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	<title>Nazione Indiana &#187; campania</title>
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		<title>Gangs of Naples (with a little padan-green)</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 11:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Maurizio Braucci</strong></p>
<p>Il filosofo francese Henri Lefebvre scriveva già nel 1968 che l’automobile a benzina era un mezzo ormai tecnologicamente superato ma ancora imposto al pubblico per volontà delle potenti lobby dei settori automobilistico e petrolifero. Prova di tale superamento era l’enorme applicazione tecnica sul corpo delle moderne vetture, sempre più veloci, sicure e di bassi consumi, che voleva nascondere la loro povertà tecnologica di strumenti ormai obsoleti.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/05/gangs-of-naples-with-a-little-padan-green/">Gangs of Naples (with a little padan-green)</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Maurizio Braucci</strong></p>
<p>Il filosofo francese Henri Lefebvre scriveva già nel 1968 che l’automobile a benzina era un mezzo ormai tecnologicamente superato ma ancora imposto al pubblico per volontà delle potenti lobby dei settori automobilistico e petrolifero. Prova di tale superamento era l’enorme applicazione tecnica sul corpo delle moderne vetture, sempre più veloci, sicure e di bassi consumi, che voleva nascondere la loro povertà tecnologica di strumenti ormai obsoleti. Ogni tecnologia ha dei proprietari, come il caso dei sistemi operativi informatici o degli standard video, e dei gruppi di interesse che traggono profitto economico dalla sua diffusione. Quando una tecnologia, inventata o promossa da un privato, viene adottata da un’autorità, essa diventa una norma e quindi non più affidata alla scelta. Anche la gestione dei rifiuti ha le sue tecnologie, genericamente divise in due: quella industriale, basata su discariche ed inceneritori, e quella ecologica, basata sulla raccolta differenziata, che dal 1997 dovrebbe essere gradualmente favorita per adeguarci alle normative europee.<span id="more-39507"></span> Il ciclo industriale, consolidato in Campania dalle scelte degli ultimi 15 anni delle autorità pubbliche, ha i suoi gruppi di interesse che fino all’anno scorso hanno lucrato, e per ben 16 anni, sulle condizioni emergenziali che prevedevano fondi straordinari e procedure prioritarie, creando così un carrozzone di imprese, sottoimprese, consorzi e società pubbliche-private senza nessun controllo istituzionale e con notevoli infiltrazioni camorristiche tipiche di questo settore. Il profitto, la clientela politica e la speculazione l’hanno fatta da padroni, in un caos gestionale che ha portato a quel disastro che ormai conosciamo, fondato sulla tecnologia industriale, inefficace per un territorio così altamente abitato, ma proficuo per le lobby di capitalismo arretrato quale è quello sovvenzionato dallo stato nel Mezzogiorno. Molto spesso gli esperti e i politici che sostengono gli inceneritori difendono gli interessi delle aziende che li costruiscono e li gestiscono, di cui magari sono azionisti o dirigenti. Finora, a Napoli, le autorità non avevano mai osato mettere in discussione questo ciclo industriale per non ledere gli interessi relativi a forze politiche in campo. Poi, alle ultime comunali, ha vinto un candidato che aveva tra le sue parole d’ordine la fine del ciclo industriale, e qui è cominciato il suo scontro con le gangs of Naples.<br />
Quando De Magistris e il vicesindaco Sodano hanno parlato di un piano “rivoluzionario” per la spazzatura, non si riferivano alla tecnologia da adottare, utilizzata ampiamente in altre città, ma ai cambiamenti in termini di appalti e di interessi economici che esso implicava. Hanno fatto l’errore di gridarlo, come un calciatore che sveli al portiere avversario dove tirerà il rigore, e gli effetti sono sotto i nostri occhi. Le gang si sono subito attivate a sabotare lo sbirro che ha vinto contro PD e PDL e che finora, duro e testardo come è, non ha voluto fare nessun tipo di mediazione con opposizione ed ex alleati. Il carrozzone di appalti e subappalti esterni della municipalizzata Asìa è stato minacciato dal nuovo piano ecologico &#8211; e già lo era da inchieste della magistratura come nel caso Enerambiente e Ecodeco – e dai suoi gironi infernali di clientele, nepotismi e affarismi politici  sono iniziati i sabotaggi di chi sperava di essere riassunto, di chi era sobillato da oscuri titolari d’impresa in procinto di perdere l’appalto, di operatori contrattualizzati ma che sabotavano per solidarietà verso figli o cognati licenziabili, il tutto con tanto di melassa camorristica qua e là. Su questo fuoco soffiano quelli legati a Nicola Cosentino che con la sconfitta napoletana ci ha perso la faccia, che bella già non era, giurando vendetta dalla sua assurda posizione di coordinatore regionale del PDL ma nemico del governatore Caldoro contro cui è in faida perenne. Il presidente della provincia di Napoli Luigi Cesaro, competente per legge a trovare i siti dove sversare i rifiuti che inondano il capoluogo, costretto per legge a farlo dal Prefetto dopo mesi di inattività faziosa, propone però soluzioni al limite dell’illusionismo e del gioco delle tre carte che puntualmente  si sgretolano e svaniscono nel nulla. Intanto la Lega, azionista della A2A che gestisce l’inceneritore di Acerra, visti minacciati gli interessi della sua società dal sindaco contrario all’inceneritore per Napoli e, se la spuntasse, con un precedente negativo per gli affari locali dei lombardi, non fa passare in parlamento un decreto per portare fuori dalla Campania i rifiuti e boicotta così la nuova giunta napoletana e la città. Gang che stanno in tutti modi difendendo i loro profitti e i loro privilegi contro lo sbirro che non vorrebbe mediare con nessuno, mentre il PD resta a guardare, o tira la pietra e nasconde la manella,in attesa di più morbidezza nei propri confronti da parte del sindaco. Gangs of Naples che vorrebbero affondare lo sbirro e sono disposte a tutto per farlo, anche a lasciar diffondere epidemie per la città. E noi napoletani, per salvaguardare salute e dignità, adesso dovremmo fare come quando guardavamo i film di Clint Eastwood che interpretava l’ispettore Callaghan: dobbiamo tifare per lo sbirro pure se ha la pistola facile. Quindi toglierci la mano dal naso e agire e parlare affinché De Magistris e i suoi ce la facciano ad imporre quell’unica soluzione che è il piano ecologico, contro il piano industriale a cui speriamo presto di poter dire “Coraggio, fatti ammazzare!”. </p>
<p>Questo articolo è uscito su<em>&#8220;La Repubblica Napoli&#8221;,</em> il 26 giugno 2011. Pubblichiamo qui sotto lo scambio tra la società A2A e Maurizio Braucci.<em></p>
<p><strong>Precisazione A2A</strong>:</p>
<p>Gentile Direttore,<br />
in merito all’articolo ” Gangs of Naples, ora c’e’ Gallaghan”, pubblicato oggi dal suo<br />
giornale nella edizione di Napoli, desideriamo precisare alcune inesattezze riguardanti la<br />
società A2A e la società Ecodeco, posseduta al 100 % dal gruppo A2A.<br />
1) L&#8217;accostamento con valutazioni relative ad appalti o subappalti della società Asìa è<br />
improprio, essendo Ecodeco, in Campania, incaricata da Sapna di attività di progettazione<br />
e realizzazione nel sito di Terzigno. Altrettanto inopportuno, perché non veritiero,<br />
l&#8217;accostamento alle inchieste di magistratura menzionate.<br />
2) La società A2A non ha tra i propri azionisti la Lega. La società e’ infatti quotata alla<br />
Borsa italiana, ha circa 130 mila azionisti, tra cui il comune di Milano e il comune di<br />
Brescia, con il 27,5 % di azioni ciascuno. Tra gli azionisti ci sono grandi gruppi<br />
internazionali e molteplici fondi e società di investimento, nazionali e internazionali ed e’<br />
tra le Società italiane a maggior numero di azionisti.<br />
Con la speranza di aver contribuito a fornire indicazioni utili e in attesa di veder pubblicata<br />
questa lettera, porgiamo cordiali saluti.<br />
Ufficio Stampa A2A</p>
<p><strong>Risposta Braucci</strong></p>
<p>Rispondo alla lettera di precisazioni inviata dalla A2A riguardo al mio articolo sull’attacco economico-politico degli operatori del piano industriale contro il piano ecologico, necessario per risolvere la gestione dei rifiuti della città di Napoli e finora promosso dalla giunta del sindaco De Magistris.<br />
La prima precisazione dell’ufficio stampa della A2A è superflua: da una più attenta lettura dell’articolo si evince che non c’è stato da parte mia nessun riferimento ad interventi della magistratura contro quella società né ad appalti con la ASIA. Anzi, tra le due società è ancora in corso un conflitto di interessi (vedi interviste recenti all’AD di ASIA Daniele Fortini) per l’eventuale costruzione e gestione dell’inceneritore a Napoli Est.<br />
In merito invece alla seconda precisazione, ho scritto che la Lega è azionista di questa società non volendolo affermare in senso tecnico: lo statuto della A2A non consente infatti partecipazioni azionarie di rilievo oltre a quelle dei soci fondatori, cioè le municipalizzate di Milano e Brescia AEM, ASM, AMSA; tuttavia, questo limite è compensato da un regolamento per gli incarichi e le nomine che fa sì che esse rispecchino le maggioranze politiche dei comuni in questione e della regione. Trattandosi di una società lombarda, come potrebbe non essere presente la Lega? Essa è infatti uno dei gruppi di potere che attualmente siede nei ruoli chiavi della società incidendo sulle sue scelte gestionali. Per fare un esempio, del Consiglio di Sorveglianza della A2A fa parte Bruno Caparini, padre del deputato della Lega Davide Caparini, mentre il Presidente è Graziano Tarantini in quota Compagnia delle Opere. La lista dei nomi e dei loro legami potrebbe continuare, ma la questione fondamentale è che la A2A, come tante aziende nate da privatizzazioni di servizi pubblici e quindi enormemente agevolate nel loro ingresso e nella loro presenza sul mercato, vive di legami con i partiti. Attualmente, in Campania gestisce (male, direi, visti i continui incidenti alle linee dell’impianto) l’inceneritore di Acerra e percepisce contributi statali, CIP6, finanziati direttamente dalla tassa sui rifiuti regionali TARSU. Inoltre essa aspira a costruire e gestire gli inceneritori previsti in Campania  che saranno forse gli ultimi a godere dei CIP6, contributi ormai abrogati dall’Unione Europea che infatti ne contesta l’utilizzo all’Italia. Sarebbe quindi strano per chiunque pensare che, viste le sue radici partitiche e i grossi interessi che ha in Campania, la A2A non venga aiutata in Parlamento contro il tentativo della nuova Giunta Comunale napoletana di iniziare un ciclo ecologico al posto di quello industriale. Tale è infatti il senso della parte del mio articolo che riguarda la A2A.</p>
<p><strong>(pen)ultima ora</strong>:</p>
<p>Lunedì 4 luglio, con la solita nevroticità incontrollata che lo contraddistingue, il consigliere comunale di Milano ed europarlamentare della Lega Matteo Salvini si lascia scappare una frase che rivela cosa si nasconde dietro le barricate della Lega contro il decreto rifiuti per Napoli. Ecco come appare la notizia sulle agenzie.</p>
<p>&#8220;La provocazione di Salvini: <strong>sì ai rifiuti campani se De Magistris fa l’inceneritore</strong>.&#8221;</p>
<p>Non solo razzismo, ma affari: affari della Lega attraverso la A2A e gli inceneritori previsti in Campania.<br />
</em>mb<em></p>
<p></em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/05/gangs-of-naples-with-a-little-padan-green/">Gangs of Naples (with a little padan-green)</a></p>
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		<title>Il ritorno della munnezza</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 04:15:28 +0000</pubDate>
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<p><em>Questo video che documenta il primo carico di rifiuti tal quale finito nell&#8217;inceneritore di Acerra, mi è stato segnalato da Maurizio Braucci. Il movimento campano <a href="http://www.rifiutizerocampania.org">Rifiuti Zero</a> da appuntamento per il 25 e 26 marzo affinché la truffa non si consumi in silenzio.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/18/il-ritorno-della-munnezza/">Il ritorno della munnezza</a></p>
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<p><em>Questo video che documenta il primo carico di rifiuti tal quale finito nell&#8217;inceneritore di Acerra, mi è stato segnalato da Maurizio Braucci. Il movimento campano <a href="http://www.rifiutizerocampania.org">Rifiuti Zero</a> da appuntamento per il 25 e 26 marzo affinché la truffa non si consumi in silenzio. hj</em></p>
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		<title>Castel Volturno, Africa occidentale</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 06:35:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p align="center">[youtube:http://it.youtube.com/watch?v=eTj4qjC4akM]</p>
<p style="text-align: justify;">[ <em><strong>Miriam Makeba </strong>è morta ieri notte dopo un concerto contro il razzismo e la camorra, in solidarietà a Roberto Saviano. Trent’anni di esilio dal Sudafrica dove era nata 76 anni fa, un matrimonio con l’attivista dei “Black Panthers” Stokely Carmichael, Makeba ha cantanto con Harry Belafonte e con Paul Simon e ha cantato in occasione dell’incontro fra Muhammed Alì e George Foreman in Zaire.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/castel-volturno-africa-occidentale/">Castel Volturno, Africa occidentale</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">[youtube:http://it.youtube.com/watch?v=eTj4qjC4akM]</p>
<p style="text-align: justify;">[ <em><strong>Miriam Makeba </strong>è morta ieri notte dopo un concerto contro il razzismo e la camorra, in solidarietà a Roberto Saviano. Trent’anni di esilio dal Sudafrica dove era nata 76 anni fa, un matrimonio con l’attivista dei “Black Panthers” Stokely Carmichael, Makeba ha cantanto con Harry Belafonte e con Paul Simon e ha cantato in occasione dell’incontro fra Muhammed Alì e George Foreman in Zaire. La donna che era chiamata Mama Afrika si è esibita davanti a poche persone, ha intonato “Pata Pata”, la sua canzone più famosa, e poi si è sentita male: a Baia Verde, frazione di Castel Volturno, Soweto d’Italia. </em>]</p>
<p>di <strong>Maurizio Braucci</strong></p>
<p>“Quinto comandamento. Tu non uccidere.”. Il foglio bianco è attaccato sul muro di fianco alla saracinesca serrata, tra pagine di preghiere coraniche. La scrittura a mano, frenetica, ad inchiostro blu, continua per una ventina di righe “Cari fratelli africani, perdonateci se siamo una razza di cani muti e anche sordi”. In calce, per testimoniare che non è vero che siamo tutti uguali, la firma è “una cristiana di Casal di Principe”. Al numero 1083 della Strada Statale Domitiana, sulla soglia della sartoria dove un mese fa il clan dei casalesi ha massacrato 6 giovani immigrati, ci sono altrettanti mazzi di fiori, numerosi biglietti con preghiere in inglese ed un libro sull’uso sociale dei beni recuperati alla camorra.<br />
<span id="more-10745"></span> </p>
<p align="center"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/11/dsc_7039as.jpg" target="_BLANK"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/11/castelvolturno.jpg"/></a></p>
<p>foto di <strong>Luigi Caterino</strong></p>
