<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; critica</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/critica/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 18:19:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Institutional Critique</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/30/institutional-critique/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/30/institutional-critique/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 05:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mattia paganelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[andrea fraser]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[daniel buren]]></category>
		<category><![CDATA[fred wilson]]></category>
		<category><![CDATA[hans haacke]]></category>
		<category><![CDATA[hennessy youngman]]></category>
		<category><![CDATA[institutional criticism]]></category>
		<category><![CDATA[marcel broodthaers]]></category>
		<category><![CDATA[michael asher]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=41505</guid>
		<description><![CDATA[<p>Si chiama Institutional Criticism la critica delle istituzioni artistiche come pratica artistica, rivolta di solito a musei e gallerie.</p>
<p>I. C. apparve  nei tardi Anni Sessanta, quando gli artisti cominciarono a creare opere in risposta alle istituzioni che acquistavano e esibivano il loro lavoro.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/30/institutional-critique/">Institutional Critique</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama Institutional Criticism la critica delle istituzioni artistiche come pratica artistica, rivolta di solito a musei e gallerie.</p>
<p>I. C. apparve  nei tardi Anni Sessanta, quando gli artisti cominciarono a creare opere in risposta alle istituzioni che acquistavano e esibivano il loro lavoro. <span id="more-41505"></span>In quegli anni le istituzioni artistiche erano spesso recepite come luoghi di ‘reclusione culturale’ e di conseguenza divennero oggetto di attacchi estetici, politici e teorici.</p>
<p>Il movimento è rappresentato in particolare da artisti come Michael Asher, Marcel Broodthaers, Daniel Buren, Andrea Fraser, Fred Wilson and Hans Haacke.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/pf_aUZ0HZdo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/30/institutional-critique/">Institutional Critique</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/01/01/enjoy-poverty/' rel='bookmark' title='Enjoy Poverty'>Enjoy Poverty</a> <small>di Renzo Martens Questo &egrave; un articolo pubblicato su Nazione...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/07/11/i-limiti-dellarte/' rel='bookmark' title='I limiti dell&#8217;arte'>I limiti dell&#8217;arte</a> <small>di Massimo Rizzante A Definire i contorni delle parole è...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/01/10/resurrectio-palermitana-%e2%80%93-racconto-breve-di-una-video-installazione/' rel='bookmark' title='Resurrectio palermitana – Racconto breve di una video installazione'>Resurrectio palermitana – Racconto breve di una video installazione</a> <small>di Vito Chiaramonte È il tramonto che è passato da...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/11/28/ad-reinhardt-lar-en-tant-quart/' rel='bookmark' title='Ad Reinhardt, L&#8217;art-en-tant-qu&#8217;art'>Ad Reinhardt, L&#8217;art-en-tant-qu&#8217;art</a> <small>La seule chose à dire sur l’art est que c’est...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/02/22/la-realta-si-e-fatta-furba/' rel='bookmark' title='La realtà si è fatta furba'>La realtà si è fatta furba</a> <small>di Marco Senaldi Non vorrei vantarmi, ma ho scoperto un...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/30/institutional-critique/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>una nonna narratrice</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/11/24/una-nonna-narratrice/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/11/24/una-nonna-narratrice/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 10:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[barbera editore]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[enrico palandri]]></category>
		<category><![CDATA[favole]]></category>
		<category><![CDATA[flow]]></category>
		<category><![CDATA[raccontare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=40706</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/fairytales.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Enrico Palandri</strong></p>
<p>Cosa vuol dire raccontare delle storie? Questa espressione ha spesso un tono spregiativo: dire di qualcuno che ‘racconta delle storie’ significa denunciare scarso rispetto della realtà. Nel reale si è, dirlo è un’altra cosa. La realtà è quindi nel senso comune il contrario di una storia.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/24/una-nonna-narratrice/">una nonna narratrice</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/fairytales.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-40708" title="fairytales" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/fairytales-300x281.jpg" alt="" width="300" height="281" /></a></p>
<p>di <strong>Enrico Palandri</strong></p>
<p>Cosa vuol dire raccontare delle storie? Questa espressione ha spesso un tono spregiativo: dire di qualcuno che ‘racconta delle storie’ significa denunciare scarso rispetto della realtà. Nel reale si è, dirlo è un’altra cosa. La realtà è quindi nel senso comune il contrario di una storia. Le storie, fatte di parole, sono quindi semplicemente bugie: da Omero a oggi, attraverso miti e leggende, poemi e romanzi, gli autori non hanno fatto altro che raccontare delle storie. Perché dobbiamo inventare quando possiamo dire la verità? Non riusciamo neppure a vivere tutto quello che vorremmo e perdiamo tempo a scrivere e leggere romanzi! Perché aggiungere al mondo reale un mondo immaginario?<br />
<span id="more-40706"></span><br />
Nella mia infanzia una nonna raccontava a me e i miei fratelli le vicende familiari, e ne faceva dei miti. Un ante- nato, nella prima metà dell’Ottocento, aveva un’amante e le aveva comprato una casa in Barbaria de le Tole. Era così geloso che aveva comprato anche tutte le case attorno per tenerle vuote, in modo che nessuno la vedesse. Op- pure c’era la zia Alice, zia non saprei dire di chi, ma credo venisse dalla parte greco-ortodossa della mia famiglia ma- terna, che si era sposata a sedici anni e quando le aveva- no chiesto se era contenta aveva risposto: «Io faccio tutto quello che mi dicono mamma e papà». Poi nella notte era scappata in vestaglia per le strade di Venezia, era tornata dai genitori dicendo stupefatta: «Mio marito è diventato matto! Non potete immaginare cosa vuol fare&#8230;». Un altro parente, sempre nel XIX secolo, era stato spedito in India perché aveva la sifilide, non perché sperassero in un rimedio, piuttosto per toglierselo dai piedi. Poi ce n’era uno con un naso rosso ed enorme, bruttissimo, che credo fosse finito ad abitare su una panchina e così via, racconti infiniti. Storie che ci apparivano tutte meravigliose, un bel fiume vivace, abitato e fecondo. Questa nonna era del 1899 e immagino che il gusto del raccontare le fosse venuto a sua volta da qualche nonna o zio. Sia lei che mio nonno avevano origini illustri, ma le famiglie erano molto decadute nella generazione precedente alla loro e raccontavano quindi declassando tutti i parenti, per ridicolizzarli e lenire la malinconia del declino. Mia nonna si vantava, ed è importante per quello che si vuole qui sotto- lineare, del fatto che i quattro membri della sua famiglia (altri sette fratelli erano morti di varie epidemie, cosa non eccezionale in quegli anni), fossero nati in quattro nazioni diverse, pur essendo nati nel raggio di pochi chilometri. Montenegro, Italia, Austria e Croazia. Lei era di Susak e aveva sposato un greco ortodosso, mio nonno Giovanni Petrovich, che aveva una nonna Licudis, pronipote a sua volta di un istitutore di Pietro il Grande che era stato in- viato a Venezia per perorare un’alleanza della Serenissima in una guerra contro i turchi. Tra i nomi dei nostri pa- renti da parte di madre c’erano tanti slavi, austriaci e altri mitteleuropei, com’era frequentissimo a Venezia. Iechlin, Dekleva, oltre ai Licudis, che intrecciavano una rete fa- miliare che contraddiceva già nei cognomi l’irredentismo italiano. Alcuni si nascosero, diventando nazionalisti italiani, cioè fascisti, mentre altri restarono fedeli alla loro identità frammentata dagli eventi, e quindi antinazionalisti, partigiani e antifascisti. Suo padre era stato addirittura sorteggiato per l’attentato a Francesco Giuseppe, mentre erano profughi nelle Marche, ma i compagni lo avevano risparmiato perché aveva già due figli ed era quindi partito al suo posto Guglielmo Oberdan. Queste storie sono sempre restate con me. Cos’erano per lei e cosa sono per me? Erano vere? Non credo, o certamente non del tutto. Perché a mia nonna piaceva raccontare e quindi faceva qualcosa di diverso dal tentare di dire la verità. Del resto cosa significa dire la verità a bambini tra i tre e i dieci anni? C’erano senz’altro elementi pedagogici e censure sugli eventi sessuali, che mi si sono chiariti negli anni successivi, ma soprattutto c’era moltissima invenzione romanzesca. Le cose si sviluppa- vano, si rivelavano, ritornavano a personaggi minori per farli crescere in una nuovo capitolo della storia.</p>
<p>C’erano due vene nel suo narrare: una era l’amore che si porta ai discendenti, l’altra il piacere di toccare i punti sensibili della sua biografia, sia quella individuale che quella collettiva, che doveva aver contato molto per lei negli anni del fascismo, a causa delle lacerazioni cui si accennava che divideva i parenti in fascisti e partigiani, e usare l’ambito familiare o parafamiliare per mescolare un po’ le due cose e spingerle verso un orizzonte allegro e fantastico. Il conflitto tra multiculturalismo e nazionalismo è stato drammatico nell’Impero austroungarico, in cui lei era nata, fino alla fine della seconda guerra mondiale. Per questa ragione è interessante come nel racconto l’esperienza tragica di famiglie divise e contrapposte da guerre e politiche xenofobe si mescolasse al piacere del cosmopolitismo. Nella sua idea di famiglia entravano tutti i personaggi rilevanti della sua infanzia: includeva i domestici e i vicini di casa, i commercianti con cui si avevano rapporti regolari, insomma tutte le persone che umanamente partecipavano di un paesaggio vissuto personalmente, non attraverso i giornali o le istituzioni, e lei li raccontava per sentirli ancora vicini a sé. Per me che ascoltavo, queste figure arrivavano già fissate in una loro dimensione narrati- va che ovviamente mia nonna, che non faceva della storia ma raccontava delle storie, aveva modellato, ingrandito stilisticamente per catturare la nostra attenzione. Così il prozio geloso dell’amante poggiava su un tipo letterario di vecchio ricco e geloso, un Pantalone, la zia Alice sulla giovane ingenua, il sifilitico su qualcosa di vagamente comico e disgraziato, un Arlecchino. Così come nei ricordi di Tolstoj, di cui infatti era una grande lettrice, l’infanzia di Jasnaja Polyana appare un mondo completo, forgiato dalla poesia dell’immaginazione infantile.</p>
<p>Il secondo aspetto, l’amare i figli e i discendenti, era decisivo perché spingeva la creazione in una direzione evolutiva che si risolveva nel futuro. Diciamo che dava un lieto fine, e il lieto fine è la vita degli altri, in questo caso quei particolari altri che erano i suoi discendenti. Oggi mi è evidente, se considero da adulto quelle storie insieme a quello che so dell’epoca in cui lei ha vissuto, quanto lei trasformasse il materiale di cui parlava in una vita che valeva la pena aver vissuto, e che valeva la pena vivere ancora. Due guerre mondiali, la morte di sette fratelli, continue fughe da una parte all’altra di qualche confine, anni di disoccupazione, rovina economica di genitori e nonni e soprattutto gli effetti devastanti dei nazionalismi italiani, austriaci e slavi, nella zona in cui lei era cresciuta. C’era, è chiaro, tutta un’altra biografia, molto più drammatica, che io conosco non dal suo racconto ma dalla storia. Suo fratello era stato un tipico fascista di una zona di confine. Era un ufficiale dell’esercito e irredentista, ma aveva sposato una slovena il cui fratello era invece partigiano con i titini, e tra galere italiane e slave, figli da tirar su, foibe e altri ammazzamenti, la vita reale aveva continuamente contraddetto l’esperienza politica soggettiva, per loro come per tante famiglie. I cugini sloveni e italiani erano cresciuti insieme e si erano voluti bene, a volte molto bene, con amori che erano entrati a loro volta nelle leggende familiari, sebbene i padri fossero schierati su fronti opposti della guerra. I giovani erano Giuliette e Romeo che in quella zona avevano reso inaccettabile la politica.</p>
<p>Raccontare storie era per mia nonna tentare di ricucire insieme un materiale frammentario e contraddittorio attraverso un amore per i bambini che l’ascoltavano che era amore del futuro, del loro futuro.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/Flow-cover.jpg"><img class="size-medium wp-image-40707 aligncenter" title="Flow cover" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/Flow-cover-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Enrico Palandri, <em>Flow</em>, Barbera (2011), pp. 96, 12 eu.</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/24/una-nonna-narratrice/">una nonna narratrice</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/12/07/anarco-test/' rel='bookmark' title='anarco test'>anarco test</a> <small> di Paolo Morelli Chi ha imparato a morire, ha...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/19/lagnus-dei-di-nanni-moretti/' rel='bookmark' title='l&#8217;Agnus Dei di Nanni Moretti'>l&#8217;Agnus Dei di Nanni Moretti</a> <small> di Chiara Valerio Habemus papam di Nanni Moretti racconta...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/20/carta-strampalata-n-12/' rel='bookmark' title='carta st[r]amp[al]ata n.12'>carta st[r]amp[al]ata n.12</a> <small> di Fabrizio Tonello E’ commovente la sollecitudine mostrata dai...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/08/28/critica-letteraria-di-nomi-e-cose/' rel='bookmark' title='Critica letteraria di nomi e cose'>Critica letteraria di nomi e cose</a> <small> di Gilda Policastro Nomina sunt consequentia rerum. Se un...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/04/06/un%e2%80%99assoluta-indifferenza-verso-se-stessi/' rel='bookmark' title='un’assoluta indifferenza verso se stessi'>un’assoluta indifferenza verso se stessi</a> <small> di Chiara Valerio Non so se ho molto da...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/11/24/una-nonna-narratrice/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verifica dei poteri 2.0: Giancarlo Alfano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/05/03/verifica-dei-poteri-2-0-giancarlo-alfano/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/05/03/verifica-dei-poteri-2-0-giancarlo-alfano/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 May 2011 07:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[giancarlo alfano]]></category>
		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=38928</guid>
		<description><![CDATA[<p style="font-size: 85%;"><em>[Giancarlo Alfano risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui le <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">risposte precedenti</a>.]</em></p>
<p><strong><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></strong></p>
<p>Personalmente, sento di dover ringraziare Francesco Guglieri e Michele Sisto per il contributo di storicizzazione che hanno realizzato.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/03/verifica-dei-poteri-2-0-giancarlo-alfano/">Verifica dei poteri 2.0: Giancarlo Alfano</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font-size: 85%;"><em>[Giancarlo Alfano risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui le <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">risposte precedenti</a>.]</em></p>
<p><strong><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></strong></p>
<p>Personalmente, sento di dover ringraziare Francesco Guglieri e Michele Sisto per il contributo di storicizzazione che hanno realizzato. Mi permetto di chiedere se non sia necessario fare attenzione anche alle dinamiche geografiche. È vero infatti che il web costituisce uno spazio alternativo a quello che misuriamo coi nostri corpi nella vita quotidiana, tuttavia, e proprio <em>Verifica dei poteri 2.0</em> lo spiega con chiarezza, si è verificata in brevi anni una certa porosità tra i due spazi. Rispondo, dunque, alla domanda con due tra le tante possibili domande: 1) Esistono, per esempio, delle “cellule” locali di un sito come <em>Nazione indiana?</em> 2) Vi è una ricaduta anche nelle pratiche di socializzazione e di diffusione dei saperi e delle pratiche artistiche? <span id="more-38928"></span></p>
<p><strong><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></strong></p>
<p>Non avrei mai pensato di prendere la parola su Internet se non fossi stato invitato a farlo. Mantengo una certa reticenza nei confronti del sistema comunicativo che vi si realizza; ho per esempio già notato, e mi scuso del fatto che qui mi ripeto, che i commenti ai post tendono di solito a essere “reazioni” non “discussioni”. La stessa velocità/facilità di accesso alla parola impedisce, nella grande maggioranza dei casi, il confronto dialogico tra posizioni.<br />
Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, mi pare che il Web abbia di certo un grande pregio: permette di pubblicare cose di ogni tipo: dal saggio interpretativo tradizionale (lento, argomentato, ricco di esempi) al pamphlet e all’articolo di taglio giornalistico. Nella mia esperienza, su Nazione indiana, quando ho scritto per il sito mi sono posto l’obiettivo di essere chiaro al massimo delle mie possibilità, evitando punte espressive.</p>
<p><strong><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione?</em></strong> </p>
<p>Indubitabilmente permette un accesso quasi gratuito (o tendenzialmente tale) a una ricca quantità di informazioni; permette dunque di essere aggiornati rispetto alla produzione letteraria e al dibattito interpretativo che ne segue. Da questo punto di vista, Internet è un importante spazio di socializzazione dei saperi. Vi è però un punto che mi lascia perplesso: che effetto hanno la facilità di accesso e l’ampia disponibilità di informazione sull’attitudine alla ricerca? E quale contributo danno alla costruzione della propria identità? Il mio punto di vista è che la letteratura ha ancora oggi un’importante funzione antropologica: fornisce schemi sentimentali e concettuali che orientano il lettore a organizzare la propria vita. Postare un commento, semmai con un nickname, rischia di essere un modo del tutto estraneo alla letteratura (se non, forse, per il fatto di produrre un bovarismo di ritorno).</p>
<p><strong><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></strong></p>
<p>Non posso dire che cosa sia cambiato perché frequento pochissimo i blog, e da non molto tempo. Devo dire che quando mi capita di scrivere di letteratura dell’oggi tendo a documentarmi anche su Internet, come immagino facciano tutti, ma non mi sembra di essere influenzato dagli stili di comunicazione che vi regnano; né posso dire che cose del genere capitino agli interpreti, critici, giornalisti che leggo. Altro è quel che avete spiegato nel vostro intervento, e cioè che vi è oramai un travaso continuo di questioni, temi, polemiche (ahimè) dalla rete al mondo esterno e vice versa.</p>
<p><em><strong>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)?</strong></em></p>
<p>È una domanda molto impegnativa perché ne va dell’identità del lavoro critico oggi. Se posso provare a rispondere in maniera scorciata direi questo: pubblicare significa rendere pubblico; chi rende pubblico si assume l’onere della pubblicità del proprio pensiero e delle risposte che possono giungere. Il web ha di buono che effettivamente arrivano delle risposte, sicché non ci si sente soli. È bello, ma c’è il rischio di restare abbagliati, come Narciso alla fonte. L’onere significa, inoltre, il rispetto di alcune regole (le regole del gioco che avete più volte richiamato nel vostro saggio). Queste regole, nel web, tendono a saltare, sia perché talvolta chi vi pubblica il proprio pensiero non le conosce, sia perché la sua specifica apertura induce a sottrarvisi. E questo è meno bello, ma forse ci si deve abituare.<br />
Aggiungerei, in coda, due cose.<br />
1)	Non so se esiste IL critico; a mio avviso esistono I critici: per quanto siano infatti riconoscibili delle tipologie di scrittura critica, a volte anche ben codificate, tuttavia la personalità stilistica di chi scrive è la dimensione fondamentale del “lavoro critico”.<br />
2)	Altro aspetto fondamentale di tale “lavoro” è la disponibilità all’avventura intellettuale, la curiosità della ricerca, la “spaziosità” del proprio sistema di riferimenti. Tutti noi commentiamo il film che abbiamo visto, il romanzo che abbiamo letto, i versi o le note che abbiamo ascoltate. I critici, a mio avviso, inseriscono quelle esperienze estetiche in quel sistema di riferimenti, in modo che il lettore possa rivivere quell’esperienza dentro un campo più ampio, tra risonanze ancora più ricche e articolate.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/03/verifica-dei-poteri-2-0-giancarlo-alfano/">Verifica dei poteri 2.0: Giancarlo Alfano</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo'>Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</a> <small>[Enrico De Vivo risponde alle Cinque domande su critica e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-rizzante/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante'>Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante</a> <small>[Massimo Rizzante risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/31/verifica-dei-poteri-2-0-franco-arminio/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio'>Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio</a> <small>[Franco Arminio risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/verifica-dei-poteri-2-0-alberto-casadei/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei'>Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</a> <small>[Per collaudare le ipotesi avanzate in Verifica dei poteri 2.0...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0'>Verifica dei poteri 2.0</a> <small> [Verifica dei poteri 2.0 prova a ricostruire la storia...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/05/03/verifica-dei-poteri-2-0-giancarlo-alfano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verifica dei poteri 2.0: Stefano Jossa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/30/verifica-dei-poteri-2-0-stefano-jossa/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/30/verifica-dei-poteri-2-0-stefano-jossa/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 08:04:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Jossa]]></category>
		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=38905</guid>
		<description><![CDATA[<p><em>[Stefano Jossa risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui le <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/">risposteprecedenti</a>.]</em></p>
<p><strong><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></strong></p>
<p>La ricostruzione mi sembra accurata sul piano storico e critico.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/30/verifica-dei-poteri-2-0-stefano-jossa/">Verifica dei poteri 2.0: Stefano Jossa</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Stefano Jossa risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui le <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/">risposteprecedenti</a>.]</em></p>
<p><strong><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></strong></p>
<p>La ricostruzione mi sembra accurata sul piano storico e critico. Avrei voluto una definizione di «critica militante», che mi sembra stilema dato per scontato, mentre non dovrebbe esserlo: si fa militanza solo sul presente, in chiave più o meno pubblicitaria, commerciale o ideologica? Esistono altre «militanze» (estetiche, etiche, poetiche, politiche, stilistiche)?<span id="more-38905"></span> Mi sarebbe piaciuta anche una maggiore analisi del mezzo, che non è neutro, ma risponde, da un lato, a dinamiche di potere (competenze tecniche, fama acquisita altrove, cooptazione degli amici nelle discussioni), dall’altro, a meccanismi della comunicazione di massa che vengono spacciati per «critica» o «dibattito critico», ma non lo sono (alzare il volume; numero degli interventi e notorietà degli intervenuti; sentenziosità, ripetitività, assertività; assenza di argomentazione e di analisi; primato della polemica sul ragionamento).</p>
<p><strong><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></strong></p>
<p>Ho espresso nella risposta precedente alcune perplessità. Di contro ritengo che la facilità e immediatezza della diffusione, la libertà dell’accesso e la possibilità del confronto siano pregi imperdibili, che internet offre meglio e più di altri mezzi. Resta vero, tuttavia, che la dimensione dell’analisi di gruppo, del confronto personale e dello scambio di opinioni – il lavoro, cioè, della ‘classe’, sia a scuola, sia all’università – non può essere sostituito. La pausa di riflessione e la sospensione del giudizio restano altri due elementi fondamentali che l’interventismo delle discussioni online rischia di ridurre pericolosamente. Più nel personale, ho ritenuto che internet favorisse diffusione, disputa, discussione e confronto a partire dai dibattiti sul New Italian Epic, cui ho partecipato, ma ho anche ritenuto di allontanarmene per recuperare lo spazio della ricerca e del pensiero che sentivo in gran parte frustrati. Altro problema, più tecnico: l’incidenza dello schermo e delle sue radiazioni sul corpo, che è fenomeno tutto ancora da studiare. Io, che mi sono laureato quando il computer non era ancora diffuso (la mia tesi fu scritta a macchina), mi stanco di più davanti allo schermo che davanti a un foglio stampato.</p>
<p><strong><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione?</em></strong></p>
<p>Già risposto su. Aggiungerei che internet favorisce l’accessibilità e la rapidità, ma nient’affatto la democrazia, una delle parole su cui più si esercita la retorica contemporanea, perché di fatto riproduce meccanismi dell’economia capitalistica che democratici non sono (affermazione di chi è già potente o parte dell’establishment; affermazione di chi urla di più e di chi chiama a raccolta gli amici; uso della pubblicità e del lavaggio del cervello per la vendita del prodotto; ecc.). A internet manca la <em>mediazione culturale</em>, cioè quella funzione di selezione e cernita in base a valori condivisi, su cui storicamente si sarebbero dovute fondare le istituzioni pubbliche nelle democrazie moderne (progetto in gran parte fallito). Una riflessione politica, sul rapporto tra individualismo e comunità, tra interesse personale e funzione pubblica, è auspicabile.</p>
<p><strong><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></strong></p>
<p>Credo che voci interessanti non sempre disponibili nel panorama giornalistico e televisivo siano riuscite a emergere grazie a internet (ma sempre dentro logiche di potere, chiaramente). Credo tuttavia che molte di queste voci (Benedetti, Lipperini, Mozzi) abbiano o usato la loro presenza giornalistica e mediatica per affermarsi sul web, o la loro affermazione sul web per entrare nel giornalismo e nei media. Tra i due universi non c’è separazione, ora. Forse non c’è mai stata. La rete per ora funziona come la pubblicità nel capitalismo: crea casi, vende prodotti, strombazza e urla, ma la sua durata e la sua tenuta sono ancora tutte da verificare. Il caso del New Italian Epic, gonfiatosi in un batter d’occhio, ma altrettanto rapidamente sgonfiatosi, è esemplare: l’eventuale resistenza del NIE sembra affidata ormai solo alla riflessione critica, cioè, fondamentalmente, all’accademia. Non so se sia un bene o un male, ma è un fatto. Altrettanto sintomatico è il caso di Saviano, che, cresciuto in gran parte in rete, si propone sulla scena pubblica come «intellettuale militante», ma ha quasi abbandonato la sua identità di scrittore. Grandi temi letterari – la questione del realismo, le scelte di poetica, espressionismo o comunicatività dei linguaggi – sono stati discussi online, ma non mi sembra che tutto ciò abbia finora davvero influenzato gli orizzonti del discorso letterario (se non sul versante essenzialmente pubblicitario e commerciale). Resta solo l’esperienza, davvero interessante, della ‘scrittura collettiva’ e dei ‘collettivi di scrittori’.</p>
<p><strong><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)? </em></strong></p>
<p>Secondo me il web è un’opportunità, con cui è necessario e giusto confrontarsi, ma non è né una novità culturale, né una soluzione politica. La televisione potenziò e fece esplodere meccanismi già presenti; il web fa lo stesso. Poter leggere pareri critici online anziché su oscure riviste o costosi giornali è una cosa splendida, ma quei pareri andranno vagliati e discussi, approfonditi e meditati. Il rischio, come con tutti i media, è quello di prenderli come autorevoli solo perché sono online, come eco di quel famoso “l’ha detto la televisione” che risuona nelle discussioni di strada o da salotto. Di fatto, come dicevo prima, il web ha confermato critici già affermatisi altrove, allargando la loro sfera d’influenza e potenziando la loro forza d’opinione, ma ha anche promosso, quasi sempre con meccanismi di cooptazione e rimorchio simili a quelli in voga nel giornalismo e nell’università, nuove figure critiche che hanno, a seguito di ciò, occupato spazi sui giornali e in televisione. Come Eco o Salinger hanno costruito gran parte del loro mito (mediatico), sull’assenza, o minimizzazione, di esposizione mediatica, così altri costruiranno presto il loro mito (online) sull’assenza di esposizione online. I pareri dei lettori contano sempre molto di meno di quelli dei critici affermati. Di fatto, quindi, allargando la base e potenziando la fruizione, il web ha reso più forte, più autorevole, più importante e influente, il ruolo del critico, anziché metterlo in discussione. </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/30/verifica-dei-poteri-2-0-stefano-jossa/">Verifica dei poteri 2.0: Stefano Jossa</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo'>Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</a> <small>[Enrico De Vivo risponde alle Cinque domande su critica e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-rizzante/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante'>Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante</a> <small>[Massimo Rizzante risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/31/verifica-dei-poteri-2-0-franco-arminio/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio'>Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio</a> <small>[Franco Arminio risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/verifica-dei-poteri-2-0-alberto-casadei/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei'>Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</a> <small>[Per collaudare le ipotesi avanzate in Verifica dei poteri 2.0...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0'>Verifica dei poteri 2.0</a> <small> [Verifica dei poteri 2.0 prova a ricostruire la storia...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/30/verifica-dei-poteri-2-0-stefano-jossa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verifica dei poteri 2.0: Antonio Tricomi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/26/verifica-dei-poteri-2-0-antonio-tricomi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/26/verifica-dei-poteri-2-0-antonio-tricomi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 16:22:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[antonio tricomi]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=38886</guid>
		<description><![CDATA[<p><em>[Antonio Tricomi risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui le <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/">risposte precedenti</a>.]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Per quel che so del fenomeno, sì.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/26/verifica-dei-poteri-2-0-antonio-tricomi/">Verifica dei poteri 2.0: Antonio Tricomi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Antonio Tricomi risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui le <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/">risposte precedenti</a>.]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Per quel che so del fenomeno, sì.</p>
<p><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></p>
<p>In verità, il mio primo contatto da autore – devo dire: molto sprovveduto – con Internet è stata l’edizione, presso Guaraldi, di due e-books – un testo letterario e uno di saggistica – che oggi terrei gelosamente nel computer.<span id="more-38886"></span> A parte ciò, ho pubblicato i miei primi interventi critici in rete senza troppo riflettere sulla natura, sulle potenzialità, sui limiti del medium che li ha poi accolti, e solo perché un qualche amico mi aveva invitato a partecipare a una rivista on-line o a un sito. E ancora adesso, ammetto di collaborare con testate virtuali solo se sollecitato a farlo ed evitando di rivolgere a me stesso particolari quesiti sulla natura della sede che ospiterà i miei scritti. Un solo errore cerco, per quanto possibile, di evitare.</p>
<p>Ritengo che il punto di forza di Internet costituisca anche il suo maggior limite. Nella misura in cui offre a ciascuno un’istantanea possibilità d’espressione e la chance di essere subito letto da una quantità incalcolabile di persone (eccolo, il merito innegabile, se vogliamo anche democratico, della rete), esso può tuttavia convertirsi non in un effettivo circuito di informazioni e di testi d’autore, cioè di interventi concepiti con quella peculiare coscienza e autocoscienza che dovrebbe ispirare qualsiasi scritto pensato per divenire pubblico, ma nell’esposizione, molto più autistica di quanto non si creda, di taluni files e di alcune impressioni, di certi umori e di una pur lodevole ansia di parola, che determinati utenti tendono a scambiare per una presa di contatto reale col sapere e col mondo (e questo rischia, per paradosso, di ridurre, almeno dal punto di vista psicologico, quella sterminata agorà, rappresentata da Internet, a un angusto spazio condominiale; l’ambito comunque politico del virtuale alla casa interattiva del “Grande Fratello”).</p>
