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	<title>Nazione Indiana &#187; dario voltolini</title>
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		<title>TQ, Zoo, uomini e animali: un’intervista a Giorgio Vasta</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 06:32:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Krizia Murrone</strong>*</p>
<p><em>* (L’intervista è nata come esercitazione all’interno del corso di Letteratura italiana contemporanea dell’Università di Lecce – Scienze della comunicazione. Si ringraziano Fabio Moliterni, gli editori di :duepunti e naturalmente Giorgio Vasta per le risposte).</em></p>
<p><a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f1/Brehms-tierleben-frontispiece.jpg"></a>A cosa fanno pensare gli animali parlanti che fabbricano insegnamenti morali?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/04/tq-zoo-uomini-e-animali-un%e2%80%99intervista-a-giorgio-vasta/">TQ, Zoo, uomini e animali: un’intervista a Giorgio Vasta</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Krizia Murrone</strong>*</p>
<p><em>* (L’intervista è nata come esercitazione all’interno del corso di Letteratura italiana contemporanea dell’Università di Lecce – Scienze della comunicazione. Si ringraziano Fabio Moliterni, gli editori di :duepunti e naturalmente Giorgio Vasta per le risposte).</em></p>
<p><a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f1/Brehms-tierleben-frontispiece.jpg"><img class="alignleft" title="brehm" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f1/Brehms-tierleben-frontispiece.jpg" alt="" width="206" height="316" /></a>A cosa fanno pensare gli animali parlanti che fabbricano insegnamenti morali? Alle favole, diranno i più. Ebbene non è così scontato, sono infiniti i generi letterari che oggi vedono protagonisti animali d&#8217;ogni tipo, dotati di intelletto e magari anche mutaformi. Se n&#8217;è accorta una casa editrice palermitana, la <em>:duepunti</em> edizioni. Una realtà vitale che fa leva sulla sperimentazione di voci e proposte mirate e può contare sul contributo dei lavoratori della conoscenza delle ultime generazioni, come Giorgio Vasta, direttore della collana <em>ZOO Scritture animali </em>insieme a Dario Voltolini. Parlare di animali vuol dire parlare di identità, e parlare di identità rimanda, prima che agli animali, al destino di una generazione.</p>
<p><strong>La questione dell’identità (delle generazioni) è al centro della recente proposta dei TQ, gli scrittori o gli operatori culturali tra i trenta e i quarant’anni che si interrogano sulla possibile funzione politica della cultura nell’Italia contemporanea. Avete lanciato il guanto della sfida alla società (post)berlusconiana, interrogandovi sul ruolo e le contraddizioni dell’intellettuale o del lavoratore della conoscenza, sperimentando, per ora, metodi alternativi di aggregazione e incontro (penso all’esperienza ancora in corso al Teatro Valle di Roma).  In cosa consiste effettivamente questa proposta, e quali sono davvero, secondo te, lo stato di salute e le prospettive della vita letteraria del paese?<span id="more-39491"></span><br />
</strong></p>
<p>Si tratta di due questioni distinte.</p>
<p>Una, lo stato di salute della narrativa italiana contemporanea, è di ordine estetico-letterario, e su questo versante la mia è una percezione molto positiva, nel senso che sento l’esistenza di una lingua e di un immaginario narrativo con le sue specificità, ricco diversificato e conflittuale. A latitare, in un modo quasi programmatico, è l’ascolto di quella parte di narrativa italiana che non si manifesta in forma di boato bensì di infrasuono, ma ho ugualmente fiducia nel fatto che un dialogo – anche impervio – possa costruirsi e permanere.</p>
<p>L’altra questione, quella che riguarda più strettamente tq, ha a che fare con un’esperienza di cittadinanza. A partire dall’incontro romano dello scorso 29 aprile è nata una discussione che ha per oggetto, in sintesi estrema (e dunque lasciando fuori un bel po’ di elementi), il bisogno di un gruppo di persone di dare una propria interpretazione a un diritto che sembrerebbe al tramonto, vale a dire quello a una soggettività storica. Quanto che ci si è domandati è <em>se</em> ed eventualmente <em>come</em> persone che per passione e lavoro si confrontano quotidianamente col linguaggio (con la sua complessità e con la tentazione continua di ridurlo, di imporgli la sordina) possono dare forma a una serie di pratiche civili: attraverso l’analisi delle retoriche, soprattutto di quelle avvertite come strutturali e insuperabili e dunque pienamente introiettate, e attraverso iniziative il più possibile mirate ed efficaci. Al momento, com’è naturale, si ragiona, e tra qualche mese si proverà a capire che cosa si è stati in grado di elaborare.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Torniamo all’esperienza di :Duepunti e della collana Zoo. Già dalla presentazione si vuole attirare l&#8217;attenzione del lettore, con dei libricini che  appaiono più che tascabili, con una linea “ecologica-mente” accattivante (ma era proprio necessaria la copertina in “cacca” di elefante?). Cosa vi ha spinti a porre l&#8217;attenzione su questa tematica dissonante e fuori dal coro? É soltanto un gioco, oppure l’idea che sostiene la collana è che l&#8217;identità umana può essere più facilmente compresa passando dagli occhi degli animali?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La copertina ottenuta raffinando gli escrementi di elefante non vuole essere una “trovata”, un espediente per attrarre l’attenzione, ma è parte integrante di un progetto che pensa all’animalità, con tutte le sue risorse e le sue contraddizioni, come prospettiva utile a ragionare sull’umano. Quando si è generato il primissimo spunto dal quale è poi venuto fuori Zoo, abbiamo riflettuto a lungo sulla funzione svolta nel tempo dai bestiari, da quelli reali a quelli fantastici (fino a quelli d’amore), sul bisogno umano di incarnare negli animali sentimenti passioni e discorsi morali (Esopo, La Fontaine), nonché sull’impulso di dare forma ad animali immaginari (Kafka, Hašek).</p>
<p>La mia personalissima impressione è che, come in un Arcimboldo bestiale, l’umano possa essere pensato come un rimescolamento di frammenti animali, una specie di Frankenstein destinato e permanere indiscernibile, nel senso che le diverse parti animali sono così profondamente connesse da non poter essere più separate in modo inequivocabile. Ci sono narratori che riconoscendo in filigrana la quota animale che sta fisiologicamente nell’umano provano a raccontarla. La collana Zoo vuole servire da “luogo” – da arca – in cui contenere (e tramite cui liberare) tutto questo umano animale. Che questo processo cominci dalla materia della copertina è dunque, credo, pienamente logico.</p>
<p><strong>Avete dato il senso dell&#8217;innovazione già nel packaging dei libri, ed ecco che in copertina le rappresentazioni grafiche degli animali (protagonisti dei racconti insieme ai loro padroni) sembrano ingabbiati in un simpatico codice a barre “stirato”. Nella realtà un osservatore arguto potrebbe dire che loro scansano questa prigionia, essendo per due terzi fuori dalle sbarre: allora chi è l&#8217;ingabbiato e il prigioniero, l’animale o l’uomo che li guarda?</strong></p>
<p>L’idea di fare del codice a barre un elemento grafico della copertina è prima di tutto della casa editrice Isbn. Lo sviluppo ulteriore immaginato dai ragazzi di :duepunti edizioni consiste nel far percepire il codice a barre come un frammento di gabbia che in effetti non si sa se ingabbia gli animali che sono di volta in volta il soggetto del libro o se li “sgabbia”. A giudicare dall’espressione sistematicamente serena delle bestie – non tanto l’espressione di chi è evaso ma di chi non ha mai neppure immaginato l’esistenza di un imprigionamento – tenderei a immaginare che forse a rischiare un eventuale ingabbiamento sia non l’animale ma “l’umano” che osserva la copertina.</p>
<p><strong>Ci puoi parlare in generale della collana, del catalogo  e della sua organizzazione? Siete stati tu e Voltolini, come direttori della collana, a coinvolgere gli autori invitandoli a scrivere racconti ‘zoomorfi’ o viceversa? E con quali criteri avete operato la selezione? Puoi passare in rassegna i libri usciti finora indicandone le diverse soluzioni espressive, le scelte stilistiche di ciascuno?</strong></p>
<p>Dario e io contattiamo gli scrittori dei quali ci piacerebbe leggere un racconto animale, che poi sono gli scrittori che in generale ci piace leggere tout court, quelli che ci sembrano essere gli interpreti più intensi della narrativa italiana contemporanea. Da quando la collana esiste accade anche che ci siano autori che ci contattano proponendoci un testo. In quel caso, secondo normalissima prassi editoriale, leggiamo, ragioniamo e rispondiamo, a volte anche chiarendo che Zoo non è una collana di esordi; semmai è il luogo verso il quale scrittori che stanno già seguendo un loro percorso compiono un movimento laterale, una specie di vacanza ferina.</p>
<p>Per quanto riguarda i titoli fin qui pubblicati, e segnalando di volta in volta il carattere che ci ha impressionato nei vari racconti, si parte dal senso di struggimento irreparabile suscitato dal <em>Discorso fatto agli uomini della specie impermanente dei cammelli polari</em> di Giuseppe Genna, si prosegue con la narrazione stilisticamente aerea e lucidissima di Davide Enia in <em>Mio padre non ha mai avuto un cane</em>, si passa per l’ossessività percussiva di Mario Giorgi in <em>Alter E (Un fagiano)</em>, per la claustrofilia straniante di <em>La stanza degli animali</em> di Giulio Mozzi e per il disincanto metropolitano che connota <em>Fine della violenza</em> di Nicola Lagioia; da qui arriviamo alle ultime due uscite: <em>Il grande cacciatore</em> di Carlo D’Amicis, ovvero le vicende di un cane saggio immerso in un mondo di umani dissennati, e <em>Gatta Gatta</em> di Matteo B. Bianchi, il racconto lievissimo di una donna, del suo disorientamento e di una leonessa che apparendo risolve.</p>
<p><strong>Perché le donne non compaiono in questo tipo di racconti (né come scrittrici e nemmeno tra i personaggi, tranne qualche eccezione?). Non sono forse colpite dai conflittuali rapporti padre-figlio, dagli interrogativi sull’identità e sul rapporto con l’‘altro’?</strong></p>
<p>La questione relativa all’assenza delle donne tra gli autori dei primi titoli è del tutto accidentale, determinata dai tempi di lavorazione e consegna dei testi, ed enfatizzarla significa presumere una specie di misoginia costitutiva intrinseca al progetto, cosa che non avrebbe nessun senso. Sono in arrivo i testi di Michela Murgia, di Evelina Santangelo e di Chiara Valerio, così come, più in là, di Laura Pariani ed Emma Dante. Se poi la questione si sposta sul narrativo, sulla materia dei racconti, non mi pare che il femminile sia assente (compare in forma esplicite, come la Rosa di <em>Gatta Gatta</em>, e in altre più defilate), ma soprattutto non penso sia utile in sé osservare la letteratura in una prospettiva di genere, cercando di individuare le occorrenze di tutto ciò che con Carlo Dossi potremmo chiamare “la desinenza in A”; l’immaginazione letteraria è uno spazio al contempo transgender ed extragender, l’occasione per riconfigurare le percezioni di genere, per sabotarle e reinventarle. Costringere il proprio sguardo a logiche da partita doppia in cui al posto delle entrate e delle uscite si rubrica la frequenza del maschile e del femminile credo conduca a comprimere l’esperienza letteraria.</p>
<p><strong>La domanda è d&#8217;obbligo: come ha reagito il mercato al lancio di questi particolari prodotti editoriali? E infine, che rapporto hai, come scrittore, con l’universo della natura e degli animali? Pensando alle prime pagine del tuo <em>Tempo materiale</em> si potrebbe pensare a un Tozzi del nuovo millennio.</strong></p>
<p>Ha reagito con attenzione, nel senso che abbiamo ricevuto un buon riscontro d’interesse e di critica e la sensazione generale è che ci sia aspettativa e disponibilità nei confronti delle proposte che arrivano dalla collana.</p>
<p>Nei confronti degli animali ho una curiosità infantile che cerco di travestire, anche attraverso la scrittura, con abiti adulti, senza però mai riuscire a nasconderne del tutto la radice originaria, che è appunto infantile e nervosa, un senso di attrazione nei confronti della loro esistenza corporea, della loro oscillazione tra mondi diversi (nel senso che nella mia percezione ci sono animali, per esempio alcuni rettili, che sono sia animali sia piante, così come non riesco a guardare un bue senza pensare di stare osservando una fabbrica neurovegetativa fatta di muscoli organi e tessuti).</p>
<p>Vorrei chiarire che non si tratta di un generico incanto nei confronti del cosiddetto regno animale, tanto meno di un’ammirazione commossa da National Geographic: quello di cui mi sono reso conto nel corso del tempo – e in questo senso la scrittura è stato un utilissimo agente di consapevolezza – è che gli animali sono, dentro la mia testa, formazioni intrapsichiche arcaiche, cose, zone, frammenti fossili e discorsi futuri ma più probabilmente sedimenti extratemporali. Gli animali sono dove la vulnerabilità appare invulnerabile e, viceversa, l’invulnerabilità, l’impossibilità della morte (l’animale, anche nelle condizioni di pericolo più estremo, non pensa la morte), si rivela in tutta la sua traumatica fragilità. Dunque sono nuclei irrisolvibili e l’immaginazione letteraria ha fame di questo nutrimento.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/04/tq-zoo-uomini-e-animali-un%e2%80%99intervista-a-giorgio-vasta/">TQ, Zoo, uomini e animali: un’intervista a Giorgio Vasta</a></p>
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		<title>La responsabilità dell&#8217;autore: Dario Voltolini</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 06:27:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[crisi della democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/voltolini.jpg"></a></p>
<p><em>[Dopo gli interventi di <a href="../2010/03/16/2010/01/20/pubblicare-per-berlusconi/">Helena  Janeczek</a></em><em> e  <a href="../2010/03/16/2010/01/26/su-letteratura-e-politica-la-penso-proprio-come-george-orwell-e-danilo-kis/">Andrea   Inglese</a></em><em>, abbiamo pensato di mettere a punto un  questionario  composto di 10 domande, e di mandarlo a un certo numero di  autori, critici e  addetti al mestiere. Dopo <a href="../2010/03/16/2010/02/17/il-calzolaio/">Erri  De  Luca</a></em><em>, <a href="../2010/03/16/2010/02/19/la-responsabilita-dell%E2%80%99autore-luigi-bernardi/">Luigi   Bernardi</a>,</em><em> <a href="../2010/03/16/2010/02/22/la-responsabilita-dell%E2%80%99autore-michela-murgia/">Michela   Murgia</a>, <a href="../2010/03/16/2010/02/27/la-responsabilita-dellautore-giulio-mozzi/">Giulio   Mozzi</a>, <a href="../2010/03/16/2010/03/02/la-responsabilita-dellautore-emanuele-trevi/">Emanule   Trevi</a>, <a href="../2010/03/16/2010/03/06/la-responsabilita-dellautore-perazzoli/">Ferruccio   Parazzoli</a>, </em><em><a href="../2010/03/16/2010/03/09/la-responsabilita-dellautore-claudio-piersanti/" target="_blank">Claudio Piersanti</a>, </em><em><a href="../2010/03/14/la-responsabilita-dellautore-franco-cordelli/">Franco   Cordelli</a> e</em><em> <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/16/la-responsabilita-dellautore/" target="_blank">Gherardo Bortolotti</a>, ecco le risposte di Dario Voltolini</em><em>.]</em></p>
<p><strong><em>Come giudichi in generale, come speditivo apprezzamento di massima,  lo stato della nostra letteratura contemporanea (narrativa e/o poesia)?</em></strong>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/20/la-responsabilita-dellautore-dario-voltolini/">La responsabilità dell&#8217;autore: Dario Voltolini</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/voltolini.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/voltolini-292x300.jpg" alt="" title="voltolini" width="292" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-32057" /></a></p>
<p><em>[Dopo gli interventi di <a href="../2010/03/16/2010/01/20/pubblicare-per-berlusconi/">Helena  Janeczek</a></em><em> e  <a href="../2010/03/16/2010/01/26/su-letteratura-e-politica-la-penso-proprio-come-george-orwell-e-danilo-kis/">Andrea   Inglese</a></em><em>, abbiamo pensato di mettere a punto un  questionario  composto di 10 domande, e di mandarlo a un certo numero di  autori, critici e  addetti al mestiere. Dopo <a href="../2010/03/16/2010/02/17/il-calzolaio/">Erri  De  Luca</a></em><em>, <a href="../2010/03/16/2010/02/19/la-responsabilita-dell%E2%80%99autore-luigi-bernardi/">Luigi   Bernardi</a>,</em><em> <a href="../2010/03/16/2010/02/22/la-responsabilita-dell%E2%80%99autore-michela-murgia/">Michela   Murgia</a>, <a href="../2010/03/16/2010/02/27/la-responsabilita-dellautore-giulio-mozzi/">Giulio   Mozzi</a>, <a href="../2010/03/16/2010/03/02/la-responsabilita-dellautore-emanuele-trevi/">Emanule   Trevi</a>, <a href="../2010/03/16/2010/03/06/la-responsabilita-dellautore-perazzoli/">Ferruccio   Parazzoli</a>, </em><em><a href="../2010/03/16/2010/03/09/la-responsabilita-dellautore-claudio-piersanti/" target="_blank">Claudio Piersanti</a>, </em><em><a href="../2010/03/14/la-responsabilita-dellautore-franco-cordelli/">Franco   Cordelli</a> e</em><em> <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/16/la-responsabilita-dellautore/" target="_blank">Gherardo Bortolotti</a>, ecco le risposte di Dario Voltolini</em><em>.]</em></p>
<p><strong><em>Come giudichi in generale, come speditivo apprezzamento di massima,  lo stato della nostra letteratura contemporanea (narrativa e/o poesia)?  Concordi con quei critici, che denunciano la totale mancanza di vitalità  del romanzo e della poesia nell’Italia contemporanea?</em></strong></p>
<p>Ho sempre sostenuto che la nostra narrativa era vitalissima e del tutto non intercettata dalla critica. Ora lo penso ancora, ma vedo segni di involuzione, cioè di ripiegamento della narrativa su stilemi che si pensa garbino alla critica, la quale nel frattempo è scomparsa.</p>
<p><strong><em>Ti sembra che la tendenza verso un’industrializzazione  crescente dell’editoria freni in qualche modo l’apparizione di opere di  qualità?</em></strong></p>
<p>Sì. Le frena nel rapporto con il pubblico, nella diffusione, nella percezione di cosa è importante, ma non nel senso che le tenga necessariamente inedite.</p>
<p><strong><em>Ti sembra che le pagine culturali dei quotidiani e dei  settimanali rispecchino in modo soddisfacente lo stato della nostra  letteratura (prosa e poesia), e quali critiche faresti?</em></strong></p>
<p>Le nostre pagine culturali andrebbero chiuse.</p>
<p><span id="more-32041"></span></p>
<p><strong><em>Ti sembra che la maggior parte delle case editrici italiane  facciano un buon lavoro in rapporto alla ricerca di nuovi autori di buon  livello e alla promozione a lungo termine di autori e testi di qualità  (prosa e/o poesia)?</em></strong></p>
<p>No.</p>