<p>Giriamo lungo questa interminabile strada che dai Campi Flegrei arriva al litorale casertano, fin quasi al Lazio, attraverso centri come Castelvolturno, Mondragone, Baia Domizia, valicando due fiumi e rasentando un’infinità di borghi, frazioni e paesi dell’entroterra campano. La Domiziana costeggia il mare eppure il mare si vede raramente, lidi, stabilimenti, negozi, case, hotel, lo nascondono come una volta facevano gli alberi di immense e fitte pinete. Il progetto degli anni ’70 di una Città Domizia, conurbazione rivierasca tra Napoli e Caserta, si è arenato qui tra speculazioni edilizie, escavi illeciti di sabbia, carenza di infrastrutture, inquinamento e, parola magica, camorra.Castelvolturno ne è l’emblema, eppure l’antico centro sull’omonimo fiume è tutt’altro, più equilibrato, rispetto ai suoi agglomerati lungo il mare: Pinetamare, Destra Volturno, Pescopagano, Ischitella ed altri. I Castellani del centro avevano una tradizione agricola e fluviale, ormai ridotta allo stremo, e forse per questo se ne sono sempre stati a parte, separati da quelli del litorale dove invece è passato, svanendo, uno sviluppo turistico e residenziale. Quest’area, di incredibili e alienate architetture, era una volta demanio pubblico, boschi ed acque ridenti come nelle pagine bucoliche di Virgilio. Alla fine dell’800, il giovane Regno d’Italia lottizzò metà di questa fascia verde e la cedette alle famiglie locali, per far sì che la popolazione si insediasse dalle piane agricole alla costa. Pian piano, però, dal dopoguerra, le terre acquisite furono oggetto di compravendite, occupazioni, passaggi di mano e speculazioni che infransero il diritto di proprietà che lo Stato aveva riservato solo ai residenti. E’ allora che compare a Castelvolturno un attore fatidico per il suo futuro: la famiglia Coppola. Vincenzo e Costantino ci arrivano attraverso il fortunato matrimonio del secondo con una ricca famiglia del posto, hanno grosse protezioni nella Democrazia Cristiana, vogliono costruire, guadagnare. A Pinetamare, dalla fine degli anni ’60, mettono su il celebre Villaggio Coppola, complessi residenziali, porto e darsena, 8 torri abitative di moderna architettura. Un solo problema: è tutto abusivo. Pinetamare è un concentrato di quello che intanto avviene in tutto litorale, cemento selvaggio, appalti camorristici, distruzione dell’ecoambiente. Mario Luise è il sindaco del PCI di Castelvolturno che in tre mandati – ’71, ’77, ’93- pone al centro del suo operato la lotta alle speculazioni edilizie, la contrapposizione alla famiglia Coppola, il richiamo ad una massiccia legalità, malgrado gli attentati camorristici e i boicottaggi politici contro di lui. Nel suo libro di memorie – Dal fiume al mare, ESI edizioni- racconta di quando riesce finalmente ad entrare nel Villaggio Coppola, un’enclave dove ogni servizio è nella mani della potente famiglia, a capo di un camion della spazzatura per imporre la raccolta comunale dei rifiuti. Nel 1976 ottiene solo la misera ammenda di 100.000 lire comminata ai Coppola dal tribunale di Caserta per i loro abusi, nel 1997 invece  riesce a far mettere sotto sequestro la darsena e 12 ettari di complessi residenziali di Pinetamare, grazie alla collaborazione con il magistrato Donato Ceglie, iniziatore da lì a poco delle inchieste sui traffici dei rifiuti tossici. Alla fine degli anni ’90, Luise smette la sua attività politica e, intanto, cambiano gli scenari della regione Campania. “Il vecchio modello di sviluppo urbanistico” racconta Francesco Coppola, un urbanista napoletano “Era inteso a decongestionare Napoli edificando oltre i suoi perimetri in maniera contigua, creando quel fenomeno che viene detto conurbazione perché si estende da un centro ben definito. Il Litorale Domizio aveva aree libere dove prevalsero la costruzione di grandi condomini e di parchi recintati per accogliere le classi medie provenienti dalla città, ma anche di villette a schiera per i soggiorni estivi e le seconde abitazioni dei piccoli risparmiatori. Quella domiziana era infatti una zona che voleva integrarsi turisticamente con Sorrento e le isole, in un’epoca in cui i costruttori usufruivano delle partecipazioni statali e attingevano alla Cassa per il Mezzogiorno. La popolazione aumentò notevolmente in un solo decennio, anche per  lo spostamento in  massa da Napoli dei terremotati del 1980. Ma ecco che, imprevedibilmente, negli anni ’90 mutano  i criteri di sviluppo urbanistico, la nascita dell’Unione Europea impone nuove trasformazioni dei territori, si adottano i cosiddetti Assi di Sviluppo che indicano le linee guide da seguire: trasporti integrati, lotta al degrado, policentrismo urbano. Da allora, le istituzioni e i grandi imprenditori hanno dovuto rivedere i loro investimenti per potersi avvalere dei finanziamenti pubblici. Nasce una nuova cultura dello sviluppo e quella precedente va in crisi, colossi come il Villaggio Coppola diventano obsoleti, la conurbazione a partire da un centro fisso viene abbandonata. I Piani Integrati Territoriali diventano il nuovo modello per interventi su vari settori socioeconomici, così ogni area cerca la sua vocazione in una dimensione geografica più ampia, tra centri distanti la cui unitarietà è garantita dalla crescita dei trasporti. L’Alta Velocità, la metropolitana regionale,  l’aeroporto di Grazzanise, l’interoporto di Nola sono le infrastrutture dell’immediato futuro che ispirano gli investimenti che si stanno ora effettuando in aree come quella domizia”.<br />
Dalla metà degli anni ’90, il Litorale Domizio smette di essere la meta estiva dei napoletani e dei casertani, il progetto di conurbazione con il capoluogo viene abbandonato, la mancanza di una pianificazione generale, l’abusivismo selvaggio e l’inquinamento, rendono ridicoli slogan come “Città dell’uomo, paradiso dei fiori” apposta all’ingresso del complesso residenziale di Fontana Bleu, a Pinetamare. Qui, sul versante di ponente, oltre edifici abbandonati o occupati da immigrati, visitiamo il Rio Blue, un complesso balneare i cui scivoli colorati, avvolgendosi in spirali temerarie, piegano all’interno di vasche asciutte e ormai piene di detriti. Tutto giace in disuso, una pancia sventrata di plastica dura e cemento, porte divelte, vetri infranti e piante selvaggie che sbucano dal pavimento. Sembra di sentire le grida dei bambini che fino a pochi anni fa sguazzavano tra una piscina e l’altra, a dieci metri dalle onde del mare, sotto verande e finestre dei condomini intorno da cui si ammira il Golfo di Napoli.</p>
<p>Inoltre, le azioni di confisca dei grandi immobili abusivi da parte delle istituzioni non sanno andare oltre la precarizzazione della vita di chi ci abita e che spesso decide di andarsene.<br />
Qui, nei pressi del mare, tra le pinete ancora salubri e senza rifiuti tossici, restano pochi aficionados, chi ha comprato casa con duri sacrifici, chi l’ha eretta abusivamente e poi l’ha condonata, intorno a loro lidi balneari dismessi, cantieri lasciati a metà, edifici sotto sequestro e poi loro: gli immigrati.<br />
Gli autobus della linea M1 da Napoli-Mondragone sono da tempo una spina nel fianco della CTP – Compagnia Trasporti Pubblici- che serve tutta l’area. A bordo viaggiano i tanti africani che vanno a lavorare in città, dall’alba a sera, e come sempre accade nella storia delle questioni razziali, l’autobus può diventare un luogo di discriminazione e conflitto. Angelo Marrone, il giovane gestore di un bar mi spiega “Gli immigrati neri sono insediati tra l’hinterland napoletano e Pescopagano, qui si dividono a metà il paese con gli slavi che invece occupano l’area successiva, dove il clan La Torre non ha mai permesso agli africani di valicare il limite di Mondragone. Lo capisci anche se guardi come è distribuita la prostituzione: le nere a sud e le bianche a nord, nelle mani di nigeriani e albanesi. Spesso gli autisti dell’M1, quando vedevano i neri fermi alle pensiline, nemmeno si fermavano ed io più volte ho dovuto litigare perché gli aprissero le porte. Qualcuno dei passeggeri si lamentava che gli immigrati puzzavano, ma perché venivano da ore e ore di lavoro in campagna, se scoppiavano litigi e gli episodi di intolleranza si facevano forti, i neri sparivano dall’autobus per qualche giorno.”. Da tre anni sull’M1 si sta tentando una mediazione culturale attraverso il progetto Contact, promosso dalla CTP e dalla Caritas: dieci operatori immigrati salgono a gruppetti di tre persone sulle vetture, annunciano la loro presenza ai passeggeri, chiacchierano con loro e gli ricordano l’importanza di obliterare il biglietto e di andare d’accordo col prossimo. La loro non è una presenza risolutiva, ma si fa sentire, tant’è che è stata estesa ad altre linee. Maria è di quelle che sta sugli autobus per tre ore al giorno, lavora anche presso la casa di accoglienza dei comboniani a Castelvolturno, è del Ghana, vive in Italia da 20 anni. “La storia di tutte queste persone è sempre la stessa, vengono quasi tutti dall’Africa Occidentale, hanno affrontato un lungo viaggio per raggiungere qui un parente o un amico, hanno fatto una sosta di qualche anno in Libia per mettere un po’di soldi da parte e poi si sono lanciati oltre il mare. All’alba li vedi che vanno a lavorare nelle raccolte stagionali intorno a Villa Literno, oppure, più tardi, che raggiungono i quartieri di Napoli per vendere quello che possono, pompe di benzina e cantieri edili accolgono il resto. Facendo capo alle loro comunità, qualcuno col tempo ha aperto un negozietto di alimentari, un bar, una sartoria, ma la maggior parte appena può va via, altri invece ritornano qui perché si sentono accolti meglio che nel nord Italia. Se gli italiani di qui fossero razzisti potremmo mai essere diventati così tanti come siamo?”. I numeri parlano approssimativamente di circa 6.000 africani e di 3.000 slavi, Castelvolturno conta 2.000 regolari, il resto è senza premesso di soggiorno. Giorgio Poletti è un frate comboniano che vive qui da 12 anni, l’asilo, il doposcuola e la casa di accoglienza per le ex prostitute sono le attività di base del suo gruppo composto da 4 religiosi ed altri, pochi, volontari italiani “Questa zona è un laboratorio delle problematiche moderne, se impari a risolverle a Castelvolturno poi saprai come fare anche nel resto d’Italia. Ormai gli italiani di qui si dividono tra quelli che pensano che non è possibile costruirsi un futuro con gli immigrati e quelli che li tollerano perché sono occasioni di lavoro e di commercio. La verità è che siamo tutte pedine di una grande scacchiera, ognuna delle forze in campo ha solo un pezzetto di verità, italiani, immigrati, istituzioni dovrebbero unire questi frammenti e costruire insieme il cambiamento. Invece per dove si sta scegliendo di fare passare il futuro in quest’area? Solo attraverso il cemento e i mattoni”. Ma oltre agli immigrati del lavoro nero, ci sono quelli dell’illecito, della droga, della prostituzione, sono quelli nelle grandi macchine, con gli  orologi di lusso e le catene d’oro, quelli che spendono come e più dei bianchi. Gli accordi sullo spaccio tra nigeriani e casalesi hanno ormai quasi trent’anni, 40 e 60 per cento sono le rispettive quote sui profitti prima dei recenti processi contro la camorra locale, ma il mercato rimane florido. Oggi, alcuni dei ragazzini dei paesi intorno hanno l’abitudine di passare i fine settimana nelle pinete di Baia Verde o sulla foce di Destra Volturno, in una full immersion di droghe chimiche e prestazioni sessuali delle prostitute. Da Frosinone e dintorni arrivano spedizioni di acquirenti per saggiare e comprare la roba anche in grossi stock, una telefonata da un apparecchio pubblico della Domiziana avverte lo spacciatore di turno che “Siamo arrivati. Prepara tutto”. La strage del 18 settembre scorso ha dei precedenti. Nell’aprile del 1990, a Pescopagano, furono uccisi 4 immigrati nel Bar Centro, erano spacciatori e allora l’accusa cadde sulle guardie del servizio di vigilanza che, ancora oggi, controlla le case dei residenti, un servizio in odore di camorra. A chiedersi come mai il Litorale Domizio sia diventato un agglomerato di tantissimi immigrati, le risposte che si ottengono sono varie. Le raccolte stagionali nelle piane dell’entroterra, l’impiego nella grande fase di costruzioni edilizie dell’immediato passato e, a sentire l’ex sindaco Mario Luise, se ne aggiunge un’altra “Questa costa è stata sempre un luogo per nascondersi, ci misero al confino anche i mafiosi, è un bosco dove gli uccelli possono cantare senza essere visti”. Sugli equilibri criminali recenti si dice che, tra i ghanesi, ci sia chi stia tentando il salto di qualità. Marco Marino, un insegnante che abita a Lago Patria, racconta “Se vai in Ghana, come ho fatto io, capisci che molti lì ammirano i nigeriani perché in Italia sono riusciti ad arricchirsi. La coca che sbarca sulle coste dell’Africa Occidentale ora incrocia anche il Ghana e offre nuove opportunità a chi non si fa tanti scrupoli” Sarà un caso che i sei morti del 18 settembre avessero tutti passaporto ghanese? Di fianco alla sartoria dove è avvenuta la strage, ai due lati, ci sono un negozio di parrucchiere ed uno di  barbiere, ambedue ghanesi. Dopo un  mese dagli omicidi, l’unico ancora aperto è quello per donne, l’atmosfera al suo interno è molto tranquilla, i clienti dell’altro esercizio invece hanno già cambiato barbiere, Mounhir, il gestore, è fuggito all’estero subito dopo il massacro. Ipotesi, supposizioni, illazioni forse.<br />
“Vuoi sapere perché li hanno ammazzati?” mi chiede Ciccio senza nemmeno aspettare la fine della domanda “Guardati alle spalle e lo scoprirai”. Fuma con aspre boccate e la stanza si riempie di fumo, non capisco cosa voglia dire, mi giro, ma sulla parete dietro di me c’è solo un poster in bianco e nero di Bakunin che mostra la lingua. “Non devi guardare qui” mi schernisce Ciccio “Ma lì, lì ad Ischitella”. Ischitella è la frazione dove è avvenuta la strage, dove il giorno prima, di fianco ad un ristorante cinese, dopo l’Hotel Millenium, di fronte ad uno stabilimento in ristrutturazione, abbiamo visto il locale ora sotto sequestro della polizia giudiziaria. So che Ciccio, un vecchio anarchico di Mondragone, sta prendendo in giro la nostra curiosità “Stanno dicendo un sacco di cazzate sui giornali” continua espirando un anello di fumo “Cercano sempre dei motivi spettacolari. Ma le ragioni stanno nelle strade, dietro gli angoli, nel cemento, proprio nei mattoni e nel cemento”. Sorride, sa che mi sta solo confondendo, forse non sa nulla, forse sa qualcosa ma non vuole dirmelo chiaramente. “Dovete capire che la camorra agisce nella realtà delle cose, non ha troppi piani generali, dice: quelli hanno fatto questa cosa, si stanno mettendo con questi altri e allora dobbiamo ammazzarli. Adesso poi, con i capi in galera o in latitanza, devono mostrare di non aver perso il controllo del territorio. Sono obbligati a punire severamente qualunque sgarro, anche una questione banale”. Che cosa ha voluto dire? Che cosa dovrei guardare alle mie spalle?<br />
Si fa sera, torniamo verso Napoli, malgrado tutto resta nei nostri polmoni l’aria del mare e della natura di qui che resistono all’oltraggio degli uomini. Davanti al centro di accoglienza Fernandes, gli immigrati se stanno fermi, in attesa, bloccati tra passato e futuro, come spettri in un limbo. So che molte cose stanno cambiando, nuovi accordi politici, nuovi investimenti condizionano quest’area e gli immigrati sono diventati un impaccio, malgrado per anni abbiano preso in affitto quelle case ormai sfitte sul litorale, offrendo la possibilità di un guadagno ai proprietari. Ho scoperto tante altre cose, ma ormai non c’è più tempo. Non so perché quei sei giovani neri siano stati uccisi, non so se l’omicidio di Antonio Celiento, avvenuto pochi minuti prima a Baia Verde, sia collegato alle loro morti. So che però, qui e nel raggio di chilometri, le istituzioni e la società civile devono decidere qual è oggi la loro priorità: lo sviluppo economico o la lotta contro la camorra. Allo stato dei fatti, il primo obiettivo esclude il secondo. Roberto Saviano è sotto scorta per aver scritto esattamente questo.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/castel-volturno-africa-occidentale/">Castel Volturno, Africa occidentale</a></p>
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		<title>Chiaiano, un&#8217;altra verità</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 22:16:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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<p>“Ogni volta che ci dicono: perché non protestavate quando la camorra sversava i rifiuti tossici? Io salto dalla sedia. Ma come? Negli anni ’80 facevamo i presidi di notte, rischiando la vita, per bloccare i camion che lavoravano per la criminalità organizzata. Come pensate che siano nate tante inchieste dell’antimafia?” E’ Angelo Genovese a parlare, zoologo, ha 48 anni, ex attivista di Legambiente, oggi è tra quanti sono contrari  all’apertura della discarica di Chiaiano.”La mia prima denuncia sullo sversamento dei rifiuti tossici risale all’85, allora la gestione stava nelle mani di piccoli clan locali da cui, noi attivisti, subivamo minacce ed intimidazioni perché portavamo alla luce un sistema del tutto abusivo e la legge era dalla nostra parte.&#8221;<span id="more-6870"></span> Pochi anni prima, nel 1980, Mimmo Beneventano, consigliere comunale del PCI, era stato assassinato ad Ottaviano perché si stava interessando della discarica della ditta La Marca. La situazione si aggravò dopo il 1982, quando venne approvato il DPR 915 che regolamentava l’attività di smaltimento rifiuti, e da cui poi, in seguito, si arrivava ad istituire un registro regionale per chi operava nel settore. Venivano fissati dei requisiti tecnici più elevati – numero minimo di mezzi di trasporto, siti di stoccaggio provvisori etc- in quella che sembrava una tutela contro il malaffare. Invece, in Campania, a causa dell’assenza di controlli e della corruzione della pubblica amministrazione, i clan più ricchi entrarono nel business creando delle società capaci di soddisfare i requisiti. Da allora, il traffico di rifiuti tossici dal nord Italia si è incrociato con lo smaltimento di quelli ordinari attraverso concessionari regolarmente iscritti all’albo degli smaltitori. Nell’89 bloccammo la discarica di Ercolano e, mentre eravamo lì, con la polizia presente, arrivarono dei camion carichi di rifiuti tossici. In quegli anni, grazie alle nostre denunce e a quelle di altri gruppi ambientalisti, si fecero varie interrogazioni parlamentari e le commissioni antimafia coniarono il termine ecomafie. Capisci adesso perché mi arrabbio quando ci dicono che noi campani non protestavamo contro la camorra?”.<br />
Angelo mi parla con calma, ogni tanto si rammarica di non ricordare bene le date e mi rimanda al suo sito web dove sono pubblicati articoli di oltre vent’anni fa. Lui è uno dei collegamenti tra l’attuale movimento ambientalista campano e quello passato “Poi, negli anni ’90 mi feci da parte, le delusioni erano state tante, la frustrazione cresceva e anche la sfiducia nei partiti e nelle organizzazioni per cui militavo. Ho iniziato a pensare a me, alla mia famiglia, ma nel 2007 non ho potuto restare indifferente di fronte al fatto che volevano riaprire la discarica di Terzigno, nel Parco Nazionale del Vesuvio, che noi siamo riusciti a far chiudere 15 anni fa. Ed eccomi qui ancora, a protestare, solo che stavolta lo Stato non è più dalla nostra parte. Oggi lottiamo contro i decreti dei commissari speciali e del governo, contro leggi che contravvengono alla costituzione e all’ordinamento europeo”.<br />
