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	<title>Nazione Indiana &#187; Domenico Ghirlandaio</title>
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		<title>Berlusconi e il piatto tutto pieno</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 06:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>[<em>Questo testo inedito apparirà nel prossimo</em> Almanacco Guanda, <em>a cura di Ranieri Polese, dedicato alla satira, in uscita a fine settembre. Marco Belpoliti ce ne fa grazioso dono, e noi ringraziamo.</em> G.B.]</p>
<p></p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>La satira involontaria esiste? Difficile rispondere, dal momento che ci sono testi scritti, o visivi, che ad alcuni parlano in modo eloquente, mentre ad altri appaiono muti, e quasi nessuno ne vede l’effetto involontario.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/07/07/berlusconi-e-il-piatto-tutto-pieno/">Berlusconi e il piatto tutto pieno</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>[<em>Questo testo inedito apparirà nel prossimo</em> Almanacco Guanda, <em>a cura di Ranieri Polese, dedicato alla satira, in uscita a fine settembre. Marco Belpoliti ce ne fa grazioso dono, e noi ringraziamo.</em> G.B.]</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/copertina_chi_2.jpg" alt="copertina_chi_2" title="copertina_chi_2" width="451" height="584" class="aligncenter size-full wp-image-19081" /></p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>La satira involontaria esiste? Difficile rispondere, dal momento che ci sono testi scritti, o visivi, che ad alcuni parlano in modo eloquente, mentre ad altri appaiono muti, e quasi nessuno ne vede l’effetto involontario. La domanda viene spontanea guardando la recente copertina di <em>Chi</em>, il settimanale diretto da Alfredo Signorini, esteta e filosofo del <em>bon ton</em> berlusconiano, apparso in edicola il 1° luglio 2009. <span id="more-19080"></span><br />
<em>Chi </em>è una rivista patinata, di proprietà dell’attuale Presidente del Consiglio – meglio: della sua famiglia, a cui Silvio Berlusconi affida il compito di veicolare la propria immagine presso i suoi elettori. Si tratta di una sorta di rotocalco del gossip, fondato su un uso ampio dell’immagine fotografica. Un album di famiglia della società italiana così come la immagina e la vuole il cavaliere di Arcore – e Signorini, dannunziano di complemento, la confeziona con bravura, un pizzico di irriverenza e tanta fantasia. A <em>Chi </em>Silvio Berlusconi ha affidato la risposta allo “scandalo” sessuale scoppiato durante questo anno.<br />
  Ricapitoliamolo velocemente, per fare un po’ di memoria dinanzi ad avvenimenti che si succedono in modo incalzante, di cui, a più riprese, lo stesso Berlusconi enuncia l’inesistenza. Prima di tutto viene il compleanno celebrato in un locale di Casoria, vicino a Napoli, a cui il Presidente interviene; si festeggia il diciottesimo anno di Noemi Letizia, sconosciuta ragazza bionda di cui Berlusconi si proclama amico-di-famiglia. Segue una serie di interviste, inchieste, testimonianze circa la conoscenza, più o meno intima, della ragazza da parte del settantaduenne Presidente. Su <em>Chi </em>appaiono le foto della festa, e a seguire le foto della famiglia Letizia con fidanzatino di Noemi al seguito (poi si scopre: tutto inventato, come in Tv). Dieci domande poste da un quotidiano italiano – <em>La Repubblica </em>– sul comportamento del leader politico del Partito delle Libertà restano inevase. Poi è la volta di un altro episodio, anche questo fotografico: un cospicuo numero di istantanee colte con un potente teleobiettivo da un fotografo all’interno della villa, Villa Certosa, di proprietà del tycoon e uomo politico italiano in Sardegna.<br />
