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	<title>Nazione Indiana &#187; diritti</title>
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		<title>Abusare la terra, abusare gli umani</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 06:29:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Marco Rovelli</strong></p>
<p><strong></strong><em>(il manifesto, 15/5/2011)</em></p>
<p>E saniamole queste case abusive, dice il Caro Leader. L&#8217;abuso eretto a norma, morale prima che giuridica, pare ormai uno dei segni più marcati di questa età di Fine Impero. L&#8217;abuso è generalizzato, ci dice il Caro Leader strizzandoci l&#8217;occhiolino, siamo tutti complici di un&#8217;illegalità diffusa: ovviamente non quell&#8217;illegalità diffusa invocata anni fa in nome di una trasformazione rivoluzionaria collettiva, ma un&#8217;illegalità individualistica finalizzata al “si salvi chi può” – dove poi, a salvarsi e prosperare sulle spalle di un massacro sociale generalizzato, sono sempre quelli che partono da posizioni di vantaggi acquisiti.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/16/abusare-la-terra-abusare-gli-umani/">Abusare la terra, abusare gli umani</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marco Rovelli</strong></p>
<p><strong></strong><em>(il manifesto, 15/5/2011)</em></p>
<p>E saniamole queste case abusive, dice il Caro Leader. L&#8217;abuso eretto a norma, morale prima che giuridica, pare ormai uno dei segni più marcati di questa età di Fine Impero. L&#8217;abuso è generalizzato, ci dice il Caro Leader strizzandoci l&#8217;occhiolino, siamo tutti complici di un&#8217;illegalità diffusa: ovviamente non quell&#8217;illegalità diffusa invocata anni fa in nome di una trasformazione rivoluzionaria collettiva, ma un&#8217;illegalità individualistica finalizzata al “si salvi chi può” – dove poi, a salvarsi e prosperare sulle spalle di un massacro sociale generalizzato, sono sempre quelli che partono da posizioni di vantaggi acquisiti. Che in questo paese, dove la forbice tra i più ricchi e i più poveri è larghissima, assume contorni devastanti.Tutto questo appare in una luce particolare, dalla prospettiva del Duomo di Massa, dove da due settimane stiamo conducendo una lotta a sostegno degli immigrati in presidio permanente che chiedono di essere regolarizzati avendo subito truffe in occasione del decreto flussi colf-badanti del 2009. <span id="more-39036"></span>E&#8217; una lotta difficile, con margini ristretti per conseguire gli obiettivi prefissi. Da una parte, una legislazione schiavista che non lascia spazi per poter dare giustizia a coloro che hanno consegnato migliaia di euro a qualche falso datore di lavoro, e sono stati lasciati nella clandestinità da cui volevano emanciparsi, senza i propri risparmi frutto di una fatica immane. Dall&#8217;altra, un percorso che in questi giorni si riapre in conseguenza della sentenza del consiglio di Stato che annullato la circolare Manganelli che escludeva dalla regolarizzazione coloro che avevano subito la doppia espulsione: un percorso però arduo, visto che la possibilità di accedere alla regolarizzazione non riguarda tutti coloro – e sono tanti &#8211; che non hanno fatto ricorso dopo la loro esclusione.Ecco, da questa prospettiva irta di difficoltà, in cui tocchi con mano passo dopo passo che cosa significhi essere persone “non-persone”, la ventilata sanatoria degli abusi edilizi appare come scandalo. Da una parte un territorio che può venir devastato impunemente, e ogni suo abuso può essere sanato. Dall&#8217;altra, invece, non si sana per nulla al mondo la condizione giuridica di persone che lavorano e che non devono venire riconosciute nei propri diritti di lavoratori, e prima ancora di esseri umani. Sotto questa apparente contraddizione, però, si legge una logica unitaria, e fondativa della nostra epoca: il <em>consumo </em>di <em>oggetti </em>elevato a principio supremo. Territorio e persone sono usati e abusati, ciascuno a suo modo: da ciascuno ciò che può dare. Anzi: da ciascuno e da ogni cosa ciò che si può estrarre. (E, come corrispettivo: a ciascuno ciò che egli si può prendere). Così uso e abuso di persone e di territorio sono legittimati. Uso e abuso, indifferentemente, perché nella prospettiva del consumo totale scompare la soglia tra i due concetti, che si confondono: ogni uso è sempre cattivo (ab-uso), in quanto smisurato. E&#8217; questo, insomma, il tempo della <em>hybris </em>(e Luciano Gallino ci ha detto, di fatto, come sia questa la marcatura “etica” di questa nostra età del finanzcapitalismo). E non possiamo continuare a rimandare la questione di fondo: come salvarsi da questa tracotanza del genere in-umano.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/16/abusare-la-terra-abusare-gli-umani/">Abusare la terra, abusare gli umani</a></p>
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		<title>1° marzo, sciopero degli stranieri</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 09:23:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>A <strong>Roma </strong>&#8220;Siamo tutti libici, siamo tutti egiziani, siamo tutti tunisini&#8221;, corteo alle 16,30 da piazzale Aldo Moro, fino a piazzale Esquilino.<br />
A <strong>Milano </strong>alle 18 in piazza Duca d&#8217;Aosta.<br />
E in <a href="http://primomarzo2010.blogspot.com/2011/02/cosa-succede-il-primo-marzo.html"><strong>cento altre città</strong></a>.<br />
Altre notizie <a href="http://primomarzo2010.blogspot.com">qui</a>.</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/01/1%c2%b0-marzo-sciopero-degli-stranieri/">1° marzo, sciopero degli stranieri</a></p>
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<p>A <strong>Roma </strong>&#8220;Siamo tutti libici, siamo tutti egiziani, siamo tutti tunisini&#8221;, corteo alle 16,30 da piazzale Aldo Moro, fino a piazzale Esquilino.<br />
A <strong>Milano </strong>alle 18 in piazza Duca d&#8217;Aosta.<br />
E in <a href="http://primomarzo2010.blogspot.com/2011/02/cosa-succede-il-primo-marzo.html"><strong>cento altre città</strong></a>.<br />
Altre notizie <a href="http://primomarzo2010.blogspot.com">qui</a>.</p>
