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	<title>Nazione Indiana &#187; appello</title>
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		<title>Restiamo uniti!</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 12:01:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Giuseppe Catozzella</strong>&#8230;</p>
Sono convinto sia profondamente sbagliato sottomettersi alla logica dell’audience che vuole sia la quantità di vendite a fare da amplificatore di una verità scritta nero su bianco. Solo se uno scrittore, un giornalista, un regista, un attore sono già arrivati a tantissima gente allora fa comodo ai grandi giornali o alle tv parlare di ciò che essi dicono nelle loro opere.<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/06/22/restiamo-uniti/">Restiamo uniti!</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giuseppe Catozzella</strong></p>
<div id="_mcePaste">Sono convinto sia profondamente sbagliato sottomettersi alla logica dell’audience che vuole sia la quantità di vendite a fare da amplificatore di una verità scritta nero su bianco. Solo se uno scrittore, un giornalista, un regista, un attore sono già arrivati a tantissima gente allora fa comodo ai grandi giornali o alle tv parlare di ciò che essi dicono nelle loro opere.</p>
<div id="_mcePaste">No, ciò che un libro, un’inchiesta giornalistica, un documentario, uno spettacolo teatrale, anche solo un articolo di cronaca giudiziaria racconta sta prima di quanto ha venduto. Bisognerebbe considerare l’oggetto e non il consenso che ne deriva e in quale quantità.</div>
<div id="_mcePaste">L’11 maggio 2011 è partito il maxi processo alla ‘ndrangheta in Lombardia, diviso tra rito abbreviato e rito ordinario (questo celebrato nell’aula bunker di via Ucelli di Nemi, a Ponte Lambro), sèguito delle maxi operazioni – Crimine e Infinito – di luglio 2010, in cui furono tratti in arresto più di 300 affiliati tra Lombardia e Calabria.</div>
<div id="_mcePaste">Un maxi processo di mafia è già di per se un evento che è necessario raccontare, far sapere ai cittadini. Un maxi processo di mafia al Nord, in Lombardia, il cuore economico del Paese, lo è ancora di più.</div>
<div id="_mcePaste">Ma così non è stato, non se ne sono occupati i telegiornali, nemmeno i giornali nazionali.<span id="more-39346"></span></div>
<div id="_mcePaste">Se si raccontano le modalità con cui la mafia più potente del mondo da sessant’anni governa in silenzio la regione più ricca d’Europa e quindi d’Italia, il motore di tutto il Paese, ciò che gli consente di stare dentro il G8 per esempio, se si racconta che gran parte dei capitali prodotti in Lombardia – e quindi una buona fetta del Pil italiano – è frutto di accordi con l’economia criminale, questo è quello che non si può dire, che deve rimanere taciuto.</div>
<div id="_mcePaste">Se si raccontano i meccanismi con cui ciò avviene, i metodi, le strategie, le logiche del controllo del territorio, degli accordi con i politici locali, della partnership con gli imprenditori, il ruolo del commercio di cocaina nell’accumulo di liquidità che entra nelle casse delle imprese pulite, questo è proprio ciò che deve essere silenziato. Se si fa vedere il meccanismo che sta sotto la guaina di protezione e si racconta, si analizza, si mostra l’ingranaggio così com’è, perché tutti lo possano vedere nel luogo che guida la spinta economica dell’intero Paese, si deve essere messi al silenzio.</div>
<div id="_mcePaste">E invece solo questo è quello che andrebbe raccontato se si volessero comprendere le ragioni del sistematico crollo economico e morale italiano. Per comprendere lo stadio a cui siamo arrivati è necessario fare un passo indietro o un passo in dentro, e avere il coraggio di scovarne le ragioni. La grande floridezza dell’economia del nostro Paese è in gran parte sommersa, aiutata in questo dal tessuto imprenditoriale che è proprio del nostro territorio: un arcipelago di medie, piccole, piccolissime aziende. 300 miliardi di euro ogni anno vengono sottratti alle casse dello Stato tra fatturato mafioso (circa 130 miliardi) e corruzione ed evasione fiscale (i restanti 170 miliardi): dieci grandi finanziarie.</div>
<div id="_mcePaste">Per troppo tempo si è voluto far finta di credere che la mafia – il primo Male italiano, la prima cosa che abbiamo esportato nel mondo e che contemporaneamente si mangia la fiducia nel futuro, alimentata dai concetti di merito, di premio per lo sforzo personale, unico vero motore economico – fosse confinata al Sud: se solo una parte del corpo è malata, allora si può guarire, allora il tutto è sano, non c’è da preoccuparsi.</div>
<div id="_mcePaste">Le maxi operazioni in Lombardia e Piemonte, le grandi operazioni in Liguria, Emilia Romagna e Veneto gridano che così non è.</div>
<div id="_mcePaste">E in Lombardia, già negli anni Novanta, ci sono state decine di maxiprocessi, con condanne per circa tremila affiliati di ‘ndrangheta. Tutti nascosti sotto terra, insabbiati, per allontanare sempre più il giorno della consapevolezza, della resa dei conti.</div>
<div id="_mcePaste">Ma quel giorno è alle porte, è evidente a quasi tutti. Sembra essere alle porte il momento di scrivere sulle prime pagine dei giornali che l’Italia è malata. Che il germe della corruzione non è confinato in una precisa latitudine, ma che il modo più facile per creare capitale, quello illegale, ha da sempre tentato e fatto gola a un certo tipo di italiani, del Nord come del Sud. E che da sempre le nostre quattro mafie hanno fatto comodo al tessuto produttivo dell’intero Paese e alla maggior parte della classe politica, che è sempre sembrata fare di tutto per non combatterle.</div>
<div id="_mcePaste">Dobbiamo avere il coraggio di dirlo, altrimenti – come sempre più spesso succede per i giornali – la realtà, i movimenti, i venti, non solo superano ma scalzano totalmente la comprensione, che resta azzoppata, monca, muta: stupida.</div>
<div id="_mcePaste">Un Paese senza un’adeguata Ragione che lo rappresenta è cieco, guidato dagli istinti.</div>
<div id="_mcePaste">È l’ora del coraggio, invece, della presa di coscienza.</div>
<div id="_mcePaste">Voglio fare un appello, soprattutto ai giovani, ma rivolto a tutti. Soprattutto a coloro che hanno deciso di “metterci la faccia”, di raccontare con il proprio nome i meccanismi con cui agisce la mafia, con cui agisce la corruzione, nel nostro Paese, a quelli che hanno deciso di dedicare anni, tempo prezioso, alla comprensione e al racconto.</div>
<div id="_mcePaste">Scrittori, giornalisti, attori, giovani delle organizzazioni antimafia, magistrati, uomini delle forze dell’ordine, politici: mettiamoci insieme.</div>
<div id="_mcePaste">Superiamo le minuscole logiche di appartenenza ai diversi gruppi editoriali, la difesa delle piccole o grandi notorietà, le personalizzazioni e uniamo invece le nostre voci, appoggiamoci, spalleggiamoci, diamoci forza reciproca. Facciamo vincere la verità. Costringiamo i grandi giornali e i telegiornali a occuparsi seriamente di quello che ormai non è più un’ipotesi, mettendo la firma insieme sotto la nostra consapevolezza: la completa compresenza dell’economia criminale e di quella legale sull’intero corpo della Penisola. Aiutiamo il vento che già si è levato ad andare nella giusta direzione, urliamo insieme che siamo per la legalità, per il rispetto delle intelligenze, dei meriti, del lavoro altrui, della Verità, e che siamo contro le arroganze, le prepotenze, l’annichilimento del talento e della fiducia nel futuro, siamo contro le logiche familistiche di spartizione della ricchezza e del lavoro. Gridiamo che siamo pronti per riprenderci finalmente il nostro Paese dove i Padri Costituenti l’hanno lasciato.</div>
<div id="_mcePaste">Gridiamo insieme. Questo è il momento. Gridiamo con forza la Verità. Firmiamo articoli che la raccontano. Facciamoci sentire. Guidiamo la consapevolezza. Ma tutti insieme, finché non saremo tutti gli italiani.</div>
</div>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/06/22/restiamo-uniti/">Restiamo uniti!</a></p>
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		<title>Per la chiusura del CIE di Santa Maria Capua Vetere</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 12:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>firmato da <strong>Maurizio Braucci, Goffredo Fofi, Alessandro Leogrande, Roberto Saviano,</strong></p>
<p>Petizione al Ministero dell’Interno del Governo Italiano per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione di S. Maria Capua Vetere (CE)</p>
<p>Il sopralluogo nella caserma dismessa Ezio Andolfato del CIE di S.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/06/per-la-chiusura-del-cie-di-santa-maria-capua-vetere/">Per la chiusura del CIE di Santa Maria Capua Vetere</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>firmato da <strong>Maurizio Braucci, Goffredo Fofi, Alessandro Leogrande, Roberto Saviano,</strong></p>
<p>Petizione al Ministero dell’Interno del Governo Italiano per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione di S. Maria Capua Vetere (CE)</p>
<p>Il sopralluogo nella caserma dismessa Ezio Andolfato del CIE di S. Maria Capua Vetere, avvenuto lunedì 2 maggio al seguito di due senatori, ci ha permesso di constatare le condizioni igienico-sanitarie in cui si trovano le 102 persone di nazionalità tunisina lì recluse in seguito alle disposizioni governative per affrontare l’emergenza dei profughi del Nord Africa. Usiamo il termine reclusione pur sapendo che queste persone vivono in una situazione peggiore di quella della media carceraria italiana: in 10-12 nella stessa tenda, su materassi senza brandine, controllati a vista da polizia e carabinieri, circondati da una doppia rete di recinzione, costretti a chiedere il permesso per utilizzare i bagni, ospitati all’interno di una struttura militare dismessa e quindi logisticamente non adeguata. In attesa di una valutazione del diritto ad una forma di protezione umanitaria, queste 102 persone sono costrette nel CIE illecitamente, tra forzature burocratiche ed abusi, in condizioni igienico-sanitarie degradanti.</p>
<p><em>continua a leggere e firma qui</em></p>
<p><a href="http://www.firmiamo.it/liberimigranti" target="_blank"><strong>http://www.firmiamo.it/liberimigranti</strong></a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/06/per-la-chiusura-del-cie-di-santa-maria-capua-vetere/">Per la chiusura del CIE di Santa Maria Capua Vetere</a></p>
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		<title>l&#8217;appello</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 13:26:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/index1.jpg"></a></p>
<p>de <strong><a href="https://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/">i mulini a vento</a></strong></p>
<p>La legge sul prezzo del libro che è passata alla Camera e sta per essere discussa al Senato ha provocato moltissimo scontento fra gli editori indipendenti, piccoli e medi, che non sono stati ascoltati in nessun modo nella sua formulazione.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/09/20/lappello/">l&#8217;appello</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/index1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-36696" title="index1" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/index1.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a></p>
<p>de <strong><a href="https://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/">i mulini a vento</a></strong></p>
<p>La legge sul prezzo del libro che è passata alla Camera e sta per essere discussa al Senato ha provocato moltissimo scontento fra gli editori indipendenti, piccoli e medi, che non sono stati ascoltati in nessun modo nella sua formulazione. La legge stabilisce un tetto agli sconti sui libri del 15% (sconto assai più alto di quello previsto da quasi tutte le leggi europee analoghe), ma questo tetto apparente viene poi smentito dalla possibilità per qualsiasi editore di fare tutte le promozioni che vuole, della durata di un mese, per undici mesi all’anno.</p>
<p>Nessun prodotto commerciale è trattato con tanto disprezzo! Qualsiasi prodotto commerciale, infatti, può essere svenduto o saldato solo due volte l’anno e per il resto del tempo ha il suo prezzo. Questa legge libera, in pratica, il prezzo del libro, non meno della disastrosa legge inglese, che ha rovinato e fatto chiudere tante librerie e case editrici indipendenti. Mentre la legge francese e tedesca le hanno salvate e protette e continuano a farlo, con la semplice regola di vietare o limitare radicalmente gli sconti.</p>
<p>Questa legge, di fatto, non ha a cuore né l’interesse del libro e della cultura, né quello dei librai o degli editori, <span id="more-36695"></span>ma esclusivamente quello dei grandi gruppi editoriali e delle catene libraie (che appartengono agli stessi gruppi), che vogliono proteggersi dalla Grande Distribuzione.</p>
<p>E’ sotto gli occhi di tutti la trasformazione già in atto delle librerie di carena in ‘outlet’, dove le pareti e i tavoli sono dedicati agli sconti. Sconti che gli editori indipendenti non si possono permettere, che le librerie indipendenti non ottengono, che divide editori e librai in due categorie orizzontali: da una parte gruppi e catene che a forza di sconti occupano tutto lo spazio disponibile, svendendo il libro come un prodotto d’occasione, ed editori e librai indipendenti, che invece di essere sostenuti dalla legge e dallo stato nella difesa della cultura e della bibliodiversità, sono abbandonati a se stessi e stanno chiudendo i battenti.</p>
<p>Chiediamo che la legge sul prezzo del libro mantenga le sue premesse, guardi alle leggi europee e, come dovrebbe fare ogni legge, protegga la cultura e difenda i soggetti più deboli.</p>
<p>Da numerosi dibattiti e convegni fra editori e librai indipendenti, siamo arrivati per parte nostra a una linea di compromesso: possiamo accettare uno sconto che vada dal preferibile 5% all’appena accettabile 15%, purché le promozioni siano limitate come per ogni altro prodotto a due mesi l’anno.<br />
Questa è la condizione perché il libro resti al centro della nostra cultura.</p>
<p>Ribadiamo le condizioni indispensabili per noi e alle quali una vera politica del libro non può rinunciare:</p>
<p>1. Far riferimento a modelli culturali e a una legislatura sul libro che ha avuto eccellenti esiti, come quelle francese e tedesca.</p>
<p>2. Limitare le promozioni, come avviene per tutte le altre merci e prodotti, a due mesi l’anno, gli stessi per tutti, in modo da facilitare i controlli.</p>
<p>3. Istituire un organo di controllo che preveda sanzioni per chi trasgredisce, sia alzando lo sconto oltre il 15%, sia proponendolo in periodi diversi dai due mesi previsti (non necessariamente consecutivi), e dunque tanto per gli editori che per i librai o catene librarie che vìolino le regole.</p>
<p>4. Delimitare il tempo in cui un libro è considerato ‘novità’ ed è quindi sottoposto a restrizioni particolari.</p>
<p>I Mulini a Vento: Instar Libri, Iperborea, Marcos y Marcos, minimum fax, nottetempo, Voland</p>
<p>per firmare l&#8217;appello scrivete <a href="https://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/2010/07/25/scegliete-i-libri-non-gli-sconti/">qui </a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/09/20/lappello/">l&#8217;appello</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Appello a Sonia Gandhi in difesa della scrittrice Taslima Nasreen minacciata dai fondamentalisti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/appello-a-sonia-gandhi-in-difesa-della-scrittrice-taslima-nasreen-minacciata-dai-fondamentalisti/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 23:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fondamentalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Gentile Signora Sonia Gandhi,<br />
Lei, che ha a radici nel Paese in cui viviamo, è stata ed è da tempo una delle figure più importanti e influenti della politica di una nazione laica tanto grande, complessa e piena di energia come l’India.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/appello-a-sonia-gandhi-in-difesa-della-scrittrice-taslima-nasreen-minacciata-dai-fondamentalisti/">Appello a Sonia Gandhi in difesa della scrittrice Taslima Nasreen minacciata dai fondamentalisti</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Signora Sonia Gandhi,<br />
Lei, che ha a radici nel Paese in cui viviamo, è stata ed è da tempo una delle figure più importanti e influenti della politica di una nazione laica tanto grande, complessa e piena di energia come l’India.<br />