Nel febbraio del 1994, la gestione dei rifiuti in Campania viene commissariata, secondo alcuni si tratta di un metodo per razionalizzare e ammodernare una situazione giunta ormai al tracollo, secondo altri è anche un modo per eliminare la presenza della criminalità organizzata che ormai pervade la gestione delle discariche su tutto il territorio. Tuttavia, i poteri speciali del commissario di turno e un flusso elevato di soldi, fino ad oggi 2 miliardi di euro, in 14 anni non riescono a risolvere la crisi. Col tempo, il commissariamento crea un scollamento tra politica e società civile, gli obiettivi divergono e i poteri speciali, che dovrebbero servire ad imporre una strategia risolutiva, si pongono molto spesso al servizio di una rete affaristica e clientelare che oggi rappresenta il vero mostro che tormenta la Campania. Dopo tre commissioni di inchiesta parlamentare, un processo contro i massimi attori politici ed imprenditoriali della gestione, una cinquantina di arresti ed inchieste che si aggiungono a quelle già in corso, anziché di emergenza sarebbe più giusto parlare di “scandalo” rifiuti.<br />
Pietro F., che ha ricoperto un incarico di rilievo alla Provincia di Napoli fino al 1996, racconta. “Ho preso parte a quella che chiamerei ‘fase 1’ dell’attuale emergenza. Allora già subodoravo che il commissariamento non sarebbe servito a risolvere la situazione ma, anzi, a peggiorarla. Nel 1995, con la giunta regionale di Antonio Rastrelli di An, ho visto il prevalere del consociativismo, l’emergenza offriva ai partiti la possibilità di trasformare una situazione di disoccupazione strutturale in una larga rete di clientelismi. Io stesso presi parte all’emanazione del primo bando di formazione per operatori ecologici che poi portò all’assunzione di 2.500 persone. Regione, Provincia e Comune aggirarono il collocamento e scelsero i corsisti anche tra liste di disoccupati create all’ultimo minuto, con evidente infiltrazione della camorra che comprava gli elenchi dei nomi da gruppi già esistenti. Fu una spartizione tra destra e sinistra, divisa in quartieri e aree, secondo le esigenze di ciascun partito che ne guadagnò bacini di voti. Con questa prima manovra, siamo arrivati ad avere oggi in Campania 12.000 addetti alla raccolta dei rifiuti, cioè 1 ogni 400 abitanti mentre la media italiana è 1 ogni 9.000.”.<br />
Napoli e la sua provincia sono l’area più problematica a causa del grande flusso di rifiuti prodotto, il 75% di quelli regionali, e dell’altissima densità abitativa . Nel 2000 viene creata, per gestire l’igiene ambientale nel capoluogo, l’ASIA, azienda municipalizzata dove il Comune di Napoli ha la maggioranza azionaria e di cui nomina gli amministratori.<br />
“Dopo anni di cortei tra i disoccupati” spiega Franco Catapano, dipendente dell’ASIA “Nel 1998 presi parte ad un corso di formazione di 1.500 ore per la raccolta differenziata. Nel 2000 fummo assunti dall’ASIA, eravamo in 2300 ma di cui solo 150 in possesso della qualifica, gli altri provenivano da lavori socialmente utili, cassa integrazione e mobilità, era una politica di assorbimento della disoccupazione. In 8 anni, quelli come me che hanno la qualifica non sono mai stati utilizzati per la differenziata, io ad esempio spazzo le strade, quel poco di differenziata che oggi si fa a Napoli, il 10%, la fanno i dipendenti generici. Dell’attuale organico di 2.200 dipendenti ASIA, solo la metà sta in strada, gli altri ricoprono livelli superiori e mansioni d’ufficio: autista, capogruppo, ispettore etc. Quindi, quando si dice che l’ASIA ha un eccesso di dipendenti si dice una mezza verità: gli addetti alla pulizia, gli operatori ecologici, siamo in pochi. Molti dei promossi sono i delegati sindacali, il che spiega perché l’azienda possa fare quello che vuole con le promozioni e i turni di lavoro. L’azienda è interessata solo alla raccolta dei rifiuti tal quale, perché deve rispettare gli appalti esterni, cioè consegnare l’immondizia nei centri di raccolta, fino a ieri gestiti dalla FIBE. Questo conviene pure ai dipendenti, perché è lavoro fatto di notte, con gli straordinari e un turno di riposo in mezzo, ma in cambio devono garantire che quando c’è emergenza vanno e raccolgono, ogni tipologia di rifiuti, senza dare problemi. La Corte dei Conti ha messo sotto inchiesta l’azienda per i milioni di ore di straordinari pagati, dopo averla già condannata per non aver fatto la differenziata, perdendo soldi dalla mancata vendita dei materiali riciclabili. Gli appalti esterni sembrano essere la cosa più importante per l’azienda, tutto avviene all’esterno: riparazione automezzi, pezzi di ricambio, guardiania, pulizia degli uffici e via dicendo. Fino all’anno scorso noi venivamo prelevati ogni mattina dai nostri distretti e portati nelle strade da spazzare a bordo di autobus di lusso, quelli a due piani. La gente ci vedeva arrivare come dei turisti ma con la scopa e la divisa, non credeva ai propri occhi. Questo perché avevano appaltato il trasporto dei dipendenti ad un’azienda amica, credo che siano tutte aziende amiche quelle che ottengono gli appalti ASIA”. Attraverso aziende come l’ASIA, amministrate dal settore pubblico, sottoposte al diritto privato, ma le cui perdite sono pagate dai contribuenti, i partiti danno appalti agli imprenditori, i quali a loro volta assumono personale su indicazione politica. E’ una catena infinita, è il nuovo metodo, dopo tangentopoli, con cui in Italia i partiti si finanziano e creano reti clientelari e voti di scambio.<br />
Questa catena infinita pervade tutta la questione rifiuti campana, un blocco costituito da politici e imprenditori, locali e nazionali, pubblica amministrazione e camorra, che attraverso società miste e consorzi sono il corpo fisico dell’emergenza. In Campania, gli osservatori più avveduti, commentando la successione di ben 10 commissari ai rifiuti in 14 anni, dicono “Ogni volta, arrivano prima i soldi e poi il commissario”.</p>
<p>Il movimento di protesta</p>
<p>I gabbiani si levano urlando verso il cielo, lo oscurano in battiti frenetici, allontanandosi dalla massa di rifiuti che giacciono accatastati sulla piazzola. “Hanno visto un topo” dice Virgina. Non sarebbe una scena strana se non fosse che ci troviamo ad Acerra, provincia di Napoli al confine col casertano, a 20 km dal mare, dove la FIBE, società della multinazionale Impregilo, concessionaria dell’intero ciclo dei rifiuti campani dal 2000 al 2005, ha iniziato 4 anni fa la costruzione di un inceneritore. L’inceneritore non è ancora ultimato, ma in compenso La FIBE ha installato un sito di trasferenza temporanea di rifiuti, quelli da cui vediamo levarsi i gabbiani.Virginia Pretellese è un’architetto che fa parte del comitato ambientalista  “Donne del 29 agosto” contro la costruzione dell’inceneritore. “Il nome del comitato ricorda il giorno, nel 2004, in cui una marcia pacifica di circa 30.000 cittadini, che protestavano contro l’apertura del cantiere per l’inceneritore, furono caricate violentemente dalle forze dell’ordine. Ci furono numerosi feriti, tra cui donne e bambini, anche se, per uno strano accordo sottobanco, nessuno denunciò nessuno, in quanto polizia e carabinieri dissero di aver reagito contro un gruppetto che lanciava pietre. Ma l’effetto della repressione è stato quello di spaventare molti dei miei concittadini e ridurre la partecipazione della gente. Qui, dagli anni ’70, abbiamo lo stabilimento chimico della Montefibre che ha già procurato gravi danni all’ambiente, adesso si aggiungerà anche l’inceneritore. Dal 1999 denunciamo questa inutile mostruosità, all’inizio ci sentivamo soli, eravamo una comunità abbandonata a se stessa, oggi invece sentiamo intorno a noi una forte solidarietà. Quando ho visto che anche Napoli aveva i suoi comitati contro gli inceneritori, mi sono detta: allora, vedi?, eravamo nel giusto”. Dell’attuale lotta ambientalista campana, Acerra è il simbolo per la sua battaglia contro quello che viene considerato tecnologicamente un ferro vecchio, perno del piano industriale (7 impianti di stoccaggio e 2 inceneritori)  con cui la FIBE nel 1998 si aggiudica la gara per lo smaltimento dei rifiuti campani. Per tale piano, la FIBE trova come finanziatori le maggiori banche italiane, lo inizia senza mai entrare però a regime, commette degli illeciti, tra cui la famosa vicenda delle finte ecoballe sparse per mezza regione, infine viene inquisita dalla magistratura. Dopo aver messo in ginocchio la Campania, nel 2005 i vertici FIBE chiedono al governo Berlusconi di rescindergli il contratto, ma continuano fino ad oggi a gestire tutta l’impiantistica, in attesa di riottenere dallo stato, pur senza averne diritto, i capitali investiti. Intanto, il subentro, al posto della FIBE, di un’altra società nella gestione dell’inceneritore potrebbe essere conveniente solo grazie ai contributi statali CIP6, 55 euro per ogni tonnellata di rifiuti bruciati, ma l’Europa li sta abrogando. Così, per tutelare il capitale della società della Impregilo, due ordinanze di Prodi del 2008 mantengono per la sola Italia i CIP6 e ridefiniscono come termocombustibili le finte ecoballe, materia prima che si converte in denaro per chi le brucia. E’ un modo per far ripartire le gare d’appalto che fino ad allora sono andate deserte a causa del grande impegno finanziario iniziale richiesto ai concessionari e che deve indennizzare la FIBE. La vicenda campana diventa un emblema della finanza e della politica italiana, lo stato tutela i capitali delle imprese e delle banche anche quando a farne le spese sono  i diritti e la salute dei cittadini. “La cosa più ridicola” mi fa notare Virginia Pretellese “E’ che noi con le nostre proteste non siamo mai riuscite a bloccare l’inceneritore, abbiamo portato alla luce la questione, questo sì, ma la protezione delle forze dell’ordine intorno al cantiere è stata tale che non siamo mai nemmeno riusciti ad avvicinarci. Si sono bloccati da soli perché hanno sbagliato il progetto, la zona in cui hanno iniziato a costruire, chiamata Pantano per l’abbondanza di acque, gli ha ostacolato i lavori. Poi è intervenuta la magistratura che ha messo sotto inchiesta la FIBE ed oggi l’impianto giace lì, per nostra fortuna ancora incompleto”. Dopo Acerra, dal 2004 ad oggi si sono susseguite proteste in tutte le aree in cui i commissari ai rifiuti avevano stabilito di aprire delle discariche: Marigliano, Terzigno, Giugliano, Ferrandelle, Macchia Soprana, Savignano Irpino, Lo Uttaro, Piganataro Maggiore, Coda di Volpe, Macchia Soprana, Sant’Arcangelo Trimonte, Pianura&#8230;.. La fiducia nello stato è svanita e lo stato non dà nessun segno di discontinuità col recente passato.</p>
<p>Chiaiano, ultima tappa.<br />
“Napoli deve avere la sua discarica” dicono i sostenitori del piano industriale dei rifiuti “Nel resto della Campania non vogliono la sua immondizia”. Malgrado abbia una densità abitativa tra le più alte al mondo, Napoli deve trovare un buco dove piazzare le 5.200 tonnellate che produce ogni giorno insieme alla sua provincia. A febbraio 2008, il sindaco Iervolino suggerisce al governo Prodi e al commissario De Gennaro che questa discarica si apra a Chiaiano, periferia nord, all’interno di un’area protetta nel Parco Metropolitano delle Colline. Mauro Forte, architetto e attivista del presidio contro la discarica di Chiaiano, racconta “Nel 2002, con altri colleghi  abbiamo vinto un concorso indetto dal WWF per valorizzare la Selva di Chiaiano. Si tratta di 500 ettari di bosco con aree coltivate a bosco di castagno, ciliege e piene di vie d’acqua. Anni fa, in una tenuta situata nella selva, furono rinvenute delle scorie tossiche che poi la magistratura ha appurato provenissero dalla base NATO di Bagnoli. Una mattina, mentre facevamo i rilievi per il nostro progetto, trovammo centinaia di sacchi pieni di bustine vuote che erano servite da contenitori per fosfati, c’era ancora l’indirizzo: stabilimento Miralanza di Venezia. Quando ho saputo della scelta della discarica mi sono chiesto come riusciranno, visti i volumi di spazzatura di cui parlano, a far venire qui 300 camion al giorno, che tra andata e ritorno fanno 600 autoveicoli, in pratica uno ogni 2 minuti e mezzo nell’arco di 24 ore. Le strade attuali sono impensabili per questo scopo, ci sarebbe bisogno di infrastrutture viarie che certamente non si possono attuare nei tempi che il governo Berlusconi ha dichiarato come termine dell’emergenza rifiuti”. L’attuale presidente del consiglio punta molto sul caso Campania per dare un’immagine decisionista del suo governo, il 28 maggio vara un decreto in  base alle indicazioni del commissario subentrante Guido Bertolaso, il quale, quando ha ricoperto la medesima carica nel 2006-2007, ha trovato i seguenti ostacoli: proteste dei cittadini, inchieste della magistratura sugli abusi, rifiuti nocivi mischiati con quelli ordinari. A tale scopo, il decreto prevede gli arresti per chi ostacola l’uso di una discarica, affida tutte le inchieste sugli scandali rifiuti ad un’unica  superprocura che difficilmente potrà essere efficiente, autorizza lo sversamento di tipologie di rifiuti anche nocivi e, in più, pone l’esercito a guardia delle discariche. Anzichè fortificare lo stato di diritto e fare luce sulle cause della crisi dei rifiuti, il governo Berlusconi attacca le forze che hanno fatto venire a galla lo scempio, società civile e magistratura, legittimando invece le accozzaglie di rifiuti ordinari e tossici contro cui, da anni, si battono gli ambientalisti. Teresa Musto è un’attivista di Chiaiano, lei e suo marito Matteo mi spiegano alcuni retroscena della protesta “Vuoi un esempio delle speculazioni sull’emergenza rifiuti? La FIBE è proprietaria di una cava all’interno della selva che, come si legge sugli atti della commissione parlamentare, fu comprata nel 2001 da un intermediario per 200 milioni di lire e rivenduta a quella società per 2 miliardi e mezzo. Che fiducia possiamo avere noi in chi ci propone l’apertura della discarica? Già nel 2001 ci fu una forte protesta a Chiaiano contro il progetto di sversare nella cava della FIBE della frazione organica, allora nacque un comitato che poi è stato alla base dell’inizio delle proteste attuali”. Le proteste di Chiaiano raggiungono un livello drammatico quando, la sera del 23 maggio e la mattina del 24, le forze dell’ordine caricano improvvisamente il presidio, numerosi i feriti, due gravi, mentre un’accanita campagna stampa bolla i manifestanti come emissari della camorra che sarebbe contro la discarica. Nessuna prova di ciò viene fornita, ma intanto gli abitanti di Chiaiano sentono su di sé la repressione e la calunnia. Sabina Laddaga, trentacinque anni, è un architetto che segue le proteste dal 2004, compresa quella attuale “I politici, tutti, hanno detto solo bugie, Paolo Russo, parlamentare di Forza Italia, che è stato anche presidente della commissione sui rifiuti, una settimana prima delle scorse elezioni disse ad un convegno che la discarica di Chiaiano non si sarebbe mai fatta, una settimana dopo, ad un altro convegno, ha affermato il contrario. Quando ci fu il collegamento in diretta da Chiaiano con la trasmissione Anno Zero, una donna girava con un manifesto di alcuni mesi prima, firmato da Alleanza Nazionale e Forza Italia, in cui si diceva che la discarica qui era un progetto folle. Voleva mostrarlo all’onorevole Mantovano di An che stava negli studi della Rai, non ne ebbe il tempo perché i politici locali di centrodestra la trascinarono via, dissimulando che in quell’occasione non era giusto che comparissero dei simboli di partiti”. Dopo gli scontri, a giugno si arriva ad un accordo tra istituzioni e manifestanti: si lasceranno entrare i tecnici per effettuare le prove di idoneità della cava, ma insieme a degli esperti eletti dai comitati della protesta. Tra questi ci sono Franco Ortolani e Giovan Battista De Medici, geologi e docenti dell’Università di Napoli. “Pensa” mi dice Teresa Musto “Che gran parte dei tecnici del commissariato sono ex allievi di Ortolani e De Medici. E’ grazie a loro due che la discarica non è ancora stata aperta, ribattono colpo su colpo alle scempiaggini che vengono dette. Ma la verità è che queste analisi hanno solo un carattere politico, l’Istituto di Geologia ha già tutti i rilievi fatti per legge negli anni passati”. Mentre parlo con lei, arriva d’un tratto la notizia che in un incontro ufficiale, i tecnici si sono espressi per l’idoneità della cava,  vedo sui volti di Teresa e del marito l’angoscia, sanno che con il decreto Berlusconi ogni protesta significherà l’arresto e il carcere, si sentono messi di fronte ad un’ardua decisione. “Il decreto è incostituzionale, perché limita delle libertà fondamentali” continua Teresa “Ma la Corte Costituzionale può intervenire solo dopo che si siano verificati dei casi concreti, cioè dopo che qualcuno di noi venga arrestato”. Per fortuna, almeno per ora, la notizia dell’idoneità si rivela falsa.<br />
