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	<title>Nazione Indiana &#187; emmanuela carbé</title>
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		<title>Morfologia dell&#8217;amore</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Dec 2008 11:31:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<blockquote><p>[Questo racconto è un'anticipazione dal prossimo numero di <a href="http://www.lavieri.it/sud/" target="_blank">SUD</a>, in uscita nella prima decade di gennaio.]</p></blockquote>
<p>di <strong>Emmanuela Carbé</strong></p>
<p>Un cavernicolo, un essere primitivo vestito sempre con magliette cavallo e cavaliere. Brutto, col broncio appeso in faccia e la capacità di socievolezza di un sasso.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/31/morfologia-dellamore/">Morfologia dell&#8217;amore</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>[Questo racconto è un'anticipazione dal prossimo numero di <a href="http://www.lavieri.it/sud/" target="_blank">SUD</a>, in uscita nella prima decade di gennaio.]</p></blockquote>
<p>di <strong>Emmanuela Carbé</strong></p>
<p>Un cavernicolo, un essere primitivo vestito sempre con magliette cavallo e cavaliere. Brutto, col broncio appeso in faccia e la capacità di socievolezza di un sasso. Se non fosse che ogni tanto muove gli arti superiori per accendersi una sigaretta lo crederei un uomo della pietra, vestito con pelli di animale, disegno preistorico a muro. L&#8217;ho soprannominato tirannosauro rex, e quelle rare volte che apre bocca davvero conferma la sua natura tirannosaurica e potente, con un vocione che fa eco a settanta milioni di anni di mancata evoluzione, e un naturale rapporto diretto con le scimmie o con gli anfibi. Mi sono innamorata di tirannosauro rex una sera a casa sua, quando parlava delle mille doti politiche dei federalisti, e io per non dargli addosso non ascoltavo, catalogando mentalmente i suoi scaffali pieni di libri. Mi sono innamorata perché è il mio contrario, perché è un esemplare maschio adulto che lotta ogni giorno con la clava per il pezzo di pane che la vita gli deve, mentre io invece le cose le ho sempre aspettate dal cielo. <span id="more-13009"></span><br />
Per lui ho visto due volte batman al cinema, ho letto i libri peggiori di Coelho e Prévert, sono andata a una conferenza di federalisti trasversali. Ho guardato per un mese i documentari di history channel.<br />
Tirannosauro rex è appena stato assunto a tempo indeterminato agli uffici del comune e continua a dirmi che anche io dovrei muovermi e smetterla con quello stage non retribuito, che dovrei andare a vivere in una casa più grande del mio monolocale, progettare qualcosa per la mia vita, sistemarmi, pensare ad un futuro tranquillo. Io però il mio futuro l&#8217;ho già pensato, ed è per questo che ogni giorno allo specchio compongo discorsi, e scrivo lettere non spedite per spiegargli a parole semplici quello che vorrei dirgli. Ma cosa vorrei dirgli, con esattezza? Io l&#8217;amore non lo conosco, non so nemmeno cos&#8217;è.<br />
Giovedì pomeriggio esco con la mia borsetta piena di lettere non spedite e incontro tirannosauro davanti al duomo. È a braccetto con una ragazza. Lì per lì non mi si spezza neanche il cuore, rimango piuttosto fissa e sorridente con il pilota automatico interiore. Non mi sottraggo alle presentazioni, quando mi allontano butto le lettere in un cestino differenziato come se stessi buttando del latte scaduto.<br />
Sto sveglia tutta la notte e decido che la mia vita deve cambiare. La mattina vado a comprare un divano biposto, una minicucina di legno più spese di spedizione, una libreria in legno grezzo e una tavolo da muro che si alza e si abbassa. Appena dopo la cassa trovo un negozietto svedese che vende salmone affumicato e ne compro mezzo chilo. C&#8217;è anche il libro mille modi per cucinare il salmone, centodieci pagine di ricette a tu per tu con un salmone svedese. Lo faccio mio. Uso tutto il pomeriggio a studiarmi le istruzioni per la composizione della libreria, prendo appunti e preparo il martello e le viti, unisco i pezzi e in meno di tre ore è completa, al muro, in tutta la sua bellezza. Ci prendo gusto, sento per la prima volta di aver costruito con le mie mani una cosa solida, vera, concreta. La notte non chiudo occhio, continuo a pensare alla mia nuova libreria. Mi alzo e vado a provarla, ci appoggio sopra un libro, un vaso, un cuscino, eppure sento che manca qualcosa. Un senso di inquietudine mi fa pensare e ripensare. Prendo il catalogo e sfoglio. C&#8217;è una libreria in legno chiaro, costa come quella che ho comprato. Ravvicino la pagina al muro. È perfetta.<br />