Per questa ragione noi, intellettuali, poeti, artisti e scrittori italiani ci rivolgiamo a Lei e le chiediamo di intervenire in aiuto di una grande scrittrice, nota in tutto il mondo e perseguitata da tempo per la sola colpa di amare la libertà e di combattere, da non credente, in nome dei diritti e della dignità delle donne di tutto il mondo: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Taslima_Nasreen">Taslima Nasreen</a>.<br />
Come Lei certamente sa Taslima Nasreen è di lingua e cultura bengalese, e da tempo le viene impedito di vivere nel suo paese, il Bangladesh, a causa delle minacce e delle pressioni dei gruppi di integralisti musulmani che le hanno scagliato contro ben due fatwah e posto diverse taglie sulla sua testa, per punire il suo orgoglio e contrastare la battaglia per la libertà e l’uguaglianza di tutti gli esseri umani. <span id="more-26067"></span><br />
Nonostante questo, Taslima Nasreen gira tutto il mondo per far conoscere la grandezza e la ricchezza della sua terra, della sua cultura, della sua lingua, senza per questo rinunciare ad esprimere liberamente il suo pensiero, senza temere di criticare ciò che qualsiasi società civile rifiuterebbe: la schiavitù della donna, i soprusi contro la sua intelligenza, la sua sensibilità e il suo corpo, nonché gli abusi da parte di un regime autoritario e teocratico.<br />
Dal 2004 fino a poco tempo fa, Taslima Nasreen viveva in esilio in India, paese che considera la sua patria adottiva, ma sin dal giorno del suo arrivo non si sono fatte attendere le minacce, le aggressioni, le campagne stampa diffamatorie orchestrate da gruppi integralisti musulmani. Questi attacchi hanno fatto sì, infine, che la scrittrice venisse allontanata anche dall’India.<br />
Da quel momento non le è più consentito di fare ritorno nella sua casa a Calcutta, dove sono ancora tutti i suoi beni, i suoi libri, ogni cosa che le appartiene, materialmente e sentimentalmente.<br />
Noi – che svolgiamo un lavoro tanto simile a quello di Taslima – possiamo soltanto immaginare quale terribile ferita, quale irrimediabile danno possa causare nella vita di una scrittrice l&#8217;esilio forzato, la lontananza imposta dalla propria lingua, il violento strappo che separa dalle radici a cui si sente di appartenere.<br />
Taslima non vuole vivere in Occidente, vuole tornare a risiedere là dov’è nata, nel subcontinente indiano. Se le fosse consentito di tornare a vivere in India, Taslima potrebbe fare molto di più nella lotta che da tempo la impegna per la difesa della dignità delle donne e per la diffusione della democrazia e dei diritti umani, ideali che sappiamo anche Lei condivide.<br />
Taslima ha già provato due volte a tornare in India, ma non appena arriva le viene comunicato l’ordine del Governo indiano di lasciare il paese.<br />
Troviamo tutto ciò scandaloso e indegno. Noi abbiamo la concreta speranza che Lei, Signora Gandhi, voglia intervenire affinché a una così importante scrittrice e poetessa, che da anni mette in gioco la sua vita in nome della libertà e della democrazia, sia infine permesso di tornare nella sua casa, tra la sua gente, circondata dal suono della sua lingua, nell’unico luogo dove, com’è suo diritto, lei desidera vivere.<br />
Lei, Signora Gandhi, è uno dei principali leader di un paese democratico e noi tutti, artisti, intellettuali e scrittori italiani, ci aspettiamo che faccia qualcosa per difendere il diritto di Taslima a tornare a casa, a dispetto di tutte le pressioni e le prepotenze dei fanatici, nemici della libertà e della convivenza.</p>
<p>Nel ringraziarLa della sua attenzione, Le inviamo i nostri più distinti saluti,</p>
<p><em>Lello Voce, Wu Ming, Valerio Evangelisti, Tiziano Scarpa, Nanni Balestrini, Ermanno Cavazzoni, Dima Saad, Paolo Repetti, Franco &#8220;Bifo&#8221; Berardi, Gianni Biondillo, Beppe Sebaste, Giorgio Vasta, Gabriele Frasca, Laura Pugno, Stefano Tassinari, Maria Rosa Cutrufelli, Kai Zen, Antonio Moresco, Sergio Baratto, Franco Buffoni, Luigi Nacci, Guido Barbujani, Simone Regazzoni, Giaime Alonge, Giovanna Cosenza, Marco Palladini, Tiziana Colusso, Chiara Daino, Guglielmo Pispisa, Monica Mazzitelli, Sergio Paoli, Nino G. D&#8217;Attis, Rossella Macchia, Giacomo Verde, Rosaria Lo Russo, Claudio Calia, Alberto Garlini, Maria Valente, Alberto Masala, Vanni Santoni, Simone Sarasso, Giuseppe Genna, Girolamo De Michele, Alessandra Daniele, Alberto Prunetti</em>.</p>
<p>[<em><a href="http://temi.repubblica.it/micromega-appello/?action=vediappello&#038;idappello=391115">qui</a> puoi firmare l'appello</em>]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/appello-a-sonia-gandhi-in-difesa-della-scrittrice-taslima-nasreen-minacciata-dai-fondamentalisti/">Appello a Sonia Gandhi in difesa della scrittrice Taslima Nasreen minacciata dai fondamentalisti</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Firmare per il testamento biologico</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 10:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Carissima/o,<br />
Ti scrivo per chiederti un piccolo sforzo per una importantissima causa. Nelle prossime settimane il testamento biologico sarà al centro del dibattito in Parlamento, e la maggioranza intende approvare una legge che limita la libertà di scelta del cittadino imponendo alcune terapie, come l&#8217;idratazione e l&#8217;alimentazione artificiale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/02/firmare-per-il-testamento-biologico/">Firmare per il testamento biologico</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carissima/o,<br />
Ti scrivo per chiederti un piccolo sforzo per una importantissima causa. Nelle prossime settimane il testamento biologico sarà al centro del dibattito in Parlamento, e la maggioranza intende approvare una legge che limita la libertà di scelta del cittadino imponendo alcune terapie, come l&#8217;idratazione e l&#8217;alimentazione artificiale. Le dichiarazioni anticipate di trattamento non saranno vincolanti: spetterà sempre al medico l&#8217;ultima parola. Qual è allora l&#8217;utilità di questa legge, se non si garantisce al cittadino che la sua volontà sia rispettata? La verità è che il ddl della destra è stato scritto per rendere inapplicabile il ricorso al testamento biologico. Oltretutto, la dichiarazione dovrà essere stipulata davanti ad un notaio, e rinnovata con cadenza triennale: vi immaginate cosa significa andare ogni tre anni davanti a un notaio accompagnati dal proprio medico di famiglia? Al contrario della nostra proposta poi, non è presente nemmeno un cenno alle cure palliative, all&#8217;assistenza ai disabili, alla terapia del dolore.</p>
<p>Ti chiedo dunque di diffondere il più possibile l&#8217;appello, invitando tutti i tuoi contatti a sottoscriverlo: dobbiamo mobilitarci immediatamente per raccogliere centinaia di migliaia di adesioni e difendere il nostro diritto costituzionale alla libertà di cura. Se saremo tanti, il Parlamento non ci potrà ignorare. Nel prossimo dibattito in Senato il mio impegno personale è quello di dar voce alla vostra opinione, che credo coincida con quella della maggioranza degli italiani. Che vogliano utilizzare ogni risorsa della medicina o che intendano accettare la fine naturale della vita, i cittadini vogliono essere liberi di scegliere.</p>
<p>Ti ringrazio infinitamente e conto su di te per far circolare il più possibile l&#8217;appello per il diritto alla libertà di cura sul sito <a href="http://www.appellotestamentobiologico.it/">www.appellotestamentobiologico.it</a>  , e grazie perché abbiamo già raggiunto quasi 200.000 firme!</p>
<p><strong>Ignazio Marino </strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/02/firmare-per-il-testamento-biologico/">Firmare per il testamento biologico</a></p>
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		<title>Disequazioni e scuola: l’ultimo appello</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 11:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Tina Nastasi</strong></p>
<p><em>«1<br />
Venite, mie canzoni, parliamo di perfezione:<br />
ci renderemo passabilmente odiosi</em>.<br />
Ezra Pound</p>
<p><em>La passione della perfezione viene tardi. O, per meglio dire, si manifesta tardi come passione cosciente.<br />
Se era stata una passione spontanea, l&#8217;attimo, fatale in ogni vita, del &#8220;generale orrore&#8221;, del mondo che muore intorno e si decompone, la rivela a se stessa: sola selvaggia e composta reazione.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/12/disequazioni-e-scuola-l%e2%80%99ultimo-appello/">Disequazioni e scuola: l’ultimo appello</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm2.static.flickr.com/1410/1441453165_18633efb11.jpg" alt="null" /></p>
<p>di <strong>Tina Nastasi</strong></p>
<p><em>«1<br />
Venite, mie canzoni, parliamo di perfezione:<br />
ci renderemo passabilmente odiosi</em>.<br />
Ezra Pound</p>
<p><em>La passione della perfezione viene tardi. O, per meglio dire, si manifesta tardi come passione cosciente.<br />
Se era stata una passione spontanea, l&#8217;attimo, fatale in ogni vita, del &#8220;generale orrore&#8221;, del mondo che muore intorno e si decompone, la rivela a se stessa: sola selvaggia e composta reazione. In un’epoca di progresso puramente orizzontale, nella quale il gruppo umano appare sempre più simile a quella fila di cinese condotti alla ghigliottina di cui è detto nelle cronache della rivolta dei Boxers, il solo atteggiamento non frivolo appare quello del cinese che, nella fila, leggeva un libro. Sorprende vedere altri azzuffarsi a sangue, in attesa del loro turno, sul preferito tra i carnefici operanti sul palco. Si ammirano i due o tre eroi che ancora lanciano vigorose fiondate all&#8217;uno e all&#8217;altro carnefice imparzialmente (poiché è noto che di un solo carnefice si tratta, se anche le maschere si avvicendino). Il cinese che legge, in ogni modo, mostra sapienza e amore per la vita.<br />
E&#8217; prudente dimenticare che, secondo la cronaca, quell&#8217;uomo dovette a ciò la sua testa: l&#8217;ufficiale tedesco di scorta ai condannati non resse alla sua compostezza e gli fece grazia. E&#8217; decente ritenere le parole che il cinese proferì, interrogato, prima di perdersi tra la folla: &#8220;Io so che ogni rigo letto è profitto&#8221;. E&#8217; lecito immaginare che il libro che egli teneva tra le mani fosse un libro perfetto</em>.»</p>
<p><strong>Cristina Campo</strong>, <em>Gli Imperdonabili</em>, Adelphi, pp. 73-74</p>
<p>A quell’uomo con il libro in mano di fronte alle lame del patibolo ho paragonato <a href="http://www.uniroma1.it/home/culturadellarazza.php">l’alto consesso di luminari</a> riunitosi quasi un mese fa, 14 novembre, in un’università romana resa deserta dalla lotta contro lo scellerato disegno di demolizione della cultura che si perpetra, ormai sistematicamente, da dieci anni, in questo nostro povero paese. Mi è parso un presagio.<span id="more-12140"></span><br />
Il convegno era stato programmato già dall’estate in vista dei settant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia.  Sonia Gentili e Simona Foà lo hanno ideato e curato fin nei più minuti dettagli, dal titolo all’immagine che commenta il filo che tiene il gioco delle perle dei discorsi, fino alla presenza di studiosi rappresentativi delle varie aree di ricerca che concorrono a far luce sull’argomento con cui la nostra storia non ha ancora voluto fare i conti fino in fondo: il razzismo nella cultura italiana.<br />
Laura Ricci, linguista all’università di Siena, quasi conclude i lavori del convegno con l’inquietante testimonianza sulle poco montessoriane metodologie didattiche utilizzate nell’imperiale Corno d’Africa, nostra fu onorata colonia, per insegnare la lingua italiana ai bambini del luogo “negligenti”. Basta dire che il vocabolario di base era un nerbo di pelle d’ippopotamo o qualcosa del genere: la mia mente si è rifiutata di ritenere le caratteristiche dell’oggetto in questione.<br />
<a href="http://www.girodivite.it/Lia-Levi-Una-bambina-e-basta.html">Lia Levi</a> racconta di essere stata invitata a raccontare la sua storia di scolara ebrea in una scuola intitolata a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Pende">Nicola Pende</a>, tristemente noto per le sue teorizzazioni razziali pseudoscientifiche: si è rifiutata di entrarvi. Il pubblico mormora solidale. Corre di bocca in bocca quel che si sa da sempre: i razzisti, specie se accademici, sono stati restituiti ai loro incarichi quando si sono chetate le acque. E così si fa in Italia, tanto che mi sembra di sentir dire, proprio qui e adesso, sulla mia spalla, al fantasma del Gattopardo che parla con quello del funzionario monarchico torinese: caro Chevallier, qui tutto cambia perché nulla cambi.<br />
Dunque, oggi non deve stupire chi, dietro le stentoree gote della bambola mariastellare, osa pretendere nelle scuole le classi “adatte” agli “stranieri”: l’intero paese è malato cronicamente dalla paura dell’ “altro”: il vicino, lo zingaro, l’omosessuale, lo straniero. Delle donne ci curiamo poco o niente, sono abituate e non ci preoccupano.<br />
Il sonno della storia genera mostri!: questo mi diceva il presagio.<br />
Dunque, mentre gli studenti accerchiavano il palazzi dell’odierna dittatura e a Firenze si riuniva l’assemblea generale della scuola convocata da insegnanti e genitori per lottare contro la “legge”* 169, la cultura della razza veniva imperdonabilmente studiata e spiegata nei più riposti orrori al cospetto di studiosi e ricercatori determinati ma per lo più, ahimè, senza futuro.<br />
Imperdonabili le ideatrici e guide del convegno, decise, e a ragione, a proseguire lungo la via imboccata: altra via non ci è data, senza conoscenza. Perché un popolo privato dei luoghi e dei tempi della conoscenza, pieni e gratuiti, è solo un popolo destinato alla schiavitù, foss’anche semplicemente intellettuale, e posto per assurdo che il piano intellettuale possa essere distinto dal piano materiale. Eppure &#8230;<br />
La &#8220;legge&#8221; <a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/08169l.htm">169</a> colpisce con un taglio profondo e inesorabile il cuore della scuola pubblica italiana, eliminando, di concerto con il decreto legislativo 133, la metà delle risorse umane nelle classi per bambini e bambine tra i 6 e i 10 anni. Di più, vuole mascherarsi da &#8220;riforma&#8221; e istituisce quella bella trovata dell&#8217;esame di lingua per i non italofoni (gli immigrati ben presenti nelle memorie leghiste e non solo), destinati alle classi-ponte in caso di insuccesso. Rompe infine con la migliore riflessione pedagogica cresciuta faticosamente in Italia dagli anni Settanta del secolo scorso ad oggi, in particolar modo nell&#8217;Emilia Romagna e in Toscana, ed esige, senza se e senza ma, che il giudizio su ciò che gli scolari apprendono sia espresso, anche nel segmento scolare dell&#8217;obbligo, da un voto numerico non solo nelle discipline insegnate ma pure in condotta.<br />
Chi ha lottato in Italia per una scuola pubblica aperta a tutti non può rimanere in silenzio di fronte a cotale scempio. Per tre ragioni.<br />
Se è vero che l&#8217;apprendimento in Homo sapiens sapiens è un processo lento e faticoso che viene guidato in funzione esemplare dalla vicinanza prossimale costante di esemplari adulti, allora privare la scuola di elementi umani lo mina alla radice.<br />
Se è vero che per apprendere una lingua diversa dalla lingua madre bisogna vivere un certo lasso di tempo immersi nell&#8217;ambiente linguistico dove quella nuova lingua venga parlata costantemente, allora l&#8217;esame di lingua viatico per essere esclusi dai gruppi di scolari italiani è strumento esclusivo di discriminazione.<br />
Se è vero che la cultura è un bisogno secondario e che è compito della scuola dell&#8217;obbligo eliminare tutti quegli ostacoli, che sono primariamente di tipo materiale ed affettivo, che minano alla base ogni percorso di apprendimento nei bambini e nelle bambine tra i 6 e i 13 anni, allora il voto numerico che per sua natura giudica operando tagli netti, ancorché ciechi, è funzionale a escludere tutti quelli che la sorte ha calato in una esistenza miserabile e affettivamente deprivata.<br />
In buona sostanza il Ministero della Istruzione (si badi bene all&#8217;onesta scomparsa dell&#8217;aggettivo &#8220;pubblica&#8221;), concordemente con il Parlamento italiano e con il Presidente della nostra onorata Repubblica, ha decretato e poi legiferato la seguente affermazione:<br />
L&#8217;Italia non può permettersi una scuola dell&#8217;obbligo aperta a tutti.<br />
In considerazione di questo mi sono decisa a scrivere queste due righe di appello, l’ultimo io credo prima di un lungo periodo buio di cui forse io stessa non vedrò la fine: una lettera aperta ai lettori di un blog letterario come Nazione indiana, votato per statuto e costituzione a una imperdonabile e sottile partecipazione diffusa attraverso la scrittura e consegnata al tempo che non conta i passi di un essere umano, infinitesimi &#8230;<br />
