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	<title>Nazione Indiana &#187; Berlusconi</title>
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		<title>Trova le differenze</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 11:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/001f2944_medium1.jpeg"></a></p>
<p>Grazie al pendolarismo, l’altro giorno sono riuscita a sbirciare le testate vicine al partito in grado di esercitare la pressione più forte sul governo. Salgo sul treno con sullo stomaco “Grazie ai nostri sacrifici, IL DIO SPREAD E’ SAZIO” de <em>Il Giornale</em> ostentato nell’edicola della stazione, ma resto incredula quando mi capita sotto il naso una copia abbandonata di <em>Libero</em>: GLI EVASORI RINGRAZIANO.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/08/trova-le-differenze/">Trova le differenze</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/001f2944_medium1.jpeg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/001f2944_medium1.jpeg" alt="" title="001f2944_medium" width="209" height="300" class="alignleft size-full wp-image-40988" /></a></p>
<p>Grazie al pendolarismo, l’altro giorno sono riuscita a sbirciare le testate vicine al partito in grado di esercitare la pressione più forte sul governo. Salgo sul treno con sullo stomaco “Grazie ai nostri sacrifici, IL DIO SPREAD E’ SAZIO” de <em>Il Giornale</em> ostentato nell’edicola della stazione, ma resto incredula quando mi capita sotto il naso una copia abbandonata di <em>Libero</em>: GLI EVASORI RINGRAZIANO. Il titolo del giorno prima &#8211; GOVERNO CHE CHIAGNE E FOTTE – sembrava copiato dai commenti in rete con cui i contribuenti di sinistra e reddito medio-basso sintetizzavano la loro rabbia. Il rebus <em>Trova le differenze</em> si risolve un po’ meglio leggendo gli editoriali.<span id="more-40985"></span><br />
Belpietro narra di un dipendente che gli ha chiesto come fa a portare i soldi in Svizzera, tuonando che Monti non punisce gli evasori e quanti hanno già spostato i grandi capitali all’estero, mentre costringe alla fuga anche i piccoli risparmiatori. Sallusti parla di macelleria sparando sui palloni gonfiati di Francia, ma si consola che la gente ha già capito l’errore di concedere a Monti ciò che stato negato a Berlusconi. “Senza qualcuno che ci difenda da poteri oscuri e lontani ci sentiamo meno sicuri.”<br />
In realtà è storia vecchia &#8211; riporta a quegli anni ’20-’30, con cui le analogie si fanno sempre più inquietanti. Scagliandosi contro il capitalismo mondiale, l’ideologia fascista neutralizza i conflitti in un nazional-populismo tutto a vantaggio della classe dominante. Ha funzionato allora, per funzionare oggi non deve reinventarsi.<br />
Le alternative di sinistra, invece, sono costrette a guardare oltre i confini per cercare di acciuffare l’evanescente Moloch del capitale finanziario. Per questo sono ancora deboli, sia quelle riformiste, sia quelle più radicali. Solo le divisioni sembrano, come allora, forti e inevitabili.</p>
<p><em>pubblicato su</em> L&#8217;Unità, <em>8.12.2011.</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/08/trova-le-differenze/">Trova le differenze</a></p>
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		<title>Troppo schifo negli armadi</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 08:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p>Solleva domande la vicenda della lista “outing”, anche se gli elementi che rendono l’operazione ricusabile sono palesi. L’anonimato degli autori, la mancanza di riscontri. Ricorre, anche a sinistra, il richiamo schifato al “metodo Boffo”. Però non è la stessa cosa se un gruppo di militanti rende pubbliche le presunte tendenze sessuali di Caio e Tizio, o se lo fa un giornale nel ruolo di braccio mediatico di Berlusconi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/09/27/troppo-schifo-negli-armadi/">Troppo schifo negli armadi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p>Solleva domande la vicenda della lista “outing”, anche se gli elementi che rendono l’operazione ricusabile sono palesi. L’anonimato degli autori, la mancanza di riscontri. Ricorre, anche a sinistra, il richiamo schifato al “metodo Boffo”. Però non è la stessa cosa se un gruppo di militanti rende pubbliche le presunte tendenze sessuali di Caio e Tizio, o se lo fa un giornale nel ruolo di braccio mediatico di Berlusconi. I primi cercano di combattere l’omofobia, il secondo fa leva proprio sulla diffusione viscerale del pregiudizio. Boffo, Marrazzo, Caldoro – finte informative, video gestiti dal capo in persona, dossieraggio. Qualcuno ha detto che toccherebbe alla stampa cogliere lo spunto che, per timore di querele, gli estensori della lista non potevano approfondire.<span id="more-40208"></span> I giornali d’opposizione? E’ mai pensabile che si mettano a cercare prove sugli amanti di questo o quel politico, mentre già sono alle prese con Lavitola, Tarantini, donne e ruffiani del Cavaliere? Non li distingue, forse, nella battaglia in cui il fango vola alto da entrambe le parti, il fatto di tener agganciata l’informazione-scandalo a elementi di abuso di potere? Non è reato nascondere amanti di qualsiasi sesso. Tirarli fuori dall’armadio, oggi in Italia non può che essere percepito come diffamazione. I pozzi sono avvelenati. “Gay” resta sinonimo di “frocio”. Vendola pecca più di Berlusconi. Possiede una lugubre coerenza politico-culturale, l’uomo di destra che coltiva in segreto i propri vizi cercando di impedire che altri possano vivere alla luce del sole e del diritto i loro amori. <em>Lesson one</em> dell’outing fallito: Non siamo in America. La doppia morale è, anzi, una delle cose più serie e condivise che ci distingue. Una morale profonda e cupa, di cui la parola “ipocrisia” sfiora soltanto la superficie meno corrosiva.</p>
<p>Pubblicato su<em>L&#8217;Unità</em>27 settembre 2011.<em></em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/09/27/troppo-schifo-negli-armadi/">Troppo schifo negli armadi</a></p>
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		<title>Tutti arancioni per mandare a casa questo governo</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 14:05:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>evelina santangelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/nastro-arancione1.jpg"></a><br />
<em>Un  nastrino  arancione per far sapere che «non condividiamo la  politica del governo», e che «desideriamo che Berlusconi rimetta il  mandato nelle mani del capo dello stato». L&#8217;iniziativa  è stata lanciata da 100 cittadini italiani su proposta di Daria Colombo e Roberto Vecchioni.  Sarebbe bello nei prossimi giorni vedere qualsiasi luogo reale o virtuale colorarsi di arancione (tutte le città  d&#8217;Italia, i siti  internet, i profili di facebook&#8230;) Almeno si potrà constatare quanto sia diffuso il dissenso in questo paese.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/12/tutti-arancioni-per-mandare-a-casa-questo-governo/">Tutti arancioni per mandare a casa questo governo</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/nastro-arancione1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-39542" title="nastro arancione" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/nastro-arancione1-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a><br />
<em>Un  nastrino  arancione per far sapere che «non condividiamo la  politica del governo», e che «desideriamo che Berlusconi rimetta il  mandato nelle mani del capo dello stato». <span style="color: #000000;">L&#8217;</span>iniziativa  è stata lanciata da 100 cittadini italiani su proposta di Daria Colombo e Roberto Vecchioni.  Sarebbe bello nei prossimi giorni vedere qualsiasi luogo reale o virtuale colorarsi di arancione (tutte le città  d&#8217;Italia, i siti  internet, i profili di facebook&#8230;) Almeno si potrà constatare quanto sia diffuso il dissenso in questo paese.</em></p>
<p style="text-align: right;">Evelina Santangelo<em><span id="more-39539"></span><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">.</p>
<p style="text-align: justify;">APPELLO</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;">NOI, COME SEMPLICI CITTADINI ITALIANI CONSAPEVOLI E RESPONSABILI, SIAMO CONVINTI, A PRESCINDERE DAI NOSTRI ORIENTAMENTI POLITICI, CHE L&#8217;ATTUALE GOVERNO NON CORRISPONDA PIU&#8217; ALLA MAGGIORANZA DEGLI ELETTORI DEL NOSTRO PAESE. PER QUESTO RITENIAMO CHE ESSO DEBBA RIMETTERE QUANTO PRIMA IL SUO MANDATO NELLE MANI DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA. PER QUESTO, UNENDOCI ALLE VOCI UFFICIALI DELLE OPPOSIZIONI, CHIEDIAMO A TUTTI I NOSTRI CONCITTADINI CHE LA PENSANO COME NOI DI ESPRIMERSI ATTRAVERSO UN PICCOLO GESTO SIMBOLICO MA ELOQUENTE. BASTER¿ INDOSSARE UN NASTRINO ARANCIONE PER SIGNIFICARE: «IO DESIDERO CHE IL GOVERNO SI DIMETTA» O ANCHE SOLO «NON CONDIVIDO LA POLITICA DEL GOVERNO BERLUSCONI». UN PICCOLO SEGNALE ALLEGRO E DEMOCRATICO PER CONTINUARE A COLORARE L&#8217;ITALIA DI ARANCIONE E DI SPERANZA.</span></p>
<p>Abdu Wahid  (gelataio)<br />
Alberti  Barbara  (scrittrice)<br />
Archinto Rosellina  ( editrice )<br />
Azzoni Giampaolo  (docente universitario )<br />
Bacinelli Elena  (albergatrice )<br />
Baldi Marco   (imprenditore )<br />
Belli Silvana  (stilista a riposo )<br />
Bevilacqua Maria Grazia  (insegnante elementare)<br />
Bomprezzi Franco  (consulente per la disabilita)<br />
Bonfanti Sandra  ( giornalista )<br />
Bramani Lidia  (musicologa )<br />
Breccia Alessandro  (ricercatore precario )<br />
Bucco Giovanna  (artigiana commerciante )<br />
Campi Piero  (operaio )<br />
Canali Edda  (casalinga )<br />
Canali Nevio  (primario ospedaliero )<br />
Cantarella Eva  (grecista )<br />
Carlotto Massimo  (scrittore)<br />
Castelbarco Francesca  (restauratrice )<br />
Catarazzuolo Nicola  (dirigente cooperativa )<br />
Cavagnini Ezio  (artigiano)<br />
Cavestri Roberto  (medico)<br />
Celli Brunella  (editore )<br />
Chiomma Dorina  (ristoratrice )<br />
Colombo Daria  (scrittrice )<br />
Consoli Alfio  (pensionato )<br />
Corradino Stefano  (giornalista)<br />
De Sio Giuliana  (attrice)<br />
De Sio Teresa  (cantante folk )<br />
Fabbri Lucio  (musicista )<br />
Ferrari Alessandra  (ufficio stampa onlus )<br />
Finardi Eugenio  (cantautore )<br />
Finocchiaro Angela  (attrice)<br />
Fo Dario  (attore e drammaturgo)<br />
Gallo Virgilio   (conducente autobus )<br />
Gaslini Giorgio  ( pianista compositore )<br />
Ghini Massimo  ( attore )<br />
Giorello Giulio  (filosofo )<br />
Guidoni Umberto  (astronauta )<br />
Haber Alessandro  (attore )<br />
Hack Margherita  (astrofisica )<br />
La rosa Angela  (pittrice )<br />
Lecavillo Olga  (salumiera )<br />
Lerner Gad  (giornalista)<br />
Loda Carla  (avvocato)<br />
Lombardo Pijola Marida  (scrittrice)<br />
Lucarelli Carlo  (scrittore )<br />
Lucchetta Daniela  (insegnante scuola media )<br />
Magris Claudio  (scrittore )<br />
Mancuso Aurelio  (pubblicista)<br />
Mannino Franz  ( architetto)<br />
Mannoia Fiorella  (cantante )<br />
Mantegazza Tinin  (pittore )<br />
Mantegazza Velia  ( regista )<br />
Marai Evaristo  (pensionato )<br />
Maraini Dacia  (scrittrice )<br />
MarcorË Neri  (attore )<br />
Martino Edda  (archeologa )<br />
Mascia Gianfranco  (blogger viola )<br />
Montaldo Giuliano  (regista )<br />
Mosca Alessandra   (liceale )<br />
Muccino Silvio  (attore )<br />
Natoli Salvatore  (filosofo )<br />
Neri Gabriele  (architetto )<br />
NosË Flavio  (psichiatra )<br />
Oggero Dalia  (editor )<br />
Orlando Mauro  (insegnante pensionato )<br />
Pagliara Cinzia  (insegnante scuola media )<br />
Pascale Antonio  (scrittore )<br />
Pennacchi Antonio  (scrittore )<br />
Pescarolo Vera  (produttrice cinematografica )<br />
Picardi Daria  (servizio civile )<br />
Pistillo Daniela  (biologa )<br />
Pontini Massimo  (imprenditore )<br />
Rajneri Gaia   (scrittrice )<br />
Rame Franca   (attrice )<br />
Rigoldi Don Gino (prete)<br />
Riondino David  (attore )<br />
Rizzo Alfredo   (consulente finanziario )<br />
Rossi Paolo   (attore )<br />
Roveredo Pino  (scrittore )<br />
Rutigliano Mauro  (digital P.R. )<br />
Sacco  Giusi   (infermiera )<br />
Salvadori Mino  (insegnante liceo )<br />
Sandrelli Amanda  (attrice )<br />
Santangelo Evelina   (scrittrice )<br />
Scarpati Giulio   (attore )<br />
Silvestri Daniele   (cantautore )<br />
Sintoni Ruggero   (operatore teatrale )<br />
Soddu Chiara   (pensionata )<br />
Sortani  Fiorenzo  (gestore di bar )<br />
Tripodi Franco   (presidente coop. Edilizie )<br />
Vacchi Fabio   (musicista compositore )<br />
Vangelista Carla   (sceneggiatrice )<br />
Vasini Lucia   (attrice )<br />
Veca Salvatore   (filosofo )<br />
Vecchioni Roberto   (cantautore )<br />
Venditti Antonello   (cantautore )<br />
Ziarati Hamid   (scrittore )<br />
Zingone  Silvia   (laureata disoccupata )<!--more--></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/12/tutti-arancioni-per-mandare-a-casa-questo-governo/">Tutti arancioni per mandare a casa questo governo</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>APRIL 25TH</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/25/april-25th/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/25/april-25th/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 12:20:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di FRANCO BUFFONI</p>
<p>La rimozione della cultura nella società italiana ebbe simbolicamente inizio nei primi anni Ottanta quando tre reti televisive vennero concesse a chi attualmente ci governa. Il presidente del consiglio di allora, poi morto latitante – colui che è riuscito a rendere impronunciabile in Italia il termine socialista – era legato a filo doppio a chi attualmente ci governa: che in anni più recenti si è impegnato a rendere impronunciabile il termine liberale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/25/april-25th/">APRIL 25TH</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di FRANCO BUFFONI</p>
<p>La rimozione della cultura nella società italiana ebbe simbolicamente inizio nei primi anni Ottanta quando tre reti televisive vennero concesse a chi attualmente ci governa. Il presidente del consiglio di allora, poi morto latitante – colui che è riuscito a rendere impronunciabile in Italia il termine socialista – era legato a filo doppio a chi attualmente ci governa: che in anni più recenti si è impegnato a rendere impronunciabile il termine liberale. Non dimentichiamo che quella dei veri liberali e quella dei veri socialisti sono le due famiglie politiche che reggono l’Unione europea.  Coloro che vorrebbero abolire la memoria del XXV Aprile vorrebbero dedicare una piazza di Milano al presidente del consiglio morto latitante. Perché non propongono anche l’erezione di un monumento? Coi due statisti insieme: quello che ha reso impronunciabile il termine socialista e quello che ha reso impronunciabile il termine liberale. Distruggendoci culturalmente.<br />
Il mutamento di stile, il manifesto disprezzo per il potere legislativo da parte del potere esecutivo ebbe simbolico inizio con una definizione &#8211; “Parco buoi” &#8211; che, nel 1983, il presidente del consiglio poi morto latitante diede del Parlamento italiano. Non era mai accaduto in precedenza che il capo dell’esecutivo insultasse in tal modo il legislativo. Se oggi siamo in questo stato, con l’esecutivo che detta a un legislativo di nominati leggi penalizzanti contro il giudiziario, il pensiero non può non correre al primo di quei due statisti, il latitante: l’ispiratore del “Menzogna” (definizione del mio maestro Giovanni Raboni).<br />
Il monumento dovrebbe effigiarli con lo sguardo vòlto a quella repubblica presidenziale cui entrambi miravano (naturalmente pensando a se stessi nel ruolo del caudillo for ever).</p>
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		<title>CHI LO HA MESSO LI&#8217; ?</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 19:28:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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Il governo Berlusconi nel 2004 su proposta dell’allora ministro della Pubblica Istruzione, della Ricerca e dell’Università Letizia Moratti. Nel mio “Laico Alfabeto” (Transeuropa 2010) scrivevo: “Oppure irridetela, la ricerca. Come è avvenuto nel 2009 presso la sede del Cnr &#8211; Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/08/chi-lo-ha-messo-li/">CHI LO HA MESSO LI&#8217; ?</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni<br />
Il governo Berlusconi nel 2004 su proposta dell’allora ministro della Pubblica Istruzione, della Ricerca e dell’Università Letizia Moratti. Nel mio “Laico Alfabeto” (Transeuropa 2010) scrivevo: “Oppure irridetela, la ricerca. Come è avvenuto nel 2009 presso la sede del Cnr &#8211; Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma. Quando, contro la volontà del suo presidente (un vero ricercatore), il vicepresidente Roberto de Mattei organizzò un convegno sul creazionismo dal titolo “Evoluzionismo. Il tramonto di una ipotesi”, invitando i più inverosimili ciarlatani in circolazione. Con i denari dei contribuenti italiani. (E’ disponibile il volume degli Atti). Designato alla carica di vicepresidente del CNR da Berlusconi su proposta di Moratti, de Mattei non fu rimosso dall’incarico nei due anni del governo Prodi (evidentemente piace anche ai cattolici adulti). De Mattei &#8211; che recentemente ha dichiarato: “Adamo ed Eva sono personaggi storici e sono i progenitori dell&#8217;umanità” &#8211; è professore associato di Storia del Cristianesimo in una università privata, direttore del mensile fondamentalista “Radici cristiane” e dirigente di “Alleanza Cattolica”. <span id="more-38724"></span><br />
Sono lieto che 7000 firme siano già state raccolte per chiedere le dimissioni di de Mattei per evidente incompatibilità con le sue funzioni al CNR. Le sue recenti affermazioni lo pongono infatti al di fuori del pensiero razionale.  Su Radio Maria, de Mattei ha dichiarato che lo tsunami in Giappone è un &#8220;castigo di Dio&#8221;, &#8220;un modo per purificare&#8221;, e che le catastrofi sono &#8220;sicuramente un&#8217;esigenza di giustizia divina&#8221;; che &#8220;Dio se ne serve per raggiungere un fine alto della sua giustizia&#8221;, che &#8220;la morte di un colpevole è l&#8217;esecuzione di un decreto di colui che è padrone della vita e della morte&#8221;, che &#8220;il terremoto è un battesimo di sofferenza che ha purificato l’anima delle vittime perché Dio ha voluto risparmiare loro un triste avvenire&#8221;.   <br />
Chi riteneva che l&#8217;assurda e crudele strategia di giustificare il male attraverso gli ineffabili disegni di Dio fosse un trucco smascherato e sbeffeggiato una volta per tutte da Voltaire a seguito del terribile terremoto di Lisbona del 1755 non aveva fatto i conti con De Mattei. Che si domanda: “Per quale fine Messina e Reggio sono state distrutte? Dio talora si serve delle catastrofi per raggiungere un fine alto della sua giustizia. Cosa furono il diluvio, il fuoco che cadde su Sodoma e Gomorra &#8211; e che non si abbatté su Ninive &#8211; se non castighi di Dio? E un giorno, quando sarà sollevato il velo che copre l&#8217;opera della Provvidenza, e alla luce di Dio vedremo quello che egli avrà operato nei popoli e nelle anime, ci accorgeremo che per molte di quelle vittime che oggi compiangiamo il terremoto è stato un battesimo di sofferenza che ha purificato la loro anima da tutte le macchie anche le più lievi, e grazie a questa morte tragica, la loro anima è volata al cielo. Chi nega Dio, gli atei, i laicisti militanti, ma anche coloro che non professando l&#8217;ateismo, vivono di fatto nell&#8217;ateismo pratico, costoro non possono concepire l&#8217;idea della Provvidenza”.</p>
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		<title>Non si disturbi il massacratore</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 10:02:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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<p><strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/baciamano_berlusconi11.jpg"></a></strong></p>
<p><strong>Bacheca libica</strong></p>
<p><em>Questo è un &#8220;post-in-progress&#8221;. Siete tutti invitati a lasciare commenti, segnalare materiali d&#8217;approfondimento, riportare testimonianze, elencare dati, ricordare la storia criminale del colonialismo italiano in Libia, prima e durante il fascismo. </em>&#8230;</p>
&#8220;Eni, Unicredit, il Gas, il Petrolio, la Juventus: metà della nostra economia è in mano a un dittatore che spara sulla folla.<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/24/non-si-disturbi-il-massacratore/">Non si disturbi il massacratore</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/baciamano_berlusconi11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-38272" title="baciamano_berlusconi1" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/baciamano_berlusconi11.jpg" alt="" width="435" height="355" /></a></strong></p>
<p><strong>Bacheca libica</strong></p>
<p><em>Questo è un &#8220;post-in-progress&#8221;. Siete tutti invitati a lasciare commenti, segnalare materiali d&#8217;approfondimento, riportare testimonianze, elencare dati, ricordare la storia criminale del colonialismo italiano in Libia, prima e durante il fascismo. </em></p>
<div>&#8220;Eni, Unicredit, il Gas, il Petrolio, la Juventus: metà della nostra economia è in mano a un dittatore che spara sulla folla. Menomale che l&#8217;altra metà è in mano alla mafia che almeno spara uno alla volta&#8230;&#8221; Maurizio Crozza, &#8220;Ballarò&#8221;,22.2.2011.</div>
<div>
<p>«<em>La processione degli italiani che venerano e rispettano Gheddafi, formata dagli uomini che con lui hanno lavorato al &#8220;grande accordo&#8221; che ha chiuso una lunga fase di tensioni, entra nella tenda del leader.<span id="more-38270"></span>  E&#8217; già notte nel grande spiazzo nel deserto, a pochi chilometri da Tripoli: tra i cammelli sfilano gli ex capi di governo Giulio Andreotti e Lamberto Dini, l&#8217; ex ministro dell&#8217; Interno Giuseppe Pisanu e il senatore pd Nicola Latorre (in rappresentanza di Massimo D&#8217; Alema). In diretta tv hanno appena ricevuto il premio dalla Giamahiria, una targa e una fascia verde, il colore della rivoluzione. E&#8217; il riconoscimento che Gheddafi fa consegnare agli &#8220;amici italiani&#8221; che hanno creduto in quell&#8217; accordo firmato il 30 agosto da Silvio Berlusconi. Il primo ad essere premiato è proprio lui, il Cavaliere, assente giustificato assieme all&#8217; ex premier Romano Prodi, al ministro degli Esteri Franco Frattini e tanti altri. Uno speaker riserva a tutti l&#8217; appellativo di &#8220;eccellenza&#8221;. Con un&#8217; eccezione: Gianni Letta, sottosegretario della Presidenza del Consiglio e gran tessitore per conto di Berlusconi, è onorato del termine &#8220;sua altezza&#8221;. Anche Vittorio Sgarbi ha la sua fascia verde. In aereo, dieci anni fa, volando dalla Sardegna violò l&#8217; embargo, e la Libia non dimentica quel gesto dannunziano che voleva testimoniare un&#8217; amicizia contro la realpolitik. Sgarbi, attuale sindaco della siciliana Salemi, guarda Andreotti e Gheddafi che s&#8217; incontrano per l&#8217; ennesima volta, parlano, s&#8217; intendono ancora, trent&#8217; anni dopo: «Gheddafi è l&#8217; ultimo capo arabo democristiano &#8211; osserva Sgarbi &#8211; per questo con Andreotti e Dini si capiscono ancora così bene». Il leader libico ringrazia l&#8217; Italia per l&#8217; accordo in base al quale Roma pagherà, nell&#8217; arco di vent&#8217; anni, 5 miliardi di euro a titolo di risarcimento dei danni dell&#8217; occupazione coloniale. «Dobbiamo complimentarci con noi stessi e noi libici vi ringraziamo per gli sforzi che avete compiuto per arrivare a questo accordo che onora i nostri due popoli» dice il Colonnello. Andreotti e Dini ripetono l&#8217; invito al leader libico a visitare l&#8217; Italia, Sgarbi lo vorrebbe al più presto ospite nella &#8220;sua&#8221; Sicilia, magari proprio a Salemi. «Adesso è possibile, non ci sono più ostacoli alla mia visita in Italia &#8211; dice il Colonnello &#8211; . Ripeto: dobbiamo complimentarci con noi stessi per il buon lavoro che abbiamo fatto per i nostri popoli</em>». Vincenzo Nigro, La Repubblica, 8.10.2008.</p>