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		<title>Deboli</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 11:45:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>(Una breve premessa). <em> Questo scritto nasce da un intervento per una presentazione del Laico Alfabeto a Firenze il 12 di febbraio, il giorno prima della manifestazione per la dignità delle donne in varie piazze d&#8217;Italia. Prendendo spunto dal libro ho messo insieme alcune mie brevi considerazioni sui diritti e sull&#8217;idea di uguaglianza.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/28/deboli/">Deboli</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Una breve premessa). <em> Questo scritto nasce da un intervento per una presentazione del Laico Alfabeto a Firenze il 12 di febbraio, il giorno prima della manifestazione per la dignità delle donne in varie piazze d&#8217;Italia. Prendendo spunto dal libro ho messo insieme alcune mie brevi considerazioni sui diritti e sull&#8217;idea di uguaglianza. Non è norma generale in Nazione Indiana che un redattore recensisca il lavoro di un altro o ne parli diffusamente. Tuttavia è proprio in seno alle relazioni di stima e d&#8217;amicizia che spesso si è stimolati a ragionare su &#8220;se stessi&#8221; attraverso l&#8217;altro. Da una discussione e riflessione condivisa dunque parte questo pezzo per raggiungere altri lettori e pensieri. FM. </em></p>
<p>di <strong>Francesca Matteoni</strong></p>
<p>Avendo tra le mani il <a href="http://transeuropa.inaudita.it/dettaglio_libro.php?id_libro=106"><em>Laico Alfabeto</em></a> di Franco Buffoni, è impossibile per me restare un lettore a distanza, che non si sente chiamato in causa per rispondere a questa semplice, fondamentale domanda: come si partecipa dell’altro. Entro in queste pagine da essere umano donna ed eterosessuale. La solidarietà verso una vaga idea dell’umano a cui essere fedeli o le norme della buona educazione, imparate come la tabellina, non mi bastano certo per dire che questo libro mi riguarda. Eppure questo libro <em>mi riguarda</em>. Come essere umano ragionevole e limitato so che non sarò sensibile a tutto il male che altri subiscono, che riuscirò ad empatizzare con il particolare, non con il generale.<span id="more-38275"></span> Però posso comprendere come questo avviene, così che la mia tolleranza non sia una blanda apparenza, un altro tipo ipocrita di consenso. In un approfondimento del libro, <em>Odio</em>, appare il concetto etologico di pseudospeciazione, ovvero l’attribuire ad altri esseri umani caratteristiche tali da brutalizzarli, abbassarli di valore fino ad estrometterli dalla specie. Far sì che non siano più che pezzi animali, oggetti, e che su di loro sia ammissibile la più alta violenza: quella capace di schiacciare l’altro a tal punto da renderlo irriconoscibile perfino a se stesso, togliergli ogni dignità, togliergli la parola – lo strumento per descriversi e quindi esistere in una società. È citato Agamben: “L’umano è ciò che può essere infinitamente disumanizzato”. Ciò che può venir tolto dal contesto delle relazioni, umiliato, ma per contro, anche ciò che ha un reiterato bisogno di descrizione, di potersi frammentare nella differenza, senza timore. Come donna il gradino inferiore dell’essere l’ho sperimentato, anche se vige il tentativo di collocare questa condizione in un’ombra del passato, da cui l’umanità civile e occidentale è finalmente libera … Bastassero le leggi e i discorsi edificanti per mutare le coscienze e ridefinirsi. Come donna vorrei dagli uomini la stessa cosa che gli omosessuali vorrebbero dagli eterosessuali: stare al fianco, al pari. Apro una parentesi sull’immediato contemporaneo: proprio in questo periodo in Italia c’è stato e c’è un gran discutere attorno alla dignità della donna (che è la dignità del paese), si è scesi in piazza, uomini e donne, si è detto a gran voce che per gli uomini era quasi più importante che per le donne presenziare alle manifestazioni del 13 febbraio scorso. Per gli uomini è importante trovarsi dalla parte delle donne, da qui in avanti, se così non è stato in precedenza. Ma perché? Perché al di là di schieramenti partitici e ideologici o di una più o meno superficiale presa di coscienza del fatto che un luogo civile è un luogo dove le diversità sono accolte o per, nobili, motivi affettivi e solidali verso donne a cui sono legati? Perché, al di là dell’evidente maschilismo – trasversale alle destre e alle sinistre – del paese; delle condizioni di lavoro cui sono sottoposte donne delle più disparate discipline e appartenenze, costrette a battersi per una loro riconosciuta indipendenza (di scelte e di pensiero); o del disagio che si dovrebbe provare, come è stato sottolineato, nel sentirsi considerati puttanieri all’avanguardia? Questi elementi già da soli sembrano esaustivi per sentirsi in piazza ogni giorno. Eppure il sospetto di una concessione benevola, affettiva appunto, che scende sulla donna dall’alto, non mi si toglie dalla mente. Cosa ha da imparare l’uomo, cosa lo riguarda, di ciò che è o è stata la donna? Resto sulla violenza. Il numero di casi di violenza subiti dalle donne, domestica, psicologica, fisica, è, come noto, assai alto, provoca sdegno in ogni individuo decente, e, oltre il contingente del suo attuarsi, porta con sé la fatica traumatica di parlarne, rompere la vergogna, cercare un conforto. Mi chiedo quale dinamica si innesca quando la vittima di una violenza da parte di un uomo, magari di stampo sessuale, è un altro uomo. Un uomo che in quel momento partecipa di un destino in apparenza diffuso principalmente tra le donne. Un uomo che nell’umiliazione fisica, nella perdita del controllo sul suo proprio corpo, diventa una donna, nella medesima condizione. Questi casi esistono, molti di noi ne avranno incrociati alcuni, e sprofondano spesso in un silenzio che va oltre il trauma e la vergogna che vive la donna. Mentre rientrano a pieno titolo nel mondo concreto del possibile, stanno quasi sempre al contempo in quello linguistico dell’impossibile. Non sono una sociologa né una psicologa e non ho strumenti per argomentare in modo esauriente, mi limito alla sfera dell’esperienza e a porre una semplice questione: che sia la fragilità il punto di convergenza, la lezione da apprendere, ciò che infine chiama ad una responsabilità individuale, ad una cura di se stessi, che passa necessariamente per il riconoscimento degli altri. Scrive l’autore alla voce <em>Spiritualità</em> “Ateismo significa un’immagine diversa e contro-intuitiva del mondo, della specie umana, delle sue origini e delle origini delle altre specie. Significa imparare che siamo soli: nessuno ci ha voluti, nessuno ci ha amati. Ciò