E’ tuttavia un appello imperdonabilmente perdonabile: a tutti coloro, uomini e donne, spero e soprattutto, che capiscano questa semplice dis-equazione: <em>il tempo pieno non è il tempo-scuola.</em><br />
Il tempo pieno è un progetto pedagogico che per essere realizzato necessita di una serie di processi di insegnamento che devono essere svolti sinergicamente su ogni singola classe da due insegnanti (uno dei quali non può essere l’insegnante di religione, con buona pace del mondo cattolico italiano) nell’arco di quaranta ore settimanali. Un progetto pedagogico all&#8217;interno del quale anche il semplice pranzare insieme alle bambine e ai bambini diventa per gli insegnanti parte di un preciso percorso didattico. Un progetto didattico in cui due insegnanti che hanno programmato insieme il piano delle esperienze educative, si alternano a turno a guidare un gruppo di bambini e bambine nel lento percorso di apprendimento a essere umani e colti, garantendone l&#8217;arco di tempo quotidiano necessario e funzionale.<br />
Se mia figlia frequentasse quest&#8217;anno la prima elementare entrerebbe in una classe con, al più, altri 24 bambini e avrebbe a sua disposizione due insegnanti: uno per le discipline scientifiche e uno per quelle linguistiche; sarebbe guidata sulla strada della conoscenza umana secondo un percorso studiato e ristudiato da entrambi i suoi maestri insieme, di settimana in settimana, in perfetto accordo se non in armonia con i suoi tempi di apprendimento.<br />
Se mia figlia frequentasse quest&#8217;anno la prima elementare e avesse qualche difficoltà, sarei sicura che potrebbe contare sul fatto che i suoi maestri potrebbero programmare un certo numero di attività didattiche per aiutarla, e che potrebbero farlo in virtù di una manciata di ore (sei circa) in cui i due insegnanti lavorano contemporaneamente sulla stessa classe e possono dividersi i bambini in modo da seguirli più da vicino singolarmente.<br />
Se mia figlia frequentasse quest&#8217;anno la prima elementare, sarei sicura che frequenterebbe la scuola pubblica e che la realtà attorno a lei rispetterebbe il principio costituzionale (utopia?) del &#8220;non uno di meno&#8221;!<br />
La “legge” 169 distrugge questo meraviglioso progetto pedagogico che ci invidiano e copiano in tutto il mondo: sinergicamente con il decreto legislativo 133 (la finanziarietta del pubblico impiego), dimezza gli insegnanti in tutte le classi elementari del paese e riduce il tempo scuola &#8220;normale&#8221; da 40 a 24 ore settimanali.<br />
Quando mia figlia si iscriverà alla prima elementare sarà dopo la distruzione del tempo pieno e della scuola pubblica.<br />
Quando mia figlia entrerà nella sua prima classe della scuola primaria di morattiana memoria (il famoso primo ciclo d&#8217;istruzione), troverà un insegnante unico e ferratissimo in ogni area del sapere umano, che le insegnerà a leggere, scrivere e far di conto alla perfezione assieme ad altri 27, 28, e perché no, 30 bambini. Ovviamente se mia figlia non ce la farà a star dietro a tutti gli altri, si beccherà dal cinque in giù e l&#8217;unico suo insegnante, magari consultandosi con il precettore religioso, dovrà (perché potrà) decidere se bocciarla o meno, con buona pace di tutti i don Milani e Danili Dolci passati e presenti, i quali giustamente ritenevano che &#8220;bocciare&#8221; qualcuno lungo la strada della cultura significasse bollarlo e respingerlo (come al gioco delle bocce), escludendolo.<br />
Quando mia figlia entrerà nella sua prima classe della scuola primaria di morattiana memoria, dovrà uscire presto, alle 12.30 e pranzare a casa. E se io mi ostinerò a voler lavorare, e se l&#8217;istituto scolastico dove mia figlia sarà iscritta potrà organizzare un dopo-scuola variamente animato, allora e solo in quel caso potrà restare nell&#8217;edicifio a svolgere qualche attività attraente (musica con metodo orff, lezioni di tip-tap, aikido per bambini?). E io dovrò pagare perché mia figlia possa rimanere in quella che non potrò più chiamare &#8220;scuola&#8221;.<br />
Se la &#8220;legge&#8221; 169 chiama questa formula di istruzione, privata in luogo pubblico, &#8220;tempo pieno&#8221; lo fa mistificando i fatti e in perfetta malafede, ossia in piena contraddizione con la nostra Costituzione, in particolare con l&#8217;articolo 3 e 34:</p>
<p>&#8220;Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.</p>
<p>È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese&#8221;;</p>
<p>&#8220;La scuola è aperta a tutti.</p>
<p>L&#8217;istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.</p>
<p>I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.</p>
<p>La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.&#8221;</p>
<p>Togliere anche uno soltanto degli strumenti pedagogici che connotano il tempo pieno significa farlo a pezzi nelle sue fondamenta costitutive. Significa consegnare alla barbarie pre-barbiana il segmento migliore della scuola italiana: quella che davvero frequentano tutti.</p>
<p>Sinceramente, a fronte di questo, m’importa poco che mia figlia abbia il grembiule o meno.</p>
<p>I piani dei nostri piccoli dittatori da repubblica di banane riguardano le studentesse e gli studenti d’ogni età. Nel giro di poche decine di anni questo paese sarà piombato irrimediabilmente nella più completa scompagine culturale: se spegniamo una centrale elettrica fa buio subito, se invece spegniamo una scuola farà buio tra cinquant’anni.<br />
Il mio appello è dunque e semplicemente questo: spegnete i video di stato e tornate per le strade: bussate alla porta della scuola più vicina che trovate e chiedete che vi sia aperta.</p>
<p><code><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/2eP-JcEXkuU&amp;hl=it&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/2eP-JcEXkuU&amp;hl=it&amp;fs=1" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></code></p>
<p>*<em>Le virgolette danno ragione di un dubbio che mi si impone quando considero la legittimità degli atti di un Parlamento eletto grazie a un sistema che è stato usato malgrado fosse sottoposto alla verifica referendaria.</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/12/disequazioni-e-scuola-l%e2%80%99ultimo-appello/">Disequazioni e scuola: l’ultimo appello</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Lo &#8220;sciopero dell&#8217;autore&#8221;: Un’iniziativa di dissenso dai governi nazionali e locali di centrodestra</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/12/01/sciopero-dellautore/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 06:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Invitati a leggere nostri testi nell’ambito di una manifestazione patrocinata, tra gli altri, dal Comune di Roma, ci siamo trovati a dover svolgere una riflessione che esorbita dai margini dell’invito e da quelli di una semplice lettura di poesie.<br />
L’attuale condizione storica, per Roma e per l’Italia, rappresenta una soluzione di continuità con il recente passato politico, per altro di già controversa lettura.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/01/sciopero-dellautore/">Lo &#8220;sciopero dell&#8217;autore&#8221;: Un’iniziativa di dissenso dai governi nazionali e locali di centrodestra</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Invitati a leggere nostri testi nell’ambito di una manifestazione patrocinata, tra gli altri, dal Comune di Roma, ci siamo trovati a dover svolgere una riflessione che esorbita dai margini dell’invito e da quelli di una semplice lettura di poesie.<br />
L’attuale condizione storica, per Roma e per l’Italia, rappresenta una soluzione di continuità con il recente passato politico, per altro di già controversa lettura. È la cronaca di questi giorni a evidenziarlo: si assiste a tentativi inquietanti e inequivocabili di compressione della libertà di espressione, del diritto all’istruzione, del pluralismo politico, a un rapido e continuo impoverimento del discorso pubblico. Nonostante il fatto che alcune azioni del governo, a livello nazionale e locale, non costituiscano altro che un’accentuazione in senso negativo di prassi dei precedenti governi, anche di centrosinistra, il momento presente ci appare tuttavia uno snodo cruciale nella storia del nostro Paese, dalle potenzialità profondamente degenerative. D’altro canto, le nuove istanze di protesta e le nuove iniziative di emancipazione in atto oggi nella società italiana ci sembrano da sostenere e da affiancare in ogni modo a noi possibile.<br />
<span id="more-11641"></span><br />
Ci siamo chiesti se non fosse dunque raccomandabile partecipare alla rassegna portando la protesta al suo interno, attraverso una lettura muta, la lettura di testi di «impegno civile» o simili. Abbiamo concordato nel ritenere insufficienti questi mezzi, convinti come siamo che ogni iniziativa culturale pubblica che fa capo alla politica del governo e delle amministrazioni locali (come anche l’industria culturale privata che fa capo al presidente di questo stesso governo) trovi nell’accoglienza di voci dissenzienti e di denuncia – denuncia a cui non è comunque concesso travalicare certi limiti – il principale mezzo di neutralizzazione di ogni dissidenza. Da queste considerazioni, è nata infine la decisione dei cinque firmatari di praticare a partire da oggi uno “sciopero dell’autore”: di non partecipare in qualità di autori a nessuna manifestazione che rechi il patrocinio della coalizione di centrodestra – fino a sostanziali ripensamenti di questa circa il rispetto dei diritti civili costituzionalmente sanciti, in particolare nei campi dell’istruzione e del lavoro; e di non prender parte a manifestazione culturali patrocinate dal centrosinistra, nelle realtà locali in cui esso si renda colpevole di paragonabili guasti.<br />
Dalle medesime considerazioni, nasce anche la decisione di trasformare la nostra decisione in un appello e un invito.</p>
<p>L’appello è rivolto ad autori e interpreti di qualunque campo: architetti, artisti visivi, donne e uomini di spettacolo e di cinema, musicisti, scrittori, saggisti delle più varie discipline, traduttori eccetera; a chiunque ritenga che la propria capacità di produzione intellettuale rappresenti la propria posizione nel mondo. Proponiamo a tutti di entrare con noi in sciopero e dare pubblico segnale di non voler partecipare, astenendosene in misura regolare o intermittente (come nella tradizione dello sciopero a singhiozzo o a scacchiera, e a seconda delle necessità di vita e delle realtà territoriali), a iniziative pubbliche patrocinate da enti nazionali e locali governati da questo centrodestra; né, dove necessiti, a manifestazioni promosse dalle più discutibili fra le amministrazioni locali di centrosinistra.</p>
<p>A tutti gli aderenti rivolgiamo inoltre un invito a muoversi con noi verso la seconda e indispensabile fase di quest’iniziativa. Un invito a individuare, contattare, popolare e rivitalizzare assieme i già esistenti spazi alternativi, pubblici o privati, in cui presentare libri, leggere poesie, fare musica, organizzare mostre o proiezioni ecc.; e a trovarne di nuovi, coordinandoci in una rete nazionale. Una rete che, sotto l’egida dello “sciopero dell’autore”, dovrà saper rappresentare un atteggiamento tutt’altro che aventiniano, ma di rinnovata militanza intellettuale, in chi vorrà aderirvi.</p>
<p><strong>Marco Giovenale<br />
Giulio Marzaioli<br />
Vincenzo Ostuni<br />
Luigi Severi<br />
Michele Zaffarano</strong></p>
<p>Con preghiera di diffusione.<br />
Per aderire, scrivi a scioperodellautore@gmail.com<br />
o adesioni@scioperodellautore.org<br />
www.scioperodellautore.org<br />
<em><br />
[Presentiamo in questa sede un documento elaborato nelle scorse settimane, che nella sua prima redazione ha creato malintesi che non trovavano fondamento nelle intenzioni dei cinque promotori. Questa versione accoglie inoltre preziosi suggerimenti tanto dei primi aderenti quanto di interlocutori che (ancora) non hanno aderito.]</em></p>
<p>Hanno già aderito:</p>
<p>Damiano Abeni<br />
Alessandra Amitrano<br />
Enzo Apicella<br />
Alessandro Baldacci<br />
Gianni Barbacetto<br />
Simone Barillari<br />
Roberto Bartali<br />
Rossella Bernascone<br />
Francesco Brignola<br />
Donatella Brindisi<br />
Marco Capoccetti Boccia<br />
Pietro Cheli<br />
Cristiano de Majo<br />
Alessandra Di Pietro<br />
Beppe Soundoctor Fontana<br />
Gemma Gaetani<br />
Vincenzo Gallico<br />
Mario Gamba<br />
Simone Garzella<br />
Aldo Garzia<br />
Aldo Giannuli<br />
Marco Giovenale<br />
Armando Gnisci<br />
Emiliano Laurenzi<br />
Tommaso Lisa<br />
Andreina Lombardi Bom<br />
Massimiliano Manganelli<br />
Alessandro Mariotti<br />
Francesco Marotta<br />
Giulio Marzaioli<br />
Lucio Monocrom<br />
Alberto Nerazzini<br />
Valentina Nicolì<br />
Matteo Nucci<br />
Vincenzo Ostuni<br />
Maria Carla Ottaiano<br />
Massimiliano Panarari<br />
Melissa Panarello<br />
Nunzia Penelope<br />
Annalisa Picardi<br />
Lorenza Pieri<br />
Luigi Pingitore<br />
Ferruccio Pinotti<br />
Luciana Preden<br />
Alessandro Raveggi<br />
Rita Regoli<br />
Andrea Rényi<br />
Martina Rinaldi<br />
Edoardo Salerno<br />
Luigi Severi<br />
Marco Simonelli<br />
Paola Tavella<br />
Francesca Valente<br />
Francesca Vitale<br />
Michele Zaffarano<br />
Isabella Zani<br />
Paolo Zanotti</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/01/sciopero-dellautore/">Lo &#8220;sciopero dell&#8217;autore&#8221;: Un’iniziativa di dissenso dai governi nazionali e locali di centrodestra</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>La salute è uguale per tutti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/27/la-salute-e-uguale-per-tutti/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Nov 2008 13:42:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>Curare gli indigenti, soprattutto i bambini, è un dovere deontologico per tutti i medici, ma è un imperativo etico per un paese civile.<br />
Non cancelliamo con un decreto un diritto costituzionale </em></p>
<p>…&#8221; chi di questi ti sembra stato il prossimo di colui che fu ferito dai briganti ?&#8221;<br />
Quello rispose &#8220;chi ha avuto compassione e si è preso cura di lui&#8221;<br />
ed Egli disse &#8220;va e fa anche tu lo stesso&#8221; (Vangelo secondo Luca)</p>
<p><strong>Appello promosso dalla Segreteria Provinciale FIMP<br />
( Federazione Italiana Medici Pediatri ) di Modena </strong></p>
<p></p>
<p>L&#8217;art.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/27/la-salute-e-uguale-per-tutti/">La salute è uguale per tutti</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Curare gli indigenti, soprattutto i bambini, è un dovere deontologico per tutti i medici, ma è un imperativo etico per un paese civile.<br />
Non cancelliamo con un decreto un diritto costituzionale </p>
<p>…&#8221; chi di questi ti sembra stato il prossimo di colui che fu ferito dai briganti ?&#8221;<br />
Quello rispose &#8220;chi ha avuto compassione e si è preso cura di lui&#8221;<br />
ed Egli disse &#8220;va e fa anche tu lo stesso&#8221; (Vangelo secondo Luca)</em></p>
<p><strong>Appello promosso dalla Segreteria Provinciale FIMP<br />
( Federazione Italiana Medici Pediatri ) di Modena </strong></p>
<p><span id="more-11588"></span></p>
<p>L&#8217;art. 32 della Costituzione Italiana sancisce come diritto fondamentale dell&#8217;individuo il diritto alla tutela della salute e garantisce agli indigenti il diritto alle cure gratuite, anche nell&#8217;interesse della collettività.</p>
<p>Il DL 286/ 98 all&#8217;art. 35 prevede la gratuità delle cure urgenti ed essenziali anche agli stranieri non iscritti al SSN, privi di permesso di soggiorno, e privi di risorse economiche e non prevede nessuna segnalazione, salvo i casi di obbligatorietà di referto, come per i cittadini italiani. </p>
<p>La Lega Nord &#8211; Padania ha presentato attraverso 5 Senatori un emendamento che prevede l&#8217;abrogazione del comma 5 dell&#8217;art. 35 e abolisce la gratuità della prestazione urgente ed essenziale agli stranieri non iscritti al SSN e privi di risorse economiche, e propone inoltre l&#8217;obbligo per le autorità sanitarie di segnalarli all&#8217;autorità competente.</p>
<p>I Pediatri di libera scelta aderenti alla FIMP ( Federazione Italiana Medici Pediatri ) operanti nel SSN, sottoscrittori di questo appello,<br />
ritengono gravissimo tale emendamento che finirebbe per respingere in sacche di esclusione la popolazione più indigente e ne richiedono il ritiro :<br />
esso non è soltanto la negazione di un diritto costituzionalmente sancito, ma costituisce anche un pericolo per la tutela della salute della collettività, per la mancata cura di patologie anche gravi, con conseguente rischio di diffusione e rappresenta inoltre un pericoloso passo legislativo verso l&#8217;abolizione del diritto alla cura. </p>
