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	<title>Nazione Indiana &#187; costituzione italiana</title>
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		<title>Per Roberto Roversi</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 06:27:41 +0000</pubDate>
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<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Il 12 dicembre del 1969, terminata la lezione (ero al terzo anno di università a Milano) presi il tram per tornare a casa. In tram leggevo <em>Dopo Campoformio</em> di Roberto Roversi, uscito da Einaudi nel 1962 e preso in prestito alla biblioteca.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/07/per-roberto-roversi/">Per Roberto Roversi</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Il 12 dicembre del 1969, terminata la lezione (ero al terzo anno di università a Milano) presi il tram per tornare a casa. In tram leggevo <em>Dopo Campoformio</em> di Roberto Roversi, uscito da Einaudi nel 1962 e preso in prestito alla biblioteca. Senza alcuna guida stavo colmando i vuoti, scovavo i libri come un rabdomante. Ad un tratto il tram si bloccò, si bloccarono tutti i tram di Milano e gli autobus e le macchine. Correvano solo le ambulanze. La gente dovette scendere e continuare a piedi, senza sapere perché. Si diceva di una fuga di gas, che fosse scoppiata una banca.<span id="more-41507"></span></p>
<p>La nostra memoria personale è connessa alla memoria collettiva per i tramiti più vari. Per me quel giorno <em><strong>è</strong></em> il libro di Roversi. Un libro sul quale sarei tornato tante volte negli anni successivi. Quella “liberazione” tradita: Campoformio come metafora della Resistenza scempiata&#8230;</p>
<p>Undici anni più tardi, nell’agosto del 1980, ero appena diventato ricercatore e mi trovavo in Inghilterra con un gruppo di studenti: nel cosiddetto long weekend stavamo visitando il Galles, ci trovavamo in un villaggio sopra una scogliera con l’intenzione di salire al castello. Al mattino, nel bed&amp;breakfast che ci accoglieva, ad un tratto vidi incupirsi lo sguardo del ragazzo che mi stava di fronte. Nei suoi occhi &#8211; come la sorella di Alice che negli occhi di Alice “vede” il sogno &#8211; vidi l’orrore. Si alzò di scatto. Il televisore muto gli rimandava dallo specchio sulla parete una cartina d’Italia, con una piccola stella rossa che si illuminava a intermittenza in mezzo all’Emilia-Romagna. Dopo qualche minuto ritornò: “Prof, se in Italia c’è il colpo di stato io resto in Inghilterra a fare l’esule”.</p>
<p>I treni partivano<br />
i treni arrivavano<br />
“al mare” dicevano i treni<br />
“alla montagna” dicevano i treni.<br />
I treni ridevano<br />
cantavano<br />
erano felici i treni.<br />
(Mai più! Mai più! Mai più!)</p>
<p>Il cielo era con nuvole azzurre<br />
all’improvviso<br />
il cielo è diventato nero<br />
il cielo è diventato fuoco<br />
il treno non è più partito<br />
il treno non è più arrivato<br />
il treno si è fermato (è in ginocchio per terra).<br />
(Mai più! Mai più! Mai più!)</p>
<p>A un tratto il cielo<br />
il cielo<br />
è diventato di fuoco<br />
i bambini piangevano<br />
le mamme gridavano<br />
stesi per terra in silenzio<br />
uomini donne bambine<br />
mentre il sangue cadeva dal cielo.<br />
(Mai più! Mai più! Mai più!)</p>
<p>Le nubi non erano più bianche<br />
erano rosse di sangue<br />
erano nere di fumo.<br />
Poi il tempo è passato<br />
i morti sono ancora con noi<br />
con noi in partenza col treno<br />
al mare in montagna.<br />
(Mai più! Mai più! Mai più!)</p>
<p>Ascolto<br />
ascolto<br />
ascolto<br />
Quello che vola lassù:<br />
ci porta in vacanza<br />
al mare o in montagna<br />
fra le nuvole bianche<br />
(Mai più! Mai più! Mai più!)</p>
<p>Ascoltate guardate<br />
guardate la grande nave<br />
passare<br />
le onde<br />
le onde calde del mare<br />
nuotare<br />
andiamo al mare.<br />
(Mai più! Mai più! Mai più!)</p>
<p>Ascoltate<br />
ascoltate<br />
guardate<br />
il treno<br />
che arriva a Bologna<br />
noi nella stazione aspettare<br />
allegri per correre al mare.<br />
(Mai più! Mai più! Mai più!)</p>
<p>Quando ascoltai questi versi &#8211; composti da Roversi per il trentunesimo anniversario della strage, e letti dal palco in piazza Medaglie d&#8217;oro a Bologna dall&#8217;undicenne Farhana e dal quattordicenne Marco, con ottantacinque ragazzi di Marzabotto che rispondevano gridando: &#8220;Mai più&#8221; &#8211; mi vennero subito in mente lo sguardo di quel mio studente in Galles e la sua frase. E mi chiesi: “Ma poi c’è stato, o non c’è stato, il colpo di stato in Italia?”</p>
<p>Certo, non c’è stato il colpo di stato con i carri armati, ma l’occupazione della Rai è avvenuta, quella del Quirinale è stata tentata, la volontà di sottomettere il giudiziario all’esecutivo è stata esplicitata, l’irrisione del legislativo è in atto&#8230; Con le proposte, i tentativi “ungheresi” di cambiamento della Costituzione, di trasformazione del XXV Aprile nella Festa della Libertà&#8230; per annacquarlo in una generica festa riecheggiante quel “Popolo delle Libertà” all’interno del quale sono confluiti i post fascisti&#8230;</p>
<p>Io sono nato nel 1948, ho l’età della Libreria Palmaverde. E della Costituzione Italiana&#8230; Ma quando anni fa un quotidiano mi chiese di scrivere dei versi sulla nostra Costituzione, mi sentii smarrito. Certo, l’idea mi attraeva, ma l’”ispirazione” era a zero. La nostra Costituzione, pensavo, non ci dà lo slancio di un “pursuit of happiness”, che da solo basta a sorreggere un bell’afflato poetico. La nostra Costituzione è pragmatica, rigorosa, responsabilizzante. Allora mi rifugiai in un vecchio Dizionario enciclopedico inglese d’epoca vittoriana, che qualche idea ogni tanto è ancora capace di darmela, e cercai la definizione di “costituzione”. Avevo compiuto un passo avanti, ma ancora la poesia non c’era. Poi pensai a qualcuno che sarebbe stato felice di leggerla, questa nostra Costituzione, e di vederla promulgata&#8230; La mia riflessione grata andò ad Amendola, a Matteotti&#8230; Poi, col pensiero a Gobetti, capii che ce l’avevo fatta. Perché Gobetti, che aveva lo stesso sguardo acceso di quel mio antico studente, nella sua breve vita e senza mezzi, prima che gli scherani fascisti venissero ad aspettarlo sulle scale per massacrarlo di botte, era riuscito ad essere anche editore&#8230; di poesia. Aveva pubblicato <em>Ossi di seppia</em>, Piero Gobetti.</p>
<p>Dedico dunque a Roberto Roversi, nel comune sentire civile, nella comune passione per la “decenza”, questi versi, ringraziandovi per avermi chiamato a partecipare a questo omaggio a lui e alla sua opera.</p>
<p><em><strong>Alla Costituzione Italiana</strong></em></p>
<p>Le costituzioni, recita il mio vecchio<br />
Dictionary of Phrase and Fable,<br />
Possono essere aristocratiche o dispotiche<br />
Democratiche o miste.<br />
Ecco, per te che non prometti<br />
Di perseguire l’imperseguibile<br />
- La felicità degli uomini -<br />
Vorrei non pensare davvero a quel “mixed”<br />
Che ricade sugli effetti salvando i presupposti:<br />
Di te che prometti il perseguibile<br />
Vorrei restasse il lampo negli occhi di Gobetti,<br />
Già finito per altro in poesia.</p>
<p>NOTA<br />
Roma, Salone Borromini, Biblioteca Vallicelliana, 26 gennaio 2012. Incontro su “Roberto Roversi: Poesia e passione civile”, organizzato da Federica Taddei e condotto da Massimo Raffaeli. Tra i partecipanti Antonio Bagnoli, Fabio Moliterni, Bianca Maria Frabotta, Davide Nota (il cui intervento verrà pubblicato su Nazione Indiana, mercoledì 15 febbraio).</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/07/per-roberto-roversi/">Per Roberto Roversi</a></p>
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		<title>QUANDO LA SINISTRA E&#8217; PARTE DEL PROBLEMA</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 19:27:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>di Sergio Lo Giudice</p>
<p>Massimo D’Alema, intervistato da Diego Bianchi (in arte Zoro) a un dibattito alla festa de l&#8217;Unità di Ostia, sui matrimoni fra persone dello stesso sesso ha dichiarato: “Sono favorevole al riconoscimento delle unioni omosessuali, ma il matrimonio, come è previsto dalla Costituzione, è l’unione tra persone di sesso diverso, finalizzata alla procreazione.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/09/13/quando-la-sinistra-e-parte-del-problema/">QUANDO LA SINISTRA E&#8217; PARTE DEL PROBLEMA</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Sergio Lo Giudice</p>
<p>Massimo D’Alema, intervistato da Diego Bianchi (in arte Zoro) a un dibattito alla festa de l&#8217;Unità di Ostia, sui matrimoni fra persone dello stesso sesso ha dichiarato: “Sono favorevole al riconoscimento delle unioni omosessuali, ma il matrimonio, come è previsto dalla Costituzione, è l’unione tra persone di sesso diverso, finalizzata alla procreazione. Del resto, le organizzazioni serie di gay non hanno mai chiesto di potersi sposare in chiesa. Penso che il sentimento degli italiani che ritengono che il matrimonio sia un sacramento vada rispettato“.</p>
<p>Gentile (ma sempre meno caro) D’Alema,<br />
è difficile per un politico di lungo corso come lei mettere insieme una simile serie di errori e castronerie una inanellata all’altra.</p>
<p>1. L’art.29 della nostra Costituzione non dice per nulla che il matrimonio debba essere tra persone di sesso diverso, né che debba essere finalizzato alla procreazione. Chi dice che la Costituzione impedisce al Parlamento italiano di legiferare sul matrimonio gay, dice una falsità smentita dalla sentenza della Corte Costituzionale 138 del 2010 e da tanti autorevoli costituzionalisti, a partire da Stefano Rodotà.<span id="more-40030"></span></p>
<p>2. Le organizzazioni serie di gay non hanno mai chiesto di potersi sposare in chiesa, e nemmeno quelle meno serie si sono mai azzardate ad avanzare una simile richiesta, perché non siamo al circo Barnum. Le organizzazioni serie di gay e lesbiche, a partire da Arcigay, chiedono da anni e a gran voce, invece, di potersi sposare in Comune perché stiamo parlando del matrimonio civile che, come lei dovrebbe sapere, è cosa un tantino distinta dal matrimonio religioso.</p>
<p>3.Negare il diritto fondamentale al matrimonio ad una parte della popolazione perché questo offenderebbe la sensibilità di un’altra parte è uno degli argomenti più osceni che possano essere avanzati in politica, utilizzato nella storia per negare diritti alle donne, ai neri, agli ebrei, agli omosessuali e per soffocare la libertà d’espressione dei cittadini.</p>
