<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; desiderio</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/desiderio/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 18:19:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>A proposito di Girard</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/06/08/a-proposito-di-girard/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/06/08/a-proposito-di-girard/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 09:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[A gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[Joshua Landy]]></category>
		<category><![CDATA[pierpaolo antonello]]></category>
		<category><![CDATA[remo ceserani]]></category>
		<category><![CDATA[René Girard]]></category>
		<category><![CDATA[teoria della letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[teoria mimetica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=39255</guid>
		<description><![CDATA[<p><em>[Pubblico questo articolo di Pierpaolo Antonello in risposta a un <a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20110522/manip2pg/10/manip2pz/303625/">articolo di Remo Ceserani</a> e a una sua <a href="http://mobile.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20110522/manip2pg/10/manip2pz/303627/">intervista con Joshua Landy</a>, ambedue comparsi sul </em>manifesto <em>e molto critici con la teoria girardiana. mr]</em></p>

<p style="font-family: 'Times New Roman'; line-height: normal; font-size: medium;">di <strong>Pierpaolo Antonello</strong></p>
<p>È assai curioso il fatto che sia proprio Remo Ceserani, eminente comparatista e autore di un recente libro, molto bello e interessante, intitolato <em>Convergenze.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/06/08/a-proposito-di-girard/">A proposito di Girard</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Pubblico questo articolo di Pierpaolo Antonello in risposta a un <a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20110522/manip2pg/10/manip2pz/303625/">articolo di Remo Ceserani</a> e a una sua <a href="http://mobile.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20110522/manip2pg/10/manip2pz/303627/">intervista con Joshua Landy</a>, ambedue comparsi sul </em>manifesto <em>e molto critici con la teoria girardiana. mr]</em></p>
<div id="_mcePaste">
<p style="font-family: 'Times New Roman'; line-height: normal; font-size: medium;">di <strong>Pierpaolo Antonello</strong></p>
<p><span>È assai curioso il fatto che sia proprio Remo Ceserani, eminente comparatista e autore di un recente libro, molto bello e interessante, intitolato <em>Convergenze. Gli strumenti letterari e le altre discipline</em> (Bruno Mondadori 2010), ad attaccare in maniera così diretta, in un articolo apparso su <em>Il manifesto </em>il 22 maggio scorso, una delle pochissime teorie emerse nel campo letterario che abbiano attratto l’attenzione di neurofisiologi, psicologi, antropologi, scienziati sociali, filosofi della scienza, economisti: la teoria mimetica di René Girard. Al di là della discussione assolutamente legittima sui fondamenti e le articolazioni di una teoria che, come tutte le ipotesi scientifiche, nelle intenzioni del suo stesso autore, è aperta e bisognosa di ulteriore raffinamento, mi chiedo cosa motivi uno scetticismo così <em>tranchant</em>. La risposta più semplice è sempre la vecchia questione della dimensione religiosa della teoria di Girard, la sua presunta apologetica del Cristianesimo, che non permette a molti di esprimere dei giudizi che non siano di estrema cautela o di esplicito rifiuto. Eppure ci sono migliaia di scienziati, fisici, biologi, chimici, antropologi che sono credenti, ma nessuna rivista scientifica si porrebbe mai il problema di rifiutare un loro articolo sulla base delle loro preferenze religiose. <span id="more-39255"></span>Non credo Ceserani abbia mai criticato (anzi) il lavoro di grandi maestri della critica letteraria come Northorp Frye (un pastore protestante che <em>In the Great Code</em>, vede ad esempio la Bibbia come grande sottotesto della letteratura occidentale), o Erich Auerbach che in<em>Mimesis</em>, da ebreo esiliato a Istanbul, parla dell’incarnazione cristiana come la «causa del più grande mutamento interiore ed esterno della nostra civiltà». Perché Girard dà così fastidio nonostante si sia prodigato negli anni ad affermare che la sua è una antropologia e non una teologia?<br />
Credo che questi irrigidimenti critici siano una ulteriore conferma di come se non riusciamo a liberarci di determinati pregiudizi ideologici (esacerbati nel contesto italiano per il ruolo politico che la Chiesa Cattolica svolge in maniera manifesta, e che da sinistra costringe molti a rifiutare tutto quanto “puzzi” di religioso), rischiamo, come in questo caso, di perdere la possibilità di interrogarci seriamente su una delle ipotesi più interessanti e feconde sull’origine della cultura mai sviluppate in campo umanistico. Non credo di dovere difendere io il lavoro di mezzo secolo di René Girard. Esattamente a cinquant’anni dall’apparizione del suo primo libro, <em>Menzogna romantica e verità romanzesca</em> (1961), le pubblicazioni sul suo conto (ormai svariate centinaia) aumentano continuamente, così come le traduzioni delle sue opere, i convegni internazionali, e gli studenti e studiosi che si interessano al suo lavoro. È tutto un fenomenale abbaglio collettivo?<br />
Josh Landy è famoso nel campo della francesistica, per la sua verve polemica, e per le sue istrioniche presentazioni, ma nel suo funambulismo provocatorio sembra essere caduto in una delle classiche manifestazioni dei doppi rivali ben descritte da Girard nei suoi libri: Landy accusa di falsità e di mancanza di scientificità dell’ipotesi mimetica, e lo fa non in ponderati tomi o in dettagliati articoli scientifici, ma in due paginette di un quotidiano, dove il livello di scientificità è pressoché nullo. Il problema è che Landy ha letto Girard in maniera cursoria e superficiale, senza nemmeno tentare di approfondire il dibattito critico che si sta articolando attorno ai concetti di mimesi, di sacrificio, di violenza originaria, del rapporto fra religione e violenza, o del rapporto fra cristianesimo e secolarizzazione (cioè del Cristianesimo come <em>fine del sacro</em>, come motore sotterraneo della <em>secolarizzazione</em>, posizione discussa tra gli altri da Gianni Vattimo in Italia e da Marcel Gauchet in Francia). Alle obiezioni di Landy e Ceserani si potrebbe semplicemente rispondere che sta per uscire negli Stati Uniti per la Michigan State University Press un volume curato da Scott Garrels, dal titolo <em>Mimesis and Science: Explorations in Mimetic Theory and Imitation Research</em>, con contributi di studiosi laici, non allineati a scuole o gruppi, aperti a un serio dibattito scientifico, come Vittorio Gallese, neurofisiologo parmense tra gli scopritori dei neuroni specchio e che spiega la fondamentale dimensione costitutiva della mimesi, vero e proprio architrave del nostro sistema cognitivo e relazionale; Andrew Meltzoff, psicologo sperimentale di fama internazionale, direttore dell’Institute for Learning and Brain Sciences dell’Università di Washington, tra i primi a occuparsi di imitazione nei neonati e che ha prodotto lavori decisivi sull’argomento, osservando e studiando il comportamento infantile per 25 anni; Melvin Konner, antropologo della Emory University, da sempre interessato al ruolo svolto dalla violenza e dalla guerra sia nei gruppi di primati che nelle culture pre-tecnologiche. A Cambridge e a Stanford sono inoltre stati organizzati recentemente dei convegni (l’ultimo proprio questo week-end) sulla convergenza fra la teoria dell’ominizzazione proposta da Girard in <em>Delle cose nascoste fin dalla fondazione del mondo</em> e la teoria evoluzionistica di Darwin. Presenti vari biologi evoluzionisti e antropologi (Scott Atran, D.S. Wilson, David Barash, William Durham, il già citato Konner, Tanya Luhrmann, Joan Roughgarden) ovvero coloro che secondo Ceserani e Landy, dovrebbero progammaticamente disertare il lavoro di Girard, ma che invece si sono posti seriamente il problema di discutere la teoria mimetica alla luce delle evidenze scientifiche disponibili (la lezione magistrale di Durham è disponibile in rete: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=QnWbHvU4sL0" target="_blank">www.youtube.com/watch?v=QnWbHvU4sL0</a>).<br />
Una ulteriore conferma è proprio l’articolo di Gallese citato da Ceserani, dove si mettono in risalto gli aspetti positivi e culturali dell’imitazione: lungi dal confutare la teoria mimetica (Girard ha parlato diffusamente di imitazione positiva ad esempio in <em>Origine della cultura e fine della storia</em>, Cortina, 2003), la corrobora e ne dà una versione più articolata. Il problema è che la teoria mimetica, che sembra così semplice nella vulgata che Landy utilizza, è in realtà molto complessa, racchiudendo l’eziologia di svariate modalità comportamentali: dalla doppia medazione rivalitaria alla strategia narcisistica, dal mimetismo negativo alla civetteria, dalla strategia masochistica fino alla polarizzazione persecutoria. In questo senso il desiderio mimetico è decisamente più interessante e meno «banale» di quello diretto e oggettuale come professato da Landy, che sa di vecchio «individualismo metodologico» a cui non crede più nessuno. Non si capisce, ad esempio, come potremmo cambiare preferenze, come potremmo essere plastici nella nostra evoluzione identitaria se il desiderio non fosse mobile, cioè <em>mediato</em>. Sulle basi caratteriali e sugli appetiti di base, c’è un mondo sociale che ci costruisce. Sembra quasi banale dirlo. Se il «contagio mimetico non sembra funzionare poi più di tanto», secondo Landy, credo che basti guardare qualche filmato d’epoca sulle adunate fasciste e naziste (o leggere <em>Massa e potere</em> di Elias Canetti), per capire come il contagio sia ben presente e tragicamente visibile nella modernità. Jean-Pierre Dupuy (professore di epistemologia a Stanford e a L’Ecole Politecnique di Parigi, uno della «brutta compagnia» stigmatizzata da Ceserani), ha scritto libri istruttivi su il panico (<em>La Panique</em>, 1991), sulla dimensione ipo-razionale dei movimenti collettivi, dai fenomeni di linciaggio sino ai movimenti speculativi di borsa. Quando Landy parla della scarsità come origine della violenza non si rende conto che sta parafrasando la dimensione acquisitiva del desiderio teorizzata da Girard, non tenendo conto inoltre che i desideri proliferano e si mobilizzano in conformazioni rivalitarie (invidia, gelosia, competizione) anche in un mondo, come quello occidentale avanzato, dove la scarsità <em>non c’è</em> (si veda a proposito uno dei libri citati da Ceserani, <em>Economia dell’invidia</em> di Paul Dumouchel, appena pubblicato per Transeuropa). Non parliamo poi degli studi sul rapporto fra violenza e religione, dove Girard ha prodotto pagine fondamentali, ampiamente utilizzate da scrittori, studiosi, analisti, e che stanno ispirando ad esempio il lavoro di Derick Wilson e Duncan Morrow presso il Northern Ireland Community Relations Council, la piattaforma statale di riconciliazione inter-religiosa dell’Irlanda del Nord. Una ultima nota sul seminario da cui questa discussione è sorta e dedicato al primo libro di Girard, <em>Menzogna romantica e verità romanzesca</em>.<br />
