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	<title>Nazione Indiana &#187; Enrico De Vivo</title>
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		<title>Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 12:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><em>[Enrico De Vivo risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Probabilmente è presto per storicizzare in maniera credibile i rapporti tra letteratura e web – ammesso che si tratti di un tema degno di essere storicizzato.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/">Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Enrico De Vivo risponde alle </em>Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet <em>a proposito di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">Verifica dei poteri 2.0</a>; <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/verifica-dei-poteri-2-0/" target="_blank">qui le risposte precedenti</a></em><em>]</em></p>
<p><em>1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?</em></p>
<p>Probabilmente è presto per storicizzare in maniera credibile i rapporti tra letteratura e web – ammesso che si tratti di un tema degno di essere storicizzato. Ci vuole ancora del tempo, affinché si sgombri il campo da passioni rivendicative e aspirazioni alla legittimazione, che non aiutano il giudizio critico né il racconto. Ad esempio, la rivista “Zibaldoni e altre meraviglie” (<a href="http://www.zibaldoni.it/wsc/">www.zibaldoni.it</a>), liquidata in poche battute, in realtà ha contribuito in questi dieci anni a mettere in contatto virtuoso generazioni di letterati molto lontane tra loro anche anagraficamente, andando oltre la stucchevole dicotomia tra “dentro” (di solito i “giovani”) e “fuori” (di solito i “vecchi”) dal web.<span id="more-38823"></span> Penso a Gianni Celati, Antonio Prete, Marianne Schneider, Barbara Fiore e a tanti altri studiosi e scrittori non proprio giovanissimi, che si sono spesi e hanno dialogato in maniera serrata con scrittori delle generazioni più recenti (dal compianto Giorgio Messori a Massimo Rizzante, Francesca Andreini, Alessandro Carrera, Emanuele Coccia, Stefania Conte, Walter Nardon, Stefano Zangrando e tanti altri), a prescindere dalla formula della “rivista tradizionale” e dal mezzo stesso (internet) – perché evidentemente in queste faccende è importante non tanto il mezzo, o la “formula”, quanto il fine. Grazie a “Zibaldoni”, inoltre, si sono potute incrociare esperienze e tradizioni differenti, che a volte hanno dato vita a strambi corto-circuiti, che costituivano però l’unico modo per andare al di là della logica italica dei gruppi e delle bande. Lo scambio virtuoso tra generazioni differenti e il superamento della logica dei gruppi, oltre al riferimento a una poetica antiromanzesca, pinocchiesca e meravigliosa, inusuale per l’Italia letteraria realista e impegnata, sono solo alcuni dei tanti aspetti che, nel vostro saggio come in altre analisi simili, restano in ombra a scapito di altri molto più effimeri, connessi alla celebrazione di personaggi alla moda e di questioni critiche a dir poco evanescenti. Lasciamo dunque che passi ancora un po’ di tempo, e tra qualche decennio magari riparliamo di chi e di che cosa, in questi anni, è stato sostanziale per la letteratura – se, tanto per dirne una, Gianni Celati e Antonio Prete, oppure Wu-Ming e Loredana Lipperini.</p>
<p><em>2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?</em></p>
<p>Non ho mai pensato alle “mie cose” quando ho pensato a internet come veicolo di scambio letterario. Le “mie cose”, come le “tue”, le “sue”, le “nostre”, le “vostre” e le “loro”, erano e sono il limite mortale della letteratura, web o non web. Invece, alla base dell’attività letteraria di “Zibaldoni e altre meraviglie” c’è sempre stato qualcosa di extraindividuale e di sganciato il più possibile da logiche promozionali e pubblicitarie. Abbiamo seguito delle linee di pensiero, quelle che ci interessavano naturalmente, mai soltanto degli “autori” in quanto tali. Ai tempi in cui la rivista e il sito sono nati (fine 2002, molto prima, quindi, di tanti siti più comunemente, ma erroneamente, citati come “pionieri”), internet era lo strumento dei poveri e dei disgraziati. Noi eravamo poveri e disgraziati, ed eravamo attratti, come tutti, dall’incipiente chiacchiericcio globale, di cui dirò più avanti. In più, avevamo forse delle cose da dire, perciò siamo sopravvissuti anche a chi, poi, dopo aver chiacchierato con noi pubblicamente, è andato a perdersi nei salotti buoni dei premi letterari. Noi ci siamo dati da fare con internet perché vivevamo il nostro tempo, contraddizioni incluse, con entusiasmo e trasporto – tutto qui. E questa è una cosa che ricordo ancora oggi con affetto. Internet non è un luogo come un altro, ovviamente, ma questo non significa che adatto il mio modo di scrivere al mezzo. Al limite, è il mezzo che si adatta alla mia scrittura, cambiandola in una maniera che certamente io non domino e di cui ho poca consapevolezza nell’immediato. Analogamente, i cambiamenti – retorici, linguistici, stilistici – che certamente si sono avuti con l’invenzione della stampa o con la diffusione dei giornali, non sono stati guidati dagli scrittori, bensì provocati da mutazioni sociali, tecniche e culturali molto complesse e di lunga durata.</p>
<p><em>3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione? </em></p>
<p>Ha tutti i difetti degli altri mezzi (di comunicazione): illusione di contatto intimo e profondo, tendenza a isolare chi ne usufruisce, creazione di dipendenza, limitazione della facoltà critica, ingabbiamento dell’immaginazione. Tutto ciò, applicato alla “discussione letteraria”, produce un frutto particolare, che è la vera quintessenza di internet: il “commento”, che più modernamente sarebbe forse opportuno definire “chiacchiera” (anche per distinguerlo da quello medievale, di tutt’altro spessore…). Frutti soporiferi e venefici del tempo reale applicato alla scrittura, i “commenti” leggibili nei blog letterari rappresentano benissimo tutto ciò che ha fatto irruzione (anche) nel “discorso letterario” negli ultimi dieci anni: la chiacchiera diffusa e anonima, alla quale, come in un incantesimo, nessuno riesce a sottrarsi, nemmeno i critici più rigorosi, che intervengono difatti con spirito militantissimo ovunque ci sia un po’ di baraonda e un minimo territorio da marcare. È l’epoca, questa nostra, in cui tutto e tutti si equivalgono e hanno il diritto (sic!) di dire la loro: l’epoca della baraonda critica, o della critica come baraonda – e le lenzuolate dei “commenti” sui blog letterari sono il suo democratico sudario. </p>
<p><em>4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?<br />
</em><br />
Come ho già detto, non mi sembra utile o necessario distinguere tra “dentro” e “fuori” dal web, a maggior ragione oggi: quello che conta è la sostanza di quel che si dice o si scrive, in rete o su carta. Rispetto ai primi anni, oggi la situazione della “discussione letteraria” in rete è molto diversa. All’inizio c’era molta più ingenuità e generosità, come testimoniano, ad esempio, le lunghe discussioni, sbagliate nei toni ma appassionate, tra “Zibaldoni” e quelli di “Nazione Indiana”. Adesso è tutto molto più ricercato e freddo, sono entrati tutti in rete, anche il più sprovveduto degli studenti di Lettere ha un suo blog in cui dice la sua (e spesso la dice benissimo). Il risultato è sempre quello: la chiacchiera diventa sempre più invasiva e devastante, e costituisce, più che un rumore di fondo, quasi ormai la verità ultima della letteratura, perché pare che proprio nessuno (me compreso, s’intende) riesca a sottrarsi al vortice, sempre sincopato e sbilenco, dello stare sul tempo qui e ora – con un “commento”, un “post”, un “link”… Resta il fatto che dentro o fuori dal web, la “discussione letteraria”, in Italia, è sempre alquanto noiosa: poca sostanza, i soliti temi civili buoni per un impegno spicciolo, tanta pubblicità e autopromozione. Per scovare qualcosa di interessante bisogna andare a cercare in posti sperduti – della rete come della realtà. Anche se, in tempi di globalizzazione, non è che sia proprio facile arrivare in posti anche solamente un po’ sconosciuti… Tuttavia, è proprio con l’intenzione di aprire lo sguardo su che cosa è ancora “sperduto”, e dunque meraviglioso, che abbiamo fondato la nostra collana editoriale, dal nome emblematico “<a href="http://www.zibaldoni.it/wsc/default.asp?PagePart=menusection&#038;StrIdPaginatorMenu=39). ">Questo è quel mondo</a>”. Leopardi resta la guida ideale nelle tenebre avanzanti del web come della realtà.</p>
<p><em>5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)? </em></p>
<p>Penso che Amazon, aNobii, blog vari &#038; compagnia bella porteranno presto a compimento il processo al quale abbiamo partecipato anche noi, e anche voi, tutti, fin da quando abbiamo cominciato ad abitare, più o meno consapevolmente, nel Regno del Commento. I nuovi modi di “giudicare”, e dunque di diffondere un’opera d’arte, segnalano innanzitutto la fatiscenza e la decrepitezza del mondo letterario così come siamo stati abituati a concepirlo fin dalle scuole medie e superiori, ossia come discorso oggettivo, normativo e autoritario per mettere in castigo il pensiero e l’immaginazione. Questo “mondo letterario” (non la letteratura) è alla frutta, seppellito dai “gusti” del pubblico, e certe recensioni agilissime e fulminanti di lettori qualsiasi su certi blog o su aNobii, oltre a mettere in un angolino i più scafati critici e recensori, – per i discorsi dei quali ormai nessuno ha più orecchio –, ci dicono che la vita qualsiasi, in un’ottica di selezione naturale, è sempre avvantaggiata rispetto alla vita ricercata, lussureggiante, intelligente. È con questa “vita qualsiasi”, – che costituisce forse il vero stato d’eccezione nel mondo attuale, – che la critica (e noi tutti) deve fare i conti, perché un critico (uno scrittore) che non tenga conto di questo, è un critico che non tiene conto del suo più che probabile assassino, e dunque del suo, fino a prova contraria, naturale erede. Che da uomo qualsiasi, sperduto in una contrada qualsiasi, scrivendo un blog qualsiasi, già studia per diventare il letterato del futuro.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/">Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo</a></p>
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		<title>SPAZIO LIB(e)RO a Bolzano</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 12:20:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giacomo sartori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>sabato 13 novembre</strong></p>
<p>nell&#8217;ambito della manifestazione &#8220;<a href="http://www.provincia.bz.it/usp/285.asp?redas=yes&#38;aktuelles_action=4&#38;aktuelles_article_id=341859">SPAZIO LIB(e)RO</a>&#8220;, presso il “Centro Trevi” di Bolzano:</p>
<p>Ore 11.00 (sala piano interrato): “Letteratura e sovraterritorialità” con  <strong>Marianne Schneider</strong>, <strong>Evelina Santangelo</strong>,  <strong>Giacomo Sartori</strong>. Moderatore: <strong>Stefano  Zangrando</strong></p>
<p>Ore 18.00: “Letteratura e fantasticazione” con <strong>Gianni  Celati</strong>, <strong>Ermanno Cavazzoni</strong> e <strong>Enrico De  Vivo</strong>.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/10/spazio-libero-a-bolzano/">SPAZIO LIB(e)RO a Bolzano</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>sabato 13 novembre</strong></p>
<p>nell&#8217;ambito della manifestazione &#8220;<a href="http://www.provincia.bz.it/usp/285.asp?redas=yes&amp;aktuelles_action=4&amp;aktuelles_article_id=341859">SPAZIO LIB(e)RO</a>&#8220;, presso il “Centro Trevi” di Bolzano:</p>
<p>Ore 11.00 (sala piano interrato): “Letteratura e sovraterritorialità” con  <strong>Marianne Schneider</strong>, <strong>Evelina Santangelo</strong>,  <strong>Giacomo Sartori</strong>. Moderatore: <strong>Stefano  Zangrando</strong></p>