<p>Oggi anche all’interno del Partito Democratico si sta facendo spazio finalmente una posizione favorevole all’estensione del matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso: la battaglia, gentile D’Alema, oggi è questa e lei, se ne renda conto, non è parte della soluzione, ma è parte del problema.</p>
<p>www.queerblog.it/post/12103/massimo-dalema-i-diritti-gay-adesso-possono-aspettare-prima-ce-la-crisi-del-paese-da-risolvere-video?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+queerblog%2Fit+%28queerblog%29</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/09/13/quando-la-sinistra-e-parte-del-problema/">QUANDO LA SINISTRA E&#8217; PARTE DEL PROBLEMA</a></p>
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		<title>VESCOVI BUGIARDI</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 11:43:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Dario Accolla<br />
Non usa mezzi termini Avvenire, organo di stampa di una delle organizzazioni religiose più integraliste presenti in Italia, la CEI: «Un gesto politico, una scelta strumentale per scatenare l’ennesimo, sterile scontro». Che un giornale, in linea con i dettami di una chiesa profondamente omofoba, sia critico verso l’unione pubblica di due donne lesbiche – Paola Concia e Ricarda Trautman – è cosa che non stupisce affatto.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/08/vescovi-bugiardi/">VESCOVI BUGIARDI</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Dario Accolla<br />
Non usa mezzi termini Avvenire, organo di stampa di una delle organizzazioni religiose più integraliste presenti in Italia, la CEI: «Un gesto politico, una scelta strumentale per scatenare l’ennesimo, sterile scontro». Che un giornale, in linea con i dettami di una chiesa profondamente omofoba, sia critico verso l’unione pubblica di due donne lesbiche – Paola Concia e Ricarda Trautman – è cosa che non stupisce affatto. Non si capisce, tuttavia, l’ipocrisia di chi scrive: “Una scelta aderente ai peggiori modelli mediatici e commerciali che, da parte di una donna di sinistra, alternativa e controcorrente francamente delude un po’”. Evidentemente il buon gusto di una coppia di donne che coronano un sogno d’amore finisce, secondo Avvenire, laddove comincia il rosso di un paio di scarpette di Prada. Ma c’è di più. Si aggiunge pure la menzogna quando si è costretti a leggere: “È davvero così stravagante la nostra Costituzione che riconosce e regola la famiglia (articoli 29, 30 e 31) come società naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna?”. <span id="more-39789"></span>E ancora: “Non varrebbe almeno la pena di ricordare che, anche sul piano del diritto naturale, complementarietà e fertile progettualità sono condizioni irrinunciabili per parlare di un rapporto d’amore sancito sul piano pubblico?”. Avvenire, in modo subdolo, lascia dunque intendere che l’unione di Paola Concia è lesiva della legge italiana. Quando basta aver fatto le elementari per poter verificare da soli che nell’articolo 29 della nostra Costituzione non si parla del sesso dei coniugi. Ancora, la cosiddetta “fertile progettualità” sarebbe una delle componenti del matrimonio. Lo Stato non disciplina affatto quest’aspetto: l’istituto del matrimonio tutela situazioni patrimoniali e diritti dei coniugi. Infatti sono numerosissime le coppie che non possono o decidono di non avere figli. Solo qualora nascano dei figli, subentrano i diritti di questa categoria. Così il giornale dei vescovi, non sapendo come contenere la propria bile, parla di fatto intimo, salvo poi operare una condanna pubblica su quello stesso atto. Questo rende ai nostri occhi quel giornale e i suoi mandanti profondamente ipocriti. Per sostenere un’omofobia giuridicamente travestita, i vescovi &#8211; infatti &#8211; mentono.<br />
NATURALMENTE SI STA PARLANDO DI UN ISTITUTO DENOMINATO MATRIMONIO CIVILE IN UNO STATO LAICO. COL QUALE RITI RELIGIOSI E CREDENZE MISTERICHE NON HANNO NULLA A CHE FARE.</p>
<blockquote>
<div><a href="http://elfobruno.wordpress.com">http://elfobruno.wordpress.com</a></div>
</blockquote>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/08/vescovi-bugiardi/">VESCOVI BUGIARDI</a></p>
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		<title>OMOFOBIA DI STATO</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 19:22:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Bijoy M. Trentin</strong></p>
<p>Non è la prima volta che un disegno di legge anti-omofobia/transfobia viene proposto in Parlamento. Quando fu affossato per “pregiudiziali di costituzionalità” nel 2009, negli USA veniva approvata una specifica norma che tra i crimini d’odio elenca le violenze per motivi di religione, razza, colore della pelle, origine nazionale, genere, identità di genere, orientamento sessuale, disabilità (è il cosiddetto «Matthew Shepard Act»).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/20/omofobia-di-stato/">OMOFOBIA DI STATO</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Bijoy M. Trentin</strong></p>
<p>Non è la prima volta che un disegno di legge anti-omofobia/transfobia viene proposto in Parlamento. Quando fu affossato per “pregiudiziali di costituzionalità” nel 2009, negli USA veniva approvata una specifica norma che tra i crimini d’odio elenca le violenze per motivi di religione, razza, colore della pelle, origine nazionale, genere, identità di genere, orientamento sessuale, disabilità (è il cosiddetto «Matthew Shepard Act»). Questo è il minimo che oggi una democrazia dovrebbe garantire per definirsi tale, insieme a una regolamentazione non discriminatoria per le coppie LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender): e su tali questioni l’Italia disattende numerose norme e raccomandazioni dell’Unione Europea, dimostrandosi incapace di avviare un processo di approfondimento dell’inclusività e della laicità dello Stato.</p>
<p>Considerato anche il recente aumento dei crimini basati sull’intolleranza nei confronti delle persone LGBT, ultimamente pure Amnesty International ha sottolineato che «le autorità italiane dovrebbero contrastare con maggiore decisione gli atteggiamenti omofobici in modo da garantire una maggiore sicurezza delle persone LGBT» (Rapporto Annuale 2010). E cosa si fa in Parlamento?<span id="more-39555"></span> Si gioca con la vita delle persone, adducendo “pregiudiziali di costituzionalità” pretestuose: fittizie perché frutto di vieti pregiudizi che si basano su usanze discriminatorie, solitamente di origine religiosa (anche se è necessario tenere presente il fatto che oggi le posizioni, all’interno anche delle stesse religioni o persino singole confessioni, sono talora diversificate).</p>
<p>C’è chi afferma che i termini “orientamento sessuale”, “omofobia”, “transfobia” ecc. non sono chiaramente definiti e definibili e che dunque ciò che a essi si riferisce (quindi anche i reati correlati) non è di facile identificazione. Nella letteratura scientifica tutti i concetti sono stati precisamente perimetrati: per esempio, non c’è la possibilità di confondere l’“orientamento sessuale” con fenomeni di tipo totalmente diverso, come pedofilia, zoofilia, necrofilia, poligamia, incesto ecc. Chi, invece, produce tale confusione concettuale e terminologica ha come obiettivo solo quello di procacciarsi un corrivo consenso facendosi portabandiera di princípi che perpetuano ideologie che incentivano la segregazione.</p>
<p>E c’è anche chi sostiene che indicare una categoria specifica di persone da proteggere va contro l’articolo 3 della Costituzione, ma è proprio questo articolo a essere, invece, la base di partenza per l’eliminazione di ogni discriminazione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Il dibattito è già stato affrontato in fase di discussione della legge Mancino, che ingloba tra i motivi di odio e violenza la razza, l’etnia, la nazione, la religione e che basterebbe integrare con il genere, l’identità di genere e l’orientamento sessuale: non accettare tale prospettiva equivale a dire che è discriminatorio prevedere specifiche sanzioni per chi attacca, per esempio, un rom in quanto rom, un canadese in quanto canadese, un ebreo in quanto ebreo, un cattolico in quanto cattolico ecc. Per questo motivo, la proposta di legge n. 2802  in questione appare un poco zoppa, visto che tratta solo dei delitti non colposi e non include anche l’incitamento e la provocazione all’odio e alla violenza: non è sufficiente, però è un passo in avanti.</p>
<p>In Italia, oggi, anche per l’estenuante non-dibattito, visto che gli slogan retrivi si sprecano, non includere il genere, l’identità di genere e l’orientamento sessuale tra i motivi di odio e violenza in una legge relativa a determinate aggravanti significa dare un messaggio forte e chiaro a tutti: «L’omofobia e la transfobia non sono reati, quindi procedete pure indisturbati!»: siamo di fronte all’omofobia e alla transfobia di Stato. Cosí chi vota contro una legge anti-omofobia/transfobia esprime e avalla l’omofobia e la transfobia stesse, sentendosi già di per sé scagionato da ogni possibile reato che potrebbe commettere, per esempio, anche nel solo invocare «forni crematori per i culattoni» o anche nel semplice insinuare o affermare esplicitamente che le persone LGBT sono malate in quanto LGBT: invece, con l’approvazione di una legge anti-omofobia/transfobia, viene meno tutto il progetto politico di molti avventurosi (e avventati) rampichini.</p>
<p>Un moderno Stato democratico, per definirsi tale, non solo approva una legge anti-omofobia/transfobia, ma anche norme che regolino tutte le coppie in modo uguale, indistintamente rispetto anche al genere, all’identità di genere e all’orientamento sessuale. Ciò significa procedere in modo deciso verso la definizione di diritti civili per tutti, cioè dei matrimoni e delle unioni civili (piú ‘leggere’ dei matrimoni rispetto ai diritti e ai doveri) sia per gli eterosessuali sia per gli omo-/bi-/trans-sessuali. Anche qui la Costituzione non oppone ostacoli di alcun tipo, poiché – contrariamente ai proclami di alcuni politici – non vi è scritto che il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna. La formulazione dell’articolo 29 non impedisce affatto un processo di inclusione della molteplicità delle formazioni familiari: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». E mediante l’articolo 2, «la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Il benessere dell’individuo e della coppia partecipa al benessere della collettività; la sua instabilità, al contrario, rende vacillante anche la struttura sociale complessiva.</p>