Se alla letteratura richiediamo di non essere puro intrattenimento ma dirci cose fondamentali sull’uomo, la lettura che ci dà Girard dei grandi maestri del romanzo moderno (Cervantes, Stendhal, Flaubert, Proust, Dostoievski) ci guida in interpretazioni affascinanti e decisive sulla nostra umanità e sul nostro desiderio, sulla modernità e sulle sue contraddizioni, sui confini labili e rinegoziabili dell’identità e sugli inferni individuali, sulle mille forme di pseudo-trascendenza che imperversano nel mondo contemporaneo, sulla letteratura come forma degradata del sacro — tutte dimensioni che sono state esplorate anche da Michel Serres, filosofo della scienza molto vicino a Girard, che lo stesso Landy, caso strano, accoglie nel libro da lui curato insieme a Michael Saler sul reincanto del mondo. Forse invece di proporre questi sterili rifiuti categorici, converrebbe ricordare come la rilettura che si sta facendo del primo Girard in questa serie di seminari a livello internazionale (di cui quello di Stanford è solo il primo), ci stia fornendo analisi interessanti e inedite di autori come Pirandello, Vargas Llosa, Samuel Beckett, Charles Dickens, Pasolini, Dante, Machado de Assis, Musil, Christa Wolff e molti altri. Anche senza scomodare i massimi sistemi, credo che questo sia già un motivo sufficiente per comiciare a (ri)leggere il lavoro di René Girard.</span></p>
<p><strong></strong><strong></strong><strong></strong><strong> </strong></div>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/06/08/a-proposito-di-girard/">A proposito di Girard</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/06/lezioni-per-francesco-orlando/' rel='bookmark' title='LEZIONI PER FRANCESCO ORLANDO'>LEZIONI PER FRANCESCO ORLANDO</a> <small>In ricordo di Francesco Orlando, uno dei maggiori teorici della...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/09/18/lo-specchio-delle-brame/' rel='bookmark' title='Lo specchio delle brame'>Lo specchio delle brame</a> <small> di Chiara Valerio Sui saggi non bisognerebbe mai dire...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/' rel='bookmark' title='Quale realtà? &#8211; Note in margine alla questione del realismo in letteratura'>Quale realtà? &#8211; Note in margine alla questione del realismo in letteratura</a> <small>di Giulio Milani (Un contributo di Milani &#8211; scrittore, nonché...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/avviso-agli-studenti-1/' rel='bookmark' title='Avviso agli studenti / 1'>Avviso agli studenti / 1</a> <small>(In occasione della lotta degli studenti contro la riforma Gelmini,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/01/15/verita-o-fede-debole/' rel='bookmark' title='Verità o fede debole?'>Verità o fede debole?</a> <small>La Feltrinelli Librerie via Manzoni, 12 Milano Mercoledì 17 Gennaio...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/06/08/a-proposito-di-girard/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>♫ dei poeti le voci [3]: MARIA VALENTE</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/12/16/%e2%99%ab-dei-poeti-le-voci-3-maria-valente/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/12/16/%e2%99%ab-dei-poeti-le-voci-3-maria-valente/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 10:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsola puecher</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[altri]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[cemento]]></category>
		<category><![CDATA[cose]]></category>
		<category><![CDATA[dei poeti le voci]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[freddo]]></category>
		<category><![CDATA[luce]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Valente]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[passato]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[protesta]]></category>
		<category><![CDATA[respiro]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>
		<category><![CDATA[vetro]]></category>
		<category><![CDATA[voce]]></category>
		<category><![CDATA[voci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=12249</guid>
		<description><![CDATA[<p align="center">&#160;</p>
<p><br />



</p><p align="center"><br />
<br />
<br />

</p>



<p></p>
<p style="padding-left: 390px;">[ img © ,\\' ]</p>
<p align="center">&#160;&#160;<strong>Maria Valente</strong><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/maria-valente_disconnect-the-machine-o-la-buona-morte.mp3"><strong>DISCONNECT THE MACHINE O LA BUONA MORTE</strong></a></p>
<p align="center">&#160;</p>
<p align="center">&#160;&#160;<strong>DISCONNECT THE MACHINE O LA BUONA MORTE&#160;&#160;</strong></p>
<p align="center">&#160;</p>
<p></p>
<p style="padding-left: 50px"><strong>La vita? la morte?&#8230; succede come i fiori e il loro vezzo<br />
di decorare il tritacarne, renderlo confortevole- così<br />
farcito di metastasi – rosa determinante o piuttosto<br />
grigio accogliente che si spalanca e inghiotte tutto:<br />
braccia e busto, gambe e busto, bastone e carota,<br />
bastone e carota, bastone e carota</strong></p>
<p style="padding-left: 50px;">nessuna indicazione sul senso di marcia</p>
<p style="padding-left: 50px;">se abbiamo conservato i nomi è stato per<br />
abitudine, unicamente per abitudine, perché è b&#8230;</p>
<p style="padding-left: 50px;">ma più spesso, preferisco confinarmi nella più<br />
piccola delle mie idee: una formula magica, le<br />
prime parole.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/16/%e2%99%ab-dei-poeti-le-voci-3-maria-valente/">♫ dei poeti le voci [3]: MARIA VALENTE</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">&nbsp;</p>
<p><center><br />
<table width="75%" style="border:20px solid #31BD00;" align="center" cellspacing=0 cellpadding=0>
<tr>
<td bgcolor=#005200>
<p align="center"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/mediumheartbt.gif" alt="" /><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/mediumheartbt.gif" alt="" /><br />
<img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/higheartbt.gif" alt="" /><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/higheartbt.gif" alt="" /><br />
<img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/slowheartbt.gif" alt="" /><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/slowheartbt.gif" alt="" /><br />
<img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/heartbt.gif" alt="" /><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/heartbt.gif" alt="" />
</p>
</td>
</tr>
</table>
<p></center></p>
<p style="padding-left: 390px;"><small>[ img © ,\\' ]</small></p>
<p align="center"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-admin/images/media-button-music.gif"/>&nbsp;&nbsp;<span style="color: #0066cc; font-size:8pt;"><strong>Maria Valente</strong></span><br />
<script type="text/javascript" src="http://mediaplayer.yahoo.com/js"></script><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/maria-valente_disconnect-the-machine-o-la-buona-morte.mp3"><span style="color: #0066cc; font-size:8pt;"><strong>DISCONNECT THE MACHINE O LA BUONA MORTE</strong></span></a></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center"><span style="color: #00ff00; background-color:#005200; font-size:11pt;">&nbsp;&nbsp;<strong><font face="Arial">DISCONNECT THE MACHINE O LA BUONA MORTE&nbsp;&nbsp;</font></strong></span></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><font size="2" face="Arial"></p>
<p style="padding-left: 50px"><strong>La vita? la morte?&#8230; succede come i fiori e il loro vezzo<br />
di decorare il tritacarne, renderlo confortevole- così<br />
farcito di metastasi – rosa determinante o piuttosto<br />
grigio accogliente che si spalanca e inghiotte tutto:<br />
braccia e busto, gambe e busto, bastone e carota,<br />
bastone e carota, bastone e carota</p>
<p style="padding-left: 50px;">nessuna indicazione sul senso di marcia</p>
<p style="padding-left: 50px;">se abbiamo conservato i nomi è stato per<br />
abitudine, unicamente per abitudine, perché è b&#8230;</p>
<p style="padding-left: 50px;">ma più spesso, preferisco confinarmi nella più<br />
piccola delle mie idee: una formula magica, le<br />
prime parole. il resto: l’ho già scordato come<br />
il mio indirizzo – ammesso pure che qualcuno<br />
mi abiti, perché dovrei farne parte?<br />
<span id="more-12249"></span><br />
-le occasioni nelle sue braccia anche scomparvero<br />
-come dirti: che c’è? come piove o fa’ piano<br />
o restano schiacciate tutte nella pancia, spaccata<br />
in due come un’arancia</p>
<p style="padding-left: 50px;">nelle tue mani i miei pensieri intrappolati<br />
-oppure indossi i miei denti come una collana<br />
nelle tue mani, i miei pensieri si spellano<br />
l’intimità che la malattia ha forzato, una<br />
perizia &#8211; nelle tue mani sgocciolo corallo<br />
igienica – esisteva così poco quasi senza<br />
implicazioni</p>
<p style="padding-left: 50px;">freddo freddo&#8230; quando torni?//&#8230; freddo freddo<br />
-senti ancora le voci?//&#8230; solo quando mi parlano</p>
<p style="padding-left: 50px;">perché è bello sentire che il sole sorge anche se<br />
ognuno sa che è solo un modo di dire<br />
(con lei che, amore a rovescio, scatta come una<br />
molla in bagno a vomitare e qualcuno da dietro<br />
che le tiene i capelli, piacere di scarico- il tuo<br />
profilo accartocciato- piccole scariche- il tuo<br />
profilo che sbatte da tutte le parti, capillare</p>
<p style="padding-left: 50px;">ogni volta che guardo qualcosa da vicino,<br />
brulica di larve -abbiamo la stessa iride-<br />
dice lei- interni scarni, una camera<br />
gestionale attrezzata di tutto punto<br />
per un feto fantasma un uovo bianco/<br />
i sentieri interrotti, le superfici guaste<br />
-ma qui abitare dove tutto è stato preso<br />
-ma forse mutando la forma delle ali<br />
-perdere le foglie i fili o vocali. perdere i capelli</p>
<p style="padding-left: 50px;">Tutta la storia accede sui pannelli e un occhio<br />
sempre vigile accompagna l’industria dei pro-<br />
totipi, le teste insabbiate, infilate nei sacchetti<br />
così, tanto per assegnarsi una struttura, discutere<br />
animatamente del progetto di una bufala ben<br />
costruita con pezzi di cordicella, trucioli,<br />
materiali di scarto: tutta una cava ingombra<br />
di bisogni e carenze, l’uomo in avanzo non<br />
è che una scoria, una crosta sformata in un<br />
grumo di muco</p>
<p style="padding-left: 50px;">l’individuo codificato che vive in un burrone,<br />
a pelo d’acqua o l’intestino di un mammifero</p>
<p style="padding-left: 50px;">e l’individuo codificato che inghiotte piaga<br />
dopo piaga- vivo per stordimento e continua<br />
a succhiare liquido che cola via dal ventre aperto</p>
<p style="padding-left: 50px;">qualunque fetta di cielo vista da qui sarebbe<br />
pleonastica/ tutta slacciata e un viso che si<br />
sfrolla i visi da sminare e sempre lo stesso<br />
equivoco: come dev’essere tenera la<br />
creazione qui! per questo cielo senza chiglia e<br />
senza istanza</p>
<p style="padding-left: 50px;">ho chiesto alle vene solo di difendermi mentre<br />
urlavo: non avete il diritto di trattenerci qui<br />
di tagliarci le gole, non ne avete il diritto!