<p><strong><em>Credi che il web abbia mutato le modalità di diffusione e di  fruizione della nostra letteratura (narrativa e/o poesia)  contemporanea? E se sì, in che modo?</em></strong></p>
<p>Molto meno di quello che, dall’interno della Rete, si pensa.</p>
<p><strong><em>Pensi che la letteratura, o alcune sue componenti,  andrebbero sostenute in qualche modo, e in caso affermativo, in quali  forme?</em></strong></p>
<p>Tutte le forme possibili tranne il sostentamento con fondi pubblici.</p>
<p><strong><em>Nella oggettiva e evidente crisi della nostra democrazia  (pervasivo controllo politico sui media e sostanziale impunità giuridica  di chi detiene il potere, crescenti xenofobia e razzismo …), che ha una  risonanza sempre maggiore all’estero, ti sembra che gli scrittori  italiani abbiano modo di dire la loro, o abbiano comunque un qualche  peso?</em></strong></p>
<p>Non hanno alcun peso, perché non hanno alcun potere. Oggi esiste solo un gioco di poteri. Se questo gioco si incepperà gli scrittori, come peraltro i baristi e i tramvieri e tutti gli altri, potranno dire la loro.</p>
<p><strong><em>Nella suddetta evidente crisi della nostra democrazia, ti  sembra che gli scrittori abbiano delle responsabilità, vale a dire che  avrebbero potuto o potrebbero esporsi maggiormente e in quali forme?</em></strong></p>
<p>Non hanno praticamente nessuna responsabilità, sono stati tagliati fuori anche se alcuni avrebbero voluto stare moltissimo dentro (e costoro sì che avrebbero avuto gravi responsabilità!). Ma è meglio che, come sempre, gli scrittori percepiscano su di sé di avere una responsabilità enorme, anche se non è vero.</p>
<p><strong><em>Reputi che ci sia una separazione tra mondo della cultura e  mondo politico e, in caso affermativo, pensi che abbia dei precisi  effetti?</em></strong></p>
<p>Sospetto che se si può concepire un’idea come “mondo politico” e una come “mondo della cultura”, i giochi siano già stati fatti. Se poi non viene nemmeno in mente di considerare un “mondo economico e produttivo”, siamo oltre la frutta.</p>
<p><strong><em>Ti sembra opportuno che uno scrittore con convincimenti  democratici collabori alle pagine culturali di quotidiani quali “Libero”  e il Giornale, caratterizzati da stili giornalistici non consoni a un  paese democratico (marcata faziosità dell’informazione, servilismo nei  confronti di chi detiene il potere, prese di posizione xenofobe,  razziste e omofobe …), e che appoggiano apertamente politiche che  portano a un oggettivo deterioramento della democrazia?</em></strong></p>
<p>Oggettivo, oggettivo, oggettivo! Ma la democrazia non è convivenza di soggettivismi diversi?  E quali sarebbero poi i giornali “consoni” con cui collaborare? E collaborare a cosa? E opportuno in che senso? Nel senso di opportunismo o di opportunità che si apre? E cosa dicono di interessante gli scrittori che finalmente sono riusciti ad approdare alle prime pagine dei giornali opportuni e democratici? Cazzate, ecco cosa dicono.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/20/la-responsabilita-dellautore-dario-voltolini/">La responsabilità dell&#8217;autore: Dario Voltolini</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scimmie&#8230; (98)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/02/21/le-scimmie-98/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/02/21/le-scimmie-98/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Feb 2005 20:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=971</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Dario Voltolini<br />
<br />
nella più densa alchimia<br />
di zucchero nero<br />
ondeggia scantona pendente di sbieco<br />
il passo del viandante che cerca l&#8217;ingresso<br />
nel crepitante falansterio<br />
piantonato accanto all’entrata<br />
da un uomo cieco seduto sulla sdraio<br />
che respira con una certa difficoltà<br />
ha un paio di occhiali da sole<br />
e fissa un punto in alto<br />
sullo spigolo del tetto del palazzo di fronte<br />
il crollo dei muri verticali<br />
rivelano un’antica fonte<br />
finora rimasta murata e nascosta negli ultimi cortili<br />
una torrefazione e un banco di pescivendolo<br />
stanno ai lati dell’uomo cieco e l’acqua gorgoglia<br />
alabastrata di zolfi e tiepida sotterranea<br />
da un corso d’acqua sconosciuto che passa<br />
nel sottosuolo mai identificato<br />
sul banco del pesce la parte anteriore di un grosso spada<br />
pare emergere dal pianale puntando la sua lama sulla luna<br />
e al fianco emerge la parte<br />
anteriore di un piccolo spada<br />
anche lui punta la sua lama sulla luna<br />
così paralleli<br />
forse un padre e un figlio?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/02/21/le-scimmie-98/">Le scimmie&#8230; (98)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <b>Dario Voltolini</b><br />
<span id="more-971"></span><br />
nella più densa alchimia<br />
di zucchero nero<br />
ondeggia scantona pendente di sbieco<br />
il passo del viandante che cerca l&#8217;ingresso<br />
nel crepitante falansterio<br />
piantonato accanto all’entrata<br />
da un uomo cieco seduto sulla sdraio<br />
che respira con una certa difficoltà<br />
ha un paio di occhiali da sole<br />
e fissa un punto in alto<br />
sullo spigolo del tetto del palazzo di fronte<br />
il crollo dei muri verticali<br />
rivelano un’antica fonte<br />
finora rimasta murata e nascosta negli ultimi cortili<br />
una torrefazione e un banco di pescivendolo<br />
stanno ai lati dell’uomo cieco e l’acqua gorgoglia<br />
alabastrata di zolfi e tiepida sotterranea<br />
da un corso d’acqua sconosciuto che passa<br />
nel sottosuolo mai identificato<br />
sul banco del pesce la parte anteriore di un grosso spada<br />
pare emergere dal pianale puntando la sua lama sulla luna<br />
e al fianco emerge la parte<br />
anteriore di un piccolo spada<br />
anche lui punta la sua lama sulla luna<br />
così paralleli<br />
forse un padre e un figlio?<br />
spadone e spadino esterrefatti subiscono le mosche<br />
l’uomo cieco sussulta nella digestione<br />
in fondo si aprono altre sorgenti<br />
negli scavi si spingono i gradienti<br />
che rivelano tensioni strutturali<br />
mosse fluide di canali semiaperti<br />
flussi roventi compressi a stento<br />
sotto l’asfalto della via principale su cui passano i taxi<br />
sotto l’andirivieni lento del passeggio<br />
che trascorre strusciando accanto ai cinque soldati<br />
americani in attesa sul marciapiede di fronte all’albergo<br />
pronti a partire per la base dopo aver fatto la colazione<br />
con il succo di arancia<br />
nel buio i fiori del fioraio aspettano chiusi nel frigorifero a vista<br />
irrespirabile aria d’acqua nell’oscuro<br />
e dall’oscuro erutta l’acqua di sorgente<br />
incorniciata dai balconi interni scassati e dimenticati<br />
pendenti sui cortili ingombri e piantonati<br />
dalla sentinella cieca e digerente sulla sdraio<br />
e un paio di ragazze commesse del bar della piazza<br />
servono anche dopo la mezzanotte<br />
una camomilla d’asporto<br />
le palme svettano magre e alte<br />
come la donna di Parma evocata a cena<br />
(non so se ti ricordi)<br />
mentre servivano la coppa cotta al tavolo lungo nell’atelier<br />
la più magra delle palme è anche la più alta<br />
e ha una chioma contenuta e giovane<br />
come appena passata dallo stilista</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/02/21/le-scimmie-98/">Le scimmie&#8230; (98)</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scimmie&#8230; (88)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/02/04/le-scimmie-88/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/02/04/le-scimmie-88/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2005 23:22:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=915</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<br />
noi al fondo di noi stessi dove forse incontriamo una radice comune<br />
ci chiediamo come facciano i giapponesi a non sbranarsi<br />
un mio amico imita Toshiro Mifune<br />
e allora io faccio il verso del cinghiale<br />
è un nostro siparietto particolare<br />
ma a me il verso da qualche tempo mi viene male<br />
più lungo più corto del normale<br />
oscillo attorno alla giusta durata<br />
sbando di un metro avanti oppure indietro<br />
e me ne esco con un raschio in gola<br />
non era così una volta<br />
partiva schietto il grido del suino<br />
imparato dal vivo ascoltando certi porcastri<br />
che se ne vanno per le strade<br />
figli dell&#8217;incrocio fra i maiali e i cinghiali<br />
quando affondano il grugno nei mucchi di rifiuti accanto ai cassonetti<br />
hanno occhi intelligenti e sono magri e scattanti<br />
e si gridano insulti e minacce suine reciprocamente<br />
è una bella scuola per chi vuole imparare a imitare il verso del porcastro<br />
sono gentili affamati puzzolenti e schietti<br />
nelle serate di cobalto passato il temporale<br />
dal tuo giardino si vedono le pianure allargarsi a sud<br />
la grandezza del cielo espressa meglio dal corridoio di luce<br />
che passa fra le cime degli alberi<br />
e dal fresco che sale dall&#8217;erba vivificata di pioggia<br />
meglio perché allusa e quindi indovinata<br />
lei<br />
la vastità infinita<br />
già da sempre risaputa<br />
carote nell&#8217;orto<br />
fanno bene al morto<br />
la birra bevuta<br />
genera sconforto<br />
la nave nel porto<br />
la grappa alla ruta<br />
l&#8217;uomo si toglie la tuta<br />
ha un viso molto assorto<br />
siamo a Santa Restituta<br />
aspettiamo il giorno corto<br />
per salpare a tua insaputa<br />
cenere cenere vento<br />
portami lo spavento<br />
cenere cenere foglia<br />
l&#8217;albero di magnolia<br />
versami versami latte<br />
portami quelle blatte<br />
sull&#8217;acqua non c&#8217;era vento<br />
passava la vela sotto lo sperone<br />
dal cui castello si vede la serie dei profili della costa<br />
la nostra terra molteplice che fu sillabario<br />
di una assai mobile vita<br />
che si augurava di uscire un giorno<br />
da qualcosa di tremendo e cognitivo<br />
e poi dieci anni dopo<br />
un sabato alle sei di sera da tutt&#8217;altra parte</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/02/04/le-scimmie-88/">Le scimmie&#8230; (88)</a></p>
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<a href='http://www.nazioneindiana.com/2004/12/22/le-scimmie-67/' rel='bookmark' title='Le scimmie&#8230; (67)'>Le scimmie&#8230; (67)</a> di Dario Voltolini il seno appena dentro la camicetta celeste...&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/02/04/le-scimmie-88/">Le scimmie&#8230; (88)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<span id="more-915"></span><br />
noi al fondo di noi stessi dove forse incontriamo una radice comune<br />
ci chiediamo come facciano i giapponesi a non sbranarsi<br />
un mio amico imita Toshiro Mifune<br />
e allora io faccio il verso del cinghiale<br />
è un nostro siparietto particolare<br />
ma a me il verso da qualche tempo mi viene male<br />
più lungo più corto del normale<br />
oscillo attorno alla giusta durata<br />
sbando di un metro avanti oppure indietro<br />
e me ne esco con un raschio in gola<br />
non era così una volta<br />
partiva schietto il grido del suino<br />
imparato dal vivo ascoltando certi porcastri<br />
che se ne vanno per le strade<br />
figli dell&#8217;incrocio fra i maiali e i cinghiali<br />
quando affondano il grugno nei mucchi di rifiuti accanto ai cassonetti<br />
hanno occhi intelligenti e sono magri e scattanti<br />
e si gridano insulti e minacce suine reciprocamente<br />
è una bella scuola per chi vuole imparare a imitare il verso del porcastro<br />
sono gentili affamati puzzolenti e schietti<br />
nelle serate di cobalto passato il temporale<br />
dal tuo giardino si vedono le pianure allargarsi a sud<br />
la grandezza del cielo espressa meglio dal corridoio di luce<br />
che passa fra le cime degli alberi<br />
e dal fresco che sale dall&#8217;erba vivificata di pioggia<br />
meglio perché allusa e quindi indovinata<br />
lei<br />
la vastità infinita<br />
già da sempre risaputa<br />
carote nell&#8217;orto<br />
fanno bene al morto<br />
la birra bevuta<br />
genera sconforto<br />
la nave nel porto<br />
la grappa alla ruta<br />
l&#8217;uomo si toglie la tuta<br />
ha un viso molto assorto<br />
siamo a Santa Restituta<br />
aspettiamo il giorno corto<br />
per salpare a tua insaputa<br />
cenere cenere vento<br />
portami lo spavento<br />
cenere cenere foglia<br />
l&#8217;albero di magnolia<br />
versami versami latte<br />
portami quelle blatte<br />
sull&#8217;acqua non c&#8217;era vento<br />
passava la vela sotto lo sperone<br />
dal cui castello si vede la serie dei profili della costa<br />
la nostra terra molteplice che fu sillabario<br />
di una assai mobile vita<br />
che si augurava di uscire un giorno<br />
da qualcosa di tremendo e cognitivo<br />
e poi dieci anni dopo<br />
un sabato alle sei di sera da tutt&#8217;altra parte</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scimmie&#8230; (87)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/02/02/le-scimmie-87/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/02/02/le-scimmie-87/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Feb 2005 19:31:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=909</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<br />
per raggiungere il fiore naturale e quotidiano<br />
quello che vediamo e raccogliamo<br />
un tempo era più giovane e perciò graziosa<br />
ora se ne va per la stazione ferroviaria<br />
avendo modificato il panico in entusiasmo<br />
e il ragazzo esagerato adesso si è consolidato<br />
non sa più vedere le cose inesistenti<br />
ma prende qualche decisione e se la cava<br />
ora da questo lato non resta che sperare<br />
nel loro incontro sulla carrozza ferroviaria<br />
sperando che si tratti di uno dei vagoni antichi<br />
del convoglio<br />
non vogliono incontrarsi apposta non ci pensano nemmeno<br />
spereremo pertanto nel movimento del treno<br />
immaginando che infine dopo equivoci e rinculi<br />
trovino la giusta direzione e se ne vadano in un corpo verdissimo<br />
come due amanti così modificati<br />
che producono la propria metamorfosi<br />
incuranti<br />
esaltati coinquilini urlano all&#8217;assemblea di condominio<br />
si minacciano mandandosi a fare in culo<br />
perché devo pagare le spese dell&#8217;ascensore<br />
io<br />
che me ne sto al pianterreno?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/02/02/le-scimmie-87/">Le scimmie&#8230; (87)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<span id="more-909"></span><br />
per raggiungere il fiore naturale e quotidiano<br />
quello che vediamo e raccogliamo<br />
un tempo era più giovane e perciò graziosa<br />
ora se ne va per la stazione ferroviaria<br />
avendo modificato il panico in entusiasmo<br />
e il ragazzo esagerato adesso si è consolidato<br />
non sa più vedere le cose inesistenti<br />
ma prende qualche decisione e se la cava<br />
ora da questo lato non resta che sperare<br />
nel loro incontro sulla carrozza ferroviaria<br />
sperando che si tratti di uno dei vagoni antichi<br />
del convoglio<br />
non vogliono incontrarsi apposta non ci pensano nemmeno<br />
spereremo pertanto nel movimento del treno<br />
immaginando che infine dopo equivoci e rinculi<br />
trovino la giusta direzione e se ne vadano in un corpo verdissimo<br />
come due amanti così modificati<br />
che producono la propria metamorfosi<br />
incuranti<br />
esaltati coinquilini urlano all&#8217;assemblea di condominio<br />
si minacciano mandandosi a fare in culo<br />
perché devo pagare le spese dell&#8217;ascensore<br />
io<br />
che me ne sto al pianterreno?<br />
te lo dico io perché<br />
il fatto è che tu hai firmato il regolamento di condominio<br />
perché ti conveniva<br />
e adesso hai tutto il cortile per farti i cazzi tuoi<br />
che non ha senso<br />
non ha senso che noi non possiamo nemmeno posare una bici!<br />
ma che cosa dici cosa c&#8217;entra la bici con l&#8217;ascensore?<br />
c&#8217;entra che hai firmato in blocco e adesso paghi<br />
cos&#8217;è che vuoi? solo i privilegi?<br />
ma allora stralciamo oppure rifacciamo il regolamento di condominio<br />
dice l&#8217;amministratore<br />
mettiamoci d&#8217;accordo o faremo di nuovo le ore piccole<br />
ma io non posso mica firmare niente<br />
dice quello del pianterreno<br />
e perché no?<br />
chiedono tutti<br />
perché me lo ha detto il mio avvocato<br />
è la risposta<br />
da lì più nessuno lo sposta e a notte fonda<br />
amareggiati se ne tornano al condominio<br />
forse tutti quanti ma più ancora degli altri<br />
noialtri italiani<br />
viviamo troppo compressi<br />
la penisola è troppo stretta<br />
noi ci diamo sui coglioni<br />
è inutile fingere il contrario<br />
ogni movimento che facciamo urtiamo qualcuno<br />
siamo pigiati come animali<br />
sul nostri nervi a fior di pelle costruiscono intere campagne elettorali<br />
anche quando viviamo isolati in mezzo al verde della campagna<br />
ci stiamo tutti in fin dei conti sui coglioni</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/02/02/le-scimmie-87/">Le scimmie&#8230; (87)</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scimmie&#8230; (86)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/29/le-scimmie-86/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/29/le-scimmie-86/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 29 Jan 2005 20:43:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=897</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<br />
quando guarda in alto vede un cavallo che gli pende sul capo<br />
la bestia è stupefatta le zampe tese il torace imbracato<br />
l&#8217;uomo vede l&#8217;enormità del cazzo del cavallo<br />
e i suoi occhi muti in cui il furore si arrampica su se stesso<br />
nelle retrovie del porto cartacce scivolano spostate piano da un vento caldo<br />
in una sala al terzo piano le pareti sono colorate<br />
in centro un totem prismatico impone un silenzio assoluto<br />
i fari fuori lampeggiano ma dentro non c&#8217;è movimento<br />
né cambi di luce<br />
niente<br />
una linea liscia e dritta fatta di silenzio che va e va<br />
sembra perdersi all&#8217;infinito per davvero<br />
scivolando fuori città<br />
oltre l&#8217;area del cimitero<br />
oltre le proprietà delle banche<br />
oltre le periferie dove ancora spacciano l&#8217;ero<br />
oltre le ultime muraglie bianche<br />
dove comincia il lago artificiale nel ventre del quale<br />
sta sciogliendosi negli anni<br />
l&#8217;agglomerato urbano fatto di pietra grigia<br />
ricostruito nuovo a valle per gli abitanti risarciti per l&#8217;invasamento della diga<br />
un giorno per lavori di mantenimento<br />
di consolidamento<br />
svuotarono l&#8217;invaso e i vecchi abitanti risalirono al bordo del lago artificiale<br />
mentre il livello dell&#8217;acqua calava<br />
per vedere che ne era delle loro antiche case<br />
spuntò per primo il campanile<br />
poi a poco a poco quello che restava del paese<br />