Il giorno dopo mi decido e torno là. Eccola in tutta la sua bellezza, la mia prossima nuova libreria. È mia, metto i pezzi sul carrello. Già che ci sono prendo un comodino e anche un tavolo da lavoro. Un tavolo da lavoro è indispensabile per costruire il proprio fortino. Prendo anche un set di martelli e chiodi, per quando arriva la cucina. Voglio staccarmi dal mondo e sentirmi protetta con i miei nuovi mobili colorati. Sento all&#8217;improvviso un incontenibile desiderio di costruire anche un armadio. Passo un altro pomeriggio a incastrare e martellare. La mia casa è piena di cartoni, viti e bulloni.  Sul sito internet ho trovato un letto a soppalco, sono andata subito a prenderlo. Nel frattempo è arrivata la cucina, l&#8217;ho montata ma ho dovuto spostare una delle librerie al centro della stanza.<br />
Il letto a soppalco non ci sta, ho fatto male i conti con il soffitto. Allora ho attaccato le colonne portanti su un muro e il letto è in verticale, di petto alla cucina.<br />
Progetto una parete attrezzata su due muri accanto alle librerie, penso ad un parquet per il soffitto.<br />
Domenica sera è tutto più difficile. Mi sono incastrata in mezzo alla stanza cercando di collegare i tubi della cucina. C&#8217;è qualcosa che non va nelle istruzioni, perché l&#8217;acqua cade dai tubi e allaga la stanza. Seduta sul letto aspetto. Il mezzo chilo di salmone svedese è a pezzi e galleggia per casa. Barricata con l&#8217;acqua alla gola chiamo tirannosauro rex per dirgli che lasci tutto l&#8217;amore di questo mondo e si prenda per sempre cura di me. Che venga a prendermi in casa e con la clava spacchi tutto il legno che ho costruito attorno, e si prenda cura di me. Ma tirannosauro rex non risponde, come non aveva risposto alle lettere nel cestino differenziato, non risponde perché non capisce e non sente, non sente, e forse meglio così.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/31/morfologia-dellamore/">Morfologia dell&#8217;amore</a></p>
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		<title>Comizi d&#8217;amore o anche Amor ti vieta o anche Il mio ragazzo ha spento il telefono.</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Sep 2008 07:25:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>[ Il brano è tolto dal blog di <a href="http://lumicino.splinder.com/" target="_blank">lumicino</a>. ]</p>
<p><strong></strong></p>
<p>di <strong>Emmanuela Carbé</strong></p>
<p>Ipotesi: sul perché non vorrei sposarmi.</p>
<p>Le mie note preferite sono il do e il sol.<br />
Ho anche una chitarra che si chiamava gipippa prima che i comitati leninisti dopo un&#8217;irruzione a casa mia mi hanno fatto notare che la walt disney è una società capitalista e che non potevo chiamare un oggetto con il nome della macchina di indiana pipps.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/02/comizi-damore-o-anche-amor-ti-vieta-o-anche-il-mio-ragazzo-ha-spento-il-telefono/">Comizi d&#8217;amore o anche Amor ti vieta o anche Il mio ragazzo ha spento il telefono.</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333399;">[ Il brano è tolto dal blog di <a href="http://lumicino.splinder.com/" target="_blank">lumicino</a>. ]</span></p>
<p><span style="font-size: x-small; font-family: Courier New; color: #333300;"><strong></strong></span></p>
<p>di <strong>Emmanuela Carbé</strong></p>
<p>Ipotesi: sul perché non vorrei sposarmi.</p>
<p>Le mie note preferite sono il do e il sol.<br />