<p>Ore 18.00: “Letteratura e fantasticazione” con <strong>Gianni  Celati</strong>, <strong>Ermanno Cavazzoni</strong> e <strong>Enrico De  Vivo</strong>. Moderatore: <strong>M. Rizzante</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/10/spazio-libero-a-bolzano/">SPAZIO LIB(e)RO a Bolzano</a></p>
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		<title>Una moneta per poesia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/27/una-moneta-per-poesia/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 10:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio sparzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
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		<category><![CDATA[Badalucco]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Napoli-Galleria-Umberto.jpg"></a></p>
<p>Sono andato a Napoli a sentire la conversazione pubblica organizzata dal Premio Napoli, annunciata <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/18/arrivano-i-mostri-2/">qui</a> e illustrata <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/21/il-badalucco-e-altri-fantasmi-si-aggirano-per-napoli/">qui</a>, tenuta in una sala del Palazzo Reale, piazza Plebiscito, due passi dal mare.<br />
Arrivo con buon anticipo, incontro Piero, indiano napoletano doc, che mi fa da guida e ci sediamo a un bar della Galleria Umberto, di fronte al teatro San Carlo, lì a un passo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/27/una-moneta-per-poesia/">Una moneta per poesia</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Napoli-Galleria-Umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-32266" title="Napoli Galleria Umberto" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Napoli-Galleria-Umberto-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a></p>
<p>Sono andato a Napoli a sentire la conversazione pubblica organizzata dal Premio Napoli, annunciata <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/18/arrivano-i-mostri-2/">qui</a> e illustrata <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/21/il-badalucco-e-altri-fantasmi-si-aggirano-per-napoli/">qui</a>, tenuta in una sala del Palazzo Reale, piazza Plebiscito, due passi dal mare.<br />
Arrivo con buon anticipo, incontro Piero, indiano napoletano doc, che mi fa da guida e ci sediamo a un bar della Galleria Umberto, di fronte al teatro San Carlo, lì a un passo. La chiacchiera al bar con persone amiche è, per quel che mi riguarda, uno dei grandi momenti della vita.</p>
<p>Mentre parliamo si avvicina una signora, con atteggiamento dimesso, vestita modestamente ma non sciatta, che senza giri di parole chiede “una moneta per poesia”; <span id="more-32264"></span>non resisto e metto lì una moneta da un euro, al che lei, seria e senza smancerie, appoggia sul tavolino un foglietto, ripiegato con cura e con una stellina di cartone colorata incollata sull’esterno: per leggere la poesia occorre aprire il foglietto:<br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Ballerina1.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Ballerina1-218x300.jpg" alt="" title="Ballerina" width="218" height="300" class="alignright size-medium wp-image-32268" /></a><br />
dattiloscritta con una macchina da scrivere di quelle che si usavano quando ero piccolo io, con la “n” vistosamente abbassata sotto la riga e la “m” che non esiste, sostituita dalla mano, come vedete qui a lato (cliccate per ingrandire). Dopo un attimo, ripensandoci, la signora appoggia sul tavolino una seconda poesia, un euro forse ne vale due, o forse vede che siamo in due e pensa una per uno, altro fogliettino, stesso stile.<br />
Ora io avevo una specie di pudore a riscriverla qui, non per la qualità dello scritto, ma perché mi pareva di violare una privatezza non dichiarata ma in qualche modo presente, o perché mi pareva di averla pagata troppo poco per avere il privilegio di pubblicarla. Poi però mi autorizzo, pensando che la signora non sarebbe poi così scontenta se leggesse, cosa improbabile assai (dico io, ma chissà poi …), i suoi versi su Nazione Indiana, tanto più che si firma, chiara e nitida; e poi per un secondo motivo che dirò tra poco. Intanto ve la scrivo qui:</p>
<p style="padding-left: 90px;"><em>Ballerina</em></p>
<p style="padding-left: 90px;">Tante sono le donne che ballano,<br />
ma la ballerina che fa sognare<br />
balla con scarpette di seta,<br />
ed il tulle di Correze …<br />
Alza le braccia in cielo,<br />
muove le sue belle mani sul capo,<br />
e fa un cerchio …<br />
Si muove in punta di piedi,<br />
e con agilità fa tante piruette …<br />
Non c’è nulla di più nobile<br />
di danzare …<br />
Come disse il Foscolo: “e nel mezzo<br />
del velo ardita balli … giovinezza …”<br />
Ora si balla: viene il bello<br />
per noi, eccoci al punto …<br />
La ballerina è anche lo specchio<br />
da toeletta …<br />
La ballerina è la bomba a mano<br />
con l’impennaggio di tela …<br />
L’impennaggio assicura stabilità<br />
comando al missile, al dirigibile,<br />
ed all’aereo …</p>
<p style="padding-left: 90px;">Maria D’Agostino.</p>
<p>testo dal quale intanto ho imparato che il tessuto detto <em>tulle</em> prende il suo nome dalla cittadina di Tulle, in Francia, nella regione di Corrèze, ho imparato cosa si intenda veramente con <em>impennaggio</em> e anche ho scartabellato per trovare la non banale citazione di Foscolo, terzo libro de “Le Grazie”, vv. 153-54, (ad esempio <a href="http://www.liberliber.it/biblioteca/f/foscolo/le_grazie/pdf/le_gra_p.pdf">qui</a>). E poi, la signora ha un nome, Maria D’Agostino. E la poesia, al mio orecchio, ha una sua candida musica, sincera e suggestiva.</p>
<p>La seconda poesia, più convenzionale, è una specie di celebrazione pasquale, più facilmente immaginabile. Non ve la trascrivo.<br />
La conversazione pubblica, nella saletta di Palazzo Reale (primo piano, non un avviso fuori dal palazzo … ma comunque gremita) comincia con <strong>Gianni Celati</strong> che recita, con una piacevolmente svagata introduzione, i sonetti del Badalucco (<a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/06/08/sonetti-del-badalucco/">qui</a> su NI) scritti dall’attore, e poeta, <a href="http://www.zibaldoni.it/wsc/SiteImage/Image/Vecchiatto%20POSSIBILE.jpg">Attilio Vecchiatto</a> (1910 &#8211; 1993).<br />
Nel parlare dei sonetti, Celati accenna a qualche episodio della vita di Vecchiatto, narrando quanto ad esempio <a href="http://www.zibaldoni.it/wsc/default.asp?PagePart=page&amp;StrIdPaginatorMenu=38&amp;StrIdPaginatorSezioni=219&amp;StrIdPaginatorNomeSezione=GIANNI+CELATI/+Badalucco+%281%29">qui</a> scrive Enrico De Vivo, uno degli animatori di questa iniziativa: </p>
<p>“Vecchiatto non mi ha mai spiegato perché, al culmine dei suoi successi francesi, un giorno abbia deciso di tornare in Italia in cerca di lavoro assieme alla moglie. Respinti da tutti i teatri italiani dove erano andati a proporre i loro spettacoli, i due vecchi attori avevano pensato di poter sostentarsi vendendo per strada i sonetti scritti da Attilio dopo il ritorno in patria. Ne aveva fatto fotocopiare un centinaio, col titolo <em>Sonetti del Badalucco nell’Italia odierna, composti da Attilio Vecchiat[t]o, attore vagante, dopo il suo ritorno in patria</em>.”</p>
<p>Ecco il secondo motivo: un facile cortocircuito: anche Vecchiatto come prima risorsa per sopravvivere in Italia, dopo i successi francesi, appena tornato inizia a vendere per strada i propri sonetti, ma guarda, come la signora D’Agostino.<br />
Le cose strane non arrivano mai in forma unica, sempre almeno in coppia, è quasi una legge della fisica. Quasi.</p>
<p><em>Postscriptum: l’ultima frase non è una battuta per far bello; è piuttosto un’allusione a qualcosa di cui mi è difficile parlare ora, ma in seguito chissà: sta emergendo, nelle paludi borderline della fisica, quelle nelle quali mi piace assai sguazzare, un filone di ricerca e di riflessione su quelle che Carl Gustav Jung e Wolfgang Pauli nel loro carteggio venticinquennale chiamavano “sincronicità” (Pauli ne accenna ad esempio <a href="http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=17658">qui</a>).</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/27/una-moneta-per-poesia/">Una moneta per poesia</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il Badalucco e altri fantasmi si aggirano per Napoli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/21/il-badalucco-e-altri-fantasmi-si-aggirano-per-napoli/</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 19:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Pintus.jpg"></a>Ritorna a Napoli <strong>Gianni Celati</strong>, in compagnia degli amici <strong>Cavazzoni</strong>, <strong>Rizzante</strong>, <strong>Schneider</strong>, per interpretare una singolare “Recita”, organizzata dalla Fondazione “Premio Napoli” a Palazzo Reale per il 22 marzo (ore 17,30), incentrata sulla pubblicazione del suo ultimo libro, “I sonetti del Badalucco nell’Italia odierna” (Feltrinelli 2010), in cui lo scrittore emiliano ricostruisce la vita, i pensieri e le opere del grande attore veneziano Attilio Vecchiatto.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/21/il-badalucco-e-altri-fantasmi-si-aggirano-per-napoli/">Il Badalucco e altri fantasmi si aggirano per Napoli</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Enrico De Vivo</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Pintus.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-32078" title="Pintus" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Pintus.jpg" alt="" width="250" height="428" /></a>Ritorna a Napoli <strong>Gianni Celati</strong>, in compagnia degli amici <strong>Cavazzoni</strong>, <strong>Rizzante</strong>, <strong>Schneider</strong>, per interpretare una singolare “Recita”, organizzata dalla Fondazione “Premio Napoli” a Palazzo Reale per il 22 marzo (ore 17,30), incentrata sulla pubblicazione del suo ultimo libro, “I sonetti del Badalucco nell’Italia odierna” (Feltrinelli 2010), in cui lo scrittore emiliano ricostruisce la vita, i pensieri e le opere del grande attore veneziano Attilio Vecchiatto. Celati prende l’avvio da 51 sonetti agili e snelli, molti dei quali scritti da Vecchiatto durante il suo soggiorno napoletano, per evocare la figura misteriosa (eppur familiare…) del Badalucco. Vecchiatto diceva che il Badalucco è una “categoria dello spirito”, che alberga dentro ognuno di noi, e se non stiamo attenti rischia di soffocarci.<span id="more-32061"></span> Il suo scopo è prendere il sopravvento e parlare al nostro posto di tutto ciò che non ci riguarda veramente, ma riguarda solo lui e i suoi affari. In un mondo dove tutto è ridotto a furbizia e stratagemma per ingannare gli altri, Vecchiatto sosteneva un’idea di arte colma di sapienza senza boria, distante mille miglia dall’italica supponenza – un’arte che si realizzava nell’allestimento di opere teatrali originalissime, come ad esempio rivisitazioni di sceneggiate napoletane, che lui studiava e interpretava da un punto di vista “shakspeariano”, se così si può dire, scorgendovi i legami stretti tra amore e morte che sostanziano la vita umana a tutte le latitudini.</p>
<p>Ma la cosa che maggiormente colpisce è che questo libro è stato scritto avendo in mente Napoli, e costituisce, per molti versi, un tributo d’affetto e ammirazione alla cultura partenopea: le sue fonti di ispirazione sono i filosofi Giordano  Bruno e Giambattista Vico, ma non mancano i riferimenti alla tradizione del teatro napoletano e a Giambattista Basile, nonché a personaggi popolari come Totò e Maradona (che Vecchiatto conobbe di persona e frequentò). La stessa presenza nel volume del mio personaggio, in qualità di autore di “testimonianze autentiche” in merito ai giri napoletani di Vecchiatto (io ero amico di Vecchiatto, l’ho ospitato e l’ho presentato a Celati), non è casuale. Come non è casuale che Celati venga oggi proprio a Napoli per la prima presentazione di questo suo lavoro. Del resto, la visione del Badalucco nasce proprio verso la fine degli anni Ottanta, nel corso delle nostre passeggiate e discussioni tra Napoli e provincia.</p>
