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	<title>Nazione Indiana &#187; corte europea</title>
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		<title>DIRITTI DIRITTI</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 17:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Sergio Rovasio</p>
<p>Venerdì 2 dicembre alle ore 15 presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Statale di Milano (aula 410, via Festa del Perdono, 7) si apre un convegno dal titolo: “La via giudiziaria delle coppie omosessuali che chiedono il riconoscimento dei loro diritti: un approccio di diritto comparato”, partecipano Marilisa D’Amico, &#8220;Le coppie omosessuali nello spazio comune europeo&#8221;, Carlo Rimini, &#8220;La disciplina della convivenza omosessuale: questioni di metodo fra modello francese e modello tedesco&#8221;, Cesare Pitea, “La giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani”, Ugo Millul, &#8220;Diritti fondamentali in Europa e negati in Italia&#8221;, Livio Scaffidi, &#8220;Coppie same-sex: le diverse forme di unione&#8221;.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/01/diritti-diritti/">DIRITTI DIRITTI</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Sergio Rovasio</p>
<p>Venerdì 2 dicembre alle ore 15 presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Statale di Milano (aula 410, via Festa del Perdono, 7) si apre un convegno dal titolo: “La via giudiziaria delle coppie omosessuali che chiedono il riconoscimento dei loro diritti: un approccio di diritto comparato”, partecipano Marilisa D’Amico, &#8220;Le coppie omosessuali nello spazio comune europeo&#8221;, Carlo Rimini, &#8220;La disciplina della convivenza omosessuale: questioni di metodo fra modello francese e modello tedesco&#8221;, Cesare Pitea, “La giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani”, Ugo Millul, &#8220;Diritti fondamentali in Europa e negati in Italia&#8221;, Livio Scaffidi, &#8220;Coppie same-sex: le diverse forme di unione&#8221;.<br />
I lavori proseguiranno Sabato 3 dicembre presso il Residence San Vittore (Via San Vittore, 34 – Milano). Sono previste le seguenti ulteriori relazioni :<span id="more-40896"></span><br />
- Matrimonio tra persone dello stesso sesso: le cause pilota, Massimo Clara – Gian Mario Felicetti<br />
- Via legale e Soccorso Civile, Filomena Gallo<br />
- La difesa del diritto all’orientamento sessuale in Europa e nel mondo, Renato Sabbadini, Segretario genereale Ilga – Bruxelles e Ottavio Marzocchi, funzionario al Parlamento Europeo &#8211; Bruxelles;<br />
- Riforma del diritto di famiglia e convivenze: Bruno De Filippis;<br />
- Uganda, la situazione nel paese: dall&#8217;assassinio di David Kato Kisule all&#8217;odio fondamentalista di Stato: John Francis Onyango, avvocato di David Kato Kisule &#8211; Kampala, Uganda; Stefano Fabeni, Heartland Alliance – Washington;<br />
- Proibizionismo sulla prostituzione: i danni al paese, all’economia e alle lavoratrici e lavoratori del sesso: Pia Covre, Presidente del comitato per i diritti civili delle prostitute; Sergio Rovasio, lotta al proibizionismo sulla prostituzione, idee e proposte di iniziativa politica:<br />
- Intersex e diritti negati: quali battaglie comuni con il movimento GLBT(E) in Italia? Con Michela Balocchi;<br />
- Alleanza per i diritti e contro le discriminazioni: perché e come, con: Rita Bernardini, Presidente Certi Diritti e Massimiliano Monnanni, direttore UNAR; CGIL &#8211; Settore Nuovi Diritti, Gigliola Toniollo; ALA MILANO ONLUS, Vincenzo Cristiano e Antonia Monopoli, ASGI Livio Neri; ASS. VITA INDIPENDENTE, Ida Sala. Coordina Enzo Cucco</p>
<p>La sera di Sabato 3 dicembre:<br />
- Quando i diritti si fanno cultura di e con Elio De Capitani e Ida Marinelli</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/01/diritti-diritti/">DIRITTI DIRITTI</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>AFFERMAZIONE CIVILE</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 16:09:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Certi Diritti</p>
<p>Il 29 agosto h 11 la coppia composta da Ottavio Marzocchi, bolognese, funzionario a Bruxelles del Parlamento Europeo, e Joaquin Nogueroles Garcia, funzionario della Commissione Europea,  che si è sposata lo scorso 20 agosto in Spagna, accompagnata da amici, parenti e personalità politiche si è recata al Comune di  Bologna per chiedere la trascrizione del matrimonio nei registri del Comune, così come previsto quando si contrae matrimonio all’estero.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/29/affermazione-civile/">AFFERMAZIONE CIVILE</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Certi Diritti</p>
<p>Il 29 agosto h 11 la coppia composta da Ottavio Marzocchi, bolognese, funzionario a Bruxelles del Parlamento Europeo, e Joaquin Nogueroles Garcia, funzionario della Commissione Europea,  che si è sposata lo scorso 20 agosto in Spagna, accompagnata da amici, parenti e personalità politiche si è recata al Comune di  Bologna per chiedere la trascrizione del matrimonio nei registri del Comune, così come previsto quando si contrae matrimonio all’estero.<br />
