<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; fibe</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/fibe/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 10:08:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>La risposta? Non è nei buchi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/10/29/la-risposta-non-e-nei-buchi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/10/29/la-risposta-non-e-nei-buchi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 06:52:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[acerra]]></category>
		<category><![CDATA[anna fava]]></category>
		<category><![CDATA[discariche]]></category>
		<category><![CDATA[Emergenza rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[fibe]]></category>
		<category><![CDATA[Impregilo]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[terzigno]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=37048</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/terzigno_intera_4.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Anna Fava</strong></p>
<p>Terzigno, Serre, Giugliano. E&#8217; nei buchi che si continua a cercare una via d&#8217;uscita. In modo del tutto irrazionale: già nel 2005 la Corte dei Conti criticò aspramente la struttura commissariale, gestita per anni in simbiosi con la Protezione civile, per non aver incentivato in alcun modo la raccolta differenziata, stabilendo arbitrariamente che la risoluzione dell&#8217;emergenza rifiuti dovesse limitarsi alla realizzazione e alla gestione dell&#8217;impiantistica finale e non nella riduzione a monte del flusso di rifiuti da trattare attraverso la raccolta differenziata.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/29/la-risposta-non-e-nei-buchi/">La risposta? Non è nei buchi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/terzigno_intera_4.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/terzigno_intera_4-300x217.jpg" alt="" title="Italy Naples Trash" width="300" height="217" class="alignleft size-medium wp-image-37049" /></a></p>
<p>di <strong>Anna Fava</strong></p>
<p>Terzigno, Serre, Giugliano. E&#8217; nei buchi che si continua a cercare una via d&#8217;uscita. In modo del tutto irrazionale: già nel 2005 la Corte dei Conti criticò aspramente la struttura commissariale, gestita per anni in simbiosi con la Protezione civile, per non aver incentivato in alcun modo la raccolta differenziata, stabilendo arbitrariamente che la risoluzione dell&#8217;emergenza rifiuti dovesse limitarsi alla realizzazione e alla gestione dell&#8217;impiantistica finale e non nella riduzione a monte del flusso di rifiuti da trattare attraverso la raccolta differenziata. Se infatti la raccolta differenziata fosse potenziata ed estesa in modo sistematico a tutti i Comuni, organizzando una raccolta differenziata porta a porta per tutti i cittadini, con una accurata separazione dei materiali da avviare alla filiera del riciclo e del recupero della materia, in breve tempo non solo la Campania riemergerebbe dallo stato di degrado attuale ma si animerebbe un&#8217;economia sana, compatibile con la vocazione agricola del territorio e con l&#8217;elevata densità abitativa di molti Comuni.<br />
<span id="more-37048"></span><br />
 Ci sono fondate ragioni per affermare che la scelta &#8211; arbitraria e priva di alcun fondamento tecnico-scientifico &#8211; di ostinarsi a risolvere l&#8217;emergenza con le discariche e con la costruzione di costosi impianti di incenerimento, recentemente condannati dall&#8217;oncologo francese <strong>Dominique Bellpome</strong> come &#8220;crimine contro l&#8217;umanità&#8221; a causa dell&#8217;inquinamento chimico da essi provocato, sia in realtà orientata da interessi economici da parte delle imprese private che spingono la classe politica a scelte orientate verso l&#8217;incenerimento dei rifiuti a causa dei contributi pubblici stanziati per la gestione di questi impianti.<br />
Come ha dimostrato anche l&#8217;indagine della Procura di Pescara nei confronti di politici corrotti dall&#8217;imprenditore <strong>Rodolfo Di Zio</strong> perché impedissero la raccolta differenziata e favorissero la costruzione di discariche ed inceneritori, la classe politica concede favori ai gruppi imprenditoriali sacrificando gli interessi della popolazione, che viene privata del territorio, della salute, della dignità, della partecipazione democratica e della possibilità di una sana economia. Queste scelte politiche dissennate scatenano nei cittadini una forte sfiducia nelle amministrazioni locali, che svendono il proprio territorio, e nelle istituzioni che emanano leggi criminali come la legge 123 del 2008, che il giurista <strong>Stefano Rodotà</strong> ha commentato il 27 maggio 2008 parlando della nascita di «un diritto &#8220;speciale&#8221;, fondato su una sostanziale sospensione di garanzie fondamentali. Ormai in Campania vige un diritto diverso da quello di altre regioni. L&#8217;insieme delle nuove regole fa nascere un modello che produce una &#8220;eccedenza&#8221; autoritaria inaccettabile».<br />
Una via d&#8217;uscita da questa situazione c&#8217;è ed è immediatamente praticabile: se i 150 milioni di euro promessi come compensazione ambientale ai comuni vesuviani e i 350 milioni di euro stanziati per acquistare dalla <em>Fibe &#8211; Impregilo</em> l&#8217;inceneritore di Acerra fossero impiegati per attivare la raccolta differenziata finalizzata al recupero della materia, se gli impianti di compostaggio già esistenti fossero attivati per trattare la frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata, se per la frazione secca venisse attivata la filiera del riciclo utilizzando le migliori tecnologie presenti in Italia (Vedelago <em>in primis</em>) per adeguare gli impianti già esistenti in modo da recuperare totalmente la materia, non solo la Campania uscirebbe in tempi brevi dall&#8217;emergenza ma potrebbe diventare il modello di un&#8217;economia virtuosa per il resto d&#8217;Italia.</p>