<p>Si può dire che Vecchiatto di Napoli amasse tutto, e l’ultima volta che io l’ho visto è stato nei pressi di “Villa delle Ginestre”, sul Vesuvio, dove ci eravamo recati insieme a Celati per visitare l’ultima dimora di Leopardi. Quel giorno, mentre Celati declamava sulla pendice del vulcano una sua operina mozartiana ispirata all’incontro tra la Morte e il poeta recanatese, Vecchiatto è scomparso e non l’abbiamo più visto. Abbiamo saputo poi da altri amici che è morto nel 1993, in una locanda di Sandon di Fosso, a una ventina di chilometri da Venezia. Ancora oggi il nome di Vecchiatto risulta escluso dalle enciclopedie e dalle storie del teatro moderno, e questo è semplicemente assurdo, perché, come si potrà leggere nella biografia ricostruita da Celati, Vecchiatto è stato uno dei più grandi e veritieri attori e autori del Novecento. Qualche cenno si trova nei siti internet, anche se è stranissima la pretesa di alcuni giornalisti, secondo i quali Attilio Vecchiatto non sarebbe mai esistito.</p>
<p>*</p>
<p>All’incontro napoletano, presieduto da <strong>Silvio Perrella</strong> e <strong>Giancarlo Alfano</strong>, oltre a <strong>Celati</strong>, che leggerà “I sonetti del Badalucco nell’Italia odierna”, interverranno Ermanno  Cavazzoni, che leggerà dal suo “Limbo delle fantasticazioni” (Quodlibet 2009), Massimo Rizzante, autore di “Non siamo gli ultimi” (Effigie 2009), <strong>Enrico De Vivo</strong>, autore di “Divagazioni stanziali” (Quiedit 2009) e <strong>Marianne Schneider</strong>. Il tutto si svolgerà come una “recita” in tre atti (più una jam session conclusiva), dove i libri saranno occasioni di incontro con il pubblico a partire dalla forza evocativa e immaginativa della lettura ad alta voce. Il 23 marzo, alle ore 17, Gianni Celati sarà, con Ermanno   Cavazzoni e Marianne  Schneider, al “Liceo Classico-Scientifico Don Carlo La Mura” di Angri, per un incontro con gli studenti dal titolo “Scrivere, studiare, sognare”.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Napoli &#8211; Palazzo Reale, ore 17,30</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LA FONDAZIONE  PREMIO NAPOLI</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>in collaborazione con</em></p>
<p style="text-align: center;"><em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Zibaldoni e altre meraviglie”, Quiedit Edizioni e Lavieri Edizioni</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>PRESENTA</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“IL BADALUCCO, IL LUNATICO </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>E ALTRI FANTASMI”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Tre atti e una jam session</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>I ATTO</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il Badalucco”</strong></p>
<p style="text-align: center;">Gianni  Celati legge</p>
<p style="text-align: center;"><strong>“I sonetti del Badalucco nell’Italia odierna” di Gianni Celati</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(Edizioni <em>Feltrinelli</em> 2010)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>II ATTO</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il Lunatico”</strong></p>
<p style="text-align: center;">Ermanno  Cavazzoni legge</p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il limbo delle fantasticazioni” di Ermanno Cavazzoni</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(Edizioni <em>Quodlibet</em> 2009)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>III ATTO</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Altri fantasmi”</strong></p>
<p style="text-align: center;">Giancarlo  Alfano, Gianni Celati, Enrico De Vivo,</p>
<p style="text-align: center;">Massimo  Rizzante, Marianne  Schneider parlano della collana</p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Questo è quel mondo” diretta da Enrico De Vivo (Edizioni <em>QuiEdit</em>)</strong></p>
<p style="text-align: center;">di <strong>“Non siamo gli ultimi” di Massimo Rizzante (Edizioni <em>Effigie</em> 2009)</strong></p>
<p style="text-align: center;">e della <strong>trilogia di Arno Schmidt</strong> curata da <strong>Domenico Pinto</strong> <strong>(Edizioni</strong> <strong><em>Lavieri</em>)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>JAM SESSION</em></p>
<p style="text-align: center;">Gianni  Celati ed Ermanno Cavazzoni dialogano con il pubblico su</p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Letteratura e fantasticazione”</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/21/il-badalucco-e-altri-fantasmi-si-aggirano-per-napoli/">Il Badalucco e altri fantasmi si aggirano per Napoli</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Arrivano i mostri!</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/18/arrivano-i-mostri-2/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/18/arrivano-i-mostri-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 08:36:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/LOCANDINA-NAPOL.jpg"></a></p>
<p><strong><a href="http://www.zibaldoni.it">ZIBALDONI E ALTRE MERAVIGLIE</a></strong><br />
Anno VIII &#8211; Quarta Serie, Numero 9</p>
<p><strong>Napoli &#8211; Palazzo Reale</strong><br />
<em>22 marzo 2010 ore 17:30</em></p>
<p>LA FONDAZIONE “PREMIO NAPOLI”<br />
in collaborazione con<br />
“Zibaldoni e altre meraviglie”<br />
QuiEdit Edizioni<br />
Lavieri Edizioni</p>
<p>presenta</p>
<p><strong>“IL BADALUCCO, IL LUNATICO E ALTRI FANTASMI”</strong><br />
- Tre atti e una jam session -</p>
<p>I ATTO<br />
“Il Badalucco”<br />
Gianni Celati legge “I sonetti del Badalucco nell’Italia odierna” (Edizioni Feltrinelli 2010)</p>
<p>II ATTO<br />
“Il Lunatico”<br />
Ermanno Cavazzoni legge “Il limbo delle fantasticazioni” (Edizioni Quodlibet 2009)</p>
<p>III ATTO<br />
“Altri fantasmi”<br />
Giancarlo Alfano, Gianni Celati, Enrico De Vivo, Domenico Pinto, Massimo Rizzante, Marianne Schneider parlano della collana “Questo è quel mondo” diretta da Enrico De Vivo (Edizioni QuiEdit) di “Non siamo gli ultimi” di Massimo Rizzante (Edizioni Effigie 2009) e della trilogia di Arno Schmidt curata da Domenico Pinto (Edizioni Lavieri)</p>
<p>JAM SESSION<br />
Gianni Celati ed Ermanno Cavazzoni dialogano con il pubblico su “Letteratura e fantasticazione”<br />
IN REPLICA il 23 marzo 2010, ore 17,30, ad Angri (SA) presso il Liceo Scientifico “La Mura”<br />
</p>
<p>* * *</p>
<p>Il SOMMARIO dell’ultimo numero di “Zibaldoni e altre meraviglie”</p>
<p>I sonetti del Badalucco/ 4<br />
di Gianni Celati </p>
<p>Verso l’al di là che ci costituisce<br />
di Massimo Rizzante</p>
<p>Letteratura come fantasticazione<br />
di Marina Spunta e Laura Rorato</p>
<p>Pensieri di confine<br />
di Gianvittorio Randaccio</p>
<p>Nel paese di mio padre<br />
di Eliana Petrizzi</p>
<p>Poeta<br />
di Paolo Morelli</p>
<p>Metafisica biologica dei funerali<br />
di Brunella Antomarini</p>
<p>Ma come sono bravi…<br />
di Giordano Montecchi</p>
<p>Danzando tra caso e volontà<br />
di Stefania Conte</p>
<p>Leggi tutto su www.zibaldoni.it</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/18/arrivano-i-mostri-2/">Arrivano i mostri!</a>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/18/arrivano-i-mostri-2/">Arrivano i mostri!</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/LOCANDINA-NAPOL.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/LOCANDINA-NAPOL-187x300.jpg" alt="" title="LOCANDINA-NAPOL" width="187" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-32005" /></a></p>
<p><strong><a href="http://www.zibaldoni.it">ZIBALDONI E ALTRE MERAVIGLIE</a></strong><br />
Anno VIII &#8211; Quarta Serie, Numero 9</p>
<p><strong>Napoli &#8211; Palazzo Reale</strong><br />
<em>22 marzo 2010 ore 17:30</em></p>
<p>LA FONDAZIONE “PREMIO NAPOLI”<br />
in collaborazione con<br />
“Zibaldoni e altre meraviglie”<br />
QuiEdit Edizioni<br />
Lavieri Edizioni</p>
<p>presenta</p>
<p><strong>“IL BADALUCCO, IL LUNATICO E ALTRI FANTASMI”</strong><br />
- Tre atti e una jam session -</p>
<p>I ATTO<br />
“Il Badalucco”<br />
Gianni Celati legge “I sonetti del Badalucco nell’Italia odierna” (Edizioni Feltrinelli 2010)</p>
<p>II ATTO<br />
“Il Lunatico”<br />
Ermanno Cavazzoni legge “Il limbo delle fantasticazioni” (Edizioni Quodlibet 2009)</p>
<p>III ATTO<br />
“Altri fantasmi”<br />
Giancarlo Alfano, Gianni Celati, Enrico De Vivo, Domenico Pinto, Massimo Rizzante, Marianne Schneider parlano della collana “Questo è quel mondo” diretta da Enrico De Vivo (Edizioni QuiEdit) di “Non siamo gli ultimi” di Massimo Rizzante (Edizioni Effigie 2009) e della trilogia di Arno Schmidt curata da Domenico Pinto (Edizioni Lavieri)</p>
<p>JAM SESSION<br />
Gianni Celati ed Ermanno Cavazzoni dialogano con il pubblico su “Letteratura e fantasticazione”<br />
IN REPLICA il 23 marzo 2010, ore 17,30, ad Angri (SA) presso il Liceo Scientifico “La Mura”<br />
<span id="more-32006"></span></p>
<p>* * *</p>
<p>Il SOMMARIO dell’ultimo numero di “Zibaldoni e altre meraviglie”</p>
<p>I sonetti del Badalucco/ 4<br />
di Gianni Celati </p>
<p>Verso l’al di là che ci costituisce<br />
di Massimo Rizzante</p>
<p>Letteratura come fantasticazione<br />
di Marina Spunta e Laura Rorato</p>
<p>Pensieri di confine<br />
di Gianvittorio Randaccio</p>
<p>Nel paese di mio padre<br />
di Eliana Petrizzi</p>
<p>Poeta<br />
di Paolo Morelli</p>
<p>Metafisica biologica dei funerali<br />
di Brunella Antomarini</p>
<p>Ma come sono bravi…<br />
di Giordano Montecchi</p>
<p>Danzando tra caso e volontà<br />
di Stefania Conte</p>
<p>Leggi tutto su www.zibaldoni.it</p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Questo è quel mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 09:29:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;">15 ottobre 2009 &#8211; ore 18,00<br />
CASA DELLE LETTERATURE<br />
Piazza dell&#8217;Orologio, 3 - Roma</p>
<p style="text-align: center;">Giancarlo Alfano, Leonardo Chesi, Stefania Conte, Barbara Fiore, Massimo Rizzante, Marianne Schneider, Stefano Zangrando<br />
presentano i volumi della collana <a href="http://questoequelmondo.wordpress.com/" target="_blank">&#8220;Questo è quel mondo&#8221;<br />
</a><br />
<a href="http://questoequelmondo.wordpress.com/divagazioni-stanziali-il-libro/" target="_blank">DIVAGAZIONI STANZIALI</a> <a href="http://questoequelmondo.wordpress.com/category/una-presentazione/" target="_blank">di <em>Enrico De Vivo</em></a><br />
Prefazione di Gianni Celati</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://questoequelmondo.wordpress.com/nessuno-ti-puo-costringere/" target="_blank">NESSUNO TI PUO’ COSTRINGERE</a> <a href="http://questoequelmondo.wordpress.com/allavventura-lontano-dalla-tristezza-di-gustavo-paradiso/" target="_blank">di <em>Francesca Andreini</em></a><br />
Prefazione di Marianne Schneider</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.quiedit.it/scheda.aspx?id=155" target="_blank">IL RITARDO</a> di Walter Nardon<br />
Prefazione di Massimo Rizzante
</p>
<p style="text-align: center;">Saranno presenti gli autori.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/11/questo-e-quel-mondo/">Questo è quel mondo</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">15 ottobre 2009 &#8211; ore 18,00<br />
CASA DELLE LETTERATURE<br />
Piazza dell&#8217;Orologio, 3 - Roma</p>
<p style="text-align: center;">Giancarlo Alfano, Leonardo Chesi, Stefania Conte, Barbara Fiore, Massimo Rizzante, Marianne Schneider, Stefano Zangrando<br />
presentano i volumi della collana <a href="http://questoequelmondo.wordpress.com/" target="_blank">&#8220;Questo è quel mondo&#8221;<br />
</a><br />