<p>Ritengono inoltre che la segnalazione all&#8217;autorità competente di un paziente indigente sia in aperto contrasto con il codice etico ordinistico al quale i medici debbono attenersi e di cui affermano il primato. </p>
<p>Denunciano con preoccupazione che tale emendamento priverà della assistenza sanitaria essenziale migliaia di bambini divenuti &#8220;per Decreto invisibili e senza diritti&#8221; in totale contrasto con la Convezione ONU sui diritti del fanciullo e richiedono che lo Stato Italiano firmatario con<br />
L. 176/91 della Convenzione ONU di New York del 20.11. 1989 sui diritti del fanciullo garantisca ad ogni minore straniero il pieno diritto di usufruire delle prestazioni mediche pediatriche a prescindere dalla regolarità del soggiorno. </p>
<p>Richiedono quindi a tutti i colleghi Pediatri, a tutti i Medici, agli Operatori Sanitari e a tutti i Cittadini Italiani ai quali stanno a cuore i fondamenti dello stato sociale e la solidarietà di sottoscrivere questo appello. </p>
<p><strong>Per firmare <a href="http://appelli.arcoiris.tv/salute/" target="_blank">qui</a></strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/27/la-salute-e-uguale-per-tutti/">La salute è uguale per tutti</a></p>
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		<title>La lezione degli studenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/25/la-lezione-degli-studenti/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/25/la-lezione-degli-studenti/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Oct 2008 06:16:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
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		<category><![CDATA[beppe Sebaste]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://beppesebaste.blogspot.com/">Beppe Sebaste</a></strong></p>
<p>Chi si trovasse in questi giorni nelle scuole e nelle università, occupate e variamente animate dalle proteste di studenti e docenti, incontrerebbe persone che incarnano, in spirito e lettera, la vocazione dello studio e del sapere. Studenti e docenti difendono la dignità e l’autonomia della conoscenza dalla semplificazione, leggi distruzione, di una politica finanziaria cieca al futuro.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/25/la-lezione-degli-studenti/">La lezione degli studenti</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://beppesebaste.blogspot.com/">Beppe Sebaste</a></strong></p>
<p>Chi si trovasse in questi giorni nelle scuole e nelle università, occupate e variamente animate dalle proteste di studenti e docenti, incontrerebbe persone che incarnano, in spirito e lettera, la vocazione dello studio e del sapere. Studenti e docenti difendono la dignità e l’autonomia della conoscenza dalla semplificazione, leggi distruzione, di una politica finanziaria cieca al futuro. Lezioni all’aperto, apertura delle cittadelle accademiche alla città di tutti: chi protesta non ha nulla da nascondere, anzi. Sono privi di ideologia, ma molto consapevoli: “E’ la politica che si è allontanata da noi. Noi facciamo la vera politica”, mi hanno detto. Ma alla notizia che il primo ministro ha minacciato di sgomberare con la polizia, cioè introducendo violenza, le scuole e le università teatro di questa civile protesta e sperimentazione, una studentessa della Sapienza di Roma è allibita: “Vogliono trattarci coma la spazzatura di Napoli”.<span id="more-10081"></span> Pare di sì: cioè non solo non dialogare, non riconoscere i contenuti di una protesta che è difesa dell’istruzione e del diritto allo studio, ma rimuovere il problema, eventualmente nasconderlo, come la famosa spazzatura di Napoli. E non importa che fermenti chissà cosa e chissà quando. Il disprezzo verso la conoscenza e l’istruzione, verso scuole e università, è del tutto congruente a quello verso il clima, l’ambiente, il protocollo di Kyoto, l’ecologia e la salute pubblica. Il nostro primo ministro è un vero punk: a lui del futuro – dei giovani come del pianeta – non importa nulla. Ma scopo primario di questo mio intervento è richiamare una solidarietà attiva e ampia di quanti – soprattutto nel mondo della cultura &#8211; hanno a cuore la posta in gioco di questa protesta che riguarda tutti.</p>
<p>Molti studenti di oggi dichiarano che il loro modello di lotta è la protesta che dilagò in Francia del 2006 contro un disegno di legge che autorizzava per i primi due anni il licenziamento senza motivo dei giovani neo-assunti. Gli studenti vinsero (la legge fu ritirata) grazie all’appoggio del mondo del lavoro e della maggioranza dell’opinione pubblica. A parte che i contenuti della legge 133 (la finanziaria) e della “riforma Gelmini” (che non è altro che un taglio massiccio di fondi) sono molto più gravi (oltre ad aumentare a dismisura disoccupazione e precarizzazione, fanno tabula rasa degli orizzonti e del senso stesso dello studio), chiamo la protesta degli studenti una risposta alla “guerra contro l’intelligenza”, ricordando un appello nato anch’esso in Francia, ma nel 2004. All’epoca, un progetto legislativo del governo Raffarin, dal sapore vagamente berlusconiano, umiliava quelle professioni non valutabili secondo i criteri e gli utili (peraltro errati e miopi) di un’azienda – dalle scuole e università ai laboratori scientifici, dai centri di ricerca alle biblioteche, ma anche gli ospedali psichiatrici, i teatri ecc. Tutti i settori del sapere, della scienza, del legame sociale, produttivi di conoscenza, di coscienza e di dibattito pubblico, insorgevano contro l’anti-intellettualismo di Stato, una politica di impoverimento e precarizzazione di tutti gli spazi considerati come improduttivi a breve termine, inutili o dissidenti. L’appello “contro la guerra all’intelligenza” in pochi giorni fu firmato da migliaia e migliaia di cittadini, compresi i più alti rappresentanti in Francia della cultura e dell’arte.</p>
<p>Nelle parole del filosofo Jacques Derrida, che fu tra i primi ad aderire, per “guerra contro l’intelligenza” si intende “una politica ispirata dal misconoscimento, l’accecamento, perfino dal risentimento, verso tutto ciò che è giudicato, a torto e secondo un cattivo calcolo, improduttivo o addirittura nocivo per gli interessi immediati di un certo mercato liberale: la ricerca fondamentale, l’educazione, le arti, la poesia, la letteratura, la filosofia. Nella sua forma caricaturale, ciò che viene denunciato è un economicismo miope; quelli che ne soffrono sono invece tutti i cittadini, a società civile, lo Stato e anche l’economia”. C’è bisogno di dire che l’Italia di oggi è ben più minacciata della Francia di quattro anni fa?<br />
Contro il presunto neutrale “buon senso” economico, la protesta degli studenti è una lotta per la salvaguardia di tutti quei luoghi in cui la società si pensa, si elabora, si sogna, si inventa, si cura, si giudica, si protegge, e tra i quali non c’è (solo) il Bagaglino, o le discoteche in cui il settantenne primo ministro italiano si mostra in camicia nera e parla di sesso e insonnia con giovani bramosi di successo e intossicati di ricchezza. Osservo di nuovo che l’imbarbarimento di una nazione (di questo si tratta) nasce e si presenta spesso come una politica di semplificazione – che non è proprio una bella parola, e designa una riduzione innaturale della complessità, ossia dell’intelligenza. Si crea e si consolida nella riduzione del linguaggio, del pensiero, della politica, nella neo-lingua pubblicitaria più volte in questi anni denunciata, nello scavalcare il Parlamento e l’etica della discussione. Ma è soprattutto negli spazi lasciati vuoti dalla cultura e dall’educazione che l’autoritarismo “semplice” si insedia e riproduce, svuotando di senso il concetto e la realtà di una Re-pubblica. Il costo umano, sociale e culturale è esorbitante. Le sue conseguenze rischiano di essere irreversibili.</p>
<p><em>pubblicato su &#8220;L&#8217;Unità&#8221;, il 24.10.2008</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/25/la-lezione-degli-studenti/">La lezione degli studenti</a></p>
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		<title>Do you remember Peteano? &#8211; Parte seconda</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/07/08/ombre/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 08:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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di<br />
<strong>Manuela Vittorelli</strong><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/07/06/ombre-rosse-e-nere/">qui</a> la prima parte.</p>
<p><strong>21 marzo 1973, alba.</strong><br />
Dal punto di vista istruttorio, dal 1° agosto all&#8217;8 novembre 1972 è il vuoto assoluto: né interrogatori, né ispezioni, né perquisizioni. L&#8217;8 novembre su ordine dall&#8217;alto l&#8217;autorità inquirente si sposta sulla pista programmaticamente “non politica”, quella della malavita locale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/07/08/ombre/">Do you remember Peteano? &#8211; Parte seconda</a></p>
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di<br />
<strong>Manuela Vittorelli</strong><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/07/06/ombre-rosse-e-nere/">qui</a> la prima parte.</p>
<p><strong>21 marzo 1973, alba.</strong><br />
Dal punto di vista istruttorio, dal 1° agosto all&#8217;8 novembre 1972 è il vuoto assoluto: né interrogatori, né ispezioni, né perquisizioni. L&#8217;8 novembre su ordine dall&#8217;alto l&#8217;autorità inquirente si sposta sulla pista programmaticamente “non politica”, quella della malavita locale. I sei penseranno però sempre di essere sentiti in qualità di testimoni, non di imputati.</p>
<p>Resen subisce un unico interrogatorio (durante il quale gli viene ricordato il suo passato nella destra e proposto di fare l&#8217;infiltrato, lui rifiuta), poi niente fino all&#8217;arresto, anche se in quei mesi si accorge di essere seguito.<br />
Lo vanno a prendere all&#8217;alba del 21 marzo 1973. Davanti alla caserma di via Nazario Sauro un carabiniere lo guarda e dice: “L&#8217;ho visto al Brennero”. Questo perché il capo di imputazione sulla provenienza dell&#8217;esplosivo è incerto e gli inquirenti hanno detto che è stato trovato in Germania: dunque per pararsi le spalle serve qualcuno che dica di aver visto Resen passare la frontiera.<br />
Fuori della caserma c&#8217;è una folla inferocita, giornalisti, fotografi, la televisione, tutti contro i “mostri”. Gridano “assassini”, “pena di morte”, cose così.<br />
Quando lo portano nel carcere di via Barzellini, che sta proprio lì vicino, Resen incrocia una cugina: lei lo riconosce, capisce e scoppia a piangere. Lui le grida “Ma va&#8217; a casa, va&#8217;!”<br />
“Chissà perché l&#8217;ho trattata così”, rimpiangerà poi. “Ero fuori di me”.<br />
<span id="more-6331"></span></p>
<p>Anche a Budicin, che nel frattempo ha perso il lavoro, viene proposto di collaborare. Gli offrono in cambio un passaporto e 30 milioni, ma lui dice che non sa nulla. Gli fanno credere che i complici abbiano fatto il suo nome, che gli conviene parlare.<br />
Gli chiedono come mai cercassero l&#8217;esplosivo a Pieris. “Mah, forse volevano far saltare l&#8217;auto dei Rustja”, ipotizza. Budicin è terrorizzato. Però non fa nomi, non confessa. Il capitano Chirico lo informa bonariamente che l&#8217;unica cosa che può fare è avvisarlo del mandato di cattura, per permettergli di scappare.<br />
Poi passano i mesi. Budicin non scappa. Per ingenuità, per ignoranza o semplicemente perché è innocente: fatto sta che il trucchetto della fuga (che equivarrebbe a una confessione) non funziona.<br />
I carabinieri di Verona vanno a prenderlo alle 5 di mattina del 21 marzo per portarlo a Gorizia. Mentre gli prendono le impronte, un maresciallo gli domanda “Non tremi?”, dato che in quei momenti lì tremano sempre tutti. E lui risponde “No, perché non ho fatto niente”.</p>
<p>Furio Larocca si è sempre dichiarato innocente. Lui non ce l&#8217;aveva con i carabinieri, dice, lui ce l&#8217;aveva con i Fabris e i Rustja. Alle 5 del 21 marzo 1973 si sveglia, apre gli occhi e si vede circondato dai mitra. Sua madre è in lacrime, suo padre ha un grave malore.<br />
Il primo pensiero di Furio è: “Qualcuno ha spaccato la macchina a Rustja o a Fabris”.</p>
<p>Gianni Mezzorana da novembre non è stato più sentito dagli inquirenti: sa che le indagini vanno avanti, ma è tranquillo. La sera del 20 marzo 1973 resta una mezz&#8217;ora a guardare un camion che brucia in una piazzola vicino a casa sua. Poi va a dormire. Alle prime luci dell&#8217;alba si ritrova i carabinieri attorno al letto con i mitra puntati. Lui pensa che abbiano bisogno di una testimonianza per il camion della sera prima. Se lo portano via.</p>
<p>La mattina del 21 marzo 1973, alle 6, i carabinieri vanno a prendere anche Enzo Badin. Lui non sospetta nulla, crede che sia per qualcosa che ha a che fare con il giornale. Del resto non è neanche stato formalmente interrogato, era convinto di seguire l&#8217;inchiesta. Quando legge il proprio nome e cognome sul mandato di cattura, e la parola strage, pensa a un errore. Finisce in cella d&#8217;isolamento.</p>
<p>Ma per primi i carabinieri vanno a prendere la Maria Mezzorana. Sono le 4.40 del mattino, è ancora buio. Lei dice “Andemo, andemo subito a chiarir” e si infila il cappotto. Mentre la portano in caserma e poi in carcere continua a ripetere “I xe mati!”.</p>
<p><strong>Trieste, 1° aprile 1974.</strong><br />
Il processo dovrebbe svolgersi a Gorizia: invece no, viene fissato a poco più di un anno di distanza dall&#8217;arresto dei sei imputati alla corte d&#8217;assise di Trieste, come a Trieste nel marzo del 1973 si è svolto il processo per vilipendio e danneggiamenti contro Larocca e Budicin.<br />
Non mi soffermerò qui sull&#8217;identità politica e sull&#8217;atmosfera reazionaria di Trieste in quegli anni, né sulla magistratura nera. Mi basta osservare che era la sede migliore per un processo che non doveva puntare a destra né avere implicazioni politiche. Ma quale strategia della tensione, quali trame eversive, quale pericolosità del fascismo.<br />
Il processo per la strage di Peteano si apre il 1° aprile 1974.<br />
Nel frattempo la stampa locale e quella nazionale non hanno fatto molto per mettere in discussione la direzione presa dalle indagini. Quando Mingarelli ha annunciato gli arresti, un anno prima, un giornalista ha svelato dettagli sconosciuti ai suoi colleghi avvalorando la tesi dell&#8217;odio e della vendetta in un articolo che non lasciava spazio ai dubbi. Quel giornalista è Giorgio Zicari del Corriere della Sera, lo stesso che aveva sbattuto in prima pagina Valpreda come autore della strage di Piazza Fontana (Zicari nel 1974 ammette in un&#8217;intervista all&#8217;Espresso di aver collaborato con il Sid).<br />
Per quanto riguarda la stampa locale, il giorno prima dell&#8217;apertura del processo il colonnello Mingarelli va in visita ufficiale alle varie sedi dei giornali, Gazzettino, Messaggero veneto e Piccolo: strette di mano, complimenti, cordialità, plauso e incoraggiamenti.<br />
Il processo, benché clamoroso, verrà seguito solo parzialmente dalla stampa nazionale: sono presenti per tutta la durata solo La Stampa e Il Giorno (al cui inviato, Gian Pietro Testa, dobbiamo tutto: è grazie a lui se non c&#8217;è stato un totale isolamento del processo).<br />
Perché i sei di Gorizia non fanno notizia, sono dei poveracci.<br />
Poveracci, sì, ma innocenti.</p>
<p><strong>Il processo.</strong><br />
In un processo che non deve essere politico la battaglia politica comincia subito. In particolare l&#8217;avvocato della difesa Nereo Battello, comunista, imposta il processo su basi del tutto impreviste per i giudici e per la parte civile, attaccando i modi con cui gli inquirenti hanno condotto l&#8217;inchiesta. Accusa Mingarelli di aver sospeso le indagini a destra per ordini giunti dall&#8217;alto, di non avere ascoltato come testimone Giovanni Ventura che aveva dichiarato di immaginare chi fosse il responsabile della strage e lo aveva definito “uno pronto a tutto”.<br />
Battello mette poi in luce gli errori clamorosi commessi durante le indagini.<br />
Per esempio, quando il PM Pascoli contesta a Resen perfino il viaggio ad Amburgo per imbarcarsi, negando che risulti una prenotazione a suo nome, Resen cava di tasca il conto dell&#8217;albergo e lo presenta alla corte.<br />
Per esempio, il proprietario della Cinquecento rubata, Marcello Brescia, viene chiamato a riconoscere in Furio Larocca uno dei giovani che quella sera stavano all&#8217;osteria di via del Brolo. Lui inforca gli occhiali, guarda gli accusati, indica Larocca e dice: “Dovrebbe essere quello là con la barba, ma non è lui”. Ne sono sicuro, aggiunge. Ma come, gli chiedono, perché in fase di istruttoria quando è stato messo a confronto con lui l&#8217;ha riconosciuto? Ma quale confronto, risponde lui, mi hanno solo fatto vedere una fotografia e basta, quello lì io non lo riconosco.<br />