<p>(la fotografia è di Salvatore Laporta per <em>AP</em>)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/29/la-risposta-non-e-nei-buchi/">La risposta? Non è nei buchi</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/06/04/breve-storia-dell%e2%80%99emergenza-rifiuti-in-campania/' rel='bookmark' title='Breve storia dell’emergenza rifiuti in Campania'>Breve storia dell’emergenza rifiuti in Campania</a> <small> di Maurizio Braucci Primavera del 2007. Petra e io...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/05/16/unaltra-galassia-festa-del-libro-e-degli-scrittori-a-napoli/' rel='bookmark' title='Un&#8217;altra Galassia &#8211; Festa del libro e degli scrittori a Napoli'>Un&#8217;altra Galassia &#8211; Festa del libro e degli scrittori a Napoli</a> <small> “Un’Altra Galassia – Napoli Sotterranea” nasce dalla volontà di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/05/29/cinque-minuti-di-napoli/' rel='bookmark' title='Cinque minuti di Napoli'>Cinque minuti di Napoli</a> <small>di Piero Sorrentino Hanno fatto l’intero percorso, da sant’Anna di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/05/22/munnutsunami/' rel='bookmark' title='Munnetsunami'>Munnetsunami</a> <small>di Piero Sorrentino Solo all’alba il fuoco si spense piano...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/11/29/racconto-camorra-impreciso-ma-apologetico/' rel='bookmark' title='Racconto Camorra, impreciso ma apologetico'>Racconto Camorra, impreciso ma apologetico</a> <small>di Sergio Nazzaro Le mani del killer: l’omicidio Fortugno, ha...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/10/29/la-risposta-non-e-nei-buchi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chiaiano, un&#8217;altra verità</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/08/05/chiaiano-unaltra-verita/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/08/05/chiaiano-unaltra-verita/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 22:16:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[bertolaso]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[chiaiano]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza]]></category>
		<category><![CDATA[fibe]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[inceneritore]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Braucci]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=6870</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/trashosaurus.jpg"></a>di<strong> Maurizio Braucci</strong></p>
<p>“Ogni volta che ci dicono: perché non protestavate quando la camorra sversava i rifiuti tossici? Io salto dalla sedia. Ma come? Negli anni ’80 facevamo i presidi di notte, rischiando la vita, per bloccare i camion che lavoravano per la criminalità organizzata.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/05/chiaiano-unaltra-verita/">Chiaiano, un&#8217;altra verità</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/trashosaurus.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6872" title="trashosaurus" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/trashosaurus-300x297.jpg" alt="" width="300" height="297" /></a>di<strong> Maurizio Braucci</strong></p>
<p>“Ogni volta che ci dicono: perché non protestavate quando la camorra sversava i rifiuti tossici? Io salto dalla sedia. Ma come? Negli anni ’80 facevamo i presidi di notte, rischiando la vita, per bloccare i camion che lavoravano per la criminalità organizzata. Come pensate che siano nate tante inchieste dell’antimafia?” E’ Angelo Genovese a parlare, zoologo, ha 48 anni, ex attivista di Legambiente, oggi è tra quanti sono contrari  all’apertura della discarica di Chiaiano.”La mia prima denuncia sullo sversamento dei rifiuti tossici risale all’85, allora la gestione stava nelle mani di piccoli clan locali da cui, noi attivisti, subivamo minacce ed intimidazioni perché portavamo alla luce un sistema del tutto abusivo e la legge era dalla nostra parte.&#8221;<span id="more-6870"></span> Pochi anni prima, nel 1980, Mimmo Beneventano, consigliere comunale del PCI, era stato assassinato ad Ottaviano perché si stava interessando della discarica della ditta La Marca. La situazione si aggravò dopo il 1982, quando venne approvato il DPR 915 che regolamentava l’attività di smaltimento rifiuti, e da cui poi, in seguito, si arrivava ad istituire un registro regionale per chi operava nel settore. Venivano fissati dei requisiti tecnici più elevati – numero minimo di mezzi di trasporto, siti di stoccaggio provvisori etc- in quella che sembrava una tutela contro il malaffare. Invece, in Campania, a causa dell’assenza di controlli e della corruzione della pubblica amministrazione, i clan più ricchi entrarono nel business creando delle società capaci di soddisfare i requisiti. Da allora, il traffico di rifiuti tossici dal nord Italia si è incrociato con lo smaltimento di quelli ordinari attraverso concessionari regolarmente iscritti all’albo degli smaltitori. Nell’89 bloccammo la discarica di Ercolano e, mentre eravamo lì, con la polizia presente, arrivarono dei camion carichi di rifiuti tossici. In quegli anni, grazie alle nostre denunce e a quelle di altri gruppi ambientalisti, si fecero varie interrogazioni parlamentari e le commissioni antimafia coniarono il termine ecomafie. Capisci adesso perché mi arrabbio quando ci dicono che noi campani non protestavamo contro la camorra?”.<br />
Angelo mi parla con calma, ogni tanto si rammarica di non ricordare bene le date e mi rimanda al suo sito web dove sono pubblicati articoli di oltre vent’anni fa. Lui è uno dei collegamenti tra l’attuale movimento ambientalista campano e quello passato “Poi, negli anni ’90 mi feci da parte, le delusioni erano state tante, la frustrazione cresceva e anche la sfiducia nei partiti e nelle organizzazioni per cui militavo. Ho iniziato a pensare a me, alla mia famiglia, ma nel 2007 non ho potuto restare indifferente di fronte al fatto che volevano riaprire la discarica di Terzigno, nel Parco Nazionale del Vesuvio, che noi siamo riusciti a far chiudere 15 anni fa. Ed eccomi qui ancora, a protestare, solo che stavolta lo Stato non è più dalla nostra parte. Oggi lottiamo contro i decreti dei commissari speciali e del governo, contro leggi che contravvengono alla costituzione e all’ordinamento europeo”.<br />
Nel febbraio del 1994, la gestione dei rifiuti in Campania viene commissariata, secondo alcuni si tratta di un metodo per razionalizzare e ammodernare una situazione giunta ormai al tracollo, secondo altri è anche un modo per eliminare la presenza della criminalità organizzata che ormai pervade la gestione delle discariche su tutto il territorio. Tuttavia, i poteri speciali del commissario di turno e un flusso elevato di soldi, fino ad oggi 2 miliardi di euro, in 14 anni non riescono a risolvere la crisi. Col tempo, il commissariamento crea un scollamento tra politica e società civile, gli obiettivi divergono e i poteri speciali, che dovrebbero servire ad imporre una strategia risolutiva, si pongono molto spesso al servizio di una rete affaristica e clientelare che oggi rappresenta il vero mostro che tormenta la Campania. Dopo tre commissioni di inchiesta parlamentare, un processo contro i massimi attori politici ed imprenditoriali della gestione, una cinquantina di arresti ed inchieste che si aggiungono a quelle già in corso, anziché di emergenza sarebbe più giusto parlare di “scandalo” rifiuti.<br />