<p>Ecco, se ho deciso di destinare alla rete un mio contributo, lo <em>lavoro </em>come se dovessi invece affidarlo a un libro, a una rivista cartacea. Cerco insomma di allontanarlo il più possibile dal registro dell’opinione immediata o della reazione a caldo, per guidarlo, come meglio mi riesce, nel registro del ragionamento e della scrittura.</p>
<p><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione?</em></p>
<p>Penso di aver già risposto: concede a ognuno un’opportunità d’espressione immediata e anche gli permette di arrivare, addirittura in pochi secondi, a una massa in teoria enorme di individui che vivono sparsi per il mondo. Approfitto tuttavia della domanda per manifestare una perplessità, nella speranza, ovviamente, di sbagliarmi.</p>
<p>Non soltanto se pensiamo alla critica o alla militanza o alla discussione letterarie, e però soprattutto se guardiamo ad esse, dubito che tali peculiarità della rete di per sé bastino già oggi, o varranno in futuro, a renderla uno spazio alternativo a quello autoritario, asfittico, corrotto dell’industria culturale, o almeno a farne un ambiente in grado quasi di costringere il ring editoriale, mass-mediatico, a correggersi in alcune sue storture. Temo che Internet stia già diventando, e sempre più potrebbe rivelarsi domani, l’ambiente in cui semplicemente trasmigra – restando uguale a se stesso, quindi mantenendo intatte le proprie logiche aberranti, ma dandoci l’illusione di essersi disciolto in altro, in una più egalitaria e civile elaborazione e diffusione del sapere – il circo editoriale, televisivo, gazzettistico che ben conosciamo.</p>
<p>A breve, le riviste cartacee, con i loro minimi indotti, chiuderanno o si convertiranno in testate on-line, visto che già ora esse hanno poco senso; l’assoluta maggioranza, se non altro, dei libri di critica sarà pubblicata direttamente in formato digitale, perché già oggi i volumi di saggistica, almeno letteraria, hanno una circolazione quasi clandestina. Io però non mi riferisco al fatto che, verosimilmente, gli editori troveranno il modo di ricavare profitto (per esempio, con lo scarico a pagamento) e di conservare un ruolo di ineliminabile interposizione fra autori e pubblico (per esempio, trasformandosi in agenzie letterarie il cui lavoro si autodefinisca essenziale per la scoperta ed il lancio dei supposti autentici scrittori di qualità) anche nel caso in cui l’intero mondo del libro e delle biblioteche dovesse trasferirsi in rete. Piuttosto, mi riferisco al fatto che, se da circa un trentennio, quando parliamo di critica e di militanza letterarie, tendiamo giustamente a ritenerle un’unica salma imbalsamata, ciò non dipende solo dai meccanismi produttivi dell’industria culturale. Il punto mi pare invece che, oramai da tempo, la struttura tutta delle società occidentali non prevede più un ruolo, una funzione – in senso molto ampio – pedagogica e politica per l’esercizio critico, come anche non riconosce al sapere, a maggior ragione a quello umanistico, una qualche importanza, se non una davvero inammissibile, oggi, centralità. Lo conferma – lasciatemi aprire questa fugace parentesi – lo stato in cui versa l’università in primo luogo italiana, ma non soltanto italiana: al di là delle colpe, enormi, di un’oscena classe dirigente, è l’abiura, riscontrabile nell’intero Occidente, di ogni idea del sapere come veicolo irrinunciabile della formazione dei cittadini, che l’ha resa un calmiere sociale (bisogna pur metterli da qualche parte, questi giovani, visto che per loro non c’è lavoro) e un’appendice dell’industria culturale (visitate i dipartimenti dei nostri atenei, e ditemi se non vi pare, in molti casi, di essere entrati nella “Scuola Marilyn Monroe” prefigurata da Nanni Moretti, ventisette anni fa, in <em>Bianca</em>).</p>
<p>E allora, Internet, di per sé, non costituisce né l’antidoto a un simile andazzo né la cristallizzazione di esso: il che non significa che la rete non possa in futuro divenire, o non stia già divenendo, l’una o l’altra cosa. Tutto dipende, mi sembra, dalle nostre idee di conoscenza, di civiltà, di mondo: dal complessivo spazio sociale che vorremo costruire o che stiamo già costruendo. Allo stato attuale, però, e per quanto concerne quello specifico discorso, ahimè socialmente estinto, che è l’esegesi letteraria, ho l’impressione che, per la comunità, anche Giacomo Debenedetti, se fosse attivo oggi, risulterebbe un fantasma sia che decidesse di pubblicare con Garzanti i propri capolavori, sia che, al contrario, scegliesse di affidare alla rete i medesimi testi. E, dicendo ciò, non è alla crisi di talenti critici, da tempo evidente quantomeno in Italia, che ho voluto alludere.</p>
<p><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></p>
<p>Impossibile, per me, non avendo io seguito nel tempo e con sistematicità la discussione letteraria in rete, rispondere in maniera troppo articolata, o se non altro univoca, a simili quesiti. Mi limiterò a indicare due tendenze che tuttavia, per non essere frainteso, preciso subito di considerare non le sole e neppure, forse, le principali che sia dato riscontrare, ma semplicemente quelle, magari anche minoritarie, che hanno catturato la mia attenzione.</p>
<p>A me pare – quando ci riferiamo alla presenza attiva, nel web, di scrittori e di critici o come tali già riconosciuti, se non altro, dalla “società stretta” degli addetti ai lavori, oppure che aspirano a farsi riconoscere come tali da quella stessa micro-comunità – che la rete sia stata e ancora sia abitata in prevalenza da individui, o gruppi di individui, che la concepiscono quale innesco di una visibilità, persino dichiaratamente ostile agli ingranaggi mass-mediatici, che però, appena l’hanno raggiunta, essi vanno, in modo del tutto legittimo, a spendersi subito altrove: guarda caso, proprio dentro l’industria culturale. Qualunque cosa si pensi di Antonio Moresco (ai miei occhi, uno scrittore interessante, in questi nostri anni italiani che non abbondano di voci letterarie imperdibili, ma anche un autore che i sodali acriticamente sopravvalutano e i detrattori pregiudizialmente rifiutano, rendendone quasi impossibile una ricezione “laica”), direi che lui e i suoi alleati abbiano vissuto e usato, e forse ancora stiano vivendo e usando, in questa maniera la rete. Il che conferma quanto dicevo prima: Internet è un interstizio fra l’industria culturale e uno spazio libero (a essere severi: anarchico) d’espressione, sicché potrebbe anche diventare totalmente la prima cosa, del tutto la seconda, o un ibrido a quote variabili (per alcuni versi somigliante a un’estensione del carrozzone mass-mediatico, per altri aspetti simile a un luogo di aperto confronto alla pari tra gli individui) di quelle due cose. Che però gli scrittori, i critici cerchino ancora fuori dalla rete la loro definitiva legittimazione pubblica, e che la maggioranza dei lettori continui in fondo a ritenere autore chi sforna volumi e recensore chi collabora con i quotidiani, significa che, almeno per la letteratura e per chi la fruisce o se ne occupa, la rivoluzione digitale tarda a mettersi in marcia. Vedremo per quanto tempo ancora essa ci sarà senza esserci del tutto.</p>
<p>Per adesso – e provo così a dire qualcosa a parziale risposta al secondo quesito che mi avete rivolto –, a me sembra evidente che la discussione letteraria fuori dal web abbia sì guardato, e anche molto, a quella in rete, ma per fare propri non i punti di forza, bensì i limiti di quella. E torno, in qualche misura, a quanto ho già avuto modo di affermare.</p>
<p>Anzitutto una premessa, però, per evitare fraintendimenti. Non mi accingo affatto a difendere una qualche rigida, inviolabile identità professionale del critico: un’identità professionale, per quanto mi riguarda, della quale prima smettiamo di mitizzare l’esistenza, meglio è, tanto più che oggi, a sancirla, dovrebbero poi essere un’industria culturale e un’università che, per come sono ridotte e per ciò che chiedono di fare ai loro collaboratori o ai propri salariati, non possono, di per sé, sancire un bel niente. Ritengo però che il critico letterario, con qualsiasi lavoro egli si guadagni da vivere, sia colui che, di fronte a un’opera, accetti di esaminarla in ogni sua parte, e nei rapporti che essa intrattiene tanto con altri testi, o prodotti artistici e del sapere, quanto con l’epoca che l’ha vista nascere, per preoccuparsi solo poi, e anzi appena in ultimo, di formulare, quale esito della propria indagine, un complessivo giudizio sul valore estetico e culturale di quel testo. In altre parole, per me il critico è un individuo con la vocazione dello studioso: una vocazione che potrebbe anche non essersi tradotta nel suo mestiere, ma cui egli sempre chiede di guidarlo se deve sondare, per sé o per altri, un romanzo, un volume di poesie. Di conseguenza, una cosa è l’esercizio della critica letteraria, un’altra cosa è la legittima espressione di pareri su un libro del tutto, o in larga misura, sganciati dalla paziente disamina di quel testo. Per dirla, ancora una volta, in termini diversi: fare critica non significa esprimere un’opinione; può significare esprimere <em>anche </em>un’opinione, ma se significa esprimere <em>soltanto </em>un’opinione, allora non è più critica.</p>
<p>Ebbene, l’opportunità, data a ciascuno di noi, di manifestare liberamente le nostre idee in rete, ha fatto sì che il web abbia ulteriormente rafforzato un’indebita equiparazione da vari lustri proposta dall’industria culturale: quella, giustappunto, tra critica e opinione. Sicché Internet, potendo – a differenza, per esempio, della carta stampata – concedere teoricamente a ognuno di esternare i propri gusti, ha fatto il passo che il senso comune già aveva compiuto: trasformare tutti in critici, dal momento che un’opinione, anche una sola opinione, non manca a nessuno. A quel punto, e per restare ancora ai quotidiani, pagine culturali, da tempo strutturate sull’elezione della chiacchiera a critica, hanno preso sovente a ricalcare, proprio perché le vedevano capaci di attrarre molti utenti, talune formule di discussione, assai distorte, reperibili in rete. Ancora oggi, mi pare, i giornali decidono insomma sempre più spesso di occuparsi non dei volumi e degli autori migliori, ma di quelli già capaci di suscitare nel web l’interesse di tanti navigatori, magari sperando che questi ultimi si trasformino poi negli acquirenti dei quotidiani che agli scrittori e ai testi per loro più rilevanti concedono spazio. Oppure scelgono frequentemente di trattare quei libri e quegli autori che ben si prestano a essere presentati come “casi”, in modo che, su tali volumi e scrittori, possa accendersi una disputa in grado di rimbalzare, ancor più che sulle testate rivali, su Internet e da qui ancora tornare, portando magari con sé nuovi lettori, sulle colonne del quotidiano che la gazzarra ha inaugurato. Non c’è chi non veda, almeno spero, come la critica, con tutto questo, non c’entri nulla.</p>
<p><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)?</em></p>
<p>Credo di aver già risposto, e neppure indirettamente, a questa domanda. In estrema sintesi: Internet né ha ucciso né potrà resuscitare, da solo, la critica, i critici.</p>
<p>Concedetemi non di esplicitare, ma soltanto di suggerire, con un esempio magari scelto non troppo bene, un’ultima considerazione su un fenomeno – ossia la proliferazione, appunto, di voci, appartenenti a lettori comuni, che al web affidano i loro pareri su un libro – che non vorrei scambiassimo per due cose non necessariamente implicate da una simile tendenza: per una vitalità, comunque, della fruizione letteraria e per un diffuso bisogno, nonostante tutto, della critica.</p>
<p>Negli ultimi tre mesi, ho partecipato ad altrettante presentazioni di volumi da poco editi, e di diverso genere, organizzate dalla medesima libreria. In ciascuno di questi casi, l’uditorio oscillava tra le cinquanta e le settanta persone, grossomodo le stesse. In ciascuno di questi casi, hanno chiesto e ottenuto la parola dal pubblico gli stessi individui, cinque o sei. In ciascuno di questi casi, nessuno di loro ha parlato, talora persino a lungo, avendo letto il libro, che si era tutti lì a discutere, o per esprimere concetti sempre intimamente connessi ai temi affrontati dal volume in questione, o almeno emersi durante il colloquio con l’autore. In ciascuno di questi casi, alla fine della serata il libraio aveva venduto due sole copie dell’opera presentata al pubblico, senza che mai, ad acquistarle, fossero stati due, fra i cinque o sei individui, che avevano preso la parola. Anche perché, in ciascuno di questi casi, almeno due, ma più spesso tre, signori, intervenuti nella discussione, non avevano atteso l’epilogo dell’incontro: dopo aver pronunciato i propri discorsi e, almeno in una circostanza, addirittura prima di aver ascoltato la replica dell’autore, si erano alzati dalle sedie, avevano recuperato i loro cappotti, li avevano indossati, se n’erano andati via.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/26/verifica-dei-poteri-2-0-antonio-tricomi/">Verifica dei poteri 2.0: Antonio Tricomi</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo'>Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</a> <small>[Enrico De Vivo risponde alle Cinque domande su critica e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-rizzante/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante'>Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante</a> <small>[Massimo Rizzante risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/31/verifica-dei-poteri-2-0-franco-arminio/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio'>Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio</a> <small>[Franco Arminio risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/verifica-dei-poteri-2-0-alberto-casadei/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei'>Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</a> <small>[Per collaudare le ipotesi avanzate in Verifica dei poteri 2.0...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0'>Verifica dei poteri 2.0</a> <small> [Verifica dei poteri 2.0 prova a ricostruire la storia...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/26/verifica-dei-poteri-2-0-antonio-tricomi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/21/verifica-dei-poteri-2-0-gherardo-bortolotti/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/21/verifica-dei-poteri-2-0-gherardo-bortolotti/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 11:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[bgmole]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[gammm]]></category>
		<category><![CDATA[Gherardo Bortolotti]]></category>
		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=38842</guid>
		<description><![CDATA[<p><em>[Gherardo Bortolotti risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/">le risposte precedenti</a>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>In linea di massima, direi di sì anche se, in effetti, non ho seguito in modo puntuale le vicende che voi ricostruite.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/21/verifica-dei-poteri-2-0-gherardo-bortolotti/">Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Gherardo Bortolotti risponde alle</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a>; qui <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/">le risposte precedenti</a>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>In linea di massima, direi di sì anche se, in effetti, non ho seguito in modo puntuale le vicende che voi ricostruite. Soprattutto della prima parte, diciamo fino alla rifondazione di Nazione Indiana e all’apertura di GAMMM, ho una nozione piuttosto approssimativa. In parte perché ho sempre avuto un rapporto abbastanza distaccato dalla scena letteraria, sia on che off line. In parte perché, in quegli anni, ero impegnato più sulla sperimentazione delle strutture testuali praticabili sul web (tra fine anni ’90 e primissimi 2000, soprattutto gli ipertesti e poi, negli anni successivi, soprattutto i blog) che non sulla questione della presenza on line della scena letteraria. Inoltre, agli inizi della mia frequentazione di internet, mi sembrava molto più stimolante sfruttare la portata globale della rete per avere un’idea della produzione corrente di altre aree linguistiche che non di quella italiana.<span id="more-38842"></span><br />
È sempre difficile, comunque, impostare ricostruzioni monolinerari, per così dire, soprattutto in realtà così complesse come internet. La presenza della scrittura on line è stata una cosa pervasiva e rizomatica fin dall’inizio, e lo è ancora, e spesso si è dispersa, è scomparsa non lasciando tracce od effetti sufficientemente massivi da permetterne una memoria. Così, se da una parte la vostra ricostruzione è lecita (e molto utile, per altro), dall’altra è possibile perché, per lo più, i soggetti che ne sono interessati si sono costituiti esternamente alla rete e hanno messo on line il peso di questa soggettività già compiuta.<br />
Questo elemento ha spesso un effetto decisivo sulla loro identificabilità a posteriori. Per fare un esempio, un autore come Biagio Cepollaro che, certo, in quanto poeta d’avanguardia, non ha avuto modo di costruire nell’industria culturale una presenza forte, per quanto eccentrica, come quella di Moresco o di Mozzi per dire, è comunque una delle figure chiave del passaggio alla rete della letteratura italiana, sia come autore che decide di spostare on line la sua attività, sia come editore sul web di ristampe, di nuovi autori e di riviste di critica. Questo, però, spesso non appare. Allo stesso modo, realtà di ampia frequentazione e di lunga durata, come per esempio il newsgroup it.cultura.libri (a cui partecipavano anche Mozzi e Wu Ming 1, se non ricordo male, e commentatori “storici” di vari blog come Paolo Beneforti o Luca Tassinari), nonostante abbiano funzionato da vera palestra di confronto in rete sui temi letterari, rimangono spesso sullo sfondo.<br />
L’autorevolezza off line, dunque, mi sembra abbia un peso decisivo nella vostra ricostruzione e, tuttavia, come lo sviluppo che voi stessi illustrate mostra, ad un certo punto le cose sono cambiate e la figura autoriale e critica nata on line ottiene un riconoscimento forte anche off line.<br />
Per conto mio, faccio partire l’inversione di tendenza dalla “scissione” avvenuta in Nazione Indiana e dalla successiva “nascita” di Nazione Indiana 2.0. Quella divisione secondo me è paradigmatica: molto schematicamente si potrebbe dire che, da una parte, se ne vanno i “grandi” dell’off line (che tentano di riformulare una presenza on line più sotto controllo, più simile ai circuiti culturali tradizionali ma che, comunque, non puntano più sulla rete come centro di un circuito alternativo); dall’altra, chi rimane accetta le logiche del nuovo circuito e le sfrutta per costruire un’autorevolezza coerente alla rete e alternativa (non necessariamente avversa, però) ai circuiti tradizionali.</p>
<p><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></p>
<p>Ho iniziato a frequentare la rete nella seconda metà degli anni ’90 e subito mi ha affascinato per diversi motivi: la quantità, la velocità, la gratuità e la virtuale assenza di confini, sia linguistici che di ambito culturale. Mi ricordo che, dalla connessione della biblioteca dell’Istituto di anglistica della Statale di Milano, visitavo il sito dei Sonic Youth oppure, con Altavista, recuperavo alcuni testi che Sanguineti aveva messo on line (è stato uno dei primi autori a farlo, a quanto ne so). Quando ho visto i versi di Sanguineti su quello schermo, ho capito che c’era parecchio spazio da esplorare. Nello stesso periodo, per di più, iniziavo a mandare in giro alcuni miei racconti e le risposte che ricevevo dalle riviste di allora erano talmente sconfortanti (mi ricordo ancora di quando un redattore di Fernandel mi disse: “Eh… ma sono scritti come in un libro…”) che la questione dell’impubblicabilità e quella del web si sovrapponevano in modo invitante.<br />
Soprattutto, e con questo rispondo anche alla seconda parte della domanda, la produzione on line, in forza della sua vocazione alla riduzione a contenuto di qualunque materiale venga condiviso in rete, mi ha messo di fronte ad alcune questioni di poetica, ma anche di pratica di scrittura, che sentivo come urgenti e che solo con la scrittura on line riuscivo ad affrontare. Parlo del ruolo che la scrittura e la letteratura doveva avere nella mia vita, il rapporto con le altre forme di produzione di immaginario, la tipologia di autore che cercavo di realizzare, le caratteristiche dei testi con cui dovevo e volevo misurarmi; tutti temi che, on line, riuscivo a collocare nella giusta prospettiva.</p>
<p><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione? </em></p>
<p>La caratteristica principale della discussione ma soprattutto della critica letteraria on line mi sembra l’aggregazione, cioè la capacità di attirare e far comunicare realtà diverse ma in qualche modo affini. Si noti che la capacità di aggregazione è il lato positivo del settarismo che, non si può negarlo, si trova spesso in rete.<br />
Mi sembra un cambiamento radicale rispetto alla critica “tradizionale” che funzionava da filtro selettivo e legittimante, isolando nella produzione corrente i testi o gli autori più significativi, più rappresentativi, più compiuti. On line si tratta piuttosto di far circolare testi e autori che possono dare luogo a un dialogo, a un confronto da cui usciranno altri contatti, altri circuiti.<br />
Questo nuovo atteggiamento è coerente con il cambio di paradigma introdotto nella scrittura con il passaggio alla rete, che ha fatto saltare buona parte dei meccanismi di rarefazione del discorso, in forza della legittimazione semiautomatica che qualunque soggetto e qualunque contenuto ottiene on line. Si noti che questo cambio di paradigma non nega il compito di mediazione che può/deve avere la critica ma le chiede di rinunciare all’idea della selezione (la cui azione per altro, come sottolineate nella vostra ricostruzione, presentava alcuni problemi già off line) in favore della costruzione di comunità possibili, eventualmente ancora provvisorie ma dinamiche, progressive.</p>
<p><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></p>
<p>Come segnalavo nell’altra risposta, intorno al 2005 il baricentro, nel rapporto on line &#8211; off line, mi sembra cambiato in favore del dibattito in rete. Certo, la cosa non si è ancora sviluppata completamente e, comunque, non ci sarà mai un’estinzione, per così dire, dell’off line, soprattutto perché sempre più iniziative mettono in sistema i due ambiti, reale e virtuale. Rimane il fatto che molto spesso i centri di dibattito maggiormente attivi e produttivi si trovano nei vari blog, sia in termini di confronto teorico che di proposte testuali, di creazione di nuovi circoli (e anche istituzioni, perché no?) e di discussione di temi di attualità e culturali in senso più ampio.<br />
Questo non vuol dire, però, che chi “controlla” il dibattito on line poi orienta il dibattito fuori dalla rete, per esempio, o addirittura il mercato. In quegli spazi, gli attori tradizionali sono ancora molto forti e, per di più, è proprio l’idea di controllo che non funziona benissimo in rete, dove le comunità possono anche essere molto settarie ma le loro appartenenze sono sempre schizofreniche e, soprattutto, non esiste più un’idea di pubblico più o meno esaustivo o più o meno generale.<br />
La mia impressione, comunque, è che sia in corso una specie di aggiornamento rapidissimo dei vari attori in gioco. Molti critici “su carta” importano nei loro ambiti questioni ed autori presenti sul web ed iniziano a frequentare sempre più spesso il digitale. È interessante vedere come alcuni accettino senza troppe remore il contesto molto più caotico e, a volte, rissoso che è la discussione on line. Questo è molto positivo perché un lavoro culturale svolto on line non può partire dall’idea di regolarne prima la spontaneità, l’anarchia, la frammentarietà etc. e poi introdurvi le “vecchie regole”.</p>
<p><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)? </em></p>
<p>In parte, o forse in tutto, ho già risposto a questa domanda. Mi limito a ribadire che, strutturalmente, la rete dà una legittimazione quasi automatica a chi vi accede ed ai contenuti che vi carica. Inoltre non si basa su un sistema di diffusione centralizzata diretta verso un pubblico più o meno segmentato ma sulla generazione, anzi la proliferazione, di comunità.<br />
La legittimazione e la selezione, due elementi chiave della critica per come la conosciamo, e anche due ambiti specifici del potere che le è stato riconosciuto, ne escono fortemente indeboliti. Rimane comunque un’azione di mediazione che, certo, on line può essere svolta (e lo è, infatti) da tutti, ma che è tanto più efficace quanto più chi la opera ha raccolto dati, affinato capacità di lettura, allestito strumenti di analisi e critica, appunto, forti, versatili, ampi.<br />
Proprio per questo non vedo un particolare “pericolo” per la critica on line, né quella accademica né quella militante. È ovvio che si trasformerà ma la trasformazione, innestata con la diffusione di massa di internet e delle nuove tecnologie di comunicazione, sta toccando praticamente tutti gli aspetti della vita e dell’attività umana ed è ovvio aspettarsi che tocchi anche la critica.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/21/verifica-dei-poteri-2-0-gherardo-bortolotti/">Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo'>Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</a> <small>[Enrico De Vivo risponde alle Cinque domande su critica e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/31/verifica-dei-poteri-2-0-franco-arminio/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio'>Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio</a> <small>[Franco Arminio risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/verifica-dei-poteri-2-0-alberto-casadei/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei'>Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</a> <small>[Per collaudare le ipotesi avanzate in Verifica dei poteri 2.0...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/07/bgmole-si-e-abbonato-e-tu/' rel='bookmark' title='bgmole si è abbonato, e tu?'>bgmole si è abbonato, e tu?</a> <small> La richiesta di abbonamento si effettua dal simbolo che...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/20/poemi-il-festival-di-scritture-media-e-arti-visive-a-milano/' rel='bookmark' title='POE.MI &#8211; il festival di scritture, media e arti visive (a Milano)'>POE.MI &#8211; il festival di scritture, media e arti visive (a Milano)</a> <small>poe.mi (Milano, 21 ottobre &#8211; 23 novembre 2008) è un...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/21/verifica-dei-poteri-2-0-gherardo-bortolotti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 12:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico De Vivo]]></category>
		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[zibaldoni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=38823</guid>
		<description><![CDATA[<p><em>[Enrico De Vivo risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Probabilmente è presto per storicizzare in maniera credibile i rapporti tra letteratura e web – ammesso che si tratti di un tema degno di essere storicizzato.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/">Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Enrico De Vivo risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Probabilmente è presto per storicizzare in maniera credibile i rapporti tra letteratura e web – ammesso che si tratti di un tema degno di essere storicizzato. Ci vuole ancora del tempo, affinché si sgombri il campo da passioni rivendicative e aspirazioni alla legittimazione, che non aiutano il giudizio critico né il racconto. Ad esempio, la rivista “Zibaldoni e altre meraviglie” (<a href="http://www.zibaldoni.it/wsc/">www.zibaldoni.it</a>), liquidata in poche battute, in realtà ha contribuito in questi dieci anni a mettere in contatto virtuoso generazioni di letterati molto lontane tra loro anche anagraficamente, andando oltre la stucchevole dicotomia tra “dentro” (di solito i “giovani”) e “fuori” (di solito i “vecchi”) dal web.<span id="more-38823"></span> Penso a Gianni Celati, Antonio Prete, Marianne Schneider, Barbara Fiore e a tanti altri studiosi e scrittori non proprio giovanissimi, che si sono spesi e hanno dialogato in maniera serrata con scrittori delle generazioni più recenti (dal compianto Giorgio Messori a Massimo Rizzante, Francesca Andreini, Alessandro Carrera, Emanuele Coccia, Stefania Conte, Walter Nardon, Stefano Zangrando e tanti altri), a prescindere dalla formula della “rivista tradizionale” e dal mezzo stesso (internet) – perché evidentemente in queste faccende è importante non tanto il mezzo, o la “formula”, quanto il fine. Grazie a “Zibaldoni”, inoltre, si sono potute incrociare esperienze e tradizioni differenti, che a volte hanno dato vita a strambi corto-circuiti, che costituivano però l’unico modo per andare al di là della logica italica dei gruppi e delle bande. Lo scambio virtuoso tra generazioni differenti e il superamento della logica dei gruppi, oltre al riferimento a una poetica antiromanzesca, pinocchiesca e meravigliosa, inusuale per l’Italia letteraria realista e impegnata, sono solo alcuni dei tanti aspetti che, nel vostro saggio come in altre analisi simili, restano in ombra a scapito di altri molto più effimeri, connessi alla celebrazione di personaggi alla moda e di questioni critiche a dir poco evanescenti. Lasciamo dunque che passi ancora un po’ di tempo, e tra qualche decennio magari riparliamo di chi e di che cosa, in questi anni, è stato sostanziale per la letteratura – se, tanto per dirne una, Gianni Celati e Antonio Prete, oppure Wu-Ming e Loredana Lipperini.</p>
<p><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></p>
<p>Non ho mai pensato alle “mie cose” quando ho pensato a internet come veicolo di scambio letterario. Le “mie cose”, come le “tue”, le “sue”, le “nostre”, le “vostre” e le “loro”, erano e sono il limite mortale della letteratura, web o non web. Invece, alla base dell’attività letteraria di “Zibaldoni e altre meraviglie” c’è sempre stato qualcosa di extraindividuale e di sganciato il più possibile da logiche promozionali e pubblicitarie. Abbiamo seguito delle linee di pensiero, quelle che ci interessavano naturalmente, mai soltanto degli “autori” in quanto tali. Ai tempi in cui la rivista e il sito sono nati (fine 2002, molto prima, quindi, di tanti siti più comunemente, ma erroneamente, citati come “pionieri”), internet era lo strumento dei poveri e dei disgraziati. Noi eravamo poveri e disgraziati, ed eravamo attratti, come tutti, dall’incipiente chiacchiericcio globale, di cui dirò più avanti. In più, avevamo forse delle cose da dire, perciò siamo sopravvissuti anche a chi, poi, dopo aver chiacchierato con noi pubblicamente, è andato a perdersi nei salotti buoni dei premi letterari. Noi ci siamo dati da fare con internet perché vivevamo il nostro tempo, contraddizioni incluse, con entusiasmo e trasporto – tutto qui. E questa è una cosa che ricordo ancora oggi con affetto. Internet non è un luogo come un altro, ovviamente, ma questo non significa che adatto il mio modo di scrivere al mezzo. Al limite, è il mezzo che si adatta alla mia scrittura, cambiandola in una maniera che certamente io non domino e di cui ho poca consapevolezza nell’immediato. Analogamente, i cambiamenti – retorici, linguistici, stilistici – che certamente si sono avuti con l’invenzione della stampa o con la diffusione dei giornali, non sono stati guidati dagli scrittori, bensì provocati da mutazioni sociali, tecniche e culturali molto complesse e di lunga durata.</p>
<p><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione? </em></p>
<p>Ha tutti i difetti degli altri mezzi (di comunicazione): illusione di contatto intimo e profondo, tendenza a isolare chi ne usufruisce, creazione di dipendenza, limitazione della facoltà critica, ingabbiamento dell’immaginazione. Tutto ciò, applicato alla “discussione letteraria”, produce un frutto particolare, che è la vera quintessenza di internet: il “commento”, che più modernamente sarebbe forse opportuno definire “chiacchiera” (anche per distinguerlo da quello medievale, di tutt’altro spessore…). Frutti soporiferi e venefici del tempo reale applicato alla scrittura, i “commenti” leggibili nei blog letterari rappresentano benissimo tutto ciò che ha fatto irruzione (anche) nel “discorso letterario” negli ultimi dieci anni: la chiacchiera diffusa e anonima, alla quale, come in un incantesimo, nessuno riesce a sottrarsi, nemmeno i critici più rigorosi, che intervengono difatti con spirito militantissimo ovunque ci sia un po’ di baraonda e un minimo territorio da marcare. È l’epoca, questa nostra, in cui tutto e tutti si equivalgono e hanno il diritto (sic!) di dire la loro: l’epoca della baraonda critica, o della critica come baraonda – e le lenzuolate dei “commenti” sui blog letterari sono il suo democratico sudario. </p>
<p><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?<br />
</em><br />
Come ho già detto, non mi sembra utile o necessario distinguere tra “dentro” e “fuori” dal web, a maggior ragione oggi: quello che conta è la sostanza di quel che si dice o si scrive, in rete o su carta. Rispetto ai primi anni, oggi la situazione della “discussione letteraria” in rete è molto diversa. All’inizio c’era molta più ingenuità e generosità, come testimoniano, ad esempio, le lunghe discussioni, sbagliate nei toni ma appassionate, tra “Zibaldoni” e quelli di “Nazione Indiana”. Adesso è tutto molto più ricercato e freddo, sono entrati tutti in rete, anche il più sprovveduto degli studenti di Lettere ha un suo blog in cui dice la sua (e spesso la dice benissimo). Il risultato è sempre quello: la chiacchiera diventa sempre più invasiva e devastante, e costituisce, più che un rumore di fondo, quasi ormai la verità ultima della letteratura, perché pare che proprio nessuno (me compreso, s’intende) riesca a sottrarsi al vortice, sempre sincopato e sbilenco, dello stare sul tempo qui e ora – con un “commento”, un “post”, un “link”… Resta il fatto che dentro o fuori dal web, la “discussione letteraria”, in Italia, è sempre alquanto noiosa: poca sostanza, i soliti temi civili buoni per un impegno spicciolo, tanta pubblicità e autopromozione. Per scovare qualcosa di interessante bisogna andare a cercare in posti sperduti – della rete come della realtà. Anche se, in tempi di globalizzazione, non è che sia proprio facile arrivare in posti anche solamente un po’ sconosciuti… Tuttavia, è proprio con l’intenzione di aprire lo sguardo su che cosa è ancora “sperduto”, e dunque meraviglioso, che abbiamo fondato la nostra collana editoriale, dal nome emblematico “<a href="http://www.zibaldoni.it/wsc/default.asp?PagePart=menusection&#038;StrIdPaginatorMenu=39). ">Questo è quel mondo</a>”. Leopardi resta la guida ideale nelle tenebre avanzanti del web come della realtà.</p>
