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	<title>Nazione Indiana &#187; costituzione</title>
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		<title>APPELLO PER UN NUOVO RISORGIMENTO</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 05:00:10 +0000</pubDate>
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<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p>Lo stato nazionale italiano è il frutto di un vasto (a dispetto di quel che si insinua) movimento di idee e di passioni, il cui minimo comune denominatore, oltre che la liberazione dall’invasione straniera, era l’aspirazione alla libertà individuale e alla dignità della persona: il Risorgimento.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/17/appello-per-un-nuovo-risorgimento/">APPELLO PER UN NUOVO RISORGIMENTO</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/flag1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-38458" title="flag" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/flag1-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a></p>
<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p>Lo stato nazionale italiano è il frutto di un vasto (a dispetto di quel che si insinua) movimento di idee e di passioni, il cui minimo comune denominatore, oltre che la liberazione dall’invasione straniera, era l’aspirazione alla libertà individuale e alla dignità della persona: il Risorgimento. La crisi attuale di questa nostra Nazione, della quale festeggiamo ora il 150° compleanno, è sotto gli occhi (e la penna) di tutti. Ed è ormai chiaro che una sua rinascita, in continuità con i valori risorgimentali, gli stessi che hanno ispirato la liberazione dal fascismo, e dalla quale è nata la Costituzione, non potrà realizzarsi nel quadro della politica attuale. Né questa sinistra catalettica né questa destra adulterata (non sto negando le differenze tra destra e sinistra, non mi si fraintenda), sapranno proporre una qualsivoglia soluzione, senza un risveglio e il pungolo di una larga banda di cittadini, senza l’intervento trainante di individui che si battano per quegli stessi ideali dai quali è nato il nostro stato unitario e indipendente. Mi permetto insomma, dall’alto della mia abissale ingenuità di narratore (non ignara tuttavia di quanto è stato scritto nel corso di due secoli sul carattere degli italiani, e quindi scientemente velleitaria, ma alla luce di qualche recente sintomo forse anche realista), di vagheggiare un nuovo Risorgimento.</p>
<p>Gli attori principali di tale nuovo Risorgimento, che per comodità chiamo “noi”, saranno i seguenti:</p>
<p>1) le donne a cui ripugna l’avvilimento mercificato del corpo femminile propugnato dal Presidente del Consiglio e dai suoi seguaci, e che non intendono avallarlo in alcun modo; il loro Risorgimento consisterà nel rifiutarsi di assistere all’offesa quotidiana e rituale della loro dignità più intima, spegnendo la televisione al primo scosciamento o decerebramento vaginale, e impedendo ai loro congiunti e familiari di sesso maschile di fruirla; e naturalmente facendolo sapere, dispiegando per esempio alla finestra un drappo rosa: chi passerà capirà; sappiano far capire che questa loro lotta, beninteso estesa alle strade e ai luoghi di lavoro, è in difesa della loro libertà, anche appunto sessuale, di cittadine e di donne per nulla inibite;<span id="more-38422"></span></p>
<p>2) i cattolici scioccati dall’inscusabile amoralità e machiavellismo della Chiesa nei confronti di chi detiene il potere e ne abusa per loschi fini personali; questi credenti denuncino gli interventi e le pratiche agli antipodi dei valori fondamentali della religione in cui credono, e perpetrate nell’unico fine di fortificare il dominio temporale della Chiesa; consci che i patrioti del Risorgimento non erano anticattolici e antireligiosi (come viene ripetuto), ma anzi per la stragrande maggioranza cattolici liberali o democratici, lottino come hanno fatto i loro predecessori contro l’arroganza clericale e per il libero arbitrio di ogni cittadino (cattolico o non cattolico); senza dimenticare che la Chiesa ha demonizzato e avversato per decenni i valori di libertà che oggi riteniamo sacrosanti, forzino – nell’interesse il clero a non immischiarsi nella conduzione della Nazione laica, laica e variegata, alla quale appartengono;</p>
<p>3) gli insegnanti che reputano (lo hanno imparato studiando la storia), che il Risorgimento, con i suoi limiti (non maggiori di quelli dei vari percorsi verso le grandi democrazie), è stata una tappa fondamentale e bella della nostra storia, che ha permesso alla nostra nazione di costituirsi in Stato nazionale liberale, attutendo in tempi molto rapidi la macroscopica arretratezza sociale e economica, e aprendo la via alla libertà degli individui e all’uguaglianza di opportunità di cui godiamo ora, dopo l’intermezzo fascista; ma anche i presidi, e tutti quelli che lavorano nell’insegnamento e che ritengono che la scuola pubblica sia fondamentale per imparare a vivere assieme, e per creare uno zoccolo di valori e di comportamenti sociali condivisi, così come la coscienza di appartenere a una stessa comunità nazionale; tutte queste persone denuncino le interessate falsità che si dicono sul Risorgimento, e sappiano che siamo riconoscenti nei loro confronti: si battano giorno per giorno per denunciare e osteggiare il degrado delle scuole;</p>
<p>4) i magistrati, ma anche gli avvocati e tutti coloro che fanno andare la macchina certo perfettibile della giustizia, che ora con finalità pretestuose si sta cercando di piegare alle necessità di una casta corrotta, come era regola prima del Risorgimento; queste persone scioperino, paralizzino completamente i tribunali, prendendo però il tempo di spiegare ai loro concittadini (noi) perché lo fanno, evitando di ragionare e di inalberarsi come una casta opposta a un’altra casta; continuino a battersi con la coscienza e l’orgoglio di aver rappresentato negli ultimi anni il più efficace baluardo di resistenza della democrazia sorta sulla scia del Risorgimento (e dalla sua naturale appendice, la Resistenza);</p>
<p>5) i precari giovani e non più tanto giovani, asserviti e umiliati, e ricattati per anni con contratti offensivi per la loro dignità e negativi per lo stesso buon svolgimento delle mansioni per le quali sono assoldati; che non si battano solo per avere un posto fisso, il loro personale (e tombale) posto fisso, ma per un trattamento dignitoso, per avere reali opportunità future, per poter esprimere la loro intelligenza e le loro capacità e le loro speranze, per essere valutati in base ai loro meriti; osino denunciare i soprusi e i favoritismi e le meschinità, biasimino apertamente l’asservimento, senza paura di essere cacciati, senza timore di pagare personalmente, o di dover emigrare, e ricordandosi che i protagonisti del Risorgimento, ai quali dobbiamo la nostra libertà e la nostra uguaglianza, avevano la loro età, e si sono battuti per gli stessi fini;</p>
<p>6) il Presidente della nostra Repubblica: sia ben cosciente delle responsabilità eccezionali che si ritrova sulle spalle; insorga con tutti i poteri che gli dà il suo ruolo contro la riesumazione dei privilegi di casta e delle limitazioni della libertà individuale per le quali hanno lottato gli artefici (anche istituzionali) del Risorgimento; tenga ben presente che il rischio di incappare in situazioni di conflitto tra istituzioni è minore di quello di non essere più un riferimento morale e istituzionale per i cittadini italiani, e che lo Stato venga identificato, come avveniva prima del Risorgimento, come il giardino privato dei più ricchi e dei più forti (i quali non a caso sminuiscono e dileggiano il Risorgimento), perdendo ogni credibilità e ogni legittimità;</p>
