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	<title>Nazione Indiana &#187; crocefisso</title>
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		<title>ORA ALTERNATIVA</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 12:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Uaar</p>
<p>Nel 2010 l&#8217;UAAR ha conseguito un&#8217;importante vittoria legale sull&#8217;ora alternativa, che rappresenta ora una sorta di &#8216;diritto acquisito&#8217; per tutti coloro che intendono avvalersene: e un successo agrodolce sulla questione delle visite pastorali, con una sentenza del Consiglio di Stato che ha ribaltato il giudizio del Tar del Veneto, riconoscendo definitivamente che l&#8217;Uaar è legittimata ad agire legalmente a tutela dei diritti civili degli atei e degli agnostici e della laicità dello Stato, ma stabilendo altresì che le visite pastorali costituiscono &#8220;una testimonianza culturale&#8221;.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/12/24/ora-alternativa-2/">ORA ALTERNATIVA</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Uaar</p>
<p>Nel 2010 l&#8217;UAAR ha conseguito un&#8217;importante vittoria legale sull&#8217;ora alternativa, che rappresenta ora una sorta di &#8216;diritto acquisito&#8217; per tutti coloro che intendono avvalersene: e un successo agrodolce sulla questione delle visite pastorali, con una sentenza del Consiglio di Stato che ha ribaltato il giudizio del Tar del Veneto, riconoscendo definitivamente che l&#8217;Uaar è legittimata ad agire legalmente a tutela dei diritti civili degli atei e degli agnostici e della laicità dello Stato, ma stabilendo altresì che le visite pastorali costituiscono &#8220;una testimonianza culturale&#8221;.<br />
L&#8217;evento più atteso non c&#8217;è invece (ancora) stato: la Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo non si è ancora pronunciata in via definitiva sull&#8217;iniziativa legale, sostenuta dall&#8217;Uaar, che mira a dichiarare illegittima la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche.<br />
È purtroppo ulteriormente peggiorato il clima politico-sociale nel paese. Le dichiarazioni violentemente ateofobe contenute in un articolo del ministro degli esteri Frattini pubblicato dall&#8217;&#8221;Osservatore Romano&#8221; e gli incredibili eventi del XX settembre, con il cardinale Bertone a parlare in splendida solitudine dalla Breccia di Porta Pia mentre alla delegazione UAAR non era consentito avvicinarsi, mostrano come le ragioni per un impegno concreto siano più valide che mai. <span id="more-37599"></span><br />
Una sentenza del Tar del Lazio ha parzialmente accolto la richiesta di annullamento avanzata da numerose realtà laiche, a cominciare dall&#8217;Uaar, su proposta della Consulta romana per la laicità delle istituzioni, del nuovo regolamento (contenuto nel D.P.R. 122/2009) che, nel disciplinare la valutazione degli alunni, regola anche la presenza e soprattutto il peso degli insegnanti di religione all&#8217;interno dei consigli di classe.<br />
La comunicazione da parte del rettore dell&#8217;università di Firenze, Alberto Tesi, a tutti gli studenti e i docenti dell&#8217;ateneo, dell&#8217;effettuazione di una messa prevista lo stesso giorno dell&#8217;inaugurazione dell&#8217;anno accademico, aveva suscitato forti polemiche. In seguito a un fax inviato dal circolo UAAR di Firenze, il rettore ha precisato che l&#8217;eventuale partecipazione del personale avrebbe comunque avuto luogo &#8220;fuori dall&#8217;orario di servizio usufruendo degli istituti contrattualmente previsti quali flessibilità, permessi, ferie&#8221;. La segreteria del rettorato ha reso noto che, dopo le proteste e le richieste di molti studenti di non ricevere più comunicazioni di messe o altro, il rettore ha deciso di non inviare più messaggi di questo tipo. Il rettore ha poi deciso di rinviare a data da destinarsi l&#8217;inaugurazione, prevista inizialmente per il 3 dicembre.   