</p>
<p style="padding-left: 50px;">-</p>
<p style="padding-left: 50px;">la permanenza si rivela un accidente<br />
consolidato, una vecchia abitudine,<br />
che si asseconda solo per imbarazzo
</p>
<p style="padding-left: 50px;">-succede che alla vita subentrino i congegni</p>
<p style="padding-left: 50px;">tutta fiorita dall’occipite al metatarso<br />
e come didascalia un ossame bianchissimo<br />
tutta fiorita, ali croccanti a fari spenti nella<br />
notte tutta imbrattata tutta sfiorita tutta dis-<br />
fatta in brodo primordiale: ci sono cose che<br />
solo un embrione è in grado di sopportare</p>
<p style="padding-left: 50px;">(allora decidi tu: puoi andartene o rimanere qui:<br />
. qui /. con noi./ al buio/ dove la luce non si tocca.<br />
dietro la nuca un desiderio estorto,<br />
il mento rovesciato contro il vetro stellato</p>
<p style="padding-left: 50px;">la vita  a quattro zampe o al condizionale passato</p>
<p style="padding-left: 50px;">“NUTRIMENTO &amp; IDRATAZIONE GARANTITE<br />
FINO AD ESAURIMENTO” esaurimento e la chiamano vita…<br />
per accanimento, con tutte le viscere stracciate in<br />
arcipelago</p>
<p style="padding-left: 50px;">– ma senza allontanarsi<br />
troppo dal tubo, facendo sì che emetta braccia e<br />
gambe e dia  inizio al balletto meccanico<br />
ruotando fettucce o triturando corpi di<br />
compensato che piovono segatura o carne a<br />
seconda dei casi.</p>
<p style="padding-left: 50px;">la vita col sondino? una vita assai “misteriosa”<br />
con tutti quei tubicini che spremono fuori la<br />
vita dai contorni – chiamarla vita è un progetto<br />
“ambizioso” da formulare una proposta di<br />
sopravviversi con tutta la flora batterica e<br />
intestinale // chiamarla vita è così&#8230; è così&#8230;<br />
do-lo-ro-so<br />
quando la vita ti guarda e ti chiede: cos’altro<br />
sai fare?</p>
<p style="padding-left: 50px;">se tutte  le vostre facoltà fossero sterminate<br />
continuereste a danzare?</p>
<p style="padding-left: 50px;">-“quello che conta è la fermentazione degli enzimi”<br />
-anche se piega come burro i lampioni e rosicchia<br />
piloni in cemento armato?</p>
<p style="padding-left: 50px;">vivere a strappi a scatti vivere irreversibile-<br />
ravanando la terra con le unghie coi rebbi,<br />
vivere un brutto vizio- vivere irreversibile/<br />
con la spina dorsale  incastrata tra i denti/<br />
vivere a cateratte vivere irreversibile, tenendo<br />
assieme i pezzi  con spille e cosmesi<br />
vivere senza scampo vivere irreversibile<br />
infilzati alle sbarre come risarcimento</p>
<p style="padding-left: 50px;">o&#8230; magari&#8230; vivere senz’altro<br />
pretesto che non sia vivere per un atto di protesta<br />
provarsi a declinare i vegetalia tantum, vivere di<br />
respiro e di amaranto</p>
<p style="padding-left: 50px;">ogni tanto resta una crosticina di sangue<br />
rappresa alle ovaie, ma tanto non bisogna avere<br />
fretta, i morti non hanno fretta, i morti ormai hanno<br />
smesso di scappare- &#8230; la vita? &#8230; la morte?&#8230;<br />
succede !</p>
<p></strong></p>
<p></font></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>(Le citazioni sono più numerose dei versi per cui tralascio di compilare una lista ineusaribile, dirò solo che la musica è tratta da <em>Connect the machine to the lips tower *be proud of your cake* </em>dall&#8217;album <em>Punk&#8230;.Not Diet!</em> dei Giardini di Mirò. M.V.)</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>su Nazione Indiana di Maria Valente <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/24/blu-organico/" target="_blank"><strong>BLU ORGANICO</strong></a></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">[ <em>la voce di <strong>Maria Valente</strong> nasce poesia e la sua poesia nasce già voce - per essere recitata dalla sua voce - dalle sue vibrazioni - indecisioni - slanci di certezze e tenerezze - ritiri e avanzate - incursioni - cantilene - il passaggio fra le lettere del testo è un incarnarsi provvisorio già teso verso il dover essere detto -  da mente a voce - da voce a memoria - com'era la poesia antica - aedi o tenzoni di rime che fossero - cetra o versi sul cozzare delle spade di latta dei pupi sulle corazze - o forse il parlare da soli di quando si è scossi o tristi - dimenticati o dementi per strade<br />
&nbsp;<br />
,\\'<br />
&nbsp;<br />
ci sono testi che si pubblicano con il "pilota automatico" - si copia incollano quasi alla leggera - righe fiere si consegnano in pasto a fiere  - altri - come questo - che tastano il polso al cuore del mondo e ne disegnano elettrocardiogrammi sempre diversi - invece - per il tema - per le profondità che stanano e smuovono - si pubblicano con un certo tremore - come per cavalli non ancora domati che non fanno da Lipizzani bardati il giro della pista a passo di polka - ma scartano all'improvviso - sbuffano dalle froge - s'impennano ombrosi di lato<br />
&nbsp;<br />
,\\'<br />
&nbsp;<br />
<strong>DISCONNECT THE MACHINE O LA BUONA MORTE</strong> per la teoria e la pratica dei <strong>vasicomunicanti</strong> esce in contemporanea leggermente differita anche su <a href="http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article1633" target="_blank"><strong>AbsolutePoetry</strong></a></em> ]</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/28/♫-dei-poeti-le-voci-2-viola-amarelli/" target="_blank"><strong>♫ dei poeti le voci [2]: VIOLA AMARELLI</strong></a></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/16/%e2%99%ab-dei-poeti-le-voci-3-maria-valente/">♫ dei poeti le voci [3]: MARIA VALENTE</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/17/tre-personaggi-in-cerca-damore/' rel='bookmark' title='Tre personaggi in cerca d&#8217;amore'>Tre personaggi in cerca d&#8217;amore</a> <small> di Sergio Garufi Nicole vive col marito Martino e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/15/piccola-cucina-cannibale/' rel='bookmark' title='Piccola cucina cannibale'>Piccola cucina cannibale</a> <small>di Lello Voce Piccola cucina cannibale a J. ho bisogno...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/06/30/un-ricordo-improbabile/' rel='bookmark' title='Un ricordo improbabile'>Un ricordo improbabile</a> <small> di Massimo Rizzante Dirò subito che ho incontrato una...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/30/lo-stato-delle-cose-in-occidente/' rel='bookmark' title='Lo stato delle cose in Occidente'>Lo stato delle cose in Occidente</a> <small>di Massimo Rizzante Amo le stazioni termali. Immergermi nelle loro...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/15/la-bellezza-andra-allinferno-lettera-a-ornela-vorpsi/' rel='bookmark' title='La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi'>La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi</a> <small> di Massimo Rizzante 1 Cara Ornela, ho letto Il...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/12/16/%e2%99%ab-dei-poeti-le-voci-3-maria-valente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>18</slash:comments>
<enclosure url="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/maria-valente_disconnect-the-machine-o-la-buona-morte.mp3" length="6967986" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Avviso agli studenti / 4</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/01/avviso-agli-studenti-4/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/01/avviso-agli-studenti-4/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Nov 2008 07:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[denaro]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Raoul Vaneigem]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/11/01/avviso-agli-studenti-4/</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Raoul Vaneigem</strong></p>
IMPARARE L&#8217;AUTONOMIA, NON LA DIPENDENZA
<p align="justify">La scuola ha promulgato per secoli il sequestro del fanciullo da parte della famiglia autoritaria e particolare. Ora che si abbozza tra i genitori e la loro progenie una comprensione reciproca fatta di affetto e di autonomia progressiva, sarebbe un peccato che la scuola cessasse di ispirarsi alla comunità familiare.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/01/avviso-agli-studenti-4/">Avviso agli studenti / 4</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Raoul Vaneigem</strong></p>
<h2>IMPARARE L&#8217;AUTONOMIA, NON LA DIPENDENZA</h2>
<p align="justify">La scuola ha promulgato per secoli il sequestro del fanciullo da parte della famiglia autoritaria e particolare. Ora che si abbozza tra i genitori e la loro progenie una comprensione reciproca fatta di affetto e di autonomia progressiva, sarebbe un peccato che la scuola cessasse di ispirarsi alla comunità familiare.</p>
<p>Paradossalmente il sistema educativo, che accoglie con i giovani ciò che cambia di più, è anche quello che meno è cambiato.<span id="more-10259"></span></p>
<p>La famiglia tradizionale preferiva fabbricare dei bambini in serie piuttosto che offrire la vita a due o tre piccoli esseri ai quali avrebbe dedicato senza riserve amore e attenzione. Quelli che non morivano in tenera età serbavano nel cuore il più delle volte una ferita segreta. La tirannia, il senso di colpa, il ricatto affettivo generarono in tal modo generazioni di spacconi che nascondevano sotto la durezza del carattere un infantilismo che imponeva loro di cercare un sostituto del padre e della madre in quelle famiglie a prestito che erano le chiese, i partiti, le sette, il gregarismo nazionale e i copi di armata di ogni genere. La storia non ha conosciuto, per la sua disumanità, che dei bravacci in carenza di affetto. Ci voleva un bel po&#8217; di cinismo per evocare la &#8220;selezione naturale&#8221;, tipica della specie animale, quando la produzione di carne da cannone e da fabbrica implicava la sua correzione statistica, e l&#8217;economia familiare di procreazione comportava un vizio di forma in cui la morte svolgeva la sua parte.<!--more--></p>
<p>L&#8217;evoluzione dei costumi ci fa guardare oggi come ad una mostruosità questa proliferazione bestiale di vite irrimediabilmente condannate a venir riassorbite sotto i colpi di machete della guerra, del massacro, della carestia, della malattia. Eppure: stigmatizzare la sovrappopolazione dei paesi dove l&#8217;oscurantismo religioso si nutre della miseria che consciamente mantiene, e accettare che in Europa uno stesso spirito arcaico e sprezzante continui a trattare gli studenti come bestiame denota un&#8217;evidente incoerenza.</p>
<p>Perché il sovraffollamento delle classi non è solo causa di comportamenti barbari, di vandalismo, di delinquenza, di noia, di disperazione, perpetua per di più l&#8217;ignobile criterio della competitività, la lotta concorrenziale che elimina chiunque non si conformi alle esigenze del mercato. Il bruto arrivista ha la meglio sull&#8217;essere sensibile e generoso, ecco ciò che i disonesti al potere chiamano anch&#8217;essi, come i brillanti pensatori di un tempo, una selezione naturale.</p>
<p>Non ci sono bambini stupidi, ci sono solo educazioni imbecilli. Forzare lo scolare a issarsi fino in cima al cesto contribuisce al progresso laborioso della rabbia e della furbizia animali, non certo allo sviluppo di un&#8217;intelligenza creatrice e umana.</p>
<p>Ricordate che nessuno è paragonabile né riducibile a nessun altro, a niente altro. Ciascuno possiede le sue proprie qualità, non gli resta che affinarle per il piacere di sentirsi in accordo con ciò che vive. Che si cessi dunque di escludere dal campo educativo il fanciullo che si interessa più ai sogni e ai criteri che alla storia dell&#8217;Ipero romano. Per chi rifiuta di lasciarsi programmare dai calcolatori della vendita promozionale, tutte le strade portano verso di sé e verso la creazione.</p>
<p>Ieri ci si doveva identificare al padre, eroe o cretino dai così dolci sarcasmi. Ora che i padri si accorgono che la loro indipendenza progredisce con l&#8217;indipendenza del bambino, ora che sentono abbastanza l&#8217;amore di sé e degli altri per aiutare l&#8217;adolescente a disfarsi della loro immagine, chi sopporterà che la scuola proponga ancora come modelli di realizzazione il finanziere efficace e corrotto, l&#8217;uomo politico energico e rimbecillito, il mafioso che regna con il clientelismo e la corruzione, mentre l&#8217;uomo d&#8217;affari trae i suoi ultimi profitti dal saccheggio del pianeta?</p>