e pesci agonizzanti sventolavano nelle secche<br />
forse tutto alla fine si scioglierebbe nell&#8217;acqua<br />
se per ultima rimanesse l&#8217;acqua<br />
al fondo di quei filari infiniti in cui perdiamo lo sguardo<br />
in quelle fughe di camere annidate<br />
nelle prospettive delle vie rettilinee<br />
fatte di facciate di case<br />
quando intorno come sempre<br />
brilla coricandosi la primavera<br />
quando scende la sera<br />
ripetendo puramente per amore<br />
parole nate un tempo sotto un fiotto di luna<br />
assai lontano dalla casa roteante fatta di sterpi<br />
acustico groviglio di serpi<br />
dove l&#8217;uomo di chiara autorevolezza<br />
il cui nome come fatto di brezza<br />
svaniva via dalla mente del poeta<br />
non si sa a quale distanza dalla meta<br />
arrivando all&#8217;improvviso sulla scena<br />
spezzò per sempre il filo del poema<br />
sulla terra scende la pioggia e il sole la fa svaporare<br />
nelle bussole magnetiche l&#8217;ago vacilla<br />
ogni grado di apertura è lo stesso grado di chiusura<br />
la ragazza che parla dalla veranda<br />
in frasi brevi e scandite<br />
di come l&#8217;infiorescenza vada pensata<br />
e ripensata in astratto secondo un suo aspetto estremo</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/29/le-scimmie-86/">Le scimmie&#8230; (86)</a></p>
<p>Related posts:
<a href='http://www.nazioneindiana.com/2004/12/22/le-scimmie-67/' rel='bookmark' title='Le scimmie&#8230; (67)'>Le scimmie&#8230; (67)</a> di Dario Voltolini il seno appena dentro la camicetta celeste...&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/29/le-scimmie-86/">Le scimmie&#8230; (86)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<span id="more-897"></span><br />
quando guarda in alto vede un cavallo che gli pende sul capo<br />
la bestia è stupefatta le zampe tese il torace imbracato<br />
l&#8217;uomo vede l&#8217;enormità del cazzo del cavallo<br />
e i suoi occhi muti in cui il furore si arrampica su se stesso<br />
nelle retrovie del porto cartacce scivolano spostate piano da un vento caldo<br />
in una sala al terzo piano le pareti sono colorate<br />
in centro un totem prismatico impone un silenzio assoluto<br />
i fari fuori lampeggiano ma dentro non c&#8217;è movimento<br />
né cambi di luce<br />
niente<br />
una linea liscia e dritta fatta di silenzio che va e va<br />
sembra perdersi all&#8217;infinito per davvero<br />
scivolando fuori città<br />
oltre l&#8217;area del cimitero<br />
oltre le proprietà delle banche<br />
oltre le periferie dove ancora spacciano l&#8217;ero<br />
oltre le ultime muraglie bianche<br />
dove comincia il lago artificiale nel ventre del quale<br />
sta sciogliendosi negli anni<br />
l&#8217;agglomerato urbano fatto di pietra grigia<br />
ricostruito nuovo a valle per gli abitanti risarciti per l&#8217;invasamento della diga<br />
un giorno per lavori di mantenimento<br />
di consolidamento<br />
svuotarono l&#8217;invaso e i vecchi abitanti risalirono al bordo del lago artificiale<br />
mentre il livello dell&#8217;acqua calava<br />
per vedere che ne era delle loro antiche case<br />
spuntò per primo il campanile<br />
poi a poco a poco quello che restava del paese<br />
e pesci agonizzanti sventolavano nelle secche<br />
forse tutto alla fine si scioglierebbe nell&#8217;acqua<br />
se per ultima rimanesse l&#8217;acqua<br />
al fondo di quei filari infiniti in cui perdiamo lo sguardo<br />
in quelle fughe di camere annidate<br />
nelle prospettive delle vie rettilinee<br />
fatte di facciate di case<br />
quando intorno come sempre<br />
brilla coricandosi la primavera<br />
quando scende la sera<br />
ripetendo puramente per amore<br />
parole nate un tempo sotto un fiotto di luna<br />
assai lontano dalla casa roteante fatta di sterpi<br />
acustico groviglio di serpi<br />
dove l&#8217;uomo di chiara autorevolezza<br />
il cui nome come fatto di brezza<br />
svaniva via dalla mente del poeta<br />
non si sa a quale distanza dalla meta<br />
arrivando all&#8217;improvviso sulla scena<br />
spezzò per sempre il filo del poema<br />
sulla terra scende la pioggia e il sole la fa svaporare<br />
nelle bussole magnetiche l&#8217;ago vacilla<br />
ogni grado di apertura è lo stesso grado di chiusura<br />
la ragazza che parla dalla veranda<br />
in frasi brevi e scandite<br />
di come l&#8217;infiorescenza vada pensata<br />
e ripensata in astratto secondo un suo aspetto estremo</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/29/le-scimmie-86/">Le scimmie&#8230; (86)</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scimmie&#8230; (85)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/29/le-scimmie-85/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/29/le-scimmie-85/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 Jan 2005 23:25:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=895</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<br />
si muovevano lontane ombre di guardiani<br />
nella loro divisa di lavoranti<br />
le voci cadevano a terra congelate appena pronunciate<br />
i suoni avevano questa gittata ridotta<br />
e suonavano come una corda rotta troppo tesa<br />
invece i fusti degli alberi e gli arbusti<br />
nella brillantezza del loro intimo smeraldo<br />
essudavano nell&#8217;aria greve umida marcia<br />
frutti giganti si spaccavano al suolo spargendo i semi intorno<br />
sotto la superficie del  fiume andavano di lato pesci scuri e grassi<br />
facendo quattro passi sul pontile vedevi l&#8217;aria rivoltarsi<br />
nel pomeriggio primaverile<br />
e anche tu non capivi<br />
tu che eri uno in più nella lista delle generazioni che si ripetono<br />
non capivi perché ci fosse questo astio fra la tua immaginazione<br />
e la presente stagione che gravava grassa e laida sul pontile<br />
con le sue cosce fresche i seni giovani e la bocca disfatta<br />
la pelle liscia la fica aperta e profumata<br />
la stagione che sapeva dimagrire a una cert&#8217;ora<br />
che la tua fantasia non voleva prendere in considerazione<br />
eri anche tu un nichilista certamente lo saprai<br />
tutto contrastava quello che da giovane avevi pensato<br />
posavi la mano sulla guaina vegetale che fascia il fusto del banano<br />
liscia (come puoi chiamarla <em>corteccia</em>?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/29/le-scimmie-85/">Le scimmie&#8230; (85)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<span id="more-895"></span><br />
si muovevano lontane ombre di guardiani<br />
nella loro divisa di lavoranti<br />
le voci cadevano a terra congelate appena pronunciate<br />
i suoni avevano questa gittata ridotta<br />
e suonavano come una corda rotta troppo tesa<br />
invece i fusti degli alberi e gli arbusti<br />
nella brillantezza del loro intimo smeraldo<br />
essudavano nell&#8217;aria greve umida marcia<br />
frutti giganti si spaccavano al suolo spargendo i semi intorno<br />
sotto la superficie del  fiume andavano di lato pesci scuri e grassi<br />
facendo quattro passi sul pontile vedevi l&#8217;aria rivoltarsi<br />
nel pomeriggio primaverile<br />
e anche tu non capivi<br />
tu che eri uno in più nella lista delle generazioni che si ripetono<br />
non capivi perché ci fosse questo astio fra la tua immaginazione<br />
e la presente stagione che gravava grassa e laida sul pontile<br />
con le sue cosce fresche i seni giovani e la bocca disfatta<br />
la pelle liscia la fica aperta e profumata<br />
la stagione che sapeva dimagrire a una cert&#8217;ora<br />
che la tua fantasia non voleva prendere in considerazione<br />
eri anche tu un nichilista certamente lo saprai<br />
tutto contrastava quello che da giovane avevi pensato<br />
posavi la mano sulla guaina vegetale che fascia il fusto del banano<br />
liscia (come puoi chiamarla <em>corteccia</em>?<br />
sembra lei la pelle che ti tocca nella tua mano ruvida<br />
e nodosa) al suo confine naturale<br />
mediti meriti altri cespiti<br />
eredi confratelli crespi sfavillano coltelli<br />
la villa sta nell&#8217;ombra contratta e moribonda<br />
le squadre si dispongono<br />
alla resa dei conti<br />
questa è una faccenda di eredità e di soldi<br />
di discendenze di parentele<br />
nell&#8217;aria così umida che non si può pensare<br />
la donna si è dischiusa<br />
esala quel suo odore<br />
che si fa largo nella notte<br />
fino alla tua baracca nascosta<br />
oltre la tua porta chiusa<br />
l&#8217;effluvio è il richiamo persistente<br />
vedi il corpo soffuso di biancore disteso sul lenzuolo<br />
sul tessuto profumato di sapone e già sudato<br />
nelle cupole più lucide si concentra la pallida fluorescenza della notte<br />
nelle conche la penombra si raddoppia<br />
alla ricerca della lingua spingi la tua bocca<br />
solo il fruscio solo il respiro<br />
la notte è torrida e l&#8217;alba lontanissima non porterà sollievo<br />
l&#8217;ultimo seme spremuto non ti darà sollievo<br />
già battono i bastoni nel bosco per stanare la preda<br />
battono ancora i loro bastoni e non arriva mai la sera<br />
gruppi di uomini se ne vanno sulle chiatte<br />
passano accanto alle darsene<br />
contro le luci elettriche svettano i castelli degli elevatori<br />
con corregge di cuoio alzano animali<br />
un uomo sulla chiatta sta fumando una sigaretta presa da un pacchetto amaranto</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/29/le-scimmie-85/">Le scimmie&#8230; (85)</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il bambino</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/28/il-bambino/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/28/il-bambino/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2005 22:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em>(Sul</em> Conservatorio di Santa Teresa <em>di Bilenchi)</em></p>
<p>di <strong>Dario Voltolini</strong></p>
<p></p>
<p>Uno vorrebbe svenarsi piuttosto che lasciare Sergio chiuso nel suo incanto. Uno vorrebbe gridare, scuotere qualcosa, provocare una rottura, in modo da crepare la superficie dell&#8217;immensa sfera che intrappola Sergio. L&#8217;affetto, la pena, l&#8217;amore e l&#8217;angoscia che si provano per Sergio sono in tutto identici a quelli che si proverebbero per una persona in carne e ossa.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/28/il-bambino/">Il bambino</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Sul</em> Conservatorio di Santa Teresa <em>di Bilenchi)</em></p>
<p>di <strong>Dario Voltolini</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/crete_senesi_mps_14.jpg" border="0" alt="crete_senesi_mps_14.jpg" width="600" height="150" /></p>
<p>Uno vorrebbe svenarsi piuttosto che lasciare Sergio chiuso nel suo incanto. Uno vorrebbe gridare, scuotere qualcosa, provocare una rottura, in modo da crepare la superficie dell&#8217;immensa sfera che intrappola Sergio. L&#8217;affetto, la pena, l&#8217;amore e l&#8217;angoscia che si provano per Sergio sono in tutto identici a quelli che si proverebbero per una persona in carne e ossa. A patto di accorgersi di cosa quella persona, nel vivere, stia provando. Con il Sergio di Bilenchi, uno fra i più splendidi personaggi della letteratura, non accorgersene è impossibile.<br />
<span id="more-892"></span><br />
<strong>Intorno.</strong></p>
<p>Un diaframma trasparente che pare moltiplicare la luce anziché filtrarla circonda, come una sfera di raggio impensabilmente lungo, ogni cosa. La luce sarebbe indistinto chiarore, forse nemmeno percepibile, senza una tale pellicola, la cui curvatura invisibile rende sostanza e presenza alle cose.  La realtà è dunque una conseguenza, un risultato, e non un punto originario. Un dato, che ci viene dato. Tutto ciò che è paesaggio, a partire dall&#8217;inanimato, passando per il vegetale e giungendo al più a lambire il mondo animale, è l&#8217;effetto visibile dato dalla curvatura del diaframma, al cui centro c&#8217;è il bambino. Intorno al bambino vive e respira un universo parlante, che comunica incessantemente con il bambino stesso. A volte alcune sue parti tacciono, altre riprendono a parlare. L&#8217;universo parla al bambino con un linguaggio sovrumano. Il bambino vive di questo linguaggio, lo capisce. Tutto gli parla, essendo visibile grazie alla curvatura, alla pellicola che sta intorno, invisibile. L&#8217;immensità del mistero non distrugge il bambino: al cospetto di questa forza il bambino non è annichilito, sebbene possa sentirsi infinitamente turbato, provocato, ferito, così come – d&#8217;altra parte – salvato, guarito, e in ogni caso <em>compreso</em>. Il bambino si sente compreso perché è compreso. Fa parte di quel tutto. La sua materia è la stessa di quel tutto.</p>
<p>Il linguaggio con cui il paesaggio parla rimanda a un mistero. Si tratta di un mistero senza limite. Ma il fatto stesso che questo mistero comunichi con il bambino, lo rende penetrabile. Il bambino sta sul margine, sempre in procinto di penetrare il mistero, ma mai frustrato dal suo essere in procinto: questa è la sua stessa vita. Nello scambio fra il bambino e il mistero che gli parla attraverso il paesaggio, consiste la vita del bambino, il suo stesso tempo.</p>
<p>Se il bambino patisce una delusione comunicativa in relazione alle crete senesi, improvvisamente zitte e scollegate, il fiume o la collina o il cielo intervengono. Nella circolarità del movimento universale il passaggio è fluido e il bambino vive connesso con la completezza del mistero, facendone parte.</p>
<p>La certezza di essere una parte saldamente continua con il resto del mistero rende il bambino onnipotente nella sua passività vitale. Flussi mai pensati di energie e significati lo avvolgono, campi magnetici ondeggiano invisibili in una indescrivibile movenza di poli che mutano di posto, come il sole nel cielo, e noi nel cielo ruotanti. Nei cicli che ritornano e fanno parte ciascuno di altri cicli sempre più ampi e sempre più misteriosi, la natura, nel suo andamento stagionale, persino nella sua manifestazione vegetale, trova una coerenza.</p>
<p>Il bambino vive immerso nel canto e nel discorso dell&#8217;universo e potrebbe semplicemente perdersi nella sua sostanza, nella sua materia, come un oggetto qualsiasi, magnetico, atomico, risuonante come tutto il resto. Luminoso, in ombra. Caldo, freddo.</p>
<p><strong>La danza.</strong></p>
<p>La mamma e la zia del bambino fanno invece insieme a lui una danza. Nella danza il bambino vive una versione diversa del mondo di significati che il mistero gli comunica parlandogli attraverso il paesaggio (la campagna infinita in cui si perde lo sguardo e in cui il bambino difficilmente individua un particolare, come se l&#8217;individuazione fosse un tradimento del mistero e della sua completezza indivisibile).</p>
<p>La versione danzata non può dimenticare come il bambino è fatto. Il suo corpo, i suoi arti, sono necessari alla danza. Il bambino non può essere dentro questa danza della madre e della zia senza muoversi lui stesso, volontariamente oppure al seguito dell&#8217;altro movimento. Ma questa danza è intermittente. A volte sembra che solo la madre ne accenni qualche passo, in un solitario canticchiare. Oppure la zia, in un personale presentarsi o scomparire dalla scena. Oppure le due donne insieme, trascinate in danze relative a un mistero che però manifestandosi non parla più al bambino. &#8220;Conservatorio di Santa Teresa&#8221; è il nome di un passato misterioso che il bambino non può penetrare. Forse potrà conoscerne qualcosa, essendo il Conservatorio di Santa Teresa anche la sua destinazione, oltreché la provenienza delle due donne. Ma che tipo di conoscenza sarà mai? E soprattutto, che tipo di mistero è quello che non ti parla e nei confronti del quale non puoi sentirti in procinto <em>perenne </em>di penetrazione, bensì in procinto <em>a scadenza</em>? Proprio dalla danza delle femmine arriva al bambino una dimensione non ciclica del tempo, ma lineare sull&#8217;asse prima-dopo, e spaventosamente a perdersi in lontananza, senza alcun ritorno ciclico.</p>
<p>Quando la danza delle femmine con il bambino si allontana dal totem della nonna e si sviluppa nella natura, il bambino rasenta la più pura felicità. Potrebbe perdersi nel suo grembo per sempre? No, il tempo è ormai fatto di fratture e cambiamenti.</p>
<p>Il bambino sente che un elemento della stessa importanza degli altri due (l&#8217;universo e le femmine) bascula da qualche parte, inconcepito, inattingibile e privo di oggettività. Il bambino sa di essere collegato anche a questo elemento, così come lo è agli altri due. La sua materia al primo; il suo corpo (che continua a essere materia ma non è solo materia) al secondo: che cosa dunque al terzo? La sua materia, il suo corpo e cos&#8217;altro? Cos&#8217;altro di lui, che è corpo ma non solo corpo, che è materia ma non solo corpo e materia, è collegato al terzo elemento? Può il bambino dedurre da sé quale sia questo elemento? No, gli è impossibile farlo. Al contrario, è necessario che il bambino tocchi questo terzo elemento per poter intuire una terza rivelazione su di sé.</p>
<p>Il bambino, la cui materia è cullata dall&#8217;universo, la vita del cui corpo è coinvolta nella danza delle femmine, intuisce con sgomento che una terza specificazione di sé gli gravita intorno. Il terrore del bambino di fronte all&#8217;elemento maschile è cieco, sordo e muto. La danza delle femmine diventa illeggibile per lui, che pure ne fa talvolta parte.</p>
<p>Il bambino si ritrae nella propria mente, dove gli resta il contatto con l&#8217;universo, perché anche la sua mente è fatta della materia dell&#8217;universo. Ma ormai il <em>mistero </em>si è duplicato e si presenta alla sua comprensione anche come <em>segreto</em>. Stare accanto al mistero è vivere, per il bambino. Ma stare accanto al segreto no. Il tempo ciclico ti tiene accanto al mistero, ma non al segreto. Per venire a capo del segreto occorre un tempo diverso, che però non è solo quello lineare dell&#8217;asse prima-dopo. C&#8217;è un salto di qualità, uno scalino, una frattura, una rivelazione. Ma dove?</p>
<p><strong>Verticale.</strong></p>
<p>Il corpo capace di danzare con le femmine, fatto della materia dell&#8217;universo, è però un corpo di maschio. Come corpo il bambino è diverso dalle crete, dal cielo, dalle colline, dai prati, dal fiume, dalla cascata e persino dalla città, dalla luce, dal freddo, dalle piante. Come corpo, poiché può essere preso anche nella danza delle femmine e non solo in quella dei pianeti con i loro poli magnetici e campi gravitazionali, la materia di cui è fatto il bambino è simile a quella delle femmine. Ma come maschio, il suo corpo è diverso da quello delle femmine. Il modo di questa diversità è terribile: è una diversità necessaria, non è una differenza tra le altre. Ha a che fare con i poli magnetici, con la luce, con il freddo, con il caldo, con le ombre e con la gravità. Non c&#8217;è nessuna pace nella materia dell&#8217;universo, che gira ciclica intorno a se stessa, una volta che si sia toccata questa differenza, che pure ci fa essere ancora di più simili all&#8217;universo e ai pianeti. Quale segreto è nascosto nell&#8217;essere maschi e femmine? Cosa si fa, una volta che si è maschi e femmine?</p>