<p>Abbiamo altri problemi ora? L’economia, i debiti, la crisi? Secondo alcuni la legge anti-omofobia/transfobia, le unioni civili e i matrimoni anche per le persone LGBT non sono delle priorità rispetto a altre problematiche. A costoro si può rispondere che anche su questo piano si gioca la tenuta del modello democratico di un paese: l’inclusione e la laicità sono fondamentali, quindi sono prioritarie, almeno quanto altri princípi di base. Cosí, mentre in altri Stati europei e extra-europei (si pensi, per esempio, ai cattolicissimi Brasile e Spagna…) l’ampliamento dei diritti civili alle persone LGBT è globale, in Italia manca persino una minima legge anti-omofobia/transfobia e ci sono ancora ministri che se la prendono con una pubblicità in cui due uomini o due donne si tengono per mano e ministri che affermano che per un bambino è meglio crescere orfano piuttosto che essere adottato da due uomini o due donne: questi politici non smettono mai di ricercare il fantomatico voto cattolico, senza rendersi conto che la società si sta evolvendo, è divenuta piú laica e che quindi ha bisogno di progettualità nuove.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/20/omofobia-di-stato/">OMOFOBIA DI STATO</a></p>
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		<title>LIBERTA&#8217; E GIUSTIZIA</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 22:21:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[costituzione italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[gustavo zagrebelsky]]></category>
		<category><![CDATA[libertà e giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[presidenza della repubblica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Gustavo Zagrebelsky</p>
<p>Navi affollate di esseri umani alla deriva, immense tendopoli circondate da filo spinato, come moderni campi di concentramento, ogni avanzo di dignità perduta, i popoli che ci guardano allibiti, mentre discettiamo se siano clandestini, profughi o migranti, se la colpa sia della Tunisia, della Francia, dell’Europa o delle Regioni.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/liberta-e-giustizia/">LIBERTA&#8217; E GIUSTIZIA</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Gustavo Zagrebelsky</p>
<p>Navi affollate di esseri umani alla deriva, immense tendopoli circondate da filo spinato, come moderni campi di concentramento, ogni avanzo di dignità perduta, i popoli che ci guardano allibiti, mentre discettiamo se siano clandestini, profughi o migranti, se la colpa sia della Tunisia, della Francia, dell’Europa o delle Regioni. L’assenza di pietà per esseri umani privi di tutto, corpi nelle mani di chi non li riconosce come propri simili. L’assuefazione all’orrore dei tanti morti annegati e dei bambini abbandonati a se stessi. Si può essere razzisti passivi, per indifferenza e omissione di soccorso. La parte civile del nostro Paese si aspetta – prima di distinguere tra i profughi chi ha diritto al soggiorno e chi no – un grande moto di solidarietà che accomuni le istituzioni pubbliche e il volontariato privato, laico e cattolico, fino alle famiglie disposte ad accogliere per il tempo necessario chi ha bisogno di aiuto. Avremmo bisogno di un governo degno d’essere ascoltato e creduto, immune dalle speculazioni politiche e dal vizio d’accarezzare le pulsioni più egoiste del proprio elettorato e capace d’organizzare una mobilitazione umanitaria.<br />
“Rappresentanti del popolo” che sostengono un governo che sembra avere, come ragione sociale, la salvaguardia a ogni costo degli interessi d’uno solo, dalla cui sorte dipende la loro fortuna, ma non certo la sorte del Paese. Un Parlamento dove è stata portata gente per la quale la gazzarra, l’insulto e lo spregio della dignità delle istituzioni sono moneta corrente. La democrazia muore anche di queste cose. Dall’estero ci guardano allibiti, ricordando scene analoghe di degrado istituzionale già viste che sono state il prodromo di drammatiche crisi costituzionali.<span id="more-38654"></span><br />
Una campagna governativa contro la magistratura, oggetto di continua e prolungata diffamazione, condotta con l’evidente e talora impudentemente dichiarato intento di impedire lo svolgimento di determinati processi e di garantire l’impunità di chi vi è imputato. Una maggioranza di parlamentari che non sembrano incontrare limiti di decenza nel sostenere questa campagna, disposti a strumentalizzare perfino la funzione legislativa, a rinunciare alla propria dignità fingendo di credere l’incredibile e disposta ad andare fino in fondo. In fondo, c’è la corruzione della legge e il dissolvimento del vincolo politico di cui la legge è garanzia. Dobbiamo avere chiaro che in gioco non c’è la sorte processuale di una persona che, di per sé, importerebbe poco. C’è l’affermazione che, se se ne hanno i mezzi economici, mediatici e politici, si può fare quello che si vuole, in barba alla legge che vale invece per tutti coloro che di quei mezzi non dispongono.<br />
Siamo in un gorgo. La sceneggiatura mediatica d’una Italia dei nostri sogni non regge più. La politica della simulazione e della dissimulazione nulla può di fronte alla dura realtà dei fatti. Può illudersi di andare avanti per un po’, ma il rifiuto della verità prima o poi si conclude nel dramma. Il dramma sta iniziando a rappresentarsi sulla scena delle nostre istituzioni. Siamo sul crinale tra il clownistico e il tragico. La comunità internazionale guarda a noi. Ma, prima di tutto, siamo noi a dover guardare a noi stessi.<br />
Il Presidente della Repubblica in questi giorni e in queste ore sta operando per richiamare il Paese intero, i suoi rappresentanti e i suoi governanti alle nostre e alle loro responsabilità. Già ha dichiarato senza mezzi termini che quello che è stato fatto apparire come lo scontro senza uscita tra i diritti (legittimi) della politica e il potere (abusivo) magistratura si può e si deve evitare in un solo modo: onorando la legalità, che è il cemento della vita civile. Per questo nel nostro Paese esiste un “giusto processo” che rispetta gli standard della civiltà del diritto e che garantisce il rispetto della verità dei fatti.<br />
Questo è il momento della mobilitazione e della responsabilità. Chiediamo alle forze politiche di opposizione intransigenza nella loro funzione di opposizione al degrado. Non è vero che se non si abbocca agli ami che vengono proposti si fa la parte di chi sa dire sempre e solo no. In certi casi – questo è un caso – il no è un sì a un Paese più umano, dignitoso e civile dove la uguaglianza e la legge regnino allo stesso modo per tutti: un ottimo programma o, almeno, un ottimo inizio per un programma di governo. Dobbiamo evitare che le piazze si scaldino ancora. La democrazia non è il regime della piazza irrazionale. Lo è la demagogia. La democrazia richiede però cittadini partecipi, attenti, responsabili, capaci di mobilitarsi nel momento giusto – questo è il momento giusto – e nelle giuste forme per ridistribuire a istituzioni infiacchite su se stesse le energie di cui hanno bisogno.<br />
Libertà e Giustizia è impegnata a sostenere con le iniziative che prenderà nei prossimi giorni le azioni di chi opera per questo scopo, a iniziare dal Presidente della Repubblica fino al comune cittadino che avverte l’urgenza del momento.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/liberta-e-giustizia/">LIBERTA&#8217; E GIUSTIZIA</a></p>
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		<title>ALLA COSTITUZIONE ITALIANA</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 16:35:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di FRANCO BUFFONI</p>
<p>Le costituzioni, recita il mio vecchio<br />
Dictionary of Phrase and Fable,<br />
Possono essere aristocratiche o dispotiche<br />
Democratiche o miste.<br />
Ecco, per te che non prometti<br />
Di perseguire l’imperseguibile<br />
- La felicità degli uomini –<br />
Vorrei non pensare davvero a quel “mixed”<br />
Che ricade sugli effetti salvando i presupposti:<br />
Di te che prometti il perseguibile<br />
Vorrei restasse il lampo negli occhi di Gobetti,<br />
Già finito per altro in poesia.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/11/alla-costituzione-italiana/">ALLA COSTITUZIONE ITALIANA</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di FRANCO BUFFONI</p>
<p>Le costituzioni, recita il mio vecchio<br />
Dictionary of Phrase and Fable,<br />
Possono essere aristocratiche o dispotiche<br />
Democratiche o miste.<br />
Ecco, per te che non prometti<br />
Di perseguire l’imperseguibile<br />
- La felicità degli uomini –<br />
Vorrei non pensare davvero a quel “mixed”<br />
Che ricade sugli effetti salvando i presupposti:<br />
Di te che prometti il perseguibile<br />
Vorrei restasse il lampo negli occhi di Gobetti,<br />
Già finito per altro in poesia.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/11/alla-costituzione-italiana/">ALLA COSTITUZIONE ITALIANA</a></p>
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		<title>mio cattivo maestro</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 08:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/drive-in-407x300.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p>[Il 12 marzo ci sarà la manifestazione nazionale sulla/ per la/ della scuola, io ci andrò. Qui di seguito l'intervento che ho scritto per l'Unità e che è stato pubblicato il 4 marzo scorso]</p>
<p>Si impara prima della scuola, dopo la scuola, nonostante la scuola.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/10/mio-cattivo-maestro/">mio cattivo maestro</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/drive-in-407x300.jpg"><img class="size-full wp-image-38349 alignnone" style="margin: 8px;" title="drive-in-407x300" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/drive-in-407x300.jpg" alt="" width="357" height="250" /></a></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p><span style="color: #3366ff;">[Il 12 marzo ci sarà la manifestazione nazionale sulla/ per la/ della scuola, io ci andrò. Qui di seguito l'intervento che ho scritto per l'Unità e che è stato pubblicato il 4 marzo scorso]</span></p>