Le testimonianze di volta in volta confermano gli alibi ma soprattutto evidenziano il modo in cui Mingarelli e Chirico hanno condotto le indagini.<br />
Perfino il legale di Larocca, l&#8217;avvocato Pedroni, che è missino e non è certo interessato alla pista nera, osserva: “Riporto i giudizi da voi espressi nel rapporto al magistrato: Gianni Mezzorana: esperto di vetture (non sa guidare la macchina, non ha la patente, è molto miope&#8230;); la sorella Maria: classica figura di istigatrice; Larocca: un violento; Badin: un noto esperto balistico; Budicin: capace di tutto per danaro. Dove avete preso queste informazioni?”<br />
A un certo punto Mingarelli dirà la frase che riassume perfettamente il suo metodo di indagine: “Io sono stato come una scopa che ramazza tutto al buio, poi sceglie”.<br />
Poi Di Biaggio scardina anche la tesi dell&#8217;esplosivo e nega di aver mai parlato di Peteano. Emerge anche come teste poco affidabile: “Io volevo i soldi e la libertà. I carabinieri si erano mostrati condiscendenti”.</p>
<p>Ma la sorpresa maggiore viene con la perquisizione della baracca di via Giustiniani, in zona Montesanto, dove Mezzorana avrebbe tenuto nascosta per cinque giorni la Cinquecento rubata.<br />
Si osserva che la baracca è abbastanza spaziosa per contenere una macchina anche più grande. La porta della baracca è chiusa con un lucchetto. Le chiavi del lucchetto, secondo Mezzorana, ce l&#8217;hanno suo fratello e il signor Nardin. Allora si manda a chiamare il signor Nardin, che ha in uso la baracca insieme al fratello di Mezzorana. E il signor Nardin spiega candidamente che nel maggio del 1972 lì c&#8217;era tanta di quella legna accatastata che non ci si passava nemmeno a piedi, figuriamoci parcheggiarci una macchina. E che le chiavi le aveva solo lui, tanto che il fratello di Mezzorana doveva chiedergliele se voleva accedere alla legnaia.<br />
Questo significa solo una cosa: che là dentro la Cinquecento non c&#8217;è mai stata.<br />
Un giornalista domanda al signor Nardin: “Ma lei non è mai stato interrogato?”<br />
“No”, risponde lui.</p>
<p>Per fare più breve una storia già lunga e complicata.<br />
Il 7 giugno 1974 la corte si ritira in camera di consiglio e vi rimane sette ore. La sentenza: assoluzione per insufficienza di prove. Mentre gli imputati si abbracciano, l&#8217;avvocato Battello (inquisito, denunciato, attaccato personalmente) scoppia a piangere.<br />
Seguirà un&#8217;assoluzione in appello nel 1976, quindi un rinvio a giudizio in cassazione per un nuovo esame nel 1978 e poi la definitiva assoluzione con formula piena nel 1979.<br />
Dopo la conclusione del processo di primo grado per il colonnello Mingarelli giunge la promozione a generale.<br />
Potremmo ancora parlare della successiva denuncia alla corte di cassazione del procuratore Portelli per i reati di abuso e omissione di atti d&#8217;ufficio, falso ideologico e violazione del segreto istruttorio, e dell&#8217;interpellanza di Loris Fortuna in Parlamento. Ma questa è già un&#8217;altra storia, meglio documentata.<br />
Noi adesso vogliamo ricordare i nomi dei colpevoli.</p>
<p><strong>La verità, circa.</strong><br />
“Ecco, allora c’è una precisazione da fare. L’attentato di Peteano non ha le connotazioni della strage. È strage sul piano giuridico. Cioè sulla base degli articoli del codice penale può essere, viene definita strage. Perché il numero dei morti poteva essere indeterminato. Cioè invece di tre carabinieri ne potevo uccidere cinque, sei, sette. Però non è strage, nel senso che l’attentato di Peteano colpisce per la prima e unica volta un apparato militare dello Stato. In un posto solitario, dove viene esclusa la possibilità di colpire i civili e ha una finalizzazione esclusivamente di opposizione al regime, cioè non si colpisce l’apparato militare del regime per dare la possibilità al regime di sfruttare quest’attentato. Ha avuto, come era nelle mie intenzioni, implicazioni politiche pesantissime. Perché anche se sono state sottaciute, negli ultimi anni, di fronte alla Commissione stragi, Francesco Cossiga ha dovuto ammettere che dopo l’attentato di Peteano iniziò il percorso di divaricazione tra l’Arma dei carabinieri e il Sid da un lato, e la destra dall’altro. Cioè l’arma dei carabinieri pur tacendo, occultando le prove, depistando le indagini, insieme ad altri apparati dello Stato (Ministero dell’interno, Guardia di Finanza) prese atto che dall’estrema destra gli era venuto un attacco di quella gravità. E cominciò a prendere le distanze, a staccare dall’estrema destra. Quindi a definire l’attentato di Peteano una strage si confondono un po’ le idee alle persone nel senso addirittura di far credere che l’attentato di Peteano avesse le stesse finalità della strage di Piazza Fontana, della strage di Bologna, della strage dell’Italicus. Esattamente l’opposto”.<br />
Vincenzo Vinciguerra, Carcere di Opera, 8 luglio 2000</p>
<p>La verità si sa solo dodici anni dopo l&#8217;eccidio, e solo grazie a una spontanea assunzione di responsabilità: nel 1984 Vincenzo Vinciguerra, militante di Ordine Nuovo latitante dal 1974 (prima in Spagna, dove aderisce ad Avanguardia Nazionale, e poi in Argentina), parla.<br />
Vinciguerra si è costituito nel 1979, motivando il suo gesto con la volontà di non compromettere con la latitanza la sua dignità di militante rivoluzionario. Al momento della confessione Vinciguerra si trova in carcere per il tentato dirottamento all&#8217;aeroporto di Ronchi dei Legionari dell&#8217;ottobre 1972, che si era concluso con la morte dell&#8217;ex-paracadutista Boccaccio e la fuga di Cicuttini.</p>
<p>Dice Vinciguerra: “Mi assumo la responsabilità piena, completa e totale dell&#8217;ideazione, dell&#8217;organizzazione e dell&#8217;esecuzione materiale dell&#8217;attentato di Peteano, che si inquadra in una logica di rottura con la strategia che veniva allora seguita da forze che ritenevo rivoluzionarie, cosiddette di destra, e che invece seguivano una strategia dettata da centri di potere nazionali e internazionali collocati ai vertici dello stato [...] Il fine politico che attraverso le stragi si è tentato di raggiungere è molto chiaro: attraverso gravi provocazioni innescare una risposta popolare di rabbia da utilizzare poi per una successiva repressione. In ultima analisi il fine massimo era quello di giungere alla promulgazione di leggi eccezionali o alla dichiarazione dello stato di emergenza. In tal modo si sarebbe realizzata quell&#8217;operazione di rafforzamento del potere che di volta in volta sentiva vacillare il proprio dominio. Il tutto, ovviamente inserito in un contesto internazionale nel quadro dell&#8217;inserimento italiano nel sistema delle alleanze occidentali”.</p>
<p>Dunque Vinciguerra si assume la responsabilità per “fare chiarezza”, avendo capito che tutte le precedenti azioni dell&#8217;estremismo di destra, incluse le stragi, in realtà erano state manovrate da quello stesso regime che si proponeva di attaccare. L&#8217;attentato, nelle sue intenzioni, doveva essere un atto rivoluzionario: un&#8217;azione di guerra esplicitamente rivolta contro lo Stato, impersonato dai Carabinieri, e non contro una folla indiscriminata.<br />
La confessione gli costa la condanna all&#8217;ergastolo. Solo quando la condanna passa in giudicato e non c&#8217;è più la possibilità di ricevere benefici in cambio di rivelazioni, collabora. Così la magistratura ricostruisce l&#8217;attività di Ordine Nuovo a Udine, guidata da Vinciguerra insieme al fratello gemello Gaetano (pare che perfino Freda parlasse compiaciuto di questo gruppo di “giovani decisi, disposti a tutto”).<br />
Ma a Peteano Vinciguerra non ha agito da solo.</p>
<p>Nel frattempo il fascicolo su Peteano è finito nelle mani del giudice Felice Casson, che ha cominciato a far luce su una trama complessa di depistaggi e omertà. C&#8217;è da dire che molti sapevano, e molti avevano paura di esporsi. Per esempio già nel giugno del 1972 un funzionario della prefettura di Trieste aveva inviato agli inquirenti alcune lettere anonime, nelle quali descriveva gli attentatori.<br />
All&#8217;inizio degli anni Ottanta Casson collega il dirottamento di Ronchi alla strage di Peteano e individua i tre responsabili: Boccaccio, Vinciguerra e Cicuttini. Quando partono i mandati di cattura, nel 1982, Vinciguerra è già in carcere (ma non ha ancora parlato). Cicuttini invece è latitante a Madrid, dove ha sposato la figlia di un generale franchista.<br />
Casson riesce a dimostrare con una perizia fonica che il telefonista di Peteano è Cicuttini. Inoltre rinvia a giudizio per favoreggiamento aggravato Giorgio Almirante (che uscirà dal processo per amnistia): una serie di documenti bancari dimostra che Almirante ha finanziato Cicuttini in Spagna, fornendogli circa 34.000 dollari perché si operasse alle corde vocali.<br />
Finalmente, dopo 26 anni di latitanza, Cicuttini cade in una trappola (non c&#8217;è stato verso di ottenerne l&#8217;estradizione, neanche con la condanna all&#8217;ergastolo): i magistrati italiani gli fanno offrire un lavoro a Tolosa e lui ci casca. I francesi lo arrestano, viene estradato, finisce in carcere.<br />
A quel punto Cicuttini chiede di poter scontare la condanna in Spagna, essendo ormai cittadino spagnolo. Nel febbraio del 2001 il ministro della Giustizia Fassino risponde di no. Per forza, lo stragista sarebbe subito scarcerato.<br />
Nell&#8217;ottobre del 2002 il nuovo ministro, Castelli, trasmette alla procura generale di Venezia la richiesta di promuovere il procedimento per accontentare Cicuttini “esprimendo parere positivo al trasferimento in Spagna”. I giudici veneziani rispondono di no. La difesa di Cicuttini fa ricorso in cassazione, il Guardasigilli conferma il parere positivo.<br />
E la Cassazione, sesta sezione penale, con la sentenza 1729, risponde nuovamente di no. Equivarrebbe alla concessione della grazia, dice.<br />
In quel momento Cicuttini ha scontato circa 600 giorni di carcere per ogni carabiniere ucciso.<br />
In questo momento, invece, quel ministro della giustizia è sottosegretario alle infrastrutture.</p>
<p>Dunque, la verità, circa, sull&#8217;esecuzione materiale: i tre rubano la Cinquecento il 26 maggio, tolgono la ruota di scorta e piazzano all&#8217;interno del bagagliaio da 5 a 8 chili di candelotti di esplosivo presi in un paio di cave del nordest. Collegano un meccanismo a strappo al sistema di apertura del cofano e la macchina venne portata la sera stessa sul luogo dell&#8217;imboscata. Per renderla &#8216;sospetta&#8217; sparano con una pistola automatica calibro 22 due colpi sul parabrezza. La pistola è di Cicuttini (verrà trovata accanto al corpo di Boccaccio dopo il fallito dirottamento, ma non se ne farà nulla).<br />
Poi: “Senta, vorrei dirle che la xe una machina che la ga due busi sul parabrezza. La xe una cinquecento bianca, vizin la ferovia, sula strada per Savogna”. Altro che Mezzorana o Badin, quella è la voce di Cicuttini.</p>
<p><strong>Un&#8217;altra storia.</strong><br />
I dubbi non sono tutti chiariti. Per esempio, come mai l&#8217;attentato nelle dichiarazioni di Vinciguerra è un attacco allo stato eppure lo stato fa di tutto per coprire e depistare?<br />
Come ha scritto il senatore Pellegrino nella sua relazione della Commissione Stragi: “può ritenersi un fatto storico accertato […] l&#8217;illecita copertura attribuita agli estremisti di destra da parte di alti ufficiali dell&#8217;Arma dei Carabinieri, tra questi il col. Mingarelli, condannato dalla Corte di Assise di Venezia per falso materiale ed ideologico e per soppressione di prove, con decisione confermata dalla Cassazione nel maggio 1992” , così come “certo, o almeno estremamente probabile, deve ritenersi altresì che altro settore degli apparati, e cioè il SID (Servizio Informazioni Difesa), conoscesse l&#8217;identità dei colpevoli fin dal 1972”.<br />
Una spiegazione sembra offrirla la scoperta della struttura di Gladio, emersa proprio durante le indagini del giudice Casson sulla strage di Peteano. La vicenda giudiziaria si chiude nel 1987 con la condanna all&#8217;ergastolo di Vinciguerra e Cicuttini quali esecutori materiali della strage. Ma da dove provenivano le armi? L&#8217;esplosivo veniva da quella cava di Aurisina scoperta pochi mesi prima dell&#8217;attentato e che poi è stata identificata come uno dei nascondigli di Gladio, provenienza secondo Casson anche degli accenditori a strappo usati per innescare l&#8217;autobomba? I depistaggi servivano a impedire che venisse alla luce la struttura segreta, che non a caso aveva complesse ramificazioni proprio qui a nordest, la zona più esposta alla minaccia comunista?<br />
Sono molto interessanti anche altre dichiarazioni di Vinciguerra, che si è autodenunciato per esporre chi tirava i fili, e che critica Casson per essersi fermato al livello basso dei carabinieri. I carabinieri, per Vinciguerra, nella strage di Peteano hanno svolto due ruoli: uno di copertura e uno di depistaggio. Di copertura, perché in quegli anni la politica del governo era usare i neri per colpire i rossi. Di depistaggio, perché quando hanno saputo, qualche giorno dopo, che l&#8217;attentatore era lui hanno usato il deposito di Aurisina tentando di accreditare un collegamento che non c&#8217;era: perché col Nasco di Aurisina hanno fatto saltare Gladio (e Gladio era un elemento che sfuggiva al controllo dell&#8217;Arma).<br />
Questa la versione di Vinciguerra: il Ministero degli interni e la polizia di stato hanno dato l&#8217;ordine di disinteressarsi di Peteano. Sono state fatte sparire le prove, le lettere anonime che descrivevano assai bene gli attentatori. I Servizi segreti, Miceli e il Sid a loro volta hanno lavorato per il depistaggio e per la sparizione delle prove. E infine, la Guardia di Finanza: l&#8217;ufficio &#8220;I&#8221; aveva come informatore un fascista che a sua volta, dopo l&#8217;attentato, è andato a raccontare che i responsabili erano Vinciguerra e Cicuttini, nomi e cognomi.<br />
Vinciguerra fa un&#8217;altra rivelazione interessante: tra il 1971 e il 1972 per ben tre volte Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi gli chiedono di assassinare Mariano Rumor, presidente del consiglio al tempo della strage di piazza Fontana. Guarda caso le tre richieste coincidono rispettivamente con la scarcerazione e l&#8217;arresto di Freda e l&#8217;imminente arresto di Rauti. Dunque c&#8217;è un collegamento tra questo piano e piazza Fontana: si voleva eliminare un personaggio politico compromesso con la strage, dice Vinciguerra, che intuisce un legame ad altissimo livello tra Polizia, Ministero degli interni, apparati di sicurezza e Ordine Nuovo.</p>
<p><strong>Ma anche questa è già un&#8217;altra storia.</strong><br />
Qui volevo parlare dei sei di Gorizia, di una strage anomala, dell&#8217;embolo del nordest, di una strada che io cerco di fare il più possibile (perché è molto bella) e Paolo fa ogni mattina (perché va al lavoro). Raccontare di frasche, campi di calcio, viottoli, legnaie, piste da ballo, trattorie con gioco di bocce e tiro al piccione, ristoranti. Di carrozzieri, meccanici, spiantati, muloni, pescatori, operai, imbianchini, donne con tanti fidanzati. Di partite di calcio sul primo e di film sul secondo.<br />
Di una scritta sul muro di viale Virgilio, “Mariano Rumor boia”, di me che chiedo ad Antonia “Ma nonna, chi è Mariano Rumor?”, di lei che risponde tranquilla, soprappensiero, “forse un delinquente”.<br />
E come facesse a saperlo non l&#8217;ho mai capito.</p>
<p>I sei di Gorizia si sono fatti 15 mesi di carcere, di cui due di isolamento. Poi c&#8217;è chi ha tirato avanti, chi ha ripreso a lavorare e ha fatto una vita tranquilla, chi ne è stato segnato, chi non ne può più di essere indicato come un piccolo delinquente comune ogni volta che si commemora la strage.<br />
Alla Maria le questioni di cuore hanno dato sempre del filo da torcere. Un giorno ha dato appuntamento a due morosi sul ponte sull&#8217;Isonzo e uno dei due è finito di sotto. Adesso a Gorizia ci si ricorda di questo donnino biondo soprattutto per questo.<br />
Romano è diventato uno chef famoso e bravissimo.</p>
<p><em>Nota dell&#8217;autrice</em></p>
<p>Questo post deve tutto al libro di <strong>Gian Pietro Testa</strong>, <a href="http://www.mieilibri.it/Storia/Strage-di-Peteano-La_1258.html">La strage di Peteano</a>, Torino, Einaudi, 1976, e qualcosa ai ricordi della mia famiglia.</p>
<p><strong>Altro materiale prezioso</strong>:<br />
Aa.Vv., La strategia delle stragi dalla sentenza della Corte d&#8217;Assise di Venezia per la strage di Peteano, Roma, Editori Riuniti, 1989<br />