Nessun rappresentante politico della Giunta comunale ha ricevuto i coniugi che hanno quindi  ‘occupato’ simbolicamente la Sala Rossa dove si svolgono i matrimoni con rito civile. In seguito i coniugi si sono recati presso gli uffici anagrafici del Comune di Bologna dove alcuni funzionari hanno spiegato quali documenti occorre presentare per la richiesta di trascrizione del matrimonio celebrato in Spagna. I funzionari hanno altresì spiegato che in base ad una Circolare Amato del Ministero degli Interni non sarà possibile comunque procedere alla trascrizione e che di ciò verrà data comunicazione scritta.<span id="more-39943"></span><br />
L’Associazione Radicale Certi Diritti assisterà la coppia, che ha già preannunciato di voler fare ricorso, in caso di diniego del Comune, alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e alla Corte di Giustizia Europea per il mancato rispetto dei Trattato di Nizza, sulla libera circolazione dei cittadini all’interno dell’Ue, e del Trattato di Lisbona sulla lotta alle discriminazioni anche in base all’orientamento sessuale.<br />
Di seguito una nota esplicativa della campagna di Affermazione Civile alla quale hanno aderito decine di coppie in tutta Italia.<br />
Per ricevere la NewsLetter di Certi Diritti è sufficiente registrarsi nell’apposito spazio al sito certidiritti.it</p>
<p>Affermazione Civile è una campagna nazionale di iniziativa giuridica volta al riconoscimento del matrimonio civile per le coppie dello stesso sesso.<br />
Il lancio della campagna risale all’Aprile del 2008, per opera di due associazioni:<br />
1) “Associazione radicale Certi Diritti” che ha sostenuto lo sviluppo della campagna, mantenuto i rapporti con le coppie coinvolte e sensibilizzato l’opinione pubblica con iniziative politiche, culturali, e di partecipazione popolare.<br />
2) “Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBT”, una associazione di avvocati che ha definito la strategia giuridica dell’iniziativa e ha difeso davanti ai tribunali le coppie che hanno aderito alla campagna.<br />
Il metodo<br />
La campagna si è sviluppata cercando su tutto il territorio italiano coppie di persone dello stesso sesso intenzionate a richiedere la pubblicazione degli atti di matrimonio negli uffici preposti. Ottenuto il prevedibile rifiuto in forma di documento ufficiale (ai sensi dell’articolo 98 del Codice Civile) gli avvocati preposti dalla Rete Lenford lo hanno impugnato davanti ai tribunali.<br />
Con l’aiuto di Certi Diritti, tutte le coppie coinvolte sono state scrupolosamente assistite, prima nel percorso di comprensione dell’iniziativa, poi nel percorso giuridico delle sentenze. Solo chi lo desiderava, veniva coinvolto in iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica: comunicati stampa e articoli di giornale, partecipazione a conferenze stampa, testimonianze in convegni sul tema del diritto di famiglia, partecipazioni ad eventi di piazza.<br />
Più genericamente la campagna si pone all’interno di un più ampio progetto di Riforma del Diritto di famiglia che vede coinvolti i temi più svariati argomenti famigliari (piena uguaglianza delle donne nei vincoli famigliari, parità di diritti per i figli nati fuori dal matrimonio, adozioni, varietà delle forme di famiglia riconosciute, testamento biologico, divorzio breve, violenza domestica ed altro ancora).<br />
I primi risultati<br />
Nel tempo utile per la campagna sono state coinvolte circa 25 coppie sul territorio nazionale.<br />
Le cause relative alla campagna hanno raggiunto circa 13 circondari di tribunale su 166, almeno 6 corti d’appello su 26. Non abbiamo ancora avuto una sentenza di cassazione.<br />
Alle udienze si sono aggiunti numerosi corsi di formazione per avvocati, conferenze accademiche e convegni culturali sul tema. Visto il panorama culturale – nelle aule di tribunale così come nella politica e nella società – consideriamo positivo ed importante l’impatto delle sentenze e di queste iniziative.<br />
Ben 4 cause sono state rinviate direttamente alla Corte Costituzionale senza attendere il massimo grado di giudizio.<br />
Il clima positivo che si è generato alla notizia di una sentenza della Corte costituzionale su un tema così poco affrontato dalla politica ha facilitato la nascita di un Comitato nazionale per il riconoscimento del matrimonio civile tra persone dello stesso sesso, “Sì, lo voglio”.<br />
La sentenza 138/2010 della Corte Costituzionale<br />
La sentenza della Corte Costituzionale 138/2010 del 14 aprile 2010 non riconosce nell’immediato il diritto al matrimonio civile come da noi richiesto. Allo stesso tempo non lo esclude a priori, e lancia dei chiari messaggi positivi:<br />
1) ha riconosciuto la dignità costituzionale delle unioni omosessuali<br />
2) sollecita il Parlamento a varare una disciplina di carattere generale in materia<br />