<p>7) i giornalisti che per frequentazione dei media degli altri paesi democratici sono coscienti dell’umiliante sudditanza nel quale s’è cantonata la loro professione; queste persone si ribellino, denuncino le distorsioni e le pressioni, si battano, a costo di farsi licenziare e di bussare altrove, o di essere perseguitati, per dare un’informazione oggettiva e critica e non soggiogata al potere più indifferente al bene collettivo; non perdano di vista che in ogni stato democratico l’informazione rappresenta il più grande antidoto contro le ingiustizie e contro i soprusi dei potenti;</p>
<p>8) gli italiani di origine straniera che sono in Italia, i quali con il loro lavoro contribuiscono alla prosperità del paese, e che sono trattati come cittadini di secondo rango, vittime di scoperte politiche razziste, e additati come responsabili delle disfunzioni derivate del malgoverno; si battano per i diritti e l’uguaglianza che la Costituzione garantisce loro, siano fieri dell’energia e delle culture che apportano a un paese dimentico del proprio passato e ripiegato su se stesso, e sappiano che le loro aspirazioni all’uguaglianza e alla fratellanza, le stesse che hanno fondato il paese che è ora il loro, il nostro, saranno fondamentali per mantenerne viva la democrazia;</p>
<p>9) gli italiani dell’ignorata diaspora intellettuale (i musicisti, i pittori, i ballerini, tutti gli altri artisti, i matematici, gli altri uomini di scienza, gli universitari, i ricercatori, i tecnici, gli architetti…), diaspora che il crescente degrado ingrosserà ancora, ma anche della diaspora non intellettuale (tutti quelli che sono andati per trovare lavoro, per sentirsi più liberi e meglio); tutte queste persone non sottomesse, e consce della vivifica apertura internazionale nella quale è germinato il Risorgimento, trovino il modo di far sapere che ci sono, e che pur essendo scappate sono attaccate ai destini del loro paese, e intendono avere voce in capitolo: creino blog e gruppi sulla rete, scrivano ai giornali e ai partiti, tempestino di lettere i ministeri che avrebbero dovuto occuparsi di loro, denuncino ai media nazionali e esteri la situazione che li ha fatti fuggire, sconfessino le bugie dei governanti (e il dilettantismo storiografico antirisorgimentale), aiutino chi ne ha bisogno a trovare un rifugio temporaneo;</p>
<p>10) i cittadini che vivono nelle zone dove la criminalità organizzata detta legge o anche solo sta ora dilagando: sappiano che la loro libertà personale e la loro dignità, quelle stesse garanzie perseguite dal Risorgimento, dipendono dalla capacità dello stato nazionale di debellare le strutture violente che li soggiogano e umiliano; lottino contro la corruzione dei politici, sappiano che senza di loro la giustizia non può vincere; i cittadini che vivono dove politicanti ignari della storia (che falsificano a proprio uso e consumo) e dei valori risorgimentali predicano velleitarie e irrealistiche secessioni, denuncino le corrotte reti di dominio che questi hanno costruito, smascherino le menzogne (e l’odio razziale) che coprono l’inadeguatezza ad affrontare i veri problemi in un mondo globalizzato; tutte queste persone non dimentichino che la forza vincente del Risorgimento è stata quella di unire gli ideali di giustizia e fratellanza alle preoccupazioni economiche: da lì è venuta la relativa (rispetto alla situazione precedente) prosperità;</p>
<p>11) gli studiosi e i tecnici dell’ambiente e i semplici amanti della natura: dedichino una parte del loro tempo a osteggiare la rapace distruzione del paesaggio, denuncino le costruzioni abusive, si oppongano alle cementificazioni inutili e agli sfruttamenti irreversibili o anche solo, come molte associazioni già fanno, alla caccia di frodo; non dimentichino che il paesaggio è la nostra principale ricchezza, sappiano che la loro battaglia è per il bene di tutti, e che la riteniamo essenziale.</p>
<p><em>[una versione abbreviata di questo testo esce sul quotidiano "Trentino" del 17.03.11]</em></p>
<p><em><strong>[l'immagine: Mattia Paganelli (1985)]</strong><br />
</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/17/appello-per-un-nuovo-risorgimento/">APPELLO PER UN NUOVO RISORGIMENTO</a></p>
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		<title>Universitari e potere 1: i sette di Göttingen</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 10:09:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio sparzani</dc:creator>
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<p>Già scrivevo <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/complementarita-e-dintorni-3/">qui</a>, che «La tranquilla cittadina di Göttingen sta sul fiume Leine, nel sud della Bassa Sassonia, ai piedi delle colline dello Harz, luogo quanto mai caro alla letteratura tedesca (ricordare, prego, la notte di Valpurga del Faust I).» Aggiungevo anche che vi fu, verso la metà dell’Ottocento un episodio, che divenne famoso all’epoca, di ribellione al potere da parte di alcuni docenti universitari.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/09/07/universitari-e-potere-1-i-sette-di-gottingen/">Universitari e potere 1: i sette di Göttingen</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/I-sette-di-Goettingen2.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/I-sette-di-Goettingen2-254x300.jpg" alt="" title="I sette di Goettingen" width="254" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-36546" /></a></p>
<p>Già scrivevo <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/complementarita-e-dintorni-3/">qui</a>, che «La tranquilla cittadina di Göttingen sta sul fiume Leine, nel sud della Bassa Sassonia, ai piedi delle colline dello Harz, luogo quanto mai caro alla letteratura tedesca (ricordare, prego, la notte di Valpurga del Faust I).» Aggiungevo anche che vi fu, verso la metà dell’Ottocento un episodio, che divenne famoso all’epoca, di ribellione al potere da parte di alcuni docenti universitari. Ribellione che essi in buona misura pagarono. E siccome questo mi sembra un antecedente interessante, e raro, di altre storie più recenti, lo vorrei ricordare più in dettaglio. </p>
<p>Siamo a metà dell’Ottocento, e la Germania non è ancora unificata: è anzi scomposta <a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e9/Deutscher_Bund.svg">in vari regni</a>. L’unificazione avverrà con la Prussia poche decine di anni dopo. Il regno di <strong><a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/07/KrkHannover.png">Hannover</a></strong> è molto imparentato con la Gran Bretagna perché da più di un secolo la casa regnante in Gran Bretagna, succeduta agli Stuart, è la casa di Hannover (che gli inglesi scrivono puntualmente con una “n” sola: Hanover, che inoltre accentano sulla prima vocale: Hànover), installata sul trono di San Giacomo dal 1714, con Giorgio I. Comincia da questo anno la cosiddetta <em>personal union</em>, cioè l’unificazione, sotto lo scettro dello stesso regnante, del territorio di Hannover da un lato e Gran Bretagna e Irlanda dall’altro. La cosa prosegue fino al 1801, quando formalmente diventa unione tra Hannover e <em>Regno Unito</em> (United Kingdom, denominazione ancora oggi usata e che oggi comprende Inghilterra, Galles, Scozia. Irlanda del Nord e varie isole).<span id="more-36545"></span><br />
Nel Settecento regnano i “Giorgi”, sempre in litigio tra loro per storie di successione, come ben si può immaginare. Il potere non rasserena.<br />