  Non mi dilungo sugli aspetti giudiziari, il botta e risposta tra l’entourage del Presidente e i giornali dell’opposizione. Le foto ritraggono delle ragazze e un uomo politico estero, in costume adamitico, all’interno della magione sarda, nonché Berlusconi stesso. Niente di particolarmente scandaloso, ma sufficiente ad alimentare voci sulle feste che avvengono all’interno dell’abitazione-villaggio turistico del magnate televisivo. A questo punto emerge una voce – più di una voce – circa le consuetudini di Silvio Berlusconi, riguardo agli inviti di belle donne che frequentano le sue abitazioni, a Roma e sull’Isola. Ovvero, la consuetudine che l’uomo politico, e proprietario della più grande catena di televisioni private, coltiva di circondarsi di ragazze giovani e giovanissime.<br />
Ne ha scritto anche la moglie – un altro capitolo di questa auto-satira? – in una lettera ad un giornale, supponendo un disturbo psichico del consorte, e definendo le ragazze che lo frequentano vittime sacrificali offerte al Drago (un’immagine medievale, ma anche un’allusione a celebri quadri rinascimentali).<br />
  La vicenda non finisce qui. Nel momento in cui sto scrivendo queste righe è scoppiato un altro scandalo, se così si può dire – “scandalo” nel senso etimologico del termine: “pietra d’inciampo” – che riguarda delle “escort”, parola inglese con cui si indicano le accompagnatrici di uomini d’affari, e non solo loro, per viaggi e occasioni mondane. Donne belle e bellissime, sessualmente disponibili, come suggerisce la voce “escort” del Dizionario Zanichelli – la parola in origine significa “indicare la via” –, dove il termine è definito un eufemismo: prostitute d’alto bordo. Il tutto è partito da un’inchiesta della magistratura di Bari. Sono ancora immagini, questa volta digitali: ragazze che mostrano fotografie scattate col cellulare all’interno della residenza romana del Premier – Palazzo Grazioli –, che si ritraggono a vicenda con la minicamera in uno dei bagni della magione, mentre altre asseriscono di aver avuto rapporti sessuali con lui – una sola ragazza, per la verità. Tutte sarebbero state pagate per questo lavoro da escort.<br />
  Satira? Probabilmente sì, se si ritorna all’etimo della parola: “piatto ricolmo, saturo, di macedonia di frutta e legumi”. Questa è in origine la satira, qualcosa di troppo pieno e insieme di misto. Oggi si direbbe “fritto misto”. La parola ora indica un “componimento poetico che critica argutamente le debolezze umane”, e per questo fa leva proprio sulla commistione tra prosa e versi. Il genere letterario della “satira-satura” viene da questa mescolanza.<br />
  Ma torniamo alla copertina di <em>Chi </em>da cui sono partito. Ecco qui l’auto-satira. Forse Silvio Berlusconi non si è davvero reso conto di quello che faceva mettendosi in posa davanti all’obiettivo del fotografo del rotocalco di famiglia. O forse sì, e allora di qualcosa d’altro si tratta. Di cosa? Descriviamo un attimo l’immagine che campeggia nel periodico: Silvio è seduto su un prato tagliato all’inglese. Vestito di blu, e la gamba, la sinistra, appoggiata a terra, mentre la destra appena sollevata; vi appoggia il braccio destro. Le maniche della camicia sono arrotolate in modo informale – modello J. F. Kennedy – mentre l’avambraccio nudo si scorge appena; la mano semichiusa. Sorride e guarda-dritto-in-macchina. Un sorriso, come suo solito, fisso, quasi una maschera.<br />
  La cosa che colpisce, oltre la fissità dell’espressione, in cui dominano i denti bianchissimi e il naso, è lo sguardo spento, e gli occhi socchiusi. Di vivo nel ritratto fotografico c’è solo il sorriso, che illumina il volto, ma non accende gli occhi. E poi la capigliatura, che sembra dipinta a mano – Photoshop? – con una precisione quasi millimetrica. I capelli sono di colore indefinibile: un po’ neri e un po’ grigi. Qualcosa di decisamente innaturale.<br />
  L’innaturalezza appare lo stigma di questa immagine, ed è quasi una citazione, una auto-citazione: Questo sono io!, sembra dire lo sguardo del Presidente. Così, in modo naturalmente innaturale.<br />