<p><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)? </em></p>
<p>Penso che Amazon, aNobii, blog vari &#038; compagnia bella porteranno presto a compimento il processo al quale abbiamo partecipato anche noi, e anche voi, tutti, fin da quando abbiamo cominciato ad abitare, più o meno consapevolmente, nel Regno del Commento. I nuovi modi di “giudicare”, e dunque di diffondere un’opera d’arte, segnalano innanzitutto la fatiscenza e la decrepitezza del mondo letterario così come siamo stati abituati a concepirlo fin dalle scuole medie e superiori, ossia come discorso oggettivo, normativo e autoritario per mettere in castigo il pensiero e l’immaginazione. Questo “mondo letterario” (non la letteratura) è alla frutta, seppellito dai “gusti” del pubblico, e certe recensioni agilissime e fulminanti di lettori qualsiasi su certi blog o su aNobii, oltre a mettere in un angolino i più scafati critici e recensori, – per i discorsi dei quali ormai nessuno ha più orecchio –, ci dicono che la vita qualsiasi, in un’ottica di selezione naturale, è sempre avvantaggiata rispetto alla vita ricercata, lussureggiante, intelligente. È con questa “vita qualsiasi”, – che costituisce forse il vero stato d’eccezione nel mondo attuale, – che la critica (e noi tutti) deve fare i conti, perché un critico (uno scrittore) che non tenga conto di questo, è un critico che non tiene conto del suo più che probabile assassino, e dunque del suo, fino a prova contraria, naturale erede. Che da uomo qualsiasi, sperduto in una contrada qualsiasi, scrivendo un blog qualsiasi, già studia per diventare il letterato del futuro.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/">Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/21/verifica-dei-poteri-2-0-gherardo-bortolotti/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti'>Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti</a> <small>[Gherardo Bortolotti risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-rizzante/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante'>Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante</a> <small>[Massimo Rizzante risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/31/verifica-dei-poteri-2-0-franco-arminio/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio'>Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio</a> <small>[Franco Arminio risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/verifica-dei-poteri-2-0-alberto-casadei/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei'>Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</a> <small>[Per collaudare le ipotesi avanzate in Verifica dei poteri 2.0...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/12/25/arte-dell%e2%80%99oblio-tempo-che-passa/' rel='bookmark' title='Arte dell’oblio, Tempo che passa'>Arte dell’oblio, Tempo che passa</a> <small>[Si pubblica qui l'editoriale che Enrico De Vivo ha scritto...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>34</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verifica dei poteri 2.0: Biagio Cepollaro</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/14/verifica-dei-poteri-2-0-biagio-cepollaro/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/14/verifica-dei-poteri-2-0-biagio-cepollaro/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 12:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38563</guid>
		<description><![CDATA[<p><em>[Biagio Cepollaro risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>. </em><em>Nell’inviargli l’articolo gli abbiamo chiesto di dire qualcosa soprattutto sulla poesia nel web.</em> <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Qui le risposte precedenti</a><em>]</em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Due link di premessa</em></strong></p>
<p>Premetto che per una buona trattazione della poesia in rete di questi anni occorre riferirsi al saggio di Valerio Cuccaroni <em>La poesia in rete 2.0.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/14/verifica-dei-poteri-2-0-biagio-cepollaro/">Verifica dei poteri 2.0: Biagio Cepollaro</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Biagio Cepollaro risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>. </em><em>Nell’inviargli l’articolo gli abbiamo chiesto di dire qualcosa soprattutto sulla poesia nel web.</em> <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Qui le risposte precedenti</a><em>]</em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Due link di premessa</em></strong></p>
<p>Premetto che per una buona trattazione della poesia in rete di questi anni occorre riferirsi al saggio di Valerio Cuccaroni <em>La poesia in rete 2.0. Dai blog alla Facebook Poetry in cerca della poesia digitale </em>uscito sulla rivista <em>Poesia,</em> ma poi <a href="http://www.absolutepoetry.org/La-poesia-in-rete-2-0-Dai-blog" target="_blank">riproposto on line</a>, <strong> </strong>e, per quanto riguarda il mio percorso, rimando alla rivista <em>il Verri</em>, n. 39 del 2009, ora in <a href="http://www.cepollaro.it/Cepollaro,unpercorso,Il%20Verri,39.pdf" target="_blank">e-book (pdf)</a><strong>.</strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>La Rete</em></strong><strong><em> da Archivio a Editoria</em></strong></p>
<p>A partire dal 2003 la Rete è stata per me soprattutto <em>archivio</em>: negli anni ’80 e ’90 ho sofferto molto la mancanza della circolazione dei testi in cartaceo. Il problema della distribuzione era insuperabile, le polemiche, anche sui quotidiani, spesso avvenivano senza aver letto i testi su cui si discuteva, ogni discorso veniva ideologizzato anche per questa mancanza di referenza.<span id="more-38563"></span> Una volta Fortini mi telefonò perché gli inviassi per posta i materiali relativi alla rivista <em>Baldus</em> e ai miei testi perché avrebbe scritto un pezzo per <em>il Manifesto</em>. E non era frequente questa correttezza tra i commentatori e tra i critici. Ho creato allora un archivio scannerizzando le opere stampate, libere da diritti editoriali, sia mie che di altri poeti. Libri introvabili degli anni ’60, ’70 e ’80 che avrebbero potuto ottenere finalmente una circolazione che non avevano mai avuto quando erano usciti in cartaceo.</p>
<p>E così da otto anni curo sia il sito <em><a href="www.cepollaro.it" target="_blank">La poesia e l’arte di Biagio Cepollaro</a> </em>sia il blog <em><a href="www.cepollaro.splinder.com" target="_blank">Poesia da fare</a></em>, uno dei primi blog di poesia in Italia, che funzionava come una rivista cartacea (lentezza e riflessività, selezione a monte dei contenuti, scarsa interattività)…</p>
<p>Ero l’unico curatore del blog ma pubblicavo i testi degli altri poeti che selezionavo, soprattutto tra i più giovani secondo un modo che è stato definito ‘corale’, né individuale né collettivo… Poi filtravo in e-book, in formato pdf, questo flusso lasciandolo coagulare in quaderni: i <em><a href="http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/rivista/rivista.htm" target="_blank">Quaderni di Poesia da fare</a></em><em> </em> (2003-2007) a cadenza semestrale.</p>
<p>L’editoria on line viene dopo, a partire dal 2004: <em><a href="http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/E-book.htm" target="_blank">Poesia Italiana E-book</a></em>,<em> </em>inediti e ristampe (con ristampe di libri introvabili, tra gli altri, di Giulia Niccolai, di Luigi di Ruscio – finalmente leggibile anche dai più giovani –, Corrado Costa e con un inedito, tra gli altri, di Amelia Rosselli che mi è stato chiesto per il meridiano mondadoriano) e dal 2005 la rivista in pdf <em><a href="http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/rivista/rivista.htm" target="_blank">Poesia da fare</a></em> e la rivista di critica letteraria <em>Per una Critica Futura, </em>curata<em> </em>insieme ad Andrea Inglese (2006-2010).</p>
<p>C’è da dire che ho affrontato la Rete a partire da una lunga esperienza del cartaceo: avevo già pubblicato dei libri (<em>Scribeide</em>, <em>Luna presciente </em>e <em>Fabrica</em>) e ‘fatto’ riviste come <em>Baldus </em>(1990-1996).</p>
<p>La mia intenzione era portare la lentezza, la riflessività e la selettività del cartaceo nella Rete: diffidavo dell’interattività proprio perché umorale e non riflessiva. Non si può rispondere in tempo reale su qualcosa su cui non si è studiato mentre chi ci parla o scrive ci lavora da anni: è evidente che l’interattività per queste cose non ha senso. È demagogico parlare di orizzontalità quando la mancanza di simmetria è generata dalla competenza non dallo statuto di parlante.</p>
<p>La demagogia dell’orizzontalità della Rete si aggiungeva pericolosamente al tradizionale problema delle corporazioni letterarie e dei giochini di potere tra critici, curatori di antologie, piccole e ridicole mafie ormai superate dal ben più entropico rumore della Rete&#8230;</p>
<p>I poeti in rete apparivano ulteriormente moltiplicati e tutti visibili e per questo inevitabilmente tutti <em>invisibili</em>: a centinaia, in un’Italia fatta di scandali, escort, pedofili, disoccupati, bamboccioni, una generazione intera saltata e sprecata… La logorrea trasmutava in chat, in fb e magari in skype con aggiunta visuale…</p>
<p><strong><em>Dissoluzione della funzione della critica e internet</em></strong></p>
<p>Nel 2003 interpretavo la Rete come <em>uno strumento di produzione al servizio della riflessione e libero da ogni condizionamento, anche economico potendo editare poesia gratuitamente</em>.<em> </em>Di fatto mi pare che il fenomeno indotto da internet della moltiplicazione delle voci sia andata <em>insieme</em> alla <em>dissoluzione della funzione della critica</em>: in questo senso la poesia <em>non può essere parola plurale</em>. <em>Il pluralismo è nozione della politica (spesso del politichese) non della critica</em>: stabilire dei valori è fondamentale per la critica. Per ogni valore c’è un disvalore, una poetica afferma e nega, una possibilità scelta esclude, proprio perché una possibilità scelta, tutte le altre: questo è il senso di qualsiasi antologia ma anche della critica militante che non può imbastardirsi con la tensione alla scientificità della critica accademica che lavora solo a bocce ferme e non quando i fenomeni sono ancora in corso.</p>
<p><em>La Rete</em><em> si è diffusa in concomitanza con un atteggiamento sostanzialmente nichilista della critica e anche di alcune poetiche manieriste</em>. Questa coincidenza di fasi non ha accolto e sviluppato l’eredità dei decenni precedenti: la questione del rapporto tra la parola poetica e l’extraletterario non si è più posta né in termini di realismo (in qualsiasi configurazione da problematizzare) né di sperimentazione (stanche notazioni formalistiche mancano le ragioni etiche della sperimentazione). Aver perso questi nodi ha reso davvero plurale la critica: nel senso che la critica è sostanzialmente <em>indifferente al suo oggetto </em>(può esercitarsi su qualsiasi oggetto, su Villa come su Magrelli, su Di Ruscio come su De Angelis) e anche per questo suo frequente carattere anodino che è diventata indifferente, ridotta a banale e bulimico esercizio retorico , come tutta la poesia ad essa equipollente: formalista, metricista, manierista&#8230; L’insistenza sulla metrica ha accentuato il destino autoreferenziale della poesia e della funzione intellettuale ridotta ormai a sterile e accanita decorazione del nulla.</p>
<p>La Rete ha incrociato questi fenomeni: la dissoluzione della critica è a monte e, in Italia, trova ragioni etiche e politiche, prima che teoriche: la mancanza di responsabilità intellettuale ‘maturata’ già partire dalla metà degli anni ’80 ha trovato la sua massima realizzazione pratica nel caotico egotismo della Rete.</p>
<p><strong>Biagio Cepollaro</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/14/verifica-dei-poteri-2-0-biagio-cepollaro/">Verifica dei poteri 2.0: Biagio Cepollaro</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/10/30/per-una-critica-futura-n%c2%b0-4/' rel='bookmark' title='Per una critica futura n° 4'>Per una critica futura n° 4</a> <small> È on line sul sito di Biagio Cepollaro il...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/verifica-dei-poteri-2-0-alberto-casadei/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei'>Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</a> <small>[Per collaudare le ipotesi avanzate in Verifica dei poteri 2.0...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/02/20/senza-titolo-biagio-cepollaro/' rel='bookmark' title='senza titolo : Biagio Cepollaro'>senza titolo : Biagio Cepollaro</a> <small>ho voluto il caldo. evitando il rincasare alla luce gialla...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/20/poemi-il-festival-di-scritture-media-e-arti-visive-a-milano/' rel='bookmark' title='POE.MI &#8211; il festival di scritture, media e arti visive (a Milano)'>POE.MI &#8211; il festival di scritture, media e arti visive (a Milano)</a> <small>poe.mi (Milano, 21 ottobre &#8211; 23 novembre 2008) è un...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/07/11/i-limiti-dellarte/' rel='bookmark' title='I limiti dell&#8217;arte'>I limiti dell&#8217;arte</a> <small>di Massimo Rizzante A Definire i contorni delle parole è...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/14/verifica-dei-poteri-2-0-biagio-cepollaro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verifica dei poteri 2.0: Massimo Raffaeli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/11/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-raffaeli/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/11/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-raffaeli/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 12:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[massimo raffaeli]]></category>
		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38562</guid>
		<description><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/tumblr_lcjxczhYwA1qzb2rno1_500.jpg"></a>[Massimo Raffaeli risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>A me sembra che si tratti di una ricostruzione accurata, equilibrata, comunque perspicua anche agli occhi di un profano, quale mi ritengo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/11/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-raffaeli/">Verifica dei poteri 2.0: Massimo Raffaeli</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/tumblr_lcjxczhYwA1qzb2rno1_500.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-38752" title="Cartoleria" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/tumblr_lcjxczhYwA1qzb2rno1_500-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>[Massimo Raffaeli risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>A me sembra che si tratti di una ricostruzione accurata, equilibrata, comunque perspicua anche agli occhi di un profano, quale mi ritengo. In materia, non mi sento di dare nulla per scontato: uso il computer da meno di dieci anni, lo considero una prosecuzione della dattilografia con altri mezzi e peraltro sono affetto dalla metafisica del cartaceo. Riesco a leggere solo testi stampati, per me la Rete è un dizionario o uno stradario, insomma un perpetuo (e talora allarmante) <em>impromptu</em>.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></p>
<p>Mi è occorso di scrivere per i cosiddetti <em>blog</em>, diverse volte, ma l’ho fatto sempre su invito. Oltretutto, non mi dà sicurezza perché non riesco quasi mai a cogliere il contesto in cui la mia scrittura si inserisce né, tanto meno, riesco a ipotizzare la fisionomia del lettore eventuale. <span id="more-38562"></span>Mi rendo conto, tuttavia, che il <em>blog</em> non è uno spazio come un altro e perciò ho accettato di recente la proposta di tenere una rubrica sul neonato “Doppiozero”. L’espressione può sembrare comica, ma per il sottoscritto tale decisione corrisponde a un vero e proprio rito di passaggio.</p>
<p><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione? </em></p>
<p>Direi che la <em>chance</em> come il pericolo di un <em>blog </em>consiste nella immediatezza, a qualunque livello, dunque nella possibilità di prendere la parola, persino di arrogarsela, evadendo d’acchito le tradizionali mediazioni (più o meno assoggettate ad un <em>cursus honorum</em>) di chi invece pubblica su tradizionali supporti cartacei.</p>
<p><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></p>
<p>Non sono appunto nelle condizioni di rispondere alla prima parte della domanda. Circa la seconda, non c’è dubbio che chi pubblica su carta tende ormai a utilizzare, e spesso a incorporare, quanto è già comparso in Rete, e viceversa. Ma spesso la pletora dei riferimenti moltiplica i sottintesi, le scorciatoie gergali, e tutto ciò dà luogo ad un paradossale esoterismo, anzi a un ufficioso corporativismo che in tutto contraddice la tanto sbandierata “democrazia” di Internet .</p>
<p><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)? </em></p>
<p>Torno alla terza risposta e ai pericoli dell’immediatezza, qui intesa nel senso della risposta impulsiva ad uno stimolo, della carenza di mediazione intellettuale. Non è che mi preoccupi l’obsolescenza o la scomparsa di una <em>gilda</em> professionale, è che assisto ad un diffuso venir meno dello “spirito critico”, espressione cancellata dal senso comune. La libertà della Rete, la medesima facilità di accesso, tendono a de-responsabilizzare perché è facile aprire la bocca o il pc e dargli fiato, cioè parlare e scrivere alla buona, liberarsi con sollievo<em> </em>di tutto ciò che passa per la testa. Com’è che lo definiva Fortini, nel paleolitico dei <em>media</em>? Surrealismo di massa. Che ne sia consapevole o no, lo stile dell’immediatezza non è innocuo né innocente. A quanto mi risulta, c’è un giornale, “Il Foglio”, che ne ha fatto la propria divisa e lo utilizza da poetica prescrittiva: lì, le recensioni letterarie e cinematografiche sono scritte rigorosamente in stile <em>negligé</em>, falso-americano, falso-trasandato, falso-trasgressivo, insomma nello stile falso e basta che ama fregiarsi del titolo di “politicamente scorretto”. Infatti è lo stile della più compunta servitù ovvero di una servitù talmente ilare e svagata che Etienne de la Boétie (il giovane amico di Montaigne) già allora la chiamava servitù volontaria.</p>
<p><strong>Massimo Raffaeli</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/11/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-raffaeli/">Verifica dei poteri 2.0: Massimo Raffaeli</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/21/verifica-dei-poteri-2-0-gherardo-bortolotti/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti'>Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti</a> <small>[Gherardo Bortolotti risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo'>Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</a> <small>[Enrico De Vivo risponde alle Cinque domande su critica e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-rizzante/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante'>Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante</a> <small>[Massimo Rizzante risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/31/verifica-dei-poteri-2-0-franco-arminio/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio'>Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio</a> <small>[Franco Arminio risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/verifica-dei-poteri-2-0-alberto-casadei/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei'>Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</a> <small>[Per collaudare le ipotesi avanzate in Verifica dei poteri 2.0...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/11/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-raffaeli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verifica dei poteri 2.0: Emanuele Trevi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/07/verifica-dei-poteri-2-0-emanuele-trevi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/07/verifica-dei-poteri-2-0-emanuele-trevi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 12:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[emanuele trevi]]></category>
		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38561</guid>
		<description><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/gomme.jpg"></a>[Emanuele Trevi risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Assolutamente plausibili, anche se, essendo dalla stessa ricostruzione definito giustamente un &#8220;neofita&#8221; il mio giudizio vale quello che vale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/07/verifica-dei-poteri-2-0-emanuele-trevi/">Verifica dei poteri 2.0: Emanuele Trevi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/gomme.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-38753" style="margin: 5px;" title="Gomme" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/gomme-255x300.jpg" alt="" width="255" height="300" /></a>[Emanuele Trevi risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Assolutamente plausibili, anche se, essendo dalla stessa ricostruzione definito giustamente un &#8220;neofita&#8221; il mio giudizio vale quello che vale.</p>
<p><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></p>
<p>Un amico, Piero Sorrentino aveva letto un mio pezzo su un libro di Cesare Garboli, scritto per &#8220;Alias&#8221;, e mi ha chiesto di pubblicarlo su &#8220;Nazione Indiana&#8221;. Proprio il giorno in cui questo pezzo è riapparso sul sito, però, sempre sullo stesso giornale era uscita una mia stroncatura di &#8220;New Italian Epic&#8221;, il saggio di teoria letteraria scritto da alcuni membri del collettivo Wu Ming (W.M.1 e W.M.2, se ben ricordo). Era un articolo abbastanza violento, come di raro mi capita di scriverne, e comprensibilmente i diretti interessati si erano un po&#8217; irritati. <span id="more-38561"></span>Tutto il lungo dibattito, però, finì in coda al pezzo, molto più innocente e rivolto a un pubblico più selezionato, su Garboli. Questa circostanza materiale mi stupì. Un po&#8217; per cortesia, un po&#8217; perché in fondo, avendo stima per i Wu Ming, considerati come romanzieri, intendevo farli ragionare sulle sciocchezze che avevano scritto in quel loro manifesto teorico, e dunque ho tentato per un giorno o due di seguire il dibattito, ma mi sono presto scoraggiato. Intanto, non sopporto l&#8217;anonimato e i nomignoli quando si accompagnano a critiche severe, o addirittura a insulti. non è moralismo, ma il fatto che io, nel fare il mio lavoro, ci metto la faccia, come si suol dire, e mi piace giocare su un terreno di parità. Poi ho osservato che, oltre un certo numero di commenti, mi sembra che la discussione stessa perda la sua forma, come tutti i meccanismi puramente inclusivi. È come se in un dialogo di Platone tutti gli ateniesi entrassero a dire la loro sull&#8217;amore, o sugli archetipi della conoscenza. È un&#8217;idea divertente, anche molto &#8220;democratica&#8221;, ma ogni forma di linguaggio deve girare su un perno, ogni discorso ha bisogno del suo Socrate.</p>
<p><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione? </em></p>
<p>Dipende se si tratta di testi compiuti o di discussioni basate sulla successione di commenti (scusate, so quest&#8217;ultima cosa ha un certo nome, ma me lo scordo, comunque ci siamo capiti). I testi di siti come &#8220;Il primo amore&#8221;, privi di commenti, sono esattamente uguali a quelli che si pubblicavano per le vecchie riviste. Ma più comodi da reperire e tendenzialmente eterni. Sono tra coloro che sperano che in breve tempo TUTTA la scrittura diventi digitale, scaricabile su comodi supporti. Non avrei nessuna nostalgia per i libri di carta. Però, appunto, la novità non credo che sia lì, ma nell&#8217;altro tipo di testi, quelli che si creano collettivamente, con un meccanismo di interazione. Devo confessare che non ci vedo nulla di buono. Lo stesso impulso che si ha ad intervenire è poco sorvegliato, sia dal punto di vista stilistico che psicologico. A che serve, mi chiedo, scambiarsi le idee in questo modo ?</p>
<p><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></p>
<p>Per quanto riguarda la teoria letteraria, il &#8220;dentro&#8221; e il &#8220;fuori&#8221; dal web sono accomunati dal fatto di attraversare un periodo di povertà, di perdita di prestigio. E non credo che questa situazione possa migliorare costruendo degli infiniti polpettoni di opinioni collettive, sgradevoli da leggere, pieni di malintesi e ripetizioni. Le grandi idee nascono nella solitudine, prendendosi la responsabilità di quello che si dice, studiando, meditando, cercando le forme più adatte. Ahimé, la vecchia ricetta è l&#8217;unica buona.</p>
<p><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)? </em></p>
<p>Al novanta per cento (volendo essere generosi) i critici letterari che scrivono sui principali quotidiani e riviste sono degli emeriti coglioni, e pure degli asini. Dunque anche senza il web i &#8220;tradizionali processi di legittimazione letteraria&#8221; sarebbero più che erosi. Ma a questo proposito, è la tv il vero protagonista della mutazione, una specie di re Mida. In pochi anni, abbiamo assistito al sorgere del monopolio televisivo della legittimazione. Per ora, la qualità è stata molto bassa, perché i conduttori e le loro redazioni vanno in cerca 1) di oggetti narrativi facili 2) di casi umani. Ma non è detto che non si allarghino gli orizzonti, che non migliori la qualità. In generale, vorrei concludere con una considerazione: è vero che il mondo molto spesso sembra cambiare in peggio, e che i più giovani sono vittime di modelli fasulli. Ma l&#8217;unica strategia vincente è quella di andare dritti per la propria strada, anche quando sembra di essere in pochi, anche quando sembra di essere rimasti soli. Nessuna mutazione deve spaventare ed inibire.</p>
<p><strong>Emanuele Trevi</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/07/verifica-dei-poteri-2-0-emanuele-trevi/">Verifica dei poteri 2.0: Emanuele Trevi</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0'>Verifica dei poteri 2.0</a> <small> [Verifica dei poteri 2.0 prova a ricostruire la storia...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/21/verifica-dei-poteri-2-0-gherardo-bortolotti/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti'>Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti</a> <small>[Gherardo Bortolotti risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo'>Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</a> <small>[Enrico De Vivo risponde alle Cinque domande su critica e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/31/verifica-dei-poteri-2-0-franco-arminio/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio'>Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio</a> <small>[Franco Arminio risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/verifica-dei-poteri-2-0-alberto-casadei/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei'>Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</a> <small>[Per collaudare le ipotesi avanzate in Verifica dei poteri 2.0...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/07/verifica-dei-poteri-2-0-emanuele-trevi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-rizzante/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-rizzante/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 10:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[massimo rizzante]]></category>
		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38560</guid>
		<description><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/klee.jpg"></a>[Massimo Rizzante risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Sì, mi sembra che la vostra sia un&#8217;ottima analisi della situazione nella quale ci troviamo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-rizzante/">Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/klee.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-38678" style="margin: 5px;" title="klee" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/klee-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>[Massimo Rizzante risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Sì, mi sembra che la vostra sia un&#8217;ottima analisi della situazione nella quale ci troviamo.</p>
<p><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></p>
<p>Per me tutto è iniziato qualche anno fa, quando alcuni componenti di Nazioneindiana.com mi hanno invitato a entrare in redazione. Non ero molto convinto, ma mi sono fatto convincere. Da allora posto abbastanza regolarmente alcuni miei testi (poesie, saggi, traduzioni) e meno regolarmente testi di altri. Non condivido lo schiacciamento verso l&#8217;attualità politica e sociale che Nazioneindiana.com ha assunto, o che forse ha sempre avuto.<span id="more-38560"></span> L&#8217;interventismo intellettuale non mi appartiene (mi rendo conto che di non essere un buon soggetto per il vostro questionario). Ma Nazioneindiana.com è un luogo di libertà, per cui c&#8217;è molta tolleranza. Posto periodicamente anche su Zibaldoni.it e ho una rubrica mensile su Absoluteville.com. Pubblico di tanto in tanto anche su &#8220;La Repubblica&#8221; e sul &#8220;Venerdì&#8221;. Le differenze tra la rete e i giornali sono evidenti: in rete sei libero fin da subito di dire la tua e di proporre autori e opere che non sono sottomessi ai diktat del mercato editoriale. Nei giornali la libertà va conquistata nel tempo, e non è detto che si ottenga. Puoi venire a patti, ridurre il tuo potenziale di integrità morale, darti all&#8217;ecumenismo culturale, scoprire che la prostituzione intellettuale non è poi così difficile. Oppure farti rimandare indietro i testi che hai proposto. A parte la brevità, che è intrinseca a un buon uso dei post in rete, cerco di mantenere in ogni caso il mio “stile&#8221;, che, del resto, non disprezza affatto la &#8220;concinnitas&#8221;.</p>
<p><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione? </em></p>
<p>La libertà d&#8217;azione, di proposta. E, naturalmente, i tempi di reazione e un certo controllo, attraverso i commenti dei blog, dell&#8217;orizzonte d&#8217;attesa.</p>
<p><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></p>
<p>Penso che da qualche anno la sola riflessione letteraria degna di questo nome si faccia sul web. Nei giornali non esiste più. Nei settimanali è ridotta a ornamento, compressa dalla &#8220;Cultura&#8221;, ovvero: cinema, moda, pubblicità, cucina&#8230; Di mensili letterari non ce n&#8217;è. Voglio dire qualcosa come &#8220;Le magazine littéraire&#8221; non è mai esistito in Italia. Il secolo delle riviste letterarie è alle nostre spalle.</p>
<p>Non mi sembra, per ora, che la riflessione letteraria in rete abbia granché influenzato quella dei giornali. Ci vorrebbe più coraggio da parte dei direttori. Mai direttori dei giornali sono segugi sulle tracce dei loro lettori. Nel web si possono battere piste inesplorate, senza preoccuparsi troppo se qualcuno ti segue. Nel web, che è uno strumento democratico per antonomasia, c&#8217;è spazio per una sana logica di élite.</p>
<p><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)? </em></p>
<p>Il critico letterario è un rilettore. Non è un lettore. I lettori esprimono giudizio di gusto. I rilettori dovrebbero esprimere dei giudizi estetici. C&#8217;è spazio per tutti, sempre che i due giudizi non si confondano. E sempre che il lettore non si prenda per scrittore. Il pericolo più grande della democratizzazione del giudizio di gusto, insita nel web, è la scomparsa della frontiera tra &#8220;creatività&#8221; e &#8220;creazione&#8221;.</p>
<p><strong>Massimo Rizzante</strong></p>
<p>[immagine: retro di Paul Klee, <em>Abfahrt der Schiffe</em>, 1927, Neue Nationalgalerie Berlin]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-rizzante/">Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo'>Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</a> <small>[Enrico De Vivo risponde alle Cinque domande su critica e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/31/verifica-dei-poteri-2-0-franco-arminio/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio'>Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio</a> <small>[Franco Arminio risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/verifica-dei-poteri-2-0-alberto-casadei/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei'>Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</a> <small>[Per collaudare le ipotesi avanzate in Verifica dei poteri 2.0...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/19/la-critica-allepoca-della-fine-dellopera-omaggio-a-roberto-bazlen/' rel='bookmark' title='La critica all&#8217;epoca della fine dell&#8217;opera. Omaggio a Roberto Bazlen'>La critica all&#8217;epoca della fine dell&#8217;opera. Omaggio a Roberto Bazlen</a> <small>di Massimo Rizzante Molti anni fa frequentavo a Parigi alcuni...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/10/01/oralita-e-scrittura-in-gadda/' rel='bookmark' title='Oralità e scrittura in Gadda 1'>Oralità e scrittura in Gadda 1</a> <small>(Nella discussione scaturita dal suo ultimo post, Massimo Rizzante ha...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-rizzante/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/31/verifica-dei-poteri-2-0-franco-arminio/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/31/verifica-dei-poteri-2-0-franco-arminio/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 11:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Arminio]]></category>
		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38559</guid>
		<description><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/q1-2.jpg"></a>[Franco Arminio risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a> ; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Mi pare di sì.</p>
<p><em>2.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/31/verifica-dei-poteri-2-0-franco-arminio/">Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/q1-2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-38575" title="Madame Isabell Styler-Tas" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/q1-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>[Franco Arminio risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a> ; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Mi pare di sì.</p>