aumenta a dismisura la nostra responsabilità di uomini”. E conclude: “Il mio obiettivo è disancorare la <em>pietas</em> della metafisica cristiana e valorizzarla riportandola al significato che le era proprio nella cultura classica: <em>pietas</em> come virtù civile; renderla ‘eredità umana’ nella tolleranza, nello stato di diritto, nella ragionevolezza, nell’ateismo come valore”. Il principio di ragionevolezza strettamente legato al senso di responsabilità si fonda dunque nella nostra finitudine, la stessa che aveva ben presente <em>Leopardi</em> (altra voce del libro e del dialogo), sostenendo una visione non teleologica della vita, che, proprio in virtù di questo, non esclude affatto il bene. Lo include in un sentimento di uguaglianza, di impietosa parità: non posso alleviare l’altrui sofferenza o umiliazione, ma posso conoscermi un’altra volta in essa. Superare il fondamento identitario ed esclusivo del noi contro il loro, imparare lo spossessamento o, addirittura, lo stato di vittima e da qui non tormentarsi nella tristezza, ma, come si può, senza urlare, alzarsi in piedi. Alzarsi in piedi, essere ciò che si è – ovvero sentirsi liberi nella propria auto-descrizione, non condizionati, repressi da chi tenta il potere davvero violento, davvero pericoloso, della lingua universale. Avere coscienza del fatto che si è ciò che si è perché continuamente sottoposti ad un processo di dis-identificazione, per cui si prende atto e ci si distacca da contesti storico-sociali, ci si esercita alla <em>negative capability</em> di John Keats, al dubbio e all’incertezza come alla vera forma dello stupore davanti a ciò che dell’umano si riesce a dire. Porre attenzione perfino agli aggettivi, ribadendo con fermezza che la discriminazione verso soggetti che non si siano resi colpevoli di nessun crimine verso un altro è di per sé ingiusta, senza doverlo sottolineare, prevedendo così che ne esista una contestualizzabile come giusta (vedi nel libro alla voce: <em>Tradizione</em>). Tornando allo specifico ed estrapolando dall’approfondimento <em>Identità</em>: “La felice sintesi di Giovanni Dall’Orto (“Omosessuali non si nasce né si diventa. Omosessuali si è.”) è la risposta lucida, pragmatica, fenomenologica da replicarsi alle posizioni essenzialistiche e idealistiche. Perché nel momento in cui ci si chiede se si “nasce” o si “diventa” omosessuali (o mancini) si sottintende che ci sia “una causa”: come per le patologie, per le malattie. Se si “è”, si smette di cercare “cause” e ci si limita – al più – alla descrizione dei fenomeni”. So che per essere ciò che sono dovrò dis-identificarmi a partire dai contesti più intimi e cari: la famiglia ad esempio, il primo luogo dove un omosessuale può percepirsi come mostro, e questo proprio a causa della rete di amore e premura in cui si trova invischiato. L’amore degli altri può risultare letale come l’odio, senza riconoscimento. La lingua generale, i condizionamenti sociali ostacolano un po’ tutti, ma in qualcuno lo scontro – o il trauma – è più evidente: è a questo tipo di individuo che occorre guardare allora, rovesciando i rapporti di forza, per non cedere, ripudiare in qualche forma più o meno esplicita il proprio cammino, cadere nel mutismo dell’oppresso. Di Franco Buffoni ho un libro nel cuore più di ogni altro – è per me un romanzo di formazione scritto in poesia, <em>Il Profilo del Rosa</em>.  Tra i versi dei testi ne spicca uno conclusivo, splendido per rigore e semplicità, che potrebbe stare in esergo anche a questo altro libro, che mi ripeto (perché le parole sono tutto ciò a cui ci si può tenere), guardando la mia infanzia e il mio vissuto, cercando di proiettarlo un po’ più avanti e trovando l’immagine di un altro bambino, distante solo per quell’illusione che si chiama tempo, chino sui suoi compiti di scuola, lontano dai giochi dei compagni. “Vincerai tu. Dovrai patire”. Ecco come si supera la sofferenza, l’ingiuria, la difficoltà: lasciando che sia parte dell’esserci, potendo dire all’altro &#8211; sei mio simile perché come me subisci, come me <em>finisci</em>, e tuttavia come me sei capace di restare dritto, di prendere congedo dall’autorità del passato, delle tradizioni, del senso comune e vivere la tua storia personale.</p>
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		<title>Dentro la città. La città e i diritti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/11/23/dentro-la-citta-la-citta-e-i-diritti/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/11/23/dentro-la-citta-la-citta-e-i-diritti/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 14:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>Mercoledì 24 novembre 2010, ore 21</strong></p>
<p>presso gli Antichi Magazzini del Sale, Palazzo Comunale &#8211; Pistoia</p>
<p><strong>La città e i diritti</strong><br />
*il diritto di ciascuno come dovere di tutti*</p>
<p>Ne discutono:</p>
<p><strong> Luca Baccelli</strong> &#8211; filosofo del diritto, autore di <em>I diritti dei popoli</em> (Laterza, 2009)<br />
<strong> Franco Buffoni</strong> &#8211; poeta, autore di <em>Roma</em> (Guanda, 2009) e <em>Laico alfabeto in salsa gay piccante</em> (Transeuropa, 2010)<br />
<strong> Giovanna Campani</strong> &#8211; sociologa dell&#8217;interculturalità, autrice di <em> Veline, niokke e cilici</em> (Odoya, 2009)<br />
<strong> Daniela Belliti </strong> &#8211; delll&#8217;Associazione Palomar</p>
<p>_ _ _ _ _</p>
<p>Info: Associazione Palomar &#8211; Via Mazzini 28, Pistoia<br />
info@associazionepalomar.it</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/23/dentro-la-citta-la-citta-e-i-diritti/">Dentro la città.</a>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/23/dentro-la-citta-la-citta-e-i-diritti/">Dentro la città. La città e i diritti</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mercoledì 24 novembre 2010, ore 21</strong></p>
<p>presso gli Antichi Magazzini del Sale, Palazzo Comunale &#8211; Pistoia</p>
<p><strong>La città e i diritti</strong><br />
*il diritto di ciascuno come dovere di tutti*</p>
<p>Ne discutono:</p>
<p><strong> Luca Baccelli</strong> &#8211; filosofo del diritto, autore di <em>I diritti dei popoli</em> (Laterza, 2009)<br />
<strong> Franco Buffoni</strong> &#8211; poeta, autore di <em>Roma</em> (Guanda, 2009) e <em>Laico alfabeto in salsa gay piccante</em> (Transeuropa, 2010)<br />
<strong> Giovanna Campani</strong> &#8211; sociologa dell&#8217;interculturalità, autrice di <em> Veline, niokke e cilici</em> (Odoya, 2009)<br />