Mammarella Giuseppe, L&#8217;Italia contemporanea (1943-1998), Bologna, Il Mulino, 1998 (Nuova edizione de G.Mammarella, L&#8217;Italia dalla caduta del fascismo a oggi, Bologna, Il Mulino, 1974) Mestre, 5 maggio 1987, La strage di Peteano, processo (file audio della durata di circa 6 ore)<br />
Pellegrino Giovanni-Sestieri Claudio-Fasanella Giovanni, Segreto di Stato. La verità da Gladio al caso Moro, Torino, Einaudi, 2000<br />
Relazione della Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi (documento .pdf di 584 pagine)<br />
Testa Gian Pietro, Le stragi nere, Roma, Avvenimenti, 1992 </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/07/08/ombre/">Do you remember Peteano? &#8211; Parte seconda</a></p>
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		<title>Appello in difesa del popolo e della cultura rom</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 04:40:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
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		<category><![CDATA[Libera università delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[popolo rom]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In un ciclo di lezioni aperte alla <strong>Libera Università delle Donne</strong> di Milano, che si è svolto nei mesi scorsi, abbiamo potuto conoscere la cultura e la storia del popolo rom; ne abbiamo incontrato alcune esponenti e studiose: <strong>Dijana Pavlovic</strong>, <strong>Jovica Jovic</strong>, <strong>Emanuela Miconi</strong>, <strong>Anna Rota</strong>; sappiamo dello sterminio che hanno subito durante il nazismo e il fascismo e per il quale non hanno mai avuto nè risarcimenti nè alcun riconoscimento.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/04/appello-in-difesa-del-popolo-e-della-cultura-rom/">Appello in difesa del popolo e della cultura rom</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un ciclo di lezioni aperte alla <strong>Libera Università delle Donne</strong> di Milano, che si è svolto nei mesi scorsi, abbiamo potuto conoscere la cultura e la storia del popolo rom; ne abbiamo incontrato alcune esponenti e studiose: <strong>Dijana Pavlovic</strong>, <strong>Jovica Jovic</strong>, <strong>Emanuela Miconi</strong>, <strong>Anna Rota</strong>; sappiamo dello sterminio che hanno subito durante il nazismo e il fascismo e per il quale non hanno mai avuto nè risarcimenti nè alcun riconoscimento. Oggi contro di loro nuovamente si stanno realizzando forme di persecuzione etnica, che ci sgomentano e ci tolgono ogni sicurezza. </p>
<p>Vi chiediamo di firmare questo appello<br />
<strong>Libera Università delle Donne</strong></p>
<p>L&#8217;adesione può essere effettuata sia come singol* sia come associazioni inviando una e-mail a <strong>universitadonne@tiscali.it</strong></p>
<p>(Continua <a href="http://www.universitadelledonne.it/">qui</a>)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/04/appello-in-difesa-del-popolo-e-della-cultura-rom/">Appello in difesa del popolo e della cultura rom</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Appello all’OSCE</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Mar 2008 07:34:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Pagliaro]]></category>
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		<category><![CDATA[Nicolo La Rocca]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><br />
una segnalazione <strong>preoccupata</strong></p>
<p>Quando leggo <a href="http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/politica/verso-elezioni-13/arrestati-presidenti-di-seggi/arrestati-presidenti-di-seggi.html">queste </a>notizie penso che i miei amici che dovranno votare in alcune regioni d&#8217;Italia &#8211; tipo appunto la Sicilia &#8211; non stanno affatto esagerando, disfattisti, quando lanciano un appello come <a href="http://www.cabaretbisanzio.com/2008/03/23/appello-allosce/">questo</a>, firmato da <a href="http://www.xantology.com/">Antonio Pagliaro</a>.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/29/appello-all%e2%80%99osce/">Appello all’OSCE</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/schede2.jpg' alt='schede2.jpg' /><br />
una segnalazione <strong>preoccupata</strong></p>
<p>Quando leggo <a href="http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/politica/verso-elezioni-13/arrestati-presidenti-di-seggi/arrestati-presidenti-di-seggi.html">queste </a>notizie penso che i miei amici che dovranno votare in alcune regioni d&#8217;Italia &#8211; tipo appunto la Sicilia &#8211; non stanno affatto esagerando, disfattisti, quando lanciano un appello come <a href="http://www.cabaretbisanzio.com/2008/03/23/appello-allosce/">questo</a>, firmato da <a href="http://www.xantology.com/">Antonio Pagliaro</a>.<br />
(Ringrazio <a href="http://ilpresepediplastica.wordpress.com/">Nicolò La Rocca</a> che me l&#8217;ha segnalato).</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/29/appello-all%e2%80%99osce/">Appello all’OSCE</a></p>
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		<title>Dossier: Israele paese ospite della Fiera del libro di Torino</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 00:03:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Benny Ziffer]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Il post, cui seguiranno altri nei giorni a venire, nasce dalla felice collaborazione partita da <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/13/ancora-sulla-fiera-del-libro-di-torino/">qui</a> tra redattori di NI ed alcuni commentatori intervenuti a proposito dell&#8217;<a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/06/nel-nome-della-letteratura/">appello al boicottaggio</a> della Fiera del Libro di Torino.</p>
<p><strong>Polemica sulla presenza d’Israele al Salon du Livre di Parigi : intervista in esclusiva con Benny Ziffer.[01/03/08]</strong></p>
<p><em>a cura di Frédéric Martel, traduzione di Francesco Forlani</em></p>
<p><strong>Scrittore, giornalista, blogger, Benny Ziffer è redattore capo del supplemento letterario del più importante quotidiano israelita, Haaretz.</strong>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/">Dossier: Israele paese ospite della Fiera del libro di Torino</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/530523domenicacorrmole.jpg" alt="530523domenicacorrmole.jpg" /></p>
<p>Il post, cui seguiranno altri nei giorni a venire, nasce dalla felice collaborazione partita da <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/13/ancora-sulla-fiera-del-libro-di-torino/">qui</a> tra redattori di NI ed alcuni commentatori intervenuti a proposito dell&#8217;<a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/06/nel-nome-della-letteratura/">appello al boicottaggio</a> della Fiera del Libro di Torino.</p>
<p><strong>Polemica sulla presenza d’Israele al Salon du Livre di Parigi : intervista in esclusiva con Benny Ziffer.[01/03/08]</strong></p>
<p><em>a cura di Frédéric Martel, traduzione di Francesco Forlani</em></p>
<p><strong>Scrittore, giornalista, blogger, Benny Ziffer è redattore capo del supplemento letterario del più importante quotidiano israelita, Haaretz. E’ promotore dell’appello al boicottaggio degli scrittori israeliani al Salon du Livre di Parigi che apre le porte venerdì prossimo (scorso, ndt.)<br />
In esclusiva per <a href="http://www.nonfiction.fr">Nonfiction.fr</a>, ci spiega</strong>:</p>
<p>nonfiction.fr: Come si definirebbe ? Scrittore, redattore capo del più autorevole supplemento letterario israeliano quello di Haaretz, blogger, commentatore della vita dei libri? Allora qual è il suo mestiere?<br />
<span id="more-5534"></span></p>
<p>Benny Ziffer : E’ tutte queste cose e niente di tutto ciò. Sono, in effetti, l’autore di tre romanzi nonostante abbia cominciato a scrivere tardi; ma il titolo di scrittore mi mette un po’ a disagio perché scrittore in ebraico, nel suo significato originario significa « cronista del re », in senso biblico. Ed io non voglio essere il servo di nessun re né di nessun potere politico, preferisco essere definito come il responsabile delle pagine culturali di Haaretz proprio perché il grande pubblico ignora cosa sia questa funzione. Quando mi presento come tale mi chiedono: &#8220;Ma qual è il suo vero mestiere ?&#8221; il che mi fa sorridere.</p>
<p>nonfiction.fr: Qual è allora il suo vero mestiere?</p>
<p>Benny Ziffer : (ride). Ho un <a href="http://www.haaretz.co.il/hasite/pages/ShArtPE.jhtml?itemNo=652024&amp;contrassID=2">blog</a> che ha una popolarità inspiegabile nel mio paese, in Israele. Ma posso andarne fiero? Si tratta per me piuttosto di un passatempo. Sono un critico letterario? Detesto i critici letterari: li trovo spesso pomposi. Si prendono molto sul serio. Allora chi sono io? Mi piace indossare tutte queste maschere a condizione di poterle togliere.</p>
<p>nonfiction.fr: In quali circostanze è stato spinto a dirigere questo prestigioso supplemento letterario ?</p>
<p>Benny Ziffer : Quasi vent’anni fa. Tradizionalmente, il supplemento è stato diretto da letterati e uomini di cultura dell’Europa dell’est, soprattutto da russi . Penso che mi abbiano scelto perché d’origine turca e austriaca, francofilo e germanofilo. E anche perché critico nei confronti della letteratura locale ed è l’immagine che ha Haaretz in generale presso il pubblico con il supplemento letterario in particolare : un’immagine un po’ elitista e allo stesso tempo critica verso le pretese della giovane letteratura israeliana. Il supplemento è sempre stato, e anch’io, innanzitutto interessato ai grandi autori della letteratura mondiale.</p>
<p>nonfiction.fr : Il supplemento letterario d&#8217;Haaretz è un’istituzione antica e singolare. Ce ne dà una definizione ?</p>
<p>Benny Ziffer : E’ un supplemento letterario che ha una storia appassionante . E’ nato prima ancora del quotidiano, in modo indipendente nel 1918, al Cairo ed è un anno dopo che è stato creato il quotidiano. Il supplemento gode di uno statuto speciale: è come se fosse la perla di cui il giornale è la conchiglia.</p>
<p>nonfiction.fr : La lingua- l’ebraico- vi occupa un posto centrale?</p>
<p>Benny Ziffer: Per quel che riguarda lingua, la peculiarità di Haaretz è di difendere l’ebraico letterario e il giornale è dunque la culla d’innumerevoli parole che formano il nuovo vocabolario ebraico. Un gran numero di parole in ebraico sono state inventate o diffuse su Haaretz. Per esempio &#8220;Shoah&#8221;è stata usata per la prima volta su Haaretz per indicare l’olocausto. Ma molti altri termini, spesso più popolari, sono nati sulle pagine di questo giornale. Esiste a proposito un dizionario che riprende tutti i termini inventati da Haaretz, e particolarmente dal mio predecessore, il vecchio responsabile del supplemento letterario.</p>
<p>nonfiction.fr : Vi si pubblicano anche poesie.</p>
<p>Benny Ziffer : Al contrario dei supplementi francesi, seguiamo la tradizione tedesca del feuilleton che consiste nel pubblicare oltre alle critiche propriamente dette, dei testi originali, opere letterarie e saggi che non abbiano per forza una relazione con l’attualità letteraria. Un po’ come nel New Yorker, per esempio. Questo fa parte del nostro progetto linguistico di diffondere questi testi ed è per questo che abbiamo anche un concorso di racconti ogni anno.</p>
<p>nonfiction.fr :Il supplemento si considera come un riflesso della letteratura israeliana?</p>
<p>Benny Ziffer : Il supplemento non è per niente il riflesso della letteratura israeliana, nei cui confronti siamo spesso molto critici. L’idea è di presentare un’alternativa a questa letteratura.</p>
<p>nonfiction.fr : Cosa significa?</p>
<p>Benny Ziffer :La letteratura israeliana attuale non mi sembra sempre molto convincente : manca d’invenzione, è in ritardo sulla forma e sulla tecnica stilistica. E’ forse la ragione per cui ha tanto successo in Europa, e in particolar modo al Salon du Livre in Francia ! Perché è talmente datata, e in ritardo, che dà l’impressione d’essere esotica. In Francia la letteratura israeliana piace per nostalgia! Quasi come se fosse una letteratura del Terzo Mondo…</p>
<p>nonfiction.fr : E’ severo con gli scrittori del suo paese…</p>
<p>Benny Ziffer: Ma è così! Certo, ci sono delle eccezioni. Innanzitutto ci sono i grandi autori canonici, David Grossman, Amos Oz che fanno pienamente parte del nostro patrimonio. E poi qualche giovane autore inventivo.</p>
<p>nonfiction.fr : Per esempio ?</p>
<p>Benny Ziffer : Per esempio, la poetessa Agi Mishol. Per me il più grande scrittore israeliano dei nostri tempi è Yehoshua Kenaz. Mi piace molto anche Yéhuda Koren o ancora Yitzhak Laor, che è una sorta di Céline israeliano.</p>
<p>nonfiction.fr : La letteratura israeliana si distingue da quella della diaspora ? Ci sono legami tra le due? Per esempio Yehuda Amichaï ha scritto poesie in omaggio a Paul Celan.</p>
<p>Benny Ziffer : Dagli anni sessanta, la letteratura israeliana si è completamente distaccata dal suo passato ebraico e si è allontanata dalla diaspora. Questa ricca cultura ebrea era essenzialmente religiosa e per questa stessa ragione, ma anche a causa della lingua, non può più stabilire una relazione con il lettore moderno. L’ebraico è paradossalmente una barriera supplementare: a causa della sua evoluzione rapida, è molto difficile comprendere un testo in ebraico del XIXesimo o perfino della prima metà del XXesimo secolo per un israeliano d’oggi. E’ un po’ come il vostro vecchio francese. Per esempio il nostro premio Nobel, Agnon, è purtroppo diventato quasi illeggibile per gli israeliani.</p>
<p>nonfiction.fr : La letteratura israeliana, proprio come Israele, è contemporaneamente giovane e millenaria. Come si inserisce rispetto alla sua eredità, quella della lingua ebraica – lingua della Bibbia- ma anche di tutti i grandi romanzieri ebrei: Franz Kafka, Albert Cohen&#8230; ?</p>
<p>Benny Ziffer : Bisogna dire due cose. La prima, è che contrariamente alla letteratura della diaspora la Bibbia è comprensibile perché è in ebraico puro. C’è dunque un rapporto diretto tra la Bibbia e la letteratura israeliana d’oggi, al di là della letteratura ebraica della diaspora. Poi, la letteratura israeliana è stata molto influenzata da alcuni autori, per la maggior parte tedeschi, come Kafka, non perché ebrei ma solo grandi scrittori.</p>
<p>Nonfiction.fr: E’ una letteratura in piena « rinascita »? Conta numerosi nuovi autori, un dinamismo, delle nuove espressioni ? Pensa che in Francia ci limitiamo a citarne solo i grandi autori, come Amos Oz o David Grossman?</p>
<p>Benny Ziffer : E’ una letteratura in eterna rinascita perché in qualche modo porta-parola di una lingua in rinascita. Generalmente gli scrittori sono quelli che contribuiscono allo sviluppo della lingua e delle parole e sono un rifugio contro i danni della cultura di massa, com’è noto, americana, che ha molta presa in Israele. L’ebraico non letterario, quello che le persone parlano nella loro vita, diventa sempre più una lingua americanizzata ; il ruolo degli scrittori mi sembra essere quello di andare contro un tale movimento laddove ai miei occhi dovrebbero difendere la lingua. Ma ahimè! Non lo fanno. Al contrario, vogliono accompagnare l&#8217;imbastardimento della lingua la sua americanizzazione. La generazione degli anni ‘60 &#8211; Amos Oz, Abraham Yehoshua- , era molto cosciente del suo ruolo nel proteggere la lingua mentre la giovane generazione di scrittori contribuisce al suo impoverimento.</p>
<p>nonfiction.fr : Quali sono i temi che vi sono trattati ? Nascita e divenire dello Stato d’Israele ?</p>
<p>Benny Ziffer : Per molto tempo la letteratura israeliana si è ritrovata, si è costituita intorno alla nascita dello Stato d’Israele e intorno al grande romanzo nazionale. Ma la particolarità della giovanissima letteratura israeliana è al contrario il suo rigetto del nazionalismo, il rifiuto di costruirsi intorno a questa storia.</p>
<p>nonfiction.fr : E’un male ?</p>
<p>Benny Ziffer : No, ma i nostri giovani autori sono caduti nell’eccesso inverso : con il culto dei temi non politici, s’interessano solo vita quotidiana, spesso urbana e ai loro piccoli problemi personali.</p>
<p>nonfiction.fr : Il che la rende molto egocentrica?</p>
<p>Benny Ziffer : E molto mediocre. E’ come se tutti quanti facessero della Christine Angot (equivalente in Italia di una cosa a metà tra Susanna Tamaro e Isabella Santacroce,ndt) !</p>
<p>nonfiction.fr : Agli scrittori israeliani preferisce gli scrittori ebrei americani ? Philip Roth?</p>
<p>Benny Ziffer : Sono molto colpito dal fatto che non ci sia nessun rapporto tra la letteratura ebraica americana e la letteratura israeliana. Ma è vero che è una letteratura di altissima qualità, Saul Bellow o J. D. Salinger (benché non sia “ebreo” nella sua scrittura) sono tra i miei autori preferiti.</p>