Questi monarchi sono comprensibilmente molto interessati a quel che avviene nel regno di Hannover ‒ i primi due sono di lingua madre e nascita tedesca e delegano a un primo ministro gli avvenimenti oltre Manica. Per dirne una, il musicista di corte di Giorgio I, a Hannover, è <strong>Georg Friedrich Händel</strong>. Giorgio III sarà invece diverso ‒ nato e cresciuto in Gran Bretagna, sotto il suo regno succederanno cose che riguarderanno pesantemente il Regno Unito, quali l’indipendenza americana e le guerre napoleoniche. </p>
<p>L’iniziativa che qui ci interessa è però quella di <strong>Giorgio II</strong> di fondare una università per l’appunto nel regno di Hannover, a <strong>Göttingen</strong>, nel sud del paese.<br />
La cittadina vantava origini medioevali – menzionata per la prima volta come <em>Gutingi</em> nel 953 – e una notevole influenza ai tempi della Lega Anseatica. Giorgio II ‒ che si chiamava in verità Georg-August ‒ apre l’università nel 1737. Ancora oggi essa è ufficialmente denominata <em>Georg‒August‒Universität</em>, familiarmente detta <em>Georgia-Augusta</em>. L’università divenne rapidamente un centro di studi tra i più importanti d’Europa: attirava studenti brillanti anche dall’estero, e forniva loro una preparazione solida e di prim’ordine.<br />
Alla morte di Guglielmo IV (che regnò in quanto terzo figlio di Giorgio III) nel 1837, sempre regnante su Regno Unito e Hannover, si pose il problema della successione: la prima in ordine era <strong>Victoria</strong>, figlia del quarto figlio di Giorgio III, ma ella non poteva regnare in Hannover, dove ancora era in vigore la legge salica, legge antica assai ‒ risaliva al re Merovingio Clodoveo I, circa 510 ‒ che però veniva accuratamente ricordata e riconsiderata quando si trattava di impedire alle donne di ereditare qualcosa, anche e soprattutto, una qualche forma di potere; si potrebbe aggiungere che oggidì essa non è più in vigore, formalmente, ma viene ancora, surrettiziamente, largamente applicata. In Gran Bretagna comunque non c’era più e in Hannover sì, così che nel 1837 finì la <em>personal union</em> e la Gran Bretagna andò a Victoria, la famosa regina Vittoria, la più longeva regina di sempre, e il regno di Hannover andò a <strong>Ernest August</strong>, un fratello di Guglielmo IV. La cosa importante è che, durante il regno di Guglielmo IV, interpretando le timide ma assai diffuse esigenze di libertà dal giogo delle monarchie assolute che ancora dominavano in Europa, il 26 settembre 1833 era stata concessa nel regno di Hannover ‒ anche in seguito alle numerose agitazioni degli studenti universitari dell’inizio degli anni ’30, eco dei moti parigini del luglio 1830 ‒ una <em>Costituzione</em>, o legge fondamentale dello stato (<em>Staatsgrundgesetz</em>, chi volesse leggersela vada <a href="http://www.verfassungen.de/de/nds/hannover33.htm">qui</a>) che, pur mantenendo ancora molte prerogative del sovrano, introduceva tuttavia un ruolo importante per il parlamento (formato da due camere) e significative libertà democratiche per i cittadini. Libertà che in Gran Bretagna già erano vigenti e che rimasero inalterate durante tutto il regno della regina Vittoria, e anche in seguito, com’è ben noto. Anzi, il potere legale della regina Vittoria, familiarmente denominata la nonna d’Europa per le svariate dozzine di nipoti che seminò nelle corti europee, era già assai limitato dalle funzioni attribuite ai suoi primi ministri, i più famosi William Ewart Gladstone e Benjamin Disraeli.</p>
<p>Il problema sorse nel regno di Hannover quando, interrotta la <em>personal union</em>, salì al potere, come si diceva, il fratello di Guglielmo, Ernesto Augusto, zio di Vittoria e assai meno <em>liberal</em>, si direbbe oggi.<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/09/07/universitari-e-potere-1-i-sette-di-gottingen/#footnote_0_36545" id="identifier_0_36545" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Questo personaggio fu certamente il pi&ugrave; reazionario di tutta la sua pur non troppo liberale famiglia: fu arruolato nella massoneria in Inghilterra fin dal 1796 e, una volta installatosi a Hannover, fond&ograve; l&igrave; la grande loggia di Hannover, di cui naturalmente fu Gran Maestro.">1</a></sup> Questi ebbe subito ad argomentare che non essendo stato consultato quando s’era trattato di promulgare la nuova Costituzione, non si riteneva ad essa vincolato. Così il 5 luglio, il fratello era morto il 20 giugno, annunciò che l’avrebbe cambiata e il 1 novembre successivo l’abolì del tutto. </p>
<p>Voi capite che i veri sovrani sentono solo nelle proprie mani il prurito del potere e pertanto non amano le costituzioni, per giunta scritte da altri.</p>
<p>Il primo che si mosse per contrastare questa manovra fu lo storico e giurista, membro del Senato dell’università, e tra coloro che avevano largamente collaborato a stendere la Costituzione, <strong>Christoph Friedrich Dahlmann</strong>: questi si rivolse in un primo tempo al Senato di cui faceva parte, ma ottenne, un secco rifiuto, i suoi 41 colleghi dissero allegramente no a qualunque protesta, tanto più che si era tutti presi, era per l’appunto il 1837, dai festeggiamenti per il centenario della fondazione dell’università. Le feste ‒ allora come ora ‒ fanno spesso gioco al potere, sono piacevoli, attraggono  e distraggono.<br />
Quando però l’ostinato Dahlmann si rivolse a tutti i professori in servizio ottenne ben 6 autorevoli adesioni alla protesta. Questi i nomi dei coraggiosi da allora noti come i sette di Göttingen, <strong>die Göttinger sieben</strong>: </p>
<p>Wilhelm Eduard Albrecht, esperto di diritto pubblico<br />
Friedrich Christoph Dahlmann, storico<br />
Heinrich Ewald, orientalista<br />
Georg Gottfried Gervinus, storico della letteratura<br />
Jacob Grimm, germanista<br />
Wilhelm Grimm, germanista<br />
Wilhelm Eduard Weber, fisico. </p>
<p>I più noti sono certamente i fratelli Grimm, autori di ben note fiabe per grandi e piccoli (<a href="http://www.grimmstories.com/it/grimm_fiabe/titles">qui</a> per chi &#8212; non si sa mai &#8212; ne voglia rileggere qualcuna, da Biancaneve a Cenerentola, a Pollicino e via fiabeggiando) e il fisico Weber, esperto di misure di campi magnetici, e il cui nome è appunto quello dell’unità di misura del flusso magnetico nel sistema MKSA.</p>
<p>Dunque i sette firmarono la protesta formale, consegnata il 18 novembre. Il 4 dicembre dovettero comparire davanti a un tribunale universitario e il 14 dicembre furono sollevati ‒ come si dice anche in tedesco con ineffabile perifrasi (<em>ihrer Ämter enthoben</em>) ‒ dall’incarico. Dahlmann, Gervinus e Jacob Grimm, dato che per di più avevano diffuso lo scritto fuori dai confini del regno, ebbero tre giorni di tempo per lasciare Göttingen e furono espulsi dal territorio dello stato.</p>
<p>Va detto da un lato che vi fu un notevole moto popolare di solidarietà con i firmatari: ai tre espulsi venne assicurato uno stipendio con una sottoscrizione pubblica. e al di fuori dei confini del regno di Hannover la risonanza dell’episodio fu piuttosto elevata. E fu probabilmente uno dei molti pensabili precedenti della rivoluzione che percorse anche la Germania nel 1848.</p>
<p>Così scrisse Jacob Grimm un anno più tardi, nello scritto <em>Über meine Entlassung</em> [Sul mio licenziamento]:</p>
<p>«<em>Die Geschichte zeigt uns edle und freie Männer, welche es wagten, vor dem Angesicht der Könige die volle Wahrheit zu sagen; das Befugtsein gehört denen, die den Mut dazu haben. Oft hat ihr Bekenntnis gefruchtet, zuweilen hat es sie verderbt, nicht ihren Namen. Auch die Poesie, der Geschichte Widerschein, unterläßt es nicht, Handlungen der Fürsten nach der Gerechtigkeit zu wägen. Solche Beispiele lösen dem Untertanen seine Zunge, da wo die Not drängt, und trösten über jeden Ausgang.</em>»</p>