<p>Le femmine lo sanno: per quello danzano, e per quello stanno ferme come totem di fronte alle femmine che danzano. Anzi, questo sapere è ancestrale e sarà perenne. Scende verticalmente nel tempo, di femmina in femmina. Giacché la femmina proviene dalla femmina. Le femmine lo sanno.</p>
<p>Allora deve scendere verticalmente nel tempo anche la conoscenza del maschio, ancestralmente e perennemente. Ma qual è la linea di connessione di un simile parallelo, e forse identico, sapere nei maschi? Giacché il maschio proviene anche lui dalla femmina. La danza delle femmine gli svelerà il segreto?</p>
<p>O non dovrebbero invece essere gli altri maschi a comunicare la conoscenza?</p>
<p>E dove sono questi altri maschi? E come comunicano la conoscenza, la chiave del segreto? Talvolta giungono e accennano al fatto che un segreto c&#8217;è. Ribadiscono il segreto, e il bambino disperatamente non può comprendere altro che la propria sconnessione con questo punto per lui di infinitamente primaria importanza, conoscendo il quale – contattando il quale in un qualunque modo – il tempo ciclico e quello del prima-dopo si completerebbero anche per lui (come per tutti gli altri, che gli tacciono la cosa importante) aggiungendo una terza dimensione fatta di scarto e scatto qualitativo, di riproposta ciclica del tempo lineare, di prosecuzione lineare del tempo ciclico.</p>
<p>Noi vorremmo svenarci piuttosto che osservare Sergio disperatamente rimbalzare contro le pareti del diaframma trasparente che ormai si è contratto imprigionandolo bambino, da infinito che era il suo raggio. Si è contratto: la danza delle femmine, che si svolge al suo interno e coinvolge talvolta il bambino, ha finito per dislocare tutta la sfera dell&#8217;universo oltre un crinale. Si è messo in moto qualcosa di neanche lontanamente pensabile. Noi da fuori lo vediamo, vediamo il bambino nella trappola amniotica, nella goccia in  cui si dibatte come un microrganismo. Vediamo persino che per lui le pareti della goccia non si sono fatte anguste. Continuano anzi a essere la sua lente per vedere tutto ciò che c&#8217;è. Ma tutto ciò che c&#8217;è sta fuori del diaframma. Il bambino può vederlo solo attraverso il diaframma, ma il segreto per squarciare il diaframma e affacciarsi sul mistero per quello che è (un mistero impenetrabile) anziché per quello che sembra (un mistero che ti parla e sta per svelarsi) resta per il bambino un segreto.</p>
<p>Altri bambini sembrano diversi, e chissà se lo sono. Chissà se lo sono le bambine, le ragazze, le giovani donne. Chissà se lo sono gli amanti.</p>
<p>Quello che è certo è che, quando il bambino intende rassicurare la bambina che lui con lei non intenderà accostarsi a quel segreto, la perderà. Perché il bambino vuole rassicurare sé. Vuole tornare al grembo delle crete, non comprendendo come sia strutturato l&#8217;avvicinamento al grembo delle femmine, né cosa possa significare, o produrre. Eppure il bambino esiste, come corpo maschile fatto di universo, per la sua discesa verticale nel tempo del prima-dopo che ruota con i pianeti, o forse che ordina in un prima-dopo persino il loro ruotare (il mistero resta mistero, fuori del diaframma).</p>
<p>Generare e ricongiungersi. Diteglielo, al bambino. Non lasciate che sbatta la testa lungo le sue stesse meningi. Le femmine danzano, le crete e il fiume parlano, dove cazzo sono andati gli uomini? I maschi?</p>
<p>In guerra.</p>
<p><strong>Oltre il diaframma.</strong></p>
<p>Quello che c&#8217;è da sapere prima o poi si sa. Il bambino, se continuerà a vivere conoscerà il segreto, penetrerà il mistero, vedrà oltre il diaframma e l&#8217;universo cesserà di parlargli. Però, nel tempo che si aprirà a partire da quel momento, il bambino non sarà più un bambino. Altre lenti sostituiranno il meraviglioso diaframma (&#8220;Anche oggi, se ripercorro quei luoghi, la commozione e la tenerezza mi assalgono, tanto che io non potrei viverci&#8221;, dichiarò Bilenchi [<strong>1</strong>]). Il bambino lasciato alle spalle procederà come uomo e abbandonerà gli affetti famigliari per crearsene di nuovi, e lo scrittore narrerà anche questo passaggio, in un libro meraviglioso come l&#8217;altro, che però andrà perduto, e non vedrà mai la luce (&#8220;A me piaceva di più,&#8221; – del <em>Conservatorio </em>– &#8220;pareva più addentro alla vita&#8221;, disse del romanzo perduto il suo autore [<strong>2</strong>]).</p>
<p><strong>L&#8217;adulto.</strong></p>
<p>L&#8217;adulto mantiene in sé come nodo quel bambino. L&#8217;adulto lo incapsula. Con una vertigine potremmo chiederci se questa capsula adulta non sia quel mistero che il bambino vedeva con chiarezza attraverso il diaframma funzionante come lente. In questo caso la dimensione temporale si disfa ancora una volta, stavolta per noi adulti però. Il bambino pre-vedeva l&#8217;adulto. L&#8217;adulto parlava al bambino attraverso il paesaggio. Ma l&#8217;adulto ora sa di non essere lui stesso l&#8217;universo, come invece pareva credere di lui il bambino preveggente. L&#8217;universo in ogni caso c&#8217;è anche per l&#8217;adulto, per il quale c&#8217;è anche il bambino, nella danza delle femmine e nella guerra, che continuano. Nelle orbite, che vengono percorse. Nelle esplosioni e nelle nascite cosmiche, che il bambino non conosceva e di cui nemmeno l&#8217;adulto sa nulla.</p>
<p>L&#8217;adulto è stato – prima di esistere – un mistero per il bambino. Ma ora il bambino – dopo essere esistito – resta un segreto dell&#8217;adulto. Talvolta l&#8217;adulto perde la password per rileggere quel suo segreto. Che così diventa un mistero. Il mistero e il segreto della generazione verticale di noi stessi da altri come noi.</p>
<p><strong>Il nodo</strong>.</p>
<p>Uno vorrebbe svenarsi piuttosto che lasciare Sergio chiuso nel suo incanto. Tuttavia di solito non si fa nulla, e lo si lascia nell&#8217;incanto. L&#8217;adulto anzi resta lui stesso nell&#8217;incanto di fronte al bambino. Resta nell&#8217;incanto di fronte all&#8217;universo, alla danza delle femmine, alla guerra degli uomini e al bambino. L&#8217;adulto che vorrebbe gridare, scuotere qualcosa, provocare una rottura, in modo da crepare la superficie dell&#8217;immensa sfera che intrappola Sergio, è forse lui stesso quella sfera.</p>
<p>Nel dolore e nell&#8217;incanto non troviamo varchi. Il tempo ci ha fatti adulti, non siamo stati noi a volerlo, e nemmeno il bambino, che non sapeva come fare. Sono stati tutti quei tempi, ciclici, lineari e generativi, e forse anche quel tempo nontempo che il bambino pre-vede. E altri tempi ancora. Chi lo sa?</p>
<p>In questo perenne rifrangersi di tutto, appare come un miracolo l&#8217;opera di scrittura di Bilenchi, che tocca il bambino rendendolo nuovamente visibile all&#8217;adulto, che narra il tempo del bambino nel tempo dell&#8217;adulto che legge. Che non spiega il bambino, ma lo disloca da un posto che noi solitamente non riusciamo a vedere, per esibirlo di fronte a tutti. Noi riconosciamo quel bambino e nel nostro atto di riconoscimento ci riallacciamo a lui e riallacciandoci a lui sciogliamo paradossalmente un po&#8217; il nodo che il bambino era diventato dentro di noi. Come tutto questo abbia potuto farlo un uomo, come abbia potuto farlo scrivendo un libro, non lo sappiamo.</p>
<p>L&#8217;irripetibilità del <em>Conservatorio di Santa Teresa </em>è un fatto, riconosciuto dal suo stesso autore. Quando Bilenchi provò a riscrivere il <em>Conservatorio</em>, gli venne questo incipit: &#8220;La villa era stata costruita dal bisnonno paterno di Sergio&#8230;&#8221;[<strong>3</strong>]. Il bisnonno, il nonno, il padre e Sergio tutti riuniti in un rigo appena, e per di più nel primo. La linea completa e rettamente tracciata della discendenza paterna, l&#8217;elemento maschile in tutta la sua verticalità che conduce dagli antenati a Sergio, scelta come inizio stesso del romanzo: il mistero e il segreto sono a questo punto irrimediabilmente inattingibili dalla forma d&#8217;arte. Se si comincia da qui, non sarà più possibile avere l&#8217;universo, il diaframma trasparente, la danza delle femmine. Perderemo completamente il contatto con Sergio. E il contatto con il bambino è precisamente la stupenda meraviglia che il <em>Conservatorio </em>conserva per noi, verrebbe da dire, fuori dal tempo.</p>
<p>L&#8217;assenza, la poca presenza dell&#8217;elemento maschile nel <em>Conservatorio</em>, stipula un contesto di magica e dolorosa sospensione attorno a Sergio. È la mancanza della sua continuità con la linea maschile che lo ha generato a sbalzarlo così implacabilmente fuori da ogni radice, a fare di lui un punto mobile e cosmicamente alla deriva, un punto che proprio per questo cava dal cuore della sua angoscia la propria centralità. Sergio è perduto nell&#8217;universo, ma è il centro del suo universo.</p>
<p>Scritto in evidente stato di grazia, il <em>Conservatorio di Santa Teresa </em>crea un bambino assoluto, una figura a cui accostarsi con meraviglia e sgomento. Quello che ritroviamo nel bambino di Bilenchi ci tocca con la forza della verità in luoghi remoti di noi stessi. L&#8217;esperienza del contatto <em>a tu per tu </em>con il bambino assoluto avrebbe potuto non esserci data mai. Per puro caso un uomo con carta e penna è riuscito a crearne le condizioni. Lo stesso uomo, lo stesso radioso scrittore, addirittura mosso da maggiore consapevolezza e più sicuro di sé e della sua arte, evocando, con tutte le ragioni estetiche e poetiche a propria giustificazione, la discendenza maschile di Sergio, distrugge il miracolo del <em>Conservatorio</em>. Sballa l&#8217;equilibrio in cui la prima stesura era riuscita a mantenersi, senza cedimenti, di frase in frase. Bilenchi non ha continuato la sua riscrittura: ne sarebbe uscito magari un capolavoro. Ma il <em>Conservatorio</em>, come lo conosciamo, è molto di più di un capolavoro.</p>
<p>Il bambino è precisamente la stupenda meraviglia che il <em>Conservatorio </em>ci dona cogliendola per noi fuori dal tempo.</p>
<p>_______</p>
<p><em>Note</em></p>
<p>[<strong>1</strong>] Cfr. &#8220;L&#8217;emozione del paesaggio&#8221;, Intervista con Bilenchi a cura di Paolo Petroni, «Il Dramma», XLVIII, 4 (aprile 1972), pp. 93-98, ora in <em>Romano Bilenchi – Le parole della memoria. Interviste 1951-1989</em>, a cura di Luca Baranelli, Edizioni Cadmo, Fiesole 1995, pag. 78.</p>
<p>[<strong>2</strong>] <em>Ibid</em>. pag. 51.</p>
<p>[<strong>3</strong>] Cfr. Romano Bilenchi, <em>Conservatorio di Santa Teresa</em>, a cura di Benedetta Centovalli, BUR-Rizzoli 1997, pag. 205.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Pubblicato in: <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=35&amp;c=RNO9LZSSQQXJR"><strong>Nove pezzi per Conservatorio. Omaggio a Romano Bilenchi</strong>, ? 16,00, 103 p., a cura di Benedetta Centovalli, 2004, Editore Cadmo, Collana Bilenchiana </a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/28/il-bambino/">Il bambino</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Meditazioni joxiane #6</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/26/meditazioni-joxiane-6/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2005 21:17:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>
		<category><![CDATA[franklin eric wester]]></category>
		<category><![CDATA[meditazioni joxiane]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong></p>
<p>Una piccola ripresa delle meditazioni joxiane solo per segnalare sul <strong>Corriere della Sera</strong> di oggi, 26-01-2005, uno scritto di Franklin Eric Wester, colonnello della United States Army Reserve. Il testo originale si può trovare al seguente indirizzo:</p>
<p><a href="http://carlisle-www.army.mil/usawc/parameters/04winter/wester.htm">http://carlisle-www.army.mil/usawc/parameters/04winter/wester.htm</a></p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/26/meditazioni-joxiane-6/">Meditazioni joxiane #6</a></p>
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<p><a href="http://carlisle-www.army.mil/usawc/parameters/04winter/wester.htm">http://carlisle-www.army.mil/usawc/parameters/04winter/wester.htm</a></p>
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		<title>Le scimmie&#8230; (84)</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2005 21:12:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong></p>
<p> <em>siamo tutti delle scimmie, Lucio, mi ci metto anch&#8217;io</em><br />
<br />
le rondini sfrecciano alte<br />
passa un pipistrello isolato che segue<br />
percorsi appena inventati<br />
gli uomini fumano sigarette<br />
e parlano di sigarette che non ci sono più<br />
come le Blue Ribbon per esempio<br />
i tigli come un tango stanno distesi sulle loro teste<br />
tigli sfigurati tigli dilatati<br />
la sera come spesso d&#8217;estate si è fermata<br />
quasi quasi pare che torni addirittura indietro<br />
il cielo si schiarisce<br />
poi riprende il suo imbrunire<br />
il tempo se potessimo disegnarlo<br />
potrebbe essere interpretato in questa circostanza estiva e serale<br />
come una curva che se ne va tranquilla<br />
lungo la sua curvatura già visibile nell&#8217;equazione<br />
poi però fa un cappio<br />
un cenno di nodo<br />
sale si ribalta scende interseca se stessa e poi prosegue<br />
secondo quell&#8217;equazione che però adesso<br />
è lì scritta sul quaderno un poco sbalordita<br />
per quell&#8217;acrobazia che sdoppia sia il valore<br />
della x<br />
sia quello della y<br />
Tamoosa Rivanova Maghen Fukkomukko<br />
chissà dov&#8217;è che siamo<br />
con questi accendini in mano<br />
che leggiamo libri stando sdraiati<br />
con un braccio dietro la nuca<br />
la lampada sul comodino<br />
mentre grassi cervi si muovono calpestando mele staccate dal vento<br />
che stanno marcendo al suolo<br />
e i banchi di sgombri si muovono a incontrare il vento<br />
libri che arrivano da chissà dove<br />
chissà perché arrivano qua<br />
chissà qua dov&#8217;è che è<br />
libri che qualcuno ha forse cominciato a scrivere<br />
per esempio il libro del chiardiluna<br />
sospeso a una finta corona<br />
rendendo grazie a quella nuova temperatura<br />
poco indovinata<br />
fra le anse del fiume dove di notte<br />
cigolano sui cardini le porte di legno dei magazzini<br />
con i loro fetori con i vapori<br />
esalati dalle decomposizioni e dalle fermentazioni<br />
quanti germogli sulla tua strada<br />
dietro l&#8217;erba e la polvere<br />
le ruote del carro premono la sterrata<br />
i cavalli i buoi i muli<br />
nell&#8217;immaginazione avevi costruito orbite polari<br />
fanali gialli che illuminavano spiazzi di cemento<br />
nottetempo<br />
e nell&#8217;aria c&#8217;erano sentori di bruciato e di rame graffiato<br />
e<br />
oltre la grata di recinzione</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/26/le-scimmie-84/">Le scimmie&#8230; (84)</a></p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/amsterdam10033.JPG" border="0" alt="amsterdam10033.JPG" hspace="4" vspace="2" width="128" height="96" align="left" /> <em>siamo tutti delle scimmie, Lucio, mi ci metto anch&#8217;io</em><br />
<span id="more-885"></span><br />
le rondini sfrecciano alte<br />
passa un pipistrello isolato che segue<br />
percorsi appena inventati<br />
gli uomini fumano sigarette<br />
e parlano di sigarette che non ci sono più<br />
come le Blue Ribbon per esempio<br />
i tigli come un tango stanno distesi sulle loro teste<br />
tigli sfigurati tigli dilatati<br />
la sera come spesso d&#8217;estate si è fermata<br />
quasi quasi pare che torni addirittura indietro<br />
il cielo si schiarisce<br />
poi riprende il suo imbrunire<br />
il tempo se potessimo disegnarlo<br />
potrebbe essere interpretato in questa circostanza estiva e serale<br />
come una curva che se ne va tranquilla<br />
lungo la sua curvatura già visibile nell&#8217;equazione<br />
poi però fa un cappio<br />
un cenno di nodo<br />
sale si ribalta scende interseca se stessa e poi prosegue<br />
secondo quell&#8217;equazione che però adesso<br />
è lì scritta sul quaderno un poco sbalordita<br />
per quell&#8217;acrobazia che sdoppia sia il valore<br />
della x<br />
sia quello della y<br />
Tamoosa Rivanova Maghen Fukkomukko<br />
chissà dov&#8217;è che siamo<br />
con questi accendini in mano<br />
che leggiamo libri stando sdraiati<br />
con un braccio dietro la nuca<br />
la lampada sul comodino<br />
mentre grassi cervi si muovono calpestando mele staccate dal vento<br />
che stanno marcendo al suolo<br />
e i banchi di sgombri si muovono a incontrare il vento<br />
libri che arrivano da chissà dove<br />
chissà perché arrivano qua<br />
chissà qua dov&#8217;è che è<br />
libri che qualcuno ha forse cominciato a scrivere<br />
per esempio il libro del chiardiluna<br />
sospeso a una finta corona<br />
rendendo grazie a quella nuova temperatura<br />
poco indovinata<br />
fra le anse del fiume dove di notte<br />
cigolano sui cardini le porte di legno dei magazzini<br />
con i loro fetori con i vapori<br />
esalati dalle decomposizioni e dalle fermentazioni<br />
quanti germogli sulla tua strada<br />
dietro l&#8217;erba e la polvere<br />
le ruote del carro premono la sterrata<br />
i cavalli i buoi i muli<br />
nell&#8217;immaginazione avevi costruito orbite polari<br />
fanali gialli che illuminavano spiazzi di cemento<br />
nottetempo<br />
e nell&#8217;aria c&#8217;erano sentori di bruciato e di rame graffiato<br />
e<br />
oltre la grata di recinzione</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/26/le-scimmie-84/">Le scimmie&#8230; (84)</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scimmie&#8230; (83)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/25/le-scimmie-83/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/25/le-scimmie-83/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 25 Jan 2005 21:26:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=878</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong></p>
<p></p>
<p><em>dedico questa fetta di</em> <strong>Scimmie </strong><em>a </em><a href="http://www.librimoltospeciali.com/">Lucio Angelini</a><em>, che in fondo in fondo è un mio estimatore </em><br />
<br />
ma nel dubbio rinati forse mai debellati<br />
una sfera di pace un compasso ruotante<br />
c&#8217;è da aprire il compasso da ampliare il suo passo<br />
cerchi sempre più grandi cerchi sempre di fare<br />
ti tenevo la mano mi tenevi la mano<br />
mi sentivo lontano ero sovrappensiero<br />
c&#8217;era il raggio di Venere non solo nel cielo<br />
ti sentivo distante mi sbagliavo davvero<br />
vasi canopi sfondi e figure<br />
concavi musi musi camusi<br />
musica musica musica musica<br />
pallidi valzer sui marmi sfiancati<br />
afrocubani in locali notturni<br />
danze in costume in fondo alla valle<br />
vecchie ghironde rispolverate<br />
ospiti arrivati nottetempo<br />
ballerini di flamenco ospitati nell&#8217;albergo<br />
in fondo al paese<br />
gente che sa ballare il calypso<br />
il mambo e la rumba<br />
o l&#8217;antico passamezzo accompagnati dai due liuti<br />