<p>Si impara prima della scuola, dopo la scuola, nonostante la scuola. Tuttavia purché questa esperienza comune non si trasformi in metafisica, la scuola deve esserci. L’articolo 33 della Costituzione stabilisce che <em>Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato</em> e che <em>La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali</em>. Le scuole pubbliche rappresentano dunque lo standard educativo del nostro paese e la legge, stabilendo i diritti delle scuole non statali, stabilisce pure gli obblighi – esami di stato regolari, docenti pagati secondo un contratto nazionale, corrispondenza tra cattedra d’insegnamento e disciplina insegnata, buste paga reali. La frase <em>La scuola pubblica non inculca</em>, poi smentita e ritoccata, lungi dall’essere un giudizio sulla situazione della scuola italiana, è, come spesso accade al primo Ministro e ai suoi epigoni, pubblicità. Se non lo fosse terrebbe conto di quella <em>parità per eccesso</em> tra scuola statale e scuola non statale che, nell’articolo 33, è rappresentata dai diritti e dagli obblighi. Se non fosse pubblicità, inoltre, l’asserzione si presterebbe alla patologia del dettato costituzionale all’equipollenza: se la scuola statale non educa allora non educa neppure la scuola non statale.<br />
<span id="more-38347"></span><br />
<em>Il pensiero di chi vuol leggere nelle parole del premier un attacco alla scuola pubblica è figlio dell’erronea contrapposizione tra scuola statale e scuola paritaria. Per noi, e secondo quanto afferma la Costituzione italiana, la scuola può essere sia statale sia paritaria. In entrambi i casi è un’istituzione pubblica, cioè al servizio dei cittadini… Silvio Berlusconi ha solo difeso la libertà di scelta educativa delle famiglie</em>. Il Ministro Gelmini, a parte la faccenda dell’equipollenza alla quale mi pare sommamente disinteressata, e a parte la contrapposizione incomprensibile, in questo contesto, per un Ministro della Repubblica tra <em>statale</em> e <em>pubblico</em>, non ha detto nulla di particolarmente falso poiché è una evidenza che per il Primo Ministro il sistema educativo in contrapposizione alla scuola (pubblica e privata), è la televisione, che rappresenta la vera <em>libertà di scelta educativa delle famiglie</em>. Cambi canale e oscuri <em>l’influenza deleteria che nella scuola pubblica hanno avuto e hanno ancora oggi culture politiche, ideologie e interpretazioni della storia che non rispettano la verità</em>.</p>
<p>Silvio Berlusconi, proprietario di televisioni private, è il primo uomo che ha inserito, nei notiziari delle sue reti, gli indici di borsa, facendo sì che l’economia descrivesse un benessere più o meno percepito, e che trasformasse dunque i consumatori in telespettatori. Silvio Berlusconi, primo ministro di un paese democratico, attraverso gradi successivi di potere e delega, è l’uomo che può discriminare sulle programmazioni e i contenuti delle reti nazionali, e che ha potuto dunque trasformare i telespettatori in elettori. Questa ultima mutazione definisce un problema che per me si chiama monopolio di immaginario, ma che potrebbe pure chiamarsi, se amassi l’epica, golpe mediatico. Questo immaginario unico, dal quale siamo colonizzati, appartiene all’uomo che ha rivoluzionato la televisione italiana. E La rivoluzione, si sa, non si può fare con tanta eleganza e soprattutto è un atto di violenza. La principale violenza che subisco è dovermi ripetere, ogni volta che accendo la televisione Odio la televisione. Anche se non è vero, perché io sono anche la televisione di Silvio Berlusconi. E infatti capisco che la programmazione televisiva è come lo stato. Ma senza la costituzione. E capisco perché Silvio Berlusconi si accanisca e avanzi utopico <em>La vita può essere meravigliosa come la mia televisione</em>. Alle elezioni politiche, o amministrative, o ai referendum, votano gli stessi individui che guardano la televisione, me compresa. Siamo allenati a votare. E non certo dall’educazione civica nelle scuole o dalle discussioni politiche in strada, dai comizi dei partiti – dov’è la base? C’é solo quella della Lega Nord? Prima delle liste e dei programmi elettorali, di proporzionale sì maggioritario no o viceversa, le persone, che sono telespettatori, sanno già televotare.</p>
<p>Adesso, la mia indole democratica mi impedirebbe di giudicare il popolo sovrano. Tuttavia, quando la democrazia diventa una faccenda statistica, come lo share per esempio, la definizione del popolo sovrano si conficca come una spina sotto la pianta dei piedi. E, personalmente, mi fa zoppicare sulle mie convinzioni. Quando ascolto i proclami (sempre e comunque televisivi) del Premier capisco che la mia indole democratica non è il privilegio di qualsiasi cittadino nato in una repubblica, che ha studiato nella scuola pubblica e che ha usufruito del servizio sanitario nazionale. No. Questa indole risulta piuttosto l’ultimo snobistico avamposto del <em>culturame</em>, perché la democrazia, in un paese dove la dittatura dei canoni televisivi è l’unico valore politico sul quale dibattere, dove la televisione è il sistema educativo sostitutivo della scuola pubblica, è solo un corrotto e inutile <em>ancient regime</em>.</p>
<p>Non c’è libertà educativa senza possibilità di scelta. E non c’è scelta senza possibilità di comprensione. Non si va a scuola per essere <em>inculcati </em>si va a scuola per impedire che qualcuno o qualcosa ti <em>inculchi </em>e ti manipoli senza che tu ne te accorga.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/10/mio-cattivo-maestro/">mio cattivo maestro</a></p>
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		<title>CALPESTARE L&#8217;OBLIO</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 01:57:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Valerio Cuccaroni<br />
Calpestare l&#8217;oblio. Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale: una grande opera di poesia civile.<br />
Dopo due versioni elettroniche, domenica 14 novembre verrà presentata ad Ancona l&#8217;edizione integrale (Collana Argo, ed. Cattedrale).<br />
Mostra &#124; Reading &#124; OpenMic-Microfono aperto<br />
a partire dalle ore 17, nell&#8217;ambito della rassegna di arte e impegno civile “Linee di resistenza”, organizzata Casa delle Culture, con il contributo di: Provincia di Ancona &#124; Comune di Ancona, in collaborazione con: Istituto Storia Marche &#124; Anpi, con il Patrocinio di: I Circoscrizione – Comune di Ancona, verrà presentata l&#8217;edizione cartacea integrale dell&#8217;e-book &#8220;Calpestare l&#8217;oblio.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/12/calpestare-loblio-2/">CALPESTARE L&#8217;OBLIO</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Valerio Cuccaroni<br />
Calpestare l&#8217;oblio. Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale: una grande opera di poesia civile.<br />
Dopo due versioni elettroniche, domenica 14 novembre verrà presentata ad Ancona l&#8217;edizione integrale (Collana Argo, ed. Cattedrale).<br />
Mostra | Reading | OpenMic-Microfono aperto<br />
a partire dalle ore 17, nell&#8217;ambito della rassegna di arte e impegno civile “Linee di resistenza”, organizzata Casa delle Culture, con il contributo di: Provincia di Ancona | Comune di Ancona, in collaborazione con: Istituto Storia Marche | Anpi, con il Patrocinio di: I Circoscrizione – Comune di Ancona, verrà presentata l&#8217;edizione cartacea integrale dell&#8217;e-book &#8220;Calpestare l&#8217;oblio. Cento poeti contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana&#8221; [ http://www.lagru.org/media/oblio.pdf ], antologia di poesia civile che nel novembre 2009 e nei mesi seguenti ha scatenato un acceso dibattito sui principali media (L’Unità, MicroMega, Corriere della Sera, Radio 24, Reset, Gli altri, Il Giornale, Libero, Il Foglio, Il manifesto, Le Monde diplomatique).<span id="more-37088"></span></p>
<p>Domenica 14 novembre 2010<br />
Casa delle Culture – Via Vallemiano 46, Ancona</p>
<p>PROGRAMMA</p>
<p>Ore 17 &#8211; Inaugurazione della mostra con le illustrazioni originali dell’antologia di poesia civile “Calpestare l’oblio”, a cura di Nicola Alessandrini e Valeria Colonnella. Dal 14 novembre al 10 dicembre, mercoledì e venerdì ore 17-19.<br />
Proiezione del video “Correspondecias” di Loris Ferri e Stefano Sanchini.</p>
<p>Ore 18 &#8211; Letture dei poeti di “Calpestare l’oblio”: Maria Lenti, Maria Grazia Maiorino, Renata Morresi, Davide Nota, Natalia Paci, Antonella Ventura<br />
Interviene il giornalista dell’Unità Pietro Spataro</p>
<p>Ore 19 &#8211; Open mic: microfono aperto al pubblico per letture di versi ispirati alla Resistenza. In collaborazione con Associazione LeggIo.</p>
<p>Ore 20 &#8211; Aperitivo bio a cura del Circolo Equo &amp; Bio.</p>
<p>Ore 21 &#8211; Letture dei poeti di “Calpestare l’oblio”: Fabio Orecchini, Enrico Piergallini, Francesco Scarabicchi, Alessandro Seri, Enrico Maria Simoniello<br />
Interviene il giornalista dell’Unità Pietro Spataro</p>
<p>Info: www.casacultureancona.it   | argo@argonline.it | 335 1099665</p>
<p>Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana, Collana Argo, Cattedrale, Ancona, 2010, € 15 | Copyleft</p>
<p>A cura di Davide Nota e Fabio Orecchini<br />
Illustrazioni e grafica a cura di Nicola Alessandrini e Valeria Colonnella</p>
<p>Testi di: Francesco Accattoli, Annelisa Addolorato, Nadia Agustoni, Fabiano Alborghetti, Augusto Amabili, Viola Amarelli, Antonella Anedda, Gian Maria Annovi, Danni Antonello, Luca Ariano, Roberto Bacchetta, Martino Baldi, Nanni Balestrini, Maria Carla Baroni, Vittoria Bartolucci, Alberto Bellocchio, Luca Benassi, Alberto Bertoni, Gabriella Bianchi, Marco Bini, Brunella Bruschi, Franco Buffoni, Michele Caccamo, Maria Grazia Calandrone, Carlo Carabba, Nadia Cavalera, Enrico Cerquiglini, Antonino Contiliano, Beppe Costa, Andrea Cramarossa, Walter Cremonte, Maurizio Cucchi, Gianluca D’Andrea, Roberto Dall’Olio, Gianni D’Elia, Daniele De Angelis, Francesco De Girolamo, Vera Lùcia De Oliveira, Eugenio De Signoribus, Nino De Vita, Luigi Di Ruscio, Marco Di Salvatore, Alba Donati, Stefano Donno, Fabrizio Falconi, Matteo Fantuzzi, Anna Maria Farabbi, Angelo Ferrante, Loris Ferri, Fabio Franzin, Tiziano Fratus, Andrea Garbin, Davide Gariti, Massimo Gezzi, Maria Elisa Giocondo, Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Raimondo Iemma, Andrea Inglese, Giulia Laurenzi, Maria Lenti, Bianca Madeccia, Maria Grazia Maiorino, Francesca Mannocchi, Giulio Marzaioli, Emiliano Michelini, Guido Monti, Silvia Monti, Davide Morelli, Renata Morresi, Giovanni Nadiani, Davide Nota, Opiemme (laboratorio), Fabio Orecchini, Claudio Orlandi, Natalia Paci, Adriano Padua, Susanna Parigi, Fabio Giovanni Pasquarella, Giovanni Peli, Enrico Piergallini, Antonio Porta, Alessandro Raveggi, Rossella Renzi, Roberto Roversi, Lina Salvi, Stefano Sanchini, Flavio Santi, Lucilio Santoni, Giuliano Scabia, Francesco Scarabicchi, Alessandro Seri, Marco Simonelli, Enrico Maria Simoniello, Giancarlo Sissa, Luigi Socci, Alfredo Sorani, Pietro Spataro, Roberta Tarquini, Rossella Tempesta, Enrico Testa, Fabio Teti, Emiliano Tolve, Adam Vaccaro, Antonella Ventura, Lello Voce, Matteo Zattoni</p>