  Questa immagine rinvia a molte altre immagini, quelle viste quotidianamente sui giornali, oppure le indimenticabile istantanee di <em>Una storia italiana</em>, il fotoromanzo con cui Berlusconi ha condotto la campagna elettorale del 2001, inviando a milioni di suoi potenziali votanti il proprio album personale, rivisto e corretto, naturalmente. Le immagini fotografiche più ancora delle immagini in movimento (televisione e video) sono al centro degli interessi visivi – e ideologici – del tycoon di Arcore. Così da qualche tempo – un paio d’anni o forse più – ogni avvenimento politico trova il suo corrispettivo in un servizio fotografico su <em>Chi</em>, e anche ogni avvenimento privato della vita di Silvio – il matrimonio della figlia maggiore Marina, presidente della Mondadori, oppure il divorzio possibile dalla seconda moglie Veronica Lario, alias Miriam Bartolini – è trasformato in avvenimento pubblico, cioè politico. La politica della comunicazione di Berlusconi funziona così. O, almeno, ha funzionato così, fino a questa copertina del 1° luglio 2009.<br />
  Cosa ha di particolare questa immagine di copertina di cui ho cominciato a dare una descrizione? Costituisce qualcosa di nuovo, di inedito, possiamo dire d’eccessivo. Quel senso di spaesamento suggerito dal volto del Presidente è accentuato dalla figurina che gli sta a fianco. Si tratta di un bambino piccolo; dalla didascalia, posta in alto, sotto la testata, apprendiamo che si tratta del nipotino Alessandro. Il suo viso contrasta in modo evidente con quello del nonno lì a fianco. Mentre Silvio ci guarda, Alessandro è rivolto con gli occhi altrove. Sono occhi di colore azzurro, vivissimi. Tutto l’ovale del viso appare rilevante: le labbra rosse pronunciate, la pettinatura, l’orecchio sinistro, l’unico che si scorge nell’immagine. Ma anche la postura: mentre quella del tycoon è fissa, il nipotino appare sbilanciato. La mano sinistra quasi sospesa in aria, cerca un appoggio, e anche la destra è in movimento, seppur sembra ferma. Delle gambe del bambino se ne vede una sola, calzata da una scarpina bianca, mentre l’altra non è visibile.<br />
  Si tratta, per quanto riguarda la figura del bambino, di un’istantanea presa al volo, mentre il bebé si volta, quasi di scatto, e si protende con lo sguardo verso qualcuno che probabilmente lo sta chiamando. I due ritratti, Silvio e Alessandro, appaiono antitetici. Fisso il primo, spontaneo il secondo; rivolto verso l’osservatore il primo, verso qualcun altro fuori quadro il secondo. Le due figure sembrano così incongrue da far pensare a una manipolazione, con Photoshop o altro programma grafico: sono due immagini diverse accostate mediante un artificio. Oppure no, si tratta di una foto “autentica” (sebbene si supponga, per via di alcuni dettagli come i capelli del presidente, ritoccata), ma l’effetto è di una profonda divergenza tra i due soggetti raffigurati.<br />
   Mi spiego: Silvio Berlusconi, al centro di uno “scandalo” sessuale, vuole ribadire la sua appartenenza alla triade di valori Dio-Patria-Famiglia. Per questo si fa fotografare con la sua famiglia. Lo si vede nell’interno del servizio: l’occasione è la festa di compleanno del suo secondogenito, Piersilvio. Raduna nella villa di Paraggi in Liguria – non in Sardegna, si badi bene – la sua prima famiglia. La prima moglie – Carla Dall’Oglio, scomparsa da tempo dalla iconografia berlusconiana, con i figli di primo letto: Piersilvio e Marina. Più i due nipoti, i figli della primogenita, Silvio e Gabriele. Nel gruppo di famiglia raffigurato nel servizio non figura Alessandro, che invece compare accanto al tycoon sulla copertina del rotocalco. Alessandro – un po’ di genealogia non guasta – è il figlio della figlia Barbara, avuta dalla seconda moglie, Veronica. Barbara non c’è in nessuna delle foto pubblicate da <em>Chi</em>, il figlioletto invece sì. Perché? Perché è un nipote. Ovvero funziona perfettamente per accostarlo a sé nella copertina: Silvio come Nonno. Un nonno ben conservato, si direbbe, anche grazie ai ritocchi e alle manipolazioni dei bisturi, oltre che della computer graphic.<br />