Gli esperti che si oppongono alla discarica sono lì perché fanno parte di un’altra realtà che, da anni, anima il movimento di protesta contro lo scandalo dei rifiuti. Le Assise di Palazzo Marigliano sono assemblee pubbliche, iniziate nel 2005, che si svolgono ogni domenica nell’omonimo palazzo nobiliare, principalmente sul tema dei rifiuti. Presidente onorario è quel Gerardo Marotta che dirige l’Istituto degli Studi Filosofici che si fa portatore della tradizione umanistica del Mezzogiorno d’Italia, quella dei Gaetano Filangieri e dei Benedetto Croce. Le Assise si sono radunate già all’inizio degli anni ’90 per contrastare la distruzione urbanistica della città tentata da Paolo Cirino Pomicino, e ci riuscirono. “Se vuoi sapere chi c’è dietro questo movimento” mi spiega Sergio De Stasio, un vecchio militante ambientalista ”Te lo dico io. Ci sono i giacobini, perché questa è l’Assise, gli ultimi giacobini d’Italia. Sono loro a scendere in campo quando la democrazia viene violata, e qui in Campania questo accade da 14 anni. Hanno competenze scientifiche, giuridiche e culturali, sono i figli di Domenico Cirillo e cento altri. Se li avessero ascoltati prima, non saremmo arrivati al punto in cui siamo”. Da anni, le Assisi pubblicano un bollettino che spiega le ragioni della protesta, in questo modo forniscono gli strumenti critici e di analisi della situazione attuale “Nel 1799, durante la rivoluzione napoletana” continua Sergio De Stasio “I giacobini si trovarono il popolo contro e nacque una cesura storica tra gli intellettuali liberali e la città che è stata causa di tanti mali. Oggi, questi giacobini sono al fianco di un  popolo che non vuole più essere oppresso. E’ l’occasione per cambiare qualcosa, dobbiamo sfruttarla”. Da alcuni anni, in Campania, con l’incontro tra diversi gruppi sociali e politici, tra professionisti, scienziati, vecchi e nuovi ambientalisti, si è iniziato ad elaborare un piano di gestione dei rifiuti basato sul riciclaggio, come impone la legislazione europea, abolendo discariche ed inceneritori e, soprattutto, interrompendo la gestione straordinaria dell’emergenza. Contro queste richieste si è scatenata una campagna di mistificazione, che in buona o cattiva fede, impedisce che le proteste appaiano come quelle di una società civile che si oppone ad uno stato reo di perseguire, nel migliore dei casi, obiettivi non condivisi dalla collettività. E’ l’emergere di un “ecologismo popolare” in un contesto fino ad ieri privo di cultura ambientalista, un fenomeno tipico ormai di molti paesi del sud del mondo che si ritrovano a difendere ambiente e risorse minacciate dagli interessi dei paesi più sviluppati. Oggi, la Campania è costretta a ricordarsi che la sua collocazione è al sud del nord, un nord che non è più solo una collocazione geografica ma un modello di sviluppo basato su industria e finanza, protette dalla politica. Lo scontro è aperto, ed è uno scontro per la democrazia e la giustizia ambientale.</p>
<p><em>(Pubblicato su &#8220;Diario&#8221;, 26.6.2008. Nell&#8217; immagine:&#8221;Trash-O-Saurus&#8221; )</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/05/chiaiano-unaltra-verita/">Chiaiano, un&#8217;altra verità</a></p>
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		<title>I boschi ombrosi e l’arte dell&#8217;oblio</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 05:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/foto_ridotta.jpg"></a></p>
<p align="center">&#160;</p>
<p>di <strong>Marco Palasciano</strong></p>
<p style="text-align: center;">
</p><p>[ Si pubblica uno studio-racconto che ritengo di grande rilievo. Lo scrittore Marco Palasciano fa chiarezza sulla realtà dei rifiuti campani, ovvero la complica terribilmente. D.P. ]</p>
<p style="text-align: center">
</p><p style="text-align: center">
</p>
<p style="text-align: center"><strong>Prologo.</strong></p>
<p style="text-align: right"><em>Presso «de l’ombre il vasto impero» (</em>Orfeo<em>, atto III)</em></p>
<p>__Un’Europa si aggira tra i fantasmi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/07/28/i-boschi-ombrosi-e-l%e2%80%99arte-delloblio/">I boschi ombrosi e l’arte dell&#8217;oblio</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/foto_ridotta.jpg"><img class="size-full wp-image-6429 aligncenter" title="foto_ridotta" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/foto_ridotta.jpg" alt="" width="360" height="360" /></a></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 13pt; font-family: &quot;Garamond&quot;;">di <strong>Marco Palasciano</strong></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p><small>[ Si pubblica uno studio-racconto che ritengo di grande rilievo. Lo scrittore Marco Palasciano fa chiarezza sulla realtà dei rifiuti campani, ovvero la complica terribilmente. D.P. ]</small></p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: center">
<span style="font-size: 13pt; font-family: &quot;Garamond&quot;;"></p>
<p style="text-align: center"><strong>Prologo.</strong></p>
<p style="text-align: right"><em>Presso «de l’ombre il vasto impero» (</em>Orfeo<em>, atto III)</em></p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span>Un’Europa si aggira tra i fantasmi. Rifugiatasi nella loro caverna, la ragazza affannata dalla corsa sulla riva – un fiore d’ibisco le cade dai capelli – prova a afferrare per un lembo una, un’altra, né mai riesce a far presa, di quelle figure vane, a gridare nei loro orecchi sordi che c’è un toro che la insegue. Ma lei per le ombre è un’ombra; camminano senza vederla, intente al loro niente; e già un mugghito ottenebra la soglia.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>(Quest’Europa non è Europa, è Campania; e quel toro non è Zeus innamorato, ma un mostro sbranatore, metà ragno, affine al kraken che aspettava Andromeda.)<br />
<span id="more-6427"></span></p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><strong>1.</strong></p>
<p style="text-align: right"><em>Da Capua alla selva di Chiaiano</em></p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>1.</strong>1.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>La Campania e il pensiero: Vico, Bruno, Parmenide. La storia, l’ars memoriæ, la ragione metro del giudizio. Ora, per la delizia del dicotomista naïf, predomina il perfetto contrario: sradicamento e tabula rasa, oblio sistematico, plebei a un tavolino di caffè che annuiscono a uno gnomone<a title="testo1" name="testo1" href="#nota1"><strong>[1]</strong></a> introiettato nei loro encefali.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Il sole risplende sulle miserie umane, sulla piazza ricca e illustre di scolpiti dèi, di stemmi preziosi. Sul tavolino, un manifesto che nessuno legge. Hanno tutti dimenticato gli occhiali.</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>1.</strong>2.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>È il 1° giugno 2008, domenica, luna in Toro. Cinque cittadini di Capua (già è molto – si dirà – da una città nota al mondo per i suoi ozi), dopo avere trascorso la mattinata a raccogliere a piè del loro campanile firme pro la fine del regime commissariale e il ripristino della legalità in Campania<a title="testo2" name="testo2" href="#nota2"><strong>[2]</strong></a>, partecipano al corteo – composto da circa diecimila anime fatte fiume venute fin dalle Alpi e da oltremare, sette bambini in testa, antichi magistrati, egregie donne, No Dal Molin, No TAV, No Acatarsía, ragazzi rasta e snelli a torso nudo e vecchine con il parasole, qualcuno in sedia a rotelle, in pensieri alati, le consuete belle bandiere striscioni cartelli oneste arguzie sdegno ingentilito – che dalla stazione metro Chiaiano-Marianella si muove quieto e multicolore per il paio di chilometri di via Santa Maria a Cubito (ai lati, per un tratto – e il pur piú alto fra noi ne sale su un muretto a esperire meglio; là, un ficheto –, scorci di mondo bucolico ancóra, foglie scaglie speranza spiranti, qui cólto qui foresto, nell’aria dolce che si allegra del sole pomeridiano malgrado — … il sangue che ci hanno fatto buttare in queste settimane — si accora la vox populi al microfono) e si concluderà, il corteo<a title="testo3" name="testo3" href="#nota3"><strong>[3]</strong></a>, in Marano di Napoli, presso piazza Rosa del Ciel, mi correggo: piazza Rosa dei Venti, detta pure rotonda Titanic per la sua vaga aiuola naviforme (non per ricordo della Titanomàchia; ché a lottare in Campania con gli dèi, alla piana di Flegra, non furono i Titani ma i Giganti); poco oltre, ci preannuncia un amico casertano freelance camera a mano, è sistemato un palco cui fanno ala degli stand: tra cui quello d’un organizzatissimo mediacenter, dal quale via web (vedi <a href="http://www.chiaianodiscarica.it/"> <strong>www.chiaiaNOdiscarica.it</strong></a>) zampilla informazione viva, mentre altrove zampetta deformazione vile.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>— Parlavano di vetrine spaccate, parlavano di chissà quali balordi dovevano arrivare in questa città e in questo quartiere — svergogna i mala media la vox populi. Cui consuona, fluendo per il cyberspazio, una cartolina virtuale:</p>
<p style="padding-left: 20px"><em>Sono al presidio di Chiaiano da giorni, ed è vergognoso vedere sui TG nazionali e sui quotidiani notizie false e tendenziose. Raccontano di presunti scontri e di clima tesissimo</em><a title="testo4" name="testo4" href="#nota4"><strong>[4]</strong></a>: <em>in realtà qui ci sono clown, mamme e bambini che giocano, e liberi cittadini che si stanno riunendo in nome del diritto alla salute</em><a title="testo5" name="testo5" href="#nota5"><strong>[5]</strong></a> <em>e con animo pacifista, aperto al dialogo</em><a title="testo6" name="testo6" href="#nota6"><strong>[6]</strong></a>.</p>
<p>Bello è per me, che nacqui nel maggio francese; e che spero di non morire prima del ritorno di Àstrea – spiga e tutto – dagli stellanti giri.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Ma un po’ di violenza, a essere precisi, c’è stata, una settimana fa<a title="testo7" name="testo7" href="#nota7"><strong>[7]</strong></a>: i rappresentanti di non so quale legge hanno spezzato il braccio a una bambina<a title="testo8" name="testo8" href="#nota8"><strong>[8]</strong></a>, hanno spinto altri giú da uno strapiombo d’una decina di metri<a title="testo9" name="testo9" href="#nota9"><strong>[9]</strong></a>, smanganellato un giornalista<a title="testo10" name="testo10" href="#nota10"><strong>[10]</strong></a> ecc. Però li comprendo: nel cuore dell’uomo sta sempre appiattata la belva, avida di estrudere la sua rabbia, che è amore sublimato.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Infine meglio questi che chi freddo ti lima via la vita tra lunghi aspri tormenti, a cocktail di scorie aeree e terrestri, tu in beckettiana attesa di bonifica, la pancia a gonfiarsi di cancri o di feti deformi. In proposito, certo piú tardi parlerà sul palco anche il dottor Marfella, tossicologo oncologo al Pascale, che incontriamo nel corteo; e che avemmo relatore a Capua, l’anno passato, a un nostro convegno, <em>Ecomafie e inceneritori: tumori senza rumore</em>.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Fu là che facemmo l’unico mezzo proselito in due anni; che è qui col mio zainetto sulle spalle, ora, perché è giovane e forte e io un mezzo morto. Sopra ambo noi poi svetta quel sodale al cui cospetto moralmente io non sono che un’ombra, e del quale cristallizzerò fra queste pagine qualche sospiro saturnino ad alternarlo con i miei. Completano la delegazione capuana due soci ARCI, alla cui strumentazione si deve l’immagine che andrà a illustrare l’editio princeps di questo racconto, foto scattata or ora a uno striscione: «Selva di Chiaiano: da itinerario di Maggio dei monumenti a discarica di monnezza» (piú corretto <em>munnezza</em>).</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>1.</strong>3.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Nella quale selva, «ultimo polmone verde di Napoli» (corpus italicarum chronicarum, 2008, passim), si doveva portare a compimento il Parco delle Colline. Poi, a menomare quello e altri spazi materiali e morali dell’umano, ecco che decerne il suo decreto<a title="testo11" name="testo11" href="#nota11"><strong>[11]</strong></a> un visir bellicoso, degno successore di quel Prodi che prolungò l’infamia CIP6<a title="testo12" name="testo12" href="#nota12"><strong>[12]</strong></a> apposta per rimettere in gioco i teratovalorizzatori (sic) campani – sennò non convenivano a nessuno<a title="testo13" name="testo13" href="#nota13"><strong>[13]</strong></a> – e per colmo dichiarò abili al rogo, per quando ad Acerra si inaugurerà l’inferno, le false ecoballe<a title="testo14" name="testo14" href="#nota14"><strong>[14]</strong></a>.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Ed ecco rispuntare Bertolaso, come in un incubo latebroso. Ecco i novissimi rimedi, nati stravecchi già lo scorso secolo, dei due Ber; e i due lino, Basso e Iervo, a far prego si accomodi; il cardinale Sepe (ah questi cardinali) pronto a benedire la vendita di kelle terre, per trenta sicli, da parte Sancti Benedicti o di non sao quale arcikonfraternita massonica o kon altri fini que le possette<a title="testo15" name="testo15" href="#nota15"><strong>[15]</strong></a>; la parchità a cadere nell’oblio; Arcadia addio; le Malebolge in terra. E i chiaianesi i maranesi ecc.? le mani nei capelli.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Le mani alle molotov no: quella è una leggenda metropolittoria. Ma, mentre uomini donne vecchi bambini protestano a braccia alzate, tu asino presuntuoso orecchi il TG e borbotti: «O barbaròi, o bòrboros, o birbe, è colpa vostra, ecco, se l’immondizia è ancora per le strade», oblioso che per fare la discarica ci vorranno assai peripli lunari, e pubblici denari, mentre che la munnezza (ma piú Gerione) tutto il mondo appuzza. Lo sai?<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>E intanto, un volantino<a title="testo16" name="testo16" href="#nota16"><strong>[16]</strong></a> informa, già</p>
<p style="padding-left: 20px"><em>devastano con espropri interi campi coltivati a ciliegie, da spianare per il passaggio di centinaia di camion al giorno</em><a title="testo17" name="testo17" href="#nota17"><strong>[17]</strong></a> <em>[…]. E lo sai che le cave distano da 200 metri a 2 km da casa tua? con quattro mega ospedali</em><a title="testo18" name="testo18" href="#nota18"><strong>[18]</strong></a> <em>intorno, ai quali fanno riferimento tutte le regioni del sud. Tutto questo con la scusa dell’emergenza.</em></p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>1.</strong>4.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Chiaiano – non lo si dimentichi – è un’inezia, come l’intera questione discariche e come l’intera emergenza rifiuti, se si confronti col problema vero: la Campania cui urge la bonifica; l’infelice che giace su un fianco imbozzolata (ma non è una crisalide) in un intrico di fili sul fondo di un fosso tramortita dal veleno dell’aracnotauro che la tiene in vita per poterne sbocconcellare un brano oggi un brano domani e stuprarla a suo piacere in conno e in culo né alcuno dai casali e le caserme mostra di udirla gemere poiché forse hanno gli orecchi chiusi dal ragnatelo come lei ne ha chiusa la bocca, lei gli organi esterni pieni di piaghe e le viscere di eiaculato tossico e continuano ad arrivare ancora tutta la notte illune o a luna ridens non uno ma innumeri Api traboccanti seme nero e non stiamo parlando di buoi egizi né di albi versòri, continuano – come dice il poeta –</p>
<p style="padding-left: 20px"><em>tutti i notturni abusi che il cafone<br />
non lamenta e il satellite non segue</em></p>
<p>e a un tratto delle ombre si avvicinano e conficcano intorno quattro ceri fetido fumiganti – allegoria degli inceneritori…<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Basta, Muse: NI ci avrà ben chiesto uno scritto su Chiaiano; torniamo in tema, in lettera, in corteo.</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>1.</strong>5.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>In corteo, tra di noi (non io e le Muse: io e l’alto sodale etico ecc.), per un tratto si parla di essere e tempo; o, per la precisione, di aiòn, kairòs e chrònos. E passa, il tempo; ecco piú obliqui i raggi, e il sole che meno ferisce il tuo capo, comunque domani dolente.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Il carro del sole, per inciso, in questi giorni viaggia in congiunzione con quello di Venere; che, a credere agli antichi, lo caricherebbe d’amore. Con lei ascende, con lei si asconde, entrambi incorniciati nei miei etterni Gemelli. E venerdí, aggiungendosi Mercurio…<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>— E questi stronzi in quindici anni non sono riusciti a organizzare il minimo della raccolta differenziata: la differenziazione almeno tra secco e umido — ci ricorda un signore hippy col megafono (e non è di stelle e pianeti che parla). — In quindici anni sono riusciti soltanto a rubare milioni di euro<a title="testo19" name="testo19" href="#nota19"><strong>[19]</strong></a>. E dopo quindici anni vengono qui, ci mandano l’esercito…<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>(Quattordici anni e centodieci giorni, a essere precisi.)<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Saturno è allo zenith quando giungiamo all’albero semispezzato, e costretto a piegarsi dall’aria alla terra, sacrificato a servire da intralcio al traffico in qualche kairòs terribile, presso cui il corteo ha fine. Ecco gli stand e il palco; e nel mentre che questo si prepara ad animarsi di musica e di logos, un sottoinsieme dei capuani, i maschi, decide di inoltrarsi.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Per la cupa<a title="testo20" name="testo20" href="#nota20"><strong>[20]</strong></a> del Cane. E andare a visionare – sulla soglia è seduta su una pietra una donna, ignoro se mortale o immortale – il luogo della contesa tra popolo e governanti: la selva.