Pietro F., che ha ricoperto un incarico di rilievo alla Provincia di Napoli fino al 1996, racconta. “Ho preso parte a quella che chiamerei ‘fase 1’ dell’attuale emergenza. Allora già subodoravo che il commissariamento non sarebbe servito a risolvere la situazione ma, anzi, a peggiorarla. Nel 1995, con la giunta regionale di Antonio Rastrelli di An, ho visto il prevalere del consociativismo, l’emergenza offriva ai partiti la possibilità di trasformare una situazione di disoccupazione strutturale in una larga rete di clientelismi. Io stesso presi parte all’emanazione del primo bando di formazione per operatori ecologici che poi portò all’assunzione di 2.500 persone. Regione, Provincia e Comune aggirarono il collocamento e scelsero i corsisti anche tra liste di disoccupati create all’ultimo minuto, con evidente infiltrazione della camorra che comprava gli elenchi dei nomi da gruppi già esistenti. Fu una spartizione tra destra e sinistra, divisa in quartieri e aree, secondo le esigenze di ciascun partito che ne guadagnò bacini di voti. Con questa prima manovra, siamo arrivati ad avere oggi in Campania 12.000 addetti alla raccolta dei rifiuti, cioè 1 ogni 400 abitanti mentre la media italiana è 1 ogni 9.000.”.<br />
Napoli e la sua provincia sono l’area più problematica a causa del grande flusso di rifiuti prodotto, il 75% di quelli regionali, e dell’altissima densità abitativa . Nel 2000 viene creata, per gestire l’igiene ambientale nel capoluogo, l’ASIA, azienda municipalizzata dove il Comune di Napoli ha la maggioranza azionaria e di cui nomina gli amministratori.<br />
“Dopo anni di cortei tra i disoccupati” spiega Franco Catapano, dipendente dell’ASIA “Nel 1998 presi parte ad un corso di formazione di 1.500 ore per la raccolta differenziata. Nel 2000 fummo assunti dall’ASIA, eravamo in 2300 ma di cui solo 150 in possesso della qualifica, gli altri provenivano da lavori socialmente utili, cassa integrazione e mobilità, era una politica di assorbimento della disoccupazione. In 8 anni, quelli come me che hanno la qualifica non sono mai stati utilizzati per la differenziata, io ad esempio spazzo le strade, quel poco di differenziata che oggi si fa a Napoli, il 10%, la fanno i dipendenti generici. Dell’attuale organico di 2.200 dipendenti ASIA, solo la metà sta in strada, gli altri ricoprono livelli superiori e mansioni d’ufficio: autista, capogruppo, ispettore etc. Quindi, quando si dice che l’ASIA ha un eccesso di dipendenti si dice una mezza verità: gli addetti alla pulizia, gli operatori ecologici, siamo in pochi. Molti dei promossi sono i delegati sindacali, il che spiega perché l’azienda possa fare quello che vuole con le promozioni e i turni di lavoro. L’azienda è interessata solo alla raccolta dei rifiuti tal quale, perché deve rispettare gli appalti esterni, cioè consegnare l’immondizia nei centri di raccolta, fino a ieri gestiti dalla FIBE. Questo conviene pure ai dipendenti, perché è lavoro fatto di notte, con gli straordinari e un turno di riposo in mezzo, ma in cambio devono garantire che quando c’è emergenza vanno e raccolgono, ogni tipologia di rifiuti, senza dare problemi. La Corte dei Conti ha messo sotto inchiesta l’azienda per i milioni di ore di straordinari pagati, dopo averla già condannata per non aver fatto la differenziata, perdendo soldi dalla mancata vendita dei materiali riciclabili. Gli appalti esterni sembrano essere la cosa più importante per l’azienda, tutto avviene all’esterno: riparazione automezzi, pezzi di ricambio, guardiania, pulizia degli uffici e via dicendo. Fino all’anno scorso noi venivamo prelevati ogni mattina dai nostri distretti e portati nelle strade da spazzare a bordo di autobus di lusso, quelli a due piani. La gente ci vedeva arrivare come dei turisti ma con la scopa e la divisa, non credeva ai propri occhi. Questo perché avevano appaltato il trasporto dei dipendenti ad un’azienda amica, credo che siano tutte aziende amiche quelle che ottengono gli appalti ASIA”. Attraverso aziende come l’ASIA, amministrate dal settore pubblico, sottoposte al diritto privato, ma le cui perdite sono pagate dai contribuenti, i partiti danno appalti agli imprenditori, i quali a loro volta assumono personale su indicazione politica. E’ una catena infinita, è il nuovo metodo, dopo tangentopoli, con cui in Italia i partiti si finanziano e creano reti clientelari e voti di scambio.<br />
Questa catena infinita pervade tutta la questione rifiuti campana, un blocco costituito da politici e imprenditori, locali e nazionali, pubblica amministrazione e camorra, che attraverso società miste e consorzi sono il corpo fisico dell’emergenza. In Campania, gli osservatori più avveduti, commentando la successione di ben 10 commissari ai rifiuti in 14 anni, dicono “Ogni volta, arrivano prima i soldi e poi il commissario”.</p>
<p>Il movimento di protesta</p>
<p>I gabbiani si levano urlando verso il cielo, lo oscurano in battiti frenetici, allontanandosi dalla massa di rifiuti che giacciono accatastati sulla piazzola. “Hanno visto un topo” dice Virgina. Non sarebbe una scena strana se non fosse che ci troviamo ad Acerra, provincia di Napoli al confine col casertano, a 20 km dal mare, dove la FIBE, società della multinazionale Impregilo, concessionaria dell’intero ciclo dei rifiuti campani dal 2000 al 2005, ha iniziato 4 anni fa la costruzione di un inceneritore. L’inceneritore non è ancora ultimato, ma in compenso La FIBE ha installato un sito di trasferenza temporanea di rifiuti, quelli da cui vediamo levarsi i gabbiani.Virginia Pretellese è un’architetto che fa parte del comitato ambientalista  “Donne del 29 agosto” contro la costruzione dell’inceneritore. “Il nome del comitato ricorda il giorno, nel 2004, in cui una marcia pacifica di circa 30.000 cittadini, che protestavano contro l’apertura del cantiere per l’inceneritore, furono caricate violentemente dalle forze dell’ordine. Ci furono numerosi feriti, tra cui donne e bambini, anche se, per uno strano accordo sottobanco, nessuno denunciò nessuno, in quanto polizia e carabinieri dissero di aver reagito contro un gruppetto che lanciava pietre. Ma l’effetto della repressione è stato quello di spaventare molti dei miei concittadini e ridurre la partecipazione della gente. Qui, dagli anni ’70, abbiamo lo stabilimento chimico della Montefibre che ha già procurato gravi danni all’ambiente, adesso si aggiungerà anche l’inceneritore. Dal 1999 denunciamo questa inutile mostruosità, all’inizio ci sentivamo soli, eravamo una comunità abbandonata a se stessa, oggi invece sentiamo intorno a noi una forte solidarietà. Quando ho visto che anche Napoli aveva i suoi comitati contro gli inceneritori, mi sono detta: allora, vedi?, eravamo nel giusto”. Dell’attuale lotta ambientalista campana, Acerra è il simbolo per la sua battaglia contro quello che viene considerato tecnologicamente un ferro vecchio, perno del piano industriale (7 impianti di stoccaggio e 2 inceneritori)  con cui la FIBE nel 1998 si aggiudica la gara per lo smaltimento dei rifiuti campani. Per tale piano, la FIBE trova come finanziatori le maggiori banche italiane, lo inizia senza mai entrare però a regime, commette degli illeciti, tra cui la famosa vicenda delle finte ecoballe sparse per mezza regione, infine viene inquisita dalla magistratura. Dopo aver messo in ginocchio la Campania, nel 2005 i vertici FIBE chiedono al governo Berlusconi di rescindergli il contratto, ma