  Ma c’è qualcosa di più. Alessandro è piccolo, più piccolo degli altri due nipoti che compaiono nel servizio – oltre che nella vita del famoso e potente Nonno. E poi è particolarmente bello. Ha un volto radioso, che sembra emanare gioia anche se non sorride. Il suo è un viso solare, ridente, oltre che freschissimo. Accostandolo a sé Silvio sottolinea un elemento di simbiosi: giovinezza. Quello che ottiene dall’immagine del nipotino è proprio questo: un elisir di lunga vita. In immagine, naturalmente. Ma poiché di “politica dell’immagine” si tratta, questo potrebbe forse bastare.<br />
  In altre parole, Silvio vuole comunicarci due cose: sono dedito alla famiglia, e non alle minorenni in fiore; sono giovane perché sono accanto a un giovane: proprietà transitiva. Poi, questo giovanissimo è mio nipote. Nella foto che apre il servizio, su doppia pagina, c’è un’altra auto-citazione: posa coi due nipoti, Silvio e Gabriele, con il pollice alzato, secondo un gesto a lui abituale negli anni Settanta – “è ok!” – fissato in una celebre foto di Giuseppe Pino. Anche in questa istantanea, costruita a beneficio del fotografo, il suo sguardo è spento, il viso non emana alcuna luce, a differenza della vivacità dei due visi infantili accanto a lui.<br />
  Ultimo dettaglio, il vestito indossato da Alessandro nella fotografia di copertina: bianco con righe blu sulle maniche e sul colletto. Il tipico vestito delle classi alto borghesi, immortalato in <em>Vestivamo alla marinara</em> da Susanna Agnelli, celebre best seller sulla storia della sua famiglia. Anche qui Alessandro veste alla marinara, in un completo bianco, come le scarpine, che lo fanno sembrare un angioletto, in contrasto col blu scuro dei calzoni e la camicia di Nonno Silvio, indossata fuori dai calzoni, come usano i giovani oggi, ma anche per ridurre l’effetto-pancia della camicia infilata dentro le braghe.<br />
  Perché si tratta di una auto-ironia? Perché c’è qualcosa di eccessivo nell’immagine di questa copertina, qualcosa di incongruo. L’innaturalità di cui si è detto riguarda sia la figura del Nonno come quella del Nipote. Di più: sono innaturali anche accostati tra loro, oltre che singolarmente. Parlano due lingue che non si intersecano, così da dare la sensazione precisa di una costruzione, la quale finisce per accrescere l’aspetto satirico dell’intero quadretto. Sembra una satira di Silvio Berlusconi: una barzelletta, però raccontata da altri. C’è qualcosa di sottilmente ridicolo nel <em>tableau vivant </em>dell’immagine. Ridicolo perché eccessivo, sia nelle pose che nei gesti, sia nei vestiti come negli sguardi. Si tratta di qualcosa di finto, non di falso, poiché, a ben guardare, l’intera immagine è vera, appartiene alla verità di Silvio Berlusconi, quella che da diversi decenni non smette di proclamare attraverso le proprie immagini, una verità che però finisce non nella falsità, bensì nella finzione.<br />
  Si tratta, questo è il punto, di una vera finzione. Qui scatta il livello di autosatira, una satira su se stessi involontaria, non voluta né auspicata, ma coscientemente prodotta proprio attraverso l’idea stessa di finzione. Finzione come <em>fiction</em>, racconto inventato a partire da dati veri. Tutta l’immagine fotografica di Silvio è frutto di una finzione, è un racconto a cui credere – una favola in cui credere –, il romanzo di una vita, ma anche il telefilm, una fiction in cui realtà e finzione si scambiano di posto per realizzare appunto il “finto”.<br />
  Lavorare sul “finto”, come fa del resto ogni settimana <em>Chi</em>, rotocalco di <em>storytelling </em>costruite mediante immagini fotografiche – scatti rubati o fatti credere di essere-stati-rubati –, comporta dei rischi, il primo dei quali è quello di fornire un “piatto troppo ricco” a chi guarda e legge, ovvero di fornire materiale satirico, in una sorta di auto-ironia involontaria. L’eccesso di finzione – costruzione dell’immagine, manipolazione della stessa, uso di simboli e figure retoriche, allusioni e rinvii extratestuali – comporta una messa in causa della verdicità stessa dell’immagine. Va bene che tutti sanno che tutto è finzione nel mondo del tycoon di Arcore, ma c’è un limite a questa finzione, un limite chiamato realtà, che può essere bellamente obliata, nascosta, alterata, resa virtuale, ma tuttavia continua ad esistere come sfondo su cui si stagliano tutte le <em>storytelling </em>visive di Silvio Re.<br />
