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	<title>Nazione Indiana &#187; brasile</title>
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		<title>Canzoniere brasiliano 4 &#8211; Uragano Elis</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 05:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"></p>
<p>di <strong>Sergio Pasquandrea</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>(con un ringraziamento particolare a <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/vincenzo-martorella/">Vincenzo</a>)</em></p>
<p>Elis Regina è uno dei motivi per cui quest&#8217;universo merita di esistere.<br />
<br />
Bambina-prodigio, firmò il suo primo contratto a 13 anni e a 15 aveva già registrato un disco ed era diventata una celebrità nella sua città natale, Porto Alegre.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/12/canzoniere-brasiliano-4-uragano-elis/">Canzoniere brasiliano 4 &#8211; Uragano Elis</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-26028 aligncenter" title="061130_elis-regina" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/061130_elis-regina-300x224.jpg" alt="061130_elis-regina" width="300" height="224" /></p>
<p>di <strong>Sergio Pasquandrea</strong></p>
<p style="text-align: right;"><small><em>(con un ringraziamento particolare a <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/vincenzo-martorella/">Vincenzo</a>)</em></small></p>
<p>Elis Regina è uno dei motivi per cui quest&#8217;universo merita di esistere.<br />
<span id="more-26022"></span><br />
Bambina-prodigio, firmò il suo primo contratto a 13 anni e a 15 aveva già registrato un disco ed era diventata una celebrità nella sua città natale, Porto Alegre. Nei primi anni Sessanta si trasferì a Rio de Janeiro e cominciò a farsi notare nei locali di Beco das Garrafas, la strada di Copacabana dove si poteva ascoltare la miglior musica del Brasile. Il successo arrivò quasi immediato.</p>
<p>Per tutti gli anni Sessanta e Settanta Elis fu la musa di Antonio Carlos Jobim, Vinicius De Moraes, Edu Lôbo, Carlos Lyra, Baden Powell, e poi anche dei nuovi autori come Caetano Veloso, Gilberto Gil e Milton Nascimento. Come molti altri artisti brasiliani, criticò apertamente il regime militare che dominò il Brasile a partire dal 1964, e solo la sua enorme popolarità le risparmiò l&#8217;esilio, che toccò invece a  Veloso, Gil, Buarque e molti altri.</p>
<p>Elis fu, per certi aspetti, quello che in Italia, negli stessi anni, era Mina: non solo una grande cantante, ma una vera e propria icona della cultura popolare, amatissima e imitatissima. Come Mina, ebbe il suo programma televisivo, di enorme successo, intitolato “O fino da bossa” e andato in onda dal 1965 al 1967. Come Mina, ebbe una vita privata burrascosa, costellata di scandali, peggiorata per di più da un carattere non proprio facile; fra i suoi tanti soprannomi, due sono significativi: “Pimentinha”, peperoncino, e “Furacão”, uragano.</p>
<p>In realtà le sue memorabili sfuriate nascondevano una personalità fragile, perennemente insoddisfatta, che la portò all&#8217;abuso di alcool e poi alla morte prematura, nel 1982, a soli 36 anni, per un&#8217;overdose di cocaina e superalcolici. (Almeno centomila persone parteciparono al funerale, e molte altre la vegliarono per tutta la notte, cantando a squarciagola le sue canzoni e bloccando il traffico nelle strade di San Paolo).</p>
<p>Ma soprattutto Elis fu un&#8217;artista dalla personalità magnetica, dotata di un&#8217;intensità inimitabile e di un carisma interpretativo mai più eguagliato.</p>
<p>*</p>
<p>Di Elis vorrei proporvi tre filmati.</p>