L&#8217;UAAR ha comunque deciso di organizzare proprio venerdì 3 dicembre una tavola rotonda presso l&#8217;Istituto di Antropologia, che ha visto la partecipazione di quattro docenti dell&#8217;università di Firenze: il genetista Marcello Buiatti, il giurista Francesco Onida, l&#8217;etologa Felicita Scapini e il giurista Luciano Zannotti, che hanno discusso di &#8220;Laicità e relativismo, radici e fondamento della scienza e delle società civili&#8221;.<br />
Segnaliamo altre iniziative che hanno visto come protagonista l&#8217;UAAR durante novembre e dicembre:  - la pubblicazione del numero 6/2010 de &#8220;L&#8217;Ateo&#8221;, il bimestrale dell&#8217;UAAR (www.uaar.it/uaar/ateo);  - la conferenza organizzata dalla Federazione Umanista Europea e dall&#8217;UAAR il 9 dicembre a Vienna, nell&#8217;ambito del Meeting OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) sulla libertà di religione o credenza, sul tema &#8220;Pluralismo, relativismo e stato di diritto&#8221;. Per l&#8217;UAAR è intervenuta Vera Pegna: la traduzione del primo dei suoi due interventi è stata pubblicata alla pagina www.uaar.it/news/2010/12/21/uaar-al-meeting-osce-pluralismo-relativismo-e-stato-di-diritto/;  - la lettera che l&#8217;UAAR ha inviato a Salam Fayyad, primo ministro palestinese, per chiedere l&#8217;immediato rilascio del giovane blogger Waleed Khalid Hasayin, arrestato per aver scritto articoli offensivi nei confronti dell&#8217;islam;  - la sentenza con cui il TAR della Campania ha dato ragione all&#8217;UAAR e ha condannato l&#8217;amministrazione comunale di Torre del Greco (NA) a consentire di prendere visione dei documenti relativi al &#8216;Premio maritaggio&#8217;, indetto dal Comune e riservato alle fanciulle bisognose cattoliche;  - l&#8217;articolo che il &#8220;Venerdì di Repubblica&#8221; del 3 dicembre ha dedicato alla protesta del circolo UAAR di Verona contro i 2,2 milioni di euro che la Regione Veneto, proprio nei giorni in cui era colpita dall&#8217;alluvione, ha deciso di destinare al restauro e alla manutenzione delle chiese e dei patronati;  - il ricorso al TAR che l&#8217;UAAR, insieme all&#8217;associazione Luca Coscioni, ad Arrigo Bonnes (pastore della Chiesa valdese di Rimini) e Meris Celati (del Comitato Articolo 32) hanno presentato contro il sindaco di Rimini e la giunta comunale di centrosinistra, che ha disatteso la richiesta sottoscritta da tanti cittadini riminesi per istituire un registro dei testamenti biologici, approvando un provvedimento che in realtà nega tale diritto;  - la traduzione del documentario &#8220;Laicità stato d&#8217;allerta&#8221;, prodotto dal Centre Laïque de l&#8217;Audiovisuel (Belgio). Il video comprende anche un reportage dall&#8217;Italia, con interviste realizzate a Raffaele Carcano e ad Adele Orioli nella sede dell&#8217;associazione. Il documentario è disponibile alla pagina www.youtube.com/watch?v=gARkIbnA3gw&amp;feature=player_embedded;  - la quarta e la quinta puntata del programma radiofonico &#8220;Liberi di non credere&#8221;, curato dall&#8217;UAAR e trasmesso da Radio Città Aperta, ascoltabili alla pagina http://uaarpadova.altervista.org/audio/;  - l&#8217;attacco che, sul sito ultratradizionalista cattolico &#8220;Pontifex&#8221;, don Marcello Stanzione ha condotto contro l&#8217;UAAR lamentando &#8220;i disastri sociali e individuali della cultura atea e omosessualista&#8221;, sottolineando &#8220;come il sito UAAR spesso pubblichi notizie a favore della lobby omosessualista&#8221;, e sostenendo che &#8220;ateismo e omosessualità vanno a braccetto perché entrambi fenomeni illogici e patologici contro natura&#8221;.  