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	<title>Nazione Indiana &#187; commiato</title>
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		<title>&#8220;A fellow of infinite jest&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 12:15:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;A proposito, lo so che questa parte è noiosa e probabilmente ti annoia, ma si fa assai più interessante quando arrivo alla parte in cui mi uccido e scopro quello che succede subito dopo che una persona muore”. <em>Caro vecchio neon</em>, DAVID FOSTER WALLACE</p>
<p>di <strong>Francesca Matteoni</strong></p>
<p>Domenica, 14 settembre 2008.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/19/a-fellow-of-infinite-jest/">&#8220;A fellow of infinite jest&#8221;</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;A proposito, lo so che questa parte è noiosa e probabilmente ti annoia, ma si fa assai più interessante quando arrivo alla parte in cui mi uccido e scopro quello che succede subito dopo che una persona muore”. <em>Caro vecchio neon</em>, DAVID FOSTER WALLACE</p>
<p>di <strong>Francesca Matteoni</strong></p>
<p>Domenica, 14 settembre 2008. Sono all’internet point di Judd Street, nel quartiere londinese di Bloomsbury: sullo schermo appare la foto di un noto scrittore americano dai capelli lunghi, il volto aperto, un po’ malinconico. Sotto l’immagine due numeri, 1962 e 2008, un arco di 46 anni, una nascita ed una morte. Non riesco a focalizzare subito cosa ho davanti. Poi mentalmente una sequenza di altri scatti, lo stesso uomo &#8211; accovacciato contro un muro di mattoni accanto ad un cane come un barbone; con occhiali che legge e sorride davanti ad un microfono; con bandana larga, bianca, l’immagine che preferisco, che guarda pensieroso qualcosa in basso, forse un libro che sta autografando. <strong>David Foster Wallace </strong>si è ucciso venerdì 12 settembre, nella sua abitazione nel sud della California. Lo ha trovato la moglie, impiccato. <span id="more-8588"></span>L’appeso, un simbolo estremo di conoscenza (che appare grottescamente macabra associata ad un uomo che sapeva scrivere di tutto), il corpo intirizzito, in tensione verticale, uno strumento rivelatore contro il linguaggio. Vorrei scrivere qualcosa di molto accurato ed intelligente, colmo di citazioni dall’opera di Wallace, farne un ritratto degno, per cercare il favore di fantomatici altri, la loro compartecipazione. Ma il fatto è che tutto mi sembra ridursi ad una questione personale, alla fitta che sento in fondo alla gola, come se qualcuno ci avesse spinto una grosso pezzo di ghiaccio maltagliato. Fa male – quando si scioglie trasforma il corpo in un’urgenza insopportabile, un manichino ridicolo, senza vocabolario. È strano come vite sconosciute si intreccino alla nostra, alimentando il sospetto che il caso non esista, chiudono un cerchio – anche ferendo, riportando a galla pezzi che con fatica cerchiamo di nascondere. Meno strano forse quando l’altro è uno scrittore, s’inventa nei libri per toccarci in parole che per paradosso vengono spesso fraintese, inglobate, riscritte nelle nostre esperienze. “È proprio così”, ci diciamo leggendo, ma dall’altra parte resta un estraneo, profondamente amico e solo. La morte di ogni artista è una perdita che ci riguarda, ci fa sentire più poveri, anche se non conosciamo la sua opera a memoria. Eppure nel caso di Wallace la notizia è ancora più terribile. Si allunga su di lui la sagoma del teschio di <strong>Yorick</strong>, il buffone dell’Amleto, proprio quel “<em>fellow of infinite jest</em>” che ha ispirato allo scrittore il suo capolavoro, incidendo così bene la lezione dell’ironia da stracciare il velo sulla tragedia del vuoto. Cosa resta dell’arguzia, dell’immaginazione, cosa resta davvero di un essere umano nella vita e nello specchio impietoso della letteratura? David Foster Wallace è un suicida come lo svedese <strong>Stig Dagerman</strong>, ho pensato, schiacciato dal suo stesso formidabile talento. L’ho conosciuto proprio a Londra, nel 2005, leggendo <em>Oblio</em> in una stanza minuscola vicino alla metropolitana di Stockwell, dove mi svegliavo la mattina all’alba per l’abbaiare dei cani stipati sul terrazzo dell’appartamento sottostante. In <em>Oblio</em> c’è un racconto <em>Caro vecchio neon</em>, che mi aveva subito attirato con la luce incandescente del titolo. Il protagonista si chiama D.F. Wallace e narra in prima persona il suo suicidio. Una valanga di parole per cercare di arginare l’impostura in cui si svegliano alcune persone più intelligenti (o più sfortunate, a seconda dei punti di vista) di altre, ma che ci abita tutti: accorgersi che la vita è per lo più una menzogna, cercare di essere qualcosa ed esibirlo, incapaci ad afferrare la nostra stessa autenticità. Sentire che il dolore è ovunque e senza lingua, nonostante l’arte, come l’animale indecifrabile al di là della palizzata da cui ci sporgiamo a tutto simili, da tutto troppo distanti. Allora non c’è scampo. Non si tratta di scegliere, nemmeno quando ci si getta nel vuoto, si spenzola da una corda, si lascia che il gas ci sommerga in una nuvola di dimenticanza, ma di allungarsi disperatamente per respirare. Quando finii quel primo racconto piansi per diversi minuti, perché mi aveva devastato con la sua forza, la sua verità crudele. Ora mi torna la stessa ondata di pena, come una premonizione non colta, ma finalmente chiara, un’evidenza senza possibilità di rassicurazioni, un addio, un segno che chiede rispetto. La consapevolezza che il suicidio è tanto alienazione e fuga quanto il sintomo più chiaro di una disarmante umanità. <em>Ciao, caro vecchio Dave Wallace</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://infinitejestchallenge.files.wordpress.com/2008/02/david_foster_wallace.jpg" alt="" width="322" height="214" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>“Tutto ciò che è un fallimento è anche una vittoria”</em><br />
<strong>David Foster Wallace<br />
Ithaca, 21 febbraio 1962- Claremont, 12 settembre 2008</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/19/a-fellow-of-infinite-jest/">&#8220;A fellow of infinite jest&#8221;</a></p>
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