<a href="http://questoequelmondo.wordpress.com/divagazioni-stanziali-il-libro/" target="_blank">DIVAGAZIONI STANZIALI</a> <a href="http://questoequelmondo.wordpress.com/category/una-presentazione/" target="_blank">di <em>Enrico De Vivo</em></a><br />
Prefazione di Gianni Celati</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://questoequelmondo.wordpress.com/nessuno-ti-puo-costringere/" target="_blank">NESSUNO TI PUO’ COSTRINGERE</a> <a href="http://questoequelmondo.wordpress.com/allavventura-lontano-dalla-tristezza-di-gustavo-paradiso/" target="_blank">di <em>Francesca Andreini</em></a><br />
Prefazione di Marianne Schneider</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.quiedit.it/scheda.aspx?id=155" target="_blank">IL RITARDO</a> di Walter Nardon<br />
Prefazione di Massimo Rizzante
</p>
<p style="text-align: center;">Saranno presenti gli autori.</p>
<p style="text-align: center;">
<p>di <strong>Giancarlo Alfano</strong></p>
<p>Con <em>Divagazioni stanziali</em> del campano Enrico De Vivo e <em>Nessuno ti può costringere</em> della fiorentina Francesca  Andreini si inaugura la collana “Questo è quel mondo” diretta dallo stesso De Vivo per la casa editrice veronese QuiEdit. Ci sono diverse ragioni per festeggiare questi due volumi e questa nuova collana, che sembra proseguire (almeno così succede con i primi due volumi) l’esperienza del sito letterario “Zibaldoni e altre meraviglie” che ha saputo catturare numerosi lettori nel web: evidentemente, editoria cartacea ed elettronica non sono alternative in opposizione, come tanti sostengono, ma possono proseguire di concerto, allearsi in un  progetto comune.<span id="more-23799"></span><br />
Ma un altro aspetto che mi piace sottolineare è che il titolo della collana viene da Leopardi, una cui dichiarazione è ripresa su entrambi i frontespizi dei volumi: si tratta di un pensiero giovanile (ma mai abbandonato) nel quale il Recanatese, rispondendo ai Romantici, insiste sulla necessità di liberare l’immaginazione dai limiti dell’intelletto. Con questo richiamo a Leopardi non mi sembra che De Vivo abbia inteso appellarsi a un Nume del passato (cioè a un feticcio) o a un sostenitore dell’irrazionalità (cioè a un germe dannoso); risalire al grande poeta e al suo discorso sulla immaginazione significa pensare alla Letteratura come a una attività energetica, a una ginnastica: l’immaginazione muove il corpo e ci fa entrare in un mondo diverso, più forte più brillante più vivido. Quel mondo è qui, proprio come accade nel celebre idillio dedicato a <em>L’Infinito</em>.<br />
Queste premesse potrebbero sembrare un discorso astratto, se non fosse che i due libri appena apparsi condividono una vocazione al primato della immaginazione. È quel che accade nel bizzarro romanzo storico-picaresco di Andreini, dove insieme al protagonista, il ragazzo Gino, possiamo gettare uno sguardo nuovo (straniato, si diceva fino a qualche anno fa, e si diceva forse bene) sul secolo trascorso. Vi contribuiscono le improvvise accensioni vernacolari fiorentine, ma soprattutto il punto di vista, che mette a fuoco in maniera imprevista momenti e paesaggi che oscillano tra città e campagna, cultura e natura. Giustamente, Marianne  Schneider nella sua presentazione assimila Gino a Pinocchio, ma di diverso diremmo che, se qui manca la sorpresa dell’innaturale e dell’antinaturale (che è la straordinaria forza del libro di Collodi), vi è però una presenza costante dell’oralità che ci riporta in un magma di appartenenza primaria, in un mondo lontano che pure un tempo è stato (“questo è quel mondo”?).<br />
L’altro libro, <em>Divagazioni stanziali</em>, abbraccia questa alterità sin dall’antitesi del titolo. Divagare restando fermi è infatti la grande insegna della letteratura umoristica. Il lettore si lanci, in questi giorni caldi d’estate, alla ricerca sulle bancarelle di un volumetto prezioso che Guida pubblicò alcuni anni fa, <em>Viaggio intorno alla mia stanza</em> di Xavier de Maistre: vi troverà un archetipo di questo discorso. Ma il lettore, intanto, si affretti anche a ricaricare la sua carta di credito prepagata e a ordinare dall’editore il bel libro di De Vivo, perché vi troverà un modo diverso di raccontare il suo mondo abituale.<br />
Gragnano, Mugnano, Scampia, Castellammare… È infatti in questi piccoli e medi centri campani che sono ambientati i brevi racconti, o “divagazioni”: realtà urbane che non formano il facile inferno del clichè napoletano di questi ultimi anni. L’autore ha un’altra vocazione: non sembra che gli interessi il demonio, ma semmai il <em>daimon</em>, lo spirito reattivo dei singoli individui, che è sempre idiosincratico, singolare. Ecco, presentando forme singolari di esistenza (anche quando parla di Scampia), De Vivo propone un percorso universale e inusuale per entrare nel dominio del consueto. “Questo è quel mondo” significa non soltanto che qui c’è quell’altro mondo che è frutto dell’immaginazione, ma che questo nostro mondo abituale diventa “un altro mondo” quando lo guardiamo con gli occhi nuovi di uno diverso da noi. Soltanto se ci straluniamo, se così si può dire, possiamo imparare qualcosa su quanto ci circonda ogni giorno. La letteratura è fatta per questo: ed è per questo che, come sosteneva Gilles Deleuze, la letteratura è una impresa di salute. Questo, insomma, solo questo è quel mondo.</p>
<p>[Pubblicato sul <strong>CORRIERE DELLA SERA</strong> (in <strong>CORRIERE DEL MEZZOGIORNO</strong>) del <em>13 agosto 2009</em>]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/11/questo-e-quel-mondo/">Questo è quel mondo</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Estratti: Enrico De Vivo</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 06:19:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/tombola2.jpg"></a></p>
<p><strong>Qui non c’è niente</strong><br />
di<br />
<strong><a href="http://www.zibaldoni.it/">Enrico De Vivo</a></strong><br />
da <a href="http://www.quiedit.it/scheda.aspx?id=150">“Divagazioni stanziali”</a> (QuiEdit, 2009) </p>
<p>Flânerie pomeridiana in una giornata caldissima di novembre con Enrico detto Berlusconi (perché ha sempre molti soldi in tasca), mio cugino e omonimo, carattere originale che starebbe benissimo così com’è in farse popolari tipo sceneggiate o anche nei romanzi di Mastriani.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/06/26/estratti-enrico-de-vivo/">Estratti: Enrico De Vivo</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/tombola2.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/tombola2.jpg" alt="tombola2" title="tombola2" width="500" height="333" class="aligncenter size-full wp-image-18844" /></a></p>
<p><strong>Qui non c’è niente</strong><br />
di<br />
<strong><a href="http://www.zibaldoni.it/">Enrico De Vivo</a></strong><br />
da <a href="http://www.quiedit.it/scheda.aspx?id=150">“Divagazioni stanziali”</a> (QuiEdit, 2009) </p>
<p>Flânerie pomeridiana in una giornata caldissima di novembre con Enrico detto Berlusconi (perché ha sempre molti soldi in tasca), mio cugino e omonimo, carattere originale che starebbe benissimo così com’è in farse popolari tipo sceneggiate o anche nei romanzi di Mastriani. Grandi discussioni sulle cose più impossibili (cavalli, filosofia, cielo), e approdo infine allo studio di N. Z., socialista d’annata ma giovane quanto me, rimasto socialista, italiano e craxiano, a dispetto di tutto e di tutti. Con aria da grande saggio, rassicurante e affettuoso, N. Z. ci fa accomodare in poltrona davanti alla sua scrivania – noi due nel ruolo preciso di postulanti. Cosa siamo venuti a postulare? Siamo venuti qui perché a un amico di Berlusconi serve un favore, deve far visitare il suocero da un medico che dichiari che è matto, in modo da ottenere l’invalidità e la pensione sociale. N. Z. è “a disposizione”, lo dichiara subito: “a disposizione, Enrico, cosa ti serve?”. Da queste parti la “disposizione” è un’istituzione medievale, quasi un dovere del vassallo nei confronti del suo servitore: in apparenza è l’attuazione di un servigio, in realtà è l’affermazione di un potere.<br />
<span id="more-18842"></span></p>
<p>Dopo aver parlato un po’ della faccenda del suocero dell’amico di Berlusconi, abbiamo fatto tutti i tipi di discorsi, anche quelli ritualissimi sulla “morte” del nostro paese e sulla necessità di andar via perché qui non c’è niente e non succede mai niente. Tentativi comuni di trovare una risposta alla domanda fatidica: perché è morto il paese? Raffronti con gli altri paesi e formulazione di ipotesi molto varie, ma tutte che ci lasciano ancora più perplessi. Domanda scontata che mi viene sempre in situazioni del genere: che cosa vuol dire che in un paese “non c’è niente”? Come è possibile che qui non succeda niente? Questa mia domanda non trova accoglienza, mi accorgo che N. Z. e Berlusconi volano alquanto più basso. A N. Z. premono “i problemi della gente” e altre cose di questo tipo. Il nostro incontro finisce improvvisamente, quando nessuno ha più neanche una parola da spendere, tanto è ormai satura di nulla la discussione. Noi due postulanti andiamo via comunque sorridenti e soddisfatti: il suocero dell’amico di Berlusconi domani potrà recarsi dal medico a Salerno, e il gioco sarà fatto. La “disposizione” c’è stata, completa e onorevole.</p>
<p>La flânerie con Enrico detto Berlusconi continua nel tardo pomeriggio, alla ricerca di una macchina usata da acquistare. Sulla strada statale nei pressi di Cava de’ Tirreni, entriamo in un bar a prendere un caffè con nostro cugino Salvatore. Tre cugini al bar. Faccia triste della barista non tanto giovane, nera di capelli, scura come una turca. Ci guarda con occhi languidi arrivare al banco, ci aspetta con le mani poggiate sul lavello, come i barman del Far West. Il bar ha uno spazio concavo sulla sinistra alle nostre spalle, una specie di caverna dove sono alloggiati i giocatori d’azzardo di macchinette elettroniche; nella penombra si vedono solo sagome ricurve sui video, il volto deve essere rapito da quel demone risaputo. Noi tre parliamo sotto gli occhi della barista, mentre qualche cliente entra frettolosamente, paga, prende le sigarette, subito va via. Colpisce il silenzio degli umani in questo bar, il silenzio da assenza di chiacchiere. Si sentono i fugaci buongiorno o buonasera, grazie e prego, ma poi niente pezzi di discorsi, niente battute grosse o dibattiti sportivi o politici, nemmeno le imprecazioni contro le macchinette, caratteristiche di luoghi analoghi più vivaci; si sentono solo i ghirigori sonori dei videopoker. La tristezza dello sguardo della barista, la caverna e questo silenzio mi sembrano – non so perché – in sintonia perfetta con l’aspetto gradevole della tappezzeria e dell’arredamento del bar, di evidente recente fattura. </p>
<p>Anche noi, finite le nostre educate chiacchiere riservate e sottovoce, usciamo. Fuori non cambia granché, il silenzio è quasi lo stesso, aumenta soltanto il rumore, questa volta dei camion e delle macchine che sfrecciano. Io alzo un po’ la voce, per rompere la gravezza dell’atmosfera, che evidentemente sta solo nella mia testa, perché Enrico e Salvatore vanno avanti ad argomentare di macchine e altre cose. Dico: “che giornata calda&#8230;”. Loro neanche mi rispondono.</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/devivo.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/devivo.jpg" alt="devivo" title="devivo" width="450" height="291" class="aligncenter size-full wp-image-18843" /></a></p>
<p><strong>Devo dirglielo a Enrico De Vivo</strong><br />
di<br />
<strong>Gianni Celati</strong><br />
<em>Prefazione al volume “Divagazioni stanziali” (QuiEdit, 2009) di Enrico De Vivo</em></p>
<p>Devo dirglielo a Enrico De Vivo che il suo libro è molto diverso dai libri che si scrivono e pubblicano con grande sfarzo di elogi pubblicitari. Devo dirglielo perché adesso le cose vanno così, e magari non si considera il garbo delle sue frasi. </p>