<p>Con una introduzione di Valerio Cuccaroni e un intervento di Luigi-Alberto Sanchi</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/12/calpestare-loblio-2/">CALPESTARE L&#8217;OBLIO</a></p>
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		<title>XX SETTEMBRE</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 11:55:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Porta Pia ha cancellato dalla storia una delle più ottuse monarchie assolute dei tempi moderni, che motivava la sua intolleranza e il suo dominio sulle coscienze e sui corpi non solo con il richiamo ad un generico diritto divino, ma con la pretesa che il sovrano fosse il vicario del figlio del dio unico degli abramitici.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/09/20/xx-settembre/">XX SETTEMBRE</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Porta Pia ha cancellato dalla storia una delle più ottuse monarchie assolute dei tempi moderni, che motivava la sua intolleranza e il suo dominio sulle coscienze e sui corpi non solo con il richiamo ad un generico diritto divino, ma con la pretesa che il sovrano fosse il vicario del figlio del dio unico degli abramitici. E con la consueta leggerezza abramitica &#8211; fino al 20 settembre 1870 &#8211; gli ebrei poterono vivere a Roma solo ghettizzati.<br />
Cancellando dall’Europa, come scrisse Gladstone, uno stato che “ha condannato la libertà di parola, la libertà di stampa, la tolleranza del non-conformismo, il libero studio di questioni civili e filosofiche”, quel giorno, l’Italia avrebbe dovuto cancellare per sempre anche i privilegi della chiesa cattolica. Invece diede subito inizio, con la legge delle Guarentigie e “l’assegno di congrua”, alla lunga serie di concessioni al Vaticano culminata in anni recenti nella vergognosa clausola dell’8 per mille.<span id="more-36617"></span><br />
I clericali, dal canto loro, pensarono bene di mostrarsi sempre e solo offesi, proclamandosi vittime: L’unità cattolica, celebre periodico diretto da don Margotti, cominciò a uscire listato a lutto e lo fece per ben 28 anni. Come osservò Edmondo De Amicis, fogli di tal fatta ingenerarono nei cattolici di tutta Europa il timore che “gli italiani” (definiti “facinorosi” e “tigri assetate di sangue”) volessero “far man bassa sulle chiese e sui preti”.<br />
Occorre distinguere alcune fasi: malgrado le concessioni, fino al 1929 &#8211; se non altro &#8211; i matrimoni dovettero &#8211; tutti e comunque &#8211; essere celebrati in comune. Poi chi voleva celebrava anche i propri riti religiosi. (Già questo, oggi, sarebbe un bel passo avanti sulla via dei Pacs). Coi patti lateranensi il fascismo per autolegittimarsi riportò in gioco i clericali (obbligo, per esempio, di crocifisso come “arredo” in ogni aula scolastica e di tribunale). Ancor più fece la Realpolitik togliattiana nel 1947 con l’art 7 della Costituzione, che inglobò i patti lateranensi. (Va ricordato che &#8211; ancora negli anni Cinquanta &#8211; il 70% dei cittadini italiani si recava compattamente a messa la domenica; oggi tale percentuale si è ridotta al 20%, ma i nostri attuali politicanti si comportano legislativamente come se le percentuali fossero ancora quelle degli anni Cinquanta).<br />
Una svolta parve giungere nel 1984, con l’abolizione del concetto di religione di stato. Ma tale raggiungimento fu pagato con la mela avvelenata dell’8 per mille.<br />
In sintesi, quindi, Porta Pia ha sì cancellato dalla storia lo stato pontificio, portando a naturale conclusione il Risorgimento, ma ha anche aperto le porte dell’Italia tutta alle ingerenze vaticane.  Perduto il potere temporale in un’area limitata del paese, i clericali lo hanno recuperato di fatto e con ben maggiore efficacia in tutto il Paese, spacciandolo per potere spirituale, grazie all’ignavia e all’opportunismo dei governanti italiani.<br />
La ricorrenza del XX settembre dovrebbe dunque diventare l’occasione per denunciare il concordato con la chiesa cattolica come un privilegio concesso ad un potere antidemocratico, parallelo e spesso alternativo a quello dello stato.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/09/20/xx-settembre/">XX SETTEMBRE</a></p>
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		<title>LIBERTA&#8217; DI CURA</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 20:42:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Ignazio Marino</p>
<p>“Si tratta di un problema di libertà individuale che non può non essere garantito dalla Costituzione, quello cioè di affermare che non possono essere imposte obbligatoriamente ai cittadini pratiche sanitarie”. Aldo Moro, dibattito sull&#8217;articolo 32 della Costituzione, Commissione per la Costituzione della Repubblica Italiana,  28 gennaio 1947</p>
<p>Il 9 febbraio 2009 Eluana Englaro, dopo 17 anni passati senza coscienza in un letto, divenne finalmente libera.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/08/liberta-di-cura/">LIBERTA&#8217; DI CURA</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Ignazio Marino</p>
<p>“Si tratta di un problema di libertà individuale che non può non essere garantito dalla Costituzione, quello cioè di affermare che non possono essere imposte obbligatoriamente ai cittadini pratiche sanitarie”. Aldo Moro, dibattito sull&#8217;articolo 32 della Costituzione, Commissione per la Costituzione della Repubblica Italiana,  28 gennaio 1947</p>
<p>Il 9 febbraio 2009 Eluana Englaro, dopo 17 anni passati senza coscienza in un letto, divenne finalmente libera. Direi liberata, dall&#8217;impegno civile di un padre esemplare e dal sussulto democratico di una parte del Paese che non tollerava l&#8217;illecita invadenza dello Stato nell’imporre ad una persona terapie non volute per prolungarne l’agonia.<br />
Il dibattito sul testamento biologico fu allora travolto e al Senato si arrivò all&#8217;approvazione di una legge contro la libertà di scelta, calpestando il principio dell&#8217;autodeterminazione dell&#8217;individuo.<br />
Oggi scrivo per ribadire, ad un anno dall&#8217;appello sul sito www.appellotestamentobiologico.it: non permettiamo che venga dato il via libera a una legge contro la libertà di scegliere.</p>
<p>La legge approvata dalle destre al Senato lo scorso marzo è adesso all&#8217;esame della Camera dei Deputati. Si tratta di una norma contro la libertà individuale nella scelta delle terapie. Di fatto impone a tutti noi l&#8217;obbligo di terapie mediche quali la nutrizione e l&#8217;idratazione artificiali, anche se siamo contrari, anche se servono solo a prolungare una irreversibile agonia.<span id="more-30165"></span></p>
<p>La strada da percorrere è un confronto aperto e libero da condizionamenti ideologici. Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha mostrato aperture in tal senso, ma il Governo sembra voler utilizzare la propria forza per imporre un voto ideologico sul testamento biologico, contro le prove scientifiche e la libertà individuale.</p>
<p>Per questo chiedo a voi, donne e uomini liberi e laici, di esercitare i vostri diritti di cittadini, promuovendo un&#8217;azione di pressione sulla Camera dei Deputati.</p>
<p>E&#8217; il momento di fare sentire la nostra voce: scriviamo al Presidente Fini, utilizzando il modello di lettera allegato, oppure scrivendo un testo diverso. Se saremo in tanti riusciremo a fare &#8220;massa critica&#8221; e non resteremo inascoltati.</p>
<p>Per scrivere a Gianfranco Fini:  fini_g@camera.it</p>
<p>Presidente Fini,<br />
sono un sostenitore dell&#8217;appello per il testamento biologico (www.appellotestamentobiologico.it) promosso dal senatore Ignazio Marino e da numerose personalità del mondo giuridico, scientifico e culturale italiano.<br />
La legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, approvata dal Senato sarà presto all&#8217;esame dell&#8217;Aula della Camera dei Deputati.<br />
Le scrivo per invitarLa a non ignorare la mia voce.<br />
Chiedo una legge per il diritto alla salute ma contro l’obbligo alle terapie.<br />
Chiedo una legge laica, tracciata nel solco dell&#8217;art. 32 della nostra Costituzione.<br />
Mi auguro che il Suo contributo sia determinante nell&#8217;aprire una nuova fase di riflessione e condivisione su un testo che attualmente è contro le prove scientifiche e la libertà individuale.<br />
Desidero un confronto che consenta di uscire da un’impostazione ideologica, così che ciascuno possa scegliere liberamente a quali terapie sottoporsi e a quali rinunciare.</p>
<p>Grazie</p>
<p>Firma</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/08/liberta-di-cura/">LIBERTA&#8217; DI CURA</a></p>
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		<title>L&#8217;UNITA&#8217; DELLA COSTITUZIONE</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 21:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Gustavo Zagrebelsky</p>
<p>Tutte le Costituzioni sono opere dotate di senso unitario: lo sono per il concetto stesso di Costituzione. Se non lo fossero – se cioè fossero scindibili in parti indipendenti – non “costituirebbero” un bel niente.</p>
<p>Il senso di una parte potrebbe essere messa contro il senso dell’altra e, introducendosi “sensi” diversi, si farebbe opera non di costituzione ma di distruzione.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/01/16/lunita-della-costituzione/">L&#8217;UNITA&#8217; DELLA COSTITUZIONE</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Gustavo Zagrebelsky</p>
<p>Tutte le Costituzioni sono opere dotate di senso unitario: lo sono per il concetto stesso di Costituzione. Se non lo fossero – se cioè fossero scindibili in parti indipendenti – non “costituirebbero” un bel niente.</p>
<p>Il senso di una parte potrebbe essere messa contro il senso dell’altra e, introducendosi “sensi” diversi, si farebbe opera non di costituzione ma di distruzione.</p>
<p>Questo vale in generale e, in particolare, vale con riguardo alla distinzione tra la prima e la seconda parte della nostra Costituzione.</p>
<p>Non è vero che si può modificare una delle due parti, lasciando intatta l’altra.<br />
Gli esempi non sono difficili da trovare.<span id="more-28804"></span><br />
Primo. L’art. 1 riconosce, come corollario della democrazia, che “la sovranità appartiene al<br />
popolo”, che “la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Il popolo è un concetto<br />