3) parifica i diritti delle coppie omosessuali ai diritti già riconosciuti alla coppie more uxorio eterosessuali<br />
4) si riserva d’intervenire in futuro per garantire un trattamento omogeneo tra le coppie coniugate e quelle omosessuali<br />
5) bandisce il comportamento omofobico<br />
La sentenza 138/2010 rappresenta in sè un traguardo importante, poiché per la prima volta  la Repubblica Italiana si è espressa in merito al diritto di famiglia per le coppie dello stesso sesso.<br />
Lo spirito della sentenza è stato confermato da una più recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, (Schalk &amp; Kopf vs Austria, 24 Giugno 2010) che, tra l’altro, afferma esplicitamente che le famiglie costituite da coppie dello stesso sesso sono famiglie a tutti gli effetti.<br />
I prossimi passi: Affermazione Civile 2.0<br />
Da Novembre scorso, quando abbiamo rilanciato la nuova fase di affermazione civile, abbiamo avviato una collaborazione con alcune coppie. Perciò vale la pena tirare un po’ le somme di questi mesi passati a vedere insieme che tipo di lavoro abbiamo impostato:<br />
1)      DIRITTO AL MATRIMONIO: La richiesta per il riconoscimento del diritto al matrimonio è stato portato di fronte alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, come annunciato già lo scorso Giugno. Sono due le coppie che hanno partecipato a questo ricorso, guidato da Marilisa D’Amico, professore ordinario di Diritto Costituzionale, e Massimo Clara. Al momento siamo in attesa che il ricorso venga accettato dalla CEDU e in tal caso ci prepareremo per l’udienza.<br />
2)      RICONOSCIMENTO DELLA NAZIONALITA’ DEI FIGLI NON BIOLOGICI / NON PARTORITI: Dalla Spagna, abbiamo due famiglie i cui figli non si vedono riconosciuta la cittadinanza italiana, essendo la madre italiana la madre non biologica, oppure la madre biologica che però non ha partorito il figlio. In questo caso, non passeremo attraverso la “classica” via di impugnare il diniego che queste coppie hanno ricevuto dal consolato. Invece stiamo procedendo appellandoci ai tribunali spagnoli. Nell’ipotesi che il ricorso sarà accolto, provvederemo poi a richiedere allo stato italiano di rispettarlo, in virtù delle convenzioni europee sul  riconoscimento delle sentenze emesse dai tribunali di altri stati. Ricorso seguito dal nostro iscritto a Barcellona, Avvocato Ugo Millul in collaborazione con l’avvocatessa Gemma Calvet i Barot.<br />
3)      RICONGIUNGIMENTO FAMIGLIARE: Abbiamo poi alcune coppie in cui uno dei partner non è cittadino europeo, e nonostante matrimonio/ unione civile contratta all’estero e nonostante il cittadino non europeo goda già di un  permesso di soggiorno europeo di lungo periodo rilasciato da altri stati europei, in italia non viene concesso il ricongiungimento famigliare, né viene riconosciuto il permesso di soggiorno di lungo periodo rilasciato da altri stati europei (e in teoria validi su tutto il territorio europeo). Ricorso seguito da Gabriella Friso, esperta nei servizi per gli immigrati.<br />
Sono in fase di elaborazione altri ricorsi:<br />
4)      TRASCRIZIONE DEL MATRIMONIO CONTRATTO ALL’ESTERO: Ottavio Marzocchi, socio fondatore e rappresentante di Certi Diritti a Bruxelles, si è unito in matrimonio in Spagna con un cittadino spagnolo. A Bologna è appena stata fatta una manifestazione in seguito al diniego di trascrizione in Italia del suomatrimonio ed è in fase di studio un ricorso per il mancato riconoscimento del diritto al matrimonio.<br />
5)      DIRITTO ALLA FECONDAZIONE ETEROLOGA: Ricorso che verrà effettuato insieme ad altre coppie eterosessuali sul diritto alla fecondazione eterologa,attualmente negata in Italia con una pena prevista di una multa fino ad un milione di Euro. Ricorso seguito dall’avvocatessa Filomena Gallo, Vice Segretario Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.<br />
6)      DIRITTO ALLA VITA FAMIGLIARE: Ricorso che verrà effettuato insieme ad altre coppie eterosessuali sul diritto al riconoscimento della vita famigliare per le coppie non sposate che conducono dei progetti di vita stabili. Ricorso seguito dall’avvocatessa Filomena Gallo, Vice Segretario Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.<br />
Le possibilità di altri nuovi ricorsi, sono potenzialmente infiniti, e ovviamente dipendono dalla dalla disponibilità delle famiglie italiane ad intraprendere una causa pilota sulle discriminazioni subite. Crediamo che, continuando sulla rivendicazione esplicita del diritto al matrimonio, sono molto importanti anche i ricorsi sugli specifici diritti, in particolare anche il diritto alla pensione di reversibilità, specialmente in seguito alla sentenza della Corte di Giustizia Europea sul caso Romer (Grand Chamber 10.05.2011).<br />
Il contesto generale<br />