</p>
<p style="text-align: center">
<p align="center">
<p align="center"><strong>2.</strong></p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>2.</strong>1.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Il calle che la taglia, sinuoso tra le coste di verzura che infrescano d’un colpo e ti incamíci, è segmentato da frequenti ostacoli: montagnette di terra e detriti alzate dai ribelli a impacciare l’avanzata della milizia e dei futuri carichi d’immondizia, se mai saranno. A un punto, qualche giovane e meno giovane, presso un gazebo messo lí, e brandine, sediòle, una chitarra; nessun pirata, a ora, della Malesia, né mortai o casse di granate. A qualcuno di noi viene, frattanto, da cantare l’<em>Orfeo</em> di Monteverdi, giusto perché in un bosco ombroso ci si trova:</p>
<p style="padding-left: 20px"><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/vi-ricorda-boschi-ombrosi.mp3" target="_blank"><strong>Vi ricorda, o boschi ombrosi?</strong></a><br />
vi ricorda, o boschi ombrosi,<br />
de’ miei lunghi aspri tormenti,<br />
quando i sassi a’ miei lamenti<br />
rispondean, fatti pietosi?…</em></p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span>E viene naturale, a percorrere a piedi il lungo serpe, domandarsi che senso voglia avere fare qua e non altrove una discarica<a title="testo21" name="testo21" href="#nota21"><strong>[21]</strong></a> – c’è, ci dicono, anche un agriturismo, oltre le ciliegie dell’Arecca<a title="testo22" name="testo22" href="#nota22"><strong>[22]</strong></a> e i castagni cedui e il tenero suncus etruscus – visto tra l’altro che, per giungere alla meta, i trecento camion al giorno di rifiuti (anche pericolosi, da decreto<a title="testo23" name="testo23" href="#nota23"><strong>[23]</strong></a>) pasarán prima in mezzo all’abitato, sotto i balconi e tra i bambin che giocano, e poi per questa via nel verde; che pare troppo facile a sbarrarsi, e a difendersi da tra le fronde stile Robin Hood. Forse, la cava Poligono è un falso obiettivo – come qualcuno di noi ha sentito dire alle assise di Palazzo Marigliano –, su cui si vorrebbe accentrare l’attenzione per decentrarla da altri: come, nel casertano, la cava Mastroianni. Cosí accadde per Pianura, dove si vinse mentre Marigliano e Ferrandelle venivano perdute.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Ultimo, fresco di giornata, è il dubbio sul significato che dovrà darsi all’ostinazione – mulina o diabolica? – di chi voglia impiantare, qui, una megalodiscarica ex novo, ancora, dopo un coup de théâtre come questo: Walter Ganapini<a title="testo24" name="testo24" href="#nota24"><strong>[24]</strong></a> che ieri, sabato 31 maggio, rinviene altrove – cioè in Santa Maria La Fossa, nel sito di Parco Saurino – una discarica stupenda, in regola, perfetta, pronta da chissà quanto, e inutilizzata chissà perché. Né questo è il solo absurdum riscontrato, in quei loci un tempo amœni, dal buon assessore; del quale gioverà visionare su YouTube l’intervista completa, registrata da Matteo Incerti giusto oggi a Chiaiano.</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>2.</strong>2.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>E giusto oggi, intorno a mezzogiorno, sotto gli occhi del sole che tutto mira, nello stesso momento in cui davanti a un bar di Capua (su un tavolino un manifesto che nessuno legge) altri si sprecava in onesti discorsi sulla meccanica della cosiddetta emergenza rifiuti a petto di paesani antidialettici, davanti a un bar di Casal di Principe<a title="testo25" name="testo25" href="#nota25"><strong>[25]</strong></a> il supertestimone Michele Orsi lo hanno sparato al cuore e alla testa due sicari<a title="testo26" name="testo26" href="#nota26"><strong>[26]</strong></a> che nessuno ha visto niente.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>«E veramente fui figliuol dell’orsa»? Azienda leader nel settore delle cose immonde, la società ECO 4 da lui diretta – in cui tra l’altro si erano piazzati due nipoti del cardinale Sepe (ah questi cardinali) – giovò al moltiplicarsi per mille anfratti e balze dei tesori dei boss ecomafiosi, trovandosi immischiata fin forse in una perversa connection fra i vertici del commissariato<a title="testo27" name="testo27" href="#nota27"><strong>[27]</strong></a> e i vertici della camorra<a title="testo28" name="testo28" href="#nota28"><strong>[28]</strong></a>. Cosí da fiore a fiore reca il polline una farfalla prònube. Nauseato, cinque mesi di carcere, il sequestro dei beni, malgrado le minacce ecco Orsi pronto per additare tutti i politici coinvolti; tremano gli empi; morto, ecco festare caroselli d’auto, senza pietà correndo e sonando gli ottoni per il suo atroce paese, piene di giovani perduti.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Giovedí prossimo avrebbe dovuto deporre innanzi a un giudice; verrà invece deposto nel sepolcro, quello stesso mattino; e per giudici avrà Eaco e Minosse. Funerale semideserto; ma i suoi concittadini non se ne resteranno chiusi in casa. Altro tempio<a title="testo29" name="testo29" href="#nota29"><strong>[29]</strong></a> a quell’ora affolleranno: per le nozze<a title="testo30" name="testo30" href="#nota30"><strong>[30]</strong></a> non di Orfeo né di Cadmo ma di Carmine, figlio del feroce Sandokan<a title="testo31" name="testo31" href="#nota31"><strong>[31]</strong></a>, principe di Casale.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>E l’indomani stesso, venerdí, alle sette e mezza della sera, Walter Ganapini (messo da qualche giorno sotto scorta<a title="testo32" name="testo32" href="#nota32"><strong>[32]</strong></a>) sopravvivrà – per grazia di stellium mercuriale – a un “incidente” misterioso<a title="testo33" name="testo33" href="#nota33"><strong>[33]</strong></a>. Sventrata solamente la sua Croma, incornata da un toro a quattro ruote apparso e disparso. Rabbia dei rei, pizzini accartocciati, per questa volta niente caroselli.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Cosí ha intanto descritto, oggi, la discarica fossatara ieri scoperta: — Nuova. Teli, argilla, tutti i sistemi di tenuta, la vasca del percolato – da novecento metri cubi – mai usata. E a quel punto diciamo che ho provato anche un po’ di paura, nel senso che la domanda immediata è: com’è possibile che nessuno si sia posto il tema di usare questa discarica?, che da sola è in grado di contenere tutti i rifiuti della Campania per sei mesi: e dunque, usandola, non ci sarebbe mai stata l’emergenza.</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>2.</strong>3.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>«Ma allora è vero che l’emergenza rifiuti è costruita ad arte?», potrebbe pensare qualcuno; «che il ricatto della fretta, le città che scoppiano di immondizia, la differenziata che non decolla da anni e anni, le bugie degli esperti di ’sta minchia, la politica valzer di puttane, tutto è stato ed è parte di un “banale” (Arendt) piano affaristico-camorristico per lucrare dapprima sulle discariche, e infine sbolognando alla Campania quei loro costosi, dannosi, inutilissimi inceneritori in cui sognano di bruciare l’Italia intera?».<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Gli inceneritori sono un racconto a sé, se non un romanzo. Per ora dico solo che chiunque ne parli bene lo fa per una di queste, in sintesi, tre I: o per ignoranza, o per interesse, o per imbecillità.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Riguardo gli impianti di compostaggio, questi sí una cosa buona, Ganapini nell’intervista ha accennato tra l’altro a quello di San Tammaro; che non è attivo solo perché mancano le soffianti. Due settimane prima, da quelle parti aveva già indagato – modestamente – il nostro Osservatorio capuano per l’ambiente urbano e rurale (ex Comitato capuano allarme rifiuti); cavandone i dati seguenti. Un mese fa i lavori si sono bloccati, benché l’impianto fosse quasi pronto, poiché qualcuno ha decretato di adibirne i locali allo stoccaggio “provvisorio” di ventimila balle di rifiuti.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>«Ciò vuol dire che», come scritto nel nostro manifesto del 17 maggio,</p>
<p style="padding-left: 20px"><em>per tamponare l’equivalente di appena 3 giorni di consumi campani, si sono interrotti i lavori di un impianto da 6 milioni di euro e capace di trattare 30.000 tonnellate all’anno (circa il 25% della produzione di rifiuto organico della provincia).</em></p>
<p>Nel contempo a cinquanta metri da lí, presso una discarica morta di nome Maruzzella, si stanno allestendo un altro stoccatoio di balle, e una vasca da FOS, cui lavorano – convocate mediante trattativa privata – ditte di San Cipriano d’Aversa, di Casal di Principe…</p>
<p style="padding-left: 20px"><em>Tutto ciò si offre allo sguardo dell’osservatore come libro aperto sulla meccanica della cosiddetta emergenza rifiuti: si ostacolano, di fatto, le realizzazioni che gioverebbero strutturalmente a una futura gestione ordinaria (l’impianto di compostaggio), mentre si adottano soluzioni (piazzole per lo stoccaggio e la trasferenza) che concedono, di volta in volta, al commissario – oramai sottosegretario – di guadare le situazioni critiche, e alle ditte locali (si tenga presente di qual loco qui si parla) di prosperare di settimana in settimana con camion, asfalto e cemento.</em></p>
<p align="center">
<p align="center">
<p align="center"><strong>3.</strong></p>
<p style="text-align: right"><em>Dalla selva di Chiaiano a Capua</em></p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>3.</strong>1.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Ma, intanto, a chi si dà dei camorristi<a title="testo34" name="testo34" href="#nota34"><strong>[34]</strong></a>? ai cives in protesta civilissima di Chiaiano e dintorni.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>— E questa cosa è davvero seccante da sentirsi, visto che ormai come accusa viene da ogni parte politica — ci dirà piú tardi un’amica mugnanese. — A destra [un visir bellicoso] dice spudoratamente che la discarica si farà perché il terreno lo consente, il che non ha senso perché i dati si avranno solo nei prossimi giorni<a title="testo35" name="testo35" href="#nota35"><strong>[35]</strong></a>; a sinistra ti ritrovi giornali come «la Repubblica» che dicono enormi… e ti risparmio il francesismo<a title="testo36" name="testo36" href="#nota36"><strong>[36]</strong></a>, tipo che non si vuole la discarica lí perché ci vanno le coppiette<a title="testo37" name="testo37" href="#nota37"><strong>[37]</strong></a>; e poco importa se sta venendo fuori — (grazie all’arte, tanto invisa al governo, dell’intercettazione) — che la Di Gennaro e Bertolaso erano conniventi alla gestione illegale dei rifiuti<a title="testo38" name="testo38" href="#nota38"><strong>[38]</strong></a>: l’importante è dare a noi cittadini del camorrista o del black block<a title="testo39" name="testo39" href="#nota39"><strong>[39]</strong></a>.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>(Ma il Comune di Marano chiederà ufficialmente<a title="testo40" name="testo40" href="#nota40"><strong>[40]</strong></a> che si estenda l’area protetta, proprio a impedire strumentalizzazioni da parte dei boss del cemento<a title="testo41" name="testo41" href="#nota41"><strong>[41]</strong></a>; e ogni lauzengier dovrà solo contorcersi autoglossoproctico.)</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>3.</strong>2.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Magari avessimo noialtri, a Capua, qualche migliaio di concittadini che si dànno una smossa, per l’agro che períclita tra la Cariddi della camorra e la Scilla della scienza avolterata, invece di trovarci sempre a sisifare in quattro gatti se non, quando il Volturno è in secca, due; che poi siamo letterati, umanisti, non certo tossicologi o geochimici; e proviamo vergogna, quando abbiamo dei dati da trattare, a dover fare le veci degli esperti. Io non l’ENEA, io non Paul Connet sono. Ci fosse almeno un tecnico, di qui, che si metta a disposizione dell’osservatorio; no: temono chissà quali ombre. Cosí diventano ombre essi stessi.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Paralisi, gnomone, simonia. Una piazza che è l’opposto dell’agorà. Questa mattina, prima del pellegrinaggio nel napoletano (e: lungo la Giugliano-Marcianise, che commozione, o Goethe, le pergole di asprinio), con profonda desolazione abbiamo preso atto di quanti – a parte confondere percolato e pergolati – si spaurino a mettere un nonnulla di firma su una petizione; e se non vi è paura, di chissà che bussare nottetempo casa per casa, volentieri (o meglio macchinieri) vi è chiusura; semiautistica inettitudine all’ascolto, che si accompagna a quella di argomentare, per il che – trionfo della mala istruzione – muori al dialogo e vivi nella chiacchiera; la chiacchiera come modalità inautentica dell’esserci, per dirla heideggerianamente.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>— Chest’è ’a scola, ’o vi’. Un fallimento, totale proprio.</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>3.</strong>3.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Ma a proposito di Heidegger e di sentieri interrotti, eccoci giunti al punto della selva in cui siamo costretti a interrompere, dopo un chilohypnerotòmetro, il vïaggio. Non vedremo l’antica cava tufacea – già poligono di iuessèi marines<a title="testo42" name="testo42" href="#nota42"><strong>[42]</strong></a> – condannata a trasformarsi, altro che dilettoso monte, in immondezzaio: vengono contro a noi, giuro, tre fiere.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Cani; uno scisso Cerbero. Ci minacciano, cupi, quali tori gelosi e d’ira ardenti, massime il capo, bianco<a title="testo43" name="testo43" href="#nota43"><strong>[43]</strong></a>. Facciamo dietrofront, dantescamente, non essendo forniti di cetre incantatrici né offe soporate; e ci trottano dietro, per orridi attimi, che uno pensa alla fine di Atteone; ma è meglio, Orfeo insegna, non voltarsi a guardare.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Poi – stanchi di trattare di munnezza – si gioca a chi intenda prima quali versi, di quelli improvvisati per la via dal poeta che è fra noi, siano endecasillabi perfetti, e quali invece ipèrmetri o ipòmetri. O si addita una felce, un equiseto, un cespo di matricaria; e si fa lezioncina di botanica. (Che saranno quegli erbi giganteschi, con foglie lunghe un metro, ricordanti la flora radioattiva di certi <em>Sogni</em>?)<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Infine una pianta di cicuta – se non è di angelica silvestris – ci riporta a Socrate, e all’aneddoto del flauto (una siringa, immagino; non amava gli aulòi, pure se i suoi discorsi – per musicalità e suadenza – nel <em>Simposio</em> sono detti «arie da aulòs»): su cui si concentrava nello studio di una melodia, in cella, nell’attesa che gli approntassero il farmaco.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>— Stai per morire: a che ti serve impararla?<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>— A conoscerla prima di morire.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Cosí, se dobbiamo finire avvelenati dai rifiuti, almeno impariamo a distinguere gli endecasillabi.</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>3.</strong>4.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Dopo tanto galateo in bosco, e mezz’ora di còmiti in comizio, maiores cadunt umbræ e salutate le terre ribelli ci avviamo a rincasare nel meno selvaggio dei natii borghi possibili. Ci chiuderemo nei nostri studiòli e daccapo ci passerà di mente che la varíetas dominante, qui, ha altra episteme (si fa per dire) e codice che i nostri; torneremo ad amare l’uomo in sé; e quando avremo battuto un nuovo manifesto, da farne quelle povere fotocopie e da spiegare a voce, “aulica” o meno, torneremo a riaccorgerci di quanto possano pesare – su una città abituata ai negozi con re ed imperatori, altro che ozi – centoquarantasette anni e otto mesi di decadenza.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Torneranno a noi malinconia e misantropia; forsanche immagineremo piú degne di affezione le pietre di Capua che gli abitanti, essendo esse abili a piú organici argomentari: ecco contrappuntarsi a uno scenario barocco una facciata medievale e, qui intarsiato, un frammento di antico anfiteatro, che ci esemplano la brillanza vitale del riciclo. Come oggi uno scrivente che fra le proprie pagine incastoni qualche parola antica, un sintagma dantesco, zanzottesco…<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Ma poi daccapo uno s’ ’u scorda ca ’a ggente è…; e se non rimuovessimo ogni volta questa e piú atre consapevolezze, staremmo forse tanto sconsolati che i nostri sospiri farebbero controsospirare, a borborigmi geòdici, fin i sassi della selva di Chiaiano.</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>3.</strong>5.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Altro l’orbe orbo obliò: le discariche pronte, i vagli mobili, la Costituzione, quante volte l’Italia è stata biasimata dall’Europa e perché, che cosa fa davvero la Germania con i nostri rifiuti anziché arderli<a title="testo44" name="testo44" href="#nota44"><strong>[44]</strong></a>, quanto poco ci vorrebbe ad attrezzarsi come Vedelago<a title="testo45" name="testo45" href="#nota45"><strong>[45]</strong></a>, per quali impianti invece fanno il tifo – a esempio – Vaticano e Benetton<a title="testo46" name="testo46" href="#nota46"><strong>[46]</strong></a>, come per opus Dei opus Diaboli transire sínitur, chi è quel Guido nipote del cardinal Ruini (ah questi cardinali), quanti suoi vice sono stati arrestati ecc.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Tutto, piú o meno a fondo, scordato e seppellito. Come ceneri tossiche in un campo, o una pecora morta; o come saranno seppelliti dalla Storia (se non è mia patetica illusione) tutti i grandi politici e industriali e i príncipi e generali grandi protagonisti di questi grandi tempi di munnezza. Parimenti in nessuna enciclopedia è citato il sommo traditore dei napoletani; alle sofferenze dei quali stette a guardare, scrive Lomonaco, «col riso dell’impudenza», «del tutto otturate le orecchie»; e né la cetra di Orfeo, né il flauto di Socrate avrebbe mosso a pietà quell’infimo, o il tale cardinale calabrese (ah questi cardinali), o gli altri affossatori della nostra repubblica.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Cosí spietata venga, se non la dea Nemesi, la damnatio umana.</p>
