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	<title>Nazione Indiana &#187; argo</title>
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		<title>MACCHINE D&#8217;OBLIO</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 23:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Calpestare l’Oblio</p>
<p>Azione poetica corale contro l&#8217;oblio delle morti migranti</p>
<p>Il collettivo &#8220;Calpestare l&#8217;oblio” ha ricevuto l&#8217;invito a partecipare nella notte tra Sabato 30 aprile e Domenica 1 maggio a Firenze, nel contesto della &#8220;Notte Bianca&#8221;, a Poesia in Azione.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/21/macchine-doblio/">MACCHINE D&#8217;OBLIO</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Calpestare l’Oblio</p>
<p>Azione poetica corale contro l&#8217;oblio delle morti migranti</p>
<p>Il collettivo &#8220;Calpestare l&#8217;oblio” ha ricevuto l&#8217;invito a partecipare nella notte tra Sabato 30 aprile e Domenica 1 maggio a Firenze, nel contesto della &#8220;Notte Bianca&#8221;, a Poesia in Azione. Il nostro intervento &#8220;performativo&#8221; è previsto per le 02:00 (circa) a Piazza Santissima Annunziata.<br />
Per questa occasione abbiamo deciso di proporre agli autori di “Calpestare l&#8217;oblio” di prendere parte ad una vera e propria performance corale intitolata &#8220;Macchine d&#8217;oblio&#8221;.<br />
Lo spunto critico è scaturito da una riflessione sul degradante scenario internazionale degli ultimi mesi, dominato dalle solite logiche di guerra e dominio imperialista mascherato avidamente da &#8220;intervento di pacificazione e sostegno alle lotte di liberazione del mondo arabo&#8221;. Da potere a potere, sulle deboli e sfiancate spalle dei civili, alle spalle della &#8220;rivoluzione&#8221;. <span id="more-38765"></span>Una guerra che continua a provocare morte, follia, disperazione, le cui conseguenze più visibili giacciono sulle spiagge di Lampedusa se non sui fondali mediterranei mangiate dai pesci. Quello che vogliamo mettere in scena è l&#8217;oblio sistematico delle macchine del potere mediatico, che alternano momenti di sovraesposizione cinica e spietata (in particolar modo in momenti estremamente critici per coloro che governano questo paese) ad un oblio altrettanto predeterminato in cui gossip, nani, papponi e ballerine invadono la scena rendendo tutto grotesque e paradossale. Il concetto di morte e il senso fortemente politico di quelle morti, di quelle migliaia di lenzuola bianche stese nel deserto libico come sulle spiagge dell&#8217;isola siciliana, perdono definitivamente ogni valore, la propria sacralità, rendendo inoltre possibile, addirittura &#8220;condivisibile&#8221;, in un paese che non ha più nulla di civile, la dimostrazione ultima di vilipendio della dignità umana inscenata da gran parte della classe dirigente italiana.<br />
Partendo proprio dall&#8217;immagine ossessivamente televisiva dei &#8220;lenzuoli&#8221; abbiamo pensato di ricreare sul palco la medesima scena, di stenderci noi poeti ed autori in fila, coperti da lenzuoli bianchi, e di alzarci ad uno ad uno per andare a leggere il nostro testo di fronte al pubblico. L&#8217;idea è semplice e speriamo fortemente comunicativa.</p>
<p>Vi chiediamo quindi di partecipare, di inviarci la vostra adesione nei prossimi giorni per poter organizzare al meglio la lettura, comunicandola per e-mail a calpestareloblio@gmail.com</p>
<p>In base alle adesioni pervenute e alle esigenze organizzative, predisporremo al meglio l&#8217;azione.</p>
<p>Info: www.argonline.it | www.lagru.org/media/oblio.pdf | calpestareloblio@gmail.com</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/21/macchine-doblio/">MACCHINE D&#8217;OBLIO</a></p>
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		<title>Call for plot</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Nov 2010 15:45:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[romanzo collettivo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Gentili Autori e Lettori di Argo,</p>
<p>dopo <em>Oscenità</em> (Argo XV) e <em>Id – La materia che amava chiamarsi umana </em>(Argo XVI),  il collettivo Argo si appresta a realizzare il suo terzo <strong>romanzo di esplorazione</strong>. E chiama a raccolta chiunque voglia partecipare.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/04/call-for-plot/">Call for plot</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentili Autori e Lettori di Argo,</p>