<p><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></p>
<p>Internet è varie cose. C’è una bella differenza tra face book e un blog letterario. In generale uso la rete per una prima circolazione di semi lavorati. Su face book metto spesso delle poesie appena scritte. È un luogo difficile per i versi. Credo che per molti poeti italiani sia praticamente inaccessibile. Molti fingono di snobbare face book, ma in cuor loro sanno che la loro scrittura in quel luogo non colpirebbe nessuno. Io non ho alcun imbarazzo a scrivere sulla rete e usarla per diverse scritture, da quelle legate alla militanza civile alle cose più intime.</p>
<p><span id="more-38559"></span></p>
<p><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione? </em></p>
<p>Non faccio critica letteraria e sinceramente non so cosa rispondere.</p>
<p><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></p>
<p>La discussione letteraria in rete ha vita effimera sia fuori la rete che dentro. Chi ha un briciolo di potere cerca di conservarlo e il clima complessivo è ispirato al controllo più che al confronto. Purtroppo la rete non ha apporto un cambio significativo dei rapporti di forza.</p>
<p><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)? </em></p>
<p>Le rete mette bene in luce quella che considero la malattia tipica della nostra epoca, l’autismo corale. Il critico conta ancora molto ma solo per gli scrittori e lo stesso accade per gli scrittori, che spesso contano qualcosa solo agli occhi dei critici. La gran parte del mondo è altrove e non potrebbe essere diversamente, considerando il pietoso declino del genere umano.</p>
<p><strong>Franco Arminio</strong></p>
<p>[immagine: retro di Salvador Dalì, <em>Ritratto di Madame Isabell Styler-Tas</em>, 1945, Neue Nationalgalerie Berlin]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/31/verifica-dei-poteri-2-0-franco-arminio/">Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/21/verifica-dei-poteri-2-0-gherardo-bortolotti/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti'>Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti</a> <small>[Gherardo Bortolotti risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo'>Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</a> <small>[Enrico De Vivo risponde alle Cinque domande su critica e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/07/verifica-dei-poteri-2-0-emanuele-trevi/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Emanuele Trevi'>Verifica dei poteri 2.0: Emanuele Trevi</a> <small>[Emanuele Trevi risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-rizzante/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante'>Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante</a> <small>[Massimo Rizzante risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/verifica-dei-poteri-2-0-alberto-casadei/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei'>Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</a> <small>[Per collaudare le ipotesi avanzate in Verifica dei poteri 2.0...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/31/verifica-dei-poteri-2-0-franco-arminio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/verifica-dei-poteri-2-0-alberto-casadei/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/verifica-dei-poteri-2-0-alberto-casadei/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 12:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Casadei]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38558</guid>
		<description><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/trompe-loeil.jpg"></a>[Per collaudare le ipotesi avanzate in </em><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a> <em>abbiamo inviato l’articolo a diversi scrittori e critici (alcuni direttamente coinvolti nel web, altri attenti osservatori del fenomeno) insieme a</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet. <em>Le pubblichiamo qui insieme alla prima risposta.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/verifica-dei-poteri-2-0-alberto-casadei/">Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/trompe-loeil.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-38573" title="trompe l'oeil" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/trompe-loeil-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>[Per collaudare le ipotesi avanzate in </em><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a> <em>abbiamo inviato l’articolo a diversi scrittori e critici (alcuni direttamente coinvolti nel web, altri attenti osservatori del fenomeno) insieme a</em> Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet. <em>Le pubblichiamo qui insieme alla prima risposta. Nei prossimi giorni seguiranno le altre. F.G. e M.S.]</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet</strong></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></p>
<p><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione? </em></p>
<p><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?</em></p>
<p><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)? </em></p>
<p><strong>Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</strong></p>
<p>Credo che la ricostruzione di Guglieri e Sisto sia molto corretta e efficace, non faziosa pur lasciando trasparire giudizi e valutazioni sui singoli autori o sui vari tipi di blog letterari. Io vorrei rispondere implicitamente a tutte le loro domande, seguendo un ragionamento che dovrebbe toccare gli snodi a mio avviso essenziali per capire anche cosa occorrerà fare in futuro.<span id="more-38558"></span></p>
<p>In prima istanza, quando avviene una rivoluzione di tipo tecnologico bisogna sforzarsi di focalizzare quali sono le potenzialità che vengono modificate. In questo caso le caratteristiche del web in rapporto alla diffusione e alla critica della letteratura sono chiare: un primo valore aggiunto è l’immediatezza delle proposte e delle reazioni; un secondo è la mancanza di una gerarchia prestabilita; un terzo è l’ampiezza dei possibili utenti.</p>
<p>Tutti questi aspetti modificano fortemente il circuito letterario così come era concepito almeno dalla diffusione massiccia della stampa. Intanto, la possibilità di pubblicazione era molto più controllata, e comunque soggetta a immediate discriminazioni (per esempio il prestigio dell’editore o della collana ecc.). Poi era evidente la mediazione del giudizio critico, che almeno sino agli anni Settanta consentiva non tanto un aumento delle vendite (fattore soggetto a troppe variabili), ma di sicuro l’inserimento o meno in un canone di autori interessanti, importanti, degni di entrare in una storia della letteratura ecc. Infine, l’interpretazione ‘autentica’ era riservata a critici di ampie competenze, spesso accademici (ma non sempre), e comunque portati molto più a collocare gli autori in una prospettiva di lunga durata che non a discutere questioni del tutto contingenti e semmai abbastanza casuali.</p>
<p>Io credo sinceramente che l’allargamento dello spazio letterario sia ormai un dato ineliminabile e del tutto congruo con una fase dell’espansione del sistema capitalistico che porta a una valutazione paritaria di opere nate in ogni parte del mondo, e di fatto a sostituire un criterio di successo pervasivo a uno di valore assoluto e, in una prospettiva umanistica, duraturo. Da questo punto di vista, le discussioni nei blog possono avere due valenze: quella di amplificare il successo immediato di un’opera, addirittura decretandolo contro gli insuccessi sanciti dalle case editrici o dai critici di professione; oppure quella, spesso molto più positiva, di sostenere opere che non hanno possibilità di avere un ampio pubblico attraverso la distribuzione del cartaceo, perché pubblicate da piccoli editori ecc.</p>
<p>Da queste premesse si può comprendere che il ruolo di internet è stato fondamentale per un rapido e secondo me profondo cambiamento dei valori in campo. Molti dei personaggi letterari più noti nella rete non vengono dal mondo accademico, svolgono spesso un’attività come giornalisti ma sono prima di tutto blogger, a volte non hanno al loro attivo pubblicazioni prima di diventare animatori di un sito (non distinguo fra le varie forme comunicative, perché a questo livello conta poco che si tratti di web generico, social networks o altro). In questi casi, la rapidità e la frequenza degli interventi, la nettezza delle idee esposte, magari la carica polemica sono molto più importanti rispetto a una rielaborazione critica. Spesso nei post prevalgono le discussioni su elementi parziali, magari non molto significative ma sostenute con forza o addirittura con risentimento, mentre la valutazione critica di fondo è piuttosto grezza, ‘mi piace-non mi piace’. Ancora più spesso, devo dire che l’effetto conclusivo di un post è quello evocato nel primo capitoletto dell’<em>Uomo senza qualità</em>: forse si tratta di un’arretratezza mentale perché ancora gli esseri umani, molto meno moderni delle loro tecnologie, tendono a preferire organizzazioni logiche risalenti alla filosofia greca al posto del caotico succedersi di affermazioni non ordinabili. D’altra parte è vero che, pur non potendo mai aspirare a una coerenza finale, i post sono spesso ricchi di singole suggestioni interessanti.</p>
<p>In questa situazione, penso che alcuni correttivi si debbano introdurre, senza credere, come fanno molti critici delle generazioni precedenti alla mia, ma anche molti più giovani, che si possa ancora arrivare a una gerarchia rigida dei valori letterari. Semmai, il problema è di <em>argomentare </em>molto meglio le posizioni che possono condurre a considerare certe opere più significative di altre. Per esempio, io ho apprezzato lo sforzo di sintesi che il gruppo dei Wu Ming ha voluto fare, riguardo alla sua ampia attività dentro e fuori della rete, quando ha discusso e poi pubblicato <em>New italian epic</em>: in questo modo, i motivi di consenso e quelli, per me più forti, di dissenso sono emersi con chiarezza. Però occorreva un punto fermo, che nasceva dal movimento caotico della rete e dei blog ma giungeva a una momentanea definizione. Troppo spesso invece nella rete si assiste al voltagabbanismo tipico (anche) di tanta critica militante italiana, che sostiene di volta in volta l’opera del momento, senza curarsi minimamente se è del tutto in contrasto con quella <em>leader </em>del giorno prima. In altri termini, nella rete è molto difficile definire valori duraturi: occorrono correttivi perché i valori davvero <em>condivisi</em> diventino valori criticamente stabiliti, e questa per me è ancora un’opera di lunga durata, irriducibile al fast-blog.</p>
<p>La rete insomma sembra portare le opere letterarie e le riflessioni critiche a una condizione di parità apparente, mentre invece crea nuovi tipi di ‘rendita di posizione’. La visibilità è garantita solo in teoria: in realtà, la frantumazione, la dispersione, la fugacità la rendono molto più bassa di quello che si potrebbe supporre. Soprattutto, la democraticità delle scelte non è affatto tale: nel momento in cui si deve decretare un’eventuale opera di successo, contano ancora una volta criteri quantitativi (a cominciare dalla frequenza delle apparizioni in rete dell’autore) e non qualitativi. La progettualità in rete è larga e deve essere sempre esaminata: tuttavia, un fattore fondamentale come quello della coerenza del progetto letterario o dell’esame critico è spesso del tutto ininfluente in questo ambito.</p>
<p>Io credo molto nei tentativi di creare spazi di presentazione, discussione e valutazione che siano dentro la rete ma non dipendenti dalla rete. Ci credo, e per questo contribuisco a iniziative come le Classifiche e il premio pordenonelegge-Dedalus, pur nella consapevolezza che si tratta di strumenti perfettibili, come tutti quelli umani. Però credo anche che, senza una riflessione seria <em>esterna</em> alla rete, non si riescano a ottenere risultati davvero significativi negli sviluppi della nostra letteratura e della nostra critica.</p>
<p>Gramscianamente indispensabile è per esempio il lavoro nelle scuole e nell’università, per creare consapevolezze molto più forti riguardo ai valori e disvalori nella letteratura contemporanea: tutto ciò implica un lavoro preventivo rispetto alle discussioni nei blog. Occorrerebbe poi un ambito di discussione meno entropico, benché sempre aperto alle suggestioni di chi vuole seriamente partecipare: una nuova comunità critica deve poter accogliere input da chiunque, senza che chiunque pensi di sostenere posizioni dominanti per mere ragioni quantitative (io sono più presente, dunque sono). Il consenso dovrebbe avvenire su proposte critiche meditate, attente agli sviluppi delle scienze e della filosofia contemporanee, possibilmente basate su analisi concrete e anche su un ripensamento continuo di ciò che andiamo a cercare in un’opera letteraria.</p>
<p>Non a caso la rete non riesce a far sviluppare una teoria della letteratura, mentre genera e sostiene singole poetiche. Ma sui fondamenti del nostro sapere letterario ci sarebbe molto di più da fare che non ripetere schemi interpretativi ormai usurati: interrogarsi su questioni di fondo è oggi ancor più essenziale che nei favolosi anni Sessanta, perché in effetti dall’enorme discussione nella rete paradossalmente non emerge il nuovo-nuovo, bensì il nuovo-condizionato. Solo rilanciando la riflessione su temi forti si può sperare di trovare una forma di sintesi più alta, che tenga conto del fruttuoso caos della rete senza essere caotica. La nuova critica avrà bisogno di ampiezza, velocità, connettività… però messe in atto in opere che non devono risultare la fotocopia dei blog attuali, bensì la loro reinterpretazione sulla base di un’idea di letteratura che permetta di collocarla, come direbbe Wallace Stevens, nel centro esatto della nostra cultura. Andrebbe cioè compiuto uno sforzo che permetta di superare gli stereotipi dell’inesperienza, gli idealismi astratti e gli astratti furori, spesso dominanti nel web (nonché, è vero, in qualche libro recente).</p>
<p><strong>Alberto Casadei</strong></p>
<p>[immagine: Cornelis Norbert Gijsbrechts, <em>Retro di un quadro dipinto</em>, 1670-1672, Statens Museum for Kunst, Copenhagen]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/verifica-dei-poteri-2-0-alberto-casadei/">Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/21/verifica-dei-poteri-2-0-gherardo-bortolotti/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti'>Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti</a> <small>[Gherardo Bortolotti risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo'>Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</a> <small>[Enrico De Vivo risponde alle Cinque domande su critica e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/07/verifica-dei-poteri-2-0-emanuele-trevi/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Emanuele Trevi'>Verifica dei poteri 2.0: Emanuele Trevi</a> <small>[Emanuele Trevi risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-rizzante/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante'>Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante</a> <small>[Massimo Rizzante risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/31/verifica-dei-poteri-2-0-franco-arminio/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio'>Verifica dei poteri 2.0: Franco Arminio</a> <small>[Franco Arminio risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/verifica-dei-poteri-2-0-alberto-casadei/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verifica dei poteri 2.0</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 10:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[alfonso berardinelli]]></category>
		<category><![CDATA[andrea cortellessa]]></category>
		<category><![CDATA[Campo letterario]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[emanuele trevi]]></category>
		<category><![CDATA[francesco guglieri]]></category>
		<category><![CDATA[franco fortini]]></category>
		<category><![CDATA[giulio mozzi]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe genna]]></category>
		<category><![CDATA[Lipperatura]]></category>
		<category><![CDATA[Luther Blissett Project]]></category>
		<category><![CDATA[michele sisto]]></category>
		<category><![CDATA[nazione indiana]]></category>
		<category><![CDATA[paolo nori]]></category>
		<category><![CDATA[Pierre Bourdieu]]></category>
		<category><![CDATA[primo amore]]></category>
		<category><![CDATA[Verifica dei poteri 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Web e letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[wu ming]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38514</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/def-1.gif"></a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>[Verifica dei poteri 2.0<em> prova a ricostruire la storia del “web letterario” italiano, o meglio: delle pratiche di militanza letteraria che si sono sviluppate in Internet da una decina d’anni a questa parte. Oltre a dar conto dei luoghi, degli attori e delle discussioni principali, è un primo tentativo, necessariamente parziale e provvisorio, di mettere a fuoco gli interessi e le poste in gioco che li hanno animati.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/def-1.gif"><img style="background-image: none; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; margin-right: auto; padding-top: 0px; border-width: 0px;" title="def 1" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/def-1_thumb.gif" border="0" alt="def 1" width="500" height="228" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><em><span style="font-size: xx-small;"> </span></em></p>
<p><em><span style="font-size: xx-small;"> </span></em></p>
<p>[Verifica dei poteri 2.0<em> prova a ricostruire la storia del “web letterario” italiano, o meglio: delle pratiche di militanza letteraria che si sono sviluppate in Internet da una decina d’anni a questa parte. Oltre a dar conto dei luoghi, degli attori e delle discussioni principali, è un primo tentativo, necessariamente parziale e provvisorio, di mettere a fuoco gli interessi e le poste in gioco che li hanno animati. L’articolo, che esce in questi giorni sul n. 61 di «Allegoria», è stato inviato a scrittori e critici insieme ad alcune domande. Le loro risposte saranno pubblicate nei prossimi giorni su NI. La versione pdf è disponibile <strong><a href="http://www.leugenio.com/Verifica%20dei%20poteri%202.0.pdf" target="_blank">qui</a></strong>.</em>]</p>
<h2><span style="font-weight: normal;"><em> </em></span></h2>
<h2><span style="font-weight: normal;"> </span></h2>
<h2><span style="font-weight: normal;"> </span></h2>
<h2><span style="font-weight: normal;">Verifica dei poteri 2.0 </span></h2>
<p><span style="font-weight: normal;"> </span></p>
<h4><span style="font-weight: normal;"><em>Critica e militanza letteraria in Internet (1999-2009)</em></span></h4>
<p>di <strong>Francesco Guglieri</strong> e <strong>Michele Sisto</strong></p>
<p><em><span style="font-size: xx-small;"> </span></em></p>
<p><em><span style="font-size: xx-small;">Si tratta di registrare gli strumenti critici,</span></em><br />
<em><span style="font-size: xx-small;">di verificarne i poteri, di decidere a quale livello<br />
del mare cominciano i nostri calcoli,<br />
entro quale arco di meridiani e di paralleli<br />
consideriamo validi i nostri discorsi. </span></em><br />
<span style="font-size: xx-small;">Franco Fortini, <em>Verifica dei poteri</em></span></p>
<p><em><span style="font-size: xx-small;">Produrre degli effetti in un campo,<br />
non foss’altro che semplici reazioni di resistenza<br />
o di esclusione, significa già esistervi.</span></em><br />
<span style="font-size: xx-small;">Pierre Bourdieu, <em>Le regole dell’arte</em></span></p>
<p><em><span style="font-size: xx-small;">Tutto ciò che so l’ho imparato da google.</span></em><br />
<span style="font-size: xx-small;">anonimo web</span></p>
<p>«I luoghi dell’opinione e del gusto letterario», scriveva Fortini nel 1960,</p>
<blockquote><p>sono stati sorpresi nel giro di pochi anni dall’insorgere ed estendersi di forme per noi nuove di industria della cultura che hanno mutato aspetto e funzione ai tradizionali organi di mediazione fra scrittori e pubblico, come l’editoria, le librerie, i giornali, le riviste, i gruppi politici e d’opinione. Alla motorizzazione la società letteraria ha resistito anche meno dei nostri storici centri urbani.[1]</p></blockquote>
<p>Rileggendo oggi viene naturale chiedersi come abbia reagito “la società letteraria” all’informatizzazione. E prima ancora alla progressiva concentrazione dell’editoria e dell’informazione sotto il controllo di pochi grandi gruppi.<a name="_ftnref2_8741"></a></p>
<p>Sì, ma quale società letteraria?</p>
<p><span id="more-38514"></span></p>
<h4>1. La crisi della critica negli anni ’90, tra industria culturale e “tradimento dei critici”</h4>
<p>Per provare a capire cosa ha rappresentato Internet nel campo letterario italiano, bisogna tenere ben presente il contesto in cui la rete ha fatto irruzione. Il panorama dei tardi anni ’90 appariva, a chi ci viveva, tanto desolante da far scrivere ad uno sconsolato Alfonso Berardinelli che, addirittura, «di industria culturale e dei danni connessi alla sua influenza non si parla quasi più». La situazione è così grave che «arrivato a un certo grado di inefficacia permanente, il pensiero critico e la cosiddetta <em>Kulturkritik </em>si arrendono. Non ci sono più né rimedi né alternative».[3] Se la “macchina” dell’industria culturale pervade tutto, ogni anfratto, ogni piega sociale e immaginaria, se neutralizza, perché la prevede e anzi la richiede, ogni critica e ogni tentativo di resistenza, allora non resta che abbandonarsi (non senza un pizzico di <em>ressentiment</em> o di cinica euforia) allo spettacolo del crollo (altri, parafrasando Žižek che a sua volta parafrasava un film di fantascienza,[4] qualche anno dopo avrebbero detto «al deserto del reale»). Questo il clima intellettuale, verrebbe da dire <em>emotivo</em>, che respirava chi, in quegli anni, faceva o si apprestava a fare critica.</p>
<p>Quello di cui si faceva dolorosa esperienza era (ed è tuttora) la progressiva erosione degli spazi nei quali classicamente si esercitava l’autonomia della critica. Chiariamoci: autonoma in senso bourdieusiano, ovvero che risponde principalmente alle regole del campo di produzione ristretta, a quelle che il sociologo francese chiamava le “regole dell’arte”. Ma allora a quale autonomia appellarsi se non solo non ci sono più i luoghi in cui esprimerla, ma sembra venuta meno l’idea stessa di un “campo di produzione ristretta”? In altri termini ci si può chiedere, come faceva appunto Bourdieu all’inizio degli anni Novanta, «se la divisione in due mercati, che è caratteristica dei campi di produzione culturale dopo la metà del XIX secolo – con, da un lato, il campo ristretto dei produttori per i produttori, e, dall’altro, il campo della grande produzione e la “letteratura industriale” – non sia minacciata di scomparire, dal momento che la logica della produzione commerciale tende sempre più a imporsi sulla produzione d’avanguardia (nel caso della letteratura, per esempio, attraverso i vincoli che gravano sul mercato dei libri)».[5] Le concentrazioni editoriali e le ristrutturazioni interne delle case editrici maggiori alleggeriscono il peso delle redazioni nelle scelte di indirizzo e ricerca. Le riviste letterarie (e cioè il veicolo principale del dibattito critico e militante del Novecento) scompaiono, e le poche superstiti sopravvivono a stento, scontando una marginalità a volte sofferta, a volte rivendicata. La critica militante, quella sui quotidiani e sui settimanali, è tollerata solo nella forma della recensione, o, peggio ancora, della ciclica polemica: ovvero come passaggio – e oltretutto sempre meno necessario – della vita commerciale del prodotto-libro. Una critica come guida all’acquisto, orientamento del gusto, che a volte fa assomigliare le terze pagine dei giornali a poco più che propaggini degli uffici stampa delle case editrici. Quando un giovane Tiziano Scarpa nel 1997 ironizzava sui recensori dei giornali (i vari D’Orrico, Pacchiano, ecc.) riproducendone i tic e i vezzi in un’irresistibile parodia, spernacchiava un giornalismo culturale con cui sentiva, come scrittore, di condividere poco o nulla.[6]</p>
<p>La critica accademica, per contro, riesce a sottrarsi a questo abbraccio solo al prezzo di un isolamento che a volte rischia di tradursi in uno sdegnato arroccamento. Negli anni ’90 appare cristallizzata soprattutto in dolenti analisi del proprio stato. Non solo in Italia, certo: da <em>Vere presenze</em> di Steiner al <em>Canone occidentale</em> di Bloom, fino al recente Todorov della <em>Letteratura in pericolo</em>, la bibliografia (anche limitandosi ai nomi più importanti e ai testi divulgativi) è lussureggiante. Nel nostro paese si passa dalle <em>Notizie dalla crisi </em>di Cesare Segre (1993), all’<em>Eutanasia della critica </em>di Mario Lavagetto (2005), fino al caso di un Ferroni che <em>Dopo la fine</em> (sottotitolo: <em>Sulla condizione postuma della letteratura</em>, 1996) torna a lamentare l’«evaporazione di una cultura critica» in <em>Scritture a perdere</em> (2010).</p>
<p>Sta di fatto che gli unici libri di critica ancora in grado di accendere un minimo di discussione pubblica, di smarcarsi dalla pubblicistica concorsuale e finire in mano a un lettore non specialista (o quantomeno ad arrivare alle pagine dei giornali e da lì a un più vasto “dibattito”), sono proprio quelli che hanno come oggetto la critica stessa: quasi che la critica possa darsi ormai solo in forma crepuscolare, nel suo venire meno.</p>
<p>Insomma, era questo clima che spingeva un giovane Emanuele Trevi sull’orlo di una crisi di nervi a scrivere:</p>
<blockquote><p>Avevamo di fronte un’“ufficialità” culturale, incarnata dall’Università e dal giornalismo di prestigio, dai salotti e dai premi letterari… In quella dimensione, la letteratura e l’esperienza estetica avevano (come continuano ad avere) la fissità marmorea e un po’ demente delle istituzioni. Macchine sociali produttrici di consenso, di prestigio, di modelli di affermazione esclusivamente individuali. Disperatamente, molti di noi cercavano altro.[7]</p></blockquote>
<p>Cercare altro, allora. E questo altro, per alcuni, è stato Internet.</p>
<p>(<a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/2/">segue alla pagina successiva</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
<div><strong></p>
<hr size="1" /></strong></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>[1] F. Fortini, <em>Verifica dei poteri</em>, in Id., <em>Verifica dei poteri. Scritti di critica e di istituzioni letterarie</em>, nuova edizione accresciuta, il Saggiatore, Milano 1969, p. 41.</p>
<p>[2] I riferimenti d’obbligo per questo processo che, avviatosi negli Stati Uniti, ha investito Inghilterra, Francia e Germania prima di acuirsi anche in Italia, sono P. Bourdieu, <em>Une révolution conservatrice dans l’édition</em>, in «Actes de la recherche en sciences sociales», 126/127, 1999, pp. 3-32, e i due volumi di A. Schiffrin, <em>Editoria senza editori</em> e <em>Il controllo della parola</em> (Bollati Boringhieri, Torino 2000 e 2006).</p>
<p>[3] A. Berardinelli, <em>Dov’è finita l’industria culturale</em> [2004], in Id., <em>Casi critici. Dal postmoderno alla mutazione</em>, Quodlibet, Macerata 2007, p. 83.</p>
<p>[4] Un film, <em>Matrix</em>, che, guarda caso, ipotizzava un’umanità segregata in un’illusoria realtà virtuale, schiava di un’acefala “macchina mondiale” computerizzata…</p>
<p>[5] P. Bourdieu, <em>Le regole dell’arte. Genesi e struttura del campo letterario</em>, il Saggiatore, Milano 2005, p. 434.</p>
<p>[6] T. Scarpa, <em>Fantacritica (nel senso dell’aranciata)</em> [1997], in Id., <em>Che cos’è questo fracasso?</em>, Einaudi, Torino 1999, pp. 27-30.</p>
<p>[7] E. Trevi, <em>Istruzioni per l’uso del lupo</em>, Castelvecchi, Roma 2002, p. 10. La prima edizione – a cui queste parole della nuova <em>Introduzione</em> fanno riferimento – è del 1993.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/">Verifica dei poteri 2.0</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/' rel='bookmark' title='Reale, troppo reale'>Reale, troppo reale</a> <small>[ Riprendiamo editoriale e apertura del dossier che A. Cortellessa...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/03/01/scrivere-sul-fronte-occidentale/' rel='bookmark' title='Scrivere sul fronte occidentale'>Scrivere sul fronte occidentale</a> <small>Dopo l&#8217;attentato dell&#8217;11 settembre che ha colpito le &#8220;Torri Gemelle&#8221;...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/07/verifica-dei-poteri-2-0-emanuele-trevi/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Emanuele Trevi'>Verifica dei poteri 2.0: Emanuele Trevi</a> <small>[Emanuele Trevi risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/01/21/yes-i-ken-prima-parte/' rel='bookmark' title='Yes, I Ken &#8211; prima parte'>Yes, I Ken &#8211; prima parte</a> <small>Risulta ora estremamente chiaro ciò che si era venuto preparando...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/04/27/a-gamba-tesa-la-critica-in-italia-e-la-naftalina/' rel='bookmark' title='A Gamba Tesa : la critica in Italia e la naftalina'>A Gamba Tesa : la critica in Italia e la naftalina</a> <small> di Francesco Forlani Ieri, discutendo con un&#8217;amica del più...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>18</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>puntocritico.eu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/01/11/puntocritico-eu/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/01/11/puntocritico-eu/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 14:16:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[critica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[punto critico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=37755</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Parte oggi <strong>il blog/sito di critica</strong> <em><a title="punto critico" href="http://puntocritico.eu/" target="_blank">puntocritico.eu</a></em>, una nuova realtà on line che nasce come luogo di discussione critica sul contemporaneo, essenzialmente in letteratura.</p>
<p>È un <strong>blog</strong> e allo stesso tempo un vero e proprio <strong>archivio digitale</strong>, indicizzato per temi e autori (che in ogni caso ospiterà anche i contenuti inseriti nel blog).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/11/puntocritico-eu/">puntocritico.eu</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-37757 alignleft" title="punto critico" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/punto_critico.jpg" alt="punto critico" width="224" height="224" /></p>
<p>Parte oggi <strong>il blog/sito di critica</strong> <em><a title="punto critico" href="http://puntocritico.eu/" target="_blank">puntocritico.eu</a></em>, una nuova realtà on line che nasce come luogo di discussione critica sul contemporaneo, essenzialmente in letteratura.</p>
<p>È un <strong>blog</strong> e allo stesso tempo un vero e proprio <strong>archivio digitale</strong>, indicizzato per temi e autori (che in ogni caso ospiterà anche i contenuti inseriti nel blog).</p>
<p>L’intento che lo muove è quello di creare un luogo online di analisi critica e di proposta, ma anche di “ristampa” e di archiviazione, di interventi, saggi e materiali; e aprire così – di fatto – un’area di discussione seria sul contemporaneo, quale ancora non esiste in Italia. <strong>Uno spazio nel quale possano dialogare, interagire e confrontarsi schiettamente</strong> – ma sempre in modo rigoroso – alcuni dei principali <strong>critici e scrittori italiani</strong>.<br />
<span id="more-37755"></span><br />
<strong>Comitato di redazione:</strong><br />
Cecilia Bello Minciacchi, Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Federico Francucci, Marco Giovenale, Antonio Loreto, Giulio Marzaioli, Camilla Miglio, Renata Morresi, Andrea Raos, Jennifer Scappettone, Italo Testa, Michele Zaffarano, Paolo Zublena.</p>
<p><strong>Collaboratori:</strong><br />
Damiano Abeni, Andrea Afribo, Giancarlo Alfano, Gian Maria Annovi, Brunella Antomarini, Vincenzo Bagnoli,  Mariano Bàino, Alessandro Baldacci, Mario Barenghi, Marco Berisso, Alberto Bertoni, Vito Bonito, Angela Borghesi, Franco Buffoni, Enrico Capodaglio, Federica Capoferri, Maria Teresa Carbone, Alberto Casadei, Biagio Cepollaro, Laura Cingolani, Fiammetta Cirilli, Stefano Colangelo, Andrea Cortellessa, Elisa Davoglio, Alessandro De Francesco, Stelvio Di Spigno, Olivier Favier, Federico Federici, Umberto Fiori, Giovanna Frene, Vincenzo Frungillo,  Eugenio Gazzola, Rino Genovese, Massimo Gezzi, Daniele Giglioli, Giuseppe Girimonti Greco, Milli Graffi, Ermanno Guantini, Francesco Guglieri, Margareth Hagen, Giulio Iacoli, Andrea Inglese, Luca Lenzini, Niva Lorenzini, Paolo Maccari, Luigi Magno, Fabio Magro, Massimiliano Manganelli, Giampiero Marano, Giorgio Mascitelli, Isabella Mattazzi, Fabio Moliterni, Martino Negri, Vincenzo Ostuni,  Adriano Padua, Gian Luca Picconi, Eleonora Pinzuti, Gilda Policastro, Andrea Ponso, Francesco Pontorno, Laura Pugno, Stefano Raimondi, Stefano Salvi, Niccolò Scaffai, Ivan Schiavone, Marco Simonelli, Gianluigi Simonetti, Andrea Sirotti, Michele Sisto, Ilirjana Stringa, Fabio Teti, Luigi Toni, Gianni Turchetta, Emanuele Zinato, Fabio Zinelli, Rodolfo Zucco.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/11/puntocritico-eu/">puntocritico.eu</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/11/24/una-nonna-narratrice/' rel='bookmark' title='una nonna narratrice'>una nonna narratrice</a> <small> di Enrico Palandri Cosa vuol dire raccontare delle storie?...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo'>Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</a> <small>[Enrico De Vivo risponde alle Cinque domande su critica e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/02/23/cose-che-dovete-fare-se-volete-essere-recensiti-positivamente-da-emanuele-trevi-su-alias/' rel='bookmark' title='Cose che dovete fare se volete essere recensiti (positivamente) da Emanuele Trevi su Alias'>Cose che dovete fare se volete essere recensiti (positivamente) da Emanuele Trevi su Alias</a> <small> di Gianni Biondillo 1. Non scrivete un giallo. 2....</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/02/08/perche-ho-firmato-l%e2%80%99appello/' rel='bookmark' title='Perché ho firmato l’appello'>Perché ho firmato l’appello</a> <small> di Gianni Biondillo Innanzitutto una premessa necessaria: in questi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/10/01/oralita-e-scrittura-in-gadda/' rel='bookmark' title='Oralità e scrittura in Gadda 1'>Oralità e scrittura in Gadda 1</a> <small>(Nella discussione scaturita dal suo ultimo post, Massimo Rizzante ha...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/01/11/puntocritico-eu/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La letteratura sperata</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/11/09/la-letteratura-sperata/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/11/09/la-letteratura-sperata/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 09:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[david shields]]></category>