<p>nonfiction.fr : Pensa che una migliore conoscenza della letteratura israeliana potrebbe favorire uno sguardo meno caricaturale su Israele, superando gli antagonismi facili e riduttori tra pro israeliani e pro palestinesi? Un libro come Una storia d’amore e di tenebre di Amos Oz offre uno sguardo molto sfumato sulla nascita d’Israele, sottolineando allo stesso tempo la sua legittimità, il suo diritto ad esistere ma anche le sue erranze?</p>
<p>Benny Ziffer : No. Al contrario. Credo che la letteratura israeliana giochi un gioco un po’ perverso con i suoi lettori all’estero.</p>
<p>nonfiction.fr : Ovvero?</p>
<p>Benny Ziffer : In fondo, la letteratura israeliana interessa solo ai lettori stranieri. E’ un successo da curiosità. Il lettore non cerca in questa letteratura delle innovazioni di stile o di lingua : vi cerca l’attualità israeliana. Di fatto, cerca il giornalismo nella letteratura. Gli scrittori israeliani rispondono spesso a questa domanda con un’esagerazione della realtà del paese. Esiste per esempio tutto un filone che racconta la vita delle donne religiose oppure che descrive l’atmosfera all’interno dello Tsahal, l’esercito israeliano, con la solidarietà tra gli uomini, la virilità. E’ molto opportunista. Piace in Francia e negli Stati Uniti. Ma non si fa della buona letteratura volendo piacere ai lettori.</p>
<p>nonfiction.fr : Oltre alla letteratura, c’è una vitalità dei saggi nel campo delle scienze umane , della non finzione in generale (filosofia, storia, sociologia…)? Quali sono i domini di ricerca privilegiati? Le prospettive d’analisi?</p>
<p>Benny Ziffer : Penso che ci sia un impoverimento significativo della vita intellettuale israeliana, la qual cosa si nota nella mancanza di discussione sulle idee e sullo scarso numero di saggi interessanti. Certo c’è il dibattito intorno ai “nuovi storici”, ma mi sembra passato di moda. Mi pare che tutto questo sia il segno della disperazione della sinistra intellettuale israeliana, dopo la seconda Intifada.</p>
<p>nonfiction.fr : Intende la seconda, visto che ora si parla già di una terza Intifada ?</p>
<p>Benny Ziffer : E’ questo che mi piace nella lingua francese, il gioco e la sottigliezza con le parole, come « seconde » (e ultima, ndt) e &#8220;deuxième&#8221;(cui segue una terza, una quarta…). Una tale differenza esiste del resto anche in ebraico, ma in tutto saremo sì e no una decina di persone a saperlo&#8230;</p>
<p>nonfiction.fr : Qual è il posto degli autori, presenti e passati, nella società israeliana? Ci sono delle figure “tutelari”, un po’ come Victor Hugo in Francia, e al contrario degli autori dissidenti, critici? La letteratura- ma anche i saggi- hanno un ruolo nelle prese di posizione politiche d’Israele? Se sì, quali?</p>
<p>Benny Ziffer :Viviamo in una società che ha bisogno di un profeta e in Israele sono i militari e gli scrittori che giocano questo ruolo. Da noi, sono Amos Oz, Abraham Yehoshua, David Grossman, che sono figure politiche oltre alle loro opere letterarie. Ma questi autori sono oggi stanchi e non c’è nessuno che possa permettere un passaggio di testimone. Ed ecco che come figure tutelari sono rimasti solo i militari!</p>
<p>nonfiction.fr : Qual è il posto accordato in Haaretz alla letteratura degli “arabi israeliani”? Li trattate come autori israeliani in tutto e per tutto?</p>
<p>Benny Ziffer : Sì. Faccio di tutto per incoraggiare i giovani arabi israeliani di lingua ebraica a scrivere e cerco di pubblicarli nel supplemento di Haaretz. Allo stesso tempo, ci sono anche numerosi arabi israeliani che pubblicano in arabo, e con cui non abbiamo sfortunatamente quasi alcun contatto . Siccome la traduzione dall’arabo verso l’ebraico è particolarmente difficile, la cosa complica ancora di più gli scambi e le letture incrociate.</p>
<p>nonfiction.fr : Sul supplemento letterario di Haaretz riservate un posto agli autori palestinesi ?</p>
<p>Benny Ziffer : Quasi mai, purtroppo. Certo, Mahmoud Darwich è tradotto e noi lo pubblichiamo sul supplemento. Per esempio abbiamo pubblicato una volta un suo testo, nello stesso giorno, nella stampa araba e su Haaretz. Ma al di là di questi rari casi c’è un fossato tra la letteratura palestinese – costituita spesso sfortunatamente da poesia nazionalista e attivista &#8211; e quella israeliana. Una decina d’anni fa, ho pubblicato un’antologia di poesia palestinese, tradotta in ebraico, ma fu talmente difficile sul piano della traduzione letteraria che da allora non ho ripetuto l’esperienza.</p>
<p>nonfiction.fr : Lei è sicuramente al corrente che Israele sarà, quest’anno, l’invitato d’onore al Salon du Livre di Parigi. E’ nata una polemica sulla selezione ufficiale degli scrittori israeliani. Qual è il dibattito?</p>
<p>Benny Ziffer : Sono stato il primo a lanciare la petizione che promuoveva il boicottaggio del Salon du Livre a Parigi. Da quel momento, ci sono stati molti dibattiti e polemiche</p>
<p>nonfiction.fr : Perché aver lanciato questo appello al boicottaggio?</p>
<p>Benny Ziffer : Ci sono diverse problematiche. La prima è che il nostro governo , la nostra ambasciata, che hanno fatto la selezione, hanno scelto solo scrittori di lingua ebraica escludendo di fatto due terzi della scena israeliana: ora, questa conta un’enorme comunità tanto di lingua russa che di lingua araba. E’ dunque molto riduttivo. La seconda questione è la scelta arbitraria degli scrittori fatta dai burocrati dell’Ambasciata e che hanno escluso grandi figure come quella del nostro poeta nazionale Nathan Zach. Eppure scrive in ebraico! La terza questione è che lo Stato Israeliano considera che gli scrittori siano degli agenti di propaganda. A partire dal momento in cui l’amministrazione finanzia il biglietto aereo, stima che lo scrittore è lì per servire la causa israeliana ed esige ufficialmente questo “fare propaganda” in un contratto che tutti gli scrittori devono firmare. E’ quello che è successo con il Salon du Livre di Parigi e con la Fiera del Libro di Torino.</p>
<p>nonfiction.fr : Dice sul serio?</p>
<p>Benny Ziffer : Assolutamente. Il grande scrittore israeliano Yehoshua Kenaz per esempio non è stato invitato in Francia perché ha rifiutato di firmare questo documento ! Ora, la sua opera è ampiamente tradotta in francese. E scrive in ebraico.</p>
<p>nonfiction.fr : Un Israeliano non può scrivere in yiddish ? In arabo ? In inglese?</p>
<p>Benny Ziffer : Non agli occhi della nostra ambasciata ! E se non scrive in ebraico, non ha diritto di cittadinanza al Salon du Livre. Eppure esiste una letteratura yiddish in Israele, per quanto minoritaria. C’è anche una letteratura di lingua inglese e perfino francese!</p>
<p>nonfiction.fr : Anche lei è stato invitato al Salon du Livre e ha declinato l’invito ?</p>
<p>Benny Ziffer : Non mi hanno invitato!</p>
<p>nonfiction.fr : E’ per questo che ha fatto il suo appello al boicottaggio ?</p>
<p>Benny Ziffer : Sì per vendicarmi ! No, seriamente, la considero una questione essenziale. Ogni scrittore israeliano dovrebbe, nel fondo della propria coscienza, boicottare il Salon du Livre di Parigi.</p>
<p>nonfiction.fr : Quali sono gli autori che rifiuteranno di partecipare ?</p>
<p>Benny Ziffer :Sfortunatamente, soltanto un paio di autori ha boicottato il Salon du Livre : Aaron Shabtaï e Sami Michael. Il che prova che l’elenco fatto dall’Ambasciata era ben compilato. I prescelti non rischiavano di disertare! Li si è scelti proprio per questa stessa ragione .</p>
<p>nonfiction.fr : Ma allora il boicottaggio ha fatto fiasco ?</p>
<p>Benny Ziffer :Il boicottaggio è fallito per il momento, se si tiene conto degli scrittori invitati. Il che si spiega molto facilmente con il fatto che gli scrittori scelti sono dei conformisti e accettano le regole dello stato. Molti altri scrittori o saggisti hanno tuttavia invitato al boicottaggio, per esempio lo storico Ilan Pappe. E questo appello al boicottaggio suscita una viva polemica a Parigi o a Torino e nel mondo intero. E numerosi paesi hanno fatto appello al boicottaggio. Da questo punto di vista è un successo.</p>
<p>nonfiction.fr : I paesi che boicottano il Salon du Livre sono essenzialmente dei paesi arabi come il Libano, lo Yemen, l’Arabia Saudita, il sultanato d&#8217;Oman, o ancora i paesi del Maghreb, il Marocco, la Tunisia, l’Algeria, e ovviamente l&#8217;Iran. Tariq Ramadan è dalla loro parte, così come numerose figure mussulmane. Non si rischia così di accusarvi di fare il gioco dei nemici di Israele?</p>
<p>Benny Ziffer : Penso che i paesi arabi avrebbero comunque fatto appello al boicottaggio. E’ importante che anche gli scrittori israeliani si mobilitino e che non lascino la critica ai soli paesi arabi. E’ il modo migliore per non fare il gioco dei nemici d’Israele, non partecipando a questa carnevalata del Salon du Livre, ma essendo i primi a denunciarla. Devo anche dire che mi sento molto solidale con gli editori e con gli scrittori arabi che, a causa del boicottaggio, saranno privati della possibilità di partecipare al Salon du Livre.</p>
<p>nonfiction.fr : Allo stesso tempo un autore potrebbe rifiutare di partecipare al padiglione ufficiale dello Stato d’Israele, però venire al Salon du Livre come invitato da uno dei numerosi altri stand o da un editore? Lei non potrebbe venire per esempio sullo stand del Centre national du livre, o delle edizioni Gallimard ?</p>
<p>Benny Ziffer : Sì, certamente. E’ quello che hanno fatto taluni autori , per lo scrittore palestinese di lingua ebraica Sayed Kashua, che non è nello stand ufficiale, ma sarà presente come invitato delle éditions de l’Olivier. Numerosi saggisti e giornalisti saranno ugualmente presenti ma non ufficialmente nel padiglione israeliano.</p>
<p>nonfiction.fr : Lei è uno scrittore singolare, atipico, nei suoi romanzi parla della Turchia, di cui la sua famiglia è originaria, dell’Egitto dove le piace viaggiare, dell’omosessualità , tema poco frequente nella letteratura israeliana. E’ inclassificabile?</p>
<p>Benny Ziffer : Sì ! Tutti gli scrittori sono inclassificabili. Ed ecco perché l’amministrazione ufficiale fa fatica a digerire i miei romanzi.</p>
<p>nonfiction.fr : C’è un’altra giornalista di Haaretz, Amira Haas,che come lei è inclassificabile. E’ la sola giornalista israeliana a vivere nei territori palestinesi (ieri a Gaza, oggi a Ramallah). Li legge i suoi articoli? Li apprezza?</p>
<p>Benny Ziffer : Amira Haas è in effetti la sola giornalista israeliana che vive a Ramallah. Prima viveva a Gaza. Rischia molto nella sua vita professionale e privata. E’ estremamente coraggiosa. E’ contemporaneamente una giornalista con un grande talento e una donna scrittrice che ha del resto deciso di prendere un anno sabbatico per scrivere. Anche lei sarà al Salon du Livre, in un dibattito, ma in modo autonomo rispetto agli invitati ufficiali.</p>
<p>nonfiction.fr : Lei possiede un blog tra i più popolari in Israele in parallelo con i suoi articoli su Haaretz. Lei crede all’avvenire della scrittura sul web, all’avvenire della letteratura sul web, alla vita d’una critica letteraria su Internet, come si tenta di fare con nonfiction.fr ?</p>
<p>Benny Ziffer : All’inizio ero ancora troppo refrattario alla rete. Ma a partire dal momento in cui ho avuto il mio blog, ho scoperto che era una fonte infinita di possibilità della scrittura, un nuovo mezzo per essere letti, senza la mediazione dell’editore o del giornale, e questo contatto diretto con i lettori mi piace.</p>
<p>(…)nonfiction.fr : Se nonfiction.fr la invitasse ci verrebbe, per farci piacere, al Salon du Livre questa settimana ?</p>
<p>Benny Ziffer : Ma io ci vengo ! Non come invitato ufficiale ma come giornalista di Haaretz. Devo “coprire” il Salon du Livre. Vengo a raccontare il boicottaggio. .</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/">Dossier: Israele paese ospite della Fiera del libro di Torino</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Contrappello!</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 15:37:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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contrappèllo [kontrap'pɛllo]<br />
s.m. <em>secondo appello, che si fa per verificare il precedente</em></p>
<p><em>Il testo che segue  è di</em> <a href="http://salamelik.blogspot.com/2008/02/israele-la-fiera-e-le-polemiche.html">Sherif El Sebaie</a> (Torino, Piemonte, Italy) <em>ed è stato pubblicato nel suo blog e segnalato nei commenti alla <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/13/ancora-sulla-fiera-del-libro-di-torino/#comments">lettera </a>di Diego Ianiro.</em><br />
effeffe</p>
<p>Non vi sarà di certo sfuggito il mio silenzio in merito alle polemiche scaturite dalla presenza di Israele come Ospite d&#8217;onore alla Fiera del Libro di Torino (8-12 maggio 2008).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/13/contrappello-2/">Contrappello!</a></p>
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contrappèllo [kontrap'pɛllo]<br />
s.m. <em>secondo appello, che si fa per verificare il precedente</em></p>
<p><em>Il testo che segue  è di</em> <a href="http://salamelik.blogspot.com/2008/02/israele-la-fiera-e-le-polemiche.html">Sherif El Sebaie</a> (Torino, Piemonte, Italy) <em>ed è stato pubblicato nel suo blog e segnalato nei commenti alla <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/13/ancora-sulla-fiera-del-libro-di-torino/#comments">lettera </a>di Diego Ianiro.</em><br />
effeffe</p>
<p>Non vi sarà di certo sfuggito il mio silenzio in merito alle polemiche scaturite dalla presenza di Israele come Ospite d&#8217;onore alla Fiera del Libro di Torino (8-12 maggio 2008). Ho sempre i miei buoni motivi per farlo, e uno di questi era attendere l&#8217;incontro avvenuto ieri presso il Centro Culturale Italo-arabo di Torino tra le autorità locali (rappresentate dall&#8217;Assessore alla Cultura della Regione Piemonte e dall&#8217;Assessore alla Cultura della Città di Torino), gli organizzatori della Fiera (rappresentati dal Presidente Rolando Picchioni e dal Direttore Ernesto Ferrero) ed i membri delle comunità arabo-islamiche cittadine, in presenza di un pubblico variegato costituito da associazioni pro-palestinesi, docenti universitari, centri sociali, autonomi, anarchici e via dicendo. </p>
<p><span id="more-5318"></span><br />
Prima di procedere con la mia relazione su questo importante incontro diretto &#8211; e non filtrato dai media &#8211; tra organizzatori, favorevoli e contestatori, tengo però a precisare alcune cose. La prima è la questione relativa alla prevista presenza dell&#8217;Egitto in qualità di Ospite d&#8217;onore, sostituito invece da Israele. Posso portare la mia diretta testimonianza dei fatti, essendo stato uno dei primi informati della probabile presenza dell&#8217;Egitto alla Fiera torinese e della successiva rinuncia.</p>
<p> All&#8217;epoca &#8211; e ancor prima che la stessa Fiera optasse per Israele come alternativa &#8211; ho chiesto personalmente sia al Direttore della manifestazione che ad alti esponenti del Governo egiziano il motivo dell&#8217;assenza. E posso tranquillamente confermare che è stato l&#8217;Egitto a preferire di demandare la propria partecipazione al 2009, anno in cui è prevista una serie di importanti mostre ed eventi legati al Paese dei Faraoni. D&#8217;altronde &#8211; per chi non lo sapesse &#8211; l&#8217;Egitto è ospite d&#8217;onore del Salone del Libro svizzero, dal 30 aprile al 4 maggio 2008: il governo egiziano ha quindi ritenuto opportuno distribuire la sua presenza temporale nel continente europeo piuttosto che concentrarla in un breve periodo di tempo.</p>
<p>Ma torniamo all&#8217;incontro di ieri. Ebbene, la stragrande maggioranza dei cittadini arabi e musulmani presenti &#8211; pur avendo ampiamente criticato lo stato di Israele in presenza del Presidente della Comunità ebraica torinese, Tullio Levi &#8211; era chiaramente contraria all&#8217;idea del boicottaggio. Le opinioni più accese &#8211; che in qualche caso sono sconfinate persino negli insulti e nelle provocazioni rivolte agli esponenti politici e agli organizzatori dell&#8217;incontro &#8211; sono provenute da cittadini ed organizzazioni italiane. Per amore di verità quindi, non si dovrebbe parlare di un boicottaggio arabo-islamico, anche se è vero che alcuni famosi scrittori ed intellettuali arabi e palestinesi (e in qualche caso persino israeliani) hanno chiaramente rifiutato di aderire alla Fiera in presenza di Israele. Ma almeno loro l&#8217;hanno fatto con stile. La verità è che le polemiche sono nate e si stanno sviluppando e surriscaldando solo in ambito italiano, tanto che si è persino avuto la sensazione che la questione palestinese fosse diventata una questione di emergenza nazionale, come &#8211; e forse più &#8211; della mafia o dei rifiuti a Napoli.</p>