<p>dopo <em>Oscenità</em> (Argo XV) e <em>Id – La materia che amava chiamarsi umana </em>(Argo XVI),  il collettivo Argo si appresta a realizzare il suo terzo <strong>romanzo di esplorazione</strong>. E chiama a raccolta chiunque voglia partecipare.</p>
<p><strong>Call for plot</strong><br />
<span id="more-37108"></span><br />
Fino al <strong>30 novembre 2010 </strong>potrete inviare a argo@argonline.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. una trama adatta a diventare il filo conduttore di ARGO XVII. Dopo un attento e costruttivo confronto, la Redazione, sulla base della traccia ritenuta più adatta e percorribile, costruirà un motore narrativo, un contenitore suddiviso in sezioni che corrispondano ad altrettante suggestioni &#8220;narrative&#8221;, in cui sistemare i contributi. In pratica, un luogo testuale con diversi vani. La trama di ARGO XVII dovrà tener conto delle linee guida che sono state individuate dalla Redazione e che trovate di seguito.</p>
<p>La trama narrativa verrà esplicitata nel Diario di bordo, che funge da incipit del romanzo, e nelle cornici narrative, poste prima di ogni contributo.  Ma che tipo di viaggio sarà quello di Argo XVII? Quale sarà la trama del romanzo? </p>
<p>I romanzi collettivi di esplorazione di Argo sono narrazioni critiche a più voci e trans-gender, in cui le voci e i generi si mescolano dando vita a un «oggetto narrativo non identificato», per usare una felice definizione coniata dal collettivo Wu Ming.<br />
Sono molti gli esploratori che danno vita a ciascun viaggio del collettivo Argo. I loro contributi costituiscono altrettante tappe del viaggio, entrando dunque all&#8217;interno della trama del romanzo. Essendo Argo un progetto di scrittura collettiva, anche la trama del romanzo viene elaborata collettivamente, diventando il filo conduttore entro cui i vari contributi che giungono in Redazione vengono ordinati. </p>
<p><strong>ARGO XVII – Numero bianco (titolo provvisorio)</strong></p>
<p><strong>Linee guida</strong></p>
<p>Nel Numero bianco il collettivo Argo esplorerà la morte e il suo tabù. Saranno due le facce del fenomeno prese in considerazione: la spettacolarizzazione della morte e la sua rimozione. </p>
<p>Da una parte dunque l&#8217;esaltazione, l&#8217;esibizione, lo splatterismo e dall’altra l’ibernazione, l’occultamento, la rimozione. Da un lato la morte esterna, di piazza, di Stato, sotto la bandiera, e dall&#8217;altro la morte interna, nella stanza, nell’ospedale, sotto il lenzuolo. Lo strazio del corpo per un verso e la fuga dal dolore per l&#8217;altro. La corporalità e il misticismo. La morte degli altri e la morte del Sé. La strumentalizzazione della morte e il ricordo dei morti. L&#8217;esaltazione vitalista e/o nichilista della morte e la paura del viaggio verso l’ignoto. Non mancherà lo sberleffo corporale e giullaresco nei confronti della morte. E i cascami trash della cultura contemporanea che si misura con il culto e con la rimozione della morte. Insomma, sarà un viaggio all’insegna del «catarsi addosso», per citare un verso del poeta Luigi Socci, aperto anche al demenziale.</p>
<p>Scopo del numero rimane spogliare la nera Signora degli abiti con cui passeggia per le strade del mondo contemporaneo.</p>
<p><strong>Possibile trama: un esempio</strong></p>
<p>Una possibile trama potrebbe essere il viaggio dantesco nell&#8217;al di là, con la Selva, la Porta dell&#8217;inferno, il Limbo e i vari Cerchi con i vari Gironi. In questo ipotetico caso, i contributi che giungessero in Redazione e trattasero il tema del suicidio, verrebbero collocati nel girone dei Violenti contro se stessi, ovvero il secondo del settimo cerchio. </p>
<p><a href="http://WWW.ARGONLINE.IT"><strong>http://www.argonline.it</strong></a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/04/call-for-plot/">Call for plot</a></p>
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		<title>Un giullare scomodo</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 15:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Valerio Cuccaroni</strong><br />
Intervista a <strong>Paolo Rossi</strong></p>