<p>Il primo, brevissimo e purtroppo di non ottima qualità, la coglie nel 1965, durante la finale del primo <em>Festival de Música Popular Brasileira</em>. Elis aveva appena compiuto vent&#8217;anni, non aveva ancora la celebre acconciatura alla maschietta, ma era già immensa. Cantava un pezzo di Edu Lôbo e Vinicius De Moraes, intitolato “Arrastão”.</p>
<p>Vinse, ovviamente, e terminò il brano in lacrime, travolta dall&#8217;emozione, spalancando le braccia come il Cristo del Corcovado, tra gli applausi e le urla di un pubblico impazzito. La canzone fu poi censurata dalla dittatura militare, perché il testo era ispirato alla vita dei più poveri tra i pescatori, con i loro riti e le loro divinità di origine africana.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/oqsR46k-FM0&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/oqsR46k-FM0&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Il secondo filmato contiene il celeberrimo “Aguas de Março”, nell&#8217;altrettanto celeberrima versione che Elis incise con Jobim nel 1974 per il disco “Elis &amp; Tom” (a detta di molti, il più bel disco di bossa nova mai pubblicato). Il brano l&#8217;avrete sentito tutti, ma lo ripropongo per due motivi: primo, perché è uno dei capolavori della musica di ogni tempo; secondo, perché forse non avete mai <em>visto</em> questi due geni cantare.</p>
<p>In realtà pare che l&#8217;incisione non fosse andata proprio liscia: Jobim non era soddisfatto degli arrangiamenti di César Camargo Mariano, all&#8217;epoca marito della cantante, mentre Elis era tesa perché il disco rappresentava per lei la prima occasione di lancio in grande stile negli Stati Uniti.</p>
<p>Insomma, tra i due c&#8217;erano state parecchie scintille. Però osservateli mentre cantano, rilassati, allegri, sorridenti. C&#8217;è tutta la gioia, la naturalezza, il divertimento che sono la vera anima della <em>música popular brasileira</em>.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/jNpi0RQtmSk&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/jNpi0RQtmSk&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>E infine, questa è Elis nel 1972, in Italia, ospite alla Rai nello storico programma &#8220;Teatro 10&#8243;, condotto da Mina (anche lei, per inciso, grande appassionata di musica brasiliana).</p>
<p>A quei tempi, la domenica in prima serata, Mamma Rai passava cose come questa.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/4vyohaCBusg&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/4vyohaCBusg&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/12/canzoniere-brasiliano-4-uragano-elis/">Canzoniere brasiliano 4 &#8211; Uragano Elis</a></p>
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		<title>Canzoniere brasiliano 1 &#8211; Le donne di Chico</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 04:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Pasquandrea</strong></p>
<p>Più esploro la musica di Chico Buarque, più mi rendo conto della sua assoluta centralità nella storia della musica brasiliana. Chico è un poeta, un musicista, una persona di tale profondità e complessità che ridurlo nella definizione di “cantautore” sarebbe come pensare a Michelangelo come a uno scalpellino e a Pelé come a uno che prendeva a calci un pallone.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/05/07/canzoniere-brasiliano-1-le-donne-di-chico/">Canzoniere brasiliano 1 &#8211; Le donne di Chico</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Pasquandrea</strong></p>
<p>Più esploro la musica di Chico Buarque, più mi rendo conto della sua assoluta centralità nella storia della musica brasiliana. Chico è un poeta, un musicista, una persona di tale profondità e complessità che ridurlo nella definizione di “cantautore” sarebbe come pensare a Michelangelo come a uno scalpellino e a Pelé come a uno che prendeva a calci un pallone.<br />