<p> Il fatto che ci sia questa partecipazione e solidarizzazione con la questione palestinese non può che far piacere, ma non posso &#8211; no, non posso &#8211; essere d&#8217;accordo quando questa solidarietà si trasforma in un boomerang che danneggia la causa stessa. Ieri, più volte, si è accennato al fatto che con la presenza alla Fiera del Libro, Israele sta promuovendo un&#8217; immagine positiva dello Stato che non corrisponde alla realtà. Che gli scrittori israeliani presentati come acerrimi oppositori delle politiche israeliane altro non sono che testimonial sponsorizzati dal governo israeliano.</p>
<p> Ammettiamo pure che sia vero: sono perfettamente consapevole che spesso e volentieri anche il mondo della cultura o sedicente tale può prestarsi a basse operazioni di propaganda politica, specie in un clima di guerra. In Italia ci sono pregevoli esemplari di questa categoria. Ma il continuare ad affermare che tutte le voci critiche israeliane sono di fatto &#8220;specchietti per le allodole&#8221; non fa altro che promuovere l&#8217;immagine di un Israele monolitico e privo di senso critico, quell&#8217;Israele che vagheggia Magdi Allam e che esiste solo nella sua mente. C&#8217;è una fiorente produzione letteraria e cinematografica israeliana che non è affatto tenera con Israele. Qualcuno sostiene che si tratta di contributi censurati e criminalizzati. Perfetto, questa discussa Fiera potrebbe essere allora obbligata a dare loro ospitalità e visibilità, dato che anche questi contributi fanno parte &#8211; a pieno titolo &#8211; della cultura israeliana.</p>
<p>Per chi si è svegliato solo ora, tengo a ricordare che Israele si è fatto dedicare un anno intero, qui a Torino. Non capisco perché si stanno stracciando tutti le vesti per la presenza di quello stato alla Fiera del Libro, come se all&#8217;inaugurazione della più importante stagione musicale torinese non ci fosse proprio l&#8217;Orchestra sinfonica di Israele, o come se un imponente mostra sull&#8217;arte contemporanea organizzata da Palazzo Bricherasio non fosse dedicata proprio ad Israele. Che volete che vi dica? Che Israele è proprio bravo nel promuovere la propria immagine e nelle campagne di marketing? </p>
<p>Ebbene si. E scanso equivoci, lo stato israeliano ha provveduto a spiegare &#8211; per filo e per segno &#8211; in che cosa consisteva questa campagna e che cosa si voleva ottenere dall&#8217;opinione pubblica. Già questo basterebbe a smorzare le polemiche e a tranquillizzare gli animi più esagitati: non ci sono ebrei dissimulatori che complottano per rimbambire la gente ed &#8220;occupare&#8221; la Fiera. Forse è il caso allora che anche gli arabi e i loro sostenitori, piuttosto che fare le figure barbine di quelli che si oppongono alla cultura, confondendola con la politica, comincino a studiare le strategie israeliane di marketing, e soprattutto ad imparare &#8211; almeno per un po&#8217; &#8211; ad ascoltare l&#8217;acerrimo nemico di sempre, anche se totalmente schierato dalla parte della politica di Israele.</p>
<p> Ci rendiamo conto di quante volte anche gli arabi hanno perso occasioni d&#8217;oro per quel brutto vizio del boicottaggio? Come mai oggi l&#8217;Egitto si è ripreso il Sinai mentre i palestinesi stanno ancora sognando un mini-stato? Non è forse perché il presidente Sadat ha avuto persino il coraggio di recarsi a Gerusalemme e a parlare alla Knesset mentre gli arabi hanno preferito dipingere l&#8217;Egitto come traditore? </p>
<p>Ci rendiamo conto che i negoziatori palestinesi si recavano ai negoziati senza nemmeno carte geografiche mentre gli israeliani erano preparatissimi su tutto incluso il profilo psicologico dei negoziatori dall&#8217;altro lato del tavolo? Ci rendiamo conto di quanti miliardi di aiuti da paesi arabi e Unione Europea sono andati nelle tasche delle organizzazioni palestinesi senza che ci sia almeno una pubblicazione divulgativa sul punto di vista arabo nel conflitto? </p>
<p>E quel che è ancor peggio, ci rendiamo conto che l&#8217;unica volta in cui un&#8217;organizzazione islamica è riuscita a comprare una pagina su un gruppo di quotidiani italiani ha pubblicato un appello in cui ha paragonato Israele ai Nazisti riuscendo a far sollevare un coro bipartisan di indignazione politica e intellettuale, fino a farsi trascinare nei tribunali per istigazione all&#8217;odio razziale?</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/13/contrappello-2/">Contrappello!</a></p>
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		<title>Ancora sulla Fiera del Libro di Torino</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 10:40:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Una proposta, nel nome dell&#8217;onestà intellettuale, di <strong>Diego Ianiro</strong></p>
<p>Cari amici di Nazione Indiana,<br />
chi vi scrive ha sostenuto, e sostiene, una posizione nettamente critica nei confronti della politica dello Stato d&#8217;Israele da quando ha avuto modo, per brevissimo tempo, di toccare (sfiorare?) con mano i suoi effetti nella West Bank nel 2005.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/13/ancora-sulla-fiera-del-libro-di-torino/">Ancora sulla Fiera del Libro di Torino</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/02/amira_hass.jpg' alt='amira_hass.jpg' /></p>
<p>Una proposta, nel nome dell&#8217;onestà intellettuale, di <strong>Diego Ianiro</strong></p>
<p>Cari amici di Nazione Indiana,<br />
chi vi scrive ha sostenuto, e sostiene, una posizione nettamente critica nei confronti della politica dello Stato d&#8217;Israele da quando ha avuto modo, per brevissimo tempo, di toccare (sfiorare?) con mano i suoi effetti nella West Bank nel 2005. Ne ha parlato proprio <a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/">qui</a> come <a href="http://www.secondoprotocollo.org/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=425&#038;Itemid=5">altrove</a>.<br />
Chi vi scrive sa che il governo italiano, indipendentemente dal colore sbiadito che possa assumere, è un fedele alleato di quello israeliano, con il quale ha &#8211; per esempio &#8211; stipulato un accordo di cooperazione militare (legge 17 maggio 2005 n°94).<br />
Chi vi scrive, ovvero io signor nessuno, crede di essere abbastanza in grado di riconoscere la cruda realtà dei fatti e le ragioni delle parti in causa nell&#8217;<i>affaire</i> della grande esposizione torinese. <span id="more-5340"></span><br />
Riconosco la non casualità della scelta di Israele come Paese ospite nell&#8217;edizione 2008 della Fiera del Libro di Torino e le ragioni del boicottaggio da parte dei ragazzi di forumpalestina.<br />
Riconosco però anche la possibilità che esista una comunità di &#8220;puri&#8221; che, &#8220;<a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/06/nel-nome-della-letteratura">nel nome della letteratura</a>&#8220;, vede nel boicottaggio il pericolo di oscurantismo e il rischio concreto di una deriva che porti ad &#8220;includere nell&#8217;esclusione&#8221; anche le voci che, al di là della politica (ammesso che questo aldilà esista davvero), si distinguono per merito non solo critico ma anche per indubbio valore &#8220;estetico&#8221; e culturale.<br />
Partendo da questo secondo punto, e in seguito al dibattito che si è venuto a creare tra filoboicottatori e firmatari, non-firmatari, firmatari pentiti/dubbiosi/con distinguo dell&#8217;appello stilato da Raul Montanari il 6 febbraio, ho proposto a <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/08/perche-ho-firmato-l%e2%80%99appello/">Gianni Biondillo</a>, un po&#8217; provocatoriamente un po&#8217; seriamente, di concentrare gli sforzi non sulle parole, o le adesioni delegate per firma, ma sull&#8217;azione concreta.<br />
La proposta è, in primo luogo, mettere per un attimo da parte (nessuna pretesa di &#8220;eliminarle&#8221; perchè mi rendo conto della non fattibilità della cosa, anche da parte mia) quelle idiosincrasie che, volenti o nolenti, molti di noi provano nei confronti di altri, al fine di coordinarci per un&#8217;azione costruttiva all&#8217;interno del contesto che, a conti fatti, è stato definito e verrà comunque portato avanti. Mi riferisco alla Fiera e al Paese che ospita quest&#8217;anno.<br />
Non credo sia più possibile tornare indietro, ammesso che la cosa abbia mai avuto un senso, essendo la fiera il principale prodotto della &#8220;Fondazione per il libro, la musica e la cultura&#8221; che è comunque un ente privato le cui scelte finali immagino non possano essere influenzate da soggetti esterni ai propri interessi. Allo stesso tempo sarebbe prendersi in giro se non riconoscessimo il valore di principale &#8220;vetrina&#8221; nazionale per tutto il nostro parco editoriale, e quindi insindacabilmente &#8220;culturale&#8221;, che la Fiera rappresenta a livello internazionale; ovvero sarebbe ipocrita non ammettere come la fiera sia, per noi e per chi ci guarda da fuori, la punta emersa e scintillante di tutta la nostra intelligencija.<br />
Non si può dunque sindacare sulla legittimità della presenza di Israele &#8211; nonostante lo &#8220;scippo&#8221; all&#8217;Egitto &#8211; come &#8220;ospite&#8221; ufficiale così come non si può far finta di non vedere quanto profonda e lunga sia la portata di quest&#8217;invito, caduto non certo per pura coincidenza nell&#8217;anno del sessantesimo anniversario dalla &#8220;nascita&#8221; dello stato ebraico, che è di riflesso sessantesimo anniversario dalla Nakba. Se prendiamo tutti pacificamente atto di questa situazione si può, chi vuole farlo, passare alla &#8220;rinuncia&#8221; momentanea alle proprie antipatie/simpatie di cui sopra, e comprendere che la Fiera stessa può trasformarsi in opportunità. Come? </p>
<p>1- Accettando Israele come paese ospite<br />
2- Motivando e proponendo &#8220;nel nome della letteratura&#8221;, come da appello, l&#8217;inclusione di <i>tutte</i> le voci e le penne nate, cresciute o residenti in Israele.<br />
Per i firmatari dell&#8217;appello non dovrebbe essere difficile aderire a questi due punti, pena la disonestà intellettuale.<br />
Per i non firmatari o i filoboicottatori, categoria nella quale mi inserisco, è ovviamente più problematico. Però ci si può incontrare proprio su questo terreno: ecco l&#8217;opportunità da mettere in pratica.<br />
I firmatari propongono a forumpalestina di contattare quegli scrittori <i>esclusivamente</i> israeliani in linea con le loro posizioni (mi riferisco ad Atzmon, Pappe, Halper, Laor, Shabtai e tutti gli altri che i ragazzi del forum possono essere in grado di reclutare) per un evento speciale all&#8217;interno della fiera quale potrebbe essere una o più giornate di dibattito/confronto sul tema della democrazia israeliana (provvisoriamente intitolato &#8220;Israele sessant&#8217;anni dopo: affinità/divergenze tra lo Stato Ebraico e noi [ebrei]&#8220;). Le modalità e i tempi di questo &#8220;evento&#8221; devono essere coordinati insieme al forum e, ovviamente, all&#8217;organizzazione della fiera. La cosa però ha un senso solo se</p>
<p>A- L&#8217;evento viene realizzato all&#8217;interno del calendario e dell&#8217;area della fiera;<br />
B- All&#8217;evento partecipano sia il gruppo scelto dal forum che le voci più note e autorevoli della letteratura israeliana (Oz, Grossman e Yehoshua per esempio) al fine di garantirne anche una maggiore visibilità;<br />
C- Le modalità e i tempi di discussione vengano calibrati in maniera equanime secondo una antipatica e noiosa, ma tuttavia necessaria, par-condicio;<br />
D- Il divieto di usare impropriamente il termine &#8220;antisemitismo&#8221;, essendo tutti adulti e vaccinati alla retorica della propaganda.</p>
<p>Chi ci guadagna?<br />
- In primo luogo gli scrittori: nessuno di loro (a parte, forse, Pappe) viene pubblicato in Italia; la fiera sarebbe un&#8217;ottima occasione per far conoscere la propria voce ad una utenza enormemente più ampia.<br />
- Chi ha firmato l&#8217;appello &#8220;nel nome della letteratura&#8221;: in questo modo sarà loro garantita la presenza <i>vera</i> e senza omissioni &#8211; la più insidiosa delle censure, l&#8217;omissione &#8211; di una rappresentanza di tutte le voci di Israele.<br />
- Il forumpalestina, che avrà così l&#8217;opportunità di far entrare alla Fiera, e di far conoscere al paese di cui è specchio, chi dall&#8217;interno &#8211; e con assoluta cognizione di causa &#8211; combatte la politica del governo israeliano e perché.<br />
- Gli organizzatori della fiera, che possono rivendersi l&#8217;evento come esempio di pluralismo ed equidistanza, altri termini orrendi ma ahimè necessari.</p>
<p>So che qualcuno dirà &#8220;e i palestinesi?&#8221;. I palestinesi (che io personalmente vorrei fossero israeliani, e viceversa) hanno bisogno anche di questo tipo di cose, ovvero di efficacia, ché il boicottaggio da solo non basta. Troia è stata espugnata con un dono, per usare una metafora infelice.<br />
Come iniziare?<br />
Con una conta, qui su Nazione Indiana, vedere in quanti si è d&#8217;accordo a costituire un primo nucleo che proponga la cosa al forumpalestina e alla Fiera. Inserendo nei commenti a questo post il proprio nome e l&#8217;email. Utilizzando in seguito proprio NI per fare pubblicamente, di volta in volta, il punto della situazione.<br />
Nella speranza di essere stato, entro i miei limiti, chiaro ed onesto pur in quella che, nella sua semplicità, potrebbe sembrare a molti una pretesa assurda.</p>
<p>[<em>fonte della foto di Amira Hass</em>, <a href="http://www.flickr.com/photos/novecentino/1491796831">qui</a>.]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/13/ancora-sulla-fiera-del-libro-di-torino/">Ancora sulla Fiera del Libro di Torino</a></p>
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		<title>Nel nome della letteratura</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Feb 2008 07:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p><strong>Israele ospite della Fiera del Libro di Torino 2008</strong></p>
<p>Con questa firma esprimiamo una solidarietà senza riserve nei confronti degli organizzatori della Fiera del libro di Torino, nel momento in cui questo evento di prima grandezza della vita letteraria nazionale viene attaccato per aver scelto Israele come paese ospite dell’edizione 2008.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/06/nel-nome-della-letteratura/">Nel nome della letteratura</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/02/yog.jpg' alt='yog.jpg' /></p>
<p><strong>Israele ospite della Fiera del Libro di Torino 2008</strong></p>
<p>Con questa firma esprimiamo una solidarietà senza riserve nei confronti degli organizzatori della Fiera del libro di Torino, nel momento in cui questo evento di prima grandezza della vita letteraria nazionale viene attaccato per aver scelto Israele come paese ospite dell’edizione 2008.<br />
L’appello a cui aderiamo s’intende apartitico, e politico solo nell’accezione più alta e radicale del termine. Non intende affatto definire uno schieramento, se non alla luce di poche idee semplici e profondamente vissute. <span id="more-5290"></span><br />
In particolare, l’idea che le opinioni critiche, che chiunque fra noi è libero di avere nei confronti di aspetti specifici della politica dell’attuale amministrazione israeliana, possono tranquillamente, diremmo perfino banalmente!, coesistere con il più grande affetto e riconoscimento per la cultura ebraica e le sue manifestazioni letterarie dentro e fuori Israele. Queste manifestazioni sono da sempre così strettamente intrecciate con la cultura occidentale nel suo insieme, rappresentano una voce talmente indistinguibile da quella di tutti noi, che qualsiasi aggressione nei loro confronti va considerata un atto di cieco e ottuso autolesionismo.</p>
<p>Raul Montanari</p>
<p><em>prime adesioni</em>:</p>
<p>Cosimo Argentina<br />
Sergio Baratto<br />
Daria Bignardi<br />
Gianni Biondillo<br />
Riccardo Bonacina<br />
Elisabetta Bucciarelli<br />
Benedetta Centovalli<br />
Sandrone Dazieri<br />
Girolamo De Michele<br />
Marcello Fois<br />
Francesco Forlani<br />
Michael Gregorio (Daniela De Gregorio, Mike Jacob)<br />
Helena Janeczek<br />
Franz Krauspenhaar<br />
Loredana Lipperini<br />
Valter Malosti<br />
Antonio Mancinelli<br />
Antonio Moresco<br />
Gianfranco Nerozzi<br />
Gery Palazzotto<br />
Laura Pugno<br />
Andrea Raos<br />
Mariano Sabatini<br />
Flavio Santi<br />
Tiziano Scarpa<br />
Beppe Sebaste<br />
Gian Paolo Serino<br />
Luca Sofri<br />
Maria Luisa Venuta<br />
Andrea Vitali<br />
Zelda Zeta (Pepa Cerutti, Chiara Mazzotta, Antonio Spinaci)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/06/nel-nome-della-letteratura/">Nel nome della letteratura</a></p>
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