<p>Devo dirglielo che nel suo libro è come se uno mi invitasse a casa sua, per offrirmi qualcosa da bere o da mangiare, con aria rilassata, senza pressioni, e io mangio o bevo di gusto quel tanto che mi pare,  poi saluto e vado via. </p>
<p>Il motivo del fenomeno che ho detto è il seguente. Perché nei pezzi del suo libro si sente che scrivere può essere una specie di atarassia, che ti toglie dalla testa i cattivi pensieri, con un senso di contentezza – contentezza di scappar via dai cattivi pensieri scrivendo, oppure di smontarli, ribaltarli, svuotarli di senso.</p>
<p>Devo dirglielo che va bene così, anche se non scriverà mai Sodoma 1 o Gomorra 2. Ma ci sono gli altri che lo faranno, quelli con tutte le giustificazioni e le carte in regola. Neanche io ho le carte propriamente in regola, dunque Enrico De Vivo può capire il mio apprezzamento per i suoi pezzi di roba scritta – scritta con una passione per le parole come quella dei grandi napoletani barocchi, tipo Imbriani e Basile.</p>
<p>Sì, e io lo vedo l’autore di questi pezzi: figura grassoccia, pacifica, che arrossisce facilmente e ti sorride volentieri, ma ha sempre qualcosa da scrivere che gli passa per la testa, e lo macina dentro di sé parlando con gli altri. Ed è piacevole parlare con lui, perché in questo modo non è mai il tipo aggressivo. Lo vedo che è a scuola, o in altri posti, mentre si prefigura la soddisfazione di tornare a casa e mettersi a scrivere. E io trovo questa soddisfazione rinfrescante anche per me, come suo lettore.</p>
<p>Sui monti, nelle valli, nelle paludi, nei deserti di sabbia o nei deserti delle città, lontano da quelli che non vogliono sentirsi sbagliati, e che per non sentirsi sbagliati stanno sempre a calcolare la mossa vincente… noi cerchiamo qualcosa che somigli al libro di Enrico De Vivo – scritto per le delizie del divagare, del riscrivere storie e tentare strade senza obbligo, in uno stato di atarassia napoletana, o dei paraggi.</p>
<p>E dove mettiamo la modestia che abbassa il tono e ci riporta al vivere quotidiano, sempre per divagazioni? Finalmente qualcuno che ama il niente di speciale. Questa è la cosa  da imparare, e devo dirglielo a  De Vivo, che mi congratulo con lui – mentre io arranco come un granchio, un po’ di traverso per scansare il vento che tira.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/06/26/estratti-enrico-de-vivo/">Estratti: Enrico De Vivo</a></p>
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		<title>SONETTI DEL BADALUCCO</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/06/08/sonetti-del-badalucco/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 05:31:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
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		<category><![CDATA[Enrico De Vivo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="padding-left: 150px;"><em><strong>Umbrarum fluctu terras mergente</strong></em><strong>&#8230;</strong><strong><br />
</strong>Giordano Bruno, <em>De la causa, principio e uno</em></p>
<p>di <strong>Gianni Celati </strong>e<strong> Enrico De Vivo</strong></p>
<p>Io abito ad Angri, in provincia di Salerno, a una trentina di chilometri da Napoli. Ricorderò sempre una sera d&#8217;inverno, quando udii bussare al portone del nostro cortile, con forti colpi, come di chi avesse un&#8217;estrema necessità d&#8217;aiuto o uno stato di nervosismo incontenibile.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/06/08/sonetti-del-badalucco/">SONETTI DEL BADALUCCO</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="padding-left: 150px;"><em><strong>Umbrarum fluctu terras mergente</strong></em><strong>&#8230;</strong><strong><br />
</strong>Giordano Bruno, <em>De la causa, principio e uno</em></p>
<p>di <strong>Gianni Celati </strong>e<strong> Enrico De Vivo</strong></p>
<p>Io abito ad Angri, in provincia di Salerno, a una trentina di chilometri da Napoli. Ricorderò sempre una sera d&#8217;inverno, quando udii bussare al portone del nostro cortile, con forti colpi, come di chi avesse un&#8217;estrema necessità d&#8217;aiuto o uno stato di nervosismo incontenibile. Mi affacciai tenendo il portone socchiuso, e prima che potessi vedere chi bussava, mi trovai tra le mani un opuscolo dattiloscritto, dove lessi a malapena queste parole: &#8220;SONETTI DEL BADALUCCO NELL&#8217;ITALIA ODIERNA&#8221;.</p>
<p>Poco dopo, i due personaggi che avevano bussato al nostro portone, seduti in cucina, divoravano tutto ciò che mia moglie si affrettava a mettere in tavola. Si capiva che non avevano mangiato da  giorni. Io e mia moglie li avevamo sentiti mormorare con un filo di voce: &#8220;Siamo attori, veniamo da lontano. Non sappiamo più a chi rivolgerci. Scusateci. Potreste darci qualcosa da mangiare?&#8221;. Così diceva la delicata voce della signora Carlotta, moglie di Attilio Vecchiatto. E lui, anziano, emaciato, vacillante, con un cappello a larga tesa e un consunto mantello d&#8217;altri tempi, si fece avanti così: &#8220;Io sono l&#8217;attore Attilio Vecchiatto. Lei avrà sentito parlare di me, vero?&#8221;. Al che dovetti mentire in tutta fretta, dichiarandomi un suo appassionato ammiratore: &#8220;Chi non ha sentito parlare dell&#8217;attore Vecchiatto?&#8221;. Per fortuna non mi fece domande d&#8217;accertamento, dato che  non sapevo chi fosse, né che avesse conquistato la sua fama nel Sud America, poi a New York e infine a Parigi &#8211; ma mai in Italia, dove di fatto era sconosciutissimo.<span id="more-18346"></span></p>
<p>[...]</p>
<p>Attilio Vecchiatto rimase a Napoli tra la fine del 1986 e il maggio del 1987, ospite dei fratelli Scannapieco, a Capua. Qui iniziò a scrivere una sceneggiata ispirata all&#8217;<em>Amleto</em>, col titolo <em>&#8216;O fuorilegge &#8216;nnammurato</em>, che aveva intenzione di allestire con una compagnia di giovani attori locali. In quel periodo ci incontrammo varie volte; io lo andavo a prendere dagli Scannapieco e lo portavo in giro in macchina per un&#8217;oretta. Lui guardava fuori dal finestrino, parlandomi della sua vita, delle sue donne, di sua figlia Ofelia che studiava a Parigi, e dei teatri grandi e piccoli dove s&#8217;era esibito, tra Europa e America (compresa la tenda d&#8217;un capo winnebago, nell&#8217;Ontario). Gli piaceva molto commentare le facciate maestose e fatiscenti dei palazzi d&#8217;epoca, le alte mura di antichissime ville, le case di tufo, la gente affaccendata per le strade, i cani randagi&#8230;. Una volta, con tono molto serio, mi spiegò il motivo per cui era tornato in Italia &#8211; era tornato perché da noi, soprattutto nel sud, si vedevano ancora per le strade dei cani randagi (&#8220;Ma ahimé, minacciati più che mai  dal Badalucco &#8211; sospirava &#8211; perché i cani randagi non rendono soldi alle banche&#8230;&#8221;).</p>
<p>[...]</p>
<p>Durante il soggiorno napoletano Attilio finì di limare i <em>Sonetti del Badalucco, </em>e mi lasciò come ricordo una raccolta di foglietti dattiloscritti, gli stessi che qui vengono ristampati, assieme alla vita dell&#8217;autore. Anni dopo, quando parlai di Vecchiatto a Gianni  Celati, gli passai anche quei sonetti, che Celati poi incluse nel libro sull&#8217;ultima recita di Vecchiatto (<em>Recita dell&#8217;attore Vecchiatto nel Teatro di Rio Saliceto</em>, Feltrinelli, 1996).</p>
<p>Quanto ai sonetti, so che Celati va in giro a leggerli nelle più varie situazioni, su strade di montagne, nei supermercati, nelle università, e recentemente nel ristorante zurighese che accoglieva i transfughi anarchici o antifascisti, e dove dal 1887 si stampa <em>L&#8217;avvenire</em> <em>dei lavoratori</em>. Una simile recita è annunciata dall&#8217;<em>Accademia Pistoiese del Ceppo</em>, per il prossimo marzo 2010, in memoria del nostro Attilio Vecchiatto e di sua moglie Carlotta.</p>
<p>[<em><strong>E.D.V.</strong></em>]</p>
<p>[...]<br />
<em><br />
</em><em>Angri, Maggio 2009<br />
</em><br />
<em><strong>Su <a href="http://www.zibaldoni.it/">www.zibaldoni.it</a> la versione integrale di questo testo<br />
</strong></em><em><br />
*<br />
</em><em><br />
</em><strong>Tre Sonetti del Badalucco</strong><br />
<strong><br />
<em>Il viaggiatore torna  in patria. Scritto in un caffè di Roma, pochi mesi dopo il ritorno in Italia</em><br />
</strong><br />
Torna da vecchio in patria il viaggiatore<br />
e guarda il suo paese ritrovato,<br />
ora inospite, triviale, deturpato,<br />
in mano a furbi senza alcun pudore:</p>
<p>fogna di massa, paese d&#8217;orrore<br />
e di vergogne da togliere il fiato,<br />
con quei somari del televisore<br />
che fan del più fetente il più quotato.</p>
<p>Con chi scambiare idee in tal squallore,<br />
dove impera il maramaldo unto e beato?<br />
Cosa fare in balia d&#8217;un truffatore<br />
che aizza tutto il popolo intronato?</p>
<p>Che dire? È in fogne, fango e brulicame<br />
che fa carriera il Badalucco infame.</p>
<p><em><strong>Di cos&#8217;è marcia questa patria trista? Scritto ad Angri, in casa di Enrico De Vivo, dopo una discussione sul marcio dell&#8217;Italia odierna</strong></em><strong><br />
</strong><br />
È marcia per mancanza di vergogna.<br />
Qui è sempre in cattedra l&#8217;imbroglio fino,<br />
qui vince sempre il cavalier furbino,<br />
e il perdente si gratta la sua rogna.</p>
<p>Qui una faccia di bronzo apre il cammino<br />
guidando il branco al suon d&#8217;una menzogna:<br />
scroscia l&#8217;applauso in piazza ed è una gogna<br />
che azzittisce il modesto cittadino.</p>
<p>Ah, se ancora di notte lui si sogna<br />
la fratellanza umana il poverino,<br />
dovrà aprire gli occhi sulla sua scalogna,<br />
muto tra furbi, tra usurai tapino.</p>
<p>Che patria è questa, che vita in quintessenza?<br />
Mi sembra il Terzo Reich dell&#8217;insolenza.</p>
<p><em><strong>Badalucco parla al popolo</strong></em><strong><br />
</strong><br />
&#8220;Siate liberi &#8211; dice Badalucco -<br />
io do la libertà, voi mi date i voti;<br />
la libertà è il profitto per chi ha doti,<br />
e senza doti niente, questo è il succo.</p>
<p>Qui siamo in democrazia e non c&#8217;è trucco:<br />
basta coi moralismi da beoti,<br />
se sei furbo coi quattrini tu ti quoti,<br />
poi cacci via quei vecchi come il cucco.</p>
<p>Io ho l&#8217;arte degli affari e del pilucco,<br />
e per farvi piluccar profitti ignoti,<br />
vi do la libertà, voi mi date i voti,<br />
che i fessi ci resteranno di stucco.</p>
<p>E quelli d&#8217;umore poco gaio<br />
li metto a spalar merda nel mio merdaio!&#8221;.<br />
*</p>
<p><strong>Vita di Vecchiatto<br />
</strong><em>- Prima parte -<br />
</em><br />
Attilio Vecchiatto, nato nell&#8217;anno 1910, fu attore veneziano, figlio di un&#8217;attrice nota per la sua bellezza, Vittorina Brusatin. Di padre incolto, venditore di stracci, ambulante per le fiere, che morì accoltellato, Attilio fu ragazzo di prontissimo istinto, capace di  gesticolare da pagliaccio o recitare tragedie in pose amletiche con grande pathos. Da vecchio ebbe a dire scherzosamente che un attore veneziano gli aveva insegnato il segreto d&#8217;essere sempre un altro da quello che si è, al fine di non tirare in ballo se stessi, come cosa importuna. Poiché, diceva anche, l&#8217;attore è sempre un altro da se stesso, e quando egli voglia recitare se stesso, diviene solo l&#8217;agente pubblicitario delle proprie intime falsità e asinerie.<br />
Nell&#8217;anno 1932, mentre è a Genova con la compagnia teatrale di sua madre, accade ad Attilio di scontrarsi con una squadra fascista. Giovanilmente impetuoso, reagisce a una provocazione con l&#8217;arte della boxe, in cui era esperto. I fanatici in camicia nera trovano subito la scusa per sparare all&#8217;impazzata. Correndo per vicoli senza saper dove sta andando, Attilio s&#8217;imbarca in extremis su un mercantile inglese in partenza per l&#8217;Argentina.<br />