Ho anche una chitarra che si chiamava gipippa prima che i comitati leninisti dopo un&#8217;irruzione a casa mia mi hanno fatto notare che la walt disney è una società capitalista e che non potevo chiamare un oggetto con il nome della macchina di indiana pipps. La mia chitarra era normale prima che un mio amico, convincendomi che era capace di accordarla, la fece monca tirando così tanto un piolino da far saltare una corda. La fu mao-gipippa-tung, in ciliegio tutta, giace impolverata vicino alla libreria ed è il simbolo supremo di due cose: il capitalismo, a lunghe distanze, perde sempre; le velleità giovanili, a lunga distanza, si sopiscono.<span id="more-7879"></span> Ho fatto un corso di chitarra spagnola con la signora Zapatera, mi considerava così talentuosa che alla quinta lezione mi ha detto: hai una bella voce, perché al posto di venire qui non vai a farti un bel corso di canto?<br />
Le note sono più importanti dei segni zodiacali per capire le affinità di coppia. Io non potrei mai innamorarmi di uno che dice che la sua nota preferita è il mi. È talmente vera questa teoria che quelli che vanno a sposarsi invece di dire voglio passare la mia vita con te, amore mio, rispondono al sacerdote di turno, o al sindaco, o chi per esso, con un sibilante sibillino SI collettivo. Qualche manciata di minuti prima i due sposini sono entrati in differita con una marcia nuziale, la maggior parte dei casi scelta senza nessuna cognizione di causa, come dire “ci sposiamo sul solco della tradizione, cara, e non sappiamo neanche cosa stiamo ascoltando”. Alcuni sposi fanno anche lo sforzo di cercare un&#8217;originale alternativa al classico pa-para-pa&#8212;pa-paaa-rapa, come dire “caro, non ci sposiamo sul solco della tradizione, facciamo consapevolmente i diversi, salvo riservarci il resto della vita monotono e uguale come tutti gli altri”. Allegria. Questo è un buon motivo per cui non mi sposerò mai: il <em>si</em> che dovrei pronunciare, come il mi, proprio non lo sopporto.</p>
<p>Tesi: Per un&#8217;analisi parziale all&#8217;istituzione dell&#8217;amore contrattuale.</p>
<p>Un mio amico ha criticato il titolo della mia tesina di laurea che iniziava con la preposizione articolata “sul”. Diceva che <em>su</em> e <em>per</em> sono un retaggio degli anni sessanta, che in quegli anni tutti gli scritti accademici apparivano in questa modalità: <em>Sui salmoni che giacciono nelle discariche abusive</em>; <em>Sui pesci neorealisti e le organizzazioni internazionali laiche troppo laiche</em>, <em>Per un commento alla peste bubbonica manzoniana apparsa sui salmoni lombardi nel Seicento</em>.<br />
Non sono in grado di dire se questo sia storicamente vero o no, ma per non essere condannata di attentato all&#8217;economia narrativa tralasceremo il problema.<br />
L&#8217;istituzione dell&#8217;amore, come tutti sappiamo, è arrivata con la rivoluzione francese. Prima le cose erano molto più facili, ci si sposava perché non si poteva fare altro, perché non c&#8217;era maria de filippi alla televisione, perché i matrimoni erano combinati. Oggi come oggi abbiamo fatto un grande salto di qualità, i matrimoni se li combinano i diretti interessati, che si costringono da soli alla finzione dell&#8217;innamoramento perpetuo, o al comune accordo di tenerezza senza fine, per guadagnarsi una vecchiaia socialmente accettabile. Nessuno si scandalizzi di questo: c&#8217;è solo una cosa peggiore della morte, cioè la morte in compagnia della solitudine. Inutile dire che per salvaguardarsi non si deve puntare sulla longevità del compagno. La vedovanza è una questione di statistica e probabilità. In molti casi si punta sui figli, che nel momento in cui ci sono dovrebbero (salvo casi brutali) stare vicino ai genitori.<br />
Credo che sia necessario andare a monte della questione, non basando le nostre tesi su ciò che possiamo dire a proposito del matrimonio in sé, crisi del primo secondo decimo ventesimo anno, calo di desiderio, monotonia della quotidianità, e il marito che non vuole accompagnarti al centro commerciale e la moglie che ti usa troppo la carta di credito e il marito che si fa l&#8217;amante e la moglie che si fa l&#8217;amante e il dimenticarsi perché si sta insieme e negare negare negare e lasci la tavoletta alzata e non mi aiuti nelle faccende domestiche e i figli che devono fare sport e il mutuo e il lavoro che ti porti a casa e ho sacrificato i miei interessi e ritardi sempre la sera e quante cene di lavoro e i tuoi amici mi odiano e chi è quella segretaria e chi è quel tuo personal trainer eccetera eccetera. Questo è il campo delle possibilità da lasciare ai registi e agli scrittori italiani, ed è soprattutto il campo dell&#8217;intimità di ognuno, che non possiamo giudicare da fuori. Anche perché poi arriva sempre quello che dice che nonostante tutto, nonostante queste tristezze di ogni giorno, capita quella volta che ci abbracciamo e allora sento quanto sono fortunato barra fortunata. Certo, anche uno che si martella la testa tutto il giorno e a un certo punto si ferma perché ha il braccio stanco si sente all&#8217;improvviso meglio.<br />
