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	<title>Nazione Indiana &#187; bocca</title>
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		<title>Il film</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 05:05:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[bocca]]></category>
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		<category><![CDATA[prosa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> </p>
<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Tutto l’erotismo è lì, concentrato sulla bocca, è tutto nel primo piano, nel volto, che è una faccia piatta, larga, e dentro questa faccia si apre una bocca, come uno strano gorgo, dov’è impossibile capire per quale verso tiri la corrente, se siano vampe, irradiazioni che salgono, come da una ferita vulcanica, sott’acqua, o risucchi a perpendicolo, come in uno scolatoio, dove l’acqua si torce su se stessa, accelerando, e sprofonda, è una bocca-gorgo, ed è tutto in questa bocca di gemiti che si condensa l’erotismo, la bocca di Naomi Tani, l’attrice principale, che è sottoposta a annodamenti spaventosi, sospensioni su carrucole, trapezi, imbragature, e con tutte le braccia slogate all’indietro, tirate come pure i folti capelli, corde e fasce che stringono la carne, strappano indietro gli arti, inarcano la schiena, con le natiche tese, gli orifizi che si dilatano, e tutto ricade in bocca, in questi primi piani ossessivi, con quei gemiti che portano in superficie, portano all’orecchio il piacere e il dolore, in questo flutto torbido, in cui è mescolato lo strazio, il godimento, come una corrente alternata,<br />
<br />
non si capisce da che parte viene cercata la liberazione dal male, non si capisce la richiesta, se in quella bocca ci fosse un discorso, un’analisi, un’arringa, una domanda protocollata di strette ulteriori, di annodamenti ancora più efficaci, e totali, oppure una richiesta di soccorso, di taglio immediato, di oblio e di pace, di vestiti da mettere addosso, di asciugamani per il sudore, e le lacrime, e tutte le secrezioni diverse, la schiuma lieve sul taglio del sesso, o agli angoli delle labbra, quelle gocce dense, ambrate, sull’anello dell’ano, tutto pulire, tutto dimenticare, rimettersi in piedi, in tailleur, oppure no, quella bocca raccoglie un urlo di desiderio, anzi un lamento trattenuto, di pancia, d’intestino, un lamento per l’ulteriore colpo, schiaffo, che ancora manca a far salire di un grado ancora, la scala del piacere si allunga elasticamente ad ogni nuova fase della sevizia, il dolore si manifesta come una parete girevole, un tranello da film di spionaggio, il punto d’entrata si rivela quello d’uscita, la macchinazione del dolore un alambicco di scariche piacevoli, liberarsi dal male significa trovare nella fitta di dolore la biforcazione verso un piacere maggiore, rovesciare il guanto, quando la benda è stretta con maggior forza, il bavaglio sega gli angoli della bocca, la mano a palmo aperto colpisce le natiche, il guanto è d’un tratto rivoltato, la via dell’orgasmo appare dietro il paravento fragile del dolore, ma tutto questo attende, tutta questa fenomenologia è una bollitura di soffi, fischi, vagiti, nella bocca della protagonista, nel crogiolo che le labbra formano intorno ai denti, e il muscolo rosa della lingua, e l’interno del palato, che si fa velluto buio, di una profondità invisibile ad occhio nudo, anche l’obiettivo meccanico urta il suo limite, <em>Hana to ebi</em> ossia <em>Fiore segreto</em>, non si sa bene chi si troverà nella sala o con chi andarci, tutto il rosso della sala, delle poltroncine acquista un significato nuovo, sinistro, di complotto, anche al MK2 Bastille, uomini disseminati, qualche coppia, una donna sola, due gay, intenditori di trapezi e latex?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/24/il-film/">Il film</a></p>