Quando si affacciò sulle scene musicali, a metà anni Sessanta, poteva sembrare uno dei tanti cloni di Jobim, De Moraes e João Gilberto che in quegli anni pullulavano per il Brasile. E in effetti la derivazione bossanovistica era innegabile: il canto a mezza voce, le armonie sofisticate, il gusto per le liriche preziose.<br />
Ma in lui c&#8217;era molto di più, e in Brasile non avrebbero tardato ad accorgersene.<br />
<span id="more-16889"></span><br />
Francisco Buarque de Hollanda, in arte Chico, era nato a Rio de Janeiro nel 1944. Suo padre Sergio era un professore universitario, storico e sociologo, e lavorava anche come diplomatico. Chico, insieme ai suoi sei tra fratelli e sorelle, si ritrovò così a vivere in giro per il mondo. Soggiornò a lungo a Roma, dove giocava a pallone in Piazza Navona, davanti all&#8217;ambasciata brasiliana.<br />
In casa Buarque era normale incontrare poeti, intellettuali, filosofi, ma anche musicisti come Jobim, Baden Powell, Vinicius De Moraes. Fino all&#8217;adolescenza Chico sembrò interessato soprattutto al calcio (passione che conserva ancor oggi) e alla letteratura (è autore di tre romanzi, due dei quali tradotti in italiano), poi venne un tentativo poco convinto di studiare architettura e infine il suo esordio musicale.<br />
Fu un successo quasi immediato, e nel 1966 arrivò l&#8217;enorme cassa di risonanza di <em>A banda</em>, che lo lanciò nel firmamento della musica brasiliana.<br />
In quel periodo il Brasile cominciava a essere scosso dai fermenti della contestazione. Erano già attivi Roberto Carlos, Rita Lee, Gilberto Gil, Caetano Veloso, che avevano assorbito il rock, il beat britannico, i primi umori hippie. In mezzo a loro, Chico faceva la figura del tradizionalista, persino del reazionario.<br />
Eppure, a ben guardare, c&#8217;erano già i segni della personalità esplosiva che si sarebbe rivelata di lì a poco.</p>
<p>Intanto, Buarque era un ottimo chitarrista, un cantante già maturo e conosceva a fondo la storia della musica brasiliana, dallo <em>choro</em> al samba classico di Cartola e di Noel Rosa. Passioni che si erano arricchite con l&#8217;ascolto degli <em>chansonnier</em> francesi e dei cantanti americani come Paul Anka ed Elvis Preslay (molto del merito era della sorella Heloisa, meglio nota come Miucha, grande appassionata di musica, anche lei destinata a una luminosa carriera musicale al fianco di João Gilberto, Tom Jobim e Vinicius De Moraes).<br />
E poi c&#8217;erano i testi di Chico, il suo vero punto di forza. Per spiegarmi meglio, faccio un esempio: i ritratti di donna.<br />
Le donne sono onnipresenti nella bossa nova, dalla <em>Garota de Ipanema</em> in giù: ma sono sempre donne lontane, esili <em>senhal</em> amorosi filtrati dall&#8217;occhio del poeta.<br />
Prendiamo ad esempio <em>O amor em paz</em>, uno dei più bei brani di Jobim e De Moraes:</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ocY-NmxpZvg&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ocY-NmxpZvg&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Io amai<br />
e amai ahimé molto più<br />
di quanto avrei dovuto amare<br />
e piansi,<br />
al sentire che avrei sofferto<br />
e mi sarei disperato</p>
<p>Fu allora<br />
che dalla mia infinita tristezza<br />
arrivasti tu.<br />
Incontrai<br />
in te la ragione per vivere<br />
e per amare in pace<br />
e non soffrire più,<br />
mai più.</p>
<p>Perché l&#8217;amore è la cosa più triste<br />
quando svanisce&#8230;</p>
<p>Qui la donna è un vago fantasma privo di volto, un sogno di tepore materno, una regressione al grembo caldo e protettivo.<br />
Oppure <em>Este seu olhar</em>: </p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/bEl-wAN95N0&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/bEl-wAN95N0&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Questi tuoi occhi<br />