<p>&#8220;Usare il mitra per fermare i profughi africani che arrivano in Italia. Lo ha detto l’assessore regionale ai flussi migratori Daniele Stival, leghista, in diretta su Rete Veneta. Una frase choc che ha fatto scalpore, sollevato dure polemiche molte delle quali erano volte a chiedere le dimissioni dello stesso assessore. La puntata di Focus, talk show dell’emittente locale, era incentrata sulla rivolta in Libia, si parlava delle migliaia di morti fra i civili, aprendo un ragionamento sulla richiesta del governatore della Sicilia al Veneto di ospitare i profughi nordafricani. Alla domanda su come limitarne l’arrivo, Stival è intervenuto usando queste parole: «Ci riescono pure in Grecia, Spagna e Croazia, dovremmo riuscire anche noi usando il mitra»&#8221;, Corriere della Sera, 23.2.2011.</p>
</div>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/24/non-si-disturbi-il-massacratore/">Non si disturbi il massacratore</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Cartolina da Sanremo indirizzata a sinistra</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 20:48:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p>Sanremo è Sanremo è Sanremo: come la rosa cui Gertrude Stein ha dedicato i suoi versi più celebri. Quest’anno è rifiorito. Non grazie ai giovani, ma a tre signori cui l’età non ha lasciato addosso i segni di un declino osceno che un altro volto ci ha stampato in mente. Gianni Morandi con il sorriso sempre uguale, sottolineato dalle poche rughe intorno agli occhi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/21/cartolina-da-sanremo-indirizzata-a-sinistra/">Cartolina da Sanremo indirizzata a sinistra</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p>Sanremo è Sanremo è Sanremo: come la rosa cui Gertrude Stein ha dedicato i suoi versi più celebri. Quest’anno è rifiorito. Non grazie ai giovani, ma a tre signori cui l’età non ha lasciato addosso i segni di un declino osceno che un altro volto ci ha stampato in mente.<span id="more-38240"></span> Gianni Morandi con il sorriso sempre uguale, sottolineato dalle poche rughe intorno agli occhi. Roberto Vecchioni che canta e vince con il vestito del prof di lettere. E Roberto Benigni, lui stesso e la sua arte che sembrano sottratti al tempo, capaci di volarci sopra, compiere il miracolo di far risorgere il Risorgimento. Abbiamo riconosciuto un nostro desiderio nell’onda di emozione condivisa con venti milioni di spettatori diventati concittadini. Abbiamo pensato che finalmente il festival era anche per noi e che per questa volta abbiamo vinto. Ma il tricolore e l’inno di Mameli non sono stati che la metafora del desiderio profondo che Benigni ha toccato. Vorremmo non sbattere più contro il muro dell’impossibilità di comunicare quando parliamo con colleghi, clienti, conoscenti, familiari. Siamo stanchi di essere così bloccati da divisioni che fanno male, stanchi di sentirci dire che non abbiamo nient’altro che la spocchia dei perdenti che si credono la parte migliore, stanchi noi stessi di vestire questo abito difensivo. Vorremmo un paese unito. E’ questo il miraggio che abbiamo sognato sintonizzati sul rito nazional-popolare del festival di Sanremo. Persino Luca e Paolo, il giorno dopo aver obbedito alla par condicio, hanno letto Gramsci, fondatore di un giornale che si chiama “L’Unità”. Cosa si può chiedere di più al palco del Teatro Ariston e a una trasmissione di Rai Uno?</p>
<p>Ho azzardato un “noi” per qualcosa che credo di condividere e capire. Capisco che ridiamo quando due col colbacco in testa prendono in giro i politici che dovrebbero rappresentarci, suggerendo che il solo che possa unire l’opposizione sia “Berlusconi comunista”. Capisco che appena ne sentiamo il nome in bocca ai due comici ci appaia come un atto liberatorio. E un po’ di par condicio, per quanto grottesca applicata alla satira, ci sembra nulla di eccezionale. Il numero su Saviano e Santoro è stato meno divertente dello sputtanamento di Gianfranco e Silvio. Fine, amen. Nessuno pare essersi accorto che quella gag batteva sugli stessi tasti dei giornali governativi, a partire dai bersagli scelti sino agli argomenti per colpirli. Saviano è il buono per definizione di cui sparlare è tabù. Ma gratta gratta, cosa dice? Che in Campania…. c’è la camorra! Banalità, cose che sapevamo. Santoro poi: quello manda il povero Ruotolo nei peggio posti d’Italia, mentre si tiene vicino la bella Giulia Innocenzi cui proprio pochi giorni fa Belpietro aveva comunicato di essere approdata a “Annozero” per meriti identici a quelli delle veline. In più, Santoro è da quindici anni che protesta che lo vogliono far fuori, mentre in realtà sta sempre lì. E mentre sghignazzi alla battuta, ti sei già scordato l’editto bulgaro, ossia i circa quattro anni in cui il conduttore era stato allontanato dalla Rai per volere esplicito di Berlusconi. Ma il punto più dolente è Gianfranco Fini, il capobranco sempre più azzoppato, messo alla berlina due volte consecutive. L’acclamato “ti sputtanerò” è stato più pesante della postilla successiva. Gianfranco e Silvio rappresentati come in un regolamento di conti in famiglia, che si tirano addosso fango a secchiate, fango che si equivale. Di nuovo, il benedetto appartamento monegasco che nella peggiore delle ipotesi sarà stato venduto da Alleanza Nazionale al genero, viene messo sullo stesso piano di uno scandalo culminato con l’imputazione di Berlusconi per due reati penali, dove in più ci sono favorite promosse a ruoli politici, nonché l’intera maggioranza parlamentare che ha avallato la palla della nipote di Mubarak. Inoltre Gianfranco Fini, nel momento in cui figura come colui che spara fango sul ex-alleato somiglia tanto a quel burattinaio di un piano eversivo quale è stato additato da Berlusconi. Non importa se qualcuno abbia mai visto sul “Secolo d’Italia” qualcosa che possa sembrare l’opposto e speculare alla campagna del “Giornale” sulla casa di Montecarlo. E’ la licenza degli artisti, la libertà dei comici.</p>
<p>Ma è una strana libertà, quella per cui puoi sfottere il premier solo se contemporaneamente colpisci un avversario. Se fai confusione, confusione sistematica, veicolando il messaggio che tutti hanno qualcosa di cui vergognarsi. Ridendo e scherzando, ti trovi perfettamente allineato con la linea di attacco dei fedelissimi. E infatti il successivo numero su Berlusconi, dove Luca e Paolo sono seduti a un tavolo con un fiasco di vino, a rappresentanza di un’ipotetica <em>vox populi</em>, non fa altro che smontare una per una le ragioni per cui il presidente del consiglio sarebbe condannabile. Le belle ragazze piacciono a tutti, avrei fatto anch’io così. Il problema non è l’abuso di una carica pubblica perché in Italia tutto funziona con il <em>do ut des</em>. Non ha mentito sino in fondo perché non ha mai nascosto che gli piace la vita allegra. Non ha mercificato le donne perché quelle lì erano consenzienti…Conclusione: stavolta gli è soltanto andata di sfiga. Una difesa a forma di presa in giro che nemmeno Ghedini e Ferrara insieme avrebbero saputo fare in maniera più credibile.</p>
<p>Voglio immaginare che Luca e Paolo non sanno ciò che fanno. Voglio credere che pensano di fare satira di costume, come hanno detto loro stessi, quando, pur affaticati dalle formalità bipartisan, hanno fatto satira politica a vantaggio di una parte precisa. Però tranquilli, non se n&#8217;è accorto nessuno: né noi, né loro, né il consigliere Rai di maggioranza Verro che li ha criticati o il consigliere di opposizione Rizzo Nervo che li ha difesi. Ernst Jandl, poeta sperimentale austriaco, ha scritto una poesia meno famosa di quella di Gertrude Stein che comincia così: “Alcuni credono/ che sestra e dinistra non si possano<span id="_marker"> confondere./ Che errore!”                   </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"> </span></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/21/cartolina-da-sanremo-indirizzata-a-sinistra/">Cartolina da Sanremo indirizzata a sinistra</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Preghiera ai naviganti (da «il Fatto Quotidiano»)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/02/12/preghiera-ai-naviganti/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/02/12/preghiera-ai-naviganti/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 14:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>evelina santangelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Evelina Santangelo]]></category>
		<category><![CDATA[hannah arendt]]></category>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Preghiera ai naviganti]]></category>
		<category><![CDATA[ruby]]></category>
		<category><![CDATA[sabato 29 gennaio 2011]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttamento della prostituzione minorile]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Ques&#8217;articolo è uscito sabato 29 gennaio 2011 su «il Fatto Quotidiano».<br />
Qui ho solo aggiunto una riflessione della Arendt, che credo ci riguardi molto.<br />
Prendetelo come uno dei tanti segni con cui donne e uomini sul web (e non solo) in un unico coro stanno  rivendicando  il diritto a restituire un&#8217;altra storia, evocando le tante donne forti di immaginazione, intelligenza e coraggio che hanno contribuito in tutti i tempi, ovunque, a edificare la comune umana civiltà.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/12/preghiera-ai-naviganti/">Preghiera ai naviganti (da «il Fatto Quotidiano»)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Ques&#8217;articolo è uscito sabato 29 gennaio 2011 su «il Fatto Quotidiano».<br />
Qui ho solo aggiunto una riflessione della Arendt, che credo ci riguardi molto.<br />
Prendetelo come uno dei tanti segni con cui donne e uomini sul web (e non solo) in un unico coro stanno  rivendicando  il diritto a restituire un&#8217;altra storia, evocando le tante donne forti di immaginazione, intelligenza e coraggio che hanno contribuito in tutti i tempi, ovunque, a edificare la comune umana civiltà.<br />
</em><em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #800000;">Hannah Arendt: «Il declino delle nazioni comincia con il venir meno della legalità&#8230; Qualsiasi incidente può distruggere i costumi e la moralità una volta privati del loro ancoraggio nella legalità; qualsiasi evento contingente è destinato a minacciare una società non più garantita dai suoi cittadini»</span></em></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Evelina Santangelo</strong><br />
Da quando è uscita la notizia che il presidente del Consiglio è indagato per prostituzione minorile, i commenti e l’ironia nel web si sono scatenati come non mai. Sarà il tema pruriginoso, sarà che ci siamo a nostro modo assuefatti e quasi affezionati a questo genere di amenità, sarà che tutti si è diventati un po’ così, propensi all’ironia più “grassa” e “crassa”&#8230; Per questo, vorrei fare un appello modesto ai naviganti. Come fosse una preghiera di un navigante ad altri naviganti.<span id="more-37996"></span><br />
Discutiamo, ragioniamo del presente e del futuro degli operai, che andranno comunque in un qualche purgatorio, come chiunque oggi svolga un lavoro soggetto alla precarietà di cui è sostanziato questo nostro tempo. Discutiamo, ragioniamo del diritto allo studio e del dovere di garantire ai giovani il diritto di essere pieni di slancio e desideri e aspirazioni contro “lo stato presente delle cose” inteso come immodificabile e sclerotizzato, che è un&#8217;offesa alla loro giovinezza e a noi, che dovremmo contribuire ad alimentare, nutrire le loro visioni in una sorta di vero patto generazionale (non solo quel patto economico, invocato da tanti). Discutiamo, ragioniamo del diritto-dovere a insegnare. E del dovere istituzionale di riconoscere il ruolo sociale e culturale della classe insegnante in un paese che voglia davvero progettare un futuro possibile. Parliamone perché la gente capisca che è dei loro e dei nostri figli che stiamo parlando, e di quello di cui un giorno anche loro saranno chiamati a rendere conto dai loro stessi figli&#8230;<br />
Discutiamo, ragioniamo dei teatri, delle università, dei musei, degli archivi, delle biblioteche&#8230; agonizzanti per colpe pregresse e per responsabilità odierne di una classe dirigente che sta spolpando l&#8217;ultima carne dalle ossa delle istituzioni culturali (e non solo), mentre chi avrebbe dovuto vegliare e mobilitarsi è stato, almeno finora, a guardare, o meglio, a guardare il proprio naso, magnifico o degno di essere magnificato, il proprio ridicolo naso che non ha saputo annusare nemmeno cosa stava accadendo, cosa stava esso stesso edificando&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Difendiamo con intransigenza e vegliamo sul principio dell&#8217;uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, contro i garbugli e i pretesti con cui lo si vorrebbe aggirare, indipendentemente direi da chi lo voglia aggirare. Così da spuntare la lama di ogni pretesto, anche quello più ingannevole e subdolo dell&#8217;“accanimento”. Esigiamo la laicità su cui è stato fondato questo nostro Stato da cattolici e non-cattolici, da credenti e non-credenti, o diversamente credenti&#8230; in quanto unica vera inalienabile garanzia di uguaglianza in un paese che si voglia dire davvero civile, cioè rispettoso   della libertà di culto e di pensiero. Difendiamo le conquiste della scienza contro Comitati di bioetica che, negando il principio stesso della pluralità delle posizioni morali, vorrebbero allineare la scienza alla visione morale unica e insindacabile di Sacra Romana Chiesa, in tutta la sua potenza, influenza, tracotanza spirituale e temporale. Ma, proprio per questo, in nome di tutto ciò, e anche un po’ della nostra dignità. Denunciamo duramente quel che c&#8217;è da denunciare. Informiamo di tutto quello che serve a capire. Ma non infiliamoci fino al collo in quella melma, per alimentare la nostra curiosità o anche la nostra ironia&#8230; Invece di prendere questo genere di commerci per quel che sono e consegnarli assieme a tutto il resto (compresi i cocci dei principi costituzionali fatti a pezzi) al giudizio della legge e, spero un giorno, anche della storia, in cui, vorrei ricordare, saremo contemplati anche noi con tutti i nostri magnifici nasi. Anche quelli graziosamente arricciati in segno di sdegno.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/12/preghiera-ai-naviganti/">Preghiera ai naviganti (da «il Fatto Quotidiano»)</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Mettiamoci la testa e la faccia: Donne del presente I</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 09:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Mila Spicola</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/240807rb5.jpg"></a></p>
<p>Migliaia di firme, testimonianze, indignazioni, il tappeto sterminato delle foto cambiate sui profili di facebook, la ritrovata voglia di alzare la testa. A onor del vero va riconosciuto a Ruby e al premier che erano anni che non si sollevava un simile dibattito sulla dignità delle donne.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/03/mettiamoci-la-testa-e-la-faccia-donne-del-presente-i/">Mettiamoci la testa e la faccia: Donne del presente I</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mila Spicola</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/240807rb5.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-38045" title="240807rb5" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/240807rb5-145x300.jpg" alt="" width="145" height="300" /></a></p>
<p>Migliaia di firme, testimonianze, indignazioni, il tappeto sterminato delle foto cambiate sui profili di facebook, la ritrovata voglia di alzare la testa. A onor del vero va riconosciuto a Ruby e al premier che erano anni che non si sollevava un simile dibattito sulla dignità delle donne. Segno che la misura è colma? Mi sono inorgoglita per tutte le testimonianze, per le prese di posizione e le dichiarazioni ben argomentate di tante donne. Una rivoluzione rosa.</p>
<p>Però&#8230; non tutto torna. Cosa voglio dire? Mi pare che in queste settimane si sia sentito un gran trambusto di pentole, di stoviglie, e meno male, visto il silenzio decennale e imbarazzante delle donne sulle donne, ma nulla di nuovo dal fronte occidentale: quello dei maschi.<span id="more-38044"></span></p>
<p>Il problema è sempre quello ( oggi come qualche anno fa, quando venni crocifissa per le mie parole che, visti gli sviluppi, si sono rivelate profetiche): che in Italia un bel fondoschiena val più di due lauree e che il problema non sono le donne (che allora erano mute) e nemmeno più di tanto Berlusconi, ma gli uomini. Le donne oggi parlano. Ma il silenzio degli uomini sugli uomini non è preoccupante?</p>
<p>Quanti uomini dichiarano che il comportamento del premier ha offeso la loro dignità? Che loro sono diversi? Il sospetto è che un loro appello si esaurirebbe in pochissime firme.</p>
<p>Incrociamo alcuni dati, apparentemente distanti ,come fa la finanza per scovare gli evasori. Dati significativi e drammatici che riportano la discussione dal rosa e dall’indignazione, al nero e alla preoccupazione.. Al di là delle discriminazioni di genere in ogni campo, l’Italia è uno dei primi paesi al mondo per consumo di pornografia e per traffico della prostituzione. Circa il 60% delle prostitute sono ormai straniere, segno che la domanda (più che l’offerta) è enorme e crescente. Non so fino a che punto valga l’assunto “ciascuno è libero di far quel che vuole” perché questi dati rasentano più che il costume la patologia. Esiste una patologia sessuale nella testa della maggior parte degli uomini italiani? Il sospetto non è peregrino.E la diagnosi viene dagli osservatori esteri.</p>
<p>Quando gli amici stranieri ci chiedono “ come potete tollerare tale premier?” lo sanno che l’Italia si è trasformata silenziosamente in una grande casa di tolleranza? O continuiamo a millantarla come “capacità amatoria”? Dignità offesa? Ma stai scherzando? Io sono maschio.</p>
<p>L’orgoglio del pene ormai fa pena e ha l’immagine impietosa del fondoschiena flaccido del premier dato in pasto alla pubblica gogna come vendetta di mille altri fondoschiena, persino di quelli su cui siedono le splendide signorine di cui si è circondato. Doveva accadere prima o poi, dico io. Che gli eccessi del nostro Tiberio comincassero a mangiarselo vivo.</p>
<p>Ma, più in generale, cosa rimane della dignità e dell’integrità della “persona” in Italia?</p>
<p>Il 13 febbraio, giorno previsto per ”la mobilitazione delle donne” ,dovrebbe essere piuttosto “la mobilitazione degli uomini e delle donne che la difendono quell’integrità”.O si apre un baratro se li interroghiamo al riguardo? In cosa consiste oggi la religione laica dei rapporti tra uomo e donna del nostro popolo?</p>
<p>Quali norme morali, come anche dell&#8217;umana reciproca pari considerazione, ci siamo lasciati alle spalle tacciandole sbrigativamente come moraliste? E chi dovrebbe trasmetterle?</p>
<p>La scuola come ascensore sociale e come luogo formativo è stata distrutta e con essa la meritocrazia, la famiglia pure, il senso dello Stato e del dovere anche (triplicati i reati contro la pubblica amministrazione), annullata ogni responsabilità personale (perchè qualcuno a cui dar la colpa lo si trova sempre), la solidarietà sociale..tutto distrutto. E l’impegno comune in prima persona? Persino a sinistra si va avanti per “leader”, a cui delegare tutte le nostre mancate responsabilità in tal senso e i nostri valori&#8230;Figurarsi a destra.</p>
<p>La verità è che il contegno del premier è condannabile nella misura in cui riusciamo a far fronte comune contro un comportamento senza norma che è ormai collettivo e che nella mercificazione dei corpi ha solo il suo aspetto visibile.</p>
<p>Non solo B, ma la maggioranza delle donne e degli uomini agiscono contro se stessi e la propria dignità nel sottovalutare taluni mutamenti del comune senso della vergogna perché sottende l’assenza di altre norme, più importanti e onnicomprensive. Le donne lo stanno riconoscendo. Gli uomini?</p>
<p>Un collega spagnolo mi ha scritto “più che un paese di puttane siete un paese di papponi e puttanieri”. A quanti uomini italiani questa definizione fa indignare veramente come ha fatto indignare me? Quanti , in fondo, si inorgogliscono? Quanti? Quanti sono? Quanta, dell’indignazione contro Berlusconi , non è strumentalizzazione politica? Perché mi pare che i comportamenti sessuali da “addicted” (ebbene sì, altrove è una malattia , quando supera certi limiti, e non un vanto) siano diffusissimi in ambienti di potere e non e trapassano ogni schieramento politico. E’ solo il “reato”, nel caso del premier , a farci indignare? O piuttosto il reato e l’assenza di un’ adeguata e condivisa reazione ad esso si sviluppano in un contesto e in costume sociale completamente mutati negli anni?</p>
<p>Pesano di più i propri privilegi di classe, o di ceto, o di religione, o di ragion economica (quelli che berlusconi promette di mantenere) della propria dignità e di quella che si vuol dare alla propria nazione? Quale nazione?</p>
<p>In una realtà che ha quei numeri riportati sopra non sono più calate dal cielo certe tragedie: la prima causa di morte in Italia per le donne è la violenza. Non ditemi esagerata. Non ditemi: cosa c’entra. Ricordiamoci dei finanzieri per favore: mettiamo in relazione i dati. Quelle morti non nascono da follie individuali, ma da un comportamento sociale CONDIVISO riguardo al tema del rispetto verso la donna: esattamente QUESTO comportamento sociale che vede la persona , la donna in particolare, risolversi nella sua apparenza fisica. Tanto da convincerne le donne stesse: perchè non hanno via di scampo. Tanto da poter affermare che non esiste tragedia peggiore per una donna dell&#8217;essere brutta. E le battute su Rosy Bindi si moltiplicano e fanno ridere gente di destra come di sinistra.</p>
<p>&#8220;Che male c&#8217;è, suvvia, su tutto si può ridere&#8221;. L&#8217;Olocausto nacqua da una battuta. E lo stiamo vivendo l&#8217;Olocausto delle donne in Italia. I numeri delle morti recano il segno di una carneficina. Sempre sottaciuta.</p>