<p>Ricercare la propria identità in una religione, un&#8217;ideologia, una nazionalità, una razza, una cultura, una tradizione, un mito, un&#8217;immagine vuol dire condannarsi a non raggiungersi mai. Identificarsi a ciò che si possiede in sé di più vivo, questo solo emancipa.</p>
<p> </p>
<div><strong></strong></div>
<p><strong></p>
<p align="justify">L&#8217;alleanza con il bambino è un&#8217;alleanza con la natura</p>
<p> </p>
<p></strong></p>
<p align="justify"> </p>
<p>La violenza esercitata contro il bambino da parte della famiglia patriarcale partecipava dello stupro della natura operato dal lavoro della merce. Che la coscienza di un saccheggio planetario sia passata dalla difesa dell&#8217;ambiente ad una volontà di approccio non violento alle risorse naturali ha contribuito non poco a spezzare il giogo che lo sfruttamento economico faceva pesare sull&#8217;uomo, la donna, il bambino, la fauna e la flora.</p>
<p>Il sentire che noi deriviamo da una matrice comune, la terra, il cui ricordo si riavviva al momento della gestazione nel ventre materno, ha tanto meglio nutrito la nostalgia di un&#8217;età dell&#8217;oro e di un&#8217;armonia originale quanto più il lavoro forzato ci separava dalla natura e da noi stessi con uno strappo a lungo percepito come u tormento esistenziale, una sofferenza dell&#8217;essere.</p>
<p>Il fallimento di un&#8217;economia di saccheggio e di inquinamento e l&#8217;emergere di un progetto di ricreazione simbiotica dell&#8217;uomo e del suo ambiente naturale ci sbarazzano ormai di un paradiso perduto il cui fantasma ha ossessionato la storia imponente a costruirsi umanamente: il mito del buon selvaggio, del comunismo primitivo, del millenarismo apocalittico che, dopo aver fatto i bei giorni del nazismo, rinasce sotto il nome di integralismo.</p>
<p>Almeno avremo imparato che la vita non è una regressione allo stadio protoplasmatico ma un processo di affinamento e di organizzazione dei desideri.</p>
<p>Nella lotta contro il cancro, è prevalsa a lungo l&#8217;idea che si dovessero distuggere le cellule che un&#8217;improvvisa e frenetica proliferazione condannava al deperimento. Si ritiene oggi preferibile rafforzare il potenziale di vita delle cellule periferiche sane e favorire la riconquista di ciò che è vivo piuttosto che annientare quelle di cui la morte si è impadronita. Mi piacerebbe molto che un simile atteggiamento determinasse sovranamente il nostro rapporto con noi stessi, coi nostri simili e con il mondo.</p>
<p>Al contrario di tante generazioni abbrutite che fecero della sensibilità una debolezza, da cui molti si premunivano diventando sanguinari, noi sappiamo ormai l&#8217;amore di ciò che vive risveglia un&#8217;intelligenza senza pari misura con lo spirito contorto che regna sugli universi totalitari.</p>
<p>Un&#8217;etica del rispetto degli esseri, altamente stimabile, prescrive di non uccidere un animale, di non abbattere un albero senza aver tentato di tutto per evitarlo. Ciò nondimeno, quel che una tale raccomandazione comporta di artificio e di costrizione, non eliminerà mai la convinzione come la coscienza che il danno che si fa a ciò che è vivo lo si fa a se stessi, se non si fa attenzione, perché ciò che è vivo non è un oggetto ma un soggetto che merita di essere trattato secondo il diritto imprescrittibile di ciò che è nato alla vita.</p>
<p> </p>
<div><strong></strong></div>
<p><strong></p>
<p align="justify">Sull&#8217;aiuto indispensabile al rifiuto dell&#8217;assistenza permanente</p>
<p> </p>
<p></strong></p>
<p align="justify"> </p>
<p>Il cammino dell&#8217;autonomia è simile a quello del bambino che impare a camminare.</p>
<p>Non ci si riesce senza lacrime e sforzi. Il rischio di cadere, di farsi male, di soffrire aggiunge ai primi passi l&#8217;ostacolo della paura. Tuttavia il soccorso di un affetto che incoraggia a rialzarsi, a ricominciare, ad ostinarsi, a coordinare i gesti dimostra che la padrnanza dei movimenti si acquisisce meglio e più presto che nelle condizioni di un tempo in cui si trattava di progredire non solo sotto i fuochi incrociati della vanità beffarda, della minaccia diffusa, dell&#8217;angoscia di non essere più amati se non ci si applica, ma soprattutto attraverso un malessere, discretamente nutrit dall&#8217;ambiguità dei genitori desiderosi e nello stesso tempo timorosi che il loro bambino faccia i suoi primi passi verso un&#8217;autonomia che lo sottrarrebbe alla loro autorità tutelare e toglierebbe loro la sensazione di essere indispensabili.</p>
<p>L&#8217;insegnamento dei più piccini si è modellato senza fatica sulle attitudini familiari che fanno di tutto per assicurare la felicità nell&#8217;indipendenza &#8211; tant&#8217;è vero che i genitori la recuperano non appena l&#8217;adolescente ne prende possesso. Ispirandosi a quella comprensione osmotica dove si educa lasciandosi educare, le scuole materne attingono al privilegio di accordare il dono dell&#8217;affetto e il dono delle prime conoscenze &#8211; e che una qualità tanto preziosa all&#8217;esistenza degli individui e delle collettività sia considerata degna dei salari più bassi da parte dell&#8217;affarismo governativo la dice lunga su quale disprezzo dell&#8217;utilità pubblica raggiunga la logica del profitto.</p>
<p>La rottura è brutale all&#8217;ingresso nelle superiori. Si regredisce nella famiglia arcaica dove il fanciullo imparava a cavarsela da solo unicamente firmando un atto di una riconoscenza eterna a coloro che avevano assicurato il suo ammaestramento. La fiducia in sé, minata e compensata con l&#8217;insolenza, ricompone la ripugnante mescolanza di superbia e servilità che formava, nel passato, la norma del comportamento sociale.</p>
<p>Al desiderio sincero di fare dell&#8217;adolescente un essere umano a tutti gli effetti si sovrappone in un evitabile malessere l&#8217;esercizio di un potere al quale la struttura gerarchica costringe l&#8217;insegnante. Come potrebbe non vincere la tentazione di rendersi indispensabile e di coltivare nello studente una debolezza che ne rende più facile il dominio? Chi vende stampelle ha bisogno di zoppi.</p>
<p>Usciamo appena e con pena da una società in cui, non avendo mai potuto credere in se stessi, gli individui hanno accordato la loro credenza a tutti i poteri che li storpiavano facendoli marciare. Dio, chiese, Stato, patria, partito, leaders e piccoli padri dei popoli, tutto è stato ragionevole pretesto per non dover vivere da se stessi. Questi bambini che un tempo rialzavamo per farli per farli cadere, è tempo di insegnar loro a imparare da soli. Che sia infine rotta l&#8217;abitudine di essere in domanda anziché essere in offerta, e che sia archiviata la miserabile società di assistiti permanenti la cui passività fa la forza dei corrotti.</p>
<p> </p>
<div><strong></strong></div>
<p><strong></p>
<p align="justify">Il denaro del servizio pubblico non deve più essere al servizio del denaro</p>
<p> </p>
<p></strong></p>
<p align="justify"> </p>
<p>L&#8217;educazione appartiene alla creazione dell&#8217;uomo, non alla produzione di merci. Avremmo dunque revocato l&#8217;assurdo dispotismo degli dei per tollerare il fatalismo di un&#8217;economia che corrompe e degrada la vita sul pianeta e nella nostra esistenza quotidiana?</p>
<p>La sola arma di cui disponiamo è la volontà di vivere, alleata alla coscienza che la propaga. A giudicare dalla capacità dell&#8217;uomo a sovvertire ciò che lo uccide, può essere un&#8217;arma assoluta.</p>
<p>La logica degli affari, che tenta di governarci, esige che ogni retribuzione, sovvenzione o elemosina consentita si pagni con la massima obbedienza al sistema mercantile. Non avete altra scelta che seguirla o rifiutarla seguendo i vostri desideri. O entrerete come clienti nel mercato europeo del sapere lucrativo &#8211; cioè come schiavi di una burocrazia parassitaria, condannata a crollare sotto il peso crescente della sua inutilità -, o vi batterete per la vostra autonomia, getterete le basi per una scuola ed una società nuove, e recuperete, per investirlo nella qualità della vita, il denaro dilapidato ogni giorno nella corruzione ordinaria delle operazioni finanziarie.</p>
<p>&#8220;Il Sindacato nazionale unificato delle imposte valuta a 230 miliardi di franchi, cioè quasi l&#8217;ammontare del deficit del bilancio francese, la frode imputabile ai gruppi di affari come lo imostra il velo appena sollevato sulle pratiche di corruzione dei grandi gruppi industriali e finanziari.&#8221;(*)</p>
<p>Il denaro rubato alla vita è messo al servizio del denaro. Tale è la realtà nascosta dall&#8217;ombra assurda e minacciosa delle grandi istituzioni economiche: Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Organizzazione di cooperazione e di sviluppo economico, Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio, Commissione europea, Banca di Francia, eccetera. Il loro sostegno alle fondazioni e ai centri di ricerca universitaria richiede in cambio che sia propagato il vangelo del profitto, facilmente trasfigurato in verità universale dalla venialità della stampa, della radio, della televisione.</p>
<p>Ma per quanto sembri formidabile, la macchina gira a vuoto, si sfascia, lentamente; finirà come nella <em>Colonia penale</em> di Kafka, per scolpiere la sua Legge nella carne del suo padrone.</p>
<p>Non si vede forse, col favore di una reazione etica, qualche magistrato coraggioso spezzare l&#8217;impunità che garantiva l&#8217;arroganza finanziaria? Tassare le grandi fortune (l&#8217;1% dei francesi possiede il 25% della ricchezza nazionale e il 10% ne detiene il 55%), tassare gli introiti incassati dagli uomini d&#8217;affari, denunciare lo scandalo delle spese di rappresentanza, colpire con pesanti multe i gestori della corruzione, bloccare gli averi della frode internazionale indicando a sufficienza, su una carta leggibile da tutti, gli accessi al tesoro che i cittadini alimentano e di cui sono sistematicamente spogliati. Non è meno vero che la pista si confonderà sotto l&#8217;effetto devastante della rassegnazione se il denaro non sarà recuperato per essere investito nel solo campo che sia veramente di interesse generale: la qualità della vita quotidiana e del suo ambiente.</p>
<p>Certo i magistrati integri dispongono dell&#8217;apparato della giustizia, e voi non avete niente perché non avete creato niente che possa sostenervi. Eppure voi possedete sulla repressione, per quanto giusta si ritenga, un vantaggio di cui questa non potrà mai avvalersi: la generosità di ciò che è vivo, senza la quale non c&#8217;è né creazione né progresso umano.</p>
<p>L&#8217;insegnamento si trova nello stato di quegli alloggi non occupati che i proprietari preferiscono abbandonare al degrado perché lo spazio vuoto è redditizio mentre accogliervi degli uomini, delle donne, dei bambini, spogliati del loro diritto all&#8217;habitat, non lo è. Come viene accertato da <em>The Economist</em>, &#8220;La subordinazione del commercio ai diritti dell&#8217;uomo avrebbe un costo superiore ai benefici previsti&#8221; (9 Aprile 1994). Tuttavia, requisire un edificio per trovare un riparo alla miseria &#8211; voglio dire installarvisi passivamente perché ci si sta al caldo &#8211; non sfugge in ultima istanza al piano di distruzione dei beni utili al quale conduzono l&#8217;inflazione dei settori parassitari e la burocrazia proliferante da lei generata.</p>
<p>Ciò di cui vi impadronirete vi apparterrà veramente soltanto se lo renderete migliore; nel senso stesso in cui vivere significa vivere meglio. Occupate dunque gli edifici scolastici anziché lasciarvi possedere dal loro sfacelo programmato. Abbelliteli secondo il vostro gusto, ché la bellezza incita alla creazione e all&#8217;amore, mentre la bruttezza attira l&#8217;odio e l&#8217;annientamento. Trasformateli in ateliers creativi, in centri di incontro, in parchi dell&#8217;intelligenza attraente. Che le scuole siano i frutteti di un gaio sapere, come gli orti che i disoccupati e i più deboli non hanno ancora avuto l&#8217;immaginazione di piantare nelle grandi città sfondando il bitume e il cemento.</p>