continuano fino ad oggi a gestire tutta l’impiantistica, in attesa di riottenere dallo stato, pur senza averne diritto, i capitali investiti. Intanto, il subentro, al posto della FIBE, di un’altra società nella gestione dell’inceneritore potrebbe essere conveniente solo grazie ai contributi statali CIP6, 55 euro per ogni tonnellata di rifiuti bruciati, ma l’Europa li sta abrogando. Così, per tutelare il capitale della società della Impregilo, due ordinanze di Prodi del 2008 mantengono per la sola Italia i CIP6 e ridefiniscono come termocombustibili le finte ecoballe, materia prima che si converte in denaro per chi le brucia. E’ un modo per far ripartire le gare d’appalto che fino ad allora sono andate deserte a causa del grande impegno finanziario iniziale richiesto ai concessionari e che deve indennizzare la FIBE. La vicenda campana diventa un emblema della finanza e della politica italiana, lo stato tutela i capitali delle imprese e delle banche anche quando a farne le spese sono  i diritti e la salute dei cittadini. “La cosa più ridicola” mi fa notare Virginia Pretellese “E’ che noi con le nostre proteste non siamo mai riuscite a bloccare l’inceneritore, abbiamo portato alla luce la questione, questo sì, ma la protezione delle forze dell’ordine intorno al cantiere è stata tale che non siamo mai nemmeno riusciti ad avvicinarci. Si sono bloccati da soli perché hanno sbagliato il progetto, la zona in cui hanno iniziato a costruire, chiamata Pantano per l’abbondanza di acque, gli ha ostacolato i lavori. Poi è intervenuta la magistratura che ha messo sotto inchiesta la FIBE ed oggi l’impianto giace lì, per nostra fortuna ancora incompleto”. Dopo Acerra, dal 2004 ad oggi si sono susseguite proteste in tutte le aree in cui i commissari ai rifiuti avevano stabilito di aprire delle discariche: Marigliano, Terzigno, Giugliano, Ferrandelle, Macchia Soprana, Savignano Irpino, Lo Uttaro, Piganataro Maggiore, Coda di Volpe, Macchia Soprana, Sant’Arcangelo Trimonte, Pianura&#8230;.. La fiducia nello stato è svanita e lo stato non dà nessun segno di discontinuità col recente passato.</p>
<p>Chiaiano, ultima tappa.<br />
“Napoli deve avere la sua discarica” dicono i sostenitori del piano industriale dei rifiuti “Nel resto della Campania non vogliono la sua immondizia”. Malgrado abbia una densità abitativa tra le più alte al mondo, Napoli deve trovare un buco dove piazzare le 5.200 tonnellate che produce ogni giorno insieme alla sua provincia. A febbraio 2008, il sindaco Iervolino suggerisce al governo Prodi e al commissario De Gennaro che questa discarica si apra a Chiaiano, periferia nord, all’interno di un’area protetta nel Parco Metropolitano delle Colline. Mauro Forte, architetto e attivista del presidio contro la discarica di Chiaiano, racconta “Nel 2002, con altri colleghi  abbiamo vinto un concorso indetto dal WWF per valorizzare la Selva di Chiaiano. Si tratta di 500 ettari di bosco con aree coltivate a bosco di castagno, ciliege e piene di vie d’acqua. Anni fa, in una tenuta situata nella selva, furono rinvenute delle scorie tossiche che poi la magistratura ha appurato provenissero dalla base NATO di Bagnoli. Una mattina, mentre facevamo i rilievi per il nostro progetto, trovammo centinaia di sacchi pieni di bustine vuote che erano servite da contenitori per fosfati, c’era ancora l’indirizzo: stabilimento Miralanza di Venezia. Quando ho saputo della scelta della discarica mi sono chiesto come riusciranno, visti i volumi di spazzatura di cui parlano, a far venire qui 300 camion al giorno, che tra andata e ritorno fanno 600 autoveicoli, in pratica uno ogni 2 minuti e mezzo nell’arco di 24 ore. Le strade attuali sono impensabili per questo scopo, ci sarebbe bisogno di infrastrutture viarie che certamente non si possono attuare nei tempi che il governo Berlusconi ha dichiarato come termine dell’emergenza rifiuti”. L’attuale presidente del consiglio punta molto sul caso Campania per dare un’immagine decisionista del suo governo, il 28 maggio vara un decreto in  base alle indicazioni del commissario subentrante Guido Bertolaso, il quale, quando ha ricoperto la medesima carica nel 2006-2007, ha trovato i seguenti ostacoli: proteste dei cittadini, inchieste della magistratura sugli abusi, rifiuti nocivi mischiati con quelli ordinari. A tale scopo, il decreto prevede gli arresti per chi ostacola l’uso di una discarica, affida tutte le inchieste sugli scandali rifiuti ad un’unica  superprocura che difficilmente potrà essere efficiente, autorizza lo sversamento di tipologie di rifiuti anche nocivi e, in più, pone l’esercito a guardia delle discariche. Anzichè fortificare lo stato di diritto e fare luce sulle cause della crisi dei rifiuti, il governo Berlusconi attacca le forze che hanno fatto venire a galla lo scempio, società civile e magistratura, legittimando invece le accozzaglie di rifiuti ordinari e tossici contro cui, da anni, si battono gli ambientalisti. Teresa Musto è un’attivista di Chiaiano, lei e suo marito Matteo mi spiegano alcuni retroscena della protesta “Vuoi un esempio delle speculazioni sull’emergenza rifiuti? La FIBE è proprietaria di una cava all’interno della selva che, come si legge sugli atti della commissione parlamentare, fu comprata nel 2001 da un intermediario per 200 milioni di lire e rivenduta a quella società per 2 miliardi e mezzo. Che fiducia possiamo avere noi in chi ci propone l’apertura della discarica? Già nel 2001 ci fu una forte protesta a Chiaiano contro il progetto di sversare nella cava della FIBE della frazione organica, allora nacque un comitato che poi è stato alla base dell’inizio delle proteste attuali”. Le proteste di Chiaiano raggiungono un livello drammatico quando, la sera del 23 maggio e la mattina del 24, le forze dell’ordine caricano improvvisamente il presidio, numerosi i feriti, due gravi, mentre un’accanita campagna stampa bolla i manifestanti come emissari della camorra che sarebbe contro la discarica. Nessuna prova di ciò viene fornita, ma intanto gli abitanti di Chiaiano sentono su di sé la repressione e la calunnia. Sabina Laddaga, trentacinque anni, è un architetto che segue le proteste dal 2004, compresa quella attuale “I politici, tutti, hanno detto solo bugie, Paolo Russo, parlamentare di Forza Italia, che è stato anche presidente della commissione sui rifiuti, una settimana prima delle scorse elezioni disse ad un convegno che la discarica di Chiaiano non si sarebbe mai fatta, una settimana dopo, ad un altro convegno, ha affermato il contrario. Quando ci fu il collegamento in diretta da Chiaiano con la trasmissione Anno Zero, una donna girava con un manifesto di alcuni mesi prima, firmato da Alleanza Nazionale e Forza Italia, in cui si diceva che la discarica qui era un progetto folle. Voleva mostrarlo all’onorevole Mantovano di An che stava negli studi della Rai, non ne ebbe il tempo perché i politici locali di centrodestra la trascinarono via, dissimulando che