  Qualcosa di nuovo è accaduto. La costruzione visiva, all’opera nella copertina di <em>Chi</em>, indica un cambiamento di comunicazione. L’immagine non vuole più rassicurare o convincere, ma contrastare. Meglio: si tratta di una contro-informazione – Silvio buon Nonno e non seduttore di minorenni come certi avversari vorrebbero far credere – che funziona al contrario, proprio perché deve disattivare un’immagine, a sua volta fotografica, costruita come un capo d’accusa contro il tycoon. Si tratta delle fotografie di Noemi, delle foto rubate dal fotoreporter nella villa sarda, delle tante immagini delle escort pubblicate sui quotidiani e sui settimanali italiani. La contro-informazione della copertina appare sfasata rispetto al suo obiettivo, persino eccessiva proprio per la sua natura di messaggio contrastato.<br />
  Nell’opposizione tra le due figure – Silvio e Alessandro – si apre dunque uno spazio che comunica l’esatto opposto di quello che i curatori dell’immagine del Cavaliere si proponevano: rassicurare, confermare, e persino commuovere. Invece di emozionarsi il lettore di <em>Chi </em>si spaventa: chi è il vampiro senza tempo e senza età che compare accanto al fantolino sulla copertina del rotocalco? Perché sorride? E cosa significa quel sorriso spento sul suo viso? E il bambino, non sembra forse un clone? Un bambino clonato in immagine? Un bambino-immagine, come in una pubblicità di un borotacolo (“Roberts”), che appare vestito, ma il cui messaggio sublinare è quello del bimbo-nudo. E questo nudo innocente, pudibondo, che è il vero messaggio inconscio della fotografia, a cosa allude? All’innocenza di Nonno Silvio, naturalmente. Ma questa innocenza è smentita dal sorriso plasticato del Nonno. L’osmosi tra il vecchio e il bambino, tra i valori di cui entrambi sono carichi sul piano simbolico, non sembra avvenire. Tutto si blocca, si ferma lì, come la fissità del volto del tycoon nello scatto ricostruito che stiamo guardando. Qui il Re è nudo. A dirlo non è tanto il bambino della fiaba di Andersen, <em>I vestiti nuovi dell’imperatore</em>, ma il bambino che il Re ha vicino a sé. Dice che lui è vecchio, che è di plastica, che è finto, e lo dice grazie proprio alla finzione della giovinezza e dell’infanzia di cui il bambino della copertina è portatore. Finto più finto, non dà come risultato Vero, bensì Falso. La veridicità delle immagini si vendica disponendo la falsità dei significati che si vuol comunicare. La satira è il prodotto di tutto questo. Involontaria, inconsapevole, ma pur sempre satira.</p>
<p>PS<br />
Una persona, a cui ho fatto leggere il testo qui sopra, mi ha spedito questa immagine di Domenico Ghirlandaio, “Vecchio con nipote”, della fine del Quattrocento. La allego. Forse dovrei riscrivere tutto, e costruire un discorso iconologico facendo riferimento alla tradizione dei ritratti di nonni con nipoti nell’arte italiana, quasi supponendo che i curatori dell’immagine di Silvio Berlusconi siano a conoscenza di questo quadro. Possibile. O forse no. Si tratta solo di un caso. Tuttavia ragionarci sopra avrebbe qualche significato. Alla prossima volta.</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/457px-domenico_ghirlandaio_0031.jpg" alt="457px-domenico_ghirlandaio_0031" title="457px-domenico_ghirlandaio_0031" width="454" height="594" class="aligncenter size-full wp-image-19082" /></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/07/07/berlusconi-e-il-piatto-tutto-pieno/">Berlusconi e il piatto tutto pieno</a></p>
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