<p>Segno dell’assenza totale di una elementare educazione sentimentale e sessuale che metta al primo piano l&#8217;essere, la persona e non il suo apparire, anzi il suo apparire come oggetto. Che si sovrappone a un’ overdose di stimoli sessuali, considerati normali, che arrivano da ogni parte: pubblicità, televisioni, giornali (guarda caso in maggioranza concentrate nelle mani della stessa persona che ha traghettato l’immaginario collettivo dal drive in al bunga bunga). Il segnale più allarmante è l’aumento delle violenze sessuali tra i ragazzi. Tra l’altro non riconosciute come tali da loro stessi. E’ davvero il baratro: il “che male c’è” di fronte al reato (nel caso d Ruby), di fronte alla violenza (nel caso dei ragazzi).</p>
<p>Da coloro che guidano il Paese “tutti attendono esemplarità, nel pubblico e nel privato.” Il problema sta nel ridefinire il concetto di comportamento esemplare e di condividerlo con tutti.</p>
<p>Perchè il carrozziere che evade tranquillamente le tasse (e che ovviamente ha il suo bel calendario di donne nude appeso in vista..che male c&#8217;è? Tutta grazia di Dio e ritiene il buon Presidente uno che la vita se la sa godere) ha un suo concetto di comportamento esemplare che evidentemente risulta milioni di anni luce da quello di un altro &#8220;esemplare&#8221; servitore dello Stato che paga le tasse e che come senso della vita ha uno sguardo ben più ampio, e magari non si limita a un senso solo, il vedere, ma anche agli altri quattro e magari ci aggiunge pure la testa e i pensieri e la cultura, e, a volte, udite udite, persino il cuore.</p>
<p>A quanti fa comodo questo stato di cose? Le donne stanno parlando, ma a quale parte degli uomini italiani fa più comodo il silenzio? Al bistrattato uomo “medio italiano” che può permettersi di dare un ceffone alla moglie e a lei di accettarlo? Ai mille che usano senza problemi ogni tipo di discriminazione senza paura e ritegno? O a chi tuona contro il comportamento becero del premier salvo poi imporre nomi di donne nelle liste bloccate, non tanto per meriti, quanto per “quote parte” correntizie …di maschio? Il caso delle liste del PD nelle politiche del 2008 è indicativo in tal senso.</p>
<p>Sarà in grado il PD, questo PD, di impedirlo alle prossime?</p>
<p>Quanti uomini in Italia, nei luoghi del potere, delle professioni, degli incarichi cruciali, di fronte a una donna competente che scalpita per entrare , hanno il coraggio o la convinzione di dirle “rimani”? Non perché figlia, moglie o amante e dunque in grado di dar continuità al proprio potere , ma una normale donna con un’ autonoma voglia di affermare il suo valore? Che armi ha quella donna oggi in Italia? Se poi è brutta..peggio mi sento. E quanti altri non dichiarano “si, ma deve essere un minimo carina perché sennò come fai a “portarla” in giro?” persino della propria moglie eventuale? “Portarla in giro”????? Mi è capitato di sentirlo dire a un insospettabile magistrato. Quanti (donne e uomini) di quelli che criticheranno quello che scrivo non sono anche loro &#8220;colpiti dal virus&#8221; senza nemmeno rendersene conto, ammantati dal pregiudizio della propria assoluzione?</p>
<p>E quanti altri si rendono conto che, nel loro essere diversi, non fanno testo, perchè il sistema è un altro? Il sistema si avvicina pericolosamente a quei dati e non a piccole isole felici.</p>
<p>Dunque non ha ceto, colore, cultura, latitudine, ma solo genere, questo disastro. Però ha un nome: si chiama arretratezza culturale e sociale questo predominio dell’apparire a scapito dell’essere che reca con se tutto il resto. Prendiamone atto per migliorare.</p>
<p>La prima via di guarigione è l&#8217;ammettere di essere malati.</p>
<p>Ad ogni modo, mi rifiuto di accettare l’assunto che se non appari non sei. Per Berlusconi poi,per molti, se non appari bella non esisti. Anzi, sei da vituperare, da discriminare, da escludere, da eliminare. Solo per lui?</p>
<p>La bruttezza è diventato l’ ultimo tabù morale in una società fondamentalmente amorale.</p>
<p>Sono riflessioni amare che abbiamo fatto più volte noi donne. Gli uomini mai. Le abbiamo messe tutte in fila prima di svegliarci adesso all’improvviso sommamente indignati? Uomini. Quanti siete?</p>
<p>Ho chiesto a un amico: se una donna di potere ti offrisse 10 mila euro per un rapporto sessuale e poi ti offrisse una carica politica importante tu ci staresti? Ci troveresti qualcosa di male? Risposta: “E me lo chiedi? Ma persino se fossi gay”. Esiste il maschile di zoccola?</p>
<p>Le parole sono importanti, gli aggettivi sono importanti. Mi sa che lessico e sintassi del popolo italiano abbiano bisogno di essere riscritti, come anche l’etica comune. Sarebbe la vera rivoluzione. Un proverbio dice: ogni uomo è ciò che mangia e il clima in cui vive. La rivoluzione forse si sta facendo in cucina, la stanno facendo le donne, ma poi la devono mangiare tutti, fuori, alla luce del sole.</p>
<p><em>In aggiunta alle diverse iniziative che si susseguono in questi giorni, vorremmo proprorrvi delle riflessioni che ci sembrano capaci di una prospettiva di maggiore profondità e durata.  Mila Spicola insegna in una scuola media di periferia a Palermo, ha collaborato con Emma Dante, ed è stata responsabile scuola del Pd nel capoluogo siciliano. Il suo blog si trova <a href="http://laricreazionenonaspetta.blog.unita.it/">qui</a> (h.j)  </em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/03/mettiamoci-la-testa-e-la-faccia-donne-del-presente-i/">Mettiamoci la testa e la faccia: Donne del presente I</a></p>
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		<title>L&#8217;uomo assorbente</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 05:19:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Per un attimo, leggendo in questi giorni i quotidiani, ho provato, tra tanta indignazione, anche un moto di sollievo: mi sembrava che finalmente tutti i mali dell’Italia potessero coagularsi in una figura ben delimitata, che funzionasse anche come spugna assorbente dei peccati generali.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/21/luomo-assorbente/">L&#8217;uomo assorbente</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Per un attimo, leggendo in questi giorni i quotidiani, ho provato, tra tanta indignazione, anche un moto di sollievo: mi sembrava che finalmente tutti i mali dell’Italia potessero coagularsi in una figura ben delimitata, che funzionasse anche come spugna assorbente dei peccati generali. Se l’Italia è un paese di merda, o comunque parecchio incivile e scarsamente democratico, lo dobbiamo fortunatamente a lui, che riesce a concentrare in sé le peggiori, impensabili, nefandezze: tipo andare a puttane, possibilmente con minorenni, o comunque non troppo “professioniste”. </p>
<p>Leggendo questi fatidici “tabulati”, da cui emergono storie faticosamente sorprendenti, pare quasi di dimenticare che un numero assai alto di nostri concittadini fa quotidianamente ricorso alle puttane, con la stessa ampiezza di vedute etniche del signor Berlusconi, con la stessa noncuranza per le date sul passaporto, ma a differenza di Berlusconi è assai meno generoso nei loro confronti. Qualcuno più informato di me potrà aggiornarci sulle tariffe di una nigeriana nella strade provinciali della Sicilia o di una moldava nei vialoni di Milano. Quanto di bocca? E la scopata completa?<span id="more-37874"></span> </p>
<p>Davvero sarebbe bello se il “vecchio porco” avesse lui solo questa turpe mania di scambiare sesso con soldi, case e gioielli, e non probabilmente qualche altro milioncino di italiani. (Sia ben chiaro, ognuno secondo le sue possibilità.) </p>
<p>Insomma, a pensarci bene non si può essere grati a Berlusconi di pulire, con la sua coscienza impestata, quella del popolo italiano restante. Ma, facendo buon viso a cattivo gioco, gli si può riconoscere un merito: di aver assottigliato, in modo davvero inedito per un paese democratico ed economicamente sviluppato come il nostro, il diaframma che separa la <em>rappresentanza politica</em> (e le sue forme di rappresentazione) dal <em>paese reale</em> (e dalle sue abitudini). (Purtroppo, ne convengo, questo assottigliamento ci fa fare una bruttissima figura all’estero!)</p>
<p>Provo allora ad evocare anche io, come spesso oggi si fa, lo scenario del dopo Berlusconi. Senza particolare chiaroveggenza, posso predire questo: quando Berlusconi sparirà dalla scena politica e mediatica, ci resteranno invece tutti quegli italiani che l’hanno amato, votato, servito, imitato, narrato durante tutti questi anni. Ben inteso, ci resteranno anche le famiglie che incoraggiano le loro creature a farsi mettere le mani tra le gambe per qualche migliaio di euro. (&#8220;Sputaci sopra!&#8221; bisbiglieranno in tanti.)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/21/luomo-assorbente/">L&#8217;uomo assorbente</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>carta st[r]ampa[la]ta n.29</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/08/23/carta-strampalata-n-29/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 07:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/19505-25018.gif"></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>E’ bello avere degli amici. E’ bellissimo avere degli amici che ti difendono. E’ meraviglioso avere degli amici di cultura che guardano alla Storia (quella con la S maiuscola) per interpretare il presente. Così si dev’essere detto il ben noto trapiantato pilifero leggendo che il toscanissimo deputato del Pdl Maurizio Bianconi ha lanciato il grido di guerra: “Badogliano!” contro l’infame traditore Gianfranco Fini.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/08/23/carta-strampalata-n-29/">carta st[r]ampa[la]ta n.29</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/19505-25018.gif"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/19505-25018.gif" alt="" title="19505-25018" width="320" height="240" class="alignnone size-full wp-image-36464" /></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>E’ bello avere degli amici. E’ bellissimo avere degli amici che ti difendono. E’ meraviglioso avere degli amici di cultura che guardano alla Storia (quella con la S maiuscola) per interpretare il presente. Così si dev’essere detto il ben noto trapiantato pilifero leggendo che il toscanissimo deputato del Pdl Maurizio Bianconi ha lanciato il grido di guerra: “Badogliano!” contro l’infame traditore Gianfranco Fini. Per qualcuno con la formazione politica di Fini, che ha nel suo DNA addirittura Julius Evola, si tratta della più infamante delle accuse. Bianconi ha precisato che Fini “E’ come Badoglio” in quanto ha fatto nascere i gruppi di <em>Futuro e Libertà</em> con un proclama “come quello di Badoglio che dopo il 25 luglio disse la famosa frase: continueremo la guerra a fianco dell’alleato tedesco. Salvo poi tradirlo” (<em>Giornale della Toscana</em>, 6 agosto).<br />
<span id="more-36463"></span><br />
Bianconi apparentemente non si sentiva minimamente imbarazzato dal trovarsi in compagnia dei gerarchi fascisti che fondarono la repubblica di Salò all’ombra delle SS, degli organizzatori del processo-farsa di Verona, delle varie bande di torturatori che si formarono nelle file repubblichine appunto in odio ai “banditi badogliani”.  Del resto, se si fanno le fiction televisive in onore di Osvaldo Valenti, spacciandolo per un “semplice attore” e dimenticando di citare il suo ruolo come torturatore di partigiani, si può anche insultare Fini paragonandolo a Badoglio, si sarà detto l’audace deputato. </p>
<p>Ora, perfino quelli del Foglio (su cui torneremo tra un attimo) capiscono che “I paragoni storici è meglio lasciarli agli storici” (14 agosto) altrimenti si pasticcia. Se Fini è come Badoglio, ne discendono varie graziose conseguenze che forse il focoso Bianconi non aveva del tutto valutato: </p>
<p>1) Berlusconi è come Mussolini. E fin qui, il Capo potrebbe anche apprezzare: il Duce era sicuramente virile, spregiudicato e decisionista (se quei mollaccioni dei socialdemocratici europei non lo amano, pazienza).</p>
<p>2) Berlusconi è come Mussolini, dopo il 25 luglio, quindi il Gran Consiglio ha votato contro di lui. Tira aria di golpe all’interno del Pdl? Gasparri e Cicchitto tramano nell’ombra? La Russa è in contatto con gli inglesi? La Gelmini è una Mata Hari al servizio di potenze straniere? Quando esce dal parrucchiere, la Brambilla è rossa di capelli come Anna Chapman, la spia del Cremlino recentemente scoperta dall’Fbi: un’infiltrata anche lei? </p>
<p>3) Berlusconi è come Mussolini, dopo il 25 luglio, quindi in stato d’arresto: chissà Ghedini e Alfano cosa ne pensano. O il deputato Bianconi viene informato nottetempo dalla procura di Firenze di cose che non ci dice?  Qui aleggia il fantasma della Boccassini, senza contare che siamo già al 24 agosto e non si vedono all’orizzonte i paracadutisti di Angela Merkel pronti a liberare Silvio dal Gran Sasso (anzi, da una delle casette delle New Town che ha fatto costruire all’Aquila).</p>
<p>4) Berlusconi è come Mussolini, quindi finirà a Piazzale Loreto?  Bianconi parla perché ha la bocca ma all’idea che prima o poi i regimi personali finiscono dovrebbe arrivarci pure lui: non risulta che i molteplici lifting proteggano da guerre, rivoluzioni, crolli dell’economia e altri accidenti delle vicende umane. Urge una rapida ecompleta marcia indietro, sennò tocca rifare tutti i libri  di storia e geografia delle elementari.</p>
<p>Una versione più dotta del catenaccio a difesa del Capo (Nereo Rocco, dove sei quando c’è bisogno di te?) è apparsa sul <em>Foglio</em>, dove Ruggero Guarini ha paragonato Berlusconi niente meno che alla “bella copia del dio Hermes” (sabato 21 agosto). Bella copia di un dio, qui si scherza col fuoco, anzi col fulmine di Zeus: come tutti sanno, gli dei greci erano particolarmente permalosi, suscettibili, bizzosi, molto attenti agli insulti degli umani ed estremamente vendicativi.</p>
<p>Comunque, supponendo che Guarini la passi liscia e non sia colpito dal tridente di Poseidone, sarà bene ricordare che Hermes (poi latinizzato in Mercurio) era soprattutto il dio dei ladri, visto che appena nato aveva tentato di rubare le mandrie del fratello maggiore Apollo. Guarini rivendica questo comune tratto di carattere fra l’antenato e il nostro Cavaliere e nessuno ha (ancora) accusato Berlusconi di abigeato, ovvero di aver nascosto il bestiame a Villa Certosa, opportunamente protetta dal segreto di stato non solo sulle girls ma anche sulla refurtiva. Peccato esistano varie sentenze che certificano come e qualmente il palazzinaro rifatto abbia scippato la casa editrice Mondadori grazie a un giudizio comprato, e abbia ottenuto la villa di Arcore grazie alla circonvenzione di una minorenne. Guarini, non ti sembra poco prudente parlare di corda in casa dell’impiccato?</p>
<p>Omero considerava Hermes il massimo dei predoni e gli rendeva omaggio per questo: si capisce che a Verdini e compagnia il personaggio debba piacere. Guarini aggiunge  alla “astuzia in affari” e alla “birichinaggine” anche la “natura fallica” di Silvio/Hermes ma qui pattina sul ghiacio sottile: la mia Garzantina di mitologia greca, infatti, ricorda che Hermes Psychopompos, accompagnatore delle anime, era l’appellativo con cui questo dio infido e sinistro veniva più spesso ricordato. Siamo sicuri che Silvio, nel suo vitalismo senile, sia entusiasta di essere paragonato a colui che  conduce i defunti nell’aldilà? </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/08/23/carta-strampalata-n-29/">carta st[r]ampa[la]ta n.29</a></p>
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		<title>La performatività vuota di Berlusconi &#8211; idee per un nuovo discorso di sinistra</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/08/13/la-performativita-vuota-di-berlusconi-idee-per-un-nuovo-discorso-di-sinistra/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 12:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/silvio-berlusconi-gesu.jpg"></a>
di <strong>Christian Raimo</strong>
All’inizio del secolo scorso Wittgenstein nelle sue <em>Ricerche filosofiche&#8230;</em> sosteneva l’impossibilità di uscire dai limiti che il linguaggio stesso ci impone. Cinquant’anni dopo John Austin mostrava come questo linguaggio in cui siamo immersi comprende anche molte delle azioni che compiamo (come promettere, minacciare, testimoniare&#8230;).<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/08/13/la-performativita-vuota-di-berlusconi-idee-per-un-nuovo-discorso-di-sinistra/">La performatività vuota di Berlusconi &#8211; idee per un nuovo discorso di sinistra</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/silvio-berlusconi-gesu.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-36394" title="silvio-berlusconi-gesu" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/silvio-berlusconi-gesu-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></div>
<div>di <strong>Christian Raimo</strong></div>
<div>All’inizio del secolo scorso Wittgenstein nelle sue <em>Ricerche filosofiche</em> sosteneva l’impossibilità di uscire dai limiti che il linguaggio stesso ci impone. Cinquant’anni dopo John Austin mostrava come questo linguaggio in cui siamo immersi comprende anche molte delle azioni che compiamo (come promettere, minacciare, testimoniare&#8230;). Nell’era della comunicazione che stiamo attraversando sempre di più dovremmo aver presente questa prospettiva di riflessione sul linguaggio, proprio per renderci costantemente conto delle “gabbie” linguistiche in cui siamo rinchiusi.</div>
<div id="_mcePaste">Mi piacerebbe, tenendo a mente quest’orizzonte, fare interagire <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=T6GZM">l’analisi </a>che proponeva Ida Dominijanni qualche giorno fa sulla crisi di sistema che la debacle del Pdl ha messo in luce – la fine della Seconda Repubblica, così come l’abbiamo conosciuta – con le <a href="http://www.giorgiofontana.com/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=335&amp;Itemid=1">considerazioni </a>di Giorgio Fontana sulla scomparsa del valore della verità dal discorso pubblico. Per partire dal bisogno, espresso da entrambi, di trovare un modo per opporsi a quella dittatura retorica di cui Berlusconi è tanto causa quanto sintomo.<span id="more-36392"></span></div>
<div id="_mcePaste">Lo stato di crisi, secondo Fontana, è quello di una perdita, da un punto di vista logico e quindi morale, della pratica riflessiva in generale: chi ha più a cuore la verità? l’argomentazione razionale è stata soppiantata dall’opinione, dalla chiacchiera doxastica, dalla pseudoinformazione. Il punto è nodale, ma la tensione etica di Fontana rischia di illuderci sulle possibilità di contrasto che potrebbe avere un discorso che si faccia nuovamente forte di una responsabilità nei confronti della verità. Dovremmo essere parresiastici, sembra suggerirci il suo articolo: ossia contro la falsità, contro la finzionalità dell’Italia televisivoide che circonda, dovremmo incarnare quella verità bistrattata come in una forma di resistenza morale. L’esortazione è da condividere, ma il nemico è più plastico, e la domanda che ci dovremmo porre è più ampia.</div>
<div id="_mcePaste">A che gioco linguistico abbiamo giocato negli ultimi vent’anni? Quale è stato il linguaggio dominante della Seconda Repubblica, di cui Dominijanni dichiara la fine? Quello che va tenuto presente con chiarezza è che con Berlusconi, con la sua pervasività nella scena politica, si è attuato un cambiamento totale nel nostro modo di parlare, e quindi – per restare a Wittgenstein – per relazionarci con il mondo. La Seconda Repubblica, verrebbe da rispondere a Dominijanni, non è stato solo un sistema di potere, ma è stato un sistema di potere che si è fatto sistema linguistico, nuovo assetto sociale.</div>
<div id="_mcePaste">Qual è stata la più significativa trasformazione che ha portato la discesa in campo del ’93, in questo senso? Che Berlusconi ha via via fatto piazza pulita del livello referenziale del linguaggio, sostituendolo con un livello che potremmo definire “performativo vuoto”. Qualunque cosa Berlusconi dice non si riferisce a una questione in sé (che siano le tasse, il governo, il terremoto, le elezioni, o qualunque altro tema): quello che Berlusconi dice è sempre un fare. È un mostrare di esserci, è rassicurare gli italiani con i <em>ghe pensi mì</em>, è farsi vedere sorridente o abbronzato o ferito, è insultare l’opposizione, è fare killeraggio mediatico attraverso i giornali di famiglia, è condizionare i telegiornali pubblici fino a farli omettere le notizie o farli parlare di “strani calzini turchesi”, è vantarsi dei propri risultati o delle proprie virtù sessuali, è divertire con qualche barzelletta, è promettere cure per il cancro&#8230; Finisce con l’essere indifferente se le sue frasi siano credibili, sensate, ancorate al reale, non autocontradditorie&#8230; Il senso di ciò che dice sta sempre nell’effetto che queste frasi producono. Per questa ragione Berlusconi può permettersi di enunciare un giorno una cosa e smentirla senza troppe remore il giorno successivo. Le sue affermazioni non devono passare il vaglio della coerenza logica o morale. Quello che andrà valutato del suo discorso – se riconosciamo che il senso coincide con l’effetto – sarà solo l’effetto che farà la smentita il giorno dopo.</div>
<div id="_mcePaste">Si capisce forse così perché il richiamo di Fontana a un recupero della responsabilità della verità rischia di essere un’arma spuntata nei confronti della “performatività vuota” del discorso berlusconiano. È questo il gioco linguistico in cui siamo precipitati. Nell’indifferenza del senso, vale chi fa più effetto. A questo gioco siamo costretti a giocare da ormai vent’anni. È questa la retorica che si impara dai media, e poi anche a scuola, in famiglia, in tutta la società.</div>
<div id="_mcePaste">Se la sinistra prova a fare opposizione, se la sinistra prova a praticare un’altra retorica, se la sinistra propone le sue ragioni, Berlusconi ha sempre una gran facilità a controbattere. Sa semplicemente giocare meglio a quel gioco linguistico che lui stesso ha contribuito a rendere onnipresente, sistemico. Si tratta di performare atti linguistici persauasivi: fare la vittima anche se si è l’uomo con più potere di tutti, tagliare corto quando il confronto tocca questioni reali, inventare dati, urlare più forte, sorridere, surclassare, contrapporre sempre la propria auto-promozionalità&#8230;</div>
<div id="_mcePaste">Bisognerebbe allora forse – da parte di chi vuole sconfiggere Berlusconi e il berlusconismo anche quando Berlusconi in carne e ossa non ci sarà più – imparare a maneggiare un po’ meglio questa retorica “performativa vuota” e rovesciarla a proprio vantaggio. È una strategia assimilabile a quella che indica Judith Butler in <em>Parole che provocano</em>, quando rifacendosi alla critica che Derrida apporta a Austin, spinge verso una battaglia politica che combatta al livello performativo quello che non può essere combattuto nella normale dialettica. Ossia, nel nostro caso?</div>