L’Italia è una delle poche nazioni (insieme a Grecia e Polonia) dell’Unione Europea – e l’unica tra le sue fondatrici – a non avere alcun riconoscimento delle famiglie costituite da coppie dello stesso sesso. E nemmeno nessun riconoscimento delle coppie non sposate anche di sesso opposto. Una palese discriminazione e un anacronismo infausto che devono essere superati senza indugi alcuni.<br />
Siamo convinti che il matrimonio civile sottende al più basilare principio di uguaglianza, e dà un efficacissimo supporto anche alla lotta contro l’omofobia. Ogni altro riconoscimento intermedio (delle efficaci unioni civili, ad esempio) per noi costituirà un’importante conquista strategica verso questo obiettivo finale.<br />
Inoltre, considerata lo stretto legame con lo Stato vaticano, è anche vero che finché l’Italia continuerà a porsi sullo scacchiere della diplomazia internazionale come capofila degli stati contrari al riconoscimento dei pieni diritti civili per le persone e le famiglie LGBT, anche la criminalizzazione dell’omosessualità nel mondo continuerà ad avere terreno fertile. Ne sono prova le ripetute esternazioni del Vaticano all’ONU che si è sempre opposto strenuamente alla depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo. Impegnarsi per il riconoscimento del diritto al matrimonio aiuta l’Italia deve smarcarsi in maniera netta da queste posizioni, e isolare il Vaticano in queste sue posizioni disumane e criminofile.<br />
Tutto il nostro lavoro è svotlo in maniera trasparente, senza adesioni a logge massoniche segrete. La nostra forza è la piena fiducia nelle istituzioni democratiche, e la consapevolezza di aver dato, in questi anni di lavoro, prova di serietà e credibilità.<br />
Il contesto generale<br />
Tutte le nostre attività fino ad oggi si sono appoggiate totalmente sul volontariato e sui constributi di iscritti e sostenitori. Non ci appoggiamo a caste, nè a cricche, non riceviamo nè direttamente nè indirettamente, finanziamenti pubblici nè leciti nè illeciti.<br />
Chi volesse iscriversi o desideri sostenere l’associazione radicale Certi Diritti, può farlo con un bonifico bancario all’Associazione Radicale Certi Diritti, presso BCC di Roma, Ag. 21, IBAN: IT 34 E 08327 03221 000000003165, BIC: ROMAITRR</p>
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		<title>GRANDI PRESSIONI SULLA GRANDE CAMERA</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 21:12:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Uaar.it</p>
<p>Dunque la Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo è stata chiamata a dibattere sul ricorso presentato dal governo italiano contro la sentenza con cui lo scorso novembre la Corte ha sancito che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione dei diritti umani.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/07/02/grandi-pressioni-sulla-grande-camera/">GRANDI PRESSIONI SULLA GRANDE CAMERA</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Uaar.it</p>
<p>Dunque la Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo è stata chiamata a dibattere sul ricorso presentato dal governo italiano contro la sentenza con cui lo scorso novembre la Corte ha sancito che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione dei diritti umani. Come noto, la sentenza della Corte di Strasburgo fu emanata in seguito all&#8217;azione legale promossa da una socia Uaar e appoggiata dall&#8217;associazione. La Chiesa cattolica ha posto in essere enormi pressioni. Il ricorso del Governo alla Grande Chambre, infatti, oltre che dalle Acli, è stato sostenuto anche da dieci stati: Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Principato di Monaco, Romania, Russia e San Marino: il sito cattolico Zenit ha annunciato con soddisfazione che si tratta «di un&#8217;alleanza tra cattolici e ortodossi». È stata invece respinta la richiesta della Federazione umanista europea (di cui l&#8217;Uaar fa parte) di costituirsi come terza parte a favore dei ricorrenti. In pratica, i ricorrenti si trovano contro al Presidente della Repubblica, al Governo, all&#8217;opposizione (il Partito democratico si è così espresso tre mesi fa), alla Chiesa cattolica, a quella ortodossa e ad altri dieci stati europei. Il 29 giugno è scesa in campo anche la Padania, organo ufficiale della Lega Nord, accusando in pratica l&#8217;Uaar di fare il gioco dell&#8217;islam. Ciononostante non è il caso di scoraggiarsi, perché si tratta di un ricorso presentato in nome delle buone ragioni laiche, contro un paese che ha nella laicità dello Stato un supremo principio costituzionale. Ma solo a parole. I mezzi di informazione di tutta Europa stanno seguendo il caso, ritenuto di fondamentale importanza per il futuro della laicità di tutti gli stati che hanno sottoscritto la Convenzione europea sui diritti dell&#8217;uomo. La sentenza non sarà comunque pronunciata prima di almeno tre mesi. <span id="more-36025"></span></p>
<p>CONTINUA LA CAMPAGNA DI SBATTEZZO<br />
