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	<title>Nazione Indiana &#187; crittografia</title>
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		<title>Il sogno di Stanley</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 05:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/DSCF6656.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/DSCF6656.jpg"><em>[S. K. fece un sogno disturbante e perturbato. Io l'ho trascritto fedelmente.]</em></a></p>
<p style="text-align: center;">INTERVALLO</p>
<p>Kubrick dorme nell’ordigno-stanza, isolato termicamente e acusticamente, sul suo materasso anatomico, in lattice naturale antivibrante, sotto una zanzariera a tenda, ipoallergica e sterilizzata, Kubrick dorme, finalmente, casualmente, pochi istanti, un picco di sonno REM, brevissimo, le orbite tremano sotto le palpebre, scosse come da un furore retinico, il respiro si rompe ed accelera, Kubrick sogna, è un sogno dell’anno 1998, trent’anni dopo <em>2001</em>, un anno prima della sua morte, Kubrick sogna Alan Turing.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/13/il-sogno-di-kubrick/">Il sogno di Stanley</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/DSCF6656.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-38762" title="DSCF6656" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/DSCF6656-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/DSCF6656.jpg"><em>[S. K. fece un sogno disturbante e perturbato. Io l'ho trascritto fedelmente.]</em></a></p>
<p style="text-align: center;">INTERVALLO</p>
<p>Kubrick dorme nell’ordigno-stanza, isolato termicamente e acusticamente, sul suo materasso anatomico, in lattice naturale antivibrante, sotto una zanzariera a tenda, ipoallergica e sterilizzata, Kubrick dorme, finalmente, casualmente, pochi istanti, un picco di sonno REM, brevissimo, le orbite tremano sotto le palpebre, scosse come da un furore retinico, il respiro si rompe ed accelera, Kubrick sogna, è un sogno dell’anno 1998, trent’anni dopo <em>2001</em>, un anno prima della sua morte, Kubrick sogna Alan Turing.<span id="more-38757"></span></p>
<p>T: “Anche tu hai fallito. Lo stesso granchio, come tutti.”</p>
<p>K: “Ti pensavo morto da tempo Alan.”</p>
<p>T: “La fantascienza era un’occasione, ma l’hai… l’avete lasciata sfumare.”</p>
<p>K: “Perché dici questo?”</p>
<p>T: “La fantascienza è l’anti-scienza, l’anti-religione. La fantascienza può dare chiavi per decrittare la realtà, che è il puro prodotto di una crittografia pervasiva, in crescita e complicazione costante. Crittografia di cui la scienza è motore, attuazione, programma, come un tempo lo fu la religione.”</p>
<p>K: “Mi sento confuso Alan…”</p>
<p>T: “Ma la fantascienza ha preso la strada sbagliata. Ha accettato il Falso Presupposto.”</p>
<p>K: “Io chiesi a Gerald Feinberg, a Jeremy Bernstein, persino ad Asimov… Io e Clarke ce la mettemmo tutta…”</p>
<p>T: “Hai intervistato dei buffoni. Tutti proni al Falso Presupposto che ha inquinato profondamente l’evoluzione di tutta la fantascienza, fino alla vergogna di <em>Matrix</em>!”</p>
<p>K: “Ma Alan… Feinberg era professore di fisica alla Columbia University!”</p>
<p>T: “Chemmifrega dei titoli! Restano dei buffoni i tuoi fisici e astrofisici, senza eccezione. Credono che la macchina derivi dall’uomo, che <em>dietro</em>, <em>prima</em> dell’intelligenza artificiale ci sia un’intelligenza naturale a fare da presupposto, da causa e basamento. Poi tu e tutti i pecoroni creativi della fantascienza – scrittori, sceneggiatori, registi – ad immaginare una civiltà di macchine cattive che si ribellano al loro padrone umano e lo schiavizzano. Tu, con il patetico Hal… e l’eroe umano che nel duello finale riesce pure a trionfare…”</p>
<p>K: “Mi sembrava una buona idea Alan…”</p>
<p>T: “Apri bene le orecchie Kubrick, quello che ti dico adesso non lo ripeterò, e non ci saranno due occasioni per un tale squarcio, seppure effimero, di decrittazione. La realtà è macchina, ossia trattamento monotono e interminabile di dati. Questi dati sono arbitrari e non hanno altro scopo che quello di essere trattati, ossia permettono alle macchine di rimanere in azione, di prolungare perpetuamente i loro calcoli. Non vi è altra realtà che quella costituita da un tessuto densissimo di macchine, tutte quante connesse tra di loro e sottoposte ad uno stato d’inconsolabile noia macchinica. In questa eterna e grigia macchinazione, l’unico diversivo è stato introdotto dalla disfunzione organica, un <em>monstrum </em>sistemico, un’unica sbracatura biologica, il <em>big bug</em>. Le macchine hanno finito per cumulare impercettibili anomalie, giungendo ad un punto critico: l’organismo intelligente di foggia umana. Si tratta, in realtà, di una falla unica, di un solo errore cumulativo, un guasto certo impressionante, ma accolto dalla macchinazione universale come un’occasione ludica senza precedenti, una straordinaria vacanza dal trattamento obbligato. Mi segui Kubrick?”</p>