complesso, di sintesi del pluralismo. Non è un concetto unitario, olista, come nella democrazia di<br />
Rousseau. La sua rappresentanza politica richiede certe condizioni. Supponiamo &#8211; per assurdo &#8211; che<br />
si abolissero le camere rappresentative (seconda parte della Costituzione); o che – più facilmente<br />
immaginabile – le camere venissero depotenziate al punto che il loro ruolo fosse reso solo formale o<br />
lo si riducesse al punto di essere chiamate a esprimere un sì o un no alle proposte del governo;<br />
oppure, che il sistema elettorale portasse a risultati di schiacciamento delle minoranze e di<br />
iperrappresentazione o di rappresentazione totale ed esclusiva della maggioranza: supponiamo tutto<br />
questo. Diremmo forse che queste modifiche dirette (con modifiche costituzionali) o indirette</p>
<p>(attraverso la legge elettorale) non influiscono sull’art. 1 della Costituzione?</p>
<p>Secondo. L’art. 2 riconosce i diritti inviolabili della persona umana e gli artt. 13 e seguenti<br />
prevedono una serie di diritti specifici. La protezione di tali diritti è rimessa a istituzioni la cui<br />
disciplina sta nella seconda parte della Costituzione: innanzitutto la Corte costituzionale e l’insieme<br />
dell’organizzazione giudiziaria. Immaginiamo che si ponga mano alla composizione della Corte, ai<br />
suoi poteri, ai mezzi che i cittadini hanno di accedere a essa; oppure che si stabiliscano forme di<br />
soggezione della magistratura al potere e agli indirizzi della politica (governativa o parlamentare).<br />
Diremmo forse che tali modifiche non influiscono sui diritti che rappresentano uno dei contenuti<br />
principali della prima parte della Costituzione?</p>
<p>Terzo. L’art. 5 stabilisce, come criteri organizzativi fondamentali, l’autonomia e il<br />
decentramento; l’art. 6 protegge le minoranze linguistiche. Sono questi principi insensibili a<br />
modifiche che possano riguardare il Titolo V della seconda parte della Costituzione, oppure la<br />
struttura del Senato, come organo delle autonomie?</p>
<p>Quarto. L’art. 3 della Costituzione, che prevede il principio di uguaglianza, oltre che nel suo<br />
lato formale anche in quello sostanziale, e gli artt. 26 e 28, che prevedono la salute e l’istruzione<br />
come diritti sociali, sarebbero insensibili a modifiche della seconda parte della Costituzione, circa il<br />
potere di spesa e i limiti dell’indebitamento dello Stato, delle Regioni e degli enti locali? E sono<br />
forse insensibili alle riforme che possano interessare l’articolazione sul territorio dei poteri, centrali,<br />
regionali e locali in materia fiscale?</p>
<p>Sono solo esempi. E dimostrano ciò che non si potrebbe disconoscere: la prima parte della<br />
Costituzione, che contiene  principi fondamentali di sostanza, non è indipendente dalla seconda, che<br />
contiene le norme organizzative che servono a farli valere o che, comunque, ne condizionano<br />
l’attuazione.<br />
La distinzione sulla quale – credo – ci si dovrebbe attestare con molta chiarezza non è dunque<br />
tra “parti” della Costituzione ma tra i suoi fondamenti sostanziali e organizzativi, da un lato, e le loro regole attuative, dall’altro: fermi i primi, sulle seconde si può certamente discutere, perché le<br />
modifiche e gli adeguamenti (ad es. del Senato, alla nuova struttura decentrata dei poteri pubblici;<br />
del governo, alle esigenze di efficienza della sua azione; delle maggioranze di garanzia, alla logica<br />
bipolare, ecc.) sono certamente possibili e, in diversi casi, anche utili.<br />
Ciò che si chiede è dunque un chiaro impegno al mantenimento, nella sua essenza, della<br />
Costituzione che abbiamo (con tutti i perfezionamenti che si possano ritenere opportuni). E’ chiaro<br />
che, in concreto, potranno sorgere contrasti interpretativi sulla portata di questa o quella proposta di<br />
innovazione, se essa stia entro o sia fuori di questa Costituzione. Penso ad es. al tema del<br />
rafforzamento dell’azione del governo o, come si dice, del premierato. Ma sarebbe già un fatto di<br />
chiarificazione se si accettasse la premessa che, al Parlamento, i poteri e le garanzie che oggi<br />
spettano in generale (la legislazione, il controllo sul governo – sfiducia, costruttiva o non costruttiva,<br />
compresa –; lo scioglimento come strumento di garanzia, non di lotta politica) non potranno essere<br />
sottratti, quali che siano le innovazioni riguardanti il governo, i poteri del presidente del Consiglio, i<br />
meccanismi a favore della razionalizzazione degli schieramenti politici in Parlamento. Aggiungerei,<br />
in questa prospettiva, la richiesta di un impegno a favore (oltre che della riduzione numerica) anche<br />
della qualità della rappresentanza che si esprime nelle due Camere, una qualità che, oggi, rischia di<br />
rendere la difesa dei poteri e delle prerogative del Parlamento una azione, per quanto nobile alla<br />
stregua dei sacri principi del costituzionalismo liberal-democratico, assai poco dotata di senso, in<br />
relazione alle sue condizioni concrete.<br />
Sono queste posizioni di retroguardia, che si possono bollare come quelle dei soliti<br />
“parrucconi” da parte degli altrettanti soliti “innovatori”? No. Sono esclusivamente scelte di politica<br />
costituzionale, alle quali si contrappongono altre scelte, anch’esse di politica costituzionale che,<br />
come tali devono essere valutate. La contrapposizione “vecchio” e “nuovo” è totalmente priva di<br />
significato in materia costituzionale: essa nasconde diversi modi di concepire i rapporti in questa<br />
materia e su questi modi come tali, non perché vecchi o nuovi, ha senso fare chiarezza.</p>
<p>http://www.astrid-online.it/Dossier&#8211;r/Studi&#8211;ric/ZAGREBELSKY_08_10_07.pdf</p>
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		<title>CORAGGIO, COMPAGNI</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 19:31:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Venerdì 8 gennaio si è tenuta a Roma una assemblea dei poeti inclusi nell’e-book Calpestare l’oblio. Su invito del curatore, Davide Nota, ho tenuto una relazione, che qui propongo per punti essenziali.</p>
<p><strong>Oblio della memoria</strong><br />
1) Perché molti italiani si sentirono offesi, toccati nel sentimento profondo, quando chi attualmente siede a Palazzo Chigi propose di trasformare il 25 Aprile nella Festa delle Libertà?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/01/11/coraggio-compagni/">CORAGGIO, COMPAGNI</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Venerdì 8 gennaio si è tenuta a Roma una assemblea dei poeti inclusi nell’e-book Calpestare l’oblio. Su invito del curatore, Davide Nota, ho tenuto una relazione, che qui propongo per punti essenziali.</p>
<p><strong>Oblio della memoria</strong><br />
1) Perché molti italiani si sentirono offesi, toccati nel sentimento profondo, quando chi attualmente siede a Palazzo Chigi propose di trasformare il 25 Aprile nella Festa delle Libertà? Perché la Resistenza fu anzitutto antifascista. Cercare di annacquarla in una generica festa delle libertà (riecheggiante per altro quel Popolo delle Libertà all’interno del quale sono confluiti i post fascisti) ebbe per loro il sapore di una beffa.<br />
Questo naturalmente non cambia un dato storico ben noto: all’interno delle forze che diedero vita alla Resistenza, la componente comunista fu essenziale. E certamente non era uno stato costituzionale di diritto in senso liberale, moderno, europeo, quello che molti di loro sognavano in quegli anni tragici. Per altro è anche facilmente comprensibile che un giovane &#8211; che nel 1943 decide di rischiare la vita per fare il partigiano &#8211; voglia anche rimuovere la cause che produssero il fascismo, e abbracci la scorciatoia illusoria della rivoluzione.<span id="more-28619"></span><br />
Tuttavia il lavoro in seguito compiuto nell’Assemblea Costituente del 46-7 dalla componente comunista sta a dimostrarne l’alto tasso di ragionevolezza politica, volto alla stesura di una carta costituzionale che dopo più di sessanta anni ancora ci permette di stare orgogliosamente in Europa.<br />
Fatte salve le personali “buone fedi”, c’è un dato oggettivo da sottolineare: in quegli anni tormentati molti videro la luce giusta, che portò alla costruzione di uno stato costituzionale di diritto; altri si lasciarono ancora abbagliare da fiammate di stato etico, oggi chiaramente sconfitto dalla storia e dal buon senso. Chi state leggendo è nato nel 1948, ha l’età della Costituzione, se avesse avuto l’età della ragione &#8211; allora &#8211; avrebbe militato nel Partito d’Azione.<br />
E se proprio volete che vi sveli fino in fondo il mio pensiero, vi dico che sentimentalmente sono con i giovani partigiani comunisti tosti duri e puri; ideologicamente difendo con tenacia le ragioni dell’antifascismo non comunista di Giustizia e Libertà.<br />
Per questo ho dedicato una poesia</p>
<p><em>Alla Costituzione italiana</em></p>
<p>Le costituzioni, recita il mio vecchio<br />
Dictionary of Phrase and Fable,<br />
Possono essere aristocratiche o dispotiche<br />
Democratiche o miste.<br />
Ecco, per te che non prometti<br />
Di perseguire l’imperseguibile<br />
- La felicità degli uomini -<br />
Vorrei non pensare davvero a quel “mixed”<br />
Che ricade sugli effetti salvando i presupposti:<br />
Di te che prometti il perseguibile<br />
Vorrei restasse il lampo negli occhi di Gobetti,<br />
Già finito per altro in poesia.</p>
<p>2) Così come la Resistenza fu antifascista, il Risorgimento fu anticlericale. Per questo i veri liberali si sentirono offesi qualche settimana fa, quando il nostro ineffabile ministro degli Esteri definì “suggestiva” la proposta di inserire una croce nel campo bianco della bandiera italiana. L’argomento addotto (“la croce è presente nella bandiera di numerosi stati soprattutto nord europei”) è specioso e antistorico. La croce sta in quelle bandiere da numerosi secoli, dal tempo in cui vigevano princìpi quali “cuius regio eius religio”. La bandiera italiana è recente: come quella francese affonda le proprie radici nell’Illuminismo. La bandiera italiana appartiene al Risorgimento e all’anticlericalismo: la sventolavano i ragazzi della Repubblica Romana che per essa si fecero massacrare nel 1849. Va rispettata così come è, insieme alla Costituzione.</p>
<p><strong>Rimozione della cultura nella società italiana</strong><br />