Dopo il successo delle edizioni 2008 e 2009, a cui hanno complessivamente aderito quasi duemila cittadini, l&#8217;Uaar ha deciso di organizzare il 25 ottobre 2010 la terza giornata nazionale dello sbattezzo. &#8216;Sbattezzo&#8217; significa cancellazione degli effetti civili del battesimo, ossia l&#8217;elementare diritto, sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo e riconosciuto da un provvedimento del Garante per la privacy, di poter  abbandonare una confessione religiosa: nel caso specifico, di non essere più considerati dallo Stato come &#8220;sudditi&#8221; della Chiesa, &#8220;obbedienti&#8221; e &#8220;sottomessi&#8221; alle gerarchie ecclesiastiche, come recita il Catechismo. Ricordiamo che la data dell&#8217;iniziativa è stata scelta in ricordo di quanto accadde il 25 ottobre 1958, giorno in cui la Corte d&#8217;appello di Firenze assolse il vescovo di Prato, che aveva denigrato pubblicamente due giovani che vollero sposarsi civilmente. E lo assolse non perché non li aveva diffamati, ma perché i coniugi erano &#8220;suoi sudditi, perché battezzati&#8221;: e dunque liberamente denigrabili da parte dell&#8217;autorità ecclesiastica. Tutte le informazioni utili per aderire sono pubblicate alla pagina http://www.uaar.it/news/2010/06/02/ottobre-2010-terza-giornata-nazionale-dello-sbattezzo. Nel frattempo l&#8217;UAAR ha lanciato il sito &#8220;Sbattezzo counter&#8221; (http://sbattezzati.it/), che offre la possibilità di condividere con altri la soddisfazione per aver definitivamente abbandonato la Chiesa cattolica. Il sito consente di pubblicare il proprio sbattezzo su una bacheca virtuale (http://sbattezzati.it/sbattezzi/nuovo) e incrementare così il contatore degli sbattezzati d&#8217;Italia. Nonostante molti italiani si siano già sbattezzati (l&#8217;UAAR li stima in quasi ventimila), il fenomeno non accenna affatto a ridimensionarsi. In aprile si è toccato il record assoluto nel numero di download del modulo: 5.500 in un solo mese, e si sono intensificate anche le telefonate e le e-mail. La novità significativa è l&#8217;aumento di cittadini che contattano l&#8217;UAAR per sbattezzarsi pur continuando a dichiararsi credenti, per quanto delusi dalla Chiesa: sembra dunque abbastanza probabile che lo scandalo-pedofilia stia provocando effetti significativi sulla fede degli italiani.</p>
<p>IL TRIBUNALE DI PADOVA NEGA IL DIRITTO ALL&#8217;ORA ALTERNATIVA<br />
Un ricorso per discriminazione presentato da due genitori che avevano chiesto inutilmente l&#8217;attivazione delle attività alternative all&#8217;insegnamento della religione cattolica, sostenuto dall&#8217;UAAR, è stato respinto all&#8217;inizio  di giugno dal tribunale di Padova. Secondo il giudice monocratico, dott. ssa Sacchetto, non esiste un diritto soggettivo ad avere l&#8217;ora alternativa (&#8220;sussiste discrezionalità nella scelta&#8221;), e la scuola può dunque organizzare liberamente il tempo dei non avvalentisi, compatibilmente con le risorse disponibili (la scelta, secondo la corte, &#8220;necessariamente risente della disponibilità dei mezzi economici&#8221;). Di qui, a suo dire, l&#8217;assenza di discriminazione a carico dello studente. Il giudice ha inoltre condannato al pagamento delle spese i ricorrenti. La sentenza si pone in diretta contrapposizione con quanto recentemente stabilito dal Consiglio di Stato, che ha esplicitamente evidenziato che &#8220;la mancata attivazione dell&#8217;insegnamento alternativo può incidere sulla libertà religiosa dello studente o delle famiglia&#8221;: il testo di quest&#8217;ultima sentenza è stato prodotto nel corso del procedimento, ma è stato ignorato dal giudice. Il provvedimento verrà comunque appellato.</p>
<p>NUOVA VESTE GRAFICA PER IL SITO UAAR<br />
Dal 6 giugno il sito UAAR ha una nuova veste grafica. Nei giorni successivi è stata lanciata la nuova sezione &#8220;Opinioni&#8221;<br />
(http://www.uaar.it/news/category/opinioni/) che ha già raccolto contributi di Carcano, Odifreddi, Orioli, Vallocchia, Buffoni. Nei prossimi mesi saranno progressivamente creati nuovi spazi.</p>
<p>VERSO IL IX CONGRESSO UAAR  Il IX congresso UAAR si svolgerà a Varese, presso l&#8217;Atahotel, domenica 31 ottobre e lunedì 1 novembre 2010. Sarà preceduto dall&#8217;assemblea dei circoli (riservata a coordinatori regionali e di circolo, cassieri di circolo e referenti) che si svolgerà sabato 30 ottobre. Il Congresso è aperto a tutte le socie e i soci iscrittisi all&#8217;UAAR per l&#8217;anno 2010 entro il 31 maggio. Le assemblee precongressuali si svolgeranno preso circoli e referenti tra venerdì 10 settembre e domenica 10 ottobre 2010.</p>