<p>Una delle tante prove concrete che l’Italia è ancora dominata, per molti aspetti, da un regime feudale e cortigiano, è rappresentata dal ruolo decisivo svolto dai giullari nella nostra società. Prendiamo, ad esempio, il movimento dei meet up.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/07/31/un-giullare-scomodo/">Un giullare scomodo</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Valerio Cuccaroni</strong><br />
Intervista a <strong>Paolo Rossi</strong></p>
<p>Una delle tante prove concrete che l’Italia è ancora dominata, per molti aspetti, da un regime feudale e cortigiano, è rappresentata dal ruolo decisivo svolto dai giullari nella nostra società. Prendiamo, ad esempio, il movimento dei meet up. Nato dalle “predicazioni” satiriche di Beppe Grillo piano piano si è trasformato in un progetto politico, che durante le elezioni del 2008 ha intimorito non poco le tradizionali forze politiche, compreso il neonato Partito Democratico. Non è un caso che il fenomeno Grillo si sia affermato all’indomani della crisi del sistema partitico, tanto da essere additato come emblema dell’anti-politica. Il giullare infatti è tor¬nato protagonista della vita intellettuale come nel medioevo, riempiendo un vuoto di rappresentanza e assumendo il ruolo dialettico svolto, fino a qualche decennio fa, dai partiti e dai loro militanti, compresi gli intellettuali organici, capaci di coagulare l’attenzione delle masse attorno alle grandi problematiche del periodo: l’etica in politica ai tempi di Tangentopoli o l’antiberlusconismo ai tempi dell’Ulivo.<br />
Il potere persuasivo acquisito dal giullare nel nostro paese è dimostrato dalla censura subita dai comici Daniele Luttazzi, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi e Dario Fo durante il secondo governo Berlusconi.<br />
Ed è proprio all’attore e autore comico Paolo Rossi, che siamo andati a chiedere lumi sulla situazione italiana. Lo abbiamo incontrato al termine della serata finale di Cabaret Amoremio 2008, un concorso per cabaret¬tisti emergenti che da oltre vent’anni va in scena a Grottammare, piccolo paese in provincia di Ascoli Piceno, salito alla ribalta per gli esperimenti di democrazia partecipativa condotti nei primi del 2000 dall&#8217;allora sindaco Massimo Zamboni.<span id="more-19779"></span></p>
<p>Iniziamo con una domanda sulla televisione, a cui sei approdato con tanto successo da apparire pericoloso e subire la censura del cele¬bre monologo di Pericle che avresti voluto recitare a Domenica In («Qui ad Atene noi facciamo così. Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi, per questo è detto democrazia&#8230;»). Che cosa si prova a essere censurati?<br />
Mah, ci son delle cose peggiori che possono succedere nella vita. Per restare nell’ambiente dello spettacolo, quando sei censurato e hai già conquistato un microfono, un riflettore, a volte è anche una fortuna, non bisogna essere ipocriti, nel senso che riempi i teatri, i giornali ne parlano. La censura più grossa e più tragica è quella delle ultime generazioni: cioè, a me viene impedito di esprimermi, però mi son già espresso e possono continuare a esprimermi, le ultime generazioni invece non possono nemmeno cominciare ad esprimersi. E questo non solo in televisione, anche in teatro, con i tagli alla cultura, le sovvenzioni. E quella è una censura molto più tragica e a quel che si prova lì non voglio neanche pensarci.</p>
<p>Sempre a proposito della televisione: come ti sembra quella italiana?<br />
Io non sarei preoccupato della televisione, perché tanto è una cosa che è destinata a finire fra un po’ e già adesso è in grande crisi, perché ci sono Internet, le tv satellitari, i dvd, i telefonini, per cui la fruizione video non credo ce la darà più solo la Rai o Italia 1 o Canale 5. Sono sempre più in ribasso, a partire dalla quantità di spettatori&#8230;</p>
<p>Però sulla “massaia” e gran parte dell’elettorato influisce ancora&#8230;<br />
Questo sì, però sempre di meno, secondo me. Se tu parli a livello politico, il lavoro è già stato fatto vent’anni fa: è da vent’anni che hanno già cominciato a lavorare il cervello. La massaia fra vent’anni sarà molto diversa dalla massaia degli ultimi venti.</p>
<p>E secondo te sarà più libera avendo più mezzi a disposizione per informarsi?<br />
