<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; Fantasmi vesuviani</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/fantasmi-vesuviani/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 18:19:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Gli abusivi e le lettere</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/02/06/gli-abusivi-e-le-lettere/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/02/06/gli-abusivi-e-le-lettere/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 00:20:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Fantasmi vesuviani]]></category>
		<category><![CDATA[Felice Piemontese]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Cangiullo]]></category>
		<category><![CDATA[Hacca Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Caruso]]></category>
		<category><![CDATA[neoavanguardia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=29899</guid>
		<description><![CDATA[<p>di<br />
<strong>Felice Piemontese</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/copertina.jpg"></a><br />
Luciano Caruso- <em>Il palazzo di Odisseo. </em></p>
<p>Caro Luciano,<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/06/gli-abusivi-e-le-lettere/#footnote_0_29899" id="identifier_0_29899" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="da Fantasmi vesuviani di Felice Piemontese &#38;#8211; Hacca edizioni">1</a><br />
provo a immaginare cosa proveresti nel vedere che tutti si occupano, oggi, di Futurismo, e ignorano chi l’ha fatto trent’anni fa, in modo sistematico e avvertito, ripubblicando tutti i manifesti, ad esempio, e “riscoprendo”personaggi dimenticati come Cangiullo. Mi sembrava perfino esagerato tanto tuo impegno di fronte al diluvio di ristampe anastatiche, di grossi contenitori, di saggi che arrivavano continuamente a casa, spediti dal povero Belforte di Livorno, che chi sa se si è mai rifatto delle spese.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/06/gli-abusivi-e-le-lettere/">Gli abusivi e le lettere</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di<br />
<strong>Felice Piemontese</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/copertina.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/copertina.jpg" alt="" title="copertina" width="300" height="187" class="aligncenter size-full wp-image-29918" /></a><br />
Luciano Caruso- <em>Il palazzo di Odisseo. </em></p>
<p>Caro Luciano,<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/06/gli-abusivi-e-le-lettere/#footnote_0_29899" id="identifier_0_29899" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="da Fantasmi vesuviani di Felice Piemontese &amp;#8211; Hacca edizioni">1</a></sup><br />
provo a immaginare cosa proveresti nel vedere che tutti si occupano, oggi, di Futurismo, e ignorano chi l’ha fatto trent’anni fa, in modo sistematico e avvertito, ripubblicando tutti i manifesti, ad esempio, e “riscoprendo”personaggi dimenticati come Cangiullo. Mi sembrava perfino esagerato tanto tuo impegno di fronte al diluvio di ristampe anastatiche, di grossi contenitori, di saggi che arrivavano continuamente a casa, spediti dal povero Belforte di Livorno, che chi sa se si è mai rifatto delle spese.</p>
<p>Il tuo trasferimento a Firenze, nel 1976, fu uno dei tanti traumi legati alla diaspora di amici e compagni di strada che, a un certo punto, gettavano la spugna e si dichiaravano sconfitti nel corpo a corpo con questa città, quella Napoli alla quale pochi anni prima avevamo dedicato un ritratto impietoso fin dal titolo, <em>La <span style="font-style: normal;"><em>disoccupazione mentale</em>.</span></em></p>
<p><span id="more-29899"></span></p>
<p>Un libro, da te pensato e da te fortissimamente voluto, che invece di fermarsi alla solita lamentazione, lasciava “parlare” la città stessa, attraverso le proprie istituzioni, i giornali, gli organismi ufficiali, per realizzare un originale autoritratto di quello che già veniva definito, con buona pace di Marc Augé, un “non luogo”. Nella consapevolezza, parliamo del 1972, che “Napoli va incontro a una disfatta totale”. Ma che “il fatto che si parli di Napoli è pretestuoso”, perché ciò che si dice su Napoli “è valido per molte altre città. Basta sovrapporle una sull’altra, per ritrovare le medesime situazioni”. Il che naturalmente è vero fino a un certo punto, ma sfatava un luogo comune assai diffuso, che porta i napoletani a sentirsi sempre “unici”, nel bene come, soprattutto, nel male.</p>
<p>Il libro fu accolto con l’indifferenza e il fastidio che si riservano ai rompiscatole, a quelli che perdono tempo con le loro elucubrazioni intellettuali, invece di “badare al sodo”. Di lì a non molto, del resto, ci sarebbero stati grandi rivolgimenti nella vita politica della città, con l’elezione – per la prima volta – di un sindaco comunista e di una giunta di sinistra, che avrebbero acceso grandi speranze, seguite dalle inevitabili delusioni. E la tua decisione di partire fu anche un gesto di consapevolezza, di lucidità, di rifiuto di firmare cambiali in bianco, come in tante occasioni ha fatto chi aveva invece deciso di rimanere. Quasi coetanei, cominciammo a frequentarci quando avevamo entrambi poco più di vent’anni. Tu, dopo una brillante laurea in filosofia, speravi in un posto all’università che ti era stato in qualche modo promesso, io cominciavo a lavorare nei giornali. Poi ti dissero brutalmente, o ti fecero capire, che per un guastafeste come te nell’università non c’era posto, e non ci sarebbe mai stato, e tu ripiegasti sull’insegnamento in una scuola.</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/imgopera.php_.jpeg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/imgopera.php_-209x300.jpg" alt="" title="imgopera.php" width="209" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-29905" /></a></p>