<p align="center">
<p align="center"><strong>Epilogo.</strong></p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span>Il gran sole carico d’amore è tramontato nell’immensa lacrima che avvolge il piú del mondo e ha nome oceano, lasciandoci prima alla notte e poi alla sorda luna che impudente sorride disfiorando coi medusèi tentacoli il Tifata. Il suo funereo carro seguono farfatopi neroalati, spargendo per lo spazio la tenue sabbia degli incubi, invisibile come un flusso di nanoparticelle.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Salendo abbraccerà in un sola fredda occhiata il lago d’Averno e la Reggia di Caserta, i Lagni contaminati e il carrozzone della Sibilla, i templi di Pæstum e le ville dei camorristi, il grattacielo osceno in via Medina e l’anfiteatro di Capua antica canoro di ruggiti fantasma, una strada di campagna dove un treruote porta a spasso sotto un telo alcuni bidoni di scorie abusive del nordest e la stazione di Napoli centrale con alcuni gentili noglobal del nordest seduti tra i loro zainetti in attesa del treno delle 4.07, la bianca palla aliena della centrale nucleare in letargo sul Garigliano e le ombre di Plinio e suo nipote che siedono presso la riva del mare e guardano con atarassia al Vesuvio che si prepara a curare le piaghe della Campania con il suo fuoco quello sí veramente purificatore, la tomba di Leopardi su cui riposa le ali chiuse come un libro chiuso una farfalla nei cui ommatídi si specchiano le prime nubi che tinteggia l’alba – ecco, è già lunedí e io non so come può concludersi questa storia – e il cantiere acerrano dove incompiuta torre nacque già rugginosa e sogna un suo finale babelico.</p>
<p></span>
</p>
<p align="center">
<p align="center">
<p align="center">
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Garamond&quot;;"><br />
<a title="nota1" name="nota1"></a><strong>1.</strong> <em>gnomone</em>: «gobbo» televisivo. <a title="torna su" href="#testo1"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota2" name="nota2"></a><strong>2. </strong>Petizione lanciata dal Coordinamento regionale rifiuti il 21 maggio.<a title="torna su" href="#testo2"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota3" name="nota3"></a><strong>3.</strong> Che un Giulio Di Donato oltraggerà parlando di «cascàmi del sessantotto, scampoli di indiani metropolitani, rivoluzionari obesi, lussuriosi della protesta» riunitisi a Chiaiano «per una masturbazione collettiva nelle cave di tufo con tanto di orgasmo virtuale sognando la rivoluzione» (<em>Giustizialisti in agguato</em>, «Roma», 7 giugno).<a title="torna su" href="#testo3"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota4" name="nota4"></a><strong>4. </strong>Vedi per es. Attilio Bolzoni, <em>Le barricate in attesa dell’ora X tra ultras, guappi e centri sociali</em>, «la Repubblica», 27 maggio: «I “fetienti” […] sono pronti con le loro molotov […], forse anche con le loro armi». «Dietro piazza Titanic», scriveva due giorni prima, «qualcuno ha nascosto un piccolo arsenale» (<em>Il chilometro maledetto</em>); «forse qualcuno […] anche “fatto” di coca. I caporioni l’avevano distribuita gratis la polvere bianca» (<em>Irriducibili alla rotonda, la notte della resa e i tecnici entrano dal cancello secondario</em>, 28 maggio).<a title="torna su" href="#testo4"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota5" name="nota5"></a><strong>5.</strong> Sui rischi per la salute delle popolazioni residenti in prossimità di discariche (a norma) vedi per es. Mark S. Goldberg, Nohal Al-Homsi, Lise Goulet, Helene Riberdy, <em>Incidence of cancer among persons living near a municipal solid waste landfill site in Montreal, Quebec</em>, «Archives of Environmental Health», vol. 50, n. 6, novembre-dicembre 1995.<a title="torna su" href="#testo5"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota6" name="nota6"></a><strong>6.</strong> La loro è, scriverà Erri De Luca, «una rivolta compatta ma di forza quieta e ragionevole: ha accettato di trattare, di aspettare le conclusioni delle perizie scientifiche, di smobilitare la barricata nel frattempo» (<em>La repubblica di Chiaiano</em>, «il manifesto», 5 giugno).<a title="torna su" href="#testo6"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota7" name="nota7"></a><strong>7.</strong> Il 23 maggio. Due giorni dopo, sulla «Repubblica» si giustifica il tutto, in prima pagina, col lancio di fantomatici accrocchi esplosivi «contro la polizia che ha risposto caricando», e all’interno si cita Roberto Maroni: «qualcuno ha organizzato un attacco violento contro la polizia» (Liana Milella, <em>«Non ci sarà dialogo con chi usa le molotov»</em>). Controtestimonia Elisa Di Guida in una lettera aperta, scritta la sera stessa del 23: «Ma io ero lí. E la storia è un’altra. Alle 20 e 20 almeno 100 uomini, tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno caricato la gente inerme […]. La gente urlava ma non rispondeva alla violenza […]. Lo stato di polizia e l’atmosfera violenta di questa sera somigliano troppo a quelli dei regimi totalitaristi. Proprio quelli di cui racconto, con orrore, ai miei studenti durante le lezioni di storia».<a title="torna su" href="#testo7"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota8" name="nota8"></a><strong>8. </strong>Emanuela Campochiaro.<a title="torna su" href="#testo8"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota9" name="nota9"></a><strong>9.</strong> Vedi per es. Dario Del Porto, <em>Chiaiano, il ferito caduto dal muro: «Ero appeso, manganellate sulle mani»</em>, «la Repubblica», 26 maggio.<a title="torna su" href="#testo9"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota10" name="nota10"></a><strong>10.</strong> Romolo Sticchi.<a title="torna su" href="#testo10"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota11" name="nota11"></a><strong>11.</strong> Decreto legge n. 90 del 23 maggio 2008 (il 9 luglio sarà convertito in legge). Nell’art. 9 è autorizzata la realizzazione di discariche in dieci località, tra cui Chiaiano; nell’art. 2 il sottosegretario di Stato con delega all’emergenza rifiuti in Campania è autorizzato a realizzare le discariche «anche in deroga a specifiche disposizioni legislative e regolamentari in materia ambientale, paesaggistico-territoriale, di pianificazione del territorio e della difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria».<a title="torna su" href="#testo11"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota12" name="nota12"></a><strong>12.</strong> Con l’art. 1 dell’ordinanza n. 3656 del 6 febbraio 2008.<a title="torna su" href="#testo12"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota13" name="nota13"></a><strong>13.</strong> «La decisione di Prodi di dare i contributi CIP6 ai tre inceneritori della Campania» (ancora non si era aggiunto alla lista quello di Napoli) «apre la porta per il ritorno in gara di A2A e di Veolia […] che ha avuto la scorsa settimana 6 dirigenti […] arrestati» (Alex Zanotelli, <em>Il ritorno dei CIP6: politica da inquinamento</em>, comunicato, 4 febbraio). Per inciso, Veolia è tra gli sponsor della fondazione di Umberto Veronesi, il quale parlò piuttosto bene degli inceneritori a <em>Che tempo che fa</em>, su RAI 3, il 20 gennaio; seguirono, tre giorni dopo, gli arresti di cui sopra (da non confondere con quelli di cui sotto). Al completamento dell’impianto di Acerra opera, attualmente, ancora la FIBE, massima responsabile dell’attuale disastro rifiuti; il cui amministratore delegato è un tale Massimo Malvagna. Martedí scorso, 27 maggio, l’AGI riportava: «Malvagna, intervistato dal GR1, assicura che il nuovo termovalorizzatore può bruciare tutto, anche rifiuti nocivi, e non è pericoloso». Lo stesso giorno il Malvagna, la Di Gennaro et alii venivano arrestati sotto accusa di falso ideologico, traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata ai danni dello Stato ecc.<a title="torna su" href="#testo13"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota14" name="nota14"></a><strong>14.</strong> Con l’art. 4 dell’ordinanza n. 3657 del 20 febbraio 2008. Un mese e mezzo prima, Walter Ganapini ricordava: «non possono essere bruciate poiché non si sa cosa ci sia dentro. È notorio che sostanze tossiche provenienti da lavorazioni industriali sono state assemblate con rifiuti ordinari. Due anni fa, alcune ecoballe portate a Terni per essere smaltite si rivelarono radioattive e contaminarono l’inceneritore. […] La Germania si è detta pronta a stoccarle in grande profondità nel suo sottosuolo senza rischi ambientali. Una proposta che ha suscitato ironie ma che andrebbe presa in considerazione» (Simone Verde, <em>Fermiamo la lobby degli inceneritori</em>, «il manifesto», 6 gennaio).<a title="torna su" href="#testo14"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota15" name="nota15"></a><strong>15. </strong>L’Augustissima arciconfraternita della santissima Trinità dei pellegrini e convalescenti.<a title="torna su" href="#testo15"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota16" name="nota16"></a><strong>16.</strong> Del Forum del terzo settore e dell’ASCOM di Marano di Napoli.<a title="torna su" href="#testo16"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota17" name="nota17"></a><strong>17. </strong>I quali, destinati a incolonnarsi «dall’alba fino a mezzogiorno» per la già sovratrafficata via Santa Maria a Cubito ecc. e da qui «insinuarsi nel viottolo» che conduce alle cave, «rappresentano un incubo per chiunque abbia fatto anche una sola volta nella vita quella strada alle otto di mattina» (Antonio Menna, <em>Ragionamenti sul no a Chiaiano</em>, blog personale, 12 giugno).<a title="torna su" href="#testo17"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota18" name="nota18"></a><strong>18.</strong> Cardarelli, Cotugno, Monaldi, Pascale.<a title="torna su" href="#testo18"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota19" name="nota19"></a><strong>19. </strong>O meglio a dilapidarne per «una spesa totale accertata di oltre 2 miliardi di euro» (Paolo Chiariello, <em>Monnezzopoli. La grande truffa</em>, Tullio Pironti, Napoli 2008, p. 52).<a title="torna su" href="#testo19"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota20" name="nota20"></a><strong>20.</strong> <em>cupa</em>: strada di campagna, incassata rispetto al piano, e sovrastata da una volta d’alberi.<a title="torna su" href="#testo20"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota21" name="nota21"></a><strong>21.</strong> Su questo tema vedi per es. Francesca Pilla, <em>«I siti alternativi ci sono, a bloccarli è De Mita»</em>, «il manifesto», 15 gennaio 2008. O anche la relazione tenuta da Giovan Battista de’ Medici a una conferenza stampa delle Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia, presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, il 12 maggio 2007: «Io feci un discorso molto chiaro alla dottoressa Di Gennaro […]: “Dottoressa, io le ho consegnato la relazione dei siti che secondo me sono i migliori […]; però voi volete continuare per forza su Serre […]. Allora io non capisco questa situazione; […] se ci sono siti alternativi idonei a ospitare discariche, […] perché si insiste sulle aree protette?”». Circa un anno dopo, cinque giorni fa, Marta Di Gennaro – ex vice di Bertolaso – è stata arrestata. Una sua frase resterà famosa: «Noi stiamo parlando di una discarica da truccare e voi ci dovete aiutare a fare quello» (citata da lei stessa in una telefonata a Guido Bertolaso, 28 giugno 2007).<a title="torna su" href="#testo21"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota22" name="nota22"></a><strong>22.</strong> Varietà che cresce sull’omonima collina fin dal 1629, si narra, quando donna Catarina Mandrie y Manriquez de Mendoza marchesa di Cirella – allontanata da Madrid, dacché Elisabetta di Francia la seppe amante di Filippo IV, e fatta principessa di Marano – qui trapiantò una dozzina di ciliegi portati con sé a ricordo della Spagna.<a title="torna su" href="#testo22"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota23" name="nota23"></a><strong>23.</strong> Il secondo comma dell’art. 9 del citato decreto legge del 23 maggio autorizza lo smaltimento in discarica delle tipologie di rifiuti pericolosi contraddistinte dai codici CER 19.01.11 (ceneri pesanti), 19.01.13 (ceneri leggere), 19.02.05 (fanghi industriali) ecc. Si noti, inoltre, che il governo precedente ha esteso il segreto di Stato anche allo smaltimento delle scorie prodotte dagli inceneritori e da altri – quale in teoria quale in pratica – «impianti civili per produzione di energia» (punto 17 dell’allegato al decreto del presidente del Consiglio dei ministri dell’8 aprile 2008).<a title="torna su" href="#testo23"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota24" name="nota24"></a><strong>24.</strong> Assessore tecnico all’ambiente della regione Campania.<a title="torna su" href="#testo24"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota25" name="nota25"></a><strong>25.</strong> Roxy Bar, corso Dante. La vittima era scesa di casa ad acquistare delle bibite per i figli.<a title="torna su" href="#testo25"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota26" name="nota26"></a><strong>26.</strong> Armati di una calibro 9×21 e di una calibro 9 short, dalle quali sono partiti diciotto proiettili.<a title="torna su" href="#testo26"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota27" name="nota27"></a><strong>27.</strong> Primo incriminato Claudio De Biasio, all’epoca vice di Bertolaso. Lui, i fratelli Orsi et alii sono stati arrestati il 3 aprile 2007 sotto accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, concorso esterno in associazione mafiosa di stampo camorristico, favoreggiamento ecc. «A questo punto arrivati, chiunque avrebbe pensato che Claudio De Biasio […] sarebbe stato messo da parte. E invece […] ricompare a Roma, negli uffici della Protezione civile, quindi sempre alle dipendenze di Guido Bertolaso» (Paolo Chiariello, op. cit., pp. 171-172).<a title="torna su" href="#testo27"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota28" name="nota28"></a><strong>28.</strong> In ispecifico, della confederazione dei Casalesi e del clan mondragonese dei La Torre.<a title="torna su" href="#testo28"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota29" name="nota29"></a><strong>29.</strong> La chiesa dello Spirito Santo, a circa un chilometro da quella del funerale, Maria Santissima Preziosa.<a title="torna su" href="#testo29"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota30" name="nota30"></a><strong>30. </strong>Il banchetto si terrà all’Hotel Raito di Vietri sul Mare. Lo guasterà una retata della squadra mobile di Caserta.<a title="torna su" href="#testo30"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota31" name="nota31"></a><strong>31.</strong> Francesco Schiavone, in carcere dall’11 luglio 1998. Il 19 giugno 2008 verrà confermata la sua condanna all’ergastolo.<a title="torna su" href="#testo31"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota32" name="nota32"></a><strong>32.</strong> Nessuna scorta, invece, a Michele Orsi, malgrado la richiesta del suo avvocato.<a title="torna su" href="#testo32"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota33" name="nota33"></a><strong>33. </strong>Sull’autostrada A1, direzione Reggio Emilia, nei pressi del casello di Modena nord.<a title="torna su" href="#testo33"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota34" name="nota34"></a><strong>34.</strong> Non sarebbe però «la camorra con la C maiuscola» quella che – secondo certa stampa – «Ingaggia bande di ultras, facili alla cocaina», e sta «dietro quelle barricate»; bensí «delinquenza di quartiere che ha piccoli interessi edilizi intorno alle cave e li vedrebbe impoveriti dallo smaltimento dei rifiuti» (Giuseppe D’Avanzo, <em>La città che gioca con i suoi vizi</em>, «la Repubblica», 27 maggio).<a title="torna su" href="#testo34"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota35" name="nota35"></a><strong>35. </strong>«Intanto, di certo c’è solo che, a norma di legge, per essere idoneo a ospitare una discarica, il sito deve essere stabile, il suolo impermeabile, lontano da falde acquifere e coltivazioni di pregio, ospedali e centri abitati, facilmente raggiungibile dai mezzi. “A Chiaiano non c’è nemmeno una di queste condizioni” commenta Ortolani. […] “Le cave adiacenti sono già crollate [e] tutta la zona è molto instabile anche perché, con le piogge, l’acqua dilava attraverso le cave e finisce nella falda sottostante. […]”. [Quelli del] commissariato sono convinti di poter effettuare l’impermeabilizzazione “ma sono sfortunati – commenta il geologo – perché a giugno è caduta molta pioggia e si è visto che il terreno l’ha assorbita tutta, non c’è nessuna fascia di terreno argilloso o altro che la blocchi in tutta la zona. In queste condizioni, bastano 15-30 giorni al percolato per arrivare in falda”» (Adriana Pollice, <em>«Ma il tavolo tecnico in realtà non c’è mai stato»</em>, «il manifesto», 24 giugno). E quandanche riuscisse l’impermeabilizzazione, sarebbe disastro: «Chi vive a Marano lo sa: quando piove, dalla collina dei Camaldoli arriva un torrente di detriti nel centro storico […] perché sulla collina hanno costruito abusivamente, i terreni che assorbivano l’acqua piovana non ci sono piú. La pioggia impatta l’asfalto e scivola a valle. Puntualmente si allaga il quartiere del Truglio […]. Sull’altro versante dei Camaldoli, quello delle cave, la terra e il tufo, invece, assorbono ancora e il torrente di detriti non arriva sulle case. Se le cave vengono occluse e la zona impermeabilizzata, oltre che urbanizzata per il passaggio dei camion, anche quel ventricolo della collina pomperà acqua e detriti durante le piogge. Saremo invasi da due lati. Ci vuole poco a fare la fine di Sarno» (Antonio Menna, art. cit.).<a title="torna su" href="#testo35"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota36" name="nota36"></a><strong>36. </strong>Cfr. Franco Ortolani, <em>Chiaiano: perché il quotidiano «la Repubblica» diffonde notizie false?</em>, comunicato, 9 giugno.<a title="torna su" href="#testo36"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota37" name="nota37"></a><strong>37.