<div id="_mcePaste">Facciamo un esempio: mettiamo che invece di provare a opporre delle ragioni logiche, un discorso realistico, a un Berlusconi che fa proclami deliranti sul cancro sconfitto in tre anni, noi scoprissimo le carte di questo stile pubblicitario: esasperandolo, parodizzandolo, prendendolo alla lettera. Di fronte a una dichiarazione del genere, un leader di sinistra potrebbe semplicemente dire: “Tre anni sono troppi: la sinistra lo farà entro l’autunno”. Oppure: rispetto a Berlusconi che disegna un qualsiasi progetto politico, si potrebbe replicare: “Apprezziamo molto le posizioni politiche di Berlusconi, l’unica preoccupazione è che Berlusconi puzza, stargli vicino è un problema”. Berlusconi è brutto, Berlusconi puzza, Berlusconi è vecchio, Berlusconi non sa l’inglese, Berlusconi si mangia le parole, Berlusconi c’ha le orecchie a sventola, Berlusconi c’ha la pelle grassa, Berlusconi ha la forfora, etc&#8230; Se non fosse per queste ragioni, sarebbe un valente statista. Questo non è abbassarsi al suo livello, questo è comprendere il suo habitus linguistico. Che è perennemente aggressivo, violento, insultante, parossistico. Se quando Berlusconi si riferisce a Rosy Bindi può liquidarla senza troppi pudori come una lesbica cozza, se un quotidiano come il Giornale può titolare a nove colonne <em>Boffo frocio</em>, perché non pensare di opporsi a questo stile provando a disinnescare la violenza evidente e implicita di una comunicazione di questo tipo? Non basta fare i signori. Non è sufficiente esibire un altro stile. E non  si tratta neanche di rispondere a violenza con violenza. Occorre invece  mostrare l’inefficacia di quest’aggressione, sabotando la violenza. Pensate – è uno degli esempi che fa Judith Butler – il riutilizzo della parola <em>queer </em>come forma di rivendicazione identitaria: l’insulto si trasforma in uno slogan. E con il linguaggio berlusconiano il passaggio di cui abbiamo bisogno è ancora più radicale: rispetto a un linguaggio che non è dialettico ma performativo, l’unico contrasto possibile è fare fallire il suo atto.</div>
<div id="_mcePaste">Come? Se qualcuno, per dire, fa un’affermazione, io posso oppormi replicando che è vera o falsa, condivisibile o meno: mi confronto con il contenuto di quest’affermazione. Ma se io voglio oppormi a qualcuno che non fa un’affermazione, ma una minaccia, una promessa, una testimonianza, non ha senso che io mi confronti con il contenuto di questo atto. Posso piuttosto mostrare che questa promessa non è valida, che questa minaccia non è efficace, che questa testimonianza non è credibile. Posso insomma invalidare l’atto linguistico. Così con Berlusconi non ha senso criticare questa o quella sua affermazione, ma ha più forza divincolarsi dal suo abbraccio retorico, per delegittimare costantemente il suo discorso. Smettiamo di porre questioni morali (a che è valso scandalizzarsi perché frequentava minorenni o perché la sua ricchezza è in odore di mafia?) o di disprezzare il suo progetto politico (quale?): ciò che serve per smontare Berlusconi è semplicemente mostrare che si tratta di un pessimo performer, un attore di quart’ordine, un animatore da villaggio turistico noioso, un cantante da crociera sulla via del tramonto. È un vecchio bolso e rompipalle, non una cattiva persona.</div>
<p>(scritto per <em>il manifesto</em>)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/08/13/la-performativita-vuota-di-berlusconi-idee-per-un-nuovo-discorso-di-sinistra/">La performatività vuota di Berlusconi &#8211; idee per un nuovo discorso di sinistra</a></p>
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		<title>carta st[r]ampa[la]ta n.26</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 15:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
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<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>È tutta una questione di numeri. Sabato 31 luglio, il <em>Giornale</em> spara un titolo a tutta pagina: “Il nuovo gruppo nasce con il pallottoliere” (p.5). I deputati che hanno seguito Fini sono 33, numero  che è stato immediatamente dichiarato illegale da Cicchitto, come le intercettazioni della Procura di Palermo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/08/06/carta-strampalata-n-26/">carta st[r]ampa[la]ta n.26</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/matematica.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/matematica.jpg" alt="" title="matematica" width="400" height="300" class="alignnone size-full wp-image-36362" /></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>È tutta una questione di numeri. Sabato 31 luglio, il <em>Giornale</em> spara un titolo a tutta pagina: “Il nuovo gruppo nasce con il pallottoliere” (p.5). I deputati che hanno seguito Fini sono 33, numero  che è stato immediatamente dichiarato illegale da Cicchitto, come le intercettazioni della Procura di Palermo. Il Sudoku, che sul <em>Giornale</em> stava a p. 33, d’ora in poi sarà ribattezzato “Sumontekarlo” e la pagina sarà numerata come 32bis.</p>
<p>In effetti, al <em>Giornale</em> si fanno gli straordinari: azzannare i polpacci di Gianfranco Fini, mordere le chiappe di Italo Bocchino e addentare le caviglie  di Fabio Granata è fatica. Le carte della casa a Montecarlo di qua, le sorti del  governo  di là, le interviste a celebri pensatori liberali come Pino Rauti e Francesco Storace, le “dieci domande” al presidente della Camera in stile Repubblica de noantri: per riempire le 36 pagine Feltri ha dovuto mobilitare pure le donne delle pulizie.<br />
<span id="more-36361"></span><br />
Comprensibile che, in tutto questo ambaradan, qualcuno abbia dimenticato la calcolatrice e, sotto il titolo di cui dicevamo, abbia pubblicato una tabella che non necessariamente sarebbe stata approvata dalla mia maestra delle elementari. Il Senato, secondo il <em>Giornale</em>, è composto da 322 senatori, la maggioranza necessaria , secondo la tabella, sarebbe 158. Ohibò! 137 senatori rimangono fedeli a Berlusconi e 26 appartengono alla Lega, totale 163, quindi il centrodestra avrebbe un confortevole margine di sicurezza di cinque voti.</p>
<p>Vediamo di risolvere, sia pure senza l’aiuto del matematico russo Grigori Perelman, la complessa equazione da cui dipendono gli equilibri parlamentari: 322 fratto 2 più 1. Ovvero: la maggioranza di un’assemblea legislativa richiede la metà dei componenti più uno e la metà dei 322 senatori quant’è? 161 dice la mia matita Faber Castell. Più uno, quanto sarebbe? 162 e non 158. Sorpresa: al Senato, Berlusconi avrebbe 163 voti, cioè si troverebbe nella stessa condizione di Prodi, con un solo voto di maggioranza.  Se si desse retta a Repubblica, che attribuisce a ciò che rimane del Pdl 161 seggi, il governo sarebbe già sotto.</p>
<p>È tutta una questione di numeri: a fianco dei conti su Camera e Senato, il Giornale sostiene in un colonnino che “La squadra di Fini costa ai cittadini 35 milioni di euro per cinque mesi”. Trentacinque milioni, mica noccioline. Poi uno legge l’articolo e scopre che i 35 milioni di euro corrispondono ai trasferimenti dal bilancio della Camera ai gruppi per l’intero 2010 e per tutti i gruppi parlamentari. Cioè Pdl, Lega, Pd, Italia dei Valori e quant’altro. La parte che toccava ai 271 parlamentari di Berlusconi e Fini era 11.684.296 euro. I 33 scissionisti, quindi, quanto incasseranno? Circa 1,4 milioni per 12 mesi, ovvero 580.000 euro da agosto a dicembre. Arrotondiamo pure a 600.000: si tratta di circa 58 volte di meno di quanto dichiari il titolo sui 35 milioni, senza contare che i parlamentari vengono pagati indipendentemente dal gruppo a cui appartengono, quindi che i 33 giuda seguano Fini, si iscrivano a Scientology o si dichiarino seguaci di Fidel Castro nel bilancio costano uguale.</p>
<p>È tutta una questione di numeri:  contro l’ipotesi un governo tecnico che escluda Berlusconi, Umberto Bossi (cito dal <em>Giornale </em>di domenica 1 agosto) “mostra i denti: «La Lega ha qualcosa come 20 milioni di uomini pronti a battersi fino alla fine, se non c’è democrazia nel Paese la riportiamo noi»”. E’ l’inflazione: se il padano Mussolini, nel 1940, favoleggiava  di 8 milioni di baionette, il padano Bossi, nel 2010, vanta ben 20 milioni di uomini pronti a seguirlo. Da dove verranno? Il conto è presto fatto: nelle presumibili aree di reclutamento della Lega -Piemonte, Lombardia e Veneto- abitano circa 19 milioni di persone, quindi grosso modo 9 milioni di maschi (che vivono tanticchia meno delle femmine). I nove milioni non sono tutti in età militare: comprendono neonati, iscritti alle elementari, teenager avvezzi a maneggiare la playstation più che il kalashnikov, oltre a una discreta quota di ultrasettantenni con l’artrosi, di residenti nelle cliniche “Anni azzurri” e altri fedelissimi bisognosi del pannolone. A essere molto generosi, di uomini in grado di marciare  su Roma ne restano 4 milioni, gli altri 16 milioni Bossi li recluterà fra gli extracomunitari? Certo che lo spettacolo delle colonne di camice verdi riunite al casello di Melegnano, inquadrate da Calderoli con le braghe corte, pronte a imboccaare l’autostrada dietro lo striscione “No al governo tecnico” sarebbe degno di Almodovar.</p>
<p>È tutta una questione di numeri: sempre domenica, al bar della spiaggia siamo la metà di mille e io cerco invano di ordinare due ghiaccioli. Poi il vicino di tavolo, che di solito parcheggia il SUV nero, blindato e con i vetri fumé in quarta fila, si mette a snocciolare le cifre: “Berlusconi sta in carrozza: al Senato la maggioranza è 158 e lui ha 163 fedelissimi”. Gli chiedo di prestarmi il <em>Giornale</em>, dove sta leggendo un articolo  intitolato “Ribaltone impossibile”. A fianco, p. 4, la stessa tabella del giorno precedente: senatori 322, maggioranza 158. Torno sotto l’ombrellone e cerco di rileggere  <em>Il mago dei numeri</em> di Hans Magnus Enzesberger, promettendo alle nipotine pesaresi 33 ghiaccioli a testa se riescono a risolvere da sole l’equazione da cui dipendono le sorti dell’Italia: 322 fratto 2 più 1.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/08/06/carta-strampalata-n-26/">carta st[r]ampa[la]ta n.26</a></p>
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		<title>carta st[r]amp[al]ata n.10 &#8211; La paura fa 90, anzi 98.67</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 13:00:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Nicolae_Ceausescu.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>Grande progresso della ricerca scientifica in Italia: i quotidiani di centrodestra, ieri, sono riusciti a provare scientificamente il detto popolare “La paura fa 90”. Il risultato della ricerca è stato pubblicato sul sito on line del Giornale nella notte fra lunedi e martedì, quando si poteva leggere che il candidato del Pdl in Calabria, Giuseppe Scopelliti aveva ottenuto il 98,67% dei voti validi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/31/carta-strampalata-n-10/">carta st[r]amp[al]ata n.10 &#8211; La paura fa 90, anzi 98.67</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Nicolae_Ceausescu.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-32531" title="Nicolae_Ceausescu" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Nicolae_Ceausescu-234x300.jpg" alt="" width="234" height="300" /></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>Grande progresso della ricerca scientifica in Italia: i quotidiani di centrodestra, ieri, sono riusciti a provare scientificamente il detto popolare “La paura fa 90”. Il risultato della ricerca è stato pubblicato sul sito on line del Giornale nella notte fra lunedi e martedì, quando si poteva leggere che il candidato del Pdl in Calabria, Giuseppe Scopelliti aveva ottenuto il 98,67% dei voti validi. Prima di interrogarci se Scopelliti avesse assunto Nicolae Ceausescu buonanima come manager della sua campagna elettorale siamo andati a vedere <a href="http://www.ilgiornale.it/elezioni2010/regionali.pic1?regione=calabria">il risultato </a> (consultato alle 10,20 del 30 marzo) degli altri candidati, scoprendo che Agazio Loiero aveva ottenuto un ottimo 54,49%, più che sufficiente per essere rieletto, e l’altro candidato di centrosinistra, Filippo Callipo, un solido 16,79%. Attendiamo notizie sul riconteggio di questo complessivo 169,95% di voti validi in Calabria.<br />
<span id="more-32341"></span></p>
<p>Gli stanchi compilatori delle statistiche elettorali del quotidiano di Feltri (che non dovrebbe essere lì, essendo stato sospeso dall’Ordine dei giornalisti) hanno qualche buona scusa: dovevano giustificare il titolo di prima pagina “Berlusconi e Bossi volano”. Il riepilogo del voto su scala nazionale registra il Pdl al 26,8%, contro il 35,3% dell’anno scorso alle europee, e il 37,4% delle politiche 2008, che dà un bilancio di dieci punti secchi persi in due anni dal “partito dell’amore”. Un altro paio di vittorie così e Berlusconi si ritroverà a fare il nonno ad Arcore, sostituito a Palazzo Chigi da Renzo Bossi, meglio noto come “Trota”.</p>
<p>Facciamo un passo indietro.  Tutto inizia lunedì mattina, quando <em>il Giornale </em>sparava (è il caso di dirlo) un titolo che chiama i cittadini alle barricate (“Poche ore per fermare la sinistra”), spiegando che l’alternativa al centrodestra sarebbero stati degli amministratori “che mantengono l’amante con i soldi pubblici”. Scritto da qualcuno che prende lo stipendio dal noto “utilizzatore finale” di Noemi, Patrizia e altre showgirl portate con un autobus a due piani a palazzo Grazioli (perché cento taxi tutti insieme avrebbero dato nell’occhio) non è mica male. Ah già, dimenticavamo Villa Certosa,  le performance di Topolanek in piscina e i voli di stato con Apicella.</p>
<p>L’incipit dell’articolo a firma di Salvatore Tramontano è memorabile e senza dubbio verrà incluso nella prossima edizione del Giornalismo italiano (i “Meridiani” sono di Mondadori, anch’essa parte delle proprietà di famiglia). Tramontano, intingendo la penna d’oca nel proprio sangue di cui aveva preventivamente riempito il calamaio, scriveva: “Non è ancora finita. Queste elezioni devono ancora cominciare” (nessuno gli aveva detto, poverino, che si votava  già domenica mattina). E proseguiva: “Ogni regione sembra un quadrato di terreno da non perdere”, chiaramente pensando ai quadrati delle giubbe rosse del duca di Wellington a Waterloo che sconfissero Napoleone. Nel 1815, le cariche dei corazzieri del maresciallo Ney si infransero di fronte al sangue freddo e alla mira micidiale degli inglesi, il dubbio era se gli artiglieri di Renata Polverini o i fucilieri di Roberto Cota sarebbero all’altezza dei loro gloriosi predecessori.</p>
<p>Nelle redazioni del Giornale, di <em>Libero</em>, del <em>Foglio</em>, del <em>Resto del Carlino</em>, della <em>Nazione</em> e del <em>Messaggero</em> i consigli regionali di Lazio e Piemonte diventavano la fattoria di Hougomont e l’incrocio di Quatre Bras, dove invano le ondate dei francesi erano andate a infrangersi. Quando lunedì notte sono arrivate le notizie delle ultime sezioni scrutinate, che portavano in vantaggio Cota e Polverini, per i giornalisti è stato come udire le trombe dei battaglioni prussiani che mettevano in fuga la Vecchia Guardia e chiudevano per sempre l’era di Napoleone.</p>
<p>Così, il titolo del sito web del <em>Messaggero</em> proclamava: “Regionali al centrodestra, da 11-2 a 7-6”. peccato che, se il soggetto era il centrodestra, il risultato passava da 2-11 a 6-7, un miglioramento, ma la maggioranza delle regioni restava, tabelline permettendo, amministrata dal centrosinistra. <em>Libero</em>, che in prima pagina comunicava al mondo “Che goduria!”, a p. 2 continuava con “Successo travolgente”. Talmente travolgente che, come ricordava, alquanto imbarazzato,  il Sole-24 Ore, il Pdl ha ottenuto meno voti di quelli presi nel 2005: per la precisiione, in Piemonte -6,8%,  in Lombardia -2,9%, in Veneto -6,1%,  in Emilia Romagna -2,7% e in Toscana -1%. Ancora meglio <em>il Resto del Carlino</em>, che a p. 1 scrive “Valanga Lega e Pdl” e poi, a p. 2, pubblica un riepilogo dove si legge: “Pdl 26,7%; europee 2009: 35,3%; regionali 2005: 29,1%. </p>
<p>Da generali che ben sanno quand’è il momento di approfittare dello sbandamento del nemico, quelli di <em>Libero</em> stamattina hanno un titolo a tutta pagina: “Forza Silvio, ora o mai più!”. Alla baionetta, naturalmente.</p>
<p>Forse è meglio non abusare della resistenza psicofisica dei lettori, già traumatizzati dalla  riapparizione di Bondi e Gasparri nei talk show di lunedi notte, e abbandonare gli strafalcioni post-elettorali, per una tiratina d’orecchie a Giorgio dell’Arti, il cui <em>Foglio </em>del lunedì è sempre di piacevole lettura, se lo si avvicina dotati di apposite forbici per ritagliare il taglio basso di prima pagina dove il celebre elefantino pubblica i suoi sproloqui bigotti. </p>
<p>Edizione di lunedì  29 aprile, p. 1, colonna Delitti: “Angela Podda, 80 anni. Di Gavoi in provincia di Foggia…” Foggia? Avete proprio scritto FOGGIA? Dell’Arti, quando ammazzano una che si chiama Podda, che vive con qualcuno di nome Contu, in un paese dove i maschi si chiamano Gavino e le femmine Ninuzza, tutto questo può avvenire nel tavoliere delle Puglie? Alla Sardegna, terra di minatori e di emigrazione, volete togliere pure i suoi paesi? Qual è il prossimo passo? Dare a Cossiga il certificato di residenza a Torino, a Berlinguer un atto di nascita a Palermo e a Gramsci la cittadinanza postuma di Milano?</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/31/carta-strampalata-n-10/">carta st[r]amp[al]ata n.10 &#8211; La paura fa 90, anzi 98.67</a></p>
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		<title>Attualismi 2 &#8211; Come vincere Berlusconi</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 09:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giacomo sartori</dc:creator>
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<p>Facciamo una colletta. Accettiamo finalmente di giocare sul suo terreno, invece di cercare di tirarlo sul nostro (un ippopotamo potrebbe imparare a mangiare con la forchetta?), invece di aspettare sempre che la sinistra risorga e batta un colpo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/04/attualismi-2-come-vincere-berlusconi/">Attualismi 2 &#8211; Come vincere Berlusconi</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/euro-coins3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-29805" title="euro-coins" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/euro-coins3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Facciamo una colletta. Accettiamo finalmente di giocare sul suo terreno, invece di cercare di tirarlo sul nostro (un ippopotamo potrebbe imparare a mangiare con la forchetta?), invece di aspettare sempre che la sinistra risorga e batta un colpo. Se ci mettiamo dieci euro a testa, e siamo anche solo dieci milioni, raggranelliamo cento milioni di euro. Se facciamo uno sforzo ulteriore e ne sganciamo cento a testa, il che certo non ci rovinerà, arriviamo a UN MILIARDO di euro. Già una bella sommetta. Se poi stringiamo la cinghia, a costo di indebitarci per qualche tempo, a costo di mangiare pane e asiago per sei mesi, e ne sborsiamo mille (bisogna spiegare che ne vale la pena), il totale sale a DIECI MILIARDI di euro. Con DIECI MILIARDI di euro la vittoria è a portata di mano.</p>
<p>Ma naturalmente chi vuole può mettere di più, anzi deve farlo. I cantanti lirici e i semiologi famosi, i cervelloni che hanno dovuto fare le valige, gli esuli sconfortati, o anche solo quei semplici emigrati che vedono ogni giorno la loro terra di origine additata e ridicolizzata. E coinvolgiamo le istituzioni internazionali quali l’OMS, l’UNHRC, la Croce Rossa. Perfino gli immigrati clandestini, nel limite delle loro ridottissime possibilità, qualcosa possono mettere lì. <span id="more-29796"></span>Non buttiamoci giù, possiamo tranquillamente arrivare a QUINDICI MILIARDI di euro. Non sono uno specialista di economia, ma il mio buon senso mi dice che per QUINDICI MILIARDI accetterebbe di mollare l’osso. Lui finirebbe in bellezza, invece di seguire le orme cosparse di monetine (solo spiccioli, quisquiglie!) di Craxi, e noi saremmo liberi. Liberi di tornare alla nostra inerme ma amata democrazia.</p>
<p>Naturalmente facciamogli tutte le leggi <em>ad personam</em> che ci vogliono, ormai abbiamo imparato. Condoniamo, archiviamo, prescriviamo. Trasformiamo le sue ville in porti franchi dove non si pagano le tasse, dove potrà ospitare i suoi amici dittatori, dove potrà fare tutte le battute omofobe e xenofobe che vuole. Lasciamogli tutte le televisioni che desidera, con i relativi tirapiedi e vallette (ma facciamole funzionare a circuito chiuso). Promettiamogli un via vai di signorine polposette e ridanciane, quintali di Viagra. Concediamogli un altisonante titolo onorifico, qualcosa come “Salvatore della Pizza“, e mettiamo sempre lì qualcuno da comprare (l’equivalente dell’osso di seppia per i canarini), perché è uno che gli piace darsi da fare. Il premio Strega assegniamolo direttamente a lui, invece che a un autore delle sue case editrici. Commissioniamo a Christian De Sica un colossal dove possa incarnare se stesso: IL CAVALIERE DELLO STIVALE (colonna sonora di Apicella). Candidiamolo per il nobel della pace. Di per sé sono tutte piccolezze, me ne rendo conto, ma anche l’involucro del pacchettino ha il suo peso. Il pacchettino dei QUINDICI MILIARDI.</p>
<p>Ficchiamoci in testa che è lì solo per la nostra avarizia, perché ci rifiutiamo di mettere mano al portafoglio. Per la democrazia bisogna pagare di persona, e se non lo facciamo siamo corresponsabili. I rivoluzionari francesi si sono sacrificati sulle barricate, i partigiani si sono sacrificati, sacrifichiamoci un po’ anche noi. I nostri figli (nel mio caso sono solo una figura retorica, ma pur sempre bisognosa di un futuro) si vergogneranno di noi, se non lo facciamo. E consoliamoci con il pensiero che diventeremo tutti degli eroi. Si parlerà di noi nei sussidiari scolastici, i nostri nomi risuoneranno nelle canzoni patriottiche. La data in cui verrà effettuata la consegna del gruzzolo diventerà una festa nazionale. A chi ha dato di più, fino a rovinarsi, verranno intitolate piazze e strade. Dipende solo da noi.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/04/attualismi-2-come-vincere-berlusconi/">Attualismi 2 &#8211; Come vincere Berlusconi</a></p>
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		<title>Pubblicare per Berlusconi?</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 11:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p>Pubblicare per Mondadori, Einaudi o altre case editrici appartenenti al gruppo di cui Berlusconi detiene la maggioranza delle azioni, è sbagliato se un autore non simpatizza col presidente del consiglio? E’ una decisione equiparabile a quella di collaborare alle pagine culturali di quotidiani come “il Giornale” e “Libero” – quest’ultimo non di proprietà del premier- o si tratta di una scelta differente?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/01/20/pubblicare-per-berlusconi/">Pubblicare per Berlusconi?</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p>Pubblicare per Mondadori, Einaudi o altre case editrici appartenenti al gruppo di cui Berlusconi detiene la maggioranza delle azioni, è sbagliato se un autore non simpatizza col presidente del consiglio? E’ una decisione equiparabile a quella di collaborare alle pagine culturali di quotidiani come “il Giornale” e “Libero” – quest’ultimo non di proprietà del premier- o si tratta di una scelta differente? Chi lavora dentro o per quelle case editrici è ancora più stigmatizzabile? Sarebbe il caso di boicottare la produzione di queste aziende per far valere economicamente il proprio dissenso?<br />