<p>[La storia ci mostra alcuni uomini nobili e liberi che hanno rischiato di dire tutta la verità sulla faccia del re; ed è a chi ha questo coraggio che appartiene l’autorità per farlo. Spesso la loro professione di fede ha dato i suoi frutti, talvolta li ha rovinati, ma non i loro nomi. Anche la poesia, riflesso della storia, non trascura di misurare le azioni dei principi col metro della giustizia. Questi esempi sciolgono la lingua ai sudditi: quando il pericolo incombe, lo consolano di qualsiasi esito futuro.] (traduzione mia, un po&#8217; rozza e letterale)</p>
<p><a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/20/Denkmal_Goettinger_Sieben.jpg">Questo</a> è il monumento in bronzo che la città di Hannover ha dedicato ai sette di Göttingen.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/09/07/universitari-e-potere-1-i-sette-di-gottingen/">Universitari e potere 1: i sette di Göttingen</a></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_36545" class="footnote">Questo personaggio fu certamente il più reazionario di tutta la sua pur non troppo liberale famiglia: fu arruolato nella massoneria in Inghilterra fin dal 1796 e, una volta installatosi a Hannover, fondò lì la grande loggia di Hannover, di cui naturalmente fu Gran Maestro.</li></ol><hr/><p>Related posts:<ol>
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		<title>Sciascia, ieri, oggi e domani</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 11:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>evelina santangelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>(da «<a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&#38;id_blogdoc=2461873&#38;yy=2010&#38;mm=03&#38;dd=25&#38;title=raivergogna_assolto_masi_raipe">il Fatto Quotidiano</a>» &#8211; giovedì 25 marzo 2010)</p>
<p>(RI)LETTURE</p>
<p><strong>Lo scrittore siciliano e l&#8217;«infezione» di quest&#8217;Italia</strong></p>
<p>di <strong>Evelina Santangelo</strong></p>
<p>C’è un libro di Sciascia di cui è rimasto impresso nella mente anche di chi non lo ha mai letto un passaggio cruciale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/07/sciascia-ieri-oggi-e-domani-2/">Sciascia, ieri, oggi e domani</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>(da «<a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2461873&amp;yy=2010&amp;mm=03&amp;dd=25&amp;title=raivergogna_assolto_masi_raipe">il Fatto Quotidiano</a>» &#8211; giovedì 25 marzo 2010)</p>
<p><span style="color: #ff0000;">(RI)LETTURE</span></p>
<p><strong>Lo scrittore siciliano e l&#8217;«infezione» di quest&#8217;Italia</strong></p>
<p>di <strong>Evelina Santangelo</strong></p>
<p>C’è un libro di Sciascia di cui è rimasto impresso nella mente anche di chi non lo ha mai letto un passaggio cruciale. Le parole pronunciate da don Mariano Arena riguardo all’umanità, fatta – secondo questo «galantuomo&#8230; amato e rispettato da un paese intero» – di «uomini, mezz’uomini, ominicchi, cornuti e quaquaraquà». Una visione pronunciata con la protervia di chi si arroga il diritto di decidere della vita e della morte di altri individui, al di fuori della legge dello Stato, o meglio, secondo proprie leggi: chi è un quaquaraquà, nel territorio sottoposto alla giurisdizione di don Arena e dei suoi sgherri, è condannato a morire di morte violenta, come chi non si adegua, d’altro canto. Che questo giudizio pronunciato da un capomafia potentissimo e intoccabile sia finito per diventare non solo la citazione più famosa di un libro come <em>Il giorno della civetta</em>,  ma quasi un modo tutto sommato consueto di apostrofare uomini e comportamenti è un fatto abbastanza incredibile, a pensarci bene, quasi la dimostrazione di come sia sdrucciolevole toccare in forma narrativa un fenomeno come la mafia capace di fagocitare tutto ciò che la riguarda e, per vie esplicite o contorte, rigurgitarlo sotto forma di mito. E infatti Sciascia, consapevole probabilmente del rischio insito in una scelta del genere, non cede mai, in verità, alla tentazione di narrare la mafia, i suoi uomini, le sue vicende, ne definisce piuttosto la grammatica, il linguaggio, la portata delle sue ramificazioni materiali e culturali, la notomizza insomma, analizzando minuziosamente tutti gli aspetti sociali, economici, politici, culturali, antropologici che concorrono a quell’intreccio sotterraneo di interessi e connivenze di cui il fenomeno criminale mafioso è la manifestazione più evidente.<span id="more-32250"></span></p>
<p>Così, se violando qualche veto terapeutico<em> </em>lanciato di recente contro gli scrittori che «portano sfiga» (Sciascia, in primis) da un assessore regionale siciliano in vena di zelante ottimismo, se ci prendiamo la libertà di scegliere quel che, di volta in volta, ci sembra rilevante rileggere per decifrare aspetti della contemporaneità e, con questa attitudine, ritorniamo a un libro come <em>Il giorno della civetta</em>, scopriamo che «nel rovescio» di quella vicenda di indicibili collusioni politico-affaristico-mafiose passa una trama che corre da un capo all’altro dell’opera, e questa trama ha a che vedere con qualcosa che oggi ci riguarda più che mai: il sentimento della legge e l’idea di giustizia connesse profondamente all’idea stessa di libertà. Ed è proprio lì, nella natura di tali sentimenti e idee, che passa il discrimine intanto tra chi, come il capitano Bellodi, serve e fa rispettare «la legge della Repubblica» e chi, invece, alimenta l’idea che la legge non sia «immutabilmente scritta ed uguale per tutti», ma sia piuttosto «assoluta irrazionalità&#8230; a ogni momento creata da colui che comanda&#8230; da chi ha la forza insomma». Un concetto che, nel corso del libro, Sciascia declina in tutte le sue implicazioni e conseguenze facendone la radice malata da cui scaturisce il «sentire mafioso» assunto come «regola di vita, dei rapporti sociali, della politica» e, in ultima analisi, il male oscuro che cova in tutto il paese, soprattutto in quella «borghesia che assumeva la mafia quasi come un’ideologia». Il paese e la borghesia, certo, così come li vedeva lo scrittore nella lontana estate del 1960. Altri tempi, altre circostanze&#8230; che, indagati attraverso una vista lucidissima adombrano substrati di collusione tra poteri e mafia inverosimili (potere politico, clericale, economico, giudiziario) e, in questa inverosimiglianza, incredibilmente attuali (come sembra stia ritornando <em>attuale</em> il costume di negare le mafie, se è vero che anche il prefetto Valerio Lombardi si sia lasciato andare a inopinate considerazioni sull’inesistenza delle mafie in quel di Milano&#8230; lì dove lui, prefetto di Milano, appunto, dovrebbe vegliare più che mai).</p>