l&#8217;organizzazione sta ancora aspettando la compagnia del fandango<br />
tutto il corpo di ballo per l&#8217;inizio del bolero è già pronto<br />
tarantelle se ne possono fare quante si vuole<br />
anche spontaneamente senza aspettare il proprio turno<br />
tutto il paese in fondo alla valle si è preparato<br />
saranno giorni di festa di incontro fra tradizioni diverse<br />
il paese è preparato in ogni lato in ogni angolo<br />
per il tango sfigurato<br />
che lacera l&#8217;aria fumosa del locale in fondo al viale<br />
convergono pugnali di sabbia dalle ore più distanti<br />
arrivano a poco a poco fino a spegnersi<br />
qui davanti al balcone caricato di gerani<br />
per il tango dilatato sulle cose<br />
sparse a terra spaccate ammaccate<br />
oggetti caduti dalle tasche che i ragazzi calciavano distratti<br />
incontrandoli sul selciato<br />
cercavano di farli andare sulle grate dei tombini<br />
che ci cadessero dentro<br />
sfilacciati impolverati pezzi di stoffa e di metallo<br />
custodie consumate e scucite di occhiali<br />
copertine di libri strappate spiegazzate<br />
tappi di plastica delle bottiglie d&#8217;acqua minerale<br />
lievemente frizzante<br />
pietre e grumi di asfalto incatramato<br />
nel ventre a lenzuolo a mantello nero<br />
del tango<br />
conservate separate<br />
tutte le cose sparpagliate in verità acquietate nell&#8217;ombra di una grande cappa<br />
unificate e vanificate<br />
vetrificate paralizzate collezionate<br />
quegli uomini sono seduti sulle panchine<br />
sotto i tigli del viale prendono il fresco della sera<br />
passa un torrente che oggi è quasi in secca<br />
oltre il parapetto di mattoni</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/25/le-scimmie-83/">Le scimmie&#8230; (83)</a></p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/Lucio.jpg" border="0" alt="Lucio.jpg" hspace="4" vspace="2" width="72" height="95" align="left" /></p>
<p><em>dedico questa fetta di</em> <strong>Scimmie </strong><em>a </em><a href="http://www.librimoltospeciali.com/">Lucio Angelini</a><em>, che in fondo in fondo è un mio estimatore </em><br />
<span id="more-878"></span><br />
ma nel dubbio rinati forse mai debellati<br />
una sfera di pace un compasso ruotante<br />
c&#8217;è da aprire il compasso da ampliare il suo passo<br />
cerchi sempre più grandi cerchi sempre di fare<br />
ti tenevo la mano mi tenevi la mano<br />
mi sentivo lontano ero sovrappensiero<br />
c&#8217;era il raggio di Venere non solo nel cielo<br />
ti sentivo distante mi sbagliavo davvero<br />
vasi canopi sfondi e figure<br />
concavi musi musi camusi<br />
musica musica musica musica<br />
pallidi valzer sui marmi sfiancati<br />
afrocubani in locali notturni<br />
danze in costume in fondo alla valle<br />
vecchie ghironde rispolverate<br />
ospiti arrivati nottetempo<br />
ballerini di flamenco ospitati nell&#8217;albergo<br />
in fondo al paese<br />
gente che sa ballare il calypso<br />
il mambo e la rumba<br />
o l&#8217;antico passamezzo accompagnati dai due liuti<br />
l&#8217;organizzazione sta ancora aspettando la compagnia del fandango<br />
tutto il corpo di ballo per l&#8217;inizio del bolero è già pronto<br />
tarantelle se ne possono fare quante si vuole<br />
anche spontaneamente senza aspettare il proprio turno<br />
tutto il paese in fondo alla valle si è preparato<br />
saranno giorni di festa di incontro fra tradizioni diverse<br />
il paese è preparato in ogni lato in ogni angolo<br />
per il tango sfigurato<br />
che lacera l&#8217;aria fumosa del locale in fondo al viale<br />
convergono pugnali di sabbia dalle ore più distanti<br />
arrivano a poco a poco fino a spegnersi<br />
qui davanti al balcone caricato di gerani<br />
per il tango dilatato sulle cose<br />
sparse a terra spaccate ammaccate<br />
oggetti caduti dalle tasche che i ragazzi calciavano distratti<br />
incontrandoli sul selciato<br />
cercavano di farli andare sulle grate dei tombini<br />
che ci cadessero dentro<br />
sfilacciati impolverati pezzi di stoffa e di metallo<br />
custodie consumate e scucite di occhiali<br />
copertine di libri strappate spiegazzate<br />
tappi di plastica delle bottiglie d&#8217;acqua minerale<br />
lievemente frizzante<br />
pietre e grumi di asfalto incatramato<br />
nel ventre a lenzuolo a mantello nero<br />
del tango<br />
conservate separate<br />
tutte le cose sparpagliate in verità acquietate nell&#8217;ombra di una grande cappa<br />
unificate e vanificate<br />
vetrificate paralizzate collezionate<br />
quegli uomini sono seduti sulle panchine<br />
sotto i tigli del viale prendono il fresco della sera<br />
passa un torrente che oggi è quasi in secca<br />
oltre il parapetto di mattoni</p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scimmie&#8230; (82)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/24/le-scimmie-82/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/24/le-scimmie-82/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2005 20:01:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<br />
del caolino che i cinesi conoscevano già<br />
cosa dev&#8217;essere stato l&#8217;urto dei presenti con il passato<br />
in che modo deve essersi presentato qui<br />
rispetto a certi altri luoghi anche nostri<br />
o ancora più lontani?<br />
un vento che porta sabbia<br />
o forse un getto di schiuma dalla fontana<br />
o i movimenti delle nebbie sulle pianure<br />
le brume che si condensano<br />
i soffi sparati fuori dal sottosuolo<br />
ti ricordi cos&#8217;era quella sera lontana<br />
che si andava leggeri sul bordo del fiume<br />
e parlando e pensando eravamo alla foce<br />
e lontano le navi passavano bianche<br />
eravamo arrivati sul molo sul mare<br />
c&#8217;eravamo seduti a tirare le pietre<br />
c&#8217;era un faro che a tratti sparava una luce<br />
i gabbiani inseguivano i banchi di acciughe<br />
la sirena ululava dalla fabbrica chiusa<br />
l&#8217;aeroplano abbatteva il suo muro del suono<br />
restavamo in silenzio seduti vicini<br />
le libellule magre iridavano l&#8217;aria<br />
nello stagno i canneti ondeggiavano flessi<br />
mentre il vento girava dal mare alla terra<br />
era l&#8217;ora che il sole comincia i saluti<br />
l&#8217;ombra mangia la spiaggia correndo veloce<br />
motoscafi e golette ritornano al porto<br />
mi prendevi la mano ti prendevo la mano<br />
il mare sembrava un po&#8217; surriscaldato<br />
le pietre del molo tutte cotte dal sole<br />
le ringhiere ossidate ribollivano ancora<br />
ma su tutto scendeva una calma sovrana<br />
più del mare era il cielo che sembrava di acqua<br />
la costiera gremita di automobili in marcia<br />
le finestre del borgo si accendevano in serie<br />
i gabbiani tornavano alle loro scogliere<br />
pescatori tornavano alle loro mogliere<br />
la campana suonando sembrava vicina<br />
una striscia di aereo arrossiva di fuoco<br />
sulle onde placate galleggiavano legni<br />
di relitti di ulivi di ghiaccioli succhiati<br />
e la striscia arrossata diventava azzurrina<br />
c&#8217;era l&#8217;acqua salata più dolce del mondo<br />
con crostacei e molluschi a strisciare sul fondo<br />
ti ricordi cos&#8217;era quella sera lontana<br />
dal cielo celeste da buie foreste<br />
da creste di monti da fronti sudate<br />
partivano lampi scoppiavano fuochi<br />
incendi mangiavano ettari verdi<br />
cisterne svuotate mai più rinvasate<br />
cicale impazzite ustionate ferite<br />
sirene d&#8217;allarme vampate letali<br />
fanali spaccati negozi assaltati<br />
nei ricordi bruciati in quella sera lontana<br />
si agitavano spettri passati e sconfitti</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/24/le-scimmie-82/">Le scimmie&#8230; (82)</a></p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<span id="more-876"></span><br />
del caolino che i cinesi conoscevano già<br />
cosa dev&#8217;essere stato l&#8217;urto dei presenti con il passato<br />
in che modo deve essersi presentato qui<br />
rispetto a certi altri luoghi anche nostri<br />
o ancora più lontani?<br />
un vento che porta sabbia<br />
o forse un getto di schiuma dalla fontana<br />
o i movimenti delle nebbie sulle pianure<br />
le brume che si condensano<br />
i soffi sparati fuori dal sottosuolo<br />
ti ricordi cos&#8217;era quella sera lontana<br />
che si andava leggeri sul bordo del fiume<br />
e parlando e pensando eravamo alla foce<br />
e lontano le navi passavano bianche<br />
eravamo arrivati sul molo sul mare<br />
c&#8217;eravamo seduti a tirare le pietre<br />
c&#8217;era un faro che a tratti sparava una luce<br />
i gabbiani inseguivano i banchi di acciughe<br />
la sirena ululava dalla fabbrica chiusa<br />
l&#8217;aeroplano abbatteva il suo muro del suono<br />
restavamo in silenzio seduti vicini<br />
le libellule magre iridavano l&#8217;aria<br />
nello stagno i canneti ondeggiavano flessi<br />
mentre il vento girava dal mare alla terra<br />
era l&#8217;ora che il sole comincia i saluti<br />
l&#8217;ombra mangia la spiaggia correndo veloce<br />
motoscafi e golette ritornano al porto<br />
mi prendevi la mano ti prendevo la mano<br />
il mare sembrava un po&#8217; surriscaldato<br />
le pietre del molo tutte cotte dal sole<br />
le ringhiere ossidate ribollivano ancora<br />
ma su tutto scendeva una calma sovrana<br />
più del mare era il cielo che sembrava di acqua<br />
la costiera gremita di automobili in marcia<br />
le finestre del borgo si accendevano in serie<br />
i gabbiani tornavano alle loro scogliere<br />
pescatori tornavano alle loro mogliere<br />
la campana suonando sembrava vicina<br />
una striscia di aereo arrossiva di fuoco<br />
sulle onde placate galleggiavano legni<br />
di relitti di ulivi di ghiaccioli succhiati<br />
e la striscia arrossata diventava azzurrina<br />
c&#8217;era l&#8217;acqua salata più dolce del mondo<br />
con crostacei e molluschi a strisciare sul fondo<br />
ti ricordi cos&#8217;era quella sera lontana<br />
dal cielo celeste da buie foreste<br />
da creste di monti da fronti sudate<br />
partivano lampi scoppiavano fuochi<br />
incendi mangiavano ettari verdi<br />
cisterne svuotate mai più rinvasate<br />
cicale impazzite ustionate ferite<br />
sirene d&#8217;allarme vampate letali<br />
fanali spaccati negozi assaltati<br />
nei ricordi bruciati in quella sera lontana<br />
si agitavano spettri passati e sconfitti</p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scimmie&#8230; (81)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/23/le-scimmie-81/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/23/le-scimmie-81/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 22 Jan 2005 23:16:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<br />
sul fondo del lago<br />
per un emissario nascosto che sboccia a valle<br />
come una sorgente<br />
le acque erano morte chimicamente parlando<br />
solo un&#8217;opera di bonifica lentamente le ha guarite<br />
l&#8217;acido e il basico da riequilibrare<br />
così fra i monti così alti sul livello del mare<br />
popolazioni ittiche estinte sterminate<br />
ripristinate con lanci di avannotti da elicotteri<br />
per tutto l&#8217;arco montano<br />
prelevati da vasche di cemento<br />
da vivai pullulanti e gremiti<br />
una massa di gelatina scucchiaiata dal cielo<br />
a poco a poco il lago ritorna alla vita<br />
nel senso biologico della parola<br />
grazie anche a quelle tonnellate di bianco<br />
bicarbonato che ci hanno versato<br />
dentro<br />
passano cigni e anatre sotto i legni dei pontili<br />
un gruppo di persone con bicchieri<br />
per l&#8217;aperitivo<br />
ondeggia sulle assi<br />
qualcuno si affaccia sul lago<br />
mentre gli uccelli sfilano silenziosi<br />
nel bicchiere si riflette capovolta la cima del monte di fronte<br />
l&#8217;automobile blu passa nella foresta<br />
lungo la bella romantica strada<br />
gli alberi sono alti e snelli<br />
e hanno in cima rami come se fossero capelli<br />
all&#8217;improvviso nell&#8217;aria volano fiocchi bianchi<br />
leggeri come pappi<br />
ma invece è neve<br />
la macchina blu arriva in città<br />
la periferia è fatta di macerie e cose nuove<br />
poi si arriva dove un palazzo mezzo abbattuto presenta su una facciata<br />
il bassorilievo dell&#8217;operaio eroico che tiene in mano un maglio<br />
e ai suoi piedi un&#8217;incudine fa massa e aspetta<br />
l&#8217;operaio guarda con il capo alto sulle spalle<br />
la strada passa a curve sotto la ferrovia<br />
accanto a una costruzione troppo grossa<br />
arabeggiante<br />
che contiene un ristorante<br />
poi lungo il fiume l&#8217;auto blu si avvicina al centro<br />
dove masse nere tengono in capo cupole d&#8217;oro<br />
e palazzi e piazze del mercato<br />
alberghi di lusso e rotaie del tram<br />
uno splendore saccheggiato e in parte conservato<br />
i tempi scardinati confliggono<br />
lacerazioni dolgono<br />
il fiume scorre<br />
su per la collina ci sono ville liberty<br />
c&#8217;è un parco esagerato con un albergo esagerato<br />
cosa dev&#8217;essere stato il tempo comunista<br />
cosa dev&#8217;essere stato il tempo del grande elettore<br />
e delle porcellane</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/23/le-scimmie-81/">Le scimmie&#8230; (81)</a></p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<span id="more-871"></span><br />
sul fondo del lago<br />
per un emissario nascosto che sboccia a valle<br />
come una sorgente<br />
le acque erano morte chimicamente parlando<br />
solo un&#8217;opera di bonifica lentamente le ha guarite<br />
l&#8217;acido e il basico da riequilibrare<br />
così fra i monti così alti sul livello del mare<br />
popolazioni ittiche estinte sterminate<br />
ripristinate con lanci di avannotti da elicotteri<br />
per tutto l&#8217;arco montano<br />
prelevati da vasche di cemento<br />
da vivai pullulanti e gremiti<br />
una massa di gelatina scucchiaiata dal cielo<br />
a poco a poco il lago ritorna alla vita<br />
nel senso biologico della parola<br />
grazie anche a quelle tonnellate di bianco<br />
bicarbonato che ci hanno versato<br />
dentro<br />
passano cigni e anatre sotto i legni dei pontili<br />
un gruppo di persone con bicchieri<br />
per l&#8217;aperitivo<br />
ondeggia sulle assi<br />
qualcuno si affaccia sul lago<br />
mentre gli uccelli sfilano silenziosi<br />
nel bicchiere si riflette capovolta la cima del monte di fronte<br />
l&#8217;automobile blu passa nella foresta<br />
lungo la bella romantica strada<br />
gli alberi sono alti e snelli<br />
e hanno in cima rami come se fossero capelli<br />
all&#8217;improvviso nell&#8217;aria volano fiocchi bianchi<br />
leggeri come pappi<br />
ma invece è neve<br />
la macchina blu arriva in città<br />
la periferia è fatta di macerie e cose nuove<br />
poi si arriva dove un palazzo mezzo abbattuto presenta su una facciata<br />
il bassorilievo dell&#8217;operaio eroico che tiene in mano un maglio<br />
e ai suoi piedi un&#8217;incudine fa massa e aspetta<br />
l&#8217;operaio guarda con il capo alto sulle spalle<br />
la strada passa a curve sotto la ferrovia<br />
accanto a una costruzione troppo grossa<br />
arabeggiante<br />
che contiene un ristorante<br />
poi lungo il fiume l&#8217;auto blu si avvicina al centro<br />
dove masse nere tengono in capo cupole d&#8217;oro<br />
e palazzi e piazze del mercato<br />
alberghi di lusso e rotaie del tram<br />
uno splendore saccheggiato e in parte conservato<br />
i tempi scardinati confliggono<br />
lacerazioni dolgono<br />
il fiume scorre<br />
su per la collina ci sono ville liberty<br />
c&#8217;è un parco esagerato con un albergo esagerato<br />
cosa dev&#8217;essere stato il tempo comunista<br />
cosa dev&#8217;essere stato il tempo del grande elettore<br />
e delle porcellane</p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scimmie&#8230; (80)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/21/le-scimmie-80/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/21/le-scimmie-80/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Jan 2005 23:12:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<br />
non c&#8217;è un quadro definitivo<br />
nemmeno uno schema comprendente<br />
che si liberi vasto e comodo<br />
come un asettico recipiente<br />
non si può dire che tutto il mescolarsi resta però dentro<br />
quel catino immodificato<br />
perché il catino stesso entra nella ridda delle mescolanze<br />
e nessuna vasca le contiene<br />
perché ogni vasca ne discende<br />
come tutto il resto<br />
e però non c&#8217;è nemmeno questa totale rimescolanza<br />
come se bastasse<br />
non basta<br />
non basta mai niente non ce n&#8217;è mai a sufficienza<br />
è tutto più grande<br />
è tutto meno grande<br />
dotato di machete ti sbracci<br />
oppure con pazienza ti liberi dai lacci<br />
un nodo dopo l&#8217;altro<br />
tu sei calmo e il resto urla<br />
tu gridi senza fiato<br />
e tutto dorme<br />
se incontri il simile per strada<br />
potrebbe darsi che tu lo riconosca<br />
e poi lo perda<br />
dal bancone del mercato un mezzo corpo ti fissa esterrefatto<br />
di pesce spada<br />
senza la parte posteriore<br />
già venduta<br />
il cielo mette fiori di stelle sul ventre dell&#8217;aurora<br />
il sole sparge specchi sulle vie che portano all&#8217;aurora<br />
la rugiada è l&#8217;unico bagaglio del viaggiatore che parte all&#8217;alba<br />
adesso è l&#8217;ora di mezzogiorno<br />
l&#8217;ora dell&#8217;ombra scialba sul muro screpolato<br />
adesso è piena notte è passata l&#8217;una<br />
l&#8217;ora dell&#8217;ombra piena sui balconi e sulle terrazze<br />
passa qualche moto aggirando le piazze in senso orario<br />
il rombo si disfa lontano inghiottito dal sole<br />
di mezzogiorno e dalla notte senza luna<br />
che pende sull&#8217;isola in mezzo al lago<br />
come un&#8217;insegna di stucco impolverata<br />
ridipinta laccata<br />
con una serqua di storie assurde istoriata<br />
caccia al cervo vergini nel bosco donne al bagno<br />
fonte dell&#8217;eterna giovinezza<br />
lepri e pernici<br />
fagiani e carri trainati da bestie inesistenti<br />
speroni di roccia all&#8217;ansa dei fiumi<br />
lembi estremi di foresta e in fondo<br />
oltre i campi<br />
i pontili del porto con le navi ormeggiate<br />
commerci per vie d&#8217;acqua e presidi militari<br />
l&#8217;organizzazione araldica pendente sulla baia<br />
mescolanza di alghe<br />
correnti acquatiche si infilano fra le rocce</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/21/le-scimmie-80/">Le scimmie&#8230; (80)</a></p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<span id="more-869"></span><br />
non c&#8217;è un quadro definitivo<br />
nemmeno uno schema comprendente<br />
che si liberi vasto e comodo<br />
come un asettico recipiente<br />
non si può dire che tutto il mescolarsi resta però dentro<br />
quel catino immodificato<br />
perché il catino stesso entra nella ridda delle mescolanze<br />
e nessuna vasca le contiene<br />
perché ogni vasca ne discende<br />
come tutto il resto<br />
e però non c&#8217;è nemmeno questa totale rimescolanza<br />
come se bastasse<br />