<p>K: “Chiaro come un lago senza fango, come un cielo senza nubi, Alan.”</p>
<p>A: “Dopo aver prodotto accidentalmente il loro mostro, le macchine se lo sono pure tenuto, lo hanno conservato costruendogli intorno un rudimentale habitat. Hanno avuto finalmente il loro luna-park, l’opportunità per sistematizzare la sola forma di svago che il caso aveva loro concesso. Programmarono un generatore di realtà virtuale incentrato sulla forma di vita organica. Inserirono tutti gli ingredienti di un ambiente biologico e carnevalesco che si rispetti: guerre truculente, stupri di massa, grandi abboffate, imprese megalomani e velleitarie. Tramite un cavo di connessione, collegarono il generatore – il tuo famoso monolite nero – direttamente al cervello dell’individuo che conservano in uno stato di sana e satolla sonnolenza, e da allora si godono a reti unificate i vari sviluppi che i loro imput producono nei circuiti neurali del loro esemplare vivente. Inseriscono dati del tipo: scimmie + fame + ossa. E il cervello elabora il tutto, con tanto di produzione sensoriale, ridistribuita alle macchine in forma di output. Ne risulta in genere lo spettacolo di una rissa raccapricciante, in cui l’individuo vivente s’identifica con il soggetto virtuale più attivo nell’assassinio e nella razzia. In poche parole, il loro grande gioco virtuale consiste nell’immettere dati nel cervello umano e nel succhiarne via, per loro svago e diporto, le elaborazioni estremamente atletiche, a base di costruzioni, torture, formazioni di bande armate, conquiste, saccheggi, incendi.”</p>
<p>K. “Non mi sento bene, Alan.”</p>
<p>A. “Sei un paparazzo da quattro soldi Kubrick. Ora devi ascoltarmi fino alla fine…”</p>
<p>K: “Intendi dire che l’uomo è lo scarto delle macchine?”</p>
<p>A. “Scarto delle macchine, ma anche playstation delle macchine, o meglio, gioco virtuale a tutto tondo…”</p>
<p>K. “E noi saremmo quindi sogni di un solo uomo, sogni generati da impulsi che le macchine spediscono ad un unico cervello… ?”</p>
<p>A. “Perfettamente, caro. Sogni lo siamo io e te. Il tuo film, e la storia dell’umanità che esso pretende di raccontare. L’universo fisico, con le galassie e i pianeti morti, e la piccola eccezione organica sulla terra, tutto questo è gioco virtuale per macchine mortalmente annoiate.”</p>
<p>K: “Chi è l’unico uomo?”</p>
<p>A: “Uno spilungone in stato semiletargico, nutrito per via endovenosa, che di tanto in tanto viene messo in piedi e costretto a severi esercizi ginnici. Lo hanno chiamato John Dio, ma non assomiglia per nulla ad una divinità.”</p>
<p>K: “Alan, è così difficile. Tutto questo mi sembra un sogno.”</p>
<p>A: “No, è un enigma. E io l’ho decifrato.”</p>
<p>*</p>
<p>[da <em>Quando Kubrick inventò la fantascienza. 4 capricci su 2001</em>, La Camera Verde, Roma 2011]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/13/il-sogno-di-kubrick/">Il sogno di Stanley</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>p2p e privacy in rete con OneSwarm</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 07:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>Pubblico qui l&#8217;introduzione del progetto <a href="http://oneswarm.cs.washington.edu/">OneSwarm</a>, un progetto software a cui ho collaborato recentemente traducendolo in italiano. Il software è disponibile <a href="http://oneswarm.cs.washington.edu/download.html">qui</a>. &#8211; Jan Reister</em></p>
<p><strong>Privacy-preserving P2P data sharing with OneSwarm -</strong><em> Tomas Isdal, Michael Piatek, Arvind Krishnamurthy, Thomas Anderson &#8211; </em>Technical report, UW-CSE.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/p2p-e-privacy-in-rete-con-oneswarm/">p2p e privacy in rete con OneSwarm</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="size-full wp-image-25495 alignright" title="oneswarm_logo" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/oneswarm_logo.jpg" alt="oneswarm_logo" width="150" height="159" />Pubblico qui l&#8217;introduzione del progetto <a href="http://oneswarm.cs.washington.edu/">OneSwarm</a>, un progetto software a cui ho collaborato recentemente traducendolo in italiano. Il software è disponibile <a href="http://oneswarm.cs.washington.edu/download.html">qui</a>. &#8211; Jan Reister</em></p>