</strong> Vedi Giorgio Bocca, <em>A Napoli rivolte popolari contro il popolo</em>, «il Venerdí di Repubblica», 6 giugno. Ivi il Bocca tra l’altro sbotta, confusionario: «Ma cosa vogliono questi sofisti della Magna Grecia, che non solo hanno permesso alla camorra di diventare governo, ma sostengono anche che sia conveniente e giusto assecondarla in questa manifestazione d’inciviltà che è la sepoltura di Napoli sotto una coltre di immondizie?». Commenterà la blogger Ciboulette (riferendosi non a noi «sofisti», ovviamente, ma a lui): «Se questi sono gli intellettuali che abbiamo, non voglio pensare a cosa sono gli ignoranti».<a title="torna su" href="#testo37"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota38" name="nota38"></a><strong>38. </strong>«Non capisco come è possibile che la Di Gennaro risulti colpevole e lui ne esca pulito» (Nando Vignola, <em>Promesse, monnezza e “intoccabili”</em>, «La voce democratica», 5-19 giugno). Illuminante in proposito mi sembra Claudio Lanti, <em>Guido Bertolaso, l’uomo dalla mano d’oro</em>, «La Velina Azzurra» (supplemento di «Italian Outlook»), 13 gennaio 2005.<a title="torna su" href="#testo38"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota39" name="nota39"></a><strong>39.</strong> O dire, ampliando il tiro, che «l’Italia che va in piazza a Chiaiano incarna la parte piú meschina del Paese» (Michele Brambilla, <em>L’Italia dei peggiori</em>, «il Giornale», 26 maggio).<a title="torna su" href="#testo39"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota40" name="nota40"></a><strong>40.</strong> Il 19 giugno, in una riunione convocata dall’Assessorato all’urbanistica della provincia di Napoli.<a title="torna su" href="#testo40"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota41" name="nota41"></a><strong>41.</strong> Vedi due articoli di Conchita Sannino che appariranno il 4 giugno rispettivamente su «la Repubblica» e «la Repubblica Napoli»: «Un affare da 100 milioni di euro aleggia sui suoli edificabili che circondano la cava della discordia di Chiaiano. Proprio lí dovrebbero nascere 570 appartamenti, una maxi lottizzazione […] i cui profitti verrebbero drasticamente minacciati dall’avvento della discarica» (<em>Centinaia di case vicino alla discarica: la superprocura indaga su Chiaiano</em>); da ciò «il sospetto che qualcuno abbia provato o stia provando a strumentalizzare la protesta» (<em>Chiaiano, tutti i sospetti del sindaco sulla maxi lottizzazione edilizia</em>). Si tratterebbe, secondo «la Repubblica Napoli», di una certa Marlin costruzioni.<a title="torna su" href="#testo41"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota42" name="nota42"></a><strong>42. </strong>Per il che, ricorderà il geochimico Domenico Cicchella, «C’è già una grossa contaminazione di piombo e antimonio […]. Quindi […], volendo allestire una discarica nella cava, sarebbe necessaria prima la bonifica, che peraltro è estremamente costosa» (Comune di Marano di Napoli, <em>Cava di Chiaiano, i tecnici di parte: indagini allo stato sono approssimative</em>, comunicato, 19 giugno).<a title="torna su" href="#testo42"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota43" name="nota43"></a><strong>43. </strong>Cane citato anche in Marcello Anselmo, <em>La sagra della monnezza</em>, «Napoli Monitor», maggio-giugno, pp. 1 e 5.<a title="torna su" href="#testo43"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota44" name="nota44"></a><strong>44.</strong> Vedi dichiarazione del Ministero dell’ambiente della Sassonia riportata dall’ANSA il 21 maggio.<a title="torna su" href="#testo44"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota45" name="nota45"></a><strong>45.</strong> Dove ormai si attua il riciclo pressoché al 100%.<a title="torna su" href="#testo45"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota46" name="nota46"></a><strong>46.</strong> La Benetton controlla un terzo della IGLI, azionista di maggioranza della IMPREGILO (fino al 2005 una cosa di Cesare Romiti), che a sua volta controlla la FIBE, «una società “protetta” dal governo e vicina al Vaticano» (Giantomaso De Matteis, <em>In un contratto l’oro della FIBE, la società “figlia” di IMPREGILO</em>, «la Repubblica Napoli», 26 febbraio 2005). Che in questo «grande affare trasversale» sia implicato il Vaticano lo ha esplicato, per es., Tommaso Sodano (attualmente sotto scorta) nella sua relazione al convegno <em>Gestione rifiuti in Campania: cronaca di un disastro</em>, Palazzo Marigliano, Napoli, 22 ottobre 2006.<a title="torna su" href="#testo46"><strong>[»]</strong></a></span></p>
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<p><small>[ layout di pagina di <strong>orsola puecher</strong> ]</small></p>
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<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/07/28/i-boschi-ombrosi-e-l%e2%80%99arte-delloblio/">I boschi ombrosi e l’arte dell&#8217;oblio</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Chiaiano è sola?</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 18:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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<p><em>Maurizio Braucci mi manda questo appello a cui potete aderire inviando una mail all&#8217;indirizzo che compare qui sotto e un bel video realizzato dai bambini della scuola Virgilio IV realizzato con Giovanna Pignataro, la figlia di <a href="http://www.felicepignataro.org/">Felice Pignataro</a>.hj</em></p>
<p>Nell’attesa del responso sull’idoneità dei terreni delle cave, gli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano continuano a presidiare pacificamente i luoghi della contesa.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/17/chiaiano-e-sola/">Chiaiano è sola?</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/6Dj0z5OpROA&#038;hl=en"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/6Dj0z5OpROA&#038;hl=en" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p><em>Maurizio Braucci mi manda questo appello a cui potete aderire inviando una mail all&#8217;indirizzo che compare qui sotto e un bel video realizzato dai bambini della scuola Virgilio IV realizzato con Giovanna Pignataro, la figlia di <a href="http://www.felicepignataro.org/">Felice Pignataro</a>.hj</em></p>
<p>Nell’attesa del responso sull’idoneità dei terreni delle cave, gli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano continuano a presidiare pacificamente i luoghi della contesa. Nei giorni di fuoco della protesta, i cronisti di radio, giornali e televisioni hanno spesso descritto chi si opponeva alla discarica come una folla di egoisti o di oscuri personaggi, inventando storie di armi, droga e camorra. Lo stesso era accaduto a gennaio a Pianura, mentre allora come oggi il consiglio comunale e quello regionale si sono tenuti a distanza dalle tensioni che hanno contribuito a provocare con le loro assurde politiche sui rifiuti. A loro e al governo Berlusconi, gli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano chiedono<span id="more-6164"></span><br />
•	di non realizzare una discarica in un terreno non idoneo, già destinato a parco naturale.<br />
•	di interrompere la gestione straordinaria dei rifiuti che perdura dal 1994 e che ha causato l             l’attuale disastro ambientale.<br />
•	di iniziare immediatamente la raccolta differenziata a Napoli e in  Campania applicandola legislazione europea<br />
•	di lasciare libera la magistratura di indagare sulle reti di illeciti intorno alla gestione dei rifiuti.<br />
Sui media, la popolazione campana appare sempre passiva rispetto alla cosa pubblica, oppure se si mobilita lo fa perché prezzolata da loschi interessi. Si cita spesso la camorra. Se analizziamo il passato recente, la camorra sembrerebbe più incline all’apertura che non alla chiusura delle discariche, avendo dimostrato di saper entrare nel loro funzionamento. Come per la camorra, l’emergenza rifiuti è stata finora anche per politici ed imprenditori un’occasione di speculazione e di violazione dei diritti sociali ed ambientali. Il decreto Berlusconi si inserisce perfettamente in questa filosofia emergenziale e tenta di rimuovere gli ostacoli alla sua realizzazione. E lo fa in più punti: nella costituzione di una superprocura che controlli le inchieste accettabili e quelle “inadeguate&#8221;, nella possibilità di stoccare in discarica diverse tipologie di rifiuti speciali e tossici, nello stanziamento senza controllo di altri 150 milioni di euro che permetterà di assegnare le infrastrutture senza gara d’appalto, nell&#8217;imposizione di uno stato d’eccezione con norme penali ad hoc per colpire chi protesta. Ma esistono altre vie d’uscita dall’emergenza:  la riduzione drastica degli imballaggi, la separazione almeno del secco dall’umido, l&#8217;allestimento d&#8217;impianti per la trasformazione dei rifiuti differenziati, in grado di ricavare compost (utile per bonifiche e agricoltura), nuovi polimeri dalla plastica, nuovo vetro. Perchè non si può virare il piano in questa direzione? E perchè si continuano a fare scelte così bizzarre: aree vulcaniche come Terzigno o la Selva di Chiaiano, unico polmone verde di Napoli. Ancora una volta, si chiede ai cittadini di sacrificarsi al buio, senza nessun segnale di inversione reale di rotta, di emancipazione dalla sudditanza agli interessi forti.<br />
Con questo appello intendiamo esprimere la nostra solidarietà alle persone che abitano nella zona delle cave di Chiaiano, che animano i presidi e partecipano alle manifestazioni contro la discarica e rivolgiamo ai mass media l’esigenza di un racconto dei fatti non pregiudiziale.<br />
Aderiscono all’appello tra gli altri:<br />
24 Grana-Anselmo Marcello-Biasiucci Antonio-Braucci Maurizio-Capone Maurizio-Cerciello Carlo-De Luca Erri-Esposito Patrizio-Evangelisti Valerio–Farina Riccardo-Ferrara Luciano-Frasca Gabriele-Geremicca Fabrizio-Lanzetta Oreste-Loguercio Canio-Longobardi Sergio-Martinelli Marco-Onorato Antonio-Orioles Riccardo-Pavolini Lorenzo-Persico Luca Zulù-Philopat Marco-Piccoli Guido-Piro Sergio-Riccio Alessandra–Rossomando Luca-Salvia Marco-Scateni Luciano-Sepe Daniele-Wu Ming-Zanotelli Alex</p>
<p>Per sottoscrivere l’appello, scrivete una mail con vostro nome, cognome, professione, città di residenza a: antoniabasura@gmail.com . L’appello, con l’elenco completo di coloro che hanno aderito, è sul sito: www.rifiutizerocampania.org/</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/17/chiaiano-e-sola/">Chiaiano è sola?</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Poubelle. Forse cercavi: monnezza</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 08:42:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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<strong>Il dibattito</strong><br />
<em>Intellettuali e debolezze della politica</em><br />
di<br />
<strong>Gabriella Gribaudi </strong></p>
<p>Ritorna ciclicamente la discussione sulla borghesia napoletana. La solita discussione sulle «mancanze» (mancanze meridionali, ma anche mancanze italiane) ancora più assurda in epoca post-industriale e post-moderna. A Napoli mancherebbe una vera borghesia.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/09/poubelle-forse-cercavi-monnezza/">Poubelle. Forse cercavi: monnezza</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/iOJVcV16zcA&#038;hl=it"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/iOJVcV16zcA&#038;hl=it" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344"></embed></object><br />
<strong>Il dibattito</strong><br />
<em>Intellettuali e debolezze della politica</em><br />
di<br />
<strong>Gabriella Gribaudi </strong></p>
<p>Ritorna ciclicamente la discussione sulla borghesia napoletana. La solita discussione sulle «mancanze» (mancanze meridionali, ma anche mancanze italiane) ancora più assurda in epoca post-industriale e post-moderna. A Napoli mancherebbe una vera borghesia. Che cos&#8217;è la borghesia «sana»? I finanzieri rampanti di Roma e Milano? I vecchi industriali? Gli imprenditori che smistano i rifiuti tossici? Oggi più che mai la categoria non è adeguata a interpretare una realtà storica che vede trasformare completamente i vecchi assetti sociali in un rapporto inscindibile con i processi di globalizzazione. A milioni hanno letto e glorificato il libro di Saviano, Gomorra, ma sembra che quasi nessuno ne abbia colto uno degli aspetti più importanti: la descrizione del rapporto funzionale tra i gruppi camorristi e gli imprenditori settentrionali, per i rifiuti nocivi, per lo sfruttamento del lavoro nero&#8230;<br />
<span id="more-6082"></span><br />
È una borghesia sana quella? Un discorso analogo si può fare per quel che riguarda il discorso sugli intellettuali. «Gli intellettuali non protestano». Curioso che il concetto di intellettuale come coscienza critica, tipicamente marxista, venga portato avanti da studiosi molto lontani da quell&#8217;ideologia. Ma, a parte ciò, ci sono stati parecchi «intellettuali» che hanno protestato, studiato, proposto&#8230; Il fatto è che a discettare sulle pagine più importanti dei giornali nazionali e nei salotti televisivi ci sono poi sempre studiosi e opinionisti che leggono la realtà napoletana attraverso informazioni di seconda mano e stereotipi radicati. E questo vale anche per i napoletani che da lungo tempo non vivono in città. Umilmente ricordo che anch&#8217;io ho scritto un lungo articolo di analisi del ciclo vizioso dei rifiuti campani (Il Mulino, n.1, 2008). Sono storica e occuparmi di spazzatura non è il mio mestiere, ma mi sono impegnata a studiare il caso attraverso la copiosa documentazione che copre tutto il periodo dell&#8217;emergenza.</p>
<p> Mi sono così accorta che il dibattito sul tema non si sviluppa quasi mai a partire da informazioni esatte, da dati concreti. Invece, si svolge sempre in termini ideologici (sia che sia di destra che di sinistra) è un dibattito capzioso. Oggi, ad esempio, al centro dell&#8217;attenzione ci sono soltanto le popolazioni e le loro proteste. Le popolazioni sono diventate le vere colpevoli di tutto, il famoso partito dei no. Le responsabilità accertate da migliaia di pagine di inchieste parlamentari, approfondite dalla magistratura sono svanite nel nulla: una gara fatta male, un&#8217;impresa nazionale che ha costruito un prodotto pessimo (ed è incriminata per questo per «truffa allo Stato») un&#8217;amministrazione locale che non solo si è mostrata inerte, ma ha sprecato danaro pubblico in quantità scandalosa e in tanti anni non ha avviato una raccolta differenziata seria, ha saputo solo fare discariche e colmarle ben oltre i limiti consentiti da una legge che dovrebbe tutelare la salute dei cittadini. Perché le popolazioni dovrebbero fidarsi?</p>
<p> Chi assicura che tutto non verrà fatto come nel recentissimo passato, che una discarica aperta ora non durerà per decine di anni, non si riempirà di spazzatura non trattata, di percolato? Non si vedono segnali positivi di cambiamento. Si parla solo di discariche e di educazione dei cittadini, educazione nelle scuole. Intanto prima di tutto dovrebbero essere educati gli amministratori. L&#8217;educazione,<br />
inoltre, non è una disciplina astratta, ma si alimenta con comportamenti pratici, favoriti da soluzioni concrete e applicate con rigore. Il contrario di quello che avviene regolarmente a Napoli: gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. C&#8217;è in città in questo momento un tale sconforto, un così grande sentimento di umiliazione, che, se si desse ai cittadini la possibilità di fare una vera e durissima raccolta differenziata, sicuramente vi si impegnerebbero con energia. Ma gli amministratori sono spariti dietro ai diktat del governo, si sono adeguati, zitti su tutto per difendere se stessi. L&#8217;incriminazione delle popolazioni fa passare sotto silenzio le loro colpe. </p>
<p>È qui, non in una mitica borghesia né in un&#8217;altrettanto mitica società civile, che si situa la debolezza del sistema campano. La politica è, in Campania, un sistema chiuso, autoreferenziale. Un gruppo di «apparatchicki» che girano da un posto di comando a un altro. Persone che hanno fatto disastri in un&#8217;istituzione vengono promossi alla direzione di un&#8217;altra. Si ha l&#8217;impressione netta che il filtro attraverso cui vengono selezionati i politici sia del tutto negativo: passano i peggiori. I migliori, perché liberi di testa, non allineati, vengono esclusi. E le liste campane delle ultime elezioni sono stata un&#8217;ulteriore prova dell&#8217;impossibilità di cambiare qualcosa. Ci troviamo di fronte a una classe politica del tutto delegittimata a livello locale come a livello nazionale, ma ostinatamente attaccata al potere conquistato, tanto da accettare di adeguarsi e celarsi dietro ai diktat autoritari del nuovo governo.<br />
 Da un canto, quindi, una classe politica che non ha più credibilità e legittimità per agire, se mai lo volesse, dall&#8217;altro i nuovi governanti che usano una procedura autoritaria e antidemocratica.<br />
Altro che protestare! Sembra che non ci siano più possibilità di «voice», per usare la famosa espressione di Hirschman che stava a indicare gli spazi per una protesta democratica che venisse ascoltata, ma che l&#8217;unica possibilità sia per chi può l&#8217; «exit», cioè andarsene, che è, purtroppo, quello che stanno facendo tutti i giovani più intraprendenti. Viene voglia di stare zitti, di scegliere un doloroso e appartato silenzio.  </p>
<p>* Articolo che mi è stato segnalato da Maurizio Braucci e pubblicato sul <a href="http://www.ilmattino.it/mattino/page_view.php">Mattino</a> di Napoli dell&#8217;8/06/2008 </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/09/poubelle-forse-cercavi-monnezza/">Poubelle. Forse cercavi: monnezza</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Breve storia dell’emergenza rifiuti in Campania</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 06:41:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/spazzatura.jpg'></a><br />
di <strong>Maurizio Braucci</strong></p>
<p>Primavera del 2007. Petra e io passeggiamo nel Parco Ventaglieri, nel centro di Napoli, facendo attenzione ai gradini rotti e alle grate su cui poggiamo i piedi, la manutenzione dello spazio è scarsa e l’effetto della furia dei ragazzini e degli agenti atmosferici trovano poco rimedio.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/04/breve-storia-dell%e2%80%99emergenza-rifiuti-in-campania/">Breve storia dell’emergenza rifiuti in Campania</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/spazzatura.jpg'><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/spazzatura.jpg" alt="" title="spazzatura" width="220" height="146" class="alignnone size-medium wp-image-6048" /></a><br />
di <strong>Maurizio Braucci</strong></p>