<p>Gli errori e i tentativi di chi intraprende di creare e di crearsi non sono niente a confronto del privilegio che conferisce una tale decisione: abolire il timore di essere se stessi che segretamente nutre e solletica le forze della repressione.</p>
<p>Noi siamo nati, diceva Shakespeare, per camminare sulla testa dei re. I re e i loro eserciti di boia sono ormai polvere. Imparate a camminare soli e sfiorerete coi piedi quelli che, nel loro mondo che muore, non hanno che l&#8217;ambizione di morire con lui.</p>
<p>Sta alle collettività di allieve e professori il compito di strappare la scuola alla glaciazione del profitto e renderla alla semplice generosità dell&#8217;umano. Perché bisognerà presto o tardi che la qualità della vita trovi accesso alla sovranità che un&#8217;economia ridotta a vendere e a valorizzare il suo fallimento le nega.</p>
<p>Dal momento in cui voi formulerete il progetto di un insegnamento fondato su un patto naturale con la vita, non dovrete più mendicare il denaro di quelli che vi sfruttano e vi disprezzano approfittando di voi. Quel denaro lo esigerete perché saprete come e perché impadronirvene.</p>
<p>Si è al di sotto di ogni speranza di vita finché si resta al di qua delle proprie capacità.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p align="right">20 febbraio 1995</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Note:</p>
<p>* C. de Brie, &#8220;La politica pervertita dai gruppi d&#8217;affari&#8221;, Le Monde Diplomatique, ottobre 1994</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/01/avviso-agli-studenti-4/">Avviso agli studenti / 4</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/31/avviso-agli-studenti-3/' rel='bookmark' title='Avviso agli studenti / 3'>Avviso agli studenti / 3</a> <small>di Raoul Vaneigem SMILITARIZZARE L&#8217;INSEGNAMENTO Lo spirito da caserma ha...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/avviso-agli-studenti-1/' rel='bookmark' title='Avviso agli studenti / 1'>Avviso agli studenti / 1</a> <small>(In occasione della lotta degli studenti contro la riforma Gelmini,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/02/25/2d-3d-family/' rel='bookmark' title='2D &#8211; 3D family'>2D &#8211; 3D family</a> <small> Questo &egrave; un articolo pubblicato su Nazione Indiana in:2D...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/10/come-sono-diventato-un-professore-della-scuola-italiana/' rel='bookmark' title='Come sono diventato un professore della scuola italiana'>Come sono diventato un professore della scuola italiana</a> <small> di Sergio Soda Star Il Tirocinio Il tirocinio è...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/15/la-bellezza-andra-allinferno-lettera-a-ornela-vorpsi/' rel='bookmark' title='La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi'>La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi</a> <small> di Massimo Rizzante 1 Cara Ornela, ho letto Il...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/01/avviso-agli-studenti-4/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Avviso agli studenti / 3</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/31/avviso-agli-studenti-3/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/31/avviso-agli-studenti-3/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 07:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[denaro]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>
		<category><![CDATA[Raoul Vaneigem]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/10/31/avviso-agli-studenti-3/</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Raoul Vaneigem</strong></p>
SMILITARIZZARE L&#8217;INSEGNAMENTO

<p></p>
<p align="justify">Lo spirito da caserma ha regnato sovrano nelle scuole. Vi si marciava la passo, ubbidendo agli ordini dei sorveglianti ai quali non mancavano che l&#8217;uniforme e i galloni. La configurazione dell&#8217;edificio obbediva alla legge dell&#8217;angolo retto e della struttura rettilinea.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/31/avviso-agli-studenti-3/">Avviso agli studenti / 3</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Raoul Vaneigem</strong></p>
<h2>SMILITARIZZARE L&#8217;INSEGNAMENTO</h2>
<div></div>
<p><span></p>
<p align="justify">Lo spirito da caserma ha regnato sovrano nelle scuole. Vi si marciava la passo, ubbidendo agli ordini dei sorveglianti ai quali non mancavano che l&#8217;uniforme e i galloni. La configurazione dell&#8217;edificio obbediva alla legge dell&#8217;angolo retto e della struttura rettilinea. Così l&#8217;architettura si impegnava a sorvegliare le trasgressioni con la rettitudine di un&#8217;austerità spartana.</p>
<p></span></p>
<p>Fin negli anni sessanta, l&#8217;istituzione educativa rimase impastata delle virtù guerriere che prescrivevano di andare a morire alle frontiere piuttosto che dedicarsi ai piaceri dell&#8217;amore e della felicità.<span id="more-10256"></span></p>
<p> </p>
<p>Una tale ingiunzione cadrebbe oggi nel ridicolo ma, a dispetto della mutazione cominciata nel maggio &#8217;68 e del discredito nel quale è caduto l&#8217;esercito di un&#8217;Europa senza conflitti (ad eccezione di qualche guerra locale in cui disdegna di intervenire), sarebbe eccessivo pretendere che sia caduta in desuetudine la tradizione dell&#8217;ingiunzione vociferata, dell&#8217;insulto abbaiato, dell&#8217;ordine senza replica e dell&#8217;insubordinazione che ne è la risposta appropriata. <!--more--></p>
<p>L&#8217;autorità quasi assoluta di cui è investito il maestro serve piuttosto all&#8217;espressione di comportamenti nevrotici che alla diffusione di un sapere. La legge del più forte non ha mai fatto dell&#8217;intelligenza altro che una delle armi della stupidità. Molti arricciano il naso, sicuramente, per il fatto di non avere che il diritto di tacere. Ma finchè una comunità di interessi non situerà al centro del sapere le inclinazioni, i dubbi, i tormenti, i problemi che ciascuno risente giorno dopo giorno &#8211; cioè quel che forma la parte più importante della sua vita -, non vi sarà che l&#8217;obitorio e il disprezzo per trasmettere dei messaggi il cui senso non ci riguarda veramente in quanto esseri di desiderio.</p>
<p>&#8220;Prima lavora, ti divertirai in seguito&#8221; ha sempre espresso l&#8217;assurdità di una società che ingiungeva di rinunciare a vivere per meglio consacrarsi a una fatica che distruggeva la vita e non lasciava ai piaceri che i colori della morte.</p>
<p>Ci vuole tutta la stupidità dei pedagoghi specializzati per stupirsi che tanti sforzi e fatiche inflitti agli scolari portino a risultati così mediocri. Che cosa aspettarsi quando il cuore è assente? Charles Fourier, nel corso di un&#8217;insurrezione, osservando con quale cura e quale ardore gli agitatori disselciavano i sanpietrini di una strada e alzavano una barricata in qualche ora, notava che per la stessa opera ci sarebbero voluti tre giorni di lavoro ad una squadra di sterratori agli ordini di un padrone. I salariati non avrebbero trovato altro interesse nella faccenda che la paga, mentre la passione della libertà animava gli insorti. Solo il piacere di essere sé e di appartenersi darebbe al sapere quell&#8217;attrazione passionale che giustifica lo sforzo senza ricorrere alla costrizione.</p>
<p>Perché diventare ciò che si è esige la più intransigente delle risoluzioni. Ci vuole costanza e ostinazione. Se non vogliamo rassegnarci a consumare delle conoscenze che ci ridurranno al miserabile stato di consumatori, non possiamo ignorare che, per uscire dall&#8217;imbroglio in cui si è impantanata la società del passato, dovremo prendere l&#8217;iniziativa di una spinta nel senso opposto. Ma come? Vi si vede pronti a battervi e a schiacciare gli altri per ottenere un impiego ed esitereste ad investire le vostre energie in una vita che sarà tutto l&#8217;impiego che farete di voi stessi?</p>
<p>Noi non vogliamo essere i migliori, noi vogliamo che il meglio della vita ci appartenga, secondo quel principio di inaccessibile perfezione che abolisce l&#8217;insoddisfazione in nome dell&#8217;insaziabilità.</p>
<h2><strong>FARE DELLA SCUOLA UN CENTRO DI CREAZIONE DI VITA, NON L&#8217;ANTICAMERA DI UNA SOCIETA&#8217; PARASSITARIA E MERCANTILE</strong></h2>
<div></div>
<p><span></p>
<p align="justify">Nel dicembre 1991 la Commissione europea ha pubblicato un memorandum sull&#8217;insegnamento superiore. Vi si raccomandava alle università di comportarsi come imprese sottoposte alle regole concorrenziali del mercato. Lo stesso documento auspicava che gli studenti fossero trattati come dei clienti, incitati non ad apprendere ma a consumare.</p>
<p>I corsi diventavano così dei prodotti, i termini &#8220;studenti&#8221;, &#8220;studi&#8221;, lasciavano il posto ad espressioni più appropriate al nuovo orientamento: &#8220;capitale umano&#8221;, &#8220;mercato del lavoro&#8221;.</p>
<p>Nel settembre 1993 la stessa Commissione recidiva con un <em>Libro verde sulla dimensione europea dell&#8217;educazione</em>. Vi si precisa che, sin dalla scuola materna, bisogna formare delle &#8220;risorse umane per i bisogni esclusivi dell&#8217;industria&#8221; e favorire &#8220;una maggiore adattabilità di comportamento in maniera da rispondere alla domanda del mercato della manodopera&#8221;.</p>
<p>Ecco come lo zoom insudiciato del presente proietta come futuro radioso la forza esaurita del passato!</p>
<p>Una volta eliminato quel che sussisteva di mediocremente redditizio nella scuola di ieri &#8211; il latino, il greco, Shakespeare e compagnia -, gli studenti avranno finalmente il privilegio di accedere ai gesti che salvano: equilibrare la bilancia dei mercati producendo dell&#8217;inutile e consumando della merda.</p>
<p>L&#8217;operazione è sulla buona strada perché per quanto si dicano diversi, i governi aderiscono all&#8217;unaminità al principio: &#8220;L&#8217;impresa deve essere impostata sulla formazione e la formazione sui bisogni dell&#8217;impresa.&#8221;</p>
<p> </p>
<div><strong></strong></div>
<div><strong></strong></div>
<p><strong></p>
<p align="justify">Delle nuove leve per gestire il fallimento</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></strong></p>
<p align="justify"> </p>
<p>Non è inutile precisare, per aiutare alla comprensione della nostra epoca, attraverso quale processo lo sviluppo del capitalismo sia sfociato in una crisi planetaria che è la crisi dell&#8217;economia nel suo funzionamento totalitario.</p>
<p>Ciò che ha dominato, dall&#8217;inizio del XIX secolo, l&#8217;insieme dei comportamenti individuali e collettivi, è stata la necessità di produrre. Organizzare la produzione tramite il lavoro intellettuale e il lavoro manuale esigeva un metodo direttivo, una mentalità autoritaria, se non dispotica. Erano i tempi della conquista militare dei mercati. I paesi industrializzati depredavano senza scrupoli le risorse delle nuove colonie.</p>
<p>Quando il proletariato iniziò a coordinare le sue rivendicazioni, subì, a dispetto della sua spontaneità libertaria, l&#8217;influenza autocratica che la preminenza del settore produttivo esercitava sui costumi. Sindacati e partiti operai si danno una struttura burocratica che avrebbe finito per ostacolare le masse laboriose con il pretesto di emanciparle.</p>
<p>Il potere rosso si stabilisce tanto più facilmente perché riesce a strappare alla classe sfruttatrice porzioni dei benifici, tradotte in aumenti salariali, miglioramenti del tempo lavorativo (la giornata di otto ore, le ferie pagate), vantaggi sociali, (sussidio di disoccupazione, mutua).</p>
<p>Gli anni &#8217;20 e &#8217;30 spingono al suo stadio supremo la centralizzazione della produzione. Il passaggio del capitalismo privato al capitalismo di Stato avviene brutalmente in Italia, in Germania, in Russia, dove la dittatura di un partito unico &#8211; fascista, nazista, stalinista &#8211; impone la statalizzazione dei mezzi di produzione.</p>