<p>Ci vedevamo quasi sempre a casa tua, nella palazzina del parco Grifeo in cui tuo padre faceva il portiere, poi in una libreria di piazza Municipio di cui eri direttore e unico commesso, e in cui non entrava mai nessuno, tanto che per tutto il tempo che durò facevamo lì le nostre riunioni. Eh sì, perché, come voleva l’epoca, avevamo costituito un gruppo, che si chiamava Continuum e si riprometteva, con molte mie riserve mentali, di superare l’individualismo artistico, la mistica del giovane artista, per un lavoro appunto di gruppo, in cui le diverse individualità trovassero una sintesi, producendo collettivamente opere d’arte visuali, manifesti artistico-politici, opuscoli di propaganda. Tu, del resto, eri quello che conosceva Debord e i situazionisti, che aveva contatti con artisti d’avanguardia di tutto il mondo, e corrispondevi con persone che vivevano in Giappone o in Perù, ma che condividevano questa spinta verso il nuovo, da noi considerato irresistibile, e volevano a tutti i costi “cambiare la vita”.</p>
<p>Pensavi tutto il male possibile del Gruppo 63 e della neo-avanguardia italiana, ma, stranamente, nemmeno la mia partecipazione all’ultimo incontro del Gruppo (quello che si svolse a Fano nel ’67) e poi alla rivista “Quindici” incrinò i nostri rapporti. Le tue collere erano furibonde, i tuoi sarcasmi micidiali, e non si poteva fare a meno di riconoscerti un ruolo “naturale” di leader, ma si riusciva a convivere anche facendo scelte differenti, e che consideravi sbagliate. Naturalmente, eravamo alla ricerca costante di editori, di mecenati, di sostenitori. Riuscimmo a stabilire un contatto con una rivista, “Uomini e idee”, che arrancava penosamente alla ricerca di una fisionomia, “convertendo” all’avanguardia il suo direttore Corrado Piancastelli, o almeno convincendolo a “convivere”, e a darci spazi sempre più grandi. La cosa migliore che riuscimmo a fare nella prima fase della rivista fu un “saggio collettivo” lucidamente delirante e con un titolo bellissimo, “L’eternità commestibile”.</p>
<p>Poi la rivista (fino a quel momento finanziata, chi sa perché, da un commerciante di pellami) trovò un editore “vero”, un certo Schettini, che da gallerista d’arte aveva deciso di fare il grande passo. Dedicammo un numero monografico a Emilio Villa, che era allora in certi ambienti un personaggio a giusta ragione mitico (e che sarebbe stato faticosamente “riscoperto” alcuni decenni dopo), pubblicammo, credo per la prima volta in Italia, testi dell’Internazionale Situazionista e altre rarità. Poi finirono i soldi e l’editore scomparve dalla circolazione, come era già accaduto e sarebbe accaduto ancora decine di volte.</p>
<p>Di ciò che si può definire “l’avanguardia napoletana” tu, Caruso, eri di sicuro la mente più lucida e quello con più capacità organizzative, oltre che ineccepibile archivista. Mostre, riviste, foglietti, tutto passava per le tue mani, suscitando ammirazione, invidie, gelosie, litigi, rotture insanabili talvolta seguite da clamorose rappacificazioni. Tutto questo ti stancò, a un certo punto, e decidesti di sciogliere il dilemma col quale ci tormentavamo da quando avevamo l’età della ragione: andarsene, o rimanere. A Firenze ti dedicasti soprattutto al Futurismo, e alla produzione di “libri d’artista” in copia unica o in edizioni limitate, come ti consentiva di fare l’asfittico ambiente artistico fiorentino. Facesti perfino, dopo alcuni anni, un tentativo di tornare a Napoli, ma la città che ti aveva ormai espunto si chiuse a riccio, e rifiutò “l’estraneo”. Tornavi ogni tanto, l’ultima volta quando già la malattia era in uno stadio terminale e la manifestazione alla quale partecipasti (stando malissimo) si annunciava come una specie di straziante cerimonia degli addii. Non me la sentii di partecipare, e me ne pentii, perché ci lasciasti per sempre solo poche settimane dopo, il 16 dicembre del 2002, ancora e sempre “eretico e marginale” come avevi scelto di essere (ma marginalità e rimozione  non sono, con tutta evidenza, la stessa cosa).</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/06/gli-abusivi-e-le-lettere/">Gli abusivi e le lettere</a></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_29899" class="footnote">da Fantasmi vesuviani di Felice Piemontese &#8211; Hacca edizioni</li></ol><hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/19/triptyque-delle-tre-p-piemontese-felice-petrova-alexandra-pasquale-vitagliano/' rel='bookmark' title='Triptyque delle tre P &#8211; Piemontese (Felice), Petrova (Alexandra), Pasquale (Vitagliano)'>Triptyque delle tre P &#8211; Piemontese (Felice), Petrova (Alexandra), Pasquale (Vitagliano)</a> <small> &#8220;dico, basta pensare di essere immortali, diceva, anche se...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/03/tra-zero-e-due-meno-meno/' rel='bookmark' title='Tra zero e due meno meno'>Tra zero e due meno meno</a> <small>[Gilda Policastro, redattrice di «Allegoria», risponde a Cortellessa, proseguendo il...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/02/06/gli-abusivi-e-le-lettere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 0.405 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-13 06:34:42 -->
<!-- Compression = gzip -->