La nostra tesi allora, senza scomodare esempi pratici e sparare sulla crocerossa, può essere formulata a partire da una domanda teorica basilare: quante volte ci innamoriamo nella vita?<br />
Io dico almeno una volta alla settimana. Ma per chi lavora a casa, o per chi è più impegnato di me, magari una volta al mese. Allora è bene fare una ricerca sociologica, su un campione di diecimila o ventimila persone, e sapere da loro di quante persone si innamorano per strada, al bar, sul lavoro. Poi c&#8217;è quello che dirà ma io non mi innamoro proprio di nessuno, io sono felicemente fidanzato da due giorni e non guardo le altre. Certo, ho contemplato anche questo caso, che avviene quando la persona spegne i suoi occhi, le antenne che spuntano dalla testa vengono riabbassate e non vengono più captati gli stimoli dall&#8217;esterno. Noi tutti siamo animali narrativi. Questo vuol dire che chi più chi meno crea delle piccole storie mentali basandosi sul “come sarebbe se&#8230;”, “ma se mi comportassi così&#8230;”, “cosa avverrebbe nel caso in cui&#8230;”.<br />
C&#8217;è chi le fa elaborate, con tanto di citazioni letterarie (“ma come può leggere, se l&#8217;aria è già sì&#8230;”), chi più platoniche (ah, se solo potessi condividere la mia narratività mentale con la sua, in questo connubio di narratività inespresse), chi a luci rosse (censurato).<br />
Se ognuno di noi mettesse in pratica per un attimo tutto quello che gli passa per la testa il mondo sarebbe finito. Nessuno si sposerebbe, i figli non avrebbero genitori e non crescerebbero nella culla perbene e perversa della famiglia. Il mito del ti amo per sempre va alimentato con la fatica di tutti i giorni, con qualche bugia, con qualche film di kevin costner ma più in generale con mediaset.<br />
La pratica di dosare le nostre narratività nel mondo reale è quindi una pratica per salvarci dal caos.<br />
Tutti quelli che non sanno amare in questi modi, che non riescono a pensare che un giorno dovranno lasciare definitivamente le loro narratività a favore di un&#8217;unica sola persona, coloro che non si calano nell&#8217;illusione che c&#8217;è una persona al mondo che se venisse sezionata combacerebbe con la nostra metà. Tutta questa gente fa parte di un limbo pericoloso.<br />
Considerazioni così potrebbero far pensare ai più nichilisti che è l&#8217;amore e non il matrimonio il vero problema, perché è l&#8217;amore che non conosciamo, il termine sta lì e lo usiamo per tante cose senza sapere mai di cosa stiamo parlando. Sappiamo solo che ci serve a definire qualcosa di nebuloso che unisce istinti bassi a sovrastrutture etiche e sociali. Paure a desideri, palpitazioni di cuore ad altre palpitazioni, necessità individuali a solidarietà tra esseri umani. Chi dice che l&#8217;amore salverà il mondo non sa neppure di cosa sta parlando. L&#8217;amore, se noi lo conoscessimo veramente, ci ricorderebbe una volta in più quanto siamo pericolosi sulla terra.<br />
Con queste premesse per niente ottimiste l&#8217;istituzione del matrimonio in realtà si salva, perché se interpretato in termini seri e meno velleitari, in termini contrattuali voglio dire, risulta un buon compromesso grazie al quale dare un ordine e un significato alle nostre picciole vite.</p>
<p>E ora una canzone allegra sull&#8217;amore nella sua prima fase (da cantare in piedi e pensando ad una coppia qualsiasi dopo quindici anni di matrimonio):</p>
<p>Aspetti signorina le dirò con due parole<br />
chi sono, chi sono e che faccio,<br />
come vivo, vuol?<br />
Chi son, chi son? Son un poeta<br />
che cosa faccio? Scrivo,<br />
e come vivo vivo.<br />
In povertà mia lieta<br />
da gran signore<br />
riverimmi d&#8217;amore<br />
per sogni e per vivere<br />
e per castelli in aria,<br />
l&#8217;anima mia d&#8217;aria&#8230;<br />