<p>Nei paesi in cui la tradizione liberale ha salvaguardato una democrazia formale, la concenrazione monopolistica che attribuisce allo Stato una vocazione padronale si compie in modo più lento, sornione, meno violento.</p>
<p>E&#8217; negli Stati Uniti che si manifesta per la prima volta un nuovo orientamento economico, votato ad uno sviluppo che trasformerà sensibilmente le mentalità e i costumi: l&#8217;incitamento al consumo infatti diventa più forte della necessità di produrre.</p>
<p>A partire dal 1945 il piano Marshall, destinato ufficialmente ad aiutare l&#8217;Europa devastata dalla guerra, apre la via alla società dei consumi, identificata ad una società del benessere.</p>
<p>L&#8217;obbligo di produrre a qualunque prezzo cede il posto ad un&#8217;impresa addobbata con gli ornamenti della seduzione, sotto la quale si nasconde nei fatti un nuovo imperativo prioritario: consumare. Consumare qualunque cosa, ma consumare.</p>
<p>Si assiste allora ad un&#8217;evoluzione sorprendente: un edonismo da supermercato e una democrazia da self-service, propagando l&#8217;illuzione dei piaceri e della libera scelta riescono a minare &#8211; in modo più sicuro di quanto lo avrebbero sperato gli anarchici del passato &#8211; i sacrosanti valori patriarcali, autoritari, militari e religiosi che un&#8217;economia dominata dagli imperativi della produzione aveva privilegiato.</p>
<p>Si misura meglio oggi quanto la colonizzazione delle masse lavoratrici, attraverso l&#8217;incitamento pressante a consumare una felicità secondo i propri gusti, abbia rallentato la stretta dell&#8217;economia sulle colonie d&#8217;oltremare e abbia favorito il successo delle lotte di decolonizzazione.</p>
<p>Se la libertà degli scambi e la loro indispensabile espansione hanno contribuito alla fine della maggior parte dei regimi dittatoriali e al crollo della cittadella comunista, hanno svelato assai rapidamente i limiti del benessere consumabile.</p>
<p>Frustrati da una felicità che non coincideva propriamente con l&#8217;inflazione di gadgets inutili e di prodotti adulterati, a partire dal 1968, i consumatori hanno preso coscienza della nuova alienazione di cui erano fatti oggetto. Lavorare per un salario che si investe nell&#8217;acquisto di merci di un valore d&#8217;uso aleatorio, suggerisce meno lo stato di beatitudine che l&#8217;impressione spiacevole di essere manipolati secondo le esigenze del mercato. Coloro che subivano l&#8217;officina e l&#8217;ufficio durante la giornata ne uscivano solo per entrare nelle fabbriche meno coercitive ma più menzognere del consumabile.</p>
<p>I falsi bisogni prevalendo su quelli veri, questo &#8220;gadget qualunque&#8221; che bisognava comprare ha finito per generare a sua volta una produzione sempre più aberrante di servizi parassitari, orditi intorno al cittadino con il compito di rassicurarlo, inquadrarlo, consigliarlo, sostenerlo, guidarlo, in breve di inglobarlo in una sollecitudine che lo assimila a poco a poco a un handicappato.</p>
<p> </p>
<p>Si sono visti così i settori prioritari sacrificati a vantaggio del settore terziario, che vende la prorpia complessità burocratica sotto forma di aiuti e portezioni. L&#8217;agricoltura di qualità è stata schiacciata dalle lobbies dell&#8217;agroalimentare che producono in eccesso surrogati di cereali, carni e verdure. L&#8217;arte di abitare è stata sepolta sotto il grigiore, la noia e la criminalità del cemento che assicura le entrare dei gruppu di affari.</p>
<p>Per quanto riguarda la scuola, essa è chiamata a servire da riserva per gli studenti d&#8217;élite ai quali è promessa una bella carriera nell&#8217;inutilità luvrativa e nelle mafie finanziarie. Il circolo è chiuso: studiare per trovare un impiego, per quanto aberrante sia, si è riallacciato con l&#8217;ingiunzione di consumare nel solo interesse di una macchina economica che si blocca da tutte le parti in Occidente &#8211; anche se gli specialisti ci annunciano ogni anno la sua trionfale ripresa.</p>
<p>Ci impantaniamo nelle paludi di una burocrazia parassitaria e mafiosa in cui il denaro si accumula e circola in circuito chiuso anziché investirsi nella fabbricazione di prodotti di qualità, utili al miglioramento della vita e del suo ambiente.</p>
<p>Il denaro è ciò che manca di meno, contrariamente a quello che vi rispondono i vostri deputati, ma l&#8217;insegnamento non è un settore redditizio.</p>
<p>Esiste tuttavia un&#8217;alternativa all&#8217;economia di deperimento e al suo impossibile rilancio. Allontanandosi dal fossato che si scava sempre di più tra gli interessi della merce e l&#8217;interesse di ciò che vive, l&#8217;alternativa propone di riconvertire al servizio dell&#8217;umano una tecnologia che l&#8217;imperialismo luvrativo ha disumanizzato, fino a farne &#8211; nel caso della fissione nucleare e della sperimentazione genetica &#8211; delle temibili nocività. Essa esige di accordare la priorità alla qualità della vita e a quelle attività di base che l&#8217;assurdità del capitalismo arcaico condanna precisamente a cadere a pezzi sotto i colpi di continue restrizioni di bilancio: l&#8217;abitazione, l&#8217;alimentazione, i trasporti, l&#8217;abbigliamento, la salute, l&#8217;educazione e la cultura.</p>
<p>Una mutazione si mette in moto sotto i nostri occhi. Il neocapitalismo si prepara a ricostruire con profitto ciò che il vecchio ha rovinato. A dispetto delle resistenze del passato, le energie naturali finiranno per sostituirsi ai mezzi di produzione inquinanti e devastanti.</p>
<p>Come la rivoluzione industriale ha suscitato, dall&#8217;inizio del XIX secolo, un numero considerevole di inventori e di innovazioni &#8211; elettricità, gas, macchina a vapore, telecomunicazioni, trasporti rapidi -, così la nostra epoca esprime una domanda di nuove creazioni che prenderanno il posto di ciò che oggi serve la vita solo minacciandola: il petrolio, il nucleare, l&#8217;industria farmaceutica, la chimica inquinante, la biologia sperimentale&#8230; e la pletora di servizi parassitari dove prolifera la burocrazia.</p>
<p> </p>
<div><strong></strong></div>
<div><strong></strong></div>
<p><strong></p>
<p align="justify">La fine del lavoro forzato inaugura l&#8217;era della creatività</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></strong></p>
<p align="justify"> </p>
<p>Il lavoro è una creazione abortita. Il genio creatore dell&#8217;uomo si è trovato preso in trappola in un sistema che l&#8217;ha condnnato a produrre potere e profitto, non lasciando altro sfogo al suo rigoglio che l&#8217;arte e il sogno.</p>
<p>Ora, questo lavoro di sfruttamento della natura, cos&#8217; spesso esaltato come la potenza prometeica che trasforma il mondo, ci consegna oggi il suo bilancio definitivo: una sopravvivenza confortevole le cui risorse ed il cui cuore si consumano nel circolo vizioso del profitto.</p>
<p>Come potrebbe un lavoro cos&#8217; inutile e così nocivo alla vita non esaurirsi a sua volta? Ieri procurava l&#8217;automobile e la televisione, al prezzo dell&#8217;aria inquinata e dei palliativi di una vita assente. Oggi resta solo un salvagente aleatorio di una società paralizzata dall&#8217;inflazione burocratica, dove niente è più garantito, né il salario, né la casa, né i prodotti naturali, né le risorse energetiche, né le conquiste sociali.</p>
<p>In un&#8217;atmosfera resa oppressiva dalla rarefazione degli affari, la diminuzione del lavoro è evidentemente sentita come una maledizione. La disoccupazione è un lavoro svuotato. Una stessa rassegnazione vi fa attendere un&#8217;elemosina come il lavoratore attende il suo salario dedicandosi ad un&#8217;occupazione che lo annoia (anche se ormai giudica imprudente confessarlo).</p>
<p>Mentre tutto va alla malora sul fulo di una disperazione ispirata dall&#8217;autodistruzione planetaria economicamente programmata, un mondo è là, lasciato all&#8217;abbandono, un mondo che bisogna restaurare, spogliare delle sue nocività e ricostruire per il nostro benessere, come se, spezzandosi, lo specchio delle illusioni consumistiche avesse messo la felicità alla nostra portata, dopo averne mostrato il falso riflesso.</p>
<p>Diminuire il tempo di lavoro per meglio distribuirlo? Sia pure. Ma in quale prospettiva e con quale coscienza? Se l&#8217;obbiettivo dell&#8217;operazione è, per i più, aumentare la produzione di beni e di servizi utili al mercato e non alla vita., in cambio di un salario che ne pagherà il consumo crescente, allora il vecchio capitalismo non avrà fatto altro che recuperare a suo profitto ciò che finge di abbandonare al profitto di tutti.</p>
<p>Al contrario, se la stessa pratica ubbidisce alle sollecitazioni di un neocapitalismo che cerca nell&#8217;investimento ecologico un&#8217;arma contro l&#8217;immobilismo di un padronato senza immaginazione, mancherà soltanto una resa di coscienza perché il salario garantito e il tempo di lavoro ridotto aprano a ciascuno il campo di una libera creazione e la libertà di ritrovarsi ed essere infine se stessi.</p>
<p>Perché, a dispetto dell&#8217;occultazione che intrattengono intorno ad essa le burocrazie della corruzione e le mafie affariste, esiste una domanda economico-sociale che va controcorrente rispetto alle grida di soccorso del disastro ordinario. Essa reclama un ambiente che migliori la qualità della vita, una produzione senza oppressione né inquinamento, dei rapporti autenticamente umani, la fine della dittatura che la redditività esercitt sulla vita. Sta a voi &#8211; e alla nuova scuola che inventerete &#8211; impedire che la creatività, obiettivamente stimolata dalla promessa di impieghi di utilità pubblica, si inrappoli nell&#8217;alienazione economica, tagliandosi fuori dalla creazione di sé.</p>
<p>Se vi dimenticate di ciò che siete e in quale vita volete essere, non sperate in un altro destino che quello di una merce buona da buttare appena superata la cassa.</p>
<p> </p>
<div><strong></strong></div>
<div><strong></strong></div>
<p><strong></p>
<p align="justify">Privilegiare la qualità</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></strong></p>
<p align="justify"> </p>
<p>A forza di obbedire al criterio della quantità, la corsa al profitto scade nell&#8217;assurdità della sovrapproduzione. Produrre molto aumentava ieri il plusvalore dei padroni, che non esitavanop a distruggere le eccedenze di caffé, di carne, di grano per impedire un abbassamento dei pressi sul mercato.</p>
<p>Lo sviluppo del consumo, toccando un più vasto settore della popolazione, ha permesso di assorbire in una certa misura una cescente quantità di merci concepite piuttosto a scopo di guadagno che per il loro uso pratico. La qualità di un prodotto è stata considerata con tanta più disinvoltura in quanto non era questa a determinare il livello delle vendite, ma la menzogna pubblicitaria di cui era rivestita per sedurre il cliente. Ma a forza di lavare sempre più bianco anche la menzogna finisce per logorarsi. Offesa dall&#8217;eccesso di disprezzo, la clientela ha finito per recalcitrare. Si è mostrata critica, ha rifiutata di ingoiare ciecamente quello che il cucchiaino dello slogan gli infilava ad ogni momento negli occhi, in bocca, nelle orecchie, in testa.</p>
<p>Molti hanno dunque deciso di non lasciarsi più consumare da un&#8217;economia che se ne infischia della loro salute e della loro intelligenza. Esigendo la qualità di ciò che viene loro proposto, scoprono o riscoprono la loro qualità di esseri, la loro specificità di individui lucidi, che era stata occultata da quella riduzione allo stato gregario provocata e intrattenuta dalla propaganda consumistica.</p>
<p>Ma, mentre gli organismi di difesa dei consumatori organizzano il boicottaggio dei prodotti snaturati da un&#8217;agricoltura che inonda il mercato di cereali forzati, di ortaggi concimati, di carni provenienti da animali martirizzati in allevamenti-lager, sembra che nelle scuole ci si rassegni a vedere la cultura avviarsi sulla stessa strada della peggiore agricoltura.</p>
<p>Se gli uomini politici nutrissero nei riguardi dell&#8217;educazione le buone intenzioni che proclamano a ogni piè sospinto, non dovrebbero mettere in opera tutto per garantire la qualità? Tarderebbero forse a decretare le due misure che determinano la condizione <em>sine qua non</em> di un apprendimento umano: aumentare il numero di insegnanti e diminuire il numero di allievi per calsse, in modo che ciascuno sia trattato secondo la sua specificità e non nell&#8217;anonimato di una folla?</p>