L&#8217;episodio cambia per sempre la sua vita, portandolo verso avventure impensate, in un continente per lui sconosciuto. Ma a Buenos Aires, dopo pochi mesi, ha già formato una compagnia teatrale, la compagnia de los Mirabiles; ed essendo divenuto l&#8217;amante dell&#8217;attrice Miranda Jolgado, intraprende a gonfie vele la carriera dell&#8217;attor giovane, recitando Goldoni in italiano al Teatro Ronzuelo. Indi per quindici anni andrà da un teatro all&#8217;altro nelle maggiori città del Sud America, giungendo ai luoghi più dispersi, in Costarica, Venezuela, Messico, Colombia, e infine Brasile, dove si fa esploratore dell&#8217;Amazzonia.<br />
Pur sempre preso dalla sua arte teatrale, Attilio non mancò di istruirsi, sotto la guida d&#8217;un umanista di nome Paulo Blanco, vecchio amico del celebre Borges di Buenos Aires. Con Paulo Blanco apprese le lingue, il latino, la storia, la filosofia, lesse la poesia italiana e divenne studioso di Dante e Guido. Indi prese a comporre versi, spesso dedicati ai suoi amori giovanili con donne di vario stampo, compresa sua madre, e infime alla moglie Carlotta, che sposerà nell&#8217;anno 1942. Una serie di sonetti furono scritti da Attilio dopo il  ritorno in Italia, poi riscritti e limati fino agli ultimi suoi giorni, nel novembre 1993. [<em><strong>G. C.</strong></em>]</p>
<p><strong><em>Altri sonetti di Vecchiatto su </em><a href="http://www.zibaldoni.it/">www.zibaldoni.it</a></strong><em></em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/06/08/sonetti-del-badalucco/">SONETTI DEL BADALUCCO</a></p>
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		<title>Arte dell’oblio, Tempo che passa</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Dec 2008 11:07:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<blockquote><p>[Si pubblica qui l'editoriale che Enrico De Vivo ha scritto in occasione dell'uscita dell'ultimo numero di <a href="http://www.zibaldoni.it/wsc/" target="_blank">Zibaldoni</a>.]</p></blockquote>
<p>di <strong>Enrico De Vivo</strong></p>
<p style="padding-left: 120px;"><em>L&#8217;Italia, la Romania, Napoli e la Sicilia resteranno esattamente dov&#8217;erano l&#8217;anno passato. Godranno di sogni ben profondi verso fine quaresima, talvolta avranno le traveggole col sole a picco</em></p>
<p style="padding-left: 120px;">- François Rabelais, &#8220;Predizione pantagruelina per l&#8217;anno perpetuo&#8221;</p>
<p>A guardarsi in giro, di questi tempi, è pieno di gente che mostra di sapere come andrà a finire.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/25/arte-dell%e2%80%99oblio-tempo-che-passa/">Arte dell’oblio, Tempo che passa</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>[Si pubblica qui l'editoriale che Enrico De Vivo ha scritto in occasione dell'uscita dell'ultimo numero di <a href="http://www.zibaldoni.it/wsc/" target="_blank">Zibaldoni</a>.]</p></blockquote>
<p>di <strong>Enrico De Vivo</strong></p>
<p style="padding-left: 120px;"><em>L&#8217;Italia, la Romania, Napoli e la Sicilia resteranno esattamente dov&#8217;erano l&#8217;anno passato. Godranno di sogni ben profondi verso fine quaresima, talvolta avranno le traveggole col sole a picco</em></p>
<p style="padding-left: 120px;">- François Rabelais, &#8220;Predizione pantagruelina per l&#8217;anno perpetuo&#8221;</p>
<p>A guardarsi in giro, di questi tempi, è pieno di gente che mostra di sapere come andrà a finire. Potrebbe dirsi, la nostra, un&#8217;epoca di astrologhi e di aruspici. Sviscerano le scienze economiche, e ti promettono che prima o poi andrà meglio, basta avere pazienza e fare quello che ti ordinano; sviscerano le scienze politiche, e ti dicono quanti governi buoni e quanti cattivi si avvicenderanno sui troni del mondo; sviscerano le scienze mediche, e ti dicono in che percentuale saremo ancora umani e in che percentuale no, aggiungendo magari la promessa della vita eterna. Scrutano con acume anche le scienze morali, e naturalmente sanno già chi starà dalla parte del giusto e chi invece sarà irrimediabilmente perduto.<span id="more-12756"></span></p>
<p>Questo eccesso di sapere, quasi uno <em>junk knowledge, </em>veicolato come un virus dalle multinazionali dell&#8217;informazione moderna, ci viene propinato da esperti e comparse che sembrano sapere tutto, ma in realtà non sanno niente, come i cibi spazzatura non sanno di niente. Ciechi come i poeti antichi, a differenza di questi, sono stonatissimi: la prova è che quante più cose ci spiegano in tempo reale, tanto più sprofondiamo in qualcosa di irriconoscibile, tanto più ci sentiamo perduti.</p>
<p>È per sfuggire a tutto questo che ci siamo messi in ascolto di un consiglio che <strong>Rabelais </strong>offre nella &#8220;Predizione pantagruelina per l&#8217;anno perpetuo&#8221;, ottimo antidoto a tutti i deliri di preveggenza scientifica, che presentiamo in questo numero di fine anno in una traduzione inedita di <strong>Eolo Lapo Marmigli</strong>. Dopo aver fatto, a modo suo, le previsioni per i prossimi dodici mesi, paese per paese, il fine dicitore pantagruelino, mentre ammette di non sapere niente di preciso riguardo a cosa accadrà in Austria, Ungheria e Turchia, suggerisce: &#8220;Se dovesse verificarsi il caso che voi ne sappiate qualcosa, farete meglio a star zitti e aspettare il passaggio del Tempo, quel vecchio zoppo&#8221;.</p>
<p>Ah, se i nostri aruspici fossero capaci di tanta saggezza! Se fossero capaci di tacere e aspettare il passaggio del Tempo! Invece tutti ansiosi e verbigeranti, instaurano un rapporto sballato con il &#8220;vecchio zoppo&#8221;, cercando in tutti i modi di ingannarlo per non vederlo (passare). Preferiscono lo sfarfallio della chiacchiera, vestita sempre di nuovo, alla precarietà del silenzio, vestito sempre di vecchio e di oblio.</p>
<p>Con un simile atteggiamento pantagruelino &#8211; sempre un po&#8217; bislacco, comico e folle &#8211; nei confronti delle cose della vita, deve essere imparentato in qualche modo il curioso invito (&#8220;Dimentica tutto quello che hai imparato&#8221;) che il maestro Khalaf rivolge al giovane poeta Abū Nuwās, in una storiella araba classica riportata in uno dei libri più belli di questi anni, &#8220;Ecolalie&#8221;, di <strong>Daniel Heller-Roazen</strong> (<em>Quodlibet, 2007</em>). &#8220;Dimentica tutto quello che hai imparato&#8221; vuol dire esattamente: cancella quello che sai davanti alle scorrevoli immagini del mondo, ristabilisci la potenza della <em>tabula rasa</em>, fai silenzio &#8211; perché alla base delle attività umane non c&#8217;è l&#8217;aspetto possessivo o padronale di una sapienza, ma la sua ombra, la sua dimenticanza, molto più ardua e difficile da praticare di qualsiasi mnemotecnica. Soltanto chi si trova nella condizione di aver perduto la (propria) lingua &#8211; come la mucca che fu ninfa &#8211; può cominciare a scrivere, e forse a intuire qualcosa di quello che è accaduto o sta per accadere. La scrittura, e quella cosa ad essa collegata che, ai tempi di Rabelais e di chi era capace di farsi un baffo di tutto lo scibile e il controscibile, si chiamava ancora &#8220;saggezza&#8221;, si fonda, infatti, su qualcosa che è molto prossimo allo spossessamento, all&#8217;oblio e allo star zitti a guardare il vecchio zoppo che passa.</p>
<p>In questo senso, tutti i testi che presentiamo in questo numero di fine anno di &#8220;Zibaldoni e altre meraviglie&#8221; &#8211; dal racconto di <strong>Aldo Gianolio</strong> delle ultime tre misteriose note di <strong>Anthony Braxton</strong> nel corso di un concerto bolognese, alle lettere apocrife in forma di &#8220;sonata postuma&#8221; di <strong>Marco Ercolani</strong>; dalle poesie immaginifiche di <strong>Walter Kempowski</strong> e <strong>Franco Arminio</strong>, alle ricerche romanzesche di <strong>Stefano Zangrando</strong> e <strong>Ingo Schulze</strong>; dalle narrazioni fisiche e gnomiche di <strong>Enrico Sgnaolin</strong> e del &#8220;Novellino&#8221;, a quelle metafisiche di <strong>Piero Chiaranz</strong>, <strong>Gianfranco Mammi</strong> e <strong>Walter Nardon</strong> &#8211; ci sembrano discreti omaggi a una tale arte, se così possiamo dire, dell&#8217;oblio della lingua.</p>
<p>Ma ecco qui la storiella del giovane poeta Abū Nuwās, con la quale, prima di passare al SOMMARIO, auguriamo Buon Natale e Buon Anno a tutti i lettori di &#8220;Zibaldoni e altre meraviglie&#8221; (<a href="http://www.zibaldoni.it/">www.zibaldoni.it</a>). Il consiglio è di leggerla, o rileggerla, per augurio, qualche minuto prima della fine dell&#8217;anno. Qualche minuto o qualche ora dopo la medesima fine del medesimo anno, invece, è vivamente consigliata la lettura, ad alta voce e in compagnia possibilmente allegra, della &#8220;Predizione pantagruelina&#8221;.</p>
<p>Abū Nuwās chiese a Khalaf il permesso di comporre poesia, e Khalaf disse: &#8220;Rifiuto di lasciarti comporre un poema finché non avrai mandato a memoria mille brani di poesia antica, inclusi canti, odi e versi d&#8217;occasione&#8221;. Allora Abū Nuwās scomparve; e dopo molto tempo fece ritorno e disse: &#8220;L&#8217;ho fatto&#8221;.</p>
<p>&#8220;Recitali&#8221;, disse Khalaf.</p>
<p>Allora Abū Nuwās cominciò, e arrivò alla fine di questa mole di versi in un periodo di molti giorni. Allora chiese ancora il permesso di comporre poesia. Disse Khalaf: &#8220;Rifiuto, a meno che non dimentichi completamente i mille versi, come se tu non li avessi mai appresi&#8221;.</p>
<p>&#8220;Ma questo è troppo difficile&#8221;, disse Abū Nuwās. &#8220;Li ho mandati accuratamente a memoria!&#8221;.</p>
<p>&#8220;Rifiuto di lasciarti comporre fino a che non li avrai dimenticati&#8221;, disse Khalaf.<br />
Allora Abū Nuwās si ritirò in un monastero e ivi rimase in solitudine per il tempo che occorse a dimenticare i versi. Tornò allora da Khalaf e disse: &#8220;Li ho dimenticati così bene che è come se mai li avessi mandati a memoria&#8221;.</p>
<p>Allora disse Khalaf: &#8220;Ora vai e componi!&#8221;.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Predizione pantagruelina per l&#8217;anno perpetuo</strong><br />
<em></em><em>François Rabelais</em> tradotto da <em></em><em>Eolo Lapo Marmigli</em><em></em></p>
<p><em></em><strong>Il resto</strong><br />
di <em></em><em>Walter Nardon</em></p>
<p><strong>Double face. Note a cura dell&#8217;autore</strong><br />
di <em></em><em>Ingo Schulze</em></p>
<p><strong>Sonata opera postuma</strong><br />
di <em></em><em>Marco Ercolani</em></p>
<p><strong>Atleti </strong><br />
di <em></em><em>Franco Arminio</em><em></em></p>
<p><em></em><strong>Immàginati un canto</strong><br />
<em></em><em>Walter Kempowski</em> tradotto da <em></em><em>Stefano Zangrando</em><em></em></p>
<p><em></em><strong>L&#8217;uomo nel francobollo</strong><br />
di <em></em><em>Gianfranco Mammi</em></p>
<p><strong>Hermann Broch e il romanzo polistorico</strong><br />
di<em> </em><em></em><em>Stefano Zangrando</em><em></em></p>
<p><em></em><strong>Ivano e Mariotta</strong><br />
di <em></em><em>Enrico Sgnaolin</em></p>
<p><strong>Jazz oltre la quiete</strong><br />
di <em></em><em>Aldo Gianolio</em></p>
<p><strong>Un altro Novellino/ 4</strong><br />
di <em></em><em>Enrico De Vivo</em></p>
<p><strong>Polvere ellenica</strong><br />
di <em></em><em>Piero Chiaranz</em></p>
<p><em></em><em> </em></p>
<p><em><a href="http://www.zibaldoni.it/"><strong>www.zibaldoni.it</strong></a></em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/25/arte-dell%e2%80%99oblio-tempo-che-passa/">Arte dell’oblio, Tempo che passa</a></p>
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		<title>Il pianeta dei fantablog</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 Nov 2003 14:56:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tiziano scarpa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Tiziano Scarpa</strong></p>
