio fra roveti e campi<br />
slargo che si fa via e vita<br />
morbido cranio in fontanella<br />
rosso che ti inchina, rosso di rovina<br />
libera nos a malo<br />
libera nos domine.</em></p>
<p><em>(Immagine: Antonio Nunziante &#8211; Luce)</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/15/inediti/">Inediti</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Da: Partenope</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/27/da-partenope/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/27/da-partenope/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Jan 2007 10:02:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[antonella pizzo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a class="imagelink" title="partenopei.jpg" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/01/partenopei.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Antonella Pizzo</strong> </p>
<p>I</p>
<p><em>alla prima piaga ci prostrammo<br />
in ginocchio<br />
un po’ distanti per non toccare</em><br />
 </p>
<p>soglia d&#8217;assalto ripulsa in estasi<br />
la santa è spiga vuota  avena sfatta<br />
oasi invertita sulle strade<br />
confusa e sui raccordi sovrapposta<br />
a peli e ciglia sporche consumate<br />
di vene cinta<br />
interseca le  braccia<br />
si nutre a ghiande<br />
che ai porci tanto piacciono</p>
<p></p>
<p>vedi di questo parlano le gambe<br />
raccontano varici e di radici lì dove il blu<br />
sembrava fosse stato<br />
unico colore<br />
nel cielo ora d&#8217;amianto</p>
<p>negli occhi larghi<br />
ci abitavano le stelle, la luna al naso<br />
le pendeva ai lobi strisce di galassie<br />
insiemi lattescenti</p>
<p>ai seni pieni gocce di colostro<br />
che del bambino la bocca satollava<br />
s&#8217;allarga gola lingua lecca lecca<br />
soddisfazioni  mugolii piaceri</p>
<p>se nel concepimento lei fu data e diede<br />
se lei fu presa, ridiede e diede<br />
le anche e i fianchi e i glutei smosse<br />
mari e tempeste e baci di lascivia</p>
<p>ora si stende in questo letto sacco<br />
sacro di plastic fiumane di rifiuti<br />
mali leziosi decantano sul petto<br />
la notte cani le fanno sinfonia<br />
in questo strano mistero di distacco<br />
senza pupille l&#8217;orologio muto<br />
rende grazie  per il nostro pacchetto<br />
colmo di bordi di pizza margherita.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/01/27/da-partenope/">Da: Partenope</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="imagelink" title="partenopei.jpg" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/01/partenopei.jpg"><img id="image3212" style="width: 93px; height: 138px" height="138" alt="partenopei.jpg" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/01/partenopei.thumbnail.jpg" width="93" /></a></p>
<p>di <strong>Antonella Pizzo</strong> </p>
<p>I</p>
<p><em>alla prima piaga ci prostrammo<br />
in ginocchio<br />
un po’ distanti per non toccare</em><br />
 </p>
<p>soglia d&#8217;assalto ripulsa in estasi<br />
la santa è spiga vuota  avena sfatta<br />
oasi invertita sulle strade<br />
confusa e sui raccordi sovrapposta<br />
a peli e ciglia sporche consumate<br />
di vene cinta<br />
interseca le  braccia<br />
si nutre a ghiande<br />
che ai porci tanto piacciono</p>
<p><span id="more-3211"></span></p>
<p>vedi di questo parlano le gambe<br />
raccontano varici e di radici lì dove il blu<br />
sembrava fosse stato<br />
unico colore<br />
nel cielo ora d&#8217;amianto</p>
<p>negli occhi larghi<br />
ci abitavano le stelle, la luna al naso<br />
le pendeva ai lobi strisce di galassie<br />
insiemi lattescenti</p>
<p>ai seni pieni gocce di colostro<br />
che del bambino la bocca satollava<br />
s&#8217;allarga gola lingua lecca lecca<br />
soddisfazioni  mugolii piaceri</p>
<p>se nel concepimento lei fu data e diede<br />
se lei fu presa, ridiede e diede<br />
le anche e i fianchi e i glutei smosse<br />