in quell’occasione non era giusto che comparissero dei simboli di partiti”. Dopo gli scontri, a giugno si arriva ad un accordo tra istituzioni e manifestanti: si lasceranno entrare i tecnici per effettuare le prove di idoneità della cava, ma insieme a degli esperti eletti dai comitati della protesta. Tra questi ci sono Franco Ortolani e Giovan Battista De Medici, geologi e docenti dell’Università di Napoli. “Pensa” mi dice Teresa Musto “Che gran parte dei tecnici del commissariato sono ex allievi di Ortolani e De Medici. E’ grazie a loro due che la discarica non è ancora stata aperta, ribattono colpo su colpo alle scempiaggini che vengono dette. Ma la verità è che queste analisi hanno solo un carattere politico, l’Istituto di Geologia ha già tutti i rilievi fatti per legge negli anni passati”. Mentre parlo con lei, arriva d’un tratto la notizia che in un incontro ufficiale, i tecnici si sono espressi per l’idoneità della cava,  vedo sui volti di Teresa e del marito l’angoscia, sanno che con il decreto Berlusconi ogni protesta significherà l’arresto e il carcere, si sentono messi di fronte ad un’ardua decisione. “Il decreto è incostituzionale, perché limita delle libertà fondamentali” continua Teresa “Ma la Corte Costituzionale può intervenire solo dopo che si siano verificati dei casi concreti, cioè dopo che qualcuno di noi venga arrestato”. Per fortuna, almeno per ora, la notizia dell’idoneità si rivela falsa.<br />
Gli esperti che si oppongono alla discarica sono lì perché fanno parte di un’altra realtà che, da anni, anima il movimento di protesta contro lo scandalo dei rifiuti. Le Assise di Palazzo Marigliano sono assemblee pubbliche, iniziate nel 2005, che si svolgono ogni domenica nell’omonimo palazzo nobiliare, principalmente sul tema dei rifiuti. Presidente onorario è quel Gerardo Marotta che dirige l’Istituto degli Studi Filosofici che si fa portatore della tradizione umanistica del Mezzogiorno d’Italia, quella dei Gaetano Filangieri e dei Benedetto Croce. Le Assise si sono radunate già all’inizio degli anni ’90 per contrastare la distruzione urbanistica della città tentata da Paolo Cirino Pomicino, e ci riuscirono. “Se vuoi sapere chi c’è dietro questo movimento” mi spiega Sergio De Stasio, un vecchio militante ambientalista ”Te lo dico io. Ci sono i giacobini, perché questa è l’Assise, gli ultimi giacobini d’Italia. Sono loro a scendere in campo quando la democrazia viene violata, e qui in Campania questo accade da 14 anni. Hanno competenze scientifiche, giuridiche e culturali, sono i figli di Domenico Cirillo e cento altri. Se li avessero ascoltati prima, non saremmo arrivati al punto in cui siamo”. Da anni, le Assisi pubblicano un bollettino che spiega le ragioni della protesta, in questo modo forniscono gli strumenti critici e di analisi della situazione attuale “Nel 1799, durante la rivoluzione napoletana” continua Sergio De Stasio “I giacobini si trovarono il popolo contro e nacque una cesura storica tra gli intellettuali liberali e la città che è stata causa di tanti mali. Oggi, questi giacobini sono al fianco di un  popolo che non vuole più essere oppresso. E’ l’occasione per cambiare qualcosa, dobbiamo sfruttarla”. Da alcuni anni, in Campania, con l’incontro tra diversi gruppi sociali e politici, tra professionisti, scienziati, vecchi e nuovi ambientalisti, si è iniziato ad elaborare un piano di gestione dei rifiuti basato sul riciclaggio, come impone la legislazione europea, abolendo discariche ed inceneritori e, soprattutto, interrompendo la gestione straordinaria dell’emergenza. Contro queste richieste si è scatenata una campagna di mistificazione, che in buona o cattiva fede, impedisce che le proteste appaiano come quelle di una società civile che si oppone ad uno stato reo di perseguire, nel migliore dei casi, obiettivi non condivisi dalla collettività. E’ l’emergere di un “ecologismo popolare” in un contesto fino ad ieri privo di cultura ambientalista, un fenomeno tipico ormai di molti paesi del sud del mondo che si ritrovano a difendere ambiente e risorse minacciate dagli interessi dei paesi più sviluppati. Oggi, la Campania è costretta a ricordarsi che la sua collocazione è al sud del nord, un nord che non è più solo una collocazione geografica ma un modello di sviluppo basato su industria e finanza, protette dalla politica. Lo scontro è aperto, ed è uno scontro per la democrazia e la giustizia ambientale.</p>
<p><em>(Pubblicato su &#8220;Diario&#8221;, 26.6.2008. Nell&#8217; immagine:&#8221;Trash-O-Saurus&#8221; )</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/05/chiaiano-unaltra-verita/">Chiaiano, un&#8217;altra verità</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/07/28/i-boschi-ombrosi-e-l%e2%80%99arte-delloblio/' rel='bookmark' title='I boschi ombrosi e l’arte dell&#8217;oblio'>I boschi ombrosi e l’arte dell&#8217;oblio</a> <small>&nbsp; &nbsp; di Marco Palasciano [ Si pubblica uno studio-racconto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/06/17/chiaiano-e-sola/' rel='bookmark' title='Chiaiano è sola?'>Chiaiano è sola?</a> <small> Maurizio Braucci mi manda questo appello a cui potete...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/07/05/gangs-of-naples-with-a-little-padan-green/' rel='bookmark' title='Gangs of Naples (with a little padan-green)'>Gangs of Naples (with a little padan-green)</a> <small>di Maurizio Braucci Il filosofo francese Henri Lefebvre scriveva già...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/18/il-ritorno-della-munnezza/' rel='bookmark' title='Il ritorno della munnezza'>Il ritorno della munnezza</a> <small> Questo video che documenta il primo carico di rifiuti...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/06/04/breve-storia-dell%e2%80%99emergenza-rifiuti-in-campania/' rel='bookmark' title='Breve storia dell’emergenza rifiuti in Campania'>Breve storia dell’emergenza rifiuti in Campania</a> <small> di Maurizio Braucci Primavera del 2007. Petra e io...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/08/05/chiaiano-unaltra-verita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Breve storia dell’emergenza rifiuti in Campania</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/04/breve-storia-dell%e2%80%99emergenza-rifiuti-in-campania/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/04/breve-storia-dell%e2%80%99emergenza-rifiuti-in-campania/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 06:41:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[acerra]]></category>
		<category><![CDATA[bassolino]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[fibe]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[termovalorizzatore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=6047</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/spazzatura.jpg'></a><br />
di <strong>Maurizio Braucci</strong></p>