I tanti eventi organizzati dai circoli UAAR sono documentati alle pagine www.uaar.it/event/2010/11 (novembre) e www.uaar.it/event/2010/12 (dicembre).  6. FLASH: DUE MESI DI ATTIVITÀ ONLINE  - Aggiornamento quotidiano delle Ultimissime (www.uaar.it/news);  - funzionamento quotidiano dei forum UAAR (http://forum.uaar.it);  - confronto quotidiano sulle mailing list [ateismo] (aperta a tutti); [uaar] (riservata ai soci UAAR); [circoliuaar] (riservata agli attivisti dei circoli UAAR);  - aggiornamento quotidiano del gruppo UAAR su Facebook (www.facebook.com/group.php?gid=49322830960);  - aggiornamento frequente del canale UaarIt su YouTube (www.youtube.com/user/uaarit);  - organizzazione di diversi sondaggi on-line (www.uaar.it/poll);  - aggiornamento della sezione &#8220;comunicati stampa&#8221; (www.uaar.it/uaar/comunicati_stampa);  - pubblicazione delle tre tesi vincitrici dell&#8217;edizione 2010 del premio di laurea UAAR 2010 (http://www.uaar.it/uaar/premio-laurea-uaar/);  - pubblicazione del video della conferenza &#8220;150 anni di Unità: le radici divelte dell&#8217;Italia laica&#8221;, tenuta a Padova dal prof. Mario Isnenghi e dalla prof.ssa Maria Turchetto il 7 ottobre 2010 (www.youtube.com/view_play_list?p=29FA346921F1D8B8);  - pubblicazione della recensione del libro &#8220;La sfida oscurantista di Joseph Ratzinger&#8221;, scritto da Paolo Flores d&#8217;Arcais (www.uaar.it/ateismo/opere/paolo-flores-arcais-sfida-oscurantista.html);  - pubblicazione della recensione del libro &#8220;E l&#8217;uomo creò gli dei. Come spiegare la religione&#8221;, scritto da Pascal Boyer (www.uaar.it/ateismo/opere/pascal-boyer-uomo-creo-dei.html);  - pubblicazione della recensione del libro &#8220;Perché Dio non esiste&#8221;, libro-intervista di Claudio Sabelli Fioretti a Piergiorgio Odifreddi (www.uaar.it/ateismo/opere/piergiorgio-odifreddi-perche-dio-non-esiste.html);  - pubblicazione della recensione del libro &#8220;Laico alfabeto in salsa gay piccante&#8221;, scritto da Franco Buffoni (www.uaar.it/ateismo/opere/franco-buffoni-laico-alfabeto.html);  - pubblicazione della recensione del libro &#8220;La lobby di Dio. Fede, affari e politica. La prima inchiesta su Comunione e liberazione e la Compagnia delle opere&#8221;, scritto da Ferruccio Pinotti (www.uaar.it/ferruccio-pinotti-la-lobby-di-dio);  - pubblicazione della recensione del libro &#8220;Dizionario delle idee non comuni&#8221;, scritto da Armando Massarenti (www.uaar.it/ateismo/opere/armando-massarenti-dizionario-idee.html).  La nostra newsletter ha cadenza bimestrale.   È spedita solo a chi lo richiede espressamente, inviando una e-mail vuota a uaarnews-subscribe@yahoogroups.com</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/12/24/ora-alternativa-2/">ORA ALTERNATIVA</a></p>
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		<title>La croce in classe</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 07:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Una micro-riflessione sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo riguardo all&#8217;esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche.</p>
