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	<title>Nazione Indiana &#187; Folon</title>
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		<title>Piccoli Maestri crescono</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2011 00:34:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>Progetto Piccoli Maestri</strong><br />
di <strong>Elena Stancanelli</strong></p>
<p>Su ispirazione del lavoro fatto da <a href="http://826valencia.org/about/">Dave Eggers</a> in America (826 Valencia) e <a href="http://www.ministryofstories.org/">Nick Hornby </a> a Londra (Il ministero della storie) ho immaginato  qualcosa di simile in Italia. La mia idea sarebbe quella di fare una scuola di lettura pomeridiana, indirizzata ai ragazzi delle scuole medie superiori e tenuta dagli scrittori, che parteciperebbero a titolo gratuito, mettendo a disposizione un po’ di tempo e la loro passione per i libri.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/09/piccoli-maestri-crescono/">Piccoli Maestri crescono</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_39805" class="wp-caption alignleft" style="width: 264px"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/elena.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/elena-254x300.jpg" alt="" title="collage Folon" width="254" height="300" class="size-medium wp-image-39805" /></a><p class="wp-caption-text">Collage pour Folon</p></div><br />
<strong>Progetto Piccoli Maestri</strong><br />
di <strong>Elena Stancanelli</strong></p>
<p>Su ispirazione del lavoro fatto da <a href="http://826valencia.org/about/">Dave Eggers</a> in America (826 Valencia) e <a href="http://www.ministryofstories.org/">Nick Hornby </a> a Londra (Il ministero della storie) ho immaginato  qualcosa di simile in Italia. La mia idea sarebbe quella di fare una scuola di lettura pomeridiana, indirizzata ai ragazzi delle scuole medie superiori e tenuta dagli scrittori, che parteciperebbero a titolo gratuito, mettendo a disposizione un po’ di tempo e la loro passione per i libri.<br />
Ho condiviso questo mio progetto con i partecipanti alla prima riunione di <a href="http://www.generazionetq.org/2011/08/07/progetto-piccoli-maestri-unidea-di-elena-stancanelli/">TQ,</a> con la casa editrice Laterza e la Provincia di Roma (il presidente Zingaretti e l’assessora alla cultura Cecilia d’Elia), che mi hanno aiutato con entusiasmo.<br />
Abbiamo trovato quindi una sede possibile, per far partire la prima sperimentazione. Si tratta di uno spazio molto bello, nel quartiere Esquilino a Roma, di proprietà del Comune, dove già si fanno diverse attività per ragazzi.<br />
I<strong>l 5 settembre alle ore 19</strong>, ho indetto una riunione con l’assessore, le persone che gestiscono lo spazio e tutti gli scrittori che vogliano mettersi a disposizione. Accorrete numerosi. Anche se avete perplessità e non siete sicuri di farcela: intanto possiamo mettere a punto il progetto e far vedere che siamo tanti, belli e intelligenti. Confido in voi. Il posto in questione si chiama<a href="http://www.cies.it/index.php?option=com_content&#038;view=article&#038;id=219&#038;Itemid=133"> Matemù,</a> in via Vittorio Amedeo II, a Roma.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/09/piccoli-maestri-crescono/">Piccoli Maestri crescono</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>love cost: Carlo D&#8217;Amicis</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 15:34:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Agnese Manni]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo D'Amicis]]></category>
		<category><![CDATA[Folon]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Manni Editore]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>da <a href="http://www.mannieditori.it/index_x.asp?contenuto=dettaglio_libri&#038;ID=1236">Maledetto nei secoli l&#8217;amore</a>, Piero Manni 2008<br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/folon.jpg"></a><br />