<p>FLASH: DUE MESI DI ATTIVITÀ UAAR  Oltre a quanto accennato qui sopra, segnaliamo altre iniziative che hanno visto come protagonista l&#8217;UAAR durante maggio e giugno: - la pubblicazione del numero 3/2010 de &#8220;L&#8217;Ateo&#8221;, il bimestrale dell&#8217;UAAR (www.uaar.it/uaar/ateo); - gli incontri che l&#8217;associazione ha organizzato ogni giovedì sera presso la sede di Roma, in via Ostiense 89, fino al 20 maggio. I video di tali incontri sono visionabili alla pagina www.uaar.it/uaar/incontrigiovedi. Per  conoscere il programma dei prossimi incontri occorre invece consultare il calendario eventi UAAR (www.uaar.it/event); - la partecipazione di Adele Orioli, responsabile delle iniziative giuridiche UAAR, alla puntata dell&#8217;1 giugno de &#8220;La vita in diretta&#8221;, su RaiUno, dedicata al tema dei crocifissi; - i tanti momenti informativi sull&#8217;Otto per Mille organizzati dai circoli UAAR; - le presentazioni della cosiddetta &#8220;seconda Sindone&#8221; a Brescia, Bergamo e Roma, e il dibattito sulla sindone co-organizzato all&#8217;università di Bari; - l&#8217;attivazione di Liberi di scegliere, campagna UAAR dedicata al testamento biologico<br />
(http://www.uaar.it/uaar/campagne/liberi-di-scegliere); - la censura dei manifesti che il circolo UAAR di Pescara ha chiesto di affiggere a Sulmona per criticare lo spreco di fondi pubblici per la visita del papa; i manifesti saranno affissi soltanto dopo che la visita avrà avuto luogo; - la solidarietà espressa dal circolo UAAR di Taranto al proprio sindaco, Ippazio Stefano, attaccato da un sacerdote per non aver partecipato ai festeggiamenti di san Cataldo e di aver ridotto gli spazi autorizzati per la processione del Corpus domini. I tanti eventi organizzati dai circoli UAAR sono documentati alle pagine www.uaar.it/event/2010/05 (maggio) e www.uaar.it/event/2010/06 (giugno).</p>
<p>FLASH: DUE MESI DI ATTIVITÀ ONLINE<br />
Aggiornamento quotidiano delle Ultimissime (www.uaar.it/news); - funzionamento quotidiano dei forum UAAR (http://forum.uaar.it); - confronto quotidiano sulle mailing list [ateismo] (aperta a tutti); [uaar] (riservata ai soci UAAR); [circoliuaar] (riservata agli attivisti dei circoli UAAR); - aggiornamento quotidiano del gruppo UAAR su Facebook (www.facebook.com/group.php?gid=49322830960); - aggiornamento frequente del canale UaarIt su YouTube (www.youtube.com/user/uaarit); - organizzazione di diversi sondaggi on-line (www.uaar.it/poll); - aggiornamento della sezione &#8220;comunicati stampa&#8221; (www.uaar.it/uaar/comunicati_stampa); - pubblicazione di una prima scheda informativa sulla pedofilia, curata da Francesco D&#8217;Alpa (http://www.uaar.it/ateismo/controinformazione/abusi-sessuali-Chiesa-cattolica); - pubblicazione della versione italiana del &#8220;passaparola&#8221; basato sulla lettera scritta da Elisabeth Badinter &#8220;alle musulmane velate d&#8217;Occidente&#8221; (http://www.uaar.it/laicita/velo/burqa.ppt: applicazione Powerpoint, 676  kb).</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/07/02/grandi-pressioni-sulla-grande-camera/">GRANDI PRESSIONI SULLA GRANDE CAMERA</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>La croce in classe</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/05/la-croce-in-classe/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 07:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crocefisso]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Una micro-riflessione sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo riguardo all&#8217;esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche.</p>
<p>È indubbio che in Italia i temi che dovrebbero suscitare con urgenza passione e dibattito sono altri: l&#8217;incubo di Genova 2001 (piazza Alimonda, la scuola Diaz, la caserma di Bolzaneto) pare non finire mai, perché si muore nelle mani della polizia giovani o giovanissimi, come è successo a <a href="http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/">Federico Aldrovandi</a> o a Stefano Cucchi; la criminalità organizzata gode di ottima salute sia nel Sud, al ritmo degli ammazzamenti in pieno giorno, sia al Nord, al ritmo delle infiltrazioni nei tessuti imprenditoriali e amministrativi delle regioni immaginate più laboriose ed efficienti; la libertà d&#8217;informazione è pesantemente condizionata da un uomo solo, intorno al cui destino politico ruota ogni energia cerebrale dei giornalisti e degli opinionisti italiani, sia per leccargli il culo sia per indebolirne l&#8217;immagine onnipresente; giovanissimi, giovani, meno giovani, uomini e donne di ogni età danno di matto per tenersi stretto il lavoro che hanno, anche quando è demenziale e umiliante, o danno di matto per trovarlo un lavoro, anche se demenziale e umiliante.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/05/la-croce-in-classe/">La croce in classe</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Una micro-riflessione sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo riguardo all&#8217;esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche.</p>