Ho visto tornare con insistenza queste domande nelle discussioni che si sono svolte su questo blog, ma anche altrove- in rete soprattutto. Le ho viste rimbalzare sia da sinistra che da destra, lì soprattutto negli articoli apparsi sui sopranominati giornali, dove più volte Evelina Santangelo, membro di <em>Nazione Indiana </em>e insieme editor Einaudi, è stata bersagliata come chi sputa nel piatto dal quale mangia. Dato che faccio press’a poco lo stesso lavoro con posizione analoga &#8211; quella del collaboratore a progetto &#8211; e come Evelina ho pubblicato con l’editore per il quale presto servizio, mi è venuta spontanea la voglia di rispondere. Quel che avrei voluto ribattere di pancia è un concetto elementare: “ce lo dicano loro se non siamo più gradite per ragioni di dissenso, se siamo a questo punto ci sbattano fuori loro”. Cosa che nel mio caso e pure in quello di Evelina sarebbe, tra l’altro, molto semplice.<span id="more-29002"></span></p>
<p>Però le cose ovviamente sono più complicate di così e quindi meritano un po’ più di riflessione. Riflessione che credo diventa credibile solo dopo aver chiarito alcuni preliminari personali. Sono quindici anni che lavoro per la casa editrice che ormai è diventata per antonomasia “di Berlusconi”: identificata con la proprietà al punto che c’è persino chi pensa che sia stato il cavaliere ad aver creato la Mondadori.<br />
Ricordo che presentandomi al primo colloquio a Segrate, c’era una di quelle rare nebbie talmente fitte che il palazzo di Niemeyer con le sue arcate ogivali assumeva un aspetto gotico. Non ero entusiasta di finire in quel cattedrale di cemento difficilmente raggiungibile, per giunta espugnata da Berlusconi non da moltissimo. Venivo dall’Adelphi che stava a due passi dal Castello Sforzesco, dalla quale con Renata Colorni ce ne eravamo andate per motivi di dissenso con la linea editoriale. Avevamo ravvisato nella pubblicazione del pamphlet di Leon Bloy <em>Dagli Ebrei la Salvezza</em> una sorta di sdoganamento nobilitante dell’antisemitismo, anche se la posizione dell’autore ultracattolico poteva essere intesa di contorta simpatia per il verminoso popolo biblico attraverso il quale si propaga suo malgrado la redenzione. Cerco di sintetizzare, giusto perché mi pare che la questione con quella che sto per affrontare c’entri qualcosa. Non tanto per darmi credenziali di persona capace di compiere scelte coerenti, ma soprattutto per mostrare un’altra differenza. Una casa editrice come Adelphi aveva una linea editoriale: culturale, e in questo senso anche politica. Linea che non bisognava abbracciare in toto, ma almeno apprezzare e condividere fino a un certo punto. Sennò continuare a relazionarsi al suo direttore editoriale significava rinunciare a far valere le proprie idee, passare sotto silenzio la propria storia, accettare la propria subalternità intellettuale. E’ per questo, soprattutto, che non ho mai messo in discussione la mia scelta di allora.</p>
<p>In Mondadori le cose si presentavano diversamente, anche quando Berlusconi divenne per la prima volta capo del governo. Forse è inutile dire che in quindici anni non l’ho mai visto nemmeno da lontano. Il massimo cui sono arrivata è Bruno Vespa. Con le persone che lì sono diventati i miei interlocutori e diretti superiori, mi sono subito trovata benissimo. Manco uno che avesse- abbia- simpatie per Forza Italia, cosa che varie volte è pure stata sottolineata dai giornali di cui sopra. Come a dire: guardate che bravo Silvio che fa lavorare tutta sta banda di comunisti.<br />
In Mondadori si pubblicava – e si pubblica &#8211; dai <em>Meridiani </em>al libro degli <em>Amici </em>di Maria de Filippi. Non esiste linea editoriale perché la produzione è troppa e troppo diversa e la vocazione di fondo è soprattutto commerciale. La casa editrice non si aspetta uguali profitti da ogni collana e continua a mandarne avanti alcune più per prestigio, contando magari pure di rientrare nelle spese con le edizioni economiche. Ma anche chi, come me, si è sempre solo occupata delle collane letterarie, deve misurarsi con il mercato. Nessuno si aspetta che ogni libro diventi un bestseller, ma la regola di fondo è quella del guadagno. Guadagno che non deve essere sempre e solo immediatamente economico, ma contempla pure il ritorno d’immagine o l’investimento su un autore. Gli spazi per scelte di maggiore rischio o per semplicemente fare libri in cui si crede, stanno diventando sempre più ristretti, ma il problema riguarda l’editoria e l’industria culturale nel suo insieme, nemmeno solo quella italiana.</p>
<p>Quel che mi premeva sottolineare è che in Mondadori come altrove vige molto di più l’imposizione del mercato che quella di una linea editoriale “politica”. Non che manchi del tutto questo tipo di interferenza. Difficile immaginare che possa uscire un libro virulentemente contro Berlusconi. Mentre dall’altra parte vengono pubblicati alcuni libri scritti da ministri, giornalisti di una certa parte e pure da qualche “amico” puro e semplice. Ah, vedi! forse direte voi a questo punto. Ma è davvero qualcosa di così rivelativo, di così specifico? Non tocca prima scremare i titoli che possiedono una loro dignità di libro, anche se rispecchiano certe idee – quelli di Tremonti per esempio &#8211; da quelli che spiccano soprattutto per zelo militante o, peggio ancora, sono in odor di raccomandazioni? E da altre parti non esistono marchette e mezze marchette, favori e favoritismi, il far passare il libro di qualcuno più per rango ricoperto altrove o affiliazione politica che per merito? Si è mai visto che il gruppo Rizzoli pubblichi un saggio feroce sugli Agnelli o un’indagine sulle malefatte del <em>Corriere della Sera</em>? Non è l’Italia nel suo insieme che funziona così?</p>
<p>Salvo le eccezioni nominate sopra, in Mondadori in questi anni vigeva grosso modo la libertà del liberismo. Perché? Perché non hanno torto quelli di “Libero” e del “Giornale” ad affermare che Silvio ci tiene tanto a questo tipo di libertà? E se in questo ambito fosse – o fosse stato- più o meno così, riconoscerlo inficerebbe ogni ragionamento critico su Berlusconi e sul berlusconismo?</p>
<p>Bisogna allargare lo sguardo per capire dove si colloca l’editoria di libri nella strategia di comunicazione e persuasione dell’Italia berlusconiana. Il berlusconismo è stato propagato attraverso altri canali, soprattutto quello che arriva – come l’interessato ripete sempre &#8211; nelle case di tutti gli italiani. Non soltanto nelle poche che affiancano all’altare televisivo una libreria usata come tale, tantomeno in quelle dove i libri si espandono dappertutto. Tenendo conto che centomila, duecentomila, trecentomila copie per un libro sono un risultato enorme, mentre sulla scala del consenso di massa si tratta di una cifra trascurabile, non stupisce che come strumento abbia contato molto più il Milan della Mondadori.<br />
Infatti, quel che di prepotentemente “berlusconiano” Mondadori ha prodotto,- da Bruno Vespa al libro di “Amici” ecc,- nasce quasi sempre dal principale calderone che ha cucinato il suo populismo. Il fenomeno dei bestseller televisivi però non è solamente italiano. Pure in Germania – paese che conosco meglio &#8211; oggi le classifiche sono invase da libri scritti da comici, conduttrici, giornalisti televisivi ecc. Il nostro specifico non è quantitativo, ma qualitativo anche se alcuni aspetti delle nostra tv “videocratica” non si prestano a diventare libro. Comunque l’equivalente tedesco o francese di Bruno Vespa non è uguale a Bruno Vespa, né come conduttore tv né come autore di libri. Ma tocca al tempo stesso ricordare che Vespa o gli “Amici” di Maria de Filippi, autori premiati dal mercato in seguito alla loro popolarità, non avrebbero difficoltà a trovare un altro editore.</p>
<p>Vorrei tornare ora alla questione di prima. La libertà di Mondadori – di Einaudi a maggior ragione &#8211; era in qualche modo proporzionata alla scarsa incidenza sul consenso di massa cercato da Berlusconi. I libri sono prodotti di nicchia o di elite, destinati a un consumatore in genere appartenente allo schieramento politico avversario, minoranza della minoranza. L’azionista poteva guadagnare con le aziende gestite secondo normali criteri di mercato – meno che con altre sue attività &#8211; senza rischiare nulla sul piano politico. O almeno l’idea che i libri siano innocui e ininfluenti era un corollario del populismo, in tempi in cui la strategia berlusconiana era soprattutto quella di assicurarsi l’approvazione di una maggioranza.<br />
Poi accade che un esordio come <em>Gomorra </em>stampato in cinquemila copie superi i due milioni, che in più il suo autore acceda anche lui alla tivù, e lì le cose, forse, cominciano a cambiare. Ma a parte questo esempio clamoroso, cambiano i tempi. Cambiano, in modo evidente, con l’ultima legislazione.</p>
<p>Nelle televisioni sia pubbliche che private le trasmissioni critiche sono sempre più ridotte a mo’ di riserve indiane, il resto gestito secondo il criterio che più un programma è popolare, più è richiesto l’allineamento (provare a confrontare il Tg1 di Minzolini a uno di Rai Sat). Dà più fastidio chi è moderato e quindi all’opinione pubblica appare oggettivo come Enrico Mentana che lascia Mediaset che chi è apertamente “da quella parte lì” come Santoro.<br />
Anche per gli scrittori esprimere un dissenso minimo, diventa problematico. Finiscono bersagliati da “Il Giornale” e “Libero”, oltre a Saviano, anche altri autori Einaudi e Mondadori che hanno firmato l’appello in difesa della libertà di stampa di Repubblica: Paolo Giordano, Andrea Camilleri, Margaret Mazzantini, Niccolò Ammanniti, Carlo Lucarelli. Vale a dire: i più popolari. E anche: quelli che contribuiscono di più agli utili aziendali. Ma evidentemente la libertà liberista non è più così scontata.<br />
Il cambiamento che in tivù mostra soprattutto un volto di censura soft (editoriali di Minzolini a parte) – non dare certe notizie, darle male o in fondo &#8211; si appalesa invece sui quotidiani in modi molto più aggressivi. Le prime pagine grondano come non mai di titoli e articoli razzisti, omofobi, cattolici integralisti perché tale è, appunto, l’attuale linea del governo Pdl-Lega. In più, quei giornali passano dal rispecchiare posizioni di destra, anche molto di destra, a sparare con ogni mezzo, diffamazione passabile di querela inclusa, contro la parte avversa. Che tale neomaccartismo coinvolga persino redattori di cultura che si affrettano a ritracciare i nemici in sedi marginalissime come il nostro blog, sembra indicativo.</p>
<p>Sembra anzi un indizio non indifferente per mettere in discussione la libertà e neutralità di quelle pagine culturali, in apparenza non dissimile a quella delle case editrici di proprietà del premier. Senz’altro va detto che in origine molti scrittori hanno deciso di mandare recensioni e altri pezzi di cultura a questi giornali, perché quelli maggiori sono inaccessibili e quelli molto a sinistra pagano poco o niente. Non è che un testo sia meno bello perché esce su &#8220;Libero&#8221;, su &#8220;il Giornale&#8221; o su &#8221; il Domenicale&#8221;, e non è neppure detto che non possa trovare dei lettori in grado di apprezzarlo. Però mi sembra una falsa analogia. Perché anche di fronte alla più profonda disquisizione sul nuovo saggio di Harold Bloom o alla più brillante recensione del nuovo romanzo di Nicola Lagioia, le prime, seconde e terze pagine con i loro contenuti, i loro metodi, e i loro toni non svaniscono nel nulla.<br />
Il discorso su altro – sugli alberi direbbe Bertolt Brecht – che uno scrittore fa su uno di quei giornali, equivale oggi al dichiararsi ininfluenti o indifferenti sotto il profilo politico e persino- direi &#8211; sotto quello semplicemente civile. La parte di me cittadino che non è d’accordo con certe leggi, l’attacco a certe istituzioni, la riduzione di date libertà, è completamente scollata dal mio personale contributo di natura solo “culturale”. A me questo pare, prima di tutto, un avallare in prima persona il ruolo di marginalità che viene attribuito alla cultura. Detto in altre parole: dare poco valore al proprio lavoro. Accontentarsi della libertà del giullare che confina con quella del buffone di corte. Con il rischio, in più, che tale libera e spensierata contribuzione possa essere strumentalizzata ai fini politici, come dimostrano, appunto, gli articoli usciti sulla vicenda Paolo Nori. Dove l’aspetto – per me &#8211; più sconcertante non era che venissero aditati tutti i comunisti e persino un “commissario politico”, ma che il collaboratore di “Libero” venisse ostentato con fotografia come “il nostro Paolo Nori”.<br />
Aggiungo che l&#8217;aver cercato di far passare la discussione di ieri a Roma come un processo stalinista, portando lo stesso Nori a chiarire sul suo blog come è stato organizzato quell&#8217;incontro, mi sembra una dimostrazione ulteriore che credere in una neutralità possibile sia illusorio. E’ illusorio cercare di chiamarsi fuori da una linea editoriale che ormai è assai più propagandisticamente pervasiva e aggressiva di una normale linea politica con la quale potersi confrontare: pur dissentendo e ritenendo che la cultura rappresenti davvero uno spazio a parte in qualche modo inviolabile.</p>
<p>Il discorso sull’editoria a mio avviso presenta caratteristiche assai diverse. In primo luogo perché il lettore che va a comprarsi Antonio Moresco o Concita de Gregorio non deve sorbirsi insieme Bruno Vespa o Filippo Facci. L’autore è il solo responsabile del suo testo, inclusi gli eventuali compromessi che è disposto a fare. La sua scelta di pubblicare con una casa editrice “di Berlusconi” non rappresenta un avallo da parte sua della sua marginalità, foss’anche solo perché si tratta di grandi editori.<br />
Non regge neppure l’accusa ribadita continuamente dalla destra che uno scrittore di sinistra pubblicando con Mondadori “si fa pagare da Silvio” o addirittura che sia “uno suo stipendiato” come ha detto recentemente Vittorio Feltri paragonando se stesso a Saviano. Semmai è il contrario. Eppure è un’idea tipica, una concezione padronale dei rapporti di potere, anche e soprattutto aziendali.<br />
La logica normale del capitalismo di mercato vorrebbe che tu azienda mi paghi per il prodotto che ti fornisco e sul quale vorresti ricavarci il tuo guadagno, così come mi retribuisci se ti fornisco una prestazione lavorativa. Il contratto dovrebbe stare in questi termini: senza prevedere fedeltà o gratitudine al padrone, né da parte del dipendente, tantomeno dell’autore, ossia da chi non entra in nessun ruolo subordinato.<br />
L’accusa da parte opposta spesso ripete lo stesso schema. Altre volte, giustamente, lo rovescia. Ossia critica che chi pubblica per la tal casa editrice, contribuisce ad arricchire il suo “padrone”. Questo è indiscutibile. Mentre già più bisognoso di interpretazione è l’idea che una simile scelta lo legittimi. Legittima chi rispetto a che cosa? Legittima il azionista di maggioranza perché l’azienda sforna prodotti di persone che sono con lui in disaccordo politico? Legittima Berlusconi perché non richiedendo dichiarazioni di voto per il Pdl alle persone che lavorano in editoria o che pubblicano con le “sue” case editrici, si dimostra tanto generoso e buono? Com’è possibile che una persona “di sinistra” o anche solo “democratica” avalli un simile ragionamento che rispecchia una visione autoritaria e padronale?</p>
<p>Torno al punto di partenza. Vorrei che fosse l’azienda a dire a me, umile <em>cocopro</em>, o agli autori di cui mi occupo che anche questa nicchia di capitalismo di mercato e dunque liberismo non può più essere considerata tale. Che è preferibile un collaboratore fedele alla linea che uno che sappia fare bene il suo lavoro. Vorrei che mi venisse detto, di modo che fosse evidente a che punto siamo. Se questo invece non avviene, ma diventa comunque chiaro che è richiesta fedeltà e sottomissione padronale, sarò io stessa ad andarmene il prima possibile.<br />
Ma l’idea del boicottaggio di Mondadori o l’invito agli scrittori di abbandonare le case editrici del premier non mi convince, perché non siamo ancora arrivati a questo punto. Perché il catalogo Mondadori, quello dei classici Oscar, di Einaudi, Frassinelli e di altre case editrici continua a rispecchiare molto più il lavoro che autori e “editoriali” hanno fatto nei decenni per i lettori, che qualsiasi altra istanza. Credo che ogni danno inferto peserebbe assai meno sulle tasche e tantomeno sul potere di un certo azionista che sugli assetti della cultura di questo paese. E’ altamente irrealistico che possa esserci qualcosa che somigli a un travaso senza perdite. Se Mondadori si riducesse a una serie di autori stramorti in edizione economica, Bruno Vespa, Filippo Facci, “Amici”, libri di comici e calciatori, rievocazioni più o meno apologetiche del fascismo, ci saremmo epurati noi da soli. E’ questo ciò che vogliamo? Vogliamo anche noi dare un contributo al perfezionamento del modello culturale unico?</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/01/20/pubblicare-per-berlusconi/">Pubblicare per Berlusconi?</a></p>
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		<title>Il re di «Pointlandia», «Esso»&#8230; lancia la sua rivoluzione&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 02:01:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>evelina santangelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Berlusconi&#8230; lancia la sua personale «rivoluzione»&#8230; contro la Carta Costituzionale (di tutti noi&#8230; non sua, né della maggioranza)&#8230;</p>
<p>E noi italiani non dovremmo tutti (tutti, indipendentemente dalla casacca) accoglierla con lo spirito con cui Abbott racconta di «Esso», la «misera creatura» che governa Pointlandia?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/17/il-re-di-%c2%abpointlandia-%c2%abesso%c2%bb-lancia-la-sua-rivoluzione/">Il re di «Pointlandia», «Esso»&#8230; lancia la sua rivoluzione&#8230;</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-24521" title="esso" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/esso1.png" alt="esso" width="80" height="80" /></p>
<p>Berlusconi&#8230; lancia la sua personale «rivoluzione»&#8230; contro la Carta Costituzionale (di tutti noi&#8230; non sua, né della maggioranza)&#8230;</p>
<p>E noi italiani non dovremmo tutti (tutti, indipendentemente dalla casacca) accoglierla con lo spirito con cui Abbott racconta di «Esso», la «misera creatura» che governa Pointlandia? O forse davvero questo paese  è <em>tentato</em> dal baratro dell&#8217;adimensionalità&#8230; dominato com&#8217;è da troppi «Punti», troppi «Esso» che si sentono Re del Nulla?</p>
<p>di Evelina Santangelo</p>
<p>Da <em>Flatlandia</em> di Edwin A. Abbott (traduzione di Masolino D’Amico, Adelphi).<span id="more-24518"></span></p>
<p>«Osserva quella misera creatura. Quel Punto è un essere come noi, ma confinato nel baratro adimensionale. Egli stesso è tutto il suo Mondo, tutto il suo Universo; egli non può concepire altri fuori di se stesso: egli non conosce lunghezza né larghezza né altezza, poiché non ne ha esperienza; non ha cognizione nemmeno del numero Due; né ha un’idea della pluralità, poiché egli è in se stesso il suo Uno e il suo Tutto, essendo in realtà Niente. Eppure nota la sua soddisfazione totale, e traine questa lezione: che l’essere soddisfatti di sé significa essere vili e ignoranti, e che è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente e impotentemente felici. Ascolta adesso».</p>
<p>S’interruppe; e in quel momento dalla creaturina ronzante si levò un lieve ticchettio, basso e monotono ma distinto, come da uno dei vostri fonografi di Spacelandia, e io ne distinsi queste parole:<br />
«Infinita beatitudine dell’esistenza! Esso è, e non c’è altro al di fuori di Esso».<br />
«Cosa vuol dire con “esso” – dissi io – quella piccola creatura?»<br />
«Vuol dire se stesso, – disse la Sfera. – Non hai notato prima d’ora che i bambini e le persone infantili, che non sanno distinguere tra se stessi e il mondo, parlano di sé alla Terza Persona? Ma taci».<br />
«Esso riempie ogni Spazio, – continuò la piccola creatura nel suo soliloquio, – e quello che Esso riempie, Esso è. Quello che Esso pensa, Esso lo dice; e quello che Esso dice, Esso lo ode; ed Esso è Pensatore, Parlatore, Ascoltatore, Pensiero, Parola, Audizione; è L’Uno, e tuttavia il Tutto nel Tutto. Ah, la felicità, ah, la felicità di Essere».</p>
<p>«Perché non gli apri gli occhi, a quel cosino, in modo che la finisca col suo compiacersi?» dissi io&#8230; «Non è facile, – disse il mio Maestro. – Provaci tu».<br />
Al che, levando alta la voce, dissi al Punto così:<br />
«Silenzio, silenzio, Creatura spregevole! Tu ti chiami il Tutto nel Tutto, e invece sei il Nulla; il tuo cosiddetto Universo non è che un puntolino in una Linea, e una Linea non che un’ombra in confronto a&#8230;»<br />
«Sss, sss! Hai detto abbastanza, – mi interruppe  la Sfera. – Ascolta ora, e nota l’effetto della tua arringa sul Re di Pointlandia».</p>
<p>Il luccicore del Monarca, che rifulgeva più che mai mentre ascoltava le mie parole, mostrava chiaramente che la sua compiacenza di sé non era stata intaccata; e io non avevo ancora terminato che egli riprendeva il suo ritornello:<br />
«Ah, la gioia, ah, la gioia del Pensiero! Cosa non può Esso ottenere grazie al Pensiero! Il suo proprio Pensiero che a Se stesso si rivolge, insinuando il disprezzo di sé solo per esaltare la Sua felicità! Dolce ribellione suscitata per finire in trionfo! Ah, il divino potere creativo del Tutto nell’Uno! Ah, la gioia, la gioia di Essere».</p>
<p>«Vedi – disse il mio Maestro – quanto poco hanno potuto le tue parole. Nella misura in cui il Monarca riesce ad afferrarle, egli le accetta come sue (poiché è incapace di concepire altri all’infuori di se stesso) e si vanta della varietà del “Suo Pensiero” come di un esempio di Potere creativo. Lasciamo questo Dio di Pointilandia al godimento ignorante della propria onnipresenza e onniscenza: niente che tu e io possiamo fare può scuoterlo dal compiacimento che prova di se stesso».</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/17/il-re-di-%c2%abpointlandia-%c2%abesso%c2%bb-lancia-la-sua-rivoluzione/">Il re di «Pointlandia», «Esso»&#8230; lancia la sua rivoluzione&#8230;</a></p>
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		<title>Autismi 12 &#8211; Il mio primo ministro</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 08:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giacomo sartori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p></p>