		<category><![CDATA[emanuele trevi]]></category>
		<category><![CDATA[fame di realtà]]></category>
		<category><![CDATA[fazi editore]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[Saggio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=37175</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/famedirealtà.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Emanuele Trevi</strong></p>
<p>Già il fatto che David Shields definisca «un manifesto» il suo <em>Fame di realtà</em> (Fazi, prefazione di Stefano Salis, trad.di Marco Rossari, pp.264, euro 18,50) ci parla di uno stile di pensiero decisamente inconsueto, per non dire inattuale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/09/la-letteratura-sperata/">La letteratura sperata</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/famedirealtà.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/famedirealtà-188x300.jpg" alt="" title="famedirealtà" width="188" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-37176" /></a></p>
<p>di <strong>Emanuele Trevi</strong></p>
<p>Già il fatto che David Shields definisca «un manifesto» il suo <em>Fame di realtà</em> (Fazi, prefazione di Stefano Salis, trad.di Marco Rossari, pp.264, euro 18,50) ci parla di uno stile di pensiero decisamente inconsueto, per non dire inattuale. A chi può mai rivolgersi, nel 2010, un manifesto? Il fatto è che la teoria letteraria di Shields chiama in causa i suoi lettori, li seleziona mentre procede. Dai manifesti delle vecchie avanguardie lo scrittore californiano, nato nel 1956, ha imparato a rivolgersi a una minoranza <em>come se</em> si trattasse, contro tutte le apparenze, di una moltitudine. Spazzando via d’un colpo, grazie alla sola energia del desiderio, il più triste dei prodotti dell’industria culturale: la rigida separazione dei ruoli, il Muro di Berlino che separa i produttori dai consumatori. «Non credo di essere l’unico», si legge per esempio a un certo punto, «che trova sempre più difficile leggere o scrivere romanzi».<br />
<span id="more-37175"></span><br />
Proprio questo è il punto: bisogna restituire al «leggere» e allo «scrivere» la loro salutare circolarità. Gli stessi disagi, e le stesse ambizioni. Shields non ha dubbi sul suo bersaglio: nell’Epoca dell’Egemonia del Romanzo, entrambe le funzioni perdono di senso, sono solo dei feticci rinsecchiti. Della perduta ricchezza, rimangono solo due prestazioni, asservite e speculari: la produzione di trame, e il loro consumo. I cosiddetti scrittori, nel clima asfittico e segretamente autoritario della <em>fiction</em>, muovono i loro pupazzi, più o meno abilmente. Ai cosidetti lettori, dall’altra parte del muro, non rimangono che le squallide prerogative dell’identificazione e il desiderio, ottuso e identico a se stesso come una coazione a ripetere, di vedere come andrà a finire. E la critica ? Basta aprire un giornale qualunque: la critica produce riassunti. Il suo massimo sforzo cognitivo consiste nel non rivelare qualcosa del finale, <em>guastando il piacere</em>. Al massimo grado del suo prestigio, il critico di oggi è il servo così sciocco e zelante da non avere mai bisogno dell’imbeccata del padrone. Facilmente gli verrà concesso di scriverlo anche lui, il suo romanzo.<br />
In questa terra desolata, di fronte allo spettacolo di una letteratura ridotta al fanalino di coda dei saperi umani, <em>Fame di realtà</em> è un bellissimo anticorpo, un dono inaspettato. Fatto più unico che raro, anche fra coloro che si ostinano a pensare con la propria testa, la sua forma non è inferiore all’ambizione delle idee. Il fatto è che Shields, teorico del collage e dell’appropriazione indebita di materiali eterogenei, non commette l’ingenuità di predicare cose che la sua lingua non potrebbe sostenere. I 618 paragrafi di cui si compone sono in massima parte delle citazioni, estrapolate da una selva di materiali eterogenei e, se occorre, opportunamente modificate. Solo le comprensibili preoccupazioni dell’ufficio legale della Random House hanno imposto a Shields di pubblicare in coda al libro un elenco dettagliato delle sue fonti. Così, per fare un esempio tra mille, quando leggiamo affermazioni come «il mio mezzo è la prosa, non il romanzo», il fatto che queste parole provengano da un’intervista a W.G.Sebald non dovrebbe possedere, nelle intenzioni dell’autore, la minima importanza. E’ vero anche il contrario: quando Shields esprime il suo punto di vista senza ricorrere a parole altrui, potremmo considerare ciò che leggiamo una specie di furto da se stesso, abilmente intarsiato con il resto. Se i procedimenti letterari si devono giudicare in base ai loro risultati, bisogna ammettere che Shields ha vinto la sua scommessa, e che è difficile, una volta accettate le regole del gioco, rimanere indifferenti a <em>Fame di realtà</em>, anche quando ci si trova in disaccordo su questo o quel punto. Ma non si comprenderebbe bene l’energia di persuasione di questo libro limitandosi a constatare che si tratta di un collage, o di un mosaico, di citazioni. L’altro fattore importante da considerare è che la scrittura critica di Shields è fortemente, contagiosamente <em>orientata</em>: se parte da un’insoddisfazione («la trama è roba per gente morta») è verso un futuro possibile che punta la bussola, senza indulgere (fatto molto meritorio) a nessuna elegia dei bei tempi andati. E con questo entriamo nel territorio più spinoso della proposta di Shields. Se «il genere è un carcere di massima sicurezza», infatti, esso possiede almeno il vantaggio d’essere definibile, di godere di regole tutto sommato stabili. Basta leggere il recente e fortunato libro di James Wood, <em>Come funzionano i romanzi</em>, e confrontarlo a <em>Fame di realtà</em> per capire, fin dai soli titoli, quanto sia difficile costruire una teoria senza potersi avvalere di un affidabile repertorio di esempi – ovvero di un’idea molto pragmatica ma efficace di tradizione. Wood pesca i suoi precetti da un numero nutrito di grandi capolavori, che sono ovviamente diversi l’uno dall’altro, ma che contengono suggerimenti validi per tutti. Shields, dal canto suo, elenca dei libri che gli piacciono, ma che incarnano un’idea della letteratura sostanzialmente irripetibile. Gli stessi concetti di <em>memoir</em> e <em>non-fiction</em>, con il loro implicito principio di indeterminazione, più che creare dei criteri di leggibilità, intorbidano ancora di più le acque. Rimane il fatto che la lettura di Wood è deprimente, come in genere lo sono i programmi dei corsi di scrittura, mentre quella di Shields è elettrizzante. Ciò che vale davvero la pena di desiderare, è sempre ciò di cui non riusciamo a nutrire un’idea ben precisa. Come principio generale, può anche valere che «l’assenza della trama lascia al lettore l’agio per pensare ad altro». Ma bisogna subito aggiungere che lo stesso titolo scelto da Shields per il suo libro potrebbe essere foriero di equivoci. <em>Reality Hunger</em> non vuole affatto tessere l’apologia del <em>memoir </em>spacciato per verità oggettiva in forma di scrittura. Intanto, bisogna sempre ricordare che la memoria non è più affidabile di un autore di <em>fiction </em>esperto delle più sottili tecniche di mistificazione. La cosiddetta autenticità dell’esperienza è una merce, o ancora peggio, come sa chi ricorda l’indegno caso di J.T.Leroy, un valore aggiunto che rende appetibile una merce scadente. A Shields interessa tutto il contrario: una relazione fra il vero e il falso che non sia reciprocamente esclusiva, e che permetta al narratore di destreggiarsi come meglio sa all’interno di questi due poli. Figlia illegittima della confessione e della menzogna, la «rappresentazione del reale» è una cosa ben diversa dall’inafferrabile realtà. Appartiene di diritto alla letteratura, perché implica una soggettività integrale che non nasconde il suo lavoro e nemmeno i suoi fallimenti in nome del prodotto finito. E’ un’esplorazione di sé e del mondo, tipica del saggista e del poeta, che non ricava nessuna utilità dall’«impalcatura fittizia» della trama, del luogo, della scena e dei personaggi. Con tutta la passione di un artista che preferisce mille fallimenti a una strada già battuta («il solito monnezzone da quattrocento pagine») Shields punta tutte le carte sulla possibilità di «trascendere l’artificio». L’opera che ha in mente non ha nome (si potrà solo parlare, come il Pasolini di <em>Petrolio</em>, di «qualcosa di scritto») e la sua forma coincide con il suo divenire, è un sentiero che si percorre camminando nel buio. Come un tempo certe opere di Barthes, <em>Fame di realtà</em> è un libro di critica che si legge con emozione, che costringe a rimettersi in gioco. Il suo vero oggetto non è né un genere di scrittura né un certo numero di libri esemplari. E’ soprattutto una letteratura <em>sperata</em>, quella di Shields: ancora da leggere, ancora da scrivere.    </p>
<p>(<em>Pubblicato su Alias-Latalpalibri</em>)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/09/la-letteratura-sperata/">La letteratura sperata</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/07/verifica-dei-poteri-2-0-emanuele-trevi/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Emanuele Trevi'>Verifica dei poteri 2.0: Emanuele Trevi</a> <small>[Emanuele Trevi risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0'>Verifica dei poteri 2.0</a> <small> [Verifica dei poteri 2.0 prova a ricostruire la storia...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/02/la-responsabilita-dellautore-emanuele-trevi/' rel='bookmark' title='La responsabilità dell&#8217;autore: Emanuele Trevi'>La responsabilità dell&#8217;autore: Emanuele Trevi</a> <small> [Dopo gli interventi di Helena Janeczek, Andrea Inglese, abbiamo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/02/14/nella-stanza-separata/' rel='bookmark' title='Nella stanza separata'>Nella stanza separata</a> <small>di Emanuele Trevi «Quello che eterneggia mi è poco congeniale....</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/02/10/babbo-natale/' rel='bookmark' title='Babbo Natale'>Babbo Natale</a> <small> Piero Sorrentino intervista Nicola Lagioia Da pochi mesi è...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/11/09/la-letteratura-sperata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>29</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La tecnica del critico in tredici tesi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/09/14/la-tecnica-del-critico-in-tredici-tesi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/09/14/la-tecnica-del-critico-in-tredici-tesi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 06:07:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Beethoven e Jean Paul]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[gianni scalia]]></category>
		<category><![CDATA[Hölderlin]]></category>
		<category><![CDATA[Kleist]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Benjamin]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=36609</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Walter Benjamin</strong></p>
<p><strong>1.</strong> Il critico è uno stratega nella lotta letteraria.</p>
<p><strong>2.</strong> Chi non può prendere partito, deve tacere.</p>
<p><strong>3.</strong> Il critico non ha niente a che fare con lo storico dei periodi artistici passati.</p>
<p><strong>4.</strong> La critica deve parlare nella lingua degli artisti.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/09/14/la-tecnica-del-critico-in-tredici-tesi/">La tecnica del critico in tredici tesi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Walter Benjamin</strong></p>
<p><strong>1.</strong> Il critico è uno stratega nella lotta letteraria.</p>
<p><strong>2.</strong> Chi non può prendere partito, deve tacere.</p>
<p><strong>3.</strong> Il critico non ha niente a che fare con lo storico dei periodi artistici passati.</p>
<p><strong>4.</strong> La critica deve parlare nella lingua degli artisti. Infatti i concetti del “gruppo di avanguardia&#8221; sono parole d&#8217;ordine. Solo nelle parole d&#8217;ordine risuona il grido di battaglia.</p>
<p><strong>5.</strong> Si deve sempre sacrificare l&#8217;«oggettività» allo spirito di partito, se la causa è degna di lotta.</p>
<p><strong>6.</strong> La critica è un fatto morale. Se Goethe ha disconosciuto Hölderlin e Kleist, Beethoven e Jean Paul, questo non riguarda la sua intelligenza artistica, ma la sua morale.<span id="more-36609"></span></p>
<p><strong>7.</strong> Per il critico, i suoi colleghi sono l&#8217;istanza più alta. Non il pubblico. Tanto meno, poi, la posterità.</p>
<p><strong>8.</strong> La posterità dimentica o dà fama. Solo il critico giudica in faccia all&#8217;autore.</p>
<p><strong>9.</strong> Polemizzare è distruggere un libro su pochi dei suoi passi. Meno lo si è studiato, tanto meglio. Solo chi distrugge può criticare.</p>
<p><strong>10.</strong> Autentica polemica è mettersi di fronte a un libro con l&#8217;amore di un cannibale che si cucina un lattante.</p>
<p><strong>11.</strong> L&#8217;entusiasmo per l&#8217;arte è estraneo al critico. L&#8217;opera d&#8217;arte è in mano sua l&#8217;arma bianca nella lotta degli spiriti.</p>
<p><strong>12.</strong> L&#8217;arte del critico in nuce: coniare slogans senza tradire le idee. Gli slogans di una critica inetta svendono alla moda i pensieri.</p>
<p><strong>13.</strong> Il pubblico deve sempre aver torto, e deve sempre sentirsi rappresentato dal critico.</p>
<h5>Le tredici tesi, tratte da <em>Einbahnstrasse </em>[<em>Strada a senso unico</em>]<em>,</em> sono state pubblicate in «per la critica», gennaio-marzo 1973. La rivista, diretta di Gianni Scalia, è stata parzialmente ristampata in volume da Sossella (2006). Il nome del traduttore non è segnato.</h5>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/09/14/la-tecnica-del-critico-in-tredici-tesi/">La tecnica del critico in tredici tesi</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/06/27/ingo-schulze-arance-e-angeli/' rel='bookmark' title='Ingo Schulze / &lt;em&gt;Arance e angeli&lt;/em&gt;'>Ingo Schulze / <em>Arance e angeli</em></a> <small>Il presente articolo è apparso sul «manifesto» del 24.06.2011 con il...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo'>Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</a> <small>[Enrico De Vivo risponde alle Cinque domande su critica e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/13/sulla-linea-piu-avanzata-del-fronte/' rel='bookmark' title='Sulla linea più avanzata del fronte'>Sulla linea più avanzata del fronte</a> <small>di Michele Sisto La mia generazione ha un trucco buono...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/02/08/perche-ho-firmato-l%e2%80%99appello/' rel='bookmark' title='Perché ho firmato l’appello'>Perché ho firmato l’appello</a> <small> di Gianni Biondillo Innanzitutto una premessa necessaria: in questi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/10/01/oralita-e-scrittura-in-gadda/' rel='bookmark' title='Oralità e scrittura in Gadda 1'>Oralità e scrittura in Gadda 1</a> <small>(Nella discussione scaturita dal suo ultimo post, Massimo Rizzante ha...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/09/14/la-tecnica-del-critico-in-tredici-tesi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>27</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La critica all&#8217;epoca della fine dell&#8217;opera. Omaggio a Roberto Bazlen</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/03/19/la-critica-allepoca-della-fine-dellopera-omaggio-a-roberto-bazlen/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/03/19/la-critica-allepoca-della-fine-dellopera-omaggio-a-roberto-bazlen/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 09:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>max rizzante</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[bobi bazlen]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[fine]]></category>
		<category><![CDATA[Kitsch]]></category>
		<category><![CDATA[massimo rizzante]]></category>
		<category><![CDATA[opera]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=15772</guid>
		<description><![CDATA[<p><strong>di Massimo Rizzante</strong></p>
<p>Molti anni fa frequentavo a Parigi alcuni corsi di letteratura tenuti da rispettabili ricercatori. Il problema era che a ogni lezione si presentavano nuovi innesti che producevano a loro volta sensazionali incroci: socio-semiotica, semantica della ricezione testuale, ermeneutica del segno letterario, epistemologia della narrazione.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/19/la-critica-allepoca-della-fine-dellopera-omaggio-a-roberto-bazlen/">La critica all&#8217;epoca della fine dell&#8217;opera. Omaggio a Roberto Bazlen</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Massimo Rizzante</strong></p>
<p>Molti anni fa frequentavo a Parigi alcuni corsi di letteratura tenuti da rispettabili ricercatori. Il problema era che a ogni lezione si presentavano nuovi innesti che producevano a loro volta sensazionali incroci: socio-semiotica, semantica della ricezione testuale, ermeneutica del segno letterario, epistemologia della narrazione. Il mio entusiasmo scemava tanto quanto l’opera risultava introvabile.<span id="more-15772"></span><br />
Non andò molto meglio quando mi ritrovai con un altro centinaio di studenti alla corte di un importante teorico.<br />
Le sue lezioni erano un monumento neoclassico eretto con scrupolo aristotelico all’arte della distinzione: lunghe liste irreprensibili di criteri, regimi, modalità, frequenze, livelli. Un sorriso da totem ipnotico gli disegnava il volto ogni qual volta celebrava il suo gusto millimetrico per le risorse etimologiche della terminologia. Ma quello che soprattutto mi colpì era il silenzio: il silenzio siderale del pubblico. Qualche colpo di tosse. Una ragazza che si soffiava il naso cercando di non farsi notare. Ricordo il suono provocato da una penna caduta fragorosamente al suolo, e che nessuno osava raccogliere. Ricordo anche che alla seconda lezione mi vennero in mente le parole di Valéry sulla noia: </p>
<p>&#8220;Sentimento profondo e profondamente legato all’esercizio e alla verità della letteratura, sebbene le regole della buona educazione impediscano di riconoscerlo&#8221;.</p>
<p>I miei seminari di gioventù non furono in ogni caso del tutto inutili. Anzi, ho imparato molto durante quell’epoca. Ho compreso in modo definitivo tutto ciò che non ero, tutto ciò che non amavo e il valore di ciò che avrei potuto amare. Fu a quell’altezza del mio incerto percorso che Bobi Bazlen si rivelò come un punto cardinale.<br />
Che cosa devo a questo raffinato e imprendibile scrittore di note e lettere editoriali, a questo segugio di lungo corso della letteratura mondiale?<br />
Diverse regole di navigazione critica per solcare il mare limaccioso della fine dei Tempi Moderni.<br />
La sua chiaroveggente non collaborazione con i becchini dell’arte moderna, ad esempio.<br />
Nella non opera critica di Bazlen si cela tutta la mancanza di fiducia nella sua epoca, un’epoca che lui chiamava di «epilogatori»: «C’è l’epoca dei prologhi, l’epoca dell’opera, l’epoca degli epiloghi», diceva. In una lettera del 1949 confermava di vivere in un’epoca di «moribondi» con queste parole: «Tutto quello che è stato fatto dalle due generazioni successive (al 1885) è frutto, mi sembra, d’un malinteso umanistico, ed è fatto senza necessità». Quanto a lui, Bazlen si sentiva qualcuno che era nato dopo l’epoca delle opere. «Fino a Goethe: la biografia assorbita dall’opera. Da Rilke: la vita contro l’opera». Le generazioni successive, spinte da «un malinteso umanistico» non hanno fatto che riepilogare le precedenti, procedendo verso l’epilogo della modernità. L’epilogo della modernità è la fine dell’opera? È questo che Bazlen adombra di soppiatto?<br />
Roberto Calasso, nel suo saggio introduttivo agli <em>Scritti</em> di Bazlen, afferma che nell’epoca moderna due concezioni dell’opera vengono a scontrarsi: la prima, che pensa l’opera come «trasformazione di un materiale», si oppone alla seconda, che concepisce l’opera come «proiezione di un oggetto». Se fino alle soglie del XX secolo queste due concezioni erano «connesse», poi si scindono, entrambe destinate allo scacco: </p>
<p>&#8220;L’opera come trasformazione di un materiale non dovrebbe fissarsi mai; l’opera come proiezione, una volta caduto il potere vincolante del canone della proiezione – e cioè la retorica – resta affidata alla volontà del singolo, emancipato e misero, la trappola più temibile&#8221;. </p>
<p>Se non si sopporta l’eterna incompiutezza dell’opera né si vuole cadere nella trappola di un’illusoria emancipazione dalla tradizione, non resta che compilare note a piè di pagina, esimersi dall’ingrossare i <em>volumina</em> delle non opere.<br />
Un’altra attitudine che ammirai fin dall’inizio in Bazlen fu la sua sovrana diffidenza nei confronti di ogni teoria.<br />
La sua critica rivendica il proprio statuto etimologico: fare critica significa scegliere, innescare una crisi in chi sceglie, lottare perché l’opera sia riconosciuta come luogo di scelta.<br />
Massimo Cacciari ha caratterizzato la «critica» di Bazlen come «estranea sia al paradigma intenzionale riflettente che alla pseudo-creatività dell’immedesimazione nell’opera», affermando che quello di Bazlen non era un «magistero interpretativo», ma «lettura».<br />
La lettura per Bazlen, infatti, è disposizione assoluta, curiosità cosmopolita, orecchio interno. Prima di essere un’avventura della conoscenza, e forse ancor più che questo, è creazione di un vuoto e di un silenzio per la conoscenza.<br />
Ricordate le sue parole: «Ora si nasce morti […] alcuni riescono a diventare a poco a poco vivi»? La vita affluisce a poco a poco nell’individuo man mano che l’esercizio critico si perfeziona. Non è un caso che Bazlen amasse soprattutto una qualità: lui la definiva la «primavoltità».<br />
Per questo le ragioni della sua avventura critica si legano indissolubilmente a quelle della sua avventura umana: nell’epoca della fine dell’opera Bazlen ha con un sublime gesto di mistificazione fatto perdere le sue tracce. Egli vide con largo anticipo che nell’epoca della fine  dell’opera sarebbe sopravvissuta soltanto la caricaturale immortalità della biografia degli autori.<br />
La fine dell’opera è l’inizio dell’estetizzazione della biografia: un’altra premonizione che traspare dalle pagine di Bazlen. Anche se il suo carattere reticente potrebbe far pensare a un uomo avviluppato dal sottile velo dello snobbismo, nulla di più estraneo a Bazlen del <em>Kitschmensch</em>. A Bazlen non interessava la bellezza per la bellezza quanto una vita condotta per la bellezza, una vita capace di trasformarsi e creare continue occasioni di trasformazione: </p>
<p>&#8220;Un tizio vive e fa bei versi. Ma se un tizio non vive per fare bei versi, come sono brutti i bei versi del tizio che non vive per fare bei versi&#8221;. </p>
<p>Diceva Hermann Broch che in arte «chi si limita a cercare soltanto nuove sfere di bellezza, crea sensazioni, non arte. L’arte è fatta di intuizioni della realtà, e solo grazie a queste intuizioni essa si solleva al di sopra del <em>Kitsch</em>. Se non fosse così ci si potrebbe accontentare delle sfere di bellezza già scoperte».<br />
La lettura di Bazlen si oppone radicalmente a ogni sistema chiuso di valori: </p>
<p>&#8220;Gente, perché si sente distrutta, che mi considera un distruttore e non hanno la fantasia di immaginare che distruggerli significa aprire la strada ai valori più grandi che li negano&#8221;. </p>
<p>Rinunciare a un sistema chiuso di valori non significa tuttavia rinunciare a interrogarsi sul valore dell’opera. Così come la fedeltà al proprio fiuto estetico non significa abbandonarsi al <em>mare magnum</em> dell’assenza di gerarchie. Bazlen era fin troppo cosciente che «la fine dei valori eterni» è l’inizio di una «nuova eternità» (assai più lunga della prima), l’inizio di un’epoca dominata dal <em>Kitsch</em>, dove alla scoperta di nuove sfere estetiche e conoscitive subentra una nozione decorativa dell’arte, e che perciò vale sempre la pena di interrogarsi sul valore dell’opera a partire dalla sua novità o «primavoltità».<br />
Lo stesso giudizio, per certi versi impietoso, di Bazlen sulla sua Trieste è, neanche a dirlo, incompatibile con la vulgata romantica:</p>
<p>&#8220;A occhio e croce, direi che Trieste è stata tutto meno che un crogiolo: il crogiolo è quell’arnese nel quale metti dentro tutti gli elementi più disparati, li fondi, e quello che salta fuori è una fusione, omogenea […] ora, a Trieste, che io sappia, un tipo fuso non s’è mai prodotto&#8221;. </p>
<p>Trieste ha prodotto piuttosto gente, secondo Bazlen, che avendo premesse diverse ha tentato di «conciliare gli inconciliabili», degli «avventurieri della cultura e della vita». Trieste più che un crogiolo è stata una «cassa di risonanza» dell’Europa, in particolare di quell’Europa centrale (che la <em>vulgata romantica</em> si ostina a chiamare Mitteleuropa) che tra gli inizi del XX secolo e gli anni trenta ha contribuito a creare l’ultima stagione «viva» della letteratura europea. Lo sappiamo: «Una volta si nasceva vivi […] Ora si nasce morti […] alcuni riescono a poco a poco a diventare vivi». La «sismograficità» della cultura triestina la si poteva sbirciare nelle biblioteche «finite sulle bancarelle dei librai del ghetto». Si trattava di una cultura assolutamente non provinciale: «Provincia, perché radice – ma noi abbiamo radice nel grande mondo». In quelle bancarelle si potevano incontrare libri «sconosciutissimi, ricercati e raccolti con amore da gente che leggeva quel libro perché aveva bisogno di quel libro».<br />
Un ultimo insegnamento di quel maestro che non si sognò mai di insegnare qualcosa a qualcuno («Non insegnare nulla alla gente: sono capaci di imparare») è il suo eclettismo, ennesima metamorfosi della <em>Weltliteratur</em> goethiana.<br />
Bazlen ci presenta l’avventura critica come interrogazione sul valore dell’opera secondo un’estetica della trasformazione e  dell’autotrasformazione di sé. Ma l’avventura può cominciare solo se ogni individuo è in grado di provare un bisogno specifico per un libro specifico. Perché poi l’avventura ci conduca verso ciò che è ignoto, perché si possa accedere alla «primavoltità» dell’opera, è necessario che l’esercizio critico funzioni sempre come un trasloco. Soltanto liberandosi continuamente dei vecchi mobili, possiamo occupare il nostro spazio vuoto: lo spazio della critica. Quando si legge ci si dovrebbe trovare sempre sulla soglia di casa, avendo in precedenza sgomberato tutte le stanze.<br />
La lezione di eclettismo di Bazlen non prefigura affatto l’eclissi della critica. La vera malattia di cui soffre la nostra epoca della fine dell’opera è un’altra: è lo spirito enciclopedico, il desiderio di catalogare tutto, di possedere tutto, di memorizzare tutto per non conoscere nulla. In questo mondo troppo pieno, quasi più nessuno è in grado di provare un bisogno particolare per un libro particolare.<br />
Oggi davanti a noi ci sono milioni di libri provenienti da tutte le latitudini del globo, biblioteche di libri, stanze piene di libri tutti attuali e tutti apparentemente degni di essere letti, ma non c’è quasi più nessuno in grado di creare uno spazio vuoto, un altrove dove accedere alla loro «primavoltità», nessun capitano di lungo corso capace di liberarci dalla zavorra delle non opere.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/19/la-critica-allepoca-della-fine-dellopera-omaggio-a-roberto-bazlen/">La critica all&#8217;epoca della fine dell&#8217;opera. Omaggio a Roberto Bazlen</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/04/verifica-dei-poteri-2-0-massimo-rizzante/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante'>Verifica dei poteri 2.0: Massimo Rizzante</a> <small>[Massimo Rizzante risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/02/le-ragioni-del-ritorno/' rel='bookmark' title='Le ragioni del ritorno'>Le ragioni del ritorno</a> <small>Eraldo Affinati risponde a Massimo Rizzante Massimo Rizzante Comincerei da...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/06/03/dove-guarda-luccello-a-forma-di-domanda/' rel='bookmark' title='Dove guarda l&#8217;uccello a forma di domanda'>Dove guarda l&#8217;uccello a forma di domanda</a> <small>Sul De Bestiarum Naturis di Andrea Pedrazzini di Massimo Rizzante...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/15/la-bellezza-andra-allinferno-lettera-a-ornela-vorpsi/' rel='bookmark' title='La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi'>La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi</a> <small> di Massimo Rizzante 1 Cara Ornela, ho letto Il...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/10/01/oralita-e-scrittura-in-gadda/' rel='bookmark' title='Oralità e scrittura in Gadda 1'>Oralità e scrittura in Gadda 1</a> <small>(Nella discussione scaturita dal suo ultimo post, Massimo Rizzante ha...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/03/19/la-critica-allepoca-della-fine-dellopera-omaggio-a-roberto-bazlen/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>26</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A mio modesto avviso&#8230; (appunti di poetica ragionevolmente sentimentali)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/03/08/a-mio-modesto-avviso-appunti-di-poetica-ragionevolmente-sentimentali/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/03/08/a-mio-modesto-avviso-appunti-di-poetica-ragionevolmente-sentimentali/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2009 14:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>max rizzante</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[Lello Voce]]></category>
		<category><![CDATA[lingua]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[performance]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[ritmo]]></category>
		<category><![CDATA[segni]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[suono]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>
		<category><![CDATA[voce]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=15311</guid>
		<description><![CDATA[<p><strong>di Lello Voce</strong></p>
<p><em>Cchiu’ luntana mi staje<br />
 Cchiu’ vicino te sento</em><br />
 (Libero Bovio, Passione)</p>
<p><strong>a J. </strong></p>
<p>La poesia è un arte che abita il tempo. E che ne è abitata. Quale che sia la sua storia, più o meno dal XV secolo in avanti, i millenni precedenti l’hanno formata come arte dell’oralità e l’oralità abita il tempo (e fa risuonare lo spazio).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/08/a-mio-modesto-avviso-appunti-di-poetica-ragionevolmente-sentimentali/">A mio modesto avviso&#8230; (appunti di poetica ragionevolmente sentimentali)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Lello Voce</strong></p>
<p><em>Cchiu’ luntana mi staje<br />
 Cchiu’ vicino te sento</em><br />
 (Libero Bovio, Passione)</p>
<p><strong>a J. </strong></p>
<p>La poesia è un arte che abita il tempo. E che ne è abitata. Quale che sia la sua storia, più o meno dal XV secolo in avanti, i millenni precedenti l’hanno formata come arte dell’oralità e l’oralità abita il tempo (e fa risuonare lo spazio).<br />
La poesia è, innanzi tutto, la sua durata, il suo realizzarsi, eseguirsi, performarsi nel tempo, attraverso le vibrazioni della voce del poeta, o di chi, in vece sua, la ‘recita’: troviere, trovatore, o giullare che sia.<span id="more-15311"></span><br />
Essa percorre il tempo, scorre dentro di esso; l’esistenza di figure come la dialefe o la sinalefe, la dieresi e la sineresi (essendo evidente che l’accorciamento, o l’allungamento a cui queste figure presiedono, non è certo di natura grafica, o segnica, ma piuttosto riguarda l’articolazione concreta dei segni, la loro esecuzione nel tempo, il loro ‘decorso’) è la prova inoppugnabile di quanto una poesia sia qualcosa che ha una durata nel tempo, un’esecuzione, un’azione agita con il corpo e con la mente, una disciplina della lingua e delle corde vocali, dei polmoni e del cuore, nel suo realizzarsi in un dato momento, con una certa velocità, con una durata, formalmente decisiva, che divide il suo nascere dallo spegnersi della voce che la esegue.</p>
<p>La poesia è un’arte che abita il suono. E che ne è abitata. La poesia è fatta di una materia precisa, quell’insieme di vibrazioni fisiche ed emissioni sonore che chiamiamo voce. La poesia si propaga. La poesia ha un corpo, corpo mutevole, che rimbalza e si infiltra, che penetra, fa eco, indica, si atteggia nello spazio, lo percorre, la poesia ha dita fatte di vocali e consonanti per battere e carezzare, per stringere e per allontanare, per catturare e per liberare, per coprire e per svelare.<br />
Se per millenni la poesia è stata edificata sulle rime, ciò è accaduto per la sua natura squisitamente sonora e da questo punto di vista la rima e tutte le figure ad essa riconducibili (dall’allitterazione alla <em>cobla capfinida</em>) sono il corpo stesso della poesia, i suoi muscoli, i suoi polmoni, il suo fegato, il suo scheletro, e il suo cuore.</p>
<p>La poesia è un’arte che abita la voce, ne cavalca le onde (sonore), sta sulla loro cresta, sfrutta la loro energia, la loro ‘dinamica’, per trasformarla in una direzione, in un senso, in quello che la critica usa definire un ‘significato’. La voce della poesia è esattamente la voce del poeta, mai il contrario&#8230; Parlare di poesia muta, scorporata, puramente mentalistica è, dunque, fare un ossimoro. E’ ignorare la natura stessa della ‘funzione poetica’ (Jackobson) in cui i tratti sovra-segmentali assumono un’evidente significanza.<br />
Parlare del corpo della poesia è invece la nostra necessità impellente. Quella che renderà di nuovo possibile il suo futuro, attraverso il riconoscimento della sue radici, l’auto-agnizione che le ridarà identità e dignità.<br />