Ci sarà più caos e, quando c’è più caos, se sei bravo puoi ritagliarti uno spazio di libertà.</p>
<p>A proposito di libertà: perché a Fabio Fazio, il conduttore della popolare trasmissione Che tempo che fa, concedono quella libertà che ad altri viene negata?<br />
Perché lui è molto furbo, perché lui si prende la parte e il ruolo di quello che si scandalizza, non le dice lui, attirandosi anche delle antipatie e dei giudizi a volte non veritieri, perché il lavoro che fa – di chi si scandalizza, di chi si dissocia, di chi non parteggia per ciò che il partner, il comico o l’ospite dice – permette, fa sì che si possa continuare a dirlo.</p>
<p>Fa la spalla&#8230;<br />
Sì, ma fa la spalla in maniera intelligente, perché non puoi censurarlo: loro, infatti, dicono «ci verrebbe la controparte», ma è proprio lui a farla e il discorso è chiuso.</p>
<p>Viaggiando ed esplorando l’Italia contemporanea, a noi sembra un paese ancora feudale, dominato da un re taumaturgo, da baronìe varie, dalla Chiesa: condividi questa immagine? E se la condividi, quali “feudi” hai incontrato nella tua vita?<br />
Io condivido talmente tanto questa visione dell’Italia, che l’altro giorno ho detto che volevo rimettermi a leggere il Principe, perché a volte bisogna recuperare il passato per capire il presente e decifrare il futuro. Di feudi io ne ho trovati abbastanza, in tutti i campi, in tutti i settori: al di là del mio mestiere, voglio dire, basta che hai a che fare con la Sanità, hai dei figli da mandare a scuola – insomma li trovi li, trovi.</p>
<p>A proposito di feudalesimo, nel medioevo c’era il buffone e c’era il re: il buffone era l’unico che aveva l’autorizzazione di mostrare il re nudo e sbeffeggiarlo. Ma il fatto che l’avanguardia del dissenso sia oggi costituita dai buffoni, senza offesa, non è questo il segnale di una profondissima decadenza?<br />
Credo di sì e personalmente credo di aver detto qualcosa stasera sul palco al riguardo: io non passerò mai dall’altra parte, nel senso di fare la voce del popolo – io faccio il comico, l’attore, racconto quello che voglio raccontare, pago se c’è da pagare. Poi come cittadino mi tengo anche un passo indietro rispetto agli altri, cioè se c’è una manifestazione, non mi metto davanti, mi metto dietro: ci vado, ma mi metto dietro.</p>
<p>E non ti spaventano gli Italiani che chiedono ai buffoni di fare politica?<br />
Sì, a me sì. Ci vorrebbe solo quello: vorrei vedermi, assessore all’urbanistica, cosa cazzo ti combino!</p>
<p>Se dovessi rifare un “sogno all’incontrario” sull’Italia, come sarebbe questo sogno?<br />
Oddio, uguale a quello che ho fatto quindici anni fa. Per molti miei pezzi alcuni dicono che sono stato profetico, io spero di non aver portato sfiga&#8230;</p>
<p>Se dovessi dare dei consigli a chi vuole mettersi in viaggio in questa Italia devastata e grottesca, che consigli daresti?<br />
Basta andare sulla strada, leggersi Kerouac e poi partire. Senza una meta precisa. L’importante è andare.</p>
<p>valerio.cuccaroni@argonline.it</p>
<p>NdR Questa intervista appare nell’ultimo numero di Argo, monografico dedicato all’oscenità.<br />
<a href="www.argonline.it" target="_blank">www.argonline.it</a><br />
argo@argonline.it</p>
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		<title>Argo n° 15</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/04/04/argo-n%c2%b0-15/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 04:27:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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<p>E&#8217; in uscita il nuovo numero di <strong>ARGO</strong>, che si intitolerà <em>Oscenità</em>: un romanzo di esplorazione on the road, attraverso l’Italia, da Sud a Nord e ritorno, in compagnia del controverso artista <strong>Federico Solmi</strong>, del repoter d’assalto<strong> Fabrizio Gatti</strong>, il giullare scomodo <strong>Paolo Rossi</strong>, i nuovi poeti dialettali &#8211; da <strong>Domenico Brancale</strong> a <strong>Edoardo Zuccato</strong> -, l’ultimo beat <strong>Jack Hirshman</strong>, il grande sociologo <strong>Massimo Paci</strong>, l’ex Cccp<strong> Massimo Zamboni</strong>, il narratore <strong>Vanni Santoni</strong>, l’italianista engagé <strong>Andrea Battistini</strong>, i collettivi <strong>Kai Zen</strong>, <strong>Wu Ming</strong> e gli <strong>Argonauti</strong>, da Roma a Kyoto.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/04/04/argo-n%c2%b0-15/">Argo n° 15</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/argo.bmp" alt="argo" title="argo" class="aligncenter size-full wp-image-16376" /></p>