<strong> Daniela Belliti </strong> &#8211; delll&#8217;Associazione Palomar</p>
<p>_ _ _ _ _</p>
<p>Info: Associazione Palomar &#8211; Via Mazzini 28, Pistoia<br />
info@associazionepalomar.it</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/23/dentro-la-citta-la-citta-e-i-diritti/">Dentro la città. La città e i diritti</a></p>
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		<title>Siamo qui, siamo qui!</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 01:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Luisa Venuta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/P1000451.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Maria Luisa Venuta</strong></p>
<p>Da domenica scorsa mi sveglio al mattino con il suono di una <em>vuvuzela</em> che dalla gru nel cantiere che si trova dietro casa dà un segnale alla città. Dice che i ragazzi che sono sulla gru sono ancora lì, che hanno trascorso la notte e che stanno per iniziare una lunga giornata.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/05/siamo-qui-siamo-qui/">Siamo qui, siamo qui!</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/P1000451.jpg"><img class="size-medium wp-image-37136 alignnone" title="La gru" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/P1000451-225x300.jpg" alt="" width="158" height="210" /></a></p>
<p>di <strong>Maria Luisa Venuta</strong></p>
<p>Da domenica scorsa mi sveglio al mattino con il suono di una <em>vuvuzela</em> che dalla gru nel cantiere che si trova dietro casa dà un segnale alla città. Dice che i ragazzi che sono sulla gru sono ancora lì, che hanno trascorso la notte e che stanno per iniziare una lunga giornata. Un’altra giornata lassù a 35 metri di altezza.<br />
La gente che passa al mattino andando verso gli uffici verso le scuole, le università passa sotto la gru e con il naso in su guarda se sono ancora lì. Loro escono dalla cabina del manovratore, appendono uno striscione enorme con scritto “sanatoria” e poi parlano con il gruppo che accanto al cantiere si da il cambio a presidiare, a non lasciarli soli né di giorno né di notte. La gru non è più una L capovolta nel cielo che sovrasta l’entrata a nord nel centro storico di Brescia, è diventata un enorme punto di domanda.</p>
<p><span id="more-37135"></span>Non puoi evitarlo. Lo sguardo sale e scende. La mente va e viene. Il punto interrogativo è lì enorme sopra le piazze, i palazzi, le donne, gli uomini e i bimbi che transitano, che vivono normalmente, secondo un copione che ci si è costruiti e che si segue costantemente, senza grosse sbavature. Le domande sorgono spontanee. Dal chiedersi semplicemente come facciano a vivere le quotidianità fisiche, come stiano tutto il giorno e la notte  in quella cabina sospesa nel vuoto. Ci si chiede come abbiano fatto a resistere durante i tre giorni di pioggia e vento che hanno fatto ruotare continuamente il braccio della gru, mentre il Nord Italia andava sott’acqua e loro non mollavano con una forza inaspettata. Ci si chiede che cosa accadrà, quanto durerà. Poi si guarda in alto. Da là sopra forse la visione del sistema cambia. Le logiche diventano diverse. Il gioco della sopravvivenza riappare nella sua crudezza.</p>
<p>La forza che arriva dalla cabina della gru non è quella di cinque o sei disperati, che presi dalla rabbia e dal desiderio di provocazione, salgono sulla gru e da qui non scendono. No.  Dopo cinque giorni, di cui tre passati nella tempesta di pioggia e vento, direi che non è quella la leva che spinge loro e che scuote chi sta con i piedi sull’asfalto e con il naso all’insù. La forza che arriva da là sopra è più profonda: parla di fiducia nel sistema, di dignità umana, di desiderio di lavorare con gli stessi diritti e doveri di chi è nato qui. Tutti elementi che in una democrazia sana sarebbero tutelati e che invece sono stati via via calpestati. Elementi che sabato scorso sono stati anche vilipesi in modo violento e maldestro quando, durante la manifestazione per i diritti dei migranti, il presidio permanente, che era stato montato da un mese in un’aiuola verde di fronte alla questura poco fuori dal centro, è stato divelto e sbriciolato con le ruspe su ordine del vicesindaco di Brescia. Un inganno sull’inganno. Questi uomini hanno pagato di tasca loro per accedere alle procedure della regolarizzazione, poi hanno versato i contributi INPS connessi ai contratti di lavoro indispensabili per ottenere i permessi di soggiorno. Chi ha sborsato già tremila euro, chi cinquemila in questi ultimi due anni di lunghe file in questura e di attese interminabili per arrivare ad avere i documenti in regola. Soldi che lo Stato si è intascato. Poi improvvisamente la circolare di quest’anno sull’impossibilità della cosiddetta sanatoria a regolarizzare chi era incappato in reato di clandestinità, perché sorpreso senza documenti negli anni scorsi. Da qui la totale incertezza del diritto, la confusione, la completa deresponsabilizzazione dei politici che hanno combinato il pasticcio, lasciando alla soggettiva decisione dei TAR locali la scelta sul comportamento da seguire. Restituire i soldi o concedere i permessi di soggiorno? A Brescia, come in altre città, è stato il caos e il vuoto decisionale.</p>
<p>Nel vuoto, il senso della truffa si è amplificata fino a stravolgere il senso del presente e del futuro individuali e delle comunità straniere. Questo penso con il naso all’insù guardando la gru e i suoi temporanei abitanti. Sembra un mondo sospeso in una bolla di vetro. I loro sguardi indagano che cosa sta avvenendo lì sotto. Ci si saluta, si parla e si riprendono trattative e pianificazioni di manifestazioni. Poi partono i megafoni in un dialogo tra basso e alto, tra il sopra e il sotto. La città è lì intorno. Un po’ silente, presa da se stessa, si svela anestetizzata da anni di televisione e di reality. Il mondo sospeso nella cabina sulla gru non rappresenta nulla di ambito, anzi è qualcosa che forse si vorrebbe nascondere o non vedere. I tamburi urbani inventati con le protezioni del cantiere diventano un tam tam che richiama l’attenzione dei passanti, il presidio si amplia di presenze, di canti e di slogan urlati, ritmati. “Basta truffa!” “Basta fregare!”“Basta truffa!” “Basta fregare!”</p>