<p>Nel racconto di fantascienza intitolato <ins datetime="2005-10-19T16:52:33+00:00"><strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/11/03/anticipazione-segnalazione/">Scrittori e bloggers</a></strong></ins> pubblicato qualche giorno fa su Nazione Indiana, <strong>Enrico De Vivo</strong> e <strong>Gianluca Virgilio</strong> immaginano un universo parallelo dove gli “Scrittori” gestiscono tirannici siti informatici. In questi siti, una casta inferiore denominata “blogger” è confinata a intervenire nelle finestre dei commenti.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/">Il pianeta dei fantablog</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Tiziano Scarpa</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/space.gif" alt="space.gif" align="left" border="0" height="255" hspace="4" vspace="2" width="188" />Nel racconto di fantascienza intitolato <ins datetime="2005-10-19T16:52:33+00:00"><strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/11/03/anticipazione-segnalazione/">Scrittori e bloggers</a></strong></ins> pubblicato qualche giorno fa su Nazione Indiana, <strong>Enrico De Vivo</strong> e <strong>Gianluca Virgilio</strong> immaginano un universo parallelo dove gli “Scrittori” gestiscono tirannici siti informatici. In questi siti, una casta inferiore denominata “blogger” è confinata a intervenire nelle finestre dei commenti. Chi pensava che oggi in Italia esistessero decine di migliaia di blog, chi credeva che chiunque potesse aprire un blog per scriverci dentro (in home page, non solo nelle finestrelle) ciò che vuole come gli pare e piace, leggendo la fiction di De Vivo e Virgilio prova una buffa sensazione di stupore e straniamento.<br />
<span id="more-182"></span><br />
<strong>1. ETIMOLOGIA E SIGNIFICATO</strong></p>
<p>Il racconto di De Vivo e Virgilio inizia con una definizione definitiva di ciò che è <strong>comunità</strong>. È la prima invenzione totalitaria della loro fiction. Non perché l’etimologia di <strong>munus</strong> sia errata. No. Il grave errore concettuale consiste nel fatto che l’etimologia viene confusa con il significato. Ciò che la parola significava un tempo, in tutt’altro ambiente, in una società infinitamente diversa dalla nostra, nella finzione di De Vivo e Virgilio diventa ciò che dovrebbe essere per forza, oggi e in futuro, la “comunità”, il nostro modo di stare insieme ora e per sempre.</p>
<p>Che succederebbe se le cose stessero come De Vivo e Virgilio vogliono farci credere? Che cosa significherebbero le parole, se coincidessero con i loro etimi? Di cosa parleremmo se le lingue avessero bloccato una volta per tutte l’evoluzione dei significati? La parola <strong>testa</strong> significherebbe ancora “guscio di tartaruga”; il <strong>divano</strong> sarebbe un “consiglio di stato”; e il <strong>matrimonio</strong> indicherebbe una faccenda che riguarda innanzitutto la “madre” e non già la coppia di sposi. Giocare con gli etimi (per spacciare ideologia) fa molto chic, innesca la possibilità di ricamare tutta una serie di paralogismi pseudofilosofici: la “comunità”, gli “immuni”… Deduzioni e ragionamenti che potrebbero risultare anche spiritosi, se non fossero terrificanti, perché totalitari. A differenza di De Vivo e Virgilio, io so che <strong>le parole sono vive</strong>: le parole tendono a oltrepassare se stesse, si sporgono lentamente ma inesorabilmente verso significati ancora inediti, e non accetterò mai che un giochetto etimologico le congeli in un dover-significare dato una volta per tutte.</p>
<p><strong>2. LA CERTEZZA DELLA VERITÀ</strong></p>
<p>Un’altra invenzione che ho trovato divertente è questa: “La VERITÀ, non esiste, certo”. Mi ha divertito la disinvoltura con cui questa asserzione viene data per scontata. Quel “<strong>certo</strong>” così sicuro di sé, messo giù appena dopo aver detto che la verità non esiste… Le abbiamo già viste mille volte queste goffaggini: il fondamentalismo degli anti-fondamentalisti… l’autocontraddizione di chi incappa nel solito paradosso: ‘la verità è che non esiste la verità’… Eppure è una gag che funziona sempre! Fa sempre ridere veder scivolare sulle bucce di banana.</p>
<p><strong>3. LA MACCHINA DEL TEMPO DISTRUTTRICE</strong></p>
<p>L’ascolto dell’altro, in chiunque scrive, consiste innanzitutto nell’ascoltare il linguaggio. Il linguaggio contiene già l’altro: chiunque abbia appena un po’ di consapevolezza della scrittura ne ha fatto esperienza, e queste prediche saputelle sulla disposizione ad ascoltare gli altri mi fanno ribrezzo. Soprattutto da chi ha appena sancito che <strong>qualsiasi blog, per la sua stessa struttura, non può portare a niente di buono, e che dunque non vale la pena ascoltarlo</strong>. Capito? Vorrei sottolineare questo punto. De Vivo e Virgilio ci vengono a dire che si sono “fatti l’idea” che <strong>qualsiasi blog</strong> non potrà mai portare niente di buono. Quindi smettiamola tutti con queste inutili perdite di tempo. Chiudiamo tutti i blog. Non abbiamo nulla da dire, né da dare, a De Vivo e Virgilio. Fermiamo tutto, e ripresentiamoci soltanto quando avremo realizzato la “comunità a venire”. Vietiamo il presente. Saliamo nella macchina del tempo, traslochiamo tutti nel futuro. Adesso, in home page o nella finestra dei commenti, stiamo scrivendo irrimediabilmente un blog, quindi loro due non ci ascolteranno. <strong>Non siamo niente per loro</strong>. Ci hanno aboliti in partenza. Tutte le decine di migliaia di blog esistenti in Italia non possono offrire niente che a loro interessi.</p>
<p><strong>4. LA MOSCA BIANCA</strong></p>
<p>Uno dei protagonisti della fiction di De Vivo e Virgilio è il blog <strong>Nazione Indiana</strong>. In esso, secondo i nostri due autori, “sono possibili finzioni, travestimenti, anonimato”. Nel resto della rete, o web, o internet che dir si voglia, come tutti sanno, invece, ciò non è possibile…</p>
<p><strong>5. GLI PSEUDONIMI SFIATATI</strong></p>
<p>In Nazione Indiana, soprattutto <strong>Carla Benedetti</strong> ha già riflettuto a fondo sul fatto che gli pseudonimi indeboliscono la forza del discorso, lo deresponsabilizzano. De Vivo e Virgilio evidentemente non hanno seguito quel dibattito. E hanno fatto bene, perché in Nazione Indiana, in quanto blog, secondo il loro ragionamento non può esserci niente che preluda alla loro “comunità a venire”, quindi a loro non interessa quello che c’è scritto qui dentro…</p>
<p><strong>6. ARGOMENTI E NO</strong></p>
<p>Secondo De Vivo e Virgilio, se in un blog “intervenisse un Grande Scrittore, la sua voce avrebbe lo stesso tono rispetto a quella di Pincopallino e così gli argomenti che il Grande Scrittore porterebbe, ove fossero discussi, avrebbero la stessa mancanza di autorità di quelli della signora Vattelapesca. In un blog tutte le vacche sono grigie. ” Ma che fesseria è mai questa? Se sono buoni argomenti, gli argomenti del grande scrittore o della signora Vattelapesca o di Pinco Pallino sono <strong>buoni argomenti e basta</strong>. Se poi De Vivo e Virgilio non sanno distinguere un argomento autorevole da uno mediocre solo perché tutti e due sono pubblicati democraticamente nello stesso posto, peggio per loro. La volontà appiattente, totalitaria (<strong>tutti</strong> i blog sono sbagliati… <strong>tutti</strong> gli argomenti discussi nei blog sono senza autorità… <strong>tutte</strong> le vacche sono grigie…) di De Vivo e Virgilio fa virare le loro spiritosaggini nella classica utopia negativa da incubo, dove i dittatori dettano i significati ultimi delle parole, ci tagliano via in partenza ogni possibilità che <strong>loro</strong> ritengono “sbagliata” avendo già compreso per tutti noi ciò che è bene e ciò che male: naturalmente i dittatori lo fanno per il nostro meglio…</p>
<p><strong>7. ERROR 404</strong></p>
<p>De Vivo e Virgilio rimproverano agli scrittori di difendere il loro interesse corporativo. Che sito hanno visitato? In Nazione Indiana scrivono registi di teatro e di cinema, scienziati, romanzieri, poeti, critici, studiosi, editori, gente che pubblica libri e gente che non ne ha mai pubblicato uno. Che cos’è uno “Scrittore”, nella fiction di De Vivo e Virgilio? Un romanziere? Un intellettuale? Un critico? Uno studioso? Un poeta? Chi pubblica i suoi testi in home page?</p>
<p><strong>8. ENTIA NON SUNT MULTIPLICANDA</strong></p>
<p>Ma la vera finzione fondamentale di De Vivo e Virgilio, è quella di separare scrittori e blogger. Come se oggi non fosse possibile a tutti aprire un blog. Che separazione artificiale è mai questa?</p>
<p>Nazione Indiana è uno delle migliaia di blog esistenti. È anche uno dei non molti blog collettivi che ci sono in giro. Se dentro vengono pubblicate cose buone o no, lo giudicherà chi ha voglia di leggerle. Noi non abbiamo un <strong>counter</strong>, che sarebbe quell’aggeggino che conta quanti visitatori entrano nel sito: non lo vogliamo, perché quelle sì sono logiche da società dell’immagine. Non ci interessa contare la nostra <em>audience</em>.</p>
<p><strong>9. CREDERE IN CIÒ CHE SI FA</strong></p>
<p>Secondo De Vivo e Virgilio, in Nazione Indiana gli scrittori decidono di intervenire per “difendere la propria immagine”. De Vivo e Virgilio si dimenticano che gli interventi di Nazione Indiana sono innanzitutto i pezzi che pubblichiamo in home page. Dico <strong>innanzitutto</strong> non perché li ritenga migliori delle riflessioni che appaiono nelle finestre di commento. Ma semplicemente perché gli interventi in home page sono quelli che generalmente ci costano più tempo: tempo di studio, riflessione e scrittura. Se poi qualcuno a volte sostiene una falsità o un’inesattezza nella finestra dei commenti, ribattere alle falsità e alle inesattezze è un atto d’amore per la verità. Ma De Vivo e Virgilio leggono tutto in termine di <strong>immagine</strong>. Evidentemente non riescono a pensare che al mondo ci sia <strong>qualcuno che crede in ciò che fa</strong>, e che quindi <strong>ci tenga a difendere ciò che fa</strong>: per loro è tutto “immagine”.</p>
<p><strong>10. MARGARITAS AD PORCOS</strong></p>
<p>La fiction di De Vivo e Virgilio abolisce, di Nazione Indiana, tutti gli interventi in home page. Non ne tiene conto. Come se questo sito fosse fatto solo dalle finestre dei commenti, e non, anche, dagli interventi nostri e altrui che ci sforziamo di scrivere e pubblicare. I personaggi che De Vivo e Virgilio si sono inventati, e che loro chiamano “Scrittori”, impiegherebbero il loro tempo solo a difendere la propria immagine nella finestra dei commenti. Le decine e decine di interventi in home page (saggi, recensioni, articoli, racconti, poesie, appelli…) che abbiamo pubblicato in questi mesi, per un totale di parecchie centinaia di pagine, per De Vivo e Virgilio sono <strong>nulla</strong>.</p>
<p><strong>11. PREDICARE MALE E RAZZOLARE PEGGIO</strong></p>
<p>Poi c’è la solita scenetta populista, l’ammicco alla moltitudine, lo sparare benevolenza nel mucchio (tanto qualcuno lo si becca sempre): “Con questo non vogliamo demonizzare i bloggers. Tutt’altro. I loro interventi, nelle migliori occasioni, scorrono come un torrente impetuoso e guai a chi, anziché creare degli invasi per raccoglierne le acque, pensa di colmarne l’alveo, credendo con ciò di essersi sbarazzato del torrente.” Peccato che De Vivo e Virgilio abbiano trovato come risolvere la questione <strong>proprio rimuovendo dal loro sito qualsiasi finestra di commento libero e non censurato</strong>. In Nazione Indiana, come in qualsiasi blog, chiunque può venire qui a scrivere ciò che vuole.</p>
<p><strong>12. OH COME SIAMO BRAVI</strong></p>
<p>Nei brani più spassosi del loro racconto, De Vivo e Virgilio riescono anche a sbrodolarsi lodi addosso, elogiando il termine <strong>zibaldone</strong> che si sono scelti come nome del loro sito. Peccato che <strong>qualunque</strong> blog (e naturalmente anche Nazione Indiana) sia uno zibaldone: gli interventi pubblicati in home page, se letti uno dopo l’altro nel loro ordine cronologico, darebbero il senso di una libera sequenza di pensieri, riflessioni non consequenziali una rispetto all’altra, eppure complessivamente coese in un ambito di interessi comuni: uno zibaldone, appunto.</p>