<em>e allora, caro cugino, io ti parlo e anche di me ti parlerei (di Lady Mora), se non fosse che Lady Mora è avvolta nel mistero, se non fosse la regina dell’occulto che illuminando il destino della gente (come il sole) nel suo destino ha l’ombra, e per questo (per questo – dico sporgendomi sensuale verso la telecamera) Lady Mora è sole ma anche luna (qui solitamente – tarataratà – parte la sigla), un universo da esplorare ma che nessuno esplora, perché, di fatto, nessuno è in grado di andare oltre una breve passeggiata sulla superficie, quattro reperti raccolti da una sonda, un approssimativo calcolo aritmetico (tutto qua – tutta qua, la scienza umana), cosicché alla fine mi domando (mi domando, ché del proprio inesplorabile mistero Lady Mora non parla con nessuno) se è inesplorabile in quanto mistero, o mistero in quanto inesplorabile (in quanto nessun uomo, scienziato o poeta, è mai stato in grado di violarlo), in quanto nessun uomo (e in quanto a te, cugino –) mai è stato in grado di cogliere nell’infrangibile cristallo sotto il quale è esposta la mia vita il punto di rottura, nella roccia la fessura, e in quanto a te, cugino, la mia alla fine non è altro che una domanda che domandare è lecito e alla quale rispondere sarebbe cortesia, alla quale (cortesemente) rispondere si può rispondere </em><br />
</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/cover.jpg"></a><br />
<em>anche no, o non so (sono inesplorabile, punto e basta), e del resto che importanza ha se io non sono raggiungibile perché sono scappata troppo in fretta o per la tua lentezza, perché tengo il telefono spento o perché tu non hai il mio numero, che importanza ha?, mi dico, io sono Lady Mora e in un certo senso lo sono sempre stata (Ninni, mi chiamavi da bambina), anche quando mi chiamavi Ninni mia respingevo le tue braccia e mi stringevo nelle spalle (come se volessi scomparire), come se, pur non cogliendo appieno che da lì a poco sarei stata Lady Mora, nel mio essere già parecchio sensitiva percepissi chiaramente che non fossi affatto Ninni (non tua, in ogni caso), non tua, dicevo, e forse di nessun altro mai (con quel forse che a me dava un’aria di mistero, e al tuo volto un’espressione di mesta gelosia), così che nella tua espressione di mesta gelosia, nel ritrarre le tue braccia (come se volessi scomparire), percepivo la tua (ripugnante) debolezza, e tanto più mi ripugnava quella pena così terra terra (un po’ animale), quanto più io ero sole e luna, quanto più l’uomo che (forse) avrebbe avuto la forza di esplorarmi (di dire forse Ninni; o addirittura, con la forza rozza e prepotente con cui l’uomo si annette l’universo, avventurarsi a dire tu sei mia: sei Ninni mia) sarebbe stato l’uomo forte che non eri, sarebbe stato l’uomo che, unico e solo, avrebbe saputo dimostrare (rendendo inutile, da quel momento in poi, ogni dimostrazione) ciò che io profondamente sentivo di essere (unica e sola), tanto che niente m’irritava più di quando, ai miei inesplorabili silenzi, all’infrangibile cristallo della mia freddezza, tu opponevi un dolce e banalissimo sorriso e dicevi non sei sola (ci saresti stato tu, dicevi), e niente ancora oggi più m’irrita (e rende il mio silenzio inesplorabile, la mia freddezza un infrangibile cristallo) di quando, con ineffabile candore o balbettando imbarazzati, certi clienti mi confidano di non sentirsi soli perché esiste (finché esiste) Lady Mora, e intanto che si affidano al mio quadro astrale intrattengono rapporti con chissà che scialbe fattucchiere (non che tu, cugino, intrattenessi altri rapporti ancorché scialbi), non che tu, cugino, avessi occhi per altre che per me, ma se davvero non hai avuto occhi che per me avrai visto che vuol dire stare accanto a una ragazza unica e sola (mi avrai visto, sprofondare nell’abisso), avrai visto che vuol dire starle accanto e sprofondare nell’abisso di quella vicinanza (prendiamo il sole?, la tintarella di luna?, ridacchiavi, come se fossero là a portata di mano), mentre io sono soltanto lontananza, sole e luna per tutto ciò che è terra (io sono sole e luna – dico per iniziare), e subito (subito dopo la sigla – tarataratà) qualcuno con la voce rotta e polverosa (come se non dalla terra, ma dalle sue viscere chiamasse) chiama per chiedere, per aggrapparsi, per implorare (la prego, Lady Mora, vorrei sapere qualcosa sull’amore), e allora io prima seccamente chiedo il nome, e dopo (sebbene la questione sia per tutti un po’ la stessa) esorto a essere più chiari, a una maggiore precisione (l’amore è un po’ generico, amore –dico – non vuol dire niente), non tanto perché la questione non sia per tutti genericamente un po’ la stessa (se lui torna, se lei lo tradisce), quanto perché dal tono della voce, da come dicono vorrei sapere se ritorna, o se mi tradisce, io capisco al volo come stanno le cose, se lui torna (solitamente no), se lei lo tradisce (senz’altro sì), se dall’altra parte c’è un Leone con ascendente Toro ancora disposto ad assestare una zampata, o un segno d’aria che sta per soffocare, che nell’aria ha campato<br />