<p>Primavera del 2007. Petra e io passeggiamo nel Parco Ventaglieri, nel centro di Napoli, facendo attenzione ai gradini rotti e alle grate su cui poggiamo i piedi, la manutenzione dello spazio è scarsa e l’effetto della furia dei ragazzini e degli agenti atmosferici trovano poco rimedio.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/04/breve-storia-dell%e2%80%99emergenza-rifiuti-in-campania/">Breve storia dell’emergenza rifiuti in Campania</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/spazzatura.jpg'><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/spazzatura.jpg" alt="" title="spazzatura" width="220" height="146" class="alignnone size-medium wp-image-6048" /></a><br />
di <strong>Maurizio Braucci</strong></p>
<p>Primavera del 2007. Petra e io passeggiamo nel Parco Ventaglieri, nel centro di Napoli, facendo attenzione ai gradini rotti e alle grate su cui poggiamo i piedi, la manutenzione dello spazio è scarsa e l’effetto della furia dei ragazzini e degli agenti atmosferici trovano poco rimedio. Lei è una giornalista tedesca, di Monaco, e ha voluto incontrarmi per parlare della mia città, sa della situazione dell’emergenza rifiuti, chiede delucidazioni e, dall’alto della sua tradizione civica, esclama “Capisco tutto: la corruzione, il malgoverno&#8230; ma come è possibile che qui i politici siano arrivati al punto di permettere un disastro ambientale che umilia anche loro?”. Non so rispondere, ma la domanda mi rimane nella testa, diventa anche la mia e ancora oggi cerco di trovare le ragioni profonde di questo oltraggio. “Come è potuto accadere tutto ciò?” domanda da olocausto, instillatami da una bavarese.<span id="more-6047"></span></p>
<p>I fatti non sono mai inequivocabili come voleva Jack London in “Martin Eden”. Dopo Einstein e l’11 settembre provi a parlare di realtà e ti ritrovi nell’immaginario e viceversa, ma intanto, nelle cronache di questi giorni, fioccano le interpretazione e gli opinionisti mentre la gente non ci ha capito niente. Qui in Campania, non siamo ad alti livelli di mistificazione, non a quello che scriveva Debord per cui “Il vero è solo un momento del falso”, qui si fa solo una gran confusione, anche da parte di chi denuncia le cose, le rivelazioni arrivano a tratti e sempre per la forza del glamour o delle vicende: il call center milionario di Bassolino, le manganellate alle donne di Pianura e così via. Ma questo disastro non era annunciato? I documenti degli attivisti (tutto loro è il merito di aver portato a galla la situazione) non sempre sono chiari, a volte oscillano tra l’ermetismo tecnoambientalista e il proclama contro l’imperialismo, le immagini delle pecore morenti dei fratelli Cannavacciuolo ad Acerra e il percolato che filtra da discariche che sarebbero state bonificate con i prelievi della Tarsu. I cittadini campani poggiano la loro indignazione sul generico assunto per cui “Chi comanda è corrotto” e “Si sono mangiati i soldi”. La stampa nazionale, che ha finalmente accolto la gravità della situazione, recita a memoria “Gli affari della camorra – La rete delle ecomafie – Un intreccio tra politica e criminalità organizzata”. La strategia di chi ha delle responsabilità sembra avvantaggiarsi di questa confusione, tra i suoi fumi è più difficile intravedere i fatti, perfino equivocarli.<br />
Emergenza rifiuti, perché? In Campania viene dichiarata nel febbraio del 1994, e questo fa sì che la gestione passi a un delegato del capo del governo, allora limitata alla figura del prefetto, con poteri speciali che mirano a riportare la situazione verso l’ordinario. La Campania ha in quell’anno le proprie discariche piene o in via di saturazione ma ciò accade perché è in ritardo nell’adozione di un nuovo piano per i rifiuti che non si basi sul ciclo, ormai superato, di raccolta e sversamento. Commissariare significare gestire i rifiuti con fondi prevalentemente non regionali, avvalersi di competenze tecniche straordinarie e poter attuare scelte emergenziali che altrimenti non sarebbero possibili. L’altro grande caso di commissariamento a sud è quello del dopoterremoto del 1980, i danni che ha prodotto nelle terre dove la criminalità organizzata è diffusa potevano forse far prevedere che anche commissariare i rifiuti in Campania avrebbe riproposto problematiche simili, ma di questo è inutile scrivere oltre.</p>
<p>Parliamo con un Mr. X che ne sa molto ma non vuole comparire come fonte:<br />
“Tu hai avuto un ruolo dirigenziale alla Provincia di Napoli fino al 1996, come mai ti sei dimesso?”<br />
“Ho preso parte a quella che chiamerei ‘fase 1’ dell’attuale emergenza. Allora già subodoravo che questa faccenda del commissariamento non sarebbe valsa a risolvere la situazione ma, anzi, a peggiorarla. Nel 1995, con la giunta regionale di Antonio Rastrelli di An, ho visto il prevalere di criteri di consociativismo proprio a partire dalle possibilità che la situazione di emergenza offriva ai politici. Io stesso presi parte alla gestione del primo bando di formazione per operatori ecologici che poi portò all’assunzione di 2.500 persone. La cosa che mi scandalizzò fu che Regione, Provincia e Comune aggirarono il collocamento e scelsero i corsisti tra liste di disoccupati create anche all’ultimo minuto, con evidente presenza della camorra che comprava gli elenchi dei nomi da gruppi già esistenti. Fu una spartizione tra destra e sinistra, divisa in quartieri e aree, secondo le esigenze di ciascun partito che ne guadagnò bacini di voti, cedendo, attraverso i fondi per l’emergenza rifiuti, denaro alle cooperative che poi, in seguito, venivano incaricate di svolgere servizi di nettezza urbana. Da questa prima manovra, ripresa dal commissario e governatore dell’Udr Losco, nel 1999, e poi subito dopo dalla giunta Bassolino, siamo arrivati ad avere oggi in Campania  12.000 addetti alla raccolta dei rifiuti, cioè 1 ogni 400 abitanti mentre la media italiana è 1 ogni 9.000. Una rete di clientele che poi il centrosinistra al potere dal 1999 ha perfezionato con il ricorso alle società miste; gli Lsu, i lavoratori socialmente utili, sono stati resi stabili con lo stesso meccanismo. Sotto Losco le assunzioni vennero fatte anche attraverso l’azienda speciale Asia, o meglio per assorbire quei lavoratori fu creata questa azienda che gestisce l’igiene ambientale a Napoli. A me bastarono i primi due anni, quando mi resi conto di ciò che stava accadendo diedi le dimissioni, altri invece sono rimasti e vedo che hanno fatto carriera.”</p>