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<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Tutto l’erotismo è lì, concentrato sulla bocca, è tutto nel primo piano, nel volto, che è una faccia piatta, larga, e dentro questa faccia si apre una bocca, come uno strano gorgo, dov’è impossibile capire per quale verso tiri la corrente, se siano vampe, irradiazioni che salgono, come da una ferita vulcanica, sott’acqua, o risucchi a perpendicolo, come in uno scolatoio, dove l’acqua si torce su se stessa, accelerando, e sprofonda, è una bocca-gorgo, ed è tutto in questa bocca di gemiti che si condensa l’erotismo, la bocca di Naomi Tani, l’attrice principale, che è sottoposta a annodamenti spaventosi, sospensioni su carrucole, trapezi, imbragature, e con tutte le braccia slogate all’indietro, tirate come pure i folti capelli, corde e fasce che stringono la carne, strappano indietro gli arti, inarcano la schiena, con le natiche tese, gli orifizi che si dilatano, e tutto ricade in bocca, in questi primi piani ossessivi, con quei gemiti che portano in superficie, portano all’orecchio il piacere e il dolore, in questo flutto torbido, in cui è mescolato lo strazio, il godimento, come una corrente alternata,<br />
<span id="more-16036"></span><br />
non si capisce da che parte viene cercata la liberazione dal male, non si capisce la richiesta, se in quella bocca ci fosse un discorso, un’analisi, un’arringa, una domanda protocollata di strette ulteriori, di annodamenti ancora più efficaci, e totali, oppure una richiesta di soccorso, di taglio immediato, di oblio e di pace, di vestiti da mettere addosso, di asciugamani per il sudore, e le lacrime, e tutte le secrezioni diverse, la schiuma lieve sul taglio del sesso, o agli angoli delle labbra, quelle gocce dense, ambrate, sull’anello dell’ano, tutto pulire, tutto dimenticare, rimettersi in piedi, in tailleur, oppure no, quella bocca raccoglie un urlo di desiderio, anzi un lamento trattenuto, di pancia, d’intestino, un lamento per l’ulteriore colpo, schiaffo, che ancora manca a far salire di un grado ancora, la scala del piacere si allunga elasticamente ad ogni nuova fase della sevizia, il dolore si manifesta come una parete girevole, un tranello da film di spionaggio, il punto d’entrata si rivela quello d’uscita, la macchinazione del dolore un alambicco di scariche piacevoli, liberarsi dal male significa trovare nella fitta di dolore la biforcazione verso un piacere maggiore, rovesciare il guanto, quando la benda è stretta con maggior forza, il bavaglio sega gli angoli della bocca, la mano a palmo aperto colpisce le natiche, il guanto è d’un tratto rivoltato, la via dell’orgasmo appare dietro il paravento fragile del dolore, ma tutto questo attende, tutta questa fenomenologia è una bollitura di soffi, fischi, vagiti, nella bocca della protagonista, nel crogiolo che le labbra formano intorno ai denti, e il muscolo rosa della lingua, e l’interno del palato, che si fa velluto buio, di una profondità invisibile ad occhio nudo, anche l’obiettivo meccanico urta il suo limite, <em>Hana to ebi</em> ossia <em>Fiore segreto</em>, non si sa bene chi si troverà nella sala o con chi andarci, tutto il rosso della sala, delle poltroncine acquista un significato nuovo, sinistro, di complotto, anche al MK2 Bastille, uomini disseminati, qualche coppia, una donna sola, due gay, intenditori di trapezi e latex? chi può dirlo?, al centro del film la bocca, non i seni gonfiati in punta dalle corde che li stringono alla radice, al centro non c’è il grande clistere d’acqua calda, cui segue una scarica di diarrea, ma la carne sudata, disseminata di macchie, aloni, ombre, e la bocca al centro della faccia, la faccia al centro dello schermo, come il foro d’uscita di oscuri fenomeni sismici, che viaggiano in profondità, un film erotico è un film sulla bocca.</p>
<p>[Da <em>Materiali per un libro su Parigi</em>]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/24/il-film/">Il film</a></p>
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