appunto i propri sogni, e che dopo averli persi, adesso, in diretta telefonica è disposto a perdere<br />
anche la residua dignità mettendosi a frignare (la prego, Lady Mora), come se Lady Mora stesse lì a consolare derelitti, come se Lady Mora avesse qualcosa da spartire con le miserie umane (sei irraggiungibile, mi dicevi raggelato, con le mie scarpe in mano), mentre quando raggelato, sfilandomi le scarpe, appoggiandomi la testa sul cuscino, dicevi che ero irraggiungibile (e io, irraggiungibile, annuivo e ti dicevo di spegnere la luce – spegni la luce e dopo vattene), com’eri misero, cugino, nel tuo sgomento, e come mi esaltava quel giudizio (irraggiungibile!) che tra le carie e il mal di denti sporcava di dolore il tuo sorriso (era un giudizio che ti faceva male, quello del dente e quello con cui patetico tentavi di svegliarmi), che tra le carie e il dente del giudizio teneva sveglio te tutta la notte, lontano da quel letto in cui, tutta vestita, io dormivo beatamente (irraggiungibile), lontano da quel letto in cui (tutta vestita, a parte le scarpe che tu mi avevi tolto) prima di dormire restavo qualche istante in bilico sul sonno a godere la mia forza devastante di ragazza unica e sola (già allora unica e sola),<br />
</em></p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/07/love-cost-carlo-damicis/">love cost: Carlo D&#8217;Amicis</a></p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da <a href="http://www.mannieditori.it/index_x.asp?contenuto=dettaglio_libri&#038;ID=1236">Maledetto nei secoli l&#8217;amore</a>, Piero Manni 2008<br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/folon.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/folon-300x235.jpg" alt="" title="folon" width="300" height="235" class="aligncenter size-medium wp-image-36842" /></a><br />
<em>e allora, caro cugino, io ti parlo e anche di me ti parlerei (di Lady Mora), se non fosse che Lady Mora è avvolta nel mistero, se non fosse la regina dell’occulto che illuminando il destino della gente (come il sole) nel suo destino ha l’ombra, e per questo (per questo – dico sporgendomi sensuale verso la telecamera) Lady Mora è sole ma anche luna (qui solitamente – tarataratà – parte la sigla), un universo da esplorare ma che nessuno esplora, perché, di fatto, nessuno è in grado di andare oltre una breve passeggiata sulla superficie, quattro reperti raccolti da una sonda, un approssimativo calcolo aritmetico (tutto qua – tutta qua, la scienza umana), cosicché alla fine mi domando (mi domando, ché del proprio inesplorabile mistero Lady Mora non parla con nessuno) se è inesplorabile in quanto mistero, o mistero in quanto inesplorabile (in quanto nessun uomo, scienziato o poeta, è mai stato in grado di violarlo), in quanto nessun uomo (e in quanto a te, cugino –) mai è stato in grado di cogliere nell’infrangibile cristallo sotto il quale è esposta la mia vita il punto di rottura, nella roccia la fessura, e in quanto a te, cugino, la mia alla fine non è altro che una domanda che domandare è lecito e alla quale rispondere sarebbe cortesia, alla quale (cortesemente) rispondere si può rispondere </em><br />
<span id="more-36839"></span></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/cover.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/cover-198x300.jpg" alt="" title="cover" width="198" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-36840" /></a><br />