<p>E&#8217; in uscita il nuovo numero di <strong>ARGO</strong>, che si intitolerà <em>Oscenità</em>: un romanzo di esplorazione on the road, attraverso l’Italia, da Sud a Nord e ritorno, in compagnia del controverso artista <strong>Federico Solmi</strong>, del repoter d’assalto<strong> Fabrizio Gatti</strong>, il giullare scomodo <strong>Paolo Rossi</strong>, i nuovi poeti dialettali &#8211; da <strong>Domenico Brancale</strong> a <strong>Edoardo Zuccato</strong> -, l’ultimo beat <strong>Jack Hirshman</strong>, il grande sociologo <strong>Massimo Paci</strong>, l’ex Cccp<strong> Massimo Zamboni</strong>, il narratore <strong>Vanni Santoni</strong>, l’italianista engagé <strong>Andrea Battistini</strong>, i collettivi <strong>Kai Zen</strong>, <strong>Wu Ming</strong> e gli <strong>Argonauti</strong>, da Roma a Kyoto.</p>
<p><a href="http://argoblog.wordpress.com/2009/03/19/argo-n-15-diario-di-bordo/#more-138"><br />
Qui</a> <em>Diario di Bordo</em>, l&#8217;editoriale del nuovo numero, e il sommario della rivista.</p>
<p>Argonauti Riuniti</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/04/04/argo-n%c2%b0-15/">Argo n° 15</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Schema per un&#8217;Odissea</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 05:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[argo]]></category>
		<category><![CDATA[condizionatore d'aria]]></category>
		<category><![CDATA[decreto del D. G. n. 4445 del 6/7/2006]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Un funzionario</strong></p>
<p><strong>Oggetto</strong>: CONDIZIONATORE BRUCIATO (decreto del D. G. n. 4445 del 6/7/2006: esigenze degli Uffici della *****)</p>
<p>Gentili Funzionari,</p>
<p>Come certamente ricorderete nell’afosa estate scorsa, il <strong>condizionatore dell’aria fredda</strong> (climatizzazione) in questa stanza 47** fu del tutto inutilizzabile, essendosi stato fuso il compressore già da parecchi mesi (inizio giugno) senza ripararlo né sostituirlo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/02/20/schema-per-unodissea/">Schema per un&#8217;Odissea</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14632" title="argo" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/argo-150x150.jpg" alt="argo" width="150" height="150" />di <strong>Un funzionario</strong></p>
<p><strong>Oggetto</strong>: CONDIZIONATORE BRUCIATO (decreto del D. G. n. 4445 del 6/7/2006: esigenze degli Uffici della *****)</p>
<p>Gentili Funzionari,</p>
<p>Come certamente ricorderete nell’afosa estate scorsa, il <strong>condizionatore dell’aria fredda</strong> (climatizzazione) in questa stanza 47** fu del tutto inutilizzabile, essendosi stato fuso il compressore già da parecchi mesi (inizio giugno) senza ripararlo né sostituirlo. A causa della torrida calura e dell’umidità soffocante che ostacolò non poco l’ordinaria respirazione e traspirazione dei corpi, sopraggiunse subito un rischio e un pericolo &#8211; e una grande sofferenza &#8211; per la salute personale di chi scrive nonché dei due funzionari allora presenti (X*** e Y***) nella stessa stanza.</p>
<p>Non sono state applicate, altresì, le disposizioni normative relative al decreto legislativo n. 626 del 19 settembre 1994, integrato col decreto legislativo n. 242 del 19 marzo 1996 per la sicurezza e la salute dei lavoratori sul luogo del lavoro, e fu miseramente accantonata una ricca corrispondenza, due messaggi inviati al **** dal sottoscritto e una lettera ufficiale a firma del capoufficio con protocollo n. ***** del 25 giugno 2008.</p>
<p>Per non ripetere il medesimo dramma, vi chiedo cortesemente di voler dare corso a una sollecita sostituzione del condizionatore modello “Argo” (marchio AWA) nella viva speranza di non incontrare altri inquietanti ostacoli o impedimenti nella prossima estate 2009.</p>
<p>Con osservanza,</p>
<p>A*** B***</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/02/20/schema-per-unodissea/">Schema per un&#8217;Odissea</a></p>
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