<p>È indubbio che in Italia i temi che dovrebbero suscitare con urgenza passione e dibattito sono altri: l&#8217;incubo di Genova 2001 (piazza Alimonda, la scuola Diaz, la caserma di Bolzaneto) pare non finire mai, perché si muore nelle mani della polizia giovani o giovanissimi, come è successo a <a href="http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/">Federico Aldrovandi</a> o a Stefano Cucchi; la criminalità organizzata gode di ottima salute sia nel Sud, al ritmo degli ammazzamenti in pieno giorno, sia al Nord, al ritmo delle infiltrazioni nei tessuti imprenditoriali e amministrativi delle regioni immaginate più laboriose ed efficienti; la libertà d&#8217;informazione è pesantemente condizionata da un uomo solo, intorno al cui destino politico ruota ogni energia cerebrale dei giornalisti e degli opinionisti italiani, sia per leccargli il culo sia per indebolirne l&#8217;immagine onnipresente; giovanissimi, giovani, meno giovani, uomini e donne di ogni età danno di matto per tenersi stretto il lavoro che hanno, anche quando è demenziale e umiliante, o danno di matto per trovarlo un lavoro, anche se demenziale e umiliante.</p>
<p>Tutto questo lo viviamo quotidianamente sulla nostra pelle.</p>
<p>Perché allora spendere ulteriori energie su una faccenda che a confronto con quelle sunnominate pare risibile?<br />
<span id="more-25891"></span><br />
La storia delle sentenza della Corte europea sui crocefissi nelle scuole italiane potrebbe essere in sé poco significativa. Una decisione dal sapore astratto e burocratico, una superflua difesa di principi. Bisognerebbe subito chiedersi, però, se difendere dei principi sia superfluo.</p>
<p>Inoltre, per quanto mi riguarda, è la reazione alla sentenza che mi pare interessante. Interessante perché rivela ancora una volta la realtà di una paese che mai, in nessuna occasione, riesce a prendersi minimamente sul serio. Un paese che mai fa lo sforzo di uscire, anche su questioni circoscritte e alla portata di tutti, dalla confusione, dai malintesi, dall&#8217;approssimazione in cui si crogiola. </p>
<p>Lasciamo perdere i politici, tutti quelli che campano su ricatti e patteggiamenti continui con il Vaticano. Costoro usano il crocefisso come una clava da sbattere sul cranio di qualsiasi nemico politico, col tacito e indulgente accordo delle gerarchie ecclesiastiche.</p>
<p>Che il maggiore partito di sinistra abbia del tutto rinunciato alla battaglia – in Italia attualissima – sulla laicità della stato, dimostra la sua incapacità propositiva, la sua mancanza di autonomia, il suo terrore di proporre e difendere questioni che sollecitino un minimo di maturità intellettuale nei suoi elettori. Questo partito, infatti, ha concentrato la sua forza unicamente nella denuncia delle malefatte di Berlusconi, pensando che se non può appellarsi in nessun modo alla ragione degli italiani, almeno può avvalersi delle trippe di quelli che Berlusconi lo vorrebbero vedere vivo, sì, ma almeno dietro le sbarre. E ce ne sono. </p>
<p>La reazione su cui vorrei riflettere è sopratutto quella dei miei colleghi, insegnanti come me, alcuni cattolici praticanti alcuni neppure credenti, che con il crocifisso in aula si confrontano tutti i giorni, e anche con problemi inerenti alla libertà di culto, al dialogo tra culture, ecc., che riguardano le materie che insegnano: storia, diritto, filosofia, scienza sociali, letteratura. Ieri, lasciando un appunto sulla lavagna dell&#8217;aula professori del liceo dove insegno, ho invitato i miei colleghi alla “riflessione” intorno alla sentenza in questione. Nulla più. Dopodiché sono stato testimone di qualche battuta, di commenti abbozzati e, almeno in un caso, di una vera e propria discussione.</p>
<p>Dico subito che ritengo proprio gli elettori del centro-sinistra tra i maggiori responsabili della confusione che tocca la presenza dei simboli religiosi nella scuola pubblica italiana. In qualche modo, per come stanno le cose in Italia, è inevitabile che i cattolici siano artefici di questa confusione, anche quando sono dei bravi e intelligenti insegnanti. Se i cittadini di sinistra si impegnassero a fare chiarezza su questo punto, farebbero un favore anche a molti cattolici. Li spingerebbero a un confronto scomodo, ma utile a tutti quanti. Questo vale a maggior ragione all&#8217;interno della scuola, dove occasioni di dialogo vero esistono. </p>
<p>Riconosco i colleghi che fanno parte dell&#8217;elettorato di sinistra perché quasi ogni giorno, quando li incrocio in aula professori o nei corridoi, formulano qualche battutina sui fatti del giorno. In genere, tutte queste battute sono accomunate dall&#8217;avere un unico obiettivo satirico: Silvio Berlusconi, o qualche suo portavoce. Di tanto in tanto, il discorso si fa più specifico e serio, e si passa dal registro della satira politica a quello della denuncia. Il bersaglio cambia e si fa riferimento alla Gelmini o alla sua riforma. </p>
<p>Ora la maggior parte di questi docenti anti-berlusconiani hanno considerato che la sentenza della Corte europea, pur riguardando da vicino la scuola, non meritasse non dico una riflessione ad alta voce, ma neppure una battuta. Insomma, magicamente tutti si erano già sintonizzati su Bersani o Bersani su di loro. </p>
<p>Faccio davvero fatica a spiegarmi questo fenomeno. L&#8217;unica risposta che riesco a darmi è: conformismo. Sono convinto, che se il segretario del PD fosse saltato sulla sedia, avesse gridato alla civiltà del diritto internazionale e delle istituzioni europee, qualche audace difensore della sentenza, tra i miei colleghi, ci sarebbe stato.</p>