<em>anche no, o non so (sono inesplorabile, punto e basta), e del resto che importanza ha se io non sono raggiungibile perché sono scappata troppo in fretta o per la tua lentezza, perché tengo il telefono spento o perché tu non hai il mio numero, che importanza ha?, mi dico, io sono Lady Mora e in un certo senso lo sono sempre stata (Ninni, mi chiamavi da bambina), anche quando mi chiamavi Ninni mia respingevo le tue braccia e mi stringevo nelle spalle (come se volessi scomparire), come se, pur non cogliendo appieno che da lì a poco sarei stata Lady Mora, nel mio essere già parecchio sensitiva percepissi chiaramente che non fossi affatto Ninni (non tua, in ogni caso), non tua, dicevo, e forse di nessun altro mai (con quel forse che a me dava un’aria di mistero, e al tuo volto un’espressione di mesta gelosia), così che nella tua espressione di mesta gelosia, nel ritrarre le tue braccia (come se volessi scomparire), percepivo la tua (ripugnante) debolezza, e tanto più mi ripugnava quella pena così terra terra (un po’ animale), quanto più io ero sole e luna, quanto più l’uomo che (forse) avrebbe avuto la forza di esplorarmi (di dire forse Ninni; o addirittura, con la forza rozza e prepotente con cui l’uomo si annette l’universo, avventurarsi a dire tu sei mia: sei Ninni mia) sarebbe stato l’uomo forte che non eri, sarebbe stato l’uomo che, unico e solo, avrebbe saputo dimostrare (rendendo inutile, da quel momento in poi, ogni dimostrazione) ciò che io profondamente sentivo di essere (unica e sola), tanto che niente m’irritava più di quando, ai miei inesplorabili silenzi, all’infrangibile cristallo della mia freddezza, tu opponevi un dolce e banalissimo sorriso e dicevi non sei sola (ci saresti stato tu, dicevi), e niente ancora oggi più m’irrita (e rende il mio silenzio inesplorabile, la mia freddezza un infrangibile cristallo) di quando, con ineffabile candore o balbettando imbarazzati, certi clienti mi confidano di non sentirsi soli perché esiste (finché esiste) Lady Mora, e intanto che si affidano al mio quadro astrale intrattengono rapporti con chissà che scialbe fattucchiere (non che tu, cugino, intrattenessi altri rapporti ancorché scialbi), non che tu, cugino, avessi occhi per altre che per me, ma se davvero non hai avuto occhi che per me avrai visto che vuol dire stare accanto a una ragazza unica e sola (mi avrai visto, sprofondare nell’abisso), avrai visto che vuol dire starle accanto e sprofondare nell’abisso di quella vicinanza (prendiamo il sole?, la tintarella di luna?, ridacchiavi, come se fossero là a portata di mano), mentre io sono soltanto lontananza, sole e luna per tutto ciò che è terra (io sono sole e luna – dico per iniziare), e subito (subito dopo la sigla – tarataratà) qualcuno con la voce rotta e polverosa (come se non dalla terra, ma dalle sue viscere chiamasse) chiama per chiedere, per aggrapparsi, per implorare (la prego, Lady Mora, vorrei sapere qualcosa sull’amore), e allora io prima seccamente chiedo il nome, e dopo (sebbene la questione sia per tutti un po’ la stessa) esorto a essere più chiari, a una maggiore precisione (l’amore è un po’ generico, amore –dico – non vuol dire niente), non tanto perché la questione non sia per tutti genericamente un po’ la stessa (se lui torna, se lei lo tradisce), quanto perché dal tono della voce, da come dicono vorrei sapere se ritorna, o se mi tradisce, io capisco al volo come stanno le cose, se lui torna (solitamente no), se lei lo tradisce (senz’altro sì), se dall’altra parte c’è un Leone con ascendente Toro ancora disposto ad assestare una zampata, o un segno d’aria che sta per soffocare, che nell’aria ha campato<br />
appunto i propri sogni, e che dopo averli persi, adesso, in diretta telefonica è disposto a perdere<br />
anche la residua dignità mettendosi a frignare (la prego, Lady Mora), come se Lady Mora stesse lì a consolare derelitti, come se Lady Mora avesse qualcosa da spartire con le miserie umane (sei irraggiungibile, mi dicevi raggelato, con le mie scarpe in mano), mentre quando raggelato, sfilandomi le scarpe, appoggiandomi la testa sul cuscino, dicevi che ero irraggiungibile (e io, irraggiungibile, annuivo e ti dicevo di spegnere la luce – spegni la luce e dopo vattene), com’eri misero, cugino, nel tuo sgomento, e come mi esaltava quel giudizio (irraggiungibile!) che tra le carie e il mal di denti sporcava di dolore il tuo sorriso (era un giudizio che ti faceva male, quello del dente e quello con cui patetico tentavi di svegliarmi), che tra le carie e il dente del giudizio teneva sveglio te tutta la notte, lontano da quel letto in cui, tutta vestita, io dormivo beatamente (irraggiungibile), lontano da quel letto in cui (tutta vestita, a parte le scarpe che tu mi avevi tolto) prima di dormire restavo qualche istante in bilico sul sonno a godere la mia forza devastante di ragazza unica e sola (già allora unica e sola),<br />