<p>Le ore scorrono. I migranti offrono dolci, tè caldo, caffè zuccherato a tutti quelli che stanno lì anche se per qualche minuto. Parole, presenze che giorno dopo giorno ritrovano il senso del termine “solidarietà”. Elemento trascurato da chi governa la città perché non offre nulla se non se stesso, ma è il cardine della rete di connessione e di riconoscimenti che si sta tessendo lentamente  in questi giorni intorno alla gru. Qualcuno dice che una volta, nel giro di poche ore, si sarebbero riempite le piazze per protestare e scioperare di fronte allo smantellamento del presidio. Oggi non più. E sembra già un’operazione ben riuscita il mantenere vivo e forte il presidio giorno dopo giorno, notte dopo notte. Troppi anni di sfilacciamento delle relazioni sociali che non danno più spazio all’azione politica e collettiva diretta e l’incapacità di vedere. Chi rappresenta cosa?<br />
La piccola comunità sulla gru ci interroga su come sia stato possibile arrivare a questo punto. Ci chiede di interrogarci su chi in questo momento abbia meno da perdere. Loro in alto sospesi nel vuoto, ma talmente consapevoli tanto degli inganni di questo sistema, quanto della loro dignità umana da rischiare in prima persona per avere riconosciuti i propri diritti. O noi che stiamo lì sotto con il naso in su, ma persi tra le traiettorie quotidiane delle nostre esistenze, rassegnati alle angherie politiche, alla squallida gestione di lavori precari spesso sottopagati, rassegnati nell’accettare che si calpesti quello che rimane del sistema democratico italiano: la possibilità di esprimersi e manifestare le proprie opinioni in modo pacifico per difendere e tutelare i propri diritti come essere umani prima che come cittadini.</p>
<p>Per seguire via web che cosa sta avvenendo a Brescia:<a href="dirittipertutti.gnumerica.org/"> </a>http://dirittipertutti.gnumerica.org/</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>Per tutti l’invito è a partecipare alla manifestazione che si terrà a Brescia sabato 6 novembre<a href="http://dirittipertutti.gnumerica.org/files/2010/11/50415_159194094116656_1446073_n.jpg"> </a>con ritrovo alle ore 15 in piazza Loggia.</strong></span></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/05/siamo-qui-siamo-qui/">Siamo qui, siamo qui!</a></p>
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		<title>Tre referendum per l&#8217;acqua pubblica</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/22/tre-referendum-per-lacqua-pubblica/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>Il 24 Aprile parte in tutta Italia la raccolta firme.</strong></p>
<p>Il <a href="http://www.acquabenecomune.org"><strong>Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua</strong></a>, costituito da centinaia di comitati territoriali che si oppongono alla privatizzazione, insieme a numerose realtà sociali e culturali ha deciso di promuovere <strong>3 quesiti referendari</strong>, depositati presso la Corte di Cassazione di Roma mercoledì 31 marzo 2010.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/22/tre-referendum-per-lacqua-pubblica/">Tre referendum per l&#8217;acqua pubblica</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il 24 Aprile parte in tutta Italia la raccolta firme.</strong></p>
<p>Il <a href="http://www.acquabenecomune.org"><strong>Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua</strong></a>, costituito da centinaia di comitati territoriali che si oppongono alla privatizzazione, insieme a numerose realtà sociali e culturali ha deciso di promuovere <strong>3 quesiti referendari</strong>, depositati presso la Corte di Cassazione di Roma mercoledì 31 marzo 2010. Sosterranno tale iniziativa anche diverse forze politiche.<br />
<span id="more-33160"></span><br />
A partire dal <strong>sabato 24 </strong>aprile inizieremo la raccolta delle firme, in tre mesi dovremo arrivare almeno a quota <strong>500.000 </strong>per poter richiedere i referendum. I banchetti per la raccolta delle firme saranno allestiti su tutto il territorio nazionale.</p>
<p>I tre quesiti vogliono abrogare la vergognosa legge approvata dall’attuale governo lnel novembre 2009 e le norme approvate da altri governi in passato che andavano nella stessa direzione, quella di considerare l’acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti.</p>
<p>Dal punto di vista normativo, l’approvazione dei tre quesiti rimanderà, per l’affidamento del servizio idrico integrato, al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000.</p>
<p>Tale articolo prevede il ricorso alle aziende speciali o, in ogni caso, ad enti di diritto pubblico che qualificano il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e privo di profitti nella sua erogazione.</p>
<p>Verrebbero poste le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini. E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.</p>
<p><strong>Vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.</p>
<p>Vogliamo restituire questo bene comune alla gestione condivisa dei territori.</p>
<p>Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene collettivo.</p>
<p>Per conservarlo per le future generazioni.</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/22/tre-referendum-per-lacqua-pubblica/">Tre referendum per l&#8217;acqua pubblica</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Campagna nazionale &#8220;SALVA L’ACQUA&#8221;. Il popolo dell&#8217;acqua a Roma il 12 novembre</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/campagna-nazionale-salva-l%e2%80%99acqua-il-popolo-dellacqua-a-roma-il-12-novembre/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/campagna-nazionale-salva-l%e2%80%99acqua-il-popolo-dellacqua-a-roma-il-12-novembre/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 12:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>Il Senato, il 04 Novembre, ha approvato l&#8217;Art.15 del DL 135/09 che sottrae ai cittadini l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso.<br />
Il decreto poi approderà alla Camera dei Deputati a partire da lunedì 09 Novembre (nella Commissione 1°) e verrà discusso dall&#8217;aula lunedì 16 Novembre.</strong>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/campagna-nazionale-salva-l%e2%80%99acqua-il-popolo-dellacqua-a-roma-il-12-novembre/">Campagna nazionale &#8220;SALVA L’ACQUA&#8221;. Il popolo dell&#8217;acqua a Roma il 12 novembre</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Senato, il 04 Novembre, ha approvato l&#8217;Art.15 del DL 135/09 che sottrae ai cittadini l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso.<br />