<p>Sempre durante la giunta Rastrelli, nel 1996, il governo amplia i poteri dei commissari speciali e dà la possibilità, ai limiti del legittimo, che queste cariche possano essere ricoperte dai presidenti eletti delle Regioni. L’allora governatore viene scelto a guidare l’emergenza e vara un piano con cui affida l’intero ciclo dei rifiuti a imprese private, riducendo via via la funzione di controllo istituzionale e, come gli è permesso dallo stato di emergenza, mutando le valutazioni di impatto ambientale in pareri sulla “compatibilità”. Con il ciclo dei rifiuti nelle mani dei privati, dal momento che l’individuazione delle discariche spettano alle aziende, iniziano subito le speculazioni su terreni da adibire a siti di stoccaggio o discariche, la creatività del profitto fa sì che i terreni – spesso di proprietà dei clan – vengano comprati a prezzi folli dalle società appaltatrici – spesso infiltrate – pesando sul bilancio del commissariamento. Alla fine, oltre alle diseconomie, ne viene fuori una mappa regionale dei siti assurda, dettata solo dalla speculazione, comprendente territori dove sarebbe invece necessaria una bonifica e dove il tasso di morbilità è ormai allarmante. Già prima che venga pubblicata la ricerca del fisiologo del Cnr Alfredo Mazza nel 2004, le popolazioni comprese tra i comuni del napoletano di Nola, Acerra e Marigliano, soprannominato il triangolo della morte, capiscono  che qualcosa non va. In questa zona abitata da oltre mezzo milione di persone l’indice di mortalità per tumore al fegato ogni 100 mila abitanti sfiora il 35.9 per gli uomini e il 20.5 per le donne rispetto a una media nazionale che è del 14, lo stesso per quanto riguarda il cancro alla vescica, al sistema nervoso e alla prostata. Intanto, la giunta Rastrelli prepara il grande appalto che consiste nel cedere il ciclo dei rifiuti a una sola azienda “amica”, lo fa con una gara indetta nel 1998 e vinta poi dalla società Fibe, del gruppo Impregilo allora sotto la presidenza di Cesare Romiti e che annovera colossi della finanza italiana. La Fibe vince con un progetto tecnico modesto ma promettendo velocità e risparmio, due bufale come sappiamo oggi. La tecnologia è vecchia e probabilmente il progetto era stato pensato prima che il decreto del ministro Ronchi del 1997 stabilisse una gerarchia dei rifiuti, facendo prevalere raccolta differenziata e termocombustione – per la quale vengono previsti degli incentivi – e mettendo in ultima posizione discariche e incenerimento. La Fibe ottiene così, nel 2000, dal nuovo commissario ai rifiuti Bassolino, l’appalto per la costruzione di 7 impianti di stoccaggio di ecoballe e di due inceneritori per esse, la gestione della raccolta differenziata e la creazione di discariche. I ministri dell’ambiente e dell’industria sottoscrivono l’accordo, è un piacere fatto a pezzi importanti dell’economia nazionale, frutto di accordi politici trasversali e misteriosi. L’appalto del ciclo è previsto solo per la provincia di Napoli, il commissario speciale e governatore Bassolino lo estende in breve a tutta la regione. Nel 2000 il gruppo Impregilo si trova in mano un affare colossale, devono finanziarlo ricorrendo alle banche e le banche lo trovano interessante, molto interessante.<br />
Filippo Granara, rappresentante del gruppo San Paolo Imi, nel 2005 ha riferito a riguardo di questo appalto alla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti: “Quindi, bruciare energia e venderla era parte fondamentale del business di Fibe e per noi rappresentava il 60 per cento dei ricavi del progetto, con uno sfasamento temporale. Il nostro finanziamento ha riguardato un sistema integrato. È stato anche simpatico spiegarlo, perché si tratta non di un termovalorizzatore o di un impianto di trattamento, ma di un sistema integrato, anche abbastanza grande, certamente pionieristico, il primo in Italia di quelle dimensioni – ancorché operazioni in project financing in questo settore ne sono state fatte almeno tre o quattro – e uno dei più significativi in Europa, tant’è che la nostra presentazione del progetto al mercato ha generato notevole interesse a livello delle banche europee. Un rischio che sapevamo di correre era che il termovalorizzatore non si sarebbe mai fatto, per eventi indipendenti dalla volontà delle banche, del commissario e di altri.”<br />
Il commissario speciale ai rifiuti Antonio Bassolino, dal 2000 al 2004, porta ad alti livelli il meccanismo visto finora; più che di una continuità forzata con le giunte precedenti, come ha dichiarato di recente il governatore, si tratta di una progressione del malaffare. Il primo livello è costituito dal ricorso alle società miste, pubblico e privato, che l’ideologia dei Ds si mette all’occhiello in tutta Italia. La rete clientelare passa per gli affari, gli affari passano per la concessione di servizi pubblici ai privati, gli imprenditori amici ricevono denaro, ne restituiscono una parte nelle campagne elettorali e intanto assumono personale creando lavoro inutile e dispendioso, tanto, nel caso dei rifiuti, e non solo, a pagare sono il governo e la Comunità Europea. Inoltre è anche un modo per collocare i compagni di partito che non sono stati eletti e per tenersi buona l’opposizione che ottiene la sua fetta. L’amministrazione della regione non è più una funzione centrale, la classe politica che nel 1993 aveva soppiantato quella di Tangentopoli bada solo a gestire il potere attraverso la committenza pubblica, ma l’ex sindaco della rinascita diventa commissario della riesumazione dei vecchi poteri, si lega a essi e li sistema pur di restare in sella. Basta solo pensare che le spese della dirigenza del commissariato ai rifiuti salgono dai 16.638 euro del 1998 a 1.140.000 nel 2003, mentre nel 2004 arrivano a ben quattro le sue sedi, con un costo di 857 mila euro l’anno. Intanto i costi delle consulenze sono un pozzo senza fondo, specie nell’ambito universitario, ricorrendo a servizi esterni per obiettivi che venivano fino ad allora forniti dalla stessa pubblica amministrazione: Riccardo Di Palma, ora presidente della Provincia di Napoli, riceve per una sola consulenza su un riassestamento idrico la cifra di 400.000 euro. Intanto sono 2.361 gli assunti e stipendiati per una raccolta differenziata mai iniziata, 50 gli automezzi acquistati per la stessa raccolta che vengono rubati appena dopo la consegna, 9.270.401 gli euro spesi per il progetto “Sirenetta” che vorrebbe controllare via etere lo spostamento dei camion dei rifiuti e che incontra l’opposizione dei loro conducenti ai quali poi la magistratura dà ragione.<br />