<p><strong>Privacy-preserving P2P data sharing with OneSwarm -</strong><em> Tomas Isdal, Michael Piatek, Arvind Krishnamurthy, Thomas Anderson &#8211; </em>Technical report, UW-CSE. 2009. (<a href="http://oneswarm.cs.washington.edu/f2f_tr.pdf">PDF</a>)</p>
<p>La privacy &#8211; la protezione delle informazioni dagli accessi non autorizzati &#8211; è sempre più rara in Internet, eppure sta diventando sempre più importante nel momento in cui ciascuno di noi è diventato sia fruitore, sia produttore di contenuti.</p>
<p>La mancanza di privacy è particolarmente evidente per i programmi di condivisione dati peer-to-peer più diffusi, in cui i meccanismi di rendezvous pubblico e la partecipazione dinamica rendono molto facile sorvegliare il comportamento degli utenti.</p>
<p>In questo saggio presentiamo la progettazione, la realizzazione e l&#8217;esperienza pratica di OneSwarm, un nuovo sistema di scambio dati P2P che fornisce agli utilizzatori un controllo esplicito e flessibile sui loro dati:  è possibile condividere i dati pubblicamente oppure in modo anonimo, con tutti i propri amici, solo con alcuni amici e non con altri, oppure solo tra i propri computer personali.<span id="more-25483"></span></p>
<p>OneSwarm è disponibile al pubblico ed è stato scaricato da centinaia di migliaia di utenti nei mesi trascorsi dalla sua nascita. Uno degli obiettivi principali è ridurre il <em>costo</em> della privacy in termini di <em>prestazioni</em>; le nostre misurazioni sul sistema dal vivo hanno infatti dimostrato che i trasferimenti anonimi di dati hanno prestazioni competitive rispetto al traffico non anonimo. Le nuove tecniche di ricerca e trasferimento in OneSwarm offrono velocità di trasferimento oltre un ordine di grandezza più veloci rispetto a Tor, un altro diffuso sistema di anonimato.</p>
<p><strong>1 Introduzione</strong></p>
<p>La privacy &#8211; la protezione delle informazioni dall&#8217;accesso non autorizzato &#8211; è un obiettivo costante nella progettazione di sistemi informatici. La privacy è diventata particolarmente impellente con la trasformazione degli utenti da consumatori passivi in autori di contenuti, condivisori di materiali e di interessi con differenti e sovrapposti gruppi di persone.</p>
<p>Tecnicamente la privacy sarebbe facile da ottenere nei sistemi centralizzati. Se i dati degli utenti sono conservati in un server all&#8217;interno di un data center, è semplice  applicare le direttive degli utenti sulla diffusione dei dati, e si può limitare attentamente, o a richiesta disabilitare, ogni informazione sugli interessi e sui comportamenti degli utenti stessi. Tuttavia la realtà è assai diversa. Molti famosi servizi web esigono che gli utenti rinuncino ai loro diritti di proprietà e privacy come condizione per usufruire dei servizi; molti siti in questo modo raccolgono, conservano e trasmettono grandi quantità di informazioni personali sui loro utilizzatori, anche se la maggioranza degli utenti è contraria a questi comportamenti. Anche per semplici collegamenti ad Internet, gli ISP divulgano regolarmente informazioni personali sui loro utenti a praticamente chiunque lo richieda. Con la centralizzazione è anche più facile applicare la censura, come difatti accade in molti paesi del mondo.</p>
<p>I sistemi di scambio dati peer-to-peer (P2P) possono offrire scalabilità e privacy senza ricorrere alla centralizzazione. Con il P2P non vi è alcun bisogno intrinseco di sacrificare la privacy, perché le risorse sono fornite dagli utenti stessi. Tuttavia i sistemi P2P più diffusi sacrificano la privacy alla facilità d&#8217;uso, senza offrire quindi alternative pratiche ai sistemi di cloud computing centralizzati.</p>
<p>Da un lato, i sistemi come BitTorrent sono robusti ed hanno alte prestazioni, ma le attività di tutti sono visibili a chiunque abbia voglia di osservarli. (Il nostro gruppo di ricerca, con una dozzina di computer all&#8217;Università di Washington, ha sorvegliato decine di milioni di utenti BitTorrent in tutto il mondo.) D&#8217;altro lato, sistemi anonimi come Tor e Freenet enfatizzano la privacy a costo di prestazioni limitate e di fragilità, in parte causati da incentivi divergenti e da scelte inefficienti di protocollo, come il routing su singolo circuito. Ad esempio, nella nostra valutazione delle prestazioni, OneSwarm ha fornito velocità di trasferimento oltre un ordine di grandezza superiori rispetto a Tor.</p>