quando incontrano i miei<br />
parlano di cose che non posso credere.<br />
Dolce è sognare e pensare che a te<br />
io piaccio come tu piaci a me.</p>
<p>Ma l&#8217;illusione<br />
quando svanisce<br />
fa male nel cuore di chi sognò<br />
sognò troppo.</p>
<p>Ah, se potessi capire<br />
ciò che dicono i tuoi occhi.</p>
<p>Ancora una volta, la donna è poco più che un&#8217;apparizione sfumata, un mistero, una languida fantasticheria.<br />
Non dimentichiamo che la bossa nova fu l&#8217;espressione della <em>jeunesse dorée</em> di Rio de Janeiro: ragazzi di buona famiglia, appassionati di jazz, con la macchina comprata dai genitori e l&#8217;appartamento a Ipanema, che passavano il tempo tra la spiaggia e i <em>flirt</em>. A fine anni Cinquanta, nel Brasile ottimista di Juscelino Kubitschek, lanciato verso la modernità e lo sviluppo economico, quella musica soffice e dolcemente malinconica era la colonna sonora ideale per le loro giornate e, soprattutto, per le loro notti di spensierata <em>bohème</em>.</p>
<p>E ora prendiamo <em>Carolina</em>, di Buarque. La canzone è del 1968. </p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/1WdBnOwqNRQ&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/1WdBnOwqNRQ&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Carolina,<br />
nei tuoi occhi profondi<br />
serbi tanto dolore,<br />
il dolore di tutto questo mondo.<br />
Io ti ho spiegato che non vale la pena,<br />
che il tuo pianto non servirà a nulla,<br />
ti ho invitato a ballare,<br />
è ora, lo so, di cogliere l&#8217;occasione.</p>
<p>Là fuori, amore,<br />
è nata una rosa,<br />
tutto il mondo ha ballato il samba,<br />
una stella è caduta.<br />
E benché l&#8217;abbia mostrato sorridendo<br />
dalla finestra (ah, che bello)<br />
Carolina non ha visto.</p>
<p>Carolina,<br />
nei tuoi occhi tristi<br />
serbi tanto amore,<br />
l&#8217;amore che non esiste più.<br />
Benché ti abbia avvisato che finirà,<br />
di tutto ti diedi per accettare,<br />
cantai mille versi per farti piacere,<br />
ora non so come spiegare.</p>
<p>Là fuori, amore,<br />
una rosa è morta,<br />
una festa è finita,<br />
la nostra barca è partita.<br />
E benché io gliel&#8217;abbia mostrato,<br />
il tempo passò nella finestra<br />
e solo Carolina non vide.</p>
<p>La differenza, come cantava De Gregori, salta agli occhi.<br />
Carolina è una donna che ha lasciato inaridire la sua vita. Ha guardato il mondo da una finestra, ha perso l&#8217;occasione di amare e ora appassisce tristemente. È lei a dominare la canzone, con i suoi occhi profondi e il suo rifiutarsi alla felicità. Un ritratto dolente, vero, anche se presentato con l&#8217;eleganza e l&#8217;<em>understatement</em> tipici di Chico.<br />
Ecco, questi sono i protagonisti delle sue canzoni: persone di tutti i giorni, che soffrono e lottano per tirare avanti. Anche <em><a href="http://ruminazioni.blogspot.com/2009/03/saudade.html">La banda</a></em>, che conosciamo nella versione allegra e festaiola di Mina, nell&#8217;originale rivela tutto un altro spessore. E poi c&#8217;è <em>Pedro Pedreiro</em>, uno dei ritratti più amari e penetranti usciti dalla sua penna.</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/XitmcH8zjSk&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/XitmcH8zjSk&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Insomma, quel ragazzo colto e educato era tutt&#8217;altro che innocuo. E ben presto tutti se ne sarebbero accorti. Anche quelli a cui canzoni del genere non facevano affatto piacere.</p>
<p>*</p>
<p><small>continua</small></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/05/07/canzoniere-brasiliano-1-le-donne-di-chico/">Canzoniere brasiliano 1 &#8211; Le donne di Chico</a></p>
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