<p>Così, se seguiamo questo filo di riflessioni sulla «legge che nasce dalla ragione ed è ragione» (non amore, non odio, non compassione, né benevolenza&#8230; verrebbe da precisare in questi nostri tempi confusi di <em>eserciti del bene</em> contrapposti a <em>eserciti del male</em>, di <em>eserciti dell’amore</em> contrapposti a <em>eserciti dell’odio</em>&#8230;), se seguiamo dunque questo filo ininterrotto di pensieri, non sembra affatto un caso che nel cuore del libro s’innesti una nota sul pericolo insito in ogni tentazione di spezzare l’«angustia» cui costringe la legge, sospendendo anche in via del tutto eccezionale le «garanzie costituzionali» per sradicare persino il male dei mali, come è accaduto in Sicilia durante la repressione del prefetto Mori, la Sicilia «che, sola in Italia, – scrive Sciascia, – dalla dittatura fascista aveva avuto in effetti libertà, la libertà che è nella sicurezza della vita e dei beni» (la libertà, a ben guardare, che alcune forze politiche, la Lega in testa, oggi pericolosamente vagheggiano). Una libertà – nota Sciascia – costata tutte le altre libertà. Uno spaventoso compromesso cui può rassegnarsi solo un popolo che si è assuefatto a concepire e sperimentare «l’autorità», non come «strumento da usare con precauzione, con precisione, con sicurezza» secondo «una legge immutabile e uguale per tutti», ma come «arbitrio», sia nella forma del sopruso sia nella forma del più soggettivo, e dunque arbitrario, senso della giustizia riservato a pochi «uomini di pace» che si arrogano il diritto o si conquistano il consenso per amministrare la legge in deroga a tutte le leggi (e i principi costituzionali). Ed è proprio questo quel che fa don Mariano Arena, di quegli «uomini rispettati&#8230; per il loro saper fare, per la capacità che hanno di comunicare&#8230;». E questa deroga, questa difformità, parziale o totale da quanto stabilito da una legge, da un regolamento, sembra dire Sciascia, è ciò che permette appunto a uno come don Mariano Arena di sostenere che «il popolo, la democrazia&#8230; sono belle invenzioni: da gente che sa mettere una parola sull’altra e tutte le parole sulla schiena dell’umanità»; questa deroga è ciò che trasforma chi governa in «chi comanda», e le leggi fatte da chi comanda in benefici di cui «godere» stando dalla parte, o «infilandosi» tra coloro che comandano, a tutti i livelli e in ogni ambito, per tessere una trama di amicizie e interessi economici insospettabili (quelle che oggi chiameremmo «cricche»). Questa deroga sistematica e capillare è, insomma, la vera profonda radice del male con cui è costretto a fare i conti, e contro cui oppone la sua semisolitaria resistenza, il capitano Bellodi, uomo del nord, emiliano, «per tradizione familiare repubblicano», uomo di legge che svolge il suo mestiere con «la fede, – scrive Sciascia – di un uomo che ha partecipato a una rivoluzione (la resistenza <em>nda</em>) e dalla rivoluzione ha visto sorgere la legge&#8230; che assicurava libertà e giustizia, la legge della Repubblica». Quella legge costituzionale che fa della libertà qualcosa non solo di profondamente diverso dalla «felice aerea libertà di una bolla di sapone», ma qualcosa di profondamente antitetico, anzi di inconciliabile con qualsiasi libertà che si accompagni a un’idea particolaristica della libertà o addirittura promozionale&#8230; Come lo è, particolaristica e promozionale (almeno negli slogan), quella forma di libertà che oggi sono chiamati a «diffondere» – quasi fosse un prodotto finanziario, un investimento a buon rendere – i <em>promotori della libertà</em>, promotori di diritti e interessi sempre preceduti da un qualche aggettivo possessivo, «i tuoi», «i miei», «i nostri».</p>
<p>Eppure è proprio quest’idea della libertà e dei diritti intesi come prerogativa di alcuni e non di tutti, quest’idea della legge come arbitrio o interpretazione particolaristica, come stato umorale, pensiero individuale o di parte, che fa della Sicilia raccontata da Sciascia una terra dove la legge suscita paura, rassegnazione, rabbia e, di contro, sopraffazione, impunità, appetiti individuali o di comitati d’affari. È questa idea di legge che il capitano Bellodi non si rassegna ad accettare nella consapevolezza che solo nel rispetto di uno stato di diritto passa il rispetto per l’uomo, il rispetto per l’uomo, sì (attitudine etica e rigore deontologico che gli varrà addirittura la considerazione di uno come don Mariano Arena).</p>
<p>Così, guardando oggi allo <em>stato presente dei costumi degl’Italiani</em>, suonano quasi profetiche alcune considerazioni con cui si chiude <em>Il giorno della civetta</em>: «bisogna andare in Sicilia per constatare quanto è incredibile l’Italia»; «forse tutta l’Italia va diventando Sicilia&#8230;». A quelle considerazioni seguiva una «fantasia»: s’immaginava una sorta di «linea degli scandali» che saliva su per l’Italia come «la linea della palma», il clima propizio alla vegetazione della palma che da sud si andava spostando pian piano verso nord&#8230;</p>
<p>Ora, oggi, in Sicilia, però, c’è una fatto nuovo. E il fatto nuovo, che potrebbe suscitare altre «fantasie» forse troppo funeste, troppo di malaugurio (ci perdonino dunque gli alabardieri dell’ottimismo) è che nel tronco delle palme, di un numero sterminato di palme, un coleottero, il punteruolo rosso, ha deposto da tempo, di nascosto, centinaia di uova. Le uova si sono schiuse, le larve hanno preso a muoversi verso l’interno dei tronchi, divorando i tessuti fibrosi, scavando tunnel e cavità sempre più grandi sino a svuotare i fusti, sino a infestare qualsiasi parte della pianta. Così oggi, in Sicilia, beh, un numero sterminato di palme ormai è collassato. In Sicilia, oggi.</p>
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		<title>Il re di «Pointlandia», «Esso»&#8230; lancia la sua rivoluzione&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 02:01:29 +0000</pubDate>
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<p>Berlusconi&#8230; lancia la sua personale «rivoluzione»&#8230; contro la Carta Costituzionale (di tutti noi&#8230; non sua, né della maggioranza)&#8230;</p>
<p>E noi italiani non dovremmo tutti (tutti, indipendentemente dalla casacca) accoglierla con lo spirito con cui Abbott racconta di «Esso», la «misera creatura» che governa Pointlandia?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/17/il-re-di-%c2%abpointlandia-%c2%abesso%c2%bb-lancia-la-sua-rivoluzione/">Il re di «Pointlandia», «Esso»&#8230; lancia la sua rivoluzione&#8230;</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-24521" title="esso" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/esso1.png" alt="esso" width="80" height="80" /></p>
<p>Berlusconi&#8230; lancia la sua personale «rivoluzione»&#8230; contro la Carta Costituzionale (di tutti noi&#8230; non sua, né della maggioranza)&#8230;</p>
<p>E noi italiani non dovremmo tutti (tutti, indipendentemente dalla casacca) accoglierla con lo spirito con cui Abbott racconta di «Esso», la «misera creatura» che governa Pointlandia? O forse davvero questo paese  è <em>tentato</em> dal baratro dell&#8217;adimensionalità&#8230; dominato com&#8217;è da troppi «Punti», troppi «Esso» che si sentono Re del Nulla?</p>
<p>di Evelina Santangelo</p>
<p>Da <em>Flatlandia</em> di Edwin A. Abbott (traduzione di Masolino D’Amico, Adelphi).<span id="more-24518"></span></p>
<p>«Osserva quella misera creatura. Quel Punto è un essere come noi, ma confinato nel baratro adimensionale. Egli stesso è tutto il suo Mondo, tutto il suo Universo; egli non può concepire altri fuori di se stesso: egli non conosce lunghezza né larghezza né altezza, poiché non ne ha esperienza; non ha cognizione nemmeno del numero Due; né ha un’idea della pluralità, poiché egli è in se stesso il suo Uno e il suo Tutto, essendo in realtà Niente. Eppure nota la sua soddisfazione totale, e traine questa lezione: che l’essere soddisfatti di sé significa essere vili e ignoranti, e che è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente e impotentemente felici. Ascolta adesso».</p>
<p>S’interruppe; e in quel momento dalla creaturina ronzante si levò un lieve ticchettio, basso e monotono ma distinto, come da uno dei vostri fonografi di Spacelandia, e io ne distinsi queste parole:<br />
«Infinita beatitudine dell’esistenza! Esso è, e non c’è altro al di fuori di Esso».<br />
«Cosa vuol dire con “esso” – dissi io – quella piccola creatura?»<br />
«Vuol dire se stesso, – disse la Sfera. – Non hai notato prima d’ora che i bambini e le persone infantili, che non sanno distinguere tra se stessi e il mondo, parlano di sé alla Terza Persona? Ma taci».<br />