<p>Invece in questo modo nessuno è davvero costretto a riflettere sulla legittimità o meno del crocefisso in classe e quindi sull&#8217;eguale rispetto che lo stato laico deve mostrare nei confronti delle culture, delle posizioni spirituali e delle credenze religiose dei suoi allievi e delle loro famiglie.</p>
<p>In effetti, una battuta su Berlusconi costa molta meno fatica intellettuale di un ragionamento autonomo sul rispetto dei diritti universali nella scuola pubblica. I cattolici evidentemente ci marciano su questa rinuncia a ragionare dell&#8217;elettorato di sinistra. Ma molti di loro, non essendo persone stupide, se sottoposte ad un serio confronto, probabilmente darebbero meno per scontato ciò che oggi pare ai loro occhi un&#8217;evidenza incontrovertibile.</p>
<p>L&#8217;unica collega con cui ho avuto una discussione minimamente seria è una cattolica praticante.  Essendo una persona sveglia e insegnando lei pure filosofia, ha scelto la linea difensiva più accorta, rifacendosi al crocefisso come simbolo di una comune identità culturale invece che simbolo religioso. E qui è abbastanza facile mostrare che, storicamente, almeno dal Seicento in poi, senza dover risalire agli antichi, esiste una corrente di pensiero che si muove in rottura con la dottrina cristiana. Insomma, il cristianesimo non può essere considerato l&#8217;orizzonte onnicomprensivo della cultura occidentale se non sacrificando il riconoscimento di minoranze culturali che sono estremamente battagliere da almeno tre secoli e che hanno contribuito all&#8217;emancipazione di tutte le componenti della società umana da diverse forme di schiavitù. Di fronte alle mie obiezioni, la collega ha poi fatto riferimento all&#8217;idea che la scuola, seppur laica, debba comunque poggiare su un quadro di valori e non può essere indifferenti ad essi. In questo ragionamento, viene ancora una volta sostenuto implicitamente che, ad esempio, un insegnante ateo non sia in grado di trasmettere valori, in quanto privo di una credenza religiosa. Ed inevitabilmente ciò che si voleva negare emerge in modo palese: il pregiudizio nei confronti di chi appartiene ad un&#8217;altra cultura, ad un&#8217;altra visione del mondo, pregiudizio che bolla una posizione atea come incapace di veicolare dei valori. La sentenza si dimostra quindi davvero necessaria. Solo escludendo ogni riferimento ad un particolare simbolo religioso, l&#8217;insegnamento verrà liberato dai pregiudizi che pesano su di esso.</p>
<p>Altre persone hanno fatto riferimento ad argomenti diversi, ma molto più rozzi. Qualcuno mi ha detto che il problema del crocefisso non poteva riguardare i non credenti, in quanto per loro il crocefisso non significa nulla. Stesso discorso si potrebbe fare per la croce uncinata su cerchio bianco e sfondo rosso. Quasi nessuno di noi è nazista e crede nella supremazia del Terzo Reich, perché mai dovremmo sentirci minacciati se intorno a noi sventolano, magari nei luoghi dove lavoriamo, simboli simili? Un simbolo religioso o politico, infatti, sarebbe visibile solo per chi ne è un seguace, per gli altri assumerebbe solo il valore di uno scarabocchio insensato.</p>
<p>Altri ancora sono ricorsi al grande argomento-buco nero, quello per cui “noi” quando andiamo da “loro” dobbiamo accettare i “loro” costumi e quindi quando “loro” vengono da noi devono farsi sbafate di crocefisso. “Loro” sono i musulmani o i loro figli. Che “noi” stia per i principi della costituzione repubblicana e dello stato laico e non della teocrazia vaticana o islamica non appare ben chiaro in questo tipo di obiezione.</p>
<p>Che in alcuni stati arabi le autorità religiose non si distinguano dalle autorità politiche è il “loro” problema, che appunto “noi” non vorremmo replicare. Ma è evidente che alcuni di “loro” la pensano come alcuni di “noi” e alcuni di “noi” la pensano come alcuni di &#8220;loro&#8221;. E questa confusione tra le due fazioni rigide è l&#8217;unica che gli italiani, tanto amanti della confusione, non vogliono accettare. Preferiscono pensare che la laicità sia del tutto sconosciuta o rifiutata nel mondo musulmano. E che tutti indistintamente, dal Senegal alla Turchia, siano per lo stato teocratico e l&#8217;applicazione wahabita della Sharia.</p>
<p>Infine. Al diritto internazionale e alla carta dei diritti dell&#8217;uomo l&#8217;italiano preferisce di gran lunga opporre il sano buon senso. Nelle piccole come nelle grandi cose. Ne risulta un paese sempre più malato, ma &#8211; per carità &#8211; che non ci si metta a risolvere questioni secondarie, che tanto quelle principali, fortunatamente, sono irrisolvibili.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/05/la-croce-in-classe/">La croce in classe</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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