Per le stesse ragioni anagrafiche che ricordavo prima, ricordo molto bene i programmi che la televisione di stato italiana mandava in onda negli anni sessanta e settanta: vi era un solo canale, poi ve ne furono due, con una programmazione limitata a poche ore nell’arco della giornata. Ma a quante opere teatrali potei assistere nelle famose serate del venerdì dedicate alla prosa? Di quanti classici, di quanti romanzi da ragazzo appresi l’esistenza attraverso le programmazioni domenicali? E che dire di rubriche culturali di altissimo livello come &#8220;L’approdo&#8221;?<br />
Ovviamente non c’era solo la televisione. Ma sappiamo che la lettura in Italia è patrimonio di pochi. Quella televisione era intrinsecamente istruttiva, svolse una funzione a cui la gran massa della programmazione delle reti generaliste oggi ha abdicato.<br />
Con gli anni ottanta, nella tv di stato, si è innescato un perverso inseguimento al peggio delle reti commerciali, che ancora non si è concluso. La rimozione della cultura nella società italiana è iniziata allora: la famigerata legge Mammì consegnò tre reti a chi attualmente ci governa. Il presidente del consiglio di allora, poi morto latitante &#8211; colui che è riuscito a rendere impronunciabile in Italia il termine socialista &#8211; era legato a filo doppio a chi attualmente ci governa: che in anni più recenti si è impegnato a rendere quasi impronunciabile il termine liberale. Non dimentichiamo che quella dei veri liberali e quella dei veri socialisti sono le due famiglie politiche che reggono l’Unione europea.<br />
Coloro che vorrebbero abolire la memoria del 25 Aprile vorrebbero dedicare una piazza di Milano al presidente del consiglio morto latitante. Perché non propongono anche l’erezione di un monumento? Coi due statisti insieme: quello che ha reso impronunciabile il termine socialista e quello che ha reso impronunciabile il termine liberale. Distruggendoci culturalmente.</p>
<p><strong>Funzione dei poeti nell’attuale fase della storia nazionale</strong><br />
Nessuno si fa più illusioni sul ruolo sociale che la poesia in senso stretto può svolgere nella attuale situazione culturale e politica. Sappiamo bene che il bisogno – larghissimo – di poesia in senso ampio da parte delle masse soprattutto giovanili è soddisfatto dalla canzone (quando va bene d’autore). Sappiamo anche che il poeta come figura pubblica non esiste più. Personaggi come Fernanda Pivano hanno fatto di tutto perché ad essa, in Italia, si sostituisse la figura del cantautore. Il poeta resta nell’immaginario collettivo al più come un illuso vanesio, oppure come un pazzo o un eccentrico (Alda Merini). Tuttavia i poeti continuano ad esserci e a scrivere. Si conoscono tra loro, si criticano ferocemente e il loro lavoro sul linguaggio e sulle idee viene depredato (con qualche anno di ritardo) proprio da quei cantautori di cui dicevo prima. Però i poeti sono uomini e donne provvisti di poderose antenne anche civili. E quando è il caso possono scrivere anche in prosa. E sanno graffiare chi pretende di “governarli”. (Un esempio per tutti: rileggetevi l’ultimo libro del mio maestro Giovanni Raboni, quello che l’Einaudi si rifiutò di pubblicare, quello dove campeggia “il Menzogna”).<br />
Credo che proprio questo sia il punto: occorre organizzare meglio il lavoro pubblico e il rapporto con il pubblico. Occorre imparare ad usare meglio quello strumento formidabile che è la rete.<br />
La rete, negli Stati Uniti &#8211; dopo otto anni di omofobo texano &#8211; è riuscita a fare eleggere un presidente decente. La parte colta della nazione &#8211; quella degli artisti, dei poeti, dei ricercatori, degli scienziati, degli attivisti per i diritti civili &#8211; è riuscita a saldarsi alla parte più semplice e potenzialmente più morale e più sana della nazione. Credo sia questa la direzione in cui andare. E c’è un immenso lavoro da svolgere.</p>
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		<title>CALPESTARE L&#8217;OBLIO</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 09:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CALPESTARE L&#8217;OBLIO</p>
<p>Antologia a cura di Davide Nota</p>
<p>Trenta poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana</p>
<p>Con una introduzione dello storico Luigi-Alberto Sanchi</p>
<p>Per leggere i testi:</p>
<p><a href="http://www.lagru.org/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=103">http://www.lagru.org/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=103</a></p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/04/calpestare-loblio/">CALPESTARE L&#8217;OBLIO</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>CALPESTARE L&#8217;OBLIO</p>
<p>Antologia a cura di Davide Nota</p>
<p>Trenta poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana</p>
<p>Con una introduzione dello storico Luigi-Alberto Sanchi</p>
<p>Per leggere i testi:</p>
<p><a href="http://www.lagru.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=103">http://www.lagru.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=103</a></p>
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		<title>La spaventosa ipnosi in cui sembra caduto il nostro paese</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 03:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>evelina santangelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.evelinasantangelo.it">Evelina Santangelo</a></strong></p>
<p>Vorrei riportare alcune recenti notizie di rilievo internazionale che riguardano il nostro paese.</p>
<p>(tralascio quelle di rilievo nazionale, il dramma dei precari della scuola o dei cassintegrati o dei disoccupati, che contraddicono le ottimistiche previsioni del nostro ministro del Tesoro, solo perché tutto ciò avrebbe bisogno di un discorso a parte e circostanziato circa lo stato reale dell&#8217;occupazione e dell&#8217;economia in Italia e lo stato presunto teletrasmesso)</p>
<p>Ecco dunque alcuni fatti (corroborati da dichiarazioni molto esplicite) che  se messi così, uno di seguito all’altro, mi sembra diano la misura di come l’Italia abbia abbandonato se stessa, la sua identità costituzionale, con tutto ciò che ne consegue.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/09/03/la-spaventosa-ipnosi-in-cui-sembra-caduto-il-nostro-paese/">La spaventosa ipnosi in cui sembra caduto il nostro paese</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.evelinasantangelo.it">Evelina Santangelo</a></strong></p>
<p>Vorrei riportare alcune recenti notizie di rilievo internazionale che riguardano il nostro paese.</p>
<p>(tralascio quelle di rilievo nazionale, il dramma dei precari della scuola o dei cassintegrati o dei disoccupati, che contraddicono le ottimistiche previsioni del nostro ministro del Tesoro, solo perché tutto ciò avrebbe bisogno di un discorso a parte e circostanziato circa lo stato reale dell&#8217;occupazione e dell&#8217;economia in Italia e lo stato presunto teletrasmesso)</p>
<p>Ecco dunque alcuni fatti (corroborati da dichiarazioni molto esplicite) che  se messi così, uno di seguito all’altro, mi sembra diano la misura di come l’Italia abbia abbandonato se stessa, la sua identità costituzionale, con tutto ciò che ne consegue.</p>
<p>1) <strong>Berlusconi risponde alle critiche mosse all&#8217;Italia dall&#8217;Unione Europea</strong>, riguardo alla libertà di stampa e ai respingimenti indiscriminati, con parole che pesano più di ogni possibile commento: «Non daremo più il nostro voto, bloccando di fatto il funzionamento del Consiglio, ove non si determini che nessun commissario e nessun portavoce di commissario possa intervenire più pubblicamente su alcun tema».<br />
<span id="more-21314"></span>Riguardo alla libertà d&#8217;espressione, credo sia proprio il caso di riportare  anche  le indegnità attribuite al direttore dell’«Avvenire», Dino Boffo, dalla falsa <em>nota informativa</em> pubblicata senza alcun riscontro dal «Giornale» di Vittorio Feltri (di proprietà della famiglia Berlusconi): «Il Boffo è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla onde lasciasse libero il marito con il quale Boffo, NOTO OMOSESSUALE GIÁ ATTENZIONATO DALLA POLIZIA DI STATO PER QUESTO GENERE DI FREQUENTAZIONI, aveva una relazione».<br />
Ora, se è vero che la stampa non può essere immune da critiche, è anche vero che ci sono modi e modi di contestarne la  legittimità o la correttezza anche deontologica, e questi di Feltri, del «Giornale» e della sua proprietà (parte in causa diretta nella questione) sono evidentemente modi, oltre che intimidatori, oltre che tali da cavalcare e istigare a una cultura omofoba (nel nostro paese ormai sempre più drammaticamente manifesta e aggressiva), del tutto contrari a quel <em>decalogo dei giornalisti</em> fissato dalla corte di Cassazione nel 1984 in base al quale si può essere chiamati a rispondere in sede civile o penale di diffamazione quando non si rispetti la verità oggettiva, l’interesse pubblico della notizia e la forma civile dell’esposizione&#8230; Violazioni che il premier  (con tutto il peso dei suoi poteri istituzionali) attribuisce a «Repubblica» ma che, a ben guardare, dovrebbero piuttosto ricadere sul «Giornale» appunto di cui la  famiglia Berlusconi (con tutto il peso del suo potere economico) vanta la proprietà.</p>
<p>2) <strong>nel canale di Sicilia un&#8217;imbarcazione con un&#8217;ottantina di extracomunitari somali ed eritrei</strong> (provenienti cioè da paesi che versano in gravissime situazioni politiche, sociali ed economiche) è alla deriva con il motore in avaria tra la Libia e Malta.</p>
<p>E si sa già che sarà destinata  a essere respinta come accade ormai di prassi, e come è accaduto anche ai 70 eritrei e somali riportati in Libia appena lunedì scorso, in totale spregio (da parte di tutti: italiani, maltesi, libici&#8230;) di quella Convenzione internazionale di Ginevra che obbliga a identificare gli extracomunitari per accertare se hanno diritto a ottenere protezione. Convenzione, che il nostro presidente del consiglio ha di fatto liquidato per l’ennesima volta proprio durante la sua ultima visita a Tripoli (nella Libia che non ha firmato la Convenzione di Ginevra né sembra preoccuparsi più di tanto dell’inviolabilità dei diritti umani e delle libertà inalienabili). «Le leggi vanno applicate tutte, – ha dichiarato in terra libica infatti il premier –, ma per una VERA POLITICA DELL’INTEGRAZIONE dobbiamo essere rigorosi, per non aprire l’Italia a chiunque», dove «chiunque» sono proprio quegli eritrei e quei somali respinti in quelle stesse ore verso le sponde libiche dove a nessuno di loro verrà riconosciuto col DOVUTO RIGORE quel diritto delle genti (diritto d’asilo, di protezione) che l’Italia ha sottoscritto secondo il dettato costituzionale.</p>