E’ la sua ‘durata’ il suo appartenere integralmente al tempo, al corpo, al luogo di chi la pronuncia, al suo ‘presente, il suo essere ‘atto’, che fa sì che essa possa ‘vincere di mille secoli il silenzio”; la poesia è una ‘materia’, una ‘concretezza’ (De Campos), prima che un segno, o un simbolo, e il suo dio è Efesto e non Apollo.</p>
<p>La poesia è un’arte che abita il ritmo. E che ne è abitata. Bisogna eseguire una poesia, anche se la si legge a mente, bisogna agire i suoi accenti, battere il tempo di ogni <em>stress</em>. Solo così quella poesia vive, si svela, perché la poesia è un’arte dinamica e l’immobilità la uccide. Il ritmo della poesia è il risultato dell’intreccio tra le ragioni della forma (e della storia) e quelle del respiro, tra la lentezza e il peso dei significati e la velocità e la leggerezza del suono che li trasporta.</p>
<p>La poesia è un’arte che abita la lingua. E che ne è abitata.<br />
La poesia è fatta di parole e soprattutto delle loro reciproche relazioni. La poesia non inventa solo neologismi, ma neogrammatiche e neosintassi, essa stira la lingua, ne sfrutta tutte le possibilità, fa del fraintendimento, dell’ambiguità del codice, dell’errore, una via per scoprire scampoli di verità, non realizza i sogni, ma dando loro un nome, ci permette di immaginarli, non compie rivoluzioni, ma inventando nuove parole per la rabbia e per il desiderio, ci suggerisce, ogni giorno, che esse sono possibili, immaginabili. Il compito del poeta è, perciò, far sì che le parole comunichino il più possibile, il meglio possibile, nel modo più imprevisto, profondo, il compito del poeta è ‘tenere in esercizio la lingua’, le parole (Pagliarani), o, se si preferisce, valorizzarne, scoprirne le ‘pieghe’ (Deleuze), dar loro una nuova forma in cui possano di nuovo riconoscersi e risuonare.</p>
<p>Durata, ritmo, suono, lingua: queste sono, a mio parere, le forme della poesia. Tutte le sue forme. Perché la poesia è un’arte plurale. La poesia non si scrive, essa si compone. A maggior ragione quando incontra altre arti, come la musica, rinnovando le sue più antiche radici, o altri media, come il video, le immagini, sperimentando sentieri ancora in buona misura inesplorati.<br />
La poesia è un arte del corpo, tanto quanto della mente, e della sua semiotica concreta, non può in nessun caso essere ridotta all’esercizio di un codice muto, né può mai esserle precluso il dialogo con l’altro da sé, perché il dialogo con l’altro da sé è esattamente la ragione della sua stessa esistenza: essa pertiene tanto all’uso della lingua quanto a quello del respiro, tanto alla disciplina della parola quanto a quella della voce.<br />
Essa è sempre se stessa, ma è sempre disposta a trasformarsi nell’altro, a fondersi, a cibarsi e ad essere fagocitata.</p>
<p>La poesia è un’arte che abita i segni. E che ne è abitata. Quale che sia la sua storia, più o meno fino al XV secolo, i secoli seguenti l’hanno, per l’appunto, irrimediabilmente ‘segnata’, infettata, ferita, colpita, mutata, l’hanno evoluta, fino al punto che le sue cicatrici sono oggi la forma della sua bellezza e della sua efficacia e dunque essa non è più, non può più essere suono, senza essere prima segno muto. Scrittura. Non può più essere pura oralità, anche se non potrà mai rinunciare ad essere ‘oratura’ (Hagège).<br />
Ma il poeta, poi, scrive sempre ‘con le unghie’ (Haddad) e mai con la penna, il poeta legge sempre con le orecchie (e con la voce) e mai con gli occhi, il poeta immagina sempre con il corpo, e con il ritmo del respiro. La poesia è, insomma, etimologicamente, un ‘fare’.<br />
Il suo andare a capo, nello scritto, è solo il simbolo di un movimento della voce, è l’insegna del ritmo, una notazione ‘temporale’, ma nulla di più. Certo non l’essenza del fare poetico.<br />
La lettura poetica ad alta voce, perciò, non è mai un’interpretazione attoriale, ma piuttosto un’esecuzione, anzi una messa in atto, è una performance. Ma lo è da millenni. Da sempre.</p>
<p>Poesia performativa, multimediale, <em>spoken word</em>, <em>hip hop poetry</em>, <em>jazz poetry</em>, <em>spoken music</em> (come si dice oggi in certi ambienti letterari e musicali di New York, per i casi in cui la lettura ad alta voce si fonde con la musica), però, non solo sono definizioni insoddisfacenti (pleonastiche, o tautologiche, improprie, superficiali, parziali), ma anzi rischiano di indicare strade sbagliate. Se mi ostino a negare ogni altra definizione per ciò che faccio, che non sia semplicemente quella di ‘poesia’, è proprio perché credo che la mutazione delle forme del fare poetico a cui stiamo assistendo non influisca sostanzialmente sulla sua natura e sulle sue caratteristiche.<br />
Oppure, se davvero ci occorre un nome nuovo per tutto ciò, noi quel nome non l’abbiamo ancora trovato. Perché le cose esistono prima dei nomi, anche se poi quei nomi, che sono essi stessi ‘cose’, ne influenzano la natura e la percezione.</p>
<p>La critica attualmente legge (ed è in condizione di leggere) solo due delle forme della poesia: la lingua e, sia pur sotto forma di modello, sia pur trasformando spesso la prosodia in simulazione, affidandosi alla reticenza, quella del ritmo.<br />
Sulle altre non può, non vuole e soprattutto non sa dare risposte. Essa è insomma, letteralmente, ‘critica letteraria’, ma non è ancora capace di essere ‘critica poetica’.<br />
Ma questa sua ‘omertà’ è di grave danno alla possibilità della poesia di raggiungere i propri obiettivi: la poesia, senza la critica, è zoppa, rallenta, va a balzelloni. Ed è stupefacente che, pur di fronte all’evidenza di tante esperienze poetiche che nel mondo oggi intendono la poesia come un’arte della voce, del suono, del corpo, che la mescolano e la fanno interagire con altri media e altre arti, la critica non abbia ancora accettato la sfida di rinnovare radicalmente le sue categorie e i suoi strumenti di analisi e di giudizio. Ma che anzi spesso, almeno una parte di essa, preferisca arrestarsi al pregiudizio.</p>
<p>La poesia è un’arte che abita il mondo. E che ne è abitata. La poesia è un’arte che crea mondi a partire dal mondo. Dunque essa non può ignorare il mondo. La poesia è una dinamica di senso e significato messa in moto dall’energia dell’attrito del reale a contatto con i sogni, le speranze i dolori degli uomini. </p>
<p>La poesia è un’arte che abita il desiderio e la speranza. E che ne è abitata. La poesia è ragione del sentimento e sentimento della ragione, è esercizio della speranza attraverso la lingua, anche quando essa articola la disperazione e l’orrore. Anzi soprattutto allora.<br />
La poesia è il desiderio che non si appaga e che non smette di desiderare, la poesia è ciò che insegna la speranza, ciò che addestra gli uomini a sperare sempre meglio, a scoprire una ‘speranza concreta’ (Bloch).</p>
<p>La poesia è un’arte che abita la politica e la storia. E che ne è abitata. La poesia è, dunque, sempre politica perché il poeta senza la <em>polis</em> semplicemente non esiste, e non esiste il senso del suo dire, a meno di trasformare in soliloquio ciò che è strutturalmente dialogo, o, quanto meno, ventriloquio.<br />
La poesia è sempre politica anche quando è poesia d’amore perché mai, come in amore, la politica si realizza, è necessaria, perché l’amore è relazione. La poesia è sempre politica, anche quando è puramente introspettiva, perché nessuna <em>polis</em> potrà vivere a lungo se essa non sarà formata da uomini che sappiano guardare dentro se stessi, tanto quanto sono capaci di leggere le contraddizioni in ciò che li circonda.<br />
Ed essa lo è a maggior ragione quando si realizza in pubblico, quando, cioè, essa ritrova il circolo di una comunità, quando si situa tra la gente, quando il poeta, infine, restituisce al mondo ciò che al mondo ha rubato, per dargli un nuovo nome. </p>
<p>La poesia viva è, insomma, quella che vive già oggi per un pubblico che ancora ‘non c’è’ (Deleuze) ma che essa stessa, prima o poi, farà nascere. Perché la poesia, da sempre, ha nostalgia del futuro, ma colloca la sua speranza nel presente.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/08/a-mio-modesto-avviso-appunti-di-poetica-ragionevolmente-sentimentali/">A mio modesto avviso&#8230; (appunti di poetica ragionevolmente sentimentali)</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/07/11/i-limiti-dellarte/' rel='bookmark' title='I limiti dell&#8217;arte'>I limiti dell&#8217;arte</a> <small>di Massimo Rizzante A Definire i contorni delle parole è...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/06/30/un-ricordo-improbabile/' rel='bookmark' title='Un ricordo improbabile'>Un ricordo improbabile</a> <small> di Massimo Rizzante Dirò subito che ho incontrato una...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/30/lo-stato-delle-cose-in-occidente/' rel='bookmark' title='Lo stato delle cose in Occidente'>Lo stato delle cose in Occidente</a> <small>di Massimo Rizzante Amo le stazioni termali. Immergermi nelle loro...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/15/piccola-cucina-cannibale/' rel='bookmark' title='Piccola cucina cannibale'>Piccola cucina cannibale</a> <small>di Lello Voce Piccola cucina cannibale a J. ho bisogno...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/15/la-bellezza-andra-allinferno-lettera-a-ornela-vorpsi/' rel='bookmark' title='La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi'>La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi</a> <small> di Massimo Rizzante 1 Cara Ornela, ho letto Il...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/03/08/a-mio-modesto-avviso-appunti-di-poetica-ragionevolmente-sentimentali/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>18</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>REALTA’ O CONTEMPORANEITA’? LE PREROGATIVE PER UN BUON ROMANZO E I COMPITI DEI CRITICI</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/17/realismi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/17/realismi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2008 08:35:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Add new tag]]></category>
		<category><![CDATA[adorno]]></category>
		<category><![CDATA[allegoria]]></category>
		<category><![CDATA[balzac]]></category>
		<category><![CDATA[benjamin]]></category>
		<category><![CDATA[canone]]></category>
		<category><![CDATA[contini]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Genna]]></category>
		<category><![CDATA[gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[Houellebecq]]></category>
		<category><![CDATA[Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[joyce]]></category>
		<category><![CDATA[Kafka]]></category>
		<category><![CDATA[lacan]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[littell]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[mimesi]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[novecento]]></category>
		<category><![CDATA[precariato]]></category>
		<category><![CDATA[realismo]]></category>
		<category><![CDATA[Scurati]]></category>
		<category><![CDATA[Tolstoj]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/11/17/realismi/</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Alberto Casadei</strong></p>
<p>Intervengo nel dibattito in corso su “Nazione Indiana” partendo da uno degli ultimi interventi, quello di Andrea Inglese, che condivido nello spirito e in molti punti specifici. Credo innanzitutto che uno degli scopi di discussioni come questa non sia quello di pretendere di stabilire valori assoluti, bensì proprio quello di allargare il confronto sui motivi che spingono i critici o i lettori esperti a privilegiare, in un determinato momento storico, un romanzo specifico, o un autore, o un filone al posto di altri.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/17/realismi/">REALTA’ O CONTEMPORANEITA’? LE PREROGATIVE PER UN BUON ROMANZO E I COMPITI DEI CRITICI</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Alberto Casadei</strong></p>
<p>Intervengo nel dibattito in corso su “Nazione Indiana” partendo da uno degli ultimi interventi, quello di Andrea Inglese, che condivido nello spirito e in molti punti specifici. Credo innanzitutto che uno degli scopi di discussioni come questa non sia quello di pretendere di stabilire valori assoluti, bensì proprio quello di allargare il confronto sui motivi che spingono i critici o i lettori esperti a privilegiare, in un determinato momento storico, un romanzo specifico, o un autore, o un filone al posto di altri. Se dal dibattito emergono motivi ulteriori per ‘andare a cercare’, magari individuando opere o autori sinora poco considerati – com’era, fino a pochi anni fa, il caso di Walter Siti, ora invece in grado di raccogliere consensi bipartisan -, questo sarebbe già un risultato importante. Ma altro ci vorrà: anche incontri ‘in presenza’ come quello previsto a Roma nell’ambito del Festival “Romapoesia” il 27 prossimo potrà essere molto utile.<br />
<span id="more-10957"></span><br />
Ma veniamo ai problemi sul tappeto. Io sono stato velocemente chiamato in causa da Andrea Cortellessa per un mio saggio del 2000, <em>Romanzi di Finisterre</em>, in cui ponevo la questione di cosa si può intendere oggi per realismo, una volta superate e storicizzate fasi precise del romanzo (quella ottocentesca, quella primo-novecentesca), e persino quella del postmodernismo ‘di esaurimento’, che anche prima del fatidico (almeno nella prospettiva degli Stati Uniti di Bush) 11 settembre 2001 cominciava a mostrare la corda. Parlavo appunto di un nuovo tipo di realismo, facevo esempi di come i grandi romanzi riescano a reimpiegare le forme della tradizione, e insomma ponevo, credo, alcune questioni a monte di quelle che si stanno affrontando.</p>
<p>L’anno scorso però ho anche pubblicato (mi scuso se parlo di me anche troppo: ma è solo per chiarire bene la mia posizione) un saggio d’insieme sulla narrativa italiana dal 1980 al 2007, intitolato <em>Stile e tradizione nel romanzo italiano contemporaneo</em>, dove appunto esamino in dettaglio i problemi specifici relativi all’evoluzione pienamente postmodernista (alla Eco) e successiva del nostro romanzo. Quasi tutti gli autori che sono stati coinvolti nella discussione venivano presi in esame, però con una prospettiva precisa: il problema, scrivevo, non è più quello di parlare di un ‘realismo’ di tipo ottocentesco, né di scannarsi sul ‘postmodernismo’ (buono, cattivo, così così…), ma quello di individuare opere che sappiano parlare del presente, <em>ma non solo</em>, secondo una prospettiva che riprenda i fondamenti del <em>novel</em>, ossia quelli di chi sa di raccontare storie importanti per una collettività, ancorché inventate, ma <em>comparabili</em> con quello che si può pensare sia davvero accaduto in una determinata società e in un determinato periodo. Il punto era &#8211; ed è &#8211; che i nostri concetti di realtà sono ormai talmente diversi da quelli di un Balzac, di uno Zola o persino di Joyce, che non possiamo più affermare che solo la rappresentazione del mondo intorno a noi sia significativa.</p>
<p>Ora, il prima problema che vedo, nella discussione sinora condotta, è che si sono usati i termini ‘realtà’ e ‘realismo’ in accezioni molto diverse: per qualcuno, soprattutto gli amici di “Allegoria”, si trattava di ‘contemporaneità’, ‘cronaca’, ‘qui e ora’, con tutti gli annessi e connessi; per Cortellessa e altri invece l’idea era più ampia, e immediatamente collegata a un problema di stile, che anche secondo me è fondamentale: ma, in sostanza, penso che la cosa valga per tutti (benché personalmente non creda che, per parlare di stile, oggi ci si possa rifare solo al grande Contini o al grandissimo Auerbach). Mi pare insomma di capire, dai vari interventi, che sugli equivoci terminologici si è continuato a non intendersi, mentre sulla faccenda dello stile si sono trovati punti di accordo. Questo mi sembra molto importante perché, onestamente, la discussione era partita da frasi troppo nette e trancianti di Cortellessa sul lavoro ampio e articolato di Raffaele Donnarumma, Gilda Policastro e del gruppo di “Allegoria” (nel fascicolo ‘incriminato’, per esempio, c’è un ottimo saggio di Gianluigi Simonetti che sinora non è stato ricordato, ma che vale la pena di leggere). D’altra parte, è vero che le ipotesi solo contenutistiche non bastano a chiarire il valore di un’opera: un’ovvietà che non metterebbe conto di ricordare, se non fosse che poi nelle discussioni sembra del tutto inattiva.</p>
<p>Faccio un esempio. Io non ho nulla contro la letteratura (persino la poesia) che parla del presente, e che in qualche misura si configura come ‘politica’, ‘impegnata’, ‘civile’ e ognuno metta l’aggettivo che più gli piace. Però non è quella letteratura<em> debba</em> parlare di qualcosa in particolare per essere davvero adeguata allo scopo di cui sopra. Vorremmo forse sostenere che Tolstoj avrebbe fatto bene a occuparsi di Bismarck anziché di Napoleone? O che, per risalire a esempi di realismo ‘altro’ rispetto al nostro, il povero Dante doveva incontrare Farinata, Ugolino, al limite Francesca, ma non Ulisse e tantomeno Dio, sia pure ‘per figure’? Oppure, secondo modalità del tutto diverse, chi oserebbe negare oggi (con buona pace di Lukács) che uno degli scrittori più realistici del primo Novecento è Kafka, il quale di ‘cronachistico’ non ha assolutamente niente ma rappresenta perfettamente lo ‘Spirito del tempo’? Insomma, sono i modi di parlare del presente che possono rendere grande un’opera, anche se, lo dico per chiarezza, fra i modi io inserisco anche la scelta dell’argomento, che non è ininfluente: un argomento deve essere ‘all’altezza dei tempi’, e questo implica che alcuni siano migliori di altri agli occhi della collettività dei lettori.</p>
<p>Da ciò consegue che io posso benissimo fare un romanzo su un precario perché ritengo che questo sia un argomento forte. Ma posso anche non farlo, e parlare per esempio della vita nascosta di un broker che fa crollare la borsa, di un magnate nascosto nel più sperduto stato asiatico o americano, di un attentatore di al Qaeda in incognito in Italia, perché ritengo che questi argomenti siano <em>più significativi</em> del precariato, che sarebbe solo un epifenomeno, mentre le cause starebbero altrove. In fin dei conti, DeLillo opera proprio in questo modo, mettendo assieme in quello che resta il suo capolavoro, cioè <em>Underworld</em>, frammenti in apparenza irrelati, massimi sistemi e vite di barboni, cose credibilissime che risultano false, e cose assurde che risultano vere, e tiene insieme tutto questo con commenti degni di Guerra e pace, che danno un senso e una prospettiva al caotico che tutti viviamo. Questo, secondo me, è un modo efficacissimo per reinterpretare gli obiettivi più alti del romanzo, anche se poi la media dei romanzi oggi è ben altra. Lo stesso <em>Falling man</em> è meno significativo, più ‘voluto’, benché la capacità di reinterpretare l’11 settembre in termini epici e tragici innalzi anche questo romanzo una o due spanne sopra la miriade di <em>instant novels</em>.</p>
<p>Forse allora una parte della nostra discussione è mal posta. È posta poi anche peggio quando continuiamo a invocare categorie storicamente e scientificamente superate come quella di ‘inesperienza’. Stiamo ancora a ripetere una favoletta che non era vera ai tempi nemmeno ai tempi di Benjamin? Ma lasciamola a uno Scurati, che pensa di essere il nuovo dio del romanzo e non riesce a fare altro che scrivere ripetizioni di <em>Delitto e castigo</em>. Oggi, noi, abbiamo un’esperienza del mondo che i Greci o gli Illuministi se la sognavano, se la mettiamo nei termini di ‘informazione’. E l’esperienza, ci spiegano i neuroscienziati, è <em>prima di tutto</em> informazione. O forse noi crediamo che Tucidide o Erodoto sapessero cose incredibili, avessero sperimentato chissà quale visione del mondo che noi, meschini, non siamo in nessun modo in grado di raggiungere? O vogliamo aggiungere, come fa Scurati, che un povero disgraziato che è stato sotto il fuoco dei nemici, sotto bombe al napalm, al fosforo, all’uranio impoverito  ecc., non ha fatto un’esperienza, perché lui, l’inesperto, guardava il tutto bevendosi una birra davanti alla TV? Proponiamogli di far cambio, e vediamo se accetta.</p>
<p>Ovviamente, sto semplificando. La questione è senza dubbio delicatissima, però le nostre riflessioni devono partire non da posizioni ‘veteroumanistiche’, come in fondo sono quelle che, con l’alibi dell’inesperienza, consentono poi di non guardare davvero il ‘deserto del reale’. Cominciamo a dire che chiunque, e soprattutto gli scrittori, oggi fanno un’esperienza <em>nuova</em> del reale, e il problema è proprio quello di veicolarla in una forma narrativa che riesca a darne il senso, risarcendo, per riprendere un’intuizione questa sì ancora fondamentale di Benjamin (e Adorno), proprio quello che la pura informazione (nel senso più ampio del termine) non può dare. Tolstoj non era sui campi di battaglia contro Napoleone, ma aveva una sua propria esperienza della guerra, solo che, come scrittore, ha capito che la sua ricostruzione del senso della storia si poteva ottenere solo parlando di un evento epocale, e non di una delle tante guerre che da sempre, purtroppo, accadono senza che il mondo se ne accorga. Il grande scrittore deve, secondo me, essere in grado di individuare nel presente aspetti della realtà di cui non ci eravamo accorti, deve saper guardare più a fondo, deve individuare più senso negli eventi di quanto ce ne sia nelle cronache dei mass media. Altrimenti, il suo romanzo sarà sempre e soltanto un abbellimento del già noto. </p>
<p>Insomma, la nostra idea di esperienza, così come quella di realtà, comprende oggi anche la conoscenza di quello che un tempo avremmo chiamato il fantastico, e ora il virtuale, l’immaginario ecc.: però dobbiamo cominciare a fondare i nostri discorsi su questi argomenti non solo giurando sulle parole di Hegel o Lacan o Baudrillard, ma anche tenendo conto di quelle degli esperti di scienze cognitive, di opere come il bellissimo dialogo tra Changeux e Ricoeur su <em>La natura e la regola</em>, dove davvero si discute sui rapporti tra genetica, neurobiologia, filosofia e, dulcis in fundo, arte (e specifico che non voglio in nessun modo usare il cognitivismo come spiegazione, ma credo che non possiamo nemmeno far finta che molte spiegazioni sinora date di fenomeni estetici o linguistici o stilistici possano e debbano essere inserite in un quadro rinnovato, che tenga conto dei presupposti riguardanti in particolare l&#8217;inconscio cognitivo, senza con questo cadere in un facile determinismo).</p>
<p>Finiamola con i proclami o i lamenti sul romanzo dell’irrealtà o l’irrealtà del romanzo, e cominciamo a cercare i romanzi che, sulla base di un’originale rilettura della tradizione, sappiano anche affrontare il nostro completo cambiamento di conoscenze sull’identità, sui limiti tra sensoriale e intellettivo, su cos’è mimesis da un punto di vista del cervello, anche in funzione artistica, e su temi che finalmente ci portino fuori dall’orticello in cui sembra che l’unica questione sia quanto siamo postmoderni, o se siamo più realistici se parliamo di frutta al mercato anziché di operai nelle fabbriche, per riprendere una nota polemica fra grandi pittori. Un esempio perfetto, in questo senso, ce l’abbiamo già, ed è<em> Le particelle elementari</em> di Houellebecq.</p>
<p>Con tutto questo, non voglio certo tirarmi indietro quando si parla di canone del presente o di una seria discussione sui valori che vogliamo individuare nella letteratura d’oggi. Questo credo che rimanga un compito fondamentale per chi, come me, vorrebbe che in Italia ci fosse un riconoscimento forte per le opere migliori: così come ci sono i Pulitzer o i Goncourt, e nel bene o nel male si sa che quelle premiate sono opere con cui bisogna confrontarsi. Per quel che valeva, personalmente mi ero impegnato, assieme a Enzo Golino, Andrea Cortellessa, Guido Mazzoni e altri, nell’ambito di un premio, lo “Stephen Dedalus”, che voleva segnalare ogni anno alcune opere di narrativa e di poesia davvero significative: e, tra l’altro, siamo stati fra i primi a premiare <em>Gomorra </em>e gli unici ad avere il coraggio di dare un riconoscimento ufficiale a <em>Troppi paradisi</em>. Non lo dico per commemorare un premio che è già defunto, causa taglio totale dei finanziamenti: lo dico per indicare quella che credo una prospettiva indispensabile &#8211; e da riprendere &#8211; cioè di unire gli sforzi per far sì che le opere che collettivamente o a grande maggioranza consideriamo importanti abbiano tutto il riscontro che meritano, in un mercato dominato dai giallini, dai numerini, dai baricchini ecc. ecc.</p>
<p>Quanto poi a chi interpreta meglio ora la contemporaneità, il nostro essere qui adesso, io mi sono espresso nel libro, ma ho anche scritto un contributo su <em>Gomorra e il Naturalismo 2.0</em>, in cui propongo delle ipotesi su come andare oltre il ‘fenomeno’ Gomorra, persino oltre i suoi importanti risvolti umani e sociali, per capire perché quel testo è diventato così importante per noi. Il saggio intero è ancora inedito, ma una sua parte, con altre considerazioni sul rapporto fra noir, fiction, auto fiction ecc., è stato pubblicato nell’Almanacco Guanda dal titolo<em> Il romanzo della politica. La politica nel romanzo</em>, curato da Ranieri Polese e in libreria in questi giorni. Invito tutti a guardarlo perché i tanti testi che vi compaiono sono molto interessanti nel loro insieme. Si va da analisi molto dettagliate, come quella di Andrea Cortellessa su Siti, a resoconti di autentici processi, come quello Previti-Cordelli (con acute considerazioni di Franco e dei suoi avvocati, certamente da lui ispirati, sul rapporto realtà-finzione), a dichiarazioni di scrittori ma anche di esperti e giornalisti, per esempio sull’ormai dimenticata stagione di Tangentopoli, a fumetti notevolissimi come quelli di Alberto Rebori. Il mix è utilissimo per comparare i modi possibili per parlare del presente. </p>
<p>E mi pare che emerga bene un punto, che ancora non ho trovato evidenziato nel nostro dibattito: le ricette per ottenere adesso un riscontro di pubblico sono ormai talmente vincolanti che opere ‘fuori mercato’ quasi mai acquistano un rilievo di pubblico. Per esempio, oggi un romanzo storico è incasellato in uno statuto che è molto più vicino al fantasy che non all’allegoria del presente: è chiaro che non è sempre stato così, ma questo pone dei problemi su come fare romanzo storico che sia anche un’interpretazione del presente. A mio parere Littell ci riesce in modo notevolissimo (altrove proverò a spiegare perché, ma intanto so che usciranno vari contributi interessanti nel prossimo numero di “Allegoria”), Genna, tanto per dire, meno. Però, va riconosciuto a Genna che uno dei tentativi più ambiziosi di fare storia italiana senza trascurare il presente ma nemmeno senza appiattircisi è stato <em>Dies irae</em>. Ragionare sui limiti di quella operazione (prima di tutto, secondo me, per l’appunto stilistici), e sul suo quasi totale insuccesso di pubblico, potrebbe essere interessante, se ci poniamo in una prospettiva un po’ meno militante e un po’ più critica.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/17/realismi/">REALTA’ O CONTEMPORANEITA’? LE PREROGATIVE PER UN BUON ROMANZO E I COMPITI DEI CRITICI</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/04/il-disgusto-e-lossessione-un-modo-di-esercitare-la-critica/' rel='bookmark' title='Il disgusto e l&#8217;ossessione. Un modo di esercitare la critica'>Il disgusto e l&#8217;ossessione. Un modo di esercitare la critica</a> <small>di Andrea Inglese [In veste di spettatore, non sono costretto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/02/le-ragioni-del-ritorno/' rel='bookmark' title='Le ragioni del ritorno'>Le ragioni del ritorno</a> <small>Eraldo Affinati risponde a Massimo Rizzante Massimo Rizzante Comincerei da...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/07/11/i-limiti-dellarte/' rel='bookmark' title='I limiti dell&#8217;arte'>I limiti dell&#8217;arte</a> <small>di Massimo Rizzante A Definire i contorni delle parole è...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/03/26/media-e-mediatori/' rel='bookmark' title='Media e mediatori'>Media e mediatori</a> <small>di Carla Benedetti “Si parla moltissimo del potere dei media,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/10/22/ancora-su-gomorra/' rel='bookmark' title='(Ancora) su &#8220;Gomorra&#8221;'>(Ancora) su &#8220;Gomorra&#8221;</a> <small>di Andrea Inglese (Questa scheda critica è uscita sull&#8217;ultimo numero...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/17/realismi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>81</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Parlando di scrittura con John Banville</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/05/parlando-di-scrittura-con-john-banville/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/05/parlando-di-scrittura-con-john-banville/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 08:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Beckett]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[fiction]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[John Banville]]></category>
		<category><![CDATA[joyce]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura irlandese]]></category>
		<category><![CDATA[noir]]></category>
		<category><![CDATA[novecento]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/11/05/parlando-di-scrittura-con-john-banville/</guid>
		<description><![CDATA[<p align="center"></p>
<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>[<em>Questa chiacchierata con John Banville, che è stata pubblicata su</em> L'Unità <em>del 15.10.2008, era programmata in altra data. Ma credo possa essere un buon contributo alla questione teorica che si sta dibattendo in questi giorni su NI, grazie alle parole di </em><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/">Cortellessa</a>, <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/31/quid-credas-allegoria/">Donnarumma</a>, <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/31/quid-credas-allegoria/">Policastro</a>, <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/04/il-disgusto-e-lossessione-un-modo-di-esercitare-la-critica/">Inglese </a><em>e di buona parte degli arguti commentatori.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/05/parlando-di-scrittura-con-john-banville/">Parlando di scrittura con John Banville</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/11/banville.jpg"/></p>
<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>[<em>Questa chiacchierata con John Banville, che è stata pubblicata su</em> L'Unità <em>del 15.10.2008, era programmata in altra data. Ma credo possa essere un buon contributo alla questione teorica che si sta dibattendo in questi giorni su NI, grazie alle parole di </em><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/">Cortellessa</a>, <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/31/quid-credas-allegoria/">Donnarumma</a>, <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/31/quid-credas-allegoria/">Policastro</a>, <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/04/il-disgusto-e-lossessione-un-modo-di-esercitare-la-critica/">Inglese </a><em>e di buona parte degli arguti commentatori. Fra questi c'è chi chiedeva l'opinione degli scrittori. Banville, mostrando la sua bottega, involontariamente propone degli stimoli sui quali, credo, si possa meditare.</em> G.B.]</p>
<p>Non sono un giornalista, non ne ho il talento. Sono soprattutto un lettore. Non so bene come si intervisti un autore come John Banville, uno fra i più importanti in lingua inglese, vincitore del <em>Booker Prize</em>, amato da autori del calibro di Don DeLillo o di Martin Amis. Mentre gli stringo la mano glielo dico. “Bene, vorrà dire che non mi chiederai qual è la mia boyband preferita”. Neppure ci pensavo. Esistono piccole realtà territoriali, invece gli dico, come l’Irlanda o Israele, che hanno saputo produrre letteratura di livello globale. <span id="more-10468"></span><br />
Sono stati popoli sottomessi ad un impero oppure da sempre senza patria, che perciò non hanno potuto costruire monumenti autocelebrativi. “È vero” mi conferma, “in Irlanda non abbiamo monumenti di pietra, nulla di stabile, di durevole. Quello che ci manca nelle arti plastiche l’abbiamo cercato nella lingua. I due esempi che fai sono agli antipodi: in Israele sono riusciti a creare una identità passando dalla riscoperta di una lingua antica, viceversa noi irlandesi abbiamo subito la sostituzione forzata del gaelico alla metà del XIX secolo con l&#8217;inglese, una lingua nuova che non è stata scelta, ma imposta. Per noi è stato un cambiamento drammatico.”<br />
Con Banville viene subito in mente la grande tradizione irlandese: Beckett, Joyce, Yeats. “Be’, non mi dispiace la compagnia” dice sorridendo. Ma non è forse un po’ troppo facile? Il flusso di coscienza e l’io narrante de <em>Il mare</em>, gli scacchi continui della memoria e le sue improvvise epifanie, hanno un sapore proustiano. Così come nelle storie dove il protagonista è l’anatomopatologo Quirke, piuttosto che al giallo classico anglosassone mi pare che Banville guardi a Simenon. “Io, innanzitutto non sono un anglosassone” dice con un lieve sorriso. “L’irlandese non è l’inglese, usa le parole dell’inglese ma formula la frase in una forma differente, più ambigua forse. La nostra è una lingua letteraria differente.” E Proust? &#8211; insisto. “Sai, in un certo senso tutti gli scrittori sono proustiani, solo che Proust ha concentrato in un’opera quello che tutti noi sentivamo, ne ha fatto una sintesi perfetta ed esemplare. Per me, per te che sei scrittore” (arrossisco all’idea di essergli equiparato) “per Joyce, per Beckett, l’infanzia rappresenta un mondo arcaico al quale noi rivolgiamo il nostro sguardo.”<br />
Gli chiedo quanto un autore che scrive in inglese abbia dentro di sé anche le altre tradizioni letterarie. “Io da sempre leggo e ho letto i grandi testi della tradizione europea” mi dice. “Da giovane amavo Thomas Mann mentre non avevo alcun interesse per la letteratura irlandese &#8211; a parte Joyce e Beckett &#8211; che trovavo abbastanza provinciale; quello che volevo era diventare uno scrittore europeo: la conseguenza è stata che l’Europa non mi ha accettato e che l’Irlanda mi ha respinto. Ora mi trovo in mezzo. Volteggio a mezz&#8217;aria sull’Europa”.<br />