«Esso riempie ogni Spazio, – continuò la piccola creatura nel suo soliloquio, – e quello che Esso riempie, Esso è. Quello che Esso pensa, Esso lo dice; e quello che Esso dice, Esso lo ode; ed Esso è Pensatore, Parlatore, Ascoltatore, Pensiero, Parola, Audizione; è L’Uno, e tuttavia il Tutto nel Tutto. Ah, la felicità, ah, la felicità di Essere».</p>
<p>«Perché non gli apri gli occhi, a quel cosino, in modo che la finisca col suo compiacersi?» dissi io&#8230; «Non è facile, – disse il mio Maestro. – Provaci tu».<br />
Al che, levando alta la voce, dissi al Punto così:<br />
«Silenzio, silenzio, Creatura spregevole! Tu ti chiami il Tutto nel Tutto, e invece sei il Nulla; il tuo cosiddetto Universo non è che un puntolino in una Linea, e una Linea non che un’ombra in confronto a&#8230;»<br />
«Sss, sss! Hai detto abbastanza, – mi interruppe  la Sfera. – Ascolta ora, e nota l’effetto della tua arringa sul Re di Pointlandia».</p>
<p>Il luccicore del Monarca, che rifulgeva più che mai mentre ascoltava le mie parole, mostrava chiaramente che la sua compiacenza di sé non era stata intaccata; e io non avevo ancora terminato che egli riprendeva il suo ritornello:<br />
«Ah, la gioia, ah, la gioia del Pensiero! Cosa non può Esso ottenere grazie al Pensiero! Il suo proprio Pensiero che a Se stesso si rivolge, insinuando il disprezzo di sé solo per esaltare la Sua felicità! Dolce ribellione suscitata per finire in trionfo! Ah, il divino potere creativo del Tutto nell’Uno! Ah, la gioia, la gioia di Essere».</p>
<p>«Vedi – disse il mio Maestro – quanto poco hanno potuto le tue parole. Nella misura in cui il Monarca riesce ad afferrarle, egli le accetta come sue (poiché è incapace di concepire altri all’infuori di se stesso) e si vanta della varietà del “Suo Pensiero” come di un esempio di Potere creativo. Lasciamo questo Dio di Pointilandia al godimento ignorante della propria onnipresenza e onniscenza: niente che tu e io possiamo fare può scuoterlo dal compiacimento che prova di se stesso».</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/17/il-re-di-%c2%abpointlandia-%c2%abesso%c2%bb-lancia-la-sua-rivoluzione/">Il re di «Pointlandia», «Esso»&#8230; lancia la sua rivoluzione&#8230;</a></p>
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		<title>UNIONI CIVILI</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 14:36:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Rovasio</strong></p>
<p>Due coppie gay di Trento, una composta da due donne e l&#8217;altra da due uomini, che avevano aderito alla campagna di Affermazione Civile promossa dall&#8217;Associazione Radicale Certi Diritti e da Avvocatura lgbt Rete Lenford, si erano viste negare dal Comune di Trento le pubblicazioni matrimoniali e per questo avevano fatto ricorso al Tribunale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/08/05/unioni-civili/">UNIONI CIVILI</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Rovasio</strong></p>
<p>Due coppie gay di Trento, una composta da due donne e l&#8217;altra da due uomini, che avevano aderito alla campagna di Affermazione Civile promossa dall&#8217;Associazione Radicale Certi Diritti e da Avvocatura lgbt Rete Lenford, si erano viste negare dal Comune di Trento le pubblicazioni matrimoniali e per questo avevano fatto ricorso al Tribunale. Il Giudice di primo grado aveva dato alle due coppie un parere negativo e per questo l&#8217;avvocato Alexander Schuster aveva presentato ricorso, il 9 luglio scorso, davanti alla Corte d&#8217;Appello di Trento. La memoria difensiva era incentrata sul fatto che il matrimonio civile deve essere un diritto garantito a tutti i cittadini, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.   Dopo il Tribunale di Venezia anche quello di Trento considera fondate le ragioni delle coppie gay che chiedono di accedere all&#8217;istituto del matrimonio e per questo ha deciso il rinvio alla Corte Costiuzionale. Consideriamo questo passo una grande vittoria per tutto il movimento lgbt italiano. La campagna di Affermazione Civile continua. In Italia sono quasi 30 le coppie gay che hanno aderito a questa battaglia di civiltà che persegue le via legali vista la totale indifferenza e paralisi di quasi tutta la classe politica sul tema delle unioni civili, del matrimonio gay, dei diritti civili e umani delle persone&#8221;.   Di seguito alcuni estratti dell&#8217;ordinanza dei giudici di Trento:  Il Collegio dei giudici della Corte d&#8217;Appello di Trento, il 2 agosto scorso, hanno rimesso alla Corte Costituzionale la decisione in quanto &#8220;si tratta di questione rilevante e non manifestamente infondata. Non vi è dubbio infatti – continua il documento – che rispetto all&#8217;epoca in cui sono state incardinate le norme disciplinanti il matrimonio si è verificata un&#8217;inarrestabile trasformazione della società e dei costumi che ha portato al superamento del monopolio del modello di famiglia tradizionale ed al contestuale sorgere di forme diverse di convivenza che chiedono (talora a gran voce) di essere tutelate e disciplinate&#8221;.<span id="more-20005"></span></p>
<p>Nell&#8217;ordinanza si legge tra l&#8217;altro: &#8220;…quanto sopra osservato non può essere superato da un&#8217;interpretazione secondo cui il matrimonio deve e può essere consentito solo a coppie eterosessuali a ragione della sua funzione sociale, principio secondo taluni ricavabile dall&#8217;art. 29 Cost. (norma che riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio). Detto principio infatti si limita a riconoscere alla famiglia un suo ruolo naturale, nel senso che da un lato lo Stato non può prescindere da tale realtà sociale a cui tende per natura la grande maggioranza degli individui e, dall&#8217;altro, afferma che la famiglia è fondata sul matrimonio; ma certo esso non giunge ad escludere la tutela della famiglia di fatto”.</p>
<p>La sentenza ribadisce dunque i sensi dei primi articoli della Costituzione, della Dichiarazione di Nizza e della Convenzione europea dei Diritti dell&#8217;Uomo, che sanciscono la parità di accesso ai medesimi istituti giuridici per tutti i cittadini, al di là delle esasperazioni moralistiche che caratterizzano la politica italiana.</p>
<p>Sergio Rovasio, Segretario Associazione Radicale Certi Diritti: <a href="http://www.certidiritti.it">www.certidiritti.it</a><br />
Vincenzo Cucco, Gruppo Lambda: <a href="gruppo_lambda@yahoogroups.com">gruppo_lambda@yahoogroups.com</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/08/05/unioni-civili/">UNIONI CIVILI</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Attacco alla nazione</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/05/13/attacco-alla-nazione/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 04:58:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Evelina Santangelo</strong></p>
<p><em>Ennesimo attacco frontale allo spirito e ai fondamenti della nostra nazione.<br />
Esiste più la nostra nazione? L’Italia si può ancora considerare un paese membro della Comunità di Stati che si riconoscono nel «diritto delle genti»? </em></p>
<p>Con il «respingimento» in Libia dei 227 immigrati si è consumato l’ennesimo sprezzante attacco ai principi, ai doveri, ai diritti, ai rapporti etico-sociali, economici e politici fissati dalla nostra Costituzione, la Costituzione della Repubblica Italiana.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/05/13/attacco-alla-nazione/">Attacco alla nazione</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/p8xuUrb9u88&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/p8xuUrb9u88&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>di <strong>Evelina Santangelo</strong></p>