Un’assurda vicenda è quella che riguarda il trattamento dei rifiuti speciali in Campania. Nel 2002, Antonio Bassolino, prima in qualità di commissario approva e poi il suo consiglio regionale delibera, l’ingresso in Campania, in piena emergenza, di rifiuti speciali provenienti da altre regioni che poi vengano sottoposti a trattamento presso impianti di proprietà di industriali campani. È una follia, vista la situazione, ma con questa delibera pare si voglia favorire un settore nascente tra gli imprenditori locali. Il libro di Saviano non è stato ancora pubblicato ma vari dossier di Legambiente e l’inchiesta “Cassiopea” condotta dal magistrato Donato Ceglie già stanno denunciando il traffico di rifiuti tossici della camorra dal nord Italia alla Campania. Il seguito viene quando il commissario che succede a Bassolino nel 2004, Corrado Catenacci, giustamente prova ad impedire l’ingresso in regione di questi rifiuti speciali ma senza riuscirci perchè l’Unione Industrali napoletani fa ricorso al Tar e vince. Cosa può segnare un limite agli interessi degli speculatori? Possiamo pensare che un’attività del genere, visti i precedenti e la situazione regionale, sia del tutto estranea al traffico criminale? Intanto, nel 2007, l’inchiesta “Cassiopea” arriva a mettere sotto sequestro, per accettarvi la presenza di rifiuti tossici, 18 aree tra cui cave, fornaci, aziende agricole e impianti di recupero adibiti a discariche abusive. A maggio dello stesso anno, quando ormai il disastro campano sta venendo a galla in Italia, Giorgio Napolitano firma un decreto-legge che prevede degli interventi straordinari per superare l’emergenza in cui si dispone che “Il Commissario delegato può altresì utilizzare, previa requisizione, gli impianti, le cave dismesse o abbandonate&#8230; anche sottoposti a provvedimenti di sequestro da parte dell’autorità giudiziaria”. Che cosa sta succendo? Follia, ma univoca? O la perdita di qualunque ritegno?<br />
Intanto, nel 2000, dopo l’affidamento dell’appalto del ciclo dei rifiuti, la Fibe inizia la sua attività. Eppure, non solo l’individuazione delle discariche risponde alle solite logiche di speculazione e di collusione criminale, non solo la raccolta differenziata invece di aumentare diminuisce, ma le ecoballe prodotte non sono bruciabili e in più, anche volendo, gli inceneritori, ad Acerra e Santa Maria La Fossa, non vengono realizzati nemmeno dopo 5 anni di gestione. Si racconta che alcune delle ecoballe campane della Fibe arrivino al nuovo inceneritore di Terni e che, quando entrano nell’impianto, facciano suonare gli allarmi dei rilevatori di diossina e radioattività, suggerendo che nelle aree dove vengono stoccate si inseriscano anche rifiuti tossici. Qualcuno tuttavia ipotizza che da parte della Fibe non ci sia mai stata alcuna intenzione di realizzare dei termovalorizzatori – questo termine è stato abrogato dalla Comunità Europea – ma che li abbiano spacciati per tali allo scopo di ricevere gli appositi incentivi come impianti di energia rinnovabile. In realtà, secondo questa ipotesi, si tratterebbe di inceneritori a griglia mobile capaci di bruciare i rifiuti “tal quali” ma con enormi effetti inquinanti. In ogni modo, in cinque anni, la Campania si avvia verso il disastro ambientale, le masse di finte ecoballe, cinque milioni di tonnellate, languono nei vari siti senza possibilità di essere eliminate, le discariche in funzione si saturano, le denunce e gli allarmi sanitari fioccano e i soli atti che il commissario Bassolino porta a termine durante il suo mandato sono quelli di concedere ulteriori agevolazioni contrattuali alla Fibe. Si eliminano i controlli previsti sui tempi e sulla qualità della realizzazione del ciclo dei rifiuti da parte della società, le si conferisce sempre maggiore liquidità per far fronte ai suoi debiti verso le banche, si elimina ogni prospettiva di penali e risarcimenti per le sue inadempienze, si assumono sui bilanci del commissariato le spese di adeguamento degli impianti in costruzione. Così, quando la magistratura interviene, nel 2005, ormai il contratto con la Fibe viene rescisso dal governo Berlusconi senza grossi problemi per la società, la quale però continua a percepire soldi per mantenere, in via transitoria, i servizi di smaltimento e di impiantistica. Due successive gare d’appalto – l’ultima è del settembre 2007 – per l’affidamento del ciclo dei rifiuti campani vanno deserte, tra le condizioni contrattuali viene richiesto che l’affidatario del servizio, per ben 20 anni, si assuma un costo iniziale di quasi 2 milioni di euro per subentrare alla Fibe acquistandone gli impianti e i debiti. Intanto, nel 2007, la procura di Napoli deposita la richiesta di rinvio a giudizio per Antonio Bassolino, Piergiorgio e Paolo Romiti e altri 25 indagati nell’ambito della gestione dell’emergenza rifiuti in Campania dal 1994. La posizione del governatore campano in questo futuro processo, se mai si svolgerà viste le tante difficoltà e opposizioni che incontra, sembra sempre più avviarsi verso la prescrizione dei reati. E del resto le accuse per lui e per gli altri 27 rinviati a giudizio, truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture, sono di una natura ben più lieve di quel disastro ambientale a cui stiamo assistendo. Intanto, dal luglio 2007, a dirigere la Fibe, è stato chiamato Bruno Ferrante che, per accettare l’incarico si è dimesso dall’incarico (ma certo non dalle conoscenze) di Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione. L’impunità e la strategia degli accordi politici sottobanco sembra essere il destino dei tentativi di fare emergere le responsabilità di questo oltraggio civile e ambientale che, oltre all’oppressione di una popolazione, ha causato lo spreco di 1 miliardo e 300 milioni e debiti per circa 500 milioni di euro, chiaramente a carico dei contribuenti.<br />
Come è stato possibile tutto questo? Dove arriveremo ancora? Basta “la banalità del male” per spiegarlo? Forse il male ha una sua evoluzione che ci lascerà sempre più sorpresi, fino a morirne senza averci capito nulla.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/04/breve-storia-dell%e2%80%99emergenza-rifiuti-in-campania/">Breve storia dell’emergenza rifiuti in Campania</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/07/28/i-boschi-ombrosi-e-l%e2%80%99arte-delloblio/' rel='bookmark' title='I boschi ombrosi e l’arte dell&#8217;oblio'>I boschi ombrosi e l’arte dell&#8217;oblio</a> <small>&nbsp; &nbsp; di Marco Palasciano [ Si pubblica uno studio-racconto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/07/05/gangs-of-naples-with-a-little-padan-green/' rel='bookmark' title='Gangs of Naples (with a little padan-green)'>Gangs of Naples (with a little padan-green)</a> <small>di Maurizio Braucci Il filosofo francese Henri Lefebvre scriveva già...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/05/chiaiano-unaltra-verita/' rel='bookmark' title='Chiaiano, un&#8217;altra verità'>Chiaiano, un&#8217;altra verità</a> <small>di Maurizio Braucci “Ogni volta che ci dicono: perché non...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/06/17/chiaiano-e-sola/' rel='bookmark' title='Chiaiano è sola?'>Chiaiano è sola?</a> <small> Maurizio Braucci mi manda questo appello a cui potete...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/12/12/cronache-di-una-guerra-sporca/' rel='bookmark' title='Cronache di una guerra sporca'>Cronache di una guerra sporca</a> <small>(a proposito dell’emergenza rifiuti in Campania) a cura della Sezione...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/04/breve-storia-dell%e2%80%99emergenza-rifiuti-in-campania/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>16</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 1.021 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-12 15:17:39 -->
<!-- Compression = gzip -->