Dolor dal mio forziere<br />
rubandoti i gioielli<br />
due ladri gli occhi belli<br />
v&#8217;entrar con voi pur ora<br />
e i miei sogni usati<br />
e i miei sogni miei<br />
e tosto si dilegua<br />
ma il furto non m&#8217;accora<br />
poiché, poiché v&#8217;ha preso stanza<br />
la speranza.<br />
Or che mi conoscete<br />
parlate voi<br />
de&#8217; parlate, chi siete?<br />
Vi piaccia dir.</p>
<p><strong>Su Nazione Indiana è stato pubblicato anche il <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/14/trittico-del-salmone-domestico/">trittico di salmone domestico</a>.</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/02/comizi-damore-o-anche-amor-ti-vieta-o-anche-il-mio-ragazzo-ha-spento-il-telefono/">Comizi d&#8217;amore o anche Amor ti vieta o anche Il mio ragazzo ha spento il telefono.</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Trittico di salmone domestico</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/08/14/trittico-del-salmone-domestico/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2008 06:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/jeff-koons-pink-panther-1988.jpg"></a></p>
<p align="justify">di <strong>Emmanuela Carbé</strong></p>
<p>[ I testi sono tolti dal blog di <a href="http://lumicino.splinder.com/" target="_blank">lumicino</a>. D.P. ]</p>
<p align="justify">133. <strong>Catalogo delle stelle</strong></p>
<p>salgo su re teodorico per svuotarmi con due dita la testa e da lì sopra mi arrampico sul mio posto che è davanti a tre alberi da cimitero che lasciano un ritaglio a ponte pietra-casa di carla fracci-duomo, mentre a destra il mio san giorgio, i miei tetti di casa rossi, il mio fiume.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/14/trittico-del-salmone-domestico/">Trittico di salmone domestico</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/jeff-koons-pink-panther-1988.jpg"><img class="size-full wp-image-7151 aligncenter" title="jeff-koons-pink-panther-1988" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/jeff-koons-pink-panther-1988.jpg" alt="" width="220" height="400" /></a></p>
<p align="justify">di <strong>Emmanuela Carbé</strong></p>
<p><small>[ I testi sono tolti dal blog di <a href="http://lumicino.splinder.com/" target="_blank">lumicino</a>. D.P. ]</small></p>
<p align="justify"><span style="color: #ff6600;">133.</span> <strong>Catalogo delle stelle</strong></p>
<p>salgo su re teodorico per svuotarmi con due dita la testa e da lì sopra mi arrampico sul mio posto che è davanti a tre alberi da cimitero che lasciano un ritaglio a ponte pietra-casa di carla fracci-duomo, mentre a destra il mio san giorgio, i miei tetti di casa rossi, il mio fiume. arriva mio salmone domestico che si arrampica vicino a me, si incrocia ai miei pensieri e mi dice che se avesse un telescopio per medici mi visiterebbe perché non mi vede bene. Il mio problema, penso osservando gli omini che vanno su e giù per il ponte, il mio problema è che mi piacciono gli oggetti. Così quando ho visto quell&#8217;oggetto che hai sul tavolo io mi sono innamorata di te e di te tutto. Mi innamoro quando vedo le librerie degli altri perché traccio un percorso di significati passati che sono tutta la storia di un uomo. Così, di tutta questa felicità mentale, mi rimane solo l&#8217;idea, un significante, un oggetto che gira.<span id="more-7140"></span> Io in altri modi non so amare, per me l&#8217;amore è tangibile e a volte porta l&#8217;etichetta lavare a mano. e quando guardo nel cielo tutto il catalogo delle stelle abbasso gli occhi per la troppa bellezza del catalogo delle mie, tantissimi oggetti perfetti meticolosamente siglati per mese e per anno e lasciati lì sulla luna. mi ricompongo cercando il decumano. francesi e romanzi americani, rispettivamente mattina e sera. è il responso di mio salmone domestico. una volta al dì, per dieci giorni. e tra dieci giorni, mi dice, basta harmony su lumicino: avventurose fresche avventure.</p>
<p><span style="color: #ff6600;">122.</span> <strong>Contro Lévi-Strauss</strong></p>
<p>Ero appena uscita dalla casa monolocale con soffitto a navata singola a due vele incrociate che c’era lui che mi inveiva contro e diceva che ho due mani funzionanti ma un cervello di gallina, un cervello che ha il nocciolo così, e mi faceva segno, così piccolo.<br />