<p><em>Ennesimo attacco frontale allo spirito e ai fondamenti della nostra nazione.<br />
Esiste più la nostra nazione? L’Italia si può ancora considerare un paese membro della Comunità di Stati che si riconoscono nel «diritto delle genti»? </em></p>
<p>Con il «respingimento» in Libia dei 227 immigrati si è consumato l’ennesimo sprezzante attacco ai principi, ai doveri, ai diritti, ai rapporti etico-sociali, economici e politici fissati dalla nostra Costituzione, la Costituzione della Repubblica Italiana.<span id="more-17645"></span></p>
<p>Con il «respingimento» in Libia dei 227 immigrati si è entrati «in rotta di collisione col diritto di asilo, così come è regolato dalle leggi nazionali, europee e internazionali» (Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr, l’agenzia Onu per i Rifugiati), secondo la Convenzione di Ginevra e il principio di «non respingimento».</p>
<p>La corte di Strasburgo per i diritti umani ha dichiarato che non si possono espellere persone verso i paesi dove c’è il rischio che vengano torturate o siano oggetto di trattamenti degradanti.<br />
La Libia, paese dove sono stati «respinti» i 227 immigrati, non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra per la tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo.</p>
<p>Mi sembra evidente che a questo punto non si tratta più di discutere sull’opportunità delle scelte, sulle strategie politiche da adottare o adottate, sulle diverse o divergenti posizioni riguardo alla questione dei migranti&#8230;<br />
Quello che sta accadendo non attiene più a una questione di umanità o filantropia!<br />
Qui si tratta di chiarire una volta per tutte se esiste o meno ancora la Repubblica Italiana nello spirito e nella sostanza, secondo i principi fondati dalla nostra Costituzione (la Costituzione che è patrimonio di tutti noi cittadini italiani, non di Berlusconi, non di Maroni, non del governo, non della maggioranza degli elettori&#8230; non dell’insondabile Fassino o dell’ineffabile Rutelli, né di quanti la evocano a loro piacimento in funzione del consenso).<br />
Qui si tratta di capire se l’Italia (questa Italia <em>incostituzionale</em> e in rotta di collisione con il Diritto Europeo, la Convenzione di Ginevra, la Corte di Strasburgo) si può ancora considerare legittimamente membro dell’Onu e, in generale, di quella Comunità di Stati che si riconoscono nel diritto internazionale o «diritto delle genti».</p>
<p>Alla luce dei fatti accaduti, delle dichiarazioni politiche che a essi sono seguite, alla luce delle norme che si intendono approvare nel pacchetto sicurezza&#8230; credo sia non solo diritto ma dovere di tutti i cittadini italiani (fedeli alla Repubblica, osservanti della Costituzione e delle sue leggi) esigere questo chiarimento, visto che a essere in gioco è la sopravvivenza della nostra stessa Repubblica.</p>
<p>Per questo, di seguito, riporterò senza commenti che potrebbero essere fuorvianti:<br />
1) La notizia di cronaca di giovedì 7 maggio 2009<br />
2) Le parole del ministro Maroni, sostenute in tutto e per tutto dal Capo del Governo in carica on. Berlusconi<br />
3) Le dichiarazioni L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr)<br />
4) Gli articoli 10 e 54 della nostra Costituzione.</p>
<p>1) Giovedì 7 maggio 2009: Sono stati rispediti in Libia i 227 immigrati (tra i quali 40 donne) a bordo dei barconi soccorsi mercoledì nel canale di Sicilia.<br />
L&#8217;autorizzazione allo sbarco in Libia è giunta in nottata.</p>
<p>2) Il ministro degli Interni Roberto Maroni ha commentato con soddisfazione la notizia alla trasmissione «Mattino 5» su Canale 5 (Mediaset).<br />
Una notizia dice Maroni che «può rappresentare una svolta nella lotta all&#8217;immigrazione clandestina: per la prima volta nella storia siamo riuscititi a rimandare direttamente in Libia i clandestini che abbiamo trovato in mare su tre barconi. Non è mai successo, finora dovevamo prenderli, identificarli, rimandarli nelle nazioni di origine. Per la prima volta la Libia ha accettato di prendere cittadini extracomunitari che non sono libici, ma che sono partiti dalle coste libiche&#8230; Mi pare che questo sia un risultato davvero storico, e mi auguro che prosegua così naturalmente questo comportamento leale della Libia nei confronti nostri, merito degli accordi che abbiamo fatto, e dell’intensa attività diplomatica che abbiamo fatto e nei prossimi giorni partirà quel famoso pattugliamento con le motovedette italiane, ma mi pare che oggi sia una giornata, a un anno esatto dalla nascita del governo Berlusconi nella quale possiamo dire che su questo tema, la lotta all’immigrazione clandestina, abbiamo realizzato esattamente quello che volevamo realizzare».</p>
<p>3) L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha espresso in una nota «grave preoccupazione per la sorte di circa 230 migranti ricondotti in Libia senza un&#8217;adeguata valutazione delle loro possibili necessità di protezione internazionale&#8230; Sebbene non siano disponibili informazioni sulle nazionalità di origine dei migranti, si ritiene probabile – prosegue l&#8217;Unhcr – che fra le persone respinte ci siano individui bisognosi di protezione internazionale. Nel 2008 circa il 75% di coloro giunti in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e al 50% di questi è stata concessa una forma di protezione internazionale».<br />
«Rivolgo un appello alle autorità italiane e maltesi affinché continuino ad assicurare alle persone salvate in mare e bisognose di protezione internazionale pieno accesso al territorio e alla procedura di asilo nell&#8217;Unione Europea», ha dichiarato l&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Antònio Guterres.</p>
<p>3) ART. 10 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA: L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.<br />
la condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.<br />
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.<br />
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici</p>
<p>ART. 54 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA: Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi.<br />
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.</p>
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		<title>Firmare per il testamento biologico</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 10:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Carissima/o,<br />
Ti scrivo per chiederti un piccolo sforzo per una importantissima causa. Nelle prossime settimane il testamento biologico sarà al centro del dibattito in Parlamento, e la maggioranza intende approvare una legge che limita la libertà di scelta del cittadino imponendo alcune terapie, come l&#8217;idratazione e l&#8217;alimentazione artificiale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/02/firmare-per-il-testamento-biologico/">Firmare per il testamento biologico</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carissima/o,<br />
Ti scrivo per chiederti un piccolo sforzo per una importantissima causa. Nelle prossime settimane il testamento biologico sarà al centro del dibattito in Parlamento, e la maggioranza intende approvare una legge che limita la libertà di scelta del cittadino imponendo alcune terapie, come l&#8217;idratazione e l&#8217;alimentazione artificiale. Le dichiarazioni anticipate di trattamento non saranno vincolanti: spetterà sempre al medico l&#8217;ultima parola. Qual è allora l&#8217;utilità di questa legge, se non si garantisce al cittadino che la sua volontà sia rispettata? La verità è che il ddl della destra è stato scritto per rendere inapplicabile il ricorso al testamento biologico. Oltretutto, la dichiarazione dovrà essere stipulata davanti ad un notaio, e rinnovata con cadenza triennale: vi immaginate cosa significa andare ogni tre anni davanti a un notaio accompagnati dal proprio medico di famiglia? Al contrario della nostra proposta poi, non è presente nemmeno un cenno alle cure palliative, all&#8217;assistenza ai disabili, alla terapia del dolore.</p>