non basta<br />
non basta mai niente non ce n&#8217;è mai a sufficienza<br />
è tutto più grande<br />
è tutto meno grande<br />
dotato di machete ti sbracci<br />
oppure con pazienza ti liberi dai lacci<br />
un nodo dopo l&#8217;altro<br />
tu sei calmo e il resto urla<br />
tu gridi senza fiato<br />
e tutto dorme<br />
se incontri il simile per strada<br />
potrebbe darsi che tu lo riconosca<br />
e poi lo perda<br />
dal bancone del mercato un mezzo corpo ti fissa esterrefatto<br />
di pesce spada<br />
senza la parte posteriore<br />
già venduta<br />
il cielo mette fiori di stelle sul ventre dell&#8217;aurora<br />
il sole sparge specchi sulle vie che portano all&#8217;aurora<br />
la rugiada è l&#8217;unico bagaglio del viaggiatore che parte all&#8217;alba<br />
adesso è l&#8217;ora di mezzogiorno<br />
l&#8217;ora dell&#8217;ombra scialba sul muro screpolato<br />
adesso è piena notte è passata l&#8217;una<br />
l&#8217;ora dell&#8217;ombra piena sui balconi e sulle terrazze<br />
passa qualche moto aggirando le piazze in senso orario<br />
il rombo si disfa lontano inghiottito dal sole<br />
di mezzogiorno e dalla notte senza luna<br />
che pende sull&#8217;isola in mezzo al lago<br />
come un&#8217;insegna di stucco impolverata<br />
ridipinta laccata<br />
con una serqua di storie assurde istoriata<br />
caccia al cervo vergini nel bosco donne al bagno<br />
fonte dell&#8217;eterna giovinezza<br />
lepri e pernici<br />
fagiani e carri trainati da bestie inesistenti<br />
speroni di roccia all&#8217;ansa dei fiumi<br />
lembi estremi di foresta e in fondo<br />
oltre i campi<br />
i pontili del porto con le navi ormeggiate<br />
commerci per vie d&#8217;acqua e presidi militari<br />
l&#8217;organizzazione araldica pendente sulla baia<br />
mescolanza di alghe<br />
correnti acquatiche si infilano fra le rocce</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/21/le-scimmie-80/">Le scimmie&#8230; (80)</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Un bel film di Gaglianone</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/21/un-bel-film-di-gaglianone/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/21/un-bel-film-di-gaglianone/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Jan 2005 23:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[daniele gaglianone]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>
		<category><![CDATA[gianfranco bettin]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong></p>
<p><br />
<br />
Venerdì 21 gennaio 2005</p>
<p>ore 20.00</p>
<p>Aula Magna Centro Studi</p>
<p>Cinemazero<br />
in collaborazione con <a href="http://www.pordenonelegge.it ">pordenonelegge.it</a></p>
<p>presentano in anteprima il film</p>
<p>Nemmeno il destino<br />
di Daniele Gaglianone</p>
<p>Interverranno il regista Daniele Gaglianone</p>
<p>e Gianfranco Bettin, autore del romanzo da cui è tratto il film.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/21/un-bel-film-di-gaglianone/">Un bel film di Gaglianone</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/!cid_004a01c4fed9$255c97c0$d3051601@pn.intra.cciaa[1]" border="0" alt="!cid_004a01c4fed9$255c97c0$d3051601@pn.intra.cciaa[1]" width="500" height="150" /><br />
<span id="more-868"></span><br />
Venerdì 21 gennaio 2005</p>
<p>ore 20.00</p>
<p>Aula Magna Centro Studi</p>
<p>Cinemazero<br />
in collaborazione con <a href="http://www.pordenonelegge.it ">pordenonelegge.it</a></p>
<p>presentano in anteprima il film</p>
<p>Nemmeno il destino<br />
di Daniele Gaglianone</p>
<p>Interverranno il regista Daniele Gaglianone</p>
<p>e Gianfranco Bettin, autore del romanzo da cui è tratto il film.</p>
<p>L’incontro sarà coordinato dal critico Roberto Ellero.</p>
<p>Tratto liberamente dall’omonimo romanzo di Gianfranco Bettin presentato a Venezia nell’ambito delle “Giornate degli autori”, Nemmeno il destino è una storia di periferia: urbanistica, ma anche dell’anima. In questo spazio, sia fisico che mentale, si muovono i due giovani protagonisti.</p>
<p>“Questo film – ha spiegato il regista – è per tutti quelli che si sono perduti per sempre, per coloro che si sono perduti e ritrovati, per tutti gli amici conosciuti in quell&#8217;età dove si diviene amici d&#8217;istinto, per tutti i genitori e i figli che si sono capiti troppo tardi, per quelli che non ci stanno, che pensano che ci debba essere un&#8217;altrove da conquistare. E&#8217; una rabbiosa elegia, un pianto gridato, un urlo silenzioso e muto contro i fantasmi del passato e i mostri del presente”.</p>
<p>Daniele Gaglianone si è laureato in Lettere Moderne all&#8217;Università di Torino, corso di laurea in Storia e critica del cinema con Gianni Rondolino. Dal 1991 collabora con l&#8217;Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino. Ha esordito con il cortometraggio &#8216;La ferita&#8217; (1991), secondo classificato al IX Festival &#8216;Cinema Giovane&#8217;. Nel 1992, con &#8216;Era meglio morire da piccoli&#8217; vince il Festival &#8216;Cinema Giovane&#8217;. Nel 1994 il corto &#8216;L&#8217;orecchio ferito del piccolo comandante&#8217; ottiene una menzione speciale al Festival di Locarno (sezione &#8216;Pardi di domani&#8217;) ed il primo Premio al Festival del Cinema Mediterraneo (1995).<br />
Nel 1995 vince il Festival del documentario italiano &#8216;Libero Bizzarri&#8217; con &#8216;Cichero&#8217;.</p>
<p>Tre anni dopo ha collaborato alla sceneggiatura ed è stato assistente alla regia per i film di Gianni Amelio &#8216;Così ridevano&#8217; (Leone d&#8217;oro alla LV Mostra di Venezia) e &#8216;Vratite se&#8217;. Nel 1999 ha formato il gruppo teatrale &#8216;Ilbuiofuori&#8217;. &#8216;I nostri anni&#8217; rappresenta il suo esordio alla regia di lungometraggi. Per la televisione ha collaborato al programma &#8220;Le stagioni della resistenza&#8221;.</p>
<p>Esordisce nel lungometraggio con I nostri anni nel 2000.</p>
<p>Gianfranco Bettin, scrittore e saggista, ha pubblicato il primo romanzo nel 1989 Qualcosa che brucia edito dalla Garzanti e poi uscito in una seconda edizione da Baldini &amp; Castaldi.</p>
<p>Con Feltrinelli, oltre ad alcuni saggi e reportage, ha pubblicato L&#8217;erede. Pietro Maso, una storia dal vero (1992) e Sarajevo, Maybe (1994) e, assieme a Maurizio Dianese, La strage. Piazza Fontana. Verità e memoria (1999) e Petrolkiller (2002) che ha vinto il premio dell&#8217;Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro.</p>
<p>Il romanzo Nemmeno il destino, presentato in edizione economica in una nuova versione, è stato pubblicato per la prima volta nei &#8220;Narratori&#8221; nel 1997.</p>
<p>Segreteria Organizzativa Promecon<br />
Azienda Speciale della CCIAA di Pordenone<br />
C.so V.Emanuele II, 56<br />
33170 Pordenone<br />
Tel. 0434.21964      Fax 0434.522652<br />
info@pordenonelegge.it<br />
<a href="http://www.pordenonelegge.it ">www.pordenonelegge.it </a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scimmie&#8230; (79)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/le-scimmie-79/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/le-scimmie-79/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 Jan 2005 23:08:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=865</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<br />
aspettano il loro fotografo americano<br />
attorno al sex shop a passi incerti<br />
ciondolano in attesa di qualcun altro<br />
alcuni ragazzi capitati lì da non molto lontano<br />
per chilometri e chilometri sia verso oriente<br />
sia verso occidente il treno non incontrerà<br />
l&#8217;antro di una galleria<br />
siamo al centro della pianura<br />
il sole scende proprio fino all&#8217;orizzonte<br />
sparando i suoi scarlatti e i suoi magenta in cielo<br />
mentre un uomo in automobile si accosta<br />
e spegne il motore in attesa della moglie<br />
che arriva da un paese vicino<br />
la raccoglie e partono verso casa<br />
hanno due figlie<br />
lavorano entrambi<br />
scompaiono sotto il cavalcavia mentre l&#8217;uomo<br />
dalla tasca sfondata<br />
mangia un panino al bar della stazione<br />
il suo treno sta per arrivare e ripartire<br />
verso occidente<br />
che cosa si dibatte dentro la membrana<br />
che cosa si contorce a scatti<br />
sgusciando nel suo fluido<br />
denso e trasparente?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/le-scimmie-79/">Le scimmie&#8230; (79)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<span id="more-865"></span><br />
aspettano il loro fotografo americano<br />
attorno al sex shop a passi incerti<br />
ciondolano in attesa di qualcun altro<br />
alcuni ragazzi capitati lì da non molto lontano<br />
per chilometri e chilometri sia verso oriente<br />
sia verso occidente il treno non incontrerà<br />
l&#8217;antro di una galleria<br />
siamo al centro della pianura<br />
il sole scende proprio fino all&#8217;orizzonte<br />
sparando i suoi scarlatti e i suoi magenta in cielo<br />
mentre un uomo in automobile si accosta<br />
e spegne il motore in attesa della moglie<br />
che arriva da un paese vicino<br />
la raccoglie e partono verso casa<br />
hanno due figlie<br />
lavorano entrambi<br />
scompaiono sotto il cavalcavia mentre l&#8217;uomo<br />
dalla tasca sfondata<br />
mangia un panino al bar della stazione<br />
il suo treno sta per arrivare e ripartire<br />
verso occidente<br />
che cosa si dibatte dentro la membrana<br />
che cosa si contorce a scatti<br />
sgusciando nel suo fluido<br />
denso e trasparente?<br />
i piccoli movimenti astratti e luminescenti<br />
le molecole di liquido che si spostano in turbolenze<br />
minuscole e locali<br />
le reazioni chimiche viste ai microscopi<br />
elettronici<br />
presentano un quadro in via di formazione<br />
una schiusa sempre novella<br />
nei secoli dei secoli e per tutto il tempo che rimane<br />
nel microcosmo si prepara un&#8217;ulteriore esplosione<br />
senza rumore<br />
leggera come un atomo di idrogeno che spicchi il volo<br />
la schiusa di un embrione<br />
ancora tutto trasparente e retroilluminato<br />
oppure ecografato e riprocessato a colori secondo i flussi del sangue<br />
secondo la densità cellulare dei primi impalpabili tessuti<br />
come quelle pianure fotografate dal satellite<br />
con le macchie metropolitane che si irraggiano da un punto<br />
colorate in rosso<br />
con la pianura verde smeraldo<br />
tutto sbalzato dall&#8217;algoritmo che assegna il colore al pixel<br />
e che potrebbe con un minimo spostamento (una sequenza<br />
di pochi tasti) rendere azzurra la città e giallomerda la pianura<br />
rosea la cima del monte e biancastra la massa del mare<br />
così per l&#8217;organismo cellulare<br />
così per il pensiero elementare<br />
così per la struttura cerebrale<br />
così per l&#8217;immagine mentale<br />
così persino per la voglia di parlare<br />
di rimescolare in una tazza astratta<br />
gli ingredienti altrimenti lasciati a sedimentare sullo scaffale</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/le-scimmie-79/">Le scimmie&#8230; (79)</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scimmie&#8230; (78)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/17/le-scimmie-78/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/17/le-scimmie-78/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 16 Jan 2005 22:57:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=855</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong></p>
<p><br />
<br />
ma non la uso e non l&#8217;ho mai usata<br />
finirà che me la scordo<br />
se non avrà lasciato le sue orme<br />
sul supporto di una carta un po&#8217; inchiostrata<br />
rimarrà così ipotetica e sprecata<br />
come il suono blu della campana simbolista<br />
immagine fragile di cristallo<br />
che risuona un tocco solamente<br />
poi per molti giri di sfere<br />
rimane silente<br />
non dice più niente di nuovo<br />
diventa sordastra rispetto alle sue stesse<br />
primitive promesse<br />
come sembravano gravide<br />
come mettevano voglia di esplorare<br />
perle di miele su labbra di marmo bianco<br />
subito però l&#8217;algoritmo si manifestava stanco<br />
grandi speranze risultavano ridotte al riporto<br />
alla prova del nove<br />
al mettere in colonna<br />
quelle pareti di luce arabescate<br />
con le proiezioni dei pampini e dei tralci sul tessuto ricamato<br />
impreziosito dal raso e dalla seta e dallo specchio<br />
che come una polla d&#8217;acqua dorata<br />
rimandava i profumi duplicati<br />
di fonti frizzanti sperdute nel bosco<br />
e l&#8217;indaco e il lilla e l&#8217;argenteo tintinnio<br />
che paravento polveroso alla fine di tutto il giro di parete<br />
parete interna<br />
però la tentazione è davvero eterna<br />
e di lì si passa sempre anche se non si vuole<br />
è come il suono della parola <em>aiuole</em><br />
così limitatamente consonante<br />
quasi totalmente planante<br />
senza un vero e proprio referente importante<br />
una specie di ginnastica della bocca<br />
non proprio uno scioglilingua<br />
piuttosto un tonico per labbra<br />
l&#8217;uomo con la tasca interna sfondata<br />
si aggira nei dintorni della stazione<br />
la luce del sole basso all&#8217;orizzonte<br />
penetra in una vetrata e stinge<br />
sul piazzale dove arrivano gli autobus<br />
una curva di strada passa a ponte sulle rotaie<br />
l&#8217;uomo aspetta il suo treno e passeggia<br />
sbircia in un negozio di articoli per africani<br />
poi in un negozio di alimentari<br />
con tutte le bottiglie di vino allineate<br />
i palazzi sembrano vuoti<br />
le finestre ritagliate<br />
i portoni serrati<br />
le targhe silenziose parlano di notai<br />
di avvocati di dottori<br />
gli uffici di un consorzio di bonifica<br />
a quest&#8217;ora sono deserti</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/17/le-scimmie-78/">Le scimmie&#8230; (78)</a></p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/scimmialeggente.jpg" border="0" alt="scimmialeggente.jpg" width="257" height="239" /><br />
<span id="more-855"></span><br />
ma non la uso e non l&#8217;ho mai usata<br />
finirà che me la scordo<br />
se non avrà lasciato le sue orme<br />
sul supporto di una carta un po&#8217; inchiostrata<br />
rimarrà così ipotetica e sprecata<br />
come il suono blu della campana simbolista<br />
immagine fragile di cristallo<br />
che risuona un tocco solamente<br />
poi per molti giri di sfere<br />
rimane silente<br />
non dice più niente di nuovo<br />
diventa sordastra rispetto alle sue stesse<br />
primitive promesse<br />
come sembravano gravide<br />
come mettevano voglia di esplorare<br />
perle di miele su labbra di marmo bianco<br />
subito però l&#8217;algoritmo si manifestava stanco<br />
grandi speranze risultavano ridotte al riporto<br />
alla prova del nove<br />
al mettere in colonna<br />
quelle pareti di luce arabescate<br />
con le proiezioni dei pampini e dei tralci sul tessuto ricamato<br />
impreziosito dal raso e dalla seta e dallo specchio<br />
che come una polla d&#8217;acqua dorata<br />
rimandava i profumi duplicati<br />
di fonti frizzanti sperdute nel bosco<br />
e l&#8217;indaco e il lilla e l&#8217;argenteo tintinnio<br />
che paravento polveroso alla fine di tutto il giro di parete<br />
parete interna<br />
però la tentazione è davvero eterna<br />
e di lì si passa sempre anche se non si vuole<br />
è come il suono della parola <em>aiuole</em><br />
così limitatamente consonante<br />
quasi totalmente planante<br />
senza un vero e proprio referente importante<br />
una specie di ginnastica della bocca<br />
non proprio uno scioglilingua<br />
piuttosto un tonico per labbra<br />
l&#8217;uomo con la tasca interna sfondata<br />
si aggira nei dintorni della stazione<br />
la luce del sole basso all&#8217;orizzonte<br />
penetra in una vetrata e stinge<br />
sul piazzale dove arrivano gli autobus<br />
una curva di strada passa a ponte sulle rotaie<br />
l&#8217;uomo aspetta il suo treno e passeggia<br />
sbircia in un negozio di articoli per africani<br />
poi in un negozio di alimentari<br />
con tutte le bottiglie di vino allineate<br />
i palazzi sembrano vuoti<br />
le finestre ritagliate<br />
i portoni serrati<br />
le targhe silenziose parlano di notai<br />
di avvocati di dottori<br />
gli uffici di un consorzio di bonifica<br />
a quest&#8217;ora sono deserti</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/17/le-scimmie-78/">Le scimmie&#8230; (78)</a></p>
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<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/06/18/esilio-recensione/' rel='bookmark' title='Esilio (recensione)'>Esilio (recensione)</a> <small>di Dario Voltolini Dubravka Ugresic, Il museo della resa incondizionata,...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scimmie&#8230; (77)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/15/le-scimmie-77/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/15/le-scimmie-77/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 15 Jan 2005 21:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=853</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Dario Voltolini<br />
<br />
con gli occhi semichiusi come se fossero<br />
mezzi addormentati<br />
mentre invece sono vispi e svegli come faine<br />
si controllano a vicenda<br />
fanno la guardia a certi territori più importanti<br />
il frigorifero<br />
il bagno (più o meno)<br />
le camere da letto<br />
la porta d&#8217;ingresso è scoppiata<br />
vanno e vengono sbrindellati<br />
ogni tanto ne riconosco uno<br />
si portano in casa certe ragazze che non capisco dove incontrino<br />
se ne stanno un po&#8217; mescolate agli altri<br />
poi svaniscono<br />
la casa è un letamaio da qualche mese<br />
un tugurio irrespirabile dove si procede scavalcando mucchi di cenci<br />
di rottami<br />
loro ciondolano con il pintone in mano<br />
io mi sono ricavato un metro quadro dietro la dispensa<br />
me ne sto lì a pensare<br />
ciascuno di loro mi fa visita per un motivo preciso<br />
ma non posso capire quale<br />
sembrano la prosopopea dei miei pensieri<br />
forse materialmente lo sono<br />
non li controllo e non lascio che mi controllino<br />
ma si sono presi lo spazio e bisogna considerarli<br />
non si può fingere che la casa sia sgombra<br />
che mi aspetti a certe ore silente e inattaccata<br />
e io entro e chiudo la porta mi svesto mi bevo un bicchiere d&#8217;acqua<br />
la luce nelle stanze ha avuto tutto il tempo di gonfiarsi<br />
e se ne sta come una fetta di pandoro fra i muri<br />
appena sfilacciata da me che passo silenzioso<br />
tutto concentrato su qualcosa di cui la casa ignora i dettagli<br />
ma conosce il risultato<br />
era così una volta<br />
prima che arrivassero questi energumeni uno dopo l&#8217;altro e poi tutti insieme<br />
a fare qui da me il loro bivacco<br />
il caravanserraglio senza inizio e senza fine<br />
una volta sognavo strutture di metallo fatte di fili sottili che (come<br />
reticolati) si alzavano nel cielo formando specie di gabbie (però<br />
aperte in tutte le direzioni) nelle quali poteva capitare che si impigliassero<br />