<p>Fin da marmocchio il mio primo ministro aveva la passione delle compere. Non solo figurine e barrette di cioccolato, tutto. Se per esempio andava a casa di un amichetto a giocare al Monopoli, gioco che si è rivelato fondamentale per la sua formazione intellettuale e umana, prima o poi batteva con le nocche sui muri e chiedeva: “è in vendita?”.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/09/30/autismi-12-il-mio-primo-ministro/">Autismi 12 &#8211; Il mio primo ministro</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-23043" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/funes_G3097_11649569802-300x202.jpg" alt="funes_G3097_1164956980" width="300" height="202" /></p>
<p>Fin da marmocchio il mio primo ministro aveva la passione delle compere. Non solo figurine e barrette di cioccolato, tutto. Se per esempio andava a casa di un amichetto a giocare al Monopoli, gioco che si è rivelato fondamentale per la sua formazione intellettuale e umana, prima o poi batteva con le nocche sui muri e chiedeva: “è in vendita?”. Poi adocchiava la radio, la televisione ancora non c’era, e chiedeva: “è in vendita?”. E quando incrociava una qualsiasi sorellina con le gambette nude domandava: “quanto costa? È libera per questa sera? Fate uno sconto?”. Idem a scuola, voleva sempre comprare il secchione che gli passava i temi di latino, l’asino simpatico che faceva le belle battute, la squadra avversaria di pallavolo, qualche volta perfino le professoresse. “Se vai avanti così finirai per comprarti tutto il paese!”, gli diceva suo nonno, che era un gran visionario.<span id="more-22847"></span></p>
<p>Il mio primo ministro la mattina non legge i quotidiani come fanno gli altri governanti e gli uomini politici. Lui li compra. Per intenderci: invece che dal giornalaio va dal notaio, e compra tutto il giornale. Una volta che l’ha comprato ci fa scrivere sopra quello che piace a lui, così non perde tempo a leggerlo. I giornali che per qualche motivo non riesce a comprare li denuncia per tutte le castronerie e le calunnie che sparano fuori, gelosi in realtà di non essere stati comprati a loro volta.</p>
<p>Stessa cosa con le televisioni. Per lui comprarsi una televisione non vuol dire comprarsi l’apparecchio da mettere in salotto, vuol dire comprarsi tutto, dall’edificio con sopra le antenne fino ai mezzibusti che ci sono dentro, includendo anche le signorine che esibiscono le scollature arrapanti e le coscione. Con la differenza che con le televisioni è convinto di fare un affare molto più vantaggioso, perché se dovesse comprarsi tutti i telespettatori individualmente perderebbe un sacco di tempo, e spenderebbe un patrimonio. Così invece lui ha la sua bella televisione, e gli spettatori quando ci sono le elezioni votano per lui, contenti degli arrapamenti e di tutto il resto. Due piccioni con una fava. Se proprio una televisione non riesce a comprarsela, per esempio perché è statale, compra chi ci sta dentro. Quei pochi che si ostinano a non farsi comprare li accusa di essere contro la proprietà privata, vale a dire dei comunisti, e li fa chiudere negli stanzini delle scope.</p>
<p>Del resto anche quando vuole comprarsi un album di fumetti da leggere finisce sempre per comprarsi con le buone o con le cattive tutta la casa editrice. Perché sa bene che se poi per qualche ragione si comprasse un altro album della stessa casa editrice, e poi un altro ancora, tenendo conto degli interessi e di tutto il resto, finirebbe in realtà per spendere di più. È una questione di economia di scala. E poi così loro gli mandano tanti libri a casa, e lui si rende conto di prima persona di quanti libri inutili, o addirittura dannosi, si pubblichino oggigiorno.</p>
<p>Il mio primo ministro, forse proprio per tutto lo shopping che fa, occupazione che notoriamente rende un po’ euforici, è sempre sorridente. Questo è molto importante: fanno cadere le braccia quei governanti che si scoraggiano perché l’economia batte un po’ la fiacca, o per qualche punto percentuale in più o in meno di disoccupati, o per un pugno di aspiranti immigrati che non sanno tanto nuotare. Come dice lui stesso per forza le cose vanno male, se tutti sono così pessimisti. E figuriamoci se il capitano di una nave si mettesse a lagnarsi un giorno sì e uno no che c’è la possibilità molto concreta di affondare. Il ruolo del primo ministro è quello di infondere fiducia a palate, che diamine. Ti tiri subito su di morale se vedi che il tuo primo ministro fa un bel sorriso furbacchione, mostra dei bei denti sani.</p>
<p>Il mio primo ministro ha tanti capelli. È bello che il proprio primo ministro non abbia un pedissequo capoccione pelato, una di quelle cocuzze impiegatizie che deprimerebbe qualsiasi festicciola mondana. Da’ anche questo fiducia. Insomma tanti, tantini. Le malelingue comuniste dicono che ognuno gli è costato un occhio della testa, ma naturalmente sono solo invidiosi della sua apparenza sempre più giovanile, e sotto sotto vorrebbero nazionalizzare anche tutte le sue cliniche di bellezza. Del resto è come quando entri dal meccanico con un’auto di classe ma un po’ logoratina, se ti fai spianare le rughe tanto vale far mettere anche i capelli e aggiungere un qualche millimetro di statura.</p>
<p>Il mio primo ministro s’è letto tutti i fumetti e s’è visto tutti i cartoni animati che trovava sull’argomento, e quindi ha capito cos’è il vero pericolo. Ha capito che dopo il crollo del muro di Berlino il fuoco è solo sopito, ma può ripartire da un momento all’altro. Ha capito che non c’è niente di più pericoloso delle ceneri che sembrano spente, che nascondono infingardi bagliori rossi. Sa che i comunisti sono ancora vivi e vegeti, aspettano solo il momento per sfilare da sotto il letto la falce e il martello e ridurre sul lastrico gli onesti imprenditori. Sa che sono solo travestiti da paciosi giornalisti, magari stranieri, da procuratori, da professori universitari, da parlamentari, da pescivendoli, da scrittori, da precari, e che quello a cui mirano è cercare di nazionalizzare le sue amate televisioni, i suoi amati giornali, le sue prostitute.</p>
<p>Il mio primo ministro è perseguitato dagli invidiosi e dai cospiratori comunisti, i quali spacciano per interesse privato le sue generose battaglie politiche, e continuano a invischiarlo in rogne giudiziarie di tutti i tipi. Lui però è un volpone, e invece degli avvocati paga direttamente i giudici. È un sistema che andrebbe generalizzato, perché fa risparmiare un sacco di parole inutili, e in definitiva una montagna di soldi. E finalmente i tempi della giustizia si accorcerebbero un attimino. Certo però ancora meglio sarebbe che ogni calunniatore fosse condannato lui alla pena massima prevista dal codice penale per il reato a cui si riferisce la denuncia. E allora ha fatto proporre una legge in questo senso. Valida per lui, per il secondo ministro, il terzo e perfino il quarto. Così non si sente solo.</p>
<p>Il mio primo ministro ama la gioventù, ragione per la quale ha un sacco di amichette. Loro gli sorridono e lo chiamano “Papi”, e lui gli racconta le storielle e gli fa dei bei regalini. Delle collanine, dei viaggetti in aerei con i piloti vestiti tutto di verde – colore perfettamente adatto alla loro età – delle mutandine colorate. Le più belline, o anche solo quelle con le gambette più slanciate, le compra, e le affida ai suoi sottoposti delle televisioni perché abbiano un’educazione all’altezza delle sue aspettative. Quelle più grandicelle le inserisce invece nelle sue liste elettorali. Spesso e volentieri finisce per affezionarsi anche ai genitori, perché in fondo è un gran sentimentalone, e allora compra anche quelli.</p>
<p>Il mio primo ministro, ma questo non ha niente a che fare, un giorno è andato in farmacia, e ha detto che voleva comprarsi il viagra. Il farmacista, che sotto sotto era un po’ comunista, gli ha ribattuto che ci voleva la ricetta medica. Lui s’è messo a urlare che solo i comunisti potevano essere tanto perversi da imporre la ricetta medica anche per comprarsi il brevetto di una medicina. Era furente, voleva che il farmacista fosse arrestato e venisse condannato per associazione sovversiva. Insomma, ha finito per comprarsene solo due autotreni.</p>
<p>Il mio primo ministro racconta delle barzellette che ti fanno piegare in due dal ridere. Purtroppo vista la sua carica non può però sfoderare quelle sui carabinieri, che sarebbero le sue preferite. E allora si rifà con quelle sugli omosessuali e sugli ebrei, che sono pur sempre molto spassose. Lui ce l’ha nel sangue, l’umorismo. Un umorismo raffinato, che tradisce a ogni parola le sue insigni radici umanistiche. Gli uomini di stato degli altri paesi, e soprattutto le donne di stato, sono talmente invidiosi che appena lui tira fuori una battuta lo guardano in cagnesco, o anche fanno finta di non aver sentito. Lui però non se la prende più di tanto, perché ha un buon carattere, e ride da solo.</p>
<p>Il mio primo ministro è convinto che le discussioni siano solo una gran perdita di tempo, e in definitiva di soldi. Nel suo partito invece di stare lì tanto a ciarlare si limita a dare degli ordini, e tutti li applicano pari-pari. È un sistema che funziona alla meraviglia: rapido, efficiente, sicuro, economico. E se proprio proprio qualche noiosone si ostina a non capire che lui agisce sempre nell’interesse generale taglia corto: “quanto vuoi?”. “Nel tempo che si spende a convincere certi personaggi, ce se li è già comprati dieci volte!”, dice sempre. Adesso vorrebbe applicare lo stesso sistema anche al parlamento. Tanto per cominciare vorrebbe chiamarlo con un nome più appropriato, e senza risonanze eversive, per esempio tacimento. O anche filadrittomento</p>
<p>Il mio primo ministro non abita in una casupola mezza cadente, come per esempio quel pezzente del primo ministro inglese. Lui abita nelle sue VILLE, che sono numerose e tutte lussuosissime, e ubicate in contrade amenissime. È difficile non pensare al Monopoli, che resta pur sempre uno dei suoi riferimenti teorici e filosofici prediletti. Nelle sue VILLE invita sempre un mare di amici, perché appunto non è un egoistaccio che pensa solo a se stesso. Fa venire i più bravini dei suoi stipendiati delle televisioni, i leader politici che si sono comportati meglio, i giudici che hanno in mano tanti delicati processi o deliberazioni, tanti poveri milionari che si sono fatti in quattro per l’economia, dei prestigiosi inviati del vaticano, qualche immancabile mafioso. Naturalmente per fare un po’ di ambiente convoca anche le sue amichette, e le prega di muovere un po’ i sederini. Tutti ci vanno sempre molto volentieri, perché è proprio simpatico, e molto generoso. Fa sempre un sacco di regalini a tutti, così poi a ognuno resta un ricordino.</p>
<p>Un giorno il mio primo ministro voleva comprarsi anche tutti gli immigrati clandestini: è andato a parlarne con il suo grande amico e collega Gheddafi. Gheddafi gli ha chiesto cosa se ne faceva di tutti quegli immigrati, quando di questi tempi nessuno li vuole. Lui gli ha risposto che la sua tecnica era quella, e aveva sempre funzionato. Grattandosi pluralisticamente il mento Gheddafi gli ha chiesto se i soldi erano suoi o dello stato, e lui ha risposto che naturalmente i soldi erano dello stato, perché era stufo marcio di sentire blaterare di conflitto di interessi. Hanno finito per decidere democraticamente che le imbarcazioni adoperate dagli aspiranti immigrati clandestini per i loro viaggetti non fossero troppo lussuose, perché c’è un limite a tutto. “Questi non hanno nemmeno le pezze sul culo abbronzato, e vorrebbero avere delle barche lunghe come le mie!”, ha detto a Gheddafi.</p>
<p>Devo confessare che con un primo ministro così magnanimo e così disinteressato sono però un po’ a disagio. “Quale è il mio prezzo esatto?” mi domando qualche volta la notte, invece di dormire. “Valgo di più della media dei miei amici o di meno?”, mi domando. Non è che abbia mai proposto di comprarmi, intendiamoci, però potrebbe sempre succedere. “E se mi proponesse un forfait, per esempio trenta ore di utilizzo al mese, compreso magari l’usufrutto di mia nipote, accetterei o meno?” mi chiedo.</p>
<pre>(Immagine: <em>La folie des grandeurs</em>, di G. Oury)</pre>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/09/30/autismi-12-il-mio-primo-ministro/">Autismi 12 &#8211; Il mio primo ministro</a></p>
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		<title>La spaventosa ipnosi in cui sembra caduto il nostro paese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/03/la-spaventosa-ipnosi-in-cui-sembra-caduto-il-nostro-paese/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 03:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>evelina santangelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.evelinasantangelo.it">Evelina Santangelo</a></strong></p>
<p>Vorrei riportare alcune recenti notizie di rilievo internazionale che riguardano il nostro paese.</p>
<p>(tralascio quelle di rilievo nazionale, il dramma dei precari della scuola o dei cassintegrati o dei disoccupati, che contraddicono le ottimistiche previsioni del nostro ministro del Tesoro, solo perché tutto ciò avrebbe bisogno di un discorso a parte e circostanziato circa lo stato reale dell&#8217;occupazione e dell&#8217;economia in Italia e lo stato presunto teletrasmesso)</p>
<p>Ecco dunque alcuni fatti (corroborati da dichiarazioni molto esplicite) che  se messi così, uno di seguito all’altro, mi sembra diano la misura di come l’Italia abbia abbandonato se stessa, la sua identità costituzionale, con tutto ciò che ne consegue.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/09/03/la-spaventosa-ipnosi-in-cui-sembra-caduto-il-nostro-paese/">La spaventosa ipnosi in cui sembra caduto il nostro paese</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.evelinasantangelo.it">Evelina Santangelo</a></strong></p>
<p>Vorrei riportare alcune recenti notizie di rilievo internazionale che riguardano il nostro paese.</p>
<p>(tralascio quelle di rilievo nazionale, il dramma dei precari della scuola o dei cassintegrati o dei disoccupati, che contraddicono le ottimistiche previsioni del nostro ministro del Tesoro, solo perché tutto ciò avrebbe bisogno di un discorso a parte e circostanziato circa lo stato reale dell&#8217;occupazione e dell&#8217;economia in Italia e lo stato presunto teletrasmesso)</p>
<p>Ecco dunque alcuni fatti (corroborati da dichiarazioni molto esplicite) che  se messi così, uno di seguito all’altro, mi sembra diano la misura di come l’Italia abbia abbandonato se stessa, la sua identità costituzionale, con tutto ciò che ne consegue.</p>
<p>1) <strong>Berlusconi risponde alle critiche mosse all&#8217;Italia dall&#8217;Unione Europea</strong>, riguardo alla libertà di stampa e ai respingimenti indiscriminati, con parole che pesano più di ogni possibile commento: «Non daremo più il nostro voto, bloccando di fatto il funzionamento del Consiglio, ove non si determini che nessun commissario e nessun portavoce di commissario possa intervenire più pubblicamente su alcun tema».<br />
<span id="more-21314"></span>Riguardo alla libertà d&#8217;espressione, credo sia proprio il caso di riportare  anche  le indegnità attribuite al direttore dell’«Avvenire», Dino Boffo, dalla falsa <em>nota informativa</em> pubblicata senza alcun riscontro dal «Giornale» di Vittorio Feltri (di proprietà della famiglia Berlusconi): «Il Boffo è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla onde lasciasse libero il marito con il quale Boffo, NOTO OMOSESSUALE GIÁ ATTENZIONATO DALLA POLIZIA DI STATO PER QUESTO GENERE DI FREQUENTAZIONI, aveva una relazione».<br />
Ora, se è vero che la stampa non può essere immune da critiche, è anche vero che ci sono modi e modi di contestarne la  legittimità o la correttezza anche deontologica, e questi di Feltri, del «Giornale» e della sua proprietà (parte in causa diretta nella questione) sono evidentemente modi, oltre che intimidatori, oltre che tali da cavalcare e istigare a una cultura omofoba (nel nostro paese ormai sempre più drammaticamente manifesta e aggressiva), del tutto contrari a quel <em>decalogo dei giornalisti</em> fissato dalla corte di Cassazione nel 1984 in base al quale si può essere chiamati a rispondere in sede civile o penale di diffamazione quando non si rispetti la verità oggettiva, l’interesse pubblico della notizia e la forma civile dell’esposizione&#8230; Violazioni che il premier  (con tutto il peso dei suoi poteri istituzionali) attribuisce a «Repubblica» ma che, a ben guardare, dovrebbero piuttosto ricadere sul «Giornale» appunto di cui la  famiglia Berlusconi (con tutto il peso del suo potere economico) vanta la proprietà.</p>
<p>2) <strong>nel canale di Sicilia un&#8217;imbarcazione con un&#8217;ottantina di extracomunitari somali ed eritrei</strong> (provenienti cioè da paesi che versano in gravissime situazioni politiche, sociali ed economiche) è alla deriva con il motore in avaria tra la Libia e Malta.</p>
<p>E si sa già che sarà destinata  a essere respinta come accade ormai di prassi, e come è accaduto anche ai 70 eritrei e somali riportati in Libia appena lunedì scorso, in totale spregio (da parte di tutti: italiani, maltesi, libici&#8230;) di quella Convenzione internazionale di Ginevra che obbliga a identificare gli extracomunitari per accertare se hanno diritto a ottenere protezione. Convenzione, che il nostro presidente del consiglio ha di fatto liquidato per l’ennesima volta proprio durante la sua ultima visita a Tripoli (nella Libia che non ha firmato la Convenzione di Ginevra né sembra preoccuparsi più di tanto dell’inviolabilità dei diritti umani e delle libertà inalienabili). «Le leggi vanno applicate tutte, – ha dichiarato in terra libica infatti il premier –, ma per una VERA POLITICA DELL’INTEGRAZIONE dobbiamo essere rigorosi, per non aprire l’Italia a chiunque», dove «chiunque» sono proprio quegli eritrei e quei somali respinti in quelle stesse ore verso le sponde libiche dove a nessuno di loro verrà riconosciuto col DOVUTO RIGORE quel diritto delle genti (diritto d’asilo, di protezione) che l’Italia ha sottoscritto secondo il dettato costituzionale.</p>
<p>3) l<strong>e Frecce volano su Tripoli striando il cielo libico</strong> con il tricolore «in segno di amicizia verso il popolo libico», non in un giorno qualsiasi, ma proprio per le celebrazioni dei quarant’anni di un regime che dal 1972 ha vietato la formazione dei partiti politici, non riconosce alcun diritto sindacale, né alcuna autonomia al potere giudiziario, non garantisce costituzionalmente quelle libertà fondamentali e quei diritti umani che dovrebbero essere riconosciuti per  principio assoluto.</p>
<p>4) <strong>Il filosofo Gianni Vattimo, spiegando le ragioni per cui intende portare l&#8217;appello dei tre giuristi italiani (Cordero, Rodotà e Zagrebelsky) al parlamento di Straburgo, dichiara al  quotidiano «La Repubblica»</strong>: «Nessuno oggi ti minaccia di arresto per le tue idee, semmai ti priva di notizie, manipola l&#8217;informazione, ti fa credere di essere libero, di pensarla come vuoi, ma decide l&#8217;ammissimibilità di cose che si possono sapere e che non si devono sapere».</p>
<p>Questo modo di concepire l’informazione ha un nome. Si chiama: <em>propaganda</em>.</p>
<p>Quella stessa propaganda, vorrei sottolineare, che sessant&#8217;anni fa portò la Germania, l&#8217;Italia (e trascinò il mondo intero) lì dove c&#8217;è solamente mostruosità e sterminio.<br />
Sterminio non solo di un numero incommensurabile di esseri umani, ma anche dell&#8217;idea stessa di umana convivenza, nel momento in cui la totale privazione dei diritti divenne prassi, anzi legge dello stato.</p>
<p>Ora quel  genocidio compiuto dalla Germania nazista di tutte le persone e le etnie ritenute «indesiderabili» (omosessuali, zingari, testimoni di geova, pentecostali, malati di mente, portatori di handicap, ebrei, milioni di ebrei) ha un nome impresso a fuoco nella memoria individuale e collettiva di tutti (a parte certi revisionisti di varia estrazione che non meritano neanche di essere citati). Si chiama: <em>shoah</em>.</p>
<p>Quella shoah cui il colonnello Gheddafi – in una imprevedibile, spregiudicata quanto interessata, acrobazia verbale di stampo umanitario – paragona i disastri del colonialismo italiano dinanzi al nostro capo del governo, Silvio Berlusconi, e al presidente della commissione esteri del senato, Lamberto Dini&#8230; come se la parola <em>shoa</em> non si portasse dietro anche la parola <em>indesiderabili</em>, tutti gli <em>indesiderabili</em> di tutti i tempi cui sono stati, e continuano a essere negati, i diritti fondamentali (come il riconoscimento dello status di rifugiato, ad esempio, quando nel proprio paese si è perseguitati).</p>
<p>Tutto questo mi porta a pensare che non si tratta più solo di prendere atto della carica eversiva di gran parte dei comportamenti e delle dichiarazioni del nostro presidente del consiglio (con la connivenza di buona parte della maggioranza di governo), ormai incurante persino dell&#8217;indipendenza e autonomia delle istituzioni europee, non si tratta solo di «sbavagliarsi» e rivendicare, anzi, riappropriarsi pienamente di quella libertà di espressione che è garanzia fondamentale di uno stato di diritto.<br />
Qui è in gioco anche tutto ciò su cui si fonda la nostra stessa identità costituzionale, il nostro stesso stato di diritto, appunto.</p>
<p>Allora, mi chiedo, ma come è possibile che questo nostro paese sia caduto in una tale ipnosi al punto da accettare come se nulla fosse di approssimarsi a strade che – disattendendo minacciando diritti e libertà inalienabili (né «trattabili» o addomesticabili in alcun modo) – non possono che condurre lì dove nessuno dovrebbe mai più solo pensare di ritrovarsi, lì dove ancora troppe genti sono costrette a vivere, e da cui molti, in massa, a costo della vita, fuggono?<br />
Ribellarsi a questo stato di cose, a questa sorta di ipnosi, è un dovere cui tutti dovremmo sentirci chiamati in un paese che dovrebbe essere fiero dell’articolo 2 della sua Costituzione (che «riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo»), dell’articolo 3 (che riconosce «pari dignità sociale» a tutti i cittadini), dell’articolo 10 (che garantisce l’asilo politico allo straniero cui sia «impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche»), dell’articolo 21 (che garantisce la libertà d’espressione  «con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione»), dell’articolo 54 (che richiama «i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche» al «dovere di adempierle con disciplina e onore»&#8230; «disciplina e onore»&#8230;), un paese&#8230; che dovrebbe essere fiero del suo  stato di diritto garantito per dettato costituzionale e non per bizzarria di questo o quel «Superman» (come ultimamente si è autodefinito il premier in una versione pop di «Unto del Signore», espressione, a quanto pare, ormai caduta in bassa fortuna).</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/09/03/la-spaventosa-ipnosi-in-cui-sembra-caduto-il-nostro-paese/">La spaventosa ipnosi in cui sembra caduto il nostro paese</a></p>