mari e tempeste e baci di lascivia</p>
<p>ora si stende in questo letto sacco<br />
sacro di plastic fiumane di rifiuti<br />
mali leziosi decantano sul petto<br />
la notte cani le fanno sinfonia<br />
in questo strano mistero di distacco<br />
senza pupille l&#8217;orologio muto<br />
rende grazie  per il nostro pacchetto<br />
colmo di bordi di pizza margherita.</p>
<p> </p>
<p>II</p>
<p>quando arrivammo<br />
s’era già aperta la seconda piaga<br />
putrida puzzolente<br />
nostra signora dei dementi<br />
delle pustole e delle cancrene<br />
della pelle squamata e rossa<br />
nascosta sotto una maglia a scacchi<br />
dacci la direzione perché</p>
<p>è come una croce questa galleria<br />
i chiodi sono i negozi<br />
l’estremo capo profuma di babà:<br />
baroccano le scatole<br />
di ceramiche e d’argenti<br />
calzascarpe d’avorio e tartarughe<br />
ci ammiccano agli occhi.<br />
Stasera sono pettinata alla sciantosa<br />
in gonna a fiori e zatteroni<br />
velo alla grande e barco a navigare<br />
in un sogno di mari a specchio<br />
smeriglio vetro, sanguino lenta.</p>
<p>la meraviglia mi cava un dente<br />
lo faccio d’oro<br />
lo infilo nell’apposita feritoia<br />
non entra e lo forzo e lo sforzo<br />
è masso che mi risuona nel cristallino dirotto<br />
poi mi viene una mestizia quieta<br />
di liquirizia e menta<br />
di buccia di limone</p>
<p>la meraviglia mi toglie una mola<br />
amore e morte<br />
vocale e consonante<br />
nel seno la madre, nel caos a caso<br />
l’imperdibile occasione<br />
d’andare a Pausillipon<br />
lì<br />
dove finisce il dolore</p>
<p>e poi uno disse andiamo<br />
dai, s’è fatto tardi<br />
per oggi abbiamo visto abbastanza<br />
se facciamo il giro dell’isolato<br />
giriamo a destra e poi a sinistra<br />
tempo un’ora arriveremo in hotel</p>
<p>occhi negli occhi<br />
nocche su nocche<br />
mio muscolo mastoideo<br />
  <br />
oh mio maschio angioino</p>
<p>qui c’è tutto un formicolio di gente<br />
un brulichio di vermi sotto un masso<br />
i piedi prudono  sanguinano le mani<br />
ma fai many shopping darling<br />
fai many shopping money money<br />
a toledo fai stima e comparazione</p>
<p>detto fatto siamo già a pezzi<br />
vetrine e prezzi  nostra follia<br />
 </p>
<p>III</p>
<p>occhio nell’asfalto scandaglio di tombini<br />
alla terza piaga lo vedemmo:<br />
tempeste nella barba<br />
le guance  tormente<br />
alcune stridevano fra i denti</p>
<p>eccolo è un santone<br />
un primitivo che scava nella roccia<br />
ha una mano<br />
fa come una fossa<br />
un catino lento, un incavo cavo<br />
vano, fa una buca fonda fonda<br />
usa un cucchiaio senza manico<br />
una conchiglia  capesanta</p>
<p>oh le nostre borse piene di orpelli<br />
e luccichii di stelle<br />
sono vere e false<br />
derivate da processi di sintesi<br />
sono vuote e piene<br />
ma a scuoterle non escono parole credibili</p>
<p>fossero bisbigli d’acqua<br />
fossero venti sorgenti farebbero sperare<br />
nell’incontro fra un locale idioma<br />
ed una lingua giapponese<br />
che sa di sushi, di code di rospo bilanciate<br />
ma qui non c’è bilancio, non c’è pareggio<br />
qui c’è una marcatura netta<br />
una perdita di liquido<br />
che rosso  è il sangue e rosso il conto<br />
fermo il nastro, inciampo alla partenza<br />
è un ostacolo ostico<br />
che non si può saltare<br />
saltare i pasti, forse, questo è possibile<br />
ma lui, il santone, la sa lunga la storia<br />
e la racconta a chi la chiede e vuole<br />
e la scava<br />
a chi ha bisogno di sapere e chiede<br />
e ha chiesto<br />
ai sassi ai folli ai pazzi<br />
ai savi che nelle fronti rughe<br />
hanno scolpito i pensieri netti</p>
<p> </p>
<p><em>(Da &#8220;Partenope &#8211; sette piaghe e un segno&#8221;)</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/01/27/da-partenope/">Da: Partenope</a></p>
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