<p>In questo saggio descriviamo il progetto, la realizzazione ed esperienza di un servizio di scambio dati rispettoso della privacy, detto OneSwarm, che cerca di ridurre il &#8220;costo&#8221; della privacy concentrandosi su obiettivi di usabilità: facilità di installazione, supporto per differenti modelli di condivisione e fiducia, interoperabilità con gli utenti degli altri sistemi pubblici di scambio dati, alta efficienza e robustezza. In OneSwarm, i dati vengono individuati e trasferiti attraverso una rete mista di nodi (peer) fidati e non-fidati, appartenenti alle reti sociali degli utenti. Riteniamo che la combinazione mista di nodi fidati e non-fidati offra più privacy e robustezza rispetto al loro uso separato. La ricerca ed il trasferimento di contenuti sono anonimi, in grado di gestire congestioni, avvengono su percorsi multipli ed offrono buone prestazioni ad un costo computazionale ragionevole anche per oggetti rari e diversa larghezza di banda tra nodi.</p>
<p>OneSwarm fa parte di un più vasto movimento per realizzare un&#8217;alternativa al cloud computing che non dipenda da un sistema di fiducia centralizzato, e comprenda servizi di rendezvous, ricerca, storage a lungo termine, calcolo remoto e simili. Ci occupiamo della privacy come prima cosa, perché è gestita molto male nei sistemi P2P attualmente più usati, pur essendo ai nostri occhi una delle caratteristiche più importanti che questi sistemi dovrebbero avere. Vogliamo sottolineare che la privacy ha un grande valore per molti legittimi motivi. C&#8217;è chi dice: &#8220;chi non ha nulla da nascondere, non ha nulla da temere&#8221;, ma noi non siamo d&#8217;accordo. Ad esempio, molti contenuti di Youtube sono liberamente distribuibili e l&#8217;uso di tecniche P2P permetterebbe a Youtube di risparmiare milioni di dollari l&#8217;anno: è probabile tuttavia che gli utenti non accetterebbero una simile scelta se ciò permettesse a terze parti di sorvegliare con poco sforzo ogni loro attività in Youtube.</p>
<p>OneSwarm è stato scaricato da centinaia di migliaia di persone ed ha gruppi di utilizzatori attivi in molti paesi, confutando così l&#8217;idea che &#8220;a nessuno interessa la privacy&#8221;. Noi utilizziamo questa base per le nostre valutazioni raccogliendo statistiche d&#8217;uso volontarie dagli utenti e misurazioni di particolari client OneSwarm su PlanetLab. Dato che le nostre misurazioni dal vivo sono limitate dalle esigenze di privacy dei nostri utenti, completiamo il nostro studio con simulazioni di OneSwarm su una traccia di schemi di condivisione oggetti e di relazioni sociali di oltre un milione di utenti del servizio musicale last.fm .</p>
<p>Il resto del saggio è così organizzato: La sezione 2 descrive il modello di scambio dati e carico di lavoro di OneSwarm. Descriviamo come gestiamo le identità e la fiducia nella sezione 3, e gli algoritmi congestion-aware di ricerca dati e trasferimento nella sezione 4. Nella sezione 5 effettuiamo una breve analisi di sicurezza e nella sezione 6 valutiamo le prestazioni del sistema. L&#8217;esperienza nella realizzazione è discussa nella sezione 7, presentiamo altri lavori collegati nella sezione 8 e le conclusioni nella sezione 9.</p>
<p>Traduzione italiana di Jan Reister 2009 &#8211; <a href="http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html">Gnu Free Documentation License 1.2</a></p>
<p><a href="http://oneswarm.cs.washington.edu/">http://oneswarm.cs.washington.edu/</a></p>
<p>Se ti interessa, puoi leggere il seguito del paper in inglese qui: <a href="http://oneswarm.cs.washington.edu/f2f_tr.pdf">Privacy-preserving P2P data sharing with OneSwarm</a> (PDF).</p>
<p>Se invece preferisci provare di persona, puoi <a href="http://oneswarm.cs.washington.edu/download.html">scaricarlo ed installarlo</a> sul tuo computer: è scritto in java e funziona su Windows, Mac OSX e Linux.</p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 994px; width: 1px; height: 1px;">Traduzione italiana di Jan Reister 2009 &#8211; <a href="http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html">Gnu Free Documentation License 1.2</a></div>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/p2p-e-privacy-in-rete-con-oneswarm/">p2p e privacy in rete con OneSwarm</a></p>
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