<p>Semmai, a essere assai poco “zibaldone” è proprio il sito <strong>zibaldoni.it</strong>, che per la sua stessa formula editoriale non permette lo stratificarsi cronologico gioioso, eruttivo, anche anarchico dei temi. <strong>Zibaldoni.it</strong> è una <strong>rivista vecchio stile</strong> pubblicata in rete, con un filtro redazionale chiuso, che esce periodicamente, proprio come le riviste su carta: ripropone su un mezzo infinitamente più duttile, come il web, modalità tecnologiche e comunicative vecchie (ma non per questo sorpassate o da buttare, sia chiaro, lo dico senza la minima ironia). Zibaldoni.it perpetua in rete le vecchie <strong>gerarchie tradizionali</strong> tra autore e lettore; gerarchie che la rete ha superato. Zibaloni.it conserva alcune caratteristiche delle riviste su carta: per esempio, quella di impedire ai suoi lettori di dire la loro senza filtri, come invece accade in qualunque blog (compreso questo).</p>
<p><strong>13. FARE LA MORALE CON I TAPPI NELLE ORECCHIE</strong></p>
<p>Sono d’accordo con De Vivo e Virgilio: “Rimuovere una modalità di scrittura significa non fare i conti con le idee che in quella modalità di scrittura hanno trovato espressione, significa fare come gli struzzi, avere paura di quello che può essere detto (in un blog) e mettere la testa sotto la sabbia.” Giusto. Peccato per la frase successiva: “E noi non vogliamo tutto questo.” Ma sì che De Vivo e Virgilio lo vogliono, dài! In <strong>zibaldioni.it</strong> nessuno può lasciare scritto alcunché, nulla che possa venire immediatamente condiviso dalla comunità, presente o a venire che sia. Siccome De Vivo e Virgilio hanno deciso che tutti quanti noi, centinaia di migliaia di persone che scrivono in rete, siamo una non-comunità, non ci permettono di dire liberamente la nostra nel loro sito. In zibaldoni.it sì che ci sono “Scrittori”, gli Scrittori di fantascienza De Vivo e Virgilio, che hanno “paura di ciò che può essere detto”. E i lettori di zibaldoni.it? Zitti! Silenzio!</p>
<p><strong>14. IL PERSONAGGIO SOTTO LO SCHIACCIASASSI DEI CARTOON</strong></p>
<p>Il ritratto dello scrittore che fanno De Vivo e Virgilio è esilarante. È uno di quei personaggi che <strong>Edward M. Forster</strong> definiva <strong>piatti, bidimensionali</strong>. Poco o per nulla verosimili, non vengono mai rappresentati a tutto tondo. Sono personaggi caricaturali: eppure risultano necessari, servono a far andare avanti la trama. Senza questo personaggio bidimensionale, il racconto di De Vivo e Virgilio non starebbe in piedi. Vediamo come lo ritraggono: “Egli deve scrivere per tutti noi i suoi Libri, in cambio dei quali la società lo ripaga considerandolo appunto uno Scrittore, con uno status più o meno riconosciuto, circondandolo di onori e fama, successo e denaro”. Una specie di casta aristocratica, insomma.</p>
<p>Lo “Scrittore” di De Vivo e Virgilio non è una persona che ha una vocazione, una passione, non è uno che scrive fin dall’infanzia, dall’adolescenza, ogni giorno, appassionatamente. Non è uno che ha fatto una scelta di vita e ne ha affrontate tutte le conseguenze, coltivando la sua passione per decenni, fino a conquistare con enorme fatica la possibilità di pubblicare. Non è nemmeno un cittadino qualunque, lo “Scrittore” di De Vivo e Virgilio, non è uno che tutti possiamo diventare scrivendo per la prima volta qualcosa di bello e vero, a quindici o a novantacinque anni. Macché. Lo “Scrittore” di De Vivo e Virgilio è una caricatura, con tanto di sarcastica lettera maiuscola. È un alieno piovuto dal cielo, è un arciduca che è stato investito dal re…</p>
<p>Gli scrittori, tutti gli scrittori che conosco io, sono persone che vivono in appartamenti modesti, talvolta in catapecchie: eppure sono le persone più felici del mondo, sì, anche quando sono le più disperate, perché stanno tenendo fede alla loro vocazione. Gli scrittori, tutti gli scrittori che conosco io, sono persone che leggono gratis decine di manoscritti di sconosciuti, ai quali non debbono nulla, offrendo continuamente il “munus” (dono/incarico) di leggere la parola altrui, di ascoltarla, aiutando gli autori inediti a pubblicare, ossia a rendere pubblica e comunitaria una cosa bella, e vera…</p>
<p>Macché. Lo “Scrittore” di De Vivo e Virgilio è una macchietta circondata di onori e fama, successo e denaro…</p>
<p><strong>15. I CASI DELLA VITA</strong></p>
<p>Onori e fama, successo e denaro… “(in qualche caso)”, precisano sommessamente, fra parentesi.</p>
<p>In <strong>qualche</strong> caso?</p>
<p>Ma che razza di precisazione è? E <strong>in tutti gli altri casi</strong>? La frase di De Vivo e Virgilio si sgonfia catastroficamente da sola, con un effetto comico irresistibile. Se è solo “in qualche caso” che ciò accade, allora com’è che in tutti gli altri casi gli scrittori continuano a scrivere senza fama, senza onori, senza successo né denaro? Vuoi vedere che si tratta anche di <strong>passione, vocazione, ispirazione, gioia</strong>? Vuoi vedere che è anche una questione di <strong>arte</strong>? Forse a De Vivo e Virgilio sfugge l’esistenza di questa cosa che si chiama <strong>arte</strong>. Nel loro universo parallelo tutto è onori, fama, successo, denaro.</p>
<p>Sto esagerando? Allora leggete questa. È una notizia del 27 dicembre 2000:</p>
<p><strong>Tiziano Sclavi</strong>, il padre di <strong>Dylan Dog</strong>, ha pubblicamente affermato, durante un’intervista rilasciata a Daniele Bertusi, di non voler più scrivere romanzi: “<strong>troppa fatica, niente soldi e niente fama</strong>”. (da www.alice.it/news/news/n20001227.htm)</p>
<p>Faccio notare che <strong>Tiziano Sclavi</strong>, forte del successo di <strong>Dylan Dog</strong> e della popolarità di cui gode (e quindi di un pubblico potenziale di lettori molto numeroso), avrà ricevuto dall’editore dei suoi romanzi una cifra (il cosiddetto “anticipo sui diritti d’autore”) altissima rispetto a ciò che viene dato a un normale autore di narrativa. E nonostante ciò, Sclavi ha sintetizzato queste cifre con l’espressione “niente soldi”. Checché ne pensino i due autori di fantascienza caricaturale De Vivo e Virgilio, ci sono centinaia, migliaia di scrittori che continuano a scrivere in assenza di soldi e fama, e con parecchia fatica (e tanta gioia, aggiungo io).</p>
<p><strong>16. GNORRI</strong></p>
<p>Tutto il pasticcio della confusione di ruoli fra “autore” e “blogger” che De Vivo e Virgilio credono di individuare, deriva da un madornale travisamento: ai due sfugge che al giorno d’oggi <strong>chiunque</strong> può aprire un blog, chiunque può <strong>essere contemporaneamente commentatore e autore</strong>: discutere con gli altri nelle finestre dei commenti dei siti altrui, o proporre un suo intervento, in home page, dentro il blog registrato a suo nome (o a suo pseudonimo, come meglio desidera…). La cosa è sfuggita a tal punto, a De Vivo e Virgilio, che <strong>lo stesso sito zibaldoni.it non tiene conto di questa importantissima democratizzazione della scrittura</strong>, e continua a proporre la <strong>formula aristocratica</strong> del “noi Scrittori De Vivo e Virgilio facciamo la rivista, voi leggete e zitti”.</p>
<p><strong>17. MANDANTI CORAGGIOSI</strong></p>
<p>La frase seguente mi fa ridere di meno: “Ma se neppure lo Scrittore crede in tutto questo o non ha fiducia nel futuro, allora ben vengano i bloggers terroristi, i travestiti e gli anonimi maldicenti.” È una frase farabutta. Dice: se gli scrittori non fanno quello che diciamo noi De Vivo e Virgilio, ovvero se non fondano la nuova comunità (intendendola come la intendiamo noi due), allora sputategli in faccia, fate bene! È una frase vigliacca. Da mandante codardo: il peggio che ci sia. Incita alla cattiveria e alla violenza. La giustifica. Dunque tutte le offese che vengono scritte in rete nei blog, dentro le finestre dei commenti, hanno l’approvazione di De Vivo e Virgilio. I quali non hanno il nerbo di offendere a chiare lettere, ma mandano avanti gli altri e si compiacciono che ciò accada.</p>
<p>Io credo talmente nel futuro da devolvere al futuro il mio presente. Tanto per dirne una, scrivo gratis su questo sito, sebbene le mie parole, sul mercato, verrebbero ricompensate con una decorosa quantità di denaro. Non sono certo l’unico. Siamo centinaia di migliaia a farlo. Ciò che offrono i blogger (<strong>tutti</strong> i blogger) alla comunità è informazione, riflessione, racconto: scrittura. Offrono lavoro gratis. Doni, incarichi. Munus, munera…</p>
<p><strong>18. IL PRESENTE</strong></p>
<p>Ma, alla fine, dopo aver squalificato tutti i blog della rete e aver messo in dubbio il valore di “forum, alcune mailing list, le chat, etc.”, che cosa vogliono De Vivo e Virgilio? “Quello che noi auspichiamo, pertanto, è ben altro, e consiste in un severo esame di coscienza dello scrittore moderno, che, a partire da queste considerazioni sul suo ruolo, riesca a scoprire nel blog e nelle sue modalità di scrittura, un mezzo di comunicazione letteraria aperto a tutti e nuovo, che, scavalcando ogni mediazione, raggiunga chiunque voglia parteciparvi in tutta libertà.” Forse, nel loro auspicare ossessivamente il futuro, De Vivo e Virgilio hanno tenuto gli occhi ben chiusi davanti al presente. Grazie al mezzo tecnico del blog, tutti oggi possono scrivere in rete, sia come autori di interventi in home page, sia come autori di commenti nelle finestre dei blog altrui: vale a dire, tutti possono essere scrittori e commentatori. Ciò che auspicano i due utopisti del futuro, nella realtà è presente in atto.</p>
<p><strong>19. “BLOGGER”</strong></p>
<p>Nell’universo parallelo di De Vivo e Virgilio, viene chiamato “blogger” <strong>solo chi posta commenti nelle finestre</strong>. I nostri due Scrittori De Vivo e Virgilio non hanno ancora capito che il <strong>blogger</strong> è, invece, chiunque tiene un blog, chiunque ha registrato un sito a sistema editoriale aperto (scusate le parafrasi petulanti, ma bisogna spiegarglielo bene), ossia tutti coloro (in Italia sono decine di migliaia) che hanno aperto un sito grazie a uno di quei sistemi editoriali offerti gratis in rete da Splinder, Clarence, Virgilio, Tiscali, ecc.</p>
<p><strong>20. È LA RETE, BABY</strong></p>
<p>“Finché esisterà un testo principale e in subordine una finestra di commento…” è una battuta surreale. Mi ha fatto veramente molto ridere la tecnica umoristica con cui i due autori fingono, fantascientificamente, che nei blog esista un’aristocrazia di autori che possiede il testo principale, e una casta di autori-paria che scrive nella finestra dei commenti. De Vivo e Virgilio dimenticano o fanno finta di dimenticare che, essendo possibile <strong>per tutti</strong> aprire gratis un blog in pochi minuti, senza saperne nulla di programmazione informatica, pubblicando ciò che si vuole nelle finestre principali, la discriminazione fra <strong>home page</strong> e <strong>finestra dei commenti</strong> non esiste. Chiunque può segnalare nella finestra dei commenti un intervento (suo o altrui) pubblicato nella home page di un altro blog, mettendo un link per arrivarci in un baleno e leggerlo con agio. È la rete, ragazzi: nodi, connessioni, passaggi, finestre che si aprono, gente che dialoga e che non è soltanto capace di offendere e denigrare… Succede da anni, e negli ultimi tempi è alla portata di moltissimi.</p>
<p>Lo so, sono cose risapute, e quel che è più grave è che mi sto ripetendo troppo.</p>
<p>Ma vorrei farglielo entrare bene in zucca.</p>
<p>Che almeno questo intervento porti un piccolo contributo alla “comunità a venire”: che almeno, in futuro, De Vivo e Virgilio sappiano di cosa stanno parlando.</p>
<p>____________________________________________________________</p>
<p><em>Per inserire commenti vai a &#8220;Archivi per mese &#8211; Novembre 2003&#8243;</em></p>
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