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		<title>La storia siete voi</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2009 16:02:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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<p>Possibile che io, che da quindici anni a questa parte non sarei più andato a votare, mi sia poi sempre sentito in dovere di andarci per votare contro quello lì?<br />
Veltroni, l&#8217;ultimo che ho votato alle politiche, non l&#8217;avrei votato se non perché si «opponeva» a Berlusconi Silvio.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/06/06/la-storia-siete-voi/">La storia siete voi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://tashtego.splinder.com/post/20701737/La+storia+siete+voi" target="_blank">Francesco Pecoraro</a></p>
<p>Possibile che io, che da quindici anni a questa parte non sarei più andato a votare, mi sia poi sempre sentito in dovere di andarci per votare contro quello lì?<br />
Veltroni, l&#8217;ultimo che ho votato alle politiche, non l&#8217;avrei votato se non perché si «opponeva» a Berlusconi Silvio.<br />
Anche quando ho capito che la differenza tra i due era minima, l&#8217;ho votato lo stesso, contro ogni mio istinto e contro ogni mia ragione.<br />
Da quando ho avuto l&#8217;età per votare l&#8217;ho sempre fatto, tranne le penultime elezioni comunali di Roma che non ce la facevo a votare per Veltroni.<br />
Però alle ultime, quelle vinte da Alemanno ci sono ri-cascato e ho fatto questo ragionamento: io voto Grillini, perché è gay e ateo, se per caso si va al ballottaggio voto Rutelli.<span id="more-18293"></span><br />
Mi costava molto votare Rutelli, sopra-tutto per quelle sue ultime posizioni cattolicanti che in lui che partiva come radical-pannelliano significavano che proprio non c&#8217;è niente da fare e tutti lì prima o poi finiscono, pure Bertinotti che non esclude er trascendente, pure Vendola che lo voterei se non fosse credente, e mi viene da supporre che pure Lenin sarebbe diventato un credente, se solo ne avesse avuto il tempo&#8230;<br />
Però alla fine lo votai lo stesso, contro ogni mia propensione e principio, per non far vincere Alemanno, insomma anche alle comunali il mio è stato un voto non <em>per</em> qualcuno, ma <em>contro</em> qualcun altro: anche se poi averci Alemanno non sarà mica la fine del mondo e, a parte il fatto che più o meno ha reso edificabile l&#8217;Agro romano e che non ha la faccia proprio gradevole e che l&#8217;ha votato l&#8217;intera categoria professionale dei tassisti che a Roma è la peggiore, seconda forse solo a quella dei dentisti, che differenza sostanziale ci sarà mai con la consigliatura Veltroni?<br />
In che modo Alemanno incide negativamente sull&#8217;assetto delle nostre vite?<br />
In che modo Veltroni e i veltroniani incidevano positivamente sull&#8217;assetto delle nostre vite?<br />
Per esempio Alemanno ha abolito le sciocche e disagiate Domeniche Ecologiche, ha tolto l&#8217;idiotissima e fastidiosa Notte Bianca, ma non ha avuto il coraggio politico sufficiente ad abolire la stronzissima e provinciale Festa del Cinema (meglio dire «Festa del Cinema come lo vede Veltroni»).<br />
Mi aspettavo di più da Alemanno, mi aspettavo una tabula rasa fascista, una rifondazione culturale dell&#8217;Urbe, l&#8217;abbattimento di incongrui edifizi moderni, l&#8217;apertura di nuovi/vecchi assi viari in pieno Centro Storico, in attuazione del Piano Regolatore fascistico del 1931 e invece niente&#8230;<br />
Solo qualche prescrizione &#8211; ingenua, ignorante &#8211; di travertini all&#8217;EUR, subito accolta con approvazione deferente da quella categoria di puttane mentali che siamo (diventati?) noi architetti: il fascismo annacquato dell&#8217;oggi si limita a convivere con la democrazia, senza sapere bene che fare, mentre la «sinistra» pedonalizza ed esibisce atteggiamenti «ecologici», senza differenziarsi affatto dalla solita logica che ci conduce sempre &amp; inevitabilmente alla costruzione di una città demmerda, senza incidere minimamente sulla realtà primaria della distruzione in atto del Pianeta: e tuttavia, qualora volesse incidere, come potrebbe? E dove si sono viste, a Roma, campagne severe metti per la raccolta differenziata?<br />
Insomma, che deve fare, tra oggi e domani, uno che odia Veltroni e D&#8217;Alema, che vede bene che Franceschini è un cattolicuccio, che disprezza il bertinottismo e Bertinotti ipse per l&#8217;esemplare e vanesia dis-onestà intellettuale, che non vede il motivo di mandare al Parlamento Europeo una come Giuliana Sgrena per il solo fatto che è stata rapita in Irak e Vendola non può votarlo perché si professa credente, che Bonino non può votarla perché troppo prossima a quell&#8217;atroce nulla politico, esibizionista e piagnone, che da decenni è diventato Pannella?<br />
Dov&#8217;è Grillini? Dove sono i froci atei che voterei? In quale di questi partiti si nascondono?<br />
La sensazione, ma posso sbagliare, è che (in assenza di proposte politiche, vale a dire di progetti di futuro di cui si chiede la condivisione, ai quali si potrebbe pure <em>partecipare</em>) la vera differenza, il vero discrimine tra quelli che non-voglio-a-nessun-costo-votare e quelli che voterei &#8211; essendo destra e sinistra diventate troppo simili per la smania di prendere voti dal Grande Ripieno sociale che domina un paese demmerda &#8211; sia tra cattolicesimo e laicità, tra quelli che vogliono farmi vivere &amp; morire come vogliono loro e quelli che mi lascerebbero, con molta cautela, qualche spazio di scelta personale (solo i froci atei, appunto, danno questo tipo di garanzia): ma dove sono questi ultimi?<br />
C&#8217;è chi dice (oggi, Scalfari) che gli atteggiamenti come il mio non siano altro che «narcisismo elettorale», che è inutile cercare la perfetta corrispondenza tra ciò che si pensa e si è e un partito politico, che bisogna accontentarsi di quello che passa il convento, che non bisogna avercela coi politsci in quanto classe, ma solo con certi politici, eccetera: anch&#8217;io l&#8217;ho pensata, un tempo, così.<br />
Ma erano tempi in cui c&#8217;era davvero qualcosa da perdere a lasciar vincere la destra, erano tempi in cui si pensava che un governo di centro-sinistra avrebbe fatto qualche legge contro il monopolio della televisione, dell&#8217;informazione, dell&#8217;editoria, contro il così detto conflitto di interesse: invece niente: solo qualche «risanamento» delle finanze pubbliche e nessun risanamento politico, nessun risanamento civile, nessun passo avanti in tema di diritti civili.<br />
Va bene, mi dico, sarò anche un narcisista elettorale: ma, se pur avendo avuto più di un&#8217;occasione avete non solo lasciato la porta aperta a Berlusconi, ma lo avete forsennatamente inseguito e imitato, per quale cazzo di motivo dovrei <em>ancora</em> votarvi?<br />
Se vi siete inchinati davanti ai vari papi per paura di perdere voti cattolici e oggi ci ritroviamo col dover morire come dicono loro, con l&#8217;impossibilità di veder riconosciuto nessun tipo di convivenza al di fuori del matrimonio, con leggi demmerda su fecondazione assistita, cellule staminali, eutanasia, eccetera, perché dovrei <em>ancora</em> votarvi?<br />
Perché dite di essere «contro Berlusconi»?<br />
E in che modo, in passato, avete dimostrato con i fatti di essere contro Berlusconi?<br />
Allora, nel mio narcisismo elettorale, ho pensato meglio che si sfasci un Partito Democratico fatto in questo modo, meglio qualcosa di più piccolo capace di crescere, che questo ornitorinco politico privo di laicità, promesse, proposte, capacità di azione, di lucidità, di percezione, guidato da un pretino.<br />
Qualcuno dirà: e Di Pietro? Non ha ragione Di Pietro?<br />
Si ha ragione, ma solo per quello che dice contro Berlusconi: dov&#8217;è il resto?<br />
Cos&#8217;altro è condivisibile con Di Pietro?<br />
Possibile che non ci sia un partito, un uomo politico capace di tenere assieme un convincente e non strumentale anti-berlusconismo con un ragionevole e per me condivisibile progetto di crescita civile (in senso politico, economico, spaziale, etico, scientifico, tecnologico, strutturale &amp; infrastrutturale, ambientale) del Paese?<br />
Sembra impossibile, ma le cose a mio modo di vedere stanno proprio così: non c&#8217;è.<br />
C&#8217;è invece un&#8217;Italia cui in maggioranza piace Berlusconi: bene questa è la democrazia: vincerà la maggioranza, ma io col mio narcisismo elettorale non sono più disposto a votare gente che non mi piace per oppormi ad uno che non mi piace ancora di più.<br />
A quelli che mi rimproverano per questo ragionamento risponderei: la storia siete voi, fatevela.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/06/06/la-storia-siete-voi/">La storia siete voi</a></p>
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		<title>Siamo tutti in pericolo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 12:37:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Giuseppe Catozzella</strong></p>
<p>Un uomo giace sdraiato a terra accanto allo spigolo del marciapiede. Ha la testa coperta da un telo bianco chiazzato al centro di rosso rappreso. Sparato in faccia, come i codardi camorristi usano fare, colpendo da due passi chi neppure può difendersi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/04/01/siamo-tutti-in-pericolo/">Siamo tutti in pericolo</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giuseppe Catozzella</strong></p>
<p>Un uomo giace sdraiato a terra accanto allo spigolo del marciapiede. Ha la testa coperta da un telo bianco chiazzato al centro di rosso rappreso. Sparato in faccia, come i codardi camorristi usano fare, colpendo da due passi chi neppure può difendersi.<br />
È una grande fotografia, quella che sta sul ledwall semovibile e luminoso, nello studio TV3 di corso Sempione stracolmo di ragazzi. Roberto Saviano sta un po’ scostato sulla destra e indica quell’istantanea, mentre Fabio Fazio gli passa addosso un fugace sguardo di terrore. Poi indica i bambini, i tanti bambini che nell’immagine assistono al lavoro della polizia mortuaria e grida, quasi sorprendendo anche se stesso: “Che tipo di Paese è quello che permette tutto questo?”.<br />
Che tipo di Paese è, il nostro?<span id="more-16317"></span> </p>
<p>Seduto sullo strapuntino poco imbottito sotto i caldissimi riflettori dello studio televisivo mi vengono in mente chissà perché i discorsi che faceva Pier Paolo Pasolini prima di essere ritrovato ammazzato sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia. Mi vengono in mente le ultime quattro parole per così dire “pubbliche” pronunciate da Pasolini, dette a Furio Colombo nell’intimità della sua stessa casa, poche ore prima di venire ucciso: Siamo tutti in pericolo, risponde alla richiesta di dare lui stesso un titolo all’intervista che aveva appena rilasciato.<br />
Pasolini dice a Colombo di non essere sicuro, di voler rivedere alcune delle cose dette, dice che forse ad alcune domande aveva risposto troppo di getto, chiede di rivedere insieme l’intervista il giorno seguente, ma si dice sicuro sul titolo.<br />
“Per voi” mi rimbombano in mente le sue ultime parole “una cosa accade quando è cronaca, bella, fatta, impaginata, tagliata e intitolata. Ma cosa c’è sotto? Qui manca il chirurgo che ha il coraggio di esaminare il tessuto e di dire: signori, questo è cancro, non è un fatterello benigno. Cos’è il cancro? È una cosa che cambia tutte le cellule, che le fa crescere tutte in modo pazzesco, fuori da qualsiasi logica precedente. […] Io ascolto i politici con le loro formulette, tutti i politici e divento pazzo. Non sanno di che Paese stanno parlando, sono lontani come la Luna. E i letterati. E i sociologi. E gli esperti di tutti i generi. Non vorrei parlare più di me, forse ho detto fin troppo. […] Ma io continuo a dire che siamo tutti in pericolo.”<br />
Saviano sta puntando il dito contro un grande titolo che dà dell’infame a un pentito. È finalmente riuscito a portare la cronaca locale del casertano a livello nazionale, è una cosa che gli sta nella pancia da tre anni, dice.<br />
E a me?<br />
Fuori dagli studi della Rai di corso Sempione al 27 alle due del pomeriggio c’erano ammassati un sacco di ragazzi. Alcuni stringevano copie di Gomorra, altri, la maggior parte, parlavano d’altro, di scuola. Ho dovuto aspettare più di quaranta minuti per riuscire a entrare, a mostrare che il nome sulla mia carta d’identità corrispondeva a quello che stava stampato sulle liste per l’ingresso agli studi.</p>
<p>La chiacchiera, si diceva una cinquantina di anni fa come una minaccia, ci sommergerà.<br />
E il nostro, oggi, pare proprio essere divenuto il regno della mancanza di pudore per la verità. Quella che un tempo era il bersaglio di qualunque critica portata nel segno dello scientismo e del relativismo, è divenuta ora una chimera. È pratica ormai diffusa il mentire pubblicamente e poi il pubblicamente contraddirsi senza che le parole pronunciate abbiano un peso maggiore del fiato che le ha prodotte. Il presidente del Consiglio dei ministri della nostra Repubblica dovrebbe trovarsi in galera se non si fosse fabbricato una legge per evitarselo. Chi dice la verità, chi la denuncia, chi non smette di testimoniarla, vive invece da recluso.<br />
Un tempo lo sberleffo pubblico della verità si sarebbe chiamato “perdere la faccia”. Ora che la faccia nessuno più ce la mette, in una diffusa omertà del pudore, questo non si può più dire.<br />
Roberto Saviano, in nome dell’eredità pasoliniana, la faccia ce l’ha messa dall’inizio, ben impressa nella quarta di copertina. E ci ha messo anche gli occhi, quegli occhi buoni buoni che diventano violenti all’improvviso, che si accendono come due micce e si fanno pesanti come due macigni.<br />
Fazio, prima della registrazione, ci aveva detto che Saviano era ovviamente teso. È un ragazzo, quasi un ragazzino, a vederlo da vicino, a stringergli la mano. Sta in piedi, al centro dello studio, sotto i riflettori, e si tocca il naso con i due indici, si gratta la testa, gioca con l’anello che è piaciuto a Shimon Peres e che gli ha chiesto di spedirglielo.<br />
Quando esce Antonio Albanese per il suo sketch, Roberto finalmente si siede tra il pubblico e ride, e per la prima volta si rilassa, per qualche secondo forse si gode anche lo show, il sorriso da stentato si fa per un istante naturale. Si vede che sta finalmente tirando il fiato, si vede che gli occhi cominciano a vagare alla rincorsa di quello che è stato, di ciò che è accaduto fino a quel momento, di tutto quello che ha detto, del come lo ha detto, forse.</p>
<p>Con Roberto ci eravamo sentiti il giorno prima via mail. Io gli avevo detto che sarei riuscito ad andare alla trasmissione, e così gli avevo chiesto di incontrarci, fino a quel giorno ci eravamo solo scambiati parecchie mail. Lui era stato evasivo, e poi ho capito perché. I cinque uomini della scorta non lo mollano un istante.<br />
Durante le pause pubblicitarie Saviano appare nervoso e concentrato. Poi è il momento del filmato con le interviste ai ragazzi di Casal di Principe, fuori onda si innervosisce assistendo alle reazioni dei giovani conterranei.</p>
<p>Alla fine della registrazione Loris Mazzetti, un dirigente Rai che avevo conosciuto poco prima, è uscito da una stanza in cui si vociferava ci fosse Saviano. È uscito da quella stanza ed è venuto da me a dirmi che se volevo entrare avrei potuto parlare con Roberto.<br />
Sull’uscio stavano appostati due uomini della scorta, uno dei quali mi ha aperto la porta, non ha lasciato che toccassi la maniglia, ha detto “faccio io”, guardandomi dritto in faccia. Ho attraversato la stanza in diagonale e ho dovuto seriamente lottare con le mie emozioni. Roberto nel frattempo si era alzato dalla sedia su cui stava seduto, a lasciare che la tensione evaporasse. Ha voluto sapere come fosse andata la puntata, se fosse andata bene, se fosse trapelata la sua emozione iniziale. Mi parlava come si parla a un amico, come quando si giocava a pallone e alla fine della partita si chiedeva se si era giocato bene, se l’amico aveva colto il gol segnato, se l’aveva visto proprio bene.<br />
Quello che io ho pensato è che Saviano sono io e insieme non lo sono. Davanti agli occhi avevo un ragazzo di grande intelligenza, rabbia, caparbietà, talento e coraggio. Un ragazzo che per anni ha studiato la camorra e poi ne ha scritto sulla colonna di Nazione Indiana. Un ragazzo a cui è stato proposto di raccogliere e pubblicare ciò che aveva scritto, e di darlo alle stampe in qualche migliaio di copie, come sempre si fa, come per tutti i libri che escono. Io sono Roberto perché io ho acquistato Gomorra e leggo i suoi articoli, come altri milioni di italiani. Roberto siamo noi perché Gomorra è i suoi lettori.<br />
Ma io non sono Roberto finché io lo lascio solo. Se lo lascio solo sono il suo nemico. Sono anni gravissimi e bui per la nostra Repubblica, per il nostro Paese. Anni che portano alla memoria ricordi che parevano essere ormai sepolti. Anni in cui la criminalità organizzata è la maggiore azienda italiana e un’oligarchia criminale impedisce la libera circolazione dell’informazione. Anni storti che non si possono sapere, che non hanno il coraggio di farsi dire. Anni sotterrati nel piacere dell’ignoranza. Anni buttati a cercar di far valere il proprio merito, la propria intelligenza, un proprio talento, quando l’unica cosa che conta è l’aggancio, l’affiliazione, l’amicizia, il signoraggio, la totale mancanza di dignità.</p>
<p>Noi giovani abbiamo il dovere di stare dalla parte di Saviano, abbiamo il dovere di non lasciarlo solo. Roberto è un ostaggio del nostro Stato – per lo meno della parte marcia di esso, quella che fa gli affari, quella che comanda – e dunque, da un certo punto di vista, è un nostro stesso ostaggio. Roberto è nelle nostre mani, nelle nostre decisioni. Abbiamo il dovere di testimoniare, abbiamo il dovere di denunciare, abbiamo il dovere di parlare, abbiamo il dovere di non stancarci mai di farlo. Abbiamo il dovere di dire lo schifo di uno Stato la cui seconda carica dovrebbe stare in prigione e si fa invece garante della legalità, della giustizia e della Costituzione. Di dire lo schifo di uno Stato in cui l’informazione è gestita da pochi poteri economici. Lo schifo di uno Stato senza futuro per i più giovani, in cui per farsi assumere bisogna morire. Lo schifo di uno Stato in cui bisogna vergognarsi dei propri meriti. Lo schifo di uno stato in cui l’economia sommersa è più prolifica di quella denunciata. Lo schifo di uno Stato in cui la testimonianza della verità è punita con la reclusione. Lo schifo di uno Stato in cui tutto ciò che ho appena scritto appare retorico e poco reale, uno Stato che vive nella forma, nelle forme.<br />
“L&#8217;unica cosa che il male necessita per trionfare è che gli uomini buoni non facciano niente”, ha esordito Saviano. A chi dirà che tanto le cose non si cambiano potremo rispondere che se la pensa così allora in fondo non avrebbe neppure il diritto di venircelo a rinfacciare. Poiché questo, in verità, è l’unico modo possibile per cambiare l’Italia nata corrotta. Potremmo ricordare quanto è aumentata l’attenzione sulla camorra, da quando Gomorra ha cominciato a vendere. Quanti arresti in più sono stati compiuti. Potremmo ricordare, per esempio, la galera di Previti che per questo ha incolpato chi non si è mai stancato di parlare delle sue malefatte.<br />
Cosa vuol dire che Gomorra vende più di ogni altro libro? Cosa vuol dire che se Saviano va in tv insieme a Paul Auster e a David Grossman a parlare di camorra e letteratura, quella è la trasmissione più guardata?<br />
Che Paese siamo? Che Paese vogliamo essere? Che Paese vogliamo diventare? Per quanto ancora vogliamo riuscire a sopportare? Perché ci siamo abituati a sopportare?</p>
<p>Dopo una ventina di minuti era ora che uscissi dalla stanza in cui mi trovavo con Roberto. L’ho ringraziato per quello che fa per me, per quello che fa per gli italiani, come ho fatto con tutti quelli che mi sia capitato di incontrare che hanno il coraggio di opporsi con i fatti e le parole alla mafia.<br />
Poi ci siamo stretti in un abbraccio e ci siamo salutati.<br />
Da quando ho afferrato la maniglia per uscire da quella porta mi sento un uomo meno libero, ho la consapevolezza di essere in pericolo.<br />
<strong>Io so</strong> che siamo tutti in pericolo.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/04/01/siamo-tutti-in-pericolo/">Siamo tutti in pericolo</a></p>
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		<title>Se non ora, quando&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 10:26:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Evelina Santangelo</strong> e sottoscritto da tutta <strong>Nazione Indiana</strong></p>
<p>Abbiamo assistito all’arroganza di chi crede di possedere La Verità e la utilizza come una mannaia contro chi ha un’idea diversa, più interlocutoria più perplessa più umana, di verità&#8230;</p>
<p>Abbiamo assistito all’indifferenza e alla ottusa presunzione con cui figure istituzionali hanno tentato di schiacciare il diritto sulla base di «convinzioni giuridiche etiche e legislative», come ha dichiarato il governatore Formigoni, incuranti del fatto che le convinzioni non possono in alcun modo sostituirsi al diritto.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/02/07/se-non-ora-quando/">Se non ora, quando&#8230;</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-14226" title="beppino_big" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/beppino_big.jpg" alt="beppino_big" width="401" height="175" /></p>
<p>di <strong>Evelina Santangelo</strong> e sottoscritto da tutta <strong>Nazione Indiana</strong></p>
<p>Abbiamo assistito all’arroganza di chi crede di possedere La Verità e la utilizza come una mannaia contro chi ha un’idea diversa, più interlocutoria più perplessa più umana, di verità&#8230;</p>
<p>Abbiamo assistito all’indifferenza e alla ottusa presunzione con cui figure istituzionali hanno tentato di schiacciare il diritto sulla base di «convinzioni giuridiche etiche e legislative», come ha dichiarato il governatore Formigoni, incuranti del fatto che le convinzioni non possono in alcun modo sostituirsi al diritto.</p>
<p>Abbiamo assistito alla spregiudicatezza con cui la Chiesa e i suoi prelati hanno violato la sacralità stessa della Parola (il verbo) mistificando la verità, ricorrendo a menzognere argomentazioni cliniche (come la presunta sofferenza della morte per disidratazione o la presunta «morte di fame e sete»), per corroborare posizioni di ordine etico-confessionale che, per quanto legittime, peccano di disonestà appunto, se si trincerano dietro alla menzogna.<span id="more-14225"></span></p>
<p>Abbiamo assistito alla leggerezza con cui quella stessa Chiesa ha usato (e continua a usare) pesi e misure diverse, se non addirittura logiche diverse, a seconda se si tratti di difendere il naturale corso del concepimento o l’innaturale interruzione di una morte.</p>
<p>Abbiamo assistito al cinismo con cui quella Chiesa e quei prelati hanno fatto strame della pietà dinanzi a un uomo, una figlia, una madre&#8230; dinanzi a una famiglia colpita da un lutto terribile e straziata da una scelta che dovrebbe consigliare, se non addirittura imporre, almeno la carità del silenzio.</p>