<p>3) l<strong>e Frecce volano su Tripoli striando il cielo libico</strong> con il tricolore «in segno di amicizia verso il popolo libico», non in un giorno qualsiasi, ma proprio per le celebrazioni dei quarant’anni di un regime che dal 1972 ha vietato la formazione dei partiti politici, non riconosce alcun diritto sindacale, né alcuna autonomia al potere giudiziario, non garantisce costituzionalmente quelle libertà fondamentali e quei diritti umani che dovrebbero essere riconosciuti per  principio assoluto.</p>
<p>4) <strong>Il filosofo Gianni Vattimo, spiegando le ragioni per cui intende portare l&#8217;appello dei tre giuristi italiani (Cordero, Rodotà e Zagrebelsky) al parlamento di Straburgo, dichiara al  quotidiano «La Repubblica»</strong>: «Nessuno oggi ti minaccia di arresto per le tue idee, semmai ti priva di notizie, manipola l&#8217;informazione, ti fa credere di essere libero, di pensarla come vuoi, ma decide l&#8217;ammissimibilità di cose che si possono sapere e che non si devono sapere».</p>
<p>Questo modo di concepire l’informazione ha un nome. Si chiama: <em>propaganda</em>.</p>
<p>Quella stessa propaganda, vorrei sottolineare, che sessant&#8217;anni fa portò la Germania, l&#8217;Italia (e trascinò il mondo intero) lì dove c&#8217;è solamente mostruosità e sterminio.<br />
Sterminio non solo di un numero incommensurabile di esseri umani, ma anche dell&#8217;idea stessa di umana convivenza, nel momento in cui la totale privazione dei diritti divenne prassi, anzi legge dello stato.</p>
<p>Ora quel  genocidio compiuto dalla Germania nazista di tutte le persone e le etnie ritenute «indesiderabili» (omosessuali, zingari, testimoni di geova, pentecostali, malati di mente, portatori di handicap, ebrei, milioni di ebrei) ha un nome impresso a fuoco nella memoria individuale e collettiva di tutti (a parte certi revisionisti di varia estrazione che non meritano neanche di essere citati). Si chiama: <em>shoah</em>.</p>
<p>Quella shoah cui il colonnello Gheddafi – in una imprevedibile, spregiudicata quanto interessata, acrobazia verbale di stampo umanitario – paragona i disastri del colonialismo italiano dinanzi al nostro capo del governo, Silvio Berlusconi, e al presidente della commissione esteri del senato, Lamberto Dini&#8230; come se la parola <em>shoa</em> non si portasse dietro anche la parola <em>indesiderabili</em>, tutti gli <em>indesiderabili</em> di tutti i tempi cui sono stati, e continuano a essere negati, i diritti fondamentali (come il riconoscimento dello status di rifugiato, ad esempio, quando nel proprio paese si è perseguitati).</p>
<p>Tutto questo mi porta a pensare che non si tratta più solo di prendere atto della carica eversiva di gran parte dei comportamenti e delle dichiarazioni del nostro presidente del consiglio (con la connivenza di buona parte della maggioranza di governo), ormai incurante persino dell&#8217;indipendenza e autonomia delle istituzioni europee, non si tratta solo di «sbavagliarsi» e rivendicare, anzi, riappropriarsi pienamente di quella libertà di espressione che è garanzia fondamentale di uno stato di diritto.<br />
Qui è in gioco anche tutto ciò su cui si fonda la nostra stessa identità costituzionale, il nostro stesso stato di diritto, appunto.</p>
<p>Allora, mi chiedo, ma come è possibile che questo nostro paese sia caduto in una tale ipnosi al punto da accettare come se nulla fosse di approssimarsi a strade che – disattendendo minacciando diritti e libertà inalienabili (né «trattabili» o addomesticabili in alcun modo) – non possono che condurre lì dove nessuno dovrebbe mai più solo pensare di ritrovarsi, lì dove ancora troppe genti sono costrette a vivere, e da cui molti, in massa, a costo della vita, fuggono?<br />
Ribellarsi a questo stato di cose, a questa sorta di ipnosi, è un dovere cui tutti dovremmo sentirci chiamati in un paese che dovrebbe essere fiero dell’articolo 2 della sua Costituzione (che «riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo»), dell’articolo 3 (che riconosce «pari dignità sociale» a tutti i cittadini), dell’articolo 10 (che garantisce l’asilo politico allo straniero cui sia «impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche»), dell’articolo 21 (che garantisce la libertà d’espressione  «con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione»), dell’articolo 54 (che richiama «i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche» al «dovere di adempierle con disciplina e onore»&#8230; «disciplina e onore»&#8230;), un paese&#8230; che dovrebbe essere fiero del suo  stato di diritto garantito per dettato costituzionale e non per bizzarria di questo o quel «Superman» (come ultimamente si è autodefinito il premier in una versione pop di «Unto del Signore», espressione, a quanto pare, ormai caduta in bassa fortuna).</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/09/03/la-spaventosa-ipnosi-in-cui-sembra-caduto-il-nostro-paese/">La spaventosa ipnosi in cui sembra caduto il nostro paese</a></p>
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		<title>La nostra filosovietica costituzione</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 19:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Francesca Matteoni</strong></p>
<p>Volevo fare questo post circa una settimana fa, quando l&#8217;attuale presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, se n&#8217;è uscito con il suo giudizio &#8216;politico&#8217; sulla nostra costituzione (<em>nostra</em>, un aggettivo possessivo che non mi sento di declinare per il suddetto presidente), scritta per tutti gli italiani e non per uno o l&#8217;altro schieramento di partito, altra cosa che chi ci governa ha dimenticato: si è responsabili di tutto il popolo, non solo di una parte.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/02/16/la-nostra-filosovietica-costituzione/">La nostra filosovietica costituzione</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.incipitweb.it/foto/0806091211firma_costituzione.gif" alt="null" /></p>
<p>di <strong>Francesca Matteoni</strong></p>
<p>Volevo fare questo post circa una settimana fa, quando l&#8217;attuale presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, se n&#8217;è uscito con il suo giudizio &#8216;politico&#8217; sulla nostra costituzione (<em>nostra</em>, un aggettivo possessivo che non mi sento di declinare per il suddetto presidente), scritta per tutti gli italiani e non per uno o l&#8217;altro schieramento di partito, altra cosa che chi ci governa ha dimenticato: si è responsabili di tutto il popolo, non solo di una parte.<span id="more-14490"></span><br />
Ho poi desistito pensando che in questo paese dove tutto ha la durata dell&#8217;emozione e di un&#8217;intervista televisiva, così che il giorno dopo può già essere rimosso o addirittura simpaticamente ritrattato, meglio scegliere la lentezza. Meglio imparare a ricordare ogni singola parola che cade come un attentato alla libertà da parte della più profonda ignoranza. Però, sull&#8217;onda di una motivata indignazione, in questi giorni sono fioriti i blog che riportavano per intero o a brani la nostra Costituzione, ad ulteriore dimostrazione di una vitalità della rete da non sottovalutare. Ve ne segnalo due, invitandovi a segnalarne altri nei commenti: <a href="http://ufficioreclami.splinder.com/post/19791046">Ufficio Reclami</a>; <a href="http://seiamontanelli.diludovico.it/2009/02/08/una-costituzione-filo-sovietica/">Paese d&#8217;ottobre</a>.</p>
<p>Qui sotto riporto i Principi Fondamentali della nostra Costituzione che si può leggere integralmente sul <a href="http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm">sito del Quirinale</a>. Un&#8217;ultima precisazione, un ripassino di storia che non fa mai male, nell&#8217;epoca della storia italiana secondo Berlusconi: la costituzione fu firmata da tre individui, politicamente assai diversi:<br />
il primo presidente delle Repubblica <strong>Enrico De Nicola</strong>, liberale ed un tantino filomonachico;<br />
<strong>Umberto Terracini</strong>, dirigente del Partito Comunista, presidente dell&#8217;Assemblea Costituente;<br />
e l&#8217;allora presidente del Consiglio assai filosovietico, <strong>Alcide De Gasperi</strong>, fondatore della Democrazia Cristiana.</p>
<p><strong>PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA COSTITUZIONE ITALIANA</strong><br />
<strong><br />
Art. 1.</p>
<p>L&#8217;Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. </p>
<p>La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.</p>
<p>Art. 2.</p>
<p>La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell&#8217;uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l&#8217;adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.</p>
<p>Art. 3.</p>
<p>Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. </p>
<p>È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese.</p>
<p>Art. 4.</p>
<p>La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.</p>
<p>Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un&#8217;attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.</p>
<p>Art. 5.</p>
<p>La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell&#8217;autonomia e del decentramento.</p>
<p>Art. 6.</p>
<p>La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.</p>
<p>Art. 7.</p>
<p>Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.</p>
<p>I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.</p>
<p>Art. 8.</p>
<p>Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.</p>
<p>Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l&#8217;ordinamento giuridico italiano.</p>
<p>I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.</p>
<p>Art. 9.</p>
<p>La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.</p>
<p>Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.</p>
<p>Art. 10.</p>
<p>L&#8217;ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.</p>
<p>La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.</p>
<p>Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l&#8217;effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d&#8217;asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.</p>
<p>Non è ammessa l&#8217;estradizione dello straniero per reati politici.</p>
<p>Art. 11.</p>
<p>L&#8217;Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.</p>
<p>Art. 12</p>
<p>La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/02/16/la-nostra-filosovietica-costituzione/">La nostra filosovietica costituzione</a></p>
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