Il decreto poi approderà alla Camera dei Deputati a partire da lunedì 09 Novembre (nella Commissione 1°) e verrà discusso dall&#8217;aula lunedì 16 Novembre.</strong><br />
<span id="more-25772"></span><br />
<strong>IL PARLAMENTO PRIVATIZZA L’ ACQUA e I BENI COMUNI</p>
<p>IMPEDIAMOLO!</p>
<p>E&#8217; urgente e indispensabile una mobilitazione straordinaria!</p>
<p>in concomitanza con la discussione dell’<a href="http://www.acquabenecomune.org/spip.php?rubrique259">Art. 15 del decreto legge 135/09 </a>presso la Camera dei Deputati</p>
<p>Giovedì 12 Novembre ore 10.30<br />
Presidio al Parlamento (Piazza Montecitorio)</strong></p>
<p><strong>Il Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua invita la cittadinanza, il “popolo dell’acqua”, le realtà sociali e territoriali, le reti ambientaliste e per la tutela dei beni comuni, le organizzazioni sindacali e il movimento degli studenti, ad una mobilitazione straordinaria partecipando alla manifestazione davanti al Parlamento giovedì 12 Novembre ore 10.30 a Piazza Montecitorio.</p>
<p>Mobilitiamoci per impedire la conversione in legge del decreto legge 135/09!<br />
Partecipiamo tutte e tutti al presidio!</p>
<p>Seguite sul sito </strong><strong><a href="http://WWW.ACQUABENECOMUNE.ORG">www.acquabenecomune.org </a></strong>tutte le iniziative che metterà in campo il Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua.</p>
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		<title>In merito alla risposta del Centro trasfusionale di Milano sulla proibizione di donare sangue fatta ai gay</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 11:51:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Se <a href="http://www.ilprimoamore.com/">Il Primo Amore</a> avesse i commenti aperti (ed altro ancora) avrei segnalato a <a href="http://www.ilprimoamore.com/testo_1425.html">Stefano Beretta</a> che il Policlinico a Milano rifiuta la donazione di sangue di persone gay fin dal 2005 sulla base di una singolare ed apparentemente pretestuosa interpretazione della <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2004:091:0025:0039:EN:PDF">Direttiva 2004/33/EC</a>.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/04/05/in-merito-alla-risposta-del-centro-trasfusionale-di-milano-sulla-proibizione-di-donare-sangue-fatta-ai-gay/">In merito alla risposta del Centro trasfusionale di Milano sulla proibizione di donare sangue fatta ai gay</a></p>
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La <a href="http://www.giovannidallorto.com/attualita/aids/aids.html">fonte più completa</a> per formarsi un&#8217;opinione sulla vicenda è dello storico e giornalista <a href="http://www.giovannidallorto.com/">Giovanni Dall&#8217;Orto</a> (da cui ho preso il titolo dell&#8217;articolo) sul suo sito (kudos <a href="http://www.queerblog.it/post/5085/milano-il-policlinico-di-milano-non-vuole-sangue-gay">queerblog</a>). Vi invito a <a href="http://www.giovannidallorto.com/attualita/aids/aids.html">leggerla</a>, soprattutto se siete donatori (o donatrici) di sangue come me, che ho donato al Marangoni negli anni passati ed ho quindi a cuore la cosa.</p>
<p>Jan Reister</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/04/05/in-merito-alla-risposta-del-centro-trasfusionale-di-milano-sulla-proibizione-di-donare-sangue-fatta-ai-gay/">In merito alla risposta del Centro trasfusionale di Milano sulla proibizione di donare sangue fatta ai gay</a></p>
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		<title>le costanti universali</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 06:15:59 +0000</pubDate>
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		<title>Una lettera dei genitori di Pistoia sulla scuola</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 11:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>Questa lettera che pubblico molto volentieri mi è stata inviata da <strong>Vasco Tesi </strong>a nome del <a href="http://genitoripistoia.blogspot.com">Comitato dei Genitori di Pistoia</a>, di cui è parte. f.m.</em></p>
<p>“La scuola è aperta a tutti”<br />
Articolo 34 della Costituzione Italiana</p>
<p>Il decreto-legge della Gelmini sulla scuola ha, come possiamo vedere e leggere ogni giorno, innescato polemiche e proteste accese un po’ ovunque nel nostro paese.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/03/una-lettera-dei-genitori-di-pistoia-sulla-scuola/">Una lettera dei genitori di Pistoia sulla scuola</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questa lettera che pubblico molto volentieri mi è stata inviata da <strong>Vasco Tesi </strong>a nome del <a href="http://genitoripistoia.blogspot.com">Comitato dei Genitori di Pistoia</a>, di cui è parte. f.m.</em></p>
<p>“La scuola è aperta a tutti”<br />
Articolo 34 della Costituzione Italiana</p>
<p>Il decreto-legge della Gelmini sulla scuola ha, come possiamo vedere e leggere ogni giorno, innescato polemiche e proteste accese un po’ ovunque nel nostro paese. I rappresentanti dell’attuale governo insistono nel parlare di strumentalizzazione politica da parte della sinistra dei ragazzi che oggi occupano scuole e università, fanno l’autogestione o manifestano nei cortei. Sono inoltre uscite affermazioni piuttosto imbarazzanti nel loro contenuto riguardo all’anomalia del sodalizio tra docenti del corpo insegnante e studenti. Nello specifico il Ministro della Gioventù Giorgia Meloni su Il Giornale:</p>
<p>“Che le posizioni di studenti e docenti convergano, è una cosa mai capitata prima. Una contraddizione in termini visto che hanno obbiettivi diversi”.<br />
<span id="more-10345"></span><br />
Viene da chiedersi quali dovrebbero essere questi obiettivi diversi. Un’ipotesi: gli insegnanti mirano alla formazione culturale e scientifica degli studenti, mentre gli studenti a sfangarla facendo il meno possibile, sbeffeggiando il sistema scolastico?</p>
<p>Ma anche viceversa: studenti che hanno sete di sapere e professori insipienti che mirano solo alla busta paga di fine mese?</p>
<p>Se questi due esempi riflettono un modello tutto italiano dove è il furbo e non il meritevole, l’arroganza e non il dialogo ad avere la meglio, resta pur triste che un esponente del governo “difenda” la scuola come organismo che divide invece che lavorare nell’ottica di un bene comune, di un sapere da trasmettere. Perché l’obbiettivo della scuola, ci sembra, dovrebbe essere soltanto uno, condiviso da tutti: formare individui per un futuro migliore, dare loro più strumenti possibili perché siano un giorno le unità fondanti di una società più equa, perché si riapproprino di quella giustizia sociale che oggi sembra minata e che consapevolezza e istruzione possono renderci. Far sentire a professori e studenti il peso e la responsabilità di essere liberi.</p>