<em>L’invenzione del passato</em> ha una forma squadrata, quasi fosse un cubo di pietra, fisicamente ostico anche solo a guardarlo nella sua perfetta graniticità; ne <em>Il mare</em> l’io narrante è il centro assoluto di tutta la narrazione, gli altri personaggi sembrano delle proiezioni sullo schermo dell’ego dell’io narrante, con una sovrapposizione perfetta, una aderenza addirittura impressionante fra l’autore e la voce narrante;  in <em>Dove è sempre notte</em> e <em>Un favore personale</em>, c’è il narratore onnisciente che ne sa più di tutti gli altri, più del protagonista, più ancora dello stesso lettore. Insomma, non esiste un modo univoco di raccontare, uno stile unico per ogni libro, che soverchi la storia e la imprigioni nella lingua, ma sembra un continuo scendere a patti fra la voce e le esigenze della trama. “Ogni libro richiede o detta lui stesso lo stile della sua stesura, io per principio non è che mi accinga a scrivere un libro in un modo particolare o in un altro, di solito a metà del libro attraverso una fase di crisi e quasi di disperazione e a quel punto è il libro che mi suggerisce che direzione prendere. Non scrivo mai con uno stile preciso e definito a priori, ma mi adeguo alle esigenze della trama e del libro stesso.” Insomma non c’è uno “stile Banville”, ma esiste una continua interpolazione fra l’autore e la storia. “Non è tanto una questione di stile, ma di approccio, di metodo, di livello di concentrazione che è necessario per ogni particolare libro. Ad esempio nella prima e nella terza parte di <em>L’invenzione del passato</em> c’è uno stile denso mentre la parte centrale potrebbe averla scritta Benjamin Black” (è l’alter ego che usa quando scrive noir) “con uno stile più leggero, con un ritmo più agile, anche se io non ne avevo l’intenzione, mentre scrivevo, di farlo così.”<br />
Si dice spesso che i personaggi si muovono di vita propria, ma è vero anche che esiste una ineluttabilità dell’autobiografico, anche se si scrivesse di mondi futuri, di realtà inimmaginabili si è inevitabilmente autobiografici. Io ho spesso la sensazione che lo scrittore si smembri, un po’ come il mito di Osiride, che si faccia a pezzetti nel campo della trama, facendo germinare e germogliare i personaggi che sono e non sono l’autore stesso. “Hai presente quello stato di veglia, se così si può chiamare? Quello immediatamente dopo che ti sei svegliato? Ecco: è da lì che prendo i miei personaggi. Quindi sì, hanno qualcosa di me, perché tutti i personaggi hanno una parte, un aspetto della vita dello scrittore, però più invecchio e più mi accorgo che in quello stato di veglia mi passano davanti un sacco di persone che non so da dove vengano, veri e propri personaggi misteriosi. E più passa il tempo e più aumenta questo alone di mistero. Non so come facciano i pittori o gli scultori che creano oggetti; noi invece creiamo queste strane essenze, questi nuovi esseri che sono nel mondo e allo stesso tempo non lo sono.”<br />
Facciamo un gioco, gli dico: cos’hanno in comune Kertész, Pessoa, Borges, Gadda, Benjamin, Durenmatt, Sciascia? Banville ci pensa un po&#8217;, poi si arrende. Gli svelo la soluzione: questi e molti altri sono una piccola selezione del miglior ‘900 che ha amato, si è interessata e ha scritto romanzi noir, o polizieschi. Insomma: il  ‘900 letterario ha sempre avuto un buon rapporto con la narrativa di genere, molto meno la critica che ha creato dei pregiudizi ancora oggi incrollabili. Banville annuisce vistosamente. “Ma certo! Cambierei 500 libri di mainstream per <em>Il postino suona sempre due volte</em>! Il noir ha prodotto decisamente della letteratura eccellente nel ventesimo secolo. I recensori hanno sempre avuto dei problemi con questa letteratura di genere perché hanno bisogno di classificare tutto in scompartimenti chiari, netti. Arte di qualità, genere, pop, e così via… io non sono d’accordo che esita una letteratura di genere o meno, per me c’è solo buona letteratura e cattiva letteratura. Una delle cose peggiori che ha prodotto il modernismo novecentesco è il fatto che la trama, così come la rappresentazione nelle arti pittoriche, o l’armonia nella musica, fossero intese come borghesi, da ceto medio, quindi da disprezzare. Il modernismo, che ha comunque prodotto dei capolavori, in questo senso è stato un movimento deleterio, perché ora noi dobbiamo rendere di nuovo “rispettabile” quelle cose che un certo Novecento disprezzava, dobbiamo restituire alla trama la dignità che le è stata sottratta. E io credo che molto, in questo senso, ha fatto la scrittura noir.”<br />
Leggendo alcune recensioni degli ultimi due libri mi sono accorto che molti recensori del Banville “autoriale” sembravano spiazzati di fronte ai morti, il sangue, i colpi di scena. C’era un critico quasi dispiaciuto che Banville fosse riuscito a scrivere una storia così ben congegnata, rivoleva il “suo”, comodo, Banville! Allo stesso tempo leggendo su internet alcuni commenti di fanatici lettori di genere, vedevo il loro disappunto per le continue digressioni dalla trama principale. Insomma le storie di Quirke sono, allo stesso tempo, dentro e fuori la tradizione, sono come dei ponti fra i generi. Non è forse questo l’unico modo oggi di poter raccontare un noir?<br />
“Ho un caro amico, John Gray, un filosofo inglese, che dopo aver letto <em>Un favore personale</em> mi ha detto che ho inventato un nuovo genere.” Ride. “Forse ai recensori e ai lettori questo genere non piace e allora vuol dire che ci dobbiamo inventare dei nuovi lettori. Oggi mi dispiace di aver usato, fuori dal mercato italiano, lo pseudonimo di Benjamin Black. Forse avrei dovuto scrivere da subito con il mio nome. È che quando ho iniziato pensavo fosse un semplice gioco, invece mi sbagliavo. Aver scritto come Black e come Banville ha dato luogo a una confusione che non reputo positiva.” Mi sorride, fa un gesto con le mani: “Quindi magari un giorno o l’altro strozzerò Benjamin Black.”<br />
Sono stato fin troppo serioso in questa intervista. “Te l’ho detto: potresti chiedermi qual è il mio colore preferito o la mia squadra del cuore” insiste. Allora chiudo con una battuta: perché non sono ancora tradotto in inglese? Lui però la prende sul serio. “Una delle grandi disgrazie del mondo letterario in lingua inglese è che viene pubblicata così poca fiction e saggistica non inglese. Questo ha a che vedere con l’arroganza del mondo anglosassone, trovo tutto ciò davvero sconcertante e purtroppo penso che la situazione sia destinata a peggiorare. È un disastro, perché non si ha alcun tipo di nozione di quello che passa nella mente di un italiano o di un tedesco. I libri ti rivelano moltissimo del pensiero e della mentalità di un popolo, ma da noi non si traduce nulla. Ogni anno è come se, per qualche strano effetto climatico dovuto al riscaldamento terrestre, perdiamo, così come si perdono gli alberi, grandi e importanti opere scritte in lingue che non siano l’inglese. Potresti cambiare il tuo nome in uno scandinavo” mi dice sorridendo. “Negli ultimi anni gli autori scandinavi stanno avendo molto successo in America.” Mi faccio chiamare Sven, gli dico mentre mi alzo, Sven Biondillessen. Ridiamo, poi gli porgo la mano. “Ciao Sven” mi dice allungando la sua di mano, affabile.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/05/parlando-di-scrittura-con-john-banville/">Parlando di scrittura con John Banville</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/07/11/i-limiti-dellarte/' rel='bookmark' title='I limiti dell&#8217;arte'>I limiti dell&#8217;arte</a> <small>di Massimo Rizzante A Definire i contorni delle parole è...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/10/03/intervista-a-giancarlo-de-cataldo/' rel='bookmark' title='Intervista a Giancarlo De Cataldo'>Intervista a Giancarlo De Cataldo</a> <small> di Gianni Biondillo [allego qui la versione estesa di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/27/l%e2%80%99amore-un%e2%80%99estate/' rel='bookmark' title='L’amore, un’estate'>L’amore, un’estate</a> <small> di Gianni Biondillo William Trevor, L’amore, un’estate, trad. Laura...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/17/realismi/' rel='bookmark' title='REALTA’ O CONTEMPORANEITA’? LE PREROGATIVE PER UN BUON ROMANZO E I COMPITI DEI CRITICI'>REALTA’ O CONTEMPORANEITA’? LE PREROGATIVE PER UN BUON ROMANZO E I COMPITI DEI CRITICI</a> <small>di Alberto Casadei Intervengo nel dibattito in corso su “Nazione...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/02/08/perche-ho-firmato-l%e2%80%99appello/' rel='bookmark' title='Perché ho firmato l’appello'>Perché ho firmato l’appello</a> <small> di Gianni Biondillo Innanzitutto una premessa necessaria: in questi...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/05/parlando-di-scrittura-con-john-banville/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Siamo tutti Saviano?</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/27/non-siamo-tutti-saviano/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/27/non-siamo-tutti-saviano/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 05:58:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Casalesi]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[helena janeczek]]></category>
		<category><![CDATA[mafie]]></category>
		<category><![CDATA[saviano]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/10/27/non-siamo-tutti-saviano/</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p>Dopo le ultime notizie su un possibile attentato a Roberto Saviano in stile “Strage di Capaci”- far saltare con l’esplosivo le macchine blindate sull’autostrada Napoli –Roma &#8211;  e dopo l’intervista di “Repubblica” in cui dice di voler lasciare per un po’ l’Italia per riprendersi la sua vita, si è scatenata una gara di solidarietà di dimensioni impressionanti.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/27/non-siamo-tutti-saviano/">Siamo tutti Saviano?</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/saviano-merda.jpg"/></p>
<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p>Dopo le ultime notizie su un possibile attentato a Roberto Saviano in stile “Strage di Capaci”- far saltare con l’esplosivo le macchine blindate sull’autostrada Napoli –Roma &#8211;  e dopo l’intervista di “Repubblica” in cui dice di voler lasciare per un po’ l’Italia per riprendersi la sua vita, si è scatenata una gara di solidarietà di dimensioni impressionanti. Iniziative sui social network, letture collettive in piazza di <em>Gomorra</em> a Roma e Milano, cittadinanze onorarie, striscioni degli ultrà esposti allo stadio, un appello firmato da sei Premi Nobel che nella prima giornata raccoglie le adesioni di centomila persone. E molto altro, molto di più.<br />
E’ qualcosa di imprevisto e di straordinario soprattutto laddove è divampato dal basso, dalle persone che hanno letto il libro o l’hanno comprato o che hanno soltanto visto Saviano in tv e ne hanno fatto quel che è ora: un simbolo di lotta alla mafia, un simbolo di coraggio. E probabilmente di qualcos’altro, perché i simboli veri non sono come i cartelli stradali che stanno per una cosa sola, ma si caricano e irradiano significato. Ed è fin troppo facile obiettare che per aderire a un appello via rete o anche trovarsi in una piazza lontana dalla provincia di Caserta non ci vuole molto coraggio, né si mette in moto un cambiamento, né si fa qualcosa di concreto per togliere una persona dal pericolo in cui si trova. Sono soltanto gesti simbolici che rispondono proprio su quel piano a chi, appunto, è diventato un simbolo.<span id="more-10161"></span><br />
Esistono alcuni che pensano che Saviano sia diventato quello che è adesso grazie al marketing editoriale o all’influenza dei media o a entrambi. Ma nulla si sarebbe messo in moto senza il libro né tanto meno avrebbe raggiunto queste dimensioni senza pubblico perché è quest’ultimo, in un movimento di feed back circolare, che continua ad alimentare le ristampe e tener aperti gli spazi su televisioni e giornali.<br />
Quindi ha ragione Saviano quando dice che non è stato il suo libro a innescare una reazione da parte della camorra, ma il successo del suo libro, la trasformazione del suo libro e di lui stesso in qualcosa che riveste un valore simbolico per moltissime persone.<br />
Pasolini scriveva che il successo è l’altra faccia della <strong>persecuzione</strong> e queste parole acquistano nel caso di Saviano una verità sinistra.<br />
Credo che la realtà del pericolo che corre derivi ormai in una misura non meglio quantificabile dal valore che ha assunto, dalla notorietà raggiunta persino oltre ai confini dell’Italia.<br />
E’ un fatto inaudito. La visibilità doveva avere un effetto protettivo, fargli – come si dice- da “scorta mediatica”, comunicare ai nemici di Saviano che se lo toccano, la reazione scatenata peggiorerà pesantemente le condizioni per condurre i propri affari in segreto e in silenzio. Secondo quella logica tradizionale nell’ambito delle mafie, ammazzare Saviano non conviene: piuttosto si aspetta un tot di anni, quando non avrà più la scorta e l’attenzione pubblica, quando quest’ultima lo avrà almeno in parte dimenticato. Allora lo si distrugge, preferibilmente con diffamazione, querele, mosse trasversali, e se proprio non bastasse, con le armi. Ed è ovviamente uno scenario sempre presente e non escluso dalla situazione attuale. Cosa che fa capire che cercare di destreggiarsi fra la troppa esposizione e il possibile oblio, debba essere per Saviano come navigare fra Scilla e Cariddi.<br />
La logica della visibilità come protezione ormai non vale più senza riserve. I capi Casalesi in carcere si sono visti riconfermare gli ergastoli, le loro mogli- anche quella del latitante Antonio Iovine- sono state arrestate, Casal di Principe è presidiato dalla Folgore come un territorio occupato. Erano, fino al successo di <em>Gomorra</em>, un clan sconosciuto o di cui l’opinione pubblica non si interessava già a partire da Napoli. Ora qualsiasi loro azione, persino quelle non strettamente sanguinarie, rimbalza su giornali e telegiornali. Hanno poco da perdere, e l’idea che una volta tolto di mezzo Saviano, tutto tornerà come prima –magari non subito, ma basta aspettare- sembra possedere, a questo punto, una logica più stringente e una maggiore attrattiva. A questi uomini che si vedono come un potere assoluto, poter mostrare con un solo omicidio che detengono più potere di Stato, Premi Nobel, masse nazionali e internazionali, essere in grado di scatenare un putiferio anche politico, deve fare non poca gola.<br />
Per questo, l’istinto e il buon senso suggeriscono di non scartare lo spauracchio della riedizione della Strage di Capaci soltanto perché il pentito ha poi smentito l’informazione sul presunto attentato raccolta da un poliziotto. Nella migliore delle ipotesi mi pare rappresenti quello che il clan <strong>avrebbe voglia </strong>di fare.<br />
Chiunque abbia visto le interviste fatte da Repubblica tv o quelle di Matrix o delle Iene, si è reso conto che pure per il territorio dominato dai Casalesi, Saviano è un simbolo. Soltanto che è un simbolo negativo. A Casale- ma molto spesso anche a Napoli &#8211; Saviano è colui che è ti fa arrivare una sanzione se giri senza patente o senza casco, colui che è diventato famoso e venerato rovinando l’immagine della propria terra e affibbiando ai suoi abitanti l’immagine di mafiosi o di collusi, colui che si è arricchito senza aver fornito lavoro anche se nero o sporco, e non ha sganciato tangenti o soldi per i terreni trasformati in tombe di rifiuti tossici.<br />
Magari quel che abbiamo visto o letto non è tutta la verità, magari c’è qualcuno che in segreto la pensa diversamente, ma non importa. Importa che quelle dichiarazioni rappresentino la versione a cui da quelle parti occorre o conviene conformarsi. Persino il parroco di Casale ha lanciato un anatema contro Saviano perché infanga il nome dei bravi e onesti paesani.<br />
Basta aggiungere che accanto a un consenso negativo popolare intorno a Saviano, ci sono proprio nei luoghi che per primi dovevano essere scossi dalla sua denuncia, molti che si sentono sempre di più gettati nell’ombra dal fascio di luce che sembra ricadere tutto sul simbolo. Questi si trovano nello spettro di chi conduce la battaglia antimafia: dai magistrati ai testimoni di giustizia, dagli agenti delle forze dell’ordine ai militanti delle associazioni e così via. Giornalisti lamentano che Saviano avrebbe preso dai loro articoli e dalle loro inchieste, cosa che non avrebbe dato alcun fastidio se il libro l’avessero letto in 5.000 (la prima edizione di <em>Gomorra</em> aveva esattamente questa tiratura) e nemmeno in 50.000. Sarebbe infatti stato impossibile e grave se l’autore non avesse fatto tesoro delle informazioni raccolte anche aldilà della propria esperienza personale, ed è perfettamente normale che chi riporta semplicemente una notizia, non abbia bisogno di citare nessuna fonte: questo, a maggior ragione, per un libro che si colloca a cavallo fra saggistica e romanzo, fra esposizione di fatti e dati e narrazione.<br />
Ciò che non scorgono queste persone – o che la loro frustrazione fa passare in secondo piano &#8211; è che si tratta del più classico meccanismo del <em>divide ut impera</em>, tra l’altro messo in moto senza nessun burattinaio, e che a isolare Saviano ci si crea un danno da soli facendo il gioco dell’avversario. Inoltre non sembrano vedere la cosa più banale e primaria, ossia che, pur nell’ombra di Saviano, l’attenzione a quel che fanno non sia mai stato tanto alta: mai così tante opportunità di pubblicare libri, fare film ecc sulla camorra (e persino sulla ’ndrangheta fino ad allora quasi totalmente ignorata dall’attenzione pubblica), mai così tanto spazio nei mezzi d’informazione su arresti e inchieste, mai tanto impegno da parte dello stato nel territorio Casalese.<br />
Ma già qui si intravede una sorta di equivoco. La Folgore che è a Casal di Principe – uso l’esempio come immagine esemplare, aldilà della valutazione sulla sua efficacia- non gira contemporaneamente a Platì e nemmeno a Secondigliano, e ammesso anche che si riuscisse a dare un colpo durissimo al clan dei Casalesi, non si avrebbe di certo ottenuto una vittoria su tutte le altre mafie che magari anzi godono dello sforzo concentrato da una parte come il proverbiale terzo fra i litiganti.<br />
L’equivoco nasce dai piani di rappresentazione. Su quello basilare sembra trattarsi di una lotta fra Saviano e i Casalesi o, al massimo, fra Saviano e lo Stato e i Casalesi. Sembra che i Casalesi oggi “tirano” esattamente come un tempo facevano notizia solo i Corleonesi. In quest’equivoco che si autoalimenta ci casca pure l’editoria che pubblica libri sui Casalesi a cui sembra interessata solo una nicchia.<br />
Perché, in realtà, al celebre scrittore londinese, alla casalinga di Voghera o allo studente di Treviso che cosa gliene importa alla fine di un dato clan campano? Non moltissimo, se non avesse intenzione di uccidere Saviano e se nella sua vicenda non fosse simboleggiato molto altro.<br />
La libertà di parola, la fiducia nella verità e nella possibilità di dirla, il coraggio delle proprie azioni e convinzioni. E forse anche il meccanismo per cui la denuncia di certi clan reali, con nomi e cognomi, riesce a toccare per esteso le corde di chi in Italia si confronta con dinamiche “mafiose” in generale, cioè praticamente tutti. Credo che in questo paese vecchio, attanagliato da mille paure supposte o reali – dagli stranieri al pedofilo della porta accanto, dal latte contaminato alla recessione -, privo di fiducia nel proprio futuro e nella possibilità di uscire dal marciume, l’esempio di Saviano incontri soprattutto il desiderio di essere diversi da come si è realmente: non impauriti, asserviti, rassegnati. Eppure l’investimento simbolico su di lui sembra giocare un ruolo ambivalente. Ci si appaga nell’identificazione e nella preoccupazione per Saviano e si continua grosso modo a vivere come prima. D’altronde, cosa si potrebbe fare?<br />
Purtroppo dire “siamo tutti Saviano” non basta, anzi l’effetto è in parte anche contrario a quello desiderato. Perché alla fine solo Saviano è Saviano, solo Saviano è quello sotto scorta, minacciato di morte, ricusato dal parroco di un paese che non ha pronunciato nulla di simile nei confronti dei boss. E voglio ribadirlo: Saviano non è ovviamente l’unico potenziale bersaglio delle mafie e non è l’unico a vivere sotto scorta, ma è un bersaglio privilegiato proprio in quanto simbolo. Più ci si schiera dietro al suo nome, più lui diventa simbolo e come simbolo diventa unico, diventa solo. E il fatto che così pochi lo appoggiano proprio laddove dovrebbe invece essere appoggiato primariamente, non fa che accrescere la pericolosità di questo meccanismo.<br />
Chiunque abbia letto l’opera di René Girard centrata sulla funzione del capro espiatorio o conosca il mito e il rito del Re del Bosco analizzati dal <em>Ramo d’oro </em>di Frazer ha dimestichezza con la logica per cui figure investite collettivamente di un valore positivo e persino salvifico, siano per questa stessa ragione, destinate al sacrificio.<br />
Ma come si fa a strappare una persona reale, non un simbolo, dal pericolo che sta con troppa evidenza correndo anche in questo senso?<br />
Noi su questo sito abbiamo da sempre pensato che il modo migliore di stare vicini a Roberto era continuare a dare spazio alle tematiche che ha portato alla ribalta, anche e soprattutto se a scriverne erano altri, e cogliamo l’occasione per ribadire che Nazione Indiana è uno spazio aperto per chiunque voglia proporre un contributo. I Wu Ming con spirito simile hanno lanciato lo slogan di “<a href="http://www.giugenna.com/interventi/desavianizzazione_di_saviano.html"></a><a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/quasigiap_23ottobre2006.html#saviano">desavianizzare</a>” Saviano. Carla Benedetti e Giovanni Giovanetti sul sito de “Il primo amore” propongono di<a href="http://www.ilprimoamore.com/testo_1138.html"> “Condividere il rischio”</a> facendo e ospitando inchieste su temi non solo legati alla criminalità organizzata.<br />
Tutto questo è giusto, però non illudiamoci: ormai non basta. Tutta l’attenzione e la maggiore facilità di accesso ai circuiti della comunicazione -dai blog, alle case editrici, ai telegiornali- che la fama di Saviano e del suo libro hanno innescato anche a beneficio di altri scrittori, giornalisti, documentaristi ecc., non hanno cambiato nulla su un certo piano. Si sono moltiplicate le voci di denuncia, ma Saviano è diventato sempre più simbolo.<br />
D’altronde, non si può dire alla gente: tutto questo è certamente anche bellissimo, ma per favore state attenti. Da un lato perché nessuno si sveglia la mattina dicendosi “adesso di sto ragazzo che ho visto ieri sera a Matrix faccio il mio simbolo di un Italia migliore o di chi “ha le palle”. Del resto, le stesse persone – che siano scrittori famosi o gente comune non importa &#8211; hanno reagito con affettuoso buon senso alla sua dichiarazione di volersene andare, dando la priorità al suo desiderio di riavere una vita decente. Non è che perché uno è simbolo che non ci si rende conto che è prima di tutto una persona in carne ed ossa.<br />
Ma soprattutto, pur con tutta la necessità di vederne gli aspetti rischiosi e ambivalenti, è giusto riconoscere che i bisogni simbolici sono bisogni profondi e reali, e il fatto che emergano con la loro portata utopica primaria, contiene in sé qualcosa di positivo: aldilà di ogni ricaduta concreta, di ogni possibilità che il semplice sentirli ed esprimerli possa bastare come appagamento e quindi diventi funzionale al mantenimento delle cose come stanno, e ovviamente aldilà di ogni manipolazione e strumentalizzazione della quale possono essere oggetto.<br />
Eppure, pur con tutta la consapevolezza dei limiti e dei rischi, non basta fermarsi a questo. Bisogna cercare di capire quel che hanno fatto<em> Gomorra</em> e il “fenomeno Saviano” un po’ più concretamente.<br />
<em>Gomorra</em> non è soltanto in assoluto il primo libro sulle mafie – inclusi quelli dedicati a Cosa Nostra, inclusa il volume intervista a Giovanni Falcone- ad aver ottenuto una simile diffusione in Italia e nel mondo. <em>Gomorra</em> ha soprattutto cambiato il modo di rappresentare e di vedere le mafie. Non più fenomeno locale, ma presenza ubiqua e interconnessa del mondo globalizzato. Non più intreccio fra potere criminale e potere politico, ma supremazia del potere economico al quale tutto il resto è subordinato. Quel che talvolta viene mosso come critica a Saviano, ossia aver riservato un ruolo marginale all’aspetto della collusione politica, è in realtà la condizione di partenza perché si fosse potuto verificare questo mutamento collettivo di consapevolezza.<br />
<em>Gomorra</em> ha fatto questo:spostare lo sguardo dal sangue e persino dalla politica al business che è ovunque e rappresenta il cuore del potere criminale. Ed è, aldilà delle mafie, un grande e necessario aggiornamento ai tempi nostri, dove recentemente gli stati e la politica non hanno potuto fare altro che cercare di tamponare i disastri creati dall’economia, stavolta finanziaria.<br />
Lo sguardo di <em>Gomorra</em> è la sua più grande novità. Ogni polemica su quel che Saviano possa aver preso da altri o su quel che “si sapeva già”, manca il bersaglio perché non si rende conto che è stato Saviano, solo Saviano, a scorgere in quella materia una portata universale e trovare lo strumento per fare breccia con la sua visione delle cose e con la forza di coinvolgimento del suo racconto. Nessuno prima d’allora era arrivato a mostrare soprattutto questo, a far pervenire soprattutto questo come messaggio, a dirti:”non chiederti principalmente se Totò Riina si è baciato o meno con Andreotti”, ma domandati piuttosto chi costruisce casa tua, come vengono raccolti i pomodori con cui fai la salsa, dove e come vengono smaltiti i rifiuti che butti nel bidone dell’immondizia”.<br />
Non erano cose di cui si interessava il lettore comune o il pubblico dei media, non erano nemmeno cose che sembravano riguardare da vicino i cosiddetti intellettuali, inclusi quelli impegnati. Pasolini probabilmente ha pagato con la vita il suo lavoro su Petrolio e il suo “Io so” che riguardavano comunque grandi intrecci fra politica e interessi multinazionali, non il subappalto del piccolo cantiere, non la proprietà di una pizzeria, non il racket subito dal negoziante. In breve: non il nostro quotidiano.<br />
Su tutto questo c’è stata una sensibilizzazione che forse è l’inizio di qualcosa che cambia. I giornali non danno solo quell’attenzione a camorra e Casalesi di cui prima godevano solo i mafiosi siciliani (e comunque, per qualsiasi motivo, è preferibile essere informati su due organizzazioni criminali piuttosto che su una sola), ma concedono uno spazio prima impensabile a questioni come le mani dell’ndrangheta sui lavori per l’Expo di Milano (vedi gli articoli su “<a href="http://sitesearch.corriere.it/forward.jsp">Corriere”</a> e <a href="http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=8748350">“Stampa”).</a><br />
Noi non siamo Saviano e possiamo fare ben poco per tutelarlo. Ma, senza nessun eroismo, possiamo continuare ad allargare il solco che ha tracciato, continuare a ritenere che ogni indagine sul reale ci riguardi, possiamo trasformare tutto questo in una duratura e normale consapevolezza capace di non essere soltanto qualcosa di effimero: leggere – o scrivere- poesie e inchieste, articoli di cronaca e romanzi. Cambiare definitivamente postura rispetto a questo. Capire che le nostre democrazie sono congegni imperfetti e fragili, i cui valori e il cui funzionamento possono essere messe in scacco non solo dall’ascesa al potere di un dittatore; che non bisogna arrivare al regime totalitario, per finire per perderne di fatto dei grossi pezzi. Questo paese ne è un esempio particolarmente mal messo, ma la questione di fondo non riguarda solo l’Italia e il suo meridione. E al tempo stesso non dobbiamo nasconderci lo sgomento e il senso di impotenza che ci coglie quando scopriamo che Caserta sembra più lontana da Roma, più altrove, che Parigi o Milano.<br />
Sapere che si possa fare poco. Ma farlo. Di modo che se Saviano se ne va per un po’ da un&#8217;altra parte, qualcosa di quel che ha aiutato a seminare continui a crescere e a radicarsi anche laddove non c’è mai stato uno specifico interesse per le mafie.<br />
E infine, anche se il coraggio è quella cosa che non ci si può dare da soli, sarebbe bello se fossimo capaci a tirarne fuori un po’ di più: ovunque, in qualsiasi campo. Non per Roberto Saviano, soprattutto per noi stessi.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/27/non-siamo-tutti-saviano/">Siamo tutti Saviano?</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/06/13/clan-a-montesanto/' rel='bookmark' title='Clan a Montesanto'>Clan a Montesanto</a> <small> di Maurizio Braucci Petru Birladeandu, il suonatore ambulante rumeno,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/castel-volturno-africa-occidentale/' rel='bookmark' title='Castel Volturno, Africa occidentale'>Castel Volturno, Africa occidentale</a> <small>[youtube:http://it.youtube.com/watch?v=eTj4qjC4akM] [ Miriam Makeba è morta ieri notte dopo un...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/05/14/il-coraggio-dimenticato/' rel='bookmark' title='Il coraggio dimenticato'>Il coraggio dimenticato</a> <small> foto di Luigi Caterino di Roberto Saviano Chi racconta...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/04/01/siamo-tutti-in-pericolo/' rel='bookmark' title='Siamo tutti in pericolo'>Siamo tutti in pericolo</a> <small>di Giuseppe Catozzella Un uomo giace sdraiato a terra accanto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/08/22/gomorra-e-dintorni-rosaria-capacchione/' rel='bookmark' title='Gomorra e dintorni: Rosaria Capacchione'>Gomorra e dintorni: Rosaria Capacchione</a> <small> - Mi scusi, signor Guichard, ma ha dimenticato di...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/27/non-siamo-tutti-saviano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>52</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>POE.MI &#8211; il festival di scritture, media e arti visive (a Milano)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/20/poemi-il-festival-di-scritture-media-e-arti-visive-a-milano/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/20/poemi-il-festival-di-scritture-media-e-arti-visive-a-milano/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 12:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[e-dizioni]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[gammm]]></category>
		<category><![CDATA[nazioneindiana]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[scritture]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[warburghiana]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=9857</guid>
		<description><![CDATA[<p><strong>poe.mi </strong><strong>(Milano, 21 ottobre &#8211; 23 novembre 2008)</strong> è un festival espositivo-performativo che unisce scritture, media e arti visive e cerca di costruire alcune mappe nei territori correnti della produzione artistica e letteraria italiana. In questa prima edizione, dal titolo <em>“Tiriamo le reti”</em>, poe.mi intende fare il punto sul web, e soprattutto sui blog, come canale privilegiato di molta nuova poesia italiana, in alcuni casi in dialogo con realtà straniere o legate alle altre arti, e spesso con esiti ed esperienze qualitative confrontabili con le proposte dell’editoria cartacea tradizionale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/20/poemi-il-festival-di-scritture-media-e-arti-visive-a-milano/">POE.MI &#8211; il festival di scritture, media e arti visive (a Milano)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>poe.mi </strong><strong>(Milano, 21 ottobre &#8211; 23 novembre 2008)</strong> è un festival espositivo-performativo che unisce scritture, media e arti visive e cerca di costruire alcune mappe nei territori correnti della produzione artistica e letteraria italiana. In questa prima edizione, dal titolo <em>“Tiriamo le reti”</em>, poe.mi intende fare il punto sul web, e soprattutto sui blog, come canale privilegiato di molta nuova poesia italiana, in alcuni casi in dialogo con realtà straniere o legate alle altre arti, e spesso con esiti ed esperienze qualitative confrontabili con le proposte dell’editoria cartacea tradizionale.</p>
<p>I blog, a pochi anni dalla loro diffusione, sembrano essere diventati sia un contesto vivacissimo di dibattito e contatto tra realtà poetiche, o più in generale letterarie, fino a poco tempo fa lontane e bisognose di una continua mediazione, sia il palinsesto per produzioni letterarie specifiche, che sfruttano le nuove dimensioni e le nuove modalità di fruizione che la rete offre.</p>
<p>poe.mi ha luogo in tre diverse sedi, ognuna dedicata ad un aspetto specifico del festival.</p>
<p>Ad <strong>AR.RI.VI. (Archivio Ricerca Visiva)</strong> è allestita una mostra che testimonia il lavoro di trentacinque tra i più interessanti blog e webzine italiani di poesia. Il percorso espositivo include documenti, immagini, opere visive di poeti e la possibilità di navigare on line sui siti selezionati. Viene infine presentato un piccolo saggio dell’attuale produzione di video-poesia e di video-arte incentrata sulla parola.</p>
<p>Alla <strong>Casa della Poesia,</strong> all’interno di due serate di presentazione con rispettivi autori e curatori, sono portate le esperienze delle web-magazine <em>L’Ulisse</em> e <em>Warburghiana</em>, che comprendono percorsi di ricerca sia nel campo letterario che in quello artistico.</p>
<p>Al <strong>Centro Culturale Il Punto Rosso</strong>, attraverso un ciclo di incontri con i rispettivi autori e curatori, viene presentato il lavoro di alcuni blog e siti scelti (<em>Nazione Indiana, GAMMM, Biagio Cepollaro</em> e <em>Personaggi precari</em>), che operano nell’area delle scritture di ricerca e da anni affrontano sia il problema della produzione in rete sia quello della diffusione e della costruzione di comunità e di relazioni.<br />
<span id="more-9857"></span><br />
Blog e siti web invitati</p>
<p><a href="http://www.absolutepoetry.org/" target="_blank">Absolute poetry</a><br />
<a href="http://atelierpoesia.splinder.com" target="_blank">AtelierBlog</a><br />
<a href="http://www.cepollaro.it" target="_blank">Biagio Cepollaro</a><br />
<a href="http://golfedombre.blogspot.com" target="_blank">Blanc de ta nuque</a><br />
<a href="http://www.canopo.splinder.com" target="_blank">Canopo</a><br />
<a href="http://compostxt.blogspot.com" target="_blank">Compostxt</a><br />
<a href="http://poesia.corriere.it" target="_blank">CorriereBlog Poesia</a><br />
<a href="http://differx.blogspot.com" target="_blank">Differx</a><br />
<a href="http://www.dissidenze.com/" target="_blank">Dissidenze</a><br />
<a href="http://exuviae.wordpress.com" target="_blank">Exuviae</a><br />
<a href="http://www.filipporosso.net/" target="_blank">Filippo Rosso</a><br />