</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/07/love-cost-carlo-damicis/">love cost: Carlo D&#8217;Amicis</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Dossier: Israele paese ospite della Fiera del libro di Torino. Lettera aperta di Yitzhak Laor</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/12/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino-lettera-aperta-di-yitzhak-laor/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 May 2008 12:45:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p><em>(Il seguente testo va ad integrare il  dossier dedicato alla dissidenza intellettuale in Israele. Di esso fanno già parte alcuni pezzi postati su NI &#8211; <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/">qui</a> ,<a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/06/vattimo-sul-dibattito/">qui</a> e <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/">qui</a></em></p>
<p>Dossier a cura di <strong>Francesco Forlani</strong>, <strong>Lorenzo Galbiati</strong>, <strong>Daria Giacobini</strong>, <strong>Diego Ianiro</strong>, <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Fabio Orecchini</strong>.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/12/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino-lettera-aperta-di-yitzhak-laor/">Dossier: Israele paese ospite della Fiera del libro di Torino. Lettera aperta di Yitzhak Laor</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/05/folon_logo.jpg' alt='folon_logo.jpg' /></p>
<p><em>(Il seguente testo va ad integrare il  dossier dedicato alla dissidenza intellettuale in Israele. Di esso fanno già parte alcuni pezzi postati su NI &#8211; <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/">qui</a> ,<a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/06/vattimo-sul-dibattito/">qui</a> e <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/">qui</a></em></p>
<p>Dossier a cura di <strong>Francesco Forlani</strong>, <strong>Lorenzo Galbiati</strong>, <strong>Daria Giacobini</strong>, <strong>Diego Ianiro</strong>, <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Fabio Orecchini</strong>.</p>
<p><strong>La Fiera del libro di Torino e la buona vecchia Europa</strong><br />
<a href="http://www.forumpalestina.org/news/2008/Maggio08/11-05-08LitteraApertaLaor.htm"><strong>Una lettera aperta di Yitzhak Laor</strong></a></p>
<p>Cara amica, il nostro problema qui, in quanto israeliani contro l&#8217;occupazione, è un problema concreto con i nostri vicini concreti, quelli che tornano a casa dopo avere prestato servizio ai blocchi stradali e avere trattato esseri umani come animali: diventano fascisti attraverso la pratica &#8211; ossia attraverso il servizio militare &#8211; e solo poi fascisti ideologicamente. Questo non preoccupa la sinistra filo-israeliana in Italia. Tu sostieni che la sinistra italiana non avrebbe trattato un boicottaggio del Sudafrica nel modo in cui sta trattando qualunque proposta di boicottaggio di Israele. Ma la cosa è più semplice: pensa alla sinistra italiana durante la prima guerra del Libano e paragonala alla sua posizione attuale. Non è l&#8217;occupazione a aver cambiato natura. È l&#8217;Europa occidentale che è cambiata, che è tornata al suo vecchio modo di guardare i non-europei con odio e disprezzo.<br />
<span id="more-5888"></span><br />