<p>Ti chiedo dunque di diffondere il più possibile l&#8217;appello, invitando tutti i tuoi contatti a sottoscriverlo: dobbiamo mobilitarci immediatamente per raccogliere centinaia di migliaia di adesioni e difendere il nostro diritto costituzionale alla libertà di cura. Se saremo tanti, il Parlamento non ci potrà ignorare. Nel prossimo dibattito in Senato il mio impegno personale è quello di dar voce alla vostra opinione, che credo coincida con quella della maggioranza degli italiani. Che vogliano utilizzare ogni risorsa della medicina o che intendano accettare la fine naturale della vita, i cittadini vogliono essere liberi di scegliere.</p>
<p>Ti ringrazio infinitamente e conto su di te per far circolare il più possibile l&#8217;appello per il diritto alla libertà di cura sul sito <a href="http://www.appellotestamentobiologico.it/">www.appellotestamentobiologico.it</a>  , e grazie perché abbiamo già raggiunto quasi 200.000 firme!</p>
<p><strong>Ignazio Marino </strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/02/firmare-per-il-testamento-biologico/">Firmare per il testamento biologico</a></p>
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		<title>No alla legge-tortura. Sì al testamento biologico. Tutti a Piazza Navona sabato 21 febbraio ore 15</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 16:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Appello di <strong>Lorenza Carlassare, Andrea Camilleri, Furio Colombo, Umberto Eco, Paolo Flores D&#8217;Arcais, Margherita Hack, Pancho Pardi, Stefano Rodotà:</strong></p>
<p>&#8220;<strong>La vita di ciascuno non appartiene al governo e non appartiene alla Chiesa. La vita appartiene solo a chi la vive.</strong>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/02/18/no-alla-legge-tortura-si-al-testamento-biologico-tutti-a-piazza-navona-sabato-21-febbraio-ore-15/">No alla legge-tortura. Sì al testamento biologico. Tutti a Piazza Navona sabato 21 febbraio ore 15</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Appello di <strong>Lorenza Carlassare, Andrea Camilleri, Furio Colombo, Umberto Eco, Paolo Flores D&#8217;Arcais, Margherita Hack, Pancho Pardi, Stefano Rodotà:</strong></p>
<p>&#8220;<strong>La vita di ciascuno non appartiene al governo e non appartiene alla Chiesa. La vita appartiene solo a chi la vive.</strong> Il decreto legge di Berlusconi, trasformato in disegno di legge dopo che il presidente Napolitano, da custode della Costituzione, ha rifiutato di firmarlo, vuole sottrarre al cittadino il diritto sulla propria vita e consegnarlo alla volontà totalitaria dello Stato e della Chiesa. Rendendo coatta l’alimentazione e l’idratazione anche contro la volontà del paziente, impone per legge la tortura ad ogni malato terminale.<br />
Pur di imporre questa legge khomeinista, Berlusconi ha dichiarato che intende sovvertire la Costituzione repubblicana. E’arrivato ad oltraggiare una delle costituzioni più democratiche del mondo, la nostra, definendola “filosovietica”, mentre non perde occasioni per elogiare il suo “amico Putin”, ex-dirigente del Kgb. <strong>Al governo Berlusconi che ha ormai dichiarato guerra alla Costituzione repubblicana, è dovere democratico di ogni cittadino opporre un fermo “ora basta!”.</strong><br />
Per dire sì alla vita e no alla tortura, per dire sì alla Costituzione e no al progetto di dittatura oscurantista, per dire sì al Presidente che sostiene la Costituzione contro chi la viola, la svilisce, la insulta, chiediamo a tutti i democratici di auto-organizzarsi per una grande e <strong>pacifica manifestazione, senza bandiere di partito, solo con la passione e l’impegno civile di liberi cittadini, a Roma, a piazza Navona, sabato 21 febbraio alle ore 15.</strong>Passa parola, la democrazia dipende anche da te&#8221;.</p>
<p><strong>FIRMA L&#8217;APPELLO</strong>: http://www.micromega.net</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/02/18/no-alla-legge-tortura-si-al-testamento-biologico-tutti-a-piazza-navona-sabato-21-febbraio-ore-15/">No alla legge-tortura. Sì al testamento biologico. Tutti a Piazza Navona sabato 21 febbraio ore 15</a></p>
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		<title>Libertà di parola (un appello)</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 18:57:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><em>[Ricevo e volentieri pubblico.]</em></p>
<p>In merito all’annullamento dell’incontro tra Valerio Morucci e gli studenti di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma – incontro sul tema “Cultura violenza memoria” previsto per il prossimo 12 gennaio –, esprimiamo profondo disagio nel constatare che all’interno di una Università, luogo deputato al libero confronto delle opinioni e all’approfondimento della conoscenza, non vengono garantiti diritti basilari come quelli sanciti, nella nostra Costituzione, dall’articolo 3 (pari dignità sociale di tutti i cittadini) e 21 (libertà di parola).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/10/liberta-di-parola-un-appello/">Libertà di parola (un appello)</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Ricevo e volentieri pubblico.]</em></p>
<p>In merito all’annullamento dell’incontro tra Valerio Morucci e gli studenti di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma – incontro sul tema “Cultura violenza memoria” previsto per il prossimo 12 gennaio –, esprimiamo profondo disagio nel constatare che all’interno di una Università, luogo deputato al libero confronto delle opinioni e all’approfondimento della conoscenza, non vengono garantiti diritti basilari come quelli sanciti, nella nostra Costituzione, dall’articolo 3 (pari dignità sociale di tutti i cittadini) e 21 (libertà di parola). Nonostante il pesante giudizio storico e morale che è tuttora doveroso esprimere sull’operato delle organizzazioni di cui Valerio Morucci ha fatto parte negli anni Settanta, e sulle azioni di Morucci stesso, i principi espressi dagli articoli sopra citati sono indisponibili. Si aggiunga a questo che Morucci è stato fra i primi a rinnegare la lotta armata e a fornire contributi per la comprensione delle dinamiche eversive che hanno tragicamente segnato il Paese trent’anni or sono, che proprio in virtù di questa serrata autocritica e di questa disponibilità al confronto e all’esame ha potuto già in passato partecipare ad incontri pubblici e dialogare con alte cariche istituzionali e politiche.<br />
<span id="more-13193"></span><br />
Tanto più riesce incomprensibile perché, da libero cittadino che ha scontato la propria condanna, in una Repubblica in cui la pena deve «tendere alla rieducazione del condannato» (Costituzione, art. 27), e che rifugge dai palcoscenici mediatici, gli sia stato impedito di incontrare degli studenti universitari, in un’occasione che avrebbe visto la presenza di docenti e la possibilità di un aperto contraddittorio. Per tutte queste ragioni, ci appelliamo dunque al professor Giorgio Mariani, fra gli organizzatori dell’incontro, al preside della facoltà di Scienze della Comunicazione Mario Morcellini e al rettore dell’ateneo romano Luigi Frati affinché vogliano immediatamente ripristinare l’incontro.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/10/liberta-di-parola-un-appello/">Libertà di parola (un appello)</a></p>
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