così piccolo, ripetevo nella testa, come una noce di quelle che non si aprono, ma le mani, invece, quelle funzionano, e chissene, mi dicevo, ma il cervello? così mi ripetevo e mi si avvicina una cosa strana, di un rosa strano, che non riesco a definire nei suoi contorni e a descrivere nella sua materia. una cosa che potrebbe essere una noce, due mani incrociate a palla, una matassa, e mi viene in mente che forse è mio salmone domestico, mio salmone accantonato per fare spazio all’altro, igiene del sonno, studio che aspiri a un metodo, evasioni programmate in funzione del metodo.<br />
dico a salmone che secondo me l’amore ai tempi delle funzioni di propp doveva essere potente e complicato, perché le persone per dirsi ti amo potevano usare le formule chimiche, e non come ora, e allora, gli dico, con le frecce e l’alfabeto maiuscolo e minuscolo, con i simboli, l’eroe lasciava la sua terra e senza temere il passato, quello che aveva fatto di sbagliato, andava contro il drago e tornava nel regno e baciava la principessa, freccetta in basso ipsilon ics alla seconda eccetera, freccetta in alto, in alto i cuori.<br />
e così, mentre mi rendo conto di non saper più parlare a mio salmone domestico, mentre cerco la formula esatta per dirgli qualcosa, e lui zitto zitto, tu sommergi da un angolo oscuro della mia mente e mi pensi: ti penso nelle tue fattezze di oggi, password di accesso alla mia casella postale e nient’altro.<br />
devo cambiarla prima o poi, mi dico, prima di dimenticare anche il nome.<br />
senza emozioni lo dico, come le signore che spazzano via le foglie sull’androne di casa, in quel paese di collina che è dell’infanzia.</p>
<p><span style="color: #ff6600;">97.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><strong>Premessa<br />
</strong>
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Sua Maestà?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Dimmi salmone.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Ci sarebbe il Federalista Trasversale che chiede udienza.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Ha ripetuto ad alta voce in obliquo Viva Marx, Viva Lenin, Viva Mao Tse Tung?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Thun?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Tung.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Sì Maestà.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">L&#8217;udienza è accordata.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><strong>Il fatto.</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Sulla torre più alta si avvicina in obliquo il federalista trasversale. Con la faccia in obliquo e la bocca in obliquo mi dice buongiorno, e io rispondo buongiorno. Allora, gli dico, corre voce che avvocato vuole farti entrare nelle storie di salmonedomestico. Federalista trasversale tace. E cosa vorresti fare, nelle storie di salmone domestico, eh? Sentiamo. Vuoi parlare di politica? Troppo tardi, ci sono già i comitati leninisti. Vuoi parlare del mondo? Niente da fare, c&#8217;è già madrelinguaspagnola. Come? Di sport? E sagoma di gattuso cosa credi che ci stia a fare? Di teatro magari, sì, poi lo spieghi te alla Duse. Di grandi princìpi? Ci basta canebianco. Di tristezza? E secondo te perché ho un salmone domestico? No, fammi indovinare. Anche te vuoi parlare di amore. Eh? Vuoi parlare di amore? Cos&#8217;è, ci avete scambiato tutti per la versione veneta degli harmony? No, rimani in obliquo, non aprire la bocca. Visto che avvocato ti ha portato nel regno io decido che tu prendi il suo posto, e lui verrà imprigionato in una campana di vetro a sud del confine. Ti chiederai cosa devi fare, cosa faceva il fu avvocato. Niente. Parlava di Mary Poppins, si lamentava per gli spazi e i tempi lunghi. Inoltre, era un po&#8217; lento a capire le parole di salmonedomestico, sai, quelle persone che bisogna dirgli le cose due volte. Sai, quelle persone che bisogna dirgli le cose due volte.</p>
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<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/14/trittico-del-salmone-domestico/">Trittico di salmone domestico</a></p>
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