Nell&#8217;immaginario della sinistra italiana, i palestinesi hanno perso lo «status» simbolico di cui godevano un tempo (la kefia al collo di decine di migliaia di giovani italiani, ad esempio) e sono passati nell&#8217;hinterland dell&#8217;Europa: dove gli americani possono fare quello che vogliono, e l&#8217;avida Europa, come sempre, si schiera dalla parte dei più forti. I palestinesi sono ancora una volta solo degli arabi che sanguinano, e il sangue arabo &#8211; proprio come in passato il sangue ebraico &#8211; vale poco. Si potrebbe riassumere il cinismo dell&#8217;attuale scena italiana citando Giorgio Napolitano, quando ha fatto riferimento a una vecchia discussione che ebbe nel 1982 a Torino con l&#8217;allora comunista Giuliano Ferrara. Riflettendo sulla posizione del Pci sul massacro di Sabra e Shatila, Napolitano, che sarebbe poi diventato Presidente, ha detto: «Per quanto riguarda una determinata persona (Giuliano Ferrara), ricordo solo che egli si faceva promotore di una causa (la causa palestinese nel 1982) che nel Partito godeva di una qualche popolarità ma che non ci avvicinava per nulla alla presa del potere». Machiavelli avrebbe dovuto incontrare sia Ferrara che il Presidente italiano per un drink sui fiumi di sangue palestinese. </p>
<p>Ma il cambiamento di posizione della sinistra italiana ha molto poco a che vedere con la propaganda israeliana, anche se la Fiera del libro di Torino rientra anch&#8217;essa nella propaganda israeliana. Concentriamoci per un momento su questa fiera, a titolo di esempio. Abbiamo a che fare con la Cultura, che è sempre la «coesistenza» di affari (delle case editrici, ad esempio) con il razzismo implicito degli «amanti della Cultura», cultura che è sempre puramente occidentale (cristiana o «secolare»). Gli israeliani in questo contesto sono gli «eredi della buona vecchia Europa», mentre gli arabi, naturalmente, non sono ammessi in questa cultura. In breve, la xenofobia italiana ha anche un volto umano: la Fiera del libro di Torino. Il nostro stato, che da 41 anni sta privando un&#8217;intera nazione di qualunque diritto se non quello di emigrare, viene celebrato dalla Cultura. Bene, questa è l&#8217;Europa &#8211; dopo tutto, la stessa Europa che noi e i nostri genitori abbiamo conosciuto: la Cultura è sempre stata la cultura dei Padroni. Il dibattito sulla Fiera del libro può dimostrare come la sinistra, un tempo la più sensibile d&#8217;Europa verso la causa palestinese, sia diventata la più cinica sinistra filo-israeliana. Ha perso il suo orizzonte politico, e in questo vuoto ideologico ciò che si è realmente verificato è il ritorno del Coloniale. È questo il contesto storico in cui va letta l&#8217;estinzione della nazione palestinese, celebrata attraverso il 60° anniversario di Israele. L&#8217;Europa si sta espandendo fino a includere Israele, come «isola di democrazia», di «diritti umani». </p>
<p>Non dobbiamo dimenticare che la sinistra italiana non ha mai attraversato un processo post-coloniale. Ha fatto tutta la strada dalla retorica anticolonialista degli anni &#8217;70 all&#8217;attuale «ansia» coloniale per «i nostri fratelli ebrei là nella giungla, tra i selvaggi». Mamma li turchi!<br />
Cara amica, non possiamo dipendere dagli europei, nonostante pochi coraggiosi. Guarda, i nostri soldati sono tornati a casa e dai loro scarponi il sangue cola in salotto. Imparano presto nella vita a ignorare le lacrime delle madri. Prima di compiere vent&#8217;anni sono già crudeli come cacciatori di teschi. Lo ammetto: dovevo scrivere questo pezzo per il Manifesto, ma mi sono rivolto a te, perché non riesco più a rivolgermi agli europei direttamente, chiedendo loro di pensare ai palestinesi rinchiusi come animali nei loro ghetti, al vento e alla pioggia. E gli anni passano.</p>
<p><strong>* scrittore israeliano<br />
(traduzione Marina Impallomeni)</strong></p>
<p>PS:<br />
<strong>Shabtai</strong> il 14 sarà anche ad Aversa.<br />
Verrà presentato il suo libro &#8220;Politica&#8221; edito da Multimedia</p>
<p>Mercoledì 14 Maggio 2008 ore 18.30<br />
Libreria <strong>&#8220;Quarto Stato&#8221;</strong> Casa della Poesia Fresco di Stampa<br />
in Via Magenta 78/80, Aversa</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/12/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino-lettera-aperta-di-yitzhak-laor/">Dossier: Israele paese ospite della Fiera del libro di Torino. Lettera aperta di Yitzhak Laor</a></p>
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