<p>Queste considerazioni non vengono da membri di un sindacato o di un partito, ma da noi genitori della provincia di Pistoia, che circa un mese fa ci siamo ritrovati per discutere insieme di ciò che succederà con l’approvazione del decreto 137 e con la messa in atto della legge finanziaria 133.</p>
<p>Tutto questo putiferio scatenato dalla Gelmini alla fine torna utile, almeno per smuovere le coscienze di alcuni italiani, coscienza che in un paese normale sarebbero già state smosse da tempo.<br />
È un’occasione unica di stimolo: noi genitori siamo toccati su una corda sensibile, il futuro dei nostri figli. Questa riforma torreggia sul loro avvenire come l’ombra di una nuvola nera. Vuoi soffocare la vita di una pianta? Mettila in un vaso più piccolo di quello dove è sempre stata, non darle mai sole se non una parvenza luce riflessa, dalle pochissima acqua. Non morirà, ma crescerà stentata.</p>
<p>Da noi genitori è nata la volontà di aggregarsi per dare una risposta positiva ad una situazione intollerabile. A coloro che la vivono accanto agli insegnanti, la scuola appare già allo stremo delle forze. Quante collette abbiamo dovuto fare per le cose più disparate, in una scuola spoglia, abbellita solo dai disegni dei bambini; i servizi di pre-scuola erano già ridotti all’osso, prima della Gelmini, sotto gli occhi di tutti. Già ci aveva insegnato l’esperienza della Moratti , e già eravamo scesi in piazza, anche se non con la stessa determinazione.<br />
Siamo tuttavia stati etichettati subito come “genitori comunisti”, pur non avendo espresso nessuno schieramento ideologico né esserci appoggiati ai sindacati. Al di là del fatto che ci lascia perplessi il modo in cui l’attribuzione di un pensiero di “sinistra” debba coincidere con il riconoscersi comunisti, ci stupisce ancora di più come non sia comprensibile che il singolo, il comune cittadino si indigni per qualcosa che non trova affatto giusto e che cerchi scambio e collaborazione con altri cittadini come lui. I nostri governanti hanno un’opinione così bassa di noi e dei nostri figli da non riconoscerci la capacità di leggere, ascoltare, riflettere senza un mediatore? Credono forse che come nel teatrino di Mangiafuoco abbiamo bisogno di fili e mani altre per muoverci? È piuttosto avvilente se è davvero così. Tanto più che nei momenti delle campagne elettorali siamo invitati a votare proprio secondo coscienza, prendendo atto dei malestri dell’uno o dell’altro (a seconda di chi fa il comizio), a non farci menare per il naso… Allora decidetevi siamo o non siamo capaci di intendere e pensare da soli? Forse la risposta è che l’autonomia del pensiero fa paura. Va soppressa alla radice, negando la sua stessa possibilità (finché non torna comodo il contrario). Forse succede che nel paese del popolo delegatore è inammissibile che i cittadini chiedano alla politica di tornare tale, assumendosene il carico in modo attivo. Si è dimenticato in ultima istanza il senso dell’essere politico, che pure figura chiaramente nel primo articolo della nostra Costituzione:</p>
<p><em>La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.</em></p>
<p>I partiti ci devono rappresentare. Devono rispondere alle nostre richieste legittime, ai nostri bisogni, perfino al nostro dissenso. Noi, oggi, uniti per i nostri figli, ma anche per i figli altrui, perché non si perda del tutto il senso sociale (non patriottico) di un paese, siamo fortemente politici. E tuttavia apartitici. In attesa che il potere non sia ad uso e consumo dei governanti, che non si confonda lo Stato con un’azienda privata.</p>
<p>I fatti sono accessibili a tutti: chiunque attraverso la Rete può informarsi, può risalire direttamente alla fonte. Ed il quadro è desolante: l’ultima finanziaria di Tremonti risalente approvata significativamente nel mese di agosto quando l’attenzione del popolo italiano, già di per sé dormiente, è minima, sancisce l’inizio della fine dello stato sociale, e lo fa con un colpo tremendo sia alla scuola pubblica che alla sanità. Il nostro blog ha ricevuto critiche stato perché non riportava i riferimenti diretti alle leggi e ai decreti: abbiamo subito corretto l’errore. Ma sorge spontanea una domanda: perché la gente non cerca di informarsi in modo autonomo?</p>
<p>Una prima riflessione la merita il progetto di classi separate per stranieri. Preso in sé, è chiaro che non può funzionare perché va contro al concetto stesso di integrazione: un alunno straniero inserito in una classe di italiani nel giro di pochi mesi impara la lingua e stabilisce relazioni di amicizia con gli altri compagni, e questo aiuta anche l’integrazione della sua famiglia. E’ un fatto provato dalla nostra esperienza. Inoltre se si stabiliscono barriere, si impedisce ai ragazzi italiani di stabilire un contatto con lo straniero e la sua cultura, allora si perde una grande ricchezza, un contributo fondamentale per tutti. Ci sembra una sorta di autogol in un mondo che si definisce villaggio globale. Se invece vogliamo toccare il punto centrale, che è la mentalità che sta dietro al progetto, la domanda è: perché si vogliono seguire modelli razzisti che già si sono dimostrati deleteri nella nostra Storia e recentemente nell’esperienza di altri Paesi europei, come la Francia? Dobbiamo ripetere all’infinito gli stessi errori? Siamo davvero un popolo senza memoria?</p>
<p>Riguardo al tentativo di reintrodurre il maestro unico nella scuola primaria, il concetto stesso di “necessità di una figura unica di riferimento “ per i bimbi nell’età della scuola elementare è se preso in buonafede, piuttosto ridicolo. Pensiamo a come vivono oggi i nostri figli: i genitori lavorano, quasi sempre entrambi altrimenti non c’è modo di mandare avanti la famiglia, ed i ragazzi sono continuamente sballottati tra nonni , zii, genitori, maestri, insegnanti del pre-scuola.<br />
Se invece di due maestri ne avranno uno solo, cambierà qualcosa?<br />