<p>Ma, apparentemente, l&#8217;interesse ha per loro una connotazione più economica che semplicemente umana. Se i governi privilegiano l&#8217;allevamento intensivo di studenti consumabili sul mercato, allora i principi di una sana gestione prescrivono di stivare nello spazio scolastico più piccolo la quantità minima di teste, modellabili dal minimo personale possibile. La logica è pefetta e nessuna società protettrice degli animali insorgerà contro il consumo forzato di conoscenze sottoposte alla legge della domanda e dell&#8217;offerta, né contro gli usi da mercanti di cavalli che regnano sulla fiera del lavoro.</p>
<p>Rassegnatevi dunque al partito preso della stupidità che implica lo stato gregario, perché per educare una classe di trenta allievi non vedo che la sferza o l&#8217;astuzia.</p>
<p>Ma non invocate l&#8217;impossibilità materiale di promuovere un insegnamento personalizzato. Gli sviluppi delle tecniche audiovisive non potrebbero permettere ad un grande numero di studenti di ricevere individualmente ciò che un tempo apparteneva al maestro di ripetere fino a memorizzazione (ortografia, grammatica elementare, vocabolario, formule chimiche, teoremi, solfeggio, declinazioni&#8230;)? Oppure di verificare come in un gioco il grado i assimilazione e di comprensione?</p>
<p>Così liberato di un&#8217;occupazione ingrata e meccanica, l&#8217;educatore non avrebbe più che da dedicarsi all&#8217;essenziale del suo compito: assicurare la qualità delle informazioni globalmente ricevute, aiutare alla formazione di individui autonomi, dare il meglio del suo sapere e della sua esperienza aiutando ciascuno a leggersi e a leggere il mondo.</p>
<p>Informazione al massimo numero di soggetti possibili, formazione per piccoli gruppi. Al centro di una vasta rete di irrigazione che dreni verso ogni allievo la molteplicità delle conoscenze, l&#8217;educatore avrà finalmente la libertà di diventare ciò che ha sempre sognato di essere: il rivelatore di una cretività di cui non vi è nessuno che non possieda la chiave, per quanto nascosta essa sia sotto il peso delle passate costrizioni.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/31/avviso-agli-studenti-3/">Avviso agli studenti / 3</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/01/avviso-agli-studenti-4/' rel='bookmark' title='Avviso agli studenti / 4'>Avviso agli studenti / 4</a> <small>di Raoul Vaneigem IMPARARE L&#8217;AUTONOMIA, NON LA DIPENDENZA La scuola...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/avviso-agli-studenti-1/' rel='bookmark' title='Avviso agli studenti / 1'>Avviso agli studenti / 1</a> <small>(In occasione della lotta degli studenti contro la riforma Gelmini,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/31/la-gelmini-spiegata-da-mia-figlia/' rel='bookmark' title='La Gelmini spiegata da mia figlia'>La Gelmini spiegata da mia figlia</a> <small> [questo articolo è stato pubblicato oggi sulle pagine milanesi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/15/la-bellezza-andra-allinferno-lettera-a-ornela-vorpsi/' rel='bookmark' title='La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi'>La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi</a> <small> di Massimo Rizzante 1 Cara Ornela, ho letto Il...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/12/22/la-classe-non-e-acqua/' rel='bookmark' title='La Classe non è Acqua!'>La Classe non è Acqua!</a> <small> immagine di effeffe Questo saggio di Sergio Bologna forse...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/31/avviso-agli-studenti-3/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Avviso agli studenti / 1</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/avviso-agli-studenti-1/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/avviso-agli-studenti-1/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 15:01:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[fabbrica]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[professori]]></category>
		<category><![CDATA[Raoul Vaneigem]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/avviso-agli-studenti-1/</guid>
		<description><![CDATA[<p><em>(In occasione della lotta degli studenti contro la riforma Gelmini, pubblico, in quattro puntate, il testo integrale del bellissimo, fondamentale testo di Raoul Vaneigem</em> Avviso agli studenti<em>, nella traduzione di Sergio Ghirardi. Perché questa lotta possa essere solo essere l&#8217;inizio di una vera riforma).</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/avviso-agli-studenti-1/">Avviso agli studenti / 1</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(In occasione della lotta degli studenti contro la riforma Gelmini, pubblico, in quattro puntate, il testo integrale del bellissimo, fondamentale testo di Raoul Vaneigem</em> Avviso agli studenti<em>, nella traduzione di Sergio Ghirardi. Perché questa lotta possa essere solo essere l&#8217;inizio di una vera riforma).</em></p>
<p>di <strong>Raoul Vaneigem</strong></p>
<div><span><em></em></span></div>
<div><span><em></em></span></div>
<div><span><em></em></span></div>
<div><span><em></em></span></div>
<p><span><em></p>
<p style="text-align: right;">L’essere umano deve potere tutto, e non dovere niente.</p>
<p style="text-align: right;">Non c’erano che poche cose, in effetti, di cui non si credeva capace.</p>
<p style="text-align: right;">Non contava che tutto quello che faceva gli riuscisse: spesso non gli riusciva.</p>
<p style="text-align: right;">Ma lo poteva lo stesso.</p>
<p style="text-align: right;">
<div><strong></strong></div>
<p> </p>
<p> 
</p>
<p style="text-align: right;">Georg Groddeck</p>
<p style="text-align: justify;"> <br />
La scuola è stata, con la famiglia, la fabbrica, la caserma e accessoriamente l&#8217;ospedale e la prigione, il passaggio ineluttabile in cui la società mercantile piegava a suo vantaggio il destino degli esseri che si dicono umani.</p>
<p>Il governo che essa esercitava su nature ancora appassionate delle libertà dell&#8217;infanzia l’apparentava, infatti, a quei luoghi poco propizi alla realizzazione e alla felicità che furono &#8211; e che restano in diversa misura &#8211; il recinto familiare, l&#8217;officina o l&#8217;ufficio, l&#8217;istituzione militare, la clinica, le carceri.<span id="more-10242"></span></p>
<p>La scuola ha forse perso il carattere ributtante che presentava nel XIX e XX secolo, quando rompeva gli spiriti e i corpi alle dure realtà del rendimento e della servitù, facendosi gloria di educare per dovere, autorità e austerità, non per piacere e per passione? Niente è meno certo, e non si potrà negare che sotto l&#8217;apparente sollecitudine della modernità, numerosi arcaismi continuano a scandire la vita di studentesse e studenti.</p>
<p>L&#8217;impresa scolastica non ha forse obbedito fino ad oggi a una preoccupazione dominante: migliorare le tecniche di ammaestramento affinché l&#8217;animale sia redditizio?</p>
<p>Nessun ragazzo supera la soglia di una scuola senza esporsi al rischio di perdersi: voglio dire di perdere questa vita esuberante, avida di conoscenze e di meraviglie, che sarebbe così esaltante nutrire, invece di sterilizzarla e farla disperare con il noioso lavoro del sapere astratto. Che terribile constatazione quegli sguardi così brillanti di colpo sbiaditi!</p>
<p>Ecco quattro muri. lì consenso generale decide che, con ipocriti riguardi, vi saremo imprigionati, costretti, colpevolizzati, giudicati, onorati, puniti, umiliati, etichettati, manipolati, vezzeggiati, violentati, consolati, trattati come aborti che questuano aiuto e assistenza. Di che cosa vi lamentate? obbietteranno gli autori di leggi e decreti. Non è forse il modo migliore di iniziare i novellini alle regole immutabili che reggono il mondo e l&#8217;esistenza? Senza dubbio. Ma perché i giovani dovrebbero ancora accontentarsi di una società senza gioia e senza avvenire, che gli stessi adulti sopportano ormai rassegnati, con un&#8217;acrimonia e un malessere crescenti?</p>
<p><strong>Una scuola dove la vita si annoia insegna solo la barbarie</strong></p>
<p>Il mondo è cambiato più in trent’anni che in tremila. Mai &#8211; perlomeno nell&#8217;Europa occidentale &#8211; la sensibilità dei ragazzi ha tanto deviato dai vecchi istinti predatori che fecero dell&#8217;animale umano la più feroce e la più distruttrice delle specie terrestri.</p>
<p>Eppure, l&#8217;intelligenza resta fossilizzata, quasi impotente a percepire la mutazione che si opera sotto i nostri occhi. Una mutazione paragonabile all&#8217;invenzione dell&#8217;utensile, che produsse un tempo il lavoro di sfruttamento della natura e generò una società composta di padroni e di schiavi. Una mutazione in cui si rivela la vera specificità umana: non la produzione di una sopravvivenza sottomessa agli imperativi di un&#8217;economia lucrativa, ma la creazione di un ambiente favorevole a una vita più intensa e più ricca.</p>
<p>Il nostro sistema educativo si inorgoglisce a ragione di aver risposto con efficacia alle esigenze di una società patriacale un tempo onnipotente, tenendo conto di un solo dettaglio: che una tale gloria è al contempo ripugnante e superata.</p>
<p>Su cosa poggiava il potere patriarcale, la tirannia del padre, la potenza del maschio? Su una struttura gerarchica, il culto del capo, il disprezzo della donna, la devastazione della natura, lo stupro e la violenza oppressiva. Questo potere, la storia lo abbandona ormai in uno stato di avanzata decomposizione: nella comunità europea, i regimi dittatoriali sono scomparsi, l&#8217;esercito e la polizia virano all&#8217;assistenza sociale, lo Stato si dissolve nelle acque torbide degli affari e l&#8217;assolutismo paternalistico non è altro che un ricordo di marionette.</p>
<p>Bisogna davvero coltivare la stupidità con una prolissità ministeriale per non revocare immediatamente un insegnamento che il passato impasta ancora con i lieviti ignobili del dispotismo, del lavoro forzato, della disciplina militare e di quell&#8217;astrazione, la cui etimologia &#8211; abstrahere, tirar fuori da -esprime bene l&#8217;esilio da sè, la separazione dalla vita.</p>
<p>Finalmente agonizza quella società in cui si entrava vivi solo per imparare a morire. La vita riprende i suoi diritti timidamente come se, per la prima volta nella storia, essa si ispirasse ad un&#8217;eterna primavera anziché mortificarsi di un inverno senza fine.</p>
<p>Odiosa ieri, la scuola oggi è soltanto ridicola. Essa funzionava implacabilmente secondo i meccanismi di un ordine che si credeva immutabile. La sua perfezione meccanica tetanizzava l&#8217;esuberanza, la curiosità, la generosità degli adolescenti per meglio integrarli nei cassetti di un armadio che l&#8217;usura del lavoro trasformava a poco a poco in bara. Il potere delle cose usciva vincitore sul desiderio degli esseri.</p>
<p>La logica di un&#8217;economia allora fiorente era irrefrenabile, come lo sgranarsi delle ore della sopravvivenza che suonano con costanza a raccolta verso la morte. La potenza dei pregiudizi, la forza d&#8217;inerzia, la rassegnazione abitudinaria esercitavano così comunemente la loro presa sull&#8217;insieme dei cittadini che ad eccezione di qualche renitente, amante dell&#8217;indipendenza, la maggior parte delle persone trovava il proprio tornaconto nella miserabile speranza di una promozione sociale e di una carriera garantita fino alla pensione.</p>
<p>Non mancavano dunque delle eccellenti ragioni per spingere il ragazzo sulla retta via della convenienza, perché rimettersi ciecamente all&#8217;autorità professorale offriva all&#8217;impetratore gli allori di una ricompensa suprema: la certezza di un lavoro e di un salario.</p>
<p>I pedagoghi dissertavano sul fallimento scolastico senza preoccuparsi dello scacchiere su cui si tramava l&#8217;esistenza quotidiana, giocata ad ogni passo nell&#8217;angoscia del merito e del demerito, della perdita e del profitto, dell&#8217;onore e del disonore. Una costernante banalità regnava nelle idee e nei comportamenti: c&#8217;erano i forti e i deboli, i ricchi e i poveri, i furbi e gli imbecilli, i fortunati e gli sfortunati.</p>