<p>È indubbio che in Italia i temi che dovrebbero suscitare con urgenza passione e dibattito sono altri: l&#8217;incubo di Genova 2001 (piazza Alimonda, la scuola Diaz, la caserma di Bolzaneto) pare non finire mai, perché si muore nelle mani della polizia giovani o giovanissimi, come è successo a <a href="http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/">Federico Aldrovandi</a> o a Stefano Cucchi; la criminalità organizzata gode di ottima salute sia nel Sud, al ritmo degli ammazzamenti in pieno giorno, sia al Nord, al ritmo delle infiltrazioni nei tessuti imprenditoriali e amministrativi delle regioni immaginate più laboriose ed efficienti; la libertà d&#8217;informazione è pesantemente condizionata da un uomo solo, intorno al cui destino politico ruota ogni energia cerebrale dei giornalisti e degli opinionisti italiani, sia per leccargli il culo sia per indebolirne l&#8217;immagine onnipresente; giovanissimi, giovani, meno giovani, uomini e donne di ogni età danno di matto per tenersi stretto il lavoro che hanno, anche quando è demenziale e umiliante, o danno di matto per trovarlo un lavoro, anche se demenziale e umiliante.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/05/la-croce-in-classe/">La croce in classe</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Una micro-riflessione sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo riguardo all&#8217;esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche.</p>
<p>È indubbio che in Italia i temi che dovrebbero suscitare con urgenza passione e dibattito sono altri: l&#8217;incubo di Genova 2001 (piazza Alimonda, la scuola Diaz, la caserma di Bolzaneto) pare non finire mai, perché si muore nelle mani della polizia giovani o giovanissimi, come è successo a <a href="http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/">Federico Aldrovandi</a> o a Stefano Cucchi; la criminalità organizzata gode di ottima salute sia nel Sud, al ritmo degli ammazzamenti in pieno giorno, sia al Nord, al ritmo delle infiltrazioni nei tessuti imprenditoriali e amministrativi delle regioni immaginate più laboriose ed efficienti; la libertà d&#8217;informazione è pesantemente condizionata da un uomo solo, intorno al cui destino politico ruota ogni energia cerebrale dei giornalisti e degli opinionisti italiani, sia per leccargli il culo sia per indebolirne l&#8217;immagine onnipresente; giovanissimi, giovani, meno giovani, uomini e donne di ogni età danno di matto per tenersi stretto il lavoro che hanno, anche quando è demenziale e umiliante, o danno di matto per trovarlo un lavoro, anche se demenziale e umiliante.</p>
<p>Tutto questo lo viviamo quotidianamente sulla nostra pelle.</p>
<p>Perché allora spendere ulteriori energie su una faccenda che a confronto con quelle sunnominate pare risibile?<br />
<span id="more-25891"></span><br />
La storia delle sentenza della Corte europea sui crocefissi nelle scuole italiane potrebbe essere in sé poco significativa. Una decisione dal sapore astratto e burocratico, una superflua difesa di principi. Bisognerebbe subito chiedersi, però, se difendere dei principi sia superfluo.</p>
<p>Inoltre, per quanto mi riguarda, è la reazione alla sentenza che mi pare interessante. Interessante perché rivela ancora una volta la realtà di una paese che mai, in nessuna occasione, riesce a prendersi minimamente sul serio. Un paese che mai fa lo sforzo di uscire, anche su questioni circoscritte e alla portata di tutti, dalla confusione, dai malintesi, dall&#8217;approssimazione in cui si crogiola. </p>
<p>Lasciamo perdere i politici, tutti quelli che campano su ricatti e patteggiamenti continui con il Vaticano. Costoro usano il crocefisso come una clava da sbattere sul cranio di qualsiasi nemico politico, col tacito e indulgente accordo delle gerarchie ecclesiastiche.</p>
<p>Che il maggiore partito di sinistra abbia del tutto rinunciato alla battaglia – in Italia attualissima – sulla laicità della stato, dimostra la sua incapacità propositiva, la sua mancanza di autonomia, il suo terrore di proporre e difendere questioni che sollecitino un minimo di maturità intellettuale nei suoi elettori. Questo partito, infatti, ha concentrato la sua forza unicamente nella denuncia delle malefatte di Berlusconi, pensando che se non può appellarsi in nessun modo alla ragione degli italiani, almeno può avvalersi delle trippe di quelli che Berlusconi lo vorrebbero vedere vivo, sì, ma almeno dietro le sbarre. E ce ne sono. </p>