forme volanti e leggere<br />
piumate<br />
oppure cristalli colorati e scintillanti<br />
tutto il castello cromato e agile saliva verso l&#8217;alto delle nubi<br />
magari si inclinava ma sempre decollando<br />
ecco (dicevo tra me e me)<br />
questa è una forma sufficientemente astratta<br />
da essere modello di qualcosa<br />
ma non così concettosa da risultare<br />
impossibile a visualizzarsi<br />
(però non ho mai saputo dire il modello<br />
di che cosa) e ora mi è scomparsa dalla mente attiva<br />
me la ricordo<br />
struttura argentata e filiforme</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/15/le-scimmie-77/">Le scimmie&#8230; (77)</a></p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <b>Dario Voltolini</b><br />
<span id="more-853"></span><br />
con gli occhi semichiusi come se fossero<br />
mezzi addormentati<br />
mentre invece sono vispi e svegli come faine<br />
si controllano a vicenda<br />
fanno la guardia a certi territori più importanti<br />
il frigorifero<br />
il bagno (più o meno)<br />
le camere da letto<br />
la porta d&#8217;ingresso è scoppiata<br />
vanno e vengono sbrindellati<br />
ogni tanto ne riconosco uno<br />
si portano in casa certe ragazze che non capisco dove incontrino<br />
se ne stanno un po&#8217; mescolate agli altri<br />
poi svaniscono<br />
la casa è un letamaio da qualche mese<br />
un tugurio irrespirabile dove si procede scavalcando mucchi di cenci<br />
di rottami<br />
loro ciondolano con il pintone in mano<br />
io mi sono ricavato un metro quadro dietro la dispensa<br />
me ne sto lì a pensare<br />
ciascuno di loro mi fa visita per un motivo preciso<br />
ma non posso capire quale<br />
sembrano la prosopopea dei miei pensieri<br />
forse materialmente lo sono<br />
non li controllo e non lascio che mi controllino<br />
ma si sono presi lo spazio e bisogna considerarli<br />
non si può fingere che la casa sia sgombra<br />
che mi aspetti a certe ore silente e inattaccata<br />
e io entro e chiudo la porta mi svesto mi bevo un bicchiere d&#8217;acqua<br />
la luce nelle stanze ha avuto tutto il tempo di gonfiarsi<br />
e se ne sta come una fetta di pandoro fra i muri<br />
appena sfilacciata da me che passo silenzioso<br />
tutto concentrato su qualcosa di cui la casa ignora i dettagli<br />
ma conosce il risultato<br />
era così una volta<br />
prima che arrivassero questi energumeni uno dopo l&#8217;altro e poi tutti insieme<br />
a fare qui da me il loro bivacco<br />
il caravanserraglio senza inizio e senza fine<br />
una volta sognavo strutture di metallo fatte di fili sottili che (come<br />
reticolati) si alzavano nel cielo formando specie di gabbie (però<br />
aperte in tutte le direzioni) nelle quali poteva capitare che si impigliassero<br />
forme volanti e leggere<br />
piumate<br />
oppure cristalli colorati e scintillanti<br />
tutto il castello cromato e agile saliva verso l&#8217;alto delle nubi<br />
magari si inclinava ma sempre decollando<br />
ecco (dicevo tra me e me)<br />
questa è una forma sufficientemente astratta<br />
da essere modello di qualcosa<br />
ma non così concettosa da risultare<br />
impossibile a visualizzarsi<br />
(però non ho mai saputo dire <i>il modello<br />
di che cosa</i>) e ora mi è scomparsa dalla mente attiva<br />
me la ricordo<br />
struttura argentata e filiforme</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/15/le-scimmie-77/">Le scimmie&#8230; (77)</a></p>
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<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/11/14/la-matita-tedesca/' rel='bookmark' title='La matita tedesca'>La matita tedesca</a> <small>di Dario Voltolini Il padre stava accanto alla madre, nella...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/06/18/esilio-recensione/' rel='bookmark' title='Esilio (recensione)'>Esilio (recensione)</a> <small>di Dario Voltolini Dubravka Ugresic, Il museo della resa incondizionata,...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scimmie&#8230; (76)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/12/le-scimmie-76/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/12/le-scimmie-76/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2005 20:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=844</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Dario Voltolini<br />
<br />
delle vostre carrucole<br />
e andate a pescare in una zona nuova fatta di cose passate<br />
una specie di pozzo di esperienze ancora in formazione<br />
ma non avete tempo di aspettare che le esperienze si formino<br />
dovete sfruttarle prima che siano tali<br />
pescate dentro le cose che avete fatto<br />
pescate creature semiformate<br />
abbozzi<br />
progetti<br />
schizzi di esperienza<br />
ma dovete fare così altrimenti la curvatura diventa più chiusa e vi prende<br />
vi piega in un&#8217;altra direzione<br />
vi pone in stallo<br />
e poi c&#8217;è la caduta<br />
e diventate trentenni mentre state ancora accelerando<br />
poi trentacinquenni e la curvatura diventa un ghirigoro difficile da prevedere<br />
sono intrecci a ogni passo<br />
nodi<br />
sovrapposizioni improvvise linee lunghe e poi un cappio<br />
non avete nemmeno avuto il tempo di fiatare e dovete già tuffarvi<br />
in apnea<br />
nessuno vi guarda<br />
vi guardate fra di voi se capita l&#8217;occasione<br />
e siamo tutti così<br />
trentottenni quarantatreenni<br />
il frullatore va con quel rumore<br />
non lascia il tempo di adagiarsi in una forma di budino<br />
così nessuno vede niente<br />
nemmeno la formazione faticosa di banali esigenze<br />
oh quanto middle class!&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/12/le-scimmie-76/">Le scimmie&#8230; (76)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <b>Dario Voltolini</b><br />
<span id="more-844"></span><br />
delle vostre carrucole<br />
e andate a pescare in una zona nuova fatta di cose passate<br />
una specie di pozzo di esperienze ancora in formazione<br />
ma non avete tempo di aspettare che le esperienze si formino<br />
dovete sfruttarle prima che siano tali<br />
pescate dentro le cose che avete fatto<br />
pescate creature semiformate<br />
abbozzi<br />
progetti<br />
schizzi di esperienza<br />
ma dovete fare così altrimenti la curvatura diventa più chiusa e vi prende<br />
vi piega in un&#8217;altra direzione<br />
vi pone in stallo<br />
e poi c&#8217;è la caduta<br />
e diventate trentenni mentre state ancora accelerando<br />
poi trentacinquenni e la curvatura diventa un ghirigoro difficile da prevedere<br />
sono intrecci a ogni passo<br />
nodi<br />
sovrapposizioni improvvise linee lunghe e poi un cappio<br />
non avete nemmeno avuto il tempo di fiatare e dovete già tuffarvi<br />
in apnea<br />
nessuno vi guarda<br />
vi guardate fra di voi se capita l&#8217;occasione<br />
e siamo tutti così<br />
trentottenni quarantatreenni<br />
il frullatore va con quel rumore<br />
non lascia il tempo di adagiarsi in una forma di budino<br />
così nessuno vede niente<br />
nemmeno la formazione faticosa di banali esigenze<br />
oh quanto middle class!<br />
niente<br />
viaggiamo più veloci della statistica<br />
ma siamo ciò che siamo<br />
se andiamo a vedere l&#8217;impiantito di cemento dieci anni dopo<br />
è lui che si scompone<br />
è lui che sente un&#8217;emozione<br />
che cosa succede se mi posi le labbra sulle labbra?<br />
nessuno può raddrizzare un torto<br />
nei rami di quella magnolia che si regge a fatica<br />
per il peso delle foglie e dei fiori larghi<br />
passano a coppie le tortore<br />
sembrano ubriache o pazze o assenti<br />
hanno in mente una cosa tutta loro<br />
non possiamo farci niente<br />
bisogna lasciarle stare<br />
ne usciranno (se<br />
ne usciranno)<br />
solo dalla porta che avranno voluto vedere<br />
non si può<br />
spalancargliene<br />
nessun&#8217;altra<br />
ora ho la casa piena di vagabondi<br />
che si mettono a sedere sulle sedie e sul sofà<br />
fumano sigarette e allungano le gambe sul tavolo<br />
se ne vanno in giro scalzi</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/12/le-scimmie-76/">Le scimmie&#8230; (76)</a></p>
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<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/07/15/american-nightmare/' rel='bookmark' title='American nightmare'>American nightmare</a> <small>di Dario Voltolini Credo che bisognerebbe fare un Burned Children...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scimmie&#8230; (75)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/09/le-scimmie-75/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/09/le-scimmie-75/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 09 Jan 2005 21:51:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=832</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<br />
nemmeno piange<br />
e il ragazzo che è di turno nella sobria cornice che fa da ufficio<br />
per le relazioni con il pubblico<br />
cioè prende quegli avvisi di mancata consegna e va alla ricerca del pacco<br />
da consegnare<br />
non la perde di vista<br />
quella ragazza<br />
guarda come si muove<br />
come cammina e come sposta i carrelloni<br />
intuisce cosa pensa cosa progetta per sé come si immagina lì dentro<br />
quale posto intende occupare e per quanto tempo<br />
intuisce i dati della sfida che lei ha impostato<br />
su di da per contro se stessa<br />
per vivere lavorando<br />
per scaturire da quella situazione<br />
per mettersi in un punto in un&#8217;orbita che abbia senso<br />
prima che sia troppo tardi<br />
così il ragazzo la guarda passare<br />
vede le sue guance di tulipano<br />
e nello stesso momento che stiamo dicendo<br />
la struttura intera di quel corriere espresso viene portata in un punto nuovo<br />
spinta al margine di se stessa fino all&#8217;eccesso<br />
può (in altre parole) sopportare il peso<br />
di un progetto di fuoriuscita non individuale ma in questo caso di coppia<br />
maschio e femmina paralleli?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/09/le-scimmie-75/">Le scimmie&#8230; (75)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<span id="more-832"></span><br />
nemmeno piange<br />
e il ragazzo che è di turno nella sobria cornice che fa da ufficio<br />
per le relazioni con il pubblico<br />
cioè prende quegli avvisi di mancata consegna e va alla ricerca del pacco<br />
da consegnare<br />
non la perde di vista<br />
quella ragazza<br />
guarda come si muove<br />
come cammina e come sposta i carrelloni<br />
intuisce cosa pensa cosa progetta per sé come si immagina lì dentro<br />
quale posto intende occupare e per quanto tempo<br />
intuisce i dati della sfida che lei ha impostato<br />
su di da per contro se stessa<br />
per vivere lavorando<br />
per scaturire da quella situazione<br />
per mettersi in un punto in un&#8217;orbita che abbia senso<br />
prima che sia troppo tardi<br />
così il ragazzo la guarda passare<br />
vede le sue guance di tulipano<br />
e nello stesso momento che stiamo dicendo<br />
la struttura intera di quel corriere espresso viene portata in un punto nuovo<br />
spinta al margine di se stessa fino all&#8217;eccesso<br />
può (in altre parole) sopportare il peso<br />
di un progetto di fuoriuscita non individuale ma in questo caso di coppia<br />
maschio e femmina paralleli?<br />
sapeva il corriere espresso che dentro il suo capannone la biosfera<br />
si sarebbe data appuntamento?<br />
sull&#8217;impiantito di ruvido cemento scorrono<br />
i carrelli con i colli<br />
insensibili ai turni dei lavoranti<br />
che staccano e riprendono servizio ancora più insensibili<br />
all&#8217;impiantito di cemento<br />
al sistema informativo<br />
alle crepe e alle correnti d&#8217;aria<br />
lavorano induriti<br />
e salteranno via da lì appena possibile<br />
ben prima di dare sostanza a una nuova working class<br />
via! via!<br />
non lasciatevi fregare<br />
andate via facendo deflagrare in una vampata spettacolare<br />
tutto il combustibile piano piano accumulato lavorando al corriere espresso<br />
accumulato anche nel senso di non sprecato<br />
facendo il conto di tutte le spese come vecchi tirchi<br />
essendo invece giovani in esplosione<br />
presto lascerete il posto cementato ai bordi della tangenziale<br />
lo lascerete in fiamme scaturendo accelerati<br />
pronti per nuovi urti e nuove gimcane<br />
nessuno pensa a voi nessuno vi regala un cazzo<br />
lo sapete e quindi viaggiate sparati senza essere notati<br />
diventate venticinquenni poi ventiseienni<br />
nessuno vi nota nessuno vi percepisce<br />
ventisettenni ventottenni<br />
indovinate a un certo punto che la curvatura sta cambiando<br />
che l&#8217;orbita si sta modificando<br />
ogni prospettiva si va riplasmando e allora aumentate la velocità</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/09/le-scimmie-75/">Le scimmie&#8230; (75)</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scimmie&#8230; (74)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/08/le-scimmie-74/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/08/le-scimmie-74/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 Jan 2005 21:41:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=827</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<br />
invece con un distacco sano e razionale loro lavorano<br />
anche sfiancandosi di fatica<br />
ma la fatica sale sale su per le gambe e per il tronco e va alle spalle<br />
e dopo tante ore ti distrugge ogni legamento<br />
ma non supera una barriera raffinata<br />
e non invade il cervello se non in quanto stimolo fisico<br />
cioè non invade il cervello nella sua funzione di mente di pensiero<br />
d&#8217;accordo<br />
sembrano dire<br />
io mi sbatto mi spacco le ossa<br />
ma quando esco esco deciso senza fenomeni di mielosità<br />
il corriere espresso sta là<br />
e io me ne sto qua<br />
so che posso giocare questa carta solo per un tempo limitato<br />
e proprio questo è quello che sto facendo<br />
è un rischio<br />
un azzardo<br />
solo una parte di noi se la caverà<br />
ma io mi ci butto a precipizio<br />
se tentenno perdo terreno<br />
non faccio una corsa contro gli altri<br />
ma contro il tempo e la fatica<br />
sposto quei quintali<br />
compilo quei verbali<br />
ma il corriere espresso non mi ha non mi possiede<br />
la pensiamo tutti così<br />
qui<br />
e siamo solidali anche se non stiamo a cantarla e a suonarla<br />
dice<br />
dicono<br />
e si vede si sente che è così<br />
quando vai a ritirare il pacchetto che non ti è stato recapitato<br />
perché eri assente<br />
quando la sera sfrenatamente sbianca sulle montagne lontane<br />
in questo luogo ai bordi della tangenziale<br />
lo vedi che è così e che questi sono ragazzi e ragazze che sanno come fare<br />
per tirarsi fuori dalla merda<br />
nonostante sia sempre ancora sempre per pochi la via d&#8217;uscita<br />
e la maggioranza magari ancora oggi finisce che si perda<br />
che svanisca nelle pieghe d&#8217;ombra del vivere sociale<br />
senza mai più mandare un segnale riconoscibile di sé<br />
mai più magari<br />
però prima della scrematura sembrano essere tutti alla pari<br />
più o meno<br />
come le generazioni precedenti non erano state<br />
e più drammaticamente lanciati sulla rotaia d&#8217;acciaio<br />
uno per uno<br />
come le generazioni precedenti non erano state<br />
forse<br />
ma dietro un carrello carico di scatoloni<br />
una ragazza con i pantaloni attillati<br />
spinge e strattona<br />
ha occhi copiati da una mandorla e nello sforzo semiassente<br />
le rimane chiusa la bocca minuta come un pistacchio<br />
se non sorride</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/08/le-scimmie-74/">Le scimmie&#8230; (74)</a></p>
<p>Related posts:
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<span id="more-827"></span><br />
invece con un distacco sano e razionale loro lavorano<br />
anche sfiancandosi di fatica<br />
ma la fatica sale sale su per le gambe e per il tronco e va alle spalle<br />
e dopo tante ore ti distrugge ogni legamento<br />
ma non supera una barriera raffinata<br />
e non invade il cervello se non in quanto stimolo fisico<br />
cioè non invade il cervello nella sua funzione di mente di pensiero<br />
d&#8217;accordo<br />
sembrano dire<br />
io mi sbatto mi spacco le ossa<br />
ma quando esco esco deciso senza fenomeni di mielosità<br />
il corriere espresso sta là<br />
e io me ne sto qua<br />
so che posso giocare questa carta solo per un tempo limitato<br />
e proprio questo è quello che sto facendo<br />
è un rischio<br />
un azzardo<br />
solo una parte di noi se la caverà<br />
ma io mi ci butto a precipizio<br />
se tentenno perdo terreno<br />
non faccio una corsa contro gli altri<br />
ma contro il tempo e la fatica<br />
sposto quei quintali<br />
compilo quei verbali<br />
ma il corriere espresso non mi ha non mi possiede<br />
la pensiamo tutti così<br />
qui<br />
e siamo solidali anche se non stiamo a cantarla e a suonarla<br />
dice<br />
dicono<br />
e si vede si sente che è così<br />
quando vai a ritirare il pacchetto che non ti è stato recapitato<br />
perché eri assente<br />
quando la sera sfrenatamente sbianca sulle montagne lontane<br />
in questo luogo ai bordi della tangenziale<br />
lo vedi che è così e che questi sono ragazzi e ragazze che sanno come fare<br />
per tirarsi fuori dalla merda<br />
nonostante sia sempre ancora sempre per pochi la via d&#8217;uscita<br />
e la maggioranza magari ancora oggi finisce che si perda<br />
che svanisca nelle pieghe d&#8217;ombra del vivere sociale<br />
senza mai più mandare un segnale riconoscibile di sé<br />
mai più magari<br />
però prima della scrematura sembrano essere tutti alla pari<br />
più o meno<br />
come le generazioni precedenti non erano state<br />
e più drammaticamente lanciati sulla rotaia d&#8217;acciaio<br />
uno per uno<br />
come le generazioni precedenti non erano state<br />
forse<br />
ma dietro un carrello carico di scatoloni<br />
una ragazza con i pantaloni attillati<br />
spinge e strattona<br />
ha occhi copiati da una mandorla e nello sforzo semiassente<br />
le rimane chiusa la bocca minuta come un pistacchio<br />
se non sorride</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/08/le-scimmie-74/">Le scimmie&#8230; (74)</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Un narratore</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/07/un-narratore/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/07/un-narratore/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 07 Jan 2005 21:15:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>
		<category><![CDATA[Will Eisner]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong></p>
<p></p>
<p>E&#8217; morto un grande narratore, Will Eisner.</p>
<p>Vorrei ricordarlo segnalando, di tutti i suoi lavori, uno dei due che più direttamente hanno a che fare con l&#8217;arte del racconto, con la sua tematizzazione:</p>