<p>Certo la prospettiva di dover passare la propria vita in una fabbrica o in un ufficio a guadagnare il denaro del mese non era atta ad esaltare i sogni di felicità e di armonia che l&#8217;infanzia nutriva, Essa produceva in serie degli adulti insoddisfatti, frustrati di un destino che avrebbero desiderato più generoso. Delusi e istruiti dalle lezioni dell&#8217;amarezza non trovavano, nella maggior parte dei casi, altra scappatoia al loro risentimento che dispute assurde, sostenute dalle migliori ragioni del mondo. I conflitti religiosi, politici, ideologici procuravano loro l&#8217;alibi di una Causa &#8211; come dicevano pomposamente &#8211; che nascondeva loro di fatto la triste violenza del male di sopravvivere di cui soffrivano. Così la loro esistenza scorreva nell&#8217;ombra ghiacciata di una vita assente. Ma quando l&#8217;aria è ammorbata, gli appestati dettano legge. Per inumani che fossero i principi dispotici che reggevano l&#8217;insegnamento e inculcavano ai ragazzi le sanguinose vanità dell&#8217;età adulta -quelli che Jean Vigo beffeggia nel suo film Zero in condotta -, partecipavano della coerenza di un sistema preponderante, rispondevano alle ingiunzioni di una società che non si riconosceva altro motore principale se non il potere e il profitto.</p>
<p>Ma oramai, anche se l&#8217;educazione si ostina ad obbedire agli stessi moventi, la coerenza è scomparsa: c&#8217;è sempre meno da, guadagnare e sempre più vita sprecata a raschiare gli avanzi.</p>
<p>L&#8217;insopportabile predominanza degli interessi finanziari sul desiderio di vivere non riesce più a ingannare. Il tintinnio quotidiano dell&#8217;esca del guadagno risuona assurdamente nella misura in cui il denaro si svaluta, che un fallimento comune livella capitalismo di Stato e capitalismo privato, e che scivolano verso la fogna del passato i valori patriarcali del padrone e dello schiavo, le ideologie di destra e di sinistra, il collettivismo e il liberalismo, tutto ciò che si è edificato sullo stupro della natura terrestre e della natura umana in nome della sacrosanta merce.</p>
<p>Un nuovo stile sta nascendo, dissimulato soltanto dall&#8217;ombra di un colosso i cui piedi di argilla hanno già ceduto. La scuola rimane confinata nella penombra del vecchio mondo che sprofonda.</p>
<p>Bisogna distruggerla? Domanda doppiamente assurda.</p>
<p>Prima di tutto perché è già distrutta. Sempre meno interessati da ciò che insegnano e studiano &#8211; e soprattutto dalla maniera di istruire e istruirsi &#8211; professori e allievi non sono forse indaffarati a far colare a picco insieme il vecchio piroscafo pedagogico che fa acqua da tutte le parti?</p>
<p>La noia genera la violenza, la bruttezza degli edifici incita al vandalismo, le costruzioni moderne, cementate dal disprezzo degli impresari immobiliari, si screpolano, crollano, prendono fuoco, secondo l&#8217;usura programmata dei loro materiali di paccottiglia.</p>
<p>In secondo luogo, perché l&#8217;istinto di annientamento si iscrive nella logica di morte di una società mercantile la cui necessità lucrativa esaurisce la parte viva degli esseri e delle cose, la degrada, la inquina, la uccide. Accentuare la rovina non dà profitti solo agli avvoltoi dell&#8217;immobiliare, agli ideologi della paura e della sicurezza, ai partiti dell&#8217;odio, dell&#8217;esclusione, dell&#8217;ignoranza, dà anche garanzie a quell&#8217;immobilismo che non cessa di cambiare abiti nuovi e maschera la sua nullità dietro a riforme tanto spettacolari quanto effimere.</p>
<p>La scuola è al centro di una zona di turbolenza dove gli anni giovanili rovinano nella tetraggine, dove la nevrosi coniugata dell&#8217;insegnante e dell&#8217;insegnato imprime il suo movimento al bilanciere della rassegnazione e della rivolta, della frustrazione e della rabbia. Essa è anche il luogo privilegiato di una rinascita. Porta in gestazione la coscienza che è al centro della nostra epoca: assicurare la priorità di ciò che vive sull&#8217;economia di sopravvivenza.</p>
<p>Essa detiene la chiave dei sogni in una società senza sogno: la risoluzione di cancellare la noia sotto il rigoglio di un paesaggio in cui la volontà di essere felici bandirà le fabbriche inquinanti, l&#8217;agricoltura intensiva, le prigioni di ogni genere, i laboratori di affari sospetti, i depositi di prodotti sofisticati, e quelle cattedre di verità politiche, burocratiche, ecclesiastiche che chiamano lo spirito a meccanizzare il corpo e lo condannano a claudicare nell&#8217;inumano.</p>
<p>Stimolato dalle speranze della Rivoluzione, Saint-Just scriveva: &#8220;La felicità è un&#8217;idea nuova in Europa.&#8221; Ci sono voluti due secoli perché l&#8217;idea, cedendo al desiderio, esigesse la sua realizzazione individuale e collettiva.</p>
<p>Ormai, ogni bambino, ogni adolescente, ogni adulto si trova all&#8217;incrocio di una scelta: sfinirsi in un mondo sfinito dalla logica della redditività ad ogni costo, o creare la propria vita creando un ambiente che ne assicuri la pienezza e l&#8217;armonia. Perché l&#8217;esistenza quotidiana non può essere confusa più a lungo con questa sopravvivenza adattativa a cui l’hanno ridotta gli uomini che producono la merce e dalla quale sono prodotti.</p>
<p>Noi non vogliamo più una scuola in cui si impara a sopravvivere disimparando a vivere. La maggior parte degli uomini non sono stati altro che animali spiritualizzati, capaci di promuovere una tecnologia al servizio dei loro interessi predatori ma incapaci di affinare umanamente la vita e raggiungere così la propria specificità di uomo, di donna, di fanciullo. Al termine di una corsa frenetica verso il profitto, i topi in tuta e in giacca e cravatta scoprono che non resta più che una misera porzione del formaggio terrestre che hanno rosicchiato da ogni lato. Dovranno progredire nel deperimento, o operare una mutazione che li renderà umani.</p>
<p>E&#8217; tempo che il <em>memento vivere</em> prenda il posto del <em>memento mori</em> che bollava le conoscenze sotto il pretesto che niente è mai acquisito.</p>
<p>Ci siamo lasciati troppo a lungo persuadere che non c&#8217;era da attendere altro dalla sorte comune che la decadenza e la morte. É una visione da vegliardi prematuri, da golden boys caduti in senilità precoce perché hanno preferito il denaro all&#8217;infanzia. Che questi fantasmi di un presente coniugato al passato cessino di occultare la volontà di vivere che cerca in ciascuno di noi la via della sua sovranità!</p>
<p>Per spezzare l&#8217;oppressione, la miseria, lo sfruttamento, non basta più una sovversione avvelenata dai valori morti che essa combatte. É venuta l&#8217;ora di scommettere sulla passione incomprimibile di ciò che è vivo, dell&#8217;amore, della conoscenza, dell&#8217;avventura che chiunque abbia deciso di crearsi secondo la sua &#8220;linea di cuore&#8221; inaugura ad ogni istante.</p>
<p>La società nuova comincia dove comincia l&#8217;apprendistato di una vita onnipresente. Una vita da percepire e da comprendere nel minerale, nel vegetale, nell&#8217;animale, regni da cui l&#8217;uomo deriva e che porta in sé con tanta incoscienza e disprezzo. Ma anche una vita fondata sulla creatività, non sul lavoro; sull&#8217;autenticità, non sull&#8217;apparire; sull&#8217;esuberanza dei desideri, non sui meccanismi di rimozione e di sfogo. Una vita spogliata della paura, dell&#8217;obbligo, del senso di colpa, dello scambio, della dipendenza. Perché essa coniuga inseparabilmente la coscienza e il godimento di sé e del mondo.</p>
<p>Una donna che ha la sfortuna di abitare un paese incancrenito dalla barbarie e dall&#8217;oscurantismo scriveva: &#8220;In Algeria si insegna al bambino a lavare un morto, io voglio insegnargli i gesti dell&#8217;amore.&#8221; Senza scadere in tanta morbosità, il nostro insegnamento, sotto la sua apparente eleganza, troppo spesso, non è stato che un abbigliamento dei morti. Si tratta ora di ritrovare fin nelle formulazioni del sapere i gesti dell&#8217;amore: la chiave della conoscenza è la chiave della libertà dove l&#8217;affetto è offerto senza riserve.</p>
<p>Che l&#8217;infanzia sia caduta nella trappola di una scuola che ha ucciso il meraviglioso invece di esaltarlo indica abbastanza in quale urgenza si trovi l&#8217;insegnamento, se non vuole cadere in seguito nella barbarie della noia, di creare un mondo di cui sia permesso meravigliarsi.</p>
<p>Guardatevi tuttavia dall&#8217;attendere aiuto o panacea da qualche salvatore supremo. Sarebbe vano, sicuramente, accordare credito a un governo, a una fazione politica, accozzaglia di gente preoccupata di sostenere prima di tutto l&#8217;interesse del loro potere vacillante; e nemmeno a tribuni e maitres à penser, personaggi massmediatici che moltiplicano la loro immagine per scongiurare la nullità che riflette lo specchio della loro esistenza quotidiana. Ma sarebbe soprattutto andare contro se stessi, inginocchiarsi come un questuante, un assistito, un inferiore, mentre l&#8217;educazione deve avere per scopo l&#8217;autonomia, l&#8217;indipendenza, la creazione di sé, senza la quale non vi è vero aiuto reciproco, autentica solidarietà, collettività senza oppressione.</p>
<p>Una società che non ha altra risposta alla miseria che il clientelismo, la carità e l&#8217;arte di arrangiarsi è una società mafiosa. Mettere la scuola sotto il segno della competizione, incitare alla corruzione, che è la morale degli affari.</p>
<p>La sola assistenza degna di un essere umano è quella di cui ha bisogno per muoversi con i propri mezzi. Se la scuola non insegna a battersi per la volontà di vivere e non per la volontà di potenza, essa condannerà intere generazioni alla rassegnazione, alla servitù e alla rivolta suicida. Rovescerà in soffio di morte e di barbarie ciò che ciascuno possiede in sé di più vivo e di più umano.</p>
<p>Io non immagino altro progetto educativo che quello di formarsi nell&#8217;amore e nella conoscenza di ciò che è vivo. Al di fuori di una scuola della vita dove la vita si trova e si cerca senza fine &#8211; dall&#8217;arte di amare fino alle matematiche speculative &#8211; non vi è che la noia e il peso morto di un passato totalitano.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Note:</p>
<p>* Nel testo <em>école buissonnière. Faire l&#8217;école buissonière</em> significa marinare la scuola, ma nel contesto significa una struttura di apprendimento senza rigidità, aperta alla vita.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></em></span></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/avviso-agli-studenti-1/">Avviso agli studenti / 1</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/01/avviso-agli-studenti-4/' rel='bookmark' title='Avviso agli studenti / 4'>Avviso agli studenti / 4</a> <small>di Raoul Vaneigem IMPARARE L&#8217;AUTONOMIA, NON LA DIPENDENZA La scuola...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/31/avviso-agli-studenti-3/' rel='bookmark' title='Avviso agli studenti / 3'>Avviso agli studenti / 3</a> <small>di Raoul Vaneigem SMILITARIZZARE L&#8217;INSEGNAMENTO Lo spirito da caserma ha...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/02/mezzogiorno-di-fuoco-scuola2/' rel='bookmark' title='mezzogiorno di fuoco [scuola/2]'>mezzogiorno di fuoco [scuola/2]</a> <small> di Chiara Valerio Vado convincendomi di essere molto più...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/02/25/2d-3d-family/' rel='bookmark' title='2D &#8211; 3D family'>2D &#8211; 3D family</a> <small> Questo &egrave; un articolo pubblicato su Nazione Indiana in:2D...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/' rel='bookmark' title='Dentro le mura, fuori dalle mura'>Dentro le mura, fuori dalle mura</a> <small> di Giuseppe Zucco Solo l&#8217;amare, solo il conoscere conta,...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/avviso-agli-studenti-1/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 1.434 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-13 00:11:28 -->
<!-- Compression = gzip -->