<p>La reazione su cui vorrei riflettere è sopratutto quella dei miei colleghi, insegnanti come me, alcuni cattolici praticanti alcuni neppure credenti, che con il crocifisso in aula si confrontano tutti i giorni, e anche con problemi inerenti alla libertà di culto, al dialogo tra culture, ecc., che riguardano le materie che insegnano: storia, diritto, filosofia, scienza sociali, letteratura. Ieri, lasciando un appunto sulla lavagna dell&#8217;aula professori del liceo dove insegno, ho invitato i miei colleghi alla “riflessione” intorno alla sentenza in questione. Nulla più. Dopodiché sono stato testimone di qualche battuta, di commenti abbozzati e, almeno in un caso, di una vera e propria discussione.</p>
<p>Dico subito che ritengo proprio gli elettori del centro-sinistra tra i maggiori responsabili della confusione che tocca la presenza dei simboli religiosi nella scuola pubblica italiana. In qualche modo, per come stanno le cose in Italia, è inevitabile che i cattolici siano artefici di questa confusione, anche quando sono dei bravi e intelligenti insegnanti. Se i cittadini di sinistra si impegnassero a fare chiarezza su questo punto, farebbero un favore anche a molti cattolici. Li spingerebbero a un confronto scomodo, ma utile a tutti quanti. Questo vale a maggior ragione all&#8217;interno della scuola, dove occasioni di dialogo vero esistono. </p>
<p>Riconosco i colleghi che fanno parte dell&#8217;elettorato di sinistra perché quasi ogni giorno, quando li incrocio in aula professori o nei corridoi, formulano qualche battutina sui fatti del giorno. In genere, tutte queste battute sono accomunate dall&#8217;avere un unico obiettivo satirico: Silvio Berlusconi, o qualche suo portavoce. Di tanto in tanto, il discorso si fa più specifico e serio, e si passa dal registro della satira politica a quello della denuncia. Il bersaglio cambia e si fa riferimento alla Gelmini o alla sua riforma. </p>
<p>Ora la maggior parte di questi docenti anti-berlusconiani hanno considerato che la sentenza della Corte europea, pur riguardando da vicino la scuola, non meritasse non dico una riflessione ad alta voce, ma neppure una battuta. Insomma, magicamente tutti si erano già sintonizzati su Bersani o Bersani su di loro. </p>
<p>Faccio davvero fatica a spiegarmi questo fenomeno. L&#8217;unica risposta che riesco a darmi è: conformismo. Sono convinto, che se il segretario del PD fosse saltato sulla sedia, avesse gridato alla civiltà del diritto internazionale e delle istituzioni europee, qualche audace difensore della sentenza, tra i miei colleghi, ci sarebbe stato.</p>
<p>Invece in questo modo nessuno è davvero costretto a riflettere sulla legittimità o meno del crocefisso in classe e quindi sull&#8217;eguale rispetto che lo stato laico deve mostrare nei confronti delle culture, delle posizioni spirituali e delle credenze religiose dei suoi allievi e delle loro famiglie.</p>
<p>In effetti, una battuta su Berlusconi costa molta meno fatica intellettuale di un ragionamento autonomo sul rispetto dei diritti universali nella scuola pubblica. I cattolici evidentemente ci marciano su questa rinuncia a ragionare dell&#8217;elettorato di sinistra. Ma molti di loro, non essendo persone stupide, se sottoposte ad un serio confronto, probabilmente darebbero meno per scontato ciò che oggi pare ai loro occhi un&#8217;evidenza incontrovertibile.</p>