<p>Abbiamo assistito all’oscenità di malati (anzi, disabili) portati nelle piazze da associazioni cattoliche&#8230; come se la malattia o l’invalidità possano essere “bandiere” da esibire o brandire contro qualcuno o qualcosa, come se disabili e malati non fossero, prima ancora che disabili e malati, persone uniche e irriducibili libere di scegliere ognuno per sé, secondo diritti riconosciuti a tutti.</p>
<p>Abbiamo assistito alla presunzione con cui troppi si sono eletti a giudici di questo padre riservato, dallo sguardo dolente e severo, scagliando contro di lui, scompostamente, parole ottuse come pietre, («Vita» «Morte» «Coscienza») che, nella loro vuota genericità e disincarnata inconsistenza, fanno ancora più male a chi sperimenta quotidianamente un dolore così, una perdita tale.</p>
<p>Abbiamo assistito al disprezzo di ogni forma di  pudore da parte di un Presidente del Consiglio che si permette di barattare il destino di questa ragazza, di questo padre e di questa madre con il consenso del Vaticano al punto da dichiarare: «dobbiamo comunque cercare di non disattendere le istanze della Chiesa», incurante della laicità di uno Stato che, fino a prova contraria, non può e non deve essere succube di volontà, desideri, anatemi di nessuna Chiesa.</p>
<p>Adesso, quando sembrava che – nonostante una tale arroganza, una tale indifferenza, una tale ottusità, una tale spregiudicatezza, un tale cinismo, una tale oscenità, una tale presunzione, un tale disprezzo – fosse finalmente arrivato il momento del silenzio, della restituzione di questa figlia a questo padre e a questa madre perché si compia, come ha detto Peppino Englaro, «il percorso naturale della morte bloccato dai medici»&#8230; non è più possibile tollerare oltre!<br />
Non è più possibile permettere che vengano addirittura sovvertiti i fondamenti stessi della nostra Costituzione, che venga messa in discussione la legittimità del Presidente della nostra Repubblica, sommo garante della nostra Carta costituzionale! Non è più possibile tollerare che venga perpetrato un tale Abuso nei confronti stessi della nostra Democrazia nel silenzio connivente di tutti noi&#8230;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/02/07/se-non-ora-quando/">Se non ora, quando&#8230;</a></p>
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		<title>Nulla da perdere se non le vostre catene</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 06:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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<p><strong>Le assemblee di Bisaccia</strong><br />
di<br />
<strong>Franco Arminio</strong></p>
<p>Al mio paese facciamo tante assemblee. Ogni tanto capita qualcuno che tenta di rovinarle queste assemblee, perché al sud le cose belle hanno più nemici che altrove. Ci si abitua al male e quando il bene si presenta arriva sempre qualcuno a incornarlo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/08/nulla-da-perdere-se-non-le-vostre-catene/">Nulla da perdere se non le vostre catene</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/deorimageasp.jpeg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/deorimageasp-300x244.jpg" alt="" title="deorimageasp" width="300" height="244" class="alignnone size-medium wp-image-9317" /></a></p>
<p><strong>Le assemblee di Bisaccia</strong><br />
di<br />
<strong>Franco Arminio</strong></p>
<p>Al mio paese facciamo tante assemblee. Ogni tanto capita qualcuno che tenta di rovinarle queste assemblee, perché al sud le cose belle hanno più nemici che altrove. Ci si abitua al male e quando il bene si presenta arriva sempre qualcuno a incornarlo. Il sud ha bisogno di strappi e di pazienza, di scrupolo e utopia. Combattere contro una discarica oggi sembra una cosa da attardati, da falliti. E quindi è proprio l&#8217;impresa giusta per i poeti, per gli artisti. I sindaci, i sindacalisti, i commercianti di ogni merce, dal pollame alla politica, non hanno molto senso in queste lotte. Oggi la democrazia possono pensarla veramente, possono praticarla veramente, solo quelli che non sono in linea con la dittatura di paglia impersonata da Berlusconi e dai suoi sodali di centro, di destra e di sinistra.<br />
<span id="more-9315"></span><br />
 La dittatura di paglia si ravviva ogni sera col telecomando, è un fuoco fatuo che lascia fredde le case in cui si accende. La dittatura rende normale l&#8217;idea che si producano tanti rifiuti, tratta il problema dei rifiuti come l&#8217;anomalia di una regione, mentre in realtà è il cancro di tutto il capitalismo. Noi nel nostro paese da quindici anni combattiamo contro una discarica per lasciare il vuoto che c&#8217;è intorno al nostro paese, e questo è un gesto che non sconfina, non emoziona nessuno lontano dal luogo in cui si svolge. Ormai il mondo è fatto di tanti pezzettini, vagoni sperduti su un binario morto da cui non parte e non arriva più nessuno. Il problema dei rifiuti non sarà mai risolto. Cambierà solo luoghi e forma. Invece dei cumuli in mezzo alle strade avremo le polveri sottili per aria. Diciamo che sarà spostato dalla sfera del tangibile. Con gli inceneritori che li bruciano o con le discariche che li coprono di terra, i rifiuti non spariscono, semplicemente marciscono nel suolo o si spandono nel cielo. È una vicenda grande allora, una vicenda che riguarda tutti e che ci riguarda sempre. La dittatura di paglia ha questa caratteristica: si fa amare da chi dovrebbe odiarla. Nelle assemblee, nelle manifestazioni che organizziamo nel nostro paese del sud facciamo qualcosa che non fanno nelle città, perché nelle città ormai l&#8217;indifferenza è l&#8217;unica passione condivisa, perché la politica è morta e i politici che vediamo ogni sera alla televisione sono i vermi che guizzano sul cadavere marcito della Repubblica.</p>
<p>Forse l&#8217;Italia può essere salvata solo dai luoghi più nascosti, dalle persone più appartate. L&#8217;Italia può essere salvata dalle Alpi e dall&#8217;Appennino, dalle pietre, dai sentieri, dai rovi, dai paesi affranti e sperduti, più che dalle autostrade, dai calciatori e dalle veline. Forse le assemblee di Bisaccia sono più letteratura che politica, forse viviamo in un luogo fuori dal mondo, oppure semplicemente a Bisaccia è il mondo a essere fuori luogo.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/08/nulla-da-perdere-se-non-le-vostre-catene/">Nulla da perdere se non le vostre catene</a></p>
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		<title>Dalla Milano da bere a quella da vomitare #2</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 06:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/atm_milano_230_bb400118.jpg'></a></p>
<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p><strong>1. Milano e’ diventata più triste</strong></p>
<p>Milano, qualcuno ha scritto recentemente, in fondo è una città qualsiasi di medie dimensioni, come ce ne sono migliaia nel mondo. Non è l’inferno in terra che qualcuno esageratamente rappresenta e nemmeno un porto ideale, mancando delle attrattive tipiche di ogni città del cuore che entra nel mito e nell’immaginario collettivo dalla porta (o Porta Romana) principale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/07/18/dalla-milano-da-bere-a-quella-da-vomitare-2/">Dalla Milano da bere a quella da vomitare #2</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/atm_milano_230_bb400118.jpg'><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/atm_milano_230_bb400118-300x225.jpg" alt="" title="atm_milano_230_bb400118" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-6390" /></a></p>
<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p><strong>1. Milano e’ diventata più triste</strong></p>
<p>Milano, qualcuno ha scritto recentemente, in fondo è una città qualsiasi di medie dimensioni, come ce ne sono migliaia nel mondo. Non è l’inferno in terra che qualcuno esageratamente rappresenta e nemmeno un porto ideale, mancando delle attrattive tipiche di ogni città del cuore che entra nel mito e nell’immaginario collettivo dalla porta (o Porta Romana) principale.<br />
Io non sono d’accordo; conosco bene questa città, e penso che ogni luogo è figlio di una storia precisa, e le grandezze, come le cadute, sono direttamente proporzionali a tante di quelle cose, o variabili impazzite, che stabilire classifiche tra le città è come se si volesse far pagare un affitto diverso per ogni piano della Torre di Babele. <span id="more-6389"></span>Intendo con questo che l’unicità di Milano come di Santiago del Cile, per esempio, va rispettata e amata fino in fondo, e protetta, pure, contro i guasti della globalizzazione, che si è impossessata anche dei pareri, del gusto, del pensiero degli uomini, vecchi cinici che hanno visto tutto e dunque alla fine, pareggiando nella noia dei <em>deja vu</em>, è come se non avessero visto nulla.<br />
Milano esce dagli anni Ottanta facendosi molto male. Il nuovo decennio è appena iniziato che  scoppia la bufera che nessuno sospettava, nemmeno i più critici. Sì, alla fine degli Ottanta s’era capito che il riflusso (parola d’altra parte tipicamente di quel decennio ambiguo e strano, una sorta di controriforma soft dei costumi e dei consumi) era addensato nel presente raggrumando per un futuro divenuto incerto; la caduta del muro, la fine della dittatura di Ceausescu, insomma i sommovimenti storici che venivano dall’est stavano segnando una via ancora circondata dalle nebbie. Finiva un ciclo, un pezzo di storia robusta e scritta a caratteri cubitali che sembrava non dovesse mai finire. Eravamo, qui, così abituati allo spadroneggiare poco chiaro dei socialisti che essi erano diventati come spauracchi di famiglia, tutto sommato avevano portato benessere e dunque che facessero cose poco chiare per garantircelo poteva essere considerato un necessario e senz’altro congruo prezzo da pagare. Ma tutto crollò di colpo, come con i regimi che si fondano sull’apparenza e congiuntamente sulla forza. Come cadde l’Unione Sovietica, così cadde Milano Socialista, con un tonfo che fece ancor più che rumore, perché fu un’esplosione economica, sociale, morale. Pillitteri, che avevo visto in un paio di locali della Milano da bere scialarsi con gli amiconi, l’avevo appunto visto con la faccia di uno che se la rideva sotto i baffi nella notte della dolce vita-movida meneghina. Nell’85 m’era capitato di bere un drink vicino al delfino di Craxi, il milanesissimo Claudio Martelli, giovane bello e rampante, sui Navigli, la Portobello dei milanesi. S’era aperto il decennio successivo a quello della sfrontatezza luccicante col tonfo mortale del Pio Albergo Trivulzio e Mario Chiesa, il suo presidente; e da lì, dall’ultima stazione dei vecchi abbienti, era partita quella specie di rivoluzione abortita, ma molto invocata nel suo svolgersi e montare, reato dopo reato, avviso di garanzia dopo avviso di garanzia, suicidio dopo suicidio. Da quell’ospizio famoso a Milano era paradossalmente nata la seconda Repubblica. Così ancora una volta Milano diventava fonte battesimale di una nuova era: dai Fasci di Combattimento del ’19 a Piazzale Loreto 1945, a quell’oggi ormai già lontano. Tangentopoli avrebbe dovuto tutto ripulire, rimettere tutto a pari, essere il nuovo principio. Per Milano, la caduta fu così violenta che si portò con sé la sciagura di una grave crisi d’identità. Negli anni successivi all’esplosione del magma, questa crisi divenne più cruda, si appalesò nelle facce smarrite dei milanesi, gente che era stata punita nel portafogli e nell’orgoglio. Addio alla capitale morale, era tempo di stringere la cinghia, di abbassare le pretese, di dimenticare le ambizioni. La città era sempre meno europea e invece più levantina, l’arrivo in massa degli emigrati stranieri rendeva la città multietnica ma solo visivamente, perché l’integrazione sarebbe stata pagata a rate e per lungo tempo.<br />
Milano inventava però il salvatore della Patria, anche qui seguendo una tradizione. E quest’uomo che tutto prometteva – addirittura, vista la crisi, un milione di posti di lavoro – era un milanese particolare e al contempo tipico; <em>cumenda</em> e giocatore d’azzardo, industriale e creativo televisivo, allenatore-ombra di calcio, con quel suo Milan che dalle sacche della zona retrocessione seppe portare alle vittorie mondiali. Silvio Berlusconi era diventato l’uomo della Provvidenza proprio negli anni Ottanta. Era un tipico prodotto di quegli anni frizzanti e ancor di più gasati ad alta gradazione, era un imprenditore mediatico, dunque capace di fare soldi con investimenti relativamente modesti, subentrava a tutta forza ad Agnelli nell’immaginario di coloro che sognano i semidei della finanza, del potere.<br />
Così, da una Milano abbattuta come il Fokker del Barone Rosso, nasceva il tentativo di un rinnovamento politico e sociale che era però soltanto l’appropriazione di un’occasione. Non c’era vera voglia di cambiare, bensì di subentrare, di cambiare tutto perché nulla cambi. La farcitura esterna veniva servita fresca e a colori vivaci, sempre in tema-nuance con il decennio delle <em>paillettes forever</em>. C’era insomma il gusto da pantomima del carrozzare Giugiaro una vecchia bagnarola, di dare becchime ai merli. La Lega, il partito federalista nato in Lombardia, prendeva sempre più piede, dando spago a una rivolta della piccola borghesia stufa di pagare per tutti, e decisamente contraria all’integrazione degli immigrati stranieri; come in Nordeuropa, la lotta allo straniero si faceva percussiva anche da noi. Milano diventava rione insanità del revanscismo più bieco, all’avanguardia anche nella retroguardia. Fino all’oggi, al nuovo Millennio di speranze e di cinismi assortiti, con la città che è cambiata nella sua popolazione, i mezzi pubblici a volte pieni quasi soltanto di lavoratori stranieri, i discount e i mercati sempre più affollati di nuovi poveri, di locali per poveri che chiudono e di betoniere del divertimento per ricchi che fanno milioni, con ristoranti etnici di tutti i tipi, col dialetto che sparisce con gli ultimi vecchi, con una città, insomma, che da Tangentopoli non si è ripresa più, che traccheggia spaurita e in crisi d’identità, che tira fortunosamente a campare.</p>
<p><strong>2. Quel paesaggio umano che si fa sempre più raro</strong></p>
<p>La circolare 90/91 gira attorno a Milano percorrendo la circonvallazione in un senso e nell’altro. E’attiva per 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno. Un viaggio che a volte ho fatto, per un breve tratto, tra Viale Ranzoni, in zona San Siro, e Piazzale Lotto, o, in senso inverso, verso via Meda.<br />
Prendere uno di questi filobus è un’impresa. Quasi sempre pieni, la clientela è spesso fissa: gente che viene da lontano, che è arrivata fin qui con le barche della speranza. Facce scure – nel senso della carnagione e non solo. Molti nordafricani, che spesso viaggiano a frotte, o a gruppuscoli, parlando a voce alta, con altri o al cellulare che manda cicalini di canzoni arabe. Di notte la 90/91 diventa pericolosa: le aggressioni non si contano; ci sono magnaccia, ladri, venditori ambulanti, gente che magari ha bevuto una birra in più e diventa pericolosa. Peruviani che tornano da un turno, portinai, badanti. Gente che ha in mano un sacchetto di plastica con pochi oggetti personali. D’estate c’è puzza di sporco, di pelle sudata, di calzini andati quasi a male. Il filobus percorre le stesse strade da decenni, gira attorno alla città, lungo le arterie principali e scorrevoli, è un <em>tour de la péripherie</em>, una corsa continua e spesso affannosa fra i gangli spesso malati della metropoli. Scorrono come in un film decine e decine di vetrine di negozi che nelle periferie sono rimaste così da lunghi anni, tipiche scritte anni &#8217;70 ormai scolorite. E poi l’incontro con i discount, i supermercati dei prodotti senza marca a prezzi scontati dove a volte la qualità è semplicemente un’opinione sbagliata. E dai finestrini del filobus è anche uno scorrere senza posa di scooter che scodinzolano come a Bombay, come al Cairo. D’ estate, il panorama d’asfalto e poche piante e sole a picco sotto a un cielo quasi grigio sembra quello di una lontana megalopoli d’oriente, e i colori scuri così tradizionali della geografia milanese si fondono con la pelle di questi nuovi arrivati dall’India, dal Nordafrica, dal Senegal. Ragazzi che spalancano le grandi bocche e mostrano così denti grandi in proporzione, che tentano di vendere paccottiglia ai passanti infastiditi. Alle fermate continue nuova gente scura sale, altra scende. I pochi italiani si stagliano come lucciole pallide tra gli altri, sono macchie di colore non-colore. Ci vuole tempo e pazienza per girare tutta la città sulla 90/91, ma è un viaggio istruttivo. Tutti i passeggeri dell’inizio sono scesi, tanti altri ne sono saliti, la sera si affaccia a noi dai finestrini, questi oblò rettangolari spalancati sulla notte milanese in arrivo, tra le luci degli stop delle auto, tra l’aria che si rinfresca e il paesaggio umano versato nelle strade che si fa più raro e via via sparisce assieme a ogni ricordo, e a ogni speranza.</p>
<p><em>(Pubblicato su La Tribuna. La prima puntata <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/07/05/dalla-milano-da-bere-a-quella-da-vomitare-1/">qui</a>. Fine)</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/07/18/dalla-milano-da-bere-a-quella-da-vomitare-2/">Dalla Milano da bere a quella da vomitare #2</a></p>
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		<title>Chiaiano è sola?</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/17/chiaiano-e-sola/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 18:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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<p><em>Maurizio Braucci mi manda questo appello a cui potete aderire inviando una mail all&#8217;indirizzo che compare qui sotto e un bel video realizzato dai bambini della scuola Virgilio IV realizzato con Giovanna Pignataro, la figlia di <a href="http://www.felicepignataro.org/">Felice Pignataro</a>.hj</em></p>
<p>Nell’attesa del responso sull’idoneità dei terreni delle cave, gli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano continuano a presidiare pacificamente i luoghi della contesa.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/17/chiaiano-e-sola/">Chiaiano è sola?</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/6Dj0z5OpROA&#038;hl=en"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/6Dj0z5OpROA&#038;hl=en" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p><em>Maurizio Braucci mi manda questo appello a cui potete aderire inviando una mail all&#8217;indirizzo che compare qui sotto e un bel video realizzato dai bambini della scuola Virgilio IV realizzato con Giovanna Pignataro, la figlia di <a href="http://www.felicepignataro.org/">Felice Pignataro</a>.hj</em></p>
<p>Nell’attesa del responso sull’idoneità dei terreni delle cave, gli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano continuano a presidiare pacificamente i luoghi della contesa. Nei giorni di fuoco della protesta, i cronisti di radio, giornali e televisioni hanno spesso descritto chi si opponeva alla discarica come una folla di egoisti o di oscuri personaggi, inventando storie di armi, droga e camorra. Lo stesso era accaduto a gennaio a Pianura, mentre allora come oggi il consiglio comunale e quello regionale si sono tenuti a distanza dalle tensioni che hanno contribuito a provocare con le loro assurde politiche sui rifiuti. A loro e al governo Berlusconi, gli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano chiedono<span id="more-6164"></span><br />
•	di non realizzare una discarica in un terreno non idoneo, già destinato a parco naturale.<br />
•	di interrompere la gestione straordinaria dei rifiuti che perdura dal 1994 e che ha causato l             l’attuale disastro ambientale.<br />
•	di iniziare immediatamente la raccolta differenziata a Napoli e in  Campania applicandola legislazione europea<br />
•	di lasciare libera la magistratura di indagare sulle reti di illeciti intorno alla gestione dei rifiuti.<br />
Sui media, la popolazione campana appare sempre passiva rispetto alla cosa pubblica, oppure se si mobilita lo fa perché prezzolata da loschi interessi. Si cita spesso la camorra. Se analizziamo il passato recente, la camorra sembrerebbe più incline all’apertura che non alla chiusura delle discariche, avendo dimostrato di saper entrare nel loro funzionamento. Come per la camorra, l’emergenza rifiuti è stata finora anche per politici ed imprenditori un’occasione di speculazione e di violazione dei diritti sociali ed ambientali. Il decreto Berlusconi si inserisce perfettamente in questa filosofia emergenziale e tenta di rimuovere gli ostacoli alla sua realizzazione. E lo fa in più punti: nella costituzione di una superprocura che controlli le inchieste accettabili e quelle “inadeguate&#8221;, nella possibilità di stoccare in discarica diverse tipologie di rifiuti speciali e tossici, nello stanziamento senza controllo di altri 150 milioni di euro che permetterà di assegnare le infrastrutture senza gara d’appalto, nell&#8217;imposizione di uno stato d’eccezione con norme penali ad hoc per colpire chi protesta. Ma esistono altre vie d’uscita dall’emergenza:  la riduzione drastica degli imballaggi, la separazione almeno del secco dall’umido, l&#8217;allestimento d&#8217;impianti per la trasformazione dei rifiuti differenziati, in grado di ricavare compost (utile per bonifiche e agricoltura), nuovi polimeri dalla plastica, nuovo vetro. Perchè non si può virare il piano in questa direzione? E perchè si continuano a fare scelte così bizzarre: aree vulcaniche come Terzigno o la Selva di Chiaiano, unico polmone verde di Napoli. Ancora una volta, si chiede ai cittadini di sacrificarsi al buio, senza nessun segnale di inversione reale di rotta, di emancipazione dalla sudditanza agli interessi forti.<br />
Con questo appello intendiamo esprimere la nostra solidarietà alle persone che abitano nella zona delle cave di Chiaiano, che animano i presidi e partecipano alle manifestazioni contro la discarica e rivolgiamo ai mass media l’esigenza di un racconto dei fatti non pregiudiziale.<br />
Aderiscono all’appello tra gli altri:<br />
24 Grana-Anselmo Marcello-Biasiucci Antonio-Braucci Maurizio-Capone Maurizio-Cerciello Carlo-De Luca Erri-Esposito Patrizio-Evangelisti Valerio–Farina Riccardo-Ferrara Luciano-Frasca Gabriele-Geremicca Fabrizio-Lanzetta Oreste-Loguercio Canio-Longobardi Sergio-Martinelli Marco-Onorato Antonio-Orioles Riccardo-Pavolini Lorenzo-Persico Luca Zulù-Philopat Marco-Piccoli Guido-Piro Sergio-Riccio Alessandra–Rossomando Luca-Salvia Marco-Scateni Luciano-Sepe Daniele-Wu Ming-Zanotelli Alex</p>
<p>Per sottoscrivere l’appello, scrivete una mail con vostro nome, cognome, professione, città di residenza a: antoniabasura@gmail.com . L’appello, con l’elenco completo di coloro che hanno aderito, è sul sito: www.rifiutizerocampania.org/</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/17/chiaiano-e-sola/">Chiaiano è sola?</a></p>
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