Il maestro unico si dovrebbe sostituire alla figura del genitore? Ma via! No, i nostri ragazzi saranno solo meno seguiti, avranno solo meno istruzione. E poi, dobbiamo pensare che il mondo cambia e la scuola deve adeguarsi. Le esigenze per l’istruzione dei ragazzi oggi non sono le stesse di trent’anni fa, quando eravamo ragazzi noi. La scuola è importante perché si sobbarca l’onere di dare ai ragazzi quello che i modelli culturali e comportamentali della società di oggi non danno loro. Oggi ogni individuo è costantemente investito da un flusso di informazione che è enorme rispetto a trent’anni fa: questa esposizione continua ci leviga, ci rende scivolosi e insensibili, e ci corrode dentro.<br />
Per questo, gli insegnanti oggi si trovano a fare un lavoro immenso, perché la capacità di concentrazione dei ragazzi è tremendamente ridotta, anche se hanno più mezzi e opportunità rispetto al passato. Il bagaglio di nozioni che un ragazzo deve possedere per avere una formazione completa è aumentato rispetto a quando c’era il maestro unico, ed è per venire incontro a queste esigenze che è stato introdotto l’insegnamento differenziato fin dalle scuole elementari.</p>
<p>Poi c’è la questione del tempo pieno. Sebbene il ministro Gelmini provi a rassicurare, dicendo che le ore resteranno le solite ci sembra difficile credere che con il passaggio al maestro unico il tempo pieno sia garantito per tutti. Tanto più che le ultime dichiarazioni del ministro suonano come una contraddizione in termini dato che nel decreto-legge 137 si parla chiaramente di una riduzione dell’orario scolastico settimanale a 24 ore. Il fatto di leggere anche che si lavorerà ad una “più ampia articolazione del tempo-scuola” secondo le esigenze delle famiglie, non ci rassicura. Quanto questa suddetta articolazione inciderà sulle spese familiari? E le famiglie che non potranno permetterselo? E l’alternativa al tempo pieno non rischierà di essere un parcheggio per i nostri ragazzi? Non si rischia di tornare paurosamente indietro ad ogni livello con la ricomparsa dell’angelo del focolare, uno stereotipo da cui si credeva la donna contemporanea occidentale fosse uscita? Non è piuttosto che questo tagliare ore e personale ha come unico fine il risparmio economico?</p>
<p>E allora, se c’è bisogno di risparmiare, perché non iniziare dagli stipendi dei parlamentari, dalla serie di servizi di lusso (cuochi, parrucchieri, segretarie…) di cui usufruiscono mentre compilano decreti alle nostre spalle, in piena estate, approvandoli in meno di dieci minuti?</p>
<p>Sono domande forse semplici le nostre, di persone che si sentono considerate alla stregua di inetti, a cui il governo paternalista mette una mano calda sul capo dicendo: “non vi preoccupate, manifestate, fate i vostri striscioni, litigate guardando la televisione… fate i monelli tranquillamente che alle cose serie ci pensiamo noi”.</p>
<p>Ebbene noi genitori vogliamo che lo Stato ci sia, che esista e che sia forte e sano, che soprattutto sia disposto al dialogo con i cittadini.</p>
<p>Ci siamo riuniti il 29 ottobre scorso alle 21 per una manifestazione di piazza a Pistoia in cui è stata coinvolta buona parte della città, comprese le istituzioni che ci hanno ospitato. Genitori, ricercatori, insegnanti, studenti, anziani affacciati ai balconi ad incoraggiarci. È stato un momento bello e forte di condivisione. Vogliamo che sia il primo di tanti incontri, tesi a sensibilizzare la cittadinanza ed eventualmente ad aprirci ad altri movimenti simili in altre città. Il decreto è passato, ma noi non possiamo arrenderci.<br />
Certo ci rendiamo conto che la nostra è una realtà privilegiata: a Pistoia, come altrove in Toscana, il problema dell’integrazione ad esempio non è così drammatico come nel nord e così le tensioni sociali. Ma forse proprio per questo possiamo diventare un punto di riferimento per altri genitori di altre città, possiamo portare la nostra esperienza come mezzo di confronto.</p>
<p>Non dobbiamo rammaricarci inoltre se i nostri propositi e dubbi per ora non hanno risposte: c’è un tempo in cui è più importante porsi delle domande. E dobbiamo chiederci come mai abbiamo permesso ad un <em>pinche tirano </em>di sostituirsi alle nostre coscienze: non c’è altra possibile spiegazione per giustificare come vengano accettati passivamente certi provvedimenti. Quello che noi genitori di Pistoia dobbiamo fare per il bene di noi stessi e dei nostri figli è far rinascere e mantenere alto il livello di attenzione verso questa società, perché questa società siamo noi che la facciamo: se abbiamo un certo governo, esso è espressione di quello che noi siamo. E allora se il governo non ci piace più, se le misure che esso prende ci sembrano assurde, dobbiamo prima di tutto guardarci dentro. E il primo concetto che dobbiamo riesaminare è quello che ci fa sentire tanto italiani: l’idea di Libertà, ricordandoci che l’unica libertà possibile è quella che viene dall’autodeterminazione e si può raggiungere solo attraverso la consapevolezza.</p>
<p>Dopo tante domande, perlomeno una risposta: se vogliamo che i nostri figli crescano liberi, dobbiamo educarli insieme con la scuola, strumento indispensabile da potenziare e non da soffocare come vuol fare questo governo. L’ignoranza è schiavitù. In Italia l’ignoranza si esprime particolarmente verso tutte le questioni politiche. Pur essendo facilitata e alimentata dall’ignoranza generale, questa sfiducia o voglia di delegare sempre ad altri le fatiche di gestione della cosa pubblica è per noi assai pericolosa, e alla fine rischiamo di diventare come un cane che si morde la coda, perché il potere ha tutto l’interesse a mantenerci ignoranti ed è sempre più detenuto a sua volta da ignoranti.<br />
Noi genitori attraverso il confronto reciproco vogliamo ravvivare il nostro spirito critico ed estendere la discussione non solo alla scuola, ma anche agli altri problemi: oltre alla sanità, un altro tema da risolvere è quello dell’informazione. Non sarà possibile che questo Paese possa crescere se l’informazione non sarà riportata su toni di civiltà e correttezza. Per questo dobbiamo seguire i modelli anglosassoni: prima si divulgano i fatti, e poi si commentano.<br />
In questo panorama buio, noi abbiamo iniziato la nostra lotta civile.<br />
Non sappiamo quale sarà l’esito, ma la lotta ci fa sentire vivi e ci dà gioia.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/03/una-lettera-dei-genitori-di-pistoia-sulla-scuola/">Una lettera dei genitori di Pistoia sulla scuola</a></p>
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