<p>L&#8217;unica collega con cui ho avuto una discussione minimamente seria è una cattolica praticante.  Essendo una persona sveglia e insegnando lei pure filosofia, ha scelto la linea difensiva più accorta, rifacendosi al crocefisso come simbolo di una comune identità culturale invece che simbolo religioso. E qui è abbastanza facile mostrare che, storicamente, almeno dal Seicento in poi, senza dover risalire agli antichi, esiste una corrente di pensiero che si muove in rottura con la dottrina cristiana. Insomma, il cristianesimo non può essere considerato l&#8217;orizzonte onnicomprensivo della cultura occidentale se non sacrificando il riconoscimento di minoranze culturali che sono estremamente battagliere da almeno tre secoli e che hanno contribuito all&#8217;emancipazione di tutte le componenti della società umana da diverse forme di schiavitù. Di fronte alle mie obiezioni, la collega ha poi fatto riferimento all&#8217;idea che la scuola, seppur laica, debba comunque poggiare su un quadro di valori e non può essere indifferenti ad essi. In questo ragionamento, viene ancora una volta sostenuto implicitamente che, ad esempio, un insegnante ateo non sia in grado di trasmettere valori, in quanto privo di una credenza religiosa. Ed inevitabilmente ciò che si voleva negare emerge in modo palese: il pregiudizio nei confronti di chi appartiene ad un&#8217;altra cultura, ad un&#8217;altra visione del mondo, pregiudizio che bolla una posizione atea come incapace di veicolare dei valori. La sentenza si dimostra quindi davvero necessaria. Solo escludendo ogni riferimento ad un particolare simbolo religioso, l&#8217;insegnamento verrà liberato dai pregiudizi che pesano su di esso.</p>
<p>Altre persone hanno fatto riferimento ad argomenti diversi, ma molto più rozzi. Qualcuno mi ha detto che il problema del crocefisso non poteva riguardare i non credenti, in quanto per loro il crocefisso non significa nulla. Stesso discorso si potrebbe fare per la croce uncinata su cerchio bianco e sfondo rosso. Quasi nessuno di noi è nazista e crede nella supremazia del Terzo Reich, perché mai dovremmo sentirci minacciati se intorno a noi sventolano, magari nei luoghi dove lavoriamo, simboli simili? Un simbolo religioso o politico, infatti, sarebbe visibile solo per chi ne è un seguace, per gli altri assumerebbe solo il valore di uno scarabocchio insensato.</p>
<p>Altri ancora sono ricorsi al grande argomento-buco nero, quello per cui “noi” quando andiamo da “loro” dobbiamo accettare i “loro” costumi e quindi quando “loro” vengono da noi devono farsi sbafate di crocefisso. “Loro” sono i musulmani o i loro figli. Che “noi” stia per i principi della costituzione repubblicana e dello stato laico e non della teocrazia vaticana o islamica non appare ben chiaro in questo tipo di obiezione.</p>
<p>Che in alcuni stati arabi le autorità religiose non si distinguano dalle autorità politiche è il “loro” problema, che appunto “noi” non vorremmo replicare. Ma è evidente che alcuni di “loro” la pensano come alcuni di “noi” e alcuni di “noi” la pensano come alcuni di &#8220;loro&#8221;. E questa confusione tra le due fazioni rigide è l&#8217;unica che gli italiani, tanto amanti della confusione, non vogliono accettare. Preferiscono pensare che la laicità sia del tutto sconosciuta o rifiutata nel mondo musulmano. E che tutti indistintamente, dal Senegal alla Turchia, siano per lo stato teocratico e l&#8217;applicazione wahabita della Sharia.</p>
<p>Infine. Al diritto internazionale e alla carta dei diritti dell&#8217;uomo l&#8217;italiano preferisce di gran lunga opporre il sano buon senso. Nelle piccole come nelle grandi cose. Ne risulta un paese sempre più malato, ma &#8211; per carità &#8211; che non ci si metta a risolvere questioni secondarie, che tanto quelle principali, fortunatamente, sono irrisolvibili.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/05/la-croce-in-classe/">La croce in classe</a></p>
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