<p>Primavera del 2007. Petra e io passeggiamo nel Parco Ventaglieri, nel centro di Napoli, facendo attenzione ai gradini rotti e alle grate su cui poggiamo i piedi, la manutenzione dello spazio è scarsa e l’effetto della furia dei ragazzini e degli agenti atmosferici trovano poco rimedio. Lei è una giornalista tedesca, di Monaco, e ha voluto incontrarmi per parlare della mia città, sa della situazione dell’emergenza rifiuti, chiede delucidazioni e, dall’alto della sua tradizione civica, esclama “Capisco tutto: la corruzione, il malgoverno&#8230; ma come è possibile che qui i politici siano arrivati al punto di permettere un disastro ambientale che umilia anche loro?”. Non so rispondere, ma la domanda mi rimane nella testa, diventa anche la mia e ancora oggi cerco di trovare le ragioni profonde di questo oltraggio. “Come è potuto accadere tutto ciò?” domanda da olocausto, instillatami da una bavarese.<span id="more-6047"></span></p>
<p>I fatti non sono mai inequivocabili come voleva Jack London in “Martin Eden”. Dopo Einstein e l’11 settembre provi a parlare di realtà e ti ritrovi nell’immaginario e viceversa, ma intanto, nelle cronache di questi giorni, fioccano le interpretazione e gli opinionisti mentre la gente non ci ha capito niente. Qui in Campania, non siamo ad alti livelli di mistificazione, non a quello che scriveva Debord per cui “Il vero è solo un momento del falso”, qui si fa solo una gran confusione, anche da parte di chi denuncia le cose, le rivelazioni arrivano a tratti e sempre per la forza del glamour o delle vicende: il call center milionario di Bassolino, le manganellate alle donne di Pianura e così via. Ma questo disastro non era annunciato? I documenti degli attivisti (tutto loro è il merito di aver portato a galla la situazione) non sempre sono chiari, a volte oscillano tra l’ermetismo tecnoambientalista e il proclama contro l’imperialismo, le immagini delle pecore morenti dei fratelli Cannavacciuolo ad Acerra e il percolato che filtra da discariche che sarebbero state bonificate con i prelievi della Tarsu. I cittadini campani poggiano la loro indignazione sul generico assunto per cui “Chi comanda è corrotto” e “Si sono mangiati i soldi”. La stampa nazionale, che ha finalmente accolto la gravità della situazione, recita a memoria “Gli affari della camorra – La rete delle ecomafie – Un intreccio tra politica e criminalità organizzata”. La strategia di chi ha delle responsabilità sembra avvantaggiarsi di questa confusione, tra i suoi fumi è più difficile intravedere i fatti, perfino equivocarli.<br />
Emergenza rifiuti, perché? In Campania viene dichiarata nel febbraio del 1994, e questo fa sì che la gestione passi a un delegato del capo del governo, allora limitata alla figura del prefetto, con poteri speciali che mirano a riportare la situazione verso l’ordinario. La Campania ha in quell’anno le proprie discariche piene o in via di saturazione ma ciò accade perché è in ritardo nell’adozione di un nuovo piano per i rifiuti che non si basi sul ciclo, ormai superato, di raccolta e sversamento. Commissariare significare gestire i rifiuti con fondi prevalentemente non regionali, avvalersi di competenze tecniche straordinarie e poter attuare scelte emergenziali che altrimenti non sarebbero possibili. L’altro grande caso di commissariamento a sud è quello del dopoterremoto del 1980, i danni che ha prodotto nelle terre dove la criminalità organizzata è diffusa potevano forse far prevedere che anche commissariare i rifiuti in Campania avrebbe riproposto problematiche simili, ma di questo è inutile scrivere oltre.</p>
<p>Parliamo con un Mr. X che ne sa molto ma non vuole comparire come fonte:<br />
“Tu hai avuto un ruolo dirigenziale alla Provincia di Napoli fino al 1996, come mai ti sei dimesso?”<br />
“Ho preso parte a quella che chiamerei ‘fase 1’ dell’attuale emergenza. Allora già subodoravo che questa faccenda del commissariamento non sarebbe valsa a risolvere la situazione ma, anzi, a peggiorarla. Nel 1995, con la giunta regionale di Antonio Rastrelli di An, ho visto il prevalere di criteri di consociativismo proprio a partire dalle possibilità che la situazione di emergenza offriva ai politici. Io stesso presi parte alla gestione del primo bando di formazione per operatori ecologici che poi portò all’assunzione di 2.500 persone. La cosa che mi scandalizzò fu che Regione, Provincia e Comune aggirarono il collocamento e scelsero i corsisti tra liste di disoccupati create anche all’ultimo minuto, con evidente presenza della camorra che comprava gli elenchi dei nomi da gruppi già esistenti. Fu una spartizione tra destra e sinistra, divisa in quartieri e aree, secondo le esigenze di ciascun partito che ne guadagnò bacini di voti, cedendo, attraverso i fondi per l’emergenza rifiuti, denaro alle cooperative che poi, in seguito, venivano incaricate di svolgere servizi di nettezza urbana. Da questa prima manovra, ripresa dal commissario e governatore dell’Udr Losco, nel 1999, e poi subito dopo dalla giunta Bassolino, siamo arrivati ad avere oggi in Campania  12.000 addetti alla raccolta dei rifiuti, cioè 1 ogni 400 abitanti mentre la media italiana è 1 ogni 9.000. Una rete di clientele che poi il centrosinistra al potere dal 1999 ha perfezionato con il ricorso alle società miste; gli Lsu, i lavoratori socialmente utili, sono stati resi stabili con lo stesso meccanismo. Sotto Losco le assunzioni vennero fatte anche attraverso l’azienda speciale Asia, o meglio per assorbire quei lavoratori fu creata questa azienda che gestisce l’igiene ambientale a Napoli. A me bastarono i primi due anni, quando mi resi conto di ciò che stava accadendo diedi le dimissioni, altri invece sono rimasti e vedo che hanno fatto carriera.”</p>
<p>Sempre durante la giunta Rastrelli, nel 1996, il governo amplia i poteri dei commissari speciali e dà la possibilità, ai limiti del legittimo, che queste cariche possano essere ricoperte dai presidenti eletti delle Regioni. L’allora governatore viene scelto a guidare l’emergenza e vara un piano con cui affida l’intero ciclo dei rifiuti a imprese private, riducendo via via la funzione di controllo istituzionale e, come gli è permesso dallo stato di emergenza, mutando le valutazioni di impatto ambientale in pareri sulla “compatibilità”. Con il ciclo dei rifiuti nelle mani dei privati, dal momento che l’individuazione delle discariche spettano alle aziende, iniziano subito le speculazioni su terreni da adibire a siti di stoccaggio o discariche, la creatività del profitto fa sì che i terreni – spesso di proprietà dei clan – vengano comprati a prezzi folli dalle società appaltatrici – spesso infiltrate – pesando sul bilancio del commissariamento. Alla fine, oltre alle diseconomie, ne viene fuori una mappa regionale dei siti assurda, dettata solo dalla speculazione, comprendente territori dove sarebbe invece necessaria una bonifica e dove il tasso di morbilità è ormai allarmante. Già prima che venga pubblicata la ricerca del fisiologo del Cnr Alfredo Mazza nel 2004, le popolazioni comprese tra i comuni del napoletano di Nola, Acerra e Marigliano, soprannominato il triangolo della morte, capiscono  che qualcosa non va. In questa zona abitata da oltre mezzo milione di persone l’indice di mortalità per tumore al fegato ogni 100 mila abitanti sfiora il 35.9 per gli uomini e il 20.5 per le donne rispetto a una media nazionale che è del 14, lo stesso per quanto riguarda il cancro alla vescica, al sistema nervoso e alla prostata. Intanto, la giunta Rastrelli prepara il grande appalto che consiste nel cedere il ciclo dei rifiuti a una sola azienda “amica”, lo fa con una gara indetta nel 1998 e vinta poi dalla società Fibe, del gruppo Impregilo allora sotto la presidenza di Cesare Romiti e che annovera colossi della finanza italiana. La Fibe vince con un progetto tecnico modesto ma promettendo velocità e risparmio, due bufale come sappiamo oggi. La tecnologia è vecchia e probabilmente il progetto era stato pensato prima che il decreto del ministro Ronchi del 1997 stabilisse una gerarchia dei rifiuti, facendo prevalere raccolta differenziata e termocombustione – per la quale vengono previsti degli incentivi – e mettendo in ultima posizione discariche e incenerimento. La Fibe ottiene così, nel 2000, dal nuovo commissario ai rifiuti Bassolino, l’appalto per la costruzione di 7 impianti di stoccaggio di ecoballe e di due inceneritori per esse, la gestione della raccolta differenziata e la creazione di discariche. I ministri dell’ambiente e dell’industria sottoscrivono l’accordo, è un piacere fatto a pezzi importanti dell’economia nazionale, frutto di accordi politici trasversali e misteriosi. L’appalto del ciclo è previsto solo per la provincia di Napoli, il commissario speciale e governatore Bassolino lo estende in breve a tutta la regione. Nel 2000 il gruppo Impregilo si trova in mano un affare colossale, devono finanziarlo ricorrendo alle banche e le banche lo trovano interessante, molto interessante.<br />
Filippo Granara, rappresentante del gruppo San Paolo Imi, nel 2005 ha riferito a riguardo di questo appalto alla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti: “Quindi, bruciare energia e venderla era parte fondamentale del business di Fibe e per noi rappresentava il 60 per cento dei ricavi del progetto, con uno sfasamento temporale. Il nostro finanziamento ha riguardato un sistema integrato. È stato anche simpatico spiegarlo, perché si tratta non di un termovalorizzatore o di un impianto di trattamento, ma di un sistema integrato, anche abbastanza grande, certamente pionieristico, il primo in Italia di quelle dimensioni – ancorché operazioni in project financing in questo settore ne sono state fatte almeno tre o quattro – e uno dei più significativi in Europa, tant’è che la nostra presentazione del progetto al mercato ha generato notevole interesse a livello delle banche europee. Un rischio che sapevamo di correre era che il termovalorizzatore non si sarebbe mai fatto, per eventi indipendenti dalla volontà delle banche, del commissario e di altri.”<br />
Il commissario speciale ai rifiuti Antonio Bassolino, dal 2000 al 2004, porta ad alti livelli il meccanismo visto finora; più che di una continuità forzata con le giunte precedenti, come ha dichiarato di recente il governatore, si tratta di una progressione del malaffare. Il primo livello è costituito dal ricorso alle società miste, pubblico e privato, che l’ideologia dei Ds si mette all’occhiello in tutta Italia. La rete clientelare passa per gli affari, gli affari passano per la concessione di servizi pubblici ai privati, gli imprenditori amici ricevono denaro, ne restituiscono una parte nelle campagne elettorali e intanto assumono personale creando lavoro inutile e dispendioso, tanto, nel caso dei rifiuti, e non solo, a pagare sono il governo e la Comunità Europea. Inoltre è anche un modo per collocare i compagni di partito che non sono stati eletti e per tenersi buona l’opposizione che ottiene la sua fetta. L’amministrazione della regione non è più una funzione centrale, la classe politica che nel 1993 aveva soppiantato quella di Tangentopoli bada solo a gestire il potere attraverso la committenza pubblica, ma l’ex sindaco della rinascita diventa commissario della riesumazione dei vecchi poteri, si lega a essi e li sistema pur di restare in sella. Basta solo pensare che le spese della dirigenza del commissariato ai rifiuti salgono dai 16.638 euro del 1998 a 1.140.000 nel 2003, mentre nel 2004 arrivano a ben quattro le sue sedi, con un costo di 857 mila euro l’anno. Intanto i costi delle consulenze sono un pozzo senza fondo, specie nell’ambito universitario, ricorrendo a servizi esterni per obiettivi che venivano fino ad allora forniti dalla stessa pubblica amministrazione: Riccardo Di Palma, ora presidente della Provincia di Napoli, riceve per una sola consulenza su un riassestamento idrico la cifra di 400.000 euro. Intanto sono 2.361 gli assunti e stipendiati per una raccolta differenziata mai iniziata, 50 gli automezzi acquistati per la stessa raccolta che vengono rubati appena dopo la consegna, 9.270.401 gli euro spesi per il progetto “Sirenetta” che vorrebbe controllare via etere lo spostamento dei camion dei rifiuti e che incontra l’opposizione dei loro conducenti ai quali poi la magistratura dà ragione.<br />
Un’assurda vicenda è quella che riguarda il trattamento dei rifiuti speciali in Campania. Nel 2002, Antonio Bassolino, prima in qualità di commissario approva e poi il suo consiglio regionale delibera, l’ingresso in Campania, in piena emergenza, di rifiuti speciali provenienti da altre regioni che poi vengano sottoposti a trattamento presso impianti di proprietà di industriali campani. È una follia, vista la situazione, ma con questa delibera pare si voglia favorire un settore nascente tra gli imprenditori locali. Il libro di Saviano non è stato ancora pubblicato ma vari dossier di Legambiente e l’inchiesta “Cassiopea” condotta dal magistrato Donato Ceglie già stanno denunciando il traffico di rifiuti tossici della camorra dal nord Italia alla Campania. Il seguito viene quando il commissario che succede a Bassolino nel 2004, Corrado Catenacci, giustamente prova ad impedire l’ingresso in regione di questi rifiuti speciali ma senza riuscirci perchè l’Unione Industrali napoletani fa ricorso al Tar e vince. Cosa può segnare un limite agli interessi degli speculatori? Possiamo pensare che un’attività del genere, visti i precedenti e la situazione regionale, sia del tutto estranea al traffico criminale? Intanto, nel 2007, l’inchiesta “Cassiopea” arriva a mettere sotto sequestro, per accettarvi la presenza di rifiuti tossici, 18 aree tra cui cave, fornaci, aziende agricole e impianti di recupero adibiti a discariche abusive. A maggio dello stesso anno, quando ormai il disastro campano sta venendo a galla in Italia, Giorgio Napolitano firma un decreto-legge che prevede degli interventi straordinari per superare l’emergenza in cui si dispone che “Il Commissario delegato può altresì utilizzare, previa requisizione, gli impianti, le cave dismesse o abbandonate&#8230; anche sottoposti a provvedimenti di sequestro da parte dell’autorità giudiziaria”. Che cosa sta succendo? Follia, ma univoca? O la perdita di qualunque ritegno?<br />
Intanto, nel 2000, dopo l’affidamento dell’appalto del ciclo dei rifiuti, la Fibe inizia la sua attività. Eppure, non solo l’individuazione delle discariche risponde alle solite logiche di speculazione e di collusione criminale, non solo la raccolta differenziata invece di aumentare diminuisce, ma le ecoballe prodotte non sono bruciabili e in più, anche volendo, gli inceneritori, ad Acerra e Santa Maria La Fossa, non vengono realizzati nemmeno dopo 5 anni di gestione. Si racconta che alcune delle ecoballe campane della Fibe arrivino al nuovo inceneritore di Terni e che, quando entrano nell’impianto, facciano suonare gli allarmi dei rilevatori di diossina e radioattività, suggerendo che nelle aree dove vengono stoccate si inseriscano anche rifiuti tossici. Qualcuno tuttavia ipotizza che da parte della Fibe non ci sia mai stata alcuna intenzione di realizzare dei termovalorizzatori – questo termine è stato abrogato dalla Comunità Europea – ma che li abbiano spacciati per tali allo scopo di ricevere gli appositi incentivi come impianti di energia rinnovabile. In realtà, secondo questa ipotesi, si tratterebbe di inceneritori a griglia mobile capaci di bruciare i rifiuti “tal quali” ma con enormi effetti inquinanti. In ogni modo, in cinque anni, la Campania si avvia verso il disastro ambientale, le masse di finte ecoballe, cinque milioni di tonnellate, languono nei vari siti senza possibilità di essere eliminate, le discariche in funzione si saturano, le denunce e gli allarmi sanitari fioccano e i soli atti che il commissario Bassolino porta a termine durante il suo mandato sono quelli di concedere ulteriori agevolazioni contrattuali alla Fibe. Si eliminano i controlli previsti sui tempi e sulla qualità della realizzazione del ciclo dei rifiuti da parte della società, le si conferisce sempre maggiore liquidità per far fronte ai suoi debiti verso le banche, si elimina ogni prospettiva di penali e risarcimenti per le sue inadempienze, si assumono sui bilanci del commissariato le spese di adeguamento degli impianti in costruzione. Così, quando la magistratura interviene, nel 2005, ormai il contratto con la Fibe viene rescisso dal governo Berlusconi senza grossi problemi per la società, la quale però continua a percepire soldi per mantenere, in via transitoria, i servizi di smaltimento e di impiantistica. Due successive gare d’appalto – l’ultima è del settembre 2007 – per l’affidamento del ciclo dei rifiuti campani vanno deserte, tra le condizioni contrattuali viene richiesto che l’affidatario del servizio, per ben 20 anni, si assuma un costo iniziale di quasi 2 milioni di euro per subentrare alla Fibe acquistandone gli impianti e i debiti. Intanto, nel 2007, la procura di Napoli deposita la richiesta di rinvio a giudizio per Antonio Bassolino, Piergiorgio e Paolo Romiti e altri 25 indagati nell’ambito della gestione dell’emergenza rifiuti in Campania dal 1994. La posizione del governatore campano in questo futuro processo, se mai si svolgerà viste le tante difficoltà e opposizioni che incontra, sembra sempre più avviarsi verso la prescrizione dei reati. E del resto le accuse per lui e per gli altri 27 rinviati a giudizio, truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture, sono di una natura ben più lieve di quel disastro ambientale a cui stiamo assistendo. Intanto, dal luglio 2007, a dirigere la Fibe, è stato chiamato Bruno Ferrante che, per accettare l’incarico si è dimesso dall’incarico (ma certo non dalle conoscenze) di Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione. L’impunità e la strategia degli accordi politici sottobanco sembra essere il destino dei tentativi di fare emergere le responsabilità di questo oltraggio civile e ambientale che, oltre all’oppressione di una popolazione, ha causato lo spreco di 1 miliardo e 300 milioni e debiti per circa 500 milioni di euro, chiaramente a carico dei contribuenti.<br />
Come è stato possibile tutto questo? Dove arriveremo ancora? Basta “la banalità del male” per spiegarlo? Forse il male ha una sua evoluzione che ci lascerà sempre più sorpresi, fino a morirne senza averci capito nulla.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/04/breve-storia-dell%e2%80%99emergenza-rifiuti-in-campania/">Breve storia dell’emergenza rifiuti in Campania</a></p>
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