<a href="http://www.fucine.com/" target="_blank">Fucine Mute</a><br />
<a href="http://gammm.org" target="_blank">GAMMM</a><br />
<a href="http://www.gretarosso.com/" target="_blank">Greta Rosso</a><br />
<a href="http://ilmareadestra.wordpress.com" target="_blank">Il mare a destra</a><br />
<a href="http://www.ilprimoamore.com/" target="_blank">Il primo amore</a><br />
<a href="http://labottegadiscrivana.splinder.com" target="_blank">Kidult’shop</a><br />
<a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com" target="_blank">La poesia e lo spirito</a><br />
<a href="http://lastanzacinese.splinder.com" target="_blank">La stanza cinese</a><br />
<a href="http://bgmole.blogsome.com" target="_blank">Le avventure di bgmole</a><br />
<a href="http://liberinversi.splinder.com" target="_blank">LiberInVersi</a><br />
<a href="http://solmi.wordpress.com" target="_blank">Liste</a><br />
<a href="http://www.lowleveltechniques.blogspot.com/" target="_blank">Low-level tecniques</a><br />
<a href="http://www.lietocolle.info/it/l_ulisse.html" target="_blank">L’Ulisse</a><br />
<a href="http://www.milanocosa.it/" target="_blank">Milanocosa</a><br />
<a href="http://www.nabanassar.com/" target="_blank">Nabanassar</a><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/" target="_blank">Nazione Indiana</a><br />
<a href="http://www.afinidadesafectivasitalia.blogspot.com/" target="_blank">Nomadi Mondi</a><br />
<a href="http://rivistapaginazero.wordpress.com" target="_blank">PaginaZero</a><br />
<a href="http://www.poecast.it/" target="_blank">PoEcast</a><br />
<a href="http://prosthesis.wordpress.com" target="_blank">Prosthesis</a><br />
<a href="http://recognitiones.blogspot.com" target="_blank">Recognitiones</a><br />
<a href="http://sarmizegetusa.wordpress.com" target="_blank">Sarmizegetusa</a><br />
<a href="http://slowforward.wordpress.com" target="_blank">Slowforward</a><br />
<a href="http://universopoesia.splinder.com" target="_blank">UniversoPoesia</a><br />
<a href="http://www.vicoacitillo.net/">VicoAcitillo</a></p>
<p><strong>Videoartisti</strong><br />
Dario Bellini, Marco Formento / Ivano Sossella, Giuliano Guatta, Matias Guerra, Bruno Muzzolini, Marco Vaglieri.</p>
<p><strong>Videopoeti</strong><br />
Annelisa Addolorato, Yuri Ancarani, Gherardo Bortolotti, Roberto Cavallera, Antonio Diavoli, Filippo La Vaccara, Antonio Loreto, Alberto Mori, Michele Zaffarano.</p>
<p><strong>Artisti &amp; poeti visivi</strong><br />
Gherardo Bortolotti, Anne Boyer, Biagio Cepollaro, David-Baptiste Chirot, Michelle Detorie, Linh Dinh, Brandon Downing, Clifford Duffy, Marco Giovenale, Jim Leftwich &amp; John Crouse, Filippo Minelli,<br />
Matina L. Stamatakis, Michele Zaffarano.<br />
&#8230;</p>
<p><strong>Orari della mostra</strong></p>
<p><strong>AR.RI.VI.</strong> (Archivio Ricerca Visiva, via Botticelli 8, Milano; www.ar-ri-vi.org)<br />
Tutti i giorni da Mercoledì a Sabato, 15.30-19.30. Dal 21 ottobre al 23 novembre.<br />
&#8230;</p>
<p><strong>Calendario degli incontri</strong></p>
<p><strong>AR.RI.VI.</strong> (Archivio Ricerca Visiva, via Botticelli 8, Milano; www.ar-ri-vi.org)</p>
<p><strong>Martedì 21 ottobre 2008, ore 19:</strong><br />
vernice della mostra e presentazione del progetto.</p>
<p><strong>Martedì 28 ottobre 2008, ore 21:</strong><br />
scrittura di ricerca e prosa: presentazione della rivista<br />
<em>Nuova Prosa</em> e delle edizioni Bacacay, con <strong>Luigi Grazioli</strong>.</p>
<p>*<br />
<strong>Casa della poesia</strong> (Palazzina Liberty, Largo Marinai d’Italia, Milano)<br />
<strong><br />
Martedì 4 novembre 2008, ore 21:</strong><br />
presentazione della testata culturale on-line <em>L&#8217;Ulisse,</em><br />
con <strong>Alessandro Broggi</strong>, <strong>Stefano Salvi</strong> e <strong>Italo Testa</strong>.<br />
<strong><br />
Martedì 18 novembre 2008, ore 21:</strong><br />
presentazione della web-magazine <em>Warburghiana</em>, con <strong>Aurelio<br />
Andrighetto</strong>, <strong>Dario Bellini</strong>, <strong>Gianluca Codeghini </strong>e <strong>Elio Grazioli</strong>.</p>
<p>*<br />
<strong>Il Punto Rosso (via Guglielmo Pepe 14, Milano; http://www.puntorosso.it)</strong><br />
Coordina: <strong>Paolo Giovannetti</strong>.</p>
<p><strong>Giovedì 23 ottobre 2008, ore 18.30:</strong><br />
presentazione del blog <em>Nazione Indiana</em>, con <strong>Franco Buffoni</strong>, <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Helena Janeczek</strong>, <strong>Andrea Raos</strong>, <strong>Jan Reister</strong> e <strong>Maria Luisa Venuta</strong>.<br />
<strong>Giovedì 30 ottobre 2008, ore 18.30:<br />
presentazione del blog <em>GAMMM</em>, con </strong><strong>Marco Giovenale</strong>,<br />
<strong>Michele Zaffarano</strong>, <strong>Gherardo Bortolotti</strong> e <strong>Alessandro Broggi</strong>.<br />
<strong><br />
Giovedì 6 novembre 2008, ore 18.30:</strong><br />
<strong>Biagio Cepollaro</strong> illustra il suo sito<br />
e discute della sua esperienza nella rete.<br />
<strong><br />
Giovedì 13 novembre 2008, ore 18.30:</strong><br />
incontro con lo scrittore <strong>Vanni Santoni</strong>,<br />
a cura di <strong>Gherardo Bortolotti</strong> e <strong>Jacopo Galimberti</strong>.</p>
<p>*</p>
<p><strong>i curatori</strong></p>
<p><strong>gianluca codeghini </strong>artista visivo e sound-artist, espone in Italia e all’estero dal 1990, in spazi pubblici, musei, gallerie e spazi virtuali. alcune linee teoriche del suo lavoro vertono su temi come il rumore, la luce e la cecità, la polvere, il gioco, l’intervallo, i sottofondi. svariate sono le collaborazioni. nel 1992 fonda “laciecamateria edizioni”, nel 2000 promuove il progetto editoriale/performativo “warburghiana”, in collaborazione con aurelio andrighetto, dario bellini ed elio grazioli. le sue ultime esposizioni si sono tenute presso: spazio gerra, reggio emilia; man, museo d’arte della provincia di nuoro; red bull music accademy, roma; fondazione baruchello, roma; fondazione arnaldo pomodoro, milano;mart, rovereto; gamec, bergamo;mlac museo laboratorio università la sapienza, roma; prometeogallery, milano; neon, bologna; francosoffiantino, torino. il suo lavoro è pubblicato in “la polvere nell’arte”, di e. grazioli, bruno mondadori; “Il gioco epistemico”, conversazione con p. braione, in “la cultura politecnica”, a cura di m. bartoldini, bruno mondadori; ”il mondo dell’arte contemporanea in italia”, di g. ciavoiello, artshow edizioni; ”crolli”, di m. belpoliti, einaudi.</p>
<p><strong>gherardo bortolotti </strong>ha pubblicato testi e traduzioni in rete (su «word for / word» n.10, www.cepollaro.splinder.it, www.nazioneindiana.com, www.lietocolle.it/ulisse, lapoesiaelospirito. wordpress.com e www.absolutepoetry.org) e sulle riviste «qui. appunti dal presente», «il segnale», «metromorfosi», «sud», «poesia», «bombay gin», «the black economy» e «aufgabe» (n.7). per biagio cepollaro e-dizioni ha pubblicato l’e-book canopo. con michele zaffarano cura la collana chapbooks per arcipelago edizioni. ha collaborato ad un libretto d’artista di massimo nota. tiene blog in italiano: canopo.splinder.com e bgmole.blogsome.com, ed in inglese: www.lowleveltechniques.blogspot.com, pleasure-of-reading-this-work.blogspot.com e howtowrite.blogsome. com. nella collana felix ha pubblicato una plaquette di quattordici coppie di prose: soluzioni binarie (la camera verde, 2007). nel giugno 2007 esce il wee chap tracce, per dusie.org (progetto wee chapbooks).</p>
<p><strong>alessandro broggi </strong>è poeta, scrittore e giornalista. raccolte di poesia: apprendistato (eos, 2000), inezie (lietocolle, 2002; prefazione di g. neri), total living (la camera verde, 2007); lavori in prosa: quaderni aperti (pubblicato nel nono quaderno di poesia italiana contemporanea, a cura di f. buffoni, marcos y marcos, 2007, con prefazione di u. fiori; e parzialmente in forma di e-book per biagio cepollaro e-dizioni, 2005).antologie: verso i bit.poesia e computer (lietocolle, 2005), il presente della poesia italiana (lietocolle, 2006), l’esperienza-divenire delle arti (fondazione baruchello, 2006), leggere variazioni di rotta (le voci della luna, 2007). curatele: il segreto delle fragole (lietocolle, 2003, con c. dentali e nota di m. cucchi). testi o recensioni in riviste, blog e siti web: su «almanacco del ramo d’oro», «atelier», «bloc notes», «hebenon», «il segnale», «la clessidra», «lamosca dimilano», «nuova antologia», «poesia», «re:viste», «sud», «testuale», «the black economy», «the new review of literature» (r. cartacee); «absolute poetry», «bina», «dissidenze», «ex04», «liberinversi», «microcritica», «nabanassar», «nazione indiana», «poesia da fare», «per una critica futura», «la poesia e lo spirito» (r. telematiche, blog e siti web). Dal 2004 è direttore (con s. salvi e i. testa) della testata culturale on-line «l’ulisse», dal 2006 è tra i curatori del blog di scrittura di ricerca «gammm» e dal 2007 è collaboratore del «journal of italian translation» (brooklyn college).</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/20/poemi-il-festival-di-scritture-media-e-arti-visive-a-milano/">POE.MI &#8211; il festival di scritture, media e arti visive (a Milano)</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/10/29/warburghiana/' rel='bookmark' title='Warburghiana'>Warburghiana</a> <small>Prima un libro, poi mostre, poi concerti sinottici, ora anche...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/21/verifica-dei-poteri-2-0-gherardo-bortolotti/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti'>Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti</a> <small>[Gherardo Bortolotti risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/26/misurata-replica-dellufficio-stampa-di-fabio-scotto-alle-critiche-faziose-di-certa-poesia-sperimentale/' rel='bookmark' title='Misurata replica dell&#8217;ufficio stampa di Fabio Scotto alle critiche faziose di certa poesia sperimentale'>Misurata replica dell&#8217;ufficio stampa di Fabio Scotto alle critiche faziose di certa poesia sperimentale</a> <small> Questo &egrave; un articolo pubblicato su Nazione Indiana in:Misurata...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/nasce-absoluteville/' rel='bookmark' title='Nasce Absoluteville'>Nasce Absoluteville</a> <small>Absoluteville , come suggerisce il nome, non è semplicemente un...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/12/17/in-pensiero/' rel='bookmark' title='in pensiero'>in pensiero</a> <small> nasce il semestrale multimediale dedicato alle arti e alla...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/20/poemi-il-festival-di-scritture-media-e-arti-visive-a-milano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I limiti dell&#8217;arte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/07/11/i-limiti-dellarte/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/07/11/i-limiti-dellarte/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 08:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>max rizzante</dc:creator>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Aristotele]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[aveva]]></category>
		<category><![CDATA[Baudelaire]]></category>
		<category><![CDATA[comune]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[cose]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[joyce]]></category>
		<category><![CDATA[Kafka]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[London]]></category>
		<category><![CDATA[luce]]></category>
		<category><![CDATA[modernità]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[Omero]]></category>
		<category><![CDATA[opera]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[parigi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[sanguineti]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[sfida]]></category>
		<category><![CDATA[sfondo]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=6366</guid>
		<description><![CDATA[<p><strong>di Massimo Rizzante</strong></p>
<p><strong>A</strong><br />
Definire i contorni delle parole è diventato un compito difficile, soprattutto da quando le specializzazioni e i gerghi hanno invaso ogni campo, confondendo le frontiere delle arti e in particolare dell’arte letteraria. Parole come «contaminazione», «riscrittura», «riuso», «intertestualità» hanno fatto il giro del mondo in bocca a critici raffinati, precipitando poi nei manuali, per diventare, infine, luoghi comuni nelle tesi degli studenti più scaltri.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/07/11/i-limiti-dellarte/">I limiti dell&#8217;arte</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Massimo Rizzante</strong></p>
<p><strong>A</strong><br />
Definire i contorni delle parole è diventato un compito difficile, soprattutto da quando le specializzazioni e i gerghi hanno invaso ogni campo, confondendo le frontiere delle arti e in particolare dell’arte letteraria. Parole come «contaminazione», «riscrittura», «riuso», «intertestualità» hanno fatto il giro del mondo in bocca a critici raffinati, precipitando poi nei manuali, per diventare, infine, luoghi comuni nelle tesi degli studenti più scaltri. Danilo Kis diceva che la letteratura dovrebbe essere «l’ultimo bastione del buon senso». Che cos’è, si chiedeva, un sonetto d’amore se non «un isolotto sul quale possiamo posare il piede» in mezzo alla palude dei gerghi?<span id="more-6366"></span> </p>
<p><strong>B</strong><br />
Una parola a cui tengo è la parola «atelier». Significa «bottega» o «officina» ed è tanto antica quanto l’arte. Forse per questa ragione è così piena di mistero e allo stesso tempo suona alle nostre orecchie di mercanti del XXI secolo un po’ démodé. Questa parola ci ricorda che l’opera è il prodotto di una <em>τεχνη</em>, di un saper fare. La storia di un’arte è la storia di un sapere, di una «messa in opera» su una materia definita. Ora, il sapere implica un potere, e questo potere è il concentrato di due forze: del «talento», altra parola un po’ démodé, di colui che si è messo all’opera e del suo sforzo di superare la resistenza della materia. Il poeta non è qualcuno che ricerca, ma piuttosto qualcuno che inventa, nel senso che i latini davano alla parola «invenzione», cioè quello di «scoperta»: egli scopre in atto un aspetto ignoto di ciò che «in potentia» appartiene alla «natura umana».<br />
La litania della «poesia di ricerca» che in Italia non ha mai smesso di suonare come una campana a morto nei confronti della poesia cosiddetta «tradizionale», io non riesco ad ascoltarla. Non ho mai personalmente compreso questa nozione. Non mi appartiene. Per me non c’è una distinzione tra poesia «tradizionale» e «poesia di ricerca». La «poesia di ricerca» è quella che cerca alleanze fuori dalla pagina, mentre quella «tradizionale» è serva dei suoi ristretti confini? La «poesia di ricerca» è quella che confonde le frontiere delle arti, mentre quella «tradizionale» solfeggia su un solo monotono pentagramma? Cavalcanti è meno sperimentale di Amelia Rosselli? Sanguineti è più sperimentale di Guido Gozzano? Si tratta di una nozione ideologica, che ha una sua storia e una sua giustificazione storico-critica, ma che è stata ed è – oggi ancor più che negli anni sessanta e settanta del secolo scorso – un’arma spuntata. La sua vicenda è analoga a quella della nozione di «scrittura». Quando qualcuno mi chiede: «Come va? La scrittura procede?», «Come la mettiamo con la scrittura?», mi spunta un eczema. Le persone che mi pongono le domande sono innocenti. Tuttavia, la parola che pronunciano non lo è – così come ben sapeva colui che coniò alla fine degli anni cinquanta la parola «écriture». Ormai la nozione di «écriture» di Barthes non ha più corso. Quello che è rimasto, grazie alle nefaste ricezioni della nozione di <em>écriture</em> non di Barthes, ma di Derrida, è una parola passe-partout, che ha soppiantato la distinzione tra i diversi generi, tra le diverse arti. Poesia, romanzo, novella, saggio: tutto è scrittura. Non si scrive qualcosa. Si scrive e basta. Ci si mette a scrivere. Tanto che, come ha detto Lakis Proguidis, direttore della rivista francese «L’Atelier du roman», scrivere ha smesso di essere «un verbo transitivo». Perché me la prendo tanto? Perché questa parola duttile, senza spigoli, usata fino all’insignificanza, è il peggior nemico dell’opera, in quanto sfida umana e formale al caos dell’uomo e delle forme. Riduce l’opera a occupazione, a pura attività, a spreco di forze. L’affranca dalle responsabilità che la legano alla storia dell’arte nella quale vuole inscriversi. Liberandosi dalle catene della sua storia specifica, che cosa diventa un’arte? Nel migliore dei casi un best seller, nei peggiori grafomania: in entrambi i casi ci troviamo fuori dalla storia di quell’arte e quindi impossibilitati a giudicare. Ciò che misura la qualità estetica di un’opera è quello che Jean Clair, il grande critico d’arte, ha chiamato una volta il suo «coefficiente d’attrito». Aggiungerei che tale coefficiente, oltre che per la materia, vale anche nei confronti del tempo storico: più un’opera appartiene al suo tempo, ovvero non è in grado di superare le resistenze del momento in cui è prodotta, più il suo valore è infimo. In fondo, qui non faccio che ripetere ciò che Baudelaire ha affermato cento cinquant’anni fa, e cioè che la modernità, con tutto il suo senso del transitorio e dell’irripetibile, non è che «la metà dell’arte», essendo l’altra metà «l’eterno e immutabile». Per lui solo quest’ultima metà può permettere all’arte moderna di aspirare alla dignità delle arti antiche. Il presente dell’arte non si oppone al suo passato, ma vi è incastonato come un diamante che fa risplendere della sua luce fuggevole tutta la sua storia. D’altra parte, per quale bizzarro masochismo molta arte e molta poesia del presente aspirano voluttuosamente a farsi divorare da Cronos, invece di rispettare il loro compito antico di divincolarsi dalla sua presa mortale? Con buona pace di tutte le avanguardie di questo mondo, lo ignoro.<br />
La critica è un atto di umiltà nei confronti di qualcosa che ha un «coefficiente d’attrito» enormemente superiore a quello che ogni sua lettura può mettere in campo. <em>Nihil interpretandum sine admiratio.</em> Questo atto di umiltà è l’unica forma di «militanza» critica e politica che mi sento di condividere.<br />
Ciò non significa che l’opposizione tra <em>Homo politicus</em> e <em>Homo poeticus</em> non possa essere superata. Chi è vissuto, anche per un breve periodo, nel XX secolo, ha conosciuto direttamente o indirettamente il controllo che il potere politico ha esercitato sull’individuo. Bisogna tuttavia constatare che se il secolo dei totalitarismi, come gli storici hanno spesso definito il secolo passato, è finito, il margine di manovra dell’individuo non ha finito di restringersi. La forza che ha permesso di sequestrare la vita degli individui – il loro corpo come il loro pensiero – non è scomparsa con il XX secolo, ma, al contrario, è sempre in auge. Concepisce, oggi più di ieri, il mondo come un laboratorio e l’uomo come un esperimento. Ciò che è in atto è un’animalizzazione artificiale della natura umana. Attraverso tecnologie sempre più sofisticate essa erode il pudore, il senso della vergogna, la responsabilità, il senso del tempo, la dimensione privata dell’uomo per lasciargli un solo grande desiderio: quello di ritornare alla violenza di <em>Homo sapiens</em><em>.</em> Con le parole di Friedrich Dürrenmatt: «L’uomo moderno è caduto vittima della barbarie della sua civiltà».<br />
Mi chiedo: che cosa significa oggi cercare di difendere l’essere umano in quanto <em>Homo politicus</em> e allo stesso tempo <em>Homo poeticus</em>? Tutti ricorderanno gli atteggiamenti di alcuni grandi scrittori del XX secolo. Kafka, nei suoi <em>Diarii</em>, annota: «2 agosto 1914. La Germania ha dichiarato guerra alla Russia. – Nel pomeriggio scuola di nuoto». Joyce, uno dei <em>maîtres à penser</em> di tutti gli impegnati sperimentatori di questo mondo, il giorno in cui scoppia la seconda guerra mondiale si infuria con un amico perché l’evento gli avrebbe procurato un mucchio di noie con l’editore in vista della pubblicazione della sua opera: per lui,  <em>Finnegans Wake</em> (1939, Faber &#038; Faber, London) era molto più importante della guerra. Nabokov, che aveva una grande esperienza del mondo e poteva fare qualcosa di importante per la politica del suo paese di origine, la Russia, si è sempre vantato di non aver alcun interesse per la cosa pubblica. Nulla, affermava, lo annoiava tanto quanto i romanzi politici, a chiave, e la letteratura a sfondo sociale (come dargli torto!). Pur non potendo condividere il disinteresse di questi grandi maestri, li comprendo. Una possibile risposta alle mie ansie l’ho trovata rileggendo alcuni saggi di Cornelius Castoriadis, un grande filosofo di origine greca, esule a Parigi dagli anni settanta e morto nel 1997. Quando abitavo a Parigi, qualche volta andavo ad ascoltare le sue conferenze. Il loro denominatore comune era l’arte, la funzione cosmica dell’opera d’arte, nel senso greco di figlia di «Cosmos». Cosmo, da Omero a Aristotele, vuol dire un mondo in cui le parti si tengono reciprocamente insieme: un ordine precario fatto di elementi eterogenei sospesi nel «Caos». «Cosmos» significa l’emergere della forma di fronte alla presenza incessante, e quasi sempre vittoriosa, del Caos. Che cos’è che ci fa emergere dal Caos? L’immaginazione, risponde Castoriadis. Ogni creazione nasce dall’immaginazione, che ha tuttavia le sue radici nel Caos, come se il Caos attendesse una volontà immaginativa capace di trasformarlo in Cosmo. Quanto alle società, questa volontà si chiama «politica»: quando l’uomo immagina e instaura il Cosmo, afferma Castoriadis, egli compie l’atto fondatore della politica e allo stesso tempo l’atto che lo autorizza a considerarsi come un creatore. L’opera d’arte, in questo senso, non giunge in una società dopo che questa si è costituita. Essa partecipa alla sua costituzione: <em>Homo poeticus  è Homo politicus</em>. Con una differenza. Mentre l’atto politico è assorbito dall’azione e dall’agitazione intorno alle leggi da applicare, l’opera d’arte ha la funzione di richiamarci permanentemente all’atto della creazione: ripete su scala ridotta l’emergere del Cosmo dal Caos; rappresenta perciò il solo osservatorio dal quale noi, con tutte le nostre realizzazioni, possiamo scorgere dove presto o tardi andremo a finire. Certo, non da tutte le opere d’arte ci possiamo affacciare sul Caos. Secondo Castoriadis, le opere d’arte autentiche testimoniano con la loro sola presenza il fatto che ogni creazione rifiuta il Caos, ma accettano allo stesso tempo la sua paternità. Provare piacere per un’opera d’arte è perciò ammirare la sua forma, presentendone in filigrana la sua origine e fine, il Caos.      </p>
<p><strong>C</strong><br />
Nel corso degli ultimi decenni la parola «opera» è stata sostituita da altre, come «testo», «scrittura». A una certa altezza degli anni ottanta del secolo scorso il mondo era diventato un «logogrifo», un grande Testo. Non c’era via di scampo. Un vero fiasco per tutti i materialismi e i realismi d’Occidente! Nel frattempo le cose non sono molto migliorate. Grazie alla testualizzazione del mondo, l’opera d’arte è stata talmente spogliata del suo potere che oggi <em>i cacciatori di testi</em> divorano le loro prede in un angolo di deserto. La parola «opera» incute ancora uno strano timore. O forse, più semplicemente, non è merce di scambio alla borsa dei titoli universitari. Ho una mia idea a questo proposito. Anzi l’idea è di Schopenhauer, io la ripeto con alcune variazioni. Il filosofo tedesco distingueva le «opere» dagli «atti». Per lui le opere non erano puri avvenimenti, «atti» che dipendevano dalla concomitante azione del caso, della Storia, della politica o di altre cause oscure, bensì il frutto cosciente di un’attività deliberata su determinati materiali.  Da troppo tempo ormai il <em>voler fare</em> dell’artista ha preso il posto del <em>poter fare</em>, per cui oggi la cosiddetta arte contemporanea, al culmine delle sue pretese romantiche si è completamente dimenticata del mestiere e dello sforzo che è necessario per superare le resistenze della materia. Ecco un’altra cosa che ho dovuto imparare con fatica: la disaffezione dell’arte, della poesia, rispetto al loro habitus artigianale è una grandiosa mistificazione che ha impoverito il mondo.<br />
Da questa povertà si può rinascere, a patto che si ricominci dai rudimenti di ogni singola arte. A patto che la <em>libido</em> della scrittura non prenda il posto del piacere per l’opera. A patto che si abbia l’umiltà di riconoscere i limiti di ogni arte.	</p>
<p>Nota<br />
Il breve testo doveva essere letto lo scorso maggio nell&#8217;ambito di una tavola rotonda organizzata durante i giorni dell&#8217;&#8221;Absolutepoetry Festival&#8221; di Monfalcone. Ma poi non c&#8217;è stato tempo.  </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/07/11/i-limiti-dellarte/">I limiti dell&#8217;arte</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/06/30/un-ricordo-improbabile/' rel='bookmark' title='Un ricordo improbabile'>Un ricordo improbabile</a> <small> di Massimo Rizzante Dirò subito che ho incontrato una...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/02/le-ragioni-del-ritorno/' rel='bookmark' title='Le ragioni del ritorno'>Le ragioni del ritorno</a> <small>Eraldo Affinati risponde a Massimo Rizzante Massimo Rizzante Comincerei da...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/30/lo-stato-delle-cose-in-occidente/' rel='bookmark' title='Lo stato delle cose in Occidente'>Lo stato delle cose in Occidente</a> <small>di Massimo Rizzante Amo le stazioni termali. Immergermi nelle loro...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/17/tre-personaggi-in-cerca-damore/' rel='bookmark' title='Tre personaggi in cerca d&#8217;amore'>Tre personaggi in cerca d&#8217;amore</a> <small> di Sergio Garufi Nicole vive col marito Martino e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/15/la-bellezza-andra-allinferno-lettera-a-ornela-vorpsi/' rel='bookmark' title='La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi'>La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi</a> <small> di Massimo Rizzante 1 Cara Ornela, ho letto Il...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/07/11/i-limiti-dellarte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mariti di donne dagli occhi grandi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/07/03/mariti-di-donne-dagli-occhi-grandi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/07/03/mariti-di-donne-dagli-occhi-grandi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 05:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[agnes mastretta]]></category>
		<category><![CDATA[angeles mastretta]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[commenti]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[italiani]]></category>
		<category><![CDATA[krauspenhaar]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura messicana]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[luce]]></category>
		<category><![CDATA[mariti]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[premio]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Sapienza]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>
		<category><![CDATA[undefined]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=6294</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/hot-susan-65.jpg'></a></p>
<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p>Angeles Mastretta è una brava scrittrice messicana di quasi sessant’anni, nata a Puebla, una delle città più importanti del Messico, che a noi italiani ricorderà soprattutto le imprese calcistiche dei due campionati mondiali disputati nella grande nazione centroamericana.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/07/03/mariti-di-donne-dagli-occhi-grandi/">Mariti di donne dagli occhi grandi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/hot-susan-65.jpg'><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/hot-susan-65.jpg" alt="" title="hot-susan-65" width="185" height="150" class="alignnone size-medium wp-image-6295" /></a></p>
<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p>Angeles Mastretta è una brava scrittrice messicana di quasi sessant’anni, nata a Puebla, una delle città più importanti del Messico, che a noi italiani ricorderà soprattutto le imprese calcistiche dei due campionati mondiali disputati nella grande nazione centroamericana. La Mastretta ha il curriculum tipico dello scrittore ispanico; è nel giornalismo, infatti, che molti scrittori sudamericani (e una volta questo avveniva molto di più anche in Italia) compiono i primi passi nella scrittura, imparando quindi la sintesi, che da noi, ormai, mancando una vera scuola di scrittura sul campo, è più che altro un dono, che sì ha o non si ha, e che difficilmente si apprende.  Come mettere fatti rilevanti e commenti pregnanti in un piccolo spazio tipografico? <span id="more-6294"></span>Ecco, il giornalismo, un tempo come oggi, risponde a questa importante domanda, e dona i mezzi a chi lo vuole per riempire gli spazi di scrittura con il necessario, e con sapienza. A Città del Messico Angeles apre la sua fortunata carriera giornalistica, che l’ha vista spaziare per anni su numerosi quotidiani e riviste. E’ dell’85 il suo debutto nella narrativa, con il bestseller <em>Strappami la vita</em>, tradotto in quindici lingue. In seguito, altri successi di critica e di pubblico: <em>Donne dagli occhi grandi</em>, <em>Male d’amore </em>(Premio Romulo Gallego 1997) e alcune raccolte di racconti e riflessioni: <em>Puerto Libre</em>, <em>Il mondo illuminato</em>, <em>Il cielo dei leoni</em>. E ora questo <em>Mariti</em>, (Giunti, pagg.283, euro 14,50) con in copertina una bella illustrazione di Lorenzo Mattotti.<br />
Che libro è <em>Mariti</em>? Forse un bestseller annunciato. Forse uno di quei libri che si approssimano con l’arrivo della stagione calda, e che devono per così dire rinfrancare gli spiriti stressati, sdraiati nelle spiagge, spiriti però dai gusti difficili, raffinati, che non s’accontentano dei soliti romanzi usa e getta, dei thriller aeroportuali, della <em>chick literature </em>d’importazione americana o di replica italiana alla Alessandra Appiano. Quei gitanti di buone letture cercano un coinvolgimento medio, tutto sommato una buona prosa di racconto rassicurante, nulla che mandi in visibilio (anche il visibilio può essere un’emozione troppo forte per il gitante da spiaggia) ma nemmeno adonti, faccia vergognare, annoi o imbizzarrisca.<br />
Ecco, <em>Mariti</em> è un libro – come un romanzo di racconti, direi – fatto a tale modo e per raggiungere tale effetto; per cui la lettura è sempre saporosa, delicata, sfrangiata con decoro. La Mastretta è una notevole affabulatrice, e ci prepara un’imbandita colazione letteraria al sacco: nelle sue storie donne che cercano uomini, uomini che cercano donne, spesso mogli, spesso mariti, e attorno gli amanti e a volte gli amici, ma più come contorni di quel piatto forte di qualunque stagione che è la coppia. Nel mistero dell’amore tra uomo e donna la Mastretta, donna esperta della vita e ancora capace d’innamorarsi di una situazione, di uno scorcio, di un paesaggio umano sapientemente descritto con quella precisione e affilatezza chirurgica imparata nel lungo allenamento giornalistico, si cala e con lei fa calare anche noi, come spettatori-complici, come officianti di un rito sempre uguale a se stesso e sempre nuovo, e sempre intriso di mistero, la rugiada dei sentimenti forti. E così, con questa leggiadria che in certi casi m’è parsa un po’ perdersi verso l’evanescente, con questo soave procedere anche attraverso le storie più buie, la scrittrice messicana ha confezionato un libro per palati fini che non hanno voglia di pensarci troppo sopra, che vogliono lasciarsi in qualche modo incantare da una narrazione. E’ questo: il libro ci sostiene nella lettura con un effetto incantatorio, fa svelare storie al limite del credibile, mettendo insieme cronaca d’un’amore e leggenda,  trafigge come una spada cuori attraverso i secoli, riporta alla luce passioni per troppo tempo sopite, illumina su una situazione che sembrava stagnante col paradosso che si snoda, come un grande serpente aggregatore, lungo tutte le storie descritte. E poi i personaggi: la Mastretta è una specie di complice di ogni persona che abbia amato e che voglia amare, e così per lei sembra facile inventare –forse tirandoli fuori da un cilindro dei ricordi di giornalista – una serie squisita di bellissimi personaggi: uomini pigri, baldanzosi, romantici, per tutti i gusti, questi <em>Mariti</em> alle prese con queste splendide <em>Donne dagli occhi grandi</em>, ben ritrovate tra queste fitte pagine. Sono loro, come promette il titolo, proprio questi uomini così comuni e al contempo così speciali e forse unici i protagonisti di questo fiume capiente di storie.</p>
<p><em>(Pubblicato su &#8220;Queer&#8221; di Liberazione. Immagine: Gene Davis &#8211; Hot Susan, 1965)</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/07/03/mariti-di-donne-dagli-occhi-grandi/">Mariti di donne dagli occhi grandi</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/02/le-ragioni-del-ritorno/' rel='bookmark' title='Le ragioni del ritorno'>Le ragioni del ritorno</a> <small>Eraldo Affinati risponde a Massimo Rizzante Massimo Rizzante Comincerei da...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/07/11/i-limiti-dellarte/' rel='bookmark' title='I limiti dell&#8217;arte'>I limiti dell&#8217;arte</a> <small>di Massimo Rizzante A Definire i contorni delle parole è...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/16/il-punto-vulnerabile/' rel='bookmark' title='Il punto vulnerabile'>Il punto vulnerabile</a> <small> di Nikos Kachtitsis Non voglio l’eternità, ho solo chiesto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/15/la-bellezza-andra-allinferno-lettera-a-ornela-vorpsi/' rel='bookmark' title='La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi'>La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi</a> <small> di Massimo Rizzante 1 Cara Ornela, ho letto Il...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/30/lo-stato-delle-cose-in-occidente/' rel='bookmark' title='Lo stato delle cose in Occidente'>Lo stato delle cose in Occidente</a> <small>di Massimo Rizzante Amo le stazioni termali. Immergermi nelle loro...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/07/03/mariti-di-donne-dagli-occhi-grandi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 4.348 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-12 19:54:52 -->
<!-- Compression = gzip -->