<p><a href="http://www.pavesio.com/scheda_titolo.asp?cod=35"><em>Graphic storytelling. Narrare per immagini,</em> Editore Pavesio Productions.</a>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/07/un-narratore/">Un narratore</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/Eisner.jpg" border="0" alt="Eisner.jpg" hspace="4" vspace="2" width="230" height="190" align="left" /></p>
<p>E&#8217; morto un grande narratore, Will Eisner.</p>
<p>Vorrei ricordarlo segnalando, di tutti i suoi lavori, uno dei due che più direttamente hanno a che fare con l&#8217;arte del racconto, con la sua tematizzazione:</p>
<p><a href="http://www.pavesio.com/scheda_titolo.asp?cod=35"><em>Graphic storytelling. Narrare per immagini,</em> Editore Pavesio Productions.</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/07/un-narratore/">Un narratore</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scimmie&#8230; (73)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/06/le-scimmie-73/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/06/le-scimmie-73/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 Jan 2005 21:23:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=821</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong></p>
<p><br />
<br />
alla ricerca del portafoglio che ha slabbrato la fodera interna<br />
e che forse è caduto dentro le falde del cappotto?<br />
filamenti di cervello e di midollo si alzano nell&#8217;aria<br />
fanno matasse sopra i tetti<br />
si sfilacciano carnosi e hanno un odore particolare<br />
fresco e arieggiato come il marmo del macellatore<br />
quando passa il suo panno inumidito per staccare i pezzi d&#8217;osso<br />
le cartilagini e le giunture sfracellate e spugnose della bestia spaccata<br />
e venduta al dettaglio<br />
incartata<br />
un&#8217;ansa di fiumastro sotto la ferrovia<br />
paludosa marcita con canneti e sterpaglia<br />
poi piscine azzurre da fine inverno svuotate poi la ghiaia<br />
fili di nervi puntano al cielo<br />
trasparenti e un poco elastici<br />
si tendono si assottigliano e vanno a pescare ancora più su<br />
ghiaia e detriti e massicciate con uomini che passano<br />
si inerpicano sui dislivelli<br />
fuori dalla rete stradale<br />
visibili solo dai finestrini del treno in corsa<br />
dita lunghissime flessibili che lanciano polpastrelli in verticale<br />
cosa vanno a toccare cosa devono tastare?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/06/le-scimmie-73/">Le scimmie&#8230; (73)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/scimmiacofano.jpg" border="0" alt="scimmiacofano.jpg" width="320" height="227" /><br />
<span id="more-821"></span><br />
alla ricerca del portafoglio che ha slabbrato la fodera interna<br />
e che forse è caduto dentro le falde del cappotto?<br />
filamenti di cervello e di midollo si alzano nell&#8217;aria<br />
fanno matasse sopra i tetti<br />
si sfilacciano carnosi e hanno un odore particolare<br />
fresco e arieggiato come il marmo del macellatore<br />
quando passa il suo panno inumidito per staccare i pezzi d&#8217;osso<br />
le cartilagini e le giunture sfracellate e spugnose della bestia spaccata<br />
e venduta al dettaglio<br />
incartata<br />
un&#8217;ansa di fiumastro sotto la ferrovia<br />
paludosa marcita con canneti e sterpaglia<br />
poi piscine azzurre da fine inverno svuotate poi la ghiaia<br />
fili di nervi puntano al cielo<br />
trasparenti e un poco elastici<br />
si tendono si assottigliano e vanno a pescare ancora più su<br />
ghiaia e detriti e massicciate con uomini che passano<br />
si inerpicano sui dislivelli<br />
fuori dalla rete stradale<br />
visibili solo dai finestrini del treno in corsa<br />
dita lunghissime flessibili che lanciano polpastrelli in verticale<br />
cosa vanno a toccare cosa devono tastare?<br />
pilastri in mezzo alla campagna<br />
muri prefabbricati con finestre ritagliate<br />
cantieri<br />
con sterrate dragate dalle ruote dei mezzi pesanti<br />
macchiate sempre<br />
qualunque sia il tempo<br />
da pozzanghere argillose sparse intorno<br />
prima della posa dell&#8217;asfalto che copre come un manto<br />
il suolo industrializzato o anche solo<br />
preparato per attività di magazzino<br />
tipo un corriere espresso<br />
raggiungibile da un&#8217;uscita della tangenziale che verso sera<br />
si sgancia sparata sullo sfondo delle montagne ritagliate<br />
con un cielo che va scurendo strato dopo strato stillando come cera calda<br />
azzurrisce e piano piano si sfalda sulle vette disegnate<br />
barbagliando raggi di colore quando l&#8217;auto parcheggia nello spiazzo<br />
il corriere espresso è un posto largo e sovralzato con la soletta a filo<br />
dei rimorchi degli autosnodati che trasportano i pacchi e i colli in genere<br />
e c&#8217;è sempre una certa animazione sotto la luce artificiale<br />
gente che arriva a ritirare ciò che le spetta e che non ha potuto ritirare<br />
perché assente in quel momento della giornata<br />
quindi si sfoderano avvisi e documenti<br />
e i ragazzi e le ragazze che lavorano al corriere espresso<br />
sono giovani e ancora elastici e vanno e vengono con fogli in mano<br />
con pacchi in mano da consegnare<br />
la cosa più evidente è che ciascuno di loro con la mente è assente<br />
ma con il corpo completamente presente<br />
nel senso che sono persone sveglie e il loro essere lì<br />
impiegati in quel lavoro del corriere espresso<br />
è palesemente solo un momento di passaggio<br />
non avrebbero quella loro elasticità tutta compatta e non dissipata<br />
se si sentissero in trappola<br />
in gabbia per un tempo indeterminato</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/06/le-scimmie-73/">Le scimmie&#8230; (73)</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le scimmie&#8230; (72)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/05/le-scimmie-72/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/05/le-scimmie-72/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 05 Jan 2005 21:08:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=814</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<br />
dal momento attuale ai saliscendi lastricati alle fontane<br />
ai portici ai colonnati ai pavimenti lisciati riflettenti<br />
si apre un passaggio nel muro della strada e scende una via<br />
acciottolata<br />
che porta alla trattoria<br />
davanti all&#8217;ingresso le auto parcheggiate<br />
più sopra a strapiombo la facciata illuminata di una costruzione ecclesiastica<br />
e fontane a spruzzo a scacchi a parete<br />
lembi di cervello sfilano sul dorso della collina<br />
si accendono fiammiferi negli angoli delle cucine<br />
uno scarafaggio intontito si trascina mezzo morto<br />
quando la finestra si apre è già mattino<br />
i tetti in costruzione<br />
il rantolo del vicino di camera<br />
cervelli impietriti e colazioni con i cereali<br />
qui vi presento l&#8217;accolita singolare di persone che sanno poco<br />
che vedi agitarsi in compagnia come sedute sugli spilli<br />
sulle code di scorpione<br />
loro non sanno niente non capiscono niente sono qui per caso<br />
loro vanno avanti a cazzo senza un motivo senza niente<br />
dovrebbero starsene dispersi in un&#8217;area di svariati chilometri<br />
quadrati<br />
invece qui compatti sono accorsi e si sono incontrati e raggruppati<br />
uomini e donne vestiti da fare spavento<br />
agghindati per celebrare questo momento di cui non sanno niente<br />
che li ha visti assenti che non era per loro<br />
eccoli qui<br />
si distruggono di noia abbattono la testa sulla tavolata<br />
hanno sguardi perduti a mezz&#8217;aria come il commesso che<br />
non sa cosa gli chiedi<br />
e non lo deve dire<br />
sono espressioni desolate che non muovono a compassione<br />
perché non c&#8217;era bisogno di tutte queste persone<br />
nessuno le voleva qui davanti a noi<br />
e se si sono presentate allora che si screpolino di noia<br />
di angoscia di attesa<br />
di ansia e di respirazione complicata<br />
tracannano il liquore distillato<br />
viene una specie di brezza dal prato<br />
un colore verde<br />
un tentativo di giovinezza<br />
che cala dalle nuvole e dal cielo<br />
e mi sfiora il pelo sopra il labbro<br />
sono lontane ora tutte le persone<br />
quale sarà adesso la mia pensione<br />
in quale angolo di città mi andrò a rintanare<br />
da dove uscirò domani mattina dopo la colazione<br />
e cosa dirò alla signorina della reception<br />
se la sveglia telefonica non avrà suonato<br />
se nella piazza del mercato non troverò l&#8217;ambulante che lavora il rame<br />
l&#8217;ottone e il bronzo<br />
ma solo formaggi e salumi<br />
scarpe scarpe e ancora scarpe<br />
cosa prenderò per fare un regalo<br />
cosa acquisterò frugando nella tasca interna del cappotto</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/05/le-scimmie-72/">Le scimmie&#8230; (72)</a></p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<span id="more-814"></span><br />
dal momento attuale ai saliscendi lastricati alle fontane<br />
ai portici ai colonnati ai pavimenti lisciati riflettenti<br />
si apre un passaggio nel muro della strada e scende una via<br />
acciottolata<br />
che porta alla trattoria<br />
davanti all&#8217;ingresso le auto parcheggiate<br />
più sopra a strapiombo la facciata illuminata di una costruzione ecclesiastica<br />
e fontane a spruzzo a scacchi a parete<br />
lembi di cervello sfilano sul dorso della collina<br />
si accendono fiammiferi negli angoli delle cucine<br />
uno scarafaggio intontito si trascina mezzo morto<br />
quando la finestra si apre è già mattino<br />
i tetti in costruzione<br />
il rantolo del vicino di camera<br />
cervelli impietriti e colazioni con i cereali<br />
qui vi presento l&#8217;accolita singolare di persone che sanno poco<br />
che vedi agitarsi in compagnia come sedute sugli spilli<br />
sulle code di scorpione<br />
loro non sanno niente non capiscono niente sono qui per caso<br />
loro vanno avanti a cazzo senza un motivo senza niente<br />
dovrebbero starsene dispersi in un&#8217;area di svariati chilometri<br />
quadrati<br />
invece qui compatti sono accorsi e si sono incontrati e raggruppati<br />
uomini e donne vestiti da fare spavento<br />
agghindati per celebrare questo momento di cui non sanno niente<br />
che li ha visti assenti che non era per loro<br />
eccoli qui<br />
si distruggono di noia abbattono la testa sulla tavolata<br />
hanno sguardi perduti a mezz&#8217;aria come il commesso che<br />
non sa cosa gli chiedi<br />
e non lo deve dire<br />
sono espressioni desolate che non muovono a compassione<br />
perché non c&#8217;era bisogno di tutte queste persone<br />
nessuno le voleva qui davanti a noi<br />
e se si sono presentate allora che si screpolino di noia<br />
di angoscia di attesa<br />
di ansia e di respirazione complicata<br />
tracannano il liquore distillato<br />
viene una specie di brezza dal prato<br />
un colore verde<br />
un tentativo di giovinezza<br />
che cala dalle nuvole e dal cielo<br />
e mi sfiora il pelo sopra il labbro<br />
sono lontane ora tutte le persone<br />
quale sarà adesso la mia pensione<br />
in quale angolo di città mi andrò a rintanare<br />
da dove uscirò domani mattina dopo la colazione<br />
e cosa dirò alla signorina della reception<br />
se la sveglia telefonica non avrà suonato<br />
se nella piazza del mercato non troverò l&#8217;ambulante che lavora il rame<br />
l&#8217;ottone e il bronzo<br />
ma solo formaggi e salumi<br />
scarpe scarpe e ancora scarpe<br />
cosa prenderò per fare un regalo<br />
cosa acquisterò frugando nella tasca interna del cappotto</p>
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		<title>Le scimmie&#8230; (71) &#8211; Buon anno</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/02/le-scimmie-71-buon-anno/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/02/le-scimmie-71-buon-anno/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 02 Jan 2005 21:56:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>voltolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dario voltolini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<br />
passeggiano attorno alle basi di alti tralicci<br />
che portano i cavi dell&#8217;alta tensione<br />
viaggiavamo in tre nell&#8217;automobile e la radio diceva di non mettersi in viaggio<br />
sul tratto di autostrada che tra poco avremmo imboccato<br />
per le raffiche di vento che potevano capovolgere autocaravan e simili<br />
mezzi con rimorchi alti e leggeri<br />
con veli e tendoni sistemati con tiranti<br />
in effetti l&#8217;automobile un poco sbandava<br />
si sentiva la tensione sul volante che tendeva<br />
a girare per conto suo guidato dalle ruote davanti<br />
e in alto passavano gruppi di nuvole come raffiche velocissime<br />
quando poi siamo stati in vista del massiccio che si alzava<br />
formidabile in un solo gesto deciso<br />
con le sue pareti di pietra verticale senza vegetazione senza strati di terriccio<br />
solamente pietra durissima e completamente nuda su cui le ombre delle nuvole<br />
passavano facendo movimenti pieni di tragedia e il sole a tratti<br />
faceva brillare una lastra più di altre una lastra improvvisamente lucente<br />
che tutto il massiccio appariva come l&#8217;espressione di un volto senza un volto sotto<br />
un&#8217;espressione severa e tremenda senza occhi bocca naso<br />
prima dell&#8217;ingresso nel tunnel che passava dentro il massiccio per dieci chilometri<br />
un ultimo sguardo al sasso di pietra gigantesco<br />
per vedere come le nuvole gli passassero poco sopra correndo<br />
arrivando da dietro di lui e correndo sul cielo sopra di noi<br />
alcune impigliandosi sulla sua punta e arrotolandosi come ricci di burro<br />
quando passa la lama del coltellino che ne fa fiocchi<br />
turbolenze candide piene di luce e di vento<br />
disegni concentrici spiralati mossi da un attrito<br />
che facevano provare a noi tutti una specie di sgomento<br />
come se si stesse assistendo a un immemorabile rito di natura<br />
negli occhi e nelle mani al volante passava lo stesso spavento<br />
fino al nero dell&#8217;imbocco in galleria che proteggeva e nascondeva<br />
fino all&#8217;uscita dall&#8217;altra parte dove la vegetazione era di monte e non sentiva<br />
l&#8217;influenza del mare<br />
così lontano<br />
così dietro il gigante ormai<br />
lontano oltre i tornanti e i passi e i viadotti che si alzavano<br />
sui paesini di pietra e di cemento disegnato dai geometri<br />
come in tutto il Paese<br />
architettura senza pretese di nessun tipo<br />
solo di essere di recente fattura<br />
una infinita massa di povera bruttura in parte intonacata<br />
in parte cruda<br />
perché dev&#8217;essere nuda la faccia desolata di una gente<br />
che in passato era stata maestra d&#8217;eleganza<br />
volente o nolente<br />
adesso la lebbra si spande e dilaga senza ostacolo<br />
non è più lì che batte il cuore trascinante<br />
batte altrove con altri capitali con altro potere con altre invenzioni<br />
intanto però qui nottetempo aggirandomi per vie di pietra a saliscendi<br />
incontro a ogni angolo una sorpresa<br />
un gatto che si paralizza al mio apparire<br />
con gli occhi scintillanti di fiera non domestica che lancia una sfida<br />
o una benedizione portata dal vento leggero che mi passa sulla faccia<br />
mentre mi appoggio ai portali di pietra con le targhe affisse<br />
con le date di costruzione che segnalano le distanze di qualche secolo</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/02/le-scimmie-71-buon-anno/">Le scimmie&#8230; (71) &#8211; Buon anno</a></p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong><br />
<span id="more-808"></span><br />
passeggiano attorno alle basi di alti tralicci<br />
che portano i cavi dell&#8217;alta tensione<br />
viaggiavamo in tre nell&#8217;automobile e la radio diceva di non mettersi in viaggio<br />
sul tratto di autostrada che tra poco avremmo imboccato<br />
per le raffiche di vento che potevano capovolgere autocaravan e simili<br />
mezzi con rimorchi alti e leggeri<br />
con veli e tendoni sistemati con tiranti<br />
in effetti l&#8217;automobile un poco sbandava<br />
si sentiva la tensione sul volante che tendeva<br />
a girare per conto suo guidato dalle ruote davanti<br />
e in alto passavano gruppi di nuvole come raffiche velocissime<br />
quando poi siamo stati in vista del massiccio che si alzava<br />
formidabile in un solo gesto deciso<br />
con le sue pareti di pietra verticale senza vegetazione senza strati di terriccio<br />
solamente pietra durissima e completamente nuda su cui le ombre delle nuvole<br />
passavano facendo movimenti pieni di tragedia e il sole a tratti<br />
faceva brillare una lastra più di altre una lastra improvvisamente lucente<br />
che tutto il massiccio appariva come l&#8217;espressione di un volto senza un volto sotto<br />
un&#8217;espressione severa e tremenda senza occhi bocca naso<br />
prima dell&#8217;ingresso nel tunnel che passava dentro il massiccio per dieci chilometri<br />
un ultimo sguardo al sasso di pietra gigantesco<br />
per vedere come le nuvole gli passassero poco sopra correndo<br />
arrivando da dietro di lui e correndo sul cielo sopra di noi<br />
alcune impigliandosi sulla sua punta e arrotolandosi come ricci di burro<br />
quando passa la lama del coltellino che ne fa fiocchi<br />
turbolenze candide piene di luce e di vento<br />
disegni concentrici spiralati mossi da un attrito<br />
che facevano provare a noi tutti una specie di sgomento<br />
come se si stesse assistendo a un immemorabile rito di natura<br />
negli occhi e nelle mani al volante passava lo stesso spavento<br />
fino al nero dell&#8217;imbocco in galleria che proteggeva e nascondeva<br />
fino all&#8217;uscita dall&#8217;altra parte dove la vegetazione era di monte e non sentiva<br />
l&#8217;influenza del mare<br />
così lontano<br />
così dietro il gigante ormai<br />
lontano oltre i tornanti e i passi e i viadotti che si alzavano<br />
sui paesini di pietra e di cemento disegnato dai geometri<br />
come in tutto il Paese<br />
architettura senza pretese di nessun tipo<br />
solo di essere di recente fattura<br />
una infinita massa di povera bruttura in parte intonacata<br />
in parte cruda<br />
perché dev&#8217;essere nuda la faccia desolata di una gente<br />
che in passato era stata maestra d&#8217;eleganza<br />
volente o nolente<br />
adesso la lebbra si spande e dilaga senza ostacolo<br />
non è più lì che batte il cuore trascinante<br />
batte altrove con altri capitali con altro potere con altre invenzioni<br />
intanto però qui nottetempo aggirandomi per vie di pietra a saliscendi<br />
incontro a ogni angolo una sorpresa<br />
un gatto che si paralizza al mio apparire<br />
con gli occhi scintillanti di fiera non domestica che lancia una sfida<br />
o una benedizione portata dal vento leggero che mi passa sulla faccia<br />
mentre mi appoggio ai portali di pietra con le targhe affisse<br />
con le date di costruzione che segnalano le distanze di qualche secolo</p>
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